Economia dell'innovazione – Maggioni – Un'introduzione all'economia dell'innovazione
Introduzione
«L’innovazione è diventata la religione industriale della fine del XX secolo. Le imprese la vedono come lo strumento chiave per aumentare i profitti e le quote di mercato. I governi si affidano ad essa quando cercano di migliorare l’economia […] Ma cosa è precisamente l’innovazione è difficile dirlo».
La suddetta affermazione, presente su un articolo dell’“Economist” del ’99, è cruciale negli ultimi anni. L’innovazione ha giocato un ruolo sempre più rilevante per le imprese, la crescita delle economie, la competitività delle nazioni, lo sviluppo dei Paesi arretrati, la nascita e il declino di settori e tecnologie. Importante in tal senso è il ruolo delle strategie di R&S, dei settori ad alta tecnologia (come l’elettronica o la farmaceutica)...
Questo lavoro intende presentare un’analisi economica di tutti gli aspetti legati all’innovazione, in particolare all’innovazione tecnologica.
L’economia dell’innovazione può essere caratterizzata da un’enfasi su cinque capisaldi:
- Dinamica come metodologia di analisi;
- Innovazione come processo;
- Apprendimento e conoscenza alla base del processo innovativo;
- Rilevanza delle interazioni tra soggetti;
- Ruolo chiave delle Istituzioni.
L'innovazione tecnologica nel pensiero economico: Schumpeter
Una brevissima sintesi del pensiero economico prima di Schumpeter
Nella storia del pensiero economico l’innovazione e il cambiamento tecnologico hanno occupato una posizione di crescente importanza. Nella "Ricchezza delle Nazioni", Adam Smith sottolinea come la divisione del lavoro sia limitata dall’ampiezza del mercato e generi una elevata produttività del lavoro attraverso la specializzazione dei compiti e l’apprendimento per esperienza. Smith è quindi interessato all’incorporazione del progresso tecnico nei beni capitali (beni impiegati nella produzione di beni di consumo).
Anche David Ricardo è interessato alle conseguenze del progresso tecnologico e al progresso tecnico incorporato (nel capitolo "On Machinery" dei "Principles of Political Economy").
In Ricardo è presente un’analisi dei meccanismi:
- Di natura endogena: aumento della domanda come conseguenza della diminuzione dei prezzi dovuta al progresso tecnico;
- Di natura esogena: produzione di nuove macchine.
Attraverso questi due meccanismi il progresso tecnologico ha effetti sull’occupazione.
Marx enfatizza il ruolo chiave della tecnologia nelle moderne economie:
- Le macchine incorporano sempre più le varie fasi della produzione;
- L’innovazione è un processo sociale e non individuale; la storia delle invenzioni non è solo la storia degli inventori, ma deve essere inserita nell’esame delle relazioni e dei conflitti che esistono tra gruppi e classi di soggetti economici.
Lo stimolo ad innovare proviene dalla pressione competitiva capitalistica e dall’ampiezza dei mercati.
Charles Babbage, inventore-manager, nel suo "On the Economy of Machinery and Manufacturers" (1832), introduce la distinzione tra il "fare" e la "manifattura": il primo riguarda un singolo pezzo, mentre la seconda indica la produzione di numerosi pezzi identici su larga scala. Nel passaggio dal “fare” alla “manifattura” l’elemento organizzativo gioca un ruolo fondamentale.
Babbage, inoltre, sviluppando l’idea di Smith della specializzazione, individua nell’apprendimento da specializzazione una delle cause principali dell’avanzamento tecnico.
Abbot Payson Usher, tecnologo, nel suo "A History of Mechanical Invention" (1954), considera l’innovazione come un processo. Le innovazioni sarebbero infatti frutto di un fenomeno di “sintesi cumulativa”, per il quale la percezione di un problema conduce all’introduzione iniziale di un’innovazione e quindi alla sua progressiva modificazione e miglioramento. La “sintesi cumulativa” si realizza in quattro progressive fasi:
- Percezione di un problema;
- Preparazione della soluzione = studio del problema e sviluppo degli skill necessari per risolverlo;
- Invenzione = atto individuale di intuizione e comprensione che permette la soluzione del problema;
- Revisione critica dell’invenzione = l’invenzione viene adattata al contesto economico, tecnologico e settoriale.
Joseph Schumpeter (1883-1950)
Schumpeter è stato il primo ad esaminare il ruolo dell’innovazione nelle moderne economie industriali. Egli ha fornito numerosi contributi a riguardo dell’innovazione e del mutamento tecnologico.
Lo Schumpeter più conosciuto
Per Schumpeter l’innovazione è la determinante principale del mutamento industriale. Ma l’innovazione è diversa dall’invenzione:
- L’invenzione è qualcosa di puramente scientifico o tecnologico, che lo studioso non definisce in maniera esauriente;
- L’innovazione, invece, consiste nel «far qualcosa di nuovo» nel sistema economico, e non deriva necessariamente da un’invenzione. «L’innovazione è possibile senza una invenzione corrispondente».
L’innovazione consiste in nuove combinazioni di mezzi di produzione, cioè nell’introduzione di nuovi beni o di nuovi metodi di produzione, nella creazione di nuove forme organizzative, nell’apertura di nuovi mercati e nella conquista di nuove forme di approvvigionamento. Come affermò Schumpeter:
«L’innovazione non è altro che una risposta creativa, che si verifica ogniqualvolta l’economia o un settore, o alcune aziende di un settore fanno qualcosa di diverso, qualcosa che è al di fuori della pratica esistente».
L’innovazione può aver luogo in imprese di piccole o grandi dimensioni. Nel primo caso l’imprenditore è l’attore principale del processo innovativo; tale situazione caratterizza il Capitalismo concorrenziale del XIX secolo. Nel secondo caso, invece, la grande impresa burocratizzata è la sede dell’innovazione; tale situazione rappresenta il Capitalismo trustificato del XX secolo.
Queste considerazioni sono valide, fermo restando il fatto che «la pura dimensione non è né necessaria né sufficiente per innovare».
L’innovazione origina un profitto, che è temporaneo. Esso può perdurare nel tempo se l’attività innovativa dell’impresa rimane sostenuta; altrimenti, esso scompare in seguito alla reazione delle altre imprese. Ciò si verifica sia nel capitalismo trustificato, sia in quello concorrenziale.
Per Schumpeter la storia è assai importante; essa è la fonte di conoscenza del funzionamento del sistema economico. Essa deve essere incentrata sul continuo cambiamento storico della produzione e del consumo, con un focus sul comportamento della direzione aziendale.
Perché a Schumpeter non interessa l’“invenzione”? Perché l’invenzione e lo sviluppo scientifico sono considerati esogeni rispetto al sistema economico; di conseguenza non vengono analizzati né l’effetto che fattori economici e sociali hanno sullo sviluppo scientifico e tecnologico, né l’influenza che quest’ultimo ha sull’innovazione.
Inoltre lo studioso, nell’intento di sottolineare la centralità dell’imprenditore e la sua funzione di leadership, analizza le sole innovazioni radicali; per lui, esse non sono altro che un caso speciale del fenomeno della leadership, e dimostrano, con le loro conseguenze sul sistema economico, quanto sia importante la funzione svolta dall’imprenditore.
Gli studi di Schumpeter hanno portato molti contributi successivi a considerare le innovazioni come indipendenti dallo sviluppo scientifico e tecnologico, e considerate solo in quanto “innovazioni radicali”. In seguito, tuttavia, si è dimostrato:
- Come lo sviluppo scientifico e tecnologico abbia una notevole e complessa influenza sull’innovazione nei vari settori;
- Come non solo le “innovazioni radicali”, ma anche quelle “minori” concorrano a determinare il tasso, il tipo e la direzione del mutamento tecnologico;
- Come la diffusione delle innovazioni sia correlata alla determinazione del mutamento tecnologico.
Questi tre sono aspetti che lo studioso non aveva molto preso in considerazione.
Ulteriori contributi schumpeteriani in tema di innovazione e di imprese innovative
Schumpeter ha fornito anche contributi riguardanti il processo innovativo, soprattutto con riguardo a:
- Al concetto di innovazione come evento ad esito incerto. Dal punto di vista dell’osservatore, l’innovazione può essere compresa solo ex post, e mai ex ante; la scelta di nuovi metodi, infatti, non è un elemento insito nel concetto di attività economica razionale, né una cosa ovvia, ma un processo distinto che necessita di una particolare spiegazione. Questo caratteristico assunto pone Schumpeter tra coloro che ritengono l’innovazione come un evento strutturalmente e profondamente incerto; l’innovatore, infatti, non conosce l’esito della sua attività innovativa.
- Al concetto di imprenditore come soggetto a razionalità limitata: l’imprenditore, infatti, «non può afferrare esaurientemente tutti gli effetti e le ripercussioni dell’impresa progettata». Tale “razionalità limitata” fa sì che né l’imprenditore, né l’impresa innovatrice possano calcolare esattamente una soluzione ottimale riguardante l’attività innovativa; di conseguenza, le strategie innovative delle imprese possono differire grandemente.
- Al raggruppamento delle innovazioni nel tempo ed in specifici settori: secondo Schumpeter «le innovazioni non rimangono eventi isolati, e non sono distribuite in modo uniforme nel tempo, ma tendono al contrario ad ammassarsi, a sorgere in grappoli»; per lo studioso gli stessi cicli economici degli ultimi due secoli sono legati a numerose innovazioni occorse in specifici settori. Ad esempio, alle innovazioni tessili e all’introduzione della macchina a vapore è seguita l’introduzione della ferrovia e dell’acciaio, etc… Questo fa intuire la storicità e l’irregolarità del fenomeno innovativo, e il suo intensificarsi in settori di volta in volta differenti e legati alla dinamica industriale.
- Alla distinzione delle imprese in nuove e vecchie: Schumpeter analizzò la dinamica innovativa industriale distinguendo tra piccole/grandi imprese e tra imprese “giovani” e “vecchie”. Queste categorie molte volte si sovrappongono: la nuova impresa è piccola, e quella vecchia è grande.
Dal pensiero dello studioso, emerge che: «le imprese nuove nascono con un’intenzione e con uno scopo preciso. Muoiono quando quell’intenzione o quello scopo si sono realizzati o sono diventati obsoleti, o hanno cessato di essere nuovi. Ovviamente, ogni impresa nuova che nasce, inevitabilmente minaccia anche la struttura esistente della sua industria o settore. Il progresso industriale, per la maggior parte delle imprese esistenti, ad un dato momento si presenta come un attacco dall’esterno; quindi, prendendo l’industria nel suo insieme, c’è sempre un settore innovativo in lotta con un settore “vecchio”».
Le vecchie imprese cercano di sopravvivere e di contrastare le nuove sia con l’imitazione (cioè, inizialmente continuano a produrre come prima, poi, si adattano ai nuovi metodi sotto pressione della concorrenza), sia con innovazioni incrementali.
A seconda del grado di novità, le innovazioni tecnologiche si possono classificare in incrementali e radicali. Le innovazioni incrementali consistono in un miglioramento o adattamento di una tecnologia già esistente. Le innovazioni radicali, al contrario, comportano una cesura con la tecnologia disponibile in precedenza.
Alcune considerazioni finali su Schumpeter
Possiamo affermare, in conclusione, che il contributo schumpeteriano riguarda lo studio delle dinamiche del sistema capitalistico, e non dell’innovazione in se stessa; per questo motivo nell’analisi dello studioso troviamo più una descrizione del processo innovativo e un’analisi delle sue conseguenze sul sistema economico che un esame delle sue determinanti. Nella descrizione del processo innovativo, inoltre, egli privilegia gli aspetti di discontinuità e di radicalità del mutamento tecnologico, piuttosto che quelli di continuità e di incrementalismo.
Due scuole contemporanee a confronto in economia dell’innovazione: Neoclassici ed evolutivi
Esistono due scuole di pensiero che si confrontano sull’analisi delle caratteristiche, determinanti e conseguenze dell’innovazione e del cambiamento tecnologico:
- Neoclassici;
- Evolutivi.
Le similarità tra neoclassici ed evolutivi
Sia i neoclassici, sia gli evolutivi affermano che:
- Le opportunità scientifiche e tecnologiche di un’industria influiscono sul tasso di progresso tecnologico; elevate opportunità generano un alto tasso innovativo e viceversa.
- Gli incentivi economici hanno un ruolo chiave nello stimolare l’innovazione e, in particolare, l’appropriabilità dei risultati influisce molto sullo sforzo innovativo delle imprese:
- Un alto livello di appropriabilità stimola un’elevata spesa in R&S, in quanto l’innovatore è in grado di ottenere profitti e può bloccare l’imitazione;
- Un troppo elevato livello di appropriabilità, tuttavia, riduce lo spillover di conoscenze tra le imprese, limitando la diffusione delle stesse nell’industria.
- Le condizioni della domanda influiscono sul tasso di innovazione; una domanda elevata, o in crescita, incentiva le imprese a spendere maggiormente in R&S. Questi risultati sono stati studiati da Jacob Schmookler, uno dei pionieri dell’economia dell’innovazione.
- Esiste una relazione tra economia di mercato e innovazione; tale relazione è endogena: una struttura di mercato più (meno) concentrata genera un tasso di progresso tecnologico più (meno) elevato; quest’ultimo, a sua volta, modifica significativamente la struttura di mercato.
Le diversità
Le diversità tra le due scuole di pensiero possono riassumersi nei seguenti punti:
- I neoclassici pongono attenzione all’equilibrio del sistema economico, mentre gli evolutivi sono più interessati a situazioni del sistema economico al di fuori dell’equilibrio.
- I neoclassici sono poco interessati ai processi di aggiustamento verso l’equilibrio, mentre gli evolutivi sono molto attenti alla fase di transizione.
- Per i neoclassici la tecnologia è informazione; per gli evolutivi la tecnologia ha più dimensioni, che sono legate alla conoscenza. In linea con questo, i neoclassici considerano l’apprendimento come acquisizione di informazioni, mentre gli evolutivi danno più importanza all’aspetto cognitivo e di soluzione dei problemi all’interno dell’apprendimento.
- I neoclassici pongono l’enfasi sulle strategie d’impresa, mentre gli evolutivi si concentrano sulle competenze e sulla varietà di comportamenti, dell’organizzazione e delle tipologie di impresa.
- Per i neoclassici le imprese non hanno storia, e sono svincolate dal contesto istituzionale o settoriale in cui operano; per gli evolutivi, invece, le imprese sono fortemente collegate ai contesti storico settoriali in cui operano.
- Le imprese neoclassiche agiscono con una razionalità sostanziale, ovvero dispongono di una perfetta informazione e hanno un comportamento massimizzante, mentre le imprese evolutive hanno una razionalità limitata e un comportamento soddisfacente; si pongono degli obiettivi ex ante che, solo se soddisfatti, non provocano cambiamenti nelle strategie e nei comportamenti delle imprese.
- Per quanto riguarda l’attività di R&S, per i neoclassici esistono fallimenti di mercato dovuti alla presenza di beni pubblici, esternalità e alla difficoltà di appropriabilità a cui semplicemente lo Stato deve porre rimedio con un sistema di brevetti e sussidi alla R&S. Per gli evolutivi, invece, esistono dei trade off di cui il policy maker deve tenere conto.
Alcuni contributi italiani in economia dell’innovazione
In materia di progresso tecnologico e innovazione, l’Italia ha fornito il suo contributo in particolare con tre autori:
- Luigi Pasinetti ha esaminato il progresso tecnico all’interno del cambiamento strutturale delle economie;
- Paolo Sylos Labini ha analizzato la relazione tra progresso tecnologico e strutture di mercato oligopolistiche e la relazione tra produttività e occupazione;
- Franco Momigliano ha introdotto e sviluppato in Italia negli anni Settanta e Ottanta l’economia dell’innovazione tecnologica.
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