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Riassunto esame Diritto privato e della comunicazione, prof. Bianca, libro consigliato Istituzioni di diritto privato, Bianca Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto privato e della comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Bianca: Istituzioni di diritto privato (2016), Bianca. Gli argomenti trattati sono i seguenti:
Cap. V – Fatti e atti giuridici

Cap. VI – Le situazioni giuridiche soggettive

Cap. VII – Capacità... Vedi di più

Esame di Diritto privato e della comunicazione docente Prof. M. Bianca

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capace è tuttavia incapace di intendere o di volere, per qualunque causa (ubriachezza, infermità di mente,

ipnosi) art 428 c.c. Capitolo VIII – I DIRITTI FONDAMENTALI.

I – I diritti fondamentali dell’uomo, detti anche diritti della personalità sono quei diritti che tutelano la

persona nei suoi valori essenziali. Nella nostra Costituzione (art 2) essi sono chiamati Diritti Inviolabili.

Rientrano nella più grande categoria dei diritti personali, che tutelano gli interessi di una persona. Essi si

distinguono dai diritti patrimoniali, che tutelano gli interessi economici.

II – L’idea di diritti inviolabili proviene dalla Costituzione federale americana (1787). Ad oggi la tutela dei

diritti fondamentali trova riconoscimento nelle convenzioni internazionali, tra le più importanti troviamo la

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Convenzione di Roma sui diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali, ed infine nel Trattato istitutivo dell’Unione Europea e nella Carta di Nizza (7 novembre 2000).

Nel caso in cui una legge italiana violasse i principi contenuti nella CEDU, il giudice deve sollevare il

problema di legittimità costituzionale.

III – L’enunciazione dei diritti inviolabili è una formula che impone la tutela della dignità umana secondo le

esigenze avvertite dalla società del tempo. Per questo la storia vede il progressivo ampliarsi della sfera della

dignità umana. Ad oggi la tutela della dignità umana non è uguale con rispetto a tutti gli aspetti della

dignità umana. La pluralità dei diritti dell’uomo si spiega in ragione dei diversi interessi fondamentali

dell’uomo. È possibile infatti distinguere due differenti categorie: i diritti di rispetto alla personalità umana

che conferiscono al soggetto un potere di godimento della sua personalità e una pretesa alla non ingerenza

da parte di terzi. La distinzione prosegue secondo i valori tutelati, e troviamo: la vita e l’integrità fisica,

l’integrità morale, le libertà civili, l’intimità privata, l’identità personale e la paternità morale. La seconda

categoria è quella dei diritti di solidarietà che comprende le pretese del soggetto a realizzare la propria

personalità attraverso la cooperazione altri. Anche loro si distinguono a seconda dei valori tutelati, quali:

l’eguaglianza, il lavoro e la retribuzione, l’assistenza materiale e morale, la sicurezza sociale e la salute.

IV – Caratteri comuni dei diritti alla personalità sono la non patrimonialità e l’indisponibilità. Il titolare non

può rinunciarvi né cederli ad altri. Gli atti che portino parziali limitazioni o rinunce ai diritti della personalità

sono valide se alla stregua della coscienza sociale essi siano compatibili con la dignità umana. Es: È invalida

una rinuncia (anche se parziale) della libertà di pensiero. È valido che un soggetto autorizzi la pubblicazione

delle proprie immagini personali. La non patrimonialità significa che tali diritti non sono suscettibili a

valutazione economica, ma la violazione di uno di questi diritti, comporta il risarcimento di un danno. Con

riferimento al danno biologico, la giurisprudenza ha sancito che costituisce un danno risarcibile, a

prescindere dal danno patrimoniale.

V - Al soggetto a cui sia negata la tutela giudiziaria per la violazione dei propri diritti, può far ricordo presso

la Corte dei diritti dell’uomo, istituita a seguito della Convenzione di Roma e situata a Strasburgo. Ogni

persona fisica, organizzazione privata o gruppo può rivolgersi alla Corte di Strasburgo, unica condizione di

ricevibilità è l’esaurirsi di tutti i mezzi di tutela disponibili, e che siano trascorsi sei mesi dal provvedimento

definitivo che abbia attuato o confermato la violazione.

VI - Secondo una corretta impostazione occorre avere riguardo alla riferibilità di valori essenziali all’essere

umano anche prima dell’evento della nascita (es. la salute): il nascituro è infatti un essere umano, seppure

non ancora dotato di vita autonoma

VII – I diritti fondamentali spettano anche allo straniero. La costituzione impone allo stato di regolare la

condizione giuridica dello straniero ‘’ in conformità delle norme e dei trattati internazionali. ‘’ Viene quindi

assunto l’impegno dal nostro stato durante la Convenzione di Roma, conferendo libertà e diritti ad ogni

soggetto.

VIII – Il diritto alla vita tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del fenomeno naturale della

propria esistenza fisica. Pur non essendo menzionato nella nostra Carta costituzionale, questo diritto è

proclamato dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite. Il diritto alla vita è valevole nei confronti di tutti,

incombe quindi il dovere di non attentare alla vita altrui. Secondo una tesi formulistica il diritto alla vita si

acquista con la nascita. Però con la nascita viene acquistata la capacità giuridica, inoltre il nascituro è

comunque un portatore di interessi giuridicamente tutelati. Ad oggi il diritto alla vita è tutelato in via

risarcitoria.

IX – Il diritto all’integrità psicofisica tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del proprio

organismo nella sua interezza e sanità. Il bene dell’integrità psicofisica esige il rispetto ma anche la cura

della persona. Il diritto alla salute comprende queste due forme di tutela, ponendosi come diritto di

rispetto della persona da parte dei terzi e come diritto di solidarietà. L’integrità psicofisica della persona

dev’essere rispettata anzitutto dal potere pubblico. Il diritto all’integrità psicofisica è tutelato sul piano

della responsabilità extracontrattuale, dando luogo al risarcimento del danno biologico, inteso come

qualsiasi alterazione fisica o psichica dell’organismo.

X – Il diritto all’integrità morale tutela l’esigenza dell’essere umano al godimento del suo onore e del suo

decoro come singolo e come membro di una collettività. A sua tutela l’ordinamento prevede sanzioni penali

che vietano l’ingiuria e la diffamazione. Sorge però il contrasto con la libertà di comunicazione, che rientra

nella libertà di informazione, la quale nel nostro ordinamento prevale l’esigenza della pubblica

informazione. La violazione del diritto all’integrità morale prevede un risarcimento, e in casi speciali di

stampa vi è il diritto di rettifica.

XI – I diritti di libertà tutelano in generale l’esigenza della persona umana di esplicarsi secondo le proprie

scelte. Questi diritti si dividono il diritto di libertà personale, fisica, circolazione e residenza, religione e

manifestazione del pensiero, lavoro, associazione e sciopero. Nella libertà di stampa rientra anche la libertà

d’espressione, la quale prevale sul diritto all’onore e alla riservatezza.

XII – Il diritto al segreto tutela l’interesse della persona a che i fatti della propria vita privata non vengano

abusivamente conosciuti o comunicati a terzi. Conosciuto anche come diritto alla segretezza delle

comunicazioni, esso è l’affermazione della sfera inviolabile dell’individuo. Questo motivo può essere

limitato solamente dall’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

XIII – Il diritto alla personalità ha un duplice significato come diritto alla protezione dei dati personali e

come diritto al rispetto della propria vita privata. Di questo diritto è stato parlato nella Convenzione di

Strasburgo, e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che sancisce che ogni individuo ha il

diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano. In Italia il trattamento dei dati

personali è disciplinato dalla legge n 675 del 1996, che comprende anche tutte le operazioni di

modificazione, estinzione, raccolta e cancellazione. Il diritto alla riservatezza si è quindi mutato in diritto

della persona e alla protezione dei suoi dati personali. Viene fatta anche la distinzione tra protezione dei

dati personali e privacy nella Carta Fondamentale Dei Diritti dell’Uomo dove è previsto il diritto al rispetto

della propria vita privata e familiare, e il diritto della persona alla protezione dei propri dati personali. I due

diritti sono per altro connessi, in quanto il diritto al rispetto della vita privata è principalmente minacciato

dall’abusivo trattamento dei dati personali. Il diritto alla protezione dei dati personali tutela quindi anche il

diritto alla privacy della persona. Il diritto all’oblio tutela l’interesse del soggetto a che informazioni relative

alla propria immagine o ai propri dati personali del passato siano attualizzate o cancellate. Ad oggi il diritto

all’oblio si è specificato come diritto al controllo della propria immagine sociale nella rete internet. Tale

diritto trova una specifica fonte nella disciplina sul trattamento dei dati personali e in particolare nel diritto

alla cancellazione, e integrazione dei propri dati personali

XIV – Il diritto di cronaca è una particolare espressione della libertà di stampa, la quale rientra nell’ambito

della libertà di manifestazione del pensiero. La Giurisprudenza ha quindi elaborato alcune condizioni di

liceità per la pubblicazione degli articoli, noto come Decalogo del Giornalista, e prevede: la verità oggettiva

o putativa, frutto di un diligente lavoro di ricerca, nel quale non vi siano taciuti dettagli importanti a

stravolgere il significato della storia, o usate sollecitazioni emotive quali insinuazioni o allusioni, diretti a

creare false rappresentazioni nella realtà. L’ interesse pubblico della vicenda, detta anche pertinenza. La

forma civile dell’esposizione, ovvero la continenza. Nel diritto di cronaca viene tutelata la riservatezza del

minorenne, considerato prevalente sul diritto di cronaca o di critica. Il diritto di cronaca giudiziaria è anche

sottoposto al limite della dignità umana delle persone coinvolte. Il diritto di critica è una particolare

espressione del diritto di cronaca e trova la sua espressione nella libertà di manifestazione del pensiero.

Consiste nel giudizio soggettivo dei fatti, per questo può essere esercitato anche con espressioni lesive alla

reputazione altrui, purché non siano gratuite aggressioni distruttive dell’onore. Il diritto di satira è

un’espressione del diritto di critica che trova le sue radici nella libertà di manifestazione artistica che si

esprime attraverso l’uso dell’inverosimiglianza e dell’iperbole. Anche per il diritto di satira vale il limite della

continenza dell’esposizione e della tutela dei diritti fondamentali.

XV – Il diritto all’immagine tutela l’interesse del soggetto a che il suo ritratto non venga diffuso o esposto

pubblicamente. Tutela un aspetto dell’intimità della vita privata, per cui è da considerarsi un diritto

fondamentale. La nostra legge ordinaria vieta l’importazione a carico di terzi di esporre o pubblicare

l’immagine altrui. La tutela dell’immagine incontra il limite della stessa volontà del soggetto, che può

prestare il suo consenso, anche se può sempre essere revocato. Il soggetto non può però rinunciare

completamente al suo diritto d’immagine in quanto sarebbe un assoggettamento lesivo della dignità

umana. Il consenso non autorizza comunque la manipolazione o l’alterazione di significato dell’immagine.

La pubblicazione dell’immagine non ha bisogno di autorizzazione del soggetto se egli svolge un’attività o è

esposto alla notorietà, si chiede il suo consenso solamente nel caso in cui le sue foto saranno usate per

scopi pubblicitari. La violazione del diritto all’immagine prevede un risarcimento (danno patrimoniale,

nonché del danno non patrimoniale). L’interessato può chiedere la cessazione dell’utilizzo delle sue foto, o

per lui il coniuge, i figli, e i genitori.

XVI – Il diritto all’identità personale è il diritto del soggetto ad essere identificato e riconosciuto nella sua

realtà individuale. L’ identità della persona è tutelata dal diritto al nome, all’identità sessuale e all’identità

morale. La funzione di identificazione sociale assolta dal nome risponde ad un interesse pubblico. Il

soggetto ha un interesse alla sua identità nella vita di relazione. Questo interesse viene tutelato dal diritto

al nome, il diritto del soggetto all’uso esclusivo dell’appellativo che lo identifica socialmente. Il diritto al

nome si configura come un diritto assoluto della personalità, indisponibile e non patrimoniale. La legge

prevede che il soggetto possa chiedere al giudice la cessazione del fatto lesivo del terzo in caso di

contestazione del nome ovvero in caso di uso indebito di esso. Sussiste la contestazione quando il terzo

molesta il soggetto impedendo l’uso del nome spettantegli. Sussiste l’uso indebito quando il terzo si avvale

del nome del soggetto. Si può dividere in usurpazione, cioè nell’appropriazione del nome da parte del terzo

come nome proprio, o utilizzazione abusiva, quando il nome è utilizzato dal terzo per identificare

personaggi di fantasia ovvero enti o prodotti commerciali.

XVII - Lo pseudonimo è un nome diverso da quello spettante per legge, che il soggetto usa in una

determinata attività letteraria o artistica. È tutelato al pari del nome contro la contestazione e l’uso

indebito altrui.

XVIII - Anche gli enti giuridici sono socialmente identificati per mezzo della loro denominazione. Il loro

diritto al nome non rientra tra i diritti della personalità in quanto si tratta di un segno di identificazione che

non tutela un interesse paragonabile all’interesse essenziale della persona fisica, inoltre la denominazione

degli enti giuridici non presenta i caratteri dei diritti fondamentali (indisponibilità, non patrimonialità).

IXX – Il sesso rileva come primo segno di identificazione della persona e del contesto sociale. Di qui

l’interesse del soggetto al godimento della propria identità sessuale e cioè al riconoscimento del proprio

sesso. Si è poi parlato della modificazione dei tratti sessuali di un soggetto, in cui se necessario, il tribunale

può autorizzare il trattamento per l’adeguamento dei caratteri sessuali. Il matrimonio contratto tra due

soggetti di cui uno poi ha provveduto a modificare la sua identità sessuale, viene ritenuto incostituzionale,

e quindi un divorzio imposto.

XX – Il diritto all’identità morale designa il diritto della persona a non vedere alterata la verità della propria

vita o delle proprie idee. Questo tutela quindi la verità dell’immagine della persona. Un esempio sarebbe la

manipolazione di un’intervista, nella quale vengono riportate alterate le parole della persona intervista,

facendole attribuire opinioni non sue.

XXI – Il diritto all’uguaglianza tutela l’esigenza dell’essere umano ad essere trattato alla pari degli altri senza

discriminazioni giuridiche, e in particolare discriminazioni fondate sul sesso, la razza, la lingua, la religione,

le opinioni pubbliche e le condizioni personali e sociali. Il principio di uguaglianza viene trattato anche nella

Carta di Nizza, nella quale viene aggiunto il divieto alla discriminazione per la cittadinanza. Il diritto all’

eguaglianza di trattamento o diritto di eguaglianza giuridica sancisce il divieto di una legge discriminatoria.

Il soggetto può quindi richiedere l’annullamento di un atto amministrativo che lo discrimini

arbitrariamente. Il divieto di discriminazione razziale è stato sancito da una direttiva comunitaria, la n

2000/43. È stato per tanto istituito presso il Ministero le pari opportunità un ufficio contro le

discriminazioni razziali (UNAR). Che svolge un’attività di promozione della parità di trattamento.

XXII- Il diritto alla retribuzione trova riconoscimento tra i diritti fondamentali dell’uomo quale pretesa ad

una remunerazione che garantisca al lavoratore e alla sua famiglia una vita libera e dignitosa. Questo diritto

si pone tra i diritti fondamentali in quanto la retribuzione è una prestazione dovuta in funzione del

sostentamento del lavoratore, che non deve divenire una forma di sfruttamento. Il diritto alla retribuzione

è un diritto privato del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Esso è irrinunciabile e indisponibile

nella misura in cui è necessario al lavoratore per il mantenimento suo e della famiglia.

XXXIII – Costituzionalmente per famiglia si intende una società naturale. Sta a significare il riconoscimento

dei diritti della famiglia nucleare come diritti fondamentali. La libertà del nucleo familiare si intende come

la libertà del soggetto di formarsi una famiglia secondo le sue scelte. La solidarietà si intende come

solidarietà reciproca prima tra i coniugi, e poi tra i figli. La recente riforma della filiazione ha inserito nuovi

diritti nell’ambito familiare come il diritto all’ascolto, all’assistenza morale o all’amore. I diritti della famiglia

hanno una natura non patrimoniale, che si traduce nella loro incedibilità e intrasmissibilità.

CAPITOLO 10 – GLI ENTI GIURIDICI

I – Gli enti giuridici sono organizzazioni dotate di capacità giuridica, ossia dell’idoneità ad essere titolari in

proprio di diritti e doveri. Essi possono dividersi in persone giuridiche e enti non personificati, entrambi

sono soggetti di diritto. La soggettività è la qualità di soggetto giuridico, ovvero la qualità che designa chi è

giuridicamente capace. In quanto l’ente è soggetto di diritto, egli è parte di rapporti giuridici. Esempio: Se

viene compiuto un atto illecito, la responsabilità è dell’ente. Per cui sono responsabili persone fisiche.

Inoltre l’ente può essere proprietario di beni tramite un rappresentante legale.

II - Gli enti giuridici si distinguono in enti associativi ed enti amministrativi. Gli enti associativi hanno al

proprio vertice un gruppo di soggetti portatori di un interesse proprio all’esistenza e alla attività dell’ente,

con la finalità ideale ai vantaggi dell’ente, che prendono il nome di soci o associati. Enti associativi sono le

associazioni, le società ed i comitati. Le associazioni sono organizzazioni di persone per il perseguimento di

scopi non lucrativi attraverso un’attività comune. I comitati sono gruppi con il fine di raccogliere fondi per

scopi di generale utilità. La società sono enti a scopo lucrativo mediante l’esercizio di un’attività economica

comune. Gli enti amministrativi hanno al loro vertice dell’organizzazione gli amministratori, che detengono

il potere decisionale e rappresentativo dell’ente. Essi sono titolari di un ufficio privato, e hanno l’obbligo di

gestire l’ente per i suoi interessi. Le fondazioni sono enti amministrativi, dotate di un patrimonio per il

perseguimento di attività non lucrative.

III – L’ente in generale è dotato della capacità di agire, esso si avvale di persone fisiche per compiere atti

stipulati a lui imputato. Gli enti agiscono quindi tramite persone che fanno parte della sua struttura

organizzativa, gli organi, ovvero gli uffici competenti ad esercitare una funzione dell’ente. Essi possono

essere interni od esterni a seconda che abbiano o no il potere di rappresentanza. Ogni attività svolta

dall’organo è quindi imputabile all’ente. La legge sancisce quindi la responsabilità degli enti per quanto

riguarda gli illeciti commessi dai loro rappresentanti, dove la responsabilità cade sulla persona fisica che ha

stipulato l’illecito.

IV – Gli enti giuridici si distinguono in persone giuridiche e enti non personificati. Entrambi sono soggetti di

diritto, ma la qualifica di persone giuridiche spetta solamente agli enti personificati, quelli che hanno

ricevuto un riconoscimento formale da parte dell’ordinamento. Le persone giuridiche sono le fondazioni

riconosciute, le associazioni riconosciute e le società di capitali. Il riconoscimento di enti non lucrativi è

attribuito mediante l’iscrizione al registro delle persone giuridiche private presso le prefetture. Le società di

capitali invece, essendo enti lucrativi, acquistano la personalità giuridica mediante l’iscrizione al registro

delle imprese. La distinzione tra enti personificati e non personificati risiede nella diversa disciplina della

capacità e della responsabilità patrimoniale. La persona giuridica è un ente dotato di capacità giuridica

generale e autonomia patrimoniale perfetta. Essa può partecipare in proprio al mondo delle relazioni

giuridiche, e risponde essa solamente dei propri debiti. Gli enti non personificati sono enti privi di capacità

giuridica, che può essere parziale o generale, e non hanno autonomia patrimoniale perfetta. Sono enti non

personificati le associazioni e le società non riconosciute e le società di persone. Gli enti non personificati

rilevano come soggetto dei rapporti giuridici i titolati, inoltre rispondono in proprio dei debiti assunti in loro

nome, anche coloro che hanno agito in rappresentanza dell’ente.

V - La capacità giuridica deve invece negarsi a tutte quelle forme organizzative di persone e di beni che non

pervengono a costituire un centro unitario di imputazioni giuridiche. In particolare, la capacità giuridica

deve negarsi all’azienda che è il complesso dei beni organizzati per l’esercizio dell’impresa. Chi agisce è

l’imprenditore, cioè colui (singolo o società) che si avvale dell’azienda per l’esercizio dell’attività economica.

Ed è appunto all’imprenditore che fanno capo i rapporti giuridici. Prive di capacità giuridica sono anche le

gestioni patrimoniali separate, ossia quelle organizzazioni amministrative di beni o servizi che hanno una

autonomia meramente contabile e interna.

CAPITOLO 11 – LA FONDAZIONE.

I – La fondazione è un ente amministrativo con personalità giuridica dotato di un patrimonio per il

perseguimento di uno scopo non lucrativo. I presupposti sono l’atto costitutivo e l’atto di riconoscimento

da parte della pubblica amministrazione. L’atto costitutivo deve essere stipulato in forma pubblica (pena la

nullità) o essere incluso in un testamento è un negozio giuridico unilaterale che ha ad oggetto la

costruzione della fondazione sotto condizione legale del suo riconoscimento amministrativo. L’atto

costitutivo deve indicare la denominazione, lo scopo, il patrimonio e i criteri di utilizzazione delle rendite, la

sede e l’organizzazione dell’ente. La parte normativa dell’atto costitutivo prende il nome di statuto e

contiene tutte le clausole che disciplinano l’ente nella sia struttura, attività o vicende.

II – È necessario per la creazione di una fondazione il riconoscimento della pubblica amministrazione. Esso

comprende da parte della pubblica amministrazione una valutazione che comprende l’adeguatezza del

patrimonio alla realizzazione dello scopo e l’utilità sociale del fine perseguito. La fondazione deve avere uno

scopo non lucrativo ovvero non può trarne vantaggio economico. La legge prevede anche le fondazioni

familiari, ovvero quelle destinate a vantaggio di una o più famiglie al fine di sopperire ai loro bisogni

fondamentali. Queste fondazioni devono essere adeguate alla natura della funzione dell’istituto.

III – Il carattere non lucrativo delle fondazioni non esclude che esse possano svolgere attività economica.

Essa non può in vero esercitare in via esclusiva o primaria un’impresa commerciale (nel caso diventerebbe

essa stessa lo scopo dell’ente, in contrasto con il carattere non lucrativo della fondazione), ma può svolgere

attività imprenditoriale al fine del suo scopo ideale. Per fondazioni speciali si intendono fondazioni che

svolgono attività imprenditoriale e che possono essere assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa

Es: le fondazioni bancarie.

IV – Al patrimonio provvede il fondatore mediante il negozio di dotazione. Esso è l’atto di liberalità

(donazione o testamento) che conferisci alla fondazione i mezzi occorrenti per la sua attività. Viene distinto

dall’atto costitutivo che è il negozio volto a creare l’ente.

V – La fondazione viene gestita da un organo amministrativo, composto da uno o più amministratori, i quali

detengono il potere di decidere degli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione e la rappresenta.

Esso è principalmente collegiale e prende il nome di consiglio di amministrazione. Le decisioni vengono

prese a seconda dello statuto della fondazione o, in mancanza di questo, secondo il principio di

maggioranza. Una fondazione può comprendere anche altri tipi di organi come ad esempio l’organo di

vigilanza. Tutti gli atti compiuti dagli organi si riflettono direttamente sull’ente. Gli atti che eccedono i limiti

dell’ente vengono considerati inefficaci, ma questi limiti devono risultare sul registro delle persone

giuridiche altrimenti l’ente è impegnato per tutti gli atti compiuti dall’organo con i terzi. Gli amministratori

sono responsabili per i danni provocati alla fondazione dalla loro gestione negligente e verso i terzi per i

danni arrecati mediante illeciti extracontrattuali.

VI- Le delibere del consiglio di amministrazione che eccedono i limiti dello statuto possono essere

annullate dall’autorità governativa. L’annullamento della delibera non pregiudica i diritti dei terzi di buona

fede. L’annullamento delle delibere contrarie allo statuto rientra in un controllo che l’autorità governativa

esercita sull’ente e in base al quale essa provvede ad accertare l’invalidità delle delibere contrarie alla

legge. L’autorità governativa ha il potere di nominare o sostituire gli amministratori quando non vi si possa

provvedere in base alle norme dello statuto. Essa, inoltre, può sciogliere il consiglio di amministrazione e

nominare un commissario straordinario quando gli amministratori violino lo statuto o la legge o non

perseguano lo scopo della fondazione.

VII- La fondazione esiste per il perseguimento di uno scopo. Se quindi questo diviene impossibile o per

l’originaria utilità, la fondazione potrebbe estinguersi. La legge tuttavia tende alla conservazione dell’ente,

disponendone la trasformazione, che comporta l’assunzione di un nuovo scopo, analogo a quello originario.

Esso non può aver luogo se il negozio di fondazione dispone diversamente o se si parla di fondazioni

familiari. Quando non è possibile trasformare la fondazione, vi è l’estinzione, in cui l’ente liquida i propri

beni secondo il suo statuto, e in mancanza di questo, li devolve ad altre istituzioni aventi fini analoghi. La

riforma societaria ha introdotto la novità della trasformazione eterogenea, in cui una società di capitali può

diventare un ente non lucrativo e viceversa, attraverso l’autorizzazione dell’autorità governativa.

VIII – Il nostro ordinamento non conosce le fondazioni di ‘’fatto’’ che in mancanza di riconoscimento siano

dotate di una ridotta capacità giuridica. Di soggettività giuridica si può parlare con riguardo alle fondazioni

in attesa di riconoscimento, dove può rendersi necessaria un’attività gestionale tramite la nomina di un

amministratore provvisorio. Con riguardo alla fondazione fiduciaria, essa è dove il testatore impone di

destinare taluni beni ad una durevole finalità ideale, quini tale disposizione ricade nell’onere testamentario,

e non può essere definita fondazione di fatto. Esse quindi sono come dei comitati, gruppi organizzati ben

diversi dall’ente amministrativo delle fondazioni.

IX – Le fondazioni speciali sono fondazioni assoggettate ad un regime speciale diverso rispetto a quello

previsto dal codice civile. Tra queste troviamo le fondazioni bancarie, che perseguono scopi di utilità sociale

e possono esercitare imprese nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione ecc. Le fondazioni speciali

non sono soggette a riconoscimento ma ad un’autorità di vigilanza, la quale verifica il rispetto delle leggi

dello statuto. Alle fondazioni musicali è collegata la diretta gestione di teatri e l’organizzazione di spettacoli

e concerti da parte di queste fondazioni può accompagnarsi allo svolgimento di “attività commerciali e

accessorie” per il perseguimento delle loro finalità. Le fondazioni musicali esercitano quindi attività

d’impresa ma quella principale è limitata al campo musicale. Le fondazioni universitarie possono essere

costituite da una o più università statali al fine di realizzare l’acquisizione di beni e servizi per lo svolgimento

delle attività strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca. Tra i soggetti che partecipano alla

costituzione della fondazione vi sono, oltre agli enti di riferimento, gli enti e le amministrazioni pubbliche e i

soggetti privati individuati dagli enti di riferimento. La peculiarità della struttura “partecipata” di tale

fondazione ne fa un modello normativo di fondazione di partecipazione.

X – Le fondazioni atipiche sono fondazioni che prevedono una struttura e una disciplina diverse rispetto a

quanto stabilito nel modello codicistico. Esse si caratterizzano per una complessa struttura organizzativa

che prevede accanto al consiglio di amministrazione, organi collegiali, come il comitato di sorveglianza e il

collegio dei revisori dei conti. Caratteristica peculiare di tale fondazione è la partecipazione dei soggetti

pubblici e privati. CAPITOLO 12 – ASSOCIAZIONI E COMITATI.

I – L’associazione è un’organizzazione stabile di persone per il perseguimento di uno scopo non lucrativo. Le

persone si uniscono e cooperano con altri per la realizzazione di interesse e valori comuni. L’associazione ha

costituito un elemento essenziale per la tutela del lavoro e l’affermazione delle istanze politiche. Nel nostro

ordinamento vi è la distinzione tra associazioni riconosciute, e dotata di persona giuridica, e associazioni

non riconosciute, prive di persona giuridica.

II - L’associazione ha la sua fonte nell’atto costitutivo, ovvero il negozio formale mediante cui più persone

si organizzano. L’atto costitutivo dell’associazione è un negozio plurilaterale che deve essere stipulato per

atto pubblico, pena la nullità. L’atto costitutivo deve comprendere indicazioni allo scopo, al nome, alla

sede, al patrimonio, i diritti e egli obblighi degli associati, le condizioni per la loro ammissione, le

disposizioni sull’ordinamento e l’amministrazione ed infine quelle relative all’estinzione dell’ente. La parte

normativa dell’atto costitutivo viene chiamata statuto, e comprende tutte le norme negoziale o interne

dell’associazione.

III – La denominazione è l’appellativo che contraddistingue l’associazione. Essa è tutelata dal diritto al

nome, e deve essere inserita nell’atto costitutivo e il suo mutamento richiede la modifica dell’atto tramite

autorizzazione governativa. La sede è il luogo in cui l’associazione ha il centro principale della sua attività.

Anch’essa deve essere inserita nell’atto costitutivo, importante ai fini processuali poiché rappresenta il foro

generale dell’associale. Nel caso in cui venga citata in giudizio compete al giudice territoriale presiedere la

sentenza.

IV- Lo scopo dell’associazione è spesso altruistico o ideale, ma può anche soddisfare economicamente i suoi

membri, attraverso un’utilità percepita direttamente dall’associato. Nel caso in cui si realizzi un profitto da

dividere tra i compartecipi, la fondazione diventerebbe una società. L’associazione può fare imprese

occasionali come per le raccolte fondi, ma non può comunque fare delle imprese commerciali il suo scopo

primario, altrimenti diventerebbe una società.

V – L’associazione è titolare di un patrimonio che viene usato per il perseguimento del fine dell’ente. Un

patrimonio iniziale per le associazioni non è una condizione necessaria, poiché l’associazione si avvale della

collaborazione e dell’apporto degli associati. Nel caso in cui l’associazione abbia beni produttivi di frutti

naturali o civili, il loro ricavo andrà alla fondazione e non ai consociati.

VI – L’ associazione è la riunione degli associati in funzione deliberante. È l’organo più importante della

fondazione al quale spettano tutte le decisioni, essa esprime in forma collegiale la volontà degli associati. Il

codice prevede l’annullabilità di tutte le delibere contrarie alle leggi, prima che si giunga all’annullamento la

delibera può essere sospesa dall’autorità giudiziaria o dall’autorità prefettizia o privata dei suoi effetti.

VII – Gli amministratori sono gli organi competenti a gestire e rappresentare l’associazione. Le loro

limitazioni deve essere inserite nell’atto costitutivo, ed essi sono responsabili verso l’associazione e verso i

terzi sono analoghe a quella degli amministratori di una fondazione.

VIII – La legge prevede il diritto di recesso dell’associato, ovvero lo scioglimento unilaterale del rapporto

associativo. Lo statuto non può rendere impossibile o troppo difficoltoso il diritto di recesso, ma può

obbligare l’associato a rimanere per un determinato periodo di tempo. In ogni caso l’associato può

recedere per giusta causa, ad es. il cambiamento dello scopo dell’associazione. L’espulsione di un associato

viene deliberata dall’assemblea solo in caso di gravi motivi o nei casi espressi dallo statuto. Se la delibera di

espulsione è invalida può essere impugnata di fronte l’attività giudiziaria entro sei mesi dalla notifica della

delibera. L’estinzione del rapporto associativo non dà luogo a nessun diritto di rimborso, questo esprime il

carattere non patrimoniale dell’associazione.

IX – L’associazione può estinguersi per impossibilità o esaurimento dello scopo. Causa di estinzione può

essere anche la delibera di scioglimento, per la quale serve il consenso dei tre quarti degli associati. Altra

causa è il venir meno di tutti gli associati o della sua pluralità. L’estinzione apre la fase della liquidazione, in

cui i beni dell’associazione sono devoluti secondo quanto posto dallo statuto, o in mancanza, secondo

l’autorità governativa.

X - La trasformazione eterogenea può essere inclusa nell’atto costitutivo, e implica la trasformazione

dell’associazione in una società di capitali Il futuro capitale della società sarà diviso in parti uguali a tutti gli

associati.

XI – L’associazione non riconosciuta è un’associazione priva di personalità giuridica. La sua mancanza

comporta la mancanza di autonomia patrimoniale perfetta: l’associazione può assumere obblighi e

rispondere con il proprio fondo, ma la responsabilità spetta sempre a coloro che hanno agito in suo nome.

La dotazione patrimoniale dell’associazione non riconosciuta è il fondo comune, costituito dai contributi

degli associati e dai beni acquistati tramite essi. L’associato non ha nessun diritto sul fondo comune.

L’associazione non riconosciuta gode di capacità immobiliare, può trascrivere gli acquisti immobiliari

dell’associazione in persona dei suoi rappresentanti. Dispone anche della capacità processuale, può stare in

giudizio nella sua identità di ente giuridico, legalmente rappresentata da chi ne è presidente.

XII- Le associazioni di promozione sociale perseguono scopi altruistici di utilità sociale. Esse devono essere

costituite per atto pubblico e sono iscritte in un apposito registro. Tra queste: le organizzazioni di

volontariato ovvero persone che prestano la loro opera in modo personale e gratuito. Coloro che agiscono

per conto e per nome di queste associazioni rispondono dei debiti in via sussidiari, subordinatamente alla

infruttuosa escussione del fondo sociale.

XII- Il comitato è un’organizzazione di persone che persegue uno scopo altruistico mediante la raccolta

pubblica di fondi. Tipici comitati sono quelli di soccorso o di beneficienza. I componenti del comitato sono

portatori in proprio dell’interesse all’attività di organizzazione di cui fanno parte. I comitati godono di

capacità giuridica generale, e è suscettibile all’acquisto di personalità giuridica. Il riconoscimento avviene

per atto pubblico contenente le indicazioni necessarie per identificare l’ente. La sua denominazione risulta

nell’atto costitutivo se il comitato è persona giuridica, il comitato senza personalità giuridica acquista la

denominazione esternata ai terzi. La sede del comitato è il centro principale delle sue attività, che può

essere anche economica ma non commerciale in via esclusiva o permanente. La sua fondazione

patrimoniale è costituita principalmente dai fondi pubblici raccolti, su cui i singoli membri non hanno diritti.

XIV- Il comitato non riconosciuto come persona giuridica, per le obbligazioni assunte dagli organi

rappresentativi rispondono tutti i componenti del comitato. Esso è responsabile per tutti gli illeciti compiuti

da chi fa parte dell’organizzazione. CAPITOLO 13 – I BENI.

I - Il codice civile definisce i beni come cose che possono formare oggetto di diritti. In un significato più

ampio, per bene si intende qualsiasi entità materiale o ideale giuridicamente rilevante. Elemento principale

del diritto soggettivo, l’interesse è il bisogno di un bene, la cui disciplina concorre a disciplinare il diritto, a

distinguerne la natura e il contenuto.

II – I beni economici sono anche beni giuridici, quali beni giuridicamente tutelati, tra questi rientrano anche

i beni essenziali delle persone, poiché giuridicamente tutelati. L’uomo non può essere definito bene

giuridico in quando egli è titolare di diritti, non oggetto.

III – Il bene giuridico si distingue in: Beni materiali, ovvero le cose del mondo fisico percepibili con i sensi o

con strumenti materiali. (Es: gli alberi e le case) I beni immateriali sono le invenzioni e le opere dell’ingegno

cui studio appartiene al diritto industriale. (Es: i brevetti industriali, le opere coperte da diritto d’autore). I

beni si dividono inoltre in beni essenziali della persona, ovvero i suoi valori essenziali, beni non patrimoniali

e costituzionalmente garantiti. (es: vita, onore).

IV – Il codice civile non attribuisce alla cosa una definizione, ma possiamo intenderla come un qualsiasi

oggetto reale o ideale distinguibile rispetto al soggetto, o nel senso di cosa materiale dotata di una

dimensione fisica, un bene corporale.

V – Il codice fa distinzione fra beni immobili e beni mobili. Per bene immobile si intende tutto ciò che è

naturalmente o artificialmente incorporato al suolo. Es: le sorgenti, gli alberi. Per bene immobile si

intendono tutti gli altri beni. Es: È un bene mobile l’acqua che ha cessato di scorre o che è stata

artificialmente canalizzata. Per gli atti di alienazione dei beni immobili è prevista la forma scritta a pena di

nullità, mentre per i beni mobili vige il principio della libertà della forma, essi sono agevolati anche dalla

regola possesso vale titolo, in cui si riscontra una mancanza di un sistema di pubblicità e dei relativi oneri,

che invece sono presenti nei beni immobili.

VI – I beni si distinguono inoltre in beni generici, ovvero i beni designati dalle parti o dalla legge con

esclusivo riferimento ad un genere Es: mi obbligo a venderti un cane. E in beni specifici, ovvero i beni

designati nella loro identità, Es: mi obbligo a venderti un cane cocker. La distinzione si riflette anche nelle

obbligazioni che ne derivano, distinguibili anche esse in generiche e specifiche. I beni inoltre si distinguono

in fungibili, ovvero quelli che nel comune apprezzamento socio-economico sono considerati in ragione della

loro appartenenza ad un genere anziché in ragione alla loro identità. Sono beni che si rilevano in termini di

peso, quantità e qualità, Es: il vino o i prodotti agricoli. La fungibilità è quindi un attributo oggettivo del

bene, mentre la genericità è un modo di designazione negoziale o legale del bene. La fungibilità caratterizza

le cose date a mutuo, le quali devono essere restituite nella stessa quantità, specie e misura. I beni

consumabili sono bene la cui normale utilizzazione ne comporta la consumazione, cioè la distruzione,

l’esaurimento o la perdita. Es: il denaro, il cibo e la benzina. I beni inconsumabili sono invece i beni che non

si distruggono, esauriscono o perdono con l’uso. Es: la macchina o i vestiti. La distinzione è che i beni

consumabili non possono costituire oggetto di concessione di diritti di godimento, con l’obbligo di

conservazione e restituzione nella loro identità.

VII – I beni divisibili sono i beni suscettibili di frazionamento in due o più parti. La divisibilità è accertata in

base ai criteri materiale ed economico-funzionale, senza il loro apprezzabile deterioramento o costi

eccessivi. Il bene viene scomposto in parti aventi pari valore ed utilità. L’indivisibilità può essere disposta da

disposizione di legge o da un atto giuridico di destinazione ad usi particolari.

VIII – I beni semplici sono quelli che nella valutazione giuridica costituiscono un tutto unitario, nel quale la

fusione degli elementi che lo compongono è così perfetta che questi ultimi hanno perduto la loro

individualità. Es: un libro o un animale. I beni composti sono la risultante di più elementi, ma conservano la

loro individualità materiale. Insieme concorrono al perfezionamento del tutto senza avere autonomia

funzionale. Es: un paio di scarpe o un mazzo di carte. La differenza tra i due è che i le parti divisibili dei beni

composti possono essere oggetto di proprietà separata.

IX – I beni pubblici sono i beni che appartengono allo Stato e agli altri enti pubblici. Essi si dividono in

demanio pubblico, ovvero le spiagge, i lidi e i porti cui condizione giuridica è l’inalienabilità. E il patrimonio

indisponibile ovvero quei beni che non appartengono al demanio pubblico ma soddisfano un interesse

generale, come le foreste e le miniere. La loro condizione giuridica è la vincolatività della destinazione,

ovvero non possono essere distratti dalla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalla legge.

X – Le pertinenze sono le cose destinate in modo durevole al servizio o all’ornamento di un’altra cosa. Esse

hanno bisogno di due requisiti: uno soggettivo ovvero l’atto di destinazione, e quello oggettivo, ovvero la

durevole funzione di servizio od ornamento. La destinazione è l’atto giuridico che connette la cosa

accessoria con quella principale. Essa non è un negozio giuridico ma un atto giuridico in senso stretto. La

funzione di servizio od ornamento è il collegamento valevole a conferire alla cosa principale qualsiasi utilità

o abbellimento. Esso può intercorrere anche tra beni di natura diversa. Il regime delle pertinenze si articola

in tre regole fondamentali: 1. Le pertinenze seguono la sorte della cosa principale: ovvero tutti gli atti e i

rapporti che trattano la cosa principale trattano anche l’oggetto. 2. La disposizione della cosa principale non

pregiudica i diritti dei terzi sulle pertinenze, ovvero l’inefficacia degli atti dispositivi di diritti altrui, che

prevede la salvezza dei diritti dei terzi sulle cose destinate a pertinenze. 3. Le pertinenze possono essere

oggetto di separati atti o rapporti giuridici. L’alienazione separata della cosa principale e delle pertinenze

pone il problema del conflitto che può determinarsi tra l’acquirente della cosa principale e i terzi acquirenti

delle pertinenze. Il conflitto viene risolto in base al regime di pubblicità immobiliare se la pertinenza è un

bene immobile, prevale chi l’ha trascritto per primo. In base al principio della priorità temporale se è un

bene mobile, prevale chi l’ha acquistato per primo.

XI – Le universalità di beni mobili sono pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e che hanno

una destinazione economica unitaria. I requisiti dell’universalità di fatto sono la pluralità delle cose,

l’appartenenza alla stessa persona e l’unitaria destinazione economica. Es: il gregge e una biblioteca. Essa è

un’autonoma entità economica che non muta col variare dei suoi elementi. Le regole delle pertinenze si

applicano anche alle universalità, che ricadono anche su particolari previsioni normative: l’azione di

manutenzione, che tutela le universalità di cose mobili. L’ Acquisto di cose mobili non permette

l’applicazione della regola possesso vale titolo alle universalità. L’Usucapione dei mobili viene applicata alle

universalità. La responsabilità extracontrattuale, ovvero chi danneggia cose infungibili di un’universalità è

tenuto al risarcimento del danno. La rivendicazione che può avere ad oggetto l’universalità in sé

considerata e la donazione che include anche i beni che accrescono alle universalità successivamente

all’atto di donazione.

XII- I frutti sono in generale i normali proventi economici ricavabili da una cosa. Essi si dividono in naturali e

civili. I frutti naturali sono le cose materiali che si ricavano direttamente dalla cosa madre, vi concorra o no

l’intervento dell’uomo. Es: i prodotti agricoli, le cave. I frutti civili sono il reddito pecuniario che si ricava da

una cosa in virtù di un rapporto giuridico. Es: gli interessi dei capitali. I fatti naturali sono parti integranti

della cosa madre e appartengono al suo proprietario. Essi diventano autonomo oggetto di proprietà a

seguito della separazione dalla cosa madre. I frutti civili si distaccano dal capitale al momento della loro

maturazione.

XIII- Il patrimonio è il complesso di beni suscettibili di valutazione economica e facenti capo ad un soggetto.

Nella responsabilità contrattuale il codice prevede che il debitore risponda con tutti i suoi beni presenti e

futuri, ovvero con tutto il suo patrimonio. Non è possibile che il debitori stacchi dei beni o dei rapporti

giuridici dal suo patrimonio per riservarli a terzi. Le limitazioni della responsabilità patrimoniale portano alla

creazione di patrimoni separati, ovvero un complesso di beni e rapporti giuridici che in forza di una

specifica destinazione vengono sottratti alle responsabilità dei creditori generali del debitore ed è riservato

ai creditori della destinazione. Il patrimonio autonomo è una somma di più patrimoni separati facenti capo

a più soggetti. Questi sono entrambi casi di limitazione della responsabilità patrimoniale.

CAPITOLO 14 – LA PROPRIETA’

I – I diritti reali sono i diritti che conferiscono un potere immediato e assoluto su una cosa. Essi si

distinguono in diritti reali di godimento e di garanzia. Diritto reale di godimento è la proprietà, a cui si

collocano i diritti reali su cosa altrui, quali la superficie, l’usufrutto, l’abitazione. Caratteri dei diritti reali

sono l’immediatezza, l’assolutezza e l’inerenza. L’immediatezza è la diretta soggezione della cosa al potere

del titolare del diritto reale. L’assolutezza è la tutelabilità del diritto nella vita di relazione, mentre

l’inerenza è l’opponibilità del diritto a chiunque possieda la cosa o vanti il diritto su di essa. L’oggetto dei

diritti reali è l’oggetto e si caratterizza per la sua specificità, che sta ad indicare che oggetto del diritto

possono essere esclusivamente cose specifiche ed esistenti, differentemente dal diritto di credito che può

avere ad oggetto beni generici e beni futuri.

II- I diritti reali sono assoggettati al principio del numero chiuso, che indica la tipicità legale necessaria dei

diritti reali. Non è dato ai privati creare figure di diritti reali al di fuori di quelle previste dalla legge né di

modificarne il regime.

III – Le obbligazioni reali o obbligazioni ob rem o propter rem sono le obbligazioni collegate alla proprietà o

a altro diritto reale su come immobile. Esso identifica nel proprietario dell’immobile o titolare del diritto

reale la persona dell’obbligato. In quanto le obbligazioni reali sono collegate alla proprietà di un immobile,

il debitore può liberarsene per il futuro mediante l’abbandono di esso. Alcuni casi sono diventati

emblematici cono l’obbligo assunto dal compratore di non destinare l’immobile ad un determinato uso

industriale. La giurisprudenza è quindi orientata verso la negazione che la volontà dei privati possa

costituire obbligazioni reali, in base al principio del numero chiuso. Deve quindi escludersi che le

obbligazioni reali rappresentino i diritti reali.

IV – L’onere reale è un vincolo che inerisce ad un immobile obbligando tutti i successivi proprietari al

pagamento di prestazioni periodiche. Rientra nell’ambito dei diritti reali poiché conferisce al creditore un

potere immediato e assoluto sul fondo. L’onere reale ha per oggetto somme di denaro o altre cose

generiche da prestarsi periodicamente. Questo vincolo fa sì che l’immobile stesso sia obbligato verso

l’avente diritto alla prestazione. Al di fuori delle ipotesi previste dalla legge non è possibile per i privati

istituire oneri reali.

V – La proprietà è il diritto reale che ha per contenuto la facoltà di godere e disporre delle cose in modo

pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza di obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico. Essa

comprende tutte le possibili forme di utilizzazione delle cose, Il proprietario può disporre a suo arbitrio

delle cose in senso giuridico e in senso materiale.

VI – I caratteri della proprietà sono la realità, la pienezza, l’elasticità, l’esclusiva, l’indipendenza,

l’imprescrittibilità e la perpetuità. La realità comporta l’immediatezza, l’assolutezza, l’inerenza e la

materialità dell’oggetto. La pienezza ovvero la generalità del potere di godimento e disposizione del bene.

Pienezza significa che la proprietà non conferisce specifiche facoltà ma un potere che comprende le

generalità della forma di godimento. Essa non è contraddetta dalla presenza di limiti pubblicistici. Il

proprietario può dare del suo bene tutto ciò che non è vietato. L’elasticità è intesa come l’idoneità del

diritto a riespandersi nel suo normale

CAPITOLO 24- IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

I – L’obbligazione è lo specifico rapporto giuridico in forza del quale un soggetto, detto debitore, è tenuto

ad una determinata prestazione patrimoniale per soddisfare l’interesse di un altro soggetto, detto

creditore. Per obbligazione si intende il rapporto che intercorre tra debitore e creditore, rapporto che

prende il nome di rapporto obbligatorio. Esso si struttura in due posizioni correlative, a quella passiva, il

debito, corrisponde quella positiva, il credito.

II – Gli elementi costitutivi del rapporto obbligatorio sono: le due posizioni soggettive di debito e credito, la

prestazione e l’interesse del creditore. Il debito è la situazione giuridica passiva, comunemente chiamata

obbligazione. Esso designa una posizione di giuridica necessità imposta al soggetto nell’interesse altrui. Essa

si caratterizza come dovere a contenuto patrimoniale e come dovere specifico, ossia nei confronti di

determinati soggetti. L’obbligazione si distingue quindi dai doveri generici, quali doveri che interessano la

vita di relazione, che l’ordinamento impone nei confronti della generalità dei consociati. L’obbligazione è

distinta anche dalla soggezione, quale posizione puramente passiva del destinatario di un potere altrui.

L’inadempimento di un’obbligazione comporta una situazione giuridica che esige la riparazione

dell’interesse leso. Il credito è il diritto all’adempimento, ovvero il diritto del creditore all’esecuzione della

prestazione dovutagli. Il diritto di credito è un diritto relativo, ovvero può essere fatto valere solo nei

confronti del soggetto debitore. La prestazione è l’oggetto del rapporto obbligatorio. L’interesse del

creditore è l’elemento funzionale. Esso si identifica come un bisogno di un bene o di un servizio.

L’obbligazione è essenzialmente lo strumento di soddisfacimento dell’interesse del creditore infatti la

prestazione deve corrispondere al suo interesse. Questo può essere anche un interesse non economico,

poiché l’obbligazione può essere costituita per soddisfare anche interessi ideali, morali o religiosi.

III- Le obbligazioni della pubblica amministrazione si distinguono in private, se derivano dal contratto o

dalle altre fonti del diritto comune, e pubbliche, se hanno fonte in un’attribuzione normativa pubblica o in

un atto amministrativo, sono pubbliche anche le obbligazioni del privato verso la pubblica amministrazione.

IV – I soggetti del rapporto obbligatorio sono i titolari delle correlative posizioni di debito e di credito,

ovvero il debitore e il creditore. Il debitore, o soggetto passivo, è tenuto all’adempimento dell’obbligazione,

mentre il creditore, o soggetto attivo, è il soggetto nei cui confronti il debitore è obbligato. L’obbligazione

deve far capo a due titolari distinti, in caso contrario essa si estingue. I soggetti devono essere determinati

o determinabili, questo segna la differenza tra obbligazioni e doveri generici, quali sussistono nei confronti

della generalità dei consociati, regolando la vita di relazione. L’obbligazione invece impone un dovere

specifico nei confronti del soggetto, il creditore quindi è titolare della pretesa dell’adempimento nei

confronti dell’obbligato.

V - L’obbligazione naturale è un dovere morale o sociale giuridicamente non rilevante. La doverosità

morale o sociale di un atto sussiste se esso è moralmente o socialmente necessario. Il soggetto è libero di

adempiere o non adempiere all’obbligazione, la sua inosservanza comporta un giudizio di riprovazione o

disistima. Per qualificare un atto gratuito come adempimento di un’obbligazione naturale occorre che esso

risulti necessario alla stregua di un’obbiettiva valutazione sociale. I requisiti dell’adempimento di

un’obbligazione naturale sono la forma, la spontaneità e la proporzionalità. L’ obbligazione naturale non

richiede la forma dell’atto pubblico, ma se prevede l’attribuzione di un diritto reale immobiliare è richiesta

quantomeno la scrittura privata, in mancanza il beneficiario non acquista il bene, ma può essere rivendicato

come titolare. La spontaneità, ovvero devo trattarsi di un adempimento eseguito senza coazione. La

proporzionalità, ovvero la prestazione deve essere proporzionata ai mezzi in cui l’adempiente dispone e

all’interesse da soddisfare.

CAPITOLO 25 – LE FONTI DELL’OBBLIGAZIONE.

I - Le fonti delle obbligazioni sono in generale le fattispecie idonee a produrre rapporti obbligatori. Nel

codice sono fonti dell’obbligazioni il contratto, l’atto illecito e qualsiasi atto o fatto idoneo a produrla, in

conformità dell’ordinamento giuridico. Art. 1173 c.c. Le fonti tipiche dell’obbligazione sono quindi il

contratto e l’atto illecito. Il rapporto obbligatorio del contratto non è da confondere con il rapporto

contrattuale, poiché l’obbligazione indica il vincolo per cui una prestazione è dovuta, mentre il rapporto

contrattuale è il complesso unitario delle posizioni attive e passive scaturenti dal contratto. L’atto illecito è

fonte di obbligazione di risarcimento del danno, in cui ogni fatto doloso o colposo che cagioni ad altri danno

ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Art 2043 c.c.

II- Dall’articolo 1173 che rinvia all’idoneità di produzione di obbligazioni da qualsiasi fatto o atto in

conformità dell’ordinamento giuridico, vanno distinte fonti diverse come le promesse unilaterali, e quindi i

diritti di credito e la promessa al pubblico, la gestione di affari altrui, il pagamento dell’indebito e

l’ingiustificato arricchimento. A queste si aggiungono le altre fattispecie desumibili dal codice, come la

collazione, o dalle leggi speciali.

III – La promessa unilaterale è il negozio unilaterale mediante il quale il soggetto si impegna ad eseguire

una determinata prestazione. Essa non produce effetti obbligatori salvo nei casi previsti dalla legge. La

promessa unilaterale è sancita quindi dal principio di tipicità, quale conferma di esclusività del contratto.

Tra i casi ammessi dalla legge sono compresi la promessa di pagamento, la ricognizione di debito, la

promessa al pubblico e i titoli di credito. La promessa di pagamento differisce dalla promessa unilaterale,

per quest’ultima si intende un soggetto che assume un debito prima inesistente, mentre per promessa di

pagamento di intende un soggetto che si assume un debito che ritiene già esistente, al quale si assume un

valore sostanziale ma meramente processuale. Inoltre la promessa di pagamento dispensa colui a favore

del quale è stata fatta l’onere di provare il rapporto fondamentale.

IV - La promessa al pubblico è il negozio mediante il quale un soggetto s’impegna pubblicamente ad

eseguire una prestazione a favore di chi si trovi in una determinata azione. Essa è un atto gratuito, che può

avere scopo pubblicitario, di ricompensa per un’azione, o un fine altruistico. Quest’ultimo non va confuso

con la donazione, quale atto di liberalità volto all’arricchimento di un determinato beneficiario. La

promessa è vincolante nel momento in cui viene resa pubblica e può essere revocata solo per giusta causa,

o comunque non dopo che si sia verificata l’azione. L’effetto obbligatorio della promessa al pubblico è

condizionato al compimento dell’atto previsto, mentre se la promessa concerne eventi futuri ma certi, è

immediatamente obbligatoria. Se l’azione viene compiuta da più persone separatamente, la prestazione

promessa spetta a colui che per prima ne ha dato la notizia. La promessa al pubblico è un atto unilaterale,

diversa dall’offerta al pubblico, quale proposta contrattuale che dà luogo alla formazione di un contratto a

seguito dell’accettazione altrui.

V – Si ha gestione di affari altrui quando il soggetto assume consapevolmente e senza esservi obbligato la

cura dell’interesse di chi non è in grado di provvedervi. Le obbligazioni principali che nascono da tale

gestione sono l’obbligazione del gestore di continuare la gestione intrapresa e quella dell’interessato di

adempiere alle obbligazioni assunte in suo nome. L’oggetto della gestione è una qualsiasi attività giuridica o

materiale. La disciplina della gestione di fonda sul principio di solidarietà sociale. La legge richiede la

capacità di agire del gestore, in quanto la gestione è un fatto giuridico volontario che comporta il sorgere di

obbligazioni. I presupposti per la gestione di affari altrui sono l’impedimento dell’interessato, la

consapevolezza del gestore di curare un interesse altrui, la spontaneità dell’intervento e l’utilità iniziale

della gestione. L’impedimento dell’interessato (absentia domini) a provvedere al proprio interesse è un

requisito della gestione di affari altrui, in mancanza dell’incarico conferito dall’interessato la gestione

costituisce un’ingerenza della sfera giuridica altrui. È sufficiente che l’interessato si trovi in una situazione

oggettiva o soggettiva che gli precluda il curare del proprio interesse. La consapevolezza del gestore di

curare un interesse altrui è un fondamento solidaristico. La spontaneità significa che il gestore non deve

essere obbligato alla cura dell’interessato. Per l’utilità iniziale della gestione si intende che la gestione sia

utilmente iniziata, in quanto il risultato finale negativo non toglie che l’intervento del gestore fosse

giustificato. L’utilità sussiste se l’intervento è idoneo ad incrementare il valore di un bene o ad evitarne il

pregiudizio. Il gestore è obbligato a continuare la gestione dell’affare intrapreso fino a quando l’affare sia

stato espletato. Infine l’interessato è tenuto a rimborsare al gestore le spese sostenute.

VI – Pagamento d’indebito è l’esecuzione di una prestazione non dovuta, la lesione è causata dallo stesso

danneggiato. L’indebito è oggettivo quando l’adempiente esegue una prestazione in base ad un titolo

inesistente o inefficace. L’indebito è soggettivo quando l’adempiente esegue un debito altrui nell’erronea

credenza di essere egli il debitore. Chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto alla restituzione. Il

pagamento d’indebito produce quindi obbligazioni. Gli elementi dell’indebito oggettivo sono il pagamento

e la mancanza del titolo, differentemente dall’indebito soggettivo dove non è richiesto l’errore

dell’adempiente. Per pagamento non si intende solamente denaro ma anche il conferimento di beni. Una

delimitazione comprende le prestazioni materiali, escludendone gli atti giuridici. Le prestazioni consistenti

in atti giuridici non sono suscettibili di ripetizione, ma vanno valutate sul piano della validità. La mancanza

del titolo indica l’assenza dell’obbligo di eseguire la prestazione che pertanto non è dovuta. Da questo può

derivare l’invalidità, la risoluzione o la revoca del contratto. Può derivare inoltre dalla già avvenuta

estinzione di un’obbligazione. Titolare del diritto di ripetizione è l’adempiente. I presupposti specifici

dell’indebito soggettivo sono l’esistenza del credito in capo a chi riceve la prestazione e l’errore scusabile

dell’adempiente di essere tenuto al pagamento. L’errore scusabile deve essere provato dall’adempiente

mentre la perdita in buona fede del titolo o delle garanzie dev’essere provata dall’accipiente. Fatto

impeditivo del diritto alla restituzione è la circostanza che il creditore si sia privato in buona fede del titolo

o delle garanzie di credito. La buona fede dell’accipiente consiste nell’ignoranza dell’errore scusabile

dell’adempiente, e quindi del diritto di quest’ultimo di ripetere la prestazione. La ripetizione è disciplinata

alla stregua dell’indebito oggettivo che impone all’accipiente di restituire frutti o interessi dal giorno della

domanda o del pagamento a seconda che sia di buona o mala fede. L’incapace che ha ricevuto l’indebito è

responsabile solo nei limiti in cui la prestazione è rivolta a suo vantaggio. Il vantaggio è da definirsi nella sua

ragionevole utilizzazione, tenuto conto dell’interesse e dell’autonomia dell’incapace. La pubblica

amministrazione è assoggettata alla disciplina comune dell’indebito e le relative azioni sono competenza

del giudice ordinario.

VII – L’ingiustificato arricchimento esprime la regola secondo la quale chi si arricchisce senza una giusta

causa a danno di un altro, è obbligato, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare chi ha subito la

correlativa diminuzione patrimoniale. L’ingiustificato arricchimento rientra tra le fonti legali delle

obbligazioni, poiché principio che sta a fondamento delle varie fonti legali di diritto privato. I presupposti

dell’azione legale di arricchimento sono l’arricchimento di un soggetto, il correlativo impoverimento di altro

soggetto, la mancanza di una giusta causa. L’arricchimento consiste in qualsiasi vantaggio suscettibile di

valutazione economica, come un incremento patrimoniale o un mancato detrimento patrimoniale. Anche

l’utilizzazione temporanea di un bene o di un servizio dà luogo ad un arricchimento. Il correlativo

impoverimento di altro soggetto consiste nel pregiudizio economico, in particolare della perdita o mancata

utilizzazione di un bene. Esso condiziona e delimita il diritto di indennizzo, determinato in ragione della

diminuzione patrimoniale dell’impoverito. La mancanza di una giusta causa è il presupposto fondamentale,

e sussiste quando il vantaggio economico è correlato ad un impoverimento altrui non remunerato.

L’indennizzo è determinato nella minor misura tra il valore del bene perduto dall’impoverito e il valore del

vantaggio conseguito dall’arricchito. L’obbligo della restituzione è subordinato alla sussistenza della cosa al

tempo della domanda. L’azione di arricchimento ha carattere sussidiario in quanto esse è improponibile

quando l’impoverito può esercitare altre azioni per farsi indennizzare. L’azione di arricchimento è esperibile

anche nei confronti dello stato e degli enti pubblici.

CAPITOLO 34 – IL CONTRATTO E L’AUTONOMIA PRIVATA

I – Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto

giuridico patrimoniale. Il codice civile prevede una disciplina contrattuale generale e una più specifica di

singoli tipi di contratto. I due momenti essenziali del contratto sono il momento soggettivo e il momento

oggettivo. Il momento soggettivo identifica il contratto quale atto decisionale delle parti, più precisamente

come un accordo, ovvero una manifestazione di volontà. Il momento oggettivo identifica il contratto come

autoregolamento di rapporti giuridici patrimoniali, ovvero la disposizione, la regola che le due parti

pongono in essere mediante il loro accordo. Il contratto è quindi il principale strumento di esplicazione

dell’autonomia privata.

II – Il codice riconosce il principio dell’autonomia privata quale potere del soggetto di determinare

liberamente il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e come potere di autodeterminare i

propri rapporti con i terzi mediante contratti tipici o atipici, diretti ad interessi meritevoli. Oltre che come

potere di disporre della propria sfera giuridica privata, il contratto può essere visto come un diritto di

libertà, quindi come un diritto fondamentale. Questa libertà assume un valore basilare per l’ordinamento,

che trova riconoscimento nel principio di libertà economica, strumento necessario per l’autonomia privata.

Essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da pregiudicare la sicurezza e la libertà

altrui.

III- La figura del contratto s’inquadra in quella del negozio giuridico. Il negozio giuridico è l’atto di volontà

diretto ad uno scopo rilevante per l’ordinamento giuridico. In quest’ambito rientrano tutti gli atti di

autonomia privata a struttura bilaterale, plurilaterale, unilaterale a contenuto patrimoniale e non

patrimoniale. Il nostro codice contiene una disciplina generale per il contratto, ma non per il negozio

giuridico, data la sua grande ampiezza e diversità. Per tali motivi la disciplina del contratto si applica agli atti

unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.

IV- Il contratto deve essere distinto dalla delibera, ovvero un atto decisionale di gruppo in cui egli manifesta

la volontà in ordine ad un interesse di sua competenza. Essa è un esercizio di autonomia privata avente

l’interesse comune dei partecipanti. Nell’accordo ciascuna delle parti decide in ordine ad un proprio

interesse, mentre nella delibera ciascun partecipante concorre ad una decisione in ordine all’interesse del

gruppo. La delibera si perfeziona secondo la regola della maggioranza, imputata al gruppo o all’ente di cui il

gruppo deliberante è l’organo.

V – I rapporti contrattuali di fatto sono i rapporti modellati secondo il contenuto di un determinato

rapporto tipico, che non scaturiscono da atti di autonomia privata ma da un contratto sociale. Essi sono

quindi rapporti che alla fonte hanno un tacito accordo, es: l’utilizzazione di un servizio offerto al pubblico.

Con riguardo ai rapporti di lavoro subordinato il codice dichiara che la nullità o l’annullamento del contratto

non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione. Inoltre la giurisprudenza ha

recentemente utilizzato la nozione di responsabilità da contratto sociale per ricondurre nell’ambito della

responsabilità contrattuale rapporti idonei a generare l’obbligo di determinate prestazioni a prescindere

dall’esistenza di un accordo contrattuale. Es: il contratto sociale tra medico e paziente.

CAPITOLO 53 – LA RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE

I – La responsabilità è la soggezione all’obbligo del risarcimento del danno per violazione di un dovere

giuridico. Tale responsabilità viene definita personale, quella patrimoniale è la soggezione del patrimonio

del debitore al diritto di espropriazione forzata dei creditori. La responsabilità personale si divide in

responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. La responsabilità contrattuale sanziona l’inadempimento

dell’obbligazione, quale dovere specifico verso un determinato soggetto, il creditore. La responsabilità

extracontrattuale, da illecito civile o Aquilania scaturisce dalla violazione di norme di condotta che regolano

la vita sociale e che impongono doveri di rispetto degli interessi altrui a prescindere da particolari rapporti

obbligatori. Entrambe prevedono il risarcimento del danno, un obbligo specifico nei confronti del creditore,

responsabilità contrattuale, e un obbligo generico nei confronti dei consociati, responsabilità

extracontrattuale. La capacità contrattuale non presuppone la capacità di intendere e di volere del

debitore, mentre la responsabilità contrattuale sì. Se l’inadempimento non è dovuto a dolo, il debitore è

tenuto a risarcire i danni prevedibili, mentre l’autore del fatto illecito è tenuto a risarcire tutti i danni

arrecati. Il creditore non ha l’onere di provare la colpa mentre il danneggiato da fatto illecito ha l’onere di

provare la colpa dell’autore del fatto. Il creditore non ha l’onere di provare l’inadempimento del debitore,

mentre il danneggiato da illecito ha l’onere di provare tale fatto. Accanato al rimedio del risarcimento del

danno, vi sono rimedi specifici dell’inadempimento. Il diritto al risarcimento da inadempimento si prescrive

nell’ordinario termine decennale, mentre per l’extracontrattuale si prescrive in cinque anni. La

giurisprudenza ha identificato figure di responsabilità contrattuale nei rapporti contrattuali di fatto o di

contratto sociale. Le responsabilità da contratto sociale è un’ipotesi di responsabilità da impedimento

dell’obbligazione che nasce dal contratto sociale tra due soggetti che non hanno posto in essere alcuna

relazione contrattuale. Esempi sono i rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione. Può aversi

concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale quando coesistono la fattispecie

dell’inadempimento e dell’illecito civile.

II - L’inadempimento è la mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta. Esso si distingue in

inadempimento totale, la prestazione è stata del tutto ineseguita, e adempimento inesatto, la prestazione è

quantitativamente o qualitativamente sbagliata. Ancora in inadempimento definitivo, la prestazione non

può più essere eseguita, e ritardo, la prestazione è provvisoriamente ineseguita. Si distingue infine in

inadempimento imputabile ed inadempimento non imputabile. L’inadempimento imputabile comporta la

responsabilità del debitore e il risarcimento del danno patrimoniale. Ad oggi la giurisprudenza riconosce

anche la risarcibilità del danno non patrimoniale da inadempimento, quando risulti violato un interesse

fondamentale della persona.

III – La responsabilità per inadempimento è prevista dal codice nel senso che il debitore che non esegue la

prestazione dovuto è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è

stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Il debitore è

allora responsabile fino al limite dell’impossibilità, l’impedimento non prevedibile né superabile con la

dovuta diligenza. La diligenza è l’impiego normalmente adeguato delle energie e dei mezzi utili al

soddisfacimento dell’interesse del creditore. È un criterio di determinazione della prestazione e indica il

modello di esattezza al quale il comportamento deve adeguarsi. Essa è anche criterio di responsabilità, in

quanto indica lo sforzo volitivo e tecnico che il debitore deve impiegare per adempiere l’obbligazione. La

diligenza del debitore deve essere come quella di un buon padre, ovvero nella media. Il debitore di norma


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto privato e della comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Bianca: Istituzioni di diritto privato (2016), Bianca. Gli argomenti trattati sono i seguenti:
Cap. V – Fatti e atti giuridici

Cap. VI – Le situazioni giuridiche soggettive

Cap. VII – Capacità giuridica e capacità di agire

Cap. VIII – I diritti fondamentali

Cap. X – Gli enti giuridici

Cap. XI. La fondazione

Cap. XII. Associazioni e comitati

Cap. XIII I beni

Cap. XIV La proprietà

Cap. XXIV – Il rapporto obbligatorio

Cap. XXV – Le fonti dell’obbligazione

Cap. XXXIV – Il contratto e l’autonomia negoziale

Cap. LIII – La responsabilità contrattuale

Cap. LIV – La responsabilità extracontrattuale. L’illecito

Cap. LV – Le esimenti di responsabilità

Cap. LVI – Responsabilità speciali

Cap. LVIII – Il risarcimento del danno


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bianca Mirzia.

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