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Introduzione alla finanza della cultura

Il volume affronta il tema rilevante della finanza della cultura: finanziamento, spesa ed agevolazioni tributarie, in un contesto teorico e nella realtà italiana ed europea. Vengono analizzate le fonti di finanziamento delle attività culturali da parte del settore pubblico e del settore privato, con attenzione specifica al no profit.

Ibridazione pubblico-privato nella finanza della cultura

Un aspetto rilevante dell'economia della cultura riguarda le produzioni miste pubblico-privato: ibridazione o 'commistione' nel finanziamento della cultura, collegamenti tra settore pubblico e settore privato attraverso un intervento congiunto.

Le istituzioni culturali possono essere:

  • Public oriented
  • Market oriented: si avvale prevalentemente di finanziamenti privati quali sponsorizzazioni e donazioni.

Fonti di finanziamento della cultura

Fonti di finanziamento della cultura sono:

  1. Pubbliche
    • Dirette (contributi)
    • Indirette (agevolazioni tributarie)
  2. Private
    • Commerciali (sponsorizzazioni aziendali, vendita di beni e servizi)
    • Non-profit (donazioni)
  3. Internazionali

Le fonti di finanziamento sono:

  • Interne (o proprie): le entrate proprie (la vendita di biglietti e servizi, i redditi da attività commerciali legate alle finalità culturali, gli utili non distribuiti). I servizi possono essere a reddito (vendita di libri e di oggettistica, catering, biglietti di ingresso), oppure non a reddito (custodia e manutenzione). Tra le fonti interne, la vendita di beni e servizi, non sempre strettamente legati alla cultura, può riguardare il catering (caffetteria e ristorante), la vendita di libri (bookshop) e oggettistica; tale attività è, di solito, affidata all'esterno (Legge Ronchey del 2004).
  • Esterne: riguardano il finanziamento
    • Pubblico:
      • Diretto: contributi diretti alle istituzioni culturali, contributi a favore di iniziative specifiche
      • Indiretto: agevolazioni tributarie, ripiano dei debiti e copertura delle perdite d'esercizio
    • Privato: comprende erogazioni liberali, le sponsorizzazioni aziendali, la vendita commerciale di beni e servizi legati ad una specifica iniziativa culturale.

La cultura come bene essenziale

La cultura è un bene essenziale e un diritto, come l'istruzione e la salute, con caratteristiche, quindi, di meritorietà. I beni e servizi culturali sono finanziati nel modello continentale (in particolare Italia e Francia ma in fase di modifica in entrambe), in gran parte da risorse pubbliche attraverso sussidi, agevolazioni tributarie.

L'operatore pubblico, scegliendo i modi di finanziamento del settore culturale, contribuisce a definire le proprie finalità economiche, finanziarie e, specialmente, culturali. I beni culturali sono risorse per lo sviluppo economico e strumenti di politica sociale. Bene di merito come l'istruzione e la sanità, e, pertanto, è sostenuto dal settore pubblico che tiene conto delle preferenze dei cittadini, ma decide autonomamente per il benessere della collettività.

Caratteristiche:

  • Impure
  • Non rivali
  • Non escludibili
  • Generalmente non di mercato

La cultura come bene capitale

La cultura può essere considerata un bene capitale che genera servizi. È possibile farlo rientrare anche nel campo del welfare. La presenza di informazione incompleta sul bene e di asimmetrie informative sul mercato giustifica l'intervento pubblico e quello delle istituzioni non-profit. Dovrebbero, pertanto, ridursi i costi di transazione nell'offerta e nella domanda culturale determinati da informazione asimmetrica sul bene culturale e il suo valore.

Il finanziamento pubblico dell'offerta culturale si deve basare, in considerazione delle informazioni fornite e delle aspettative, anche sulla 'disponibilità a pagare', cioè sulle preferenze dei consumatori di cultura e sulla stima dei vantaggi monetari e non monetari derivanti dalla spesa culturale, utilizzando l'analisi costi-benefici e tecniche più avanzate e più idonee al settore culturale, quali l'analisi multi-criterio.

Il ruolo del settore pubblico

L'operatore pubblico opera spesso in posizione di monopolio naturale in relazione alla presenza di costi fissi elevati. Interviene nella programmazione, nella regolamentazione, nel finanziamento e nel controllo del settore culturale gestendo anche direttamente l'offerta culturale. Il settore pubblico opera nell'incentivazione alla produzione e al consumo di cultura con strumenti economici e non economici.

L'intervento pubblico garantisce il pluralismo dell'offerta di cultura. Si tratta di interventi attraverso:

  • Investimenti
  • Fornitura di beni
  • Realizzazione diretta di attività
  • Agevolazioni tributarie per le istituzioni culturali
  • Incentivi alle donazioni da parte di imprese e privati e alle sponsorizzazioni aziendali

Il finanziamento pubblico provoca esternalità positive, i sussidi sono condizionati, oppure incondizionati. Nel complesso, le regole dell'intervento pubblico sono, tuttavia, frammentarie.

Problemi del finanziamento pubblico

Nell'economia della cultura è importante il ruolo del settore pubblico, tenuto anche conto che in Italia la maggior parte del patrimonio artistico e culturale appartiene proprio a questo settore. I finanziamenti pubblici risentono spesso di carenza di programmazione di medio-lungo periodo che attraggano anche finanziatori privati su progetti di ampia dimensione. Appare carente anche una buona selezione delle priorità, la destinazione ottima delle risorse finanziarie e del controllo di efficienza. Esistono, inoltre, rischi di sovrapposizione delle competenze in campo culturale tra i diversi livelli di governo.

Si sottolinea che nelle spese per la cultura è difficile, in generale, ipotizzare un ritorno economico nel breve periodo e le spese culturali, in una fase di crisi del bilancio pubblico, sembrano, purtroppo, più facilmente sacrificabili rispetto ad altre spese. Non sempre la domanda di fruizione della cultura è maggiore nelle classi di reddito più alte e con maggiore istruzione; tale domanda sarebbe distribuita in modo non omogeneo a livello territoriale in Italia.

Settore privato e non profit

Diventa indispensabile l'apporto di risorse aggiuntive e non sostitutive di quelle pubbliche da parte del settore privato commerciale e non profit. La riduzione della spesa pubblica e la modifica di alcune convinzioni sul centralismo quasi esclusivo del settore pubblico nella cultura hanno reso, infatti, rilevante il ruolo dei privati e del partenariato pubblico-privato. Bisogna stimolare la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, essenziale per lo sviluppo del settore.

Per il settore privato il processo di finanziamento si basa sui 'redditi di mercato' tramite l'applicazione delle tariffe di entrata, degli abbonamenti, della vendita di beni e servizi, delle rendite determinate da licenze e concessioni.

Il settore non profit

Generalmente si afferma che le istituzioni non profit forniscono privatamente beni di natura collettiva che possono essere considerati beni misti in presenza di possibile non rivalità e non esclusione nel consumo. I bisogni collegati non possono essere soddisfatti né dal settore pubblico, né da quello privato. Hansmann (1987) parla di 'fallimento del contratto', nell'ambito del 'fallimento del mercato', in quanto gli eventuali profitti non sono distribuiti.

La rinuncia al profitto può essere compensata dalla soddisfazione in campo politico, artistico, della ricerca, della giustizia e dell'equità. Il finanziamento del settore non profit comprende sussidi da parte del settore pubblico, agevolazioni tributarie, donazioni e ricavi per la vendita di beni. Tra settore pubblico e privato non profit e commerciale deve esistere, ovviamente, complementarietà e collaborazione.

Le agevolazioni tributarie, in particolare, favoriscono il settore non profit rispetto al settore commerciale. Per le agevolazioni tributarie in campo culturale si pone il problema della revisione dell'intero sistema di incentivazione poiché si tratta di una rinuncia al gettito da parte dello Stato ed un onere corrispondente per la collettività. Le agevolazioni sono talvolta criticate in quanto favorirebbero, in particolare, soltanto alcuni settori e attività.

La presenza delle agevolazioni tributarie e di sistemi favorevoli nella tassazione di eventuali entrate spinge la nascita di organizzazioni non profit, rispetto ad altre forme istituzionali. Esistono limiti massimi all'applicazione dell'agevolazione e possono essere introdotte alcune franchigie. Il vantaggio derivante dalle agevolazioni potrebbe essere confrontato con il beneficio dei sussidi pubblici al fine di accrescere quantità e qualità dell'offerta. Sussidi e agevolazioni si combinano.

Le agevolazioni possono riguardare non solo le deduzioni dall'imponibile, oppure le detrazioni d’imposta, relative all’IRPEF, ma anche l'applicazione di aliquote ridotte, oppure l'esonero dal pagamento dell'IVA per i prodotti venduti. Nel 1982 in Italia sono state previste agevolazioni tributarie a favore della cultura; nel 1986 si è parlato di enti non profit. Nel 1996 è stato introdotto il sistema della deducibilità delle donazioni per gli enti non profit; tale misura si è ridotta nel tempo.

Esistono controlli preventivi e successivi. Per il settore privato è importante l'intervento del settore non profit che dovrebbe assumere una logica gestionale maggiormente commerciale.

Le fondazioni e il finanziamento

Si hanno le fondazioni culturali, le fondazioni ex bancarie, le associazioni, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS). Il patrimonio delle fondazioni, in particolare, è destinato a finalità artistiche, di ricerca, editoriali. Sono numerose e si finanziano anche attraverso trasferimenti pubblici e ricavi per la vendita di beni e servizi.

Le organizzazioni non profit, in particolare, si finanziano attraverso:

F = P + G (z) + R (x) (1-t) + E (z,s) + AR in cui:

  • P = entrate proprie
  • G = contributo pubblico
  • z = quantità di bene istituzionale prodotto Z
  • R = profitti commerciali
  • x = quantità di bene X commerciale
  • t = aliquota proporzionale d'imposta
  • E = donazioni private
  • s = risparmio d'imposta sulle donazioni private
  • AR = altri redditi quali sponsorizzazioni aziendali

L'intervento aggiuntivo dell'operatore pubblico può essere giustificato dall'azione di supplenza svolta dal settore non profit e dal riconoscimento della meritorietà dei beni offerti con effetti positivi sia a livello individuale che collettivo.

Esiste il problema del trattamento delle eventuali attività commerciali di supporto a quelle nonprofit. Come avviene in gran parte dei Paesi industrializzati, la finanza della cultura in Italia segue un modello misto nel quale convivono il settore pubblico e quello privato (non profit e commerciale) con compiti diversi e, spesso, complementari.

La realtà italiana e il finanziamento della cultura

La realtà italiana mostra anche situazioni di utilizzo eccessivo di alcuni beni culturali, con esigenza di regolamentazione tariffaria; il non uso presenta il rischio di abbandono. Le tariffe pongono un legame tra utilizzo del servizio e finanziamento. Servono anche a monitorare la domanda delle attività culturali. La politica tariffaria, in presenza di monopolio naturale, potrebbe coprire soltanto i costi marginali con una copertura non rilevante degli ingenti costi fissi che potrebbero essere assicurati da altre entrate e, in particolare, dall'intervento pubblico.

La tariffa d'entrata può rappresentare uno strumento contro la congestione per la regolazione del flusso degli utenti, internalizzando le esternalità negative dovute proprio alla congestione. La scelta tra accesso gratuito, con possibile contribuzione volontaria, oppure a pagamento considera la tariffa uno strumento di regolamentazione; l'ingresso gratuito potrebbe essere più equo e persino più efficiente: sono eliminate le file all'ingresso, il costo del botteghino (personale, strutture).

I musei, in particolare, sono un servizio pubblico e, quindi, la gratuità avrebbe una motivazione. Tuttavia, altri servizi pubblici quali i trasporti non sono gratuiti. I prezzi differenziati dei biglietti (giovani, scolaresche) potrebbero assimilare il prezzo del biglietto alle tariffe differenziate. Possono essere introdotti abbonamenti e pacchetti. Ci si chiede se il museo possa essere considerato un bene pubblico. Sono presenti alcune caratteristiche: il consumo è indivisibile, non è rivale, il visitatore marginale non aumenta i costi.

Anche per altri servizi il consumatore marginale non accresce sempre il costo (servizi di trasporto, spettacoli), eppure esiste una tariffa che esclude alcuni. La gratuità è motivata dall'esigenza di consegnare al futuro il patrimonio culturale favorendo la fruizione. Anche se fossero gratuiti, alcuni individui non andrebbero a visitare i musei.

È possibile prevedere giorni di visite gratuite per ampliare il numero dei visitatori senza tenere conto dell'età, del reddito, oppure di qualunque differenziazione. Tariffe più elevate sono applicate, generalmente, in caso di eventi straordinari. Un punto rilevante riguarda la fissazione del livello della tariffa che se troppo elevato svolge un effetto negativo di esclusione, anche se si può ricorrere alla differenziazione delle tariffe per tipo di utente (età, condizione professionale, reddito) per giungere, in alcuni casi, alla gratuità. Alcuni ritengono che la correlazione tra prezzo del biglietto di ingresso e domanda di beni culturali sia scarsa.

L'affluenza, nella realtà, non è spesso legata al prezzo del biglietto d'ingresso. Certamente la tariffa è uno strumento di finanziamento e regolazione che deve essere inserito in un contesto più ampio relativo alla struttura delle entrate e ad un possibile confronto tra costi e benefici derivante dalla presenza della tariffa stessa.

Autonomia gestionale e finanziaria delle istituzioni culturali

L'autonomia gestionale e finanziaria potrebbe consentire alle istituzioni culturali di combinare diverse fonti di finanziamento lasciando anche libertà per quanto riguarda progetti e destinazione della spesa, in grado di produrre nuove risorse potenziando quanto riceve dal campo pubblico e da quello privato.

Per incentivare le donazioni dei privati appare necessario ampliare gli incentivi tributari sottolineando le motivazioni alla base delle donazioni, oltre a favorire possibili strumenti di visibilità e di aumento della reputazione. Campagne di informazione potrebbero contribuire a rafforzare le motivazioni alle donazioni (quali l'etica, le preferenze, l'importanza del valore del patrimonio culturale), anche la collaborazione con le istituzioni locali (scuole, università, comuni). I donatori richiedono, comunque, il massimo livello di trasparenza nella destinazione delle risorse donate.

Sponsorizzazioni aziendali

Nelle sponsorizzazioni aziendali, quindi, l'obiettivo è la visibilità, per rafforzare l'immagine imprenditoriale sul mercato. Altri obiettivi potrebbero riguardare il benessere della collettività locale e l'interesse specifico verso un tipo di bene culturale: mostre, spettacoli, convegni. Le sponsorizzazioni possono essere occasionali, oppure a lungo termine con effetti sull'impresa stessa che viene coinvolta. Possono essere finanziarie, oppure di natura tecnica e manageriale; l'impresa può fornire prodotti gratuitamente.

L'utilizzo del contratto di sponsorizzazione per i beni culturali resta in Italia un fenomeno isolato anche se è presente in alcuni casi di grande rilievo: ristrutturazione del Colosseo, del Ponte di Rialto.

Il finanziamento della cultura in Italia

Il confronto internazionale sulla spesa culturale in rapporto al PIL del Ministero dell'Economia e delle Finanze, MEF, (2014) indica che la media dell'Unione Europea, UE, si pone nel 2012 all'1,1%; al di sotto di tale percentuale sono Malta, Irlanda, Bulgaria, Lituania e Germania (con lo 0,8%), Italia (con lo 0,7%) e Grecia (con lo 0,6%). L'Italia presenta lo 0,9% del PIL dal 2000 fino a 2009 e lo 0,7% nel 2012. In Italia il settore occupa 1,4 milioni di persone.

La spesa culturale utilizza in Italia l'apporto di fondi statali, regionali, provinciali e comunali; dei fondi del gioco del Lotto (in diminuzione); del meccanismo del 5%; degli investimenti in infrastrutture; della possibilità di utilizzare immobili pubblici; del finanziamento di specifici progetti; dei fondi dell'UE. A tali fonti si aggiunge l'azione di ARCUS, delle donazioni dei privati e delle imprese, delle sponsorizzazioni aziendali.

Diversi sono i Ministeri che finanziano la cultura: il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), il Ministero dell'Istruzione, dell'Economia e delle Finanze (MEF), il Ministero degli Esteri, la Presidenza del Consiglio. Gran parte della spesa riguarda la spesa corrente. Nel decennio 1980-1990 la spesa pubblica per la cultura aveva registrato un aumento determinato da forme di finanziamento straordinarie.

Con la crisi del 1992 e le conseguenti esigenze di risanamento del bilancio, anche la spesa pubblica per la cultura si è ridotta allo 0,16% del PIL. Dopo il 1997 la spesa è tornata a crescere. I dati del MiBACT hanno ricostruito gli andamenti dal 2000. Il 2011 è l'anno che presenta la previsione più bassa: 1,4 miliardi; nel 2012-2014 la spesa si è posta tra 1,5 e 1,6 miliardi. La previsione di spesa per il 2014, in particolare, è stata di 1,6 miliardi.

Il Fondo Unico per lo Spettacolo, FUS, istituito nel 1985, ha presentato nel 2013 stanziamenti per 389 milioni erogati a favore di enti diversi: alle fondazioni liriche; al cinema; ai teatri; agli enti musicali; alla danza e ai circhi/spettacoli viaggianti. Rispetto al 2012, si è avuto un calo degli stanziamenti complessivi del -5,44%. Nel tempo le erogazioni hanno presentato oscillazioni legate, in gran parte, all'andamento della congiuntura.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Trupiano Gaetana.
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