Libertà e autorità (Volpi)
Capitolo 1: La classificazione delle forme di stato
Attraverso un’analisi storica vediamo come la prima e nota classificazione viene elaborata da Aristotele nel suo libro “Politica” (IV sec. a.C.). Le forme di governo si distinguono in base al numero dei soggetti titolari della sovranità. Si deve osservare quindi la tripartizione delle forme “buone” di governo che sono:
- Monarchia => governo di uno
- Aristocrazia => governo di pochi
- Politeia => governo di molti
Ci sono poi le forme “cattive” di governo e sono:
- Tirannia
- Oligarchia
- Democrazia
Seguiamo con la classificazione elaborata da Machiavelli nella sua opera “Il principe” e Montesquieu nella sua opera “L’esprit des lois”. Questi due autori presentano la distinzione che c’è fra:
- Monarchia
- Repubblica
Questa differenza è il criterio che sta alla base della classificazione delle forme di stato e delle forme di governo. La monarchia vede il Re come soggetto che impersonifica lo Stato; egli ha inoltre una legittimazione trascendente (la Corona si trasferisce in via ereditaria e di successione) e non rappresentativa (la Corona non viene eletta e scelta dal popolo o da suoi rappresentanti). La repubblica vede il Capo dello Stato come un organo dello stato stesso; egli esercita un potere rappresentativo, in quanto eletto e scelto dal popolo o da suoi rappresentanti.
Criteri di classificazione recenti
I criteri di classificazione più recenti si fondano sulla bipartizione fra:
- Stato democratico
- Stato autocratico
Critiche alla classificazione
- Questa classificazione si riferisce esclusivamente agli stati contemporanei ma non può rivolgersi agli stati che hanno caratterizzato l’esperienza storica passata come lo Stato liberale e lo Stato assoluto. Ciò perché: il primo non può essere equiparato allo Stato democratico e il secondo non può essere equiparato allo Stato autocratico.
- Anche utilizzando questi due criteri di classificazione dobbiamo distinguere gli stati contemporanei in riferimento ai loro rispettivi sistemi economico-sociali e alle loro rispettive ideologie. Dobbiamo precisare come “democrazia” e “autocrazia” sono due termini complessi che storicamente e teoricamente possono assumere dei significati diversi.
Significati del termine democrazia
Il significato letterale è “governo del popolo”. Dobbiamo però distinguere:
-
Democrazia “degli antichi”
Essa ha caratterizzato le città-stato della Grecia classica. Qui le decisioni veniva prese dai cittadini riuniti nelle assemblee (“ecclesiae”) ed erano rese esecutive dal Consiglio dei cinquecento, i cui membri erano eletti o sorteggiati a rotazione fra tutti i cittadini. Si trattava di una: democrazia diretta (partecipazione diretta, senza intermediari politici o burocratici, dei cittadini al processo decisionale) e monistica (non vi è distinzione tra sfera privata e sfera pubblica, in quanto ogni cittadino persegue l’interesse comune e generale della comunità in cui si rispecchiano le singole necessità e i singoli bisogni individuali; vige una costante armonia fra cittadini). Questa democrazia era possibile solo in territori molto ristretti, in cui il numero della comunità non era elevato. -
Democrazia “dei moderni”
Le decisioni politiche vengono prese da organi rappresentativi e solo in alcuni casi vengono prese dal corpo elettorale (cittadini). Parliamo quindi di una democrazia: rappresentativa, pluralistica e fondata sulla massima estensione del concetto cittadinanza (si trova in territori molto ampi). Si ha una democrazia rappresentativa essenzialmente per tre ragioni:- Storiche => dovute dalla rappresentanza parlamentare ha il compito fondamentale di garantire il superamento dello Stato assoluto e l’affermazione dei principi liberal-democratici.
- Pratiche => dovute dalla crescita ed espansione degli stati-nazione e dal carattere sempre più complesso dei processi decisionali.
- Teoriche => dovute dalla presenza di partiti e organi rappresentativi, dal riconoscimento al massimo numero di persone di diritti politici, dalla struttura articolata della forma di governo.
Gli studiosi prediligono la democrazia “dei moderni”. Caratteristiche:
- Democrazia vista come processo decisionale utilizzato per adottare le decisioni politiche
- Democrazia come sistema pluripartitico nel quale la maggioranza governa nel rispetto dei diritti delle minoranze. Qui ritroviamo la “teoria elitista” (=> La democrazia è uno strumento istituzionale mediante cui si prendono delle decisioni politiche e in base al quale i singoli cittadini ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare).
- Democrazia pluralista in cui è presente una pluralità di valori e principi.
In conclusione, la democrazia è vista come:
- Sistema di regole procedurali sancito a livello costituzionale e condiviso
- Insieme di principi e valori dall’intera società.
Il termine democrazia presenta un duplice aspetto:
- Concetto ideale => visione complessiva dell’uomo e del mondo.
- Concetto reale => sistema di governo basato su regole e principi.
Questo aspetto duplice della democrazia garantisce che essa non sia mai assoluta e perfetta bensì in continua evoluzione e in continua tensione verso la realizzazione di finalità democratiche attuali.
“Kelsen: Democrazia è un organo rappresentativo elettivo che ritroviamo: nel sistema elettorale proporzionale, nel principio di maggioranza, nel ruolo determinante di mediazione svolto dai partiti politici”
“Bobbio: Definizione minima del concetto di democrazia si fonda su: massima estensione possibile dei cittadini titolari di diritti politici, regola di maggioranza, possibilità di scelta tra alternative di governo”
“L’autogovernarsi del popolo è un qualcosa di impossibile per l’esercizio del Rousseau: potere esecutivo ed è concretamente realizzabile per il potere legislativo solo in uno Stato di piccole dimensioni, in cui i singoli individui siano tutti uguali e non ci siano delle grandi ricchezze”
“Dobbiamo Schmitt: distinguere due modelli di democrazia basati rispettivamente su due diversi principi: principio di rappresentanza e principio di identità. Il primo si fonda sul concetto di ‘legalità’ e prevede che le decisioni vengano prese da una maggioranza parlamentare; il secondo di ‘eguaglianza’ fra governanti e governati e sul fatto che la legittimazione di questi primi provenga direttamente dal consenso del popolo”
Significati del termine autocrazia
Il significato letterale del termine è “governo di uno”. Utilizziamo il termine e il concetto di Stato autocratico in modo negativo e residuale ossia quando non possiamo parlare di Stato democratico. Questo concetto ricomprende altri tre concetti:
-
Dittatura => Il potere si concentra nelle mani di un organo, solitamente monocratico. Questo concetto può assumere due diverse forme:
- Dittatura commissariale (Questa forma dittatoriale si riferisce alla situazione avutasi a Roma fra il V e III sec a.C. quando vi è il “dictator”, magistrato straordinario nominato da uno dei consoli in circostanze eccezionali e di emergenza come la guerra o conflitti interni, che esercita sia il comando interno sia il comando esterno. Parliamo quindi di un potere legittimo e costituito, fondato sulla Costituzione e che si fonda sullo stato di necessità. Le sue caratteristiche principali sono: temporaneità della carica ed eccezionalità dei poteri.)
- Dittatura sovrana (Questa forma dittatoriale non deriva da uno stato di necessità bensì da una crisi di regime e sfocia nell’instaurazione di una nuova forma di stato. Le sue caratteristiche principali sono: temporaneità della carica ed eccezionalità dei poteri. La differenza principale con l’altra forma dittatoriale sta nel fatto che qui non si mantiene la forma di stato previgente ma se ne instaura una nuova.)
In entrambi i casi la dittatura non costituisce una forma di stato a sé bensì una fase transitoria che si può concludere in due diversi modi: ritorno al funzionamento normale della previgente forma di stato e governo o instaurazione di una nuova forma di stato e governo.
-
Regime autoritario => Questo concetto presenta delle caratteristiche:
- Forte concentrazione del potere
- Basso livello di consenso e mobilitazione popolare
- Uso della forza e della repressione dell’opposizione
Questa forma di stato si è affermata in Europa nel periodo storico che intercorre fra le due guerre mondiali. La sua realizzazione è avvenuta in modo più significativo nella Germania nazionalsocialista e nell’Italia fascista.
-
Regime totalitario => Lo Stato totalitario deve essere distinto dallo Stato totale. Le caratteristiche del regime totalitario sono le seguenti:
- L’ideologia ufficiale dello Stato viene inculcata nella mente dei singoli cittadini mediante atti manipolatori della cultura e dell’informazione.
- Presenza di un partito unico con al vertice un capo carismatico.
- Mobilitazione costante delle masse volta alla costante ricerca del consenso popolare mediante metodi di tipo plebiscitario che non permettono alternative.
- Struttura di tipo poliziesco che prevale su quella militare ed utilizza le armi della delazione e della provocazione contro nemici reali e/o presunti.
Criteri di classificazione delle forme di stato
Possiamo classificare le diverse forme di stato attraverso i seguenti criteri:
- Natura del rapporto fra Stato e società civile. Parliamo di un rapporto che intercorre tra la sfera pubblica e la sfera privata e che dipende da due fattori: sistema economico e ideologie dominanti.
- Individuazione del titolare del potere politico e del modo di esercizio (può essere: ripartito o accentrato).
- Derivazione del potere. Parliamo dell’individuazione della sua fonte di legittimazione e l’identificazione della sua natura (monolitica o pluralistica).
- Riconoscimento dei diritti di libertà.
- Esistenza o meno della Costituzione e il ruolo svolto da essa nella regolazione del rapporto Stato-società civile.
Ordinamento feudale
L’ordinamento feudale si afferma in Europa nel IX secolo con l’Impero Carolingio e si protrae fino al XII secolo. Questo ordinamento si fonda su delle comunità di piccole dimensioni, isolate le une dalle altre, e su di un’economia agricola autosufficiente che si fonda sullo scambio in natura. Dobbiamo parlare di ordinamento feudale come “ordinamento patrimoniale privatistico”.
- Scopo - Curare interessi generali e al contempo salvaguardare e accrescere la proprietà terriera del Signore.
-
Rapporti - Sono di tipo privatistico-contrattuale tra:
- Re e feudatari
- Feudatari e contadini
Il rapporto principale è quello fra: Re e feudatari. Il feudatario acquista il feudo (dominio politico) da un patto di alleanza con il Re. Il feudatario garantisce al Re di procurargli: forza armata ossia cavalieri e soldati + entrate necessarie per sostenere spese di guerra e spese di espansione territoriale. Il Re invece concede al feudatario una porzione di terra, nella quale egli potrà esercitare la propria “iurisdictio” ossia potere politico.
Il rapporto secondario lo ritroviamo fra: feudatario e contadini. Il feudatario si impegna a garantire protezione all’interno del feudo che amministra. I singoli uomini si impegnano invece a fornirgli una rendita in natura pari all’intera produzione, sottraendo da questa quanto necessario per la loro sussistenza.
- Ordinamento - Non vi è un ordinamento sovrano che sta al vertice e che si trova quindi al di sopra di altri ordinamenti. Ci sono invece una pluralità di ordinamenti autonomi che fanno capo a vari soggetti: Chiesa, comunità urbane, ceti artigianali e mercantili, contadini. Abbiamo quindi una “parcellizzazione della sovranità” come elemento costitutivo della società feudale.
- Potere - Il potere in pratica è in mano ai feudatari (legati al Re da un rapporto “intuitu personae”) ma in teoria è nelle mani dei poteri centrali (Papato e Impero).
- Comunità e diritti - Solamente gli uomini liberi, in particolare coloro che appartengono alla nobiltà e al clero, ossia coloro che vantano un titolo di proprietà possono rivendicare dei privilegi. Uno di questi è: l’essere giudicati solamente da propri pari. La maggior parte della comunità è composta da contadini, i quali non vantano diritti ma sono titolari solo di doveri nei confronti del proprio feudatario.
- Costituzione - Non esiste una Costituzione feudale, intesa come insieme di regole che disciplinano i poteri pubblici e riconoscono i diritti dei singoli, ma si può parlare di Costituzione concependola nel senso più antico del termine.
Dopo il XII secolo vi è il declino dell’ordinamento feudale. Nel XIV secolo nasce lo Stato assoluto. Nel periodo di mezzo, che intercorre fra ordinamento feudale e Stato assoluto, notiamo esserci: “Stato dei ceti”. Caratteristiche: le città sono autonome nella cura dei propri interessi, nascono nuove categorie sociali (artigiani, mercanti, usurai) dotandosi di propri ordinamenti autonomi e di proprie assemblee rappresentative, accresce il potere signorile su quello feudale a causa delle alleanze con i ceti urbani. Adesso comincia ad esserci la Costituzione, intesa in senso moderno.
Stato assoluto
Lo Stato assoluto si afferma in Europa nella seconda metà del XIV secolo costituendo la prima forma di stato, in quanto si identifica con la nascita degli stati-nazione. Nello sviluppo di questa forma di stato dobbiamo distinguere due fasi:
- Assolutismo empirico - Parliamo ancora di “stato patrimoniale”, in quanto è ancora forte il legame tra: sfera pubblica e sfera privata.
-
Assolutismo illuminato - Possiamo parlare ora di “stato polizia”, che indica il fatto che si perseguono degli scopi di tipo pubblicistico andando così a garantire il benessere dell’intera comunità. Nasce in questo modo uno STATO-APPARATO le cui caratteristiche sono:
- Corpo amministrativo-burocratico => composta da funzionari stipendiati (ecclesiastici, giuristi, nobili).
- Esercito permanente => costituito in prima linea da soldati di professione ed integrato anche dagli appartenenti ai ceti popolari.
- Sistema coordinato di esazione dei tributi => per finanziare i costi sempre più elevati volti al mantenimento di questo apparato.
Il potere è nelle mani del Re o meglio della Corona (organo dello Stato che presenta le caratteristiche dell’impersonalità e della continuità). Questo soggetto o organo è sovra le leggi (“legibus solutus”), ad eccezione però delle: leggi di successione, leggi naturali, leggi divine. Il potere è sì nelle mani del monarca, Re o Corona, ma non in modo rigido (come invece avveniva negli stati autocratici). Ciò significa che continuano ad esistere dei piccoli ordinamenti autonomi e di tipo corporativo, che sono subordinati al monarca ossia alla sua autorità. Il potere del re è ereditario e non rappresentativo. Il Re esercita congiuntamente: potere legislativo e potere esecutivo. Infatti le assemblee rappresentative hanno un ruolo meramente volto a consultazioni e pareri. Invece il potere giudiziario spetta ai tribunali e alle corti, composti da giudici nominati dal Re. L’ordinamento dello Stato assoluto non è caratterizzato dal pluralismo. Il potere è espressione meramente del monarca. Possiamo parlare di pluralismo in virtù del fatto che si sviluppa un sistema economico-sociale fondato sulla coesistenza fra: aristocrazia e borghesia. Infatti il sistema economico adesso non si fonda più sull’agricoltura bensì sul capitalismo mercantile e manifatturiero, andando anche a sostituire lo scambio in natura con lo scambio merce-denaro.
Nella comunità troviamo:
- Uomini titolari di proprietà => possono vantare delle pretese (di natura privatistico-patrimoniale).
- Uomini privi di proprietà => non possono vantare delle pretese.
Dobbiamo fare due importanti distinzioni:
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Atti di imperio e Atti di gestione
I primi costituiscono esercizio del potere sovrano e intervengono in materie pubblicistiche. I secondi possono essere impugnati in via giurisdizionale quando violino dei diritti patrimoniali. -
Leggi e Ordinanze
Le prime sono degli atti generali ed astratti, resi pubblici e vincolanti anche per i funzionari. Le seconde sono dei provvedimenti dell’autorità e non possono costituire il fondamento di situazioni giuridiche soggettive.
Nello Stato assoluto non possiamo parlare di Costituzione.
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