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ESTRATTO DOCUMENTO

La PPA stabilisce che la variazione del tasso di cambio fra le valute di due paesi e

proporzionale alla differenza fra i tassi di inflazione fra i due paesi

Quindi per la PPA il fattore più importante nella determinazione del tasso di cambio è

che nelle economie aperte (senza vincoli all’investimento estero) le differenze tra il

livello dei prezzi di due Paesi determinano i flussi degli scambi commerciali e

quindi la domanda e l’offerta di una valuta. Nel lungo periodo i tassi di cambio

dovrebbero convergere verso valori tali da rendere equivalenti i prezzi di un identico

paniere di beni e servizi prodotti in due Paesi diversi Legge del Prezzo Unico

Big Mac: The Economist

Indice proposto dal (1986) come indicatore della correttezza

del tasso di cambio sulla base del panino prodotto in 120 paesi. In realtà questo indice

non è utile per prevedere il tasso di cambio tra due paesi perché il panino non veniva

realmente scambiato e i prezzi erano distorti dalla differenza di costo tra beni e servizi.

Però può essere utile analizzarlo per definire il costo della vita in un pese. Infatti tutte

le monete straniere rispetto al dollaro apparivano svalutate perché il prezzo del panino

era più basso, in realtà nei paesi più poveri il costo della vita è minore perché i prezzi

di beni e servizi sono minori. Il tasso di cambio Big Mac renderebbe il prezzo panino

uguale a quello venduto negli USA

Es: USA 3,57$ UK 2,29£ 3,57/2,29= 1,56$ per 1£ contro un fixing 2$ per 1£ quindi la

sterlina era sopravvalutata del 22% (1,56/2=0,78)

Il caso dei paesi poveri e del rapporto cambio: i prezzi dei beni sono più bassi a

prescindere dal cambio

PTI – parità dei tassi di

interesse

Spiega la relazione che lega i

tassi di cambio a pronti, i tassi di

interesse e i tassi di cambio a

termine. Si parte dal

presupposto che gli investitori

possono scegliere se investire

nei mercati interni o esteri, il

teorema implica che

proteggendosi sul mercato

dei cambi a termine, un

investitore dovrebbe ottenere gli

stessi rendimenti sia sul mercato

interno che su quello estero

Pertanto il rendimento espresso

in euro “coperto per il rischio di

cambio sugli investimenti all’estero dovrebbe essere pari al rendimento degli

investimenti interni.

Se i tassi a pronti fossero uguali a quelli a termine, la parte sinistra

 dell’equazione (A) sarebbe pari a 1 e il tasso di cambio a pronti uguaglia quello a

termine

Se i tassi euro > tassi esteri, il valore a termine della valuta estera espresso in

 euro (incerto per il certo) sarebbe maggiore del valore a pronti in euro, poiché gli

investitori potrebbero guadagnare investendo in euro in luogo del mercato estero

Se i tassi euro < tassi esteri, il valore a termine della valuta estera espresso in

 euro (incerto per il certo) sarebbe inferiore al valore a pronti, poiché gli investitori

potrebbero guadagnare investendo nel mercato estero in luogo del mercato interno.

Tutto ciò vale finchè esiste un canale di arbitraggio

La Bilancia dei pagamenti

Riguarda le transazioni tra cittadini di due diversi paesi

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Conto delle partite correnti

La sezione della bilancia dei pagamenti che riguarda merci, servizi, redditi e

trasferimenti unilaterali correnti. Comprende tutte le transazioni tra residenti e non

residenti che riguardano voci diverse dalle finanziarie. Riassume le importazioni ed

esportazioni di beni e servizi di una nazione. La differenza tra merci importate ed

esportate rappresenta il saldo della bilancia commerciale

Conto capitale e finanziario

La sezione della bilancia dei pagamenti che misura i movimenti di capitale da e verso

un paese e la variazione delle riserve valutarie della banca centrale. Misura i

movimenti del capitale finanziario da e verso un paese e le variazioni delle

riserve valutarie della Banca Centrale. In caso di saldo positivo si ha che gli

investitori esteri hanno acquistato più attività italiane di quanto gli investitori italiani

abbiano fatto con le estere. Ad esempio, investimenti diretti tramite acquisto di

partecipazioni e investimenti di portafoglio

___________________

Mercati di strumenti derivati

Capitolo 9

Nei mercati a termine vengono trattati gli strumenti derivati che sono così chiamati

perché derivano la propria esistenza dalla presenza sul mercato del bene sottostante

(non c’è derivato se non c’è il bene sottostante). I mercati a termine sono collegati ai

mercati a pronti dove abbiamo gli elementi sottostanti. Se devo trattare un’azione su

Unicredit è necessario che UniCredit sia trattato sul mercato a pronti. Quando parliamo

di derivati parliamo di contratti (contratto derivato), mentre sul mercato a pronti

parliamo di titoli. Il contratto derivato deriva la sua esistenza sul mercato sottostante.

strumento derivato è lo strumento finanziario il cui rendimento è legato al

Lo

rendimento di un altro strumento finanziario emesso in precedenza e separatamente

negoziato. Lo sviluppo dei mercati derivati è avvenuto principalmente negli ultimi

trent’anni del secolo scorso per fronteggiare le conseguenze potenzialmente negative

di particolari categorie di rischi finanziari.

Abbiamo tre ondate di sviluppo di contratti derivati

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2. Strumenti derivati sui tassi di interesse, la cui volatilità era aumentata a causa

di mutamenti nella politica monetaria, e il valore economico delle banche era

diventato più reattivo.

3. Derivati su rischio di credito o derivati creditizi, come il credit forward che

consente di proteggersi contro un incremento del rischio di insolvenza che si

verifica in un momento successivo a quello della definizione del tasso di

interesse e deliberata la connessione del prestito (perciò forward/a termine)

Forward e futures

Entrambi consistono in un accordo per consegnare una determinata attività ad una

specifica data. Il prezzo di entrambe i contratti dipende dal prezzo corrente dell’attività

sottostante sul mercato a pronti

Mercati a pronti (spot)

È un accordo fra un acquirente e venditore che si realizza al tempo 0, quando il

venditore del titolo accetta di cederlo immediatamente e l’acquirente di pagarlo

immediatamente. La caratteristica principale è quindi lo scambio immediato e

simultaneo di liquidità contro titoli, o la c.d. consegna “contro pagamento”. La ragione

dell’esistenza delle spot transaction risiede nella circostanza che l’investitore ritiene

che il prezzo del titolo aumenterà nell’immediato futuro. Se il prezzo del titolo

aumenta secondo le sue previsioni, l’investitore può venderlo sul mercato a pronti a

un prezzo maggiore, traendone profitto.

Mercati a termine (forward)

Un contratto a termine consiste nell’accordo stipulato al tempo 0 fra acquirente e

venditore per lo scambio di un titolo prestabilito in cambio di liquidità in una data

futura (tempo T) anch’essa prestabilita (“a termine”). Sono noti anche come “contratti

per consegna differita”. Gli operatori possono decidere di assumere una posizione in

contratti forward per fronteggiare l’incertezza in merito al valore futuro del prezzo (a

pronti) di un titolo del tasso di interesse. Invece di rischiare che il futuro prezzo a

pronti oscilli a loro sfavore, si affidando ad un intermediario per la stipula di un

forward. Questo contratto consente di tutelarsi contro il rischio che il futuro prezzo a

pronti di un titolo si muova a loro sfavore e di determinare oggi il prezzo del titolo per

una transazione che avverrà in una data futura.

I contratti forward possono anche riguardare un tasso di interesse specifico I

forward rate agreements (FRAs) sono contratti in cui due parti si mettono

d’accordo sul tasso d’interesse da applicare a un certo capitale per un certo periodo di

tempo. Il contratto parte oggi ma gli effetti si manifestano in epoca successiva. È un

accordo in base al quale l’acquirente accetta di pagare un certo tasso di interesse da

applicare ad un ammontare predefinito di capitale nozionale e al tempo stesso riceve

un tasso variabile applicato al medesimo ammontare di capitale nozionale. È come se

avesse preso in prestito il nozionale al tasso del FRA e lo avesse poi a sua volta

prestato ad un tasso di mercato variabile.

Gli IF sono i principali operatori del mercato a termine, i loro profitti derivano dal

differenziale fra il prezzo di vendita e quello di acquisto dell’attività sottostante il

contratto forward. I mercati forward sono generalmente di tipo OTC, quindi non

regolamentati, i termini di ciascun contratto devono essere negoziati volta per volta

fra le parti. Tuttavia la creazioni di mercati secondari anche per i forward, ha reso

questi contratti un po’ più standardizzati ed è diventato sempre più facile chiudere una

forward assumendo una posizione in senso opposto sul secondario, rendendo questi

strumenti più appetibili per imprese e investitori. Sono contratti bilaterali esposti ad un

notevole rischio di insolvenza e il prezzo rimane fisso per tutta la durata del contratto.

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Mercati futures

Un future è solitamente negoziato in mercati organizzati, questo contratto consiste

nell’accordo stipulato al tempo 0 per lo scambio di un titolo standardizzato e

prestabilito con un certo ammontare di liquidità in una data futura. Nel caso dei

futures il rischio di insolvenza è molto ridotto per l’esistenza di una clearing house

che si assume l’onere di indennizzare le controparti di eventuali perdite contro il

rischio di credito o insolvenza. Il prezzo vara giorno per giorno in base alle variazioni

che avvengono sul mercato e quindi tra le parti sono effettuati dei pagamenti

giornalieri (i margini di variazione) in funzione delle oscillazioni di prezzo: flussi positivi

per l’acquirente quando il prezzo aumenta e negativi quando diminuisce; flussi positivi

per il venditore se il prezzo diminuisce e negativi se aumenta. Questa procedura di

marking to market è volta ad assicurare che entrambe le parti abbiamo sufficiente

copertura per l’esecuzione del contratto a scadenza, può inoltre comportare

pagamenti inattesi.

I margini sono dei depositi iniziali versati da ambo le posizioni per poter entrare sul

mercato, sono una percentuale del valore totale del contratto

Margine iniziale

Versamento richiesto a fronte di una negoziazione in future per ridurre il rischio di

mancato pagamento a seguito di oscillazioni sfavorevoli del prezzo del contratto. Lo

costituisco mediante versamento di liquidità o di titoli scartati, ovvero che vado a

versare non sulla base del prezzo di oggi ma su un prezzo ridotto (scartato)

Margine di mantenimento

Margine che l’acquirente/venditore di future deve mantenere dopo che ha assunto una

posizione in future, può coincidere con quello iniziale o essere pari all’80% di esso.

Margine di variazione

Procedura secondo cui la variazione giornaliera del prezzo viene quotidianamente

liquidata attraverso l’accredito dei profitti e l’addebito delle perdite della posizione

aperta. Quindi il margine iniziale potrebbe non essere più capiente per chi perde e

quindi gli si chiederà di integrare la somma e fare nuovo versamento.

Margine infra giornaliero.

Viene richiesto quando durante la seduta si registra una forte volatilità sul prezzo. La

borsa di concerto con la clearing house blocca le contrattazioni e richiede alle parti di

regolare il conto margini

Margine di consegna (o chiusura)

Viene applicato nel caso di consegna del bene sottostante per garantire da possibili

oscillazioni di prezzo dall’ultimo giorno di contrattazione (pochi dopo la negoziazione)

al giorno di consegna (dieci dopo la contrattazione).

DEL MTM: il valore del margine viene deciso dalla C.H. come percentuale

CALCOLO

del valore del contratto. Nel caso degli indici azionari la quotazione è espressa in

punti indici (es. 5 €) e il contratto è pari a: quotazione * punto indice.

La negoziazione avviene in mercati organizzati in cui vengono definite le

caratteristiche principali: dimensione del contratto, tempo di consegna, orario di

negoziazione, variazione minima di prezzo (tick), limiti di prezzo e modalità di

consegna del sottostante.

I mercati europei sono tipicamente telematici, quello italiano è l’IDEM, in cui gli

operatori immettono proposte di negoziazione come nel mercato azionari, ci sono poi

gli operatori market maker che garantiscano la liquidità dei contratti. I mercati derivati

statunitensi invece sono per lo più fisici e le negoziazioni si effettuano mediante asta

gridata.

Le transazioni nelle borse sono autorizzate solo agli intermediari membri della Borsa

dei futures. Le negoziazioni provenienti dal pubblico sono effettuate tramite un Floor

broker, intermediario che effettua negoziazioni per conto terzi, che può trattare o con

un altro floor oppure con un Dealer (trader professionista), intermediari che

negoziano per conto proprio.

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I dealer si dividono in: Position traders, soggetti che assumono una posizione sul

mercato dei futures sulla base delle loro aspettative circa la direzione in cui si

muoveranno i prezzi delle attività sottostanti, acquistano se hanno previsioni rialzista

e vendono se ribassiste; Day trader, che assumono una certa posizione nell’arco di

una giornata e la liquidano prima che essa termini; Scalpers, che assumono delle

posizioni per periodi di tempo molto brevi, a volte addirittura pochi minuti, con

l’obiettivo di ottenere un profitto positivo da questo tipo di trading particolarmente

attivo. I profitti degli scalpers derivano dalla differenza tra prezzo denaro (bid) e prezzo

lettera (ask) e dall’arco di tempo nel quale essi mantengono una certa posizione

aperta.

Gli ordini possono essere trasmessi al broker con o senza limite di prezzo, e possono

essere di vendita (short) o acquisto (long). Una volta concordato il prezzo le parti

portano a compimento l’operazione attraverso la clearing house che se para ciascuna

negoziazione e prende il ruolo della controparte per ciascun venditore e ciascun

acquirente. In questo modo assicura la conclusone dei contratti con il rispetto di tutti

gli obblighi connessi alla negoziazione, infatti richiede a tutti gli intermediari di

depositare fondi sufficienti ad assicurare che i clienti di ciascun intermediario

assolvano i termini di ciascun contratto concluso, questi fondi sono prelevati dai conti

a margine dei clienti.

Il sole24ore riporta i seguenti dati

Mese di scadenza

 Quotazione di apertura

 Quotazione di chiusura

 Quotazione minima giornaliera

 Quotazione massima giornaliera

 Volume dei contratti scambiati

 Open interest -> numero di contratti in essere (posizioni aperte) al termine di una

 giornata di negoziazione

Il possessore di un futures può decidere di voler chiudere la sua posizione prima della

scadenza, in tal caso deve contattare il broker e richiedere una negoziazione che

neutralizzi la sua originaria, quindi deve essere di segno opposto. Qualsiasi perdita che

si verifichi nel corso della vita residua sulla posizione aperta inizialmente verrà

compensata dai profitti generati dalla posizione attivata per chiudere la precedente

posizione. Nel caso in cui invece si mantenga il contratto fino alla scadenza, le parti si

scambieranno un importo monetario pari alla differenza fra il prezzo del mercato finale

del sottostante e il prezzo futures (cash settlement), oppure l’operatore lungo si fa

consegnare l’attività sottostante dal venditore del futures.

Opzioni

Il contratto di opzione è un contratto di natura asimmetrica, ovvero il profilo rischio

rendimento dell’acquirente è diverso rispetto a quello del venditore dell’opzione.

Un’opzione un contratto derivato dove l’acquirente acquista la facoltà di acquistare

(call) o di vendere (put) il bene sottostante (azioni, tassi di interesse, valute) ad

una certa data (data di esercizio), ad un certo prezzo (prezzo di esercizio), dietro

pagamento di un corrispettivo (premio). Chi acquista la facoltà paga un premio, il

pagamento del quale gli da la possibilità di acquistare il bene sottostante o di

venderlo. Quindi in t io pago il premio e mi lascia aperta la possibilità fino alla data di

0

esercizio, se acquistare il bene sottostante (call) oppure di vendere il bene sottostante

(put). Posso avere due tipi di opzione: americana che mi permette di esercitare il

diritto anche prima della scadenza; europea che mi permette di esercitare il diritto

solamente alla scadenza.

Opzione call

Se decido di acquistare un’opzione di tipo call, pensiamo che il mercato andrà in rialzo,

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pago qualcosa che oggi mi blocca il prezzo di acquisto ma mi da la possibilità in un

momento successivo di acquistare l’azione al prezzo bloccato d’esercizio che è

minore di quello sul mercato e poi rivenderla, se il prezzo di esercizio invece è minore

o uguale al prezzo di mercato non conviene utilizzare l’opzione per non avere ulteriori

perdite oltre al premio già pagato per l’acquisto del diritto.

Sul mercato si dice che io apro una posizione che può essere di due tipi:

1. Lunga acquirente

2. Corta venditore

Quindi l’acquirente che compra l’opzione call è in una posizione lunga. Alla scadenza

se il prezzo di mercato è maggiore di quello d’esercizio il suo profitto sarà pari al

surplus che ricava dalla vendita a prezzo di mercato dell’azione meno il premio pagato

al venditore per l’acquisto dell’opzione. Se invece il prezzo di mercato sarà maggiore

evidentemente non si sarà esercitato il diritto e la perdita potenziale sarà pari al

premio versato al venditore.

Il venditore dell’opzione invece è in una posizione corta, si impegna quindi a vendere

l’azione al prezzo d’esercizio determinato. Se il prezzo dell’azione aumenta il venditore

sarà poi obbligato (con l’esercizio del diritto da parte dell’acquirente) a ricomprare

l’azione al prezzo di mercato più alto del prezzo d0esercizio a cui l’ha venduta, quindi

avrà una perdita. Mentre invece se il prezzo di mercato diminuisce il venditore avrà un

profitto potenziale pari al premio che l’acquirente ha pagato per un diritto che dalla

sua posizione non è conveniente esercitare.

Opzione put

L’opzione put conferisce all’acquirente il diritto di vendere al venditore dell’opzione il

titolo sottostante ad un prezzo predeterminato, a fronte del pagamento di un premio.

L’acquirente in posizione lunga se alla scadenza il prezzo di mercato è inferiore al

prezzo d’esercizio potrà acquistare l’azione sul mercato e poi esercitare l’opzione

rivendendola al venditore che sarà obbligato a comprarla al prezzo concordato anche

se superiore. Quindi il suo profitto sarà pari a questa differenza di prezzo meno il

premio pagato per l’acquisto della put. Mentre invece se il prezzo d’esercizio è minore

di quello di mercato sicuramente non verrà esercitato il diritto e quindi si avrà la

perdita del premio.

Il venditore invece trae profitto nel caso in cui i prezzi di mercato diminuiscono

perché riceve il premio dell’acquirente e non dovrà comprare nulla, mentre invece

subirà una perdita nel momento in cui i prezzi saliranno e quindi l’acquirente

eserciterà il diritto facendogli acquistare l’azione ad un prezzo maggiore d’esercizio

che avevano predeterminato.

Il possessore di un’opzione può liquidare la propria posizione con tre alternative:

1.se si verificano le condizioni favorevoli esercita l’opzione traendone profitto

2.se non si creano situazioni favorevoli non esercita il suo diritto perdendo il premio

pagato o

3.può rivendere in tutto o in parte i suoi diritti

Valutazione delle opzioni

Fondamentalmente abbiamo due valori a cui ci si deve affidare

Valore intrinseco: differenza (positiva) tra prezzo d’esercizio e prezzo di mercato in

 opzione put o differenza tra prezzo di mercato e prezzo d’esercizio in opzione call. È

il valore dell’opzione alla scadenza.

Valore temporale: differenza tra il prezzo di un’opzione (il premio) e il suo valore

 intrinseco. È associato alla vita residua dell’opzione che si perderebbe in caso di

esercizio anticipato, è associato alla probabilità che il valore intrinseco possa

aumentare nell’arco di tempo fra la data di acquisto dell’opzione e quella di

scadenza. Il valore temporale quindi varia in funzione della volatilità del prezzo

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dell’attività sottostante. Quanto maggiore è la vita residua, tanto più estese sono le

opportunità di crescita del prezzo dell’azione e pertanto il valore temporale

aumenta. Man mano che un’opzione si avvicina alla scadenza il valore temporale si

avvicina a 0. In the money Out of the money

Prezzo azione – prezzo Pa > Pe call ; Pa < Pe put

esercizio

0 Pa < Pe call ; Pa > Pe put

Gli operatori quindi sono:

Speculatori: open position, apro una posizione che è strumentale alla visione che si

 ha del mercato (lunga rialzista, corta ribassista), se la accoppio ad uno strumento a

pronti cambia la natura del mio investimento. Faccio una prima operazione di short

selling e poi una long call. La long call è rialzista, ma chi fa ciò è un ribassista e

quindi essa non segue la natura tradizionale ma la call è a copertura di

un’operazione ribassista.

Arbitraggisti: sfrutto disallineamento fra valore del titolo a pronti e a termine. La

 relazione di arbitraggio

Hedgers: vado a tutelare i portafogli contro rischio tasso, quando si alzano, o

 rischio mercato, quando i prezzi scendono. Tutto per minimizzare la perdita.

LONG LONG Il valore intrinseco della call è 0, è dato da quotazione -

.

CALL PUT strike price

L’opzione è in out of the money perché la quotazione

Strike 3 Strike 3 corrente è al di sotto del premio d’esercizio. Io pago il premio

perché compro il tempo e l’aspettativa. Ogni giorno che

Quotazion Quotazion passa il VT diminuisce perché implicitamente si riducono le

e corrente e corrente probabilità che io possa esercitare il diritto. In prossimità

2,7 2,7 della scadenza il VT potrebbe non aver più significato perché

Premio Premio il giudizio d’esercizio potrebbe essere già maturato se la

0,5 0,5 quotazione è già molto alta, perché non ci sono probabilità

che cambi la situazione e si possa non esercitare l’opzione.

Valore VI 0,3 Così sarà evidente il contrario nella situazione opposta. Però

intrinseco se qualche giorno prima la quotazione è ad un livello

0 tendente sopra o sotto lo strike price, il VT ha una rilevanza

Valore VT 0,2

temporale

0,5

Opzioni su indici azionari (stock index options)

L’attività sottostante è il valore di un indice di mercato azionario. Ad un investitore

conviene acquistare una call quando ritiene che il valore dell’indice di mercato salirà,

invece converrà acquistare una put se ha ipotesi ribassiste, tutto entro la data di

scadenza dell’opzione. Se l’indice effettivamente sale al di sopra del prezzo di

esercizio dell’opzione, il possessore avrà un profitto pari all’ammontare del valore

intrinseco dell’opzione nel momento in cui questa giunge a scadenza; lo stesso accade

se con la put l’indice scende. Alla scadenza il possessore non potrà mai chiudere la

posizione con l’acquisto o vendita di un sottostante, ma le opzioni vengono sempre

regolate per contanti. Le opzioni su indici azionari consentono di investire

direttamente in un portafoglio diversificato che replica il comportamento di un indice

di mercato. Se un investitore ritiene che un determinato mercato azionario crescerà in

futuro, può acquistare un’opzione call sull’indice rappresentativo di tale mercato. Se

effettivamente l’indice aumenta, allora lo farà anche l’opzione. Il valore monetario

associato a ciascuna opzione su indici è stabilito da un particolare moltiplicatore,

deciso dal mercato ove l’opzione è scambiata.

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Le opzioni sono contratti derivati, derivano la loro esistenza dalla presenza sul mercato del

bene sottostante. Nasce perché è quotato il bene sottostante, non si può prescindere

dall’underliyng. Il sottostante è negoziato sul mercato a pronti. Questo derivato piò essere

tangibile o intangibile (indice azionario) quindi questi derivati porterebbero ad uno

scambio al termine del contratto o alla liquidazione del contratto per differenziale-

>prenderò una posizione opposta a quella che avevo assunto all’inizio. Apro una posizione

lunga (acquisto) o corta (vendita), essendo in un mercato a termine non ho l’obbligo di

dimostrare di possedere i requisiti per aprire quella determinata posizione, l’importante è

che io li abbia a termine. Quindi indifferentemente posso aprire una posizione lunga o

corta. Questa posizione può essere chiusa ante scadenza in qualsiasi momento assumendo

una posizione opposta, liquidando il differenziale tra la quotazione di oggi e quella di

domani. Posso altrimenti arrivare alla scadenza e concludere l’operazione secondo la

posizione aperta. Vado sempre a liquidare il differenziale anche se sto in un mercato a

termine.

Per quanto riguarda i derivati ci sono diversi contratti tra cui le opzioni, che sono un

contratto di tipo asimmetrico perché i payoff di acquirente e venditore sono differenti. Chi

compra l’opzione compra una facoltà di acquisto (call) o vendita (put). Tutte le posizioni

sono di acquisizione di facoltà, che comporta che oggi corrisponderò un corrispettivo

ovvero il premio. Oltre a pagare il premo vado a predeterminare il costo dell’acquisto

futuro (prezzo d’esercizio; base), in una long put predeterminerò il prezzo di vendita, e

anche il periodo d’esercizio. Da una parte ho un soggetto che rinvia il suo acquisto o la

sua vendita che dipende dall’andamento del sottostante.

!!!!Schema opzioni da tatuarmi in fronte!!!!

TIPO RISCHIO RENDIMENTO STRATEGIA

Long call – Importo del premio, che Differenziale tra Rialzista, ipotizzo che il

acquisto della andrò comunque a prezzo d’esercizio + mercato e quindi la

facoltà di perdere se non esercito premio e quotazione quotazione andrà al rialzo,

acquisto il diritto per mancanza corrente, se si per ottenere un

delle condizioni a me verificano le differenziale positivo e

favorevoli. condizioni favorevoli. quindi un rendimento.

Qc – (Pe + Pr)

Short call Quotazione corrente Importo del premio Ribassista puro,

“naked” – meno il prezzo che incasso se l’operatore non ha

vendita della call d’esercizio + il premio. l’acquirente non problema se il titolo

senza avere il È tanto più elevato esercita la call per andasse in prossimità dello

titolo in quanto più aumenta la condizioni non 0 perché il suo obiettivo è

portafoglio quotazione corrente. favorevoli. incassare il premio

Qc – (Pe + Pr) completamente,

subordinato al fatto che

l’acquirente non esercita il

diritto.

Short call Ribasso: Qc < (Pe - Pr) Importo del premio Ribassista moderato ,

“covered” – perdo molto; rialzo: l’operatore in questo caso

vendita della call importo del premio, fa attenzione a quanto va

con titolo in perché il diritto viene al ribassato il mercato,

portafoglio esercitato e perdo il perché deve essere sempre

valore del titolo pari al valore del premio,

sennò perde.

Long put – Importo del premio, che Prezzo d’esercizio Ribassista puro , penso che

acquisto di una perdo se non esercito il meno il premio il mercato andrà al di sotto

facoltà di vendita diritto. rispetto a 0, che è il del prezzo d’esercizio +

profilo massimo di premio. Quanto più il

guadagno mercato scende più

guadagno.

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Short put – Devo comprare ad un Importo del premio se Rialzista, perché così

venditore della prezzo più alto della il mercato va al rialzo l’acquirente non esercita e

facoltà di vendita quotazione corrente se e il diritto non è quindi il venditore incassa il

il mercato va al ribasso esercitato premio e non va a perdere

e l’acquirente esercita il nulla.

diritto di vendita. Si

ritrova in portafoglio

titoli che sul mercato

valgono di meno ma

che lui ha dovuto

comprare ad un prezzo

superiore.

I covered warrant – covered warrant plain vanilla

Sono opzioni cartolarizzate emesse da intermediari finanziari su sottostanti ad elevata

liquidità. Il termine covered presuppone che l’emittente dovrebbe detenere l’attività

sottostante e quindi attinge al proprio portafoglio. I covered warrants presentano

alcune differenze rispetto ai contratti d’opzione tradizionali in termini di:

Natura cartolarizzata è un titolo e non è un contratto, questa è la è la principale

 differenza che genera varie conseguenze: non è possibile assumere posizioni corte,

le negoziazioni si svolgono su mercati a pronti, i covered in circolazione coincidono

con quelli emessi dall’emittente;

Scadenza più elevata rispetto alle opzioni ovvero comprese tra 1 e 5 anni;

 Parità: indica il numero di covered warrant necessario per acquistare o vendere 1

 unità di sottostante mentre le opzioni hanno rapporti di esercizio unitari;

Modalità di liquidazione: prevedono il regolamento dell’importo differenziale a

 scadenza.

I covered warrant strutturati /esotici combinano una componente principale

rappresentata da comuni opzioni call o put con una o più azioni esotiche.

Gli investement certificate sono strumenti che replicano l’andamento del

sottostante, sono quindi strumenti indicizzati a gestione passiva, non comportano la

gestione in margini presso la clearing house perché sono negoziati intraday e hanno

un diverso trattamento dei dividendi.

I leverage certificate replicano l’andamento del sottostante, ma richiedono un

investimento inferiore rispetto all’importo controllato dallo strumento. Inoltre l’impiego

di capitale è ridotto rispetto all’investimento diretto nel sottostante, il rendimento

potenziale è inferiore e non è influenzato dalla volatilità implicita.

Gli swap

Consiste in un accordo tra due parti che si impegnano a scambiarsi flussi monetari

periodici ad intervalli specifici in un periodo predeterminato.

Consentono alle imprese di gestire meglio il rischio di tasso di interesse, di cambio e di

credito. Il principio di base dell’accordo di swap consiste nel fatto che le parti

modificano i flussi monetari legati ad attività o passività finanziarie in una certa

direzione.

Swap sui tassi di interesse (IRS)

Sono il segmento di gran lunga più importante, consiste in una successione di contratti

forward sui tassi stipulati tra le due parti. Consente alle controparti di proteggersi nel

lungo termine contro il rischio di interesse. Sono contratti ad esecuzione pluriennale

ed eliminano la necessità di dover rinnovare i contratti nel caso in cui, per ottenere

questo tipo di protezione nel lungo termine, siano stati utilizzati contratti futures o

forward che tipicamente hanno scadenza breve.

L’acquirente si impegna ad effettuare pagamenti a favore del venditore di flussi

calcolati sulla base di un interesse fisso in relazione all’importo indicato nel contratto,

ovvero il capitale nozionale o figurativo, in date di liquidazione periodiche.

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Il venditore si impegna ad effettuare nei confronti dell’acquirente, nelle stesse date,

dei pagamenti a tasso variabile legati al valore assunto nelle varie date dal tasso di

mercato.

La controparte che paga il tasso fisso cerca di trasformare le proprie passività a tasso

variabile in passività a tasso fisso. Infatti l’acquirente riceve un flusso legato al tasso

variabile e paga con tasso fisso; la controparte che paga il tasso variabile cerca di

trasformare le proprie passività a tasso fisso in passività a tasso variabile.

È probabile che nella transazione intervenga anche un terzo intermediario finanziario,

broker dealer

in veste di facendo incontrare le due parti, o effettuando una

intermediazione in conto proprio. Il dealer può aggiungere alla commissione un premio

per il rischio di credito che si assume che comunque è inferiore a quella relativa a un

prestito: i flussi di cassa effettivamente scambiati sino, infatti, limitati a quelli relativi

al differenziale ai tassi di interesse e non includono il capitale nozionale.

Swap su valute

È difficile identificare una forma standard di contratto swap, gli intermediari broker

hanno il compito di mantenere la liquidità del mercato individuando o facendo

incontrare le controparti o fungendosi essi stessi da controparte quando agiscono

come dealer. I vantaggi di ricorrere ad un intermediario sono molteplici: innanzi tutto

la ricerca diretta della controparte con le stesse esigenze finanziarie è molto costosa;

evita che l’insolvenza abbia ripercussioni sull’altra controparte, accollandosi tutti i

costi ad essa associati, invece in uno swap effettuato direttamente l’altra parte si

ritroverebbe non risulterà protetta in modo adeguato e dovrà far fronte al rischio di

sostituzione con un altro swap magari meno favorevole. Ciascun dealer gestisce un

book di swap nel quale sono elencate le sue posizioni aperte in swap, quindi hanno

anche la possibilità di diversificare una parte della propria esposizione al rischio di

credito. I mercati degli swap sono poso regolamentati, tuttavia esiste l’ISDA che

stabilisce i codici comportamentali e gli standard contrattuali. Funge anche da

portavoce e promuove lo sviluppo delle procedure di gestione del rischio per i dealer di

swap.

Cap, floor e collar

Sono strumenti derivati che trovano diversi impieghi, soprattutto come mezzo di

copertura contro il rischio di interesse per gli intermediari finanziari.

Acquistano cap se sono esposti a perdite dovute all’aumento dei tassi di interesse,

solitamente ciò avviene quando gli intermediari finanziari emettono passività a taso

variabile come obbligazioni indicizzate all’EURIBOR o al LIBOR a una certa scadenza;

esso equivale all’acquisto di una call singola o una loro serie su tassi di interesse. Se i

tassi di interesse salgono al di sopra del tasso d’esercizio, il venditore della cap si

impegna a versare un flusso positivo all’acquirente in cambio dell’incasso anticipato di

un premio.

Acquistano floor quando hanno emesso debito a tasso fisso e hanno attività a tasso

variabile o una posizione netta corta in obbligazioni a lungo termine. Il floor equivale

all’acquisto di una put su tassi di interesse, che qualora scendano al di sotto del tasso

di esercizio, il venditore si impegna a versare all’acquirente un flusso positivo in

cambio dell’incasso anticipato del premio.

Infine, acquistano dei collar per finanziare le posizioni in cap o floor o quando temono

l’eccessiva volatilità dei tassi di interesse. Consiste nell’assunzione simultanea di una

posizione in cap e floor, acquisto la prima e vendo la seconda. L’obiettivo

dell’operatore è proteggersi contro l’aumento dei tassi di interesse ma allo stesso

tempo finanziare il costo del cap. un modo per raggiungere questo obiettivo è vendere

un floor e utilizzare il premio ottenuto da tale vendita per pagare il premio del cap

acquistato. ________________________________

56 Le Banche

Capitolo 10

Le banche assumono una certa rilevanza nel mondo italiano e mondiale le crisi

Lehman Brothers

finanziarie, in particolare la crisi del 2008 col fallimento della e

l’impatto che ciò ha avuto sull’intero assetto del sistema. Dalla crisi si è riformulata

l’organizzazione delle banche e anche la gestione dei crediti che generano problemi

per quanto riguarda la liquidità, infatti ora bisogna verificare se il capitale in dotazione

alle banche è sufficiente per coprire i rischi, se si svolge in modo non corretto, l’attività

bancaria e il merito creditizio hanno ripercussioni negative.

Un altro tema è il problema dei tassi negativi. Per quanto riguarda l’organizzazione

l’avvento della tecnologia ha messo in discussione la presenza fisica delle banche sul

territorio, in confronto alla presenza virtuale con banche senza sportelli.

Nel caso italiano poi le banche hanno sofferto di ulteriori problemi ->banche venete,

popolare di vicenza (..).

Definizione di banca

L’attività bancaria è definita come esercizio del credito e raccolta di risparmio

tra il pubblico. Tale attività può essere esercitata solo dalle banche e si realizza

attraverso l’esercizio congiunto dell’erogazione di prestiti e dell’acquisizione di fondi

con obbligo di restituzione, sotto forma di depositi o altre. La raccolta viene fatta nel

breve termine e poi si concedono i fondi a lungo termine con un tasso di interesse

remunerativo, che dipende anche dal prenditore di fondi e in particolare da come egli

è capace di restituire l’ammontare.

Principali prodotti offerti

Servizi di pagamento

 Prodotti di risparmio/investimento

 Servizi fiduciari

  credit crunch

Prestiti alle società e alle famiglie : se è difficile prestare per le

 banche perché il soggetto corporate e household non garantiscono la restituzione,

prevale la possibilità di non prestare e venir meno all’attività principale e destinare

la raccolta di fondi nell’acquisto di titoli, diminuendo i crediti. La decisione per la

quota da destinare ai titoli e ai prestiti dipende dallo stato del mercato

Sottoscrizione di emissioni quando la banca va a sostenere aumenti di capitali o

 presiti obb.nari, quando il mercato non è recettivo la banca che va a sostenere entra

sul mercato e prende la quota di titoli non sottoscritti dal mercato.

Titoli di capitale o di debito

 Prodotti assicurativi e di gestione del rischio, interviene con strumenti adeguati per

 gestire il rischio e si connette con il mondo assicurativo.

Stati patrimoniali e recenti

tendenze

È possibile cogliere delle differenze in

bilancio tra l’istituzione di deposito e la

società non finanziaria.

Per le banche, le attività sono costituite

da prestiti e le passività dai depositi;

per le imprese non finanziarie invece è

il contrario. Le banche concedono

prestiti alle imprese non finanziarie e

da esse accettano depositi e viceversa.

57

Ad oggi quando si richiede un finanziamento è quello delle garanzie, che devono

essere fornite per poter ottenere un prestito. Poi c’è il conseguente problema di

gestione delle garanzie in caso di prestito non onorato. Recentemente la BCE ha detto

che i prestiti non garantiti in sofferenza devono essere estinti entro due anni, quelli

garantiti entro sette. Però per smaltire i crediti in sofferenza devo alienare l’immobile

avviando tutte le procedure giudiziali necessarie, che a volte impiegano più di sette

anni. agli sportelli” ovvero quando si diffonde quella voce che la banca è in

“corsa

difficoltà, i correntisti corrono a ritirare la liquidità. La crisi di liquidità si manifesta in

modo tangibile proprio per la oggettiva necessità di ritirare i depositi.

Attività

I prestiti sono le attività principali che generano reddito, mentre gli investimenti in

titoli possono essere impiegati anche come serbatoio di liquidità da smobilizzare in

caso di necessità perché sostengono infatti un grande rischio di liquidità. Per questo

motivo devono mantenere ingenti quantità di copertura per essere certe di far fronte a

una qualsiasi domanda di rimborso da parte dei possessori delle loro passività.

rischi principali che sostengono sono

I

Di credito, in questo momento è molto frequente, abbiamo i non performing loan.

 Se ho un rischio di credito ci sono varie soluzioni, posso risolvere il problema in

house e quindi consentire al prenditore una dilazione sul prestito, ma se la sofferenza

è protratta nel tempo probabilmente non si può risolvere facilmente il problema in

house, quindi si vende il credito a soggetti sul mercato competenti. Allora arriva il

problema di valutare questi crediti, chi è disposto a prenderli li pagherà in valore

molto minore di quello reale. L’acquisto viene fatto da altri intermediari che sono

interessati a rivitalizzarli e poi percepire una redditività da questa operazione. Stress

fund: ottenere un rendimento che sia remunerativo (premio) e nel contempo

risolvere il problema. Il punto è quanto questo problema di credito diventa poi di

insolvenza

Di liquidità, legato alla qualità del mio attivo e la componente è bassa. Questo

 problema si è acuito nel 2008 perché con un problema di esigenza di liquidità le

banche vanno sul mercato interbancario. Ma il prestito tra banche nel 2008 non era

possibile perché c’era mancanza di fiducia nel prestare ad altre banche. Quindi la

banca deve sempre avere in portafoglio dei titoli immediatamente liquidabili per far

fronte alle esigenze straordinarie

Di insolvenza, legato alla qualità del capitale netto, parametrato alla qualità di

 crediti (perché ce ne sono di più e meno rischiosi). In particolare, anche una piccola

insolvenza può bastare ad annullare il capitale di una banca, portandola ad essere

insolvente.

Distinguiamo poi la perdita attesa e quella inattesa. La prima la riesco a

determinare e quindi posso effettuare degli accantonamenti per farvi eventualmente

fronte riducendo il capitale netto della banca; quella inattesa non la posso individuare

e per qualcuno rappresenta la perdita vera e vanno dedotte dal residuo del capitale

netto.

prestiti

I Prestiti commerciali e industriali: sono utilizzati come finanziamento delle necessità

 di capitale di un’impresa. Possono essere a tasso fisso o variabile, a breve o lungo

termine. Garantiti e quindi coperti da una specifica attività del mutuatario o non

garantiti ovvero conferiscono solo al mutuante dei diritti generici di rivalsa sulle

attività, solidalmente con tutti gli altri creditori.

Prestiti immobiliari: principalmente prestiti ipotecari, ci sono varie caratteristiche

 loan value

distintive come il rapporto tra prestiti ipotecari e valore dell’immobile

ratio , o commissioni e penalità in caso di rimborso anticipato.

58 Prestiti al consumo: sono personali per acquisto beni durevoli, o tramite carte di

 credito

Altri prestiti: in questa categoria confluiscono diverse tipologie come quelli fatti agli

 intermediari finanziari non bancari, enti locali, governi statali.

a breve scadenza per esigenze di liquidità.

Titoli

Hanno basso rischio di insolvenza e possono essere smobilizzati facilmente.

Depositi presso altri intermediari (mercato interbancario)

 Pronti contro termine, fatte tra banca-clienti, ma anche tra BCE-banche per

 assicurare la liquidità nel sistema

Titoli del tesoro

Passività

Hanno sostanzialmente due fonti di finanziamento a parte il capitale netto fornito dagli

azionisti:

Depositi da clientela ordinari

 Conti correnti di corrispondenza, hanno particolare importanza e sono depositi a

 vista con riferimento ai quali le somme depositate possono essere movimentate

dai correntisti con l’uso di mezzi di pagamento messi a disposizione dalla banca.

Sui conti la banca riconosce un interesse, seppur di ammontare contenuto

Depositi a risparmio, liberi o vincolati in termini di durata contrattuale, vi è il

 rilascio di un libretto dove sono annotate tutte le operazioni che possono essere

effettuate dal depositante presso la banca che lo ha emesso. Sono liberi se si può

ritirare la somma in qualsiasi momento, mentre se non sono consentiti

prelevamenti prima di una data scadenza

Certificati di deposito, si tratta di titoli trasferibili rilasciati a fronte di una somma

 depositata con un certo vincolo di scadenza, emessi a rubinetto con una durata da

3 mesi a 5 anni.

Fondi presi a prestito da altre banche

 Altre passività (acquisti di fondi sul mercato interbancario e i pronti contro

 termine)

In generale, la struttura delle passività è più a breve termine rispetto alle attività,

esponendo la banca al rischio di trasformazione delle scadenze, inoltre gli strumenti

facilmente liquidabili vengono usati per finanziare le attività meno liquide come i

prestiti, per questo rischio di interesse, liquidità o mancato allineamento delle

scadenze sono questioni chiave.

Capitale netto

È costituito principalmente da azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio, sovraprezzo

azioni e utili non distribuiti. La regolamentazione impone il mantenimento di un livello

minimo di capitale netto per ammortizzare le perdite derivanti da operazioni in e fuori

bilancio. La banca tende a mantenersi sul livello minimo per il costo relativamente

basso della raccolta tramite depositi.

Le operazioni fuori bilancio

Le banche effettuano una serie di operazioni che contribuiscono alla formazione di

costi e ricavi, ma sono appostate fuori bilancio, quindi lo stato patrimoniale non riflette

in toto il loro campo d’azione. Comportano transazioni in derivati come futures, swap,

forward e opzioni. Vengono effettuate con l’obiettivo di ottenere un reddito da

commissioni a integrazione dei margini connessi all’attività tipica di prestito, possono

inoltre minimizzare i costi previsti dalla regolamentazione in quanto gli obblighi di

riserva e i premi assicurativi sui depositi non si applicano alle operazioni fuori bilancio.

Per questo le banche hanno degli incentivi ad effettuarle sia dal punto di vista dei

ricavi che da quelli di minimizzazione degli oneri

59

Possono comportare dei rischi (legati ai derivati) che si aggiungono a quelli tipici

dell’attività creditizia.

Fra queste rientrano l’emissione di diversi tipi di garanzie prestate dalle banche, quali:

Fideiussioni: crediti non monetari concessi da una banca per garantire l’esecuzione

 di un’obbligazione assunta

Avalli: obbligazione cambiaria mediante la quale la banca, nell’interesse del cliente;

 garantisce il pagamento di un titolo di credito

Accettazioni cambiarie: cambiale tratta con la quale un’impresa ordina a una

 banca, che accetta, di pagare una somma a una data scadenza

Lettere di credito: garanzie cedute dagli I.F. per sottoscrivere la prestazione futura

 dell’acquirente della garanzia. Sono utilizzate principalmente come strumento di

assistenza di un’azienda nelle operazioni di compravendita internazionale.

Altre operazioni che generano commissioni

Queste operazioni non sono facilmente individuabili tramite l’analisi dei documenti

contabili statici, e delle quali vanno invece ricercati il risultato nel conto economico e

nelle voci della nota integrativa, rientrano:

Servizi di gestione del risparmio che comportano la gestione dei capitali

 conferiti dalla clientela da parte della banca o di un intermediario controllato dalla

banca o con il quale sussistono accordi di partecipazione. Si indicano tutti i veicoli di

gestione del risparmio in forma individuale o collettiva come:

▪ Gestioni di patrimoni mobiliari

▪ Gestioni patrimoniali in Fondi

▪ Polizze assicurative

▪ Fondi comuni di investimento

▪ Fondi pensione

Funzione di banca corrispondente (fornitura di servizi bancari alle banche che

 non hanno strutture adeguate all’espletamento di questa funzione)

▪ Compensazione e raccolta degli assegni

▪ Operazioni in divisa estera

▪ Servizi di copertura

▪ Consorzi

Nel corso degli ultimi anni si è verificato un processo di riallocazione dei portafogli dei

risparmiatori a danno dei prodotti di risparmio gestiti, si preferiscono infatti sempre di

più i fondi pensione e i fondi comuni di investimento. C’è stata una contrazione della

raccolta sull’estero, soprattutto in seguito alla crisi dei debiti sovrani, e un

corrispondente incremento del rifinanziamento da Eurosistema. Quindi con

l’ampliamento dei prodotti offerti gli investitori sono stati guidati nella scelta di quelli

che più corrispondono alle loro esigenze. Si è evidenziato dall’analisi dei conti

economici dei gruppi bancari una riduzione del margine di interesse e un incremento

dei ricavi da servizi derivanti in particolare da una forte flessione nel comparto di

gestione del risparmio.

Dimensioni, struttura e composizione del settore

Negli ultimi anni il sistema bancario è stato interessato da un rilevante processo di

consolidamento a seguito del quale si è avuta una riduzione della quota di mercato dei

primi 5 gruppi bancari, quote che sono state acquisite da banche più piccole e da

shadow banking

quelle estere. Un fenomeno che si è verificato è quello dello .

Economie di scala e di diversificazione

Le banche cercano di sfruttarne i potenziali vantaggi. Le fusioni, infatti, sono indotte

dal desiderio dei manager di ottenere maggiori risparmi sui costi e vantaggi sui ricavi.

Economie di scala

60

Man mano che le dimensioni di una banca aumentano, lo fanno potenzialmente anche

la gamma di tecnologia nella quale essa può investire, infatti più grande è la banca e

più ingente è la spesa in innovazione tecnologica.

L’internet banking è sicuramente uno dei fattori principali che inciderà sul settore

bancario per la velocità ed efficienza con cui possono essere soddisfatte le esigenze

della clientela. Grazie al miglioramento tecnologico, infatti, l’effetto dimensione tende

a ridurre l’effetto costo medio.

Implica che i costi unitario o medio di Costo medio

erogazione di servizi finanziari scendano

all’aumentare dell’espansione e quindi

della quantità di servizi erogati.

Tuttavia gli investimenti in tecnologia

comportano anche dei rischi: se

aumento il livello tecnologico devo

sostenere dei costi, ma se il cliente poi

non utilizza questi servizi non si hanno

remunerazioni adeguate e quindi devo ripristinare la precedente offerta assumendo

personale e quindi i costi mi aumentano ancora di più. Se i ricavi connessi agli

investimenti tecnologici non coprono i costi di sviluppo, si riduce il valore della banca e

del patrimonio. Gli investimenti possono portare a eccessi di capacità produttiva e ciò

può concorrere a costi medi superiori di erogazione dei servizi finanziari che si traduce

in diseconomie di scala.

 (difficili da quantificare)

X

Efficienze

Risparmi sui costi dovuti all’efficienza della gestione manageriale e quindi a un

migliore utilizzo delle risorse, che è un tema importante perché avere un posto

lavorativo in banca era sicuro e fisso, ma ormai anche questa situazione è superata.

Economie e diversificazione dei costi

Gli intermediari sono imprese multiprodotto e i servizi erogati implicano diverse

necessità tecnologiche e di personale. L’investimento in un’area dei servizi (es.

prestiti) può comportare benefici sinergici in termini di abbassamento dei costi per la

produzione di servizi finanziari relativi ad altre imprese. Sono quindi determinate dalla

capacità dell’intermediario di combinare input nell’erogazione di prodotti multipli.

Un’altra linea di diversificazione è quella geografica.

Quando devo concedere un prestito ci si informa sul prenditore di fondi e quanto

interesse egli può avere non solo per le banche ma anche per altri settori, offrendo di

conseguenza delle offerte sui prodotti che sono competitive per attrarre fasce nuove di

clientela.

Economie e diversificazione dei ricavi

Operazioni di fusione e di incorporazione possono comportare sinergie anche in

termini di ricavi. Esse sono importanti per tre motivi:

Acquisizione di un I.F. in un mercato in fase di crescita può produrre nuovi ricavi

 Il flusso dei ricavi diviene più stabile se il portafoglio dell’istituzione acquisita

 presenta caratteristiche diverse in termini di prodotto, interesse, credito e rischio

liquidità

L’ espansione in mercati non concorrenziali offre l’opportunità di aumentare i ricavi,

 rendite di monopolio.

nei quali potrebbero esistere delle

Dimensione e attività delle banche

Le banche con grande dimensione, hanno alcuni vantaggi:

61

Hanno una maggior facilità di accesso alla raccolta interbancaria e ai mercati dei

 capitali e operano con minor capitale proprio

Tendono ad utilizzare una quantità maggiore di fondi acquisiti sul mercato

 interbancario e una minore di depositi retail.

Prestano fondi a società di dimensioni maggiori quindi il loro differenziale dei tassi di

 interesse e il loro margine di interesse netto sono di solito più contenuti.

Sono più diversificate e generano un reddito non da interessi maggiore.

 Non possiedono tanto capitale azionario, ma grazie anche al progressivo

 abbattimento delle barriere alla concorrenza e all’espansione nell’attività bancaria,

hanno migliorato le performances in termini di redditività del capitale netto (ROE=

redd/azioni) e di redditività del capitale investito (ROA Redd/attività))

Attività delle banche e tecnologia

Un fattore determinante della performance futura delle banche è la misura in cui esse

adottano la tecnologia più avanzata e la misura in cui gli operatori del settore

utilizzano internet e il banking on-line. L’investimento in tecnologia è stato

l’investimento maggiore negli ultimi anni, per migliorare in termini di efficienza

operativa e avere una potenziale crescita di margine di interesse netto (reddito –

da interessi),

spesa e di altri redditi netti. Dal lato dei servizi all’ingrosso, la tecnologia

consente alle banche di erogare servizi di gestione della liquidità o del capitale

circolante. Dal lato dei servizi al dettaglio, la tecnologia consente alle banche di offrire

servizi di pagamento elettronico e via Internet.

Servizi bancari all’ingrosso

La banca ad oggi viene scelta anche in base all’offerta tecnologica e in quanta facilità

si riescono a fare diverse operazioni. Servizi di gestione della liquidità o del capitale

circolante al fine di ottimizzare il capitale.

RID (rapporti interbancari diretti): si gestisce in modo automatico l’incasso dei

crediti delle aziende a fronte dell’esecuzione di addebiti in conto corrente. Le imprese

conoscono in tempo reale le ricevute pagate

RI. Ba. (ricevuta bancaria elettronica): è un servizio di incasso elettronico che

prevede la presentazione alla banca da parte del cedente azienda delle partite da

incassare

M.A.V. (pagamento mediante avviso): procedura che prevede la gestione degli

incassi non domiciliati in base alla quale predispone i bollettini e li invia al debitore che

può effettuare il pagamento presso qualsiasi sportello bancario e postale.

Servizi bancari al dettaglio

Le banche che hanno investito nell’internet banking come complementare ai loro

servizi in essere hanno avuto una performance simile a quella delle banche che non lo

hanno fatto, nonostante le spese iniziali per la tecnologia necessaria. Questo tipo di

banche riporta un reddito non da interessi maggiore.

È sorto poi un nuovo segmento del settore rappresentato dalle (poche) banche che

Internet-only,

operano esclusivamente via internet, le che non hanno una sede fisica.

Questioni di carattere globale

Gli intermediari finanziari svolgono una funzione molto importante nello sviluppo e

nell’integrazione dei mercati a livello mondiale. Essi devono ora competere non

soltanto con altri intermediari finanziari nazionali per una quota in questi mercati ma,

in misura sempre maggiore, con quelli esteri.

Espansione territoriale: pro e contro

62 ________________________________________

Regolamentazione delle banche

Capitolo 11

Introduzione: ragioni e obiettivi

Come già abbiamo visto quello finanziario è un sistema integrato di strumenti,

istituzioni e mercati che assolve tre funzioni fondamentali tra cui quella allocativa delle

risorse, consistente nel trasferimento di queste da unità in surplus a quelle in deficit

mediante un sistema diretto o indiretto.

È proprio la vitale importanza sistemica delle funzioni svolte a giustificare. Una incisiva

regolamentazione di settore. Gli intermediari sono imprenditori, ma non sono liberi di

iniziare, organizzare ed esercitare a propria discrezione l’attività economica. Le

esperienze di free banking, infatti, sono ormai superare e comunque di teorie

economiche non più sostenibili, in ragione della intollerabile gravità delle conseguenze

che si potrebbero avere da un eventuale fallimento del mercato.

Per questo motivo il settore finanziario è oggetto di regolamentazione dettagliata,

affidata al Legislatore secondario, e soggetta a continui e tempestivi aggiornamenti.

Persegue i seguenti obiettivi, a volte tra loro parzialmente contrapposti:

Stabilità delle istituzioni e del sistema nel suo complesso e in particolare dopo le

 crisi finanziarie

È posto a tutela dei soggetti che entrano in contatto con l’intermediario, nel caso delle

fattore indispensabile per mantenere la fiducia dei risparmiatori ed

banche è un

evitare fenomeni di crisi e dissesto. Le banche hanno in particolare una

configurazione di bilancio che le predispone ad avere problemi finanziari, perché un

passivo a breve termine corrisponde generalmente a un attivo a lunga scadenza.

Proprio per questo si impone una vigilanza a livello del singolo operatore per

assicurare l’equilibrio patrimoniale.

✓effetto domino, si manifesta sui mercati perché nei mercati bancari e mobiliari

abbiamo una connessione tra i vari operatori e quindi il problema non si circoscrive

ad una particolare banca in crisi, ma si estende a tutte le altre che hanno rapporti

con questa banca e così via.

✓necessaria attività di vigilanza per liquidità e solvibilità. Nell’ultimo periodo sono

stati introdotti per esempio gli stress test che appunto verificano se le banche

possono sostenere situazioni critiche e se non superano i test devono poi andare ad

aumentare il capitale

63

Efficienza degli intermediari all’interno dei mercati, per verificare anche la capacità

 di capitale di cui dispongono.

è perseguita sia a livello micro e quindi della singola impresa bancaria, sia a livello

macro ovvero dell’intero sistema. Essa si può scindere in due profili:

allocativa

Efficienza

Capacità di selezionare e finanziare i progetti di finanziamento in modo ottimale

secondo una scala di priorità definita dal rapporto rischio-rendimento

operativa

Efficienza

Capacità di individuare la migliore combinazione dei fattori di produzione disponibili,

raggiungendo il più elevato livello di output

La concorrenza all’interno dei mercati è stata vista per lungo tempo come

antitetica alla stabilità, ma ad oggi abbiamo avuto una forte liberalizzazione al fine

della tutela del risparmiatore e di un miglioramento della gamma di servizi e prodotti

offerti. Inoltre, se accompagnata da una severa regolamentazione, una policy di

concorrenza conduce ad una maggiore efficienza degli intermediari e di

conseguenza contribuisce al raggiungimento della stabilità. In considerazione della

complessità dei servizi offerti e della sempre più evidente asimmetria informativa

che c’è tra intermediari e clienti, arriviamo al terzo obiettivo della regolamentazione:

Trasparenza e correttezza da parte degli intermediari nei confronti dei

 risparmiatori per la loro salvaguardia.

Gli intermediari sono soggetti ad obblighi di divulgazione verso i risparmiatori di

tutte le informazioni sull’organizzazione interna e sulla governance societaria

Modelli di regolamentazione

Il perseguimento degli obiettivi è frutto di una azione politico-amministrativa

esercitata da specifiche autorità preposte alla determinazione delle regole e al

controllo del rispetto delle stesse. Le autorità di vigilanza sono dotate di strumenti di

tipo:

a) strutturale,

b) prudenziale,

c) informativo,

d) ispettivo,

e) sanzionatorio

Ogni categoria di operatori ha un suo organo di controllo, poi c’è un supervisore

generale. Ogni operatore è soggetto a più controlli, a seconda di quella che va a

svolgere. Gli approcci sono tre e sono concatenati l’uno all’altro per la risoluzione dei

problemi:

1. Per soggetti o selezione dove la vigilanza viene esercitata distintamente per

ciascuna categoria di operatore del settore bancario, finanziario, assicurativo e

affidata nel complesso ad un solo organo di supervisione. Questo modello

rispettava sicuramente l’obiettivo di chiarezza della competenza, ma essa aveva

disfunzioni nel momento in cui vi siano sconfinamenti dei controlli di un operatore

da un segmento all’altro.

2. Per attività in modo da risolvere gli sconfinamenti, alle diverse funzioni esercitate

dagli intermediari corrispondano altrettante forme e autorità competenti per la

regolamentazione e la supervisione. Però sorse il problema di difficoltà di

regulators

coordinamento per i diversi che insistono sullo stesso intermediario.

3. Per finalità per risolvere il problema di coordinamento, è l’approccio preferito in

Italia. Ciascuna autorità presidia un obiettivo, indipendentemente dall’attività

svolta dal soggetto coinvolto. La stabilità viene vigilata dalla Banca d’Italia, la

trasparenza dalla CONSOB e la concorrenza dalla Autorità Garante Controllo

Mercato.

64

Classificazione storica

È necessario capire l’evoluzione della disciplina in materia, per capire come si è giunti

all’attuale modello di regolamentazione, possiamo distinguere cinque periodi:

1) 1861-1926: Ci troviamo nel periodo che va dall’Unità fino alle prime crisi. Si

caratterizza per l’assenza di statuto speciale per l’attività bancaria e delle imprese che

lo esercitano, anche se già risalgono a questo periodo normative settoriali relative ad

istituti specializzati, che pongono le basi per il pluralismo bancario.

2) 1926-1936 interventi di risanamento contro le crisi bancarie. Essendoci una

connessione molto forte tra banca e impresa, le prime possedevano un grande

enumero di partecipazioni di controllo nel settore industriale, e di conseguenza col

manifestarsi delle prime crisi industriali, tutto si riversò anche sul settore bancario, con

necessario intervento dello stato, le misure volte a non far verificare più questo evento

furono:

a) emissione biglietti di banca solo per Bankitalia

b) affidata a Bankitalia la vigilanza (poteri regolamentari, informativi e ispettivi)

c) provvedimenti per dare maggiore stabilità alle banche che erano precedentemente

troppo legate alle imprese dal punto di vista partecipativo (Banco Roma Banca

Commerciale Credito Italiano sovraesposte con l’industria, conseguenza intervento

dello stato e creazione dell’I.R.I.)

d) introdotti per la prima volta i requisiti di capitale minimo e riserve obbligatorie e

divieto di assumere partecipazioni di controllo in imprese non finanziarie.

3) 1936-1985: la legge bancaria fissa la distinzione fra aziende di credito e

istituti di credito speciale: le prime potevano concedere e raccogliere fino ai 5 anni,

i secondi a partire dai 5 anni in poi. L’obiettivo era evitare le cadute del sistema, cioè

tutto quello che era avvenuto soprattutto intorno agli anni ‘20. Art 47 costituzione che

tutela espressamente il risparmio. Istituzione del CICR con funzioni di indirizzo delle

politiche di gestione del risparmio. Dura fino all’emanazione del TUB.

4) 1985-1993 nuova disciplina dell’accesso al mercato delle nuove banche,

liberalizzando il mercato bancario, è possibile quindi aprire nuove banche. Vengono

evidenziati i principi di concorrenza. Legge Amato 1990: le imprese pubbliche si

trasformano in spa; disciplina antimonopolistica AGCM che dal 2006 estesa anche al

settore bancario.

4) 1985-1993: processo di trasformazione del sistema bancario, quando nel 1992

viene introdotto il principio di mutuo riconoscimento: ogni ente creditizio può

esercitare in altro paese membro comunitario, su autorizzazione della Banca centrale

del paese d’origine. Apertura quindi alla concorrenza, anche straniera. Fine della

discrezionalità e blocco alle autorizzazioni.

Altro dibattito ci fu sulla scelta del modello organizzativo:

a) banca universale: unica spa al cui interno ci sono diversi rami, ciascuno si occupa

di un’attività, ma non si fa riferimento ad alcun gruppo societario.

b) gruppo polifunzionale: holding che controlla e poi una serie di società che si

occupano di diverse attività. Si crea una specializzazione a livello di singola società

(efficienza allocativa maggiore), ma con riferimento ad un gruppo.

Nel 1993 viene introdotto il T.U.B. che determina l’abbandono della vecchia legge

bancaria

5) anni 2000 Le crisi finanziarie evidenziano le lacune della disciplina del sistema

Banking Union

bancario. Creazione della con cui si accentrano le funzioni di vigilanza

Europa.

sulle banche operanti in Dal ‘98 entra il primo accordo di Basilea che si avrà

fino al 2006, in seguito verranno proposti i primi aggiornamenti che sarebbero stati poi

applicati al sistema successivamente.

La Banking Union

Si accentrano in capo ad autorità europee le funzioni di vigilanza sulle banche operanti

in Europa su 3 pilastri:

65 Single Supervisor Mechanism

1. una rete delle autorità di vigilanza sotto la

direzione BCE che avrà compiti di controllo sulle banche più grandi (significant)

2. Schema unitario prevenzione e gestione delle crisi bancarie dal bail out (intervento

Il Single resolution Board

stato) al bail in (modello del salvataggio interno) si

avvale di un fondo risoluzione crisi bancarie

3. Sistema garanzia dei depositi perché nel bail in si possono intaccare anche i

c/c, ma c’è il minimo di liquidità di 100.000 euro da cui partire.

Autorità creditizie

 CICR: ha competenze di alta vigilanza, ovvero può dettare norme generali che

riguardano aspetti nevralgici dell’attività bancaria, su proposta della Banca d’Italia

che dovrà poi provvedere a dettagliarne i provvedimenti.

MEF: dettare norme su temi limitati come per esempio i requisiti onorabilità dei

 partecipanti al capitale (azionisti delle banche) e requisiti di professionalità a coloro

che svolgono attività di controllo, per garantire agli stakeholders una

amministrazione professionale della banca e una “protezione” del capitale verso

banche “irregolari”.

Banca d’Italia: compiti regolamentari su quasi tutte le materie. Compiti di controllo

 in senso stretto come autorizzazioni, informazioni, ispezioni, sanzioni.

Con l’entrata in vigore dell’unione bancaria europea, la vigilanza è esercitata anche da

EBA - European Banking Authority, BCE e Single Resolution Board. Per uniformare tutte

le banche che operano nell’area euro.

Vigilanza sulle banche

Le autorità creditizie devono esercitare i poteri di vigilanza assegnati loro allo scopo di

garantire il perseguimento degli obiettivi principali.

POTERI REGOLAMENTARI, con disposizioni su:

a) adeguatezza patrimoniale

b) contenimento del rischio

c) partecipazioni detenibili (evitare troppe partecipazioni nell’industria)

d) organizzazione amministrativa e contabile, per l’efficienza operativa e controlli

interni che anticipano quelli esterni (se l’amministrazione e l’ispettorato interno sono

puntuali, andrò a risolvere tempestivamente i problemi e l’ispezione esterna diventa

“routinaria” perché si è già certi di aver fatto i controlli e quindi gli eventuali interventi

necessari)

e) informativa da rendere al pubblico

POTERI DI VIGILANZA IN SENSO STRETTO

a) Potere di revocare/concedere l’autorizzazione bancaria

b) Svolgere ispezioni nei locali della banca

c) Acquisire informazioni dalle banche sullo svolgimento della propria attività

d) Ispezioni nei locali per acquisire informazioni per emanare provvedimenti e irrogare

sanzioni

VIGILANZA INFORMATIVA

Invio di segnalazioni periodiche alla Bana d’Italia riguardo i propri bilanci, revisione

legale dei conti e irregolarità nella gestione.

VIGILANZA ISPETTIVA a completamento della precedente

Per verificare il rispetto del criterio di sana e prudente gestione, vengono fatte

ispezioni presso le banche al fine di valutare il funzionamento, in caso di riscontro

negativo segue il ricorso a provvedimenti. Con l’unione bancaria dal 2014 la vigilanza

è esercitata principalmente dall’EBA, alle cui norme di attengono CICR e Banca d’Italia.

Single Supervisor

La vigilanza in senso stretto, ovvero quella delle crisi, spetta al

Mechanism, una rete delle autorità di vigilanza sotto la direzione BCE.

66

La BCE vigilerà direttamente sulle banche significant (secondo un criterio di:

patrimonio di 30mld o 20%PIL, o prime 3 banche del paese) da cui dipende la stabilità

dell’intero sistema, mentre invece la Banca di Italia vigila sulle less sinificant, che in

alcuni casi possono essere controllate anche dalla BCE.

di fare attività di banca spetta alla BCE con parere della Banca di

L’autorizzazione

Italia, quindi comunque la banca nazionale ha una certa rilevanza, anche se solo

formale, nel sistema. La valutazione patrimoniale è un tema fondamentale.

La regolamentazione impone costi di adeguamento di dotazione patrimoniale per

raggiungere dei livelli che potrebbero essere più elevati della dotazione ottimale. Non

sono trascurabili, e si tramettono indirettamente sulla generalità degli utenti

risparmiatori.

netto della regolamentazione: differenza tra i benefici a capo dei soggetti

onere

privati e i costi che gravano indirettamente sulla collettività. Maggiore è l’onere, minori

sono i benefici derivanti dalla regolamentazione.

Disciplina dell’attività bancaria

Accesso al mercato

Abbiamo detto che per attività bancaria si intende l’esercizio congiunto della raccolta

del risparmio tra il pubblico e dell’erogazione del credito, attività che è riservata

esclusivamente (caratteristica) alle banche. Queste ultime possono svolgere attività

connesse e strumentali ad esclusione dell’attività assicurativa e la gestione diretta dei

fondi comuni.

Da novembre 2014 l’autorizzazione per l’accesso al mercato viene rilasciata da BCE

previo parere Bankitalia, viene ottenuta se si è nel rispetto dei requisiti oggettivi

definiti dall’articolo e non più in modo discrezionale dell’autorità di vigilanza.

Gli importanti requisiti che si devono aver per ottenere tale autorizzazione sono:

Forme societarie del tipo spa o società cooperativa per azioni a responsabilità

 limitata

Versamento del capitale sociale minimo previsto: 6,5 milioni per le spa o banche

 popolari o 2,5mln per banche di credito cooperativo

Dal decreto del 1999 vi è l’obbligo di coincidenza sede legale e amministrativa

 per evitare arbitraggi regolamentari (ovvero situare la sede legale in altro luogo per

beneficiare di un trattamento meno restrittivo)

Requisiti onorabilità azionisti

 Requisiti professionalità a capo dei soggetti preposti alle funzioni di

 amministrazione, direzione e controllo, quali gli amministratori e i sindaci

Adeguatezza patrimoniale e accordi di Basilea

Le banche devono essere dotate di un patrimonio minimo ai fini della stabilità e

questo costituisce una variabile decisiva per la vigilanza bancaria.

L’ introduzione dei coefficienti patrimoniali costituisce il primo strumento di

vigilanza prudenziale per garantire l’adeguatezza dei mezzi patrimoniali a fronte dei

rischi assunti nello svolgimento dell’attività di intermediazione. Infatti c’è differenza

nel prestare ad un soggetto rispetto che ad un altro, poiché ci sono differenti livelli di

rischio da dover considerare e quindi le banche devono essere in grado di migliorare

sempre di più le tecniche di misurazione e gestione dei rischi. L’autorità di vigilanza ha

individuato nei mezzi patrimoniali un metodo di copertura per tali rischi.

Gli Accordi di Basilea

Prima dell’88 ogni paese regolava in modo discrezionale l’adeguatezza del capitale. le

differenze di regolamentazione a livello internazionale, faceva si che si creasse una

disparità in termini di competitività e stabilità tra le banche dei diversi stati. Nel 1974

fu istituito il Comitato di Basilea che opera nell’ambito dei Regolamenti Internazionali,

ma non ha autorità sovranazionale. Le raccomandazioni proposte dal comitato non

hanno efficacia diretta sugli ordinamento dei singoli stati, ma la funzone degli Accordi

67

sarebbe quella di favorire la convergenza delle regolamentazioni dei vari Paesi al fine

di armonizzae e standardizzare i sistemi finanziari e bancari internazionali. Primo

documento emanato nel 1988: è il cosiddetto Basilea 1, propone una metodologia

sul rischio di credito, in cui non vengono però individuate delle tecniche di mitigazione

del rischio di credito, che saranno introdotti a partire dal 2001 in Basilea 2 e verranno

poi ampiamente utilizzati sul segmento dei derivati creditizi.

In questo primo documento viene proposto uno schema standardizzato di

ponderazione di tutte le attività bancarie, in funzione dell’esposizione del grado di

esposizione al rischio di credito e la conseguente fissazione di un livello minimo di

capitale da mantenere per farvi fronte. Una maggiore esposizione ai rischi deve

corrispondere una più elevata dotazione di capitale proprio.

di solvibilità: rapporto tra il patrimonio di vigilanza e le attività

Coefficiente

ponderate per il rischio di credito. Non deve scendere sotto l’8%

Il patrimonio di vigilanza è differente da

quello contabile, comprende tutte le poste

contabili pienamente disponibili da parte

della banca per essere utilizzate senza

limitazioni ai fini della copertura dei rischi e

delle perdite aziendali

È suddiviso in fasce che rispecchiano le

differenti capacità di assorbimento:

Patrimonio di base (tier 1)

 Patrimonio supplementare (tier 2)

 Debito subordinato per rischio mercato (tier3): in vigore dal 1996 fino a Basilea 3,

 ma adesso in via di estinzione

Nel denominatore del rapporto sono indicate attività in bilancio e fuori bilancio

ponderate in funzione del grado di esposizione al rischio. Lo schema di ponderazione è

poco sensibile ai differenti livelli di rischio.

Arbitraggio regolamentare, se il prenditore di fondi non ha un grande coefficiente di

solvibilità è disposto a pagare un rendimento più alto, se va bene si salva altrimenti

tanto non pagherà comunque. La banca è attirata dall’alto rendimento perché questi

gli alzano il margine di interesse. Siccome si hanno diversi livelli di ponderazione che

non riescono però ad interfacciare tutti i profili di rischio delle imprese, si crea un

livello di capitale che è lo stesso, da prestare a chi rende di più (ed è più rischioso per

quanto riguarda la solvibilità)

L’accordo di Basilea manifestò però limiti considerevoli. Lo schema di ponderazione

si è mostrato poco sensibile ai differenti livelli di rischio: l’applicazione di un medesimo

fattore di ponderazione (100%) su tutte le esposizioni verso e imprese non faceva che

penalizzare quelle più virtuose che venivano equiparate a quelle molto rischiose.

per 500.000 euro impiegati, applicando la ponderazione 100% e il

Esempio:

coefficiente dell’8%, avrebbe comportato la detenzione obbligatoria di un

patrimonio di 40.000 (500.000*100% *8%).

Non si tiene conto del livello di rischiosità del prenditore, quindi le banche potevano

concedere a imprese più rischiose per avere un rendimento più elevato senza

subire penalizzazioni sul calcolo del coefficiente di solvibilità per il medesimo

assorbimento. Tutto questo era penalizzante per le banche più virtuose che facevano

un’attenta valutazione per investire solo in progetti con basso profilo di rischio,

costringendole a mantenere risorse che dovevano destinare ad una copertura che non

gli sarebbe servita per la loro capacità di selezionare i prenditori di fondi poco rischiosi.

Venivano quindi equiparate a quegli intermediari meno attenti che erano meno

selettivi in termini di qualità degli impieghi realizzati.

68

C’erano inoltre anche alcuni limiti regolamentari. Il sistema era infatti basato

solamente sul rischio di credito, senza considerare tutti gli altri rischi.

Nel 1996 viene redatto un nuovo emendamento, ad integrazione del precedente

accordo, che introduce il rischio di mercato, basato sulla logica del VAR.

at Risk (VAR):

Value

La misura della stima della probabilità che si

verifichi la perdita; e sulla distinzione tra

rischio generico (andamento sfavorevole del

mercato in generale) e specifico (riferito a

singolo emittente). La regolamentazione

rimane in vigore fino al 2006, quando poi sarà

recepito un altro documento, il Basilea 2 (in

realtà emanato già nel 2001). Le raccomandazioni del secondo accordo si articolano su

3 pilastri:

1) disposizioni in materia di adeguatezza patrimoniale (nuovo coefficiente di

stabilità, oltre ai rischi di credito e di mercato viene aggiunto quello operativo

2) Ruolo del controllo da parte dell’autorità di vigilanza per assicurarsi che le banche

si dotino di adeguati sistemi.

3) Disciplina di mercato: obiettivo di integrare i requisiti minimi patrimoniali con

quelli di controllo prudenziale. In tal modo il mercato risulta informato sulle condizioni

della banca e sulla sua “qualità”.

La crisi del 2007 porta in evidenza le carenze di Basilea 2 e si introducono nel 2009

nuove raccomandazioni 2,5.Nel 2011 si passa poi a Basilea 3, una

Basilea

seconda revisione del secondo accordo, per colmare le conseguenze della crisi

intervenendo stavolta su tutti e tre i pilastri ma soprattutto sul terzo, aumentando i

requisiti patrimoniali.

Primo pilastro

Vengono introdotti dei coefficienti patrimoniali specifici per il rischio di mercato, per

quello di controparte e quello operativo. Gli intermediari hanno la possibilità di

adottare sistemi di calcolo dei requisiti patrimoniali basati su fattori di ponderazione

più sensibili al rischio di credito del singolo prenditore di fondi, per evitare l’arbitraggio

regolamentare che era permesso in Basilea 1. Le banche possono prestare ad imprese

meno solide, ma devono possedere un capitale maggiore.

Ogni banca deve scegliere il modello di misurazione del rischio, ha due possibilità:

1. Nuovo metodo standardizzato (più ponderazioni in relazione al rischio)

Per ciascuna tipologia di rischio un fattore di ponderazione, secondo la natura della

controparte, delle caratteristiche tecniche del rapporto o delle modalità di svolgimento

di quest’ultimo. Ci sono 11 categorie di prenditori di fondi nelle quali

l’intermediario classica le proprie posizioni ed è stata introdotta una classe di

ponderazione del 150% a fronte delle esposizioni rischiose da parte di banche

aggressive. Il coefficiente di ponderazione per il rischio di credito si ricava a partire dal

rating assegnato a diverse classi di esposizione, determinato da agenzie esterne

riconosciute (External Credit Assessment Institutions). In assenza di rating vado ad

assegnare la ponderazione di livello più elevato (quelle più rischiose), se non c’è rating

non vuol dire che l’emittente non è buono perché le agenzie si rifiutano di farlo, ma

che semplicemente non è stato classificato. Per avere il rating infatti si devono

sostenere dei costi ed effettuare una richiesta, rivolgendosi al canale bancario o ad

una agenzia per essere valutati. Con le differenti ponderazioni e i vincoli in funzione

del rating associato al prenditore si riducono i pericoli della selezione avversa.

Vengono introdotti strumenti di attenuazione del rischio:

69

Garanzie personali, implicando che il coefficiente di ponderazione venga quindi

 sostituto da quello del garante, se il suo livello è maggiore di quello del prenditore

con ridotto requisito patrimoniale.

Derivati creditizi, (non ancora esistenti quando c’era Basilea 1, per questo

 vengono introdotti ora). Posso mantenere l’attività rischiosa nel portafoglio, ma

acquisto protezione dalla eventuale insolvenza trasferendo il rischio di credito ad un

terzo soggetto, che non è più in capo alla banca ma all’intermediario che mi vende

protezione. Entro in un contratto derivato dove pago un premio in cambio della

protezione del rischio di credito. Compaiono due soggetti l’acquirente della

protezione e il venditore della protezione che è un intermediario nel mercato, il

sottostante è il credito. L’intermediario lo fa perché ottiene un rendimento

dall’operazione e perché è convinto che sul prenditore non ci siano problemi. Il

premio che la banca paga all’intermediario può essere periodico o in un’unica

soluzione. L’intermediario garantisce di dare la differenza tra il valore del prestito

(fatto 100) e quello di mercato nell’ipotesi che si riduca. (se il credito sul mercato va

a 30 l’intermediario mi da 70=100-30cash settlement)

Quando il venditore intermediario si prende il prestito al valore di mercato 30 e mi

restituisce 100 ho il delivery settlement, sempre con una differenza attiva alla fine di

70 DEFAULT SWAP

CREDIT

Per esempio, se un NPL è venduto tra 15 e 20% del valore nominale, è comprato

da chi ritiene che si possa rivitalizzare ottenendo un rendimento (anche parziale)

dell’emittente mitigando il rischio.

tradizionale (i crediti si spostano dalla banca ad una società

cartolarizzazione

veicolo che emette obbligazioni sul mercato, con diverse classi di rischio, i cui flussi

sono legati al pagamento dei crediti)

2. Metodo basato sui rating interni (IRB Internal rating based)

I vantaggi aumentano con la scelta dell’approccio personalizzato Internal Rated Based,

adottato dalle banche di maggiore dimensione con aree specializzate di risk

management. È preferibile perché in virtù della maggiore sensibilità nella valutazione

del grado di rischio dei prenditori, consente un’ulteriore riduzione della dotazione

patrimoniale minima da mantenere e quindi un più efficiente e profittevole utilizzo

delle risorse a propria disposizione, innescando un meccanismo virtuoso, che premia

gli intermediari capaci di selezionare gli investimenti migliori. Ci sono due livelli, in

base alla fonte delle stime delle variabili:

approccio di base: stima della sola probabilità di inadempienza (PDefault)

 utilizzando i parametri forniti dalle autorità di vigilanza

approccio avanzato: le banche stimano tutte le variabili necessarie per valutare

 il rischio e quindi per il calcolo della dotazione patrimoniale da mantenere

Il coefficiente di ponderazione per il rischio di credito si ricava sulla base di quattro

input fondamentali (componenti di rischio):

probabilità di insolvenza (Probality Default): che misura la probabilità che il

 prenditore diventi inadempiente

tasso di perdita in caso di insolvenza (Loss Given Default): la parte

 dell’esposizione bancaria irrimediabilmente persa in caso di inadempienza del

debitore

durata (Maturity): scadenza economica dell’esposizione

 esposizione al momento del default (Exposure At Default): stima

 l’ammontare della linea di credito accordata che sarà utilizzata dal debitore al

momento dell’inadempienza

Ogni componente del rischio deve essere stimata in riferimento alle esposizioni della

banca al fine di determinare

La perdita attesa (expected loss) associabile a ciascuna attività in un dato

 orizzonte temporale è pari a

70 EL=EAD x LGD x PD

La perdita inattesa (UL) in termini di variabilità della perdita attesa, rappresenta

 la massima perdita realizzabile in base a un determinato intervallo di confidenza.

(probabilità di 1% in caso di evento negativo).

La dotazione patrimoniale minima da mantenere sia stimata in modo tale per cui la

probabilità che le perdite inattese superino il requisito patrimoniale sia inferiore

a una soglia prefissata all’interno di un orizzonte temporale prestabilito (VAR). Il

requisito patrimoniale deve ricoprire la perdita attesa e inattesa, perché

nell’ipotesi in cui si realizzi un evento negativo dovrei coprire entrambi per non avere

problemi.

Value at Risk - VaR

Misura della massima perdita che una posizione può subire dato un certo

intervallo di confidenza entro un predeterminato orizzonte temporale.Misura

probabilistica in corrispondenza di diversi livelli di confidenza. Aumenta l’intervallo in

relazione all’avversione al rischio (al 95% ho un 5% dei casi; al 99% ho l’1% dei casi).

Le posizioni lunghe sono esposte al rischio di rendimenti inferiori a quelli attesi e

quelle corte al rischio di rendimenti superiori.

È il prodotto di 3 elementi

Valore di mercato (VM)

 Fattore scalare (zα) che consente di ottenere una misura di rischio corrispondente al

 livello di confidenza desiderato

Volatilità stimata dei rendimenti σ

Esempio

Se un portafoglio di investimenti ha un VaR di 1 giorno di 10 milioni di euro a un

intervallo di confidenza del 95% significa che, con una probabilità del 95%, il valore

del suddetto portafoglio non sarà inferiore a 10 milioni durante quella stessa giornata,

mentre resta una probabilità del 5% che lo sia. In altri termini, nel 5% dei casi esiste la

possibilità che l’investimento subisca una perdita superiore a quella stimata.

VAR=VM∗δ∗zα∗σ

Δ= coefficiente sensibilità valore di mercato a variazioni del fattore di mercato

Livello di confidenza 99% ovvero α =1 e zα =2,326

Portafoglio BTP 1.050.000

δ = MD=7

σ =15%

ipotizzando una variazione di tassi pari al prodotto (zα * σ ) ovvero 35 basis point.

VAR = 1.050.000* (-7) *0,15 *( -2,326) = 25.644,15

Secondo pilastro

Si basa sul controllo da parte dell’autorità di vigilanza dell’adeguatezza patrimoniale di

natura qualitativa ai requisiti minimi di capitale, se sono rispettati e in quale misura

e se i mezzi e strumenti per valutare l’adeguatezza patrimoniale rispetto ai rischi non

considerati.

Si attribuisce alla autorità creditizie di richiedere una copertura superiore ai requisiti

minimi se ritengono che sulla base degli strumenti utilizzati rispetto ai rischi a carico

del prenditore sia necessario. Si fa riferimento al supervisory review, le autorità di

vigilanza svolgono un ulteriore controllo sulla qualità dei requisiti, possono anche

richiedere dei coefficienti superiori ai minimi richiesti, in base alle varie criticità che

risultano.

Processo di controllo prudenziale

Le banche devono disporre di un sistema di processi e tecniche (internal capital

adequancy assessment process - ICAAP) per determinare l’adeguatezza

71

patrimoniale complessiva in rapporto al proprio profilo di rischio e una strategia volta

al mantenimento del livello di patrimonializzazione. Una volta fatti questi controlli, le

autorità devono valutare questi processi tecniche e strategie (Supervisory review

and evaluation process - SREP) adottando azioni prudenziali.

Possono richiedere alle banche una dotazione di capitale superiore ai minimi ed

intervenire in caso di pericolo di riduzione capitale.

Terzo pilastro

Lo scopo è integrare i requisiti minimi patrimoniali (primo pilastro) e il processo di

controllo prudenziale (secondo pilastro). La regolamentazione si concentra su:

Obblighi informativi verso il pubblico che le banche sono tenute a rispettare

 Regole di trasparenza del mercato

 Politiche e profilo rischio intermediario

N.B. Il rispetto degli obblighi di informativa è necessario per l’autorizzazione modelli

interni

Coloro che rispettano questi obblighi informativi possono adottare i modelli interni

(separazione con gli standard nel primo pilastro).

La crisi dell’impianto avviene definitivamente nel 2008 perché, nonostante

fosse imposto il rispetto dei vari pilastri, si era giunti ad una situazione profondamente

negativa. Il processo di crisi parte a fine 2006 con una crisi di liquidità, si sviluppa

nella prima metà del 2007 e perdura per tutto il 2008.

Dopo la crisi del 2008 sono state avanzate critiche a Basilea 2, in particolare è stata

evidenziata una discriminazione fra banche grandi e piccole, sulle diverse capacità di

impostare il risk management che è fondamentale per l’adozione o meno di modelli

interni. Le piccole imprese non potendo disporre di necessarie strutture di risk

management, possono non essere in grado di approntare propri modelli interni per la

misurazione del rischio; tali banche quindi sarebbero costrette a mantenere risorse in

eccesso anche se magari quelle imprese non hanno un così elevato grado di rischio;

essendo dunque le procedure eccessivamente selettive, possono sopravalutare la

rischiosità di una PMI con conseguente penalizzazione perché non possono essere

finanziate.

Un altro punto debole è quello della prociclicità finanziaria: nei periodi di

congiuntura negativa (crisi) le banche potrebbero essere indotte o a contenere le

esposizioni creditizie e concentrarsi sui titoli di stato perché non arrecano rischio di

insolvenza; oppure, per avere la certezza che il finanziamento vada a buon fine,

innalzando i costi di accesso al credito, ma così si ha il solo effetto di aggravare la crisi

perché le imprese non riescono più a finanziarsi.

Inoltre la crisi ha evidenziato altre debolezze, quali:

• capitale di scarsa qualità, inadeguato ad assorbire le perdite;

• eccesso di leva finanziaria esponendomi a rischi consistenti, per la mancanza di

qualità del capitale;

• distorti incentivi presenti nei meccanismi di remunerazione dei managers

basati su risultati di breve periodo (insufficiente gestione del rischio), quindi ci sono

incentivazioni sulla crescita del prezzo delle azioni o sulla posizione di rischio nel breve

termine. Più rischio ->sale il ROE ->cresce la redditività, se il giudizio è legato al breve

periodo però non è detto che le conseguenze di queste decisioni siano buone anche a

lungo termine, ma il manager nel breve periodo ha portato al successo l’operazione e

ha ottenuto la remunerazione;

• eccessiva trasformazione delle scadenze e sottovalutazione del rischio di liquidità,

potrebbe comportare un problema di matching di scadenze, si manifesta ogni

qualvolta la banca entra in crisi con conseguente corsa agli sportelli;

• crescita del peso dei mercati non regolamentati (CDS, shadow banking system) il

scd diventa un indicatore di riferimento per valutare il rischio di insolvenza di un

emittente (+ cds, + rischio). Lo sbs è un sistema di banche che non deve sottostare ai

72

regolamenti internazionali, può prendere posizioni rischiosi senza dove essere

soggetta a controlli sulla loro stabilità. Pone una situazione di “concorrenza sleale”

rispetto a chi deve sottostare ai regolamenti;

• potenziale prociclicità della regolamentazione prudenziale e contabile, capitale non

più in grado di assorbire le perdite, si devono aumentare gli strumenti tecnologici e di

personale adeguato a monitorare il rischio. Ci sono problemi sia sotto il controllo della

regolamentazione che sul cambiamento degli assetti contabili

Risk management: prima della crisi e di impiantare Basilea 2 si riteneva che

l’accresciuta complessità del sistema finanziario potesse essere gestita e controllata

grazie all’autoregolamentazione, confidando nel risk management delle banche (limiti

degli approcci di tipo “light touch”).

In realtà la crisi finanziaria internazionale ha prodotto numerosi interventi

regolamentari finalizzati alla stabilità del sistema finanziario, creando una maggiore

complessità per le strutture: le piccole si sono dovute ampliare perché non avevano

personale sufficiente per effettuare tutti i controlli.

Too big to fail: quando la banca ha dimensioni molto grandi è difficile che possa

fallire, perché si avrebbero ripercussioni sull’intero sistema. Il costo di salvataggio è a

conti fatti meno oneroso dell’effetto a cascata che il suo fallimento genererebbe. Sono

stati attivati strumenti eccezionali di intervento da parte dei Governi, banche centrali,

autorità di vigilanza, sistemi di assicurazione dei depositi (ricapitalizzazioni, garanzie,

rilievi di asset tossici dai bilanci delle banche)

Definizione di capitale ->patrimonio di vigilanza con i diversi tier.

Attività ponderati in relazione al rischio

Minimo livello di capitale da adottare in relazione alle varie

caratteristiche

Basilea 3

Primo pilastro

73

Attualmente prevede

Tier 1 (livello1) Patrimonio di base:

Common Equity Tier 1 (CET1) capitale azionario al netto delle detrazioni, riserve

 sovraprezzo azioni, riserve di utili, riserve da rivalutazioni, riserve palesi.

Tier 1 aggiuntivo (Patrimonio di base aggiuntivo) strumenti di

 patrimonializzazione non compresi nel CET1

CET 1

CET Ratio= ; non deve essere inferiore al 10,5%

 attività ponderate per il rischio

Patrimonio supplementare TIER 2 a copertura delle perdite in caso di liquidazione

composto da riserve di rivalutazione, strumenti innovativi di capitale ed ibridi.

Dal 1996 Il TIER 3, prestiti subordinati di terzo livello, ammesso nel Patrimonio di

rischi di mercato,

Vigilanza solo per calcolo è stata eliminato da Basilea 3 e sta

progressivamente estinguendosi.

I buffer sono dei “cuscinetti” che vanno messi come ulteriore garanzia se i requisiti

patrimoniali non sono sufficientemente ampi. Il problema di leva è legato

all’indebitamento che se aumenta, soprattutto in periodo di crisi, aumenta anche il

rischio. Quindi deve avere un capitale adeguato, in modo fisiologico senza

indebitamento.

Capital conservation buffer (2,5%) Nel calcolo del 10,5% il CET1 pesa il 7%

 Counter cyclical capital buffer (da 0% a 2,5%) per la prociclicità

 Liquidity coverage ratio (liquidità a breve termine - 30gg)

 Net stable funding ratio (liquidità a lungo termine -1 anno)

 Per evitare l’uso della leva finanziaria il leverage ratio: il tier 1 = al 3 % delle

 esposizioni non ponderate per il rischio

Common equity 4,5% delle esposizioni ponderate: Tier 1 arriva al 6%

74

Aumenta la solidità patrimoniale e finanziaria richiesta alle banche requisito

patrimoniale minimo totale (Tier 1 e Tier 2 Total Capital) da mantenere a regime

rispetto delle attività ponderate per il rischio (RWA) è del 10,5% CET ratio

Con il 3 si va ad inasprire il livello del CET tier 1 e va via completamente il tier 3,

quindi si va a prediligere la qualità del capitale e il primo livello deve essere maggiore

di tutti gli altri.

Buffer aggiuntivi di capitale e i loro obiettivi specifici:

attenuare l’eventuale natura eccessivamente ciclica del

 requisito patrimoniale minimo; (forward looking);

promuovere accantonamenti anticiclici

 preservare le risorse patrimoniali al fine di costituire a livello

 di singole banche e di sistema bancario riserve cui

attingere nelle fasi di tensione;

conseguire il più ampio obiettivo macroprudenziale di

 proteggere il settore bancario nelle fasi di eccessiva espansione del credito.

BCBS (2011), Basilea 3 – Schema di regolamentazione internazionale per il

rafforzamento delle banche e dei sistemi bancari

Secondo pilastro

Processo di Controllo Prudenziale, si dicide in 2 fasi:

internal capital adequacy assessment process

1. ICAAP ( ) in capo alle banche;

supervisory review and evaluation process

2. SREP ( ) in capo all’Autorità di

vigilanza nazionale: riesamina l’ICAAP e attribuisce un giudizio sulla banca e, se

necessario, applica misure correttive.

C’è il controllo delle banche, ma quello del supervisor aumenta ed è data loro la

possibilità di aumentare le misure preventive e di controllo.

Obiettivi

•garantire che le banche dispongano di un capitale adeguato a sostenere tutti i

rischi connessi alla loro attività (corrente e prospettica)

• incoraggiare le banche ad elaborare ed utilizzare tecniche migliori (più

coerenti) per la misurazione e il monitoraggio e la gestione dei “propri” rischi

promuovere un dialogo più attivo tra Banca e rispettiva Autorità di Vigilanza

75

• spingere le banche a presidiare costantemente tutti i rischi (identificare,

valutare, controllare, gestire/mitigare, informare) per ognuna di esse significativi

rispetto alle attività svolte (correnti) e pianificate (prospettici), non solo i cd. rischi di

Primo Pilastro (credito, mercato, ecc)

processo SREP basato su una

Nuovo

metodologia e tempistiche comuni.

Le misure sono finalizzate a rafforzare la situazione

complessiva delle banche mitigando l’impatto delle

carenze individuate; l’obiettivo è di ridurre la

probabilità di crisi e le potenziali minacce alla

stabilità complessiva del sistema finanziario

Il processo di controllo prudenziale si articola in due

fasi

Le banche devono valutare autonomamente:

 Business model

 Governance and risk management

 Rischi di capitale con (ICAAP) autovalutazione

 dell’adeguatezza patrimoniale anche a fronte

di rischi non previsti nel primo pilastro (rischio

sovrano)

Rischi di liquidità ILAAP (Internal liquidity adequacy assessment process)

Alle autorità di vigilanza spetta la revisione e valutazione del processo di

 autovalutazione condotto dalle banche nei quattro ambiti indicati:

Sostenibilità business model

 Qualità assetti generali di governo e controllo

 Presidi organizzativi a fronte rischi capital adequacy

 Esposizione e presidi rischio liquidità

L’ ICAAP

Non sarà più la Banca d’ Italia ad attivarsi per il controllo delle banche, mediante

la richiesta di informazioni e la eventuale successiva adozione di provvedimenti in

caso di non conformità dell’operato bancario a leggi, regolamenti e principi di sana

amministrazione, sarà la banca stessa a definire i suoi rischi e ad approntare

76

conseguentemente un’organizzazione ed un sistema di processi in grado di ridurli ai

minimi termini, individuando nel contempo un patrimonio di entità tale da assicurare

la loro copertura.

Le autorità competenti dovrebbero valutare le misurazioni dell’ICAAP valutando se

esse siano:

• granulari: le misurazioni / le metodologie dovrebbero consentire una ripartizione

delle misurazioni per tipologia di rischio, anziché presentare una singola

misurazione (capitale economico) che copra tutti i rischi.

Possono essere fornite stime, attraverso misurazioni del contributo marginale, ad

esempio per i rischi che non possono essere misurati in maniera indipendente (ad

esempio il rischio di concentrazione del credito);

• credibili: le misurazioni/le metodologie utilizzate dovrebbero coprire chiaramente il

rischio che stanno cercando di fronteggiare e dovrebbero essere basate su modelli

riconosciuti o appropriati, e su ipotesi prudenti;

• comprensibili: i fattori sottostanti le misurazioni / le metodologie dovrebbero

essere chiaramente specificati;

• comparabili: le autorità competenti dovrebbero prendere in considerazione i

periodi di detenzione/l’orizzonte di rischio e i livelli di fiducia delle

misurazioni dell’ICAAP, aggiustando o richiedendo all’ente di aggiustare queste

variabili per facilitare la comparabilità con i pari e le stime dei benchmark di vigilanza

Terzo pilastro

Si integrano i primi due obiettivi: requisiti patrimoniali minimi (presenti nel primo) e

controlli prudenziali (presenti nel secondo) con il terzo che è fondato

sull’informativa.

Sono riportati gli obblighi di informativa verso il pubblico, regole di trasparenza del

mercato e politiche di rischio. Il rispetto degli obblighi di informativa è un presupposto

per ottenere l’autorizzazione da parte della vigilanza per l’adozione dei modelli interni.

La vigilanza regolamentare

1. VIGILANZA PRUDENZIALE

2. VIGILANZA FAIR PLAY

3. VIGILANZA STRUTTURALE

condizioni di accesso al mercato

 autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria

o regolamentazione delle succursali bancarie italiane all’estero

o regolamentazione delle succursali bancarie comunitarie in Italia

o regolamentazione delle succursali bancarie extracomunitarie in Italia

o

vincoli all’operatività, per evitare concentrazione di rischi su un unico prenditore

 vengono stabiliti:

Limiti di affidamento su singoli o gruppi di clienti, se di valore nominale

o superiori al 10% del patrimonio di vigilanza della banca (disciplina grandi

fidi).

Nessuna banca può concedere a singolo cliente o gruppi cliente fidi il cui

o valore supera il 25% del patrimonio di vigilanza della banca.

I gruppi bancari o le singole banche devono contenere l’ammontare

o complessivo dei grandi rischi entro il limite di 8 volte il patrimonio di

vigilanza e ciascuna posizione di rischio entro il limite del 25% del patrimonio

di vigilanza

Contenimento dei rischi

77 Detenibili solo gli immobili a uso funzionale o quelli finalizzati al recupero

o crediti

Partecipazioni azionarie non possono superare il valore del patrimonio di

o vigilanza individuale e consolidato

La banca non può possedere in una società non finanziaria una

o partecipazione superiore al 15% del proprio patrimonio di vigilanza

(concentrazione) né partecipazioni nel settore industriale superiori al

60% del patrimonio di vigilanza

condizioni su specifiche operazioni

o

VIGILANZA PROTETTIVA: sistemi di garanzia dei depositanti

Fondo interbancario di tutela dei depositi

 Vi partecipano obbligatoriamente tutte le banche italiane

o Rimborsa i depositanti in caso di liquidazione coatta della banca fino a un

o massimo di €100.000

Interviene in operazioni di cessioni di attività e passività

o Può fornire finanziamenti quando sussistano prospettive di risanamento per

o la banca in crisi

Fondo nazionale di garanzia per gli investitori

 Partecipano tutti i soggetti abilitati a offrire servizi di investimento

o Indennizza gli investitori (fino a €20.000) che si sono rivolti a intermediari

o successivamente sottoposti a procedure concorsuali

________________________________________________

Bilancio degli intermediari finanziari: alcuni

cenni

Capitolo 12

Le banche hanno una diversa rappresentazioni in bilancio rispetto ad una società non

finanziaria, hanno un controllo diverso e tutti i rapporti che andiamo a desumere

devono essere letti in chiave diversa a causa della tipicità. Le banche sono peculiari in

termini di tipo di servizi che svolgono (ad es. trasmissione della politica monetaria) e

del livello di controllo al quale sono sottoposte da parte di BCE e Bankitalia che

esercitano la vigilanza.

L’indicatore di performance deve essere misurato al netto dei rischi e deve essere

coerente con il quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio

(Risk Appetite Framework-RFA)

La valutazione da parte dell’autorità di vigilanza o la necessità di un’attribuzione di

rating

scaturisce della

valutazione di 6

elementi chiamati

C.A.M.E.L.S. C Capital adequacy -> adeguatezza patrimoniale

A Asset quality -> qualità dell’attivo

M Management quality -> qualità del manangement

E Earnings -> redditività e come è ottenuta

L Liquidity -> grado di liquidità

S Sensitivity to market risk -> esposizione al rischio di

mercato

Le informazioni finanziarie sono desumibili da diversi documenti rilasciati ai fini della

corretta informativa, dati l’elevato livello di regolamentazione e gli obblighi di

78

pubblicità delle informazioni finanziarie che da essa scaturiscono. I documenti che

vengono analizzati sono:

Stato patrimoniale

 Conto economico

 Prospetto delle variazioni del patrimonio netto (che riguarda la redditività

 complessiva del periodo, effetto variazioni principi contabili, movimenti voci

patrimonio netto)

Rendiconto finanziario (si desume la capacità della banca di generare di generare

 flussi di cassa e il loro impiego nella gestione operativa, finanziaria e di

investimento)

Nota integrativa

 Relazione sulla gestione fatta dagli amministratori

 Relazione collegio sindacale – controllo interno

 Relazione società di revisione - controllo esterno

IAS – international financial reporting standards

Sono applicati sui bilanci delle società quotate e delle banche. Vengono

confermati i poteri di Banca d’Italia ai sensi del d.lgs n. 87/1992 e circolare n. 262 del

22/12/2005 e aggiornata il 18/11/2009 disciplina forme tecniche dei bilanci in

conformità agli IAS/IFRS secondo la documentazione precedentemente illustrata. La

finalità bilancio è quella di offrire ai soci e ai soggetti interessati: informazione

chiara, veritiera e corretta. Si impone poi il principio dell’invarianza: i criteri adottati

per la definizione dei valori di bilancio non possono essere modificati.

I principi hanno introdotto delle novità sui criteri di iscrizione, classificazione e

misurazione dei valori contabili, ponendo come principio generale la prevalenza

della sostanza economica sulla forma

Ciò ha portato le seguenti conseguenze:

Posta rilevata in bilancio solo se è avvenuto un reale trasferimento dei rischi e

 benefici held

Strumenti finanziari classificati per finalità ovvero detenuti per: negoziazione (

 for trading) held to maturity)

detenzione fino a scadenza ( generica disponibilità alla

(available for sale)

vendita

Investimenti in titoli di capitale rientrano le partecipazioni solo se detenuti con

 finalità di controllo o di interesse nella partecipata

Gli accantonamenti ai fondi rischi non possono essere generici, ma il risultato di

 una stima attendibile di un esborso collegato a un evento futuro e quindi motivato

È più restrittiva la possibilità di capitalizzare i costi fra le immobilizzazioni

 immateriali

Costi e ricavi connessi a operazioni di acquisto di strumenti finanziari devono

 essere capitalizzati sul valore dello strumento se gli importi incidano in maniera

significativa sul rendimento a scadenza dell’operazione

I nuovi principi impongono la registrazione sopra la riga e non fra i conti di

memoria (sia per operazioni speculative che di copertura)

La rilevazione viene fatta al fair value l’effettivo prezzo al quale potrebbe essere

scambiata l’attività 0 la passività in una transazione ordinaria tra i partecipanti al

misurazione.

mercato alla data di Il fair value è una misura market based. È quindi

necessario ricorrere a stime in caso di mercato non regolamentato o che non è in

grado di esprimerlo in un valore corretto.

Nel caso delle banche esiste una gerarchia di livelli per la valutazione al fair value:

Livello 1: quotazioni rilevate su mercato attivo per

 attività e passività oggetto di valutazione

 Livello 2: input diversi dai prezzi quotati che sono osservabili direttamente (prezzi) o

 indirettamente sul mercato

79

Livello 3: input che non sono basati su dati di mercato osservabili

La struttura dello Stato patrimoniale. espone le voci in ordine di liquidità decrescente,

al fine di valutare la condizione finanziaria della banca e i rischi insisti in ciascuna delle

poste considerate. Le attività sono iscritte direttamente al valore netto, decurtando

immediatamente la valutazione per ammortamenti.

Il conto economico è in forma scalare per individuare l’aggregazione delle diverse voci:

margine di interesse, di intermediazione, risultato netto gestione finanziaria, costi

operativi, utile al lordo e al netto delle imposte. Prospetto variazioni patrimonio

netto dettagliato nelle componenti di capitale, riserve e movimentazioni relative a

strumenti propri di capitale

È stato poi introdotto il rendiconto finanziario, che può essere redatto in due modi:

metodo diretto: ricostruzione dei flussi generati o assorbiti dalla gestione voce per

 voce

metodo indiretto: somma algebrica al risultato di esercizio delle componenti non

 produttive di flussi finanziari

Prospetto della redditività complessiva, ove vi sono le voci al dettaglio della redditività

Inoltre abbiamo la nota integrativa la cui funzione principale è esporre ed esplicare le

voci presenti nel conto economico e nello stato patrimoniale, specificandole nel

dettaglio, deve poi specificare e motivare qualsiasi redazione non conforme ai principi

generali che devono essere seguiti.

È stata introdotta dai nuovi IAS, la relazione di gestione, i contenuti in cui devono

risultare:

l’evoluzione prevedibile della gestione,

 le attività di ricerca e sviluppo,

 numero e valore nominale delle azioni

 Rapporti con altre società del gruppo

 Fatti salienti dopo la chiusura dell’esercizio

 Informazioni rispetto a quelle in nota integrativa

 Politiche dell’impresa in materia di assunzione, gestione copertura rischi finanziari

 (rischio prezzo, liquidità e variazione flussi

Il Bilancio consolidato deve essere obbligatoriamente redatto dalle holding, banche

ed enti finanziari assimilati, ha una orma identica a quella delle singole imprese, i

criteri di valutazione sono analoghi a quelli utilizzati nel bilancio di esercizio

dell’impresa che redige il consolidato, sono ammessi differenti criteri se evidenziati in

nota integrativa. I metodi sono integrale, proporzionale, del patrimonio netto.

Struttura dello stato patrimoniale

Attività

È un elemento importante perché abbiamo una individuazione delle attività finanziarie

raggruppabili in quattro categorie in base alla natura economica delle controparti ed è

sostanzialmente un modo per rappresentare il rischio creditizio, principale fattore di

instabilità delle banche.

➢Crediti verso altre banche (acquisto di servizi erogati dalle banche presso le quali

sono effettuate)

➢Crediti verso la clientela (soggetti diversi dalle banche)

➢Attività finanziarie suddivise per finalità di detenzione

➢Altre attività (assegni di conto corrente per i quali non è stato completato il

processo di lavorazione; derivati di copertura; adeguamento di valore delle attività

finanziarie oggetto di copertura generica

Ratei e risconti sono ricondotti alle voci a cui fanno riferimento

80

Le passività

Sono composte da vari tipi di conti di deposito e altri presiti utilizzati per il

finanziamento di investimenti ed impieghi in prestiti sul lato dell’attivo di stato

patrimoniale.

Debiti verso banche

 Debiti verso clientela

 Debiti rappresentati da titoli: raccolta cartolarizzata della banca, ovvero emettendo

 obbligazioni, cd.

Passività finanziarie di negoziazione

 Passività finanziarie valutate al fair value

 Fondi per rischi e oneri

 Riserve di valutazione relative ad attività finanziarie disponibili per la vendita ad

 attività materiali e immateriali valutate al fair value

Il capitale

 L’utile (o perdita) d’esercizio

Struttura del conto economico

È previsto in forma scalare, ovvero sulla evidenziazione prioritaria di ricavi e costi della

gestione ordinaria e poi sull’esposizione dell’utile/perdita dei gruppi di attività in via di

dismissione. In particolare, vi è una relazione diretta con questo documento contabile

e lo stato patrimoniale. La maggior parte di ricavi e costi riportati. È connessa con i

tassi di interesse.

I ricavi da interesse costituiscono la principale categoria produttrice di reddito per le

banche commerciali. I ricavi sono contabilizzati in base al principio di competenza. In

applicazione del principio di prevalenza della sostanza sula forma, costi e ricavi sono

riclassificati negli interessi per avere una più corretta rappresentazione del MARGINE

DI INTERESSE -> ammortamento di differenze positive e negative tra costo di

acquisto e valore di rimborso delle attività finanziarie detenute fino a scadenza.

Rendiconto finanziario

È diventato parte integrante degli schemi di bilancio obbligatori. Fornisce una

rappresentazione dei flussi finanziari che si sono generati o sono stati assorbiti

nell’esercizio. Consente una rappresentazione schematica dei flussi finanziari che

sono generati o sono stati assorbiti nel corso dell’esercizio: il saldo algebrico di tali

flussi sommato al saldo di cassa inizio esercizio danno il nuovo flusso di cassa

Vengono raggruppate per voci di bilancio le cause che hanno consentito ingressi di

liquidità e che hanno assorbito liquidità.

• Si individuano 3 aree da cui si genera un valore positivo o negativo che concorre al

saldo d’esercizio, che deve essere sommato al saldo cassa di inizio esercizio

Attività operativa: gestione operativa e liquidità attività e passività finanziarie

 Attività di investimento: si riferisce a operazioni su attività a lungo termine quali

 partecipazioni, immobilizzazioni materiali e immateriali e strumenti finanziari

Attività di provvista: riferita a operazioni sul capitale proprio

Nota integrativa

Costituisce la parte essenziale del bilancio e ha l’obiettivo di Fornire uno strumento di

approfondimento della situazione aziendale. Gli IAS/IFRS hanno ampliato le parti che lo

compongono, in particolare dovranno essere presenti in nota:

Politiche contabili (parte A): criteri di iscrizione, classificazione, valutazione,

cancellazione

Informazioni su SP e C/E (parte B e C)

 Informativa sulla redditività complessiva (parte D): variazioni fair value, rettifiche

81

Informazioni su rischi e politiche di copertura (parte E) organizzazione governo dei

 rischi: credito (con sofferenze incagli ristrutturati e scaduti) mercato (tassi, prezzi

cambi) liquidità (scadenze attivo passivo) operativi (disfunzioni controlli interni)

Inoltre la banca abbina ampie parti discorsive con riferimento alle seguenti aree:

Rischio di credito, sia per quelli verso banche che per quelli verso la clientela. È

 operata la distinzione tra crediti in bonis ed esposizioni deteriorate, che a loro volta

sono distinte in sofferenza, esposizioni in stato di insolvenza irrimediabile e

partite incagliate in temporanea difficoltà, crediti ristrutturati esposizioni verso

soggetti con i quali ci si sta accordando per una dilazione o rinegoziazione delle

condizioni, esposizioni scadute.

Rischio di mercato: variazione di prezzi, tassi di interesse o di cambio

 Rischio di liquidità: derivante dalla distribuzione temporale delle scadenze

 Rischi operativi: disfunzione nei controlli interni o negli assetti organizzativi

La correlazione fra stato patrimoniale e conto economico

La diretta correlazione risulta evidente se si descrive il conto economico tramite

l’equazione

Quindi l’utile netto è la diretta risultante dell’ammontare e combinazione delle attività

e passività detenute dalla banca, desunte dallo stato patrimoniale e del tasso di

interesse applicato su ciascuna di esse. La variazione di questa combinazione ha un

effetto diretto sull’utile netto pari all’entità della differenza del tasso moltiplicata per il

valore assoluto dell’attività o passività oggetto della variazione.

Analisi del bilancio d’esercizio utilizzando il criterio della

redditivitàndel capitale netto (ROE)

L’analisi degli indici aziendali (ratios) consente agli analisti di valutare la performance

attuale della banca, le sue variazioni nel tempo (analisi serie storica) e il suo

andamento rispetto ad altre banche concorrenti (analisi cross-section)

Preliminarmente all’analisi, bisogna riclassificare il bilancio. Per quanto riguarda le

voci dello stato patrimoniale abbiamo la distinzione nelle attività fruttifere (quelle che

generano redditi da posizione da quelle che generano interessi o dividendi); passività

onerose, altre passività e mezzi propri (fondi patrimoniali.

Riveste particolare importanza il patrimonio ai fini di vigilanza che è costituito dasi vari

tier definiti nei pilastri di Basilea, al netto degli elementi da dedurre. Per quanto

riguarda le voci del conto economico, l’obiettivo è quello di pervenire a mettere in

rilievo i risultati intermedi, con evidenziazione dei contributi al reddito derivanti da

operazioni ed eventi di natura accessoria. I risultati intermedi di maggiore interesse

sono:

Margine di interesse= differenza interessi attivi -passivi

 Margine di intermediazione = margine interesse +commissioni nette + risultato

 netto attività di negoziazione

Risultato netto della gestione finanziaria = margine di intermediazione - le rettifiche

 crediti - le riprese nette per deterioramento attività finanziarie

Utile o perdita dell’operatività corrente al lordo delle imposte = ris. Netto gest. Fin. –

 costi operativi- accantonamenti rischi-ammortamenti

Utile o perdita dell’operatività corrente al netto delle imposte = (risultato attività

 ordinarie e utile o perdite straordinarie) – imposte)

Utile o perdita di esercizio ottenuto dopo + - risultato economico prodotto da gruppi

 di attività in via di dismissione che gli IAS /IFRS chiedono di enucleare dall’attività

corrente

82

La tabella seguente sintetizza la scomposizione della redditività del capitale netto

(ROE)

Il ROE e le sue

componenti

Si pone l’obiettivo di identificare i punti di forza e di debolezza della banca

Gli azionisti preferiscono un ROE elevato anche se ciò potrebbe comportare

dall’adozione di una politica di rischio elevata, che mi genera un aumento dei rischi.

Un calo del capitale netto è legato alla violazione standard minimi di capitale, o

incremento livello indebitamento banca (incremento debito/cap.netto.)

Il ROE può essere scomposto in due parti.

Se ROA (redditività attività totali) e EM

(moltiplicatore del capitale netto, misura

indebitamento) sono elevati il ROE sale,

ma con EM alto aumenta il livello di

indebitamento per il finanziamento

attività.

Quindi aumenta ROE per l’aumento di EM. La patrimonializzazione della banca scende

e il rischio insolvenza aumenta.

Il ROA

Valori elevati di PM e AU comportano aumenti

di ROE e ROA

PM è una misura della capacità della banca di

controllare i costi, in quanto aumenterebbe la

redditività

AU è la capacità della banca di generare

reddito dalle proprie attività

Ma PM può aumentare se riduco la retribuzione dipendenti dovuta a una sostituzione

di esperti con giovani e quindi possibile calo della qualità lavoro

Compagnie di assicurazione e fondi pensione

Capitolo 13

Viene vista sollo l’aspetto assicurativo (accezione rischio negativo finanziario), in

realtà poi si è rivolta verso il mercato e ci sono molti aspetti legati all’aspetto

83

finanziario, quando per esempio assicuro i rischi che mi sono assunto o trasferisco i

rischi al mercato. Ci sono dunque dei prodotti con funzione prettamente assicurativa.

In particolare negli ultimi anni i possibili eventi catastrofici hanno generato una

necessità di riassicurazione da parte delle società e sono nati degli strumenti appositi.

Un esempio sono i CAT bonds, per assicurare da eventi che hanno un alto impatto

catastrofico, ma una rarissima frequenza. Le società assicurative quindi emettono

obbligazioni abbinate alla possibilità che si verifichino determinati eventi. Andando ad

inserirli dentro il portafoglio vuol dire ricercare componenti di redditività che su

discostano dai soliti rischi (es di credito). Le assicurazioni si aprono verso il mercato

quand con l’emissione di queste obbligazioni si gestisce il rischio.

Funzione PrincipaleRisarcire gli assicurati al verificarsi dell’evento negativo dietro

pagamento periodico di un premio da parte dell’assicurato. Le tipologie di rischio sono

raggruppabili in due macro categorie, i cosiddetti rami:

Ramo vita il cui obiettivo è la protezione in forma di capitale (che si va ad incassare

 quando il beneficiario è in possesso dell’assicurazione) o forma periodica mediante

rendita (che può essere vitalizia) al verificarsi di un evento legato alla vita umana.

Ramo danni con l’obiettivo di reintegrazione del patrimonio per i danni subiti o per

 perdite derivanti da infortuni, mi copro da tutto ciò che può intaccare il valore del

bene.

Le caratteristiche principali delle compagnie di assicurazione sono:

Dimensione e composizione del settore

 Struttura del bilancio e recenti tendenze del mercato assicurativo

  Solvency 2

Regolamentazione

Compagnie di assicurazione del ramo vita

Ramo I: assicurazioni sulla durata della vita umana

Polizze tradizionali assicurazione sulla vita, che si distinguono in:

Assicurazione caso morte corrisponde al beneficiario una prestazione sotto forma di

 capitale, in caso di morte dell’assicurato. Abbiamo due tipologie: la polizza

temporanea caso morte: nell’ipotesi che l’assicurato continui a effettuare i

versamenti dei premi il beneficiario riceve un indennizzo assicurativo, se la morte

avviene entro una data determinata. Nel caso l’assicurato rimanga in vita alla

scadenza della polizza la compagnia non eroga. Il termine di copertura varia da 1 a

40 anni e oltre. E poi la polizza a vita intera: protegge l’individuo durante tutta la

vita senza limitazioni sulla copertura. I beneficiari ricevono in caso di morte

dell’assicurato il valore nominale dell’assicurazione. L’erogazione da parte della

compagnia è certa.

Nei primi anni i premi sono più consistenti che negli ultimi, questo per creare un

fondo di accantonamento dal quale gli assicurati possono attingere in prestito,

indebitandosi ad un certo tasso da dover corrispondere alla compagnia.

Assicurazione caso vita paga la prestazione qualora l’assicurato sia in vita a una

 data prestabilita. Può essere fatta sotto forma di capitale differito con la

corresponsione di un indennizzo in un’unica soluzione se l’assicurato è ancora in

vita. La rendita, invece, comporta diverse metodologie per la liquidazione del fondo

per un lungo periodo di tempo. Ha una finalità previdenziale. Sotto il profilo della

scadenza, si distingue in: rendita vitalizia, pagabile immediatamente fino alla

morte del beneficiario senza altri vincoli temporali e rendita temporanea,

pagabile solo entro una data stabilita o fino alla morte se giunge prima della data

fissata. Le imposte sugli interessi maturati sono differite ovvero pagate quando i

pagamenti delle rendite saranno incassati

84

Calcolo della rendita

Un individuo vuole acquistare una rendita che

pagherà una prestazione di 15.000€ annuali

fino alla sua morte.

La compagnia prevede che vivrà ancora 25

anni e prevede di voler investire l’ammontare

ricevuto per la rendita a un tasso di interesse

garantito al 5%. Il prezzo teorico della polizza

di rendita sarà calcolato tenendo presente che

CVAR = coefficiente di interesse del

valore attuale della rendita che riflette il

valore attuale di 1€ investito al tasso di interesse di 5% nel corso dei 25 anni

Assicurazione mista: comprende un elemento di assicurazione pura (temporanea) e

uno di risparmio, garantendo un indennizzo ai beneficiari se la morte avviene entro la

data stabilita, superata la data se l’assicurato è in vita, riceve il nominale della polizza.

Assicurazioni collettive sulla vita: in un’unica polizza sono compresi una pluralità

di individui, sono rivolte ai dipendenti di società e possono essere: contributive il

datore copre una quota del costo del dipendente o non contributive, tutto a carico

del datore di lavoro. Creano un vantaggio nelle economie di costo rispetto alle

individuali, ai costi inferiori per l’accertamento delle condizioni di salute e costi ridotti

di vendita e commissioni perché mi rivolgo direttamente a tutti i dipendenti e non c’è

necessita di fare grossa ricerca di soggetti interessati alla polizza

Credit life insurance: proteggono i mutuanti in caso di decesso del mutuatario prima

del rimborso di un debito contratto per l’acquisto di abitazione o automobile. Il

mutuatario che ha effettuato un debito, potrebbe trasferire il problema agli eredi, con

questo si risolve il problema. Il valore nominale della polizza riflette la quota capitale e

l’interesse sul premio. Non sono molto comuni. Di solito, il valore nominale della

polizza di assicurazione riflette la quota capitale e l’interesse sul prestito.

Ramo II: assicurazioni di nuzialità e di natalità

Prevedono prestazioni legate a eventi come matrimonio o nascita, tale ramo non è

però più utilizzato.

Ramo III: polizze unit linked e index linked

Preposizione di strumenti assicurativi con componente di tipo strettamente finanziario.

Riguarda le assicurazioni di cui ai Rami I e II qualora le prestazioni sono legate al

valore: di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio, di fondi interni

all’impresa (unit linked) o di altri indici (index linked). Il rischio di investimento è a

carico dell’assicurato perché il rendimento varia in relazione all’andamento del

mercato. Le polizze rendono in base all’apprezzamento del sottostante, sono legate

all’evento mercato.

Ramo IV: assicurazioni malattia e contro il rischio di non

autosufficienza

Polizze che garantiscono una prestazione mediante contratti di lunga durata non

rescindibili per il rischio di invalidità grave dovuta a malattia, infortunio, longevità.

Principalmente si distinguono in: polizze dread disease: tutelano dal rischio di malattie

gravi; polizze long term care : rischio di perdita dell’autosufficienza. Il loro peso è

destinato a crescere per esigenze di riduzione della spesa sanitaria del sistema

85

sanitario nazionale, che invece in casi generali dovrebbe ricoprire la maggior parte

delle spese.

Ramo V: polizza di capitalizzazione

Polizze rivalutabili che prevedono la partecipazione dei soggetti assicurati ai risultati

prodotti dall’impresa di assicurazione, attraverso la gestione dei premi incassati.

L’assicurazione costruisce un fondo specifico (fondo delle gestioni separate, distinta

da tutti gli altri impegni assunti e una parte de rendimento va anche agli assicurati)

che comprende gli investimenti a copertura degli impegni assunti con gli assicurati

gestiti separatamente rispetto alle altre attività dell’assicurazione. Una parte del

rendimento degli investimenti viene corrisposta agli assicurati.

Ramo VI: operazioni di gestione di fondi collettivi

Le compagnie offrono piani di pensionamento alternativi a quelli dei datori di lavoro e

ad altre imprese finanziarie. L’assicuratore garantisce un tasso accreditato a un piano

di pensionamento per un dato periodo, ma anche i tassi delle rendite sui contratti

stipulati dai beneficiari. Altri piani comportano la partecipazione a piani di contabilità

separata, che prevedono di investire i premi in fondi di investimento azionario con

scopo specifico.

Struttura di bilancio e tendenze recenti

Il d.lgs. 173/1997 introduce uno schema specifico di bilancio per quanto riguarda le

assicurazioni.

Attività: per la natura a lungo termine delle passività e per la necessità di generare

rendimenti concorrenziali, le assicurazioni vita concentrano gli investimenti su

scadenze lunghe. tecniche,

Passività: bisogna mantenere le riserve che rappresentano la voce più

significativa e si basano sull’ipotesi attuariali riguardanti le passività future attese o gli

obblighi di pagamento sulle polizze. Le ipotesi attuariali sono prudenti, si cerca di

poter sempre coprire tutti gli assicurati.

Per far fronte a perdite future impreviste (come per esempio un aumento di mortalità

nel caso di polizza caso morte) una compagnia detiene un fondo di capitale e

accantonamenti a questo scopo. La logica di riassicurazione sta nel concetto che se

una società assicurativa assume molti rischi, con la probabilità che si possano

verificare tutte insieme, ha la necessita di assicurarsi a sua volta.

Compagnie di assicurazioni contro i danni

Generalmente si deve fare una prima distinzione tra assicurazione sulla proprietà

(contro perdita mobile e immobile) e assicurazione contro incidenti (o di

responsabilità) a protezione contro i danni per i quali si è responsabile civilmente. Per

queste ultime in particolare abbiamo il ramo auto e quello non auto.

Struttura di bilancio e tendenze recenti

Anche le assicurazioni danni investono le loro attività in titoli a lungo termine,

destinando una larga quota dei loro investimenti in valori mobiliari di diversa natura.

Le riserve sinistri costituiscono la parte più importante delle passività inserite nello

stato patrimoniale, è una posta di bilancio che va a caratterizzare la struttura di

un’assicurazione rispetto ad un altro intermediario, è una riserva tecnica. È necessaria

perché si devono avere le coperture per ogni tipo di rischio, quando i premi prodotti su

una linea non sono sufficienti per coprire le richieste di risarcimento ho un problema

da risolvere.

Il rischio può derivare da

1) aumento dei sinistri

2)aumento delle spese

3) cali imprevisti rendimenti dell’investimento

86

Rischio dei sinistri

La caratteristica principale è la prevedibilità attuariale dei sinistri rispetto ai premi

ottenuti, che dipende dalle seguenti considerazioni.

Proprietà vs responsabilità: in generale sono più facili da prevedere in quelle di

 proprietà, verso quella di responsabilità sono di più complessa quantificazione

Dimensione vs frequenza: i tassi sono più prevedibili in quelli ad elevata

 frequenza e a bassa gravità (incendi autoveicoli, più che terremoti o uragani)

Rischio a lunga o a breve scadenza, quando l’evento si verifica in un periodo e

 la richiesta di risarcimento viene fatta in un periodo differito, per esempio le terapie

mediche sbagliate i cui effetti si manifestano successivamente all’intervento

Inflazione del prodotto/ inflazione sociale, tassi di sinistri superiori a quelli

 storici che sono influenzati dall’inflazione. Le linee di responsabilità possono anche

essere soggette all’inflazione sociale, che riflette la propensione del sistema

giudiziario a dare tassi più elevati.

coefficiente di perdita misura le perdite effettive maturate su una data polizza,

Il

ed è dato dal rapporto fra perdite e premi guadagnati (che io ho versato, ma non ci

sono state richieste di risarcimento) Se è inferiore a 100 vuol dire che i premi sono

stati in grado di coprire le perdite registrate su una linea di polizza. L’obiettivo è quello

di avere sottoscrittori che versano il premio e vanno a richiedere una forma ridotta di

risarcimento.

Rischio di spesa

Le due fonti principali sono le spese perizie di danno, legate al processo di

definizione e quantificazione del danno, è rilevante perché le richieste risarcitorie sono

date anche in funzione da quanto sarà erogato al verificarsi del danno e commissioni,

pagate agli intermediari assicurativi e le spese varie legate acquisizione attività. Forti

incrementi delle commissioni e dei costi di gestione possono rendere una linea poco

redditizia

Una misura comunemente utilizzata per la valutazione della redditività complessiva di

una linea, che tiene conto della gravità del sinistro, delle spese di perizia e dei

coefficienti di spesa è costituita dal combined ratio. È pari alla somma del

(oneri sinistri/premi di competenza

coefficiente di sinistralità ) e del coefficiente di

(spese di gestione /premi emessi).

efficienza

Se <100 i premi da soli coprono le perdite e le spese correnti e quindi la gestione

industriale dà redditività senza quella finanziaria. Lancio un prodotto appetibile perché

mediante la gestione industriale ottengo redditività.

Se >100 la redditività deve essere raggiunta dal rendimento derivante l’investimento

in premi guadagnati, lo devo andare a cercare dall’incasso dei premi e il loro

reinvestimento sul mercato finanziario mi compone una linea finanziaria che mi da il

rendimento.

Il coefficiente di gestione misura la redditività media generale delle

assicurazioni danni ed è pari alla differenza fra il combined ratio e rendimento da

investimento

Se < 100 la compagnia contro i danni sono redditizie, dipende dai tassi di insolvenza

e dai tassi di interesse.

Esempio

Combined ratio = coeff. Perdita+ coeff. Spesa +coeff. dividendo

Esempio coeff. di perdita 79,8 + coeff. Spesa 27,9 + coeff. Dividendo 2 = 109,7% .

87

I premi sono superati del 9,7 % (il rapporto è su 100), la compagnia non è redditizia

perché no mi coprono la gestione industriale. È necessario verificare i rendimenti degli

investimenti.

Coefficiente di gestione = combined ratio- rendimenti investimenti

Rendimento è 12%; la reddittività totale = -9,7%+12% = 2,3%

Rischio di assicurazione

Rischio dei sinistri->

 coefficiente di perdita

Rischio di spesa->

 combined ratio

 Rischio del rendimento

La regolamentazione delle

da investimento -> compagnie assicurative in

coefficiente di gestione

Italia

L’organismo di controllo sul mercato assicurativo italiano e sulle compagnie è l’Istituto

per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS). I poteri conferiti all’IVASS sono molteplici:

Controllo sulla gestione delle compagnie di assicurazione (gestione tecnica,

 finanziaria, patrimoniale e contabile)

Emanazione di regole di comportamento

 Garantire il rispetto delle regole di correttezza e di trasparenza sia ne confronti delle

 altre compagnie di assicurazione, che verso gli assicurati per una scelta ponderata e

consapevole

Poteri sanzionatori

Introduzione del c.d. sistema di indennizzo diretto (nel ramo RC Auto). I danneggiati si

rivolgono direttamente all’assicurazione che ha stipulato la polizza al veicolo utilizzato

che si rifarà con l’altra assicurazione

Rafforzamento del ruolo dell’IVASS nel potere dispositivo

istituzione di un registro elettronico degli intermediari assicurativi

obblighi in materia di trasparenza verso la clientela, con riferimento

Il margine di solvibilità

Rappresenta il livello adeguato a poter svolgere l’attività assicurativa, è rappresentato

dal patrimonio netto dell’impresa al netto degli elementi immateriali e comprende:

il capitale sociale versato;

 le riserve legali, statutarie e facoltative, non destinate e copertura di specifici

 impegni o a rettifica di voci dell’attivo;

 gli utili dell’esercizio e degli esercizi precedenti portati a nuovo, al netto dei

 dividendi da corrispondere;

 le perdite dell’esercizio e degli esercizi passati portate a nuovo.

L’attuale vigilanza prudenziale prevede che il margine di solvibilità sia determinato in

base alle seguenti componenti:

una quota fissa (quota di garanzia), per la quale è stabilito un livello minimo

 differente a seconda dei rami assicurativi (3mln ramo vita, 2 mln ramo danni), non

fa differenza tra i rischi

una quota variabile, determinata tramite aliquote forfettarie applicate al volume

 di affari e corretta in base al rischio sottostante. Devo ponderare il rischio che ogni

assicurazione va a sopportare e fare una stima del valore dei rischi da sopportare

L’attuale modello di determinazione del margine di solvibilità (solvency 1), basato su

aliquote forfettarie presentava diversi limiti:

Non considera l’insieme dei rischi cui è esposta un’impresa dal lato attivo e passivo

88

Non tiene conto dei rischi specifici (a parità dei premi e dei sinistri la rischiosità tra

 compagnie può essere diversa

Non tiene conto delle interconnessioni tra regole relative a riserve tecniche, attivi a

 copertura e margine di solvibilità

Non tiene conto della qualità del risk management

Solvency 2

La necessità di rivedere tale sistema ha portato alla formazione di un nuovo modello

predisposto nella direttiva comunitaria. La nuova normativa si pone i seguenti

obiettivi:

Valutare la solvibilità di un’impresa di assicurazione considerando elementi

 quanti/qualitativi

Assicurare la trasparenza e la comparabilità dell’informativa di mercato fornita da

 assicurazioni che operano in ambiti geografici differenti (la stessa auto assicurata in

diverse aree ha una differente incidenza)

Consentire l’allocazione efficiente del capitale, raccolgo i premi e so che la mia

 solvibilità è assicurata

L’impianto del nuovo progetto di regolamentazione richiama quello di Basilea, va a

verificare stabilità e funzionamento corretto degli enti assicurativi. Prevede 3 PILASTRI:

Requisiti patrimoniali minimi, con la definizione di un livello target e un livello

 minimo

Controllo interno, risk management e organi di vigilanza per capire se in relazione

 alla tipologia di rischi da assicurare, i requisiti patrimoniali sono sufficienti o bisogna

estenderli.

Informativa e disciplina di mercato, disclosure, per dare visibilità agli operatori e

 rispettare le regole del mercato

I fondi pensione

La previdenza complementare nasce dall’esigenza di sopperire alle prospettive di

riduzione delle coperture previste dalle forme pensionistiche pubbliche, alle quali

ciascun soggetto deve obbligatoriamente iscriversi all’inizio della propria attività

lavorativa, i principi fondamentali alla base del d.lgs. 252/2005 di riforma

previdenziale sono i seguenti:

Volontarietà dell’adesione alle forme pensionistiche è libera e volontaria;

 Equiparazione delle forme pensionistiche complementari ovvero fondi negoziali,

 fondi aperti, fondi preesistenti.

Piani individuali pensionistici e attuazione delle forme pensionistiche complementari

 attraverso la costituzione di fondi pensione.

I regimi gestionali

Le diverse categorie di lavoratori possono aderire a due differenti regimi gestionali:

(defined benefit pension plan)

regime “a prestazione definita” destinato

 esclusivamente ai lavoratori autonomi e liberi professionisti. Le prestazioni sono

legate a parametri specifici definiti ex ante. Le prestazioni sono variabili a causa

della volatilità delle retribuzioni (defined contribution pension plan

regime “a contribuzione definita” ).

 Obbligatoria per i lavoratori dipendenti pubblici e privati per soci di cooperative e

destinata anche ai soggetti d.lgs 565/1996. La prestazione finale si basa su sulle

contribuzioni versate dal dipendente durante gli anni di servizio.

Forme pensionistiche complementari – riforma del 2005

89

 fondi negoziali o chiusi: si tratta di una forma pensionistica collettiva, istituita in

base ad accordi collettivi tra rappresentanze lavoratori e datori di lavoro, si avvale di

soggetti specializzati per la gestione delle risorse finanziarie

 fondi aperti (istituiti da banche, sim, sgr compagnie di assicurazione) sono ad

adesione collettiva, quando la fonte istitutiva scegli uno o più fondi aperti con una

finalità previdenziale; individuale quando la scelta della fonte istitutiva dipende dal

singolo lavoratore, anche se destinatario di una forma pensionistica prevista da

contratti o accordi collettivi.

 piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP) sono forme individuali

realizzate attraverso la sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita con

finalità previdenziali. Sono contenute in un apposito regolamento redatto in base alle

direttive della COVIP.

preesistenti: istituiti ante decreto 2005. Sono sottoposti alla vigilanza della

fondi

COVIP

Le autorità di vigilanza

C’è il Ministero del Lavoro che ha la funzione di alta vigilanza sul settore, vigila sulla

COVIP ed emana le direttive di concerto con il MEF. Alla COVIP spetta la vigilanza

emanare disposizioni per il rispetto trasparenza. Le attività di coordinamento con

CONSOB, BANKITALIA, IVASS, Antitrust

_______________________________________

Società di gestione del risparmio e fondi

comuni di investimento

Capitolo 14

Le società di gestione del risparmio

Sono intermediari specializzati che esercitano professionalmente e istituzionalmente

un’attività di gestione del risparmio. Il TUF attribuisce alle sgr una riserva di attività

per le prestazioni di gestione collettiva e individuale, nonché di istituire e gestire fondi

pensione, che a differenza di quelli gestionali, hanno una certa regolarità nella raccolta

di liquidità attraverso i versamenti, ma le uscite sono molto dilatate nel tempo e quindi

in questi fondi sono presenti titoli a durata molto lunga, delle azioni che crescono nel

tempo nel medio lungo termine e forniscono un rendimento superiore al comparto

obbligazionari.

Dal punto di vista della forma giuridica si distingue fra

fondi contrattuali -> distinzione tra i patrimoni (fondi di investimento), in cui si

 instaura un rapporto fra

a) partecipanti

b) società di gestione

c)intermediario finanziario (banca depositaria)

fondi statutari (SICAV), si ha la forma spa e le singole quote sono rappresentate

 dalle azioni sottoscritte dai partecipanti

Nell’ambito della gestione collettiva la SGR può operare come:

società promotrice (qualora effettui promozione, istituzione e organizzazione dei

 fondi comuni)

società di gestione (effettua la gestione dei patrimoni OICR ossia fondi comuni e

 SICAV)

L’autorizzazione all’esercizio dell’attività viene data da Bankitalia, con parere della

CONSOB, ma solo se si è nel rispetto delle seguenti condizioni

90

Forma societaria di Spa

 Denominazione sociale che contenga le parole di SGR

 Sede legale e direzione generale della società con sede in Italia

 Capitale minimo sociale non inferiore ad 1mln e patrimonio di vigilanza stabilito da

 Bankitalia

Requisiti di onorabilità, indipedenza e professionalità per gli organi di controllo e

 amministrazione e per i partecipanti

Gli SGR sono intermediari orientati alla

formazione e massimizzazione di un

margine tra ricavi per commissioni su

servizi e costi operativi.

Lo Stato Patrimoniale non ha una vera e

propria forma distintiva, determinante è la

voce commissioni, è vero che posso

ottenere plusvalenze con i titoli, ma

principalmente si sviluppa il core business

sulle commissioni e provvigioni.

Fondi comuni

Investitori istituzionali che raccolgono le risorse finanziarie dei risparmiatori per

investirle in portafogli (lavorando tendenzialmente sulla diversificazione) di attività

,

Fondi aperti numero di quote non fisso che varia quotidianamente in base

 all’entrata e all’uscita dei partecipanti. Scelgo la tipologia di fondo e verso la mia

liquidità il cui numero di quote varia in relazione ai partecipanti. Posso disinvestire

(riscattare la quota) in qualsiasi momento e non oltre sette giorni devo percepire la

liquidità. Quindi il gestore deve avere sempre copertura o al massimo una quota di

titoli immediatamente liquidabili senza che ci siano ripercussioni sulla quota del

fondo. ,

Fondi chiusi numero di quote fisso compravendita fra possessori, non è riscattabile

 prima dei 5 anni, ma posso vendere la quota. I vantaggi sonoeconomie di scala

rispetto alla gestione individuale e i costi di transazioni e commissioni inferiori

rispetto ad una gestione patrimoniale. Lo svantaggio è che il rapporto è più diretto,

La scelta va in base al segmento di liquidità, è sempre in generale rivolto al retail, per

la gestione individuale di taglio 500.000 - 1.000.000.

I costi da sostenere sono

DIRETTI:

Commissioni di sottoscrizione, che devo pagare per entrare sul mercato

 Commissioni di switch (spostare i propri risparmi tra i diversi fondi), quando ho

 diversa scelta sui fondi da investire e mi sposto in base alla valutazione di redditività

del fondo (quindi non disinvesto per poi reinvestire nel fondo che ho capito essere

più profittevole)

Commissioni di uscita, in alcuni casi previste per disincentivare quelle in tempi brevi

 Diritti fissi per operazione di vendita

INDIRETTI

Commissioni di gestione della liquidità

 Commissioni di performance, quando ci si prefigge un determinato obiettivo.

 Attraggono i gestori degli absolute return in cui io in partenza non so quale sarà il

rendimento, ma posso dire che se supero un tot percentuale dovrò dare una certa

commissione per il risultato ottenuto che va in crescendo man mano che la soglia si

alza; per i fondi benchmark, invece, in partenza so già il parametro del fondo in cui

sto andando ad investire.

91

Costi di intermediazione

Rendiconto annuale

Illustra la situazione reddituale e patrimoniale del fondo, si compone delle seguenti

voci:

Prospetto di sintesi del patrimonio che evidenzia la situazione attuale di attività

 e passività, numero di quote emesse, rimborsate e in circolazione ed il loro valore

unitario

Ricavi e costi della gestione che sono imputate direttamente al fondo comune e

 contribuiscono a crescere o diminuire il patrimonio

Prospetto di composizione del portafoglio che individua i settori e i mercati in

 cui si trova il fondo e la valuta di denominazione degli investimenti.

Elenco dei primi 50 titoli posseduti che superano ciascuno lo 0,5% del valore netto

 complessivo del fondo

La normativa

Le norme che stabiliscono l’attività di gestione dei fondi sono contenute nel TUF. In

primo luogo si vede la presenza di tre soggetti: la SGR, l’insieme dei partecipanti ed

infine la banca a cui è affidato il compito di custodire gli strumenti finanziari e di

liquidità del fondo. Questo modello organizzativo conferisce maggiore tutela ai

partecipanti e consente di agire con maggiore professionalità. Inoltre si stabilisce la

separazione giuridica del patrimonio di ogni singolo fondo rispetto a tutti gli

altri fondi gestiti dalla medesima SGR

le SGR sono inoltre tenute a redigere un regolamento e il prospetto informativo di ogni

fondo comune di investimento. Recentemente si sono avute delle innovazioni ed è

stato introdotto il KIID - Key investor information document, che contiene le

indicazioni chiave per il risparmiatore che le SGR e SICAV devono redigere per ciascun

OICR armonizzato gestito. La direttiva prevede che sia redatto in modo chiaro,

sintetico e comprensibile anche per chi non conosce i termini tecnici.

Obiettivo del KIID è quello di fornire le informazioni essenziali dell’OICR per

comprendere la natura e i rischi del prodotto e adottare in modo informato le decisioni.

Quindi si mira alla massima trasparenza e alla sottoscrizione consapevole. La struttura

del KIID è predefinita a livello europeo

È poi molto importante il prospetto informativo, che contiene indicazioni relative

agli obiettivi e alla politica di investimento del fondo, agli stili di gestione (gestione

attiva o passiva) e al benchmark, ed un elenco delle categorie di titoli nei quali il

fondo comune potrà investire con le rispettive percentuali ed i mercati di riferimento

Riporta anche altre informazioni riguardanti le modalità di negoziazione delle

quote, i costi a carico del fondo o dei soggetti partecipanti, le commissioni e le

modalità con le quali possono essere sottoscritte le quote (unico versamento o piano

di accumulo).

Il benchmark è un elemento molto importante, è un parametro di riferimento dato al

sottoscrittore per dare consapevolezza di quale sia l’obiettivo del gestore. Ha un

triplice ruolo: segnaletico per gli investitori finali e i gestori, perché fornisce una

indicazione generale sulla profittabilità e rischiosità di determinati comparti, questo

aspetto è molto utile nell’asset location. Poi pone in essere un tipo di gestione

passivo, ossia mirante alla replica dell’indicatore stesso. Infine ha un ruolo

valutativo nell’ambito della gestione attiva, ossia quando i gestore si prefigge di

superare la performance di un benchmark. Deve avere i requisiti fondamentali di:

rappresentatività, ovvero deve riflettere le opportunità di investimento presenti sul

mercato, più ampio è il numero di titoli che lo compongono, più l’indicatore è

rappresentativo; replicabilità e quindi non deve contenere titoli poco liquidi e

difficilmente negoziabili con alti costi di transazione; trasparenza e quindi devono

essere resi noti i suoi criteri di composizione e modalità di calcolo del suo valore;

hedgeability perché è preferibile che anche i sottostanti di contratti derivati siano

92

degli indici, per permettere una copertura tempestiva di portafogli e meno costi di

transazione.

La riforma ha introdotto anche i fondi chiusi la cui situazione è completamente

diversa rispetto a quelli aperti, infatti non si può riscattare la quota fino al momento

prestabilito, l’alternativa è solamente vendere sul mercato la quota ma se non trovo

nessuno che la compra io non posso uscire dall’investimento. Sono quindi rivolti a

settori che hanno bisogno di finanziamenti stabili. Scadenze predeterminate per il

rimborso delle quote. Per tutta la durata dell’investimento il numero di quote in

circolazione rimane fisso.

Il patrimonio è in genere investito in strumenti finanziari anche non quotati (per una

percentuale pari ad almeno il 10%), in beni immobili, diritti reali immobiliari, azioni di

società immobiliari, depositi bancari e altri beni per i quali esista un mercato e il valore

dei quali sia determinato con certezza con una periodicità almeno semestrale. Per i

fondi chiusi che investono in titoli di società non quotate, la loro funzione tipica è

agevolare l’afflusso di risparmio verso strumenti ad elevato grado di rischio, emessi da

PMI con l’obiettivo di incentivarne la crescita.

Per quanto riguarda i fondi chiusi immobiliari, recentemente si è visto come essi

non abbiano soddisfatto le aspettative degli investitori, il loro obiettivo è quello di

instaurare un canale di collegamento tra investimento immobiliare e finanziario

aumentando la gamma di strumenti a disposizione del pubblico; così i risparmiatori

partecipano all’evoluzione del mercato immobiliare senza essere costretti ad

effettuare investimenti particolarmente consistenti e beneficiando della

diversificazione tipica dell’investimento collettivo. Il fondo ottiene ricavi da versamenti

di locazione consistenti, ogni sei mesi poi viene effettuata una valutazione sugli

immobili e si verifica se il loro valore è coerente con quello di mercato, se ci si trova in

tempo di crisi per mantenere l’appetibilità della quota del fondo si vendono quegli

immobili che hanno sul mercato una quotazione maggiore. Sono specializzati in:

beni immobiliari,

 diritti immobiliari

 azioni di società immobiliari

Gli ETF - Exchange Traded Fund sono una particolare forma di fondi indicizzati,

ossia a gestione passiva. Ha come sottostante non solo l’indice azionario, ma molti

altri asset, addirittura fattori di investimento come la volatilità. È uno strumento

semplice, deve replicare l’andamento del sottostante; il grande vantaggio è che sono

negoziati in borsa in maniera del tutto analoga ai titoli azionari e quindi posso in

qualsiasi momento comprarlo o alienarlo. Le commissioni sono più basse e sono più

facili da liquidare. Il mercato italiano è molto sviluppato per queste tipologie di fondo.

Sono emittenti unicamente operatori professionali (authorized participants). Il mercato

primario è aperto solo ad investitori istituzionali autorizzati che sottoscrivono un

grande ammontare e poi suddividono tali quote in lotti inferiori e li scambiano sul

mercato secondario, al quale possono partecipare anche investitori retail.

La liquidità del mercato è assicurata da:

Specialist

 Liquidity provider

 Arbitraggista, che può beneficiare di un differenziale di prezzo tra ETF e sottostante:

 se il portafoglio sottostante ha un valore superiore al valore di mercato dell’ETF,

allora l’arbitraggista può acquistare le azioni del fondo, cederle presso una banca

depostaria in cambio di titoli sottostanti e rivendere questi ultimi sul mercato,

beneficiando del differenziale. Nel caso contrario l’arbitraggista acquista titoli

sottostanti e vende azioni ETF. In entrambi i casi il prezzo dell’ETF tenderà a salire o

diminuire riportandosi in equilibrio.

I fondi armonizzati sono organismi costituiti nei paesi UE che investono

principalmente in strumenti finanziari quotata e che seguono criteri e regole comuni

previsti a livello comunitario e recepiti dalle legislazioni nazionali per tutelare

l’interesse dei risparmiatori attraverso una limitazione dei rischi assumibili e la

93

predisposizione ad una serie di controlli. Si compone un fondo in cui vado a mettere

quote di altri fondi, quindi devo selezionarli tenendo conto di chi li gestisce e quale è

stato il loro andamento per vedere se è profittevole o meno. Per le quote di altri fondi

armonizzati, purché la composizione del portafoglio degli OICR acquistati non sia in

contrasto con la politica di investimento del fondo acquirente;

quote di altri OICR armonizzati collegati.

 quote di OICR non armonizzati con un limite massimo del 30%. Non possono

 investire più del 20% in quote di uno stesso OICR (10% in caso di OICR non

armonizzati). Più economici delle GPF

Ci sono poi i fondi che non sono soggetti alle regolamentazioni e sono i fondi non

armonizzati e i fondi speculativi (hedge fund). Il termine non si riferisce alla

copertura di hedging, ma sono appunto fondi speculativi, hanno come obiettivo

tracking error:

primario quello di abbattere il mercato, si lavora sul concetto di Si

valuta il rendimento del portafoglio rispetto a quello del benchmark, che il gestore

vuole battere in qualsiasi momento, prendendo delle posizioni attive e si lavora su

alcuni asset che si discostano dall’andamento del mercato. L’attivismo vuol dire che il

gestore è sempre alla ricerca di un asset che gli possa dare un extra rendimento,

sopportando naturalmente un più alto rischio .

->absolute return

Si ha piena libertà di investimento e di strategie di gestione e l’assenza di obblighi

informativi e di pubblicità del rendiconto di gestione e della relazione semestrale, vige

il libero regolamento delle modalità di sottoscrizione e rimborso. Questi fondi si

differenziano dai fondi comuni di investimento perché hanno l’obiettivo di offrire

all’investitore un rendimento assoluto positivo (absolute return), indipendentemente

dalla performance dei mercati finanziari.

strategie di investimento

Le

Il gestore di solito non è molto

propenso a dire quale sia la sua.

Abbiamo le Directional che sono

orientate alla performance e

vanno nella direzione di mercato,

per esempio la strategia di

long/short equity prevede

l’assunzione di differenti posizioni

“a leva”, cioè mi indebito in

liquidità o prendo a prestito titoli.

L’obiettivo è guadagnare dalla

chiusura di ciascuna posizione. Poi ci sono le event driven, per esempio con la

distressed securities vado ad inserire delle obbligazioni con basso livello di rating e

che son convenienti sul mercato perché hanno un prezzo molto basso, mi interessa

che avvenga anche un piccolo cambiamento nel livello di rating che mi migliori il

prezzo di queste obbligazioni per ottenere un extra rendimento. Ci sono delle

high water fees:

commissioni di performance, c’è una spinta a fare sempre meglio, ci

sono commissioni che possono arrivare anche al 20%, quindi il gestore è spinto a

prendere rischio perché la sua capacità di ottenere profitto è molto consistente. Questi

fondi si trovano prevalentemente in paesi off-shore non soggetti dunque a tutta la

regolamentazione. Nelle market neutral per esempio, inserisco nel portafoglio dei

titoli convertibili, con l’obiettivo di selezionare tutti i convertible bonds lavorando

sull’arbitraggio e quindi sull’apprezzamento del valore per convertirle in azioni e

lucrare sulla differenza.

I fondi riservati possono essere costituiti sia in forma chiusa che aperta, sottoscritti

solo da operatori autorizzati, non le posso distribuire sul segmento retail.

Caratteristiche fondamentali:

possono essere sottoscritti solo da investitori qualificati (banche, sim, fondi pensione,

 ecc.)

94

le quote non possono essere né collocate né vendute a soggetti diversi da quelli

 indicati nel regolamento (investitori qualificati).

Tipologie di fondi comuni di investimento

Nel Medio/lungo termine

Fondi Azionari, costituiti da titoli azionari ordinari e privilegiati

 Fondi Obbligazionari, costituiti da titoli a reddito fisso con scadenza superiore a 12

 mesi

Fondi bilanciati, costituiti sia da titoli azionari sia obbligazionari

 ,

Fondi flessibili per i quali non è prevista una composizione fissa predeterminati, il

 gestore decide nel tempo cosa inserire a seconda dell’andamento dei mercati

azionari o obbligazionari, libertà di azione nella determinazione dei pesi

Ogni categoria si distingue per la percentuale minima e massima di investimento

azionario e obbligazionario, e ci sono delle sotto categorie in funzione dello specifico

oggetto di investimento e fattore di rischio.

Nel breve termine ci sono i Fondi Comuni monetari o di liquidità costituiti da una

varietà di strumenti dimercato monetario con scadenza inferiore ai 12 mesi.

Rendimento di una partecipazione al fondo comune

Per un investitore, la partecipazione ad un fondo comune è possibile mediante la

sottoscrizione di quote che incorporano eguali diritti e hanno il medesimo valore.

Possono essere nominative e al portatore. Il rendimento derivante dall’investimento in

quote di fondi comuni riflette tre aspetti del portafoglio di attività sottostanti il fondo

1. il portafoglio ha profitti e dividendi su quelle attività

2. riporta dei guadagni in conto capitale quando vende un’attività a un prezzo

superiore a quello di acquisto

3. l’apprezzamento dei valori delle attività presenti nel patrimonio va ad incrementare

il valore delle quote

Per quanto riguarda il calcolo della minus/plusvalenza, le attività dei fondi sono

valorizzate quotidianamente sulla base delle quotazioni di chiusura sul mercato

(marking to market giornaliero): il valore corrente viene calcolato sommando il

valore di mercato delle attività del fondo e dividendolo per il numero di quote in

circolazione, il risultato è il NAV - il net

asset value del fondo, ossia il prezzo che

al momento gli investitori dovrebbero pagare

o riceverebbero in caso di alienazione della

quota.

Le SICAV

La Società di Investimento a Capitale Variabile è un investitore istituzionale il cui

oggetto sociale consiste nell’investimento del proprio patrimonio. Le SICAV raccolgono

il pubblico risparmio emettendo azioni, quindi il risparmiatore diventa azionista della

società ed esercitando il diritto di voto può intervenire sulle politiche di investimento e

sulle vicende della società. Contrariamente ai Fondi Comuni il patrimonio gestito da

una SICAV coincide con il patrimonio della società stessa. La gestione dei

mezzi raccolti è affidata agli organi amministrativi o delegata ad una SGR.

Analogamente ai Fondi Comuni le azioni delle SICAV non sono quotate, ma vengono

valorizzate giornalmente con la medesima metodologia.

Misurazione della performance

La modalità di misurazione non è univoca, ma dipende tutto dalla prospettiva di

valutazione e dagli obiettivi che on essa ci si prefigge di raggiungere: distinguiamo tra:

Money weighted rate of return (MWRR)

1. destinate ad un cliente attuale che

desidera misurare il rendimento effettivamente ottenuto e quindi la crescita

95 del capitale investito. Sono inclusi tutti i versamenti e i prelievi effettuati

dall’investitore.

1 fase: Si calcola l’incremento complessivo del valore del patrimonio, sottraendo al

valore finale il valore inizialmente investito e tutti gli altri investimenti fatti nel

periodo di misurazione e aggiungendo tutti i riscatti (->apporto o presa di capitale

su scelta dell’investitore). Quindi i flussi in entrata sono sottratti perché non

rappresentano un incremento di valore del patrimonio, i disinvestimenti vengono

aggiunti perché sono frutto della scelta dell’investitore di utilizzare parte del

patrimonio.

2 fase: Si calcola il capitale medio investito considerando per quanto tempo un

certo ammontare di capitale è rimasto a disposizione del gestore

3 fase: Si divide il risultato di gestione per il capitale medio investito

Esempio

1. 1. Si calcola il

risultato di gestione sottraendo al valore finale del patrimonio (12.500) il valore

iniziale (10.000) e i conferimenti (8.000) e aggiungendo i riscatti ( 5.000)

2. 12.500-10.000- 8.000+5.0000 = - 500

quindi

3. 2. Si calcola il capitale medio, tenendo presente che i 10.000 investiti rimangono

per l’intero periodo (92gg) gli 8.000 (60gg) e i riscatti 5.000 escono 45gg prima

-3,91%

4. 3. Si divide il risultato per il capitale medio investito -500 / 12.771,4=

Tuttavia, non posso ancora capire se il gestore sia stato bravo o meno, per farlo devo

ricorrere al secondo indicatore

2. Time weighted rate of return (TWRR ) destinate ad un cliente potenziale che

desidera valutare la bravura del gestore di offrire rendimenti adeguati, isolando i

conferimenti e i riscatti effettuati dal singolo investitore. Permettono quindi di saper

quale sarebbe stato il reale rendimento della gestione se non fossero stati fatti

alcuni movimenti da parte dell’investitore.

96 1 fase: Si divide il periodo complessivo di misurazione della performance in tanti

sotto periodi tanti quanti sono i flussi in entrata e in uscita dal fondo

5. 2 fase: Si calcola per ognuno dei sotto periodi individuati, il rendimento di periodo

confrontando il valore finale del patrimonio con il valore iniziale

6. 3 fase: I vari rendimenti periodali così ottenuti sono capitalizzati su base

geometrica

Riprendendo quindi l’esempio

7. 1. Si individuano i tre sotto periodi: il primo dal 1 luglio al 1 agosto (fino al

momento precedente l’afflusso di 8.000 euro), il secondo va dal 1 al 16 agosto (fino

al momento precedente il riscatto di 5.000 euro); il terzo dal 16 agosto alla fine del

periodo di misurazione della performance

8. 2. Si calcolano i rendimenti di periodo confrontando il valore finale del patrimonio

con il suo valore iniziale (conoscendo il valore del patrimonio ad ogni data

9. 3. I vari rendimenti sub periodali sono concatenati su base geometrica

risultati finali sono MWRR (- 3,91%) e TWRR ( 4,53%). I risultati evidenziano che il

I

problema non è il gestore ma il timing. La TWRR permette di calcolare la

svincolando dai flussi in entrata e in uscita.

performance Nel calcolo del TWRR si

determina il rendimento ogni volta che si verifica un flusso in entrata e in uscita

Nel caso dei fondi comuni si usa il metodo delle quote in base al quale ogni flusso in

entrata o in uscita modifica direttamente il sistema delle quote in circolazione. Il

calcolo richiede di determinare il rendimento di periodo ogni volta che vi siano flussi in

entrata e in uscita

Il rendimento della singola quota è ottenuto rapportando il valore della quota alla

fine del periodo di valutazione al suo valore iniziale

97

All’inizio viene costituito il fondo per 10.000 euro suddivisi in 1000 quote per valore

unitario di 10 euro. Il valore della quota è pari al patrimonio diviso il numero delle

quote in circolazione.

L’afflusso di 8.000 euro quando il valore della singola quota è pari a 12,2 comporta

l’emissione di 8000/12,2 = 656 quote + 1000 iniziali = 1656 e il valore della quota

pari a 10,87 (18000/1656) il riscatto comporta il ritiro delle quote. Il rendimento è dato

dal rapporto tra valore finale e iniziale della quota

La performance corretta per il rischio

Al fine di misurare il rendimento di investimenti caratterizzati da un livello differente di

rischio, occorre considerare indicatori di rendimento corretti per il rischio. Vengono

suddivisi in due grandi categorie:

INDICATORI DI RENDIMENTO PER UNITA’ DI RISCHIO

Indice di Sharpe

 Misura il rendimento in eccesso del portafoglio

risk free,

rispetto al tasso per unità di rischio sopportato. Deriva dalla Capital Market

Line. Il numeratore è lo stesso dell’indice di Treynor, mentre la misura del rischio è la

deviazione standard del portafoglio.

Capital Market Line è la linea che parte dal

La

cosiddetto Free Risk ed arriva a disegnare una linea teorica che

permette di ottenere un migliore rendimento della frontiera

presa in considerazione, grazie all’impiego della leva finanziaria.

Grazie a questo meccanismo è possibile per chiunque ottenere

profitti sempre più grandi aumentando sempre di più la leva

finanziaria, che non è altro che un prestito che una banca o un

altro soggetto abilitato concede ad un investitore per comprare

più titoli di quelle che in realtà potrebbe acquistare.

Misura risk free

l’inclinazione della retta che congiunge il tasso al

portafoglio che si considera, ma diversamente dagli indici

di Jensen e Treynor, sull’asse delle ascisse qui abbiamo il

rischio totale del portafoglio, non il rischio sistematico.

Viene usato per valutare la bontà complessiva della

performance del portafoglio totale di un investitore.

Esempio

Indice di

 Treynor

98 dell’excess return

È una misura (ex-post) per unità di rischio

L’excess return

sistematico sopportato. è definito come la

risk-free

differenza tra il rendimento del portafoglio e il tasso per

beta

lo stesso periodo di valutazione. La misura del rischio è il

del portafoglio, partendo dall’assunzione che un portafoglio ben

diversificato il rischio specifico è nullo. Si lavora sul piano SML.

Misura l’inclinazione della retta che congiunge il tasso risk free

al portafoglio che si considera

lndice di Sortino

 Misura il rendimento in eccesso al tasso risk free per unità di downside risk. Premia i

fondi che presentano una minore volatilità negativa Quindi i fondi per i quali la

volatilità dipende da rendimenti superiori al target

Information ratio

 Si differenzia dagli indicatori precedenti perché fa riferimento a

rendimento e rischio relativi rispetto al benchmark. È dato dal rapporto fra

(alpha) tracking error volatility

rendimento attivo prodotto dal gestore rispetto al

(σα). risk-adjusted return

È una misura di al pari dell’indice di Sharpe, che è basato sulla

deviazione standard dell’intero portafoglio dal momento che il benchmark utilizzato

per confrontare il rendimento del portafoglio e il tasso risk free che per definizione

risk adjusted return

non ha volatilità. Rappresenta una forma speciale di ove il

rendimento è rapportato a un benchmark rischioso (infatti SR include il tasso risk

free a differenza di IR), ovvero non si misura la volatilità complessiva, ma quella di un

gestore attivo. In modo analogo, il rendimento in eccesso non è misurato rispetto al

tasso risk free ma a un benchmark rischioso

INDICATORI DIFFERENZIALI

Alfa di Jensen

Misura la performance di un fondo come differenza fra il rendimento conseguito ex

post dal fondo r e il rendimento normale ex post determinato sulla base del

i

CAPM r iN

Se il gestore è attivo avrà l’obiettivo di battere il benchmark attraverso la scelta

di titoli sotto-quotati, il gestore passivo si pone invece l’obiettivo di ottenere il

rendimento di mercato. Si lavora in un’ottica ex post (tipico della performance)

anziché in un ‘ottica ex ante tipica della teoria del mercato dei capitali. Si otterrà una

relazione con dati ex post (risk free, rendimento del mercato, beta quindi con valori

dati dalla media dei tassi nel periodo di osservazione)

Partendo dal fatto che nella SML abbiamo che

La differenza tra i due rischi è nota come alfa di Jensen.

Excess return del portafoglio – [Risk free + beta * [excess return

= dell’indice del mercato]

99

Se l’excess return prodotto dal manager è pari all’excess

return del mercato (quindi alfa = 0) il manager non ha

aggiunto valore con la sua gestione. Se alfa è positivo allora

il gestore ha battuto (outperformed) l’indice di mercato, se è

negativo è andato sotto la performance dell’indice di mercato

(underperformed).

Misura la distanza verticale tra il portafoglio che si considera e

la SML ____________________

Società di Intermediazione Mobiliare e banche

di investimento

Capitolo 15

Esse svolgono la funzione principale di assicurare che il trasferimento di fondi dai

fornitori (famiglie) agli utilizzatori (imprese) sia effettuato con la massima efficienza. Al

contrario delle banche, non effettuano una trasformazione delle scadenze o delle

caratteristiche dei fondi intermediati, ma fungono da intermediari puri (broker) tra

fornitori e utilizzatori di fondi

La banca di investimento crea titoli di debito e di capitale per conto di società ed enti

statali e quindi questa attività comporta l’emissione e la sottoscrizione e il

collocamento dei titoli nei mercati monetari e finanziari. I servizi mobiliari implicano

l’assistenza alla negoziazione titoli sui mercati secondari.

Banche di investimento

Sono le società specializzate nell’emissione, nella sottoscrizione, nella distribuzione e

nella negoziazione di nuovi titoli. Le più grandi società che fanno parte di questo

settore sono polifunzionali, nel senso che tendono a fornire un’ampia gamma di tutti

i vari servizi (per esempio, servizi di sottoscrizione, di intermediazione e di

consulenza). Queste imprese polifunzionali possono servire i clienti al dettaglio in

qualità di broker-dealer, assistendoli nelle negoziazioni e i clienti societari in qualità di

sottoscrittori, supportando le nuove emissioni.

Il settore ha attraversato tre diversi stadi evolutivi che hanno poi portato all’attuale

configurazione del mercato:

1. Attività di underwriting,raccolta di fondi per le imprese non finanziarie e per gli

enti statali tramite l’organizzazione di operazioni di emissione e sottoscrizione di

nuovi titoli

2. Attività di brokering, intermediazione negli scambi di titoli, nel comparto delle

gestioni private di fondi, nel private banking e nel campo del market making

3. Attività di corporate finance e ristrutturazione aziendale

Società di Intermediazione Mobiliare (SIM)

Sono specializzate nell’acquisto, nella vendita e nell’intermediazione dei titoli in

essere. La seconda metà degli anni Novanta è stato il periodo nel quale questo settore

ha vissuto un intenso processo di consolidamento per motivi di tipo economico e

regolamentare, che va avanti ancora oggi.

Tra il 1999 e il 2013, il numero di SIM autorizzate alla prestazione di servizi di

investimento è così passato da 183 a 94.Solo 2 SIM svolgono attività di

intermediazione pura (brokeraggio) e di collocamento senza garanzia. Sono cresciute

molto le attività di copertura dei rischi e in particolare quelli di natura operativa.

In Italia, sono visibili alcune tendenze di settore: concentrazione in banche dedicate

delle attività caratterizzate dal più alto utilizzo del capitale e assunzione di rischi di

100


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.ilenia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Boido Claudio.

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