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Riassunto esame Diritto privato I, prof. Pasquino, libro consigliato Manuale di diritto privato, Torrente, Schlesinger

Riassunto per l'esame di Istituzioni di diritto privato I [25839], basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Pasquino Teresa: A. Torrente - P. Schlesinger, Manuale di diritto privato. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Introduzione al diritto privato; il codice civile; primo libro del c.c.; terzo libro del c.c.; sesto libro del c.c. .

Esame di Istituzioni di diritto privato docente Prof. T. Pasquino

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regole del diritto canonico, seguito poi dalla trascrizione dell’atto presso i

registri dello stato civile.

Coloro che convivevano ma non si erano sposati erano per il diritto: “tamquam non esset”,

ovvero come se non esistesse. I rapporti extraconiugali non costituivano rapporti

giuridicamente rilevanti.

La promessa di matrimonio.

Il periodo definito “fidanzamento” (che precede il matrimonio) viene preso in considerazione,

ai fini della disciplina della promessa di contrarre matrimonio, per quanto riguarda i doni che

i fidanzati si sono scambiati in vista di tale celebrazione.

La promessa non obbliga i soggetti a contrarre matrimonio o a sottostare a ciò che si fosse

eventualmente convenuto in caso di mancato adempimento. Tuttavia se tale promessa è

fatta per iscritto da una persona maggiorenne o da un minore emancipato, egli sarà tenuto al

risarcimento dei danni nel caso in cui una delle parti avesse affrontato spese o contratto

debito per la costituzione della nuova famiglia. Ciò non si verifica se la parte dimostra di

avere avuto un giusto motivo per non adempervi.

Può essere richiesta in ogni caso la restituzione dei doni fatti a causa della

art. 80→

promessa di matrimonio.

L’azione per il risarcimento e la restituzione può essere posta in essere entro un anno dal

rifiuto di contrarre il matrimonio.

Capacità e impedimenti.

Per contrarre il matrimonio occorre che ciascuno dei nubendi abbia la piena capacità di

sposarsi e che non sussistano ostacoli (impedimenti)relativi alla coppia riguardanti

l’idoneità a contrarre le nozze tra loro.

Requisiti di capacità (artt. 86-84-89):

● Possedere la capacità di intendere e di volere;

art. 86 c.c. Libertà di stato→

● NON essere già sposati o parte di una unione civile

(reato di bigamia); → ovvero l’età di diciotto anni, oppure il sedicenne

● art. 84 c.c. L’età minima

dichiarato minore emancipato; → riguarda esclusivamente

● art. 89 c.c. l’assenza di rischio di commixtio sanguinis

la donna che sia stata già sposata, impedendo nuove nozze fino al trascorrere di

trecento giorni dallo scioglimento del matrimonio precedente;

Costituiscono degli impedimenti:

● La presenza di legami di parentela (art. 74) o affinità (art. 78) con il consorte;

● La condanna per omicidio consumato per uno e che l’altro sia il coniuge della vittima

(impedimentum criminis);

Tali disposizioni sono valide sia per il cittadino italiano che contragga il matrimonio all’estero,

sia per lo straniero qui in Italia, che deve però presentare il nulla osta al matrimonio rilasciato

dalle autorità del Paese di appartenenza.

Pubblicazione e celebrazione.

La pubblicazione prevede l’affissione di un atto, contenente le generalità degli sposi, alla

porta della casa comunale per almeno otto giorni. La celebrazione non può avvenire prima

del quarto giorno successivo al compimento della pubblicazione.

art. 100 c.c. → La pubblicazione può essere omessa per gravi motivi, previa

autorizzazione giudiziale. 25

Se manca una delle condizioni richieste per la celebrazione del matrimonio, può essere fatta

opposizione dalle persone indicate dall’art 102 c.c. o dal pubblico ministero.

La celebrazione deve avvenire pubblicamente nella casa comunale davanti all’ufficiale

di stato civile al quale fu fatta richiesta della pubblicazione secondo le formalità previste

dall’art. 107 c.c.: l'ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni, anche se

parenti, dà lettura agli sposi degli articoli 143, 144 e 147; riceve da ciascuna delle parti

personalmente, l'una dopo l'altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere

rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in

matrimonio.

L'atto di matrimonio deve essere compilato immediatamente dopo la celebrazione.

La dichiarazione degli sposi non può essere soggetta a condizione (fatto futuro ed incerto

al cui verificarsi è subordinato l'inizio o la cessazione dell'efficacia del negozio) o termine

(evento futuro e certo a partire dal quale o fino al quale il negozio produrrà effetti).

→ Il

Art. 111 c.c. matrimonio per procura è ammesso per i militari in tempo di guerra o

quando uno degli sposi risieda all’estero e concorrano gravi motivi. La procura deve essere

rilasciata tramite atto pubblico.

Invalidità del matrimonio.

Matrimonio inesistente → quando non è avvenuta nessuna celebrazione nel corso della

quale i nubendi abbiano manifestato il loro consenso.

Il matrimonio non è valido quando caratterizzato da vizi. Le cause di invalidità sono:

● vincolo di precedente matrimonio di uno dei coniugi;

● impedimentum criminis;

● interdizione giudiziale di uno dei coniugi;

● incapacità naturale di uno dei coniugi;

● difetto di età;

● vincolo di parentela, affinità, adozione o affiliziano;

art.122 c.c. → vizi del consenso;

● ○ violenza: consenso di uno dei coniugi stato estorto con minacce;

○ timore di eccezionale gravità;

○ errore: sull’identità della persona dell’altro coniuge o su qualità personali

dell’altro coniuge; Se il

Art 128 c.c Il matrimonio putativo→ matrimonio è dichiarato nullo, gli effetti del

matrimonio valido si producono, in favore dei coniugi, fino alla sentenza che pronunzia la

nullità, quando i coniugi stessi lo hanno contratto in buona fede, oppure quando il loro

consenso è stato estorto con violenza o determinato da timore di eccezionale gravità

derivante da cause esterne agli sposi.

Il matrimonio dichiarato nullo ha gli effetti del matrimonio valido rispetto ai figli.

Se le condizioni indicate nel primo comma si verificano per uno solo dei coniugi, gli effetti

valgono soltanto in favore di lui e dei figli.

Il matrimonio dichiarato nullo, contratto in malafede da entrambi i coniugi, ha gli effetti del

matrimonio valido rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo che la nullità

dipenda [da bigamia o] incesto.

B)Il matrimonio concordatario. (art. 82)

Il matrimonio concordatario, ovvero quello religioso, è l’istituto disciplinato dal diritto

Anche la

canonico a cui furono riconosciuti anche gli effetti civili con il Concordato del 1929.

celebrazione del matrimonio canonico deve essere preceduta dalle pubblicazioni, mediante

26

l’affissione di un avviso con le generalità degli sposi alla porta della chiesa parrocchiale; ma

perchè consegua gli effetti civili, occorrono anche le pubblicazioni alla porta comunale.

L’ufficiale di stato civile si accerterà se il matrimonio potrà essere trascritto o meno, e, (art.98

c.c.→) in quest’ultimo caso, rilascerà un certificato coi motivi del rifiuto di pubblicazione.

Eseguite le pubblicazioni, può avvenire la celebrazione davanti ad un ministro del culto.

Affinché il matrimonio possa assumere effetti civili, è necessario che:

● il celebrante illustri gli effetti civili del matrimonio e dia lettura degli articoli previsti dal

codice civile (143, 144 e 147);

● nell’atto di matrimonio siano redatti due originali;

● uno dei due originali dell’atto sia trasmesso all’ufficiale di stato civile, entro 5 giorni

dalla celebrazione, perché venga trascritto nei registri dello stato civile.

In mancanza della trascrizione, il matrimonio canonico rimane un atto puramente religioso,

irrilevante per l’ordinamento dello Stato. Non sarà possibile procedere alla trascrizione

quando:

● gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la

celebrazione;

● sussiste fra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile;

C) Il matrimonio celebrato davanti a ministri di altri culti. (art.83 c.c.)

Anche il matrimonio celebrato davanti ad un ministro del culto diverso da quello cattolico

produce gli stessi effetti civili del matrimonio celebrato davanti all’ufficiale di stato civile.

Questo matrimonio è regolato integralmente dal codice civile, anche per quanto riguarda la

validità dello stesso. Anch’esso deve essere trascritto nei registri dello stato civile italiano.

Il matrimonio: diritti e doveri personali dei coniugi. (artt. 143-145 c.c.)

→ con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i

Art. 143

medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco di: fedeltà, assistenza (morale e

materiale), collaborazione (nell’interesse della famiglia) e coabitazione.

→ La moglie assume il cognome maritale, e lo mantiene sino a nuove nozze.

Art. 143 bis

→ i coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e la residenza della

Art. 144

famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.

→ in caso di disaccordo, ciascuno dei coniugi può rivolgersi al giudice

Art. 145

informalmente per chiedergli che cerchi di raggiungere una soluzione concordata.

→ separazione.

Il matrimonio: crisi della coppia

Il codice civile prevede, in caso di dissidi interni alla coppia, la possibilità di una separazione

personale dei coniugi, ossia di una cessazione legalmente sanzionata del loro obbligo di

convivere, e, conseguentemente, vengono diversamente regolati gli altri obblighi

(assistenza, collaborazione e sostegno economico).

→ La separazione è una situazione transitoria, poiché cessa al verificarsi di una

Art. 157

riconciliazione tra le parti, che può manifestarsi anche solamente riprendendo la convivenza.

Il codice si occupa solo della separazione legale, che si distingue in:

→ La separazione può essere chiesta quando si verificano,

● giudiziale (art.151)

anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da 27

rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio

all'educazione della prole. Il giudice, pronunziando la

○ Assegno di mantenimento (art.156)→

separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la

separazione, il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo

mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

L'entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e

ai redditi dell'obbligato.

Resta fermo l'obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.

Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare

idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi

all'adempimento di tale obbligo.

Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può

disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti

→ i due coniugi d'accordo tra loro redigono un atto

● consensuale (art. 158)

(convenzione) decidendo le condizioni riguardanti l'assegno di mantenimento e

l'obbligo degli alimenti. L'entità di tali assegni varia a seconda della tipologia di

separazione.

○ Tentativo (obbligatorio) di riconciliazione: il giudice dovrà effettuare tale

tentativo;

○ Giudizio di omologazione: è necessario che il tribunale verifichi le

convenzioni pattuite all'atto avendo riguardo che siano rispondenti alla

disciplina legale;

○ Decreto di omologazione: deve essere pubblicato a margine dell'atto di

matrimonio, quindi presso l'ufficiale dello stato civile;

Il matrimonio:crisi della coppia→ negoziazione assistita e davanti a ufficiale di

stato civile. → Si tratta di una convenzione conclusa tra i coniugi, ciascuno dei

Negoziazione assistita

quali viene assistito da un avvocato diverso. Tale accordo dovrà essere trasmesso al

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente. Se non riscontra irregolarità,

comunica agli avvocati il nulla osta per i successivi adempimenti per il conseguimento

dell’efficacia dell’accordo. In presenza di figli non autosufficienti, il controllo del Pubblico

Ministero sarà volto al verificare la rispondenza dei patti agli interessi dei figli.

Gli avvocati dovranno trasmettere poi all’ufficiale di stato civile copia dell’accordo così

raggiunto. → I coniugi sottoscrivono l’accordo

Separazione davanti a ufficiale dello stato civile

dinanzi all’Ufficiale e durante un successivo appuntamento ne danno conferma, così da dare

inizio agli effetti della separazione o divorzio.

Effetti derivanti dalla separazione personale: cessazione obbligo di convivenza e

mantenimento, la presunzione di paternità, l’obbligo di fedeltà è attenuato e si scioglie la

comunione legale dei beni.

Gli effetti della separazione cessano alla riconciliazione dei coniugi, i quali dovranno darne

pubblicità solo per rendere opponibili a terzi gli effetti della ricostituzione della comunione. 28

Lo scioglimento del matrimonio: cause.

Le cause di scioglimento del matrimonio sono:

● la morte del coniuge;

○ la condizione di vedovo per il coniuge superstite non equivale a quella di non

coniugato, poichè il matrimonio continua a produrre alcuni effetti: diritti

successori; diritto alla pensione di reversibilità;la conservazione del cognome

del marito per la vedova;

● la dichiarazione di morte presunta del coniuge;

viene equiparata alla causa di morte; qualora il coniuge presunto morto

○ tornasse, il nuovo matrimonio è invalido (→art.68 c.c.)

● il divorzio;

○ è ammissibile solamente quando la comunione spirituale e materiale tra i

coniugi non può essere mantenuta o ricostituita;

L’istituto del divorzio venne introdotto dalla Legge n. 898 del 1970, che disciplina lo

scioglimento del matrimonio civile e la cessazione degli effetti civili del matrimonio

concordatario.

Tale istituto è una conseguenza derivante da:

la separazione → che nel caso della giudiziale deve essersi protratta dodici mesi e

● nel caso della consensuale omologata sei mesi, ininterrottamente.

● una condanna penale di particolare gravità;

● una condanna penale per reati in danno del coniuge o del figlio;

● la mancata consumazione del matrimonio.

Con la sentenza di divorzio, il giudice può disporre l’obbligo per un coniuge di corrispondere

all’altro un assegno periodico. Tale obbligo cessa quando il coniuge beneficiario contrae un

nuovo matrimonio o inizia una convivenza che determina la costituzione di una nuova

famiglia.

I provvedimenti riguardo ai figli nella crisi di coppia: l’affidamento condiviso.

Il giudice deve considerare prioritariamente la possibilità che il figlio sia affidato ad entrambi

e, può disporre l’affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori quando il rapporto con l’altro

genitore sia pregiudizievole per il figlio.

Il giudice deve provvedere sulla residenza dei figli, determinare i tempi e i modi della

presenza dei figli presso ciascun genitore.

La potestà sui figli è esercitata da entrambi i genitori, che agiranno singolarmente per le

questioni di minore importanza e congiuntamente per quelle di maggiore importanza.

IL REGIME PATRIMONIALE DELLA FAMIGLIA.

La riforma del diritto di famiglia del 1975 introdusse la comunione dei beni come regime

legale in assenza di un’apposita convenzione matrimoniale. (→art. 159 c.c.)

Tale riforma ha previsto anche che i coniugi fossero liberi invece di accordarsi per un regime

di separazione dei beni, il quale implica che ciascuno dei coniugi abbia la titolarità esclusiva

dei beni acquistati successivamente al matrimonio.

Le convenzioni matrimoniali.

Per quanto riguarda le coppie già unite in matrimonio prima dell'applicazione della

riforma, queste potevano con atto unilaterale dichiarare di non volere il regime di

comunione legale, rimanendo assoggettate al regime di separazione dei beni. 29

In caso contrario, la coppia sarebbe stata assoggettata automaticamente al regime di

comunione.

Per quanto riguarda le coppie unitesi successivamente all’entrata in vigore della riforma,

queste devono dichiarare la scelta del regime patrimoniale tramite accordo stipulato per

atto pubblico o risultante dall’atto di celebrazione del matrimonio (art. 162 c.c.)

art. 165 c.c. → Il minore ammesso a contrarre matrimonio è pure capace di partecipare ad

ogni convenzione matrimoniale, purché assistito dai genitori esercenti la responsabilità

genitoriale o da un curatore speciale.

art. 166 c.c. → Analoga è la situazione dell’inabilitato.

La comunione legale.

Tale condivisione, che implica una gestione, amministrazione e responsabilità comune, ha

ad oggetto gli acquisti compiuti successivamente al matrimonio, ma non tutti.

Si usa distinguere tra:

Categoria di beni Tipologia di beni

1-gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o

→ i beni che

● Comunione immediata separatamente durante il matrimonio;

divengono oggetto di comunione dei 2-le aziende gestite da entrambi i coniugi e

costituite dopo il matrimonio;

coniugi fin dal loro acquisto; 3-gli utili e gli incrementi di aziende gestite da

entrambi i coniugi, ma appartenenti ad uno

solo di essi anteriormente al matrimonio;

1-i redditi personali dei coniugi;

→ i beni che

● Comunione de residuo 2-i beni destinati all’esercizio di un’impresa

cadono in comunione solo allo costituita da uno dei coniugi dopo il

matrimonio;

scioglimento della comunione stessa; 3-gli incrementi di un’impresa di uno dei

coniugi costituita precedentemente al

matrimonio;

1-i beni di cui il coniuge è titolare prima del

→ i beni che rimano di

● Beni personali matrimonio;

titolarità esclusiva del singolo coniuge; 2-i beni da lui acquistati dopo il matrimonio

per donazione o successione in suo favore;

3-beni di uso strettamente personale del

coniuge;

4-i beni destinati all’esercizio della

professione del coniuge;

5-i beni ottenuti a titolo di risarcimento del

danno;

6 -i beni acquisiti con il prezzo del

trasferimento di altri beni personali o col loro

scambio;

La gestione (art 180 c.c.) può essere:

● Ordinariaà esercizio disgiunto di quei diritti che implicano atti che rientrano

nell’ordinaria amministrazione. 30

● Straordinaria richiede la partecipazione di entrambi i coniugi. Entrambi devono

à

dichiarare la propria volontà a eseguire un determinato atto. In caso contrario l'atto

può essere annullato, se l'altro coniuge agirà entro un anno.

○ Su autorizzazione del giudice (egli effettua una valutazione che riguarda gli

effetti positivi derivanti dall’atto se eseguito=controllo di merito), in assenza

del coniuge che dia il proprio consenso all’esecuzione dell’atto, l'altro coniuge

potrà effettuare comunque l’atto di straordinaria amministrazione.

→ In caso di beni immobili, se il coniuge ha agito senza l’autorizzazione

art. 184 c.c.

dell’altro, l'atto può venire colpito da nullità, ma potrebbe non consentire l'automatica

restituzione.

In caso di beni mobili, l’atto rimane valido e il coniuge dovrà pagare alla comunione

l’equivalente.

Scioglimento della comunione.

Avviene per una delle seguenti cause:

● morte di uno dei coniugi;

● sentenza di divorzio;

● dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;

● annullamento del matrimonio;

● fallimento di uno dei coniugi;

● convenzione tra i coniugi per abbandonare il regime di comunione;

separazione giudiziale dei beni→ divisione in parti eguali tra moglie e marito;

● ○ Quest’ultima può essere richiesta quando:

■ interdizione o inabilitazione di uno dei coniugi;

■ cattiva amministrazione della comunione;

■ disordini negli affari personali di un coniuge;

■ mancata o insufficiente contribuzione da parte di uno dei coniugi al

soddisfacimento dei bisogni familiari.

Il fondo patrimoniale.

E’ una delle convenzioni coniugali che si possono costituire destinati al raggiungimento di

uno scopo che preveda un miglioramento nella vita familiare.

Può essere costituito da uno dei coniugi, da entrambi o da un terzo mediante atto pubblico,

o, nel caso di un terzo, anche tramite testamento. Se costituito da un terzo, i coniugi devono

accettarlo, includendolo nel proprio patrimonio.

I beni facenti parte di un fondo corrispondono al soddisfacimento di un interesse della

famiglia e la proprietà spetta ad entrambi i coniugi.

Tutela: viene considerato separato dal patrimonio familiare.

● Gli atti di alienazione di beni previsti dal fondo patrimoniale richiedono il consenso di

entrambi i coniugi e, in presenza di figli minori, l'autorizzazione del giudice.

Per i terzi costituire dei beni in un fondo patrimoniale, fa sì che questi siano protetti da

eventuali aggressioni di terzi. MA: Art. 170 c.c.

L'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il

creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Quindi per debiti contratti negli interessi della famiglia, i beni del fondo patrimoniale non

saranno più protetti. 31

Le convenzioni patrimoniali per le unioni civili e le coppie di fatto vengono regolate dalla

legge 20 maggio 2016, n. 76 —> Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello

stesso sesso e disciplina delle convivenze.

Regime patrimoniale per L’UNIONE CIVILE.

Stipulate tra persone solo dello stesso sesso.

● Comma 13: Il regime patrimoniale dell'unione civile tra persone dello stesso

sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, e' costituito dalla

comunione dei beni. In materia di forma, modifica, simulazione e capacità' per la

stipula delle convenzioni patrimoniali si applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del

codice civile. Le parti non possono derogare né ai diritti né' ai doveri previsti

dalla legge per effetto dell'unione civile. Si applicano le disposizioni di cui alle

sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile.

Regime patrimoniale per LA CONVIVENZA DI FATTO.

● Comma 50: I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali

relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.

Comunione convenzionale.

In mancanza di apposita convenzione matrimoniale, il regime patrimoniale legale che si

applica ai coniugi è quello della comunione automatica degli acquisti. Il legislatore ha

previsto che i coniugi possano convenire, con apposita stipulazione matrimoniale, di non

escludere il regime di comunione, ma soltanto di disciplinarlo diversamente, dando luogo

ad una comunione, per l’appunto, convenzionale.

SCOPOà In concreto, la stipulazione di un accordo tra i coniugi per dar vita ad una

comunione convenzionale può soprattutto mirare o a ricomprendere nella comunione anche

beni personali, oppure a far cadere nella comunione immediata tutti i redditi.

La separazione dei beni.

Il regime patrimoniale legale è quello della comunione degli acquisti, ma resta salva la

facoltà dei coniugi di convenire che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei beni

acquistati durante il matrimonio. Quando si applica il regime di separazione, ciascun coniuge

conserva il godimento e l’amministrazione dei beni di cui è titolare esclusivo.

Il fondo patrimoniale.

La riforma prevede la possibilità che venga costituito un fondo patrimoniale per far fronte ai

bisogni della famiglia. Il fondo patrimoniale può essere costituito da ciascuno dei coniugi, da

entrambi, o anche da un terzo.

costituzione deve avvenire con un atto pubblico, nel caso in cui il costituente sia un

àLa

terzo, anche mediante testamento. Possono far parte del fondo solo beni immobili, mobili

registrati o titoli di credito.

proprietà dei beni che costituiscono il fondo, salva diversa disposizione nell’atto

àLa

costitutivo, spetta ad entrambi i coniugi.

del fondo è regolata dalle stesse norme che disciplinano

àL’amministrazione

l’amministrazione della comunione legale. I frutti dei beni del fondo non possono essere

utilizzati che per i bisogni della famiglia. I beni del fondo, non possono essere alienati,

concessi in garanzia, se non con il consenso dei coniugi e, qualora vi siano figli minori,

previa autorizzazione giudiziale da concedersi solo per necessità evidente della famiglia.

L’impresa familiare.

Una novità della riforma del 1975 è stato l’art. 230-bis c.c. dedicato alla impresa familiare. La

norma mira a tutelare i familiari dell’imprenditore che prestino in modo continuativo la loro

attività di lavoro nell’impresa del loro congiunto.

I familiari tutelati con la norma sono: il coniuge, i parenti entro il 3°grado, gli affini entro il

2°grado. A costoro viene riconosciuto il diritto al mantenimento ed il diritto a partecipare agli

utili dell’impresa ed agli incrementi dell’azienda. In caso di cessazione della prestazione del

32

lavoro e in caso della cessazione dell’azienda il diritto di partecipazione spettante ai familiari

dell’imprenditore può essere liquidato in danaro e il pagamento può essere dilazionato in più

annualità. I partecipanti hanno diritto di prelazione sull’azienda in caso di cessione o di

divisione ereditaria.

La dote.

La dote era rappresentata da quei beni che, mediante un atto solenne, la moglie apportava

al marito per sostenere i pesi del matrimonio. Essa presupponeva, quindi, che sul marito

ricadesse l’onere di mantenere la moglie. Introdotto il regime di assoluta uguaglianza tra i

coniugi, l’istituto della dote ha perso ogni significato. Infatti, la riforma ha stabilito un divieto

rigoroso di costituzione della dote. Le doti costituite anteriormente all’entrata in vigore

della riforma, continuano ad essere disciplinate dalle norme anteriori.

LA FILIAZIONE.

Il rapporto giuridico di filiazione ha quale presupposto l’atto generativo. La relazione

biologica diviene rapporto giuridico in quanto accertata secondo le modalità previste dal

diritto; in tal caso si costituisce in capo al figlio uno status(di figlio) che ha determinati effetti

giuridici.

Con la L. 219/2012 sono state superate le disparità del trattamento tra i figli (il figlio era

legittimo quando concepito da genitori uniti in matrimonio; era invece naturale quando

concepito da genitori non sposati tra loro: riforma del ‘75): unicità dello status giuridico della

filiazione.

Con tali innovazioni, dal punto di vista terminologico si fa unicamente riferimento al termine

“figli”, con una distinzione tra figli e figli nati fuori dal matrimonio.

I figli nati nel matrimonio.

Perché ad una persona possa attribuirsi lo status di figlio legittimo occorre che sia stato

concepito da persone tra loro coniugate e quindi: nato da madre coniugata; e concepito ad

opera del marito della madre.

La presunzione di paternità, non opera se il figlio, pur essendo stato concepito in

circostanza di matrimonio, sia nato decorsi 300 gg. dalla pronuncia di una separazione

giudiziale tra i coniugi o dalla omologazione di una loro separazione consensuale, o dalla

data in cui i coniugi sono stati autorizzati dal giudice a vivere separati in pendenza di un

giudizio di separazione, di divorzio o di annullamento del matrimonio.

Il figlio che nasce dopo le nozze, ma prima che siano trascorsi 180 gg. dalla celebrazione

del matrimonio, è egualmente reputato “legittimo”.

Se il figlio nasce dopo che siano trascorsi 300 gg. dall’annullamento del matrimonio, dal

divorzio, dalla morte del padre o dalla separazione legale tra i coniugi, non gli spetta lo

status di figlio legittimo.

La prova della filiazione.

Lo status di figlio legittimo si prova con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile.

L’atto di nascita deve essere redatto entro 10 gg. dalla nascita a cura dell’Ufficiale di stato

civile che raccoglie la dichiarazione di coloro che sono obbligati per legge a denunciare la

nascita.

La legge precisa che chi compie la dichiarazione deve rispettare l’eventuale volontà della

madre di non essere nominata. In tal caso, il nato non acquisterà tale qualità giuridica.

L’atto di nascita indica le generalità dei genitori e, se i genitori sono uniti in matrimonio,

costituisce il titolo dello stato di figlio nato all’interno del matrimonio.

Lo status potrà essere dimostrato, ove eccezionalmente manchi l’atto di nascita, mediante il

possesso continuo dello stato di figlio.

Ad integrare il possesso di stato devono concorrere i seguenti elementi:

• nomen, ossia la persona deve aver sempre portato il cognome del padre che

pretende di avere; 33

• tractatus, ossia deve essere sempre stata trattata da costui come figlio e, come tale,

mantenuta, educata ed istruita;

• fama, ossia deve essere stata costantemente considerata come figlio nei rapporti

sociali e nell’ambito della famiglia.

L’azione di disconoscimento della paternità del figlio nato nel matrimonio.

Per effetto della presunzione di paternità il figlio di donna coniugata si considera figlio del

marito della madre. Questa azione non è assoluta e può essere superata mediante l’azione

di disconoscimento della paternità, oggi sempre ammessa.

I termini di decadenza per la proposizione dell’azione variano a seconda del soggetto che la

propone:

• dal marito nel termine di un anno dal giorno della nascita; se si trovava lontano dal

luogo in cui è nato il figlio, entro un anno dal giorno del suo ritorno; se comunque

prova di aver ignorato la nascita, entro un anno dal giorno in cui ne ha avuto notizia;

• dalla madre nel termine di 6 mesi dalla nascita del figlio;

• dal figlio maggiorenne ed è per lui imprescrittibile;

In tema di filiazione legittima sono previste altre due azioni di stato:

• azione di reclamo dello status di figlio in caso di supposizione di parto o di

sostituzione di neonato, il figlio può chiedere l’accertamento giudiziale del proprio

status filiationis. L’azione è imprescrittibile.

L’azione può essere promossa anche da chi sia nato nel matrimonio, ma sia stato

iscritto nei registri come figlio di ignoti; oppure per reclamare lo stato di figlio

conforme alla presunzione di paternità; oppure ancora se si è verificato un conflitto di

presunzioni di paternità.

• azioni di contestazione dello stato di figlio dall’atto di nascita un figlio può

risultare figlio di determinati genitori senza esserlo. L’azione può essere promossa da

chiunque vi abbia interesse; è imprescrittibile e chiede la presenza in giudizio di

entrambi i genitori e del figlio.

Il riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio.

Lo status giuridico di figlio nato fuori del matrimonio non si costituisce quale immediato

effetto dell'atto generativo, ma è necessario che il rapporto di filiazione venga riconosciuto

dal genitore (uno o entrambi) o venga giudizialmente accertato.

Limiti riconoscibilità riconoscimento non è ammissibile per chi abbia già lo status di

àIl

figlio; esso può essere fatto nei modi previsti dall'art. 254 dalla madre e dal padre, anche se

già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento.

L’atto di riconoscimento dichiarazione di riconoscere un figlio come proprio deve

àLa

essere effettuata, ad sustantiam, o nell'atto di nascita, o in una dichiarazione davanti ad un

ufficiale dello stato civile, o in un atto pubblico, o in un testamento (che produce i suoi effetti

solo dal giorno della morte del testatore). Il riconoscimento, una volta effettuato, è

irrevocabile e non può essere sottoposto a termini o condizioni (actus legitimus). Può essere

riconosciuto anche un figlio premorto, in favore dei suoi discendenti.

Capacitàà La capacità di effettuare il riconoscimento di un figlio naturale si acquista con il

compimento del sedicesimo anno di età; il giudice può autorizzare ugualmente il minore di

anni sedici al riconoscimento, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio.

Se la persona riconosciuta ha già compiuto i quattordici anni occorre il suo assenso affinché

il riconoscimento produca effetto.

Il consenso dell’altro genitoreà Se uno dei genitori ha già effettuato il riconoscimento,

l’altro genitore, se il figlio non ha ancora compiuto i quattordici anni e non è quindi richiesto il

suo assenso, deve ottenere il consenso di colui che ha effettuato il riconoscimento per primo

(art. 250). Il consenso non può essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. Con la

sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti

opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore e al suo cognome. 34

L’impugnazione per difetto di veridicitààà Un riconoscimento può essere impugnato in

qualsiasi momento qualora si sostenga non corrisponda a verità, che, cioè il riconosciuto

non è stato procreato da chi ha dichiarato di esserne il genitore.

L’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità può essere intentata sia

dall’autore del riconoscimento, sia da colui che è stato riconosciuto, sia da chiunque vi abbia

interesse: tale azione essere accolta solo in quanto si dia la prova, con qualsiasi mezzo, che

il rapporto di filiazione non sussiste. Tale azione è imprescrittibile solo per il figlio.

La disciplina della condizione dei figli nati fuori del matrimonio.

L'attribuzione del cognome se il figlio viene riconosciuto contemporaneamente da

à

entrambi i genitori assume il cognome del padre, altrimenti assume il cognome del genitore

che lo ha riconosciuto per primo. Se il riconoscimento del padre è successivo, il figlio può

scegliere di assumere il cognome paterno aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a

quello della madre; nel caso di minore età del figlio tale decisione è affidata al giudice.

Può accadere che il figlio non venga, alla nascita, riconosciuto da nessuno dei due genitori:

in tal caso nome e il cognome gli vengono attribuiti dall'ufficiale dello stato civile e il

successivo riconoscimento da parte di uno o entrambi i genitori comporta assunzione, da

parte del figlio, del cognome di questi ultimi.

L'affidamento del figlio e la sua collocazione nella famiglia di persona sposata:

Il giudice, valutate le circostanze, decide di affidare il minore al genitore ed adotta ogni

provvedimento idoneo a tutelare l’interesse morale e materiale del figlio. Il figlio nato fuori dal

matrimonio può essere inserito nella famiglia del genitore se vi sia il consenso del coniuge

convivente di quest'ultimo e degli altri figli conviventi che abbiano più di sedici anni, nonché

dell'altro genitore se anch'egli ha effettuato il riconoscimento: occorre, inoltre,

un’autorizzazione del giudice. In caso di disaccordo tra i genitori o mancato consenso degli

altri figli conviventi è il giudice a decidere.

La dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità.

Se i genitori non hanno provveduto al riconoscimento, il figlio può anche agire in giudizio per

ottenere lo status che spetta al figlio naturale riconosciuto. L’azione che tende a questo fine

si chiama azione di dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità. Tale

azione può essere sempre esperita, tranne quando si tratti di figli di altri genitori. L’azione

deve essere preliminarmente ammessa dal tribunale, valutando con inchiesta sommaria se

concorrono circostanze tali da farla apparire giustificata. La prova può essere data con ogni

mezzo.

L’azione per ottenere che sia dichiarata giudizialmente la paternità o la maternità può essere

intentata dal figlio o, nel suo interesse, dal genitore che esercita su di lui la responsabilità

genitoriale oppure, previa autorizzazione giudiziale, dal tutore.

La procreazione medicalmente assistita.

La L. n. 40/2004 è intervenuta a regolare la materia della procreazione medicalmente

assistita.

Finalitàà Assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

Accessoà Possono accedere alle tecniche di procreazione assistita le coppie di persone

maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi

viventi. Non possono dunque accedere a dette tecniche le persone singole, le coppie

omosessuali, le persone in età non compatibile con una procreazione naturale; né è

ammissibile una paternità postuma (come talora è avvenuto, mediante l’'impiego, per

l’inseminazione di una donna rimasta vedova, del seme congelato del marito defunto).

Consensoà La volontà di accedere alla procreazione assistita deve essere espressa dalla

coppia sulla base di un consenso informato, ricevuto dal medico responsabile della struttura

sanitaria nella quale è previsto che sia eseguito l'intervento. Tra l’espressione del consenso

e l’intervento del medico devono trascorrere almeno sette giorni. 35

Revocaà Il consenso può essere revocato fino al momento della fecondazione dell’ovulo.

Status del natoà Il figlio assume lo stato di figlio nato nel matrimonio o di figlio riconosciuto

della coppia che ha fatto ricorso alla tecnica di procreazione assistita, a seconda che si tratti

di coppia unita in matrimonio o convivente.

Viene inibito qualsiasi ripensamento della coppia.

Il donatoreà Il donatore del seme non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il

nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto o ne essere titolare di obblighi.

La tutela dell’embrioneà è vietata la sperimentazione, mentre è consentita la ricerca

clinica e sperimentale sull'embrione per sole finalità terapeutiche e diagnostiche tendenti alla

tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione, sul quale il trattamento viene praticato.

LA RESPONSABILITA’ GENITORIALE E LA TUTELA DEI MINORI.

Rapporti tra genitori e figli.

Fondamentali diritti dei figlià Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di

mantenere, istruire ed educare la prole, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione

naturale e delle aspirazioni dei figli fino al raggiungimento dell’indipendenza economica.

Obblighi dei figlià A loro volta i figli devono rispettare i genitori e devono anch’essi

contribuire al mantenimento della famiglia, fin quando vi convivono, in proporzione alle

proprie sostanze e al proprio reddito.

La responsabilità genitoriale deve essere esercitata dai genitori di comune accordo: in

à

caso di contrasti, purché si tratti di questioni di particolare importanza, ciascuno dei genitore

può ricorrere senza formalità al giudice, il quale, sentiti i genitori, ed anche il figlio se ha

raggiunto i 14 anni, suggerisce le determinazioni più utili nell’interesse del figlio e della unità

familiare.

Amministrazione dei benià I genitori rappresentano i figli minori in tutti gli atti civili e ne

amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti

disgiuntamente da ciascun genitore; quelli di straordinaria amministrazione invece possono

essere compiuti solo per necessità evidente del figlio, previa autorizzazione del giudice

tutelare.

Usufrutto legaleà Ai genitori spetta l’usufrutto legale sui beni del figlio, tranne quelli

specificatamente esclusi dall’art. 324 cc. I frutti dei beni del minore devono essere destinati

dai genitori al mantenimento della famiglia e all’istruzione ed educazione dei figli.

L’usufrutto legale, a differenza de quello ordinario, non può essere alienato, né costituito in

garanzia, né sottoposto ad azione esecutiva da parte dei creditori.

Quando il patrimonio del minore è male amministrato, il tribunale può stabilire le condizioni a

cui i genitori devono attenersi nell’amministrazione; può rimuovere dall’amministrazione

stessa uno di essi o entrambi, sostituendoli con un curatore o privarli, in tutto o in parte,

dell’usufrutto legale.

Decadenza dalla responsabilità genitorialeà il giudice può pronunciare la decadenza

quando il genitore viola o trascura i doveri ad ess inerenti o abusa dei relativi poteri con

grave pregiudizio del figlio e può anche ordinare l’allontanamento del figlio o del genitore

dalla residenza familiare.

Reintegrazioneà il genitore che sia stato dichiarato decaduto può essere reintegrato nella

responsabilità genitoriale, quando siano cessare le ragioni che avevano portato alla

decadenza.

La tutela dei minori.

Se entrambi i genitori sono morti o non possono esercitare la potestà sui figli, si apre la

tutela.

Organià della tutela sono il giudice tutelare, che è istituito presso ogni pretura per

sopraintendere alle tutele e alle cautele; il tutore e il protutore, nominati dal giudice

tutelare.

• Il tutore ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne

amministra i beni; 36

• il protutore rappresenta il minore nei casi in cui l’interesse di questo è in opposizione

con l’interesse del tutore e, in via provvisoria, per gli atti conservativi ed urgenti,

quando il tutore è venuto a mancare o ha abbandonato l’ufficio.

Il tutore deve procedere all’inventario dei beni del minore, provvedere circa l’educazione e

l’istruzione di costui, investirne i capitali.

Il tutore non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza l’autorizzazione del

giudice tutelare e gli atti di alienazione senza l’autorizzazione del Tribunale. Quando cessa

dalle funzioni il tutore deve rendere il conto.

L’ADOZIONE. Premesse.

La disciplina dell’adozione dei minori, si trova oggi, nella L. 149/2001; mentre nel c.c. è

conservata, sebbene priva di applicazione pratica, l’adozione tradizionale riservata a

persone maggiori di età: è consentito ad una persona che abbia compiuto 50 anni, priva di

figli, di assumere come figli una persona a cui trasmettere il proprio nome e i propri beni.

L’adozione dei minori.

L’adozione ha quale fine primario procurare una famiglia ai minori che ne siano privi o che

non ne abbiano una idonea.

Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia: pertanto

l’adozione rappresenta soltanto un rimedio eccezionale a situazioni di emergenza. Lo Stato

e gli enti locali devono sostenere i nuclei familiari a rischio, onde prevenire situazioni di

abbandono di minori.

L’adozione è consentita a favore dei minori dichiarati in stato di adottabilità derivante

dalla situazione di abbandono, ossia quando il minore sia privo di assistenza morale e

materiale da parte di genitori o parenti tenuti a provvedervi.

La competenza a dichiarare lo stato di adottabilità è attribuita al tribunale per i minorenni.

Contro la sentenza può essere proposta impugnazione.

Requisiti degli adottanti L’adozione è consentita, anche in un numero plurimo e con atti

à

successivi, solo ai coniugi, uniti in matrimonio da almeno 3 anni, non separati, idonei ad

educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare. L’etàdi entrambi

gli adottanti deve superare di almeno 18 anni l’età dell’adottando; la legge stabilisce, inoltre,

che l’età degli adottanti non deve superare di più di 40 anni l’età dell’adottando.

Affidamento preadottivoà dichiarato in stato di adottabilità, il minore viene collocato in

affidamento preadottivo, con cui si instaura una specie di adozione provvisoria, che deve

durare almeno un anno. In caso di esito favorevole della prova, il Tribunale pronuncia il

decreto di adozione.

Effetti sentenza adozioneà L’adozione ha per effetto l’acquisto, da parte del minore, dello

status di figlio nato all’interno del matrimonio degli adottanti, dei quali assume e trasmette il

cognome, mentre cessa ogni rapporto con la famiglia di origine.

Adozione in casi particolari.

Talvolta, pur se il minore non sia abbandonato o quando l’adozione piena sia irrealizzabile,

può farsi egualmente luogo all’adozione, ricorrendo i seguenti casi particolari:

· Caso di minore orfano;

· Caso del minore figlio del coniuge dell’adottante;

· Caso di minore per il quale risulti impossibile l’affidamento preadottivo. (es.

quando il minore sia affetto da un grave handicap)

In questi casi con l’adozione il minore non acquista, come nell’adozione piena, lo stato di

figlio degli o dell’adottante, ma gli spettano tutti i diritti propri del rapporto di filiazione, e

quindi innanzitutto il diritto al mantenimento, all’educazione e all’istruzione. Non cessano

invece i rapporti con la famiglia d’origine, anche se occorre, ovviamente, tenere conto pure

dei nuovi rapporti con l’adottante. 37

L’adozione internazionale.

Sono qui trattati i casi del minore straniero adottato da coniugi italiani, del minore straniero

adottato da coniugi stranieri residenti in Italia e del minore italiano adattato da coniugi

residenti all'estero.

Con la Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia internazionale,

firmata all'Aja, sono stati previsti interventi di cooperazione internazionale per favorire e

sostenere la permanenza dei minori nei Paesi d'origine, applicando il principio per cui

l’intervento di un'adozione internazionale sia consentita solo quando si riveli impraticabile

una soluzione locale; si mira all’eliminazione del mercato delle adozioni e di ogni intervento

interessato intermediari, garantendo che il consenso dei genitori naturali sia libero, informato

e non condizionato da compensi.

A tale fine è prevista la costituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di una

Commissione per le adozioni internazionali, che ha varie funzioni di organizzazione e di

controllo. Si è attuata una piena eguaglianza rispetto alla normativa interna sia per

adottato straniero che per gli aspiranti adottanti, per i quali valgono le stesse condizioni

richieste per l'adozione di un bambino italiano. L'idoneità all’adozione è legata alla

dichiarazione di disponibilità presentata dalle coppie residenti in Italia al tribunale per i

minorenni, il quale emette un decreto di idoneità dopo gli opportuni accertamenti. Al minore

straniero che si trovi in ltalia in situazione di abbandono si applica la legge italiana in materia

di adozione e affidamento.

L’affidamento di minori.

L’affidamento consiste in un rimedio di carattere temporaneo ad una situazione in cui il

minore si venga a trovare, nonostante gli interventi pubblici, privo di ambiente familiare

idoneo ad assicurargli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione; in tal caso il minore viene

dato in custodia a qualcuno che se ne prenda cura in tal senso e che inoltre agevoli rapporti

fra il minore e i suoi genitori e favorirne il reinserimento nella famiglia di origine. Trascorso il

periodo per cui l’affidamento è stato disposto, o si rende possibile il ritorno del minore presso

i genitori o deve avviarsi la procedura di adozione.

L’adozione di persone maggiori di età.

L’adozione tradizionale è stata conservata solo nei confronti di persone maggiorenni.

L’etàà Può adottare una persona da sola o una coppia di coniugi; ma l’adottante deve aver

compiuto i 35 anni di età e superare almeno di 18 anni l’età di coloro che intendano adottare.

Non esiste, invece, alcun limite massimo di età né per adottare, né per essere adottato.

Divieto di adozione dei figli naturalià Chiunque può essere adottato. L’unico divieto

riguarda i figli naturali dell’adottante: se questi sono stati riconosciuti il divieto è chiaro,

perché mira ad evitare la sovrapposizione di status incompatibili.

Consensoà Per l’adozione si richiedono il consenso dell’adottante e dell’adottando, nonché

l’assenso dei genitori dell’adottando e del coniuge dell’adottante e dell’adottando. L’adottato

assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio. L’adottato conserva tutti i diritti e i

doveri verso la sua famiglia di origine; mentre nei confronti dell’adottante, egli assume gli

stessi diritti di successione che spetterebbero ai figli dell’adottante.

Revocaà L’adozione può essere revocata quando l’adottato abbia attentato alla vita

dell’adottante e del coniuge o dei discendenti o ascendenti di quest’ultimo, ovvero si sia reso

colpevole verso di loro di delitto punibile con pena restrittiva della libertà personale non

inferiore a 3 anni.

L’OBBLIGAZIONE DEGLI ALIMENTI.

Fondamento e natura.

L’appartenenza al gruppo familiare crea il dovere della reciproca assistenza e della

solidarietà in relazione ai bisogni essenziali per la vita. Questo dovere sussiste anche

rispetto ai vincoli che nascono dalla filiazione naturale e al legame civile creato con

l''adozione. 38

Presuppostoà L’’obbligazione legale degli alimenti sorge solo se il ceditore si trova in

stato di bisogno. Il diritto agli alimenti è condizionato all’obbligo del lavoro ed è quindi

legato alla prova, da parte di chi chiede gli alimenti (alimentando) dell’impossibilità di

provvedere al proprio mantenimento.

Misura degli alimentià Il bisogno dell’alimentando ha importanza anche in relazione alla

misura degli alimenti, che è proporzionata ad esso e alle condizioni economiche di chi deve

soddisfarlo. L’obbligazione non deve superare le esigenze della vita dell’alimentando.

Obbligo alimentare del donatarioà Tra i soggetti tenuti agli alimenti vi è anche chi abbia

in precedenza ricevuto, dalla persona che si trova ora in stato di bisogno, delle donazioni:

I’obbligato non è tenuto oltre il valore della donazione ricevuta, tuttora esistente nel suo

patrimonio. L’obbligazione è variabileà non ha una durata prestabilita ed una misura

determinata: può cessare, se cessa lo stato di bisogno, o, se mutano le condizioni

economiche, può essere ridotta o aumentata con il mutare dei due coefficienti.

Essa ha carattere strettamente personale: cessa con la morte di uno dei soggetti: il

creditore non può edere ad altri il proprio credito ne questo può formare oggetto di

pignoramento.

Il soccorso deve operare per il futuro: gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda

giudiziale o dalla costituzione in mora dell'obbligato.

Ordine tra gli obbligati.

Vi è una gerarchia tra gli obbligati agli alimenti; la legge stabilisce una graduatoria tenendo

conto dell'intensità del vincolo e l'alimentando deve seguire quest’ordine oppure dimostrare

che si è rivolto all’obbligato ulteriore, perché quello precedente non si trova in condizioni

economiche tali da soddisfare l’obbligo stesso.

La mancata prestazione degli alimenti costituisce causa di revoca della donazione che la

persona, la quale si trova in stato di bisogno, abbia precedentemente fatto a quella obbligata

agli alimenti e inadempiente al relativo obbligo.

L'obbligazione volontaria degli alimenti.

L’obbligazione degli alimenti, oltre che dalla legge (obbligazione leale degli alimenti) può

derivare da un negozio giuridico. Quest’ultima non si distingue dagli altri rapporti obbligatori

se non per il fatto che la misura della prestazione non è determinata: le parti, il testatore, non

stabiliscono la quantità o la somma dovuta, ma la indicano genericamente con il termine

alimenti. 39

IL LIBRO TERZO

DEL CODICE

CIVILE 40

7.LIBRO TERZO DEL CODICE CIVILE: della proprietà

Contiene la disciplina della proprietà e degli altri diritti reali.

Art 810 sono beni tutte le cose che possono formare oggetto di diritti.

In senso giuridico quindi, sono tali tutti quei beni che portano in sé un’idea di utilità per chi ne

dispone.

CLASSIFICAZIONE DEI BENI.

Si effettua una distinzione tra:

1)BENI → i primi sono tutte le cose “quae tangi possunt”, cioè che

MATERIALI possono essere percepite con i nostri sensi;

→ i beni immateriali sono quelli non dotati di materialità corporea

BENI

IMMATERIALI ma che riconducono ai diritti che possono formare oggetto di

negoziazione (es:opere dell’ingegno, strumenti finanziari, dati

personali..);

2)BENI MOBILI →Tutti quelli non rientranti tra i beni immobili;

→ Tutti quei beni ancorati al suolo e (per determinazione di legge)

B. IMMOBILI anche i mulini, i bagni e gli edifici galleggianti;

3)BENI REGISTRATI → Quelle categorie di beni che sono oggetto di iscrizione in

registri pubblici, che chiunque può liberamente consultare.

4)PRODOTTI → Tutte le forme di investimento di natura finanziaria.

FINANZIARI

5)BENI FUNGIBILI → Tutti quei beni identici gli uni agli altri e valutati equivalenti per

utilità e valore;

B. INFUNGIBILI → Tutti quei beni che non possono essere indifferentemente

sostituite con altre;

6)BENI → Tutti quei beni che possono essere usate una sola volta dal

CONSUMABILI proprietario, che con l’uso ne trasmette la proprietà o ne

BENI determina la distruzione;

INCONSUMABILI →Tutti quei beni che si prestano ad utilizzazzioni continuate senza

che si distruggano o si alterino;

7)BENI DIVISIBILI → Quelli che possono essere frazionati in parti omogenee senza

che se ne alteri la destinazione economica;

B. INDIVISIBILI → Quelli che non possono essere frazionati. 41

8)BENI PRESENTI → Quelli già esistenti in natura che possono essere oggetto di

proprietà o altri diritti reali;

B. FUTURI → Quelli non ancora presenti in natura;

9)I FRUTTI: →naturali: sono prodotti direttamente da altro bene, vi concorra o

meno l’opera dell’uomo;

Requisito: periodicità →civili: sono quelli che si traggono dalla cosa come corrispettivo

del godimento che altri ne abbia.

Combinazione di beni.

I beni possono essere impiegati dall’uomo o separatamente o collegati tra loro, così da

accrescerne l’utilità. Si distingue:

bene semplice→ quello i cui elementi non possono staccarsi senza alterare il bene;

● bene composto→ quello risultante dalla connessione di più cose.

La pertinenza. (art. 817)

Una cosa posta a servizio o ad ornamento di un’altra, senza costituirne parte integrante e

senza rappresentare elemento indispensabile per la sua esistenza, ma volta ad accrescerne

l’utilità o il pregio. E’ necessario che vi sia:

un elemento oggettivo→ rapporto di servizio od ornamento tra cosa accessoria e

● cosa principale;

un elemento soggettivo→ la volontà di effettuare la destinazione dell’una cosa a

● servizio o ad ornamento dell’altra;

un vincolo di accessorietà durevole → che l’una abbia carattere accessorio per l’altra

● e che questo non sia occasionale;

Beni pubblici e degli enti ecclesiastici.

I beni pubblici sono quei beni assoggettati ad un regime speciale, diverso dalla proprietà

privata, per favorire il raggiungimento dei fini pubblici cui quei cespiti sono destinati.

Sono pubblici i beni demaniali e i beni del patrimonio indisponibile.

I beni demaniali si distinguono in quelli che fanno parte del:

in quanto appartengono

● Art. 822, comma 1: Demanio necessario→

necessariamente allo Stato;

○ D. marittimo: lido del mare, spiaggia, porti, rive, lagune, foci e canali;

○ D. idrico: fiumi, torrenti, laghi; acque sorgenti; ruscelli, fossati; ghiacciai;

acque sotterranee e porti interni;

○ D. militare: fortezze, linee fortificate, porti e aeroporti militari e piazzeforti;

possono appartenere anche ai privati

● Art. 822, comma 2: Demanio accidentale→

ma sono demaniali solo se di proprietà dello Stato o di altro ente pubblico;

○ D. stradale ○ acquedotti;

○ D. aeronautico ○ D. ferroviario;

○ Beni di interesse storico, artistico, archeologico. 42

I beni non demaniali appartenenti ad un ente pubblico si definiscono beni patrimoniali (art.

826, comma 3) e si distinguono in: non possono essere sottratti

● beni, immobili e mobili, del patrimonio indisponibile→

alle rispettive destinazioni se non con le modalità previste dalle norme del diritto

pubblico; non sono destinati direttamente ed

● beni del patrimonio disponibile→

immediatamente al perseguimento di fini pubblici e sono soggetti alle norme del

codice civile.

Per quanto riguarda il regime giuridico delle chiese destinate all’esercizio pubblico del culto

cattolico, non possono essere sottratte alla loro destinazione e al culto.

I diritti reali. (da res=cosa)

Sono diritti soggettivi assoluti, quindi opponibili erga omnes. Sono tipici, ovvero sono

caratterizzati dal numero chiuso (sono solo quelli scritti nel codice).

I diritti reali si caratterizzano per:

possibilità per il titolare di esercitare direttamente il potere sulla

● l’immediatezza→la

cosa; il dovere di tutti i consociati di astenersi dall’interferire nel rapporto

● l’assolutezza→

fra il titolare del diritto reale e il bene che ne è oggetto;

l’opponibilità del diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa.

● l’inerenza→

SCHEMA DIRITTI REALI.

IUS IN RE PROPRIA IUS IN RE ALIENA

(su cosa propria) (su cosa altrui)

LA PROPRIETÀ D.R. DI GODIMENTO D.R. DI GARANZIA

1.Usufrutto 1.Ipoteca

Art. 832 c.c. → Attribuisce al

titolare il diritto di 2.Superficie 2.Pegno

godere (=trarre dalla cosa le

utilità che la stesso è in grado

e di

di fornire) 3.Enfiteusi Attribuiscono al loro titolare

disporre

(=cedere ad altri diritti il diritto di farsi assegnare il

delle cose in

sulla cosa) ricavato dell’eventuale

4.Servitù prediali

modo pieno ed esclusivo, alienazione forzata del

ma solo entro i limiti e con bene.

l’osservanza degli obblighi 5.Uso

stabiliti dall’ordinamento

giuridico. 6.Abitazione

La proprietà è

imprescrittibile, perpetua ed

elastica. Attribuiscono al loro titolare

il diritto di trarre dal bene

talune delle utilità che lo

stesso è in grado di fornire. 43

La proprietà . Espropriazione e indennizzo.

Art. 42, comma 3, Cost. → la proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e

salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

Per espropriazione si intende la privazione coattiva della proprietà di un bene

Tale azione può essere posta in essere solo a determinate condizioni:

● per motivi di interesse generale;

● nei casi previsti dalla legge;

● contro pagamento di un indennizzo (per compensare il proprietario della sua perdita).

La proprietà. I rapporti di vicinato.

Nell'interesse dei proprietari di fondi contigui, il codice detta tutta una serie di regole a cui è

sottoposto il diritto di proprietà:

art. 833 → (Divieto di)

● atti emulativi: tutti quegli atti che non hanno una utilità per il

soggetto o per il bene, ma che sono compiuti intenzionalmente solo nell'interesse di

nuocere ad altri;

○ Chiama in giudizio chi se ne rende responsabile, condannandolo al

risarcimento dei danni.

art. 844 →

● Immissioni: esalazioni di fumo, calore, emissioni di fumo, scarichi o di

sostanze nocive non intenzionali che disturbano il vicino;

○ Se le immissioni non superano il livello della “normale tollerabilità”, chi le

subisce deve sopportarle;

○ Se le immissioni superano il livello della “normale tollerabilità”, ma sono

giustificate da “esigenze della produzione”, chi le subisce non ha diritto a farle

cessare, ma può ottenere un indennizzo;

○ Se le immissioni superano il livello della “normale tollerabilità”, e non sono

giustificate da “esigenze della produzione”, chi le subisce ha diritto a farle

cessare e che gli sia riconosciuto il risarcimento del danno subito.

○ NB: L’azione rivolta all’accertamento dell’illegittimità delle immissioni e la

condanna alla loro cessazione (azione di accertamento) va promossa

contro il proprietario del fondo dal quale esse provengono; mentre l’azione

risarcitoria, va esercitata contro chi ha concretamente provocato il danno.

artt. 873-878 ss. →

● Distanze (legali): Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono

unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri tra loro;

○ Se la previsione degli strumenti urbanistici disciplina proprio le distanze tra le

costruzioni, la sua violazione permette al vicino di agire per la rimozione

dell’opera (tutela ripristinatoria) e per il risarcimento del danno sofferto (tutela

risarcitoria);

○ Se la previsione degli strumenti urbanistici risulta dettata esclusivamente per

la tutela di interessi generali, il vicino può agire solo per il risarcimento del

danno;

○ L’azione volta al rispetto delle distanze legali va promossa contro l’attuale

proprietario della costruzione illegittima.

○ Per quanto riguarda i muri, se chi costruisce per primo:

rispetta una distanza dal confine pari ad almeno la metà di quella

■ imposta dalla legge→ il vicino che edifica successivamente deve

costruire ad una distanza tale da rispettare il prescritto distacco legale

dalla costruzione preesistente;

costruisce sul confine→ il vicino può chiedere la comunione forzosa

■ del muro di confine o edificare in aderenza allo stesso; 44

costruisce ad una distanza dal confine inferiore alla metà di quella

■ prescritta→ può chiedere la comunione forzosa del muro e avanzare la

propria costruzione fino ad esso, costruire in aderenza ad esso,

oppure rispettare il distacco legale.

Artt. 889 ss.→ Il codice prevede distanze minime dal confine per pozzi,

○ cisterne e tubi; fabbriche e depositi nocivi; fossi, canali e piantagioni; apiari.

artt. 900 ss. →

● Luci e vedute: Le luci sono quelle aperture che non permettono la

vista, o comunque l’affaccio, sul fondo contiguo. Le vedute sono quelle aperture che

permettono di guardare e sporgere il capo per vedere di fronte, obliquamente e

lateralmente nel fondo del vicino.

○ La legge prevede che la luce sia dotata di inferriata idonea a garantire la

sicurezza del vicino e che sia situata ad un’altezza minima; se non dovesse

rispettare tali condizioni, il vicino ha il diritto di esigere che la stessa sia resa

“regolare”.

○ Il proprietario può sempre aprire vedute nel muro contiguo al fondo altrui, ma

deve rispettare una distanza minima di un metro e mezzo dal confine; il vicino

non può chiuderle.

artt. 908 ss. →

● Acque: Il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque

piovane scolino sul suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino.

Il possesso. Situazioni possessorie.

Art. 1140→ Sono situazioni di fatto in cui viene svolta l’attività corrispondente all’esercizio dei

diritti reali, a prescindere che ad esse corrisponda o meno la situazione di diritto.

Tale situazione di fatto, assicura al possessore: la tutela possessoria; l’acquisto della

proprietà per usucapione o per il principio “possesso vale titolo”; la posizione di convenuto

nell’azione di rivendica, in cui si può limitare a dire possideo quia possiedo.

Occorre distinguere tra la situazione di fatto che riguarda: (art. 1140, comma 2)

● Il possesso pieno (corpore et animo): è caratterizzato da due elementi costitutivi: il

corpus, consistente nell’avere la disponibilità di fatto della cosa; e l’animus

possidendi, che consiste nella volontà del soggetto di comportarsi come proprietario,

ad esclusione di qualsiasi altro.

● la detenzione: è caratterizzato da due elementi costitutivi: il corpus e l’animus

detinendi, che in questo caso consiste nella volontà del soggetto di di godere e

disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti che riconosce spettare ad altri.

● Il possesso mediato (solo animo): è caratterizzato dalla sola presenza dell’elemento

animus possidendi, mentre la disponibilità del bene compete al detentore.

Il possesso . Possesso e detenzione.

Tali situazioni di fatto sono caratterizzate dal comune elemento definito corpus, ovvero la

materiale disponibilità del bene. Si distinguono in base all’animus: detinendi nella

detenzione, possidendi nel possesso.

Nel dubbio, si presume sempre (salvo prova contraria) la fattispecie del possesso.

Posso convertire la detenzione in possesso attraverso:

● l’”opposizione” da parte del detentore rivolta al possessore: manifestando l’intenzione

di continuare a mantenere la cosa per sé come possessore, quindi per conto e nome

proprio;

● la “causa proveniente da un terzo”: ovvero un atto con cui il possessore attribuisce al

detentore il diritto corrispondente la propria posizione possessoria. 45

Possesso e detenzione: distinzioni.

Il possesso si distingue in: si ha quando il potere di godere e disporre del bene è

● possesso legittimo→

effettivamente esercitato da chi possiede il diritto di proprietà;

è la situazione contraria. In questo caso il possesso potrà

● possesso illegittimo→

essere:

○ Art. 1147, di buona fede: chi possiede ignorando di ledere l'altrui diritto,

purchè detta ignoranza non dipenda da colpa grave.

○ di mala fede: chi, consapevolmente, ha acquisito la materiale disponibilità del

bene con titolo non idoneo;

○ vizioso: chi ha acquisito la materiale disponibilità del bene in mala fede e con

violenza.

La detenzione si distingue in:

detenzione qualificata→ si ha quando il detentore ha acquisito la materiale

● disponibilità del bene nell’interesse proprio o del possessore;

detenzione non qualificata→ si ha quando il detentore ha acquisito la materiale

● disponibilità del bene per ragioni di ospitalità, di servizio o di lavoro;

Il possesso. Il possesso di diritti reali minori.

Vi possono essere situazioni di fatto che corrispondono all’esercizio di diritti reali minori.

Il possessore può modificare il titolo del proprio possesso attraverso:

● l’”opposizione” da parte del possessore a titolo di diritto reale minore nei confronti del

possessore a titolo di proprietà;

● la “causa proveniente da un terzo”;

Il possesso. Acquisto e perdita.

Modi di acquisto: → apprensione fisica della cosa accompagnata dall’animus

● A titolo originario

possidendi;

Art. 1153→ principio “possesso

○ vale titolo”;

■ Chi acquista un bene mobile a non domino, ne diventa proprietario

mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della

consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.

Art. 1158→

○ usucapione;

■ La proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento (tranne

che per le servitù non apparenti) sui beni medesimi si acquistano in

virtù del possesso continuato per venti anni;

Art.1167, comma 1→ L'usucapione è interrotta quando il possessore è

■ stato privato del possesso del bene per oltre un anno.

● A titolo derivativo;

Consegna (traditio) → materiale o simbolica del bene da parte del precedente

○ possessore;

Art. 1146: Successione e Accessione dell’erede o dell’acquirente→ il

○ possesso continua in capo al suo successore a titolo universale e con quei 46

medesimi caratteri che aveva rispetto al defunto; il successore a titolo

particolare può sommare al periodo in cui ha egli stesso posseduto, anche il

periodo durante il quale hanno posseduto i suoi dante causa (utile ai fini

dell’usucapione, delle azioni possessorie.

Modi di perdita:

Definitiva irreperibilità o irrecuperabilità del bene da parte del possessore;

● Il possesso degli animali selvatici si perde quando questi riacquistano la naturale

libertà;

● Il possesso di beni immobili si conserva per la persistenza dell’animus limitatamente

ad un anno;

Approfondimento istituto dell’usucapione.

OGGETTO USUCAPIONE ORDINARIA USUCAPIONE ABBREVIATA

PRESUPPOSTI TEMPO PRESUPPOSTI TEMPO

Beni immobili semplice 20 anni possesso di buona fede 10 anni

possesso con titolo idoneo e trascritto

Universalità di semplice 20 anni possesso di buona fede 10 anni

beni possesso con titolo idoneo

Beni mobili non semplice 20 anni possesso di buona fede 10 anni

registrati possesso senza titolo idoneo

Beni mobili semplice 10 anni possesso di buona fede 3 anni

registrati possesso con titolo idoneo e trascritto

Il possesso. Effetti.

Il possesso rileva principalmente:

● quale titolo per l’acquisto dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle spese;

● quale possibile presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto;

● quale oggetto di tutela contro le altrui aggressioni.

L’acquisto di frutti e rimborso spese.

Il possessore è di norma tenuto a restituire il bene e i suoi frutti a partire dal momento in cui

ha avuto inizio il suo possesso.

L’eccezione si trova nel caso di possesso in buona fede, per cui il possessore ha diritto a

tenere per sé tutti i frutti percepiti anteriormente alla proposizione della relativa domanda

giudiziale. Solo i frutti percepiti durante la lite andranno al proprietario e il possessore sarà

tenuto a mantenere la diligenza media del bonus pater familias nella loro produzione.

Quanto al rimborso spese, per quanto riguarda quelle ordinarie, il possessore avrà diritto

al rimborso delle spese sostenute relativamente alla produzione dei frutti; per quanto

riguarda quelle straordinarie, avrà sempre diritto al rimborso, sia in buona che in mala fede;

per quanto riguarda quelle per miglioramenti, avrà diritto al rimborso purchè siano stati

realizzati in conformità alla normativa edilizia.

Il possesso. Azioni possessorie.

Tutela di colui che possiede senza che ci si domandi se abbia o meno la proprietà del bene.

Art. 1168→

● Azione di spoglio o reintegrazione; 47

○ viene concessa al possessore e al detentore qualificato (=chi detiene in forza

di un titolo giuridicamente vincolante), nei confronti di colui che violentemente

o clandestinamente abbia spogliato della materialità del bene il soggetto

possessore;

○ Ha funzione restitutoria. Prescrizione prevista entro un anno dal giorno in cui

è avvenuto lo spoglio (clandestino o violento).

Art. 1170→

● Azione di manutenzione;

○ Viene concessa a chi possiede in modo continuativo da almeno un anno un

bene immobile, un’universalità di mobili o di un diritto reale su beni immobili;

○ Funzione: far cessare le molestie e turbative (di fatto e di diritto) che il

convenuto effettua vantando diritti sulla cosa; reintegrare nel possesso di un

bene chi sia stato soggetto a spoglio non violento e clandestino;

possono essere esercitate a tutela del possesso, della

● Azioni di nunciazione→

proprietà o di altro diritto reale di godimento. Hanno finalità cautelare, in quanto

mirano a prevenire un danno o un pregiudizio che può derivare da una nuova opera

o dalla cosa altrui.

Art. 1171→

○ Azione di nuova opera:chi abbia ragione di temere che da una

nuova opera, iniziata da meno di un anno e non terminata, possa derivare un

pregiudizio alla cosa che forma oggetto del suo diritto o possesso. Il giudice

può vietare o permettere la costruzione, stabilendo le opportune cautele;

Art. 1172→

○ Azione di danno temuto: nel caso in cui vi sia pericolo di un

danno grave e prossimo derivante da qualsiasi edificio, albero o altra cosa. Il

giudice può ovviare al pericolo, e, se del caso, imporre idonea garanzia per

gli eventuali danni.

I diritti reali di godimento .

Il diritto di proprietá si pone come condizione necessaria per l'esistenza dei diritti reali minori.

Essi costituiscono una limitazione per la proprietà.

Caratteri.

● Inerenza: il rapporto giuridico riguarda il soggetto titolare del diritto e il bene soggetto

a tale diritto;

● Tipicità: i d.r. di godimento sono disciplinati dal libro terzo del c.c.; i d.r. di garanzia

dal libro sesto del c.c.;

Si distinguono in:

1. Superficie; 4. Uso;

2. Enfiteusi; 5. Abitazione;

3. Usufrutto; 6. Servitù prediale.

1)La superficie.

Il proprietario (del suolo) può costituire il diritto di fare e mantenere al di sopra del

Art. 952→

suolo una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà.

Inoltre può alienare la proprietà della costruzione già esistente, separatamente dalla

proprietà del suolo.

La superficie può essere perpetua o a termine, in quest’ultimo caso, alla scadenza la

proprietà della costruzione passa al proprietario del suolo (art. 955). 48

Modi di acquisto della superficie sono: il contratto, il testamento e l’usucapione.

Il superficiario, in qualità di proprietario, ha la libera disponibilità della costruzione ed è

legittimato ad esperire le azioni a tutela della proprietà superficiaria.

Modi di estinzione della superficie sono: scadenza del termine, confusione, rinunzia,

prescrizione ventennale.

2)L’enfiteusi.

Tale istituto attribuisce al soggetto (detto enfiteuta) lo stesso diritto di godimento

Art. 960→

di cui godrebbe il proprietario, salvo l’obbligo di migliorare il fondo e pagare al proprietario

stesso un canone periodico.

A differenza dell’usufruttuario, l’enfiteuta può inoltre, nei limiti consentiti da leggi speciali,

mutare la destinazione economica del fondo, purché non lo deteriori.

L’enfiteusi può essere perpetua o a termine.

Modi di acquisto dell’enfiteusi sono: il contratto, il testamento e l’usucapione.

3)L’usufrutto.

Consiste nel diritto di godere (=usare il bene e recepirne i frutti sia naturali che

Art. 981→

civili) della cosa altrui con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica.

L’usufrutto ha durata temporanea, se nei confronti di persona giuridica non superiore ai

30nni, se nei confronti di una persona fisica, l’usufrutto s’intende per tutta la durata della vita

del’usufruttuario.

L’usufrutto può avere ad oggetto qualunque specie di bene con esclusione dei soli beni

consumabili, essendo che non potrebbero essere restituiti al proprietario al termine.

quello attribuito congiuntamente a più soggetti, anche

L’usufrutto congiuntivo→

prevedendo che alla morte di uno dei soggetti, il diritto competerà integralmente all’altro/i.

quello attribuito a più soggetti in via successiva alla morte

L’usufrutto successivo→

dell’usufruttuario precedente. E’ espressamente vietato se costituito per testamento o

donazione. si ha quando il godimento di beni consumabili viene attribuito a soggetto

Il quasi usufrutto→

diverso dal proprietario. La proprietà dei beni passa al quasi-usufruttuario, salvo l’obbligo di

restituire il loro valore oppure altrettanti beni dello stesso genere.

Modi di acquisto dell’usufrutto sono:

● la legge (usufrutto legale);

● il provvedimento del giudice che costituisce a favore di uno dei due coniugi l’usufrutto

su parte dei beni spettanti all’altro coniuge a seguito della divisione dei cespiti già in

comunione legale;

● la volontà dell’uomo: contratto; testamento; donazione obnuziale;

● l’usucapione e, sui beni mobili non registrati, l’acquisto del possesso in buona fede.

Modi di estinzione dell’estinzione sono:

● Per la decadenza del termine o morte dell’usufruttuario;

● Per prescrizione 20ennale;

● Per perimento totale della cosa; 49

● Per abuso che l’usufruttuario faccia del suo diritto;

● Per rinunzia che, in caso di beni immobili, deve essere fatta per iscritto e trascritta

nei pubblici registri immobiliari;

Per confusione→ sovrapposizione di usufruttuario e proprietario, che diventano la

● stessa persona.

4)Uso ed abitazione.

Art. 1021→ L’uso consiste nel servirsi di un bene e, se fruttifero, di raccoglierne i frutti

limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia.

Art. 1022→ L’abitazione consiste nel diritto di abitare una casa limitatamente ai bisogni

propri e della propria famiglia.

Differenza: Il diritto d’uso consente al titolare di impiegare l’unità immobiliare anche per

finalità diverse da quella abitativa, mentre il titolare del diritto d’abitazione non può destinare

l’oggetto del proprio diritto che all’abitazione diretta propria e dei propri familiari.

Modi di acquisto dell’uso e abitazione sono: contratto, testamento e per usucapione.

Questi diritti si estinguono alla morte del titolare.

Ove non diversamente previsto, all’uso e all’abitazione trovano applicazione le disposizioni

dettate in tema di usufrutto.

5)Le servitù.

art. 1027→ La servitù prediale consiste nel peso (pregiudizio) imposto (poiché necessario

a limitare la gravità del pregiudizio che si verrebbe a creare per il proprietario di uno dei

fondi) sopra un fondo (detto servente) per l'utilità di un altro fondo (detto dominante)

appartenente a diverso proprietario.

E’ possibile costituire, oltre alle servitù espressamente previste dal codice (tipiche) anche

quelle atipiche, purché finalizzate all’utilità del fondo dominante.

Principi generali. → la servitù può imporre al proprietario del

● “servitus in faciendo consistere nequit”

fondo servente un dovere negativo di non facere o di pati;

→ la servitù presuppone che i fondi appartengono a proprietari

● “nemini res sua servit”

diversi; → i fondi devono trovarsi in una situazione topografica

● “praedia vicina esse debent”

tale che l’uno possa arrecare utilità all’altro.

La costituzione delle servitù può avvenire:

in attuazione di un obbligo di legge→ servitù coattive;

● per volontà dell’uomo (contratto, testamento) → servitù volontarie;

● per usucapione;

● per destinazione del padre di famiglia.

Servitù coattive→ In alcuni casi la legge attribuisce al proprietario di un immobile il diritto

(potestativo) di ottenere l’imposizione di una servitù sul fondo altrui in modo da ovviare ad

una situazione pregiudizievole. Tali servitù beneficiano di un supporto normativo, in quanto

50

se non vengono costituite volontariamente tramite contratto, si potrà farne richiesta al

giudice, il quale si occuperà inoltre di stabilire un adeguato indennizzo per il proprietario del

fondo servente. Il venir meno dei presupposti che avevano giustificato la costituzione della

servitù, e legittima la richiesta di estinzione.

Le servitù coattive tipiche sono per esempio: acquedotto coattivo; elettrodotto coattivo e

passaggio coattivo. Quando un fondo non si trova in quelle condizioni sfavorevoli che

Servitù volontarie→

giustificano la costituzione di una servitù legale, il proprietario di esso può costituire un

contratto per assicurarsi l’utilità che occorre. Può inoltre essere costituita per testamento.

Le servitù (volontarie) apparenti possono sorgere anche per usucapione o per destinazione

del padre di famiglia. Sono apparenti quelle servitù al cui esercizio sono destinate ad opere

permanenti e visibili.

L’esercizio della servitù è regolato dal titolo e dalla legge.

Il proprietario del fondo dominante ha il divieto di aggravare, e quello del fondo servente di

diminuire, l’esercizio della servitù.

Le servitù si estinguono: per rinuncia; per scadenza del termine; per confusione; per

prescrizione 20ennale.

Quando comincia a decorrere il termine per la prescrizione? La risposta dipende dalla

natura delle servitù, che possono essere:

negative→

● attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di vietare al

proprietario del fondo servente di fare qualcosa; e la prescrizione non comincia a

decorrere se non quando il proprietario del fondo servente abbia violato il divieto.

affermative→

● attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di svolgere

un’attività sul fondo servente. Tali servitù si distinguono a loro volta in:

○ continue: quando l’attività dell’uomo è antecedente all’esercizio della servitù.

La prescrizione non comincia a decorrere sino a quando non si sia verificato

un fatto contrario all’esercizio della servitù;

○ discontinue: quando invece il fatto dell’uomo deve essere concomitante con

l’esercizio della servitù. La prescrizione comincia a decorrere dall’ultimo atto

di esercizio.

A tutela della servitù vi è l’azione confessoria, in forza della quale, in presenza di una

contestazione dell’esistenza o coesistenza della servitù, chi se ne afferma titolare chiede

una pronuncia giudiziale di accertamento del suo diritto e, nel caso in cui siano presenti

impedimenti o turbative all’esercizio della servitù stessa, anche una pronuncia di condanna

alla loro cessazione ed alla rimessione delle cose in pristino.

LA COMUNIONE E IL CONDOMINIO.

A) La comunione. un diritto soggettivo può appartenere a più persone, le quali sono

Contitolarità dei diritti→

tutte contitolari del medesimo diritto.

Tale fenomeno prende il nome di “comunione pro indiviso” quando ha ad oggetto un diritto

reale (es: comproprietà, cousufrutto..).

A ciascuno dei titolari spetta una quota ideale sull’intero bene, la quale è disponibile e

segna la misura di facoltà, diritti ed obblighi dei rispettivi titolari. 51


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annadome

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annadome di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Pasquino Teresa.

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