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Prima lezione - 16/09

Capitolo 1

L’impresa e le sue forme

L’impresa moderna nasce di recente nel diciottesimo secolo (due secoli fa), con la rivoluzione

industriale, con il capitalismo.

Rivoluzione industriale: fenomeno storico verificato nel diciottesimo secolo.

Si ha un cambiamento economico, sociale. Tutto ha origine dall’introduzione delle macchine e altri

fenomeni più socio-economici.

Prima forma di impresa moderna: impresa capitalistica -> frattura rispetto a tutto quello che viene

prima.

Impresa capitalistica = impresa controllata da chi possiede il capitale. L’attività produttiva è svolta

attraverso lavoro salariato. L’utile va nelle mani dei capitalisti.

Ci sono delle conseguenze socio-economiche.

Il lavoro salariato è sempre esistito (nome proveniente dai romani), ma era un fenomeno molto

raro. C’era più lavoro servile o autonomo.

In Inghilterra nel diciottesimo secolo si ha la fine del rapporto servile, dei legami feudali, ciò porta

le persone a cercare lavoro salariato.

Questo passaggio dalla società feudale a quella capitalistica fa si che i soggetti non si identificano

più con interessi locali, ma diventano portatori di interessi comuni, interessi di classe. Nascono

cosi la classe operaia e la società di massa.

Senza questo fenomeno la macchina al vapore da sola non avrebbe portato all’impresa

capitalistica.

Nessun sistema sociale della storia è stato così discusso come il capitalismo.

All’inizio della rivoluzione industriale (seconda metà dell’ottocento) ci sono molti movimenti di

Socialisti utopisti

persone contro l’idea del capitalismo -> (Owen, Fourier, …): ipotizzarono modi di

organizzazione della produzione alternativi all’impresa capitalistica, basati su elementi comunisti o

comunitari. Nacque l’idea di una forma di impresa dove i lavoratori controllano l’organizzazione e

Impresa cooperativa del lavoro

e si dividono i profitti -> -> non c’è contrapposizione tra capitale e

lavoro.

Il controllo dell’impresa mano ai lavoratori. Possono essere i lavoratori ad assumere i capitalisti?

Prima metà Ottocento:

- 1844 -> atto di nascita del movimento cooperativo mondiale.

Rochdale: villaggio in Inghilterra autosufficiente. Conteneva miniere di carbone. I lavoratori

tessili scioperano e cercano di istituire uno spaccio alternativo a quello aziendale, che era troppo

svantaggioso per i lavoratori.

Cooperativa di consumo:

Nasce la i consumatori (che sono anche lavoratori) controllano

l’impresa, eliminando così la figura del commerciante, sempre in contrasto con gli interessi dei

consumatori.

Nell’economia capitalistica sono due le principali forme di impresa:

- Impresa capitalistica: controllata dai proprietari del capitale

- Impresa cooperativa: controllata da altre categorie di soggetti (lavoratori, consumatori) che

perseguono il soddisfacimento dei propri bisogni materiali in modo associato.

Prima lezione - 17/09

Importanza della funzione economica e bisogni collegati a quella funzione.

Cooperativa di lavoro: controllori = lavoratori

Cooperativa di consumo: controllori = consumatori

Le forme di impresa si moltiplicano e sono in continua evoluzione.

Queste imprese strutturalmente diverse nascono in base alle situazioni materiali.

dell’impresa

L’economia si occupa di come gli assetti organizzativi si rapportano con le diverse

esigenze materiali.

Oggetto del corso: organizzazione dell’impresa.

Capitolo 2

Il mercato e le organizzazioni

Divisione sociale del lavoro = fenomeno storico di natura socio-economica

L’uomo nel passato produceva ciò che consumava.

La divisione sociale del lavoro nasce quando più soggetti iniziano a specializzarsi nelle mansioni

produttive. Nei tempi moderni la specializzazione è diventata sempre più specifica.

L’umanità tende a specializzarsi perché vuole essere più produttiva.

Spesso quando si verifica una innovazione tecnologica si sviluppa una nuova specializzazione.

Condizioni necessarie per il verificarsi della specializzazione del lavoro:

- cooperazione tra i singoli operatori del processo produttivo

- circolazione dei beni: devo accedere ai beni di cui ho bisogno ma che non produco

Ciclo produttivo (grafico)

Un ciclo produttivo comincia prima e spesso continua anche dopo che il prodotto è uscito da

quell’unità produttiva.

Dunque non è quasi mai completamente circoscritto all’interno di un’unica unità organizzativa, ma

solitamente attraversa più unità autonome, comprendenti al loro interno una o più fasi e

solitamente più lavoratori.

E’ un insieme di mansioni produttive.

Si svolge nel tempo.

Prendo un inizio molto lontano di un ciclo produttivo completo, ricostruendo tutti i processi.

A= Nodo che rappresenta le mansioni che vengono svolte

nella data 0

Nella fase 1 abbiamo più mansioni in contemporanea

• I segmenti pieni rappresentano il passaggio di beni

intermedi tra due mansioni

M è il nodo finale del processo. Il bene esce completo.

B potrebbe essere un lavoratore autonomo, che lavoro

separatamente dagli altri.

C, F, H, I sono raggruppate in un’unità lavorativa.

Organizzare la produzione in un modo invece che in un altro

non è indifferente.

Della stessa unità organizzativa posso avere più combinazioni

interne.

Il ciclo produttivo minimo è quello che ha due nodi e basta (A e B).

Terza lezione - 23/09

A________B

Se A e B sono separati e autonomi e non possono comunicare durante la produzione. Il segmento

pieno che li unisce è il passaggio del prodotto intermedio, e se B non lo riceve non può lavorare.

Modalità organizzative

Prima modalità

A____-____B

Scambio di beni tra soggetti autonomi

Il trattino rosso (modalità organizzativa) indica un luogo a metà strada in cui avviene uno scambio.

materiale

A e B si recano entrambi nel luogo e avviene lo scambio del bene e B ha il semilavorato,

torna a casa e dà vita al bene finito. Quindi senza comunicare, A e B collaborano. La natura del

bene che viene dato in cambio ad A è irrilevante.

Cooperazione attraverso il mercato

Questa “storiella” rappresenta la (= modello organizzativo del

mercato).

Mercato come modalità organizzativa.

Questa modalità presuppone coordinamento:

- il bene intermedio ha delle caratteristiche precise

- Il bene deve essere messo a disposizione nei tempi corretti

Seconda modalità

A____-____B

A è un idraulico, B è un produttore che ha bisogno di un lavoro di idraulico per aggiustare il

macchinario. Qui c’è comunicazione, B richiede l’intervento di A.

A rimane autonomo. B constata solo la giusta esecuzione del lavoro di A.

Cooperazione attraverso il mercato,

In questo caso abbiamo comunque una perché entrambi

mantengono la loro autonomia anche se comunicano. C’è ancora uno scambio, perché B compra

immateriale,

un servizio che è un bene si ha ancora uno scambio come il caso precedente.

Terza modalità

Rapporto di lavoro subordinato

Prendo sempre il caso dell’idraulico, ma ora B assume A => A non è più autonomo ma

dipendente. A deve seguire tempi dettati da B. A riceve dei soldi che hanno una natura

economica di rimunerazione di lavoro. A deve essere pagato da B anche se il risultato non è

quello desiderato, ma comunque il lavoratore ha svolto le cose come voleva B e quindi deve

essere pagato.

A___B (cerchiato in rosso) si ha un contesto organizzativo al di fuori del mercato.

Quarta modalità

Società

Prendo sempre l’esempio dell’idraulico.

A____B (cerchiato in rosso)

Qui A e B decidono di istituire una società di cui ne diventano soci e la gestiscono loro.

I poteri direttivi li possiede la società-> società titolare delle decisioni. A e B perdono l’autonomia

e la cedono alla società.

La cooperazione tra A e B avviene al di fuori del mercato, il passaggio di beni intermedi non

avviene attraverso lo scambio.

Organizzazione

= si ha quando la cooperazione avviene al di fuori del mercato. I soggetti che appartengono

all’organizzazione non sono tutti autonomi (sottoposti alla direzione di altri) e i passaggi di beni

non avvengono attraverso lo scambio.

Nell’organizzazione si ha quindi una direzione da parte di qualche soggetto su altri.

Avviene cooperazione con modalità diverse dal mercato.

Quarta lezione - 24/09

Dove c’è organizzazione non c’è mercato.

Perdita di autonomia -> soggetto a direzione di qualcun altro

Direzione = categoria di ruoli, funzioni differenziati al suo interno

C’è sempre un soggetto sovraordinato e uno subordinato.

Dirigente: supervisione, regolamenti

Passando dal mercato all’organizzazione le modalità del coordinamento cambiano:

- nel mercato -> coordinamento spontaneo

- Nelle organizzazioni -> coordinamento come funzione di direzione (azione di chi dirige).

Chandler ha coniato due espressioni:

- Mercato = mano invisibile

- Organizzazione = mano visibile

Nelle organizzazioni i partecipanti cooperano al di fuori del mercato

Nel mercato, la modalità di transazione tra produttori è lo scambio -> autonomia

La direzione è la negazione dell’autonomia.

L’impresa è un’organizzazione produttiva. La sua attività è quella di procurare benefici economici

a chi controlla l’organizzazione.

Le imprese sono un sottoinsieme delle organizzazioni.

Forme di impresa: tradizionali, capitalistiche, cooperative

Le imprese sociali non sono comprese in questa definizione.

Esistono delle organizzazioni produttive che non sono imprese, ad esempio: Caritas

Impresa = organizzazione produttiva la cui attività è finalizzata a procurare benefici economici a

coloro che hanno il controllo di essa.

Capitolo 8

Le istituzioni del terzo settore in Italia

Riforma del terzo settore - 2017: ha portato al codice del III settore (decreto legislativo 117/17)

Si riferisce ad un sottoinsieme del terzo settore

“Enti del III settore” sono qualcosa di specifico

Grafico del terzo settore

Terzo settore = insieme degli enti di tipo mutualistico + enti

non-profit

Appartenenti alla cooperazione tradizionale + appartenenti

alla cooperazione sociale = enti mutualistici.

Settore come insieme di enti, non ci interessa l’aspetto

produttivo ma quello organizzativo.

Sono sempre enti privati e a controllo privato, non fanno

parte del settore pubblico.

Ovale grigio = settore della cooperazione, degli enti

mutualistici

Ovale a righe = enti no profit -> settore no-profit

Alpha + Beta = cooperazione tradizionale

Settori di intersezione tra i due ovali -> enti contemporaneamente mutualistici e non-profit.

Capitolo 8.1

La cooperazione tradizionale: concetti generali

Le enti hanno al loro interno un gruppo dominante e un gruppo beneficiario (sottogruppi che

fanno parte degli stake holder).

Ente è il sinonimo di organizzazione.

Stake holder = soggetti interessati all’attività dell’organizzazione, in quanto da essa è direttamente

o indirettamente influenzato il loro benessere.

Sono portatori di interesse nell’attività produttiva: chi investe capitale, chi ci lavora, i fornitori, i

clienti, lo stato (come contribuente fiscale), chi subisce i danni dell’inquinamento dovuto

all’azienda.

Struttura formale:

- Gruppo beneficiario = chi primariamente beneficia

- Gruppo dominante = chi ha il potere d’indirizzo e il controllo sull’organizzazione

Ogni organizzazione presenta dei piani rilevanti per la comprensione:

- piano formale -> regole stabilite dalle norme generali

- piano di funzionamento -> regole date nelle situazioni concrete in cui si viene a trovare

Tra i soci ci sono quelli di maggioranza e quelli di minoranza -> fanno parte del gruppo dominante

Per i nostri fini, tutti i soci, in quanto detentori di un potere formale di controllo, vanno inclusi nel

gruppo dominante indipendentemente dal potere sostanziale di cui effettivamente dispongono.

Quinta lezione - 30/09

Relazioni tra il gruppo dominate e quello dei beneficiari

Come i due gruppi sono integrati tra di loro?

Primo caso (a)

Ho un’organizzazione che possiede un gruppo di stake holder, in

cui ho un sottogruppo di beneficiari, in cui all’interno ho un

ulteriore sottogruppo: dominanti

La rappresento con il diagramma di Venn (P.95)

Secondo caso (b)

I dominanti sono intersecati ai beneficiari, ma non sono un

sottogruppo dei beneficiari

Terzo caso (c)

I dominanti e i beneficiari non si intersecano, ma sono due

sottogruppi distinti degli stake holder

Le cooperative tradizionali includono il gruppo dominante in quello beneficiario, cioè hanno un

assetto di tipo (a).

Ci interessa il primo caso

I beneficiari che non sono dominanti sono: soci che godono dei benefici dell’attività, ma non

hanno diritto di voto -> no controllo (es.soci di risparmio)

Ciò che, congiuntamente alla struttura organizzativa, caratterizza la cooperativa tradizionale è lo

Scopo mutualistico (mutualismo, mutualità).

Mutualismo economico

Lo scopo mutualistico si contrappone a quello di lucro.

In qualsiasi organizzazione vi son soggetti che investono capitale di rischio nell’organizzazione e

sono chiamati investitori.

Scopo lucrativo = è la ricerca, attraverso l’investimento, di un beneficio economico privato, che

può realizzarsi in diversi modi (distribuzione dei dividendi, aumento di valore del capitale investito,

etc).

Il lucro non è l’unica strada per ottenere benefici dall’attività di un’organizzazione e questo si

verifica quando i suoi beneficiari sono soggetti che svolgono in essa una funzione diversa dal

fornire capitale di rischio.

Fenomeno mutualistico = quando i lavoratori sono i beneficiari dell’organizzazione e sono

beneficiati rispetto a questi bisogni.

Scopo mutualistico: è perseguito quando l’insieme di beneficiari-controllori di un’organizzazione è

costituito da una qualche categoria di soggetti che svolgono nell’organizzazione funzioni diverse

da quella di investitore e sono beneficiati rispetto a queste attraverso l’attività che i membri stessi

del gruppo svolgono al suo interno.

Scopo mutualistico: - soddisfacimento dei bisogni dei soggetti diversi dagli investitori

- bisogni soddisfatti attraverso l’attività dei beneficiari

Mutualismo economico = perseguimento di uno scopo mutualistico

Funzione economica dei beneficiari diversa da quella degli investitori

Cooperazione tradizionale è l’insieme di tutti gli enti che hanno due caratteristiche.

1. Assetto organizzativo di tipo (a)

2. Scopo mutualistico

Non tutte le cooperative (esempio: sociali) fanno parte della cooperazione tradizionale, perché

manca l’assetto organizzativo -> gruppo dominante non interamente incluso nel gruppo

beneficiario.

In alcuni casi si possono avere beneficiari-controllori che svolgono solo la funzione di investitori.

E’ il caso dei soci sovventori nelle società cooperative.

Gli investitori puri non possono essere negli enti mutualistici la parte predominante del nucleo.

Capitolo 8.2

Le forme istituzionali della cooperazione tradizionale

Quali sono le forme istituzionali degli enti delle cooperazioni tradizionali?

Cooperazione tradizionale:

1. Società cooperativa

2. Enti diversi (dalle società cooperative)

Il codice civile nel libro V detta le norme

Articolo 2511: le società cooperative sono società con scopo mutualistico

Funzione soci diversa da quella degli investitori, ma non è incompatibile.

1. Società cooperative:

Hanno uno scopo mutualistico che si accompagna ad un principio democratico.

Principio democratico (art.2538): il potere di controllo è distribuito in modo uguale tra i soci.

Ciascun socio operatore ha un voto, qualunque sia la quota o il numero di azioni possedute ->

“una testa, un voto”.

Lo scopo mutualistico è essenziale per tutte le enti cooperative, mentre il principio democratico

solo per le società cooperative.

La società cooperativa presenta altri tratti distintivi:

(Sesta lezione - 01/10)

1) Il capitale sociale/ di rischio della società cooperativa viene fornito dai beneficiari (i soci), ma

questi devono svolgere nella società altre funzioni oltre a quella dell’investitore.

2) Società a capitale variabile = società che non ha un capitale sociale ben definito al momento

della costituzione, è variabile in corso d’opera. A differenza di una società in cui nel contratto

viene definito il capitale sociale (capitale fisso), in questo caso nel contatto viene definita la

quota del capitale sociale individuale o il numero di azioni che vengono sottoscritte da ciascun

socio all’atto del contratto.

3) Porta aperta = possono entrare nuovi soci che versano le quote in egual modo agli altri soci.

Di conseguenza il capitale sociale aumenta con il numero di soci, varia in modo meccanico.

Può variare anche in diminuzione con l’uscita di un socio.

Il numero dei soci varia senza modificare il contratto.

E’ assoggettato all’accettazione da parte degli amministratori.

La porta aperta in Italia è diversa dall’ammissione automatica. Lo statuto non può mettere un

tetto massimo al numererei soci.

In quanto società le cooperative sono una forma organizzativa d’impresa, cioè svolgono

un’attività professionale, anche se allo scopo di lucro si sostituisce lo scopo mutualistico, che

comunque si incentra sul soddisfacimento dei soci.

Cooperative:

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ginevra701 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mori Pier Angelo.
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