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LINEAMENTI DI DIRITTO PUBBLICO

CAPITOLO 2 - LE NORME E LA LORO APPLICAZIONE

1. Norme scritte e norme non scritte

Esistono NORME SCRITTE (come quelle contenute in leggi e regolamenti) e anche NORME NON

SCRITTE (come quelle di origine consuetudinaria che si formano quando, attraverso successive

ripetizioni dello stesso comportamento, quel comportamento finisce per essere avvertito come

giuridicamente doveroso).

Le norme scritte si presentano come un messaggio linguistico, composto di parole e frasi, che

costituiscono il TESTO NORMATIVO quest’ultimo è l’essenziale perché è da quelle

determinate parole o frasi che può e deve ricavarsi il significato della norma.

 le parole che usiamo per descrivere o chiarire la prescrizione possono essere giuste o sbagliate,

ma il testo normativo è il necessario punto di partenza il testo normativo è ciò che ci vincola nei

nostri tentativi di spiegazione ed è ciò dal quale non possiamo prescindere esso è il DATO da

interpretare.

DISPOSIZIONE = la prescrizione considerata nel suo testo normativo (cioè nelle determinate

parole e frasi dalle quali è espressa)

NORMA = la prescrizione considerata nel suo significato, cioè in ciò che il legislatore ha voluto

dire attraverso la disposizione

Questa differenziazione serve perché:

 spesso, anche se le formulazioni normative (= disposizioni) non sono mutate, sono mutati i

significati (= norme) che ad esse si attribuiscono

 è l’opera interpretativa (sollecitata dalle esigenze concrete e giustificata dalla continua

evoluzione dell’ordinamento), che porta a “scoprire” nelle parole della disposizione, intenti e

significati magari del tutto insospettati da coloro che materialmente scrissero il testo.

Può darsi anche che una disposizione possa intendersi in diversi modi da una disposizione

possono ricavarsi, in astratto, diverse norme e bisogna determinare quale di esse corrisponde

all’intenzione del legislatore

 anche quando la disposizione da applicare è “scritta”, essa non può essere applicata senza un

processo di INTERPRETAZIONE, che porta a determinare il significato in astratto e nel caso

concreto.

Le disposizioni normative sono state scritte, per comodità di formulazione e di lettura,

raggruppandole in ARTICOLI, numerati progressivamente.

Se una legge (o regolamento…) è ampia gli articoli sono raggruppati in unità maggiori (es: Codice

 Capi SezioniArticoli).

Civile: diviso in Libri Titoli

A volte gli articoli sono individuati, oltre che dal numero, da un titoletto (=RUBRICA) che ne

sintetizza il contenuto la rubrica non contiene disposizioni normative, ma chiarisce l’intento del

legislatore.

Quando non sono numerati, i commi si distinguono per segni grafici: si ha un nuovo comma ogni

volta che, dopo un punto fermo, la scrittura ricomincia con un “a capo”.

Ogni COMMA è formato da un’unica frase nei casi in cui sia formato da due o più frasi aventi

contenuto normativo omogeneo si fa riferimento al singolo periodo.

2. L’entrata in vigore

Quando si deve applicare una determinata disciplina normativa bisogna innanzitutto accertarsi che

si tratti di norme esistenti e già entrate in vigore le norme non solo devono essere state deliberate

nei modi prescritti ma anche pubblicate: 

- nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana se si tratta di atti statali

- nel Bollettino Ufficiale della Regione se si tratta di atti regionali

- mediante affissione all’albo se si tratta di norme comunali

PUBBLICAZIONE consente la conoscenza della norme a tutti coloro che dovranno rispettarle o

applicarle

Perciò è previsto che le norme entrino in vigore solo dopo il decorso di un certo tempo dalla

pubblicazione, che normalmente è di 15 giorni questo periodo, in cui le norme non sono ancora

in vigore, è detto VACATIO LEGIS.

Dopo la vacatio legis le norme entrano in vigore, divenendo efficaci e perciò vincolanti .

 esse entrano in vigore per tutti, compresi coloro che non ne abbiano in realtà avuto nessuna

conoscenza le norme vigenti devono essere rispettate e la mancata conoscenza di esse non

costituisce una scusante per il mancato rispetto ( art. 5 del codice penale: “nessuno può invocare

a propria scusa l’ignoranza della legge penale”).

Oltre che essere già entrate i vigore, le norme da applicare non devono essere state successivamente

abrogate ( tuttavia le norme abrogate vanno ancora applicate quando si tratta di fatti accaduti

quando esse erano ancora in vigore). Può darsi però che una legge disponga la propria retroattività:

in questo caso le sue norme si applicheranno anche ai fatti già accaduti, sino ad un punto del tempo

stabilito dalla legge stessa.

 tuttavia nessuna norma, pur essendo retroattiva, può mutare in nulla ciò che è accaduto nel

passato; ma una volta venuta in essere la norma retroattiva, quei fatti già accaduti verranno valutati

(ad effetti pratici futuri) come se le nuove norme fossero state già vigenti nel passato.

La retroattività può essere sia un vantaggio ( aumenta retroattivamente gli stipendi) sia

un’ingiustizia per i destinatari ( divieto retroattivo di fumare) per questo la Costituzione

dispone che “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima

del fatto commesso” la norma incriminante deve già esistere al momento in cui l’azione

incriminata viene compiuta ( irretroattività delle sanzioni penali).

3. La norma e la fattispecie 

Concretamente le norme vengono considerate per risolvere dei casi in questi casi ci si chiede:

“quali sono le norme da applicare e cosa significano?”

 le norme prescrivono i comportamenti, nel senso che stabiliscono quali conseguenze debbano

derivare dai comportamenti in concreto posti in essere. 

La struttura della norma segue lo schema: “se accade A deve accadere B” se taluno commette il

furto, deve essere punito; se taluno causa illecitamente danni ad altri, deve risarcirli.

La norma giuridica collega a certi accadimenti certe conseguenze per fare ciò essa “schizza” con

le parole, i tratti essenziali dell’accadimento al quale vuole collegare delle conseguenze questo

“schizzo” o “immagine” di un accadimento o di un fatto, compiuto dalla norma, è detto

FATTISPECIE.

La fattispecie si divide in:

- fattispecie ASTRATTA = immagine del fatto disegnata dalle parole della disposizione

- fattispecie CONCRETA = il fatto nella sua reale esistenza

Quando si deve applicare una norma, bisogna sempre verificare che ci siano concretamente

realizzate le circostanze previste dalla norma quali “causa” di certe conseguenze giuridiche

bisogna cioè che la “fattispecie concreta” (=i fatti reali) realizzi i tratti essenziali specificati dalla

norma (=”fattispecie astratta”).

Qualche volta i dubbi posti da una normativa sono chiariti da qualche altra disposizione, ma altre

volte ciò non accade e, per poter applicare la norma, bisogna chiarire il suo significato a volte i

dubbi possono sorgere dall’emergere di nuovi fenomeni o abitudini, che debbono inquadrarsi nelle

 

norme esistenti (es: pattinatori = pedoni vanno su marciapiedi oppure = ciclisti vanno sulle

strade oppure non devono proprio circolare??).

4. L’interpretazione 

Applicare una norma significa verificare il suo significato in relazione al caso concreto significa

interpretarla.

INTERPRETAZIONE = operazione intellettuale mediante la quale si perviene a chiarire quale

significato debba attribuirsi alle frasi e parole con le quali la norma è espressa (cioè alla

disposizione) nella prospettiva della sua applicazione in concreto. 

Interpretando, si chiarisce il significato delle norme scritte l’elemento letterale è

importantissimo. Tuttavia, proprio dalle parole e dalle frasi usate, sorgono i dubbi allora bisogna

presupporre che la norma persegua un intento razionale e un risultato logico (es: divieto di

circolazione si prefigge di garantire la sicurezza dei pedoni…).

Solitamente, in ogni disposizione normativa, esiste accanto ad un nucleo centrale di significato

abbastanza chiaro una zona periferica meno chiara, nella quale il confine tra ciò che rientra nella

norma e ciò che non vi rientra è molto difficile da tracciare.

 i due criteri dell’INTERPRETAZIONE LETTERALE e dell’INTERPRETAZIONE LOGICA

sono stabiliti dall’art. 12 delle preleggi (= Disposizioni sulla legge in generale) secondo il quale

“nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal

significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dall’intenzione del legislatore”.

L’”intenzione del legislatore” è il risultato razionale che si suppone voluto attraverso la norma. Il

legislatore non è una persona determinata. 

Esso ha voluto che determinate formulazioni testuali divenissero norme giuridiche è interessante

lo studio “storico” delle ragioni per le quali ha voluto certe norme o le ha scelte a discapito di altre

 ciò che è voluto come norma è sempre e soltanto quella determinata formulazione.

L’attività del legislatore non si esaurisce con la produzione della sola norma che si deve interpretare

e il significato delle espressioni usate può essere chiarito ricorrendo ad altre norme, sia precedenti,

sia seguenti. INTERPRETAZIONE SISTEMATICA = necessità di intendere il significato di

ogni norma nel collegamento con il significato delle altre norme

Comando legislativo comando diretto :

COMANDO DIRETTO = comando esercitato da una persona verso l’altra (che può chiedere subito

chiarimenti a chi lo prescrive);

COMANDO LEGISLATIVO = insieme di messaggi testuali, inseriti in un sistema che già ne

comprende molti, tutti affidati allo stesso meccanismo di applicazione e interpretazione, senza

alcuna relazione diretta e immediata tra chi prescrive e chi esegue.

A tutti capita di sforzarsi per capire il significato delle norme tuttavia l’interpretazione data da

chiunque non ha la stessa importanza di quella offerta dagli specialisti o dai giudici:

INTERPRETAZIONE DOTTRINALE = interpretazione offerta dagli specialisti, cioè dagli studiosi

del diritto, la cui opera forma la dottrina; questa interpretazione non ha valore legale e la sua

importanza dipende solo dal suo valore qualitativo

INTERPRETAZIONE GIURISPRUDENZIALE o GIUDIZIALE = è rappresentata dalle sentenze

dei giudici che hanno l’ultima parola sull’applicazione delle disposizioni normative è

importantissima perché, ai fini pratici, interessa sapere quale significato attribuiscono i giudici alle

varie norme. anch’essa non ha valore legale e i giudici possono cambiare opinione in merito (ciò

vale nei sistemi giuridici europei di tipo “continentale” in cui il giudice è sempre chiamato ad

applicare direttamente la legge e non i “precedenti” della giurisprudenza; invece nei sistemi di tipo

“anglosassone” il precedente giudiziario vincola i giudici successivi inferiori). le

Tuttavia i “precedenti” della giurisprudenza influiscono sempre sul verdetto dei giudici

interpretazioni dei giudici svolgono una funzione di orientamento e di integrazione

nell’applicazione delle norme giuridiche.

A seconda del risultato a cui si giunge l’interpretazione può essere estensiva o restrittiva:

INTERPRETAZIONE ESTENSIVA si giunge alla conclusione che la parola usata nelle legge ha

un significato troppo ristretto rispetto all’intenzione del legislatore, il quale ha detto meno di ciò che

ha voluto (es: divieto di introdurre cani, vale anche x gatti, cavalli…)

INTERPRETAZIONE RESTRITTIVA si giunge a stabilire che il testo letterale della legge ha

un significato più ampio di quello voluto (es: divieto di circolare per i veicoli, non vale per i tricicli)

Quando ad interpretare le norme giuridiche è il legislatore (non però inteso come persona fisica), si

parla di INTERPRETAZIONE AUTENTICA l’interpretazione ha la stessa provenienza della

norma interpretata

Essa è la produzione di nuove disposizioni da parte di una fonte del diritto, aventi per scopo la

precisazione del significato di disposizioni precedenti (intanto le persone componenti l’organo

legislativo possono essere cambiate). 

L’interpretazione autentica è vincolante per tutti con essa si pongono nuove norme che devono

essere seguite come norme giuridiche sono prescrizioni interpretative.

Le norme di interpretazione autentica retroagiscono operando negli stessi limiti temporali delle

norme interpretate tuttavia per essere autentica, il significato della legge interpretativa deve

essere sempre uno dei significati possibili della disposizione interpretata; diversamente si avranno

disposizioni innovative di quanto precedentemente disposto.

Nel caso le disposizioni della legge di interpretazione autentica siano poco chiare, andranno

anch’esse interpretate.

L’interpretazione è un’operazione difficile che richiede cultura giuridica, sensibilità ed equilibrio.

E’ difficile anche perché si svolge in riferimento ad atti concreti (non in astratto) che necessitano la

“giusta” soluzione, cioè quella che corrisponde alle regole e che soddisfa il senso di equità

dell’interprete, in relazione agli interessi coinvolti dalla decisione.

Lo sforzo interpretativo è ancora più evidente quando chi lo compie non sia in una posizione

neutrale ma abbia come compito professionale la difesa degli interessi di una delle parti del caso.

Il GIUDICE (= operatore neutrale) opera nel contesto in cui le interpretazioni possibili sono

moltiplicate dai tentativi delle parti di dimostrare la propria ragione il giudice deve decidere

ancorandosi ai dati obbiettivi dell’ordinamento giuridico (non in base a criteri personali) tuttavia

egli è sempre influenzato dalla sua cultura, interessi e concezioni giuridiche.

Alla fine di tutto questo lavoro, la soluzione del caso assumerà la classica forma del SILLOGISMO:

 

- premessa maggiore enunciazione della regola è il frutto dello sforzo interpretativo,

condotto in relazione alle caratteristiche del caso;

- premessa minore asserzione del caso in esame come caso corrispondente a quello

considerato dalla regola è il risultato dell’analisi delle circostanze di fatto, condotta in

relazione alla loro possibile rilevanza per l’applicazione delle regole;

- conclusione applicazione della regola enunciata al caso concreto

 SILLOGISMO GIUDIZIALE = risultato dell’attività dell’interprete (non è ciò in cui essa

consiste) 

L’interprete deve scegliere tra molte possibilità di attribuzioni di significato è l’aspetto creativo

dell’interpretazione.

L’atteggiamento mentale e metodologico dell’interprete è sempre quello di chi si sforza di rinvenire

una norma già chiaramente contenuta o implicita nel sistema giuridico non può mai divenire

l’atteggiamento di chi pone la norma perché se così facesse pretenderebbe di diventare legislatore.

5. L’analogia 

Le norme giuridiche, pur essendo molte, non disciplinano ogni possibile caso o eventualità

talvolta sorgono questioni che non trovano soluzione nelle norme dell’ordinamento ( sono le

LACUNE) tuttavia il giudice deve comunque e sempre risolvere la controversia che gli è

sottoposta egli deve sempre trovare nell’ordinamento i criteri della sua decisione.

Il problema si risolve mediante l’ANALOGIA (art. 12 co. 2 delle preleggi); ragionamento: il caso

non è esplicitamente previsto, ma può darsi che ci siano norme che riguardano casi che sono

strutturalmente simili a quello che deve essere risolto dalla norma riguardante il caso simile, si

ricava un CRITERIO che viene poi applicato al caso da risolvere.

 si dice che si è applicata per analogia una norma ad un caso che non era di per sé disciplinato da

quella norma ANALOGIA LEGIS = analogia di legge 

L’analogia non corre tra norma e norma, o tra norma e caso non regolato l’analogia corre tra i

due casi: è in virtù della somiglianza tra il caso disciplinato e quello non disciplinato che il criterio

ispiratore della norma dettata per il primo caso può essere applicato al secondo.

Non si può ricorrere all’analogia quando si tratta di norme penali e di norme che “fanno eccezione a

regole generali” (art. 14 delle preleggi).

Differenza tra: 

INTERPRETAZIONE ESTENSIVA di una disposizione è sempre ammessa: si tratta infatti

soltanto di intendere il “senso vero” che la disposizione ha nell’intenzione del legislatore 

ESTENSIONE ANALOGICA (per analogia) di una norma ad un caso da essa non regolato non è

sempre ammessa perché con essa si applica la norma oltre il suo significato ed ambito proprio.

6. I principi generali dell’ordinamento giuridico

Anche se il caso da risolvere non è nemmeno disciplinabile per analogia, il giudice non può evitare

di decidere secondo diritto egli non può rifarsi a criteri personali ma deve ricercare quali

CRITERI ORIENTATORI delle norme giuridiche vigenti possano essere utili per la soluzione del

caso.

Esempi di questi criteri sono: protezione della buona fede o dell’affidamento, la proporzionalità di

una misura assunta dall’amministrazione… ecc… questi criteri orientatori si chiamano

PRINCIPI GENERALI DELL’ORDINAMENTO GIURIDICO il richiamo ad essi, per la

soluzione delle controversie, è l’ANALOGIA IURIS (=analogia con il diritto generale) ciò che si

applica per analogia non è la singola norma ma i principi ispiratori delle norme.

Il ricorso ai principi generali presuppone che non vi siano da applicare specifiche norme adatte al

caso in questione o a casi simili ciò è diverso dall’applicare le norme a contenuto generico, che

sono dette clausole generali.

CAPITOLO 3 – I RAPPORTI TRA NORME GIURIDICHE

1. Sviluppo e mutamento dell’ordinamento giuridico

In ogni ordinamento giuridico ci sono molte norme giuridiche.

Si può immaginare un ORDINAMENTO STATICO in esso le regole sono poste in una volta

sola e tutte insieme in un momento iniziale, senza che si possano successivamente produrre altre

nuove norme giuridiche (es: Dieci Comandamenti) nell’ordinamento statico non può esserci

nessun mutamento. 

Nella realtà gli ordinamenti giuridici sono ORDINAMENTI DINAMICI in essi le norme

giuridiche possono sorgere in modi diversi ( pluralità di fonti del diritto) e sono concepite come

capaci di produrre stabilmente e continuativamente nuove norme giuridiche.

 due problemi:

- quali sono i rapporti tra le norme prodotte da fonti diverse?

- quali sono i rapporti tra le norme successivamente prodotte dalla stessa fonte?

2. Successione di norme di una fonte 

Ogni nuova norma prodotta sviluppa l’ordinamento, aggiungendosi alle precedenti tuttavia può

accadere che essa disciplini in modo diverso una materia già prima disciplinata: quindi la nuova e la

vecchia norma non possono essere applicate entrambe perché l’una esclude l’altra.

 soluzione al secondo problema:

quando una fonte pone in essere una nuova norma, incompatibile con una precedente norma posta

dalla stessa fonte, la nuova norma si sostituisce alla vecchia si risolve con un CRITERIO

CRONOLOGICO il risultato è l’ABROGAZIONE della norma precedente.

ABROGARE = venir meno di una norma ad opera di altra norma successiva ed incompatibile con il

permanere della prima. 

Quando una norma viene abrogata, perde la sua efficacia soltanto per il futuro le norme abrogate

vengono ancora applicate ai casi che si sono verificati prima della loro abrogazione, anche se la

controversia sorge in un momento successivo

 le norme giuridiche non sono retroattive, cioè non si applicano a fatti passati, ma solo futuri.

RETROATTIVITÀ situazione per cui una norma deve essere applicata non solo ai fatti che si

verificheranno in futuro, ma anche a quelli che si sono già verificati in passato

 ciò che è già successo non può mai, nella sua realtà fattuale, essere influenzato dalla nuova

norma; ma se i fatti che si sono già verificati devono venire nuovamente valutati applicando una

norma che all’epoca non c’era, allora la norma è retroattiva. 

L’IRRETROATTIVITÀ è posta dall’art. 11 delle PRELEGGI esse disciplinano anche il

fenomeno dell’abrogazione, distinguendone tre diverse forme:

- ABROGAZIONE ESPRESSA si ha quando la nuova norma individua esplicitamente e

precisamente quali disposizioni precedenti vengono abrogate

- ABROGAZIONE TACITA si ha quando, in assenza di abrogazione espressa, il venir

meno della norma precedente si ricava dall’insanabile contrasto con la norma seguente

- ABROGAZIONE PER NUOVA DISCIPLINA DELL’INTERA MATERIA ad essa si

ricorre quando la precedente disciplina di una materia sia venuta in essere disordinatamente

ed in tempi diversi: così è conveniente riordinarla e raccoglierla in un unico testo normativo.

Può accadere che la norma seguente contrasti con la precedente non nel senso di farla venir meno in

generale e in tutti i casi, ma nel senso di disciplinare in modo diverso solo certi casi, che pure

rientrerebbero (in assenza della norma seguente) nella previsione della prima si parla allora di

DEROGA, dato che solo alcune situazioni tra quelle già previste vengono diversamente disciplinate

e dato che la norma precedente rimane in vigore (non viene abrogata).

3. Rapporti tra fonti. Parità, gerarchia, competenza 

Le norme giuridiche non sono mai poste da una sola ed unica fonte possono essere poste dalla

legge (che è la fonte più importante) o essere frutto di decreti legislativi, decreti-legge, regionali o

di regolamenti tutti questi sono diverse FONTI = modi di produzione del diritto. 

È possibile quindi che due o più fonti possano legittimamente porre norme nella stessa materia

se tali norme non sono in contrasto esse si affiancano e si sommano l’una all’altra. 

Può accadere che le due fonti siano poste su un piano di equivalenza o di PARITÀ esse hanno la

stessa FORZA e, nel caso in cui esse pongano in essere norme tra loro contrastanti, si applica il

criterio cronologico. In base ad esso, le norme poste da una fonte potranno liberamente modificare o

abrogare le norme poste dall’altra e potranno a loro volta essere abrogate o modificate da norme

successive alla prima, ecc…

La FORZA di un atto normativo misura la capacità delle norme da esso prodotte di innovare

rispetto alle norme preesistenti, modificandole o abrogandole (aspetto “attivo” della forza) o di

resistere alle innovazioni che venissero introdotte da norme non dotate della stessa forza (aspetto

“passivo” della forza).

Nel diritto italiano sono poste su un piano di parità la legge, il decreto-legge e il decreto legislativo

 non è una parità assoluta perché, mentre la legge è fonte primaria, gli altri due sono fonti

subprimarie.

In altri casi accade che una delle due fonti sia subordinata all’altra ( la norme da essa prodotte

devono essere conformi alle norme prodotte dall’altra, senza contraddirle) una fonte è superiore,

l’altra è inferiore c’è GERARCHIA tra le fonti (es: il regolamento è fonte gerarchicamente

subordinata alla legge e non può né modificarne né abrogarne le norme).

Se una norma posta dalla fonte inferiore contrasta con una della norma superiore, quella inferiore

viene considerata illegittima e viene eliminata.

Nel diritto italiano la Costituzione e le leggi costituzionali sono superiori alla legge ordinaria, la

quale è superiore ai regolamenti. 

Inoltre capita che alle fonti siano assegnati diversi ambiti di materia la fonti hanno una diversa

COMPETENZA per materia i rapporti di competenza escludono ogni legittima concorrenza tra

le norme poste dalle fonti di cui si tratta. 

Può darsi però che, nei fatti, gli eventuali limiti di competenza posti ad una fonte vengano violati

si crea una situazione di ILLEGITTIMITÀ (= situazione che contrasta con le norme che

disciplinano la produzione delle norme giuridiche).

Oltre ai rapporti di competenza tra fonti di uno stesso ordinamento esistono i rapporti di

competenza tra ordinamenti diversi. Ad esempio le norme dell’ordinamento comunitario europeo

devono operare direttamente ed unitariamente in tutti i paesi della Comunità, nei settori e nei limiti

delle competenze assegnate dai Trattati istitutivi per consentire ciò l’ordinamento italiano limita

l’efficacia delle proprie norme, escludendo preventivamente l’applicazione di proprie eventuali

disposizioni incompatibili con le regole derivanti dai Trattati stessi.

Dal contrasto di una norma legislativa nazionale con una norma comunitaria direttamente

applicabile non deriva né l’abrogazione della norma nazionale (se è precedente), né la sua

illegittimità (se è successiva), ma la constatazione della sua INEFFICACIA e pertanto la sua

DISAPPLICAZIONE, da parte di chiunque si trovi a doverla operare.

4. L’illegittimità delle norme

Se una fonte, nel produrre norme giuridiche, supera i limiti ad essa imposti si determina una

situazione di illegittimità delle norme così prodotte. 

Dire che “una norma è illegittima” è diverso da dire che “una norme non esiste” può darsi che la

norma illegittima produca intanto, in via provvisoria e sino a quando non venga eliminata, degli

effetti si crea una situazione di incertezza che dura fino a quando l’eventuale illegittimità non

viene accertata dalle autorità competenti tale compito è affidato ai GIUDICI.

Non tutti i giudici possono valutare la legittimità di tutte le norme.

Ad esempio in Italia le norme di legge possono essere giudicate solo dalla Corte Costituzionale,

mentre le norme dei regolamenti possono essere giudicate illegittime da qualunque giudice (

anche se solo i giudici amministrativi hanno il potere di annullarle definitivamente).

CAP. 10 - LO SVILUPPO DEGLI ORDINAMENTI STATALI

1. La formazione dello Stato moderno

Lo Stato attuale nasce dalla dissoluzione del mondo medievale come STATO MODERNO. Nel

Medioevo i detentori di poteri universali erano Papato e Impero questi poteri però non

corrispondevano ad una sovranità effettiva e il potere reale era frammentato (es: feudi).

Con gli Stati moderni si spezzano i poteri universali e sorgono sovranità territorialmente delimitate,

in relazione ad affinità locali o nazionali queste sovranità si affermano nel territorio in modo

diretto e immediato.

In questi Stati si costituirono eserciti permanenti e corpi di funzionari civili al servizio del sovrano

 così i sovrani mantengono l’indipendenza, reprimono le ribellioni e governano la vita civile.

2. Le forme di Stato 

- STATO ASSOLUTO caratterizzato da una forte concentrazione dell’autorità statale nel

sovrano e dall’assenza di garanzie giuridiche di fronte al potere statale non c’è divisione

di poteri ma tutti fanno capo al sovrano (es: Francia e Re Sole “lo Stato sono io”)

 

- STATO DI POLIZIA evoluzione settecentesca dello Stato assoluto il sovrano è colui

che deve promuovere e sviluppare il benessere dei sudditi la sovranità è una funzione di

governo della collettività (es: FedericoII di Prussia è “il primo servitore dello Stato”)

- STATO LIBERALE: dopo la Riv Francese emerge il ceto borghese che ottiene assemblee

legislative in cui è rappresentato si afferma la superiorità della legge di fronte agli altri

atti statali è STATO LEGALE = fondato sulla supremazia della legge, espressione della

volontà generale

Così emerge l’autonomia del potere legislativo e la tendenza alla separazione dei poteri. Poi

vengono istituiti tribunali in cui si difendono le offese fatte dalle autorità statali è STATO

DI DIRITTO. Lo STATO LEGALE DI DIRITTO è l’espressione istituzionale del

liberalismo in esso ci sono i principi rappresentativi e Parlamenti e Governi sono

collegati alla collettività si tende a collegare il potere esecutivo a quello legislativo.

Lo Stato liberale è “Stato gendarme”= Stato il cui compito si limita a stabilire e a far

rispettare le regole, garantendo l’ordine pubblico.

- STATO DEMOCRATICO i diritti politici che lo Stato liberale riconosceva solo a ceti

privilegiati, vengono riconosciuti a tutti i cittadini (1900) tipico di esso è il suffragio

universale (= concessione a tutti i cittadini adulti del diritto di voto) è uno Stato

“pluriclasse” perché la base sociale è costituita da tutte le classi sociali.

Lo Stato democratico è “interventista” nella direzione dell’economia e “sociale” nella

predisposizione di strumenti ed istituti per la promozione ed il mantenimento del benessere.

- STATO SOCIALISTA mira alla liberazione della società dalla divisione in classi e dallo

sfruttamento del lavoro generati, secondo Marx, dalla proprietà privata dei mezzi di

produzione e dallo sviluppo capitalistico della vita economica (eliminandole si eliminerebbe

lo Stato, cioè lo strumento di dominio borghese sulle classi più povere) lo Stato socialista

si basa su nazionalizzazione o socializzazione dei mezzi di produzione.

Nello Stato socialista c’è la soppressione delle libertà politiche e civili dei cittadini (no ai

partiti antagonisti) e la limitazione di altre libertà questi Stati hanno migliorato un po’ la

vita delle classi lavoratrici ma hanno assunto tratti di regimi autoritari ed oppressivi.

Oggi questi Stati si sono rinnovati: riconquista delle libertà personali e politiche

rivalutazione del mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione es: l’Unione

sovietica si è dissolta formando repubbliche indipendenti; la Cecoslovacchia divisa in due

repubbliche; Iugoslavia frammentata in tanti Stati; Germania unita in Repubblica Federale

 oggi lo Stato socialista non esiste più in Europa ma sopravvive in Cina, Cuba, Vietnam…

- STATO FEDERALE Stato (indipendente e sovrano) composto di Stati, cioè

organizzazioni con ampia autonomia che esercitano le funzioni legislative, di governo,

esecutive e legislative nel loro territorio è un’organizzazione statale che riunisce e

coordina gli “Stati membri” della Federazione: quest’ultimi non sono pienamente sovrani

(altrimenti sarebbe un’organizzazione comune degli Stati e non uno Stato sovrano).

Es: U.S.A., Federazione Russa, Canada, Repubblica Federale Tedesca; in questi Stati alla

camera rappresentativa dei cittadini si affianca un organismo che ha legami più forti con gli

Stati membri (Bundesrat tedesco rappresenta gli Stati).

Agli Stati Federali si contrappongono gli STATI UNITARI = Stati al cui interno esiste

un’unica organizzazione avente le caratteristiche delle organizzazioni statali; in essi ci sono

altre istituzioni territoriali che esercitano poteri pubblici (come Comuni e Regioni) ma che

non sono come poteri legislativi, amministrativi e giurisdizionali.

L’UE è una Federazione ma non un vero e proprio Stato federale perché non ha la sovranità.

3. Le forme di governo

La distinzione delle forme di Stato riguarda le finalità complessive degli apparati statali e i rapporti

tra questi e coloro che fanno parte dello Stato.

La distinzione delle FORME DI GOVERNO si basa sul modo in cui i massimi poteri statali sono

distribuiti tra gli organi di vertice dello Stato.

MONARCHIA REPUBBLICA

REPUBBLICA l’organo di vertice (il Capo dello Stato) ha, direttamente o indirettamente,

carattere rappresentativo del popolo.

MONARCHIA il Capo dello Stato, comunque individuato, non ha carattere rappresentativo, non

è cioè considerato rappresentante del popolo.

Inoltre la carica di Presidente è temporanea, mentre il sovrano lo è a vita.

Nelle attuali monarchie i monarchi non esercitano il potere effettivo ma adempiono a funzioni

simboliche e rappresentative. Il potere è esercitato dal Governo e dal Parlamento di fronte al quale il

Governo è responsabile.

La monarchia evolve in: 

MONARCHIA COSTITUZIONALE c’è limitazione dei poteri del sovrano, che perde in tutto o

in parte il potere legislativo, pur conservando ogni potere di governo e di amministrazione il

sovrano regna e governa attraverso suoi Ministri (=nominati e revocati da lui).

La monarchia costituzionale evolve in:

MONARCHIA PARLAMENTARE i Ministri nominati dal Re devono godere anche della

fiducia del Parlamento.

Quest’evoluzione si ebbe anche in Italia: lo STATUTO concesso da Carlo Alberto per il Regno di

Sardegna nel 1848 (che divenne nel 1861 lo Statuto del Regno d’Italia) prevedeva che il Re potesse

nominare e revocare i suoi ministri ma nella pratica i Governi vennero formati in base alla

fiducia del Parlamento si ebbe il GOVERNO PARLAMENTARE.

Simile alla MONARCHIA PARLAMENTARE è la REPUBBLICA PARLAMENTARE: sono

simili i rapporti tra Capo dello Stato e Governo (monarchia) e tra Governo e Parlamento (repubbl.);

in entrambe il Capo dello Stato individua e nomina i componenti del Governo.

Ciò che differenzia le due forme è il diverso carattere della figura del Capo dello Stato:

- repubblica parlamentare egli è un Presidente rappresentativo del popolo, eletto dal

Parlamento per un determinato periodo di tempo ( Italia)

- monarchia sovrano non rappresentativo del popolo

Oggi la crescita dei PARTITI POLITICI ha permesso che i Parlamenti funzionino da cassa di

risonanza delle decisioni prese dai partiti di maggioranza il sistema costituzionale funziona a

seconda del numero e della fisionomia dei partiti.

REPUBBLICA PRESIDENZIALE il potere di governo ed esecutivo spettano al Presidente della

Repubblica ( è simile alla monarchia costituzionale ma nella repubb. Egli ha carattere

rappresentativo ed è eletto dal popolo). Al Parlamento spetta la funzione legislativa ma esso non

può incidere sul Governo e i Ministri sono degli aiutanti del Presidente, cui spettano le decisioni e le

scelte fondamentali (es: USA). 

REPUBBLICA SEMIPRESIDENZIALE il Presidente è eletto direttamente dal popolo ed è parte

integrante del potere esecutivo, con ampli poteri di indirizzo politico; ma il Governo deve ottenere

la fiducia delle Camere.

Se la maggioranza nelle camere è omogenea, il Presidente opera come capo del potere esecutivo e il

governo è subordinato a lui; se non è omogenea c’è anche un Primo Ministro che si appoggia su una

propria maggioranza e segue una linea politica diversa, destinata a prevalere sul Presidente.

4. Stato e costituzione

La forma di Stato e quella di Governo individuano la costituzione di uno Stato, cioè il suo modo di

essere, rispetto agli altri Stati in questo senso non esiste Stato senza la sua costituzione, intesa

come l’insieme delle fondamentali regole di funzionamento dello Stato.

C’è un altro senso di intendere COSTITUZIONE = atto scritto e solenne nel quale sono stabilite le

regole fondamentali della vita statale (determinazione di organi di vertice e i loro rapporti, diritti e

doveri dei cittadini) è una costituzione scritta che si pone come il principale degli atti normativi

dello Stato. Non tutti però ce l’hanno.

 

COSTITUZIONE RIGIDA la Costituzione è superiore alla legge ordinaria anche dal punto di

vista del diritto la Costituzione ha un’effettiva superiorità gerarchica sulle altre fonti del diritto e

sulla legge ordinaria del Parlamento le norme della Costituzione non possono essere

legittimamente modificate (procedimento gravoso), abrogate o contraddette da qualunque legge.

COSTITUZIONE FLESSIBILE la legge ordinaria del Parlamento è idonea e sufficiente per

modificare o abrogare norme costituzionali. 

Se uno Stato non ha una carta costituzionale scritta allora la Costituzione è flessibile però non

vale l’inverso (una scritta può essere flessibile).

Italia Costituzione rigida poiché prevede un procedimento aggravato per la sua revisione.

La rigidità di una Costituzione è garantita dalla possibilità di eliminare le norme di legge

contrastanti con essa in Italia c’è la CORTE COSTITUZIONALE = speciale giudice che deve

giudicare gli eventuali contrasti tra leggi e Costituzione. 

COSTITUZIONE FORMALE = insieme dei testi normativi di rango costituzionale sono gli atti

che sono venuti in essere secondo la forma delle fonti costituzionali

COSTITUZIONE MATERIALE = allude all’effettivo modo di essere ed ai reali rapporti reciproci

delle forze “dominanti” di uno Stato (partiti, sindacati, forze economiche e sociali forze

sottostanti alla costituzione materiale che sostengono la stessa costituzione formale).

5. Stato e partiti

Negli Stati le decisioni vengono prese da appositi organi statali (parlamenti e governi) e valgono ad

ogni effetto ed in ogni sede come decisione e volontà dello Stato. Ma come vengono prese?

Nella monarchia la volontà politica dello Stato coincide con la volontà del sovrano.

Negli Stati contemporanei sono molto importanti i PARTITI POLITICI per la composizione degli

organi statali e per le scelte da compiere.

Essi sono composti da persone che si uniscono riconoscendosi in determinati interessi, valori o

ideali e che si organizzano per tradurre la propria ispirazione in programmi operativi essi

operano per portare i loro membri o dirigenti alla guida degli organi statali così che lo Stato

seguendo i valori del partito. i partiti sono il tramite tra la società e lo Stato.

 

MONOPARTISMO nello Stato esiste un solo partito c’è consenso sociale.

PLURIPARTISMO ci sono diversi e vari partiti, ognuno dei quali mira a portare nella guida

dello Stato i propri programmi e fini; c’è libertà di ognuno di aderire al partito prescelto o di

formarne uno nuovo: è difficile però accedere alle istituzioni ad es: i metodi maggioritari

favoriscono l’affermazione di sistemi bipartitici.

I partiti hanno caratteristiche diverse in base agli Stati e sistemi politici:

- negli USA: il partito è importante nel momento elettorale ma non ha una presenza e

un’organizzazione stabile: passata la battaglia elettorale, gli eletti agiscono di propria

iniziativa;

- in Europa: i partiti hanno una forte organizzazione e costituiscono formazioni sociali sempre

presenti: così garantiscono stabilità e continuità alla vita politica ed esercitano una tutela

permanente sulle istituzioni (tanto che vengono eseguite le decisioni dei partiti).

CAPITOLO 12 - LE ISTITUZIONI EUROPEE

1. Le Comunità europee. Origini, sviluppi e ambiti di azione

Italia fa parte dell’Unione Europea e delle Comunità Europee totale di 15 Stati.

Le origini delle comunità europee sono: 

- Trattato di Parigi (18/4/1951) nasce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio

(CECA) è un ente sopranazionale governato da un Alta autorità (che raccoglie i

rappresentanti degli Stati membri), una Corte di Giustizia, un’Assemblea comune e un

Consiglio speciale dei Ministri.  

- Trattati di Roma (25/3/1957) nascono la Comunità economica europea (CEE essa

estendeva a tutti i settori economici gli scopi della CECA; però al posto dell’Alta autorità

c’è la Commissione) e l’EURATOM (=specifica comunità relativa al settore dell’energia

nucleare).

Le tre Comunità sono ancora oggi ben distinte ma sono governate dagli stessi organi.

 

1987 Atto unico europeo amplia le competenze comunitarie

7/2/1992 Trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione europea) segna un’ulteriore

evoluzione verso l’unità istituzionale dell’Europa esso segna ancora un ampliamento delle

materie e delle “politiche” comunitarie ma, soprattutto, estende la cooperazione a nuovi settori,

creando l’Unione Europea (UE) fondata sulle Comunità Europee integrate dalle nuove “politiche e

forme di cooperazione” disciplinate dal Trattato.

 

2/10/1998 Trattato di Amsterdam ha modificato i trattati istitutivi dell’UE e della CE

(diventata da CEE a CE) rinumerazione degli articoli…

Gli ambiti originari d’azione sono:

- creazione del “mercato comune” attraverso la libera circolazione delle persone, delle merci e

dei capitali

- definizione della politica dell’agricoltura, dei trasporti e del commercio (anche per la

concorrenza)

Quelli più recenti sono:

- politica dell’ambiente

- tutela dei consumatori e della salute

- ricerca e sviluppo

- energia, industria, cultura, turismo e cooperazione allo sviluppo

Col Trattato di Amsterdam si sono aggiunte competenze in materia di asilo e immigrazione, di

cooperazione giudiziaria e giuridica civile, di occupazione e politica sociale.

I poteri attribuiti alle Comunità sono quelli individuati dai trattati competenza d’attribuzione.

Ma le clausole dei trattati sono da intendere finalisticamente comprendono anche i poteri

impliciti o quelli necessariamente sussidiari a quelli assegnati

La Comunità interviene “soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non

possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle

dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario”

 

(art. 5 Trat. CE) è il PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ esso stabilisce che ogni azione di

governo deve essere realizzata al livello più vicino ai cittadini, purché ciò non ne comprometta

l’efficienza o l’efficacia.

Nell’UE e nella CE alcuni degli Stati membri possono mettere in comune attività e materie ulteriori

rispetto a quelle previste dai trattati, utilizzando a questo scopo le istituzioni comunitarie sono

forme di cooperazione rafforzata (alle quali possono aggiungersi gli altri Stati membri).

Es. – unione monetaria

- trattato di Schengen per l’eliminazione delle frontiere interne

2. Caratteri dell’ordinamento comunitario

Le Comunità europee non formano uno Stato federale, come gli USA: infatti negli USA gli Stati

membri non godono di una vera sovranità (né dal punto di vista internazionale né da quello interno)

ma sovrano è il loro insieme come sovrane sono le loro istituzioni (Congresso e Presidenza).

Invece nell’UE i singoli Stati sono pienamente titolari della sovranità interna ed internazionale

(anche della forza militare). Essi hanno affidato alle istituzioni comunitarie molte funzioni rilevanti

ma delimitate ( la loro espansione richiede nuovi accordi internazionali) a livello comunitario

non esiste un “potere costituente” ma solo specifici poteri “costituiti” di comune accordo dai singoli

Stati sovrani.

Inoltre vi sono aree di rapporti in cui i poteri di regolamentazione, di decisione e di giurisdizione

vengono esercitati nei confronti dei cittadini non più a livello dei singoli Stati ma a livello

comunitario la piramide dei pubblici poteri non si chiude ai vertici dello Stato ma nelle

istituzioni comunitarie che esercitano un potere nella sostanza sovraordinato rispetto a quello dei

singoli Stati.

 le istituzioni comunitarie non sono una qualunque organizzazione internazionale (= organismo

attraverso cui diversi Stati organizzano la loro collaborazione in un certo settore) se si

considerano gli scopi, l’organizzazione e i poteri esercitati, vi sono notevoli somiglianze con un

ordinamento statale di tipo federale (anche se non sono un vero Stato federale).

 l’ordinamento che poggia sulle istituzioni comunitarie è un ordinamento giuridico autonomo e

distinto sia da quello internazionale sia da quello degli Stati membri (con i quali si integra e rispetto

ai quali s’impone).

Nel proprio ambito di attività la CE ha personalità giuridica sia nei rapporti internazionali che negli

Stati membri.

La CE ha risorse proprie e dal 1986 ha una propria bandiera e un proprio inno.

L’UE e la CE sono istituite “per una durata illimitata” e non esiste la possibilità di recesso

unilaterale da parte di uno Stato.

3. L’Unione Europea

UE istituita dal Trattato di Maastricht (1992). Essa si è aggiunta e non sostituita alle Comunità

preesistenti per due motivi:

- gli Stati membri volevano dare un quadro istituzionale stabile e riconoscibile alla loro

collaborazione in aree importanti come la politica estera e di sicurezza

- non volevano che per queste aree operassero le regole istituzionali tipiche della CE (cioè la

normale distribuzione dei poteri tra le maggiori istituzioni politiche (Parlamento, Consiglio

e Commissione) e i poteri di sindacato giurisdizionale della Corte di Giustizia).

 così la cooperazione europea in questi ambiti rimane in un quadro di relazioni dirette tra Stati.

L’UE si sovrappone alle comunità ma non è un’organizzazione nuova e distinta essa è la sintesi

complessiva delle istituzioni e delle politiche comunitarie con gli ulteriori scopi e politiche stabiliti

dal trattato di M. all’UE vengono prefissi obiettivi di carattere complessivo (non più solo di

integrazione economica e sociale).

L’UE si prefigge di:

- promuovere il progresso economico e sociale degli Stati e dei popoli (attraverso la creazione

di uno spazio senza frontiere, il rafforzamento della coesione economica e sociale,

l’instaurazione di un’unione economica e monetaria);

- affermare la sua identità internazionale (mediante una politica estera e di sicurezza comune);

- rafforzare e migliorare la tutela dei diritti (mediante una cittadinanza europea e una politica

di cooperazione nei campi della giustizia e degli affari interni).

L’organo fondamentale dell’UE è il Consiglio Europeo (esistente già dal 1974 ma con ruolo

ufficiale dal 1993), espressione massima della cooperazione tra Stati. Esso riunisce i “Capi di Stato

o di Governo degli Stati membri e il presidente della Commissione Europea” (art. 3 del Trattato) e

deve dare “all’UE l’impulso necessario al suo sviluppo” e definire “gli orientamenti politici

generali” (art. 4). Dopo ogni riunione il Consiglio presenta una relazione al Parlamento europeo.

È cittadino dell’UE chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro (art. 17). Alla cittadinanza

dell’UE si ricollegano numerosi diritti:

- di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri

- di votare e di essere votato nelle elezioni comunali del Comune di residenza in qualsiasi

Stato membro

- di avvalersi della tutela diplomatica di qualsiasi Stato membro

- di petizione davanti al Parlamento europeo

- di rivolgersi al difensore civico europeo.

I trattati più recenti sanciscono che l’UE “si fonda sui principi di libertà , democrazia, rispetto dei

diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto” (art. 6 UE) essi la

impegnano al rispetto dei diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la

salvaguardia dei diritti dell’uomo (firmata da tutti gli Stati membri).

Se uno Stato membro viola in modo grave e persistente i principi di libertà, democrazia e rispetto

dei diritti dell’uomo, il Consiglio Europeo, deliberando all’unanimità, può sospendere parte dei

diritti che a tale Stato derivano dall’appartenenza all’UE.

4. Le istituzioni di governo della Comunità

Le istituzioni della Comunità Europea sono:

• PARLAMENTO EUROPEO = organo rappresentativo del popolo e titolare dei massimi

poteri normativi del sistema (che tuttavia condivide con il Consiglio dei ministri questo

perché il Parlamento rappresenta il popolo e la società europea ma gli Stati, che vogliono

controllare la comunità, sono rappresentati dal Consiglio).

Inizialmente si chiamava “Assemblea” e comprendeva i rappresentanti degli Stati membri e di

altri nominati dai Parlamenti nazionali dal 1962 venne riconosciuto come Parlamento

Europeo e dal 1979 venne eletto direttamente dai cittadini a suffragio universale.

I compiti del Parlamento sono:

- decidere la composizione e la vita della Commissione

- il bilancio e la produzione delle norme

I parlamentari durano in carica 5 anni e il loro numero dipende dal numero di cittadini di uno

Stato (anche se in realtà la nazionalità non conta molto perché prevale l’appartenenza a un

gruppo politico oggi i più importanti sono i Socialisti e i Popolari europei). Oggi sono 626 e

sono eletti nell’ambito di una ripartizione tra gli Stati membri.

Al Parlamento si collegano alcuni diritti politici dei cittadini europei:

- di voto

- di petizione = di rivolgere all’organo rappresentativo richieste su materie che rientrano nella

competenza della Comunità

Collegato al Parlamento è l’organo detto MEDIATORE che ha il compito di indagare sui casi di

cattiva amministrazione da parte di organi dell’Unione.

• CONSIGLIO = organo collegiale formato “da un rappresentante di ciascuno Stato membro

e livello ministeriale, abilitato ad impegnare il governo” dello Stato in questione è composto

da 15 membri il Consiglio è il portatore nella Comunità dell’atteggiamento degli Stati. La

sua presidenza è esercitata a turno da ciascun membro del Consiglio per 6 mesi.

Il Consiglio delibera a maggioranza dei suoi membri; a volte a maggioranza qualificata ( ai

diversi Stati spetta un diverso numero di voti) e altre all’unanimità.

Il Consiglio deve provvedere al coordinamento delle politiche economiche generali degli Stati

membri. Ad esso spettano i massimi poteri normativi e decisionali (che può delegare alla

Commissione purché vengano esercitati conformemente ai trattati).

Il Consiglio è coadiuvato dall’organismo detto COREPER (Comitato dei rappresentanti

permanenti degli Stati membri) che ne prepara i lavori e ne esegue i mandati e dal

SEGRETARIATO GENERALE.

• 

COMMISSIONE è il secondo organo decisionale della Comunità. È composta da 20

membri “scelti in base alla loro competenza generale e che offrano garanzie di indipendenza”

essa deve comprendere almeno un cittadino di ciascuno Stato membro e ha sede a Bruxelles.

I componenti sono nominati per 5 anni e la loro scelta avviene mediante la designazione fatta

dai Governi degli Stati e dal Presidente i prescelti sono poi sottoposti ad un voto di

approvazione del Parlamento Europeo. i componenti della Commissione non rappresentano i

singoli governi (come il Consiglio) e inoltre essa delibera a maggioranza dei componenti.

La Commissione è responsabile della struttura amministrativa burocratica delle Comunità

(direzioni generali, servizi, istituti e centri) è il “Governo” delle Comunità.

I poteri della Commissione sono:

- funzione di promozione potere di proposta

- poteri decisionali propri ed è la destinataria delle deleghe di poteri da parte del Consiglio

- potere di vigilanza sull’adempimento degli obblighi derivanti dai trattati

- potere di decisione verso gli operatori privati nelle materie che sono direttamente

amministrate dalla Comunità

- poteri di rappresentanza delle Comunità

Essa è collegata al Parlamento con un rapporto di fiducia: essa può essere costretta alle

dimissioni con una mozione di censura (che deve essere approvata a maggioranza di 2/3 dei

voti).

• 

CORTE DI GIUSTIZIA esercita la giurisdizione comunitaria

• 

BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) prevista dal trattato di Maastricht e ha sede a

Francoforte è il perno del Sistema europeo delle Banche centrali. Essa è indipendente dagli

Stati e dalle altre istituzioni comunitarie. Essa ha personalità giuridica e ha il “diritto esclusivo

di autorizzare l’emissione di banconote nella Comunità”.

È formata da Presidente, Vicepresidente, Comitato esecutivo e Consiglio direttivo ( è

composto dai membri del Comitato esecutivo e dai Governatori delle banche centrali nazionali).

• CORTE DEI CONTI

• BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI (BEI)

• COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

• COMITATO DELLE REGIONI

5. Atti e procedimenti

La Comunità Europea deve:

- nei rapporti con l’esterno, concludere accordi internazionali (per raggiungere gli scopi

posti dal Trattato) in questo campo ha competenza esclusiva

- nel piano interno europeo, adottare regolamenti e direttive, prendere decisioni e formulare

raccomandazioni e pareri.

I REGOLAMENTI (= regole stabilite in sede europea e direttamente applicabili negli Stati) e le

DIRETTIVE (= atti rivolti in via di principio agli Stati, i quali debbono uniformare ad esse la

propria legislazione vincolano gli Stati per il risultato da raggiungere) sono atti normativi,

corrispondenti a poteri di disciplina dei comportamenti.

I trattati limitano l’uso dei regolamenti ai casi in cui sia preferibile avere un’unica normativa

europea, mentre quando questo non è necessario preferiscono attribuire alle istituzioni comunitarie

le direttive, che lasciano agli Stati più autonomia. 

Le DECISIONI sono rivolte agli individui e alle persone giuridiche sono espressione di poteri

esecutivi ed amministrativi della Comunità sono obbligatorie per i loro destinatari.

Le RACCOMANDAZIONI e i PARERI non sono vincolanti sono strumenti utili per indirizzare

i comportamenti ma non obbligarli.

L’emanazione degli atti fondamentali spetta al Consiglio. I suoi poteri constano di complesse

procedure e il loro studio è molto difficile. L’unico modello procedimentale formatosi è il

PROCEDIMENTO DI CODECISIONE tra Consiglio e Parlamento. 

Esso inizia con una proposta della Commissione, presentata al Parlamento e al Consiglio se

entrambi approvano è tutto ok.

Se i due non sono d’accordo emanano un atto di “posizione comune” che torna alla Commissione,

poi al Parlamento se questo approva l’atto viene definitivamente adottato, se non approva l’atto

rimane senza esito. 

Se non si trova un accordo si forma un “comitato di conciliazione” se non funziona resta senza

esito. Se si, si adotta l’atto.

Questi atti sono firmati dal Presidente del Parlamento europeo e da quello del Consiglio e vengono

pubblicati nella “Gazzetta ufficiale delle Comunità europee”.

Il bilancio della Comunità viene approvato mediante una procedura divisa in 6 fasi:

- fase del progetto preliminare (formulato dalla Commissione)

- del progetto di bilancio

- della discussione parlamentare

- degli eventuali emendamenti e proposte di modificazione (dal Parlamento)

- del riesame in Consiglio dei ministri

- delle eventuali definitive determinazioni parlamentari

Nella Comunità vengono assunti anche altri atti (soprattutto decisioni della Commissioni e degli

altri organi) per i quali sono previsti procedimenti di tipo amministrativo.

6. La giurisdizione comunitaria: Corte di giustizia e Tribunale di primo grado

La CORTE DI GIUSTIZIA delle Comunità assicura il “rispetto del diritto nell’interpretazione e

nell’applicazione” delle regole poste dai trattati comunitari è un giudice che pronuncia delle

sentenze, ma non è il giudice supremo. Ha sede in Lussemburgo.

Essa è il giudice:

- del rispetto da parte degli Stati membri dei vincoli ed obblighi derivanti dai trattati

- esclusivo della legittimità degli atti delle istituzioni comunitarie

- dell’interpretazione da dare ai trattati o agli atti comunitari, quando l’interpretazione le viene

richiesta da un giudice nazionale per risolvere una controversia (o per la validità di un atto)

- in materia di risarcimento dei danni provocati dalle istituzioni o dai funzionari della

 

Comunità sono giudizi in materia di responsabilità extracontrattuale della Comunità la

Corte deve applicare i principi generali comuni ai diritti degli Stati membri.

- delle controversie tra le Comunità europee e i loro agenti (=pubblico impiego) 

Essa è composta da 15 giudici e assistita da 8 avvocati generali che esprimono giudizi imparziali

tutti questi sono nominati dagli Stati membri per 6 anni.

1986 l’Atto Unico Europeo istituisce un Tribunale di primo grado per alleggerire le funzioni

della Corte di Giustizia. Tuttavia esso è vincolato al principio di diritto fissato dalla Corte.

7. Altre istituzioni europee. Il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti

dell’uomo 

L’Italia fa parte anche del CONSIGLIO D’EUROPA esso è formato da 40 Stati europei e venne

istituito a Londra il 5/5/1949. Esso deve “conseguire una più stretta unione fra i suoi membri per

salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che costituiscono il loro comune patrimonio”

esso promuove discussioni, accordi, azioni comuni e “la salvaguardia e l’ulteriore sviluppo de diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Esso è un luogo di dibattito e di elaborazione di accordi che vengono ratificati dagli Stati membri

come convenzioni internazionali.

Il Consiglio d’Europa è formato da:

 

- Assemblea consultiva composta dai rappresentanti degli Stati membri forma gli

ordinamenti 

- Consiglio dei Ministri formalizza gli ordinamenti 

Il Consiglio d’Europa è importante per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

a questo scopo esso ha elaborato la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo

e delle libertà fondamentali” essa ha creato l’istituzione della CORTE EUROPEA DEI DIRITTI

DELL’UOMO: è un organo giudizionale al quale si possono rivolgere direttamente i cittadini. Essa

decide mediante comitati o camere composti da un numero ristretto di giudici per le questioni

più importanti decide la Grande Camera (17 giudici).

La Corte può essere adita da chiunque pretenda di essere vittima di una violazione dei diritti

dell’uomo tuttavia l’interessato deve aver già fatto tutto quanto era giuridicamente possibile fare

secondo il diritto statale.

CAPITOLO 17 - LE FONTI COSTITUZIONALI

1. La Costituzione come atto normativo

La Costituzione è un vero atto normativo e le sue disposizioni hanno pienezza d’effetto e sono

suscettibili (come le altre norme) di produrre e modificare altre regole, vincoli, situazioni giuridiche

soggettive e qualificazioni giuridiche. 

Tuttavia le disposizioni costituzionali valgono per ciò che dicono se ci sono disposizioni per le

quali è la Costituzione stessa a prevedere una successiva attuazione in via legislativa, queste hanno

carattere programmatico in ragione del loro contenuto e non del loro presunto carattere essenziale.

La Costituzione Italiana ha carattere RIGIDO perché non può essere modificata attraverso il

procedimento legislativo ordinario, ma soltanto attraverso un apposito procedimento legislativo

“costituzionale” ( art. 138). 

La Costituzione è la massima fonte del diritto è quella le cui regole possono essere mutate solo

in un modo speciale e appositamente previsto.

La Costituzione come fonte è diversa dalle altre. Essa è un atto storicamente individuato, non

ripetibile né reiterabile.

 La Costituzione ed il relativo procedimento costituente sono atti ed avvenimenti storicamente

determinati come criterio ultimo di legittimazione dell’ordinamento (e non come una fonte

stabilmente operante in esso tra queste fonti c’è la legge costituzionale e quella di revisione

costituzionale tuttavia la procedura stabilita per esse, non è costituente ma è un procedimento

legislativo aggravato, affidato ai comuni organi legislativi).

2. La legge costituzionale e di revisione costituzionale

Dato il carattere rigido della Costituzione, la legge ordinaria non può contenere norme che la

modifichino o che contrastino con essa (se la contrastano sono illegittime e vengono eliminate dalla

Corte Costituzionale). 

Tuttavia la Costituzione stessa prevede che le proprie disposizioni vengano modificate l’art. 138

stabilisce che le modifiche vengano approvate dal Parlamento con un procedimento aggravato

sono leggi di revisione costituzionale.

L’art. 138 parla delle: 

- leggi di revisione della Costituzione rivolte a modificare il testo della Costituzione

- leggi costituzionali senza modificare il testo della Costituzione, hanno rango

costituzionale e non possono essere modificate dalla legge ordinaria

È talvolta la stessa Costituzione che richiede la forma della legge costituzionale; es:

- per attribuire ad altri organi o enti il potere di iniziativa legislativa (art. 71)

- per assegnare nuove materie alla potestà legislativa concorrente delle Regioni (art. 117)

- per fondere più Regioni o crearne di nuove (art. 132)

- per disciplinare i principali aspetti del giudizio davanti alla Corte Costituzionale (art. 137)

Rispetto al procedimento legislativo ordinario, il procedimento di revisione costituzionale presenta

alcune diversità che lo rendono più gravoso e difficoltoso:

- la legge di revisione deve essere approvata due volte da ciascuna Camera

- tra le due approvazioni di ogni Camera devono trascorrere almeno 3 mesi

- nella seconda approvazione da parte di ogni Camera si deve raggiungere la maggioranza

assoluta

- sulla modifica può essere chiesto un referendum

I primi due aggravamenti mirano ad assicurare che la volontà di modificare la Costituzione abbia

una certa stabilità. Il terzo assicura che la volontà di mutamento sia quella di una vera maggioranza

del Parlamento e non il frutto dell’assenza di molti parlamentari. 

Con il quarto si verifica se la volontà del Parlamento corrisponde a quella degli elettori è una

garanzia essenziale.

Il referendum sospensivo deve essere richiesto da 500.000 elettori o da 5 consigli regionali o da 1/5

dei membri di una Camera esso va richiesto entro 3 mesi dalla pubblicazione della legge di

revisione sulla Gazzetta Ufficiale.

Se non viene chiesto, la legge viene promulgata e pubblicata per entrare in vigore.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Pubblico, Falcon.
Gli argomenti sono: le norme e la loro applicazione, norme scritte e norme non scritte, la disposizione, l'interpretazione, l'entrata in vigore, la vacatio legis, la norma e la fattispecie, la fattispecie astratta e la fattispecie concreta.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in diritto dell'economia e governo delle organizzazioni (PADOVA, ROVIGO)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Falcon Giandomenico.

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