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repubblica qualsiasi cittadino che abbia compiuto i 50 anni di età e che sia in possesso dei

diritti civili e politici. Le elezioni avvengono in parlamento in seduta comune 30 giorni prima

della scadenza del mandato, la maggioranza richiesta è i 2/3 nelle prime tre votazioni e

totale nella quarta. La carica di presidente della repubblica è di 7 anni dopodiché diventa

senatore a vita. Il mandato può essere interrotto per dimissioni, decadenza, impedimenti

permanenti; mentre nel caso di impedimenti temporanei, il presidente della repubblica

viene sostituito dal presidente del senato. Il presidente della repubblica, nell’esercizio della

sua attività, risponde solo di reati di alto tradimento ed attentato alla costituzione innanzi

alla corte costituzionale, al di fuori di esse però risponde come qualsiasi altro cittadino. Gli

atti del presidente della repubblica, che assumono la forma di decreti del presidente, sono

divisibili in:

• Atti formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi, nei quali il contenuto

dell’atto è deciso dal governo e controllato dal capo dello stato;

• Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, nei quali anche il contenuto degli

atti è deciso dal presidente della repubblica;

• Atti misti, ovvero atti che vengono definiti sia dal presidente della repubblica che da

un altro organo di costituzione, che sia governo o parlamento.

I poteri del presidente della repubblica sono:

• RISPETTO AL CORPO ELETTORALE, quello di indire le elezioni e il referendum;

• RISPETTO AL PARLAMENTO, quello di fissare la prima riunione delle camere

elette, nominare i 5 senatori a vita, promulgare e rinviare le leggi e sciogliere in via

ordinario o anticipata le camere quando i contrasti politici rendono impossibile la

formazione di una maggioranza;

• RISPETTO AL GOVERNO, quello di nominare il presidente del consiglio dei

ministri, nominare i ministri, autorizzare il governo a presentare disegni di legge alle

camere, emanare i decreti-legge, i decreti-legislativi e i regolamenti, ratificare i

trattati internazionali e presiedere il consiglio supremo della difesa;

• RISPETTO AL POTERE GIUDIZIARIO, quello di presiedere il consiglio superiore

della magistratura, conferire incarichi ed ha poteri di nomina;

• RISPETTO ALLA CORTE COSTITUZIONALE, quello di nominare i 5 giudici della

corte. CAPITOLO 7

LE FONTI DEL DIRITTO: NOZIONI GENERALI

Per fonti del diritto, si intendono gli atti e i fatti a cui un ordinamento attribuisce l’idoneità a

produrre norme giuridiche, in questo senso di può parlare di fonti di produzione del diritto, la

mancata esecuzione di una norma porta ad una sanzione. Le fonti di cognizione, invece, sono

quelle con le quali arriviamo a conoscenza delle norme giuridiche, si suddividono in fonti ufficiali

dette anche privilegiate, la più importante delle quali è la gazzetta ufficiale a cui si affianca in

ciascuna regione il bollettino ufficiale regionale (BUR), che hanno grande importanza perché il

testo delle norme pubblicate in esse, è quello che ha valore legale ovvero che entra in vigore; poi

abbiamo le fonti non ufficiali che sono invece raccolte di norme effettuate da privati o da istituzioni

pubbliche che però costituiscono solo un mezzo di conoscenza.

All’interno delle fonti del diritto, si distingue in:

• Atti normativi, che sono fonti del diritto che rientrano nella categoria degli atti giuridici,

caratterizzati dalla volontarietà degli effetti che producono. Può considerarsi come il

risultato dell’attività dell’esercizio del potere giuridico, ovvero la creazione di norme

giuridiche. L’atto normativo è appunto la deliberazione delle camere, chiamata legge

ordinaria.

• Fatto normativi, sono fonti del diritto generate da fatti giuridici non volontari, oppure

generati da atti volontari che non hanno però per scopo quello di creare norme giuridiche. Il

fatto normativo più importante è la consuetudine data dal ripetersi nel tempo di un

determinato comportamento, nella convinzione della doverosità giuridica di tale

comportamento.

Un atto la cui formazione avvenga al di fuori delle regole del suo procedimento tipico, presenta un

vizio di forma. Gli atti normativi contengono testi scritti articolati in enunciati che sono espressione

della volontà di un soggetto di disciplinare una determinata materia ponendo delle regole, questi

enunciati prendono il nome di disposizioni; diversa dalle disposizioni è la norma che non è scritta

ed è il risultato dell’interpretazione delle disposizioni degli atti normativi.

L’ordinamento giuridico disciplina i rapporti tra le fonti tramite criteri che sono desumibili dai principi

costituzionali, tra i criteri più importanti abbiamo:

• Il criterio gerarchico che presenta due aspetti, quello formale o strutturale che si ha quando

una fonte disciplina il procedimento di formazione di un'altra potendosi quindi sovraordinata

a quest’ultima,e quello sostanziale che comporta il fatto che, fonti di grado inferiore non

possono essere in contrasto con quelle di grado superiore. Tutto ciò si ha nelle costituzioni

flessibili;

• Nelle costituzioni rigide la costituzione diventa la vera fonte primaria sovraordinata anche

alla legge. Queste costituzioni introducono le fonti a competenza riservata, ovvero fonti a

cui viene riservato un determinato ambito di competenza non mettendosi quindi in rapporto

gerarchico con la legge, un esempio di queste fonti sono i regolamenti parlamentari ai quali

la costituzione italiana riserva la competenza a disciplinare il procedimento di formazione

delle leggi e l’organizzazione interna delle camere, costituendo quindi fonti di pari grado

alla legge ordinaria. Questo criterio comporta quindi l’attribuzione alle diverse fonti di aree a

competenza riservata;

• Un altro effetto delle costituzioni rigide è la possibilità che due diverse fonti del diritto

possano competere nella disciplina di una stessa materia, in tali casi i rapporti sono regolati

dal principio della concorrenza, è il caso per esempio della legge ordinaria e degli atti con

forza di legge, che sono tra loro equiparati e possono reciprocamente concorrere.

La riserva di legge è una riserva di garanzie, presenta una duplice struttura:

• Opera da una parte come limite al legislatore, imponendogli di disciplinare una

determinata materia in modo più o meno preciso a seconda del tipo di riserva;

• D’altra parte opera come limite per le fonti subordinate alla legge, in particolare per i

regolamenti dell’esecutivo impedendo che possano disciplinare una determinata

materia.

Le riserve di legge possono essere assolute o relativa, le materie che hanno riserva assoluta di

legge devono essere disciplinate completamente dal legislatore mentre in quelle che hanno

riserva relativa, il legislatore si limita a compiere solo le scelte caratterizzanti tali materie. Ci

sono inoltre le riserve rinforzate nei casi in cui la riserva, che può essere assoluta o relativa, è

accompagnata da indicazioni sostanziali sul contenuto che la legge deve assumere.

Le antinomie normative sono contrasti tra norme che rendono inapplicabile una norma senza la

violazione di un'altra, per risolvere tali antinomie l’ordinamento giuridico detta ad ogni operatore

giuridico dei criteri.

• Il primo criterio è quello dell’interpretazione, secondo il quale l’operatore giuridico

tramite l’attività interpretativa, verifica se esista effettivamente il contrasto tra le

norme,e quindi, se sia possibile renderle compatibili secondo un significato logico;

• Il secondo criterio è quello cronologico secondo il quale la creazione di una norma

incompatibile con una precedente, impedisca a quest’ultima di continuare ad operare,

dando luogo al fenomeno dell’abrogazione secondo il quale la norma più antica cessa

di avere efficacia. L’abrogazione di una norma non comporta comunque la sua

estinzione ma solo la limitazione nel tempo della sua efficacia, la norma abrogata resta

infatti applicabile a tutti i rapporti giuridici sorti durante la sua vigenza. Un eccezione a

questo è l’abrograzione retroattiva, con la quale l’entrata in vigore della disciplina

abrogatrice, avrà effetti anche sui fatti precedenti la sua entrata in vigore. Un caso

particolare è l’abrograzione di una norma abrogatrice, in questo caso il legislatore

dovrà specificare nella norma abrogatrice se mette in moto il fenomeno della

riviviscenza della norma abrogata in precedenza, ovvero se essa torni a produrre i suoi

effetti, se ciò non è specificato dobbiamo intendere che non ci sarà nessuna

reviviscenza. La deroga è invece conseguenza di un contrasto tra una norma generale

(NORMA DEROGATA) ed una norma particolare (NORMA DEROGANTE), la norma

derogante limita l’efficacia della norma derogata;

• Il terzo criterio è quello gerarchico che comporta il fatto che la norma di grado inferiore

non possa disporre in contrasto con quella di grado superiore. Il contrasto tra norme di

grado diverso genera un antinomia giuridica che viene risolta giudicando invalide le

norme di grado inferiori.

CAPITOLO 8

LE FONTI DELL’ORDINAMENTO ITALIANO

La costituzione italiana in quanto fonte del diritto contiene norme giuridiche che presentano

contenuti diversi, possono essere precettive ovvero immediatamente operative ed applicabili ai

rapporti giuridici individuali, oppure possono essere programmatiche quando richiedono

l’approvazione del legislatore per la loro operatività, in attesa di tale consenso si continuano ad

applicare le norme vigenti. Con l’istituzione della Corte Costituzionale, tali norme, diventano idonee

a determinare l’incostituzionalità di una legge in contrasto con le stesse. La rigidità è una delle

caratteristiche principali della costituzione italiana, è data dalla resistenza della costituzione ad

ogni modifica o abrogazione da parte del legislatore ordinario e dunque dalla previsione di un

procedimento aggravato di revisione costituzionale. Le disposizioni costituzionale non presentano

tutte lo stesso grado di rigidità, un esempio di affievolimento della rigidità è dato dall’adattamento

ai patti lateranensi che regola i rapporti tra lo stato e la chiesa, la modifica degli stessi è infatti un

caso di revisione costituzionale.

Le leggi costituzionali e di revisione costituzionale hanno rango di norme costituzionali ma non

sono completamento di pari livello alla costituzione in quanto le revisioni costituzionali incontrano

molti limiti formali e sostanziali. Le leggi costituzionali, diverse dalle leggi di revisione

costituzionale, si distinguono in tre categorie:

• Leggi costituzionali richiamanti espressamente la costituzione, sono i casi in cui la carta

costituzionale preveda una riserva di legge costituzionale su determinate materie;

• Leggi costituzionali che derogano alla costituzione o si pongano in rottura con essa, un

esempio è quello dei delitti di genocidio per i quali si consente l’estradizione dello straniero

per reati politici;

• Leggi costituzionali che disciplinano materie od oggetti per i quali il parlamento ritenga che

gli debba conferirsi, per ragioni politiche, dignità di norma costituzionale, un esempio è il

giusto processo, alcune cose sono così importanti da creare una legge costituzionale che si

affianca e non può essere modificata.

Le leggi costituzionali devono essere approvate tramite un procedimento aggravato che consiste

nell’essere approvate prima da camera e senato e poi di nuovo da entrambe le camere entro tre

mesi. Se nella seconda lettura il testo è approvato da ciascuna camera con una maggioranza pari

a 2/3 dei componenti, la legge viene promulgata dal presidente della repubblica e pubblicata in

gazzetta ufficiale, nel caso in cui si raggiunga invece soltanto la maggioranza assoluta, la legge

viene pubblicata ed entro i tre mesi, i cinquecentomila elettori, i 5 consigli regionali o 1/5 dei

membri di ciascuna camera, possono chiedere il referendum, se al contrario non viene avanzata

questa richiesta la legge viene promulgata e nuovamente pubblicata. Se viene indetto il

referendum invece, la legge viene promulgata e pubblicata solo se ottenga il consenso della

maggioranza dei voti validamente espressi. Il referendum è quindi uno strumento a disposizione

delle minoranze politiche che non condividano la riforma costituzionale.

È attribuito alle due camere del parlamento l’esercizio della funzione legislativa che ha per risultato

la legge ordinaria, un atto normativo a competenza generale subordinato solo alla costituzione ed

alle leggi costituzionali. Al parlamento è attribuito quindi il potere di creare atti legislativi ma che

siano generali ed astratte, questo concetto accende una discussione sulle leggi-provvedimento

che sono normali leggi del parlamento, aventi però un contenuto specifico ed applicabili quindi non

in tutti i casi ma solo in casi specifici, violando il principio di uguaglianza che comporta che le leggi

abbiano carattere generale ed astratto. Le leggi-provvedimento possono essere annullate solo

impugnando un atto di notifica e chiedendo al giudice di sollevare la questione davanti alla corte

costituzionale, che deciderà se annullarla oppure no. Tali leggi che trovano limite solo nella

costituzione che lascia spazi più ampi rispetto ai limiti posti dalle leggi ordinarie, violano anche il

principio di legalità secondo il quale, l’attività dell’amministrazione deve trovare il suo fondamento,

indirizzo e limite nella legge.

Il concetto di forza di legge è tipico delle costituzioni flessibili, si tratta di atti equiparati alla legge

che possono essere abrogati solo dalla legge stessa o da altri atti con forza di legge secondo un

rapporto gerarchico. L’introduzione della costituzione rigida, e quindi di fonti del diritto in rapporto

diverso da quello gerarchico con la legge ordinaria, rende difficile l’utilizzo del concetto di forza di

legge. La forza di legge sono fonti primarie subordinate solo alla costituzione. Le fonti primarie

sono:

• SOGGETTE SOLO ALLA COSTITUZIONE, sono atti con forza di legge i decreti-legge ed i

decreti-legislativi, che sono pari tra loro, ed anche i regolamenti parlamentari poiché

gerarchicamente subordinati alla legge;

• IDENTITA’ DI’ COMPETENZE CON LA LEGGE, sono atti interscambiabili, si possono

quindi abrogare tra loro;

• COME VALORE, e quindi soggette allo stesso regime giuridico, esclusi però i regolamenti

parlamentari.

I limiti delle potestà legislativa statale e regionale sono, oltre al rispetto della costituzione, anche

limiti derivati dagli obblighi internazionali, ovvero la consuetudine ed il trattato e dall’ordinamento

comunitario, ovvero dalla comunità europea. La violazione di tali limiti comporta l’illegittimità

costituzionale della legge ordinaria. Il legislatore in virtù di ciò, deve considerare tali limiti

nell’esercizio della sua funzione legislativa motivando le sue scelte. Il giudizio della corte assume

quindi una funzione di controllo sull’eccesso di potere legislativo, ovvero sulla discrezione del

legislatore. Tutto ciò porta quindi al limite più generale, il limite della ragionevolezza della legge, la

ragionevolezza è infatti il criterio con il quale la corte costituzionale valuta le scelte del legislatore,

ammettendo le distinzioni legislative solo in quanto ragionevoli e non in quanto fondate su norme

costituzionali.

L’iniziativa legislativa per la formazione delle leggi ordinarie spetta al governo, a ciascun

parlamentare, al popolo (50000 ELETTORI), e ad altri soggetti a cui sia attribuita questa facoltà,

con legge costituzionale, come il consiglio regionale; gli altri aspetti del procedimento legislativo

vengono rinviati ai regolamenti parlamentari creando una riserva di competenze a favore del

regolamento parlamentare in tale materia. L’iniziativa legislativa si esercita con la presentazione di

un progetto di legge redatto in articoli ad una delle due camere ed è seguita da una fase istruttoria,

nella quale questo progetto di legge viene esaminato e dalla fase di approvazione del testo del

progetto di legge. Ciascun progetto viene dato in esame dal presidente di ciascuna camera ad una

commissione, in genere permanente, che a compiti diversi a seconda del tipo di procedimento di

approvazione della legge che si adotta, i procedimenti possono essere:

• ORDINARIO, prevede che la commissione esamini il testo accorpando, se necessario, testi

dal contenuto pertinenti e approvando singoli articoli oppure il testo nella sua totalità. Il

testo approvato viene presentato all’assemblea con una relazione introduttiva e

l’assemblea lo prende in esame con tre letture:

1. Una discussione generale sul progetto di legge;

2. Una discussione sui singoli articoli e sugli emendamenti, la votazione su quest’ultimi

e sul testo finali di ciascun articolo;

3. L’approvazione finale dell’intero testo di legge. La maggioranza richiesta per

l’approvazione è la maggioranza semplice dei presenti.

• PER COMMISSIONE IN SEDE DELIBERANTE O LEGISLATIVA, in cui il progetto di legge

viene assegnato alla commissione sia per esaminarlo che per approvarlo definitivamente.

In questo procedimento viene meno quindi l’esame e l’approvazione da parte

dell’assemblea.

Ci sono delle materie per le quali la costituzione prevede comunque una riserva di assemblea e

non rimane quindi possibile approvare le leggi in commissione. Il progetto di legge può essere

richiamato in assemblea fino alla sua approvazione qual’ora né faccia richiesta il governo, 1/10 dei

componenti di ciascuna camera o 1/5 dei componenti della commissione. I regolamenti

parlamentari hanno un altro procedimento di approvazione delle leggi, quello PER COMMISSIONE

IN SEDE REDIGENTE che presenta notevoli differenze di disciplina tra camera e senato. Nella

prima si prevede l’approvazione degli emendamenti in commissione con definitiva formulazione

degli articoli, in assemblea è invece prevista la votazione dei singoli articoli senza discussione e la

votazione finale, con dichiarazione di voto sull’intero testo del progetto di legge, al senato si

prevede invece l’intervento dell’assemblea solo per la votazione finale del progetto di legge. Il

progetto di legge approvato da una delle due camere viene inviato all’altra, una volta che le due

camere approvano la legge, essa è perfetta ma non ancora efficace in quanto necessita della

promulgazione da parte del presidente della repubblica e la pubblicazione in gazzetta ufficiale,

dopo 15 giorni salvo disposizione contraria, entra in vigore.

Le leggi rinforzate sono leggi atte a regolamentare determinate materie approvate con un

procedimento aggravato, ne sono un esempio le leggi di amnistia e indulto le quali devono essere

approvate a maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera. Le leggi rinforzate sono fonti

primarie e come tutte le altre fonti primarie sono sottoposte al sindacato della Corte Costituzionale,

hanno lo stesso trattamento giuridico della legge.

DECRETO-LEGISLATIVO: Al governo è vietata l’emanazione di decreti con forza di legge senza la

delegazione delle camere. Il procedimento di delegazione legislativa comporta un rapporto tra i

due organi, tra l’organo delegante ovvero il parlamento e l’organo delegato ovvero il governo ed è

finalizzato al trasferimento dell’esercizio della funzione legislativa dal parlamento al governo.

Questo trasferimento deve avvenire ovviamente con legge, in particolare con la legge di

delegazione ed è soggetto ad 4 regole che costituiscono la condizione di legittimità della legge di

delegazione e sono:

• Destinatario della delega può essere solo il governo;

• Devono essere determinati principi e criteri per l’esercizio del potere delegato;

• Deve essere determinato il tempo entro il quale va esercitato il potere delegato;

• La delega deve riferirsi ad oggetti definiti.

Il procedimento di delegazione legislativa termina quindi con la legge di delega. La funzione

legislativa delegata è esercitata dal governo tramite un altro procedimento che termina con un

decreto-legislativo, emanato dal presidente della repubblica sulla base di una delibera del consiglio

dei ministri e pubblicato in gazzetta ufficiale. Il decreto-legislativo risente ovviamente della validità

dell’atto di delega. È frequente il ricorso alla delegazione legislativa per la formazione dei TESTI

UNICI, ossia atti che raccolgono riordinandola tutta la legislazione vigente in un determinato

settore. I testi unici possono essere DI’ MERA COMPILAZIONE nei quali si avrà soltanto una

riproduzione coordinata di norme vigenti, o INNOVATIVI nei quali si modifica anche la legislazione

vigente.

DECRETO-LEGGE: al governo è vietato adottare decreti aventi forza di legge senza delegazione

delle camere ma ha la possibilità di adottare, in casi di straordinaria necessità ed urgenza,

provvedimenti provvisori, i decreti-legge. Tali atti sono approvati dal consiglio dei ministri e emanati

dal presidente della repubblica ed entrano in vigore subito dopo la loro pubblicazione. Necessità

ed urgenza sono limiti che il decreto-legge deve rispettare, il primo controllo su tale limite oltre a

quello operato dal capo dello stato, spetta al parlamento, il decreto-legge infatti il giorno stesso la

sua adozione deve essere presentato dal governo alle camere per la conversione, che avviene

entro 60 giorni tramite la legge di conversione. La conversione stabilizza gli effetti prodotti dal

decreto-legge i quali essendo contenuti in un provvedimento provvisorio sono precari. In sede di

conversione è possibile che il parlamento approvi alcuni emendamenti al testo del decreto-legge,

che possono essere soppressivi se sopprimono disposizioni del decreto o aggiuntivi nel caso in cui

aggiungano disposizioni; sono in ogni caso emendamenti pro-futuro. La mancata conversione dei

decreti ha effetto retroattivo, nel senso che i rapporti giuridici sorti durante la vigenza del decreto-

legge sono privi di una base giuridica, per risolvere questo problema si prevede che le camere

possano disciplinare con legge i rapporti giuridici sorti per effetto di decreti-legge non convertiti.

Il fenomeno di reiterazione dei decreti-legge era una prassi che nasceva dall’impossibilità delle

camere di approvare i troppi decreti-legge prodotti, il governo in assenza di conversione prevedeva

sulla base dei presupposti di necessità ed urgenza ad emanare un altro decreto-legge dal

contenuto identico o con delle piccole modifiche questa era una prassi che talvolta si ripeteva per

anni, fino a che non veniva convertito l’ultimo decreto-legge presentato. Il governo ricorreva alle

reiterazioni, quindi, anche quando erano venuti meno i presupposti di necessità ed urgenza

violando i limiti della costituzione. La Corte Costituzionale allora interviene in materia affermando

l’illegittimità delle reiterazioni, poiché in contrasto con la naturale provvisorietà degli effetti del

decreto-legge, per il fatto che vengono meno i presupposti di necessità ed urgenza.

Al decreto-legge è vietato:

• Conferire deleghe legislative;

• Provvedere in alcune materie di cui all’art. 72, 4° comma;

• Rinnovare le disposizioni di decreti-legge di cui almeno una delle camere abbia negato la

conversione;

• Regolare i rapporti giuridici sorti sulla base di decreti-legge non convertiti;

• Ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla corte costituzionale per vizi

non attinenti al provvedimento.

Solo i limiti dedotti da principi costituzionali possono comportare l’incostituzionalità del decreto,

come i limiti appena elencati.

Il referendum è un tipico istituto di democrazia diretta, consiste infatti in un pronunciamento

popolare su una determinata questione. Il referendum abrogativo ha per oggetto l’abrogazione

totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge, ha quindi capacità innovativa

dell’ordinamento giuridico e per questo è fonte del dritto. L’iniziativa referendaria è attribuita dalla

costituzione al popolo 500 000 elettori e ai 5 consigli regionali. Non possono essere sottoposte a

referendum abrogativo le leggi tributarie e di bilancio, le leggi di amnistia e indulto e le leggi di

autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali. Le richieste referendarie devono essere

depositate all’ufficio centrale per il referendum situato presso la corte di cassazione. La corte

costituzionale ha stabilito dei requisiti necessari per la richiesta di referendum, in assenza dei quali

tale richiesta deve considerarsi inammissibile; secondo tale requisito il quesito referendario deve

essere preciso semplice ed omogeneo, non deve quindi comprendere una pluralità di disposizioni

e deve essere completo. La Corte ha escluso l’abrogazione anche delle leggi costituzionali, delle

leggi rinforzate, e delle leggi a contenuto costituzionalmente vincolato ovvero quelle la cui

abrogazione comporterebbe la paralisi dell’efficacia di una norma costituzionale. Non sono

possibile inoltre referendum abrogativi per leggi che disciplinano la materia elettorale , che se

abrogate comportano l’inoperatività del meccanismo di rinnovo dei componenti di un dato organo;

sono fatte salvo, in materia elettorale l’abrogazione di piccoli frammenti di un testo o di singole

espressioni lessicali la cui eliminazione comporta un radicale cambiamento del significato della

normativa in questione., questi sono definiti referendum manipolativi. In caso di esito positivo del

giudizio di ammissibilità il referendum viene indetto dal capo dello stato con decreto e si celebra in

una domenica tra il 15 aprile ed il 15 giugno successivo. È necessario che partecipino al voto la

metà più uno degli aventi diritto al voto, qual’ora questa maggioranza sia favorevole, la legge

sottoposta a referendum viene abrogata, l’esito viene dichiarato dal presidente della repubblica e

pubblicato in gazzetta ufficiale. L’abrogazione comunque non comporta l’eventuale reviviscenza

delle disposizioni abrogate dalla legge sottoposta a referendum.

A ciascuna camera è attribuito il potere di approvare a maggioranza assoluta il proprio

regolamento. Ai regolamenti parlamentari è attribuito il potere di disciplinare il procedimento di

formazione della legge per gli aspetti non disciplinati dalla costituzione, in tal senso si può parlare

di autonomia delle camere. I regolamenti sono quindi delle fonti a competenza riservata, nonché

fonti primarie subordinate solo alla costituzione e alle leggi costituzionali, sono in regime di

separazione di competenza con la legge ordinaria che non può quindi invadere l’ambito riservato ai

regolamenti parlamentari. La corte costituzionale ha negato l’efficienza di tali regolamenti

all’esterno delle camere, ragione per cui il controllo sul rispetto dei regolamenti è affidato solo al

parlamento; ed ha inoltre negato che ai regolamenti parlamentari possa essere riconosciuta la

natura di atti con forza di legge. Anche gli altri organi costituzionali sono dotati di autonomia

regolamentare, la quale non è però attribuita esplicitamente dalla costituzione ma dalle leggi

ordinarie.

Il sistema delle fonti europee viene suddiviso in fonti primarie e fonti derivate. Alle fonti primarie

appartengono i trattati istitutivi delle comunità, quelli istitutivi dell’unione europea e i successivi

trattati di modifica. Sono normali trattati che da un lato disciplinano l0organizzazione delle

istituzioni europee e dall’altro lato producono gli effetti normativi propri dei trattati, ponendo vincoli

e limitazione di sovranità agli stati membri. Le fonti derivate sono le fonti normative prodotte dagli

organi europei in base alle disposizioni dei trattati; la categoria più importante di queste fonti sono:

• I REGOLAMENTI, che sono atti normativi emanati dagli organi legislativi dell’unione

europea che entrano in vigore in tutti gli stati membri con la pubblicazione nella gazzetta

ufficiale dell’unione europea entro 20giorni. Il regolamento produce effetti normativi

applicabili direttamente nell’ordinamenti interno gli stati, creando diritti ed obblighi n capo ai

singoli;

• LE DIRETTIVE, sono fonti che vincolano solo gli stati membri a cui pongono degli obbiettivi

da raggiungere senza però specificare i mezzi con i quali debbano raggiungerli. Le

direttive non sono quindi fonti direttamente applicabili ma necessitano di essere recepite

tramite un atto di adattamento interno.

La corte di giustizia dell’unione europea riveste un ruolo di controllo sulla corretta applicazione ed

interpretazione del diritto europeo, essa è chiamata a giudicare sulla legittimità degli atti comunitari

e sugli inadempimenti dell’attuazione del diritto comunitario da parte degli stati membri. La corte di

giustizia può essere adita dalle istituzioni comunitarie, dagli stati membri, dai giudici nazionali e

anche dai privati. La procedura di rinvio pregiudiziale prevede che quando un giudice abbia un

dubbio sull’interpretazione o sulla validità di un atto comunitario, possa adire la corte di giustizia

per un chiarimento in materia.

La corte di giustizia ha esteso la diretta applicabilità, elaborando un concetto di applicabilità di tipo

sostanziale a due fondamentali categorie:

• GLI STAND STILL, che sono delle clausole che pongono agli stati membri il divieto di

intervento in determinate materie, ponendo ad essi un obbligo preciso ed incondizionato;

• ALLE DIRETTIVE DETTAGLIATE, ovvero delle direttive più puntuali che contengono

obblighi precisi ed incondizionati. Quest’ultime però si applicano solo nei rapporti tra il

singolo e lo stato, creando obblighi in capo soltanto alla pubblica amministrazione in caso

di pretese da parte dei singoli.

L’art 11 della costituzione autorizza delle droghe alla costituzione necessarie per consentire la

partecipazione dell’Italia alla comunità europea, e non consente ai trattati comunitari ed al diritto

derivato di porsi in contrasto con alcune parti della costituzione. Nasce il problema dei contro-limiti

all’integrazione comunitaria secondo il quale, l’art 11, non poteva consentire deroghe costituzionali

che comportassero la messa in discussione dei principi fondamentali della costituzione e della

tutela dei diritti fondamentali. Secondo la corte la tutela di tali principi e diritti poteva avvenire

tramite il sindacato della legge di esecuzione dei trattati, consentendo l’ingresso nell’ordinamento

italiano di soli regolamenti legittimi, elaborando così un proprio sistema di tutela dei diritti

fondamentali, ricavandolo dalle costituzione degli stati membri ed introducendo quindi un sistema

europeo di garanzia dei diritti fondamentali.

L’adempimento agli obblighi comunitari dell’Italia è stato, in passato, spesso carente per questo il

legislatore introdusse lo strumento della legge comunitaria, la legge Pergola, una legge con la

quale il parlamento provvedeva alla verifica dello stato di attuazione degli obblighi comunitari,

conferendo al governo una delega legislativa o autorizzandolo ad attuare, in via regolamentare, gli

obblighi costituzionali. Tale strumento venne poi perfezionato con la legge di delegazione europea

che delega il governo all’attuazione delle direttive, degli altri atti normativi europei e della legge

europea con la quale si da diretta asecuzione a tali obblighi e si provvede all’adeguamento

dell’ordinamento interno al diritto europeo.

La costituzione pone una distinzione tra regioni ad autonomia ordinaria e regioni ad autonomia

speciale,quest’ultime infatti sono dotate di un autonomia maggiore rispetto le regioni ordinarie.

Tutte le regioni sono dotate di statuti propri; gli statuti speciali visto che attribuiscono alle regioni

ad autonomia speciale competenze più ampie, sono adottati con legge costituzionale e quindi con

atto dello stato, gli statuti ordinari sono invece una fonte primaria regionale a competenza

riservata, approvati ed adottati dal consiglio regionale, contenenti la disciplina dell’organizzazione

e della forma di governo regionale. La legge regionale è la fonte a portata più generale spettante

alle regioni, le regioni speciali sono dotate di competenze legislative più ampie mentre per le

regioni ordinarie la costituzione prevede la disciplina di dettagliare la materia nel rispetto dei

principi fondamentali. Tali distinzioni si sono ridotte molto dopo la revisione della costituzione nel

2001 che amplia la potestà legislativa delle regioni ordinarie.

La disciplina degli statuti ordinari è stata successivamente riformata prevedendo che ciascuna

regione si doti di uno statuto competente a disciplinare:

• I principi fondamentali di organizzazione e funzionamento della regioni;

• L’iniziativa legislativa e referendaria;

• La pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali:

• La forma di governo regionale.

Lo statuto regionale deve essere in armonia con la sola costituzione e non più con le leggi della

repubblica, armonia intesa non solo come rispetto delle singole disposizioni costituzionali ma

come complessivo rispetto dello spirito delle stesse. Il procedimento di adozione degli statuti

regionali è molto simile a quello di approvazione delle leggi costituzionali, sono approvati infatti a

maggioranza assoluta dei componenti del consiglio regionale con due successive deliberazioni

adottate ad intervallo di almeno due mesi. La deliberazione statutaria è poi pubblicata sul

bollettino ufficiale della regione, entro 30 giorni dalla pubblicazione il governo può impugnarla

innanzi la corte costituzionale, mentre nel termine di 3 mesi sempre dalla sua pubblicazione 1/50

degli elettori regionali o 1/5 dei componenti del consiglio regionale possono proporre un

referendum approvativo. Decorsi inutilmente tali limiti lo statuto regionale è promulgato dal

presidente della giunta regionale e pubblicato nel bollettino ufficiale regionale. Gli statuti regionali

sono adottati con atto della regione, una legge regionale rinforzata e costituiscono fonte a

competenza riservata, nell’ambito delle loro materie infatti sono subordinate solo alla costituzione

e sono in rapporto di separazione di competenze sia con la legge statale che ordinaria. Gli statuti

speciali continuano ad essere adottati con legge costituzionale, tuttavia sono state apportate delle

modifiche ad ogni singolo statuto speciale prevedendo che le regioni speciali possano dotarsi di

una propria legge statutaria che disciplina la forma di governo ed il sistema elettorale regionale; si

tratta di una legge regionale rinforzata approvata a maggioranza assoluta che può essere

sottoposta a referendum approvativo. Tramite questo depotenziamento degli statuti speciali,

anche alle regioni speciali è stata concessa più autonomia in materia di forma di governo.

La modifica del riparto delle competenze legislative stato-regioni tende ad equiparare la legge

statale con quella regionale, vincolando entrambe al rispetto della costituzione, degli obblighi

internazionali e di quelli derivanti dall’ordinamento comunitario. Si prevede quindi una potestà

legislativa statale esclusiva, una potestà legislativa concorrente stato-regioni ed una potestà

legislativa residuale regionale. Lo stato ha competenza legislativa solo nelle materie di

legislazione esclusiva statale mentre le regioni possono legiferare nelle restanti materie, le materie

di competenza concorrente vengono indicati come materie di competenza regionale, fatto salva la

possibilità dell’intervento statale per la disciplina ei principi fondamentali della materia. Tuttavia

non è possibile parlare di una competenza generale della legge regionale perché l’intervento


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AUTORE

Shesha.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Tuscia - Unitus
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shesha. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tuscia - Unitus o del prof Sterpa Alessandro.

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