Economia dell'impresa
Capitolo 1
L'organizzazione della produzione nell'impresa capitalistica
L'organizzazione della produzione nell'impresa capitalistica, dove i proprietari del capitale hanno il controllo, si appropriano del profitto originato dall'attività produttiva e impiegano lavoro salariato acquistato sul mercato. Affinché possano esistere capitalisti che ingaggiano lavoro contro una remunerazione monetaria, è necessario che esista una forza lavoro che si offre per un salario, cioè che sia in funzione un mercato del lavoro.
La soppressione dei vecchi legami tra i ceti inferiori e i loro padroni segna il passaggio dalla società feudale alla società capitalistica e trasforma questi ceti in masse: i soggetti non si identificano più con interessi locali, ma diventano portatori di interessi comuni a una moltitudine di soggetti simili. Nascono così la classe operaia e la società di massa che hanno scandito la vita del capitalismo sin dalla nascita. Le loro condizioni economiche erano al limite della sussistenza e continuamente messe a repentaglio dall'andamento ciclico caratteristico dell'economia capitalistica.
Ci sono modi di organizzazione della produzione alternativi all'impresa capitalistica, tra cui l'impresa cooperativa di lavoro, dove non c'è contrapposizione tra capitale e lavoro. Di questa ci sono varie forme organizzative. Ad esempio, la cooperativa di consumo, dove i lavoratori non controllano l'impresa, ma sono i consumatori a farlo.
Capitolo 2
La divisione sociale del lavoro
La frammentazione dei processi produttivi e la specializzazione delle mansioni lavorative è chiamata divisione sociale del lavoro e per manifestarsi richiede due condizioni:
- I produttori devono cooperare nello svolgimento della loro attività lavorativa con altri che svolgono mansioni diverse ma complementari.
- I produttori devono accedere ai beni di cui hanno bisogno, ma che non contribuiscono direttamente a produrre.
Quindi è richiesta cooperazione e circolazione dei beni prodotti.
Ciclo produttivo
Il ciclo produttivo di un prodotto è l'insieme delle attività che si svolgono entro i confini di un'impresa o di un'unità produttiva d'impresa, ma quasi sempre comincia prima e spesso continua anche dopo che il prodotto è uscito da quell'unità produttiva. Su ciascuna linea sono collocati i soggetti che svolgono in sequenza mansioni lavorative diverse, mentre mansioni non appartenenti alla stessa linea di produzione possono essere simultanee come B, C, E. Nel punto M il prodotto finale esce definitivamente dalla produzione e approda al consumo.
Il ciclo produttivo più semplice che si può concepire è quello in cui vi sono dall'inizio alla fine due soli soggetti che intervengono in sequenza nel processo. Grazie allo scambio in un punto intermedio di questo ciclo produttivo, esso può completarsi e in tal modo i due soggetti possono cooperare, ovvero collaborare al risultato finale, ciascuno con la propria attività produttiva. Lo scambio dunque è uno strumento di cooperazione nella produzione. Tutto ciò deve avvenire in modo coordinato, cioè il bene semilavorato deve avere le caratteristiche richieste e il trasferimento deve avvenire nei tempi giusti. La cooperazione richiede che vi sia coordinamento tra produttori.
Si parla sempre di scambio pur essendo l'oggetto non più la cessione di un bene ma l'erogazione di un servizio, cioè un bene immateriale.
Mercato e organizzazione
Il mercato è un modo di cooperare. Se lo scambio è una modalità particolarmente importante di interazione nel mercato, quello che abbiamo detto vale anche per transazioni che modificano i diritti di proprietà delle parti coinvolte, perché lasciano loro piena autonomia nel processo produttivo, prima e dopo la conclusione delle transazioni. La teoria economica evidenzia come il mercato rende possibile il trasferimento e il loro coordinamento dei beni tra unità produttive autonome. Oltre che luogo di transazioni, è anche un mezzo di comunicazione.
Un rapporto di lavoro subordinato: supponiamo che B assuma alle sue dipendenze C, anche solo temporaneamente, e che questi accetti di effettuare il compito sotto le sue direttive. Qui l'oggetto invece di essere il risultato del fare, è il fare stesso. Viene meno l'indipendenza di C nello svolgimento della sua attività lavorativa.
Organizzazione: supponiamo che A e B si accordino per costruire una società in cui B continua a occuparsi della lavorazione finale e A della produzione intermedia, ma le decisioni di gestione sono prese congiuntamente da entrambi sotto determinate regole di governo societario. I soggetti che cedono parte della propria autonomia decisionale nello svolgimento dell'attività produttiva a un terzo, che su di essi esercita un potere decisionale. Le organizzazioni in senso stretto sono strutture sociali diverse dal mercato, al cui interno avviene la cooperazione tra i produttori. Un rapporto occasionale di collaborazione non è sufficiente a configurare un'organizzazione. In termini generali, un'organizzazione è un insieme di più produttori che cooperano in modo stabile al di fuori del mercato al cui interno qualcuno perde parte della sua autonomia ed è sottoposto alla direzione di altri. Spesso sono enti formalmente costituiti dal punto di vista giuridico (associazioni) ma non è necessario, si possono avere organizzazioni non costituite formalmente in una forma giuridica riconosciuta che comprendono al loro interno più soggetti o enti legati tra loro da rapporti di natura formale.
Le interazioni tra i soggetti che cooperano all'interno di organizzazioni non si concretizzano solo nel trasferimento di semilavorati ma comprendono il trasferimento di informazioni secondo regole e procedure che sono parte integrante della struttura organizzativa. Il coordinamento tra i diversi produttori nell'organizzazione avviene in modo artificiale per intervento di qualche soggetto (delegato).
Nel mercato i produttori conservano la loro autonomia e nessuno si intromette in ciò che l'altro fa; nelle organizzazioni alcuni soggetti perdono parte della loro autonomia e altri con azioni unilaterali condizionano la loro attività e indirettamente influiscono sul loro benessere. Nel mercato la produzione è disintegrata e i soggetti entrano in contatto attraverso transazioni che modificano i diritti di proprietà (scambio); nelle organizzazioni la produzione è integrata e i membri entrano in contatto per vie diverse.
Il mercato è il contesto nel quale si formano le organizzazioni e proprio nel mercato entrano in transazioni tra loro, di scambio.
Impresa
L'impresa è una specifica forma di organizzazione. È un'organizzazione produttiva la cui attività è finalizzata a procurare benefici economici a coloro che hanno il controllo di essa.
Capitolo VIII
Il terzo settore
Il terzo settore è l'insieme degli enti di tipo mutualistico e non-profit. Di esso fanno parte gli enti che svolgono un'attività produttiva in senso lato (producono beni e servizi), di natura privata e a controllo privato, e che fanno parte del settore della cooperazione o del settore del non-profit. Il settore della cooperazione si compone a sua volta di due sottosettori, cooperazione tradizionale e cooperazione sociale.
Questi sottoinsiemi si compongono variamente tra loro, dando vita per unione a insiemi (categorie) più grandi. L'unione dei sottoinsiemi α e β dell'ovale grigio rappresenta quella che chiamiamo cooperazione tradizionale. L'unione di cooperazione tradizionale e cooperazione sociale costituisce la categoria degli enti mutualistici, ovvero della cooperazione. L'unione di cooperazione sociale, sottoinsieme β e sottoinsieme “altri enti non-profit” è il settore non-profit. L'insieme della cooperazione e del non-profit presentano un'intersezione. Questo sta a significare che cooperazione e non-profit non sono separati, ovvero che esistono enti che sono contemporaneamente mutualistici e non-profit.
Il sottoinsieme β della cooperazione tradizionale comprende ulteriori istituzioni che presentano sia i connotati della cooperazione tradizionale (enti mutualistici diversi dalle società), sia del non-profit.
Cooperazione tradizionale: ogni organizzazione che svolge un'attività economica ha una molteplicità di soggetti interessati alla sua attività, in quanto da essa è direttamente o indirettamente influenzato il loro benessere, quello degli stakeholder dell'organizzazione. Tra tutti gli stakeholder l'organizzazione ne privilegia alcuni, a favore dei quali è primariamente gestita e che costituiscono il gruppo beneficiario. L'insieme dei soggetti che detengono il potere di indirizzo e di controllo sull'organizzazione è detto gruppo dominante.
Gli stakeholder vanno riferiti alla struttura formale dell'organizzazione e non al suo funzionamento. Il piano formale è quello delle regole stabilite da norme generali o speciali oppure da usi. Il piano del funzionamento è come si comporta sotto le regole date nelle situazioni concrete in cui si viene a trovare. Tutti i soci, in quanto detentori di un potere formale di controllo, vanno inclusi nel gruppo dominante indipendentemente dal potere sostanziale di cui effettivamente dispongono.
La natura dei due gruppi varia al variare del tipo di organizzazione e sulla base di essa si possono identificare classi di organizzazioni simili:
- Il gruppo beneficiario include il gruppo dominante
- I due gruppi sono parzialmente sovrapposti
- I due gruppi sono separati
I punti all'interno di una linea chiusa rappresentano insiemi di individui. L'insieme rettangolare che contiene tutti gli altri rappresenta il gruppo degli stakeholder (S). Gli insiemi circolari rappresentano il gruppo beneficiario (B) e il gruppo dominante (D). (a) è l'inclusione del gruppo dominante nel gruppo beneficiario, coloro che governano l'organizzazione sono sempre beneficiari, ovvero soggetti a favore dei quali essa è gestita.
Scopo mutualistico: si contrappone allo scopo di lucro e per comprenderne la natura è conveniente partire proprio da quest'ultimo. In qualsiasi organizzazione vi sono soggetti che investono capitale di rischio nell'organizzazione e che genericamente chiamiamo investitori. Lo scopo di lucro è la ricerca attraverso l'investimento di un beneficio economico privato, che può realizzarsi in diversi modi. Il lucro è legato alla funzione economica dell'investitore.
Quando i lavoratori sono i beneficiari dell'organizzazione e sono beneficiari rispetto a questi bisogni, siamo di fronte a un fenomeno mutualistico. Diciamo che un'organizzazione persegue uno scopo mutualistico se l'insieme dei beneficiari-controllori è costituito da una qualche categoria di soggetti che svolgono nell'organizzazione funzioni diverse da quella di investitore e sono beneficiari rispetto a queste attraverso l'attività che i membri stessi del gruppo svolgono al suo interno. La cooperazione tradizionale comprende tutte le organizzazioni che perseguono uno scopo mutualistico e che hanno contemporaneamente l'assetto (a).
I beneficiari di un'organizzazione mutualistica possono contemporaneamente essere investitori in essa ma l'obiettivo della gestione non può essere la remunerazione dell'investimento.
Gli enti della cooperazione tradizionale si suddividono in due principali categorie:
- Società cooperative: lo scopo mutualistico si accompagna sempre a un secondo elemento che è spesso presente anche in altri enti cooperativi, cioè il principio democratico secondo cui il potere di controllo è distribuito in modo uguale tra i soci. Una testa un voto. Mentre lo scopo mutualistico è essenziale per ogni ente cooperativo, il principio democratico è essenziale solo per le società cooperative. Il capitale di rischio è fornito dai soci, ma questi di massima devono svolgere nella società anche altre funzioni oltre a quella dell'investitore. Il capitale sociale può essere variato senza dover variare lo statuto e per questo le cooperative sono dette società a capitale variabile. L'ingresso dei nuovi soci non può essere limitato per statuto, ma è assoggettato all'accettazione da parte degli amministratori. Le cooperative sono una forma organizzativa d'impresa, cioè svolgono un'attività in modo professionale, anche se allo scopo di lucro si sostituisce lo scopo mutualistico, che comunque si concentra sul soddisfacimento dei soci. Le forme specifiche che le cooperative possono assumere corrispondono da un lato alla scelta del modello societario della s.p.a. ovvero della s.r.l. e dall'altro all'adozione o meno del modello statutario di cooperativa a mutualità prevalente.
- Cooperative di lavoro: sono soci i lavoratori
- Cooperative di consumo: i soci sono acquirenti di beni di consumo
- Mutue assicuratrici: i soci sono gli assicuratori
- Cooperative di abitazione: i soci possono essere proprietari di abitazioni
- Banche di credito cooperativo: debitori
- Cooperative di dettaglianti: soci imprenditori, come la Conad
- Enti mutualistici diversi dalle società: non hanno natura societaria. Es. società di mutuo soccorso. Queste società non sono società ma assicurazioni, le cui finalità mutualistiche sono evidenti. Questa categoria accoglie forme istituzionali diversificate e non identificabili a priori in modo esaustivo. Mentre le società cooperative in Italia sono universalmente ritenute estranee al settore non-profit, la presente categoria presenta una situazione più sfumata: infatti gli enti che in essa ricadono possono avere entrambe le connotazioni, come le società di mutuo soccorso appunto.
Vi sono enti in forma non societaria con connotati sia non-profit sia mutualistici i quali ricadono nel sottoinsieme β del cerchio grigio. Scopo mutualistico nelle società cooperative: beneficiare i soci rispetto alle esigenze inerenti a una funzione economica diversa da quella di investitore attraverso l'attività che i membri stessi svolgono. Ad esempio, nella cooperativa di consumo si distribuiscono ai consumatori benefici che si realizzano attraverso le transazioni con la cooperativa.
Questo concetto presenta diverse complicazioni:
- Quali forme concrete possono assumere questi benefici diversi dal lucro
- La presenza del capitale e degli scambi con i non soci
Se prendiamo come esempio le cooperative di lavoro, se non avessero capitale proprio e i lavoratori impiegati fossero solo i soci della cooperativa, lo scopo mutualistico sarebbe identificabile senza alcuna difficoltà.
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