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ECONOMIA DELLE AZIENDE DI CREDITO

La banca interviene nel mercato finanziario; in finanza ci sono molti altri attori in gioco tra i quali la borsa

valori, la Banca d’Italia, le assicurazioni, gli alternatives, ecc. All’interno di queste categorie di soggetti, noi ci

occuperemo delle banche. Analizziamo le loro funzioni.

LE PRINCIPALI FUNZIONI DELLA BANCA

Fino a 20’anni fa (fine anni ‘80) le banche erano molto specializzate: esse non potevano fare tutte le

operazioni che possono fare oggi, ma solo peculiari attività destinate a precisi soggetti. Alla fine degli anni ’80

c’è stata la c.d. DESPECIALIZZAZIONE; grazie ad essa le banche hanno ampliato il loro raggio d’azione. Oggi

infatti, possono porre in essere innumerevoli operazioni e le sue principali funzioni sono: funzione creditizia,

monetaria e di trasmissione degli impulsi di politica monetaria ed economica.

nFunzione di allocazione delle risorse (funzione creditizia). Essa era l’attività principale durante il periodo

di specializzazione. Qst funzione consiste nel fatto che la banca, come intermediario, raccoglie la liquidità in

surplus di alcuni soggetti e, attraverso essa, concede dei prestiti a coloro che necessitano di liquidità.

nFunzione monetaria (bonifici, assegni, cambiali, prelievi…): la banca ha la funzione di far circolare la

moneta nel sistema

nFunzione di trasmissione degli impulsi di politica monetaria ed economica le banche riescono, e

devono, segnalare quello che è l’andamento della base monetaria nel sistema. Se una filiale, per esempio,

movimenta in un mese 20 milioni di euro e il mese dopo la metà, ciò significa che c’è stata una riduzione del

movimento di moneta e qst’informazione, di norma, deve essere comunicata alla Banca d’Italia.

La dottrina annovera poi un’altra funzione, la Funzione di servizio. Le banche infatti, oggigiorno svolgono

anche una serie sempre più ampia di servizi che non rientrano nelle normali funzioni bancarie; un esempio è

il fondo pensione. Noi considereremo però i servizi come operazioni bancarie.

CAPITOLO 1: I CONTRATTI BANCARI

TASSONOMIA DEI CONTRATTI BANCARI

1. Contratti finanziari – contratti bancari

2. Contratti bilaterali – contratti di mercato

3. Operazioni al dettaglio – operazioni all’ingrosso

4. Operazioni a breve termine – operazioni a medio/lungo termine

1. I contratti bancari fanno parte della più ampia categoria dei contratti finanziari, cioè di quelli che si

caratterizzano per la funzione di trasferire moneta tra i diversi agenti economici all’interno di un rapporto di

tipo creditizio e di attuare una distribuzione del rischio tra i diversi operatori. I tre tipici archetipi dei contratti

finanziari sono il contratto assicurativo, il c. di debito e il c. azionario. I contratti bancari rientrano all’interno

dei contratti di debito e, in certa misura, dei contratti assicurativi.

2. In relazione alle modalità di stipulazione i contratti in questione possono essere distinti in contratti

bilaterali e contratti di mercato. I primi discendono da un rapporto diretto tra le parti che ne convengono

il contenuto e le condizioni di base; i secondi, invece, risultano fortemente tipizzati in quanto contenuti,

scadenza e contenuto sono standardizzati. Nel nostro paese i contratti bancari sono prevalentemente di tipo

bilaterale.

Le attività che le banche sono abilitate a porre in essere con le loro controparti, e che si sostanziano in

specifiche fattispecie contrattuali, sono esplicitate nel TESTO UNICO BANCARIO che regolamenta l’attività

svolta dalle banche.

L’ATTIVITÀ BANCARIA AI SENSI DEL TUB (Testo Unico Bancario)

nArticolo 10 (Attività bancaria)

1. La raccolta di risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito costituiscono l'attività bancaria. Essa ha

carattere d'impresa.

Il contenuto dell’attività bancaria risulta quindi dall’esercizio congiunto di due funzioni: la raccolta del

risparmio e l’esercizio del credito che insieme diventano il fulcro dell’attività bancaria, rappresentato dalle

operazioni di intermediazione bancaria.

2. L'esercizio dell'attività bancaria è riservato alle banche.

3. Le banche esercitano, oltre all'attività bancaria, ogni altra attività finanziaria, secondo la disciplina

propria di ciascuna, nonché attività connesse o strumentali. Sono salve le riserve di attività previste dalla

legge ( gestione fondi pensione, attività sui cambi…)

L’ATTIVITÀ BANCARIA AI SENSI DEL TUB (Testo Unico Bancario)

nArticolo 11 (Raccolta del risparmio)

1. Ai fini del presente decreto legislativo è raccolta del risparmio l'acquisizione di fondi con obbligo di

rimborso, sia sotto forma di depositi sia sotto altra forma.

2. La raccolta del risparmio tra il pubblico è vietata ai soggetti diversi dalle banche.

nArticolo 16 (Libera prestazione di servizi)Le banche italiane possono esercitare le attività ammesse al

mutuo riconoscimento in uno Stato comunitario senza stabilirvi succursali, nel rispetto delle procedure

fissate dalla Banca d'Italia.

Le banche comunitarie possono esercitare le attività ammesse al mutuo riconoscimento nel territorio

della Repubblica senza stabilirvi succursali dopo che la Banca d'Italia sia stata informata dall'autorità

competente dello Stato di appartenenza.

Tali attività rappresentano l’ambito di operatività riconosciuto agli intermediari nei diversi paesi dell’Unione

Europea. Ma quali sono queste attività? Vediamole:

LE ATTIVITÀ AMMESSE AL MUTUO RICONOSCIMENTO (TUB)

raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione;

operazioni di prestito (compreso in particolare il credito al consumo, il credito con garanzia ipotecaria, il

factoring, le cessioni di credito pro soluto e pro solvendo, il credito commerciale incluso il «forfaiting»);

leasing finanziario;

servizi di pagamento;

emissione e gestione di mezzi di pagamento (carte di credito, «travellers cheques», lettere di credito);

rilascio di garanzie e di impegni di firma;

operazioni per proprio conto o per conto della clientela in:

– strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito, ecc.);

– cambi;

– strumenti finanziari a termine e opzioni;

– contratti su tassi di cambio e tassi d'interesse;

– valori mobiliari;

partecipazione alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi;

consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse,

nonché consulenza e servizi nel campo delle concentrazioni e del rilievo di imprese;

servizi di intermediazione finanziaria del tipo «money broking»;

gestione o consulenza nella gestione di patrimoni;

custodia e amministrazione di valori mobiliari;

servizi di informazione commerciale;

locazione di cassette di sicurezza;

tra le attività del mutuo riconoscimento rientrano anche le attività che non rientrano nel TUB, ma nel TUF

(TESTO UNICO FINANZIARIO). In questo testo vengono elencate tutta una serie di operazioni che le

banche possono cmq porre in essere. Vediamoli:

I SERVIZI DI INVESTIMENTO (TUF)

negoziazione per conto proprio;

esecuzione di ordini per conto dei clienti;

sottoscrizione e/o collocamento con assunzione a fermo ovvero con assunzione di garanzia nei confronti

dell'emittente;

collocamento senza assunzione a fermo né assunzione di garanzia nei confronti dell'emittente;

gestione di portafogli;

ricezione e trasmissione di ordini;

consulenza in materia di investimenti;

gestione di sistemi multilaterali di negoziazione

Tale elenco è utile al fine di individuare nel complesso le LE TRE AREE DI OPERATIVITÀ DELLE BANCHE, vale

a dire:

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C. Operazioni di servizio: la banca guadagna anche su altre operazioni per esempio con le

COMMISSIONI.

3. le operazioni bancarie possono essere classificate come operazioni al dettaglio e operazioni

all’ingrosso. Le prime sono attuate dalla banca in contropartita con un numero estremamente ampio di

operatori, normalmente per importi unitari contenuti. Le seconde riguardano, invece, le transazioni, aventi

solitamente importi considerevoli, poste in essere con grandi clienti e con operatori professionali e

istituzionali.

Un requisito che agevola lo svolgimento dell’operatività al dettaglio è rappresentato dalla disponibilità di una

rete di sportelli capillare in grado di raggiungere i differenti segmenti della clientela. Tale requisito non è

richiesto per le operazioni all’ingrosso.

Le operazioni passive (raccolta) e le operazioni attive (impieghi) delle banche, presentano, poi, ulteriori

classificazioni. Analizziamole.

LA RACCOLTA: operazioni passive

1. Depositi moneta – depositi tempo

2. A vista – a scadenza

3. In euro – in valuta

4. Raccolta diretta/raccolta indiretta

1. Per quanto riguarda le operazioni passive si è soliti distinguere i depositi con funzione monetaria,

che mettono a disposizione del cliente una pluralità di strumenti di pagamento e consentono di accedere

all’offerta di servizi bancari, e i depositi a tempo, accesi dal cliente con finalità di remunerazione delle sue

disponibilità monetarie. (solo negli anni ’90 tale distinzione si è fatta più netta).

2. Il rimborso delle somme depositate, inoltre, in alcune forme tecniche può essere richiesto dalla clientela

in qualsiasi momento, cioè “a vista”. Caratteristica del sistema italiano è quella di presentare una % molto

elevata, all’incirca il 50%, di raccolta a vista sul totale dei mezzi di raccolta da clientela. La raccolta a

scadenza per un certo periodo di tempo rimane immobilizzata e quindi non può essere toccata dalla

clientela. Essa, a sua volta, può essere distinta nella componente a breve termine, avente scadenza fino a

18 mesi, e in quella a medio lungo termine. ( va segnalato che normalmente la raccolta a vista viene

ricompressa nell’ambito di quella di breve termine ).

3. la raccolta può anche essere denominata in valuta diversa dall’euro e tale facoltà si è tradotta nell’offerta

, da parte di alcune banche, di strumenti di raccolta denominati nelle principali valute trattate sui mercati

internazionali.

TASSONOMIA DEI CONTRATTI BANCARI: GLI IMPIEGHI

1. Prestiti per cassa – prestiti di firma

2. Prestiti autoliquidabili – finanziamenti diretti

3. Prestiti scadenziati – a revoca

4. Garantiti – in bianco

5. In euro – in valuta

1. la distinzione tra prestiti per cassa e prestiti per di firma attiene alla certezza e al timing

dell’esborso monetario della banca. I primi, infatti, sono quelli in cui la banca, una volta completata

l’istruttoria e decisa la concessine del fido, è soggette ad un esborso certo e spesso immediato (concessine di

un mutuo o apertura di credito in conto corrente). I secondi, viceversa, sono quelli in cui l’esborso

monetario della banca non assume carattere di certezza, ma unicamente di eventualità (caso tipico è la

garanzia prestata dalla banca a favore di un suo cliente che deve adempiere a scadenza un’obbligazione di

pagamento;la banca dovrà procedere all’esborso monetario nel caso in cui il suo cliente fosse inadempiente).

2. i prestiti autoliquidabili (o a rientro autonomo) sono quei prestiti che non vengono rimborsati

direttamente dall’affidato, bensì da un altro soggetto, come avviene tipicamente nel caso di smobilizzo dei

crediti commerciali (es. se io ho un credito nei confronti di Tizio che scadrà tra 3 mesi, ma io ho bisogno

subito di denaro, posso andare in banca e cedere a questa i miei crediti nei confronti di Tizio e in cambio

ricevere il denaro di cui ho bisogno). Questi prestiti si distinguono in prestiti autoliquidabili in senso

lato,e in questo caso la banca potrà rifarsi sul finanziato qual’ora il creditore risultasse insolvente (operazioni

PRO SOLVENDO), e in prestiti autoliquidabili in senso stretto, e in questo caso qual’ora il creditore

risultasse insolvente la banca non potrà esigere alcunché dal finanziato (operazioni PRO SOLUTO). Tali

operazioni si distinguono dai finanziamenti diretti in cui il rimborso del prestito è operato personalmente

dal finanziato.

3. I finanziamenti, inoltre, possono essere scadenzati o validi fino a revoca. Nei primi è previsto un

piano di rientro con la precisa individuazione di una o più scadenze alle quali deve essere rimborsato il

capitale e/o gli interessi sul prestito (es. mutuo). Nei secondi, invece, non è prevista alcuna data contrattuale

di scadenza, fatta salva la possibilità per entrambe le parti di uscire dal contratto mediante revoca. Anche i

prestiti scadenzati possono essere ulteriormente suddivisi in breve, medio e lungo termine.

4. I prestiti bancari sono spesso assistiti da garanzie reali o personali che, in caso di insolvenza del

finanziato, viene utilizzato consentendo alla banca un rientro dalla sua esposizione. I prestiti in bianco non

sono invece assistiti da nessuna garanzia reale o personale se non dalla garanzia generica del patrimonio

dell’affidato.

5. un’ultima classificazione può essere fatta distinguendo i finanziamenti denominati in euro da quelli

espressi in un’altra valuta; sotto questo profilo, quindi, possono diversificare per valuta il portafoglio di

impieghi e soddisfare, per questa via, le richieste al riguardo provenienti dalla clientela.

LE OPERAZIONI ATTIVE E PASSIVE NEL BILANCIO BANCARIO

Le operazioni di raccolta, di impiego e di servizio poste in essere dalla anca sono oggetto di iscrizione

contabile negli schemi di bilancio dell’impresa bancaria. In particolare, nello stato patrimoniale, la provvista

bancaria è contabilizzata tra le passività; tra le attività compaiono, invece, i prestiti per cassa. I crediti di

firma, invece, poiché rappresentano un’uscita solo eventuale della banca, vanno inseriti in nota integrativa.

Stessa sorte spetta anche a molti dei servizi erogati. Esaminiamo ora nello specifico gli schemi di bilancio

entrati in vigore con la circolare n.262 di Banca d’Italia del 22/12/2005. A tal fine ricordiamo che il

bilancio dell’impresa bancaria è costituito da SP, CE, dal prospetto delle variazioni del PN, dal RF e dalla NI.

Tali documenti sono redatti in conformità degli IAS/IFRS e sono corredati dalla relazione degli amministratori.

PASSIVO DI STATO PATRIMONIALE: espone i dati relativi alla raccolta diretta.

• Debiti verso banche

• Debiti verso la clientela

• Titoli in circolazione (comprende la c.d. raccolta “cartolarizzata”, vale a dire attuata mediante emissione

di titoli)

ATTIVO DI STATO PATRIMONIALE: espone i dati relativi ai crediti di cassa.

• Crediti verso banche

• Crediti verso clientela

NOTA INTEGRATIVA: espone ulteriori informazioni circa i debiti e i crediti della banca.

Per quanto riguarda i debiti, e precisamente la raccolta diretta, e i crediti di cassa nella parte B sono

riportati:

• I debiti/crediti verso le banche con distinzione fra i debiti/crediti verso le BC e verso le altre imprese

bancarie e, per queste ultime la composizione merceologica

• I debiti/crediti verso la clientela e le tipologie di operazioni in essere

• I titoli in circolazione distinguendoli tra quotati e non quotati.

Per quanto riguarda i crediti per cassa, essi vengono inseriti anche nella parte E dove si trova l’articolazione

delle disposizioni in base alle varie forme di garanzia che le assistono.

Per quanto riguarda la raccolta indiretta essa, non trovando accoglimento nello SP, va in NI; stesso

discorso per i crediti di firma che trovano accoglimento solo in NI nella parte B alla sezione “altre

informazioni” nella voce “garanzie rilasciate e impegni”.

I RISCHI ASSOCIATI AI CONTRATTI BANCARI

I contratti finanziari presentano la caratteristica di attuare una ripartizione del rischio tra i soggetti che li

pongono in essere. È quindi opportuno verificare gli effetti sulla rischiosità bancaria associati all’utilizzo delle

principali fattispecie contrattuali identificate nelle precedenti classificazioni anche perché, il rischio assunto

dalla banca è poi destinato a riflettersi sulle condizioni applicate alla clientela. Le tipiche tipologie di rischio

sono:

1. Rischio di liquidità;

2. Rischio di trasformazione delle scadenze,

3. Rischio di tasso d’interesse;

4. Rischio di insolvenza;

5. Rischio operativo.

1. Sorge qualora non abbia la capacità di far fronte prontamente ed economicamente ai suoi impegni a

scadenza; le forme tecniche di raccolta e di impiego che determinano l’insorgere di un rischio di liquidità più

elevato per la banca sono quelle a vista, a scadenza indeterminata, per le quali sussistono notevoli margini di

incertezza circa il momento in cui verranno prelevate le somme depositate o utilizzate le linee di credito

accordate. Queste forme devono essere attentamente monitorate in modo da predisporre idonee riserve di

liquidità. Le forme tecniche a scadenza, viceversa, presentano in misura inferiore questo rischio poiché

consentono una più puntuale pianificazione degli esborsi e degli introiti.

2. si manifesta ogniqualvolta le banche presentino uno sfasamento marcato tra la scadenza media delle

attività e la scadenza media della passività (un esempio classico è rappresentato dalla concessione di prestiti

a scadenza protratta mediante disponibilità monetarie raccolte a breve termine). Le forme tecniche di

raccolta e di impiego esistenti consentono oggi di gestire in modo consapevole questo tipo di rischio.

3. si manifesta quando variazioni nei tassi di mercato inducono effetti sfavorevoli sul rendimento delle

attività e le passività finanziarie che scadono all’interno di un dato orizzonte d’investimento, da cui

promanano flussi finanziari da reinvestire alle nuove condizioni di mercato e che sono oggetto, nel periodo

citato, di riprezzamento. Una modalità per ridurre tale rischio e quella di avvalersi di attività e passività a

tasso variabile, che possano adeguarsi alle mutuate condizioni di mercato. Inoltre la banca può porre in

essere operazioni di copertura mediante strumenti come futures, options e swaps.

4. è quello tipico e connaturato all’attività di prestatrice di fondi della banca e consiste nell’eventualità che

le somme erogate a titolo di finanziamento non siano rimborsate tutte o in parte. Le differenti tipologie di

prestiti sono soggette a un rischio di insolvenza in linea di principio assai disomogeneo. In primo luogo crediti

di firma hanno minor rischiosità rispetto ai crediti di cassa in quanto la banca non procede immediatamente a

nessun esborso. Tuttavia, anche i crediti di firma, nel caso in cui il soggetto per cui la banca ha prestato

garanzia risulti inadempiente, possono portare l’insorgere di conseguenze negative. Nei crediti garantiti,

invece, il rischio non è eliminato né limitato, ma si accresce la possibilità della banca di rientrare dalla sua

esposizione. I prestiti autoliquidabili, infine, risultano teoricamente meno rischiosi per l’intermediario che ha

la possibilità, almeno nel caso di autoliquidità in senso lato, di richiedere l’adempimento della prestazione al

soggetto deputato al rimborso a scadenza e , in caso di sua inadempienza, ha la facoltà di rivalsa nei

confronti del cliente affidato.

In ogni caso, a prescindere dalla forma tecnica, la crescente rischiosità dell’attivo bancario richiede che le

banche pongano particolare attenzione al processo di erogazione del fido e di monitoraggio del rapporto con il

cliente affidato.

5. si riferisce alla possibilità di realizzare perdite monetarie riconducibili al manifestarsi di eventi esterni o

di eventi verificatesi nel corso dello svolgimento di attività interne, derivanti dall’inadeguatezza di processi

operativi, di risorse umane applicate e di sistemi informativi utilizzati. Il rischio operativo include il rischio

legale, ma esclude quello strategico. Per ridurre questo rischio gli intermediari implementano metodi e

tecniche di analisi dei processi.

LA REMUNERAZIONE DEI CONTRATTI BANCARI

Le operazioni di raccolta, impiego e di servizio compiute dalle banche devono consentire quello che è il fine di

tutte le imprese: la massimizzazione del profitto. Il contributo al conto economico della banca, esposto in

forma scalare in conformità degli IAS/IFRS, si sostanzia nel seguente modo: la raccolta genera interessi

passivi, i crediti per cassa generano interessi attivi, i crediti di firma e i servizi ricavi da

commissioni. La differenza tra gli interesse attivi e quelli passivi determina la voce “margine d’interesse”,

che segnala il risultato dell’attività di intermediazione tipica e tradizionale. In ogni caso, i tassi d’interesse

applicati sulle operazioni attive sono fissati in relazione anche alla rischiosità che tali transazioni presentano

per l’intermediario bancario; ad esempio per quanto riguarda i prestiti per cassa, i tassi risulteranno più

contenuti nelle forme tecniche garantite, autoliquidabili in senso lato e scadenze mentre saranno più elevati

nelle forme a scadenza indeterminata (perché più flessibili) . Dal lato delle operazioni di raccolta, invece,

risulteranno mediamente più contenuti sui depositi in monete rispetto ai depositi a tempo, ai quali gli

investitori accedono proprio al fine di ottenere una significativa remunerazione.

Nello schema obbligatorio del CE vi sono poi, le voci commissioni attive e commissioni passive relative,

rispettivamente, ai ricavi incassati e ai costi sostenuti sulle diverse tipologie di servizi e sui crediti di firma.

Nella NI le commissioni attive e passive sono composte in relazione all’area di attività da cui originano.

Le commissioni attive e passive consentono di pervenire, per somma algebrica con il margine d’interesse, al

margine d’intermediazione nel quale andranno a confluire i risultati della gestione dei servizi, delle

operazioni in titoli e in strumenti derivati attuate dalla banca, nonché la remunerazione derivante dalla

concessione di crediti di firma.

L’analisi della remunerazione dei contratti non può essere disgiunta dall’apprezzamento delle modalità di

tariffazione adottate dalle banche che confluiscono sulle condizioni delle singole operazioni di raccolta,

impiego e servizio. (banca che attua politica pricing esplicita commissioni sui servizi elevate, tassi

consistenti ai depositanti; politica di pricing mista tassi d’interesse ai depositanti contenuti, servizi a

condizioni agevolate).

LE NORME SULLA TRASPARENZE DEI CONTRATTI BANCARI

Le norme relative ai contratti bancari sono state oggetto di revisione al fine di equilibrare il rapporto tra

banca e cliente e di tutelare la controparte debole. Le norme sulla trasparenza, quindi, si riferiscono ad un

insieme di regole volte a porre il cliente in condizioni di conoscere compiutamente i diritti e gli obblighi che

derivano dalla stipula dei contratti bancari. La normativa di riferimento è costituita dal TUB, dalle delibere del

Comitato interministeriale del credito e del risparmio (CICR) e dalle Istituzioni di vigilanza emanate dalla BI.

Di considervole importanza sono le regole fissate con riferimento a:

1. pubblicità e informative pre-contrattuale;

2. forma, contenuto e caratteristiche dei contratti;

3. modifica delle condizioni contrattuali.

1. in relazione a qst aspetto è previsto che, con riferimento alle operazioni di raccolta, impiego e servizi

vengano fornite in dettaglio alla clientela informazioni sui tassi praticati, i prezzi, le spese per le

comunicazioni alla clientela e tutte le altre condizioni economiche relative alle operazioni e ai servizi offerti

comprese le valute applicate e gli interessi di mora. In particolare, gli strumenti di pubblicità sono: l’avviso

contenente le principali norme sulla trasparenza, il foglio informativo contenente informazioni analitiche sulla

banca e sulle condizioni contrattuali (esso, per quanto stabilito dalla BI, deve essere strutturato in specifiche

sezioni: info sulla banca, caratteristiche dei rischi tipici dell’operazione o del servizio, condizione economiche

dell’operazione, clausole contrattuali che regolano l’operazione), la copia completa dello schema di contratto

principali condizioni

(che può esser richiesta dal cliente prima del contratto) e il documento di sintesi delle

contrattuali (unito al testo del contratto).

2. Le forme dei contratti devono essere redatti per iscritto e un loro esemplare deve essere consegnato al

cliente. L’eccezione a tale obbligo si ha solo per i servizi occasionali di valore complessivo inferiore ai 5000€.

Con riguardo al contenuto il contratto deve riportare il relativo tasso della condizione e ogni altro prezzo e

condizione praticata.

3. le modifiche delle condizioni contrattuali devono essere espressamente comunicate alla clientela. Nei

contratti di durata è possibile cambiare i tassi, i prezzi e le altre condizioni, purché vi sia un motivo non

generico e riguardi eventi di comprovabile effetti sul mercato. In ogni caso, le modifiche devono essere

comunicate al cliente 30 giorni prima dell’eventuale modifica e il cliente ha 60 giorni di tempo per decidere se

recedere dal contratto o meno.

Occorre ricordare, infine, che un notevole impulso alla trasparenza è fornito dall’iniziativa “Pattichiari” che

rappresenta un consorzio attualmente costituito da 167 banche italiane con l’obiettivo di fornire alla clientela

semplici strumenti di conoscenza e confronto delle offerte promosse dai vari istituti.

CAPITOLO 2: LA RACCOLTA BANCARIA

Le operazioni passive nell’attività d’intermediazione creditizia. Esse indicano le forme tecniche tipiche di

provvista bancaria che consentono all’intermediario di dotarsi di risorse finanziarie a titolo di debito. La

raccolta bancaria è interpretabile come sommatoria di due componenti: operazioni passive al dettaglio e

quelle all’ingrosso. LA RACCOLTA AL DETTAGLIO

In tema di raccolta al dettaglio, la banca deve svolgere accertamenti e valutazioni accurate sul soggetto con il

quale si appresta a stipulare un contratto che configura un’operazione passiva. Tali adempimenti sono attuati

dalla banca sia autonomamente, sia per effetto di provvedimenti normativi che le impongono specifici

comportamenti (tra i più importanti la normativa antiriciclaggio).

Per esaminare quali forme tecniche compongono la raccolta, è bene ricercare le peculiarità che la

caratterizzano:

• Numero elevato di controparti e importi unitari non elevati

• Assunzione di una posizione debitoria nei confronti della clientela

• Contabilizzazione nel passivo dello stato patrimoniale

• Rischio di liquidità per la banca

Sulla base di queste caratteristiche si possono ricomprendere all’interno delle operazioni passive 2 classi:

1. Raccolta diretta: operazioni di raccolta in cui le risorse finanziarie confluiscono direttamente nel

passivo dello Stato Patrimoniale della banca. Tali risorse possono essere utilizzate per operazioni

d’impiego. Rientrano in questa classe:

• Il conto corrente passivo

• I depositi a risparmi

• I certificati di deposito

• obbligazioni bancarie

Raccolta indiretta: servizio offerto dalla banca che agisce su mandato del cliente per l’intermediazione e

la gestione di strumenti finanziari d’emissione esterna all’istituto di credito. Le risorse gestite non sono

iscritte nel passivo dello stato patrimoniale

La differenza fondamentale tra le 2 classi di raccolta consiste nel fatto che, con la prima, le risorse finanziarie

affidate dall’investitore confluiscono direttamente nel patrimonio della banca (passivo), che le può utilizzare

per effettuare operazioni attive, mentre con la seconda tipologia la banca si limita a fornire un servizio

relativamente a risorse finanziarie che confluiscono nell’investimento in strumenti finanziari ( soprattutto

obblig, azioni, fondi comuni d’invest). In quest’ultimo caso, pertanto la banca non riceve disponibilità liquide.

IL CONTO CORRENTE DI CORRISPONDENZA CREDITORE LIBERO (C/C

PASSIVO)

Il c/c passivo rappresenta la forma tecnica di raccolta più diffusa ed è il prerequisito per gli altri rapporti

intrattenuti con la banca. Il c/c bancario, quindi, si presenta come un contratto nel quale confluiscono

prestazioni tipiche di altri contratti nominati (mandato, deposito, apertura di credito, c/c) coordinate attorno

ad un prestazione principale di mandato. La banca, infatti, risponde secondo le regole del mandato per

l’esecuzione di incarichi provenienti dal correntista a da altro cliente e si obbliga a ricever il denaro del cliente

ed a restituirlo a richiesta.

Natura monetaria: il c/c è un tipico deposito moneta caratterizzato dal fatto che in esso prevale su

tutte la funzione monetaria. Peculiarità dei depositi moneta, e quindi anche del c/c, sono 2: la prima è

che la loro remunerazione assume talvolta rilevanza secondaria rispetto all’obiettivo fondamentale di

regolamentare i rapporti di debito e credito dal punto di vista monetario; la seconda è che devono

presentare la massima disponibilità per poter assolvere la loro funzione di strumento di pagamento e, in

quanto tali, sono tipicamente “a vista” (e anche insostituibili).

Tipologia di contratto: contratto bilaterale tra banca e correntista

L’apertura del conto corrente tipicamente è originata da un contratto per adesione, nel quale le

condizioni sono stabilite a priori da una delle parti, che le propone ad una generalità di potenziali

contraenti: l’aderenti si limita a manifestare il proprio consenso attraverso la sottoscrizione di un modulo

già predisposto. Il correntista dovrà, inoltre apporre la firma su alcune clausole per comprovarne

l’esistenza e per impegnarsi a rispettarle. Possono sottoscrivere un c/c:

• Persone fisiche

• Persone giuridiche.

Il personale che procede all’apertura di un c/c nel caso di persona fisica, oltre ad attuare il procedimento

identificativo in base alla normativa antiriciclaggio, dovrebbe sempre verificare che disponga di capacità di

agire. Analogamente per le persone giuridiche si dovrebbe individuare i soggetti che rispondono per le

obbligazioni assunte nei confronti della banca, e quelli a cui competono i poteri di firma per gli atti di

ordinaria e straordinaria amministrazione.

• Contestazione: il c/c può esserne oggetto, nel senso che più soggetti hanno diritto ad intrattenere

rapporti con la banca a valere sul medesimo conto. Se nulla viene stabilito, la contestazione implica

che i soggetti proprietari possono operare solo congiuntamente (ogni operazione viene avviate solo

se tutti i contestatari firmano). È prevista però la facoltà di operare disgiuntamente. Tutti i

contestatari possono conferire a terzi procura ( speciale o generale) o delega. (limiti e

caratteristiche procura a pag. 41)

I servizi associati: come già detto il c/c rappresenta il presupposto tra banca e cliente e consente a

quest’ultimo di avvalersi dei numerosi servizi bancari offerti dagli intermediari finanziari. In altri termini il

sistema bancario, tramite c/c, fornisce mezzi di pagamento accettati dal pubblico e favorisce il

regolamento degli scambi mediantie operazioni di incasso e di pagamento che movimento il c/c. Tali

operazioni, a loro volta, originano dall’utilizzo di molteplici strumenti tecnici che operano a valere sul c/c.

Tra questi ci sono gli strumenti cartacei di utilizzo della moneta (assegni), strumenti di tipo

elettronico ( carte di credito). In particolare, alla fine del 2010 è previsto il completamento della

migrazione dei sistemi di pagamento nazionali verso gli schemi di SEPA, che mirano a creare un mercato

europeo comune e omogeneo dei sistemi di pagamento, eliminando le differenziali pre-esistenti a livello

nazionale. I servizi di pagamento costituiscono la componente più rilevante dei servizi cui è possibile

accedere tramite c/c e la loro diffusione (assegni in primis) richiede che le banche adottino particolari

cautele e che effettuino controlli interni nella gestione del c/c.

IL FUNZIONAMENTO DEL CONTO CORRENTE

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a = data dalla quale decorrono/cessano gli interessi attivi e passivi. Le valute

applicate sulle operazioni di accredito o di addebito risultano spesso assai difformi tra le banche e all’interno

della medesima banca. L’art 120 del TUB, peraltro, stabilisce che i versamenti di contanti, assegni circolari

della stessa banca e assegni bancari tratti sulla medesima succursale, siano conteggiati ne seguente modo:

Versamento valuta = data versamento

I

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-Operazioni di accredito: valuta = posteriore alla data dell’operazione.

La disponibilità di fondi che si registra nel periodo compreso tra il momento dell’addebito e dell’accredito,

definita float, rappresenta un elemento che influisce sul costo sostenuto dai depositanti. E proprio dal “gioco

delle valute”, disparità di trattamento tra l’accredito e l’addebito delle valute nel C/C, la banca ritrae

notevoli benefici economici. La valuta, che come si è detto è la data a partire dalla quale l’importo

dell’operazione attuata su c/c si rende disponibile al calcolo degli interessi, consente di calcolare il c.d. Saldo

liquido = valore che risulta dal computo di tutte le operazioni attive e passive per le quali la valuta è

maturata. Tale saldo del conto va distinto dal Saldo contabile = sintesi di tutte le operazioni a debito e a

credito effettuate a prescindere dalla maturazione della loro valuta; e dal Saldo disponibile = sintesi di tutte

le operazioni a cui la banca a verificato il Buon Fine.

La chiusura contabile del c/c. Nel corso del rapporto contrattuale la banca, di norma, effettua la chiusura

del c/c al 31 dicembre, o ad altra data stabilita, procedendo alla liquidazione degli interessi creditori. I

documenti di sintesi:

– Estratto conto: documento nel quale vengono elencate in ordine cronologico dalla data di

esecuzione, tutte la transazioni che hanno originato addebiti e accrediti. Contiene l’ammontare dei

movimenti per capitali, la valuta, la causale e la data di ogni operazione. Consente al correntista di

verificare la regolarità delle operazioni effettuate con periodicità annuale e, a scelta del cliente,

semestrale, trimestrale o mensile. In mancanza di opposizione scritta l’estratto conto si ritiene

approvato dal cliente trascorsi i 60 giorni dal ricevimento.

– Conto scalare: documento che dispone i saldi relativi a tutte le operazioni effettuate a partire dalla

precedente chiusura in ordine cronologico di valuta. Serve per visionare gli interessi a credito e

eventuali scoperti di valuta. La struttura del conto scalare consente quindi di evidenziare: i saldi

debitori e creditori, i giorni (intesi come la distanza tra la valuta attribuita a un saldo e a quella

attribuita al saldo immediatamente successivo), i numeri debitori e creditori ottenuti moltiplicando i

saldi e i giorni corrispondenti. In tal modo, applicando a ciascun saldo il relativo tasso, si

determinano gli interessi da liquidare.

– Prospetto competenze e spese: evidenzia gli addebiti di commissioni e spese, il totale dei numeri

dare e avere, i tassi debitori e creditori, l’importo degli interessi a debito e a credito e la ritenuta

fiscale applicata. ESTRATTO CONTO: UN ESEMPIO

DATA VALUTA DESCRIZIONE

DARE AVERE

02.04.10 05.04.10 2.500 Versamento assegno bancario v/banca

10.04.10 06.04.10 130 Pagamento fattura enel

15.04.10 13.04.10 80 Pos presso esselunga

19.04.10 18.04.10 200 Bonifico a favore di III

22.04.10 22.04.10 150 Prelievo atm su ns sportello

30.O4.10 1940 Saldo finale

Consideriamo la prime operazione. Come si evidenzia in tabella la valuta assegnata a quest’operazione è

successiva alla data in cui essa è effettivamente avvenuta (3 giorni dopo). In questo modo la banca non

pagherà gli interessi al cliente per 3 giorni.

Consideriamo la seconda operazione. Qui la valuta è, invece, antecedente rispetto alla data

dell’operazione. In questo modo la banca sottrae al cliente la possibilità di vedersi pagati 4 giorni d’interesse.

Generalizzando il discorso: per le operazioni in cui si incrementa il conto corrente (saldi in avere),

la valuta è posteriore rispetto alla data in cui è avvenuta l’operazione; per le operazioni in cui si

decrementa il conto corrente (saldi in dare), la valuta è antecedente rispetto alla data in cui è

avvenuta l’operazione. CONTO SCALARE: UN ESEMPIO

VALUTA GIORNI

DARE AVERE DEBITORI CREDITORI

5.04.10 2.500 1 2.500

6.04.10 2.370 7 16.590

13.04.10 2.290 5 11.450

18.04.10 2.090 4 8.360

22.04.10 1.940 8 15.520

TOTALE 54.420

NUMERI:

Con tasso creditore = 2%

54420∗2/36500 = 2,98€ interessi lordi

ritenuta fiscale (27%) = 0,80€

2,98-0,80 = 2,18€ interessi netti

GLI ELEMENTI DI COSTO E RICAVO ASSOCIATI AL CONTO CORRENTE:

il correntista , oltre a poter accedere tramite il c/c ai servizi bancari, beneficia di competenza a suo favore

rappresentate dagli interessi creditori, normalmente liquidati alla fine dell’anno, anche se alcune banche

operano capitalizzazioni semestrali o addirittura semestrali. Ovviamente la banca assegna al correntista gli

interessi al netto della ritenuta fiscale del 27% (che opera come definitiva per persone fisiche, mentre ha

natura d’acconto per persone giuridiche). Il tasso d’interesse tipicamente varia in relazione alla consistenza

media annua del conto.

Il titolare del c/c è poi soggetto ad una serie di elementi di costo tra i quali:

• Interessi debitori: originati da scoperti derivanti dal gioco delle valute e da conseguenti saldi dare

sul c/c

• Spese di tenuta conto: addebitate in importo fisso ogni volta che il conto viene chiuso e che

possono essere applicate anche con periodicità annuale

• Spese per operazione: determinate in base a una spesa fissa per ciascuna operazione

• Giorni valuta: essi determinano oneri sulle operazioni di incasso e di pagamento

• Recuperi spese: per esempio il recupero dell’imposta da bollo

• Il rendimento effettivo del conto corrente: esso si attesta su livelli inferiori al tasso creditore

nominale a causa non solo dell’applicazione della ritenuta fiscale, ma anche sulle suddette spese di

gestione.

Il c/c non è un deposito tempo ma serve per porre in essere operazioni di tipo monetario. Non è, inoltre, uno

strumento di gestione del risparmio e quindi devo avere la consapevolezza che gli interessi creditori non sono

il fine primario per chi decide di aprire un c/c e che esso comporta comunque dei costi. Proprio per questo un

buon c/c non è quello che offre interessi creditori alti, ma quello che comporta i costi minori. Infine occorre

evidenziare che nei c/c anche le ritenute fiscali sono elevate (27%), basti pensare che le ritenute sulle

obbligazioni sono pari al 12,5%.

LE EVOLUZIONI NELLE TIPOLOGIE DI CONTO CORRENTE

Nell’ultimo decennio lo strumento del conto corrente è stato oggetto di una serie di modifiche per renderlo più

appetibile alla clientela sotto diversi profili. Accanto alla configurazione tradizionale, sono così comparse una

serie di tipologie che si prefiggono di: raggiungere selezionate categorie di clienti proponendo loro un’offerta

ampia e funzionale alle loro esigenze; soddisfare le necessità di soggetti interessati a ottimizzare la gestione

delle proprie disponibilità monetarie sotto il profilo della liquidità e della redditività; enfatizzare la natura di

depositi moneta dei conti correnti; incrementare la fruibilità del conto corrente, consentendo un accesso più

agevole e veloce attraverso il ricorso di tecnologie informatiche. Occorre peraltro ricordare che il potenziale

cliente ha la possibilità di ricorrere all’iniziativa denominata “conti correnti a confronto” al fine di verificare le

tipologie di contratto maggiormente aderenti alle proprie necessità.

Le suddette tipologie di conto corrente sono:

• I conti convenzionati

• I conti abbinati a contratti assicurativi

• I conti in valuta

 I conti di liquidità

• I conti online

• I conti di servizio

Analizziamole ora,una per una, nello specifico:

I CONTI CONVENZIONATI

Conti correnti analoghi a a quelli tradizionali, che si differiscono da quest’ultimi per la “parità di

trattamento” applicabile a tutti i rapporti rientranti nella convenzione. Così facendo le banche utilizzano

ECONOMIE DI SCALA, volte ad incrementare a livello esponenziale i clienti. Per la Deuch Bank questo è uno

dei punti di maggior forza.

In sostanza è previsto un trattamento paritetico per tutti i correntisti che rientrano in una convenzione stipulata tra la

banca e un organismo che assume il ruolo di rappresentare una molteplicità di potenziali clienti (es: Associazioni di categoria,

CDO, aziende…).

I CONTI CORRENTI A TARGET

Tipologia di conto corrente creati ad hoc per rispondere alle esigenze particolari di una precisa categoria

di clienti (studenti, donne, pensionati,professionisti,ecc.) nei quali si cerca di innescare un processo di

identificazione con le caratteristiche del prodotto offerto. Questo conto si serve di INDICATORI DI COSTO:

essi fanno riferimento a 6 tipologie di soggetti ai quali si assegna un numero target di operazioni. Modello di

conto posto i essere a partire dal giugno 2009.

Rispetto ai conti correnti convenzionati,i conti a target si caratterizzano per la presenza di servizi

accessori più personalizzati e mirati alle esigenze del target; risultano, tuttavia, meno flessibili in quanto i

segmenti obiettivo risultano predefiniti e fissi.

I CONTI CORRENTE PACKAGE

Offrono, a fronte del pagamento di un canone fisso periodico a importo predefinito, l’accesso “gratuito”

ad un consistente quantitativo di operazioni bancarie, nonché di alcune agevolazioni extrabancarie

Generalmente tali forme di conto corrente prevedono l’indicazione di una gamma di operazioni comprese

nel “pacchetto” e la definizione del relativo ammontare. Benché si rinvengano sul mercato conti correnti

package che consentono l’esecuzione di un numero illimitato di specifiche operazioni (per esempio bonifici e

prelievo contanti), spesso tale tipologia di conto prevede un ammontare massimo di movimentazioni del

conto nel periodo di riferimento (mese,trimestre, semestre, anno). Al superamento della soglia predefinita del

pacchetto (nel caso in cui ci sia), si assiste all’addebito di commissioni per ciascuna operazione aggiuntiva.

Pagando un canone fisso possiamo fare un certo numero di decisioni. Le difficoltà di questo conto sta nel

valutare quante operazioni si fanno. Infatti questo conto risulta vantaggioso solo nel caso in cui il numero di

operazioni che faccio si avvicinano quantitativamente a quelle offerte dal pacchetto, altrimenti non lo è.

I C/C ABBINATI A CONTRATTI ASSICURATIVI

Rappresentano quella tipologia dei conti correnti che, oltre a fornire l’operatività caratteristica, inglobano

un contratto di assicurazione (es: vita, infortunio), oppure assicurazioni su beni materiali (casa, auto..)

rendendoli più appetibili nei confronti di ben individuate fasce di clientela.

Questa tendenza è frutto del rapporto tra banche e assicurazioni che confluisce nella stipulazione di

accordi in base ai quali le banche si occupano di collocare sul mercato specifiche polizze sfruttando la loro

capillare presenza sul territorio.

I C/C ABBINATI A PRODOTTI BANCARI

Come anticipato,l’apertura di un conto corrente spesso rappresenta prerequisito per intrattenere

successivamente altri rapporti con l’intermediario bancario. Tuttavia, ci sono tipologie di conto corrente che

presentano un abbinamento con specifici prodotti bancari già in origine.

Paradigmatico è il c/c abbinato a mutuo. Si prevede ad un livello minimo di giacenza un tasso di

remunerazione delle somme depositate in conto pari al tasso d’interesse corrisposto dal cliente per

rimborsare il mutuo. Gli interesse maturati possono ridurre il costo del mutuo o la durata. Il mutuo, tuttavia,

non rappresenta l’unica tipologia di prodotto bancario abbinabile al contratto di conto corrente: talvolta le

banche propongono un conto corrente con un canone decrescente in relazione all’ammontare dei prodotti

sottoscritti dal correntista presso lo stesso istituto. Anche in questo caso, l’obiettivo è fidelizzarsi il cliente.

CONTI CORRENTI IN VALUTA

Caratteristiche tecniche:

Valuta di riferimento

Tasso applicato in funzione della valuta di riferim.

Gli accrediti e addebiti effettuati con valute diverse da quella di riferimento verranno convertiti al

cambio corrente della data di esecuzione dell’operazione (commissione di negoziazione che non è

mai a basso costo)

La raccolta in valuta si rivela preziosa per le banche che effettuano con continuità e per importi

significativi un’attività di impiego nella medesima valuta e che riescono a contenere la propria esposizione al

rischio cambio. Viceversa, con i conti in valuta, la clientela, oltre a diversificare il proprio portafoglio, rende

più semplici e snelle le operazioni di investimento in titoli esteri e, in periodi di cambio conveniente, può

acquistare la valuta prescelta e mantenerla in deposito fino a quando non individua investimenti idonei e

profittevoli.

Se siamo in Italia, abbiamo un conto in franchi svizzeri e riceviamo un bonifico in $, questi verranno

convertiti in franchi e non in €. Questo conto è vantaggioso per chi effettua molte transazioni con l’estero.

I CONTI DI LIQUIDITA’ (è ormai obsoleto)

I conti correnti di liquidità sono anche definiti CONTI DI INVESTIMENTO O CONTI FONDI. Essi

configurano una sorta di “prodotto misto” che prevede l’abbinamento tra il conto corrente e investimenti in

quote di fondi comuni d’investimento o altri valori mobiliari.

Si cerca di ottimizzare quella parte di risorse finanziarie eccedente le normali esigenze di cassa

realizzando una combinazione tra il tipico deposito moneta e un investimento finanziario. Il meccanismo di

funzionamento dei conti di liquidità può divergere da banca a banca; in linea generale viene individuata una

giacenza minima, una media e una massima che viene costantemente confrontata con il saldo del correntista.

Se il saldo si mantiene tra la giacenza minima e quella massima, il funzionamento del conto di liquidità è

analogo a quello di un normale conto corrente di corrispondenza; quando il saldo, invece, supera la giacenza

massima prefissata, scatta un meccanismo automatico di investimento dell’eccedenza in quote di un fondo

comune di investimento o in altri valori mobiliari. Se il saldo del conto corrente dovesse scendere a livelli

inferiori della giacenza minima, si innesca un meccanismo automatico di disinvestimento di un numero di

quote del fondo comune di importo pari alla differenza tra la giacenza media e il saldo del conto. In tal modo

quindi, i meccanismi di investimento e disinvestimento automatico mantengono il saldo del conto all’interno

della fascia di giacenza prescelta e, nel contempo, consentono di attuare investimenti finanziari nelle quote

del fondo che dovrebbero assicurare un rendimento più elevato rispetto al conto corrente più elevato.

I CONTI CORRENTI ON-LINE

Il conto corrente on line ha un meccanismo di funzionamento del tutto analogo a quello dei conti

correnti ordinari. A differenza di quelli tradizionali, però, il cliente può compire operazioni dispositive on line

24 ore su 24, senza necessità di un contatto personale o telefonico con la filiale. Inoltre il tasso attivo

percepito dal cliente sul conto è superiore a quello praticato sui conti ordinari e anche molte operazioni

possono essere disposte a condizioni più convenienti.

I CONTI CORRENTI DI SERVIZIO

Conto corrente anche definito come conto corrente leggero. Esso offre una remunerazione nulla sulle

somme depositate, e nel contempo, non prevede spese di gestione consentendo di effettuare illimitate

operazioni a costo zero. Lo strumento in esame incentiva i clienti a utilizzare il conto corrente unicamente

come strumento di pagamento gestione della liquidità e non come forma di investimento. Il conto di servizio

tende a rimuovere il tradizionale e prioritario meccanismo di contrattazione del tasso di interesse tra banca e

cliente spostando l’oggetto di negoziazione sul numero di operazioni gratuite o sull’importo della commissione

applicata. Questo tipo di conto risulta conveniente per chi attua una movimentazione intensa e sono soliti

mantenere una giacenza minima prefissata.

CONTI DEPOSITO

CONTO ARANCIO

non è un conto corrente ma un conto di deposito

occorre sempre mantenere un conto predefinito (con le relative spese) per potere operare con il conto

arancio

per utilizzare devo usare bonifici o assegni bancari o circolari che hanno un costo, non essendoci

operatività di sportello

Conto arancio

quanti soldi verso

per quanto tempo investo

quanto rendono veramente i soldi

vediamo le condizioni economiche

interessi 2,50% lordi ossia 1,825% netti

frequenza di liquidazione annuale, al 31.12

nb: alla scadenza del periodo viene applicato il tasso base.

Conto arancio

valute applicate ai versamenti

bonifici: 1 giorno lavorativo, disponibilità: data valuta accredito

servizio alimentazione: 1 giorno lavorativo

assegno: 2 giorno lavorativo

valute di accredito su conto predefinito

bonifici: 2 giorno lavorativi successivi alla data di esecuzione dell’ordine, che può differire da quella in

cui l’ordine è impartito. la data di esecuzione è comunicata nel momento di conferma ordine

Conto arancio

ipotizziamo di avere a disposizione 5.000€ da investire per un mese (31 giorni dal 1 al 31 luglio)

il tasso nominale lordo applicato dalla banca è l’1,00%

il tasso nominale lordo applicato dal conto arancio è il 2,50% (il tasso base è l’1,5%)

la banca applica 2 giorni valuta per l’addebito di bonifici verso altre banche e 2 giorni di valuta per

l’accredito di bonifici da altre banche

il costo di un bonifico è di 2€

quale è allora l’effettivo tempo di investimento?

Conto arancio

se investo e disinvesto perdo 1gg di valuta in entrata e 2gg di valuta in uscita

sul conto della banca perdo 2gg di valuta in entrata e 2gg di valuta in uscita

da cui ne deriva una remunerazione per 28gg (+31-1-2) che deve essere rapportata ad un periodo di 35

gg (-31-2-2)

Conto arancio

quanto guadagno dall’investimento?

* 28/365 * 2,50% =9,589041*(1-27%) =7,00 (pari all’1,825%) -2 =5,00 (pari all’1,303571%)

che, rapportati al periodo effettivo di investimento

7*365*100 / 5.000*35 = 1,46%

5*365*100 / 5.000*35 = 1,042857% CHE BANCA

Conto corrente

Conto deposito

Conto tascabile

Che Banca: Conto corrente

Costo 1€ mensile

Carta di credito 12€ annui, a fronte di accredito stipendio o giacenza minima

Che Banca: Conto deposito

gratuito (senza spese con imposta bollo 34€ a carico banca)

1,5% 3m - 2,0% 6m - 2,5% 12m

accredito anticipato interessi

maturazione interessi al termine del periodo pattuito

tasso base in caso di svincolo anticipato

necessita di c/c di appoggio

Che Banca: Pronti contro termine collegato a conto deposito

Da 5.000 €, con multipli di 1.000€

Remunerazione a scadenza

Imposta di bollo 1,81€ per operazione

Che Banca: Conto tascabile

No interessi

Carta elettronica ricaricabile ad uso gratuito

Inclusi bonifici in entrata ed uscita, al costo di 1€ al mese

LA RACCOLTA: LE OBBLIGAZIONI BANCARIE

non esiste la funzione monetaria, che non viene presa i considerazione

Strumenti cartolari emessi dalle banche x la raccolta del risparmio a medio e lungo termine (> 18 mesi)

È un titolo di credito che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale maggiorato di una

quota di interessi (la banca emette un’obbligazione: riceve cassa dal sottoscrittore ed essa dovrà essere

restituita con gli interessi: è quindi un debito per la banca e un credito per il sottoscrittore).

Valore di emissione iscritto nel passivo dello stato patrimoniale

Il prestito obbligazionario è uno strumento volto al reperimento di risorse finanziarie de quale si serveno

anche le SPA di natura non bancaria e gli enti pubblici. Tuttavia per quest’ultimi il ricorso a tale fonte è

solo una delle possibili alternative, mentre per le banche esso rappresenta un’attività connaturata alla

sua tradizione di intermediazione creditizia.

Il TUB all’articolo 12 prevede la possibilità per le banche di procedere all’emissione di “obbligazioni,

anche convertibili, nominative o al portatore”; in passato, tuttavia tale facoltà non era riconosciuta in

modo ampio ed omogeneo. Solo con il d.leg. n. 481/1992 di recepimento della II Direttiva Cee, infatti, si

è attuata una sostanziale e significativa liberalizzazione della possibilità di emettere obbligazioni.

Rispetto alla disciplina previgente, le innovazioni sostanziali sono sintetizzate in 4 punti:

1. Oggi possono raccogliere con questa forma tecnica anche le banche popolari e quelle di

credito cooperativo

2. è consentita l’emissione anche di obbligazioni ordinarie e non solo convertibili e cum warrant

3. Deroga al Codice Civile prevista per l’emissione di obbligazioni bancarie ordinarie (ex art.

2412). La ratio di tutto ciò sta nel fatto che il prestito obbligazionario anche per la banca è

una fonte di guadagno in quanto grazie ad essi ha le disponibilità necessarie per fare degli

investimenti e quindi produrre ricavi.

4. Non è necessaria l’approvazione preventiva di Banca d’Italia, la quale, però, può intervenire

nel caso in cui l’emissione obbligazionaria divenga aleatoria ai fine della “sana e prudente

gestione”. L’obbligazione viene, infatti, deliberata dal CDA delle banche.

LE MODALITA’ DI EMISSIONE DI PO

Le modalità d’emissione dei prestiti obbligazionari sono state stabilite in modo maggiormente dettagliato da

BI con le istruzioni di vigilanza relative alla raccolta in titoli delle banche. In pratica, vengono individuate 2

tipologie d’emissioni di questi “titoli di massa”:

1. Le banche con PV almeno pari a 25 Mil/€ e con i bilanci degli ultimi 3 esercizi in utile (almeno

l’ultimo bilancio deve essere certificato. PRICES, per esempio, è una grossissima società che ha al

suo interno l’auditing, ossia la figura del revisore contabile. Questi va a visionare i bilanci ed

esprime un giudizio sugli stessi relativamente alla correttezza e alla veridicità delle informazioni che

contengono e all’applicazione dei PC. L’auditing, che è sempre iscritto all’Albo, se non svolge

un’attività adeguata va incontro a sanzioni penali e giuridiche molto serie) o che emettono

obbligazioni per importo d’emissione sempre superiore a 150 mil/€

Possono avere un taglio minimo di 1.000€

2. Per le banche che nn soddisfano i requisiti minimi sopra menzionati e Importo inferiore a 150 mil/€

taglio minimo di 10.000€

LA DURATA DEI PO:

Durata originaria minima: 3 anni, oppure la vita media deve essere di 2 anni e l’eventuale rimborso

anticipato dei titoli deve essere previsto esplicitamente nel regolamento del prestito e, cmq, non può avvenire

prima di 18 mesi dalla data di chiusura dell’ultima tranche ovvero del collocamento.

- La vita media di un’obblig indica il periodo di tempo mancante al pagamento dei flussi in c/capitale

Ritenuta Fiscale : 12,5%, ossia ad un livello analogo a quello dei titoli di stato.

• Struttura delle obbligazioni ordinarie:

• – Zero coupon: L’interesse è corrisposto alla scadenza, e non sono previste remunerazioni cedolari

intermedie.

– Con cedola (essa è l’interesse maturato nel periodo): prevedono il pagamento di interessi con

intervalli predefiniti (trimestrali, semestrali..)

Remunerazione delle obbligazioni ordinarie:

Per poter ricevere un favorevole accoglimento da parte dei sottoscrittori, le obbligazioni bancarie devono

risultare competitive in termini di rendimento con le altre attività finanziarie di analoga scadenza, vale a dire

con i titoli di stato. Ciò significa che tale forma di raccolta risulterà più onerosa per la banca rispetto a tutte le

altre forme di raccoltala al dettaglio. Ad ogni modo, le remunerazioni per il sottoscrittore possono essere:

A tasso fisso

– A tasso variabile / indicizzate: godono di una stretta correlazione positiva con il mercato; infatti se

– tassi sul mercato aumentano, aumentano anche le cedole, se i tassi sul mercato diminuiscono,

diminuiscono anche le cedole.

Quale delle 2 forme di rendimento è meglio? Dipende dal periodo, dalla congiuntura economica e dalle

previsioni.

LE OBBLIGAZIONI BANCARIE – TIPOLOGIE

• Obbligazioni convertibili

• Obbligazioni cum warrant

• Obbligazioni step-up/step down

• Obbligazioni garantite (covered bonds)

• Obbligazioni strutturate

– Equity/Index linked

– Reverse floater

– Reverse convertible

– Drop lock

Bull&bear

Analizziamole:

OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI

Strumento che attribuisce la possibilità di convertire un titolo di credito in capitale di rischio. Il possessore

percepisce un interesse a date periodiche prefissate o, alla scadenza del titolo, la differenza tra il valore di

rimborso e il prezzo pagato al momento dell'emissione obbligazionaria; in caso di mancato esercizio, ha

diritto al rimborso del capitale a scadenza. La facoltà di conversione può essere attribuita in modo

continuo durante la vita dell'obbligazione o limitata a periodi circoscritti. All'atto della conversione il

possessore della convertibile ha facoltà di ottenere l'azione senza esborso di denaro dando in cambio

l'obbligazione che così si estingue.

Esempio: la banca emette un’obbligazione convertibile del valore di 10.000€ e al sottoscrittore viene detto

che dal periodo X al periodo Y ha la facoltà di conversione. Nel momento in cui tale prestito viene emesso

ogni azione vale 1€: il che significa che i 10.000€ equivalgono a 10.000 azioni. Nel periodo in questione il

valore delle azioni sale però a 2€: in questo caso per il sottoscrittore e molto conveniente convertire perché

facendolo avrebbe 10.000 azioni, le quali, però, anziché valere 10.000€, valgono 20.000€. Viceversa, se nel

periodo da X a Y il mercato facesse valere ogni azione 0.5€.

Nota: una volta effettuata la conversione in azioni, non è più possibile tornare indietro e quindi il capitale non

verrà restituito.

OBBLIGAZIONI CUM WARRANT

Al momento dell'esercizio del diritto conferito dal warrant il possessore può acquisire le azioni o altri valori

mobiliari o beni pagandone il prezzo prefissato: ciò comporta per l'investitore un ulteriore esborso in denaro.

Il warrant (o buono d'acquisto) è un valore mobiliare in genere staccabile dall'obbligazione; in tal caso può

circolare separatamente.

In questo caso al sottoscrittore risulterà conveniente comprare azioni quando il mercato offrirà un prezzo

maggiore rispetto a quello che è scritto sul warrant; viceversa non lo sarà quando il mercato offrirà un prezzo

minore rispetto a quello scritto sul “buono”.

Nota: il warrant, n quanto opzione, può avere un mercato autonomo. È infatti possibile staccare il buono

vendendolo pur continuando ad avere l’obbligazione.

OBBLIGAZIONI STEP UP O STEP DOWN

Caratteristica di questi titoli di credito è la variabilità predeterminata dei tassi d’interesse. I tassi cedolari

sono costanti per un periodo predefinito, dopodichè subiscono un incremento o decremento (a seconda che

sia step up o step down) basato sulle previsioni di mercato.

Esempio: oggi i tassi sul mercato sono bassi, ma la banca prevede che nel futuro saliranno; per questo essa

ci offre per i primi tre anni del prestito cedole del 2%, mentre per i restanti IV e V cedole con tassi del 5%.

Tale obbligazione è una step-up; struttura inversa è prevista per le step-down.

COVERED BONDS (privilegio dei creditori)

La restituzione del capitale e degli interessi è garantita da una specifica porzione dell’attivo dello stato

patrimoniale della banca e che quindi fa sorgere un privilegio rispetto agli altri creditori su quell’asset.

• OBBLIGAZIONI STRUTTURATE

– INDEX-EQUITY LINKED: Obbligazione con cedole inferiori alla media, ma che permettono

all’investitore di beneficiare parzialmente dell’eventuale rivalutazione di un indice azionario o

di un’azione esercitando un’opzione call. Es. 2 soggetti Tizio e Caio sono soci: il primo ha il

30% della società, il secondo il 70%. Caio al tempo t stipula un contratto con un’opzione call

in base alla quale egli potrà trasferire il 30% di Tizio nel suo patrimonio ( un soggetto

richiama a sé il pacchetto di riferimento). Quest’opzione assomiglia al warrant, anche se non

sono propriamente la stessa cosa. Opposta è invece l’opzione put in base alla quale Tizio

trasferisce a Caio il suo 30% ( il soggetto toglie da sé il pacchetto azionario di riferimento).

– REVERSE FLOATERS: Titolo di credito a cui vengono corrisposti nei primi periodi delle

cedole a tasso fisso elevato. Decorso questo periodo, il sottoscrittore percepirà un tasso

cedolare variabile determinato dalla differenza tra il tasso prefissato e remunerato fino a quel

momento e un tasso di mercato da prendere come riferimento. La remunerazione è quindi

inversamente proporzionale al tasso di riferimento. Viene garantito un floor.

Pari alla differenza tra il tasso prefissato e un tasso di riferimento preso dal mercato ( per es,

l’EURIBOR). 5-3= 2% . più il tasso di mercato è alto, più la mia remunerazione sarà bassa.

– REVERSE CONVERTIBLE: combinazione tra titolo obbligazionario e un’opzione put su titoli

azionari, che viene implicitamente venduta dall’emittente all’investitore alla sottoscrizione del

bond. Il sottoscrittore alla scadenza incassa la cedola e il capitale inizialmente investito se non

si verificano determinate condizioni prestabilite sul sottostante. In caso contrario, laddove si

verificassero queste condizioni, l’investitore non riceverà capitale, ma una prefissata quantità

di azioni sottostanti, e sostenendo una perdita in conto capitale.

– E’ uno strumento a breve periodo e con alte cedole.

– DROP LOCK: Obbligazioni a tasso variabile per le quali, se il tasso scende sotto ad una

determinata soglia, la cedola si trasforma a tasso fisso

– BULL AND BEAR: prevedono che l’entità del capitale rimborsato a scadenza sia correlato

.

all’andamento di un indice azionario

LA RACCOLTA: STRUMENTI DI DEBITO SUBORDINATO

Sono strumenti più rischiosi rispetto alle obbligazioni ordinare, ma con un rendimento molto più congruo.

Infatti, in caso di default della banca, prima vengono pagati i creditori privilegiati, poi i chirografi e i

sottoscrittori dei prestiti appena visti e, infine, i sottoscrittori di obbligazioni subordinate.

Esistono tre tipologie di strumenti di debito subordinato:

Lower Tier 2 (Prestiti subordinati ordinari) : è il meno rischioso. Le cedole non vengono pagate ai

sottoscrittori solo in caso di default dell’emittente. In caso di liquidazione vengono rimborsate dopo le

obbligazioni senior.

Upper Tier 2 (Strumenti ibridi di patrimonializzazione): ha una scadenza superiore ai 10 anni; in

caso si verifichi una perdita di esercizio le cedole vengono sospese per essere poi pagate in modo cumulativo

nel primo esercizio chiuso in utile. In caso di liquidazione viene rimborsata dopo le obbligazioni senior, e le

Lower Tier 2.

Tier 1 (Strumenti innovativi di capitale): è la categoria più rischiosa e può essere assimilata ad

un’azione di risparmio con cedola prefissata; non ha scadenza e può essere richiamata anticipatamente dalla

banca (opzione call). La cedola viene cancellata o sospesa nel caso in cui la società non paghi i dividendi. In

caso di liquidazione viene rimborsata dopo tutte le altre categorie.

STRUMENTI DI DEBITO SUBORDINATO

Tier 1 Upper tier 2 Lower tier 2

SCADENZA Indeterminata Minimo 10 anni Minimo 5 anni

RIMBORS0 ANTICIPATO Dopo 10 anni Dopo almeno 10 anni Dopo almeno 5 anni

SOSPENSIONE Se non vengono Chiusura dell’esercizio in Solo in caso di default

PAGAMENTO INTERESSI distribuiti dividendi agli perdita con possibilità di emittente

azionisti cumulo

LIVELLO DI Solo privilegio rispetto Privilegio rispetto T1 Privilegio rispetto all’UT2

SUBORDINAZIONE DEL azionisti

RIMBORSO LA RACCOLTA: I DEPOSITI A RISPARMIO

Premessa: depositi tempo sono finalizzati ad ottenere un rendimento significativo dagli investimenti finanziari

attuati e non svolgono una peculiare funzione monetaria. Tradizionalmente questa categoria si identifica con

le differenti tipologie di depositi a risparmio.

I depositi risparmio sono una forma tecnica di raccolta molto tradizionale diverso dal c/c in quanto configura

un deposito tempo nel quale confluiscono risorse “sottratte durevolmente al consumo”.

La stipulazioni del contratto è caratterizzato dal rilascio da parte della banca di un libretto di deposito, sul

quale, per legge, si devono annotare le operazioni di versamento e di prelevamento. Dal punto di vista

dell’intestazione i libretti possono essere classificati in 2 categorie principali, i libretti al portatore ed i libretti

nominativi, e in 2 categorie secondarie, i libretti al portatore con indicazione di un nome ed i libretti

nominativi pagabili al portatore.

Il libretto di risparmio nominativo è un documento di legittimazione in quanto attribuisce all’intestatario la

qualifica di originario titolare del medesimo e lo legittima ad ottenere le prestazioni delle banca. Per averlo la

banca richiede all’intestatario di apporre una firma su una scheda e raccoglierà i nomi di eventuali

procuratori. Il libretto può, inoltre, essere contestato e non può essere trasferibile (per la cessione del credito

è necessaria la modifica dell’intestazione). La natura giuridica di questo documento implica che, in caso di

smarrimento, furto o distruzione, la procedura sia più rapida rispetto a quella prevista per il libretto al

portatore. Essa prevede che il titolare sporga denuncia alla dipenanza bancario che lo ha emesso, che questa

apponga il fermo e proceda all’affissione nei locali di una diffida ad operare rivolta all’eventuale possessore

illegittimo, il quale è tenuto ad effettuare opposizione entro un termine, oltre il quale la banca rilascia il

duplicato del libretto e dichiara inefficace quello originario. In caso di morte dell’intestatario del libretto

nominativo i diritti nominativi spettano agli eredi; nel caso di libretti intestati a più persone il contestatario

superstite è abilitato al ritiro delle somme senza alcun particolare adempimento. Va precisato anche che, ai

sensi della normativa antiriciclaggio n°231 del 2007, l’ordinamento giuridico italiano prevede che la banca

effettui una adeguata verifica della clientela in ogni circostanza in cui il cliente effettui una movimentazione

del libretto per importi pari o superiori ai 15000€.

Il libretto di risparmio al portatore: è un titolo di credito che può circolare con la semplice consegna. Da ciò

discende che il possessore è abilitato ad effettuare pagamenti e ad attuare la normale operatività sullo

strumento in esame; la banca che adempie la prestazione nei confronti del possessore del libretto è,

pertanto, liberata anche se questi non dovesse essere il depositante. Ai sensi della normativa antiriciclaggio,

tuttavia, in caso di trasferimenti di libretti di deposito bancari al portatore, il cedente è tenuto a comunicare

alla banca, entro trenta giorni, i dati certificativi del cessionario e la data del trasferimento. In assenza di tale

comunicazione l’intermediario dovrà procedere alla segnalazione presso le autorità competenti.

La natura di titolo di credito rende più complessa la procedura da esprimere in caso di furto, smarrimento o

distruzione: oltre alla denuncia, infatti, si rende necessaria la procedura di ammortamento e la presentazione

del ricorso al Presidente del Tribunale o al pretore. In caso, infine, di morte del possessore non sussiste alcun

particolare vincolo. Il d.lgs. 2007 n°231 ha poi stabilito che il saldo del deposito non può essere supriore a

12500€ e che quelli già esistenti eccedenti vengano ricondotti entro tale soglia oppure siano estinti dal

portatore.

Il libretto nominativo pagabile al portatore: attuano una dissociazione tra l’intestatario e il soggetto

legittimato ad ottenere il rimborso delle somme depositate.

Il libretto al portatore con l’indicazione di un nome: rimangono normali libretti al portatore nei quali

l’apposizione del nome non rileva ai fini della legittimazione alla riscossione delle somme depositate, ma

agevola solo l’identificazione del documento.

Il deposito a risparmio non consente nel nostro paese l’accesso a una molteplicità di servizi bancari. Esso

può, quindi, essere movimentato: mediante versamenti di denaro contante, accredito di bonifici, assegni

bancari o circolari; mediante prelievi di denaro effettuati dal possessore del libretto al portatore o

all’intestatario del libretto nominativo; per effetto della capitalizzazione degli interessi attuata dalla banca su

base annuale, semestrale o trimestrale.

Come nei conti correnti, anche nei depositi a risparmio alle differenti operazioni effettuate è poi applicata una

valuta che per i prelevamenti di contanti, assegni circolari emessi dalla banca depositaria e assegni bancari

tratti dalla medesima filiale coincide con la data dell’operazione. I versamenti di assegni circolari emessi da

altre banche e degli assegni bancari su piazza e fuori piazza, invece, hanno valuta successiva alla data

dell’operazione.

Per quanto concerne gli aspetti tecnici dei depositi a risparmio bisogna sottolineare che ogni operazione viene

registrata cronologicamente sulle pagine interne del libretto e ne è esplicitata la natura dell’importo; il libretto

evidenzia,poi, per ogni operazione il saldo del conto di deposito. Il procedimento di calcolo degli interessi non

è effettuato sul libretto, ma su un conto individuale di deposito che accoglie ogni operazione attuata dal

cliente. Gli interessi sui depositi a risparmio vengono determinati: applicando la valuta ad ogni operazione

effettuata; determinando i numeri dati dal prodotto tra l’importo dell’operazione e i giorni intercorrenti tra la

sua valuta e la data di chiusura di deposito; moltiplicando la somma algebrica dei numeri così ottenuti per il

tasso e dividendo per 36500.

Sul libretto verranno iscritti gli interessi complessivi che saranno annotati in occasione della prima

presentazione del libretto successiva alla data di capitalizzazione. Il tasso applicato dipende dalla capacità di

negoziazione della clientela e dalla forza contrattuale.

Gli interessi lordi così ottenuti sono decurtati dalla ritenuta fiscale che attualmente è pari al 27%. Sugli

interessi netti, a loro volta, vengono prelevate le competenze a favore della banca che rappresentano gli

elementi di costo per il cliente; tra essi rientrano: le spese per ogni operazione effettuata, il costo del libretto

e le spese di tenuta del libretto, il recupero dei bolli e le spese di chiusura.

I depositi a risparmio fin qui descritti sono definiti liberi in quanto in qualsiasi momento il depositante è

abilitato a prelevare le somme che risultano a suo credito ed, inoltre, si estingue senza particolari formalità.

Tuttavia, vi è un’altra categoria di depositi a risparmio: i depositi a risparmio vincolati nei quali il depositante

si impegna a non procedere ad operazioni di prelievo per un determinato periodo (a scedenza) o attua

prelevamenti solo previo congruo periodo di preavviso (a scadenza indeterminata).

Naturalmente il cliente che rinuncia alla disponibilità delle somme depositate dovrebbe ottenere una

remunerazione a condizioni di favore rispetto ai depositanti liberi, in quanto la banca può contare con

assoluta certezza su tali somme fino a scadenza del vincolo. In realtà, il rendimento non è molto differente e

ciò spiega perché i depositi a risparmio vincolati sono lo strumento di raccolta che ha incontrato meno le

preferenze dei depositanti.

Dal 1998 i tassi in crescita annui dei deposita a risparmio sono diventati costantemente negativi a livello

nazionale e si verificato un imponente travaso di risorse finanziarie dalla forma tecnica in esame ai certificati

di deposito.

APPUNTI: il libretto negli anni ’80 era il documento che attestava il nostro patrimonio raccolto in banca per i

minorenni; oggi ci sono altre forme di raccolta. Un altro uso dei libretti è quello delle garanzie: io sono in

affitto e pago trimestralmente 1500€; a garanzia il proprietario dell’appartamento vuole 1500€. Io posso

mettere il mio libretto al portatore a garanzia del locatario. Negli anni passati, infine, il libretto al portatore

era utilizzato per il lavoro in nero e per questo i parametri relativi al libretto sono cambiati.

LA RACCOTA: I CERTIFICATI DI DEPOSITO

I certificati di deposito sono strumenti cartolari emessi e collocati dalla banca presso la sua clientela per

approvvigionarsi di risorse finanziarie a scadenza fissa. Tecnicamente, quindi, sono titoli trasferibili rilasciati a

fronte di una somma di denaro depositata per un certo periodo di tempo.

Titolo rappresentativo di un deposito a scadenza vincolata e su di esso vengono indicati la data e il luogo

di emissione, l’ammontare, la data di estinzione, il livello di tasso praticato e l’ammontare degli interessi

pagabili a scadenza.

Emissioni a flusso continuo, al portatore oppure, in casi sporadici, nominative. Emissioni quindi diverse

da quella all’asta per le quali ogni mese viene definito un ammontare di liquidità e di riserve e su questi

emette un numero di azioni predefinite. Con le emissioni a flusso continuo, invece, non c’è un momento

prestabilito per l’emissione né un numero di azioni da fissare.

Durata: non inferiore a 3 mesi e non superiore a 5 anni

I certificati di deposito sono strumenti che venivano emessi fin dal 1949 dagli ex istituti di credito di medio

termine in forma di spa al fine di approvvigionarsi di risorse finanziarie a scadenza protratta, necessarie per

finanziare le loro attività. Dal 1982 si è consentito anche alle banca di procedere all’emissione dei suddetti

titoli. Fino alla meta degli anni ’90 si è assistito ad un processo di continua crescita dei certificati all’interno

degli strumenti di raccolta bancaria. Nel 1996, tuttavia un provvedimento legislativo di natura fiscale ha

assoggettati i proventi derivanti dall’investimento in certificati di deposito ad una ritenuta fiscale del 27%.

L’inasprimento dell’aliquota ha determinato, negli anni seguenti, un costante deflusso di risorse dalla da tale

forma tecnica di raccolta.

I certificati di deposito, cmq, rappresentano una forma di raccolta vincolata a tempo utilizzata dalle banche

per fronteggiare la concorrenza esercitata da altre attività finanziarie e, in particolare, dai titoli di stato.

Poniamo a confronto i due strumenti: CERTIFICATI DI DEPOSITO TITOLI DI STATO

Modalità d’emissione A rubinetto Meccanismo d’asta

Taglio minimo Variabile, spesso contenuto 1.000 euro

Ritenuta 27% 12.5%

Costi di sottoscrizione Nulli Commissioni di sottoscrizione

Spese di custodia Nulle Commissioni di custodia

Mercato secondario Di fatto inesistente eccellente

Dal confronto emerge che i titoli di stato sono in grado di soddisfare le esigenze di

rischio/rendimento/liquidità degli investitori, mentre i 2 principali elementi negativi sulla capacità attrattiva

dei certificati di deposito sono il regime fiscale e l’inesistenza di un mercato secondario di rifermino.

I certificati di deposito sono quindi appetibili per chi vuole destinare somme sottratte durevolmente al

consumo ad una forma alternativa di investimento, così da diversificare il proprio portafoglio e avere una

remunerazione più elevate rispetto alle altre forme di raccolta bancaria, ma mediamente inferiore rispetto a

quella offerta dai titoli di stato. (pag 69: una metodologia di calcolo del rendimento)

I CERTIFICATI DI DEPOSITO- TIPOLOGIE

Innanzitutto possono essere a tasso fisso o a tasso variabile; nella prima categoria rientrano i certificati di

tipo zero coupon e quelli con pagamento di interessi periodici a cedola fissa. Della seconda categoria fanno

parte certificati che pagano periodici interessi variabili con precisi criteri di capitalizzazione. I parametri di

riferimento devono essere finanziari e possono essere a breve/medio/lungo termine, purché calcolati con

oggettività e rilevati su mercati trasparenti. Si configura, in tal modo, una tipologia di certificati di deposito a

rendimento variabile. Tali indici possono essere riferiti al mercato domestico, oppure a indici quotati su borse

straniere.

Una natura per certi versi analoga a quella degli strumenti descritti si ritrova nei certificati di deposito

corridor che presentano contenuti speculativi evidenti. Questi titoli assicurano al sottoscrittore il rimborso

del capitale, solitamente garantiscono una cedola minima e prevedono la corresponsione di un premio alla

scadenza qualora il parametro di riferimento fissato si mantenga all’interno del range di oscillazione

individuato. Il premio non verrà riconosciuto per tutti quei giorni iei quali il parametro avrà oltrepassato i

limiti della banda d’oscillazione. I certificati di deposito corridor saranno quindi più o meno appettibili non

tanto per il ribasso di un certo parametro, quanto per la sua volatilità.

Un’ultima forma di certificato di deposito diffusa è rappresentata dalle emissioni in valute estere di

grande negoziazione e, soprattutto in $, franchi svizzeri e Yen. Essi hanno strutture dal punto di vista

tecnico similari a quelli in euro (con cedola, a zero coupon…), ma il loro rendimento risente della congiuntura

in essere sui mercati di cui è espressione la loro valuta di denominazione. Utili per chi vuole diversificare il

proprio portafoglio anche per valuta.

LA RACCOLTA: LE OPERAZIONI PRONTI CONTRO TERMINE

Nell’ultimo ventennio i depositi tempo si sono arricchiti con e transazioni pronti conto termine che hanno

assunto pienamente la natura di operazioni di raccolta diretta. In sostanza come funzionano? La banca ha

degli strumenti finanziari che cede a terzi soggetti contro capitali, impegnandosi poi a riacquistare quegli

stessi strumenti in un dato periodo e ad un prezzo prefissato. ( es. io metto in banca 100.000€ , essa li terrà

per un anno cedendo buoni del tesoro. Passo il periodo prestabilito, la banca comprerà quegli stessi buoni a

110.000€: la nostra remunerazione sarà data da PREZZO A PRONTI – PREZZO A TERMINE). Nel passato

erano usati principalmente come strumento di fidelizzazione dei clienti.

Definizione: tipologia di raccolta da clientela con cui la banca cede a pronti al cliente una determinata

• quantità di strumenti finanziari dietro pagamento di un prezzo e, contestualmente, la banca si impegna

a riacquistare a termine (dalla medesima controparte) gli stessi sf ad un prezzo prefissato.

Con il meccanismo citato, la banca compie una vera e propria operazione di raccolta stabile, in quanto il

• cliente non può smobilizzare i titoli prima della scadenza. Il cliente, viceversa, percepisce una

remunerazione che è pari alla differenza tra il prezzo a pronti e il prezzo a termine e quindi compie un

investimento finanziario a breve alternativo che presenta un tasso di rendimento più competitivo, anche

se si preclude la possibilità di utilizzare i fondi impiegati.

Rispetto all’acquisto diretto dei titoli, il cliente ha la facoltà di commisurare con esattezza alle proprie

• esigenze la durata dell’operazione e non è soggetto a commissioni d’acquisto. Non esiste infatti una

durata predeterminata: da 3 mesi a 1 anno.

Particolarità di queste operazioni rispetto alle altre è la personalità delle contrattazioni: le condizioni

• fissate possono mutare in modo apprezzabile in base alla pattuizioni e alla forza contrattuale delle parti.

I titoli oggetto del contratto sono principalmente BTP e CCT i quali sono inseriti nel portafoglio titoli

• della banca e l’operazione è tratta contabilmente senza che si determini un’effettiva movimentazione.

Infatti, i valori mobiliari oggetto del contratto continuano a figurare nell’attivo di SP della banca e nel

passivo dovrà iscrivere un debito nei confronti del cliente

Taglio minimo mediamente elevato, mediamente oscillante attorno ai 25.000€.

• Il vincolo posto dalla banca sullo smobilizzo dei titoli ceduti a pronti, determina il rendimento

• competitivo dei PCT. Esso dipende dal livello a cui si attestano il prezzo a pronti ( solitamente

maggiorato dal rateo di interessi maturato fino al giorno dell’operazione) e il prezzo a termine (si

determina mediante capitalizzazione semplice del prezzo a pronti attuata al tasso contrattualmente

stabilito tra le banche e il cliente). Es. di calcolo pag 76.

Dal punto di vista formale i PCT sono 2 operazioni, ne consegue che le imposte di bollo sono doppie,

• mentre è applicata una ritenuta fiscale del 12,5% per le persone fisiche (e nulla per quelle giuridiche).

Le banche possono porre in essere con la clientela anche operazioni in cui sono esse ad acquistare a

• pronti i titoli della clientela con l’impegni di quest’ultima a ricomprarli per l stesso ammontare e dalla

medesima controparte. In questa fattispecie, la banca effettua un finanziamento a breve.

LA RACCOLTA BANCARIA ALL’INGROSSO

• IL MERCATO INTERBANCARIO

– Raccolta di risorse finanziarie attuata da una banca (prenditrice) a fronte di risorse rese disponibili da

altre banche con eccedenze di liquidità (datrici). In sostanza rappresenta il “luogo” per soddisfare le

esigenze congiunturali delle tesorerie bancarie, per gestire le riserve di liquidità e per migliorare la

gestione dell’attivo e del passivo bancario. Le banche, infatti, sono soggette a specifici principi

d’adeguatezza patrimoniale i quali non sempre sono rispettabili: per questo motivo le banche

scambiano capitali.

– Forme tecniche di raccolta:

• Depositi interbancari

• Certificati di deposito (CD) interbancari

Operazioni pronti contro termine (PCT) interbancari

– Tasso di riferimento con cui le banche si scambiano capitali: EURIBOR ( tasso di riferimento per tutte

le operazioni a tasso variabile).

I DEPOSITI INTERBANCARI

Dal febbraio 1990 è operativo il mercato per la negoziazione di depositi interbancari attraverso il circuito

telematico (e-MID) al quale possono partecipare le banche. La creazione del MID è stato uno dei fattori

principali, unitamente all’abolizione della ritenuta d’acconto sugli interessi relativi ai depositi bancari, che ha

dato impulso alla transazioni favorendo lo sviluppo di differenti modalità di deposito. I depositi interbancari

sono relativi a fondi in euro o in valuta che una banca deposita su conti liberi e/o vincolati a un tasso di volta

in volta negoziato. Si tratta, quindi di depositi che originano da un surplus di liquidità presso alcune banche,

solitamente di breve durata. Di converso vi saranno banche che hanno bisogno di questa liquidità per

brevissimo tempo per periodi più lunghi. Questi depositi sono articolati tipicamente per durata; vediamoli.

Overnight: a brevissimo termine posti in essere nel giorno stesso della negoziazione e estinti nella

• prima giornata lavorativa successiva

Tomorrow next: tipo overnight, sono consegnati il giorno successivo alla negoziazione ed estinti il

• secondo giorno lavorativo successivo

Spot-next: tipo overnight, sono consegnati il secondo giorno successivo alla negoziazione ed estinti il

• terzo giorno lavorativo successivo

Depositi a tempo: depositi interbancari consegnati dopo due gg dalla negoziazione con estinzione

• programmata alla vendita (1 sett, 2 sett,.1,2,3 mesi..)

Depositi broken date: valuta iniziale e finale liberamente concordate tra i contraenti

CD E PCT INTERBANCARI

CD INTERBANCARI: Titoli a breve termine di taglio elevato rappresentativi di un deposito vincolato

• emessi da banche e la cui circolazione può avvenire solo tra controparti bancarie. All’emissione dei

certificati che comprovano questa forma di raccolta all’ingrosso ricorrono, talora, la banche in casi di

carenza “strutturale” di liquidità le quali offrono titoli in sottoscrizione ad altre banche.

PCT: Forma tecnica uguale ai PCT verso la clientela ordinaria, Il taglio minimo è di 2.582.284,50 Euro.

LE OPERAZIONI CON LA BANCA CENTRALE EUROPEA

Lo sviluppo del mercato interbancario telematico rende meno frequente il ricorso da parte degli intermediari

alle operazioni in contropartita con la BCE, che si avvale della BI quale supporto operativo per le transazioni

con le singole controparti bancarie. Tali perazioni possono raggrupparsi in due categorie:

1. operazioni su iniziative delle controparti: si tratta in primo luogo di operazioni di rifinanziamento

marginale utilizzate dalle controparti per ottenere dalle BCE liquidità a fronte di attività idonee; in

secondo luogo possono anche essere usati per immettere e assorbire overnight.

2. operazioni di mercato aperto: svolte su iniziativa della BCE nell’ambito dell’esercizio della politica

monetaria. Gli strumenti per attuarle sono costituiti soprattutto da operazioni temporanee , ma

anche da operazioni definitive, emissioni d certificati di debito, swap in valuta e raccolta di depositi.

Le operazioni sul mercato aperto sono suddivisibili in 4 categorie principali:

le operazioni di rifinanziamento principali: operazioni temporanee di finanziamento cn

• frequenza e scadenza settimanale. Forniscono la > parte della liquidità.

Le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine: op temporanee di finanziamento

• con frequenza mensile e scadenza trimestrale

Le operazioni di fine tuning che possono essere affettuate con frequenza prestabilita e

• mirano a regolare la liquidità del mercato e a controllare l’evoluzione dei tassi

d’interesse. Solitamente operazione temporanee, ma possono anche esser definitive.

Le operazioni di tipo strutturale attuate quando la BCE vuole modificare la sua posizione

• nel mercato finanziario. Effettuate mediante emissione di certificati di debito.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia delle Aziende di Credito, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Operazioni Bancarie, Borroni, Oriani. Gli argomenti trattati con particolare attenzione sono: i contratti bancari: contratti bilaterali e contratti di mercato, le attività ammesse al muto riconoscimento (TUB), il Testo Unico Finanziario (TUF).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Poli Federica.

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