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Fonti di diritto derivato regolamenti, direttive, raccomandazioni, pareri e

 

decisioni: sono adottate dagli organi dell’UE.

I regolamenti fonti più rilevanti dell’ordinamento dell’UE; vincolanti

o in tutti i loro elementi e dotati dei caratteri della generalità e

dell’astrattezza; contraddistinti dalla diretta applicabilità nei confronti

di tutti i soggetti all’interno degli Stati membri; una volta approvati

entrano in vigore automaticamente;

Direttive non hanno diretta applicabilità, infatti non producono

o automaticamente effetti giuridici nei confronti dei soggetti all’interno

degli Stati membri; hanno come destinatari gli Stati nei cui confronti

impongono un obbligo di risultato ed un termine entro il quale

adempiere; nell’ordinamento italiano l’attuazione può avvenire, ad

esempio, attraverso leggi del Parlamento, decreti legislativi o leggi

regionali; gli Stati, nel caso non si conformino al loro contenuto,

incorrono nelle procedure di infrazione stabilite nei trattati; le direttive

possono contenere norme provviste del carattere dell’effetto diretto:

ciò avviene qualora esse siano incondizionate e sufficientemente

precise (si tratta delle direttive self-executing); il contenuto di alcune

norme delle direttive produce effetti diretti nei confronti di tutti i

soggetti;

Decisioni non richiedono alcun atto interno di recepimento da parte

o degli Stati; non sono generali, infatti si riferiscono a destinatari

specifici;

Raccomandazioni e Pareri attraverso le raccomandazioni, gli organi

o dell’UE invitano gli Stati a conformarsi a un determinato

comportamento; con i pareri essi fanno conoscere il loro punto di vista

su una determinata materia, svolgendo una funzione di orientamento

La Pergola legge del 1989. Affidava ad una legge annuale, detta legge

comunitaria, il compito di adeguare la normativa interna agli obblighi

comunitari, sia apportando direttamente le modifiche necessarie, sia delegando

al Governo il compito di approvare decreti legislativi o regolamenti. Però, le

modifiche normative apportate dal Parlamento, allungavano i tempi di

approvazione e questo allungava anche l’azione del Governo con il risultato di

esporre frequentemente l’Italia a procedure di infrazione.

La legge 234/2012 prevede che l’intervento normativo statale si realizzi

attraverso due distinti provvedimenti legislativi:

1. Legge di delegazione europea ha cadenza annuale, ma può assumere

cadenza semestrale. Contiene:

a. Le deleghe al governo per approvare decreti legislativi;

b. Autorizzazioni al governo per il recepimento delle direttive

attraverso regolamenti;

c. I principi fondamentali a cui si debbono attenere le regioni

nell’esercizio delle loro competenze legislative nelle materie

previste. È quindi il mezzo con cui il parlamento interviene in tutti

quei casi in cui l’adempimento degli obblighi europei richieda un

ulteriore intervento normativo da parte di un altro soggetto;

2. Legge europea annuale, legge con cui il Parlamento realizza

direttamente gli interventi normativi necessari all’adempimento degli

obblighi europei.

Al fine di evitare le sanzioni, lo Stato può ricorrere a poteri sostitutivi

approvando una normativa che entra in vigore alla scadenza del termine

previsto per l’adeguamento.

Antinomie tra fonti nazionali e fonti europee self-executing le

conseguenze a ciò sono diverse a seconda che la fonte europea sia o meno self-

executing (sia fonti di diretta applicabilità che di effetti diretti). In base alla

sentenza n. 170/1984 le antinomie devono essere risolte attraverso la

disapplicazione del diritto interno incompatibile con il diritto europeo, e poi

diretta applicazione di quest’ultimo. Questo concetto si fonda sul principio di

competenza: nelle materie di competenza dell’UE devono applicarsi le norme

europee, mentre in quelle di competenza del legislatore nazionale debbono

applicarsi le norme interne.

La possibilità di limitare la sovranità dello Stato italiano, riconoscendo la

prevalenza del diritto europeo attraverso il meccanismo della disapplicazione,

non è assoluta. Tali limitazioni di sovranità non sono ammissibili e devono

essere assolutamente escluse ogni qual volta il diritto europeo violi i principi

fondamentali dell’ordinamento costituzionale e dei diritti inviolabili della

persona umana. È necessario quindi che le fonti europee rispettino dei

controlimiti.

Antinomie tra fonti nazionali e fonti europee non self-executing le

direttive si configurano come norme interposte tra il diritto nazionale e gli artt.

11 e 117, per cui le fonti primarie interne con esse incompatibili devono essere

dichiarate incostituzionali.

Un altro problema può essere l’insorgere dei dubbi interpretativi, che

dovrebbero essere risolti dalla Corte di giustizia, la quale svolge funzione di

interpretazione attraverso il rinvio pregiudiziale. I giudici nazionali, in caso di

dubbio, possono sospendere il giudizio e sollevare una questione pregiudiziale

innanzi alla Corte di giustizia: la sua decisione è definitiva.

Le fonti nazionali

1. La crisi della legge

Da Stato liberale a Stato contemporaneo muta la funzione di legge: non è più un

atto normativo generale astratto, ma diventa, da un lato, lo strumento

privilegiato per la realizzazione dell’indirizzo politico governativo e, dall’altro, un

mezzo per eliminare gli ostacoli che, limitano la libertà e l’eguaglianza,

impediscono il pieno sviluppo della persona e la sua partecipazione alla vita

dello Stato, in connessione al carattere “sociale” della forma di Stato. Questa

trasformazione ha portato ad una vera e propria crisi di questa fonte. Crisi

manifestata poi nella difficoltà del Parlamento di gestire la complessità della

negoziazione legislativa in tempi certi e con prodotti qualitativamente adeguati,

cui ha risposto nei fatti la sostituzione della funzione legislativa da parte del

Governo, con l’uso improprio degli atti aventi forza di legge.

2. La legge ordinaria: natura, contenuto e procedimento

Legge si intende l’atto normativo (definito anche legge formale ordinaria)

deliberato dalle due Camere del Parlamento in un identico testo, promulgato dal

Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che trova le

sue norme sulla produzione negli artt. 70 e seguenti della Costituzione. Art. 70

impedisce di istituire altri tipi di fonti aventi forza di legge. Da ciò derivano due

principi importanti:

 Principio del numero “chiuso” delle fonti primarie esse sono solo quelle

stabilite dalla Costituzione. Per creare nuove fonti che abbiano forza

attiva e/o passiva primaria è necessaria una fonte costituzionale;

 Gli unici limiti che valgono per il legislatore sono quelli stabiliti

direttamente dalla Costituzione

3. Il contenuto della legge

Si ha una riserva di legge quando una norma della Costituzione riserva alla

legge la disciplina di una determinata materia escludendo, o ammettendo solo

in parte, che essa possa essere oggetto di altre fonti normative (riserva

interpretata come riserva di fonti primarie). Tipologie di riserve:

Riserva rinforzata di legge legislatore deve limitare la sua

 

discrezionalità in attuazione di istituti e limiti specifici già fissati dalle

disposizioni costituzionali. Possono essere suddivise in due tipi:

Discrezionalità del legislatore è limitata sotto il profilo del

o procedimento;

Discrezionalità del legislatore riguarda il contenuto della legge

o (ad esempio non può limitare la libertà di circolazione per ragioni

diverse da quelle previste esplicitamente dagli articoli);

Riserva relativa legge deve intervenire solo a definire gli aspetti

 

generali e qualificanti della disciplina;

Riserva assoluta l’intera materia deve essere disciplinata da fonti

 

primarie

È difficile distinguere le varie riserve, per questo bisogna individuarne la ratio.

Ci si chiede se la legge debba contenere solo norme generali ed astratte e non

anche provvedimenti individuali (come per le leggi provvedimento). È

dimostrato che non può essere posto un limite del genere al legislatore

parlamentare. Tuttavia, anche in questi casi il legislatore deve rispettare il

canone della ragionevolezza: non porsi in contrasto con il principio di

uguaglianza (quindi egli non può agire arbitrariamente). Leggi a cadenza

annuale: Legge di bilancio impone alle Camera di controllare i bilanci e il

o rendiconto consuntivo presentati dal Governo;

Legge di stabilità fissa il limite complessivo di entrate e spese,

o per l’attuazione del patto di stabilità;

Legge di delegazione europea;

o Legge europea;

o Legge di semplificazione ha lo scopo di realizzare misure di

o semplificazione normativa e amministrativa a lvl nazionale;

Legge per il mercato e la concorrenza per rimuovere gli ostacoli

o regolatori, di carattere normativo o amministrativo, all’apertura dei

mercati, di promuovere lo sviluppo della concorrenza e di garantire

la tutela dei consumatori;

Legge per le micro, piccole e medie imprese volta a definire gli

o interventi da adottare nell’anno successivo per la tutela e lo

sviluppo delle medesime

4. Procedimento legislativo

“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. L’iter

formativo di una legge è molto articolato:

 Iniziativa spetta al Governo, a ciascun parlamentare e agli altri organi

ed enti a cui è conferita la Costituzione. Il potere di iniziativa spetta

anche al popolo, che la esercita mediante la proposta di almeno 50 000

elettori di un progetto redatto in articoli (però le forme quantitativamente

più ponderanti sono quella governativa [ha più possibilità di andare in

porto perché è attuazione del programma politico della maggioranza] e

quella parlamentare);

 Istruttoria e approvazione esame, discussione e votazione. Deve

svolgersi innanzitutto nelle commissioni permanenti. Ogni disegno di

legge è affidato alla commissione competente per materia. Tre sub-

procedimenti:

Procedura normale commissione opera in sede referente;

o Procedura abbreviata approvazione d’urgenza di alcuni disegni

o di legge;

Procedura decentrata commissione assume il nome di

o “deliberante” o “legislativa”;

Procedimento per commissione in sede redigente creata dai

o regolamenti parlamentari;

Vari tipi di procedimento:

Procedimento normale la commissione, dopo aver esaminato il

o progetto, presenta all’Assemblea una relazione in cui propone di

accoglierlo o respingerlo. La commissione può anche proporre

emendamenti o articoli aggiuntivi. Con la funzione consultiva una

commissione si limita ad offrire pareri su richiesta di altre

commissioni. Dopo la fase di esame segue la fase della

discussione, che si svolge in assemblea e comprende la

discussione articolo per articolo e poi la discussione finale;

Procedimento abbreviato i tempi qui si riducono drasticamente

o (per esempio per l’approvazione delle leggi di conversione dei

decreti-legge, i quali richiedono una decisione entro i 60gg);

Procedimento decentrato tipico dell’ordinamento italiano. Qui la

o commissione si sostituisce all’Assemblea nella discussione e nella

approvazione della legge; il progetto di legge inizia e conclude il

suo iter in commissione, salvo che il Governo non richieda un

ritorno alla procedura normale;

Procedimento redigente disciplinato solo nei regolamenti

o parlamentari. Esso consiste nell’affidare alle commissioni la

redazione del progetto di legge, cioè la sua definitiva formulazione

in articoli riservando però l’approvazione finale alle Assemblee

(procedimento ormai caduto in disuso).

Un altro discorso deve essere fatto invece per la legge di bilancio. Al

procedimento per la sua approvazione partecipano, oltre alla

commissione bilancio, anche tutte le commissioni permanenti. È impedito

che i caratteri della manovra vengano sostanzialmente alterati e che

l’approvazione si protragga per più tempo. Per evitare l’”esercizio

provvisorio” è prevista l’istituzione della sessione di bilancio, che è un

periodo nel quale le Camere sono impegnate esclusivamente nella

discussione e approvazione delle leggi di bilancio e della legge di stabilità.

Fase integrativa dell’efficacia ed entrata in vigore si divide a sua

 

volta in promulgazione e pubblicazione. La promulgazione, che deve

avvenire in 30gg dalla data di approvazione parlamentare, è disposta

dal Presidente della Repubblica. Si tratta di un atto di controllo da

parte del Presidente che può anche rifiutarsi di promulgare la legge,

esercitando il potere di rinvio. In seguito alla promulgazione segue la

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per

consentire l’effettiva conoscenza delle leggi, il nostro ordinamento non

prevede che esse entrino in vigore immediatamente, ma dopo che sia

vacatio legis).

trascorso un periodo di 15gg dalla loro pubblicazione (

Durante questo periodo di tempo gli effetti della legge sono sospesi.

ignorantia legis non excusat:

Principio della una volta pubblicata sulla

Gazzetta Ufficiale, si presume che la legge sia conosciuta da tutti i

cittadini e nessuno può giustificarsi dicendo di non averla rispettata

per il fatto di non conoscerla. Il ministro della giustizia è colui che deve

inserire le leggi nella Gazzetta Ufficiale. Gli atti normativi pubblicati

nella Gazzetta Ufficiale sono inseriti anche nella Raccolta ufficiale degli

atti normativi della Repubblica italiana (sistema di doppia

pubblicazione o ripubblicazione). Gazzetta = pubblicato tutti i giorni

tranne i festivi; Raccolta Ufficiale = una volta all’anno. Raccolta >>

Gazzetta.

5. Gli atti del Governo con forza di legge

Il potere legislativo è esclusivo del Parlamento, ma ci sono delle eccezioni. La

Costituzione attribuisce il potere legislativo anche al Governo che può emanare

due tipi di atti aventi stessa forza legge: decreto legislativo e il decreto-legge:

Decreto legislativo (art. 76 Cost.) L’istituto della delegazione legislativa

 

si realizza attraverso la combinazione di due procedimenti distinti: il

primo è un normale procedimento legislativo che termina con una legge

del Parlamento (la cd. Legge delega); il secondo è l’approvazione di un

atto normativo redatto sulla base delle indicazioni della legge delega e

che costituisce il decreto legislativo. La delega consiste nel trasferimento

temporaneo della funzione legislativa in capo al Governo (il Parlamento

rimane padrone di revocare la delega). Per legge (art. 76) la legge delega

deve determinare:

L’oggetto la precisa materia da disciplinare;

o Principi norme generali di carattere sostanziale e i criteri

o direttivi: norme strumentali di carattere procedurale che guidano

l’esercizio in concreto del potere delegato;

Termine occorre fissare la data di scadenza.

o

Il Governo deve rispettare i limiti che la legge delega gli impone se no

può venir dichiarato incostituzionale. L’esercizio della delega avviene

mediante l’adozione da parte del Consiglio dei ministri del decreto

legislativo e l’emanazione dello stesso da parte del Presidente della

Repubblica. Molte leggi di delega prevedono che il Governo debba

ottenere un parere dalle competenti commissioni parlamentari. Frequente

è l’inserimento nelle leggi di delega di clausole che consentono al

Governo di correggere il decreto legislativo emanato una volta scaduto il

termine. Questo tipo di deleghe rappresenta certamente una deroga

all’istantaneità del potere legislativo delegato. Sono quindi ritenute

ammissibili a condizione che tale potere venga puntualmente disciplinato

e che il procedimento non si trasformi in una generica attribuzione al

Governo delle funzioni legislative.

Per quanto riguarda le materie delegabili, il Governo non può essere

abilitato ad adottare determinazioni legislative che realizzano una

funzione di indirizzo o di controllo parlamentare. I decreti legislativi sono

divenuti lo strumento ordinario di attuazione del diritto europeo. Questa

funzione si affianca all’uso normale di tale fonte ma non la sostituisce,

consentendo al Governo di realizzare ampie riforme normative.

Una delle più frequenti applicazioni è quella dei testi unici (utilizzati per

raccogliere e riordinare in un unico testo la legislazione vigente) e dei

codici (disciplina organica di un settore).

Decreto-legge (art 77. Cost.) il fondamento del potere governativo

 

deriva da una situazione di straordinaria necessità ed urgenza. Il

decreto-legge è un atto del Governo con forza di legge, adottato in

casi straordinari di necessità e urgenza. In questi casi il Governo può

adottare provvedimenti provvisori. Inoltre è lo stesso Governo che

attesta la reale esistenza di tale straordinarietà, e quindi adotta

provvedimenti sotto la sua responsabilità. Il Governo, nello stesso

giorno in cui il decreto-legge è emanato, ha l’obbligo di trasmetterlo

alle Camere chiedendone la conversione in legge. Le Camere sono

convocate e si riuniscono entro 5 giorni. La conversione in legge deve

avvenire entro 60gg dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Appena adottato il decreto-legge diventa quindi oggetto di un apposito

disegno di legge di conversione ed in questa formula è presentato alle

Camere. Legge di conversione ha l’effetto di ripristinare il normale

ordine costituzionale per mezzo di una sostituzione della fonte.

Decreto-legge è una “fonte paradossale”: è destinato in ogni caso a

scomparire dopo sessanta giorni; o perché è convertito in legge o

perché non è convertito. Se esso nasce illegittimo sul piano

costituzionale (quindi i casi non sono di straordinaria urgenza), la sua

invalidità “si trasmette” alla legge di conversione. Se il decreto legge

non viene convertito perde retroattivamente i suoi effetti.

Art. 77, Cost. prevede che le Camere possano regolare con legge i

rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti convertiti dando vita al

tipo di legge detto sanatoria, la quale ha proprio il compito di

“salvare” gli effetti prodotti dal decreto-legge decaduto sollevando il

Governo delle responsabilità alle quali sarebbe, altrimenti, tenuto.

Quindi se un decreto-legge è respinto dal Parlamento, il Governo

risponde direttamente a tutti gli effetti prodotti sia nei confronti dei

cittadini che delle istituzioni.

C’è la possibilità di introdurre emendamenti, cosa che fa il Parlamento,

spesso stravolgendo completamente il testo dell’originario decreto. Le

modifiche entrano in vigore il giorno successivo a quello della

pubblicazione della legge di conversione. Procedimento di conversione

≠ dal procedimento di approvazione, il che è dovuto alla necessità di

assicurare tempi certi di approvazione del disegno di legge e

dall’esigenza che le Camere svolgano un controllo effettivo e attento

della sussistenza dei requisiti nel breve tempo.

Ogni tentativo di arginare sostantivamente l’azione del Governo

sembra essere destinato al fallimento, tranne sul versante della

reiterazione (prassi per cui al 60esimo giorno di vigenza di un

decreto-legge non convertito, se ne ripresentava un altro di identico

contenuto) dei decreti-legge.

L’aver cercato di delimitare il contenuto di un atto avente forza di

legge attraverso una legge, una fonte di apri grado, e non attraverso

una modifica costituzionale, ha reso inefficace lo sforzo.

Si è inoltre provato ad intervenire sull’abuso del decreto-legge

inserendo specifiche disposizioni nei regolamenti delle Camere, ma

sono stati tentativi inutili di fronte a maggioranze parlamentari che

hanno preferito chiudere un occhio dinanzi a decreti-legge del Governo

che comunque realizzavano obiettivi normativi comuni.

Il referendum abrogativo

6. Il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 Cost. è un istituto attraverso il

quale il corpo elettorale è chiamato a pronunciarsi direttamente circa

“l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di

legge” dello Stato. Ciò venne visto come un fastidioso contropotere dalle

maggioranze politiche. Venne inoltre introdotto anche il controllo di

ammissibilità della Corte costituzionale.

Possono essere oggetto del referendum abrogativo leggi e atti con forza di

legge dello Stato, per intero o limitatamente a una parte. Attraverso il ex

referendum se ne determina l’abrogazione, ovvero la perdita dell’efficacia

nunc, per il futuro (non retroattiva). Escluse dal referendum alcune categorie di

leggi: tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto ecc.…

Il procedimento referendario si articola in varie fasi:

L’iniziativa spetta a 5 consiglieri regionali o 500 000 elettori. In

 

quest’ultimo caso deve formarsi un comitato promotore, composto da

non meno di dieci cittadini. La richiesta deve essere depositata presso un

apposito ufficio della Corte di cassazione (Ufficio centrale per il

referendum) entro il 30/09 ogni anno;

L’Ufficio centrale esegue poi un controllo sulla legittimità delle richieste,

 rilevando irregolarità entro il 31/10. Dopo un limitato contraddittorio

l’Ufficio decide con ordinanza definitiva entro il 15 dicembre;

La Corte costituzionale giudica sull’ammissibilità delle richieste, con

 sentenza entro il 10.02;

Se le richieste sono ammesse, il Presidente della Repubblica indice il

 referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno;

Sono previsti due quorum: uno di partecipazione o strutturale

 (referendum è valido se hanno partecipato al voto la metà più uno degli

aventi diritto) e l’altro circa l’esito (abrogazione si ha solo se in tal senso

si esprime la maggioranza dei voti validi);

Nel caso di abrogazione, essa è dichiarata dal Presidente della Repubblica

 con decreto

Nel caso in cui l’esito del referendum sia contrario all’abrogazione, per cinque

anni la stessa disposizione non potrà essere sottoposta nuovamente a

referendum abrogativo.

Giudizio di ammissibilità: istituto referendario è stato in gran parte conformato

dalla Corte costituzionale, attraverso il giudizio di ammissibilità. La Corte ha

messo in evidenza sia i limiti espliciti che impliciti dell’art. 75 Cost. Nel fare

questo la Corte ha seguito due direttrici:

La prima riguarda la collocazione del referendum nel complesso

 

delle fonti ed assimilarlo a una legge ordinaria meramente abrogativa.

Ciò comporta l’inammissibilità del referendum in tutti quei casi in cui

non potrebbe validamente intervenire una legge del Parlamento di

contenuto meramente abrogativo. Da ciò deriva che: non sono

ammissibili referendum abrogativi che abbiano come oggetto la

Costituzione, le leggi costituzionali, i regolamenti parlamentari, gli atti

legislativi a forza passiva peculiare, leggi a contenuto

costituzionalmente vincolato e quelle costituzionalmente necessarie

(quelle indispensabili per l’attuazione di organi o istituti previsti dalla

Costituzione);

La seconda fa perno sul requisito della libertà di voto. Affinché un

 

cittadino possa esprimere un voto libero, il quesito che gli viene

proposto deve essere omogeneo (riconducibile ad una matrice

razionalmente unitaria), chiaro, univoco, non contraddittorio.

La prassi del referendum: un lungo discorso meriterebbe l’esame della ricca

prassi, che ha visto lo svolgimento di 66 referendum (anche se le richieste

erano maggiori). La storia del referendum abrogativo potrebbe essere suddivisa

in tre fasi.

Anni settanta sviluppo timido;

 

Anni ottanta fiorire di richieste referendarie;

 

Anni novanta uso più circoscritto. Fino ad un sostanziale

 

depotenziamento, collegato essenzialmente alla scarsa partecipazione

al voto e alla difficoltà a raggiungere il quorum strutturale (mai

raggiunto dal ’95 al 2011);

È diventato, sia uno strumento di indirizzo politico, che un motore per le riforme,

e ciò è accaduto tramite l’utilizzo di due tecniche precise:

Sono stati richiesti molteplici referendum idonei a realizzare un intero

 programma politico alternativo;

Dall’altro, si è valorizzata la natura creativa (e non solo abrogativa) del

 referendum, introducendo direttamente nuove norme per mezzo

dell’abrogazione di parti di leggi esistenti.

I regolamenti dell’esecutivo

7. Fonti di carattere secondario (poste gerarchicamente in posizione subordinata

rispetto alla legge): nel nostro sistema normativo il caso più cospicuo è quello

dei regolamenti adottati dal Governo. Quest’ultimi sono fonti secondarie con le

quali il Governo pone regole di carattere sostanziale, organizzativo, procedurale

oppure provvede a disporre quanto necessario per dare attuazione ed

esecuzione alle leggi. Il potere regolamentare del Governo non è disciplinato

dalla Costituzione. Essa si limita a richiamare questo tipo di fonte solo nell’art.

87, che, elencando i poteri del Presidente della Repubblica, include anche

l’emanazione dei regolamenti, e nell’art 117, che ha stabilito il cd. Parallelismo

tra le funzioni legislative e le funzioni regolamentari, limitando la potestà del

Governo di emanare regolamenti solo nelle materie nelle quali lo Stato ha

potestà legislativa esclusiva.

Fonti primarie: numero chiuso; fonti secondarie: numero aperto (modellabili dal

potere legislativo). Mentre le fonti primarie hanno uno spazio

costituzionalmente definito, le fonti secondarie non hanno una tale garanzia, ma

anzi il loro spazio è fortemente limitato dall’esistenza delle riserve di legge

previste in Costituzione.

Vanno distinti i regolamenti governativi deliberati dal Consiglio dei ministri ed

emanati con decreto del Presidente della Repubblica dai regolamenti

ministeriali ed interministeriali, emanati dal singolo ministro o di concerto

con uno o più ministri. Questi ultimi debbono rispettare i regolamenti

governativi, per cui si potrebbe dire che esiste un rapporto di “microgerarchia”

tra fonti secondarie.

Regolamenti governativi:

Regolamenti di esecuzione compito di disciplinare l’esecuzione delle

 

leggi, dei decreti legislativi e dei regolamenti dell’Unione europea;

Regolamenti di attuazione attuare e integrare leggi e decreti legislativi

 

recanti norme di principio, fuori dalle materie di competenza regionale;

Regolamenti di organizzazione compito di organizzare e far funzionare

 

le amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla legge;

Regolamenti indipendenti emanati in materie non riservate alla legge e

 

non disciplinate da leggi o atti con forza di legge. In questi casi ci si

chiede come possa “reggere” il principio di gerarchia se il regolamento

disciplina una materia in cui non vi è una legge. Risposta: questi

regolamenti sono comunque sottoposti a dei criteri. Si può parlare di

relativa assoluta;

indipendenza e non

Delegificazione istituto mediante il quale una legge, da un lato, attribuisce al

potere regolamentare del Governo il compito di regolare una certa materia,

anche modificando la disciplina legislativa vigente e, dall’altro, dispone

l’abrogazione di tale disciplina a decorrere dall’entrata in vigore dei regolamenti

di delegificazione.

In tal modo salvando il principio di gerarchia, si affida ai regolamenti governativi

il potere di disciplinare interi settori normativi, anche se prima coperti da leggi.

Le fonti regionali e locali

8. l’Italia è uno Stato regionale, e le regioni hanno una serie di competenze

regioni a statuto speciale

normative. Le (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia,

Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta) sono disciplinate non dalla Costituzione, ma

dai rispettivi statuti, approvati con leggi costituzionali. Le altre invece hanno la

Costituzione che gli attribuisce la potestà normativa primaria e secondaria.

In particolare quest’ultimi devono dotarsi di uno statuto fonte primaria del

diritto con cui la regione disciplina rilevanti aspetti della sua organizzazione e

struttura interna (forma di governo, principi fondamentali di organizzazione e

funzionamento, diritto di iniziativa e referendum su leggi e provvedimenti

amministrativi della regione, e pubblicazione di leggi e regolamenti regionali).

Lo statuto è una sorta di “piccola Costituzione”. Infatti deve essere approvato

per due volte dal Consiglio regionale, a maggioranza assoluta, e con intervalli

tra la prima e la seconda approvazione di almeno due mesi. Dopo le due

approvazioni la legge viene approvata a fini notiziali sul Bollettino Ufficiale e da

quel momento decorrono i tre mesi entro i quali un cinquantesimo degli elettori

della regione o un quinto dei membri del Consiglio regionale possono richiedere

un referendum sullo statuto. Trascorsi i 3 mesi, in assenza di una richiesta

referendaria, la legge viene promulgata, ripubblicata e poi entra in vigore. Se

invece viene chiesto il referendum, la legge viene promulgata e ripubblicata

solo se approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Diritti e Doveri

Le Costituzioni moderne sono Costituzioni rigide, che tutelano i diritti.

Esse, oltre alle libertà negative, proprie delle costituzioni liberali, presentano anche

libertà positive, ovvero quelle che richiedono un intervento attivo da parte dello Stato.

In questo modo LA GARANZIA DEI DIRITTI, assume una dimensione SOVRANAZIONALE,

nello Stato contemporaneo.

Dopo i principi fondamentali, troviamo Diritti e doveri dei cittadini. L’architettura dei

diritti e delle libertà è ispirata e ordinata da due punti di fuga prospettici ART 2 e 3.

Art. 2 diritti inviolabili e doveri inderogabili:

- Protezione dei diritti fondamentali;

- Principio personalista (uomo come persona caratterizzata da bisogni e di

conseguenza da relazioni necessarie a soddisfare questi bisogni);

- I diritti preesistenti allo stato sono riconosciuti come INVIOLABILI;

- La Costituzione afferma espressamente come inviolabili solo 4 dei diritti del

titolo 1. LIBERTA’ PERSONALE, LIBERTA’ DI DOMICILIO, LIBERTA’ E

SEGRETEZZA DELLA CORRISPONDENZA, DIRITTO DI DIFESA. A questi in

realtà se ne aggiungono altri ai quali è riconosciuta l’inviolabilità. Come il

diritto alla vita, alla salute a manifestare il proprio pensiero, ad associarsi…;

- La Corte Costituzionale ha esteso la protezione costituzionale anche ai nuovi

diritti (privacy, identità sessuale, ambiente);

- I DOVERI INDEROGABILI, sono legati ad un valore LA SOLIDARIETA’

ritenuta una dotazione originaria dell’uomo e della sua propensione alla

socialità.

Art. 3 l’uguaglianza

- 1° comma, riproduce la tradizionale concezione liberale dell’uguaglianza in

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e son uguali

senso formale:

davanti alla legge senza distinzione di…”

- 2° comma, afferma il principio dell’uguaglianza in senso sostanziale, in cui la

Repubblica si impegna a rimuovere ostacoli di natura economica e sociale

che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e che limitano lo

sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

- Occorre trattare in maniera eguale situazioni uguali e in maniera

ragionevolmente differenziata situazioni diverse

- Oltre al giudizio di uguaglianza abbiamo il giudizio di non discriminazione,

che vieta le differenziazioni di trattamento.

L’uguaglianza formale

L’uguaglianza formale si traduce nel DIVIETO per il legislatore di introdurre

discriminazioni e di adottare trattamenti irragionevolmente differenziati. I divieti

menzionati nella Costituzione sono quelli della distinzione in base a sesso, razza,

lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. (Uguaglianza di

fronte alla legge)

L’uguaglianza sostanziale

Costituisce una novità senza precedenti. Il compito della Repubblica non è solo quello

di riconoscere tutti uguali davanti alla legge ma anche aiutare coloro che si trovano in

condizioni di svantaggio a poter raggiungere la piena promozione della loro

personalità. Questo termine innovativo giustifica il riconoscimento dei diritti sociali,

quali il diritto al lavoro, i diritti dei lavoratori, il diritto gratuito al patrocinio, il diritto

alla salute e all’istruzione.

L’architettura dei diritti nella costituzione e i loro limiti

civili, etico-sociali, economici, politici

Essa tratta quattro tipologie di rapporti: .

Gli articoli tra 13 e 16 disciplinano i diritti a matrice individuale:

- Libertà personale

- Libertà di domicilio

- Libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di

comunicazione

- Libertà di circolazione sfera pubblica della

Oltre a questi il titolo 1 contiene anche i diritti che attengono alla

vita. Questi sono completati da due previsioni che garantiscono ina tutela particolare

per i diritti di associazione, manifestazione del pensiero e libertà di coscienza, legati

all’ambito religioso.

Due sono le forme principali di garanzia costituzionale delle libertà: la riserva di legge

(vista nel capitolo V) e la riserva di giurisdizione. Secondo quest’ultima ogni atto che

incide sulle libertà non solo deve rinvenire nella legge la sua astratta previsione, ma

deve essere in concreto autorizzata dal giudice.

I singoli diritti costituzionali

Libertà personale libertà personale,

Dopo la solenne affermazione della inviolabilità della seguono

quattro commi che individuano con puntualità le condizioni che permettono allo Stato

E SOLO AD ESSO di limitare la libertà fisica della persona.

In casi eccezionali di necessità i commi 3 e 4 prevedono delle deroghe.

In tali circostanze l’intervento dell’autorità giudiziaria non è necessario prima del

provvedimento restrittivo, ma se successivamente al fine di convalidare gli atti

adottati, cioè al fine di verificarne i presupposti in fatto e diritto.

Il sistema di tutela si completa poi con due ulteriori principi: quello di punire ogni

violenza fisica e morale sulle persone con restrizioni di libertà, e quello di imporre

limiti massimi della carcerazione preventiva.

Libertà di Domicilio

Libertà di domicilio, la protezione del proprio spazio primario di vita è la seconda delle

libertà menzionate nel Titolo 1 sui rapporti civili.

L’art 14 definisce die tipologie di garanzie.

- La prima tipologia prevede il regime ordinario di tutela riguarda ispezioni

perquisizioni e sequestri.

- La seconda (comma 3) introduce una deroga al regime ordinario: “gli

accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità o ai fini

economici e fiscali sono regolati da leggi speciali. Come possiamo notare la

ragione di tali deroghe risiede nella diversità dei diritti che vengono tutelati.

Libertà e segretezza della corrispondenza

L’art 15 Cost. completa la tutela della persona attraverso la sottoposizione ad una

garanzia dei modi con i quali si entra in contatto con altri soggetti specificatamente

individuati.

Esso tutela sotto il profilo soggettivo, due situazioni: quella di chi comunica e del

destinatario che egli individua.

Questa libertà dev’essere intesa sia come DIRITTO DI CIASCUNO DI COMUNICARE CON

ALTRI SOGGETTI, sia come IL DIRITTO DI RICEEVERE, SENZA INTERFERENZE TALI

COMUNICAZIONI.

Quanto agli strumenti di garanzia, l’articolo 15 cost. prevede, al comma 2, una riserva

di legge e di giurisdizione, con particolarità, a differenza delle libertà fino ad ora

esaminate, che in questo caso viene specificato che la legge deve prevedere le

garanzie mediante le quali l’autorità giudiziaria può agire a limitazione di questa

libertà. Per questo la riserva di legge può essere qualificata come rinforzata.

Libertà di circolazione e di soggiorno

È la protezione spaziale della vita della persona si completa con la previsione della

libertà di circolare e soggiornare su tutto il territorio italiano e di espatriare. Tale libertà

concerne la protezione contro quei provvedimenti obbligatori che propongono

semplicemente dei limiti a tale libertà o condizionano a determinati obblighi il diritto di

lasciarlo o tornarvi.

L’articolo è composto poi da altre due disposizioni: la prima prevede che sia

impossibile determinare una restrizione per ragioni politiche, la seconda invece

prevede la libertà all’espatrio, garantita senza alcun limite specifico se non

l’adempimento degli obblighi di legge.

Libertà di riunione e di associazione

Introduce la parte dei diritti civili che hanno come oggetto l’agire di una collettività di

persone. La libertà di riunione è disciplinata dall’articolo 17 cost. in modo alquanto

ampio, essa infatti prevede solamente il requisito che le riunioni si debbano svolgere

in modo pacifico e senza armi. Dunque sono libere le riunioni in luoghi privati ed in

luoghi aperti al pubblico, diversamente accade per quelle in luoghi pubblici, per le

quali occorre dare preavviso, affinché le autorità passano verificare l’esistenza di

comprovati motivi di sicurezza o di incolumità che possano giustificarne il divieto. N.B.

preavviso è differente da autorizzazione.

Anche la libertà di associazione è piuttosto ampia, infatti l’unico sostanziale limite che

viene imposto è quello che i fini perseguiti dall’associazione non siano vietati ai singoli

dalla legge penale.

Segue, molto importante, il diritto a non associarsi. Sono vietate dal comma 2, le

associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente scopi politici

mediante organizzazioni di tipo militare.

La libertà di manifestazione del pensiero

Tale diritto comprende tutte le ipotesi di manifestazione di pensiero orali, scritte ed

espresse attraverso ogni possibile altro mezzo di comunicazione ad una platea di

destinatari indeterminata. L’art.21 dedica massima attenzione alla libertà di stampa, e

in essa la Costituzione individua tre fondamenti che formano l’architettura della sua

libertà:

1. Divieto di sottoporre la stampa ad autorizzazioni o censure.

2. Obbligo di sottoporre la stampa a sequestro “soltanto per atto motivato

dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti o di assoluta urgenza ove non sia

possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria”. Tale atto è legittimo

solamente se eseguito dall’autorità giudiziaria che deve farne denunzia non

oltre le 24 ore. Se tale atto non è convalidato nelle 24 ore successive, il

sequestro è da intendersi revocato e privo di ogni effetto.

3. La possibilità che il legislatore imponga con norme di carattere generale, che

siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Unico limite

esplicito è il buon costume. Esclusi da tale limite sono quelle azioni o fatti che si

esauriscono nella sfera privata o che sono legati alla libertà di espressione

artistica.

Accanto a questi diritti vi è IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE. Dall’art.21 cost. si può

trarre il principio del pluralismo, frutto anch’esso di una lettura combinata di alcuni

articoli. Esso tende ad assicurare effettività alla libertà di manifestazione del pensiero

evitando che possa divenire una prerogativa in capo a pochi soggetti.

I diritti sociali

Analizzando l’art. 2 cost, notiamo che la Costituzione italiana si caratterizza per una

visione della persona titolare dei diritti come di un essere INEVITABILMENTE sociale.

Sono diritti sociali quelle che nascono da bisogni della persona, e che trovano

soddisfazione in quegli ambiti di vita sociale o comunitaria necessari al libero sviluppo

della persona umana, fino a richiedere l’azione della Repubblica laddove sia

necessario rimuovere gli ostacoli che impediscono tale piena e libera soddisfazione. In

molti casi i diritti sociali comportano un intervento dei pubblici poteri che genera

spesa pubblica.

Le norme costituzionali sull’’istruzione sono contenute negli art. 33 e 34. L’art 32

dichiara invece che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto

dell’individuo e interessa la collettività”.

Il diritto alla salute è sia un diritto del singolo, sia un diritto della collettività si pensi

ad esempio al diritto alla salubrità dell’ambiente.

Il diritto alla salute riguarda sia i rapporti tra cittadino e potere pubblico sia i rapporti

tra privati.

I diritti politici

Il titolo IV della prima parte della Costituzione è dedicato ai rapporti politici. Esso

comprende i diritti politici, ovvero quei diritti mediante i quali i cittadini contribuiscono

alla formazione della volontà dello Stato, ma anche i doveri, che sono diretta

attuazione del già richiamato dall’art 2, secondo il quale la Repubblica richiede

l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Il diritto di voto è al tempo stesso definito dalla Costituzione un dovere civico, nel

senso che il suo adempimento non è un obbligo giuridico, ma risponde ad un

sentimento di appartenenza e partecipazione alla vita pubblica. Il diritto al voto spetta

ai cittadini che hanno raggiunto la maggior età e che non sono incapaci civilmente,

moralmente indegni secondo la legge o condannati con sentenza passata in giudicato.

Il voto deve essere: PERSONALE, UGUALE E SEGRETO.

I partiti politici, giuridicamente parlando, sono delle associazioni alle quali l’art. 49

riserva una tutela ulteriore rispetto a quella prevista dall’art. 18 cost. dunque hanno

come elementi di libertà costitutivi gli stessi della libertà di associazione.

Il primo dato che emerge dalla disciplina costituzionale dei partiti, è il diritto di non

iscriversi ad alcun partito, in secondo luogo è il pluralismo dei partiti, attraverso il

quale impedire la minaccia di dar vita a uno Stato monopartitico.

I doveri costituzionali

Nella Costituzione esistono vari riferimenti a doveri dei cittadini. La norma matrice di

molti doveri previsti in Costituzione si trova nell’articolo 2, dove si fa riferimento ai

doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale.

Il primo dei doveri imposti dalla costituzione si trova nell’art.4 comma 2, secondo il

quale ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria

scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della

società.

Altri doveri sono previsti nell’art. 23 Cost. che fissa il principio per il quale nessuna

prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non a base di legge. Il

principio sancito nell’art 23 cost. trova una specificazione immediata in due altre

norme costituzionali: nell’ art. 52 che prevede il “dovere di difesa della patria” e

nell’art 53 che prevede il dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della

propria capacità contributiva.

I titolari dei diritti e dei doveri: cittadini e stranieri

In molti articoli compare la parola cittadino, da cui cittadinanza. Essa è uno status cui

l’ordinamento giuridico connette un insieme di diritti e di doveri.

La Costituzione non disciplina come si acquista questo status, ma afferma che si tratta

di materia riservata alla legge statale e sottratta a quella regionale, oltre ad affermare

che “nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della

cittadinanza, del nome”.

L’acquisto della cittadinanza può avvenire secondo due grandi criteri: lo status soli e lo

ius sanguinis, ovvero diritto della terra e del sangue. Questi due macro criteri sono

bilanciati in maniera diversa nei diversi Stati. La disciplina della cittadinanza:

l’acquisto della cittadinanza italiana avviene secondo due modalità: per volontà o per

diritto naturale.

Per quanto riguarda il FATTO VOLONTARIO, in Italia si hanno molteplici ipotesi:

- Coniuge di un cittadino/a italiano/a che dopo il matrimonio risieda

legalmente da almeno due anni nel territorio italiano, oppure dopo 3 anni se

residente all’estero.

- Lo straniero in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino

al compimento della maggiore età.

- Lo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della

Repubblica (4 per i cittadini UE)

La legge del 1992: consente il mantenimento anche della doppia cittadinanza,

disciplina le cause per cui è prevista la perdita della cittadinanza

Dalla cittadinanza alla nazione

Per Nazione si intende un’entità pregiudica, costruita da una comunità umana

caratterizzata da legami capaci di produrre unità. La nazione etnos fa riferimento a

elementi di tipo materia come la lingua, la religione, la cultura, la storia, la razza, che

esistono a prescindere da ogni aspetto volontaristico.

Secondo l’art. 51, comma 2, la legge può, per l’ammissione a pubblici uffici e alle

cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica,

l’altra norma di rilievo è l’art. 6 benché parli solo di minoranze linguistiche.

La nazione Demos fa invece riferimento all’elemento volontaristico. È costituita da

quei soggetti che manifestano la volontà di vivere insieme, di condividere una serie di

principi e di valori comuni, in altre parole di dar vita ad una unità nazionale.

Da un lato, sotto lo ius sanguinis c’è la volontà di far sì che il popolo coincida con la

nazione etnos.

Al contrario attribuire la cittadinanza a chiunque nasca sul territorio, significa

consentire agli immigrati di seconda generazione di diventare immediatamente

cittadini. Gli ordinamenti ius soli sono, quindi, più aperti dal punto di vista etnico e

coincido con stati che hanno sperimentato una forte immigrazione, come gli Stati

Uniti, Canada, Australia. La Costituzione Economica

La costituzione economica è l’insieme delle norme costituzionali che riguardano la

posizione e le relazioni degli individui, intesi come soggetto economico.

I rapporti economici

Gli articoli su cui apre il titolo III sui rapporti economici sono dedicati alla condizione

dei lavoratori e alle connesse garanzie tipiche della forma di stato sociale. Anche

all’interno dell’economia il perno è la PERSONA, in questo caso alla figura del

lavoratore si debbono garantire le condizioni di vita minimali.

lavoro,

Il trova una posizione fondamentale all’interno della nostra Costituzione, la

quale sottolinea il valore fondante del lavoro inteso come una attività o una funzione

che concorre al progresso materiale o spirituale della società. La tutela non verte

infatti sul lavoro in quanto talee, bensì sulla componente del lavoro che consente

l’espressione della persona umana.

Esso costituisce un diritto ma anche un dovere. Le varie attività lavorative trattate nel

titolo III sono dunque da leggersi innanzitutto nell’ottica PERSONALISTICA.

lavoro dipendente

Il costituente era ben consapevole che nella realtà economica, il

rappresentava l’anello debole della catena lavorativa cui conferire dunque una

favor

maggior tutela. Si percepisce quindi un certo costituzionale per questo tipo di

lavoro che trova nell’articolo dedicato allo sciopero la più manifesta espressione.

L’art.35 comma 2, stabilisce che la Repubblica cura la formazione e l’elevazione dei

lavoratori. Il comma 3 stabilisce invece la promozione di organizzazioni e accordi

internazionali per la tutela del lavoro. L’ultimo comma dell’articolo è invece dedicato

alla libertà di emigrazione.

Parte della dottrina ha infine ipotizzato che esso tuteli anche le situazioni di assenza di

lavoro, situazione economica di svantaggio che trova tutele specifiche nell’articolo 38.

Indirizzi e limiti più specifici per la tutela del lavoro dipendente provengono dall’art. 36

Cost., che costituisce il fondamento costituzionale della legislazione sulle retribuzioni,

sugli orari giornalieri, sui riposi e le ferie, rappresentanti dunque la norma basilare

dello statuto giuridico del lavoratore. Le garanzie del lavoratore non sono quindi legate

solamente alla retribuzione, bensì anche alla salute e lo sago.

Secondo la Costituzione, al lavoratore deve essere garantita una retribuzione

proporzionata al lavoro. Tale criterio avviene tramite il criterio minimo della sufficienza

e dal criterio ragionevole della proporzione. In modo da consentire alla famiglia di

vivere liberamente e dignitosamente. L’altro riflette l’ottica tipica dei rapporti

SINALLAGMATICI, cioè quei rapporti contrattuali in cui le parti si scambiano beni

reciprocamente.

Il limite minimo della sufficienza conferma una dimensione non solo contrattuale, ma

anche sociale del lavoratore.

L’art. 37 Cost. sempre nell’ambito della tutela del lavoro subordinato, ha per

destinatari due categorie particolarmente vulnerabili: le donne e i minori. La

previsione di condizioni di tutela specifiche per costoro si giustifica in base all’obiettivo

dell’uguaglianza sostanziale. Questo articolo ribadisce dunque che la donna

lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro la stessa retribuzione dell’uomo.

Prescrive inoltre che le condizioni di lavoro devono consentire alla donna lavoratrice

l’adempimento della sua essenziale funzione famigliare.

L’ultimo articolo del titolo II dedicato al rapporto tra diritti economici e sociali è l’art.

38 cost in esso la connessione fra i due tipi di diritti emerge in modo particolarmente

accentuato. Tale articolo introduce l’esistenza della sicurezza sociale in un’ottica

solidaristica. Ciò che viene preso in considerazione è la persona, intesa in modo

esistenziale come soggetto che al di là dell’apporto dato, ha diritto a un’esistenza

libera e dignitosa, in virtù del combinato principio personalista, di quello solidaristico e

di quello dell’uguaglianza sostanziale.

L’art. 38 integra anche misure previdenziali e assistenziali per i cd. “disoccupati

involontari”.

L’aspetto più rilevante della previdenza è l’attribuire il diritto a una pensione adeguata

(proporzionata alla retribuzione durante l’attività lavorativa, ma al contempo

imponendo una soglia minima)

Strumenti di tutela e di partecipazione dei lavoratori, gli art. 39, 40 e 46 Cost

riconoscono ai lavoratori anche il diritto a partecipare alla politica economica o alle

scelte aziendali. In particolare i primi due riconoscono ai lavoratori il diritto di

organizzazione sindacale e il diritto di sciopero.

L’art. 39 Cost. sui sindacati è uno degli esempi più significativi di dissociazione tra una

previsione costituzionale e la sua evoluzione.

libertà sindacale,

La infatti, deve anch’essa essere vista come libertà della persona, il

cui esercizio è finalizzato a correggere le asimmetrie tra forze economiche. Si tratta

dunque di un diritto di partecipazione alle scelte economiche e di politica del lavoro.

L’inattuazione della registrazione dei sindacati ha comportato numerosi problemi

relativamente all’efficacia dei contratti collettiva. Essi servono per stabilire una

regolamentazione minima del rapporto del lavoro, che i contratti aziendali e individuali

dovranno rispettare.

La dottrina ha in prevalenza ricondotto tali atti all’autonomia contrattuale privata.

L’idea attuale è quella che tali contratti riguardino solamente i soggetti legati

all’associazione stipulante.

È ormai evidente che i contratti, aventi originariamente valenza inner partes hanno

ora valore erga omnes. Essendo venuta meno la registrazione dei sindacati, il criterio

che per lungo tempo ha prevalso nell’accreditamento dei sindacati alla contrattazione

è stato quello della maggiore rappresentatività.

Rispetto alla contrattazione collettiva, la concentrazione si concretizza nella

negoziazione sui contesti macroeconomici, piuttosto che sulle clausole contrattuali.

Innestandosi nel procedimento di formazione delle scelte di politica economica, i

sindacati entrano come attori politici, fino ad incidere, sin dall’inizio della vita

repubblicana e in maniera non prevista dai costituenti, sulla legislazione statale.

L’art. 40 Cost., riconosce il diritto di sciopero, ovvero il diritto all’astensione collettiva

dal lavoro finalizzata al conseguimento di un comune interesse dei lavoratori. Al

contrario non è riconosciuto il diritto di serrata per i datori di lavoro. Tale scelta di

giustifica con l’asimmetria dei ruoli tra datore di lavoro e dipendenti con l’asimmetria

degli effetti fra sciopero e serrata. Secondo l’art 46 Cost. i lavoratori hanno diritto di

collaborare nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge alla gestione aziendale.

L’articolo in questione rappresenta uno stretto grado di parentela con l’art. 39, pur

rimanendo minore rispetto al 39conserva la sua importanza. La sua subordinazione

rispetto al 39 è dovuta principalmente a due motivi, il primo è la scomparsa dei

consigli di gestione, il secondo è l’affermarsi del modello sindacale.

Impresa, proprietà e risparmio

Alla base del modello economico trattato nella costituzione, c’è il diritto di iniziativa

economica e diritto di proprietà. I due articoli 41 e 42 cost. sono stati visti sia in chiave

liberale che socialista. Quindi: alla base dei due diritti economici vi era la convinzione

che né il mercato potesse autonomamente garantire l’esercizio universale di tali diritti,

né che la soluzione opposta della collettivizzazione della proprietà o impresa potesse

risultare efficace. L’obiettivo del costituente era quello di consentire a tutti gli italiani

una elevazione spirituale e materiale anche attraverso l’esercizio dei diritti economici,

secondo gli art. 2 e 3.

Le libertà economiche sono dunque strumenti per la promozione della persona.

L’art. 41 Cost. riconosce la libertà di iniziativa economica, in senso ampio come

attività di impresa, come pure ogni attività occasione di chi utilizza la ricchezza per

produrre nuova ricchezza. L’attività non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale

e non deve recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.

È questo uno dei passaggi che più di altri hanno giustificato l’intervento dello Stato in

economia.

Il comma 3 dell’articolo affida alla legge la determinazione dei controlli e dei

programmi, affinché l’attività economica pubblica o privata sia indirizzata e coordinata

ai fini sociali. Questo tipo di controllo da parte dello Stato è tipica di un’economia

mista e dirigista in cui lo Stato può permeare ed influenzare le scelte di privati. In

sintesi, al Costituente interessa che l’iniziativa concorra alla ricchezza materiale e

spirituale del paese. Degli interventi così marcati possono sembrare al giorno d’oggi

troppo invasivi, tuttavia fra le righe dell’articolo possiamo leggere alcuni principi

ritenuti fondamentali per il mercato unico, come il diritto di proprietà e la libertà

contrattuale, senza i quali l’iniziativa economica non potrebbe essere esercitata.

L’articolo 43 si pone in continuità logica con le previsioni dell’art. 41 consentendo la

riserva originaria, o i trasferimenti allo Stato, a enti pubblici o a continuità di lavoratori

o utenti di determinate imprese o categorie di imprese.

L’intervento pubblico nell’economia ha storicamente seguito anche un’altra via: quella

di creazione di enti pubblici incaricati ad acquisire e gestire partecipazioni in società

private.

La proprietà individuata come pubblica o privata è riconosciuta e garantita dalla legge,

allo scopo di assicurarne, appunto la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Il

diritto di proprietà, insomma non è un diritto assoluto né inviolabile, ma graduabile a

seconda della sua funzione.

La tipologia più rilevante di limitazione è costituita dall’espropriazione. Essa è possibile

in 3 diverse situazioni:

- Presenza di un titolo espropriativo

- Sussistenza di un interesse generale che deve essere esplicitato per legge

- Obbligo di indennizzo

Di una particolare proprietà privata, quella terriera, tratta specificatamente l’art 44. In

questa tipologia di proprietà è stata fatta una distinzione riguardante le attività

agricole e non.

La costituzione dedica inoltre un articolo, il 47, ad una forma particolare di proprietà: il

risparmio. Esso viene ritenuto una modalità di garanzia degli investimenti, e uno

strumento di distribuzione della proprietà e della ricchezza.

Un altro modo di fare impresa: cooperative e artigiani

La Costituzione prevede anche una sorta di terza via tra i due popoli del dirigismo

economico e del libero mercato, basati sulla formula cooperativa e sull’artigianato.

La cooperativa rappresenta un’ipotesi specifica di partecipazione e gestione dei

lavoratori dell’impresa. L’art. 45. Riconosce la funzione sociale della cooperazione a

carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

In esse è centrale l’elemento personale, a fronte di una minore rilevanza di quello

patrimoniale, perché tale modello sia rispettato, la costituzione richiede la presenza di

due elementi: il carattere di mutualità e l’assenza di fini di speculazione privata. Un

altro modello di iniziativa economica a cui la Costituzione riconosce una posizione di

favore è l’azienda artigiana (apporto lavorativo viene dai titolari dell’impresa, che sono

al tempo stesso gli artigiani che vi lavorano).

Il fisco e la finanza pubblica

Gli art. 23, 53 e 119 formano quella che viene definita la COSTITUZIONE FISCALE. Essa

è quella parte della costituzione economica che va ad incidere sul patrimonio dei

soggetti, spostando flussi finanziari da essi verso lo Stato, con finalità di contribuzione

alla spesa pubblica.

La costituzione fiscale, diviene il punto di snodo tra la costituzione economica e

sociale.

L’art. 23 Cost., come anticipato nel Cap IV, pa. 5, prevede che lo stato possa imporre

al cittadino sia l’obbligo di prestazioni personali sia di prestazioni patrimoniali.

La prestazione patrimoniale si giustifica nell’ottica solidaristica. La riserva di legge

sarebbe garanzia che le modalità di distruzione dei carichi impositivi siano effettuate

in seguito a una ponderazione in parlamento.

L’art. 119 riconosce espressamente una autonoma capacità impositiva delle regioni,

salva la competenza dello stato a fissare i principi fondamentali del coordinamento

tributario. I tributi si dividono in tributi regionali e locali.

Per evitare un’eccessiva disparità, l’articolo prevede un conto perequativo statale per i

territori con minore capacità fiscale per abitante e di risorse aggiuntive statali se

necessarie.

L’art. 53 Cost. completa la costituzione fiscale ed esplicita l’obbligo di contribuzione

come categoria delle prestazioni patrimoniali.

Quello di concorrere alle spese pubbliche è innanzitutto ritenuto dal costituente un

dovere, da esercitare secondo due parametri: la capacità contributiva e il criterio della

progressività.

capacità contributiva

Con è intesa: forza economica del contribuente che genera

progressività,

ricchezza, la quale in parte deve rimanere in suo possesso. Per invece, si

intende il rapporto di parte a tutto tra la quota destinata all’erario e quella destinata a

rimanere al contribuente. Si tratta di un principio non di giustizia formale, ma di

giustizia tributaria, riconducibile alla solidarietà collettiva.

Solo un controllo di ragionevolezza consente di determinare l’adeguatezza.

La costituzione economica come norma sugli obbiettivi: l’adeguamento del dettato

costituzionale alle evoluzioni economico finanziarie e al diritto europeo

Il costituente non ha inteso di scegliere un modello economico preciso, quanto

piuttosto garantire l’obiettivo finale fissato dal principio personalista col principio di

uguaglianza sostanziale.

Proprio un tale rapporto flessibile tra l’intervento pubblico e libera iniziativa economica

è stato ciò che ha permesso alla nostra costituzione di restare coerente e

immodificata, nonostante lo sviluppo di un diritto dell’economia internazionale e

comunitario. Fino agli anni ’90, lo Stato è intervenuto con vigore sia in maniera diretta

che indiretta.

Gli interventi diretti, erano attuati da un singolo ministero, il quale si occupava

principalmente delle partecipazioni statali.

Tra agli interventi indiretti invece, si annoverano innanzitutto i finanziamenti che

consistevano in contributi a fondo perduto. In generale qualsiasi forma di

programmazione è un modo di intervento indiretto, così come ogni attività di

pianificazione e indirizzo.

In definitiva il condizionamento pubblico del mercato rappresentò il frutto di precise

scelte di politica economica, dettate dalla cultura politica, dalla situazione economica

e dallo spirito “welfarista”.

L’adesione al trattato CEE hanno fatto virare la Costituzione economica dell’Italia

verso la forma del NEOLIBERISMO. Strumentali a questo obiettivo sono le quattro

libertà: di circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali.

libertà di concorrenza

La diviene una nuova pietra miliare della Costituzione

economica, creando un sistema economico assai regolato, ma in un senso differente a

quello conosciuto.

Da un lato, il divieto degli aiuti di stato e l’obbligo di apertura al mercato hanno posto

la questione della compatibilità dei monopoli pubblici e degli interventi indiretti dello

Stato.

D’altra parte, i principi di rigore finanziario, introdotti dall’Europa hanno imposto un

risanamento dei conti pubblici e un controllo dell’equilibrio finanziario che hanno

obbligato gli Stati con un grande disavanzo, a cercare di fare cassa anche attraverso la

cessione delle proprie partecipazioni azionarie.

L’inglobamento della politica monetaria ha chiuso infine la possibilità per gli stati di

utilizzare la leva inflazionistica per abbassare nominalmente i debiti. Le scelte di

politica monetaria, sono sottratte alla competenza degli stati dell’UE.

La privatizzazione degli enti pubblici economici e la liberazione dei mercati hanno

dunque rappresentato una necessità per il risanamento pubblico ma anche un obbligo

nei confronti del sistema comunitario.

Le regole comunitarie chiedono sempre maggior spostamento del ruolo delle autorità

pubbliche in economia da una funzione di programmazione e intervento diretto ad una

funzione regolata ed arbitrale.

Questo è il modo scelto dall’UE per realizzare un giusto equilibrio tra benessere sociale

e libertà economica, a patto che vengano comunque tutelati i principi supremi.

La conferma di questa impostazione viene dal valore costituzionale: il principio di

SUSSIDIARIETA’.

Tale principio giustifica l’intervento pubblico nell’economia solo se e fino a dove è

necessario ad aiutare gli altri individui nel loro sforzo di costruire una società

sviluppata. La sussidiarietà è il criterio di individuazione di quel giusto equilibrio che

spesso è stato definito come MODELLO MISTO.

Le forme di Governo

Definizione

Forma di governo indica le modalità con le quali la funzione di indirizzo politico è

ripartita tra gli organi costituzionali e le relazioni che intercorrono tra questi.

Funzione di indirizzo politico s’intende la determinazione delle finalità da perseguire

da parte dei poteri pubblici in un preciso momento storico.

Negli Stati provvisti di una Costituzione rigida non si tratta di una funzione libera. Dalla

definizione si evince che la forma di governo è strettamente legato a quello di forma di

Stato.

Un modello storico: la forma di governo costituzionale pura

La forma di governo costituzionale pura prevede una netta separazione dei poteri: al

re e al suo Governo spetta il potere esecutivo, al Parlamento il potere legislativo, alla

magistratura il potere giudiziario.

La forma di governo parlamentare

Deriva da quella costituzionale pura, il Governo è legato al Parlamento da un rapporto

di fiducia. La fiducia passa da re e ministri a Governo e Parlamento. Il governo aveva

una doppia fiducia essendo legato sia al Parlamento che al re (forma di governo

parlamentare dualista). La forma di governo parlamentare monista si basa sul

concetto di “il re regna ma non governa”.

Agli inizi del XX secolo il Parlamento era il luogo dove si proiettava il conflitto sociale e

divenne sempre più difficile assicurare stabilità governativa. Si arrivò alla

razionalizzazione scrittura nella Costituzione delle regole sul rapporto di fiducia che

si erano sviluppate soltanto nella prassi.

Germania e Spagna hanno valorizzato la figura del primo ministro o cancelliere, l’unico

destinatario della fiducia che propone la nomina e la revoca dei ministri al capo dello

cancellierato premierato.

Stato. Forma di governo definita o Per assicurare la stabilità

dell’Esecutivo è prevista la mozione di sfiducia costruttiva parlamento può votare la

sfiducia al primo ministro solo se ne elegge contestualmente un altro.

Forma di governo neoparlamentare

Forma di governo basata sulla elezione diretta del vertice esecutivo, al contempo

vincolato dal rapporto di fiducia con l’assemblea legislativa. Vertice dell’esecutivo e

assemblea legislativa sono legati dal principio che se uno dei due viene meno, l’altro è

aut simula

costretto a dimettersi e si torna a votare contestualmente per entrambi (

stabunt, aut simila cadent). È stato adottato in Italia prima nei comuni e nelle province

e poi per le regioni (1995)

Forma di governo presidenziale (USA)

Introdotta negli Stati Uniti d’America alla fine del XVIII secolo, il Presidente della

Repubblica non è solo a capo dello Stato ma anche a capo del governo. Esecutivo è

quindi monocratico, anche se il Presidente si avvale dei segretari di Stato che non

rispondono al Parlamento ma solo al Presidente (può nominarli e revocarli). Il

Presidente che detiene il potere esecutivo rende superfluo l’istituto della fiducia tra

Governo e Parlamento (quest’ultimo ha poter di inchiesta). Il Presidente, il

vicepresidente e tutti i titolari di cariche pubbliche possono essere messi in stato di

accusa dal Congresso tramite l’impeachment. Non ha valenza penale ma è volto

esclusivamente alla destituzione dall’ufficio. Le nomine che il Presidente può compiere

sono soggette a ratifica da parte del Senato che può incidere profondamente sulle

scelte del Presidente. Uno dei meccanismi attraverso i quali il Presidente può influire

sull’esercizio delle funzioni del Congresso è il veto presidenziale sulle leggi.

Forma di governo semipresidenziale (Francia)

Prevede l’esistenza di un Presidente e di un Governo responsabile davanti al

Parlamento, e ciò comporta un carattere bicefalo del potere esecutivo.

Forma di governo direttoriale (Svizzera)

La caratteristica principale è l’assenza di figure monocratiche di rilievo costituzionale e

la divisione di potere politico tra un Parlamento eletto e un Governo che svolge sia le

funzioni di Esecutivo che di capo dello Stato. In Svizzera accanto al Parlamento eletto

a suffragio universale vi è un direttorio composto da sette membri che vengono eletti

al Parlamento ma non sono da questo revocabili.

Sistemi elettorali e forme di governo

Legame fondamentale tra le forme di governo e i sistemi politici che a loro volta sono

profondamente influenzati dalle diverse legislazioni elettorali, e la parte centrale di

quest’ultimo è il sistema elettorale meccanismo volto a trasformare i voti in seggi.

I sistemi elettorali si dividono in maggioritari e proporzionali:

Maggioritario chi ottiene più voti all’interno della circoscrizione conquista tutti

 

i seggi assegnati alla circoscrizione stessa. Oltre ai sistemi a turno unico vi sono

quelli a doppio turno. Se la percentuale richiesta non viene raggiunta, si effettua

una seconda votazione, detta ballottaggio. Il sistema maggioritario consente di

individuare una chiara maggioranza politica;

Proporzionale prevedono circoscrizioni più grandi, i seggi sono attribuiti alle

 

liste in proporzione ai voti ottenuti. Assicura una tendenziale corrispondenza tra

l’organo elettivo e la volontà popolare espressa dai voti. In assenza di una

maggioranza chiara, è necessario formare governi di coalizione.

sistemi misti.

Per minimizzare i difetti di entrambi sono stati elaborati I correttivi più

utilizzati sono la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza.

Forma di governo regionale e locale

La riforma costituzionale ha lasciato aperte alle regioni due possibili opzioni. Se la

regione sceglie l’elezione diretta del presidente della giunta, deve obbligatoriamente

dell’aut simula stabunt, aut simul cadunt.

accettare la regola Se la regione opta per

l’elezione indiretta del presidente e dell’esecutivo regionale, la forma di governo

rimane nell’alveo di quella parlamentare. Tutte le regioni attualmente hanno adottato

la prima soluzione.

Organi necessari della regione sono il presidente, la giunta e il consiglio.

Circuito della decisione politica

Intro

Nello Stato costituzionale il principio di separazione dei poteri si sviluppa attraverso

due distinti circuiti: circuito della decisione politica e quello delle garanzie. Il primo è il

processo attraverso il quale la funzione di indirizzo politico si forma e si attua. Fanno

parte del circuito il Parlamento e Governo, nonché il Presidente della Repubblica. Per

perseguire il proprio indirizzo politico il Governo si avvale dell’amministrazione

pubblica statale.

Parlamento

È l’organo legislativo dello Stato italiano, costituito da due assemblee la cui funzione

principale è quella legislativa. La nostra Assemblea ha optato per un sistema

bicamerale di tipo perfetto. Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del

Senato della Repubblica. Due camere elette a suffragio universale diretto, dotate di

pari funzioni, ma composizione diversa: 630 deputati, 315 senatori, + 5 senatori a

vita. Inoltre per la Camera bisogna essere 18enni per l’elettorato attivo e 25enni per

quello passivo; per il Senato invece 25enni per l’elettorato attivo e 40 per quello

passivo. Infine la Camera è eletta su base nazionale, il Senato su base regionale.

L’organizzazione e il funzionamento è lasciata ad altre fonti (regolamenti

parlamentari). I costituenti optarono per una disciplina costituzionale agile, perciò

ciascuna delle due assemblee elettive deve dotarsi di un proprio regolamento. La

Costituzione stabilisce direttamente alcuni principi circa l’organizzazione e il

funzionamento delle Camere. Ciascuna Camera dura in carica 5 anni, il PdR può

scegliere anticipatamente le Camere e possono essere anche prorogate ma soltanto in

caso di guerra. Netta la differenza tra la proroga, prevista in tale norma, e la

prorogatio serve per evitare discontinuità nel periodo che intercorre tra lo

scioglimento delle Camere e le nuove elezioni. Vengono quindi prorogati i poteri delle

precedenti Camere (ma in modo limitato). La Costituzione indica anche un numero

minimo di sedute ordinarie e la possibilità per ciascuna Camera di riunioni

straordinarie. Infine essa prevede il principio della pubblicità delle sedute (Parlamento

è l’unico che agisce in modo realmente trasparente).

In Assemblea è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti per la

validità delle sedute, mentre le decisioni sono assunte con la maggioranza dei


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zakaria.g97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Simonati Anna.

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