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Riassunto esame Diritto Ecclesiastico, prof.Ventrella, libro consigliato Manuale di diritto ecclesiastico, Finocchiaro

Riassunto per l'esame di diritto ecclesiastico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla prof. Ventrella: Diritto Ecclesiastico di Francesco Finocchiaro, dell'università degli Studi di Bari - Uniba. Scarica il file in PDF!

Esame di Diritto ecclesiastico docente Prof. C. Ventrella

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ad avvalorare questa tesi è la Convenzione di Vienna del 1969 che, se anche prescrive

che le sue norme si applichino solo ad accordi tra Stati, all'art.3 stabilisce che alcune

delle norme della Convenzione si applichino anche agli accordi tra soggetti di DI

diversi dagli Stati, ma non come regole della convenzione, ma come regole di diritto

internazionale consuetudinario.

Vi sono solitamente due modelli di Stato a seconda del loro rapporto con il fenomeno

religioso:

• Stato confessionista : lo Stato esercita una forma di controllo nel settore

religioso. Una confessione religiosa è protetta e solitamente è riconosciuta come

tollerate”;

religione di Stato, le altre religioni sono semplicemente “

• Stato laico : vige un sistema separatista. Lo Stato si disinteressa del fenomeno

religioso (laicismo buono) oppure lo avversa apertamente (laicismo cattivo),

secondo una distinzione fatta dalla Chiesa Cattolica.

La Costituzione italiana non contiene alcuna norma che qualifichi la Repubblica come

uno Stato confessionale o laico. Questo silenzio ha portato alcuni a ritenere che lo

Patti Lateranensi

Stato italiano in base all'art.7 che richiama i ed in base all'art.1 del

“sostanzialmente e formalmente

Trattato del Laterano, l'Italia fosse un Paese

cattolico”, di contro altri hanno sostenuto che in base ai principi di libertà ed

uguaglianza espressi in costituzione l'Italia fosse un Paese laico. Altra parte della

dottrina si è orientata verso l'impossibilità di ricavare dal testo costituzionale la

a posteriori

qualifica dello Stato come confessionista o laico, e pertanto ha rimandato

tale qualifica, guardando a quella che sarebbe stata la legislazione egli altri

provvedimenti degli organi dello Stato, per vedere in quale senso si sarebbero

orientati.

Ora, accogliendo quest'ultima teoria alla fine degli anni '60 alcuni hanno ritenuto di

qualificare l'Italia come Stato confessionista, ma a partire proprio da quegli anni sono

stati adottati dei provvedimenti di chiara ispirazione laica (divorzio, aborto...), tali da

far propendere poi la dottrina dal verso opposto.

Per qualificare lo Stato come confessionista o laico è possibile anche guardare ai

lavori preparatori della Costituzione , durante i quali fu rigettato un emendamento

“La religione cattolica è la religione ufficiale della Repubblica

all'art.7 che stabiliva che

italiana” emendamento Patricolo

( ). Il rigetto dell'emendamento significava che la

maggioranza dell'AC si riteneva paga della formulazione espressa, ma il silenzio ha

portato la dottrina a domandarsi se la qualifica dell'Italia non si potesse ritrovare in

altre disposizioni. Ad esempio alcuni hanno ritenuto che, in forza dell'art.7 che faceva

entrare i Patti nel nostro ordinamento, allora sarebbe entrato nell'ordinamento anche

l'art.1 del Trattato, che rimanda e riafferma il principio contenuto nell'art.1 dello

“La religione Cattolica è la religione dello Stato

Statuto Albertino, secondo il quale ”.

Questa tesi tuttavia non tiene conto del fatto che, se veramente l'art.7 avesse voluto

ottenere tale risultato si sarebbe creata un insanabile frattura con gli artt.3-8-19 della

Carta che assicurano la libertà dei singoli anche in materia religiosa. E' evidente

dunque che l'art.7 non mirava a tale risultato. art.1 del

Tali dispute dottrinali tuttavia si sono prodotte fino al 1984, in quanto l'

Protocollo addizionale all'Accordo del 18 febbraio 1984 esprime di non

“più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi,

considerare

della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano ”.

Ma allora l'Italia è uno Stato laico? No, poiché come affermato prima uno Stato laico

quantomeno si disinteressa del fenomeno religioso, cosa che non fa il nostro

ordinamento statale, pertanto si può definire l'ordinamento italiano non come laico,

libertà e pluralismo religioso

ma come ispirato ai principi di .

LA POLITICA LEGISLATIVA ITALIANA IN MATERIA ECCLESIASTICA

Lo Statuto Albertino all'art.1 stabiliva che la religione cattolica fosse la religione di

Stato, una norma voluta personalmente dal sovrano, ma che incontrò subito un

ridimensionamento ad opera del Parlamento che emanò una legge con la quale stabilì

che la differenza di religione non poteva essere oggetto di discriminazione nel

godimento dei diritti civili e politici e nell'accesso alle cariche pubbliche.

Nel 1850 poi falliti (a causa del contesto storico) i tentativi dei Savoia di rivedere gli

leggi Siccardi

accordi stipulati con la Santa Sede, furono emanare le c.d. , la prima

privilegio del foro ecclesiastico

aboliva il e la seconda autorizzava l'acquisto degli enti

(anche ecclesiastici). Due anni prima era anche stata soppressa la Compagnia di Gesù

e vietata qualsiasi sua attività su suolo piemontese.

giurisdizionalista

Tale prassi fu portata avanti anche nel Regno d'Italia attraverso quel

eversione dell'asse ecclesiastico

fenomeno che va sotto il nome di , indicante le

implicazioni economiche che ebbero due provvedimenti legislativi:

• d.luogot. n.3036/1866 : soppresse tutte le associazioni religiose e attribuì il

loro patrimonio allo Stato;

• L.3848/1867 : soppresse varie categorie di enti ecclesiastici e il loro patrimonio

allo attribuito allo Stato;

Ma la presenza a Roma della Santa Sede dopo la breccia di Porta Pia avevano posto il

problema dello status giuridico di questa e del Papa, motivo per cui fu emanata

legge delle

unilateralmente dallo Stato, nell'impossibilità di trovare un accordo, la

Guarentigie . Questa stabiliva nei suoi due titoli che al Papa erano garantiti una serie

di diritti quali l'inviolabilità della persona e il godimento di alcuni immobili

(appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato) che non sarebbero dovuti essere

più sottoposti alla legge italiana, inoltre disciplinava i rapporti tra Stato e Chiesa,

stabilendo tra le altre cose che i vescovi non erano tenuti al giuramento di fedeltà nei

confronti del re. patestas indirecta in temporalibus

Il papa dal suo canto nel 1974 esercitando la con la

Sacra Penitenzieria non expedit

aveva dichiarato non essere opportuna ( ) la

partecipazione dei cattolici alla vita politica dello Stato, dunque i cattolici non

non expedit

potevano candidarsi alle elezioni. Pio X tuttavia attenuò il con l'enciclica

“il fermo proposito” del 1905, con il quale incoraggiava i cattolici a partecipare alla

Patto Gentiloni

vita politica. Fu così che nel 1913 ebbe luogo il con il quale i cattolici

strinsero un'alleanza con i liberali di Giolitti e iniziarono a partecipare al governo del

Paese.

Dopo la Grande Guerra i Presidenti del Consiglio del Tempo si mossero per risolvere la

“questione romana”, senza tuttavia arrivare a conclusioni.

Fu solo durante il periodo fascista che qualcosa si mosse. Infatti il fascismo passò da

posizioni fortemente anticlericali a posizioni filo-cattoliche, al fine di utilizzare la

instrumentum regni.

religione come Conciliazione

Nel 1926 iniziarono delle trattative segretissime che portarono alla che

Patti Lateranensi 11 febbraio 1929

fu resa nota con la stipulazione dei l' . Il

Concordato rinunciava a parte degli strumenti giurisdizionalisti, ma ne manteneva in

vigore altri (come l'assenso governativo per la nomina dei vescovi) e addirittura

potenziava qualcuno di questi strumenti (stabilì che i vescovi dovessero giurare

fedeltà allo Stato, cosa che nelle Guarentigie non era prevista. Le religioni di

minoranza furono fortemente penalizzate da tali patti poiché era loro fatto divieto di

proselitismo e la libertà di culto pubblico era in vario modo limitata, comprimendo

delle libertà che tali confessioni avevano goduto fino ad allora.

Critiche ai patti lateranensi arrivarono non solo dalle forze dichiaratamente

anticlericali, ma anche dai cattolici antifascisti, che miravano ad un regime che non

fosse concordatario ma separatista.

Tuttavia all'interno dell'AC al di là delle opposizioni del Partito d'Azione e di quello

Repubblicano, anche il PCI si dimostrò favorevole a mantenere in vita i Patti, dato

“pace religiosa”.

l'importanza che aveva per i comunisti la Tuttavia, caduti fascismo e

monarchia si rendeva necessaria una revisione anche dei Patti, che funzionavano in un

contesto completamente diverso da quello in cui erano nati. Pertanto fu più volte

ventilata la possibilità di revisione del Concordato, una revisione che iniziò solo nel

1967 grazie ad una mozione presentata dai gruppi parlamentari di maggioranza.

Nel 1968 fu costituita una commissione paritetica italo-vaticana, che concluse i suoi

lavori solo nel 1976 e questi progetti furono presentati alle Camere all'inizio degli anni

parlamentarizzazione

'80. Non si trattava più di accordi segreti, vi era un “

dell'accordo ”, limitata tuttavia al solo Accordo del 18 febbraio 1984, mentre per il

Protocollo addizionale del 15 novembre fu il solo governo a trattare.

Le lungaggini che hanno condotto alla riforma del 1984 hanno portato i tribunali

italiani a sollevare prima di questa data, questioni di legittimità costituzionale

riguardante le norme del vecchio Concordato, in questo modo il potere giudiziario

suppliva alle lungaggini del processo di riforma.

Accordo del 18 febbraio 1984 card.Agostino Cesaroli

L' fu firmato dal e dal

pres.Bettino Craxi Protocollo all'accordo del 15 novembre

. Fu poi firmato il

1984 96 articoli 45 articoli

. Il nuovo accordo contiene in totale, contro i del vecchio

concordato, segno che disciplina una serie di materie che precedentemente erano

lasciate alla sola legislazione dello Stato. intese

Sulla falsa riga dell'Accordo con la Chiesa Cattolica furono stipulate anche con

altre confessioni:

• 1984

: con la Tavola Valdese (comprensiva di valdesi e metodisti). Frutto dei

lavori di una commissione governativa-valdese che aveva concluso i propri

lavori già nel 1978, ma la stipulazione doveva rispettare l'antica tradizione

italiana di occuparsi prima della Chiesa Cattolica e poi delle minoranze religiose;

• 1986 Assemblee di Dio in Italia Chiese avventiste del settimo

: con le e con le

giorno;

1987 l'Unione delle Comunità ebraiche

con

3. L'ORDINAMENTO STATUALE E IL FENOMENO

RELIGIOSO. I SOGGETTI “RELIGIOSI” E I POTERI

PUBBLICI

L'art.19 Cost assicura la libertà religiosa a tutti gli individui. Quando era in vigore il

vecchio Concordato questa regola subiva pesanti deroghe a proposito dell'assunzione

degli ecclesiastici nei pubblici uffici, che doveva passare dal nulla osta diocesano.

Questo limite è stato abrogato dall'Accordo del 1984.

indifferenza

Lo Stato di regola professa nei confronti delle scelte religiose degli

individui, tuttavia non è escluso che la legge possa attribuire rilevanza ad una

confessione religiosa o prevedere regimi speciali per chi riveste una particolare

qualifica nell'ambito di una confessione.

Ad esempio gli ebrei hanno, secondo una legge del 1989 diritto al riposo festivo nel

giorno di sabato.

GLI ENTI. LE FORMAZIONI SOCIALI

art.20 Cost carattere ecclesiastico fine religioso

L' prevede che il o il di un ente non

possano costituire motivo per imporre speciali limitazioni legislative o maggiori

gravami fiscali a carico di detto ente. Questo significa che la legge può sì prendere in

ecclesiastico

considerazione il carattere di un dato ente al fine di dettare norme

apposite, ma tali norme non possono essere più restrittive di quelle previste dal diritto

dello Stato per altre associazioni o istituzioni.

L.222/1985

Ma quando un ente è “ecclesiastico”? La specifica che un ente è

ecclesiastico quando sia 1) approvato dall'autorità ecclesiastica; 2) Abbia un fine

religioso o di culto.

Lo stesso avviene per le altre confessioni religiose, la cosa rilevante è che tali enti, per

essere definiti ecclesiastici devono appartenere alla confessione religiosa.

LE CONFESSIONI RELIGIOSE “confessioni religiose”,

Nella Costituzione sono citate le ma la carta fondamentale non

da una definizione di queste. La cosa implicita è che per “confessioni religiose” la

Costituzione parli comunque di un gruppo sociale, poiché l'art.8 non avrebbe senso se

riferito ad una professione di fede individuale.

Ma data la grande proliferazione di nuove religioni o pseudo tali è da capire quali lo

Stato debba considerare, ai fini del trattamento giuridico, come “religioni” e quali no.

E' ovvio che lo Stato non valuta a seconda di profili dottrinali, ma da un punto di vista

giuridico e dunque i profili che interessano sono il rapporto tra i dirigenti e gli aderenti

e quali siano le modalità di proselitismo di tali “religioni”.

risoluzione del Parlamento europeo del 1984

Secondo una i movimenti religiosi,

per essere considerati leciti devono:

Non accogliere minorenni;

• Assicurare ai proseliti un periodo di riflessioni prima di fargli assumere impegni

• finanziari o personal

Assicurare il contatto del nuovo aderente con i suoi parenti;

• L'aderente dovrebbe poter liberamente abbandonare l'organizzazione

• Non dovrebbero incoraggiare gli aderenti ad infrangere la legge

Se mancano tali requisiti le organizzazioni non possono essere considerate

“organizzazioni religiose”.

LE CONFESSIONI RELIGIOSE COME ORDINAMENTI GIURIDICI

ordinamento giuridico originario

Che la Chiesa Cattolica dia luogo ad un è

incontroverso e risulta anche dall'art.7 Cost. Tuttavia è da capire se anche le altre

confessioni diano origine ad un ordinamento giuridico.

“hanno diritto ad organizzarsi secondo i propri

L'art.8.3 disponendo che le confessioni

statuti” sembra deporre in senso positivo. Tuttavia taluni hanno ritenuto di vedere

genus

nelle confessioni religiose una forma particolare rientrante nel “associazione”.

E' incontroverso che ci siano dei profili in comune tra le confessioni e le associazioni,

ma le confessioni sono diverse poiché non traggono la propria origine da un atto

IMPULSO

negoziale, ma in forza di un che di negoziale non ha niente. Qualora un

gruppo organizzato, benchè abbia fini religiosi o di culto tragga la sua origine da un

atto negoziale, sarebbe definito come associazione e non come confessione. Da qui la

prima distinzione (associazione nasce da atto negoziale, confessione no).

Altro carattere delle confessioni che le differenzia dalle associazioni è quello di avere

propria originale concezione del mondo

una , ma si può eccepire che tale

concezione la abbiano anche altri gruppi sociali come i partiti politici, bisogna allora

aggiungere che tale concezione del mondo si basa sul presupposto dell'esistenza di un

Essere trascendente. Ma allora si cadrebbe nell'errore opposto: se prima si

includevano nella concezione di confessione religiosa anche altri gruppi sociali (come i

partiti politici), ora si tenderebbe ad escludere gruppi sociali che sono certamente

religiosi ma non credono in un essere trascendente, come

confessione religiosa “una

ad esempio i Buddisti. Pertanto si può definire la come

comunità sociale stabile, costituente un ordinamento giuridico originario e basata sul

presupposto dell'esistenza di un Essere trascendente o sulla ricerca immanente della

divinità”.

Ma qual è il CRITERIO FORMALE con cui lo Stato stabilisce quali sono confessioni

religiose e quali no al fine del trattamento giuridico da riservare ad esse (primo fra

tutti la possibilità di stipulare intese)?

La Corte Costituzionale, con sentenza del 1993 ha enunciato i seguenti criteri:

Eventuali precedenti riconoscimenti pubblici;

• Uno Statuto che esprima i caratteri dell'organizzazione;

• La comune considerazione.

Un elencazione da integrare con quanto stabilito dalla risoluzione europea poc'anzi

citata.

Tuttavia è da precisare che l'art.8 non dice che una confessione religiosa per essere

tale debba costituirsi come ordinamento, ma qualora questa lo faccia allora

quell'ordinamento è riconosciuto come tale anche dallo Stato italiano.

LA PERSONALITA' DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE NEL DIRITTO ITALIANO

principi generalmente riconosciuti

Secondo la Chiesa Cattolica ha personalità nel

diritto pubblico italiano. Tale personalità è accostabile alla soggettività pubblicistica

che presentano gli Stati stranieri nel diritto italiano. Di contro è accettato che la Chiesa

non abbia personalità nel diritto privato italiano, poiché è tradizione nel diritto italiano

indicare come titolare dei beni ecclesiastici i singoli enti della Chiesa e non questa

considerata in modo unitario. Questo vale anche per le altre confessioni.

RILEVANZA DEGLI ORDINAMENTI CONFESSIONALI NEL DIRITTO DELLO STATO

Nel caso in cui l'ordinamento italiano riconosce effetti civili all'appartenenza di una

persona fisica ad una determinata confessione (e all'eventuale qualifica rivestita), si

attua un collegamento tra l'ordinamento statale e quello confessionale. Secondo la

dottrina tradizionale il collegamento tra i vari ordinamenti giuridici è attuato secondo

tre modalità:

Rinvio recettizio specifiche

: si rinvia a norme di un dato ordinamento;

• Rinvio formale : si ha quando la legge rinvia direttamente alla fonte di

• produzione di un dato ordinamento e pertanto un rapporto dovrà essere

disciplinato secondo quanto previsto dall'ordinamento straniero, in questo caso

dall'ordinamento confessionale. E' il caso ad esempio del riconoscimento civile

dei matrimoni canonici;

Presupposto in senso tecnico : si ha quando il diritto dello Stato attribuisce

• qualifica confessionale.

rilevanza ad una

LA GIURISDIZIONE CONFESSIONALE E IL DIRITTO DELLO STATO

Il collegamento dell'ordinamento statale con quelli confessionali può importare la

atti autoritativi

rilevanza per il diritto statuale di emanati dalle confessioni religiose.

Questi possono essere atti normativi, amministrativi o anche giurisdizionali.

Per chiare ragioni di carattere storico e sociale la rilevanza degli atti delle confessioni

nel nostro Paese ha luogo in particolar modo con riferimento agli atti della Chiesa

Cattolica.

Per quanto riguarda gli atti giurisdizionali, ad esempio con l'Accordo del 1984 lo Stato

ha riconosciuto effetti giuridici alle sentenze emesse dai giudici ecclesiastici

riguardanti la nullità dei matrimoni canonici o i provvedimenti disciplinari presi

dall'autorità ecclesiastica nei confronti di ecclesiastici o religiosi.

Atti della Chiesa producono effetti nell'ordinamento anche quando sono atti

amministrativi, come per la permanenza o l'instaurazione di taluni rapporti di pubblico

impiego. Ad esempio per la nomina dei docenti dell'Uni Cattolica o per i docenti di

religione nelle scuole è richiesto un atto di gradimento dell'autorità ecclesiastica. Altro

potere di certificazione

potere della Chiesa rilevante agli effetti civili è il , cioè il

potere di attestare una determinata situazione giuridica (Es. Il parroco attesta la

celebrazione di un matrimonio ai fini della sua trascrizione nei registri dello Stato civile

e tale certificazione ha effetti nell'ordinamento interno).

Anche taluni atti di confessioni non cattoliche possono avere effetti nell'ordinamento

statale.

Varie norme contenute nelle varie intese riconoscono ad esempio il potere ai ministri

di culto di celebrare matrimoni civilmente validi.

Le potestà confessionali incontrano un limite al loro riconoscimento nell'ordinamento

statale nei limiti imposti dai diritti inviolabili sanciti in Costituzione. Ma anche quando

l'esercizio delle potestà confessionali sia riconosciuto come valido dallo Stato, gli atti

prodotti in forza di ciò non sono esenti da controlli, ad esempio le sentenze di nullità

dei matrimoni canonici devono, per produrre effetti, essere dichiarate

esecutive dall'autorità giudiziaria italiana.

POTERI E UFFICI DELLO STATO AVENTI COMPETENZA IN MATERIA

ECCLESIASTICA

Presidente della Repubblica : ha il potere di 1)Nominare i plenipotenziari per la

conclusione dei trattati con le confessioni; 2)Ratificare, previa autorizzazione del

Parlamento, i Concordati. Per quanto riguarda le confessioni non cattoliche esercita il

suo potere promulgando le leggi basate su intese.

Presidente del Consiglio : rappresenta lo Stato nei rapporti con le varie confessioni.

Consiglio dei Ministri : è competente a presentare al Parlamento il disegno di legge

di autorizzazione alla ratifica dei concordati o delle intese, inoltre determina e

mantiene l'indirizzo politico dello Stato in materia ecclesiastica.

Ministro dell'Interno : ha una competenza generale in materia ecclesiastica,

competenza che precedentemente era affidata al Ministro della Giustizia. Presso il

ministero dell'interno al fine di amministrare la materia ecclesiastica opera la

Direzione centrale degli affari dei culti che, tra le altre cose si occupa della

vigilanza riguardo alle confessioni che ancora non hanno stipulato intese e che

legge sui culti ammessi

pertanto, essendo soggette alla c.d. , sono soggette al

potere di controllo dello Stato riguardante tra l'altro la nomina dei ministri di culto.

La Direzione ha amministrato fino al 1987 tre Fondi:

Fondo per il culto “supplementi di congrua”

: serviva a corrispondere agli

• appartenenti al clero cattolico che ne avevano diritto;

Fondo di religione e di beneficenza della Città di Roma

• Fondi di religione delle nuove province

Nel 1987 questi Fondi sono stati soppressi ed il loro patrimonio riunito nell'unico

Fondo edifici di culto (FEC)

Fanno parte del FEC tutti gli edifici di culto acquisiti dallo Stato a seguito delle leggi

eversive di fine Ottocento. Il FEC è una persona giuridica pubblica, rappresentata però

organo dello Stato

giuridicamente dal Ministro dell'Interno, si configura quindi come un

dotato di personalità giuridica.

Organi periferici del Ministero dell'Interno (per la materia ecclesiastica e non solo)

sono le prefetture.

UFFICI ECCLESIASTICI ORGANIZZATI DALLO STATO PER L'ASSISTENZA

SPIRITUALE DELLE COMUNITA' SEPARATE

Accanto agli uffici pubblici aventi competenza in materia ecclesiastica, esistono anche

uffici ecclesiastici organizzati dallo Stato stesso per l'assistenza spirituale di Forze

comunità

armate, ospedali, carceri e tutte quelle che vanno sotto il nome di

separate .

L'assistenza spirituale delle comunità separate tende a realizzare in concreto il diritto

di libertà religiosa in quanto consente agli individui che trascorrono la maggior parte

del loro tempo in edifici dello Stato di avere un conforto spirituale da parte della

confessione da essi professata. L.128/1969

Ad esempio per gli ospedali è stata emanata la , soprattutto per gli

acattolici, poiché la legge prescrive il dovere di tutto il personale sanitario di

trasmettere alla direzione l'eventuale richiesta pervenuta dal paziente di assistenza

“reperire i ministri di religione diversa dalla cattolica

spirituale e la direzione dovrà

secondo le richieste dell'infermo”.

Per quanto riguarda l'assistenza spirituale dei cattolici invece, l'Accordo del 1984

prevede che i ministri di culto chiamati ad assolvere tale compito debbano essere

designazione

nominati dallo Stato previa dell'autorità ecclesiastica.

ordinario militare

Per quanto riguarda le Forze Armate tale servizio è diretto dall' , un

cappellani militari

vescovo rivestito di dignità arcivescovile. I sono nominati con

ordinario militare.

decreto del Capo dello Stato previa designazione da parte dell' I

cappellani militari vengono inquadrati nell'ordinamento gerarchico militare e il loro

grado è equiparato a quello degli ufficiali.

Un d.p.r. Del 1999 ha disciplinato anche l'assistenza spirituale per il personale cattolico

della Polizia di Stato.

Per i militari o gli agenti appartenenti a religioni non cattoliche, l'assistenza è

organizzata volta per volta a seconda delle richieste avanzate dall'individuo, ma sono

dettate norme specifiche per gli appartenenti a quelle confessioni che hanno stipulato

Intese con lo Stato.

4. LA COSTITUZIONE ITALIANA E IL FENOMENO

RELIGIOSO

La Costituzione del '48 ha adottato un duplice criterio nella disciplina del fatto

religioso: da una parte ha garantito la libertà religiosa individuale (art.2-19), dall'altra

ha garantito la libertà delle confessioni religiose in misura uguale per tutte (art.8.1).

Per comprendere al meglio le norme relative alla libertà religiosa è necessario

coordinarle in SISTEMA, non solo tra di loro, ma anche con norme che non riguardano

direttamente questa materia, ma presentano caratteristiche comuni con il diritto di

libertà religiosa, come la libertà di manifestare il proprio pensiero (art.21) o la libertà

di associazione o di riunione, ma anche con le norme che disciplinano i rapporti che lo

Stato ha con gli ordinamenti diversi da quello proprio e quindi con gli artt.10-11.

pluralismo

Compiuta questa analisi è agevole scorgere la misura del garantito dalla

originarietà

Costituzione e del riconoscimento che questa fa negli artt.7-8 dell' degli

ordinamenti che possono costituirsi in seno alla comunità statale ed essere del tutto

indipendenti da quest'ultima.

Ma come già detto, la Costituzione oltre a garantire la libertà dei singoli in merito

all'opzione religiosa, garantisce anche il diritto all'esistenza e all'organizzazione di

istituzioni religiose,

varie sorte da iniziative del tutto autonome ed indipendenti dallo

Stato e senza le quali non sarebbe garantita una piena libertà di scelta agli individui.

art.19 Cost.

Sono da ricordare in materia l' Che garantisce la libertà religiosa e

“purchè non si tratti di riti contrari al buon costume

l'esercizio di culto ”.

contrari all'ordine pubblico”,

Originariamente era contenuta anche la formula “

dell'art.1 L.1159/1929,

ricalcando il testo ma un emendamento proposto da

Calamandrei, ritenendola una formula di stampo poliziesco riuscì ad abrogarla.

art.20 Cost

L' invece disciplina il trattamento paritario delle associazioni od istituzioni

speciali limitazioni

con fine di religione, che non possono essere soggette a “

legislative, né speciali gravami fiscali”.

LE TESI DOTTRINALI SULL'ART.7.1 DELLA COSTITUZIONE

Prima di tutto occorre dire che è pacifico che l'art.7 riconosca il carattere originario

dell'ordinamento canonico. In realtà l'originarietà dell'ordinamento della Chiesa

prescinde dal riconoscimento che ne fa una norma dello Stato, in quanto tale

statualità del diritto

originarietà già risultava dal tempo del tramonto della teoria della

e dal fatto che, stipulando i Patti del 29 l'Italia abbia trattato con la Santa Sede su un

terreno di assoluta parità, riconoscendone quindi implicitamente il carattere originario

del suo ordinamento. La norma dell'art.7 non fa altro quindi che confermare tale

originarietà, proteggere

ma fa anche di più, mira anche a tale originarietà. Infatti degli

atti dello Stato che (implicitamente o esplicitamente) trattassero l'ordinamento

canonico alla stregua di un ordinamento subordinato a quello statale sarebbero

illegittimi per violazione dell'art.7. Ma non solo, tale norma serve anche ad escludere

l'evento opposto, ossia la subordinazione dello Stato alla Chiesa.

art.7.2

Comunque, già nel '48 alcuni giuristi hanno sostenuto che l' avesse

costituzionalizzato

“ ” i Patti Lateranensi. Con ciò le disposizioni dei Patti avrebbero

acquistato il rango di norme costituzionali e come tali non solo non sarebbero potute

essere abrogate da legge ordinaria, ma avrebbero prevalso anche su norme generali

“norme speciali”.

della stessa Costituzione in quanto Questa teoria è stata seguita

anche dalla giurisprudenza della Cassazione in una sentenza del 1964.

“costituzionalizzazione”,

Abbandonata in seguito la tesi della si è arrivati ad affermare

che in realtà ad essere costituzionalizzate non fossero le singole norme dei Patti, ma lo

principio concordatario

stesso “ ”, tesi alla quale si contrappone quella della

principio pattizio

costituzionalizzazione del , secondo il quale eventuali nuovi accordi

potrebbero aver luogo solo se dovessero disciplinare le stesse materie previste dai

patti ed eventuali accordi disciplinanti materie diverse non sarebbero protetti

dall'art.7. norma sulle fonti del diritto

Altri autori hanno sostenuto che l'art.7 fosse una ,

norme

sostenendo che servisse a disciplinare le norme concordatarie come “

atipiche gradino itnermedio

”, occupanti un tra legge ordinaria e norme costituzionali.

Si è giunti a questa conclusione perchè pur avendo le norme concordatarie la forma

della legge ordinaria (sono entrate nell'ordinamento con la l.810/29), esse resistono

all'abrogazione da parte di un'altra legge ordinaria, al pari delle norme costituzionali,

che tuttavia non possono derogare.

L'ART.7 E I PATTI LATERANENSI NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE

COSTITUZIONALE sent.

La prima vera sentenza della Corte Costituzionale riguardante l'art.7 è la

n.30/1971 non sancisce solo un generico

, con la quale la Corte stabilisce che l'art.7 “

principio pattizio da valere nella disciplina dei rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, ma

contiene altresì un preciso riferimento al Concordato in vigore e, in relazione al

contenuto di questo, ha prodotto diritto ”.

L'art.7 secondo la Corte, guardando alle sue pronunce successive, aveva prodotto

diritto in quanto aveva equiparato le norme di origine concordataria alle norme poste

da leggi costituzionali, ma le norme concordatarie potevano essere sottoposte a

principi supremi

giudizio di costituzionalità qualora in contrasto con i “ ”

della Costituzione.

Tuttavia non è ben chiaro quali e quale estensione abbiano tali principi supremi,

pertanto la Corte gode di un'ampia discrezionalità nel determinarli.

Inoltre la giurisprudenza della Corte è stata oscillante nel determinate QUALI fossero le

protette

norme protette dall'art.7. In un primo momento la Corte ha ritenuto non solo

le norme di origine concordataria introdotte dalla L.810/29, ma anche quelle poste

dalla leggi coeve come quella concernente gli enti ecclesiastici. In una successiva

sentenza del 1977 la Corte ha poi affermato che l'art.7 proteggesse solo la 810/29 che

aveva dato esecuzione ai Patti del Laterano. Ma alla luce di questa sentenza del '77 si

può dire che attualmente la protezione dell'art.7 sia limitata al Trattato essendo il

Concordato stato abrogato dall'Accordo? O l'art.7 protegge anche detto Accordo? La

Corte sembra deporre nel secondo senso, con l'avallo di una parte della dottrina che

sostiene che se così non fosse allora gli Accordi riguardanti la Chiesa Cattolica

avrebbero un trattamento inferiore rispetto alle Intese stipulate con le confessioni

acattoliche che sono protette costituzionalmente dall'art.8. Tuttavia l'Accordo,

ex novo

ancorchè riprodurre il Concrdato del '29 mira nella sostanza a disciplinare i

rapporti tra Stato e Santa Sede, poiché difatti ben poco è rimasto del vecchio

Concordato nei nuovi Accordi. Tuttavia è da notare che l'art.7 ha una formulazione

esplicita e tutela espressamente solo i Patti Lateranensi del '29 ed inoltre anche

sostanza

guardando alla non vi sarebbe un trattamento deteriore della Chiesa

Cattolica, poiché l'Accordo del 1984 sarebbe comunque protetto costituzionalmente

dall'art.10 come un qualsiasi trattato internazionale. Tuttavia, al di là delle opposte

posizioni dottrinali, l'orientamento attuale della Corte Costituzionale è quello di

ricomprendere nella protezione fornita dall'art.7 anche i nuovi Accordi, e di questo

bisogna prendere atto.

5. LO STATO E LE CONFESSIONI RELIGIOSE

NELLA COSTITUZIONE

art.8 Cost.

L' Recita: “ (1)Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

(2)Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in

quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. (3)I loro rapporti con lo Stato sono regolati

per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Questa norma costituzionale ha dato luogo a numerose dispute dottrinali, in

natura giuridica

particolare in merito alla delle Intese.

Una prima tesi nega alle Intese qualsiasi valore giuridico, degradandole a semplici

sulla base di intese”

“atti politici”; secondo questa tesi dunque la formula “ non

sarebbe giuridicamente vincolante ed il legislatore nell'emanare la legge potrebbe

discostarsi a suo piacimento da quanto è stato stabilito nell'Intesa.

condizione di

Altra parte della dottrina ha ritenuto invece che le Intese fossero “

legittimità costituzionale ”, poiché quando il legislatore voglia legiferare in materia

di rapporti con una confessione e qualora con questa confessione esista un'intesa, il

legislatore non può discostarsene, ma deve riprodurre fedelmente quanto stabilito

nell'Intesa. Questa teoria è rafforzata anche dal fatto che la formula dell'art.8.3

“riserva di legge aggravata”,

sembra assumere la forma di una aggravata appunto dal

fatto che prima di legiferare occorre stipulare un'Intesa.

IL CONTENUTO DELLE INTESE

Ma ci sono materie che le Intese possono contenere e altre che non possono

contenere? In realtà l'Intesa è ammissibile per qualsiasi materia purchè non contrasti

con una norma o un principio costituzionale.

E' da escludere quindi che lo Stato, attraverso un'Intesa possa derogare al principio di

libertà religiosa o che una confessione possa rinunciarvi in cambio di un compenso in

denaro o simili. DIRITTO INTERNO DIRITTO ESTERNO?

INTESE COME ATTI DI O DI

atti di diritto interno,

La dottrina prevalente considera le Intese come poiché vede

ordinamenti non-primari.

nelle confessioni diverse dalla cattolica degli Dove però si

assuma che queste confessioni siano effettivamente ordinamenti primari allora le

atti di diritto esterno.

Intese devono essere considerate senza dubbio Ma allora qual è

la differenza tra Intese e Concordati? I Concordati sono disciplinati nell'ambito del

Diritto Internazionale, mentre le Intese non sembra siano prese in considerazione da

parte di alcuna norma (consuetudinaria o pattizia) di tale ordinamento). Ciò però non

esterno

mina il carattere delle Intese, poiché l'ordinamento internazionale non è il solo

ordinamento esterno esistente. In definitiva si può dunque dire che le Intese sono atti

esterno

di diritto che hanno luogo in un ordinamento creato di volta in volta dalla

volontà dello Stato che si incontra con quella della confessione religiosa.

LA LEGGE PER L'ESECUZIONE DELLE INTESE NEL SISTEMA DELLE FONTI DEL

DIRITTO legge d'esecuzione dell'Intesa

L'iniziativa legislativa per la presentazione della

compete esclusivamente al Governo, poiché esso è l'organo deputato a stipulare le

Intese.

Particolarità della legge d'esecuzione dell'intesa è che, nel corso del dibattito

parlamentare, non è prevista e permessa la presentazione di emendamenti.

LE LEGGI SUI CULTI AMMESSI culti ammessi

Durante il biennio 1929-1930 furono emanate due leggi sui c.d. .

L. 1159/1929 r.d.289/1930

Si tratta della e del . Le leggi emanate sulle basi di Intese

prevedono esplicitamente di abrogare la disciplina prevista dalla legislazione

precedente per la confessione con cui è stata stipulata l'Intesa.

6. LA LIBERTA' RELIGIOSA NELL'ORDINAMENTO

ITALIANO

Accanto alle più volte citate disposizioni costituzionali, in materia di libertà religiosa

esistono anche altre fonti, appartenenti al diritto internazionale o al diritto interno:

TRATTATI INTERNAZIONALI BILATERALI: è caso ad esempio dei Trattati conclusi tra

Italia e Jugoslavia alla fine della Grande Guerra, quando furono attribuiti all'Italia i

territori di Trieste, quello dell'Istria e della Dalmazia in cui erano presenti folti gruppi di

ortodossi (accordi che sarebbero stati rivisti nel 1925 poiché i primi non avevano

tenuto conto della grande diversità etnica di queste zone).

TRATTATI INTERNAZIONALI MULTILATERALI: si tratta di una categoria abbastanza

trattato di pace tra

numerosa, ma sono da citare alcune di queste convenzioni: il

Italia e Alleati obbligò l'Italia a rispettare la libertà di culto (compresa nel più ampio

genus Convenzione Europea per la

dei diritti e delle libertà fondamentali); la

salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali del 1950 che

riconosce ad ogni persona la libertà di professare e di cambiare liberamente la propria

religione, inoltre essa tutela l'uguaglianza delle confessioni religiose; da tempo inoltre

numerose Convenzioni internazionali hanno escluso il motivo religioso come motivo di

campo del lavoro

discriminazione nel .

ONU

: l'ONU ha, secondo l'Art.1 del suo stesso Statuto, il fine di promuovere e

incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (e tra queste

dunque la libertà di religione). L'ONU non avendo poteri legislativi mondiali ha assolto

il proprio compito predisponendo numerosi progetti di convenzione in materia ed

aprendo tali progetti alla firma degli Stati. Dichiarazione Universale dei diritti

DICHIARAZIONI DELL'ONU: Da ricordare la

dell'uomo del 1948 .

RISOLUZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO: l'Europarlamento si è pronunciato in

risoluzioni,

materia attraverso atti non vincolanti che tuttavia seguono la prassi degli

Risoluzione sul rifiuto del servizio

stati europei. Esempi di tali risoluzioni sono la

militare per motivi di coscienza sulle sette in Europa.

o quella

NEL DIRITTO PRIVATO: di cui vedremo ora

LIBERTA' COME DIRITTO SOGGETTIVO PUBBLICO

art.19 Cost diritto soggettivo

L' stabilisce che la libertà religiosa è un appartenente

sia ai singoli sia ai gruppi sociali e consistente in tre libertà:

professare

Di la religione;

• propaganda

Di in materia religiosa;

• Dell'esercizio del culto pubblico e privato

• diritto soggettivo, diritto soggettivo

Ma la libertà religiosa non è solo un è un

pubblico , nel senso che può essere azionato contro lo Stato da singoli o da gruppi che

dovessero veder leso il proprio diritto da parte di un provvedimento di un organo dello

Stato. diritto soggettivo interesse legittimo?

Ma può il di libertà religiosa degradare a mero La

Corte Costituzionale nella quasi totalità delle sue sentenze in merito risponde che

questo può accadere solo nel caso in cui è attribuito dalla stessa Costituzione un tale

potere all'autorità di governo. Ma ci sono anche rare sentenze in cui la Corte afferma

che tale diritto può essere compresso dall'autorità governativa per ragioni di ordine

pubblico o di sicurezza pubblica. Tali seconde sentenze, disciplinando generici interessi

dello Stato, possono offrire occasione al governo di derogare con ampia discrezionalità

al diritto dei singoli o dei gruppi in merito alla libertà religiosa, ma l'orientamento

prevalente della Corte è il primo, quindi non c'è da preoccuparsi.

La violazione da parte dell'autorità di governo di questo o di altri diritti soggettivi

comporta anche l'imputazione dell'individuo che incarna tale autorità ai sensi

dell'art.28 Cost.

IL PARTICOLARE SIGNIFICATO DI ROMA

“in considerazione del carattere sacro della

L'art.1 del Concordato prescriveva che

città Eterna, […] il Governo italiano avrà cura di impedire in Roma tutto ciò che possa

essere in contrasto con detto carattere”. C'è da chiedersi se, nel vigore del

Concordato, questa norma non comportasse una compressione della libertà religiosa

all'interno della città di Roma, ma la risposta da dare è negativa, almeno guardando al

periodo post-48; ora il problema non si pone più poiché l'Accordo del 1984 dice solo

“la Repubblica italiana riconosce il particolare significato che Roma, sede

che

vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità”, una formula che non consente

evidentemente al governo di comprimere il dir. Di libertà religio.

LA LIBERTA' RELIGIOSA NEI RAPPORTI PRIVATISTICI diritto

NEL DIRITTO DI FAMIGLIA: se la libertà religiosa è senza dubbio un

soggettivo pubblico, ciò non significa che esso non sia valido anche nei rapporti tra

privati. Nell'ambito del diritto di famiglia ad esempio tale diritto entra in gioco

art.147 cod. civ. entrambi i coniugi “mantenere ed educare

nell' Il quale impone ad di

la prole, tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei

figli”. Questa norma, pur non parlando esplicitamente di libertà religiosa, la contiene

poiché l'opzione religiosa è parte dell'educazione della prole. Inoltre essa prescrive che

avviamento,

tale educazione non può che rappresentare solo un in quanto il figlio,

raggiunta la capacità di discernimento ha diritto di scegliere la propria religione senza

essere influenzato dai genitori (inclinazioni naturali ed ispirazioni dei figli). Nel caso di

coniugi di orientamento religioso diverso precedentemente era data preminenza alle

scelte del padre nelle scelte educative, ora ovviamente non è più così e quindi i

genitori devono trovare un accordo sull'indirizzo dell'educazione da dare ai figli (e

dunque anche sulla religione alla quale avviarli), in caso contrario a decidere sarà il

tribunale per i minorenni.

La libertà religiosa dev'essere preservata anche nei rapporti tra coniugi. E' ammessa la

reciproca influenza, ma solo se scevra da forme di fanatismo. La fede religiosa di uno

dei coniugi inoltre non può rappresentare motivo di addebito della separazione, a

meno che tale fede, caduta nel fanatismo, non diventi causa del venir meno ai compiti

di coniuge e soprattutto di genitore.

NEI RAPPORTI DI LAVORO: la L. 604/1966 stabilisce che il licenziamento del

nullo

prestatore d'opera a causa della fede professata da questo è . Del pari sono nulli

gli atti che subordinano l'assunzione, l'attribuzione di qualifiche o il trasferimento di un

lavoratore alla sua appartenenza religiosa.

Ci sono però dei casi particolari.

Alcune norme escludono talune persone (come ministri di culto o ecclesiastici)

dall'impiego in talune funzioni o dall'assolvere pubbliche funzioni. Tali norme non

violano la libertà di religione, anzi la agevolano poiché sono dirette ad evitare a tali

individui di assumere incarichi non consoni alla mitezza d'animo che dovrebbe

contraddistinguere le loro qualifiche, così è ad i sacerdoti sono dispensati dal servizio

militare o dall'assumere le funzioni di giudice di pace.

rapporti di lavoro presso enti confessionali

Diverso è il caso dei che richiedano

per i propri dipendenti l'appartenenza ad una determinata confessione. In questo caso

sarebbe legittimo subordinare l'assunzione o il licenziamento all'appartenenza ad una

Direttiva europea 78/2000

determinata confessione. Al riguardo è stata emanata la

che consentiva agli stati di mantenere nella propria legislazione nazionale in materia

di rapporti di lavoro disposizioni che contemplino una differenza di trattamento basata

sulla religione o sulle proprie convinzioni personali, nel caso il rapporto di lavoro si

svolga in organizzazioni pubbliche o private fondate sulla religione. Tale differenza di

trattamento non costituisce discriminazione poiché in tali enti l'appartenenza ad una

determinata confessione è un requisito essenziale per svolgere la prestazione

lavorativa.

Questo problema si è posto anche nell'ambito del pubblico impiego e segnatamente

Università Cattolica del Sacro Cuore

per quanto riguarda l' , i cui docenti fanno

parte del corpo dei professori universitari dello Stato, ma di cui il Concordato ne

subordinava l'assunzione al nulla osta della Santa Sede. L'Accordo del 1984, pur

mutando nella forma, non muta la sostanza di questa norma. Anche la Corte

Costituzionale è stata investita del problema, vedendo porsi il problema della

eventuale incompatibilità di detta norma concordataria con gli artt.3-19-33 Cost. Per la

Corte tale norma non è in contrasto con gli artt.19 e 33 poiché la libertà dei docenti è

tutelata poiché essi possono sempre recedere dal rapporto di lavoro quando non

condividano più le finalità dell'istituzione universitaria e non è in contrasto con l'art.3

poiché la disposizione concordataria è anzi una specificazione dello stesso principio di

libertà religiosa dell'Università di darsi un proprio indirizzo religioso e di mantenerlo.

L'UGUAGLIANZA NEL TRATTAMENTO DEI SINGOLI E DI TUTTE LE CONFESSIONI

RELIGIOSE

art.3 Cost eguaglianza formale

L' nel suo primo comma esprime il principio di ,

vietando pertanto al legislatore e agli altri organi dello Stato di emanare

provvedimenti discriminatori a seconda della religione, del sesso e così via. Tuttavia

art.3.2

l'art.3.1 può essere violato dal legislatore al fine di dare attuazione all' , che

eguaglianza sostanziale

prescrive il principio di , una norma programmatica che

impegna la Repubblica a rimuovere i limiti di ordine economico e sociale che

pieno sviluppo della persona umana

impediscono il , ma per fare ciò lo Stato deve

seguire il principio per cui è necessario “trattare situazioni uguali in maniera uguale e

situazioni diverse in maniera diversa”, pertanto il legislatore per dare attuazione alla

norma programmatica del secondo comma dovrà necessariamente derogare al

principio di eguaglianza formale. art.8

Ma se l'art.3 protegge dalle discriminazioni i singoli cittadini è invece l' a recitare

“tutte le confessioni religiose sono egualmente libere di fronte alla legge

che ” e a

disciplinare quindi l'eguaglianza di tutte le confessioni. Ma vi è un evidente differenza

di trattamento nei riguardi della religione cattolica, l'unica con la quale è stato

stipulato un Concordato e non un'Intesa, inoltre emanando una legge diversa in

attuazione alle diverse intese, lo Stato fa differenza anche tra le confessioni

acattoliche. C'è da domandarsi se allora la parità di trattamento derivi da un

estensione dall'art.3 alle formazioni sociali, ma la giurisprudenza della Corte

Costituzionale non depone in tal senso, intendendo che esso valga solo per le persone

fisiche. art.8

Ma è certo che l' prescriva davvero l'uguaglianza di tutte le confessioni? Se così

eguaglianza sostanziale

fosse infatti lo Stato, nel quadro del principio di , dovrebbe

assicurare a tutte le confessioni uguali mezzi per raggiungere i propri fini e quindi

anche stessi mezzi economici. Tuttavia è chiaro che le confessioni nella realtà non

dispongono degli stessi mezzi, sarebbe quindi compito dello Stato fornirglieli? In

questo quadro lo Stato dovrebbe o finanziare le confessioni più svantaggiate o

penalizzare quelle più avvantaggiate, ma è ovvio che nessuna delle due strade è

percorribile. Il compito dello Stato sembra allora essere più limitato, fermandosi a

rimuovere quelle situazioni di privilegio create dallo Stato stesso a favore di una

confessione.

Ma allora come si giustifica il diverso trattamento della regione Cattolica? La Corte

Costituzionale, interrogata sul tema con riferimento all'eventuale contrasto dell'art.7

con il principio di uguaglianza contenuto nell'art.3 ha sentenziato che il principio di

uguaglianza non sia ascrivibile tra i principi supremi dell'ordinamento riguardo a tutte

le caratteristiche elencate (sesso, razza ecc.), pertanto l'art.7 costituirebbe una deroga

a tale principio. Secondo la Corte infatti è possibile derogare al principio di

ragionevoli”.

uguaglianza, purchè la deroga sia supportata da motivazioni “

LE FACOLTA' PROMANANTI DAL DIRITTO DI LIBERTA' RELIGIOSA

diritto di libertà religiosa

In riferimento al ai singoli sono riconosciute le seguenti

facoltà: professare

Di la propria fede (in maniera individuale o associata);

• Esercitare il culto (in privato o in pubblico)

• Fare propaganda della propria religione

• Tutte le altre facoltà garantite dalla Carta che vanno a toccare anche l'aspetto

• religioso (Es. libertà di associazione, riunione, di fondare associazioni e così via)

LA LIBERTA' DI COSCIENZA; L'ATEISMO

E' stato sostenuto che lo Stato dovrebbe garantire, oltre che la libera manifestazione

del pensiero, anche il libero formarsi del pensiero, garantendo che questo processo di

formazione avvenga nell'individuo in modo autonomo, senza influenze da parte

dell'esterno e che sarebbe compito dello Stato rimuovere tali influenze. Questa

libertà di coscienza

rivendicazione ha preso il nome di , cioè la libertà che il pensiero

dell'individuo si formi in modo autonomo ed indipendente dalle influenze esterne.

Tuttavia per garantire tale libertà lo Stato dovrebbe mettere in atto un'opera di

azzeramento di tutte le varie culture presenti in Italia, sia religiose, ma anche politiche

o filosofiche. E' ovvio che ciò non può accadere, pertanto tale rivendicazione è

inconsistente.

Comunque, la libertà religiosa importa anche la protezione di chi non prova

atei

sentimento religioso, degli in altre parole. Gli atei sono liberi di manifestare il

proprio pensiero con qualunque mezzo, possono costituire associazioni e anche fare

proselitismo, ma non sono qualificati come “confessioni religiose”, pertanto non

possono stipulare intese con lo Stato.

LA PROFESSIONE RELIGIOSA, L'APRATENENZA CONFESSIONALE

professione di fede diritto

La importa il di dichiarare in pubblico ed in privato a

quale confessione si appartiene e quali sono i principi a cui ci si ispira.Ma lo Stato può

interessarsi dell'appartenenza a questa o a quella confessione dei suoi cittadini?Nel

Codice privacy è previsto che i dati sensibili (tra cui l'appartenenza) ad una

confessione religiosa possono essere oggetto di trattamento da parte di terzi solo con

il consenso dell'interessato e con l'autorizzazione del Garante della privacy. I privati

poi non possono in alcun modo fare indagini sull'appartenenza religiosa di altri privati,

schedare

ai sensi di una legge del 1970. Per lo Stato invece è previsto un divieto di i

anagrafe religiosa liberamente

cittadini, ma è ammessa un' , basata su dichiarazioni

rese dai cittadini e utile tra l'altro a bilanciare le diverse esigenze delle confessioni a

seconda del numero di fedeli.

insegnamento della religione cattolica nelle scuole

E per quanto concerne l' ? Nel

periodo di vigore del Concordato l'art.36 prevedeva che la religione cattolica dovesse

dispensa

essere insegnata nelle scuole e che i non cattolici potessero chiedere una da

tale insegnamento. Tuttavia questa appariva una norma discriminatoria, poiché i non

cattolici, richiedendo la dispensa si autodiscriminavano. Le cose sono cambiate con

l'Accordo del 1984, il quale prevede che TUTTI coloro che si iscrivono devono operare

la scelta di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica. In questo

modo, facendo effettuare la scelta a tutti viene meno il carattere discriminatorio.

IL GIURAMENTO NEL PROCESSO davanti

Il codice di procedura penale del 1930 imponeva ai testimoni un giuramento “

a Dio”. 1979

La Corte Costituzionale con sentenza del ha dichiarato illegittima la

norma dell'articolo del codice per la parte “davanti a Dio”. Con l'entrata in vigore del

nuovo codice di procedura penale poi il problema si è risolto del tutto, almeno per

quanto riguarda il processo penale, poiché il nuovo codice non prevede più che i

testimoni prestino giuramento. Tale difficoltà tuttavia continuava ad esistere per il

processo civile, ma è intervenuta la Corte Costituzionale nel 1995 riscrivendo il testo

dell'articolo del codice di procedura civile che prevedeva il giuramento dei testimoni.

PROFESSIONE DI FEDE E OBIEZIONE DI COSCIENZA

Può darsi che un dovere imposto dall'ordinamento statale vada contro i dettami di una

confessione religiosa, ad esempio alcune confessioni possono escludere di pagare i

tributi, usare determinati rimedi terapeutici o prestare servizio militare. Tuttavia per il

nostro ordinamento non ci si può sottrarre ad un obbligo previsto dalla legge, salvo

che non sia la stessa legge a prevedere una deroga all'adempimento a tali obblighi in

presenza di motivi etici o religiosi. obiezione di

Un problema che ha interessato questo ambito è stato quello dell'

coscienza al servizio militare . Il legislatore era venuto incontro agli obiettori già

1972

con una legge del , con la quale gli obiettori potevano prestare, in luogo del

servizio militare, un servizio civile di durata superiore a 8 mesi rispetto al servizio

militare. La durata è stata poi parificata. Tuttavia in passato il riconoscimento

dell'obiezione di coscienza dell'individuo doveva essere valutata da un'apposita

Commissione ministeriale , alla quale spettava il compito di individuare

eventualmente l'insussistenza dei motivi addotti dall'obiettore, ma l'obiettore non

doveva motivare la domanda. Nel 1994 la Commissione ministeriale è stata soppressa

diritto soggettivo.

e l'obiezione di coscienza al servizio militare è diventata un

I GIORNI FESTIVI

Il rispetto dei giorni festivi è un obbligo di coscienza dei credenti.

Per quanto riguarda i giorni festivi della religione cattolica, essi sono entrati a far parte

del calendario civile in forza prima del Concordato e poi dell'Accordo del 1984, che

riconosce come giorni festivi la domenica e tutte le altre festività cattoliche.

Ma anche le altre confessioni hanno dei giorni festivi, molte volte diversi da quelli della

religione cattolica che sono entrati a far parte del calendario civile, quindi quali

provvedimento ha adottato la Repubblica per venire incontro alle esigenze di chi

professa una fede diversa da quella cattolica? Lo Stato ha cercato di tutelare il diritto

di godere dei giorni festivi degli acattolici nell'ambito delle varie Intese. Ad esempio

avventisti ebrei

per gli e per gli il giorno festivo è il sabato. Nelle intese firmate con

queste confessioni allora lo Stato garantisce agli aderenti a queste confessioni

religiose il diritto di fruire del riposo sabbatico, salvo poi recuperare la giornata

lavorativa di domenica. La legge d'esecuzione dell'intesa con le comunità ebraiche

inoltre disciplina altre sette festività ebraiche, per un totale di 15 giorni all'anno di

riposo, oltre ai sabato.

Le norme anzidette tuttavia non comportano variazione nel computo dei termini legali

secondo

in nessun caso, poiché secondo l'art.2963 cod. civ. I termini sono computati “

il calendario comune”.

L'ESERCIZIO PUBBLICO DEL CULTO E L'APERTURA DI TEMPLI E ORATORI

Per quanto riguarda il problema dell'apertura dei luoghi di culto, questo coinvolge

culti

principalmente le confessioni minoritarie, poiché nel vigore delle leggi sui c.d.

ammessi, tali confessioni non godevano di un vero e proprio diritto ad aprire templi o

autorizzazione governativa

oratori, ma bisognavano di un'apposita , che veniva

rilasciata dall'autorità pubblica con ampia discrezionalità. Inoltre i fedeli potevano

riunirsi in tali locali autorizzati solo qualora la riunione fosse stata presieduta da un

ministro di culto autorizzato dall'autorità governativa. Ovviamente nessuna di queste

limitazioni era prevista per la Chiesa Cattolica. Entrata in vigore la Costituzione le cose

non mutarono molto poiché il Ministero dell'interno riteneva che l'art.19 Cost che

“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria religione […] e di

recitava

esercitarne in luogo privato o pubblico il culto [...] ” avesse solo un valore

programmatico precettivo,

e non immediatamente motivo per cui continuò

sostanzialmente a rimanere in vigore la legge sui culti ammessi che subordinava

all'autorizzazione dell'autorità governativa l'apertura dei luoghi di culto e quindi le

riunioni di tali confessioni. Fu solo con l'entrata in funzione della Corte Costituzionale

che, in forza di una sentenza di questa, si arrivò a ritenere pacifico che non

sussistessero differenze tra il trattamento fatto dalla legge tra la Chiesa cattolica e le

altre confessioni in materia di apertura degli edifici di culto.

art.831.2 cod. civ. “Gli edifici destinati

Una disparità è tuttavia ancora presente nell'

all'esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono

essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la

destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano ”. Tale

protezione, com'è evidente, tutela solo gli immobili destinati al culto cattolico.

l'esercizio del culto,

Per quanto riguarda l'art.19 Cost. Che esonera da ogni controllo di

polizia il culto che sia esercitato in luogo privato o luogo aperto al pubblico, va letto

insieme all'art.17 Cost per ciò che attiene le riunioni (con qualsiasi oggetto) tenute in

luogo pubblico e che, secondo la Costituzione, devono essere comunicate all'autorità

che potrebbe eventualmente vietarne, per comprovati motivi di sicurezza, lo

svolgimento. “BUON COSTUME”

I RITI E IL LIMITE DEL

art.19 Cost.

L' Recita “ Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in

qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il

”.

culto, purche´ non si tratti di riti contrari al buon costume

Ora, prima dell'emendamento Calamandrei-Cianca, la disposizione conteneva un altro

ordine pubblico

limite, quello dell' , una formula troppo generica secondo il legislatore

costituente e che dunque avrebbe sottoposto lo svolgimento delle riunioni delle

confessioni religiose all'approvazione discrezionale dell'autorità governativa, cosa in

evidente contrasto con la libertà religiosa.

buon costume

Per quanto riguarda il limite del , nel senso che qualora un gruppo

organizzato infrangesse tale limite non potrebbe più considerarsi una “confessione

religiosa”. Inoltre tale limite investe solo i riti, se infatti una confessione propugnasse

una dottrina contraria al buon costume (come compiere orge o incesti), ma non

compisse tali atti durante la celebrazione dei suoi riti non avrebbe infranto il divieto

costituzionale.

LE ASSOCIAZIONI A CARATTERE RELIGIOSO O CULTURALE

Le associazioni a carattere religioso sono garantite dall'art.18 (disciplinante in maniera

generica le associazioni), dall'art.19 (disciplinante la libertà religiosa) e dall'art.20

(secondo il quale le associazioni o istituzioni a carattere religioso non possono essere

oggetto di speciali limitazioni legislative o a speciali gravami fiscali). Inoltre è fatto

atti interni

divieto all'autorità dello Stato di sindacare all'associazione che siano diretti

contro un proprio socio in applicazione dello Statuto dell'Associazione stessa.

Lo Stato non può eseguire controlli preventivi sulla creazione di associazioni religiose,

ma può dar luogo successivamente a controversie in sede giurisdizionale. Una di

queste controversie si potrebbe aprire nel caso in cui un'associazione pretenda di

collegarsi ad una confessione religiosa, in contrasto con il volere di quest'ultima. In

pratica un'associazione non potrebbe proclamarsi cattolica, valdese, avventista e così

via quando le istituzioni della confessione disconoscessero tale associazione.

LA PROPAGANDA E IL PROSELITISMO

La libertà di propaganda è garantita a tutti dall'art.19, tuttavia è necessario al

proposito distinguere tra la propaganda cattolica e quella delle religioni minoritarie.

Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica sia il Concordato che l'Accordo le garantivano

la più ampia libertà di propaganda e proselitismo. culti

Per quanto riguarda invece le confessioni minoritarie, prima del '48 la legge sui

ammessi “la discussione in materia religiosa è totalmente libera

disponeva che ”,

questa formula era stata tuttavia intesa dalla giurisprudenza del tempo solo nel senso

che fosse ammessa la discussione tra persone esperte in teologia, ma che non fosse

comunque ammesso il proselitismo di queste confessioni.

Entrata in vigore la Costituzione la libertà di propaganda e proselitismo delle

testo unico delle leggi di

minoranze religiose trovò ancora ostacoli, il primo nel

pubblica sicurezza del 1931 , grazie al quale la polizia aveva la pretesa di

autorizzare di volta in volta la distribuzione di volantini o altre forme di propaganda,

art.402 cod. pen

l'altro limite era costituito dall' che disciplinava il reato di

“vilipendio della religione dello Stato” e quindi puniva chi muovesse critiche ed

offese alla religione dello Stato. Tali disposizioni sono poi state dichiarate

incostituzionali. lavaggio

In materia di propaganda religiosa occorre inoltre distinguere questa dal c.d.

del cervello , cioè un'attività di propaganda condotta su persone deboli

psicologicamente o attraverso pratiche poco consone. In sostanza per valutare la

legittimità dell'opera di proselitismo occorre guardare la normativa europea sulle

sette.

LA LIBERTA' RELIGIOSA E LA TUTELA DEL SENTIMENTO RELIGIOSO

Titolo 4° Libro

La libertà religiosa è tutelata anche da apposite norme penali, difatti il

II codice penale delitti contro il sentimento religioso e contro la

è rubricato “

pietà dei defunti ”. La scelta del legislatore di apporre norme penali speciali a tutela

del sentimento religioso è una scelta tutta politica, figlia della vulnerabilità della

materia trattata, più fragile di altre libertà che non ricevono una tale tutela in ambito

penalistico. artt.402-406

Tuttavia la materia disciplinata da detti articoli del codice panale (

cod.pen Protocollo addizionale all'Accordo del 1984

) è stata messa in crisi dal

(L.121/1985) che ha dichiarato non essere più in vigore il principio per cui la religione

cattolica era la religione di Stato.

Questa crisi è stata seguita da una giurisprudenza costituzionale oscillante ed

indecisa, che solo in tempi abbastanza recenti ha agito sulle norme penali riguardanti i

art.724 cod. pen.

reati contro il sentimento religioso, modificando l' Sul reato di

bestemmia nella parte in cui parlava ancora della religione dello Stato, ma

mantenendo in vigore la norma poiché, così modificata, andava a tutelare tutte le

confessioni.

Alla luce di questo orientamento la Corte è andata modificando gli artt.402-406 cod.

pen, fino a quando non è intervenuta nel 2006 una legge che ha anche modificato nel

Dei delitti contro

modo poc'anzi indicato il titolo quarto, che prima era rubricato come “

la religione dello Stato e i culti ammessi ”. La legge del 2006 non ha riprodotto

l'art.402, precedentemente dichiarato illegittimo ed ha abrogato l'art.406, che

prevedeva la diminuzione della pena per chi avesse commesso, contro un culto

acattolico, uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti.

GLI ENTI CONFESSIONALI E LA COSTITUZIONE

art.20 Cost. “Il carattere ecclesiastico e il fine di

E' molto esplicativo il testo dell'

religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di

speciali limitazioni legislative, nè di speciali gravami fiscali per la sua costituzione,

capacità giuridica e ogni forma di attività ”

Al riguardo si può solo precisare che la Costituzione non fa differenza evidentemente

tra enti dotati o meno di personalità giuridica.

7. LA SANTA SEDE E LO STATO DI CITTA' DEL

VATICANO Santa Sede

Il governo della Chiesa Cattolica è definito come , termine che può

indicare due cose: Sommo Pontefice

Il solo ufficio del ;

• Tutti gli uffici della Curia romana che collaborano con il papa.

Nell'ordinamento italiano la Santa Sede, oltre ad avere il rilievo pubblicistico di cui si è

detto, è anche una personalità giuridica di diritto privato, una condizione di cui gode

da tempo e che il Trattato del '29 ha semplicemente confermato menzionando al

enti ecclesiastici

primo posto nell'elenco degli di cui lo Stato riconosceva la personalità

status

giuridica proprio la Santa Sede. La Santa Sede inoltre, in virtù dello del tutto

sui

particolare che le appartiene, può essere definita come una persona giuridica

generis, in quanto non è tenuta agli adempimenti previsti per gli altri enti ecclesiastici

dotati di personalità giuridica (es. iscrizione nel registro delle persone giuridiche).

LA QUESTIONE ROMANA E I CARATTERI DELLO STATO DI CITTA' DEL VATICANO

Fintantoché il Papa ha conservato il proprio potere temporale non si poneva il

problema dei rapporti tra Stato e Chiesa, venuto meno questo con la breccia di Porta

Pia il problema si è presentato come uno dei primi e più intricati problemi che il

neonato Regno d'Italia avrebbe dovuto affrontare. Il Regno provvide ad emanare la

legge delle guarentigie

c.d. , mai accettata dalla Curia romana poiché emanata in

modo unilaterale dallo Stato. Tuttavia la Chiesa, se in un primo momento aveva

vissuto con disagio la perdita del proprio potere temporale, in un secondo momento si

era accorta che in questo modo la sua parola aveva guadagnato slancio e un prestigio

ammirevole anche al di fuori del mondo cattolico, motivo per cui nei negoziati che

portarono al Trattato del '29 si guardò bene dal richiedere il ripristino della sovranità

territoriale.

L.214/1871 guarentigie pontificie

La sulle aveva stabilito alcune garanzie per il

Sommo Pontefice e per la Chiesa di carattere sia reale che personale. Le garanzie reali

godimento

riguardavano il dei palazzi apostolici del Vaticano e del Laterano e della

villa di Castel Gandolfo, tutti beni rientranti però nel patrimonio indisponibile dello

godimento.

Stato e di cui il papa aveva solo il Il Trattato del '29 invece, istituendo la

proprietà

Città del Vaticano, riconobbe la di detti edifici alla Santa Sede. Ora, il

territorio del piccolo Stato sia di proprietà dell'ente sovrano e quindi del Pontefice ha

patrimoniale.

fatto sì che lo SCV diventasse uno Stato E' inoltre possibile osservare

che lo SCV al contrario di tutti gli altri Stati non è costituito per organizzare la società,

strumentale.

ma per assicurare l'indipendenza della Chiesa, lo SCV è quindi uno Stato

Inoltre la Santa Sede è estranea alle competizioni tra Stati, salvo che i contendenti non

neutrale.

facciano richiesta alla sua opera di pacificazione, pertanto è uno Stato

patrimonialità,

Riassumendo, lo SCV presenta le seguenti caratteristiche:

strumantalità e neutralità .

ORDINAMENTO E FONTI DEL DIRITTO NELLO STATO DELLA CITTA' DEL

VATICANO

Al pari di ogni altro Stato, lo SCV ha dei propri cittadini e una propria normazione. La

normazione ha avuto inizio il giorno stesso della ratifica dei Patti Lateranensi, con

6 leggi

l'emanazione di :

Prima : ha carattere di Legge Fondamentale e determina gli organi costituzionali

• dello Stato, nonché la bandiera, lo Stemma e il Sigillo ufficiale. Tale legge è

stata sostituita da una nuova legge emanata da Giovanni Paolo II nel 2000;

Seconda : fonti del diritto, sostituita da una legge emanata nel 2008 da

• Benedetto XVI;

Terza : cittadinanza e soggiorno;

• Quarta

: ordinamento amministrativo;

• Quinta : ordinamento economico;

• Sesta : ordine pubblico

• diritto canonico,

La prima fonte riconosciuta dall'ordinamento vaticano è ovviamente il

ma sono fonti del diritto anche le leggi emanate dagli organi costituzionali dello Stato.

Inoltre lo SCV si conforma alle regole del diritto internazionale generalmente

riconosciute e a quelle derivanti dai trattati di cui la Santa Sede è parte. Per le materie

non disciplinate da fonti interne si osserva in via sussidiaria il diritto italiano.

Per quanto riguarda l'organizzazione costituzionale dello SCV, la forma di stato è una

monarchia teocratica elettiva e assoluta presieduta dal Pontefice. In caso di Sede

Vacante i poteri pontifici sono assunti (con varie limitazioni) dal collegio cardinalizio.

Per l'esercizio del potere legislativo è nominata per un quinquennio una

Commissione di Cardinali Cardinale presidente della Commissione

e il esercita

anche le funzioni esecutive. leggi civili,

Sono presenti anche organi giudiziari per l'applicazione delle mentre per le

Rota Romana Supremo

materie attinenti al diritto canonico sopravvivono la e il

Tribunale della Segnatura Apostolica .

I RAPPORTI FRA L'ITALIA E LO STATO DI CITTA' DEL VATICANO

Per quanto concerne la materia giudiziaria, in campo penale l'art.22 del Trattato

prevede che la Santa Sede può delegare (per singolo caso o in modo permanente) allo

Stato italiano la punizione dei crimini commessi sul territorio dello SCV. La delega non

è necessaria quando l'imputato si sia rifugiato in territorio italiano. L'imputato si

considera rifugiato (e quindi passibile di essere sottoposto alla giurisdizione italiana

senza necessità di delega) anche nel caso in cui, benchè non si sia rifugiato in

territorio italiano, sia catturato da agenti italiani. E' possibile altresì secondo una

convenzione tra Italia e Santa Sede del convenuti

1933, che possano essere

davanti alla giustizia italiana la Santa Sede o lo SCV. Nei casi di citazione della Santa

Sede (o del Papa), tale citazione deve avvenire a carica del Segretario di Stato

Vaticano, nel caso di citazione dello SCV la citazione va fatta in persona del

Governatore dello SCV. Poichè dunque la Convenzione prevede che possano essere

citati in giudizio il Papa e la Santa Sede, è da ritenere che, con tale accordo, la Chiesa

privilegio del Foro Civile

abbia rinunciato al nei confronti dell'Italia, cioè

all'immunità giurisdizionale dei suoi soggetti nei confronti dello Stato.

LE ALTRE GARANZIE REALI A FAVORE DELLA SANTA SEDE

“piena proprietà”

Oltre agli immobili rientranti nella della Santa Sede poc'anzi citati, il

Trattato del '29 prevede che siano riconosciute le garanzie previste dal diritto

internazionale per gli agenti diplomatici, agli immobili in cui si trovano i dicasteri della

Santa Sede che non hanno trovato posto nello SCV e alle chiese presenti sul territorio

nazionale quando vi siano celebrate funzioni che prevedono la presenza del Sommo

Pontefice e purchè tali funzioni avvengano a “porte chiuse”. Tuttavia il particolare

status riconosciuto a questi immobili non importa che sia completamente da escludere

la giurisdizione italiana per fatti avvenuti in questi immobili, la giurisdizione è esclusa

solo per le fattispecie previste dal diritto internazionale in tema di immunità

diplomatiche.

LE GARANZIE PERSONALI A FAVORE DELLA SANTA SEDE: LA SOVRANITA' DEL

SOMMO PONTEFICE

debellatio

Con la dello Stato Pontificio, il Papa aveva perduto la qualità di Capo di Stato

per diventare un semplice cittadino italiano, ma un cittadino in una posizione

particolarissima, disciplinata dalla L.241/1871. sacra ed

Tale legge, dopo aver dichiarato che la persona del pontefice era “

inviolabile onori sovrani

”, gli riconosceva gli “ ” e puniva gli attentati contro di lui e

le offese che gli erano rivolte con le stesse pene per reati analoghi commessi contro la

persona del re. “un cittadino dotato sia delle prerogative che delle

Nel 1971 il Papa era dunque

garanzie di un sovrano”.

Il Trattato del 1929 ha risolto la particolare situazione in cui si trovava il pontefice

facendolo diventare nuovamente sovrano di uno Stato, e dunque non più cittadino

italiano.

LA LIBERTA' DEI CONCLAVI E DEI CONCILI E LA POSIZIONE DEI CARDINALI

Le guarentigie del 1871 estendevano le garanzie poste a tutela della persona del

Sommo Pontefice anche a conclavi e concili. Così nessuna autorità dello Stato poteva

in qualche modo disturbare l'attività di concili o conclavi e non poteva introdursi,

senza esplicito permesso, all'interno delle sedi in cui tali eventi si tenevano. Le

guarentigie del '71 inoltre prevedevano che gli stranieri presenti a Roma e investiti di

un ufficio ecclesiastico godessero delle stesse prerogative dei cittadini, il Trattato del

'29 ha sostanzialmente confermato tali garanzie. principi di sangue”,

Per quanto riguarda i Cardinali, essi sono equiparati ai “ pertanto

nell'ordine delle precedenza vengono subito dopo il Capo dello Stato (prima il Re ora il

Presidente della Repubblica).

Essi hanno diritto, se chiamati a testimoniare durante un processo, di rendere

disposizioni a domicilio, inoltre i Cardinali residenti a Roma sono considerati a tutti gli

cittadini vaticani.

effetti

“CENTALI” “PONTIFICI”)

ENTI (O

enti centrali sono esenti da ogni

Gli “ ” della Chiesa, secondo l'art.11 del Trattato “

ingerenza da parte dello Stato italiano ”. Ma cosa sono gli enti centrali? Secondo la

dottrina tradizionale sono tutti quegli enti che costituiscono la Santa Sede in senso

lato e che servono quindi al governo della Chiesa. Ma l'espressione enti centrali

enti pontifici

sembra equivalere a quella di “ ”, intesi come enti gestiti direttamente

dalla Santa Sede, ma che non partecipano necessariamente al governo centrale della

Curia romana. Ad esempio lo IOR è certamente un ente pontificio, perchè gestito dalla

Santa Sede ed è un ente centrale perchè le sue qualifiche coincidono, ma non lo

sarebbe se si guarda alla linea tenuta dalla dottrina tradizionale in quanto non è parte

organica della Curia Romana. Su tali enti è stabilita la non-ingerenza dello Stato

italiano. Parte della dottrina ha ritenuto che tale non ingerenza si sostanziasse anche

difetto di giurisdizione dei tribunali italiani

nel preteso per le attività svolta da tali enti

in territorio italiano, invece sembra che tale non ingerenza garantisca solo da

eventuali interferenze di carattere politico o da azioni di polizia.

I RAPPORTI DI LAVORO DEI DIPENDENTI DELLA SANTA SEDE O DEGLI ENTI

CENTRALI

Le retribuzioni corrisposte dalla Santa Sede o dagli organi centrali ai propri dipendenti

sono esenti da qualsiasi tributo discale nei confronti dello Stato italiano (e art.17

Trattato). La Santa Sede si è inoltre dotata di un organismo atto ad amministrare i

Ufficio del lavoro della Sede apostolica

rapporti di lavoro dei dipendenti vaticani: l'

(ULSA) . Per quanto riguarda il problema del regime dei rapporti di lavoro della Santa

Sede che si svolgono in territorio italiano, nel caso di controversie la regola fissata è

quella generale dei rapporti di lavoro dei dipendenti italiani nelle ambasciate straniere.

Quindi nel caso in cui l'impiegato svolge una funzione istituzionale il suo rapporto di

lavoro sfugge alla giurisdizione dello Stato italiano, nel caso invece in cui sia impiegato

in un lavoro che potrebbe prestare presso qualsiasi altro ente allora sussiste la

giurisdizione italiana.

8. GLI ENTI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE

IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALITA' GIURIDICA DEGLI ENTI

CONFESSIONALI

Seppur le confessioni religiose non sono dotate di personalità giuridica, lo possono

essere gli organi in cui sono articolate.

La materia degli enti ecclesiastici è regolata dalle seguenti disposizioni:

Art.20 Cost.;

• Art.7 n.1 e 2 Accordo 1984;

• L.222/1985 che ha attuato il Protocollo del 15 novembre 1984;

• regolamento d'attuazione

D.p.r. 33/1987 che contiene il della L.222/1985

Le modalità per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica per gli enti

antico possesso di stato

ecclesiastici sono quattro: per , è il caso degli enti che sono

riconosciuti da tanto tempo, anche da prima dell'unità nazionale, come persone

legge decreto ministeriale procedimento abbreviato*

giuridiche; per ; con ; con .

antico possesso di Stato:

In Italia sono dotate di p.g. Per

Santa Sede;

La

• La Tavola valdese e i Quindici concistori delle valli valdesi .

• per legge

Sono invece riconosciute come persone giuridiche:

Le Comunità Israelitiche e l'Unione delle Comunità israelitiche;

• La CEI;

• L'Unione cristiana delle Chiese avventiste del settimo giorno;

• Le Chiese evangeliche luterane.

La procedura tipica per il riconoscimento degli enti ecclesiastici sia cattolici che di altre

confessioni con intesa, prevede che esso venga concesso dal Ministro dell’Interno con

decreto ministeriale

proprio (l. 222/85).

La domanda è diretta al Ministro dell’Interno ed è presentata alla Prefettura-Ufficio

territoriale del Governo della Provincia in cui l’ente ha sede.

In essa devono essere indicati la denominazione, la natura e i fini dell’ente, la sede e

la persona che lo rappresenta.

Alla domanda saranno inoltre allegati: il provvedimento canonico di approvazione

dell’ente; i documenti da cui risulti il fine dell’ente e le norme statutarie relative alla

sua struttura; i documenti utili a dimostrare la sussistenza dei requisiti generali e

speciali stabiliti dalla legge per il riconoscimento.

È il Prefetto, dunque, che acquista la domanda, la istruisce e, ove lo ritenga opportuno,

provvede ad acquisire ulteriori elementi con richiesta rivolta all’ente da riconoscere,

all’autorità ecclesiastica o ad altri organi della pubblica amministrazione.

Al termine della fase istruttoria locale, il Prefetto trasmette gli atti unitamente ad un

suo parere motivato al Ministero dell’Interno presso cui ha luogo l’istruttoria

ministeriale.

L’istruttoria ministeriale prevedeva originariamente l’acquisizione del parere,

obbligatorio ma non vincolante, del Consiglio di Stato e la chiusura del procedimento

procedimento ordinario,

con decreto del Presidente della Repubblica. Questo è il ma il

procedimento abbreviato

riconoscimento può avvenire anche con in cui all'autorità

governativa spetta solo un controllo di legittimità sugli atti presentati dall'ente che

diocesi, parrocchie Istituti per il

richiede la p.g., è il caso delle delle e degli

sostentamento del clero.

RICONOSCIMENTO DEGLI ENTI DELLA CHIESA CATTOLICA

art.7.2 Accordo 18 febbraio 1984

Secondo l' è necessario che, al fine del

riconoscimento della personalità giuridica agli enti della Chiesa cattolica, ricorrano i

seguenti requisiti, per cui tali enti devono:

o

Essere costituiti approvati dalla Chiesa Cattolica;

• Aver ricevuto l'assenso dall'Autorità ecclesiastica a presentare richiesta di

• riconoscimento;

Aver sede in Italia;

• Avere un fine di religione o di culto.

art.2.1 L.222/1985 presupposto

L' prescrive che il fine di religione è per gli enti

struttura gerarchica

facenti parte della della Chiesa Cattolica e per gli istituti religiosi

e i seminari. Per enti diversi da quelli indicati nell'art2.1 il fine di religione dev'essere

art.16

valutato di volta in volta secondo quanto dispone l' (secondo il quale sono

considerate attività con fine di culto quelle dirette alla cura delle anime, a scopi

missionari, alla formazione del clero o della catechesi, mentre sono sempre esclusi da

questa categoria le attività di beneficenza, istruzione ed educazione e in ogni caso le

attività a scopo di lucro) della stessa legge. La differenza fatta tra gli enti del primo

gruppo e quelli del secondo sembra ha spinto parte della dottrina a ritenere che,

mentre gli enti previsti dall'art.2 possono ottenere la p.g solo in qualità di enti

ecclesiastici, quelli del secondo gruppo la possono ottenere anche come enti privati.

Le norme della 222/1985 hanno innovato rispetto alle norme del Concordato, per le

quali, al fine del riconoscimento della p.g era sufficiente l'approvazione dell'Autorità

ecclesiastica.

art.2.3

Inoltre l' della legge recita “ L'accertamento di cui al comma precedente e' diretto a

verificare ”

che il fine di religione o di culto sia costitutivo ed essenziale dell'ente

L'espressione “costitutivo ed essenziale” ha infiammato la dottrina: una parte riteneva

che quindi lo scopo di culto dovesse essere quello esclusivo dell'ente, un'altra riteneva

dovesse essere quello principale almeno. In realtà la spiegazione di tali parole la si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salvatoresalerno97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Ventrella Carmela.

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