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Riassunto esame Diritto privato, prof. Corbo, libro consigliato Beni e situazioni giuridiche di appartenenza, Cianci, Belella Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di diritto privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Nicola Corbo: Beni e situazioni giuridiche di appartenenza, Cianci-Belella. Integralmente sostitutivo del manuale "Torrente" per la parte che verte sui medesimi argomenti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: i beni, classificazione dei beni, diritti reali, proprietà,... Vedi di più

Esame di Diritto Privato docente Prof. N. Corbo

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del neminem laedere). La figura si fonda dunque sia sull’elemento materiale del compimento

dell’atto, sia sulla specifica intenzione di cagionare danno al terzo. La norma in esame costituisce

un’esplicita recezione del principio del divieto di abuso del diritto. Il sistema del diritto privato può

consentire che l’utilitas dei soggetti che si collocano in posizione passiva nello schema del diritto

reale venga compressa solo in funzione di un’altra utilitas. In questo schema, il diritto soggettivo

trova il proprio limite nella figura dell’interesse: nell’ipotesi in cui il suo esercizio, non legato ad

alcun interesse del proprietario, leda quello altrui,si configura un atto emulativo, non consentito.

Relativamente all’esclusività del nocumento verso terzi quale finalità dell’atto, è stato precisato

come la valutazione del giudice si basi essenzialmente sulla funzione pratica del comportamento,

valutata in termini di utilità.

b) Disciplina sulle immissioni: ART. 844: il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di

fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del

vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione

con le ragioni della proprietà tra i limiti privatistici al diritto di proprietà rientra il contemperamento

tra le forme d’uso di beni appartenenti a proprietari diversi, tra i quali possono determinarsi

interferenze di interessi. La dottrina estende le forme di immissioni comprendendovi anche emissioni

immateriali che possano arrecare pregiudizio al godimento del fondo attiguo, come l’esposizione di

oggetti sgradevoli o non consoni allo stato dei luoghi. Recenti studi prospettano anche l’applicabilità

della disciplina delle immissioni nelle ipotesi dell’osservazione molesta del vicino, problema che la

giurisprudenza sussume nell’ambito di operatività del divieto di atti di emulazione. Il criterio di

contemperamento legale tra il libero esercizio delle facoltà d’uso dell’immobile da cui si propagano

le immissioni ed il rispetto del diritto del proprietario del fondo attiguo è fissato nel limite della

normale tollerabilità, considerata in concreto, con riferimento alla condizione dei luoghi: sono

illecite le immissioni che non possono essere ragionevolmente tollerate dall’uomo medio.

L’intollerabilità deve essere accertata nel singolo caso, senza che il rispetto delle soglie dettate da

norme di interesse generale possa escludere l’illiceità delle immissioni. Il canone dell’intollerabilità

va valutato nello specifico contesto urbano o rurale dove sono collocati gli immobili. Oltre alla tutela

inibitoria, diretta ad impedire le immissioni intollerabili o da vietare secondo il canone della priorità

dell’uso, è esperibile la tutela risarcitoria. L’applicabilità di quest’ultima deriva dal fatto che la

violazione del divieto di immissioni costituisce un illecito extracontrattuale, che dà luogo ad un

danno risarcibile.

c) Le distanze legali: al fine di impedire che, tra immobili che si fronteggiano da fondi appartenenti a

proprietari diversi, possano crearsi anguste intercapedini, l’art. 873 c.c. dispone che “le costruzioni

su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3

metri” tra loro.

d) Muri: il codice contempla, poi, tutta una serie di disposizioni (artt. 874-878 c.c.) aventi ad oggetto i

muri che si trovino sul confine o nei pressi del confine fra proprietà limitrofe. In particolare, va

segnalata la previsione secondo cui il proprietario confinante ha diritto di acquisire la comproprietà

del muro che si trovi sul confine.

e) Luci e vedute: le aperture nel muro contiguo al fondo del vicino si distinguono in:

- Vedute o prospetti: consentono non solo di guardare sul fondo del vicino senza l’ausilio di mezzi

meccanici (inspicere), ma anche di sporgere il capo su di esso (prospicere) per vedere di fronte od

obliquamente o lateralmente. Il proprietario del muro contiguo al fondo altrui può sempre aprire in

esso delle vedute , ma nel rispetto delle distanze minime dal confine.

9 - Luci, sono quelle aperture che non permettono la vista o l’affaccio. Devono avere determinate

caratteristiche , prescritte a tutela della sicurezza e delle riservatezza del fondo contiguo.

f) Altri limiti privatistici: oltre al divieto di atti di emulazione e alla disciplina delle immissione , lo

studio della relazione tra limiti e contenuto del diritto di proprietà richiede la valutazione di ulteriori

profili. In primo luogo, tra gli elementi del contenuto del diritto rientra la sua dimensione

quantitativa ART. 840: la proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si

contiene, e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino.

Dunque la proprietà si estende al suo volume sovrastante e sottostante, nei termini del possibile

sfruttamento economico. Tra i poteri del proprietario rientra quello di chiudere il fondo, attraverso

opere destinate ad escludere l’accesso dei terzi (art. 841). Il conflitto tra proprietario del fondo e terzi

interessati al suo uso emerge nelle due ipotesi dell’esercizio della caccia e della pesca (art. 842), e

nella disciplina dell’accesso temporaneo sul fondo (art. 843). Il passaggio dei cacciatori per

l’esercizio di attività venatorie deve essere tollerato dal proprietario, salva l’ipotesi di fondi

regolarmente chiusi o dalla presenza di coltivazioni che possano essere danneggiate (art. 842). Una

disciplina più restrittiva riguarda l’esercizio della pesca, che richiede il consenso del proprietario del

fondo, in ragione del prolungato stazionamento del pescatore sulla riva del lago o del fiume.

LIMITI ED OBBLIGHI DI ORDINE PUBBLICISTICO

a) La proprietà dei beni culturali e il diritto di prelazione a favore dello Stato

Un regime speciale disciplina la proprietà dei beni culturali. Si tratta del d.lgs 42/2004. Un particolare istituto

che limita la facoltà di libera disposizione del diritto di proprietà è rappresentato dalla prelazione a favore

dello Stato,della regione o di un altro ente pubblico territoriale competente, che consente alla parte pubblica

di essere preferita nell’acquisto di alcuni beni d’interesse culturale, a parità di condizioni economiche e

giuridiche. Tale strumento permette allo Stato ed agli altri enti pubblici di intervenire nella circolazione dei

beni mobili ed immobili al fine di creare ciclicamente le condizioni per acquisire il bene al patrimonio della

collettività, secondo le finalità proprie della disciplina sui beni culturali, che tende ad assicurare la

promozione della memoria della comunità nazionale e lo sviluppo della cultura attraverso la loro

conservazione.  la ratio della normativa è legata alle particolari caratteristiche dei beni oggetto di questa

specifica forma di protezione. Essi possono essere accomunati all’antica categoria delle res extra

commercium, in cui il valore commerciale recede rispetto alla dimensione giuridica, in ragione

dell’importanza sociale derivante dall’interesse storico ed artistico. Le testimonianze della storia ed i

capolavori dell’arte devono poter essere goduti dalla collettività: questo dovere giuridico trova la sua

espressione in un bilanciamento di interessi nel quale il diritto di proprietà viene fortemente compresso per

rendere possibile la garanzia dell’uso pubblico. Nel complesso normativo sui beni di interesse storico ed

artistico, il diritto di prelazione è il principale istituto nel quale tale compressione si evidenzia si verifica un

effetto ablativo, caratteristico della prelazione, consistente nel mutamento della parte contrattuale: il luogo

dell’acquirente, subentra lo Stato. Il regime della prelazione si basa sulla denuncia dell’avvenuto

trasferimento, da effettuare entro 30 giorni dalla conclusione del relativo contratto, e su un procedimento

amministrativo diretto all’esercizio della prelazione, che deve avvenire nel termine di 60 giorni dalla

ricezione della denuncia. Un secondo istituto limitativo del diritto di proprietà di soggetti privati sui beni

culturali consiste nell’autorizzazione all’alienazione, applicabile nei confronti delle persone giuridiche

private senza scopo di lucro, equiparate, sotto questo profilo, agli enti pubblici. Ulteriori forme di limitazione

del diritto di proprietà dei privati sui beni culturali consistono nell’obbligo di conservazione, che può

prevedere anche l’effettuazione di opere a ciò dirette per ordine del Ministero per i beni e le attività culturali;

nel potere di disporre la custodia coattiva; nei limiti alla circolazione dei beni al di fuori del territorio

nazionale; nell’assoggettabilità ad un regime di visita da parte del pubblico dei beni culturali di proprietà

privata.

10 b) L’espropriazione per pubblico interesse

L’espropriazione per pubblico interesse (ART. 834) costituisce il principale limite di ordine pubblico al

diritto di proprietà. Esso consiste nella facoltà, attribuita alla p.a., di dare luogo ad un procedimento, da

realizzarsi secondo il principio di legalità ed in presenza di un pubblico interesse, che si conclude con un

provvedimento idoneo ad estinguere il diritto di proprietà del privato e ad attribuirlo all’amministrazione.

ART. 834: nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà, se non per causa di

pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità. Le norme relative

all’espropriazione per causa di pubblico interesse sono determinate da leggi speciali.

Nel sistema italiano, le origini storiche dell’istituto risalgono a due atti normativi, il primo risalente al 1865 e

il secondo al 1885. La differenza sostanziale tra questi due modelli consiste nella modalità di

commisurazione dell’indennità riconosciuta al proprietario del bene espropriato: i termini di oscillazione

dell’indennità consistono nel valore reale del bene e nel limite dell’attribuzione dell’indennizzo, che deve

rappresentare una compensazione sostanziale dell’interesse del proprietario. La legge del 1865 prevedeva un

sistema di commisurazione dell’indennizzo basato sul valore di mercato del bene, assunto come giusto

prezzo da corrispondere al proprietario; la legge del 1885 ha invece sostituito al valore di mercato una

somma basata sulla media tra questo e la somma dei canoni di locazione percepiti nell’ultimo decennio, o-se

essi non siano stati percepiti- di dieci volte la rendita catastale. Lo strumento dell’espropriazione per la

realizzazione della riforma agraria della Sila (1950) e della riforma agraria in Sicilia dello stesso anno. L’uso

dell’espropriazione ai fini della realizzazione diretta di forme di giustizia distributiva, mediante l’estinzione

dei latifondi e la successiva assegnazione dei lotti ai richiedenti, costituisce una particolare modalità di

attuazione dell’utilità sociale del diritto di proprietà, dove la pubblica utilità viene direttamente identificata

nella redistribuzione della ricchezza, a vantaggio della collettività. Una seconda finalità tipica

dell’espropriazione consiste nella realizzazione indiretta di finalità di giustizia distributiva, mediante

l’acquisizione allo Stato di aree edificabili per la costruzione di alloggi a carattere economico-popolare da

assegnare alle classi meno abbienti. La più recente legislazione ha incentivato il proprietario del bene

sottoposto ad espropriazione alla cessione volontaria, per evitare la lunghezza del procedimento

amministrativo, attribuendo un surplus dell’indennità normalmente prevista. Con riferimento all’indennità, la

corte costituzionale ha statuito che essa non deve necessariamente rappresentare una integrale riparazione

della perdita subita, ma al tempo stesso non può assumere le dimensioni quantitative di misura irrisoria o

meramente simbolica, dovendosi invece identificare in un serio ristoro. Attualmente la disciplina

dell’espropriazione dell’indennità è contenuta nel testo unico sugli espropri del 2001, che distingue diverse

fattispecie di indennità prevedendo, per ciascuna di esse, differenti modalità di calcolo.

c) L’occupazione acquisitiva

All’inizio degli anni ’80 dello scorso secolo, è stata introdotta un’ipotesi di acquisto della proprietà a favore

della p.a. per il caso in cui questa, avendo illegittimamente occupato un fondo di proprietà privata, lo abbia

radicalmente trasformato realizzando su di esso un’opera pubblica, pur in mancanza di un valido

provvedimento di espropriazione (ACCESSIONE INVERTITA: opera in senso inverso rispetto alla normale

accessione in quanto non accade che tutto ciò che è costruito sul fondo accede allo stesso e viene acquistato a

titolo originario dal proprietario del fondo, ma accade che è il fondo ad “accedere” alla costruzione, che

diventa di proprietà della p.a.). Si tratta di una soluzione che prende atto della possibilità che la p.a. ponga in

essere atti illeciti nella realizzazione di un’opera destinata ad utilità collettiva. Essa, però, priva il

proprietario del rimedio della riduzione in pristino, ponendo quindi la p.a. in una posizione di superiorità nei

rapporti intersoggettivi, e dando luogo ad una irragionevole disparità di trattamento, lesiva del principio di

eguaglianza e di legalità dell’azione amministrativa: in presenza di una costruzione abusiva, realizzata sul

proprio terreno, il proprietario gode di forme di tutela distinte a seconda che essa sia stata realizzata da un

privato o dalla p.a.: nel primo caso può chiedere la riduzione in pristino ed il risarcimento del danno; nel

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secondo può chiedere solo il risarcimento del danno per la perdita della titolarità del diritto. La finalità

pubblica della costruzione non priva l’atto della sua illiceità sostanziale: resta dovuto il risarcimento del

danno, secondo i principi propri dell’illecito extracontrattuale (ART. 2043). Una forte critica all’istituto

dell’occupazione acquisitiva è maturata nell’ambito del sistema europeo di Tutela dei diritti fondamentali. Il

livello di protezione del diritto di proprietà assicurato dalle fonti internazionali, postula il principio di legalità

delle procedure di espropriazione, il rispetto del giusto procedimento legale e la presenza di mezzi effettivi di

ricorso (CEDU). Una distinzione giurisprudenziale evidenzia, nell’ambito nella categoria generale, a)

occupazione appropriativa e b) occupazione usurpativa, intendendo con questa seconda figura l’acquisizione

del bene da parte della p.a. in totale assenza di dichiarazione di pubblica utilità, anche successivamente alla

costruzione abusiva. La radicale illiceità della fattispecie, offre al proprietario una serie di rimedi più ampi,

sia restitutori che risarcitori.

d) La requisizione

ART. 835: quando ricorrono gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili, può essere disposta la

requisizione dei beni mobili o immobili. Al proprietario è dovuta una giusta indennità. Le norme relative alle

requisizioni sono determinate da leggi speciali.  mentre l’espropriazione per pubblica utilità rappresenta un

istituto largamente usato nei rapporti tra privati e p.a., le altre forme di limitazioni della proprietà privata per

fini pubblici hanno, sul piano effettuale, un’importanza trascurabile. La requisizione consiste

nell’attribuzione forzata del godimento di beni mobili o immobili a favore della p.a., laddove siano presenti

gravi ed urgenti necessità d’uso ai fini pubblici. La giurisprudenza afferma che non v’è ragione di escludere

che, cessato l’uso da parte della p.a., il bene possa rientrare nel pieno godimento del suo proprietario. Le rare

ipotesi di utilizzo dell’istituto afferiscono generalmente alla tutela dell’incolumità pubblica nelle calamità

naturali. Un caso maggiormente frequente nel quale viene utilizzata la procedura di requisizione riguarda la

materia delle acque, oggetto di tale provvedimento nei periodi di grave scarsità. In seguito al provvedimento

di requisizione, la p.a. assume la posizione di custode dei beni: qualora essi vengano danneggiati, sussiste la

responsabilità concorrente dell’assegnatario e dell’amministrazione. ART. 836: in caso di gravi ed urgenti

necessità pubbliche, l’autorità amministrativa, nei limiti e con le forme stabiliti da leggi speciali, può

sottoporre a particolari vincoli od obblighi di carattere temporaneo le aziende commerciali e agricole.  se le

gravi ed urgenti necessità pubbliche riguardano l’uso di aziende commerciali ed agricole,l’art. 836 consente

all’autorità amministrativa di imporre vincoli o obblighi di carattere temporaneo, diretti alla realizzazione

delle finalità pubbliche.

ART. 837: allo scopo di regolare la distribuzione di determinati prodotti agricoli o industriali nell’interesse

della produzione nazionale sono costituiti gli ammassi.  la disciplina degli ammassi ha quindi ad oggetto

particolari ipotesi, relative a prodotti agricoli, la cui distribuzione deve essere regolata uniformemente, a

tutela dell’interesse della produzione nazionale.

ART. 838: prevede la sussistenza di forme speciali di espropriazioni: esse sono relative alle ipotesi in cui il

proprietario di beni tali da interessare la produzione nazionale si astenga dal realizzare forme di utilizzazione

appropriata.

• i vincoli di scopo*

CAP. IV

LA PROPRIETA’ PUBBLICA

1) I beni pubblici

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Le medesime finalità di ordine pubblicistico che giustificano la limitazione del diritto di proprietà dei privati

caratterizzano la gestione e la disposizione dei beni di proprietà dello Stato. Tali beni si distinguono in BENI

DEMANIALI (ARTT. 822 SS.), BENI PATRIMONIALI DISPONIBILI ED INDISPONIBILI (ARTT. 826

SS.). Queste tre categorie sono espressione della tipicità dei modelli di gestione dei beni da parte dello Stato:

beni demaniali, patrimoniali disponibili ed indisponibili sono assoggettati a tre modelli di gestione ed

amministrazione differenti, legati alle caratteristiche proprie del vincolo di scopo che grava su di essi.

BENI DEMANIALI: ART. 822: appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare,

la spiaggia, le rade e i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche da leggi in materia, le

opere destinate alla difesa nazionale. Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo

Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi, gli acquedotti, gli immobili riconosciuti di

interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle

pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime

proprio del demanio pubblico i beni demaniali si distinguono in necessari ed eventuali: tra i primi rientrano

beni che appartengono necessariamente a tale categoria, in ragione della loro esclusiva attitudine a finalità

pubbliche; la seconda categoria consta di un complesso di beni che solo se in proprietà pubblica acquistano

la qualifica di beni demaniali. Essi possono dunque appartenere a privati, contrariamente ai beni demaniali

necessari.

ART. 823: condizione giuridica del demanio pubblico: i beni che fanno parte del demanio pubblico sono

inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti

dalle leggi che li riguardano. Spetta all’autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio

pubblico. Essa ha la facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei mezzi ordinari a difesa

della proprietà e del possesso.  la principale caratteristica dei beni demaniali consiste nella loro inalienabilità

e nella loro radicale sottrazione ai diritti dei terzi, salvo specifiche ipotesi di legge.

I beni appartenenti allo Stato ed agli altri enti pubblici, non compresi nella categoria dei beni demaniali,

rientrano in quella dei beni patrimoniali. All’interno di essa distinguiamo beni patrimoniali disponibili ed

indisponibili: quest’ultima tipologia consta di un complesso di beni oggetto di specifica elencazione (ART.

826), che comprende foreste, miniere, cave e torbiere, beni d’interesse militare, le sedi di enti pubblici e, in

generale, i beni adibiti al pubblico servizio. Sono disponibili tutti gli altri beni patrimoniali. Nella categoria

dei beni patrimoniali rientrato TUTTI I BENI IMMOBILI CHE NON SIANO IN PROPRIETA’ DI

ALCUNO (ART. 827) “beni immobili vacanti”: tali beni sono considerati di proprietà dello Stato, o di alcune

regioni a statuto speciale, i cui statuti attribuiscono la proprietà alle regioni stesse. Questa disposizione, tesa a

trasformare le res nullius, beni non appartenenti ad alcuno, in beni pubblici, rappresenta con palese evidenza

una finzione giuridica: l’attribuzione legale di tutti i beni immobili di cui nessuno sia proprietario allo Stato

dà luogo ad uno stabile rapporto di appartenenza, avente titolo nella sovranità sul territorio che, in assenza di

diritti di terzi, si configura sul piano privatistico come diritto di proprietà . *ratio art 827

Un regime diverso regola la situazione dei beni mobili, che ben possono essere in proprietà di alcuno, e sono

suscettibili di essere acquistati mediante occupazione (art. 923).

2) La gestione dei beni pubblici

La distinzione tra proprietà pubblica e proprietà privata, appare orientata sul piano funzionale, sulle modalità

di uso del bene. Tale distinzione funzionale implica significative diversità in ordine alle modalità di gestione

del bene di proprietà pubblica, la quale può essere indistintamente affidata a soggetti pubblici o privati. Il

dato di riferimento, al riguardo, può essere ravvisato nel principio del buon andamento (art. 97 Cost.), che

impone al gestore, privato o pubblico, di realizzare un’attività gestionale coerente con i principi dell’azione

pubblica.

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BENI ECCLESIASTICI: sono i beni appartenenti agli enti ecclesiastici  complesso di beni mobili ed

immobili che formano il patrimonio ecclesiastico, preposti al raggiungimento dei fini dell’autorità

ecclesiastica. Ove non diversamente previsto dalla legge speciale, trovano applicazione le norme del c.c.

(art. 831). In particolar,e per quanto riguarda il regime giuridico delle chiese destinate all’esercizio pubblico

del culto cattolico, esse possono appartenere anche a privati e sono soggette alla disciplina del diritto privato,

ma finché non siano sconsacrate non possono essere sottratte alla loro destinazione e al culto.

- Proprietà edilizia*

CAP. V

I MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETA’

I modi di acquisto della proprietà e degli altri diritti reali si presentano articolati in diverse ipotesi eterogenee

e tipiche, in cui l’acquisto del diritto costituisce un effetto derivante da fattispecie operanti secondo modalità

diverse, che la tradizione ordina in due categorie generali: gli acquisti a titolo originario e gli acquisti a titolo

derivativo. Nei primi, l’acquisto della proprietà non è il risultato di un trasferimento dal precedente titolare al

nuovo; nei secondi, invece, l’acquisto si verifica in ragione di una relazione tra dante causa e avente causa

che si caratterizza per il fatto che il diritto acquisito da quest’ultimo deriva dal diritto di cui il primo era

titolare.

1) GLI ACQUISTI A TITOLO ORIGINARIO

Tutto ciò di traduce sul piano operativo in un differenza di disciplina tra le due ipotesi. Solo quando il diritto

che si acquista deriva da quello di cui era titolare il dante causa (acquisto a titolo derivativo) valgono i

principi per cui:

a) Nessuno può trasferire ad altri un diritto di cui non è il titolare

b) Nessuno può trasferire ad altri un diritto maggiore di quello di cui è titolare

c) Se viene meno il diritto del dante causa vengono meno anche i diritti acquisiti da tutti i successivi

aventi causa.

Sono modi di acquisto a titolo derivativo il contratto e la successione mortis causa; sono invece modi di

acquisto a titolo originario l’occupazione, l’invenzione, l’accessione, l’usucapione.

1) I modi di acquisto a titolo originario: occupazione, invenzione, accessione, usucapione.

a) L’OCCUPAZIONE

L’occupazione (ART. 923 SS.) consiste nell’acquisto della proprietà di beni mobili, dei quali nessuno sia

proprietario. E’ applicabile alle cose abbandonate, ed agli animali cacciati e pescati. L’acquisto si verifica in

forza dell’attività materiale dell’apprensione. La disciplina dell’acquisto per occupazione esprime sul piano

della giuridicità il potere di fatto consistete nell’appropriazione dei beni da parte dei non titolari e sanziona

l’inerzia del precedente proprietario.

b) L’INVENZIONE

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ART. 927: chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario e, se non lo conosce, deve consegnarla

senza ritardo al sindaco del luogo in cui l’ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamentoL’invenzione

(ART. 927 SS.) è un modo di acquisto della proprietà dei beni smarriti dal proprietario, possessore o

detentore. Si tratta di una fattispecie a formazione progressiva, il cui atto iniziale è costituito dal

ritrovamento di una cosa di cui il ritrovatore ignora chi sia il proprietario e nella sua consegna al sindaco del

luogo in cui l’ha trovato, accompagnata dall’indicazione delle circostanze relative al reperimento, al fine di

favorire la possibilità che si possa risalire al proprietario (art. 927). Il sindaco provvede poi a rendere noto il

ritrovamento mediante la pubblicazione della notizia nell’albo pretorio del Comune per un tempo

complessivo di sei giorni comprensivi di due domeniche (art. 928). Dopo un anno dall’ultimo giorno della

pubblicazione , qualora il proprietario del bene non abbia provveduto a reclamarlo, il ritrovatore acquista la

proprietà del bene (art. 929).

Qualora il proprietario si presenti, egli conserva la proprietà del bene, ma deve al ritrovatore un premio,

legalmente commisurato in una sua percentuale, comunque legato all’effettiva utilità del ritrovamento, anche

in base alle circostanze, considerate le eventuali conseguenze dannose dello smarrimento (art. 930).

Una particolare ipotesi d’invenzione è rappresentata dal ritrovamento del tesoro, intendendosi per tale un

bene mobile di valore significativo, sotterrato in un fondo o nascosto, del quale nessuno può provare di

essere proprietario (art. 932). La norma prevede l’acquisto della proprietà del bene da parte del proprietario

del fondo dove il tesoro viene rinvenuto. Qualora il tesoro sia stato scoperto nel fondo altrui, e il

ritrovamento sia effetto solo del caso, esso deve essere diviso a metà tra il proprietario del fondo e il

ritrovatore. Per il ritrovamento di oggetti d’interesse storico, archeologico, paleontologico e artistico, si

osservano le disposizioni delle leggi speciali, che prevedono una riserva legale a favore dello Stato.

c) L’ACCESSIONE

L’art. 934 stabilisce che qualunque piantagione, costruzione o opera esistente sopra o sotto il suolo,

appartiene al proprietario di questo, salvo che non sia disposto diversamente dalla legge o dal titolo. Secondo

la tesi prevalente si configura così un modo di acquisto della proprietà che si basa sul particolare rapporto

esistente tra un bene principale ed un bene accessorio. Secondo l’opinione tradizionale, la disciplina

dell’accessione si fonda su un principio generale che attribuisce la proprietà delle piantagioni, delle

costruzioni e delle opere realizzate sul suolo al proprietario di quest’ultimo, con effetto dal momento

dell’incorporazione, per la necessità, fattuale prima ancora che giuridica, che nel contrasto tra principale ed

accessorio la cosa accessoria segua la principale. Il codice civile vigente individua nell’ambito della figura

generale dell’accessione distinti modi di acquisto, specificamente disciplinati: l’unione e la commistione

(art. 939), la specificazione (art. 940), l’alluvione (art. 941), l’alveo abbandonato, l’avulsione (art. 944),

l’isola nata nel fiume (art.945), operando con ciò una precisa scelta sistematica che determina importanti

conseguenze applicative. Inoltre trovano separata disciplina ipotesi relative alle opere realizzate dal

proprietario o dal terzo, con materiali propri o altrui (artt. 935 ss.). Il codice stabilisce infatti che il

proprietario del suolo che ha costruito piantagioni o opere con materiali altrui deve corrisponderne il prezzo

(art. 935), salvo che il proprietario dei materiali o delle piante chiede la separazione nel termine di decadenza

di sei mesi da quando ha avuto notizia dell’incorporazione e questa possa farsi senza gravi danni all’opera

realizzata o senza che perisca la piantagione. Se le opere sono state realizzate da un terzo con suoi materiali

il proprietario del fondo può scegliere tra obbligarlo a rimuovere le opere o acquisirle per accessione (art.

936) corrispondendo, a sua scelta, il valore dei materiali ed il costo della mano d’opera, o l’aumento di

valore del fondo. Se, al contrario, sceglie la rimozione, questa deve essere realizzata a spese del soggetto che

ha edificato o realizzato la piantagione, salvo il risarcimento del danno eventualmente arrecato al fondo. Il

rimedio della rimozione, o riduzione in pristino, non può essere esercitato quando il proprietario del fondo,

consapevole della realizzazione delle opere, non abbia manifestato la propria opposizione, o quando esse

siano state realizzate dal terzo in buona fede. La rimozione non può essere più domandata trascorso il

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termine di decadenza di sei mesi dal giorno in cui il proprietario è venuto a conoscenza della realizzazione

delle opere. Se infine le piantagioni, costruzioni o altre opere sono state fatte da un terzo con materiali altrui

il proprietario di questi può rivendicarli chiedendo la separazione entro sei mesi dal giorno in cui ha avuto

notizia dell’incorporazione, se questa può eseguirsi senza grave danno delle opere o del fondo (art. 937). Nel

caso in cui la separazione non sia stata chiesta o non sia eseguibile, il realizzatore delle opere e il proprietario

del suolo che sia stato in mala fede sono tenuti, in solido fra loro, al pagamento di un’indennità pari al valore

dei materiali, oltre al risarcimento del danno.

L’accessione invertita (art. 938) costituisce una deroga al principio generale dell’accessione, secondo cui la

proprietà del suolo rappresenta il titolo giustificativo dell’acquisto della costruzione. Ai sensi dell'art. 938

cod. civ. , qualora nella costruzione di un edificio si occupi in buona fede una porzione del fondo

attiguo e il proprietario di questo non faccia opposizione entro il termine di tre mesi dall'inizio della

costruzione, invece di aversi l'attrazione della costruzione al suolo in applicazione del principio

superficies solo cedit, l'autorità giudiziaria (ma è possibile ipotizzare anche una cessione volontaria traente

vita dall'accordo in tal senso raggiunto dalle parti) potrà attribuire il suolo al proprietario dell'edificio. Il

fine è evidente: quello cioè di evitare il danno della costruzione, quando si sia verificato nel corso

dell'edificazione uno sconfinamento incolpevole. Si può dire che al principio superficies solo cedit subentri

in tal caso la regola accessorium cedit principali, ove la costruzione è reputata il bene principale e la

porzione di terreno occupato la cosa accessoria. La fattispecie viene anche efficacemente definita come

"accessione invertita" proprio per mettere a fuoco l'effetto contrario rispetto al principio generale.

In ogni caso, all'acquisto della proprietà del suolo occupato segue l'obbligazione del costruttore al pagamento

all' (ex) proprietario del suolo del doppio del valore della superficie occupata, oltre il risarcimento dei danni.

Giova ribadire che il mero fatto dell'occupazione del suolo altrui, sia pure in buona fede, con una parte del

proprio edificio, non ne importa un acquisto automatico: occorrerà pur sempre o un accordo tra le parti

(dunque un atto di cessione), ovvero una sentenza costitutiva del giudice, che dovrà preventivamente

accertare l'esistenza dei presupposti, vale a dire che l'intero fabbricato possa esser considerato come bene

principale rispetto all'entità della porzione di suolo occupata.

Non è irrilevante precisare che la buona fede deve sussistere nel momento in cui viene iniziata l'attività

edificatoria sulla porzione dell'altrui fondo. Inoltre la buona fede non si presume, dovendo essere provata,

quale elemento della fattispecie acquisitiva di cui alla norma in esame.

Lo schema della accessione invertita è stato oggetto di applicazione giurisprudenziale nell'ipotesi

(strutturalmente diversa) di occupazione sine titulo di un'area sulla quale sia stata realizzata un'opera

pubblica che abbia avuto quale effetto la trasformazione irreversibile del fondo. In tal caso la tutela per il

proprietario è di segno meramente risarcitorio. Dunque i presupposti di operatività dell’accessione invertita

consistono: A) nella buona fede del proprietario che abbia proceduto alla realizzazione dell’edificio, che deve

sussistere fino al suo completamento ed essere riferita alla ragionevolezza dell’uomo medio; B) nella

mancata opposizione del proprietario del fondo su cui l’edificio è stato in parte ed abusivamente realizzato;

C) nell’attribuzione, a seguito di domanda giudiziale e con sentenza costitutiva, della porzione di suolo

occupato e della parte di edificio su di esso gravante.

d) Alluvione, avulsione, alveo abbandonato, isola nata nel fiume

L’alluvione (art. 941 ss.) e l’avulsione (art. 944) sono modi di acquisto della proprietà legati a fenomeni

idrogeologici. L’alluvione consiste nell’impercettibile trasformazione dei luoghi, l’avulsione in un fenomeno

ablatorio istantaneo. Viene definito "alluvione" il fenomeno in forza del quale l'acqua corrente, erodendo

impercettibilmente le terre superiori, viene naturalmente ad incrementare con il tempo la consistenza dei

fondi inferiori. Tali ampliamenti, di carattere per l'appunto alluvionale, vengono acquisiti ai proprietari dei

fondi che ne rimangono accresciuti (art. 941), senza che sia dovuto un compenso al proprietario del fondo

prospiciente che sia stato progressivamente invaso dalle acque. Quando, per effetto dell’alluvione, il corso di

un fiume si sposti, ed una riva acquisti parte del preesistente letto a danno dell’altra, l’incremento viene

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acquisito al demanio pubblico (art. 942). Del pari, appartengono al demanio pubblico le isole formatesi nel

letto dei fiumi (art. 945), anche in caso di avulsione, e l’alveo completamente abbandonato dal fiume che

si estingua o formi un nuovo corso (art. 946). L’ avulsione consiste nel distacco, in esito ad un evento

istantaneo, di una parte considerevole e riconoscibile di un fondo contiguo al corso dell'acqua e nel suo

successivo trasporto verso un fondo inferiore o verso la riva opposta. Nell’ipotesi di avulsione, il

proprietario del fondo che incorpori una porzione dell’altro fondo in forza di un fenomeno istantaneo ne

acquista la proprietà, e deve attribuire al proprietario del fondo prospiciente un’indennità pari all’aumento di

valore (art. 944).

e) Unione, commistione, specificazione

Unione e commistione (art. 939) sono modi di acquisto della proprietà basati sul collegamento materiale di

alcuni beni, originariamente appartenenti a due proprietari distinti, che può avvenire mediante l’unione di

due entità ancora percepibili come distinte (ad es: un anello e uno smeraldo), o mediante la loro fusione,

denominata tecnicamente commistione (due pacchi di farina versati in una ciotola). Nell’unione e nella

commistione occorre distinguere tra i casi in cui i beni possono essere separati senza danneggiamento e

quelli in cui la separazione arrecherebbe danno ad uno o ad entrambi. Nella prima ipotesi, la situazione di

fatto non è produttiva di effetti traslativi. Ognuno dei soggetti conserva il diritto di proprietà sui singoli beni

ed ha il diritto di ottenere la sua separazione (art. 939). Il modo di acquisto della proprietà opera invece

qualora sussista un rapporto di accessorietà tra i due beni, oppure uno di essi abbia un valore notevolmente

superiore al secondo, dove l’accessorietà sia espressa in termini economici. In queste ipotesi, il proprietario

del bene principale acquista la proprietà del bene accessorio (art. 939). A fronte di ciò, sorge l’obbligazione,

a carico del proprietario del bene principale, di pagare al terzo il valore del bene unito o commisto, o, qualora

l’incorporazione sia avvenuta senza il suo consenso, ma per iniziativa del proprietario della cosa accessoria,

di pagare la differenza tra l’aumento di valore del bene principale ed il valore di quella accessoria. Nella

specificazione (art. 940), un soggetto pratica una trasformazione su una materia prima, al fine di realizzare

un bene differente (es: blocco di marmo  scultura). La regola applicabile consiste nell’acquisto di proprietà

del nuovo bene da parte del soggetto che ha proceduto alla trasformazione. Questo criterio valorizza l’attività

lavorativa e creatrice dell’uomo, rispetto al titolo di proprietà sulla materia.

f) Usucapione

nozione è un modo di acquisto dei diritti reali su beni mobili e beni immobili

(art. 1158 c.c.) per effetto del possesso continuo e ininterrotto per i periodi di tempo stabili dalla legge

L’usucapione (art. 1158) è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario, basato sul possesso

continuato nel tempo. Per possesso si intende quella situazione di fatto, nella quale il possessore si comporta

come se fosse proprietario del bene. L’usucapione considera tale situazione di fatto ai fini dell’acquisto della

proprietà o di un altro diritto reale. In questo modo, una situazione di fatto, protrattasi per un determinato

periodo di tempo, dà luogo al mutamento della titolarità del bene. Gli elementi rilevanti nella struttura

dell’usucapione consistono nella natura del bene, nel termine per l’acquisto, nella buona o mala fede (vale a

dire nell’ignoranza o nella consapevolezza che l’esercizio del possesso sia idoneo a ledere l’altrui diritto). 

L'usucapione è quindi un modo di acquisto a titolo originario del diritto di proprietà e degli altri diritti reali

che si verifica per cause opposte alla prescrizione; mentre nelle prescrizione il diritto si perde a causa del

trascorrere del tempo, accompagnata dall'inerzia del titolare del diritto, nella usucapione il diritto si acquista

per il trascorrere del tempo accompagnata da una attività svolta da un soggetto su un bene su cui grava un

diritto reale altrui; questa attività è il possesso. deve essere stato conseguito senza violenza o clandestinità (art.

caratteristiche del possesso ad usucapionem

17 idoneo alla usucapione si verifica nel momento in cui la violenza o

deve protrarsi per i periodi stabili dalla legge

deve essere continuo e ininterrotto

Occupiamoci in maniera più specifica delle ultime due caratteristiche viste in tabella;

Per possesso continuo si intende la permanente manifestazione della propria signoria sulla cosa.

Il possesso deve poi essere ininterrotto; in altre parole non devono accadere fatti che siano idonei a

interrompere il possesso, e l'interruzione può essere naturale, quando non vi sia il possesso per oltre un anno

(1167 c.c.), e civile ex art. 1165 c.c. che richiama, in quanto applicabili, le norme sulla interruzione e

sospensione della prescrizione.

Veniamo, ora, ai periodi di tempo necessari per l'usucapione. Questi sono diversi secondo il tipo di bene da

usucapire;

usucapione su beni immobili e il possesso deve protrarsi per venti anni (artt. 1158 e 11601 c.c.)

universalità di mobili

beni mobili posseduti senza titolo il possesso deve protrarsi per dieci anni, se acquistato in buona fede,

astrattamente idoneo all'acquisto venti anni, se acquistato in mala fede (1161 c.c.) .

del diritto

beni mobili posseduti con titolo

astrattamente idoneo all'acquisto l'acquisto è immediato ex articolo 1153 c.c.

del diritto e in buona fede se l'acquisto è avvenuto in buona fede e in base a un titolo astrattamente

beni mobili registrati idoneo, l'usucapione si verifica dopo tre anni dalla trascrizione del titolo,

dieci anni, mancando questi elementi (art. 1162 c.c.)

Un’altra regola disciplina l’ipotesi in cui il possessore ha iniziato a comportarsi, in ordine al bene, non come

proprietario, ma come titolare di un diritto reale minore. In questo caso, il soggetto non può usucapire la

proprietà del bene, salvo che la natura del suo possesso subisca una modifica, chiamata interversione,

consistente nel mutamento del possesso da manifestazione esterna del diritto reale minore a manifestazione

esterna della proprietà (art. 1164).

2) I MODI DI ACQUISTO A TITOLO DERIVATIVO

Nell’acquisto a titolo derivativo si realizza il fenomeno della successione di una persona nel diritto che in

precedenza apparteneva ad un’altra. Colui che per effetto della successione perde il diritto si chiama autore o

dante causa, chi lo acquista successore o avente causa. L’acquisto a titolo derivativo può essere di due specie:

si può trasmettere lo stesso diritto che faceva capo al precedente titolare (derivativo-traslativo) o può

attribuirsi al nuovo titolare un diritto differente che, peraltro, scaturisce dal diritto del precedente titolare

(derivativo-costitutivo). Ecco i principi fondamentali dell’acquisto a titolo derivativo:

1) Nessuno può trasferire ad altri un diritto di cui non è titolare o un diritto maggiore di quello di cui è

titolare;

2) Se viene meno il diritto del dante causa vengono meno anche i diritti dell’avente causa.

La successione che determina un acquisto a titolo derivativo è di due specie:

A) A titolo universale: chi acquista subentra nell’intera posizione giuridica del dante causa e cioè in

tutte le situazioni giuridiche attive e passive di cui questo era titolare;

18 B) A titolo particolare, quando chi acquista subentra solo in un determinato diritto o rapporto (o in più

rapporti determinati).

Nel nostro ordinamento la successione a titolo universale si verifica solo nel caso di morte di un soggetto il

cui erede subentra appunto nella titolarità del complesso dei rapporti attivi e passivi che facevano capo al de

cuius; o nel caso di fusione di persone giuridiche.

- Contratto e successione mortis causa

I modi di acquisto della proprietà a titolo derivativo sono costituiti dal contratto e dalle successioni mortis

causa. Tali istituti presuppongono una relazione qualificata intercorrente tra il precedente ed il successivo

titolare del diritto.

CAP. VI

I DIRITTI REALI DI GODIMENTO

SUPERFICIE (artt. 952 ss.)

ENFITEUSI (artt. 957 ss.)

USUFRUTTO (artt. 978 ss.)

USO E ABITAZIONE (artt. 1021 ss.)

SERVITU’ (artt. 1027 ss.)

1) SUPERFICIE

Deroga al principio dell’accessione.

il proprietario di un suolo può concedere ad un altro soggetto il diritto di costruire un

nozione edificio sopra al suo suolo attribuendogli la proprietà separata dell'edificio. Il proprietario

(art. 952 c.c.) può, inoltre, alienare la costruzione già esistente mantenendo la proprietà del suolo

Tale situazione giuridica soggettiva esprime l’esigenza di consentire la separazione tra proprietà del suolo e

ius aedificandi, in modo da permettere ad un soggetto non proprietario del suolo di realizzare o mantenere

una costruzione di sua proprietà sul terreno altrui (art. 952), o nel sottosuolo (art. 955). Il titolare di tale

diritto prende il nome di superficiario. Nella nozione di costruzione possono rientrare varie tipologie di

edifici e manufatti, ad uso abitativo, industriale, agricolo, commerciale. Non può essere costituito il diritto di

superficie avente ad oggetto piantagioni (art. 956). Il diritto di superficie può essere costituito a tempo

determinato o indeterminato (art. 953). Le modalità costitutive della superficie sono due: nel primo caso, il

proprietario del terreno costituisce il diritto per consentire una costruzione futura (comma 1, art. 952); nel

secondo, si trasferisce a terzi la proprietà sulla sola costruzione già realizzata sul proprio terreno,

riservandosi la proprietà del terreno stesso (comma 2, art. 952). Tra le vicende estintive del diritto di

superficie, oltre al decorso del termine relativo al caso di costituzione a tempo determinato, la legge prevede

la prescrizione per mancato uso del diritto per il termine di 20 anni, nella sola ipotesi in cui sia stata attribuita

la facoltà di edificare e mantenere la costruzione (art. 954). Al contrario, il mancato uso dell’edificio già

realizzato, coerentemente con il principio dell’imprescrittibilità della proprietà, non dà luogo all’estinzione

del diritto di superficie.

19 per contratto con forma scritta ad substantiam ex. n. 2 dell'art.

per testamento

costituzione del diritto di superficie per usucapione, ma in questo caso si discute se sia possibile

edificare, mentre è pacifico che possa essere usucapita la proprietà s

costruzioni al di sopra o al di sotto del suolo

oggetto del diritto di superficie non possono essere concesso il diritto di superficie per le piantagion

scadenza del termine

prescrizione; in questo caso bisogna distinguere tra il diritto ad edi

alla proprietà superficiaria.

estinzione del diritto di superficie 1. diritto ad edificare: si estingue per prescrizione ventennale

(art. 954 c.c.) 2. proprietà superficiaria: è imprescrittibile

2) ENFITEUSI

è un diritto reale che attribuisce all'enfiteuta il diritto di godimento di un immobile

nozione dietro l'obbligo di pagare un canone e di migliorare il bene

Il diritto di enfiteusi attribuisce ad un determinato soggetto, chiamato enfiteuta, un ampio complesso di

facoltà di uso di un bene immobile a scopo produttivo, esteso ai frutti del fondo, ad eventuali tesori, al

sottosuolo, alle accessioni art. 959: l'enfiteuta ha gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui frutti

del fondo, sul tesoro e relativamente alle utilizzazioni del sottosuolo in conformità delle disposizioni

delle leggi speciali. Il diritto dell'enfiteuta si estende alle accessioni. Il proprietario del bene oggetto di

enfiteusi prende il nome di concedente. Non è possibile costituire enfiteusi su un bene già in enfiteusi

(subenfiteusi: art. 968). Questo diritto era tradizionalmente utilizzato inerentemente a beni

ecclesiastici e a fondi agricoli, è oggi quasi completamente in disuso. Il diritto di enfiteusi, nella sua

configurazione codicistica, è dunque legato all’utilizzazione di fondi agricoli. Da questa finalità

produttiva, discende l’obbligo legale, gravante sull’enfiteuta, di provvedere al miglioramento del

terreno (art. 960), realizzando le opere materiali a ciò necessarie secondo lo stato della tecnica in

ragione delle qualità caratteristiche del terreno. Si tratta di un’attività positiva, che implica

l’accrescimento delle potenzialità produttive del bene. Tra i diritti reali di godimento, l’enfiteusi è

l’unico a prevedere nella propria configurazione strutturale l’attribuzione di un canone periodico a

favore del concedente , che può consistere in una somma determinata di denaro o in una quantità fissa

di prodotti agricoli (art. 960). Il rischio della mancata produttività del fondo è posto a carico

dell’enfiteuta. L’enfiteusi può essere sia perpetua che a tempo determinato, per una durata non

inferiore a 20 anni (art. 958). Il diritto può essere liberamente trasferito, sia per atto inter vivos che per

successione mortis causa (art. 965). Le parti possono pattuire un divieto di disposizione a carico

dell’enfiteuta, la cui durata non può eccedere i 20 anni. Il diritto di enfiteusi è soggetto a prescrizione

per il non uso ventennale (art. 970). ART. 969: In ragione dell’ampiezza delle facoltà dell’enfiteuta e

della durata del diritto è attribuita al concedente la facoltà di avviare un procedimento (ricognizione),

teso ad accertare l’esistenza del proprio diritto e la natura di quello dell’enfiteuta, prima del

compimento del termine ventennale per l’usucapione il concedente può richiedere la ricognizione del

20 proprio diritto da chi si trova nel possesso del fondo enfiteutico, un anno prima del compimento del

ventennio, per evitare appunto che l’enfiteuta possa agire per l’usucapione del bene. La funzione

produttiva, caratteristica essenziale del rapporto di enfiteusi, determina l’attribuzione di sostanziali

privilegi alla posizione dell’enfiteuta rispetto a quella del concedente. La principale espressione di

questa opzione assiologica consiste nella posizione di favore per il consolidamento della proprietà del

fondo a favore dell’enfiteuta, che emerge dalla diversa configurazione degli istituti

dell’AFFRANCAZIONE (art. 971) e della DEVOLUZIONE (art. 972): il primo diretto ad attribuire la

piena proprietà all’enfiteuta, il secondo all’estinzione del diritto di enfiteusi a favore del concedente.

In entrambi i casi, l’estinzione del diritto di enfiteusi ed il consolidamento con la proprietà si

realizzano attraverso l’atto di esercizio di un diritto potestativo, sottoposto a controllo giudiziale;

nell’affrancazione esso avviene sulla base della libera volontà dell’enfiteuta, mentre nella devoluzione

l’esercizio del diritto potestativo è ammesso nelle sole ipotesi di inadempimento all’obbligo di

migliorare il fondo, del suo deterioramento o di mora nel pagamento di due annualità del canone.

Anche qualora sia esperita domanda di devoluzione, l’enfiteuta può sempre esperire il rimedio

dell’affrancazione  favor legis accordato all’enfiteuta rispetto al concedente. La legislazione speciale

è intervenuta in un primo momento per limitare il corrispettivo dei canoni enfiteutici, introducendo il

principio secondo il quale essi non potessero superare il reddito dominicale del fondo. Il corrispettivo

dell’affrancazione è stato quantificato come 15 annualità del canone. La cessazione del diritto di

enfiteusi determina, in conformità con il principio di elasticità dei diritti reali, l’espansione del diritto

del concedente in piena proprietà. L’obbligo di migliorare il fondo trova riscontro in questa fase

mediante l’attribuzione all’enfiteuta di un diritto di credito, che gli permette di ottenere il rimborso

delle opere realizzate per aumentare la produttività, nella misura dell’aumento di valore (art. 975). Il

credito è assistito dalla garanzia del diritto di ritenzione. Qualora siano state realizzate delle addizioni,

che possano essere separate senza arrecare danno, l’enfiteuta può toglierle, salvo che il concedente

provveda a pagarne il valore. Se invece non sia possibile separarle, esse sono considerate al pari dei

miglioramenti. La struttura dell’enfiteusi, nata per disciplinare rapporti agrari, ha trovato una sua

collocazione nell’ambito delle aree urbane, attraverso le due figure dell’enfiteusi urbana ed

edificatoria. Queste due situazioni giuridiche hanno per oggetto immobili urbani già in essere e fondi

edificabili. contratto

testamento

costituzione dell'enfiteusi usucapione sia del diritto del concedente che di quello dell'enfiteuta

l'enfiteuta ha molte delle facoltà che avrebbe il proprietario sul fo

non può alienarlo

può disporre del suo diritto sia per atto tra vivi che per testamento

La forma scritta è richiesta a pena di nullità (art. 135o n. 2)

può affrancare il fondo in qualsiasi momento pagando al proprietari

pari a 15 volte il canone annuo (art. 1 comma 4 l. n 607\66) (a

affrancazione costituisce un diritto potestativo contro il quale il

diritti e obblighi dell'enfiteuta opporsi

non è ammessa la subenfiteusi (art. 968 c.c.)

ha l'obbligo di migliorare il fondo

ha l'obbligo di pagare un canone periodico che può consistere anch

di prodotti naturali (art. 960 c.c.)

diritti e obblighi del proprietario può chiedere la devoluzione (cioè la liberazione) del fondo enf

21 deteriora il fondo o non adempie all'obbligo di migliorarlo o,

pagamento di due annualità di canone ( art. 972 c.c.)

quando cessa l'enfiteusi deve rimborsare l'enfiteuta dei miglioram

effettuate (art. 975 c.c.)

può chiedere la ricognizione del proprio diritto un anno prima

ventennio a chi si trova nel possesso

La ricognizione è un atto di accertamento del diritto delle parti (art.

deve subire l'affrancazione del fondo

il diritto non può avere durata inferiore a venti anni, salvo il dirit

può costituire in maniera perpetua

durata e prescrizione si prescrive per non uso ventennale

decorso del termine eventualmente stabilito

prescrizione ventennale

affrancazione

estinzione dell'enfiteusi devoluzione

perimento totale del fondo (art. 963 c.c.)

3) USUFRUTTO

nozione è il diritto reale che permette all'usufruttuario di godere della cosa e di trarne ogni utilità

(art. 981 c.c.) rispettando, però, la destinazione economica del bene

Il diritto di usufrutto attribuisce ad un determinato soggetto, chiamato usufruttuario, la facoltà di fare

personalmente uso del bene, di trarre profitto mediante il trasferimento del godimento a terzi (art. 981) e di

appropriarsi dei frutti naturali e civili (art. 984).  ius rebus alienis utendi fruendi, salva rerum substantia.

Sull’usufruttuario grava l’obbligo di restituire il bene al termine dell’usufrutto, e di mantenerne la

destinazione economica. Il titolare del diritto di propeità del bene gravato da usufrutto prende il nome di

nudo proprietario, in quanto spogliato di numerose facoltà che costituiscono il contenuto del diritto.

L’usufrutto può avere titolo nella legge o in una dichiarazione di volontà, contrattuale o meno (art. 978) –

con la riforma del diritto di famiglia del 1975 è stato abolito l’usufrutto uxorio, che attribuiva alla moglie tale

diritto sui beni dell’eredità del coniuge. Permane invece nel sistema l’usufrutto dei genitori sui beni dei figli

minori in potestate  ipotesi di usufrutto legale – genitori svolgono un ufficio di diritto privato nell’esclusivo

interesse del figlio. Una seconda ipotesi di usufrutto legale è rappresentata dalla possibile attribuzione

dell’usufrutto a favore di uno dei coniugi sui beni dell’altro al momento della divisione dei beni della

comunione legale. L’oggetto del diritto di usufrutto può essere costituito da beni mobili o immobili. E’

espressamente prevista la possibilità dell’acquisto del diritto per usucapione. L’usufrutto può avere ad

22

oggetto sia beni consumabili (es. derrate alimentari) che beni deteriorabili (es. autovettura). Nel primo caso

le caratteristiche del bene danno luogo ad una figura atipica di usufrutto: IL QUASI USUFRUTTO 

insussistenza dell’obbligo di restituzione del bene (art. 995), e nella sua sostituzione con l’obbligo di pagarne

il valore al termine dell’usufrutto, sulla base o di una previa stima concordata tra le parti, o, in mancanza,

sulla base del valore di mercato dei beni al momento della cessazione dell’usufrutto, o restituendoli in natura.

Nella diversa ipotesi di beni deteriorabili, l’usufruttuario deve sempre limitarsi a forme normali di utilizzo

del bene, senza dover corrispondere alcuna indennità per la diminuzione del suo valore (art. 996). La durata

del diritto di usufrutto è necessariamente limitata nel tempo (art. 979). La specificità di questa situazione

giuridica soggettiva consiste nella distinzione tra la titolarità della persona fisica e della persona giuridica:

nel primo caso la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario; nel secondo, il termine di

30 anni.

- Miglioramenti e addizioni

Il diritto di usufrutto attribuisce tutte le facoltà di uso, diretto o mediato, all’usufruttuario. Il nudo

proprietario viene conseguentemente privato di ogni potere di gestione e amministrazione del bene. Egli può

tuttavia disporre liberamente del proprio diritto, trasferendo il bene gravato da usufrutto. L’usufruttuario deve

mantenere la destinazione economico sociale della cosa (art. 981), anche astenendosi da addizioni che

possano incidere in tal senso (art. 986); ed osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel fare uso del

bene (art. 1001)  garantire restituzione del bene nella sua integrità. Una normativa specifica protegge

l’integrità dei beni nell’usufrutto dell’azienda, complesso produttivo organizzato dall’imprenditore per

l’esercizio dell’impresa. Il possesso del bene spetta all’usufruttuario, quale necessario presupposto del

godimento. Al momento della cessazione dell’usufrutto, occorre valutare l’apporto dell’usufruttuario in

termini del possibile accrescimento di valore del bene, per effetto di migliorie o addizioni. Qualora i

miglioramenti sussistano al momento della restituzione, l’usufruttuario ha diritto ad un’indennità (art. 985).

La disciplina sulle addizioni ricalca quella prevista per le addizioni nell’enfiteusi. Le spese relative al bene

oggetto di usufrutto gravano sull’usufruttuario (art. 1004)  conseguenza necessaria dell’attribuzione del

godimento del bene. A tale regola fanno eccezioni le riparazioni straordinarie, poste a carico del proprietario

(art. 1005). Qualora il proprietario non si prenda cura della realizzazione delle necessarie opere di

manutenzione, l’usufruttuario può provvedervi a proprie spese ed ha il diritto ad essere rimborsato al termine

dell’usufrutto. E’ previsto il diritto di ritenzione a favore dell’usufruttuario, che può trattenere il possesso

dell’immobile fino al soddisfacimento delle sue pretese (art. 1006).

- Circolazione ed estinzione del diritto di usufrutto

Il diritto di usufrutto è soggetto ad un regime di libera circolazione (art. 980). Il titolo costitutivo può tuttavia

escludere il trasferimento del diritto. Qualora sia ceduto l’usufrutto di durata commisurata sulla vita di una

determinata persona, esso si estingue alla morte del cedente. E’ previsto un obbligo di notificazione al

proprietario nell’ipotesi di cessione dell’usufrutto. La notificazione consente di liberare il cedente degli

obblighi vs proprietario. Le cause estintive del diritto di usufrutto, oltre al decorso del termine, consistono

nel compimento della prescrizione ventennale per non uso, nel consolidamento con la nuda proprietà nella

persona dello stesso titolare, nel perimento del bene (art. 1014). Una specifica modalità estintiva, posta a

salvaguardia degli interessi del nudo proprietario, opera nell’ipotesi di compimento di abusi da parte

dell’usufruttuario (art. 1015). Gli atti abusivi, presupposto per la dichiarazione di decadenza dal diritto di

usufrutto, possono consistere nell’alienazione del bene, nel suo deterioramento volontario o

nell’inadempimento dell’obbligo di provvedere alla ordinaria manutenzione. La distruzione totale o parziale

del bene rileva come evento modificativo dell’oggetto del diritto di usufrutto (art. 1016). Il perimento

parziale non determina l’estinzione, ma la restrizione dell’oggetto alla porzione di bene rimasta.

23 per legge; ex art. 324 c.c. i genitori esercenti la responsabilità

comune l'usufrutto dei beni del figlio

per atto tra vivi, ma se ha ad oggetto beni immobili richiede la f

nullità ( n. 2 art. 1350 c.c.)

per testamento, ma non è ammesso l'usufrutto successivo, mentre

costituzione congiuntivo a favore di più

In questo caso l'usufrutto durerà sino alla morte di chi tra

sopravvissuto agli altri

per usucapione al pari di tutti i diritti reali (art. 1158 c.c.)

ha il generale diritto di godere della cosa, cioè di usarla nel

opportuno, ma non può mutarne la destinazione economica né ven

il proprietario

ha il diritto di fare suoi i frutti naturali e civili (art. 984

ha il diritto do conseguire il possesso della cosa oggetto del diritto

se prima fa l'inventario dei beni e presta idonea garanzia al proprieta

diritti e obblighi dell'usufruttuario può cedere il suo diritto ( art. 980 c.c.) ma solo se non è vietato dal

può locare il bene o accendervi ipoteca. La locazione perdura anc

dell'usufrutto ma solo se stipulata per atto pubblico o per scrittura

anteriore a detta cessazione (art. 999 c.c.)

ha diritto sul tesoro ritrovato nel fondo (art. 988 c.c.)

può alienare la nuda proprietà

diritti e obblighi del proprietario deve provvedere alle riparazioni straordinarie (art. 1005

che gravano sulla proprietà (art. 1009 c.c.)

morte dell'usufruttuario o scadenza del termine trentennale se si

giuridica

prescrizione ventennale per non uso

riunione dell'usufrutto e della proprietà nella stessa persona

cessazione dell'usufrutto totale perimento della cosa su cui è costituito

grave abuso del diritto da parte dell'usufruttuario ( art.

scadenza del termine convenuto per la durata l'usufrutto

24 4) USO E ABITAZIONE

Uso ed abitazione, differentemente da superficie, enfiteusi ed usufrutto, non sono diritti reali di godimento,

bensì essi sono diritti personali di godimento. La differenza risiede della dispositività del diritto: i diritti reali

di godimento possono circolare, mentre quelli personali di godimento possono essere esercitati soltanto da

colui in favore del quale il diritto è stato costituito. Il diritto di uso (art. 1021) può avere ad oggetto sia beni

mobili che immobili. Il complesso di facoltà in esso contenuto ha una estensione minore rispetto al diritto di

usufrutto, limitandosi al solo uso diretto ed escludendo quello mediato. Per uso diretto si intende lo

sfruttamento personale dell’usuario; i frutti eventualmente prodotti vengono acquistati dall’usuario in

proporzione al bisogno proprio e della propria famiglia. La nozione qui utilizzata (art. 1023) coincide con la

famiglia nucleare, fondata o meno sul matrimonio, e si estende ai collaboratori familiari.  il diritto di uso è

personale e non può essere oggetto di cessione, sia nella titolarità che nell’esercizio (art. 1024). La disciplina

dell’usufrutto, relativamente alle spese, si applica in via residuale al diritto di uso. Il diritto di abitazione (art.

1022) consiste in una forma speciale di diritto di uso, avente ad oggetto necessariamente immobili adibiti a

scopo abitativo. La disciplina del diritto di abitazione coincide pertanto con quella relativa al diritto d’uso,

fatti salvi alcuni elementi, derivanti dalla specificità del suo oggetto. In particolare sono profili comuni alle

due situazioni giuridiche soggettive: limitazione all’uso personale del bene da parte del titolare e della

propria famiglia, il divieto di cessione, la disciplina delle spese. Particolari tipologie di diritto di abitazione:

1) diritto di abitazione a favore del coniuge superstite (legato ex lege), 2) diritto di abitazione del coniuge

assegnatario della casa familiare, nella separazione e nel divorzio.

5) SERVITU’

Il collocamento tradizionale delle servitù è relativo a rapporti tra fondi agricoli, come attesta la terminologia

utilizzata nel codice civile, che parla di servitù prediali (praedium: terreno agricolo). Esse hanno tuttavia

acquistato sempre maggior importanza nelle relazioni tra abitazioni ed opifici industriali. Secondo la

definizione codicistica (art. 1027),le servitù sono pesi imposti a carico di un fondo, per l’utilità di un altro

fondo in proprietà di un diverso soggetto. La struttura delle servitù considera dunque RELAZIONI TRA

BENI e non direttamente relazioni tra soggetti. Tuttavia questa peculiarità non implica l’estraneità del

fenomeno delle servitù all’area dei rapporti intersoggettivi, ma semplicemente che esse rilevano in via

mediata, tra titolari di fondi legati l’un l’altro da servitù. Il profilo funzionale del rapporto di servitù consiste

nell’utilità di un fondo, chiamato fondo dominante, acquisita in funzione del peso imposto sull’altro fondo,

detto fondo servente. Si tratta di un’attribuzione aggiuntiva rispetto ai normali rapporti di vicinato, che

conferisce ad un proprietario la titolarità di facoltà normalmente non contemplate nel proprio diritto.

nozione la servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo

(art. 1027 c.c.) appartenente a diverso proprietario

L’utilità (art. 1028) consiste nell’ampliamento delle potenzialità produttive o nel miglioramento della

condizione del fondo, anche in termini di accessibilità o godibilità. La costituzione attuale delle servitù può

tendere a garantire al fondo dominante un’utilità futura; in ogni caso la titolarità del fondo o del bene

immobile in capo alle parti che costituiscono la servitù deve essere attuale. In caso contrario, la servitù avrà

efficacia dal momento in cui l’edificio a favore del quale è stata creata venga realizzato, o il terreno sia stato

acquistato (art. 1029) – principio della vendita di beni futuri. La servitù non può avere ad oggetto prestazioni

personali a carico del proprietario del fondo servente (art. 1030)  divieto di costituzione di corvées, servizi

personali da prestare a favore del proprietario del fondo dominante; può consistere solo in un non facere o in

un pati. La costituzione delle servitù può avvenire (art. 1031): A) in attuazione di un obbligo di legge

(COATTIVE); B) per volontà dell’uomo (VOLONTARIE) – contratto o testamento -; C) per usucapione (art.

1061); D) per destinazione del padre di famiglia (art.1062). Dunque le servitù si distinguono in COATTIVE

e VOLONTARIE (art. 1031): le prime hanno titolo nella legge e possono costituirsi per sentenza del

giudice, atto amministrativo o contratto (art. 1032). Questa particolare modalità di costituzione della servitù

NON MUTA la sua natura in volontaria: permane il carattere di coattività anche se la fonte immediata è il

contratto (la fonte mediata è comunque la legge). Il fondamento generale delle servitù coattive consiste

nell’utilità sociale sottesa all’attribuzione, a favore del fondo dominante e a carico del fondo servente, di

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di diritto privato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Nicola Corbo: Beni e situazioni giuridiche di appartenenza, Cianci-Belella. Integralmente sostitutivo del manuale "Torrente" per la parte che verte sui medesimi argomenti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: i beni, classificazione dei beni, diritti reali, proprietà, proprietà pubblica, modi di acquisto della proprietà, superficie, enfiteusi, usufrutto, uso e abitazione, servitù, diritti reali di garanzia, comproprietà e condominio, possesso, circolazione dei diritti reali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuross999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Corbo Nicola.

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