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Riassunto esame Diritto pubblico, prof. Florenzano

Riassunto per l'esame di Istituzioni di diritto pubblico [25844], basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Florenzano Damiano: Lineamenti di diritto pubblico, G. Falcon. Gli argomenti trattati sono i seguenti: L’ordinamento giuridico; Lo Stato; La Costituzione; Gli organi costituzionali e di rilievo costituzionale. Organizzazione e poteri... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. D. Florenzano

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

Sono provvedimenti di clemenza adottati per ragioni celebrative o di pace. Con

amnistia si dispone che un fatto, penalmente illecito al tempo, non abbia più efficacia

penale. Con indulto invece non si incide sull’efficacia penale del reato, ma si dispone

una riduzione della pena per ragioni di politica penitenziaria.

L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi

dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale

La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro

applicazione.

In ogni caso l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi

successivamente alla presentazione del disegno di legge.

• Art. 80, Leggi di autorizzazione ratifica dei trattati internazionali;

Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di

natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni

del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

• Art. 81, la legge di bilancio;

“lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del

L’articolo stabilisce che

proprio bilancio”. Esso abilita gli organi statali a riscuotere le entrate e a disporre le

le Camere ogni anno approvano con legge il

spese. L’articolo 81 dispone inoltre che “

bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo ”; che l’esercizio provvisorio

“non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori

del bilancio

complessivamente a quattro mesi”; “ogni altra legge che importi nuove o

che

maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte ”. Il ricorso all’indebitamento è

legittimato al verificarsi di eventi eccezionali, previa autorizzazione delle Camere

adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.

Le riserve di legge.

Si distinguono vari tipi di riserva di legge:

• riserva di legge ordinaria: la materia può essere disciplinata dalla legge e da

atti aventi forza di legge. In base al contenuto si parla di riserva:

assoluta: la materia deve essere regolata integralmente dalla legge. Ad

o esempio l'art. 13.2, Cost. ammette restrizioni della libertà personale nei

soli casi e modi previsti dalla legge;

relativa: i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo la discrezionalità

o dell'esecutivo, che però potrà intervenire dettando la disciplina di

dettaglio con propri regolamenti;

rinforzata: riserve, assolute o relative, dove la Costituzione pone dei

o limiti alla discrezionalità del legislatore, predeterminando alcuni dei

contenuti che la legge deve avere.

• riserva di legge formale: Le riserve di legge formale quando la Carta

costituzionale prevede che un certo oggetto debba essere disciplinato dalle

Camere; mentre non possono farlo atti aventi forza di legge, come decreti legge

o decreti legislativi, del governo.

La funzione politica si concretizza nel fatto che questa tipologia di legge richiede

espressamente di essere disciplinata dalle Camere, lasciando fuori dal procedimento il

Governo.

-Legge meramente formale è un'espressione prevista dalla Costituzione per

catalogare quelle leggi che non possiedono un contenuto normativo e che non

innovano alcuna materia (es: legge di bilancio).

-Legge-provvedimento non ha contenuto dispositivo ma provvedimentale in

relazione a un caso specifico. Queste leggi sono attentamente scrutinate per evitare

che si presenti qualche vizio di legittimità.

Il ruolo dell’organo.

Legittimazione politica:

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• Funzione normativa: oltre a quella ordinaria (legislativa), il Parlamento è

l’organo che e deputato ad assolvere il compito di riformazione costituzionale al

quale possono eventualmente partecipare soggetti esterni al Parlamento

(referendum). Comprende poi quelle organizzazioni interne che assolvono

funzioni di inchiesta e di indagine;

• F. di reclutamento: il Parlamento è essenziale per la formazione del Governo;

• Funzione di I.P. (indirizzo politico) con atti normativi e non: riguarda tutte

quelle decisioni assumibili dal Parlamento in merito all’ambito politico. Questa

funzione si realizza appunto mediante l’applicazione di atti normativi e non

normativi.

• Funzioni di controllo e di garanzia costituzionale: le riserve di legge sono

un esempio di garanzia costituzionale che il Parlamento può applicare.

2.Il Governo. Formazione, poteri, organizzazione.

La Costituzione contiene delle disposizioni che delineano un profilo generale del

Governo negli artt. 92-96:

• Art. 92, Cost.; “il Governo della Repubblica è composto del Presidente del

Secondo la Costituzione:

Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri ”. Il Presidente

“nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di

della Repubblica poi

questo, i Ministri.”

• Art. 93, Cost.;

Questi, prima di assumere le funzioni, presta giuramento nelle mani del Presidente

della Repubblica.

• Art. 94, Cost.;

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per

ottenerne la fiducia, se non la ottiene deve dimettersi.

• Art 95, Cost.;

“Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è

responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e

coordinando l'attività dei Ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e

individualmente degli atti dei loro dicasteri.”

I primi due commi sono un po’ una forzatura poiché se ne sottolineano i compiti e le

responsabilità; ma in realtà il Consiglio ha un mero potere di indirizzo politico.

Art. 96, Cost.;

“Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono

sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione

ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei

deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

• La Legge 400/88;

La lista dei poteri dei vari organi componenti il Governo (Ministri e Presidente) non

sono comprese nella Costituzione, ma trovano previsione esplicita nella legge 23

Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza

agosto 1988, n. 400,

del Consiglio dei Ministri.

Il PdCM, come espressione del Governo o, come dice la legge, «a nome del

Governo», comunica alle Camere la composizione del Governo ed ogni eventuale

mutamento, pone le questioni di fiducia, presenta alle Camere i disegni di legge

governativi, richiede la rimessione alla Camera di un disegno legge assegnato alla

commissione deliberante, controfirma i decreti del Presidente della Repubblica relativi

agli atti con forza di legge ed agli altri atti per i quali è intervenuta la deliberazione del

Consiglio. Il Presidente compie poi molti atti relativi all'organizzazione governativa:

egli emana il regolamento interno del Consiglio, assegna incarichi speciali a ministri e

funzioni ai ministri senza portafoglio.

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Composizione → Il numero dei ministri per amministrare la macchina governativa si è

ridotto nel corso degli anni ‘90 a 12. E il numero di coloro che compongono il Governo

può arrivare a un numero massimo di 65 membri.

Il conflitto di interessi → disciplina quelle situazioni in cui un soggetto che esercita

un grande potere e che per questo è necessario applichi giudizi oggettivi. Il caso viene

regolato dalla Legge 215/2004 che implica il fatto che il soggetto facente parte del

governo non intervenga in quelle situazioni in cui vi è un interesse proprio o è

implicato un suo familiare. L’applicazione della legge viene controllata dall’autorità

indipendente competente in concorrenza (AGCM), che effettua anche un’attività di

vigilanza.

Vengono in essere quindi due questioni: da una parte si impone la incompatibilità

con qualsiasi carica di governo, dopodiché per il Presidente ogni volta che si implichi

una situazione riguardante il patrimonio suo o dei suoi congiunti egli non potrà

intervenire.

La formazione. nominato

Il Governo vero e proprio è dal Presidente della Repubblica: per primo il

Presidente del Consiglio, poi, su proposta del Presidente appena nominato, i singoli

ministri. Il PdR svolge le sue consultazioni secondo la prassi, con i segretari dei

partiti e i capi dei gruppi parlamentari. Le consultazioni possono essere rivolte anche

ad altri per avere un consiglio, ma per lo più per “prendere tempo”. Quando si ritiene

di aver individuato il candidato prescelto si passa alla fase dell’assegnazione

dell’incarico, fase orale in cui il soggetto accetta con riserva l'attività (perché non vi

è certezza che attui l’azione in maniera efficace).

A questo punto quando si conclude l’attività in maniera positiva, il candidato accetta

o rifiuta la nomina.

Pre-incarico (papabile incaricato) → Il Capo dello Stato ritenendo che le consultazioni

non diano risultati, può decidere di affidare un pre-incarico ad un soggetto, cosicché

questo continui le consultazioni e verifichi le condizioni per formare un governo. Se

l’incaricato dovesse compiere un’attività positiva, allora potrà essere egli l’incaricato.

Mandato esplorativo → Un’alternativa è il mandato esplorativo che il Presidente può

affidare a un soggetto perché svolga un un’attività di consultazione, portando il

rapporto al Presidente. Egli però non sarà quello che diverrà l’incaricato.

Si arriva quindi alla nomina del Presidente e dei Ministri che avviene con decreto

presidenziale.

Gli organi ausiliari.

Sono più gli organi non previsti dalla Costituzione, che quelli previsti. Questi ultimi si

sono affermati nella prassi e poi sono stati codificati dalla Legge 400.

• Vicepresidente;

In alcune situazioni di assenza del Capo del Governo vi supplisce. Questo ruolo viene

assegnato a quel ministro che dal punto di vista politico ha un ruolo particolare nella

coalizione di governo.

• Ministri senza portafoglio;

Si tratta di ministri facenti parte del Consiglio ma non dotati di Ministero. Lo scopo per

cui si è prevista questa carica è: funzionale, perché al ministro senza portafoglio

vengono affidati determinati uffici e risorse attraverso una delega. Se non vi fossero

questi soggetti si avrebbe un appannaggio del potere del Presidente; di governo, per

aumentare il numero complessivo dei ministri così da dare più peso politico a certi

partiti della coalizione del Consiglio.

• Sottosegretari;

Sono collaboratori dei singoli ministri (detti segretari) che svolgono attività più per il

Governo che per il proprio Ministero. Vengono nominati dal Capo dello Stato d’intesa

col singolo ministro.

• Sottosegretari viceministri;

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Sono sottosegretari aventi un compito ulteriore rispetto ai semplici segretari. Vi

possono infatti essere delle deleghe specifiche destinate a dei viceministri e questi

saranno massimo dieci.

• Sottosegretario della Presidenza;

Sono soggetti che esercitano, al posto del Presidente, una funzione di mediazione tra i

membri del consiglio che si trovano in conflitto. Normalmente si tratta di esponenti

politici di spicco. (Es: compito di redigere il verbale delle sedute)

• Commissari straordinari;

Vengono posti a capo di un apparato della Presidenza del Consiglio in merito a un

compito preciso e temporaneo. Vi sono state delle eccezioni per cui si sono avuti dei

commissari stabili.

• Reggenza ad interim;

Può essere che un ministro venga meno per varie ragioni. Nel momento della

dimissione il Presidente nominerà un nuovo ministro, ma se questo non potesse avere

luogo per tempi procedurali troppo lunghi, potrà offrirsi al PdR come reggente ad

interim uno dei membri del Consiglio.

• Comitati interministeriali;

Sono organi collegiali che si compongono di alcuni ministri del Consiglio e assolvono

ad una funzione pubblica avente ad oggetto importanti compiti. Il più importante è il

CIPE, che decide i finanziamenti delle opere pubbliche di rilevanza statale.

• Consiglio di gabinetto;

È un organismo introdotto dalla prassi e che la legge 400 ha ribadito. Viene convocato

un numero ristretto di ministri che integravano i partiti politici di spicco, di modo che si

arrivasse ad una soluzione ad un problema importante che fosse condivisa da tutti i

partiti.

Poteri e politica generale di Governo.

Il governo partecipa alla funzione di indirizzo politico e amministrativo, quindi quella

funzione che ha a che fare con coloro che possono esercitare decisioni politiche. Egli

esercita questa funzione mediante atti normativi propri (decreti legge, regolamenti...),

influenzando il Parlamento nell’esercizio del corrispondente potere politico.

• Potere di indirizzo politico;

Egli esercita infatti un ruolo di influenza, che varia a seconda delle situazioni, nei

confronti dei poteri di garanzia del Capo dello Stato poiché l’azione presidenziale sarà

valida previa la propria autorizzazione.

La politica governativa si realizza in diversi settori:

• Politica di bilancio e finanziaria;

La politica di bilancio è un'azione di politica economica messa in atto sul proprio

bilancio pubblico tesa ad influenzare la situazione economica del paese oppure a

tenere sotto controllo i propri conti pubblici. Il governo propone in questo ambito il

documento di programmazione economica.

• Politica estera;

Trova espressione in merito a questioni regolate dai Trattati internazionali a cui

partecipa. Riguarda solamente una parte del Governo, poiché le deliberazioni in

questo tema sono segrete.

• Politica europea;

Riguarda i ministri competenti nella questione ad oggetto in quel momento e ai quali

si deve la decisione presa in quel contesto.

• Politica militare;

Il Presidente del Consiglio è capo delle forze armate, ma è più una concezione formale

che ha a che fare con l’autorevolezza di cui il suo ruolo gode.

• Politica informativa e di sicurezza;

Per quanto nel Parlamento siano presenti particolari commissioni che si occupano di

questi temi, il compito di svolgere attività di tutela della nostra integrità viene affidato

a servizi segreti comandati dal Capo del governo.

Le attribuzioni degli organi di governo.

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La Legge 400 codifica ciò che si era affermato in quegli anni nella prassi in merito al

Consiglio dei Ministri:

• Articolo 2;

Sono sottoposti alla deliberazione del Consiglio dei Ministri:

3.

a) le dichiarazioni relative all’indirizzo politico, agli impegni programmatici ed alle

questioni su cui il Governo chiede la fiducia del Parlamento;

è il Consiglio come organo collegiale che assume le decisioni in punto di

Quindi

definizione dell’indirizzo politico; delle modificazioni del programma di governo; e

anche delle decisioni in merito alla questione di fiducia delle Camere.

b) i disegni di legge e le proposte di ritiro dei disegni di legge già presentati al

Parlamento;

c) i decreti aventi valore o forza di legge e i regolamenti da emanare con decreto del

Presidente della Repubblica;

d) gli atti di indirizzo e di coordinamento dell’attività amministrativa delle regioni;

al Consiglio spetta la funzione normativa, gli atti con cui si

Quindi

producono/adottano fonti sono di appannaggio dell’organo.

e) le direttive da impartire tramite il commissario del Governo per l’esercizio delle

funzioni amministrative delegate alle regioni, che sono tenute ad osservarle;

i) gli atti concernenti i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica di cui all’articolo 7

della Costituzione;

rapporti con la Chiesa cattolica e le confessioni religiose il cui regolamento spetta

I

al Governo sono adottate dal Consiglio. Al Consiglio spetta poi la formulazione delle

direttive che devono essere diramate ai ministri e alla PA statale e non.

• Articolo 3; (riguarda le nomine che spettano al Presidente e al Consiglio)

1. Le nomine alla presidenza di enti, istituti o aziende di carattere nazionale, di

competenza dell’amministrazione statale sono effettuate con decreto del Presidente

della Repubblica emanato su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa

deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata su proposta del Ministro competente.

• Articolo 4; (sedute del consiglio e Regolamento interno)

1. Il Consiglio dei Ministri è convocato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che ne

fissa l’ordine del giorno.

2. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, designato nel

decreto di nomina, e’ il segretario del Consiglio ed esercita le relative funzioni; cura la

verbalizzazione e la conservazione del registro delle deliberazioni.

3. Il regolamento interno disciplina gli adempimenti necessari per l’iscrizione delle

proposte di iniziativa legislativa e di quelle relative all’attività normativa del Governo

all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri; i modi di comunicazione dell’ordine del

giorno e della relativa documentazione ai partecipanti alle riunioni del Consiglio dei

Ministri; i modi di verbalizzazione, conservazione e conoscenza delle deliberazioni

adottate; le modalità di informazione sui lavori del Consiglio.

4. Il regolamento interno del Consiglio dei Ministri è emanato con decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ed

è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

• Articolo 5; (potere di esternazione della volontà del Governo)

1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri a nome del Governo:

a) comunica alle Camere la composizione del Governo e ogni mutamento in essa

intervenuto;

b) chiede la fiducia sulle dichiarazioni relative all’indirizzo politico, agli impegni

programmatici e pone la questione di fiducia;

c) sottopone al Presidente della Repubblica le leggi per la promulgazione;

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d) controfirma gli atti di promulgazione delle leggi più importanti;

2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’articolo 95, primo comma, della

Costituzione:

a) indirizza ai Ministri le direttive politiche ed amministrative in attuazione delle

deliberazioni del Consiglio dei Ministri;

b) coordina e promuove l’attività dei Ministri in ordine agli atti che riguardano la

politica generale del Governo;

è colui che presiede l'unità di indirizzo politico e amministrativo,

Quindi

portando in esecuzione le decisioni dal Consiglio e verifica l'attività dei ministri,

potendo eventualmente bloccarne il procedimento avocando la decisione al Consiglio.

e) adotta le direttive per assicurare l’imparzialità, il buon andamento e l’efficienza

degli uffici pubblici e promuove le verifiche necessarie;

f) promuove l’azione dei Ministri per assicurare che le aziende e gli enti pubblici

svolgano la loro attività secondo gli obiettivi indicati dalle leggi in coerenza con gli

indirizzi politici e amministrativi del Governo;

esercita una funzione autonoma di adozione delle direttive; e di promozione

Egli

dell'attività dei Ministri affinché gli enti non se ne allontanino in relazioni agli obiettivi.

Responsabilità.

Il Presidente ha il potere di dimettersi: può quindi presentare le dimissioni e in questo

caso dovrà dimettersi anche il governo.

Il Presidente è responsabile politicamente per quanto concerne il rischio della

sfiducia da parte del Parlamento. La sfiducia non viene quasi mai espressa poiché in

prossimità di questi casi il Consiglio dà le dimissioni e il Presidente della Repubblica dà

inizio a nuove consultazioni.

La responsabilità da illecito → per i reati compiuti esercitando le funzioni di

governo, il Presidente può essere chiamato a rispondere di danni gravi: civilmente se

si arreca un danno a terzi; penalmente se gli atti implicano illeciti penali.

Art. 96, Cost. → Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri sono sottoposti,

per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria ma

con procedure diverse previste dalla Legge costituzionale n.1/89.

Gli atti legislativi statali.

• I decreti delegati (legislativi);

Sono uno degli strumenti con cui il Governo esercita la funzione legislativa. Esso infatti

attua il programma governativo attraverso le leggi. Il Governo dispone, come già visto,

del potere di iniziare il procedimento legislativo presentando disegni di legge alle

Camere.

Vi possono essere però occasioni per le quali le Camere stesse preferiscono affidare al

Governo il compito di porre in essere atti normativi capaci anche di abrogare o

modificare la precedente legislazione. Per abilitare il Governo a deliberare atti aventi

forza di legge è necessaria una legge di delega del Parlamento.

• Art. 76 Cost., limiti al potere di delegazione;

L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con

determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti

definiti.

Contenuti necessari→ Non è pensabile autorizzare a disciplinare il Governo con atto

di rango primario senza indicarne l’oggetto, che quindi va definito e circoscritto.

Il tempo→ La delega è circoscritta anche nello spazio temporale, che dovrà essere

adeguato al tipo di compito assegnato al governo. La delega continua a valere anche

nel periodo successivo alla fine della legislatura che ha approvato quella legge.

La legge delega si deve conformare a determinati principi e criteri direttivi. Perciò,

quale materia e entro quanto tempo, come,

oltre a deve essere anche indicato il i

contenuti principali, della disciplina da emanare. Il Parlamento può inoltre indicare

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degli oneri procedurali, cioè imporre al Governo di consultare organi competenti in

quella materia per auspicare che si realizzi l’indirizzo di governo.

Funzione normativa→ I principi e criteri direttivi hanno quindi la capacità di

indirizzare e guidare l'esercizio del potere normativo delegato.

• Art. 77 Cost.;

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano

valore di legge ordinaria.

• Art. 14 legge 400, previsioni esplicative di principi costituzionali;

2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire entro il termine fissato dalla

legge di delegazione; il testo del decreto legislativo adottato dal Governo è trasmesso

al Presidente della Repubblica, per la emanazione, almeno venti giorni prima della

scadenza.

4. In ogni caso, qualora il termine previsto per l'esercizio della delega ecceda i due

anni, il Governo è tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei decreti

delegati. Il Governo, nei trenta giorni successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con

le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle Commissioni per il parere

definitivo.

La mancata/cattiva attuazione del decreto non sono inadempimenti ad una

obbligazione, poiché si tratta di una possibilità data al Governo di esercitare quella

azione.

Si tratta di una delega non spogliativa: autorizza il Governo ad effettuare una

determinata azione, che normalmente non potrebbe esercitare.

Governo, Consiglio dei ministri,

Procedimento La delega è rivolta al ed è infatti il

che delibera il testo normativo delegato. Una volta deliberato, tuttavia, l’atto viene poi

emanato con decreto del Presidente della Repubblica e con la denominazione ufficiale

di decreto di legislativo, secondo il disposto dell’art. 14, co. 1 della legge 400/88.

Si parla di decreti correttivi quando viene emanata una legge delega che persegue

un determinato obiettivo, se questa non ottemperasse al risultato sperato, si dà una

ulteriore delega al Governo per correggere “il tiro”. Quindi ci si trova davanti due

deleghe: la prima per vedere l'andamento della legge, la secondo come eventuale

correzione della prima delega.

Rapporti tra decreto legislativo e legge delega.

Prescrizioni cogenti per il decreto legislativo → il decreto legislativo ha come

limite la Costituzione e in virtù dell’art. 76 deve rispettare anche la legge delega.

La norma interposta costituisce il parametro di legalità costituzionale per il decreto→

si utilizza questo termine ogni volta che, per evidenziare l'illegittimità costituzionale, si

prende a riferimento la violazione di una fonte di rango primario.

Illegittimità derivata → La legge delega potrebbe risultare illegittima perché ad

esempio non riporta uno degli elementi di cui si deve comporre. Il vizio presentato

dalla legge di fonte primaria (la legge delega) porta ad essere viziata anche quella

derivata, quindi il decreto legge.

I testi unici.

Le leggi delega devono conformarsi ai cc.dd. testi unici, raccolte sistematiche delle

norme esistenti in una certa materia, effettuate dal Governo con lo scopo di

coordinare unico

la disciplina in un testo normativo, apportando solo gli opportuni

adattamenti. L’utilità del testo unico sta nel dare certezza e sistematicità alla

testi unici sulla

disciplina. Il più delle volte i vengono redatti e deliberati dal Governo

base di una apposita delega legislativa. In questo caso, la disciplina contenuta nel

testo unico si sostituisce completamente a tutte le leggi precedenti. Avviene quindi

“perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge

l'abrogazione

antecedente”.

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Le norme di attuazione sono atti aventi forma di decreto delegato emanate dalle

Regioni a statuto speciale. Vengono adottate con decreto del governo che trova

origine nella previsione statutaria.

• Il decreto-legge;

“casi di necessità e urgenza”

Trova attuazione in quei in cui il Governo ha la possibilità

di emanare atti provviste di forza di legge.

Siccome i decreti-legge non erano previsti dallo Statuto albertino, erano sorte molte

polemiche sulla loro ammissibilità. La soluzione fu data dalla legge 100/26 in periodo

fascista: erano ammessi, ma potevano essere convertiti in legge entro il lungo termine

di due anni.

La Costituzione italiana ammette esplicitamente (all’art. 77) l’uso del decreto-legge,

circondandolo però di limitazioni e garanzie:

• Art. 77, Cost.;

Quando il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con

forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che,

anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

In secondo luogo, è rigidamente prefissato il massimo periodo di durata del decreto-

legge, e sono severamente disciplinate le conseguenze della mancata conversione. La

“i decreti perdono efficacia fin dall'inizio, se non sono

Costituzione stabilisce infatti che

convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione ”: salvo il potere delle

“regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei

Camere, ove lo credano, di

decreti non convertiti”.

• L’art. 15 della legge 400 esplica i limiti del decreto-legge:

Presentazione:

Comma 1. I provvedimenti provvisori con forza di legge ordinaria adottati ai sensi

dell'articolo 77 della Costituzione sono presentati per l'emanazione al Presidente della

Repubblica con la denominazione di "decreto-legge" e con l'indicazione, nel

preambolo, delle circostanze straordinarie di necessità e di urgenza che ne

giustificano l'adozione, nonché dell'avvenuta deliberazione del Consiglio dei ministri.

Competenze non previste:

Comma 2. Il Governo non può, mediante decreto-legge:

a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;

b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della

Costituzione;

c) rinnovare le disposizioni di decreti legge dei quali sia stata negata la conversione in

legge con il voto di una delle due Camere;

d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;

e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale

per vizi non attinenti al procedimento.

Contenuto:

Comma 3. I decreti devono contenere misure di immediata applicazione e il loro

contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo.

Pubblicazione:

Comma 4. Il decreto-legge è pubblicato, senza ulteriori adempimenti, nella Gazzetta

Ufficiale immediatamente dopo la sua emanazione e deve contenere la clausola di

presentazione al Parlamento per la conversione in legge.

Modifiche al decreto:

Comma 5. Le modifiche eventualmente apportate al decreto-legge in sede di

conversione hanno efficacia dal giorno successivo pubblicazione della legge di

conversione, salvo che quest'ultima non disponga diversamente. Esse sono elencate

in allegato alla legge.

Notifica di rifiuto:

Comma 6. Il Ministro di grazia e giustizia cura che del rifiuto di conversione o della

conversione parziale, purché definitiva, nonché della mancata conversione per

decorrenza del termine sia data immediata pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Procedimento il decreto-legge è deliberato dal Governo (ministri); viene poi

emanato dal Presidente della Repubblica che ha su di esso un potere di controllo e

che, dopo averlo approvato, entra in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla

vacatio legis,

Gazzetta Ufficiale. Non vi è un periodo di poiché questa costituirebbe

una contraddizione alla funzione del decreto.

La conversione del decreto-legge avviene mediante una apposita legge di

conversione, il cui disegno di legge il Governo deve presentare alle Camere il giorno

stesso dell'emanazione. La legge di conversione può contenere emendamenti: a

condizione che essi siano di contenuto omogeneo alle disposizioni del decreto. La

mancata conversione del decreto può avvenire in due modi:

1)quando una o entrambe le Camere bocciano il decreto perché non ne condividono il

contenuto, oppure perché non sussistono i presupposti di costituzionalità;

2)quando il termine di 60 giorni decorre senza le Camere effettuino la conversione.

Il decreto-legge presenta un preambolo, una sorta di premessa posta all'inizio del

testo normativo che riporta la motivazione che ne ha reso necessaria l’emanazione.

Rinnovazione del decreto La previsione della decadenza del decreto in caso di

mancata conversione nei sessanta giorni è stata aggirata, attraverso la cosiddetta

rinnovazione o reiterazione del decreto. Il Governo, sostituiva il decreto ormai

decaduto con un nuovo decreto di contenuto simile se non identico al precedente. E

una volta che anche il secondo fosse decaduto, lo sostituiva con un ulteriore decreto: e

si procedeva così di seguito, con la formazione di catene di successivi decreti non

convertiti. Da ultimo, o il Governo desisteva oppure, come più spesso accadeva, il

decreto più volte reiterato veniva finalmente convertito. La legge n. 400 del 1988 ha

rinnovare le disposizioni di

cercato di contenere il fenomeno vietando al Governo di “

decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle

due Camere”, e vietando all'eventuale decreto-legge reiterato di regolare i rapporti

giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

I Regolamenti dell’esecutivo.

Il regolamento è un atto-fonte sostanzialmente legislativa e formalmente

amministrativa subordinata alla legge.

I regolamenti statali possono intervenire in quegli ambiti in cui non è prevista riserva

di legge, e dove quindi non è previsto necessariamente che la materia debba essere

disciplinata da atti di rango legislativo. Il regolamento non può predisporre che per

l'avvenire, poiché la retroattività può valere solamente per le leggi di rango primario.

• Art. 17 L. 400, fondamento e procedura;

implicitamente

I regolamenti del Governo sono previsti dalla Costituzione, la quale

emana”

però si limita a stabilire che il Presidente della Repubblica “ i regolamenti. La

loro precisa disciplina è contenuta nella L. 100, complessivamente ispirata al criterio di

attribuire al Governo un potere regolamentare di carattere e portata generale.

Quanto al procedimento di formazione dei regolamenti, stabilisce che essi sono

parere

deliberati dal Consiglio dei ministri, dopo aver sentito il del Consiglio di Stato.

emanato

Dopo di che il regolamento viene, appunto, con decreto del Presidente della

Repubblica. Ormai determinato nel contenuto e formalmente perfetto, esso viene

quindi sottoposto al controllo di legittimità della Corte dei conti, la quale provvede al

visto e alla registrazione. Segue infine la pubblicazione (come per le leggi, mediante

inserimento nella Raccolta e stampa nella Gazzetta Ufficiale). La legge (art. 17)

prevede quattro categorie di regolamenti governativi:

• Articolo 17 L. 400, tipi di regolamento;

1)Regolamenti per “l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi”, nonché

dai regolamenti per l’esecuzione “dei regolamenti comunitari”: essi

consentire facilitare l’attuazione delle leggi,

contengono norme dirette a o o ad

integrarne il contenuto;

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

2)Regolamenti attuativi di norme di principio: attuano e integrano leggi e decreti

legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli a materie riservate alla competenza

regionale; le materie

3)Regolamenti indipendenti: il Governo può deliberare per disciplinare “

in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che

non si tratti di materie comunque riservate alla legge ”; “l’organizzazione ed il

4)Regolamenti di organizzazione: possono disciplinare

funzionamento delle amministrazioni pubbliche ”;

5)Regolamenti in materie delegificate: il legislatore può determinare “le norme

generali” regolatrici della materia, abrogando la legislazione precedente e rinviando

per il resto ad un successivo regolamento;

I regolamenti ministeriali.

I singoli ministri dispongono di poteri regolamentari solo quando “leggi particolari” li

prevedono. Il compito di emanare il regolamento è affidato al Ministro competente

per materia, il quale provvederà anche ai necessari aggiornamenti della normativa. I

regolamenti ministeriali conservano la forma del semplice decreto ministeriale senza

venire assunti in un atto del Presidente della Repubblica, ma devono comunque recare

la formale denominazione di regolamento, e seguire una propria procedura, che

prevede prima dell'emanazione il parere del Consiglio di Stato e la comunicazione al

Presidente del Consiglio dei ministri, dopo l'emanazione il controllo della Corte dei

conti.

Non sono veri e propri atti normativi le circolari ministeriali. Sono istruzioni che il

Ministro dà agli uffici amministrativi del Ministero in merito all’interpretazione di una

legge o di un regolamento; o sul modo in cui poteri discrezionali debbano essere

esercitati.

3.Il Presidente della Repubblica. Elezione, poteri e ruolo del Capo

dello Stato.

Elezione e durata in carica.

Il Presidente è eletto dal Parlamento riunito in seduta comune, secondo quanto è

stabilito in generale per le elezioni in cui esso debba provvedere. Esso è integrato da

“tre delegati per ogni Regione, eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata

la rappresentanza delle minoranze” (art. 83 secondo comma, Cost.; solo la Valle

d'Aosta in ragione della sua dimensione, non ha che un rappresentante).

Il Presidente è eletto per sette anni, due di più della durata ordinaria delle Camere.

maggioranza assoluta

Inoltre, la maggioranza richiesta (i due terzi, o comunque la di

dell'assemblea) è finalizzata allo scopo di far sì che il Presidente sia il Presidente

tutti maggioranza.

e non di una ristretta o occasionale L’elezione avviene con voto

segreto (art. 83, terzo comma).

Il Presidente eletto presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della

Costituzione (art. 91, Cost.).

Responsabilità. doveri

La normativa costituzionale prevede anche i del Presidente, la cui trasgressione

dà luogo ai soli reati per i quali sia prevista una responsabilità presidenziale penale:

l’Alto tradimento e l'Attentato alla Costituzione (art. 90, Cost.). L’alto tradimento

prevede il venir meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di

lealtà. L’attentato alla Costituzione prevede che il Presidente violi i principi della Carta

costituzionale, ad esempio partecipando a un colpo di Stato.

La responsabilità presidenziale riguarda tutte le forme di illecito, ma se il Presidente

dovesse compiere reati penali all’infuori delle proprie funzioni, vale la regola della

sospensione del processo. In caso di esternazioni extrafunzionali la responsabilità

civile permane. La responsabilità del Presidente può ricorrere inoltre solo per

determinati casi penali.

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

Le immunità presidenziali Presidente è immune da qualunque misura restrittiva

il

o coercitiva, inoltre è sancito il divieto di intercettarne le telefonate e la

corrispondenza (sentenza 1/2013).

La controfirma che gli atti presidenziali siano muniti della c.d.

necessità

controfirma, che cioè siano firmati anche dai ministri proponenti, i quali se ne

assumono l’effettiva responsabilità. Ci sono atti poi, che devono essere controfirmati

dal Presidente del Consiglio, ovvero quegli atti per cui si richiede che si assuma la

responsabilità l'intero Governo (es:scioglimento delle Camere).

I poteri del PdR.

Gli atti di cui il Presidente dispone valgono:

• Nei confronti delle Camere;

Per quanto riguarda gli atti normativi, il Presidente promulga le leggi (entro un mese

messaggio motivato

dalla loro approvazione), e può chiederne con alle Camere una

nuova deliberazione.

Il Presidente può quindi inviare messaggi (=atto scritto con cui, senza presentarsi alle

Camere, invia una comunicazione) alle Camere nel caso volesse far presente un

problema ha contenuto libero. Quando il Presidente invece invia un messaggio alle

Camere per giustificare il rinvio della legge ha contenuto vincolato.

Inoltre, influisce sulla partecipazione del Governo alla funzione legislativa, giacché lo

autorizza a presentare propri disegni di legge. Ancora, il Presidente influisce sullo

stesso Parlamento, non solo nominando cinque senatori a vita, ma indicendo le

elezioni fissando la prima riunione delle Camere, assumendo l'iniziativa per la loro

convocazione straordinaria, ed ancor più esercitando il potere di scioglimento di

una o di entrambe le Camere.

Art. 88, Cost., scioglimento delle Camere;

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o

anche una sola di esse. in quali circostanze e per quali ragioni

La Costituzione non specifica lo scioglimento

delle Camere possa essere disposto.

Il potere di scioglimento comunque non può essere esercitato se non in presenza di

speciali circostanze giustificative. La causa che fondamentalmente può portare allo

scioglimento consiste nella verificata impossibilità da parte del Parlamento di

esprimere una maggioranza di governo.

La maggior parte degli scioglimenti sono avvenuti a seguito di: crisi di governo non

superate; di richiesta da parte dei partiti di maggioranza di sciogliere le Camere col

fine di cambiare i rapporti di forza tra le maggioranze di Governo. Vi sono state anche

delle ipotesi singolari in cui il Presidente ha voluto riportare le Camere alla fase di

elezione per diverse ragioni.

• Nei confronti del Governo;

governo pubblica amministrazione,

Per quanto riguarda la funzione di e di il Presidente

nominando il Presidente del Consiglio

in primo luogo, forma il Governo e su sua

i ministri, riceve il giuramento accetta le dimissioni.

proposta ne e ne

Per quanto riguarda gli atti normativi, il Presidente emana i decreti aventi valore di

legge (decreti-legge e decreti legislativi) nonché i regolamenti e indice le elezioni

e i referendum richiesti dal popolo (dichiara il risultato se positivo).

Nei rapporti internazionali ratifica i trattati estero, riceve i rappresentanti degli

Stati esteri in Italia. Sul piano più propriamente amministrativo egli provvede con

nomina

proprio decreto tra l'altro: alla dei più alti funzionari civili e militari, nonché di

molti consigli di amministrazione e amministratori di enti pubblici; al conferimento

delle onorificenze.

• Nei confronti della giustizia;

Egli presiede il CSM: Consiglio superiore della Magistratura (costituito con il compito

di provvedere alla «amministrazione» dei magistrati ordinari: nomine, promozioni,

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

trasferimenti, disciplina e simili) e nomina un terzo dei giudici della Corte

costituzionale. Inoltre egli può, in singoli casi, concedere la grazia, o commutare

le pene (sentenza 200/2006). Ha il comando delle forze armate; presiede il (CSD)

Consiglio supremo di difesa; dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

La supplenza. le funzioni del Presidente sono assunte per

In caso di impedimento temporaneo

supplenza dal Presidente del Senato (art. 86 Cost.)

Cessato l'impedimento, ogni funzione è riassunta dal titolare. Se si trattasse invece di

morte

impedimento permanente la Costituzione prevede (come per il caso di o

dimissioni) la indizione della nuova elezione (art. 86 secondo comma). Terminato il

settennio, trenta giorni prima della scadenza sono indette le elezioni per il nuovo

rieleggibile

Presidente (art. 85, secondo comma). Il Presidente uscente è senza limiti.

Una volta cessato dalla carica, l'ex Presidente della Repubblica assume, salva sua

rinunzia, qualifica di senatore a vita (art. 59, primo comma, Cost.).

LE FONTI DEL DIRITTO

1. Le fonti costituzionali.

La Costituzione è un atto normativo, le sue disposizioni hanno pienezza di effetto e

sono suscettibili di produrre e modificare altre regole, vincoli, situazioni giuridiche

soggettive, qualificazioni giuridiche.

La Costituzione ha carattere rigido, nel senso che essa non può essere modificata

attraverso il procedimento legislativo ordinario, ma soltanto tramite un apposito

procedimento legislativo “costituzionale” (art. 138, Cost.).

La legge costituzionale e di revisione costituzionale.

Dato il carattere rigido della Costituzione, la legge ordinaria non può contenere norme

che la modifichino, o che comunque contrastino con essa, poiché in tal caso

risulterebbero illegittime e perciò suscettibili di essere eliminate con sentenza della

Corte costituzionale. Tuttavia, la stessa Costituzione prevede che le proprie

disposizioni possano venire modificate con una specifica fonte chiamata legge di

revisione speciale. Nell’art. 138 si parla sia di queste leggi, sia delle leggi

costituzionali, che hanno appunto rango costituzionale.

Rispetto al procedimento legislativo ordinario, il procedimento di revisione

gravoso difficoltoso:

costituzionale risulta più e

• La legge di revisione deve essere approvata due volte da ciascuna Camera;

• Tra le due approvazioni di ogni Camera devono trascorrere almeno tre mesi;

• Nella seconda approvazione si deve raggiungere la maggioranza assoluta;

• Sulla modifica può essere chiesto un referendum (a meno che nella seconda

approvazione non si raggiunga la maggioranza dei due terzi).

Se nei tre mesi il referendum (sospensivo) non viene richiesto, la legge viene

promulgata, quindi pubblicata per entrare in vigore. Richiesto il referendum, la

legge ad esso sottoposta “non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza

dei voti validi”.

2.Le fonti dell’Unione europea e del diritto internazionale.

Premessa.

Vi sono fonti le quali, pur non essendo proprie dell'ordinamento italiano, tuttavia

producono disposizioni o norme direttamente operanti in esso, nel senso che tali

disposizioni e norme sono di immediata e dovuta applicazione da parte di chiunque

(soggetti comuni, pubbliche amministrazioni, organi giurisdizionali), a prescindere da

uno specifico richiamo di una legge italiana. Parliamo qui di taluni atti normativi

dell'Unione europea - in particolare dei suoi regolamenti - e delle regole di diritto

internazionale generalmente riconosciute.

Il diritto e le consuetudini internazionali.

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

“l'ordinamento giuridico

L’art. 10, primo comma, della Costituzione dispone che

italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute ”.

Secondo l'interpretazione prevalente, le norme del diritto internazionale generalmente

riconosciute sono in sostanza le norme di diritto internazionale di portata generale,

cioè quelle derivanti dalle consuetudini internazionali, o quelle comunque

principi

riconosciute come di diritto internazionale: ad esclusione, perciò, delle norme

trattati

stipulate mediante tra i diversi Stati. A tali norme dunque, secondo la

Costituzione, l'ordinamento italiano si adatta in modo automatico, senza bisogno di

alcun particolare atto interno di rinvio.

L’esecuzione dei trattati internazionali.

Il meccanismo di adattamento automatico dell'ordinamento interno all'ordinamento

internazionale, come ora detto, non opera per le norme aventi la loro origine nei

trattati internazionali. Perciò se un trattato stipulato dall'Italia implichi una modifica

delle leggi italiane, questa modifica deve essere introdotta mediante un apposito atto

legislativo. Molto spesso tale atto non formula esplicitamente le norme necessarie ma

si limita a disporre che «piena ed intera esecuzione» sia data al trattato; si parla allora

di adattamento mediante ordine di esecuzione, il più delle volte contenuto nella

stessa legge che autorizza la ratifica del trattato.

Le fonti dell’Unione europea.

Le fonti di diritto comunitario sono i regolamenti e le direttive.

I regolamenti acquistano direttamente vigore in Italia senza alcun bisogno di una

specifica legge che li richiami. Hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i suoi

elementi e, soprattutto, sono direttamente applicabili in ogni Stato membro.

Le direttive, a differenza dei regolamenti, non contengono una normativa

prescrizioni

direttamente applicabile all’interno degli Stati membri dell’Unione, ma

dirette agli Stati membri, che questi dovranno poi “tradurre” in norme statali entro il

vincolanti

termine indicato dalle direttive stesse. Le direttive sono perciò per gli Stati,

ma non direttamente operative al loro interno.

3.Il referendum (abrogativo).

Il referendum è uno degli strumenti, insieme alla petizione (Art. 50, Cost.) e al disegno

di legge di iniziativa popolare (Art. 71, Cost.), con i quali è garantita la partecipazione

diretta dei cittadini alla vita politica del Paese, considerata quale diritto inviolabile.

• Art. 75, Cost.;

È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una

legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila

elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di

indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la

Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la

maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente

espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

L’articolo disciplina l’istituto del referendum: il primo comma stabilisce chi ne può fare

richiesta; il secondo comma indica i limiti (alcune leggi non possono essere sottoposte

a referendum); il terzo comma sancisce chi partecipa al referendum, non c’è

riferimento all’età perché è fissata con legge. Deve partecipare la maggioranza degli

aventi diritti e si deve avere la maggioranza dei voti validi (doppio quorum).

Il procedimento per il referendum.

La richiesta e lo svolgimento del referendum abrogativo sono disciplinati, in attuazione

della Costituzione, dalla legge 25 maggio 1970, n. 352.

Sono intanto introdotti limiti temporali: non può essere presentata richiesta di

referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una Camera, né nei sei mesi

promotori

successivi alle elezioni. Se il referendum è richiesto dai cittadini, i (almeno

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

dieci) hanno tre mesi per la raccolta delle firme autenticate di cinquecentomila elettori

devono essere

o più. Se è richiesto dai Consigli regionali le relative deliberazioni

adottate a maggioranza assoluta e nell'arco di quattro mesi.

Si rende necessario l’effettuarsi di due diverse verifiche preventive:

1)La regolarità della raccolta e delle firme, o delle deliberazioni dei Consigli, è

Ufficio centrale del

verificata dalla Corte di cassazione, attraverso l'apposito

referendum. regolarità formale

2)Verificata la della richiesta, si deve ancora verificare se essa sia

ammissibile nella sostanza, cioè se sia rivolta all'abrogazione di norme legislative che

giudizio sulla ammissibilità

è possibile abrogare mediante referendum. Il della richiesta

compiuto dalla

è Corte costituzionale. Se si giudica ammissibile, allora il PdR indice

il referendum.

Doppio quorum Il quorum indica il numero minimo di elettori che devono

partecipare alla votazione perché il referendum sia valido e perciò idoneo ad abrogare

la disposizione oggetto del quesito: esso è fissato nella maggioranza degli aventi

diritto al voto. L'articolo 75 stabilisce inoltre che deve essere raggiunta la maggioranza

dei voti validamente espressi. Il testo costituzionale introduce quindi due quorum:

uno strutturale e uno funzionale. Il quorum strutturale indica il numero o la

percentuale minimi di aventi diritto che debbono partecipare a una votazione, affinché

sia ritenuta valida e possa avere gli effetti proposti (corrisponde, in sostanza, al

numero legale); il quorum funzionale indica il numero o la percentuale di voti a

favore minimi da ottenersi perché (un candidato possa essere eletto o) una proposta

possa essere approvata.

Limiti ulteriori Non tutte le leggi possono essere oggetto di abrogazione tramite

referendum: alcune materie sono sottratte dal secondo comma dello stesso art. 75

della Costituzione dall'azione dell'istituto. La disposizione costituzionale cita

espressamente "le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di

autorizzazione a ratificare trattati internazionali". In più non è possibile abrogare

mediante referendum disposizioni costituzionali (abrogabili solo mediante il

procedimento aggravato previsto dall'art. 138 Cost).

Conformità alla legge l'Ufficio centrale, costituito presso la Corte di

Cassazione, esamina alla scadenza del 30 settembre tutte le richieste depositate, allo

scopo di accertare che esse siano conformi alle norme di legge, esclusa la valutazione

dell'ammissibilità, ai sensi del secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione, la cui

decisione è demandata alla Corte costituzionale.

Questo controllo viene scandito secondo una tempistica (!): la richiesta può essere

presentata dal 1° gennaio fino al 30 settembre di ogni anno. Entro il 15 dicembre la

Cassazione si pronuncia sulla sua legittimità.

Ammissibilità del referendum La Corte Costituzionale, che deve pronunciarsi

sulla legittimità costituzionale del referendum, ha esteso l'elenco degli atti non

soggetti a referendum, ritenendo inammissibili quei referendum che non

abbiano oggetto unitario o il cui esito positivo paralizzerebbe l'attività di un organo

costituzionale, determinando un vuoto legislativo (es: abrogazione di legge elettorale,

sul referendum, sul Consiglio di Stato).

La Corte decide con sentenza da pubblicarsi entro il 10 febbraio sulla Gazzetta

Ufficiale.

Votazioni ricevuta la comunicazione della sentenza della Corte costituzionale, il

Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice con

decreto il referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica

compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Casistica legata al referendum abrogativo Non si possono presentare richieste

referendarie nell’anno in cui si svolgono elezioni politiche e nemmeno in quello

precedente, poiché la raccolta delle firme o le votazioni potrebbero interferire con le

elezioni. Inoltre, nella fattispecie in cui si verificasse uno scioglimento anticipato delle

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

Camere nello stesso anno in cui si doveva svolgere il referendum, questo slitterà

all’anno successivo.

Risultati Qualora il risultato del referendum sia favorevole all'abrogazione di una

legge, o di un atto avente forza di legge, o di singole disposizioni di essi, il Presidente

della Repubblica, con proprio decreto, dichiara l'avvenuta abrogazione della legge, o

dell'atto avente forza di legge, o delle disposizioni suddette. Il decreto è pubblicato

immediatamente nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e inserito nella Raccolta

ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana;

L'abrogazione ha effetto a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione

del decreto nella Gazzetta Ufficiale. Il Presidente della Repubblica, nel decreto

stesso e su proposta del Ministro interessato, previa deliberazione del Consiglio dei

Ministri, può ritardare l'entrata in vigore della abrogazione per un termine non

superiore a 60 giorni dalla data della pubblicazione.

Nel caso il risultato del referendum sia contrario all'abrogazione di una legge, o di un

atto avente forza di legge, o di singole disposizioni di essi, ne è data notizia e non può

proporsi richiesta di referendum per l'abrogazione della medesima legge, o atto

avente forza di legge, o delle disposizioni suddette prima che siano trascorsi 5 anni.

Se si è abrogata una disposizione, il Parlamento può introdurre una legge di eguale

contenuto a quella abrogata? Il Parlamento non perde la potestà legislativa; però la

Corte costituzionale interviene dicendo che non si può reintrodurre la disciplina

abrogata, perché se così facendo si violerebbe l’art. 75 Cost. Di norma quindi il

legislatore non può reintrodurre la disposizione abrogata.

Perché una disposizione possa “risorgere”, occorre un atto che espressamente la

faccia rientrare in vigore (divieto di reviviscenza delle norme abrogate).

Schema riassuntivo referendum abrogativo.

4. Le consuetudini.

La consuetudine è una fonte del diritto non scritta basata sulla tradizione.

Perché si possa parlare di consuetudine occorrono due condizioni:

• l’abitudine a seguire un certo comportamento per un determinato periodo di

tempo (diuturnitas);

• la convinzione che quel comportamento sia giuridicamente obbligatorio (opinio

iuris ac necessitatis).

Nel nostro ordinamento giuridico la consuetudine generalmente ha efficacia solo se

espressamente richiamata dalle leggi, dai regolamenti o dagli usi.

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1.L’attività amministrativa e il diritto dell’amministrazione.

Funzione amministrativa.

L’attività amministrativa è quell’attività svolta da un plesso amministrativo rivolta ad

adottare atti giuridici aventi come scopo ed oggetto il soddisfacimento in concreto dei

pubblici interessi della comunità.

Principio di legalità Questa attività è regolata dalla legge.

La pubblica amministrazione. insieme di

La funzione amministrativa è affidata alla pubblica amministrazione, quel

enti, organi ed apparati ai quali è affidato lo svolgimento della funzione

amministrativa.

Non tutta la pubblica amministrazione è statale però:

• Una quantità molto importante di funzioni amministrative è attualmente affidata

agli enti territoriali: Regioni, Province e Comuni.

• Una parte delle funzioni amministrative è svolta da altre organizzazioni

collegate con lo Stato o con altri enti territoriali, ma che sono dotate di separata

personalità giuridica: gli enti pubblici.

Accanto alle amministrazioni ed agli enti guidati da organi politici, si è andato

affermando il modello delle autorità amministrative indipendenti. Sono autorità

che operano al di fuori di ogni collegamento e responsabilità politica verso gli organi

del potere esecutivo o verso il corpo elettorale.

Le autorità indipendenti quindi sono chiamate ad esercitare funzioni secondo criteri il

oggettivi.

più possibile (Es: Autorità garante per la concorrenza e il mercato)

Atti e servizi amministrativi.

L’attività amministrativa si divide principalmente in due grandi categorie:

effetti giuridici;

l’amministrazione per atti volti a produrre determinati

 servizi

l’amministrazione per servizi predisposizione e gestione di o il

 opere.

compimento di

Il diritto della pubblica amministrazione.

L’amministrazione è vincolata al rispetto delle norme giuridiche.

In generale, le pubbliche amministrazioni hanno la stessa capacità delle persone

giuridiche private, agendo valendosi del diritto privato.

Quando però opera come autorità amministrativa, forma il diritto amministrativo.

Diritto amministrativo nazionale e diritto amministrativo dell’UE.

Vi sono campi e ambiti nei quali situazioni localizzate o soggetti operanti in Italia sono

oggetto di attività e provvedimenti amministrativi direttamente assunti dagli organi

dell’Unione. (Es: ambito della concorrenza)

In secondo luogo, in non pochi altri settori rilevanti tocca ormai all'Unione, e non più

agli Stati, la fissazione delle regole, mentre tocca agli Stati di applicarle, svolgendo la

agricoltura,

conseguente attività amministrativa. Un settore è quello dell' nel quale

l'intera disciplina dei mercati agricoli è posta direttamente dall'Unione con i propri

regolamenti; ma non dissimile è la situazione in altri settori (si pensi ad esempio alle

tariffe doganali). Altre volte, in termini ancora diversi, l'amministrazione è chiamata ad

applicare normali norme di leggi nazionali, che però a loro volta recepiscono normativa

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

comune posta nella forma della direttiva. Si pensi, ad esempio, alla disciplina

dell'intero settore degli appalti pubblici (di opere, di forniture...).

2.L’amministrazione statale.

Il Consiglio dei ministri e il Presidente del Consiglio.

Il Governo è a capo del potere esecutivo, del quale è parte integrante la pubblica

amministrazione. Perciò esso è anche l'organo che porta la responsabilità, al

Parlamento, dell'andamento dell'amministrazione. Ciò almeno per quanto riguarda

l'amministrazione i poteri che da parte statale si possono esercitare sugli altri enti

pubblici.

Le strutture fondamentali dell'amministrazione statale sono costituite dai singoli

ministeri, dato che ogni Ministero ha a suo capo il Ministro, i cui atti non possono

essere messi in discussione, giuridicamente, nemmeno dal Consiglio dei ministri.

Tuttavia, il Consiglio ha una propria responsabilità nel tracciare gli indirizzi e le

direttive per l'azione amministrativa dei ministri, ed esercita inoltre non pochi altri

importanti poteri, detti di alta amministrazione.

I ministeri in generale.

complesso degli apparati di cui il ministro si vale nell'esercizio delle sue

Il Ministero è il

funzioni.

I ministeri non hanno una propria personalità giuridica: non sono perciò enti pubblici,

parti dell'amministrazione statale in senso stretto. dello Stato,

ma I loro atti sono atti il

statale,

personale è personale i mezzi che essi impiegano sono anch'essi mezzi di

dello Stato.

proprietà

I ministeri sono oggi in Italia tredici, diversi per origine e importanza, ma seguono di

modello organizzativo comune.

massima un Ministro,

L’organo fondamentale è il ma importanti funzioni all’interno del Ministero

vengono svolte anche dai dirigenti (es: adottare provvedimenti amministrativi).

Rimane però fermo il potere del Ministro di annullare per motivi di legittimità gli atti

compiuti da quest’ultimi. A un risultato negativo della gestione da parte del dirigente

si applica una responsabilità dirigenziale: può portare alla rimozione dal suo

incarico. La durata degli incarichi dirigenziali è per regola a tempo determinato, e

dunque soggetto a rinnovo.

Le agenzie Si tratta di strutture al servizio di amministrazioni pubbliche, anche

regionali e locali. Svolgono attività in settori di interesse nazionale. Vengono

sottoposte al controllo della Corte dei conti e gestite da un Direttore generale.

Le aziende autonome Prima dei processi di privatizzazione all'interno dei ministeri

operavano per lo svolgimento di servizi di carattere tecnico o commerciale non poche

aziende autonome, dotate di propri organi (di norma Presidente coincidente con il

Ministro del Consiglio di amministrazione) ed autonomia di gestione: ma la categoria è

oggi ridotta a pochi esemplari.

I singoli ministeri.

I ministeri vengono raggruppati per ambito di attività:

d’ordine

• I ministeri Interno, Difesa, Giustizia e Affari esteri;

finanziari

• I ministeri Economia e finanze;

economico

• Il ministero Sviluppo economico e Politiche agricole

alimentari e forensi; beni

• I ministeri preposti alla creazione, conservazione e gestione di e

attrezzature collettive servizi pubblici e sociali

ed alla erogazione dei 

Infrastrutture e trasporti, Ambiente e tutela del territorio e del mare,

Lavoro e delle politiche sociali, Istruzione università e ricerca, Beni e

attività culturali, Salute.

Il Consiglio di Stato e la Corte dei conti.

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

Organi con compiti di consiglio e di controllo sono già presenti all'interno dei ministeri:

consigli superiori;

consultivi sono i vari mentre funzioni di controllo vengono

ragionerie

esercitate dalle che operano nell'ambito di ciascun ministero come

Ragioneria generale

articolazioni della presso il Ministero dell'Economia.

Più importanti sono però gli organi, sia consultivi che di controllo, che agiscono non

all'interno dall'esterno

dei ministeri, rispetto ad essi, che operano nell’interesse

generale dello Stato. Tali organi sono il Consiglio di Stato e la Corte dei conti.

Il Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato svolge compiti di consulenza tecnica in ambito giuridico-

amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

L’attività consultiva del Consiglio riguarda la formulazione di pareri, da parte di una

materia;

delle sezioni consultive. La ripartizione dei compiti tra le sezioni avviene per

commissioni.

per questioni di interesse di più sezioni si possono costituire apposite

In casi di particolare importanza, il parere può venir formulato dalla adunanza

generale, che raccoglie tutti i magistrati del Consiglio.

I pareri possono essere richiesti dal Governo o dai singoli ministri. Il parere del

obbligatoriamente

Consiglio di Stato deve essere sentito sui regolamenti, sulla

decisione del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e sugli schemi

generali di contratti e convenzioni predisposti dai ministri.

Negli altri casi il Ministro può proporre ai ministri di provvedere in difformità dal parere

(che è detto perciò semivincolante), ed inoltre decorso un certo termine senza che il

parere sia stato reso il Governo può provvedere ugualmente.

La Corte dei conti. “esercita il controllo preventivo di legittimità

Art. 100, Cost. la Corte dei conti

sugli atti del Governo e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello

Stato”; “al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo

essa inoltre partecipa

Stato contribuisce in via ordinaria”. Dei risultati del riscontro eseguito riferisce

direttamente alle Camere.

L'art. 100 Cost, si riferisce alle funzioni di controllo. La Corte, tuttavia,

analogamente al Consiglio di Stato, ha a sua volta altre funzioni di carattere

materia di contabilità pubblica nelle altre specificate nella legge;

giurisdizionale in e

in particolare essa é giudice nei giudizi sulla responsabilità dei funzionari per danni

all’amministrazione e nei giudizi in materia di pensioni degli impiegati pubblici.

L'attività di controllo svolta dalla Corte dei conti è varia sia negli oggetti che nei

modi. Dobbiamo distinguere:

• Il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo; preventivo

Si tratta di un controllo che ha per oggetto la legittimità dell'atto; esso é

in quanto l'atto pur già compiuto rimane privo di effetto sino a quando la fase del

controllo non sia stata superata. Se il controllo è positivo, sull'atto viene apposto un

visto, con annotazione in appositi registri (cosiddetta registrazione).

Se la Corte dichiara l'illegittimità di un atto, il Ministro può ancora muovere una

deliberazione con la quale il Consiglio dei ministri chiede motivatamente la

registrazione con riserva. A questo punto, la Corte deve registrare l’atto. Trasmette

però notizia delle registrazioni con riserva a Parlamento, di fronte al quale il Governo

assume la responsabilità politica dell'atto.

• Il controllo successivo nel rendiconto annuale dello Stato;

Si tratta di un controllo «a cose fatte», che verte appunto sul modo in cui sono state

fatte. In esso, la Corte dei conti ha modo anche di esprimere la sua valutazione

generale sull'operato dell’amministrazione, e può suggerire l'opportunità di modificare

le leggi e i regolamenti che ne guidano l'azione. Tali valutazioni vengono raccolte in

una relazione che viene inviata al Parlamento.

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• Il controllo sulla gestione;

successivo,

Si tratta ancora di un controllo istituito, in attuazione della Costituzione,

dalla legge 21 marzo 1958, n. 259. Ha per oggetto la legittimità degli atti e la

regolarità della gestione. enti territoriali

Il controllo sulla gestione finanziaria non si applica agli (Regioni,

istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza

Province e Comuni) ed alle .

Tuttavia, la l. 259/58 ha introdotto un ulteriore controllo (successivo) sulla gestione

delle amministrazioni pubbliche in generale, rivolto ad accertare la legittimità e la

regolarità delle gestioni.

Principi costituzionali facenti capo alla Pubblica Amministrazione.

• Art. 28, Cost. Responsabilità;

I funzionari pubblici sono direttamente responsabili, secondo la legge, degli atti

compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende anche allo

Stato e agli enti pubblici.

È un principio di immedesimazione organica: i soggetti della PA non operano in

semplice rappresentanza dell’amministrazione, ma si immedesimano con essa, infatti

nel caso di provvedimenti disciplinari il funzionario risponde in solido con

l’amministrazione.

• Art, 97, Cost. Legalità;

Impone che l’azione della p.a. sia assoggettata alla legge. Nel nostro ordinamento

convivono 3 concezioni del tale principio:

a) non contraddittorietà: l’atto amministrativo non può contenere norme contrarie

alle disposizioni di legge;

b) formale: l’azione amministrativa deve avere uno specifico fondamento legislativo,

ovvero deve agire nei limiti fissati dalla legge che le attribuisce il relativo potere;

c) sostanziale: l’amministrazione deve agire in conformità della disciplina sostanziale

posta dalla legge stessa, perché questa indica i contenuti e le modalità che la P.a.

deve seguire.

• Art. 97, Cost. Imparzialità;

L’attività della p.a. deve essere eseguita in maniera imparziale, per cui:

a) in senso negativo: dovere di non discriminare la posizione dei soggetti coinvolti

dalla sua azione nel perseguimento degli interessi pubblici;

b) in senso positivo: obbligo per la p.a. di valutare tutti gli interessi coinvolti nella sua

azione, in modo che la scelta finale rappresenti al meglio tutti gli interessi in gioco.

Il principio comporta quindi che, nel perseguire gli interessi pubblici, l'amministrazione

non possa alterare l'equilibrio degli interessi privati se non nella misura strettamente

necessaria, esclusa ogni preferenza di carattere soggettivo.

• Art. 97, Cost. Buon Andamento;

La P.A. deve agire nel modo più adeguato e conveniente possibile e quindi attenendosi

ai criteri di:

-efficacia: capacità di conseguire gli obiettivi che si erano preventivamente fissati;

-efficienza: rapporto tra risultati raggiunti e risorse impiegate.

Efficacia ed efficienza costituiscono, perciò, due parametri distinti e non coincidenti.

Potrebbe, infatti, sussistere l’ipotesi di una amministrazione efficiente, in relazione alle

poche risorse ad essa attribuite, ma non efficace; così come, viceversa, quella di una

amministrazione che pur essendo in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati

(efficace) non lo faccia in maniera efficiente.

3.Attività discrezionale, tecnico-discrezionale e vincolata.

Attività vincolata.

É talora possibile che la legge guidi l’azione dell’amministrazione in modo tale che ad

essa non rimanga che una attività di mera esecuzione. In questa ipotesi possiamo dire

che il provvedimento è del tutto vincolato.

Comunque, è impensabile che il legislatore possa prevedere e predeterminare ogni

possibile ipotesi e contenuto dell’azione. È perciò inevitabile che in molti casi la legge

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consenta o imponga alle autorità amministrative di valutare esse la situazione, e di

scelte

compiere le necessarie.

Attività discrezionalità.

La discrezionalità amministrativa è una facoltà di scelta che la legge affida all'autorità

amministrativa in vista del miglior conseguimento dell’interesse pubblico. Essa può

riguardare, a seconda dei casi, la decisione sull’opportunità stessa di provvedere, la

decisione sul provvedimento più opportuno, la decisione sul momento più opportuno

per provvedere, la decisione sul contenuto specifico da dare al provvedimento.

Le scelte discrezionali richiedono una previa valutazione dell'interesse pubblico e dei

mezzi a disposizione per conseguirlo. Più precisamente, esse richiedono spesso una

vari diversi

valutazione complessiva dei e interessi pubblici coinvolti da una certa

decisione amministrativa: una sintesi che deve tener conto anche degli interessi

privati, i quali non devono risultare sacrificati senza che ve ne sia una necessità

(principio di proporzionalità).

effettiva Le scelte dell’amministrazione sono soggette a

principi giuridici, quali quelli di ragionevolezza, di congruità e di correttezza.

Attività tecnico-discrezionale.

Molto spesso però la pubblica amministrazione si trova a dover compiere delle scelte

interessi

che si basano non su valutazioni di bensì su valutazioni di ordine conoscitivo:

valutazioni che per il fatto di essere compiute sulla base di discipline specifiche

vengono spesso dette “tecniche”. semplici certe

Ora, quando si tratta di valutazioni e nel risultato le scelte sono

vincolate,

praticamente non c'è nessun profilo di discrezionalità, di nessun genere. Si

parla allora di semplici accertamenti tecnici. complesse incerte

Altre volte, però, le valutazioni necessarie sono ed nel risultato, che

dipende non da analisi assolutamente obiettive, ma in parte almeno anche dai

convincimenti propri di chi opera o dai metodi usati per la verifica.

In questo caso, la decisione dell'amministrazione, pur dovendo basarsi

fondamentalmente su motivazioni di tipo conoscitivo, rimane però il frutto di una vera

scelta tra diverse valutazioni e soluzioni in astratto possibili. Per indicare questa

situazione si parla tradizionalmente nella dottrina e giurisprudenza italiana di

discrezionalità tecnica.

4.Gli atti e provvedimenti amministrativi .

Fondamentale, in primo luogo, è distinguere gli atti dell'autorità amministrativa che

all'esterno della pubblica amministrazione,

producono effetti giuridici quindi verso gli

diritti, obblighi

amministrati, modificando le situazioni giuridiche soggettive (i gli e

simili) di coloro che in qualunque modo siano “destinatari” dell'atto, dagli altri atti, i

quali non hanno capacità di produrre effetti giuridici all'esterno. I primi, quelli

giuridicamente ed esternamente innovativi prendono il nome di provvedimenti, i

secondi si chiamano semplicemente atti (o meri atti) amministrativi.

Gli atti amministrativi.

Spesso gli atti amministrativi, che non sono provvedimenti, sono però collegati al

provvedimento, nel senso che servono a prepararlo, o ne condizionano il contenuto.

Atti e provvedimenti fanno allora parte di un unico procedimento amministrativo.

Ci sono però meri atti amministrativi che non sono finalizzati ad un determinato

provvedimento (es: certificati e registrazioni fatte dalla pubblica amministrazione).

Tra gli atti che non costituiscono provvedimento particolare importanza hanno i potere,

cosiddetti atti amministrativi paritetici, i quali corrispondono, più che ad un

dovere

ad un che la pubblica amministrazione ha di determinare unilateralmente

alcuni aspetti patrimoniali di un rapporto. I diritti corrispondenti all’atto paritetico si

possono far valere sino a quando essi esistano, cioè entro il termine di prescrizione.

I provvedimenti amministrativi.

Provvedimenti amministrativi sono dunque gli atti con i quali le autorità

amministrative prendono le decisioni necessarie per il conseguimento dei fini

situazioni giuridiche

pubblici, esercitando le potestà loro attribuite, incidendo nelle

soggettive degli amministrati (es: graduatorie dei concorsi pubblici, i permessi edilizi).

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Caratteri del provvedimento amministrativo:

• Unilateralità;

I provvedimenti amministrativi sono sempre atti unilaterali, cioè atti che hanno per

provvedimenti

autore la sola pubblica amministrazione. Nei il consenso dei destinatari

a volte è del tutto irrilevante (es: espropriazione, requisizioni). Altre volte è invece

necessario, nel senso che senza di esso il provvedimento non viene emanato (es:

domanda),

concessioni e autorizzazioni dietro apposita oppure nel senso che il

provvedimento non produce pienamente i suoi effetti fino a quando il destinatario non

abbia manifestato il suo consenso (nomine a pubblici uffici o impieghi).

In ogni modo, però, l'atto vero e proprio è sempre una manifestazione unilaterale di

determinazione,

volontà, una da parte dell'autorità amministrativa, ed è a tale

determinazione che gli effetti si collegano.

• Nominatività e tipicità;

Altri caratteri del provvedimento si collegano al principio di legalità della pubblica

amministrazione. Esso ha come conseguenza che i provvedimenti amministrativi che

l'amministrazione può compiere debbono, in generale, essere individuati

singolarmente dalla legge (nominatività dei provvedimenti), e che la legge deve

anche specificare di che tipo di provvedimento si tratti: quali effetti giuridici produca, a

quali scopi esso debba servire, in quali circostanze possa essere emanato, quale

autorità possa emanarlo (tipicità del provvedimento).

• Autoritatività;

Oltre che unilaterali i provvedimenti amministrativi sono autoritativi. Con ciò si vuol

dire che nel provvedere, l'amministrazione agisce sempre come autorità, cioè

come custode e tutrice dei pubblici interessi. Anche quando permette o concede

qualcosa, il provvedimento è sempre un atto di esercizio di potestà amministrativa.

imperativi,

Non tutti i provvedimenti sono invece se con ciò si intende essi “imperino”

o “comandino” sempre qualcosa, sacrificando le situazioni giuridiche degli

amministrati. I provvedimenti “imperativi” in questo senso sono in sostanza quelli che

producono effetti sfavorevoli ai destinatari (es: sanzioni, ordini), e non gli altri.

• Esecutorietà ed efficacia;

Si parla di esecutorietà del provvedimento per indicare la facoltà, che spesso

l'amministrazione ha, di portare direttamente ad esecuzione coattiva i

provvedimenti che non vengano spontaneamente eseguiti da coloro ai quali si

rivolgono.

L’esecutorietà non va confusa con l'efficacia del provvedimento che è l’effettiva

produzione degli effetti giuridici del provvedimento stesso. É proprio la mancata

efficace l'ulteriore attività

spontanea esecuzione del provvedimento a richiedere di

esecuzione coattiva da parte dell'amministrazione. obblighi,

Esecutori sono, ovviamente, solo gli atti restrittivi dai quali derivano e solo

nei casi previsti dalle norme.

• Esecutività;

Così come non vanno confusi esecutorietà ed efficacia allo stesso modo va distinta

una terza nozione, diffusa soprattutto nella pratica: la nozione di esecutività. Si parla

esecutività

di per indicare che il provvedimento, già efficace, può essere portato ad

esecuzione. Tuttavia, vi sono provvedimenti che non sono suscettibili di alcuna

esecuzione, perché si esauriscono negli effetti giuridici (es: decreto presidenziale che

concede la cittadinanza italiana). Ci sono poi provvedimenti che vengono “eseguiti”

dal soggetto che li ha richiesti nel suo interesse (come ad esempio l'autorizzazione alla

guida di autoveicoli), tenendo il comportamento permesso dal provvedimento.

debba

Se poi il provvedimento essere eseguito dal privato, e questi non lo esegua, si

ha il problema della esecutorietà, sopra descritto. Nemmeno in questo caso c'è perciò

luogo ad una ulteriore nozione di esecutività.

Gli elementi del provvedimento amministrativo:

• Soggetto - attribuzione - competenza;

Soggetto: non è tanto l’organo ma la competenza.

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Attribuzione: quando è un potere assegnato all’ente/organo nel suo complesso.

Competenza: quando andiamo a verificare chi, di quella struttura burocratica, ha

quella fetta di potere che gli consente di adottare quel tipo di atto.

• Forma scritta; ad substantiam.

Regola quasi generale salvo eccezioni. La forma è scritta

• Dispositivo decisionale.

Il provvedimento si conclude con il dispositivo amministrativo, è l’ordine che concentra

e descrive l’effetto che viene prodotto da quel provvedimento. L’effetto del

provvedimento è quello previsto dalla legge.

• Perfezione e validità.

La perfezione del provvedimento significa che si è completato il procedimento. È il

completamento della fattispecie, a prescindere dai contenuti. Può accadere che un

atto sia perfetto ma abbia un vizio nei contenuti. Allora usiamo l’altra categoria: la

validità è la conformità dei contenuti del provvedimento ai parametri normativi.

• Il merito del provvedimento e la questione della sindacabilità;

Valutazioni che vanno a incidere sul contenuto del provvedimento. La scelta che fa la

p.a. non è mai completamente libera. Il legislatore invece quando adotta la legge è

limitato solo dalla Costituzione.

Merito: le scelte discrezionali compiute dall’amministrazione costituiscono quello che

si chiama merito del provvedimento amministrativo. le ragioni di pubblico

L’amministrazione quando agisce deve indicare nell’atto stesso

interesse che stanno alla base delle scelte compiute.

• Contenuto – motivazione;

Gli atti discrezionali devono contenere una esplicita motivazione.

La PA deve poi spiegare quali norme sta applicando e i presupposti per cui sta

giungendo a quel provvedimento. Tale indicazione è strettamente collegata alla

verifica della legalità dell’atto amministrativo.

Tipi di provvedimento amministrativo:

dal punto di vista del privato destinatario,

Se guardiamo al provvedimento che ne sia

possiamo operare una grande distinzione tra i provvedimenti favorevoli e i

ampliano

provvedimenti sfavorevoli: cioè tra quelli che la sua sfera giuridica (ciò

restringono.

che gli è consentito dal diritto), e quelli che al contrario la

Sono favorevoli:

• Le autorizzazioni;

Sono provvedimenti favorevoli attraverso i quali viene consentita un’attività privata

che in linea di principio è ammessa, ma di cui la legge vi in concreto l'esercizio senza

l'autorizzazione)

un apposito permesso (appunto dell'amministrazione, la quale è

chiamata a verificare l'esistenza dei requisiti e dei presupposti previsti dalla legge per

lo svolgimento dell'attività. Gli atti di tipo autorizzativo sono chiamati nelle leggi in

licenze, patenti, nulla-osta, omologazioni, abilitazioni

vari modi: e simili.

• Le concessioni; speciali

Le concessioni sono atti con i quali l'amministrazione attribuisce ai privati

diritti di usare beni pubblici, di gestire servizi di eseguire opere pubbliche.

o o anche Si

tratta di diritti che possono nascere solo attraverso un provvedimento della

amministrazione. Nel rapporto concessorio è la pubblica amministrazione che può

talora porre termine ad esso, revocando la concessione data, se l’interesse pubblico lo

richiede.

Altri provvedimenti favorevoli sono:

• Le ammissioni Si tratta di provvedimenti con i quali un privato viene

ammesso a far parte di una pubblica istruzione;

• Gli esoneri e le dispense Si tratta di provvedimenti con i quali qualcuno

viene liberato da un obbligo che altrimenti avrebbe. Ovviamente, la possibilità e

le condizioni dell'esonero devono essere stabilite dalla legge;

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contributi sovvenzioni.

• Gli incentivi ovvero i e le Si tratta di provvedimenti

con i quali vengono erogate somme di danaro per fini di interesse pubblico.

domanda

I provvedimenti favorevoli vengono in generale ottenuti su apposita o

istanza degli interessati. I provvedimenti sfavorevoli, invece sono posti in essere

dall'amministrazione di propria iniziativa (d'ufficio).

ordini, espropriazioni,

Tra i provvedimenti sfavorevoli ricordiamo: gli le le

occupazioni, requisizioni, sanzioni amministrative.

le le

• Ordini fanno nascere nel destinatario un obbligo che prima non esisteva;

• Provvedimenti ablatori;

Hanno l'effetto di togliere a qualcuno l'esercizio di un diritto (espropriazione, e in casi

eccezionali occupazione), o di godimento di un bene (occupazione, requisizione);

• Provvedimenti sanzionatori;

Le sanzioni possono essere di vari tipi. Esse possono consistere nel venir meno di

provvedimenti favorevoli: si parla allora di decadenza o di revoca del provvedimento.

Vi sono poi le sanzioni disciplinari, che colpiscono il comportamento scorretto di coloro

che sono collegati ad una pubblica istituzione. Esistono poi le sanzioni pecuniarie che

conseguono alle contravvenzioni. In qualche caso è prevista anche la sanzione della

confisca di un bene collegato al comportamento illecito;

• Provvedimenti di II grado;

Non sono né favorevoli né sfavorevoli: il loro carattere dipende da ciò che essi fanno in

relazione al precedente provvedimento, e dalle caratteristiche di questo.

Tali sono, ad esempio, l'annullamento d'ufficio, mediante il quale la stessa autorità

amministrativa provvede all'eliminazione di un provvedimento che essa riconosce

viziato, la revoca di un atto che essa riconosce come inopportuno, ed ancora i

provvedimenti mediante i quali l'autorità amministrativa procede, quando ciò sia

possibile, alla convalida di un provvedimento viziato.

Il procedimento amministrativo.

procedimento

Il è costituito da una serie di atti e di attività che si susseguono in ordine

prestabilito o comunque razionale, in vista della eventuale assunzione di un

provvedimento, o (una volta che esso sia venuto ad esistenza) in vista della

produzione dei suoi effetti giuridici.

Le fasi del procedimento.

Qualunque procedimento amministrativo può essere idealmente distinto in quattro

iniziativa, istruttoria, costitutiva

fasi: la fase di la fase la fase del provvedimento e la

dell’efficacia.

fase I contenuti di queste fasi dipendono dal tipo di provvedimento.

• Fase di iniziativa;

L’iniziativa è la fase nella quale il procedimento prende avvio. L’inizio del

domanda istanza)

procedimento può essere provocato da una apposita (o di colui che

è interessato al provvedimento: questa è la regola quando si tratti di provvedimenti

favorevoli. Altrimenti, il procedimento inizia su iniziativa della stessa amministrazione:

d'ufficio

si parla in questo caso di apertura del procedimento.

• Fase istruttoria;

L’istruttoria è la fase nella quale, aperto il procedimento, vengono acquisiti gli

elementi di fatto e di diritto necessari per decidere se si deve realmente provvedere, e

quale contenuto dare al provvedimento. In pratica si tratterà di esaminare i documenti

presentati o comunque in possesso dell'amministrazione, di richiederne altri, di

informazioni, sopralluoghi, verifiche ispezioni.

assumere di compiere o Quando si

stati fatti, certificazioni atti notori.

debbano dimostrare o si ricorre spesso a e ad Un

particolare rilievo nella fase istruttoria hanno i pareri che l'autorità amministrativa

spesso può chiedere ad appositi organi consultivi. Di regola l'organo che ha richiesto il

libero

parere è anche di non seguirlo ed ha il solo dovere di indicare le ragioni per le

quali non lo segue (cosiddetto obbligo di motivazione). Ma vi sono anche casi in cui

parere conforme”:

il provvedimento non può essere emanato se non su “ il parere

risulta cosi vincolante.

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• Fase costitutiva del provvedimento;

Nella fase costitutiva viene emanato il provvedimento vero e proprio. In genere,

l'autorità competente ad emanare il provvedimento è libera di valutare i risultati

dell'istruttoria: anche se è ovvio che il provvedimento deve trovare in tali risultati il

fondamento

suo logico e giuridico. monocratico

Competente ad emanare il provvedimento è a volte un organo (o

collegiale.

individuale), altre volte un organo A volte il provvedimento richiede la

partecipazione di due diverse autorità, le cui determinazioni si fondono in un unico

atto: cc.dd. atti complessi.

• Fase dell’efficacia (controllo, pubblicazione/comunicazione, accettazione);

Molto spesso la legge prevede che il provvedimento non produca gli effetti giuridici

che gli sono propri per il solo fatto di esistere, e subordina la produzione degli effetti

fatti, adempimenti formalità.

ad altri o inefficace,

In questo caso il provvedimento è provvisoriamente ed è necessaria

un'altra fase del procedimento, che serve appunto a consentire al provvedimento di

produrre in concreto gli effetti giuridici che gli sono propri. Perciò questa fase si chiama

fase di integrazione dell'efficacia .

1- Controllo Così, la legge può prevedere che determinati provvedimenti non

divengano efficaci fino a quando non sia compiuto su essi un controllo per verificarne

la conformità alle norme giuridiche. Fino a quando il controllo non sia stato eseguito

l'efficacia è sospesa, ma una volta superato il controllo l'efficacia decorre

retroattivamente dal momento della perfezione del provvedimento.

2- Atti di comunicazione Vi sono però anche altre formalità o adempimenti ai

quali la legge può subordinare l'efficacia di un provvedimento. Cosi può essere

comunicazione notificazione

necessaria la o la dell'atto all'interessato, o più

pubblicazione

genericamente la dell'atto.

3- Oppure può essere necessaria l’accettazione da parte del privato (nomine a

pubblici uffici).

La disciplina del procedimento. Nuove norme in materia di

La legge 7 agosto 1990, n. 241, ha introdotto

procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.

La legge contiene alcune disposizioni che riguardano il provvedimento come atto

finale del procedimento, o la relazione tra provvedimento e procedimento.

• Obbligo di motivazione;

Si dispone così che ogni provvedimento della p.a. deve essere motivato. La

“deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno

motivazione

determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze

dell’istruttoria.”

• Obbligo di provvedere;

Quanto alla relazione tra provvedimento e procedimento, la legge dispone che un

istanza

procedimento avviato a seguito di una o comunque quando l’amministrazione

sia tenuta ad iniziare d’ufficio un procedimento, questo deve essere concluso

“mediante l’adozione di un provvedimento espresso”. La doverosità della conclusione

è rafforzata dal fatto che il soggetto interessato che non vede chiuso il procedimento

entro un certo termine, ha la possibilità di rivolgersi al giudice amministrativo e

condannare l’amministrazione a chiudere il procedimento.

• Responsabile del procedimento; responsabile.

La legge impone che ogni procedimento abbia il proprio funzionario

Deve curare che tutte le fasi, dall’inizio alla fine, del procedimento amministrativo si

svolgano correttamente e in seguito trasmettere gli atti all’organo competente.

• Partecipazione;

I soggetti interessati devono essere avvisati dell’avvio del procedimento, dandogli così

la facoltà di intervenire, qualora ne possa derivare un danno.

• SCIA = segnalazione certificata di inizio attività;

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non ha più da assumere alcun provvedimento

L’amministrazione in questi casi , ed il

cittadino non ha né il bisogno né la possibilità di richiederlo. Ogni controversia relativa

all’applicazione del meccanismo della segnalazione è devoluta alla giurisdizione

esclusiva del giudice amministrativo.

• Silenzio-assenso;

L'art. 20 della legge n. 241 dispone inoltre che, al di fuori dei casi in cui si applica il

meccanismo di sostituzione del provvedimento con la segnalazione ora vista, nei

procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi, se

silenzio”

l'amministrazione non provvede entro il termine ad essa assegnato, tale “

“provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di

equivale a

ulteriori istanze o diffide”. Si tratta del meccanismo del c.d. silenzio-assenso, che ora

diventa la regola generale per tutti i casi che non siano esclusi da esso.

• Accesso ai documenti amministrativi;

documenti

Possibilità di conoscere i in possesso della PA, e di ottenerne copia. Il

“diritto di accesso” viene riconosciuto a tutti coloro che partecipano al procedimento e

a tutti gli interessati. L’accesso si esercita mediante domanda motivata.

Patologie: i vizi del provvedimento. elementi

Si tratta di vizi che comportano l’inesistenza o la nullità di uno o più degli

costitutivi soggetto, potere, forma, l’oggetto.

del provvedimento: il il la Sarebbe inoltre

impossibile, indeterminabile.

nullo il provvedimento il cui oggetto fosse o del tutto

• Nullità: è nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi

essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato

in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente

previsti dalla legge.

1) Carenza/inesistenza di elementi essenziali (soggetto, potere, forma e oggetto);

2) Difetto assoluto di attribuzione se un organo esercita un’azione per cui non è

competente;

3) Violazione o elusione del giudicato provvedimenti in contrasto con pronunce

giurisdizionali;

4) Tutte le altre ipotesi previste dalla legge.

• Annullabilità: ogni altra difformità del provvedimento rispetto ai requisiti posti

da norme giuridiche è causa di annullabilità dell’atto.

I vizi di legittimità (intesi come difformità) possono caratterizzare un provvedimento

dell’amministrazione e causarne l’annullabilità:

1) Violazione di legge la disposizione si trova in contrasto con un atto normativo;

2) Incompetenza quando il provvedimento viene posto in essere (per errore) da un

organo diverso da quello che ne aveva il potere;

3) Eccesso di potere quando il potere della PA, nonostante sembri formalmente

rispettose delle leggi, non cura gli obiettivi che deve perseguire. La giurisprudenza ha

elaborato delle figure sintomatiche con cui si può intuire che la funzione si sia svolta in

maniera scorretta (es: sviamento di potere; disparità di trattamento).

Casi di non annullabilità.

Vizi “non vizianti” (art. 21 octi) In certi casi, è possibile che nel processo davanti

al giudice amministrativo risulti palese che il contenuto e la stessa adozione di un

vincolati

provvedimento impugnato erano totalmente dalle norme che lo riguardano:

in questo caso eventuali vizi di forma e di procedura non potrebbero avere influito sul

contenuto del provvedimento, nel senso che esso avrebbe dovuto in ogni caso essere

il medesimo. Quando questo accade, il provvedimento, nonostante la eventuale

violazione, “non è annullabile”. opportunità.

I vizi di “merito” si dicono i “difetti”, che colpiscono l'atto nella sua

gli atti inopportuni non sono annullabili

In generale, però, . Va da sé che se la stessa

amministrazione ritiene errata una scelta precedentemente compiuta, essa può

rimediare per mezzo di un nuovo provvedimento che revoca il primo e decide

diversamente. Rimangono però fermi gli effetti già prodotti per il passato dal

provvedimento revocato. Solo in casi eccezionali, previsti espressamente dalla legge, è

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merito

possibile chiedere al giudice amministrativo di valutare anche il dei

provvedimenti assunti o da assumere.

Patologie: i rimedi.

• L’autotutela;

è la stessa PA che con dei provvedimenti tipici pone rimedio ai propri errori.

I vizi sanabili darsi che la PA si avveda che il proprio provvedimento è

può annullabile.

illegittimo, esso sarà dunque Talvolta però il vizio dell’atto è tale da poter

essere eliminato senza eliminare l’atto. Si parla perciò di sanatoria e convalida.

La sanatoria si verifica quando si adottano delle disposizioni che legittimano il

provvedimento. La convalida è quella ipotesi di sanatoria che non azzera l’atto ma lo

convalida, facendo intervenire l’organo di competenza.

La revoca dei provvedimenti di riesame. L’amministrazione non fa altro che

Uno

modificare o ritirare completamente un provvedimento precedente perché lo ritiene

non più adeguato alla cura degli interessi pubblici.

Annullamento d’ufficio quando l’amministrazione si avveda che un proprio

provvedimento è illegittimo, a certe condizioni provvede da sé ad annullarlo. Il

provvedimento può essere annullato solo se ciò corrisponde ad uno specifico ed

“entro un termine ragionevole comunque non superiore a

attuale interesse pubblico,

diciotto mesi”.

Annullamento straordinario di governo il governo può in ogni situazione,

quando sorgono interessi pubblici violati, annullare gli atti amministrativi di qualunque

autorità amministrativa, e non è soggetto a limitazioni temporali.

• La giustizia amministrativa; (i rimedi amministrativi)

Un soggetto che si ritenga leso da un provvedimento dell'amministrazione può sempre

giudice amministrativo.

chiedere tutela ad un giudice, che è di massima il Tuttavia,

stessa pubblica amministrazione,

egli ha anche la possibilità di chiedere tutela alla

mediante la proposizione di un ricorso amministrativo.

ricorso amministrativo un atto mediante il quale un privato impugna un

Il è dunque

provvedimento amministrativo dinanzi ad una autorità amministrativa .

interessi legittimi diritti

Attraverso i ricorsi amministrativi si possono far valere sia che

soggettivi. Sono disciplinati dal d.PR. 24 novembre 1971 n. 1199. I ricorsi previsti sono:

il ricorso gerarchico, il ricorso in opposizione e il ricorso straordinario al Capo

dello Stato. I primi due sono rivolti, in sostanza, alla stessa amministrazione che ha

ordinari.

agito, e si dicono ricorsi immediatamente

1- Il ricorso gerarchico si presenta all’organo superiore a quello

che ha posto in essere il provvedimento. La legge ammette sempre questo tipo di

ricorso, a patto che si tratti di un organo che ha un superiore gerarchico. Il ricorso va

a pena di decadenza

presentato nel termine di trenta giorni da quello nel quale

l’interessato ha avuto la notificazione del provvedimento o dal giorno in cui ne ha

piena conoscenza.

avuto Trascorsi novanta giorni dalla presentazione del ricorso

respinto.

senza che l’autorità superiore si sia pronunciata, il ricorso si intende

Si parla poi di ricorsi gerarchici impropri quando in casi espressamente previsti

dalla legge, è data la possibilità di fare ricorso ad una diversa autorità.

stessa autorità che ha emanato l’atto

2- Il ricorso in opposizione si presenta alla

che si impugna come lesivo. È possibile solo in casi espressamente previsti dalla

legge.

3- Il ricorso straordinario al Capo dello Stato dopo l’esito negativo del ricorso in

direttamente

opposizione o del ricorso gerarchico, oppure anche contro il

provvedimento lesivo, il ricorrente può presentare questo tipo di ricorso.

Il ricorso straordinario è ammesso per sole ragioni di legittimità, e va presentato nel

termine di centoventi giorni dalla notificazione o dalla piena conoscenza dell'atto

Ministero

impugnato. La pratica è istruita dal competente per materia, ma la decisione

del ricorso spetta al Consiglio di Stato, attraverso le sezioni consultive. Formalmente,

quello del Consiglio di Stato è un parere ma con carattere vincolante, e il Ministro non

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

se ne può discostare per alcuna ragione. La decisione presa viene poi emanata con

decreto del Presidente della Repubblica. prima poi

Tuttavia, mentre è possibile intraprendere il ricorso gerarchico, il ricorso

giurisdizionale, tra ricorso straordinario al Capo dello Stato e ricorso giurisdizionale

bisogna scegliere: alternatività.

LE AUTONOMIE TERRITORIALI

1.Le Regioni.

Le linee di evoluzione.

Di Regioni si cominciò a parlare, in Italia, già nel secondo Ottocento. Ma il progetto

incontrò l'opposizione di coloro che temevano il pericolo di dividere nuovamente l'Italia

appena unita, e fu perciò abbandonato. L'idea regionale fu ripresa dopo il fascismo e la

seconda guerra mondiale, al momento di elaborare una nuova Costituzione. Dopo

varie discussioni, fu deciso di distinguere un gruppo di Regioni che avrebbero dovuto

speciale più ampia,

godere di una autonomia e sancita per ognuna in un particolare

Sicilia, Sardegna, Trentino Alto

statuto, adottato con legge costituzionale: furono la la il

Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta.

il la Le altre Regioni ricevettero la

fondamentale disciplina della loro organizzazione e dei loro poteri direttamente dalla

Costituzione, al Titolo V.

Le autonomie regionali e locali.

• Art. 5, Cost., autonomia e decentramento; riconosce e

L’articolo solennemente proclama che la Repubblica, una ed indivisibile, “

promuove le autonomie locali”, “attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più

ampio decentramento “adegua i principi e i metodi della sua

amministrativo” ed infine

legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento ”.

l'autonomia decentramento

Essa pone dunque e il quali criteri di base per

l'organizzazione istituzionale della comunità italiana. Mentre il decentramento è

concepito come un criterio interno all'organizzazione statale, l'autonomia rappresenta

il criterio fondamentale dei rapporti tra le comunità territoriali.

Autonomia normativa... a parte maggiore dell’attività normativa sia delle

l

Regioni che degli enti locali ha ad oggetto l’organizzazione e la gestione dei pubblici

servizi e la definizione e disciplina dei pubblici poteri a disposizione delle autorità

amministrative regionali e locali. “i Comuni, le Province e le

.. e amministrativa La Costituzione inoltre dispone che

Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite

con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze ”.

Decentramento il decentramento amministrativo si attua, secondo la Costituzione,

“servizi che dipendono dallo Stato”.

nei Esso consiste, essenzialmente, nell’attribuire i

compiti amministrativi ad organi periferici anziché ad organi centrali.

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Università degli Studi di Trento Anna Domenichini 2017/2018

Giurisdizionalizzazione dei conflitti: la Costituzione individua sì le competenze di

Stato e Regioni, ma è prevista una sede giustiziale dove Stato e Regioni possono

litigare ove qualcuno non rispetti le norme in merito alla separazione delle

competenze. La sede riguarda degli organi, all’interno della Corte costituzionale,

addetti alla risoluzione di questi conflitti.

Gli organi regionali.

Ogni Regione ha tre fondamentali organi: il Consiglio, la Giunta e il Presidente

della Giunta, che è anche il Presidente della Regione.

• Il Consiglio regionale;

Il Consiglio è l’organo rappresentativo la cui composizione rispecchia gli orientamenti

politici della comunità regionale. Per le Regioni ordinarie, la Costituzione stabilisce che

“esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli

dalla Costituzione e dalle leggi”.

I Consigli regionali sono composti da consiglieri. L’elezione dei Consigli avviene a

suffragio universale diretto: elettori sono i cittadini maggiorenni; eleggibili sono i

cittadini iscritti nelle liste elettorali di un qualsiasi Comune.

Il numero dei consiglieri è fissato dallo Statuto entro un massimo variabile da 20 a

80 a seconda della popolazione della Regione. Il sistema di elezione e i casi di

ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono disciplinati «con legge

della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica,

che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

consiglieri Parlamentari:

I godono di uno stato giuridico in parte simile a quello dei

non rispondono delle azioni compiute durante l’esercizio delle proprie funzioni.

I Consigli regionali durano in carica cinque anni.

Il Consiglio regionale provvede ad eleggere il proprio Presidente, ed anche un ufficio

Presidente del Consiglio regionale

di presidenza. Il non è uno degli organi di governo

organo interno

delle Regioni, ma piuttosto un del Consiglio stesso. La sua esistenza fa

si che il Consiglio possa operare e deliberare con relativa autonomia rispetto

all'esecutivo. rimozione

Allo scioglimento del Consiglio si accompagna la del Presidente della

Giunta, e con ciò le dimissioni dell’intera Giunta. Lo scioglimento è disposto con

decreto del Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di parlamentari.

• La Giunta regionale;

La Giunta è l'organo esecutivo delle Regioni. I suoi componenti (usualmente chiamati

assessori) sono nominati dal Presidente. Il loro numero è stabilito dallo statuto entro

il massimo del quinto dei consiglieri. La Giunta ha, sotto la direzione del Presidente,

funzione di indirizzo politico. Ha compiti di impulso dell'attività della Regione, e

può presentare al Consiglio disegni di legge regionale. Non può assumere atti con

poteri regolamentari.

forza di legge, ma è titolare naturale dei Inoltre, come organo

esecutivo, essa esercita funzioni amministrative.

• Il Presidente della Regione;

Il Presidente della Giunta rappresenta l’altro polo istituzionale della Regione. Viene

eletto a suffragio universale diretto e ha (successivamente) il compito di nominare i

componenti della Giunta, ed ha anche il compito di revocarli.

“promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali

Il Presidente ”.

• Il Consiglio delle autonomie locali; Consiglio delle

La Costituzione prevede inoltre che in ogni Regione sia istituito un

autonomie locali quale “organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali”.

Gli statuti delle Regioni.

Sia alle Regioni ordinarie che alle Regioni speciali sono affidati importanti poteri

normativi. Si tratta, soprattutto, del potere di fare leggi in tutte le materie che non

siano riservate alla legislazione dello Stato. Prima ancora, tuttavia, esse hanno il

potere di disciplinare la propria forma di governo e la propria organizzazione. Tale

disciplina è stabilita mediante atti legislativi soggetti ad una particolare procedura di

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annadome

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Istituzioni di diritto pubblico [25844], basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Florenzano Damiano: Lineamenti di diritto pubblico, G. Falcon. Gli argomenti trattati sono i seguenti: L’ordinamento giuridico; Lo Stato; La Costituzione; Gli organi costituzionali e di rilievo costituzionale. Organizzazione e poteri (Il Parlamento - Il Governo - Il Presidente della Repubblica); Le altre fonti del diritto; L’amministrazione; Le Autonomie territoriali; La magistratura; La giustizia costituzionale; I diritti, le libertà e il principio di uguaglianza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annadome di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Florenzano Damiano.

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