Estratto del documento

Economia

dell’innovazione

Ilaria Scarinci

A.A. 2019-2020

1.Cambiamento tecnologico e innovazione: cenni

introduttivi, teorie economiche e fatti stilizzati

Carocci (cap. 1)

L’analisi dell’innovazione

Che cos’è l’innovazione?

È importante distinguere:

➢ Inventare: concepire per la prima volta un nuovo prodotto/processo;

➢ Innovare: tentativo di mettere in pratica per la prima volta un’idea.

In alcuni casi, questi due concetti possono essere legati tra loro fino a tal punto che siano di difficile distinzione

(es. biotecnologia). In altri casi, invece, tra i due c’è un considerevole intervallo di tempo. Questi intervalli di

tempo sottolineano come siano necessari fattori diversi per concepire un’idea e per metterla successivamente

in pratica. Mentre le invenzioni possono essere concepite ovunque, le innovazioni si realizzano principalmente

nelle imprese.

Per il successo di un’innovazione servono risorse, competenze, capacità produttive e continue innovazioni

complementari. Ne consegue che il ruolo dell’innovatore , cioè la persona o l’unità organizzativa che mette

1

insieme tutti questi fattori, può essere molto differente da quello dell’inventore.

I lunghi intervalli di tempo che intercorrono tra un’invenzione e la sua applicazione spesso si devono alla

carenza totale o parziale delle condizioni per commercializzarla. La mancanza di un’adeguata domanda, o di

input e fattori complementari essenziali, può rendere impossibile la sua produzione e/o commercializzazione.

Per esempio, Leonardo da Vinci ha avuto idee molto avanzate sul funzionamento di macchine che avrebbero

permesso di volare, ma non poté metterle in pratica per la mancanza di materiali adeguati, di capacità

produttive, e soprattutto di una fonte di energia. Ne consegue che un’innovazione ha bisogno di invenzioni e

innovazioni complementari per poter essere introdotta.

Secondo Kline e Rosenberg, invenzione e innovazione sono processi in continuo mutamento, questi ultimi, nel

loro saggio, sottolineano che:

“è un grave errore quello di trattare l’innovazione come una cosa ben definita, che entra nell’economia in un giorno

preciso, o che diventa disponibile da un certo momento in poi. Le innovazioni più importanti, durante il corso della loro

vita attraversano drastici cambiamenti, che a volte possono trasformare totalmente il loro significato economico. I

miglioramenti cui viene sottoposta un’invenzione possono avere un valore economico molto più rilevante dell’invenzione

stessa nella sua forma originale”.

Ciò che consideriamo un’unica innovazione è spesso il risultato di un lungo processo che vede l’interrelazione

di più innovazioni. Questo è uno dei motivi per cui molti studiosi di innovazione tecnologica preferiscono

avere un approccio sistemico più che concentrarsi su una singola invenzione/innovazione.

Le innovazioni possono classificarsi a seconda del loro “tipo”. Schumpeter ne distingueva cinque diversi:

1. nuovi prodotti;

2. nuovi metodi di produzione;

3. nuove fonti di approvvigionamento;

1 Che Joseph Schumpeter definisce “imprenditore” 1

4. sfruttamento di nuovi mercati;

5. modi alternativi di organizzare un’impresa.

L’economia si è concentrata principalmente sulle prime due. La prima riguarda il modo in cui si crea o si

migliora un prodotto, la seconda, il modo in cui lo si produce. In maniera analoga si sono utilizzati i termini

innovazione di prodotto e innovazione di processo per definire, rispettivamente, l’esistenza di nuovi beni e servizi

e i miglioramenti nei metodi di produzione di questi. Il motivo per cui generalmente si insiste su questa

distinzione è che l’impatto sociale ed economico di questi due tipi di innovazione è differente. Per esempio,

l’introduzione di nuovi prodotti ha un effetto positivo sull’aumento dei redditi e dell’occupazione, mentre

l’innovazione di processo può avere effetti ambigui a causa della riduzione dei costi che implica. Sebbene

distinguibili a livello di singola impresa o settore, tali differenze tendono a diventare meno nette a livello

macroeconomico, poiché il prodotto di un’impresa può finire per essere utilizzato per produrre beni o servizi

in un’altra impresa o in un altro settore.

Innovazioni di tipo organizzativo: nuovi modi di organizzare la produzione e la distribuzione.

Edquist, Hommen, McKelvey hanno suggerito di suddividere la categoria “dell’innovazione di processo” in:

➢ innovazioni tecnologiche di processo: introduzione di nuovi macchinari;

➢ innovazioni organizzative di processo: nuovi modi di organizzare il lavoro.

Le innovazioni organizzative non si limitano solo a nuovi modi di organizzare il processo produttivo in una

data impresa, ma possono essere anche, come sosteneva Shumpeter, accordi tra più imprese allo scopo di

riorganizzare interi settori.

Un ulteriore approccio, basato anch’esso sul lavoro di Shumpeter, è stato quello di classificare le innovazioni

in base a quanto sono radicali rispetto alle tecnologie correnti. Possiamo distinguere infatti tra:

➢ innovazioni incrementali o “marginali” (miglioramenti);

➢ innovazioni radicali: introduzione di macchinari completamente nuovi;

➢ rivoluzioni tecnologiche: gruppo di innovazioni che insieme possono avere effetti di vasta portata

sull’intero sistema.

Shumpeter, si è soffermato soprattutto sulle due ultime categorie. Tuttavia, ormai è generalmente accettata la

teoria per cui l’impatto cumulativo delle innovazioni incrementali ha la stessa portata, se non maggiore, di

quelle radicali, e che ignorarle porterebbe ad avere una visione distorta dei cambiamenti economici e sociali

di lungo periodo.

Bisogna anche mettere in conto l’esistenza dell’imitazione. Poniamo che A introduca per la prima volta un tipo

particolare di innovazione in un contesto e B introduca la stessa innovazione, ma successivamente e in un altro

contesto. La pratica consueta è quella di considerare A un innovatore e B un imitatore. Un comportamento di

tipo (imitativo) viene spesso definito trasferimento di tecnologia. Questo non esclude la possibilità che

un’imitazione porti a una o più innovazioni.

Come nasce l’innovazione

Nella concezione di innovazione propria di Schumpeter ci sono tre aspetti fondamentali:

1. La fondamentale incertezza intrinseca a tutti i progetti innovativi;

2. La necessità di muoversi velocemente prima che sia qualcun altro a innovare;

3. La resistenza al nuovo, l’inerzia presente in tutti i settori della società, che rischiava di far fallire

qualsiasi nuova iniziativa e costringeva gli imprenditori a dover faticare per affermare i propri

progetti. Secondo Shumpeter, l’inerzia era in qualche modo connaturata, in quanto rifletteva il

2

carattere “chiuso” delle conoscenze attuali che, benché orientate al risparmio, non favorivano nuovi

modi di fare le cose.

Schumpeter Mark I

Nelle sue prime opere emerge la figura dell’imprenditore shumpeteriano: l’innovazione è il risultato storico della

continua battaglia tra singoli imprenditori, che propongono nuove soluzioni a problemi specifici, e l’inerzia

sociale, vista in parte come endogena.

Schumpeter Mark II

Durante i primi decenni del XX secolo divenne chiaro come le innovazioni implicavano un lavoro di squadra e

avevano luogo all’interno di grandi organizzazioni.

È stato difficile portare avanti una ricerca sistematica sui progetti d’innovazione nelle imprese. In generale, la

ricerca condotta in questo campo conferma il rilievo che Shumpeter dava all’incertezza. In particolare sembra

emergere che, per le innovazioni potenzialmente remunerative, non si sappia quali siano le fonti più rilevanti

o le opzioni migliori da seguire. È stato anche messo in luce che le imprese che scelgono di innovare devono

prendere in considerazione i problemi potenziali che può causare la “dipendenza del sentiero scelto” (path

dependency). Per esempio, se un’impresa sceglie prima delle altre uno specifico tipo di innovazione potrebbe,

se fortunata, godere dei vantaggi tipici dei “primi arrivati”. Potrebbe però anche rischiare di rimanere

“intrappolata” (locked in) nel suo percorso per via degli effetti di auto-rafforzamento.

Durante la fase iniziale di un progetto di innovazione non si dovrebbe rimanere ancorati a un percorso

specifico, ma essere aperti a idee e soluzioni diverse e concorrenti. Questo richiede, a livello di impresa, una

leadership pluralistica che sia in grado di sondare una varietà di prospettive e non attenersi al tipico stile del

“leader unico”. Ogni innovazione è una combinazione nuova di idee, capacità, qualifiche e risorse esistenti.

Ne segue logicamente che più grande è la varietà di questi fattori all’interno di un determinato sistema, più

grande è la loro possibilità di combinarsi insieme producendo innovazioni più complesse e sofisticate. Più le

imprese riescono ad apprendere interagendo con fonti esterne, maggiore sarà la pressione sulle altre a seguirne

l’esempio. Questo accresce l’innovatività sia delle singole imprese, che quelle dei sistemi economici cui queste

appartengono.

Come ci si organizza per innovare? La capacità di assorbimento, cioè il saper assimilare conoscenza all’esterno,

benché sia d’obbligo per le imprese innovative, grandi o piccole che siano, è spesso considerato un compito

molto impegnativo: la sindrome del “non inventato qui” ha colpito molte imprese di varie dimensioni. Di qui

il carattere cumulativo e chiuso delle conoscenze proprie a ciascuna impresa, che nella maggior parte dei casi

riguardano come fare le cose in maniera incrementale. Queste conoscenze, quindi, non sono nient’altro che

routine riprodotte attraverso la pratica (“memoria organizzativa”). La struttura organizzativa dell’impresa e

le sue conoscenze si evolvono nel tempo a costituire un assetto utile per le operazioni di tutti i giorni.

Organizzarsi per innovare è un compito delicato. La ricerca in questo campo ha evidenziato la necessità, per

le imprese innovative, di lasciare alle persone sufficiente libertà per sperimentare nuove soluzioni e di stabilire

modi di interazione all’interno dell’impresa che le permettano di attivare tutta la sua conoscenza quando si

trovi di fronte a nuove sfide. Un’organizzazione simile non si limita all’impresa, ma si estende anche alle

relazioni con i partner esterni. Si dice che un’impresa ha “legami forti” quando comunica intensamente con i

partner; i legami e le comunicazioni più occasionali sono invece “deboli”.

Le imprese con legami forti diretti, o indiretti attraverso un partner in comune, possono auto-organizzarsi in

reti relativamente stabili che possono essere molto utili nella gestione e nel mantenimento di quell’apertura

necessaria per l’innovazione. Le imprese innovative spesso considerano utile anche coltivare i “legami deboli”,

per poter essere sempre in grado di cambiare il proprio orientamento, laddove sia necessario.

3

La natura sistemica dell’innovazione

Le attività innovative di un’impresa, nella maggior parte dei casi, dipendono da fonti esterne. Uno studio per

definire l’impresa collettiva utilizza il termine “sistema sociale per lo sviluppo dell’innovazione”. Questo è solo

uno dei tanti esempi di come i concetti di sistema vengano applicati all’analisi delle relazioni tra le attività

innovative nelle imprese e il più ampio contesto in cui sono inserite.

➢ Uno degli approcci principali è stato quello di definire i sistemi sia in base alle caratteristiche

tecnologiche, industriali o di settore, sia in base ad altri fattori quali le istituzioni, i processi politici, le

strutture pubbliche per la ricerca, le istituzioni finanziarie, le competenze della forza lavoro e così via.

➢ Un altro approccio importante nella letteratura sui sistemi di innovazione è quello che ha considerato

la dimensione spaziale e ha utilizzato i confini nazionali o regionali per distinguere i differenti sistemi.

Lundvall e Nelson hanno utilizzato l’espressione sistema nazionale di innovazione per definire le

interdipendenze tra sistemi all’interno di un dato paese, mentre Braczyk et al. hanno proposto il

concetto di sistemi regionali di innovazione. Poiché i sistemi basati sullo spazio vengono definiti in

base a confini politici e amministrativi, tali fattori tendono naturalmente ad assumere un ruolo

importante in questo tipo di analisi, che si sono dimostrate influenti tra coloro che decidono le

politiche, soprattutto in Europa.

I sistemi sono, come le reti, insiemi di attività o di attori legati tra loro e la naturale conseguenza di questo

tipo di approccio è lo studio di questi legami. Un sistema normalmente avrà più “struttura” di una rete, e un

carattere più duraturo. La struttura di un sistema facilita certi modelli di interazione e certi risultati, e ne rende

altri più difficili. Un sistema dinamico riceve anche dei feedback, che possono servire a rafforzare o indebolire

il suo funzionamento/struttura, portando a un lock in, o a un cambio di rotta o, eventualmente, alla sua

distruzione. Ne consegue che i sistemi, esattamente come le imprese, possono bloccarsi in un percorso

specifico di sviluppo, sostenendo un certo tipo di attività e limitandone altre. Questo può essere visto come:

✓ un vantaggio, in quanto spinge le imprese e gli altri attori che partecipano a un sistema in una

direzione che si ritiene vantaggiosa;

 dall’altro lato, può anche essere uno svantaggio se la configurazione del sistema porta le imprese a

ignorare strade potenzialmente fruttuose.

Il carattere di questi processi sarà influenzato in base a quanti stimoli un sistema scambia col suo ambiente. Più

un sistema è aperto a stimoli esterni, minore è la possibilità che rimanga tagliato fuori da nuove strade per lo

sviluppo che si trovano all’esterno.

Altro aspetto importante dei sistemi che è la forte complementarietà che generalmente esiste tra i componenti

di questi. Se in un sistema dinamico mancasse o non si sviluppa un componente complementare critico, questo

potrebbe bloccare o rallentare la crescita dell’intero sistema. È questa una delle ragioni principali per cui spesso

intercorre un considerevole lasso di tempo tra un’invenzione e un’innovazione. Gli storici dell’economia

hanno frequentemente utilizzato i concetti di “salienti inversi” o di “colli di bottiglia” per definire questo

fenomeno. Questi impedimenti, tuttavia, non sono necessariamente di natura tecnica ma possono dipendere

dalla mancanza di infrastrutture adatte, di finanziamenti, di competenze, ecc. Alcune delle innovazioni più

importanti del secolo scorso, come l’elettricità e le automobili, dipesero anche da grossi investimenti nelle

infrastrutture. Questi investimenti, per poter contribuire pienamente all’innovazione, spesso devono essere

accompagnati da cambiamenti radicali nell’organizzazione della produzione e della distribuzione.

4

Le differenze nell’innovazione

Una delle caratteristiche dell’innovazione che più colpisce è come essa cambi nel tempo e nello spazio. Secondo

Shumpeter sembra che si concentri non solo in certi settori, ma anche in aree e periodi di tempo determinati.

Per un lungo periodo, per esempio, il Regno Unito è stato il centro mondiale dell’innovazione, e la produttività

e il reddito della sua popolazione sono aumentati rispetto a quelli dei paesi vicini; a metà del XIX secolo il

livello di produttività e di reddito era del 50% superiore rispetto a quello di qualunque altro paese. All’inizio

del XX secolo il centro si spostò in Germania, almeno per quanto riguardava le tecnologie chimiche ed

elettriche del tempo. Ora il centro mondiale di innovazione si è trasferito da molto tempo negli Stati Uniti,

che durante la maggior parte del XX secolo hanno goduto dei più alti livelli di produttività e di reddito del

mondo. L’ascesa degli Stati Uniti è stata associata alla crescita di nuove industrie che si basavano sullo

sfruttamento di economie di scala e di scopo e sulla produzione e distribuzione di massa.

Shumpeter, ispirandosi a un filone di pensiero che si rifaceva a Karl Marx, riteneva che la competizione

tecnologica fosse la forza motrice dello sviluppo economico. Se un’impresa all’interno di un dato settore

introduce con successo un’innovazione importante, questa sarà ampiamente ricompensata da un aumento dei

profitti, e verrà seguita da una serie di altre imprese (gli imitatori) che, se ci sono le condizioni, affolleranno

il settore nella speranza di condividere i benefici, facendo diminuire con molta probabilità i vantaggi della

prima impresa innovatrice. Questo affollamento di imitatori provoca la crescita dell’intero settore per un certo

periodo di tempo. Prima o poi, tuttavia, gli effetti dell’innovazione saranno sempre di meno e la crescita

diminuirà. Shumpeter aggiunse però a questa visione essenzialmente marxiana un’importante modifica: è

molto più probabile che gli imitatori abbiano successo laddove applichino dei miglioramenti all’innovazione

originale, diventando innovatori loro stessi.

Le interdipendenze sistemiche tra l’innovazione iniziale e quelle indotte implicano che le innovazioni e la

crescita “tendono a concentrarsi in settori specifici”. Shumpeter considerava questa dinamica come una

possibile spiegazione dei cicli economici di varia lunghezza. La c.d. teoria del ciclo del prodotto suggerita da

Vernon nel 1966 sostiene che la crescita industriale che segue a un’importante innovazione di prodotto si

compone di st

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 95
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 1 Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia dell'innovazione, prof. Guarascio, libro consigliato Economia dell'innovazione, Malerba Pag. 91
1 su 95
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariaascari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guarascio Dario.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community