Le operazioni bancarie
Capitolo I – I contratti bancari
I contratti bancari fanno parte della più ampia categoria dei contratti finanziari, cioè di quei contratti che si caratterizzano per la funzione di trasferire moneta tra diversi agenti economici all’interno di un rapporto di tipo creditizio e di attuare una distribuzione del rischio tra i diversi operatori. L’attività bancaria è definita dall’art.10 del Testo unico bancario come “attività di raccolta del risparmio presso il pubblico e di esercizio del credito”; il contenuto dell’attività bancaria risulta quindi dall’esercizio congiunto di due diverse funzioni, la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito: le operazioni di raccolta sono lo strumento che consente alla banca di procurarsi i fondi liquidi, mentre le operazioni di impiego consistono negli investimenti attuati dall’intermediario bancario con le risorse raccolte. Le tre grandi aree di operatività delle banche sono quindi le operazioni di raccolta (cioè di approvvigionamento di risorse finanziarie), le operazioni di impiego (cioè di prestito e di investimento di tali risorse) e le operazioni di servizio (cioè di trasferimento e di gestione in senso ampio delle risorse finanziarie per conto della clientela).
Operazioni di raccolta
Le operazioni di raccolta vengono distinte in:
- Contratti bilaterali e contratti di mercato (in base alla modalità di stipula): i primi discendono da un rapporto diretto tra le parti che ne convengono il contenuto, le caratteristiche e le condizioni in base alle proprie esigenze e alla relativa forza contrattuale; i secondi risultano invece fortemente standardizzati nei contenuti, nelle scadenze e in generale in tutte le condizioni contrattuali.
- Operazioni al dettaglio e operazioni all’ingrosso: le prime sono attuate dalla banca in contropartita con un numero estremamente ampio di operatori, normalmente per importi unitari contenuti; le seconde riguardano le transazioni, aventi solitamente importi unitari rimarchevoli, poste in essere con grandi clienti e con operatori professionali e istituzionali.
- Raccolta diretta e raccolta indiretta: la prima è rappresentata dalla quantità di risorse finanziarie che la banca raccoglie mediante l’emissione di proprie passività per le quali assume un obbligo di restituzione; la seconda vede invece la banca quale intermediario tra il cliente e un soggetto terzo diverso dalla banca (es. compagnia di assicurazione, SGR).
- Depositi moneta e depositi tempo (in base a natura e obiettivi dei contratti): i depositi moneta mettono a disposizione del cliente una pluralità di strumenti di pagamento e consentono di accedere all’offerta di servizi bancari; i depositi tempo vengono accesi dal cliente con finalità di remunerazione delle sue disponibilità monetarie.
- Raccolta a vista e raccolta a scadenza (in base alla richiesta di rimborso): con la raccolta a vista il rimborso delle somme depositate può essere richiesto dalla clientela in qualsiasi momento, mentre con la raccolta a scadenza è prevista una data di scadenza contrattuale alla quale avverrà il rimborso.
- Scadenza a breve e a medio/lungo termine: la raccolta a scadenza viene distinta in breve termine (fino a 18 mesi) e medio/lungo termine (oltre i 18 mesi).
- Valuta domestica (euro) o valuta estera
Operazioni di prestito
Le operazioni di prestito vengono distinte in:
- Prestiti per cassa e prestiti di firma (in base alla modalità di utilizzo): i prestiti per cassa sono quelli in cui la banca, una volta completata l’istruttoria e decisa la concessione del fido, è soggetta a un esborso monetario certo e spesso immediato (es. mutuo). I prestiti di firma sono quelli in cui l’esborso monetario della banca non assume caratteri di certezza, ma unicamente di eventualità (es. garanzia prestata dalla banca a favore di un suo cliente che deve adempiere a scadenza a un’obbligazione di pagamento).
- Prestiti garantiti o prestiti in bianco: i primi sono assistiti da una garanzia reale o personale che, in caso di insolvenza del finanziato, viene utilizzata consentendo alla banca il rientro, totale o parziale, della sua esposizione; ai secondi invece non è associato alcun tipo di garanzia specifica, né reale né personale, tranne la garanzia generica del patrimonio dell’affidato.
- Prestiti autoliquidabili e prestiti a rimborso diretto (in base alla modalità di rimborso): i primi non vengono rimborsati direttamente dall’affidato, ma da un altro soggetto, mentre i secondi vengono rimborsati personalmente dal finanziato.
- Prestiti scadenzati e prestiti a revoca (in base alla modalità di rientro): nei prestiti scadenzati è previsto un piano di rientro con la precisa individuazione di una o più scadenze alle quali deve essere rimborsato il capitale e/o gli interessi sul prestito; nei prestiti a revoca non è prevista alcuna data contrattuale di scadenza, fatta salva la possibilità per la banca o per il finanziato di uscire dal contratto mediante revoca.
- Scadenza a breve e a medio/lungo termine: la raccolta a scadenza viene distinta in breve termine (fino a 18 mesi) e medio/lungo termine (oltre i 18 mesi).
- Valuta domestica (euro) o valuta estera
Capitolo II – Le operazioni di raccolta
Le operazioni di raccolta identificano quelle forme tecniche di provvista bancaria che consentono all’intermediario di dotarsi di risorse finanziarie a titolo di debito. Tali operazioni possono essere al dettaglio o all’ingrosso. Nell’ambito della raccolta al dettaglio si trovano i depositi a risparmio, i conti correnti, le operazioni pronti contro termine, i certificati di deposito e le obbligazioni bancarie. Nell’ambito della raccolta all’ingrosso vi sono invece le operazioni sul mercato interbancario e le operazioni con la BCE.
Il deposito a risparmio
Il deposito a risparmio è una forma tecnica di raccolta molto tradizionale che si configura come un deposito tempo in quanto dovrebbe accogliere quelle risorse sottratte durevolmente al consumo; è solo in questa ipotesi infatti che tale strumento diventa veramente remunerativo per il risparmiatore. All’atto della stipula del contratto di deposito a risparmio la banca rilascia a favore del cliente un documento, il libretto di deposito, sul quale si devono annotare le operazioni di versamento e di prelevamento. Esistono diverse tipologie di libretti di deposito, in particolare è possibile distinguere tra libretti al portatore e libretti nominativi. Le principali differenze tra i due tipi di libretti riguardano:
- La natura giuridica del titolo cartaceo: i libretti nominativi sono un documento di legittimazione poiché solo l’intestatario del libretto, in quanto titolare del rapporto di deposito, è legittimato ad ottenere la prestazione richiesta dalla banca; i libretti al portatore costituiscono invece un titolo di credito in quanto la semplice consegna del libretto legittima il possessore all’esercizio del diritto di credito che essi incorporano.
- L’intestazione: i libretti nominativi possono essere intestati a una o più persone e la contestazione può essere a firme congiunte o disgiunte; i libretti al portatore, pur essendo tali, non sono totalmente anonimi in quanto la banca è tenuta ad identificare il cliente all’atto della stipulazione del contratto.
- La modalità di circolazione: i libretti nominativi non sono trasferibili, quelli al portatore possono essere trasferiti mediante comunicazione alla banca.
- Gli importi movimentabili: i libretti nominativi non hanno vincoli particolari, mentre quelli al portatore non possono presentare un saldo pari o superiore a 1000 euro.
Il conto corrente
Il conto corrente rappresenta la forma tecnica di raccolta bancaria più diffusa tra i depositi moneta e costituisce, nella maggioranza dei casi, il presupposto di tutti gli altri rapporti intrattenuti con la banca. Il conto corrente può essere acceso dalla banca a favore sia di persone fisiche sia di persone giuridiche che devono firmare all’atto dell’apertura un modulo prestampato, impegnandosi così ad accettarne le condizioni; rappresenta il presupposto del rapporto tra banca e cliente e consente a quest’ultimo di avvalersi dei numerosi servizi bancari offerti dagli intermediari. Il titolare di un conto corrente può eseguire diverse operazioni a valere sul proprio conto, che sono tutte riconducibili a due tipologie:
- Operazioni di addebitamento del conto, destinate a ridurre le disponibilità presenti sul conto stesso, che danno origine a movimenti di segno Dare sul conto corrente.
- Operazioni di accreditamento del conto, che accrescono le disponibilità presenti sul conto stesso e che danno origine a movimenti di segno Avere sul conto corrente.
Un conto corrente può presentare tre diversi tipi di saldi in quanto può esserci una divergenza tra data dell’operazione, valuta e disponibilità. Il saldo contabile risulta, in un dato momento, da tutte le operazioni registrate a debito e a credito del correntista a prescindere dalla maturazione della loro valuta; il saldo liquido risulta dal computo di tutte le operazioni a debito e a credito del correntista per le quali la valuta è effettivamente maturata; il saldo disponibile sintetizza tutte le operazioni di cui la banca conosce realmente l’esito ed ha verificato il buon fine. I conti correnti vengono distinti in tre macrotipologie:
- Conti correnti tradizionali: costituiscono la categoria più variegata poiché ogni banca ha ideato numerose tipologie di conto in funzione del target di clientela da raggiungere associando a ciascuna tipologia una serie di servizi accessori che enfatizzano l’aspetto di deposito moneta del conto stesso; tra i principali servizi proposti vi sono l’abbinamento a contratti assicurativi, l’utilizzo di carte di credito/debito e di carte prepagate, l’abbinamento a prodotti bancari e i pacchetti in convenzione.
- Conti correnti in valuta: prevedono l’indicazione di una valuta di riferimento; il tasso di interesse applicato varia in funzione della valuta di riferimento prescelta.
- Conti correnti di servizio: sono quelli che, a fronte di una remunerazione nulla sulle somme depositate, non prevedono spese di gestione e consentono di effettuare numerose operazioni gratuitamente, talvolta anche in numero illimitato; si tratta di conti pensati per chi usa il conto corrente come strumento di pagamento e gestione della liquidità, e non come forma di investimento.
Le operazioni di pronti contro termine
Le operazioni di pronti contro termine sono definite anche vendite con patto di riacquisto e rappresentano una tipologia di raccolta da clientela con cui la banca cede a pronti ad un cliente/investitore una data quantità di valori mobiliari dietro pagamento di un prezzo e, contestualmente, si impegna a riacquistarne a termine dalla stessa controparte un identico ammontare della stessa specie, ad un prezzo contrattualmente prefissato. Con questo meccanismo la banca, mediante la vendita a pronti, compie un’operazione di raccolta temporanea che presenta, fino alla scadenza, caratteri di assoluta stabilità, in quanto il cliente non ha la facoltà di smobilizzare i titoli prima della scadenza prefissata. Il cliente, viceversa, percepisce una remunerazione pari alla differenza tra il prezzo a pronti e quello a termine. La scadenza di un’operazione di pronti contro termine è in genere compresa tra i tre mesi e un anno. I titoli oggetto del contratto sono in maggioranza titoli di stato con breve vita residua come i BTP e i CCT.
I certificati di deposito
I certificati di deposito sono strumenti cartolari emessi e collocati dalla banca presso la sua clientela per approvvigionarsi di risorse finanziarie a scadenza fissa. Tecnicamente col termine certificato di deposito si designa un titolo trasferibile, rilasciato a fronte di una somma di denaro depositata per un certo periodo di tempo. Il titolo è quindi rappresentativo di un deposito a scadenza vincolata contraddistinto da una data e un luogo di emissione, un preciso ammontare, una data di estinzione, un livello di tasso praticato e un ammontare degli interessi pagabili a scadenza. I certificati di deposito costituiscono una forma di raccolta vincolata a tempo utilizzata dalle banche per tentare di fronteggiare la concorrenza esercitata da altre attività finanziarie e, in particolare, dai titoli di stato, dai quali però si distinguono per alcuni fattori:
- La modalità di emissione: quella dei certificati di deposito è “a rubinetto” e cioè a flusso continuo e non vincolata ad importi o a date prefissati; quella dei titoli di stato è il meccanismo d’asta, che prevede una periodicità prestabilita e importi standardizzati.
- Il taglio minimo: quello dei certificati di deposito è variabile da banca a banca, quello dei titoli di stato è di 1000 euro.
- Le commissioni di sottoscrizione e le spese di custodia: non previste nei certificati di deposito, previste nei titoli di stato.
Le obbligazioni bancarie
Le obbligazioni bancarie sono strumenti cartolari emessi per reperire risorse finanziarie e sottoscritti da investitori che vantano così un diritto di credito nei confronti dell’emittente; sono quindi un titolo di credito che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale maggiorato di una quota di interessi. È possibile distinguere tre macrocategorie di obbligazioni:
- Obbligazioni ordinarie (o plain vanilla), che si distinguono in:
- Obbligazioni a zero coupon e obbligazioni con cedola (in relazione alla struttura del titolo): nelle zero coupon l’interesse è corrisposto all’investitore esclusivamente alla scadenza poiché non sono previsti flussi cedolari intermedi, mentre quelle con cedola prevedono il periodico pagamento degli interessi.
- Obbligazioni a tasso fisso o variabile (in relazione alla tipologia di remunerazione): quelle a tasso fisso prevedono un rendimento predeterminato al momento dell’emissione, mentre quelle a tasso variabile remunerano l’investimento in relazione all’andamento di altri parametri di mercato, di natura monetaria, finanziaria, reale o valutaria.
- Obbligazioni convertibili: attribuiscono al sottoscrittore la facoltà di trasformare le proprie quote di credito in quote di capitale di rischio, cioè titoli azionari della stessa banca emittente o di un altro soggetto; il tasso di interesse nominale riconosciuto su questi titoli è in genere inferiore rispetto a titoli equivalenti per il fatto che tali strumenti conferiscono al loro possessore la facoltà di optare per la conversione delle obbligazioni in titoli azionari.
- Obbligazioni cum warrant: sono corredate da un “buono”, il warrant, che consente all’acquirente di sottoscrivere, ad un prezzo predefinito, obbligazioni o azioni della società emittente l’obbligazione medesima o di un’altra società ad essa collegata; il warrant ha una vita autonoma rispetto all’obbligazione principale, può essere negoziato separatamente e avere una durata maggiore rispetto all’obbligazione stessa.
- Obbligazioni step up e step down: prevedono una variabilità predefinita dei tassi cedolari corrisposti; tali titoli riconoscono un interesse costante per un certo numero di anni decorsi i quali il tasso viene progressivamente incrementato secondo un piano predefinito, nel caso di clausola step up, oppure subisce una riduzione prefissata in caso di clausola step down.
- Obbligazioni strutturate: derivano dall’unione di un’obbligazione plain vanilla e di uno o più strumenti derivati; tra queste rientrano:
- Linked: sono titoli a capitale garantito il cui rendimento è collegato all’andamento di una o più attività sottostanti rappresentate da un indice azionario (index linked), da una singola azione o un paniere di titoli azionari (equity linked), beni reali (commodity linked), tassi di cambio (forex linked) e così via.
- Reverse floaters: sono titoli a lungo termine a capitale garantito che corrispondono cedole fisse iniziali piuttosto elevate rispetto ai tassi correnti di mercato applicati sui titoli della stessa durata e rischiosità; decorso un certo periodo le cedole diventano variabili e risultano dalla differenza tra un tasso prefissato e un parametro di mercato preso come riferimento.
- Reverse convertible: sono obbligazioni tipicamente a breve scadenza che assegnano al sottoscrittore una cedola fissa, in genere molto elevata per via del maggior rischio assunto dal titolare dei titoli che non può contare sulla restituzione integrale, a scadenza, del capitale investito.
- Drop lock: sono titoli a tasso variabile comprensivi di una clausola in forza della quale, se il rendimento da essi prodotto dovesse scendere al di sotto di una soglia prestabilita, l’obbligazione si trasforma automaticamente in un titolo a tasso fisso.
- Bull and bear: sono obbligazioni che riconoscono un interesse periodico fisso e un capitale rimborsato a scadenza la cui entità dipende dall’andamento di un indice azionario; la società emittente divide l’ammontare complessivo del prestito obbligazionario in due tranche di pari entità: la prima relativa a obbligazioni di tipo bull rimborserà il capitale investito sopra la pari in ipotesi di rialzo dell’indice azionario di riferimento (e premia gli obbligazionisti con aspettative rialziste), la seconda relativa a obbligazioni di tipo bear rimborserà il capitale investito sopra la pari solo in ipotesi di diminuzione dell’indice di borsa (e premia gli obbligazionisti con aspettative ribassiste).
- Covered bond (obbligazioni garantite): sono titoli contraddistinti da un basso profilo di rischio e da un’elevata liquidità; si tratta di titoli, a tasso fisso o variabile, nei quali la restituzione del capitale e degli interessi è garantita da un insieme di attività collaterali di alta qualità.
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