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Riassunto esame Diritto Pubblico, prof. Siclari, libro consigliato Il presidente della Repubblica nelle recenti esperienze costituzionali, autore Siclari

Riassunto per l'esame di Diritto pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Siclari: Il presidente della Repubblica nelle recenti esperienze costituzionali, dell'università degli Studi di Roma3 - Uniroma3. Scarica il file in PDF !

Esame di Diritto pubblico docente Prof. M. Siclari

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Repubblica e Corte Costituzionale sono state sottoposte ad una inedita tensione, si pensi al

pressing che hanno dovuto subire in occasione della promulgazione di talune leggi o giudizi

aventi ad oggetto controversie ad alto grado di politicità.

Per quanto riguarda il Capo dello Stato, non sono mancati i tentativi di stravolgerne la figura,

come per esempio la proposta, bocciata, di sottrarre alcuni atti alla controfirma ministeriale,

ovvero allo svuotamento di qualsiasi discrezionalità dell’atto di scioglimento delle Camere per

referendum.

come è disciplinato dalla riforma costituzionale sulla quale si terrà il prossimo

Si colloca in questo tema l’intervista dell’on.Fassino, che era alla ricerca di un modo per far

super partes

apparire ai grandi elettori dell’opposizione la candidatura dell’on.D’alema alla

Presidenza della Repubblico. “Non siamo una Repubblica presidenziale né lo dobbiamo

In primo luogo, una contraddizione:

diventare. Ma è essenziale che il prossimo presidente svolga un ruolo di garanzia e coesione” .

Non essere una Repubblica presidenziale non vuol dire che il Presidente non abbia ruolo di

rappresenta l’Unità

garante, anzi, a rileggere la carta costituzionale si scopre che il Presidente “

nazionale” (art.87)

Fassino indica poi quattro punti fondamentali:

“l’assicurazione che se il governo di Prodi dovesse entrare in crisi si tornerà a votare”

1) “Da capo del Csm, un presidente che eserciti la funzione di garanzia operando per

2) evitare ogni cortocircuito tra giustizia e politica”

“Sulle grandi scelte di politica estera un presidente che favorisca la massima intesa

3) possibile”

“All’indomani del referendum che boccerà la revisione costituzionale della destra, si

4) riprenda un confronto tra le forze politiche sulle istituzioni”

A proposito del punto 1 va detto che lo scioglimento delle Camere dipende dalla verifica

dell’incapacità delle stesse ad esprimere un governo, non da un presunto mandato imperativo

che gli elettori avrebbero affidato allo stesso.

Sul punto 3 si può osservare che il Presidente della Repubblica non concorre alla

determinazione della politica estera, che dovrebbe essere rimessa alle scelte governative.

3. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E I RAPPORTI CON IL POTERE

GIUDIZIARIO

Pur se appare più producente classificare le attribuzioni del Capo dello Stato con riferimento ai

poteri cui si riferiscono, occorre grande cautela, giacché anche tale criterio non appare del

tutto soddisfacente.

I poteri del Presidente della Repubblica sono ritenuti essere destinati ad incidere sulla funzione

giurisdizionale, ovverosia il potere di grazia e quello di presiedere il Consiglio Superiore

della Magistratura.

Non convincono altre ricostruzioni per cui si fa rientrare nel novero dei poteri presidenziali la

nomina di cinque giudici costituzionali, senza tener conto della posizione di estraneità della

Corte nei confronti del potere giudiziario.

Più problematica risulta la collocazione o meno dei decreti presidenziali che decidono i

ricorsi straordinari contro gli atti amministrativi tra gli atti del Presidente della Repubblica

incidenti sull’esercizio della giurisdizione. rimedi amministrativi

Tali atti sono normalmente qualificati come e come tali ritenuti estranei.

Tuttavia le decisioni sui ricorsi straordinari hanno acquistato sempre più carattere

giurisdizionale e non solo per l’affinità di forme che la fase dinanzi al Consiglio di Stato ha

obbligatorio ma non vincolante,

assunto. Sebbene il parere poteva considerarsi non vi è mai

stata una delibera del Consiglio dei ministri contraria al parere.

La conformazione assunta nel tempo dall’istituto consente di considerare il decreto che decide

sui ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica come suscettibile di incidere sulla funzione

giurisdizionale, anche se si tratta di un atto dovuto, destinato a conferire veste formale alla

decisione preliminare del Consiglio di Stato.

Il potere di grazia “eccezionale strumento

Oggigiorno ci si riferisce alla considerazione della grazia come

destinato a soddisfare straordinarie esigenze di natura umanitaria”, che ha trovato però ben

presto una smentita nell’uso che, nell’agosto 2007, ha fatto Giorgio Napolitano di tale

prerogativa, ovverosia nei provvedimenti clemenziali adottati a favore di alcuni altoatesini

condannati per reati di terrorismo.

Consentire al Presidente della Repubblica di usare questo potere anche per ragioni che

prescindano del tutto da quelle meramente umanitarie cui la sentenza pretenderebbe di

favor libertatis.

confinarne l’esercizio è espressione di un maggior

La Costituente attribuì al Presidente della Repubblica la grazia assieme alla titolarità formale

amnistia e indulto,

degli altri atti clemenziali, poi cancellata dalla riforma dell’art.79 – in

omaggio alla tradizione che assegnava ai sovrani l’esercizio della clemenza. La grazia è un

tutte (ad personam)

potere destinato ad incidere su le funzioni dello Stato, giacché interrompe

l’attuazione di una legge, fa esaurire determinati effetti di una condanna penale, impedisce

l’ulteriore esecuzione della pena.

È proprio dall’interferenza con le attribuzioni del legislativo, giudiziario e esecutivo, che nasce

l’ambiguità tante volte sottolineata, della natura dell’atto di grazia.

L’esercizio del potere di grazia è ammissibile solo coinvolgendo i vari titolari delle attribuzioni

con le quali interferisce il potere stesso. Pertanto il potere di grazia dovrebbe trovare una

collocazione a sé stante.

La presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura

L’unico potere presidenziale suscettibile di essere qualificato inequivocabilmente come rivolto

alla giurisdizione è quello di presiedere l’organo di autogoverno dei giudici.

fine

Il di tale conferimento è di garantire l’indipendenza della magistratura rispetto gli altri

poteri dello Stato e di ricondurre l’ordine giudiziario nell’unità complessiva della nazione.

Il Presidente è chiamato dunque a svolgere una funzione di garanzia nei riguardi dei rapporti

tra potere politico e potere giudiziario. Oggi la seconda fase dell’esperienza repubblicana

nazionale, quella emersa dal passaggio dal sistema elettorale proporzionale ad altri, più o

meno accentuatamente maggioritari, si manifesta con maggiore evidenza.

Gli stili di Presidenza del CSM sono fortemente condizionati dallo stile che ciascun Presidente

adotta durante il suo settennato. Dalla costituzione del CSM fino ad oggi, il Presidente ha

esercitato solo parzialmente il complesso di poteri che implica la sua carica, sia per le ampie

deleghe di cui sono stati investiti i Vice Presidenti, sia per la mancata utilizzazione dei poteri

stessi. Inoltre, per prassi, si astiene anche dal voto.

Leone

Durante il mandato esplose la violenza terroristica che, nel corso della Presidenza Pertini,

sarebbe giunta a colpire anche un vicepresidente del CSM in carica. È proprio a partire dalla

Presidenza Pertini che cominciano a registrarsi interventi più incisivi sull’andamento dei lavori

del Consiglio. Pertini impedì, nel 1984, che il Consiglio si “pronunciasse su iniziativa del

Presidente del Consiglio Craxi.

Il confronto tra Capo dello Stato e CSM negli anni successivi avrebbe trovato nuovi motivi di

frizione durante il mandato di Francesco Cossiga, per la volontà del Presidente di dare un

“assenso sostanziale” all’ordine del giorno del Consiglio. In quel caso si ritirò la delega al Vice

Presidente, il Presidente decise di partecipare a tre sedute ordinarie del CSM, votando in

almeno un caso per il conferimento di un incarico diretto.

Il controllo sulle leggi e sugli atti equiparati in tema di giustizia

Si può dire che le funzioni svolte in qualità di Presidente del CSM sono state tese ad evitare che

il Consiglio invadesse sfere di competenza spettanti ad altri poteri dello Stato.

Ciò vale in particolare per i poteri esercitabili in sede di promulgazione delle leggi e di

emanazione di atti legislativi del governo, che sono andati intrecciandosi con l’uso di poteri

informali, durante la loro approvazione e dopo l’atto di promulgazione o di emanazione.

I poteri informali

Nella prassi delle ultime due presidenze vanno tenuti presenti i poteri informali, distinti dalle

ormai tradizionali “esternazioni”, ovverosia gli interventi di moral suasion, nel corso di

approvazione delle leggi, sia quelli di motivazione dissenziente di leggi appena promulgate.

In proposito, non manca chi richiede un più frequente uso del potere di rinvio, ad esito del

controllo svolto in sede di promulgazione piuttosto che l’attivazione di procedure informali.

Ciò non vuol dire che siano state taciute perplessità nei confronti di singole iniziative o

pronunce giudiziarie. Ad esempio può essere ricordata la reazione a seguito della condanna


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betty99

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze politiche e delle relazioni Internazionali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher betty99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Siclari Massimo.

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