Diritto internazionale ed europeo del turismo
La comunità internazionale è la comunità composta dagli Stati, che sono figure che dettano le leggi nei nostri riguardi, cooperano, coesistono tra loro nella società internazionale, sono messi sullo stesso piano tra loro a differenza invece della comunità statale (siamo strutturalmente sottoposti al potere dello Stato italiano legislativo, giudiziario, esecutivo). Nel diritto internazionale, quindi, i soggetti non riconoscono nessuna autorità sovraordinata a loro e creano le regole di cui sono essi stessi destinatari, le norme internazionali. Inoltre, gli Stati sono liberi di adottare i mezzi più adatti per reagire quando qualcuno di loro viola le norme, a differenza degli individui. Vige un regime di autotutela, ma ci sono delle eccezioni.
I soggetti del diritto internazionale
Gli Stati sono i soggetti principali del diritto internazionale. Per soggetto del diritto si intende, in qualsiasi ordinamento, la figura che è destinataria di doveri o titolare di diritti. Per Stato si intende un insieme di persone che si dà una struttura organizzativa, l’insieme degli organi che esercitano il controllo sulla comunità (potere esecutivo ovvero governo, legislativo ovvero parlamento e giudiziario ovvero giudici). Uno Stato è considerato tale al verificarsi di 4 elementi: sovranità, indipendenza, territorio e popolo. Deve essere quindi un ente che ha un potere sovrano che non dipende da nessun altro Stato, esercitato sul territorio entro alcuni confini nei confronti di un popolo.
Sovranità e indipendenza
Sovranità e indipendenza sono quelli che realmente contraddistinguono uno Stato e sono immateriali. Per sovranità è possibile considerare tutti i poteri che uno Stato ha messi insieme. Nell’ordinamento internazionale la sovranità esiste in natura e non viene attribuita da qualcuno. Indipendenza significa che lo Stato deve esercitare il potere senza dipendere da qualcuno, cioè senza essere una succursale, federato di un altro Stato (es: lo Stato di New York è uno stato federato all’interno di una federazione degli Stati Uniti d’America). Non occorre un riconoscimento anche da parte degli altri Stati, perché altrimenti verrebbe meno l’idea della parità tra Stati.
Esempi di Stati particolari
Gli esempi di situazioni in cui apparentemente c’è uno Stato ma in realtà non c’è sono 3: gli Stati fantoccio come Cipro del Nord, parte di Cipro che è da un lato dichiarata indipendente ed autonoma ma dall’altro è sotto il controllo turco, manca il criterio dell’indipendenza. Stato protetto, che decide di farsi dare un aiuto da un altro Stato. I failed States (stati falliti), ovvero uno Stato nel quale non c’è più un governo.
Autodeterminazione dei popoli
Altra figura da considerare sono i popoli e distinguere l’essere comunità di uno Stato e l’essere un popolo che vuole autodeterminarsi. L’organizzazione mondiale del turismo protegge le particolarità delle popolazioni, la valorizzazione dell’etnia e delle tradizioni. Può sorgere un problema di un popolo che non si sente autodeterminato in uno Stato quando vi è uno Stato straniero rispetto al popolo, un governo razzista nei confronti del popolo. In questi casi il popolo ha il diritto di lottare per autodeterminarsi ed è considerato soggetto del diritto internazionale perché gli si riconosce l’autorità del diritto di staccarsi dallo Stato. Questa è autodeterminazione esterna. L’autodeterminazione interna, invece, è il diritto della popolazione di darsi un proprio governo, scegliere liberamente il regime governativo.
Minoranze nel diritto internazionale
Le minoranze, invece, sono un gruppo ridotto caratterizzato da un’omogeneità di razza, lingua, religione, etnia che secondo il diritto internazionale, ha il diritto di essere riconosciuta, ma a differenza del popolo che vuole autodeterminarsi, non ha il diritto di lottare per staccarsi e costituirsi come ente autonomo.
La comunità internazionale e le organizzazioni
Il mondo della comunità internazionale può essere considerato diviso a metà: gli Stati che cooperano e coesistono tra loro e le organizzazioni internazionali, che sono prevalentemente composte da Stati ma ci sono membri anche di altro genere. Le organizzazioni composte da Stati si chiamano organizzazioni internazionali intergovernative o governative. Le organizzazioni non governative, invece, sono società, associazioni spesso no profit composte da individui che hanno la sede in uno Stato e una membership multinazionale.
Organizzazioni internazionali
Nella conclusione di un accordo o trattato tra Stati, essi istituiscono un ente terzo al quale attribuiscono funzioni, poteri, per consentire a questa figura di realizzare l’obiettivo stabilito dal trattato. Questo ente terzo è l’organizzazione internazionale. Per realizzare questi obiettivi l’organizzazione deve avere la capacità di rapportarsi con altre figure nel diritto internazionale (per gestire bene pace e sicurezza l’ONU si deve interfacciare con l’Unione Europea). Interfacciarsi in termini giuridici significa che l’organizzazione internazionale ha personalità, idoneità a divenire titolare di diritti e doveri ed essere capace di creare relazioni giuridiche.
Differenze tra Stati e organizzazioni internazionali
C’è una marcata differenza tra la personalità dell’organizzazione e quella degli Stati. L’Italia è uno stato che nel diritto internazionale può stipulare trattati e agire su qualsiasi argomento, campo e settore. L’organizzazione internazionale, invece, ha una personalità ma è funzionale, cioè la sua capacità di diventare titolare di diritti e doveri serve allo scopo per cui è stata istituita (es.: l’organizzazione mondiale del turismo non si può occupare direttamente della pace e sicurezza internazionale). Esempi di organizzazioni internazionali sono: ONU, Organizzazione internazionale del commercio, del lavoro, ecc. Quanto più ampio è l’oggetto e più indefiniti sono gli scopi tanto più sarà ampia la personalità dell’organizzazione. La soggettività dell’organizzazione è sia esterna, cioè può operare in rapporto con altri Stati, sia interna, cioè opera in rapporto con i suoi Stati membri.
Diritto dell'organizzazione internazionale
Tutte le regole in base alle quali l’organizzazione opera sono note anche come diritto dell’organizzazione internazionale. Il diritto internazionale è un ordinamento separato dal nostro diritto statale. Entrare a far parte di un’organizzazione dà all’Italia uno status di membro, ovvero una condizione giuridica complessiva fatta di diritti, doveri, oneri finanziari che il membro ottiene una volta entrato nell’organizzazione. Spesso, però, tali caratteristiche vengono chieste allo Stato prima di entrare. Es.: per entrare nell’UE vi è una procedura complicata in cui gli Stati candidati devono dimostrare di essere rispettosi di alcune condizioni e monitorati per un lungo periodo di tempo da parte delle istituzioni dell’UE per vedere che queste condizioni siano realmente rispettate, Albania e Turchia stanno per entrare. Per entrare nell’OMT è sufficiente una domanda di adesione. I requisiti richiesti devono essere mantenuti anche in corso d’opera altrimenti lo Stato rischia delle sanzioni.
Attività delle organizzazioni internazionali
L’organizzazione opera attraverso un’attività, che in senso giuridico significa produrre atti che hanno degli effetti giuridici. Gli atti tipici delle organizzazioni sono le decisioni e le raccomandazioni. Le decisioni sono atti vincolanti, impegno al quale gli Stati membri devono attenersi. La raccomandazione non è un atto vincolante, e l’effetto giuridico che produce la raccomandazione è il cosiddetto effetto di liceità. Esistono quindi organizzazioni che hanno una portata generale (si occupano di tantissime materie) e organizzazioni settoriali (specifiche materie) come l’organizzazione mondiale del turismo o del lavoro. Spesso uno Stato è membro di più organizzazioni contemporaneamente, l’Italia è un membro dell’UE, del lavoro, sanità, turismo, ecc.
Coordinamento tra organizzazioni
Tuttavia, se su una materia le organizzazioni non sono coordinate, uno Stato per rispettare gli impegni presi con una non rispetta gli impegni presi con un’altra organizzazione. Le tecniche per raggiungere questo coordinamento sono di 2 tipi: gli accordi di collegamento in modo che un’organizzazione diventi sussidiaria dell’altra (es: ONU e organizzazione mondiale marittima) oppure i vincoli di subordinazione, ossia delle norme che le organizzazioni si impegnano a rispettare quando operano le attività di un’altra organizzazione. Le organizzazioni più recenti, settoriali, hanno sempre all’inizio del loro statuto una clausola che impone il rispetto dell’attività dell’ONU, che può essere definita l’organizzazione per eccellenza superiore a tutte.
L'ONU e i suoi obiettivi
L’ONU è un’organizzazione nata nel ’45 con la Carta di San Francisco, ha dei fini ampi e indeterminati che le sono stati attribuiti dopo la Seconda guerra mondiale, personalità molto ampia. Originariamente nasce come organizzazione che deve mantenere la pace e la sicurezza internazionale, poi ha perseguito altri obiettivi quali il miglioramento della situazione economica e della povertà nel mondo, garantire l’autodeterminazione dei popoli, sviluppare il percorso di tutela dei diritti umani, ecc.
Organi delle Nazioni Unite
Gli organi con cui opera l’Organizzazione delle Nazioni Unite sono: un organo a rappresentanza governativa del Consiglio di sicurezza, un organo a rappresentanza di popoli dell’Assemblea generale, un organo che ha poteri esecutivi ed amministrativi ed è Segretario generale, un organo dedicato all’attività della cooperazione, dello sviluppo e del Consiglio economico e sociale, l’organo che si occupava soprattutto in passato di gestire le situazioni degli Stati falliti e li dà o prende in amministrazione fiduciaria ed infine la Corte internazionale di giustizia, che è l’organo giudiziario principale delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza è un organo a composizione governativa cioè ogni individuo rappresenta lo Stato. Sono 15 e rappresentano 15 Stati, 10 sono a rotazione biennale, 5 sono permanenti da quando è nata e sono Regno Unito, Francia, Russia, Stati Uniti e Cina (Stati vincitori della seconda guerra mondiale + Francia). Nel Consiglio di sicurezza ai sensi dell’art. 27 della carta dell’ONU, le questioni più importanti devono essere adottate con la maggioranza di 9 su 15 purché in quei 9 ci siano i membri permanenti. Ciò comporta che se uno dei 5 non è d’accordo la decisione non viene presa.
Individui e diritto internazionale
Per individui si intende persone fisiche sia persone giuridiche, ovvero società, enti che non hanno alcun ruolo nella pubblica amministrazione. Secondo la concezione classica, l’individuo non è un soggetto del diritto internazionale, non è una figura che ha dei diritti che può far valere direttamente a livello internazionale, al contrario è l’oggetto di trattati e norme da parte degli Stati. L’individuo può avere un diritto legato alle norme internazionali perché lo Stato è impegnato dal diritto internazionale a dare questo diritto, quindi è lo Stato ad avere un dovere e l’individuo a beneficiarne in modo indiretto.
Diritti umani nel diritto internazionale
Tuttavia, in alcuni settori del diritto internazionale, l’individuo acquisisce una posizione. Per esempio, crimini di guerra oppure diritti umani, che hanno avuto un riconoscimento crescente nella storia del diritto internazionale sia attraverso la stipulazione di trattati a portata universale, cioè che valgono per quasi tutta la comunità internazionale (es.: Patti del 1966 sui diritti civili e politici), ma hanno anche avuto una tutela a livello regionale (es.: la convenzione europea dei diritti dell’uomo e libertà fondamentali del 1950). Un’ulteriore spinta rafforzativa di questi diritti proviene dall’UE perché nel diritto dell’UE i diritti umani sono tra i principi generali. Ad un certo punto i diritti umani diventano anche atti europei con norme vincolanti la cui violazione può creare delle sanzioni a carico degli Stati. In particolare la Carta di Nizza, nota come carta dei diritti fondamentali dell’UE, la quale ha un valore pari a quello dei trattati. Quindi, se c’è una violazione dei diritti umani l’individuo può fare riscorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che è un organo giudiziario (giudici) internazionale che si trova a Strasburgo. Rispetto a qualche decennio fa, l’individuo ha questo diritto anche nei confronti dello Stato di cui fa parte. (Es.: violazione dei diritti ambientali, caso Ilva).
Fonti del diritto internazionale
Le fonti sono atti da cui nascono direttamente le norme giuridiche. Nel nostro ordinamento in Italia abbiamo la Costituzione, le leggi regionali, ecc. Nel diritto internazionale, comunità primitiva nella quale non c’è nessuna autorità sovraordinata, la maggior parte delle fonti vedono un accordo tra le parti nel creare la norma. Le relazioni tra gli Stati e gli altri enti dotati di personalità internazionale sono regolate dai trattati e da norme scritte di natura consuetudinaria. La consuetudine è un comportamento ripetuto nel tempo intorno al quale i membri di una società ritengono che si sia creato un obbligo. Le consuetudini nel diritto internazionale sono la fonte principale.
Consuetudini nel diritto internazionale
La consuetudine crea normalmente delle regole generali, ovvero norme che si applicano a tutta la comunità internazionale (es.: diritto di una nave di navigare sotto una bandiera dello Stato di appartenenza). Ci sono poi consuetudini che si applicano solo ad un determinato gruppo di Stati e pertanto vengono definite consuetudini particolari (es.: regolare la navigazione nel baltico). La consuetudine è diritto spontaneo, nasce in seguito ad un comportamento ripetuto e se questa ripetitività viene ripetuta e rispettata nel tempo, si crea il senso giuridico. La ripetizione nel tempo di un comportamento e il senso di doverosità ad un certo punto si uniscono e fanno nascere la consuetudine.
Accordi di codificazione
Ci sono alcuni fatti che possono provare l’esistenza della consuetudine e su questa prova gli Stati possono dibattere negando o sostenendo l’esistenza di tale consuetudine. È possibile che durante il periodo in cui si tiene il comportamento, uno o più Stati obiettino che quel comportamento non è doveroso, questi Stati sono detti obiettori permanenti. Le consuetudini, essendo diritto spontaneo, vincolanti per effetto di un comportamento e legate al fatto che per effetto di quel comportamento ci dev’essere un senso di obbligatorietà, non sono contraddistinte da un buon grado di certezza perché non si sa quando nascono, cosa coprono e cosa vogliono regolare. Per questo motivo dal 1930 in poi è iniziato un percorso teso a dare maggiore certezza a queste regole, che è poi sfociato nei cosiddetti accordi di codificazione, ovvero trattati che gli Stati stipulano tra loro e che hanno come oggetto il mettere per iscritto delle regole consuetudinarie. L’accordo di codificazione a volte ha una duplice funzione: mette per iscritto le norme consuetudinarie e, insieme a quelle norme, ne scrive di nuove (es.: Convenzione del 1982 sul diritto del mare).
Consuetudini derogabili
Altra caratteristica delle consuetudini è che sono derogabili. Il contratto è un principio giuridico che vincola le parti e queste possono, tramite il contratto, derogare a dei contenuti della legge ma soltanto per quanto riguarda quelle norme che non sono imperative (le norme imperative non si possono nemmeno modificare con contratto). Nel diritto internazionale le norme consuetudinarie possono essere modificate dagli Stati attraverso i trattati, che hanno una funzione simile ai contratti. Ci sono, però, alcune norme consuetudinarie che non ammettono la derogabilità e quindi non possono essere modificate. Quindi esistono alcune norme consuetudinarie generali che sono cogenti, cioè non possono essere derogate per trattato.
I trattati internazionali
Altra fonte del diritto internazionale sono i trattati (patti, accordi, convenzioni sono sinonimi). I trattati, analogamente ai contratti, sono degli atti conclusi da 2 o più Stati per raggiungere un determinato obiettivo. Esistono vari tipi di trattati: un trattato contratto è quello stipulato da 2 Stati per creare diritti e obblighi che i 2 Stati devono rispettare per un reciproco vantaggio. I trattati normativi, invece, sono trattati che creano delle norme giuridiche che non riguardano una prestazione specifica. Sono entrambi atti vincolanti per gli Stati che ne sono contraenti.
Trattati aperti e chiusi
I trattati aperti sono trattati nei quali può entrare chiunque. Il trattato chiuso, invece, è l’opposto. Una via di mezzo è data dalla categoria del trattato nel quale per entrare occorre seguire una procedura ben precisa (es.: trattato dell’UE). Le regole che disciplinano i trattati internazionali, interpretano sono consuetudinarie. Alcune sono vecchissime e per questo sono stati stipulati accordi di codificazione che fanno capo alle Convenzioni di Vienna, per questo si dice che la disciplina dei trattati faccia parte del diritto di Vienna.
Forme per formare un trattato
Per consuetudine sono nate 2 forme seguite dagli Stati nella storia per formare un trattato internazionale: la prima è la forma solenne e la seconda è la forma semplificata. La prima risale ai tempi in cui re, capi di Stato direttamente andavano a concludere accordi oppure lo facevano tramite loro emissari. Il mancato rispetto di uno dei passaggi di questa procedura determina l’inesistenza o invalidità del trattato internazionale. Quando gli Stati decidono di istituire un trattato possono mettersi d’accordo ed iniziare una procedura per portare un accordo bilaterale oppure un numero di Stati può convocare in una conferenza per stipulare un trattato oppure l’ONU può convocare un’assemblea per discutere il testo del trattato.
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