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Riassunto esame diritto ecclesiastico, prof. D'Arenzio, libro consigliato Manuale di diritto ecclesiastico, Tedeschi

Parte generale: il diritto ecclesiastico italiano, profili internazionalistici e pubblicistici, le fonti del diritto ecclesiastico; parte speciale, i soggetti: le persone fisiche, le persone giuridiche; i rapporti: i rapporti patrimoniali, i rapporti personali.

Esame di Diritto Ecclesiastico docente Prof. M. D'Arenzio

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ESTRATTO DOCUMENTO

Diritto Ecclesiastico

AI CATTOLICI, CHE ERANO STATI ESCLUSI DAL VOTO DA PAPA PIO X,

FOSSE RICONOSCIUTO UFFICIALMENTE

LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA POLITICA DEL PAESE,

ATTRAVERSO IL RICONOSCIMENTO DELL’ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO.

Il Patto Gentiloni consisteva in un elenco di 7 punti

che ogni candidato alle lezioni doveva sottoscrivere

qualora desiderasse il voto dei cattolici,

in cambio della promessa da parte del candidato di non far passare leggi anticlericali.

3. …..A QUELLA PATTIZIA…. FASCISMO

La Chiesa Cattolica riallaccia i rapporti con il Governo italiano durante il .

Mussolini, infatti, aveva tutto l’interesse

ad accaparrarsi il favore del mondo cattolico e della Chiesa

per avere un appoggio concreto al Governo.

Allo stesso tempo, 12

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la Chiesa Cattolica aveva tutto l’interesse

a trovare una soluzione a questa annosa questione,

attraverso il riconoscimento della Santa Sede e il riacquisto di un ambito territoriale

che le consentisse di essere considerata a pieno titolo soggetto di diritto internazionale.

Cosi, PATTI LATERANENSI

dopo una lunga trattativa si arriva alla stipula dei

tra la Santa Sede e il Governo italiano, l’11 febbraio 1929.

I PATTI LATERANENSI SONO COSTITUITI DA:

TRATTATO DEL LATERANO

1. CONCORDATO DEL LATERANO DEL ‘29

2. 4 ALLEGATI

3.

Ora,

IL TRATTATO DEL LATERANO DEL ’29 È ANCORA IN VIGORE,

MENTRE IL CONCORDATO È STATO MODIFICATO NEL 1984.

TRATTATO DEL LATERANO DEL ’29

Il ,

che è ancora in vigore,

DEFINISCE CONCRETAMENTE E DEFINITIVAMENTE LA QUESTIONE ROMANA

E CREA LO STATO CITTÀ DEL VATICANO.

Con il Trattato del Laterano viene creato lo Stato Città del Vaticano,

perché la Chiesa voleva un suo territorio;

infatti, la Santa Sede, essendo l’organo di governo,

aveva bisogno di riconoscersi come popolo 13

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e trovare una sua legittimità come stato vero e proprio,

al fine di essere considerata soggetto di diritto internazionale.

Quindi,

LO STATO CITTÀ DEL VATICANO RAPPRESENTA

UN’ENTITÀ STRUMENTALE E FUNZIONALE AGLI INTERESSI DELLA SANTA SEDE, LA

QUALE COSTITUISCE L’ORGANO DI GOVERNO.

ARTICOLO 1 :

ribadisce quanto disposto dall’art.1 dello Statuto Albertino,

ossia che

LA RELIGIONE CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA

È LA SOLA RELIGIONE DI STATO,

quindi viene riaffermato il principio del confessionismo di stato.

ARTICOLO 2 :

L’ITALIA RICONOSCE LA SOVRANITÀ DELLA SANTA SEDE

NEL CAMPO INTERNAZIONALE.

ARTICOLO 3 :

L’ITALIA RICONOSCE ALLA SANTA SEDE

LA PIENA PROPRIETÀ E L’ESCLUSIVA E ASSOLUTA POTESTÀ E GIURISDIZIONE SUL

VATICANO.

Inoltre,

è stabilito che

quando Piazza San Pietro è aperta al pubblico è soggetta ai poteri della polizia italiana,

e quindi si applica la legge italiana.

L’autorità di polizia italiana, però, si deve arrestare alla scalinata della Basilica, 14

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al di là della quale non può intervenire,

a meno che non sia a ciò autorizzata dall’autorità vaticana.

Se, invece, Piazza San Pietro è temporaneamente sottratta al pubblico,

e autorità italiane si devono ritrarre al di là del Colonnato del Bernini,

e quindi non possono entrare all’interno del Colonnato, dove si applica la legge vaticana.

ARTICOLO 4 :

sancisce LA SOVRANITÀ E LA GIURISDIZIONE DELLA SANTA SEDE

SUL VATICANO,

VIETANDO QUALSIASI INGERENZA DA PARTE DEL GOVERNO ITALIANO.

ARTICOLO 5 :

stabilisce CHE L’ITALIA DEVE RENDERE LIBERO

DA OGNI VINCOLO E DA EVENTUALI OCCUPATORI

IL TERRITORIO DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO,

FINO A QUANDO LA SANTA SEDE NON PROVVEDE A CHIUDERNE GLI ACCESSI.

ARTICOLO 6 :

stabilisce che L’ITALIA SI IMPEGNA A GARANTIRE

ALLO STATO CITTÀ DEL VATICANO TUTTI I SERVIZI PUBBLICI

(fornitura di acqua, collegamenti ferroviari, servizi telefonici, telegrafici, radiotelefonici, postali).

ARTICOLO 7 :

stabilisce che L’ITALIA SI IMPEGNA A NON PERMETTERE NUOVE COSTRUZIONI CHE

COSTITUISCONO INTROSPETTO

NELLE ZONE ADIACENTI ALLO STATO CITTÀ DEL VATICANO.

Quindi, lo Stato italiano non può concedere concessioni edilizie

per costruire nelle zone che “guardino” all’interno dello Stato Città del Vaticano;

inoltre, in conformità alle norme di diritto internazionale,

è vietato trasvolare sul territorio del Vaticano agli aeromobili di qualsiasi specie.

Per quanto riguarda le zone adiacenti Piazza San Pietro,

qualsiasi mutamento edilizio o stradale deve essere accordato con le autorità vaticane. 15

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ARTICOLO 8 :

sancisce che LA PERSONA DEL SOMMO PONTEFICE E SACRA E INVIOLABILE;

di conseguenza,

tutti gli attentati e le provocazioni a commettere tali reati

sono puniti come se fossero commessi a danno del Re.

ARTICOLO 9 :

CITTADINANZA DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO

disciplina la .

Dunque,

LA CITTADINANZA VATICANA SI ACQUISTA PER STABILE RESIDENZA;

e quindi, sono cittadini vaticani:

• tutti i cardinali che sono residenti nello Stato Città del Vaticano;

• tutti quelli che vi risiedono per ragioni di dignità, di carica o di ufficio;

• e quando la residenza è prescritta per legge o regolamento

oppure venga autorizzata dal Pontefice;

• tutti i funzionari che lavorano al Vaticano

• il coniuge e i figli fino al 25esimo anno di età

o fino a quando contraggono matrimonio,

i discendenti, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle dei funzionari vaticani

purchè conviventi con il funzionario stesso.

La cittadinanza della Città del Vaticano è una CITTADINANZA FUNZIONALE,

nel senso che

si è cittadini vaticani per tutto il tempo in cui si ha l’incarico all’interno del Vaticano.

Di conseguenza,

quando l’incarico viene revocato o viene revocata l’autorizzazione a risiedere nel Vaticano, la

residenza vaticana si perde ope legis.

Inoltre,

perdono la residenza vaticana:

il coniuge del funzionario vaticano che chiede l’annullamento del matrimonio;

o i figli dei funzionari vaticani al compimento del 25esimo anno di età

o o quando contraggono matrimonio.

LA CITTADINANZA VATICANA NON È ESCLUSIVA, 16

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nel senso che

chi ha la cittadinanza vaticana ha sempre un’altra cittadinanza,

solitamente quella dello stato di appartenenza (ad es. cittadinanza italiana + vaticana).

ARTICOLO 10 :

stabilisce che I DIGNITARI DELLA CHIESA

E LE PERSONE APPARTENENTI ALLA CORTE PONTIFICIA

SONO SEMPRE E IN OGNI CASO RISPETTO ALL’ITALIA ESENTI

DAL SERVIZIO MILITARE, DALLA GIURIA

E DA OGNI PRESTAZIONE DI CARATTERE PERSONALE.

ARTICOLO 11 :

sancisce la NON INGERENZA DELLA PUBBLICA AUTORITÀ ITALIANA

NELLE QUESTIONI DEGLI ENTI ECCLESIASTICI.

ARTICOLO 12 :

riconosce il DIRITTO DI DELEGAZIONE ATTIVA E PASSIVA ALLA SANTA SEDE

e si riconoscono LE IMMUNITÀ DIPLOMATICHE

AGLI AGENTI DIPLOMATICI INVIATI PRESSO LA SANTA SEDE

E A QUELLI FACENTI PARTE DELLA SANTA SEDE.

ARTICOLI 13­14­15 :

stabiliscono che LO STATO ITALIANO GARANTISCE L’EXTRATERIITORIALITÀ

DI ALCUNI IMMOBILI DELLA SANTA SEDE SITUATI NEL TERRITORIO ITALIANO;

questi immobili sono esentati da ogni tributo nei confronti dello stato italiano.

ARTICOLO 16

:

stabilisce che GLI IMMOBILI CHE GODONO DELLA EXTRATERRITORIALITÀ ,

IN QUANTO NON SONO DI PROPRIETÀ DELLO STATO ITALIANO,

NON POSSONO ESSERE ASSOGGETTATI A VINCOLI

O ESPROPRIAZIONI PER PUBBLICA UTILITÀ

SE NON PREVIO ACCORDI CON LA SANTA SEDE. 17

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ARTICOLO 17 :

stabilisce che LE RETRIBUZIONI DOVUTE DALLA SANTA SEDE

O DA QUALCHE ALTRO ENTE ECCLESIASTICO CENTRALE

AI DIGNITARI DELLA CHIESA, IMPIEGATI E SALARIATI,

SONO ESENTI, NEL TERRITORIO ITALIANO, DA OGNI TRIBUTO.

ARTICOLO 18 :

stabilisce che I TESORI D’ARTE E DI SCIENZA

ESISTENTI NELLA CITTÀ DEL VATICANO E NEL PALAZZO LATERANENSE

SONO VISIBILI AGLI STUDIOSI E AI VISITATOTI,

PUR ESSENDO RISERVATA ALLA SANTA SEDE

LA PIENA LIBERTÀ DI REGOLARE L’ACCESSO AL PUBBLICO.

ARTICOLO 19 :

stabilisce che L’ITALIA ASSICURA

LA PIÙ AMPIA LIBERTÀ AL PERSONALE DIPLOMATICO

CHE VENGA INVIATO DAI PAESI ESTERI VERSO LA SANTA SEDE;

quindi,

viene concesso l’accesso e l’uscita dallo Stato Vaticano a tutti i dignitari ecclesiastici.

ARTICOLO 20 :

stabilisce che TUTTE LE MERCI PROVENIENTI DALL’ESTERO

E DIRETTE VERSO IL VATICANO

SONO SEMPRE AMMESSE AL TRANSITO IN ITALIA

CON PIENA ESENZIONE DA OGNI DIRITTO DOGANALE E DAZIALE.

ARTICOLO 21

:

stabilisce che È GARANTITA AI CARDINALI E AI VESCOVI, ANCHE STRANIERI,

LA LIBERTÀ PERSONALE DI ENTRATA ED USCITA

DALLO STATO CITTÀ DEL VATICANO,

NONCHÉ IL TRANSITO SUL SUOLO ITALIANO

DURANTE LA VACANZA DELLA SEDE APOSTOLICA. 18

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ARTICOLO 22 :

stabilisce CHE L’ITALIA PROVVEDE NEL SUO TERRITORIO

ALLA PUNIZIONE DEI DELITTI COMMESSI NEL VATICANO.

Dunque,

l’autorità giudiziaria italiana può intervenire

solo se vi è una richiesta delle autorità vaticane.

La Santa Sede, in base allo stesso articolo,

potrebbe conferire una delegazione permanente all’autorità italiana.

Se, invece, viene commesso un delitto nel territorio vaticano e il reo si rifugia in Italia, questo può

essere perseguito secondo la legge penale italiana,

senza alcuna necessità di autorizzazione del Vaticano.

Inoltre, la Santa Sede si impegna a consegnare le persone

che abbiano commesso un delitto e che si siano rifugiate nel Vaticano.

ARTICOLO 23 :

sancisce L’ESECUZIONE NEL REGNO D’ITALIA DELLE SENTENZE

EMESSE DAI TRIBUNALI VATICANI CIRCA PERSONE ECCLESIASTICHE

O CONCERNENTI MATERIE DISCIPLINARI O SPIRITUALI.

ARTICOLO 24 :

sancisce la NEUTRALITÀ DEL TERRITORIO DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO,

nel senso che il territorio è neutrale e inviolabile,

in quanto

lo Stato Città del Vaticano si dichiara estraneo a tutte le questioni temporali tra stati,

non solo per la particolare natura giuridica dello stato,

ma soprattutto perché lo Stato Città del Vaticano

ha esclusivamente il ruolo di dare visibilità e indipendenza alla Santa Sede,

quale supremo organo di governo della Chiesa.

ARTICOLO 25 :

RICONFERMA LA CONVENZIONE FINANZIARIA.

ARTICOLO 26 :

determina L’ELIMINAZIONE DELLA QUESTIONE ROMANA

e il riconoscimento dello stato italiano governato dai Savoia e con Roma capitale. 19

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CONCORDATO DEL LATERANO DEL ’29

Il

DISCIPLINA LE RELAZIONI CHE INTERCORRONO

TRA LO STATO ITALIANO E LA CHIESA CATTOLICA NELLE RE MIXTAE,

e cioè quelle materie nelle quali convergono sia gli interessi dello stato che della Chiesa,

ad es. matrimonio, beni storico­culturali, assistenza spirituale.

Il Concordato del ’29 era molto articolato;

per cui ricordiamo i punto più salienti:

→ l’art. 5 sanciva il divieto di insegnamento o impiego pubblico

per i sacerdoti apostati irretiti da censura;

→ l’art. 9 stabiliva che gli edifici di culto sono, di regola,

esentati da requisizioni e perquisizioni;

→ l’art. 10 riconosceva le festività volute dalla Chiesa nello stato italiano;

→ gli artt. 13­15 garantivano l’assistenza spirituale alle forze armate; 20

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→ si annullava l’obbligo di giuramento di fedeltà

che i vescovi dovevano prestare nelle mani del Capo dello Stato,

ma la nomina dei vescovi e degli arcivescovi doveva essere comunicata

preventivamente allo Stato;

→ si stabiliva che il regime giuridico degli istituti, santuari e basiliche

spetta alle autorità ecclesiastiche;

→ venivano aboliti gli assegni di congrua e sulla provvista dei beni ecclesiastici;

→ veniva abolito il placet regio e l’exquatur;

→ all’art. 28 si stabiliva che la Santa Sede accordava piena condonazione

a tutti coloro che, a seguito delle leggi eversive del patrimonio ecclesiastico,

si trovavano in possesso di beni ecclesiastici.

In cambio lo Stato italiano si sarebbe impegnato

ad adeguare la legislazione ecclesiastica alle direttive del Concordato;

infatti: si stabiliva che il regime tributario dei beni ecclesiastici

 è equiparato al regime di beneficenza, e quindi esente da ogni tributo;

si riconosceva la personalità giuridica

 degli enti ecclesiastici e delle associazioni religiose

e si riconosceva il regime giuridico delle confraternite e delle fondazioni di culto;

si stabiliva che spetta al diritto canonico l’erezione delle associazioni religiose, mentre il

 riconoscimento di tali associazioni o di enti ecclesiastici spetta allo Stato.

Inoltre: l’art. 34 sanciva che la giurisdizione matrimoniale spettava ai tribunali ecclesiastici;

 si stabiliva che anche il matrimonio sacramentale produceva effetti civili,

 in deroga al principio del doppio binario

che separava il matrimonio civile da quello religioso; 21

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veniva garantita l’istruzione paritaria, l’insegnamento della religione nelle scuole;

 si stabiliva che la nomina dei professori dell’Università cattolica

 era subordinata al nulla osta della Santa Sede;

si sanciva il regime giuridico delle università e dei seminari;

si riconoscevano le onorificenze e i titoli nobiliari.

4 ALLEGATI AI PATTI LATERANENSI

Nei :

si DETERMINA IL TERRITORIO DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO;

1. si STABILISCONO GLI IMMOBILI

2. CON PRIVILEGIO DI EXTRATERRITORIALITÀ,

che li esenta dalle leggi italiane;

si STABILISCONO GLI IMMOBILI

3. CON ESENZIONI DA ESPROPRIAZIONI E TRIBUTI;

si STABILISCE UNA CONVENZIONE FINANZIARIA,

4. con la quale lo Stato si obbligava

al versamento di 750 milioni di lire all’atto della ratifica

e si obbligava a versare il 5% di un milione di vecchie lire. 22

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4 …..ALLA CONTRATTAZIONE BILATERALE .

COSTITUZIONE REPUBBLICANA

L’avvento della nel 1948

segna indubbiamente un momento importante

nell’evoluzione legislativa del diritto ecclesiastico.

Difatti:

• il fattore religioso è riguardato

sia in forma individuale (artt. 3­19) sia in forma associata (artt. 7­8­20);

• i Patti Lateranensi vengono non solo confermati,

ma ad essi viene fatto esplicito riferimento all’art. 7, comma 1;

• i principi fondamentali su quali si incentra il diritto ecclesiastico divengono

il principio di uguaglianza (art. 3) e il principio di libertà (art. 19);

• si legittima a livello costituzionale una contrattazione bilaterale con le confessioni,

differenziando comunque la posizione cattolica (art. 7),

attraverso atti di diritto esterni da rendere esecutivi nel nostro ordinamento,

dalle posizioni acattoliche (art. 8)

attraverso intese, e cioè atti di diritto interno,

presupposto della legge successiva di approvazione.

Infine,

manca nella Costituzione qualsiasi riferimento al principio confessionale, 23

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viene meno cioè quanto era stato stabilito all’art. 1 dello Statuto Albertino,

ma manca anche qualsiasi dichiarazione sulla laicità dello stato,

che può dedursi da tutta una serie di altre norme.

A seguito dell’entrata in vigore della Costituzione

si pone in rilievo il problema di rendere le norme pattizie del diritto ecclesiastico compatibili con il

sistema costituzionale vigente.

Difatti,

molti principi presenti nel Concordato del ’29

risultavano in contrasto con i principi espressi nella Costituzione;

per questo in dottrina si delinearono due orientamenti:

gli ABROGAZIONISTI,

 e cioè coloro che volevano abrogare il Concordato del ’29

e che non ritenevano necessario stipulare un nuovo accordo con la Chiesa Cattolica, in

quanto tutta la questione dei rapporti tra Stato e Chiesa

poteva essere rimessa alla legislazione unilaterale dello Stato;

i REVISIONISTI,

 e cioè coloro che ritenevano che era necessario revisionare il Concordato,

in quanto sostenevano che il Concordato non avesse apportato numerosi danni

e che le res mixtae dovevano essere regolamentate.

Più conservatrice era la posizione del professor Jemolo,

che auspicava ad un nuovo Concordato tra Stato e Chiesa

attraverso la modifica di quei principi del Concordato

che risultassero in contrasto con quelli espressi nella Costituzione.

In realtà,

abrogare completamente lo strumento concordatario

significava rinunciare ad uno strumento importante 24

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per relazionare la Chiesa con gli altri stati.

Il Concordato, quindi, viene riconosciuto come strumento di contrattazione bilaterale

con cui la Chiesa scambiava rapporti, privilegi e favori con gli altri stati

e con il quale gli stati si impegnavano ad ottemperare agli obblighi assunti.

Alla fine non prevalse né la posizione abrogazionista né quella conservatrice dello Jemolo, ma il

tutto si tradusse nelle modificazioni stabilite

con l’ACCORDO DI MODIFICAZIONE DEL CONCORDATO nel 1984 a Villa Madama.

Con questo accordo

le norme concordatarie del Trattato rimasero in vigore insieme agli altri Patti Lateranensi. Inoltre,

furono stipulate intese con le confessioni diverse da quella cattolica

(ad es. l’intesa con l’Unione delle Comunità ebraiche, con i buddisti,

con i testimoni di Geova, con la Chiesa Evangelica Buddista e Luterana).

Prima tali confessioni,

per non legittimare lo strumento concordatario e per non rinunciare al diritto comune,

tendevano a non stipulare tali intese.

Dunque, ATTUALMENTE

LA NORMATIVA CHE REGOLA I RAPPORTI

TRA CHIESA CATTOLICA E STATO ITALIANO

È COSTITUITA

DAL TRATTATO DEL LATERANO DEL 1929

E DALL’ACCORDO DI MODIFICAZIONE DEL CONCORDATO DEL 1984.

La Legge sui culti ammessi, L. 1159 del 1929, rimane in vigore

solo per quelle confessioni che

non hanno stipulato intesa

oppure non vogliono una tale intesa con lo stato. 25

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5. AUTONOMIA DIDATTICA E SCIENTIFICA DEL DIRITTO

ECCLESIASTICO .

Storicamente la locuzione “DIRITTO ECCLESIASTICO”

è la traduzione italiana di IUS ECCLESTIASTICUM che,

per il diritto canonico,

è quel settore dell’ordinamento della Chiesa Cattolica

che tutela i rapporti della Chiesa stessa con gli ordinamenti statuali.

Quindi,

il diritto ecclesiastico rappresentava la produzione normativa

che riguardava il rapporto della Chiesa con gli stati

e per la quale la Chiesa si poneva in una posizione di supremazia

in quanto dettava le regole con cui gli stati potevano rapportarsi ad essa.

Successivamente,

quando il diritto ecclesiastico si afferma

come materia autonoma accademicamente e scientificamente,

con la produzione di Francesco Scaduto del 1884,

che ha creato la prima cattedra di diritto ecclesiastico all’Università di Napoli,

la disciplina si afferma con la stessa locuzione, ma con un significato opposto;

nel periodo liberale, infatti, con l’affermarsi del positivismo,

in base al quale l’unico diritto era quello di provenienza statale,

quelle regole che non provenivano dallo stato non erano più considerate diritto.

Quindi,

QUANDO SI AFFERMA IL MODERNO CONCETTO DI DIRITTO ECCLESIASTICO

LA DISCIPLINA NASCE PER CONTRASTARE L’EGEMONIA DELLA CHIESA

E TUTELARE LO STATO.

Di conseguenza,

L’IDEOLOGIA SU CUI SI BASA IL DIRITTO ECCLESIASTICO 26

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

È DI TIPO ANTICONFESSIONALE,

senza intendere con ciò un contrasti netto con la Chiesa Cattolica,

ma l’affermazione del diritto dello Stato rispetto a qualsiasi potere esterno,

sia anche quello della Chiesa.

Attualmente, si ritiene che

il diritto ecclesiastico attenga ai rapporti tra Stato e confessioni religiose,

ma, in realtà, la SUA MATRICE RISIEDE

NELLA TUTELA DELLA LIBERTÀ DI COSCIENZA E DI RELIGIONE INDIVIDUALE.

Inoltre,

ci si deve chiedere se il diritto ecclesiastico possa fondarsi solo su principi propri

e non rapportarsi ad altre discipline giuridiche.

In realtà,

IL DIRITTO ECCLESIASTICO NON SI È SVILUPPATO AUTONOMAMENTE

MA È FRUTTO DEL CONTRIBUTO DI DIVERSE DISCIPLINE.

Tutta la disciplina e tutta la materia ecclesiastica, per sua natura,

travalica l’aspetto propriamente giuridico,

investendo anche aspetti storici, politici, sociali, metagiuridici.

E di conseguenza,

il diritto ecclesiastico per essere compreso necessita

non solo di una notevole sensibilità giuridica,

ma soprattutto di una tale vastità di interessi culturali

che rendono quanto mai difficoltosa la sua elaborazione.

Si pensi alla riforma del diritto di famiglia, la legge sul divorzio,

agli interventi della Corte Costituzionale

che provano come sia impossibile che

il diritto ecclesiastico si riferisca solo a presupposti propri

senza guardare e rapportarsi ad altre discipline giuridiche.

Quindi,

AL DIRITTO ECCLESIASTICO SI APPLICANO

I PRINCIPI GENERALI E I CRITERI INTERPRETATIVI DEL DIRITTO,

COMUNI A TUTTE LE DISCIPLINE GIURIDICHE,

e quindi il diritto ecclesiastico si inserisce in un circolo legislativo

comune a tutte le discipline giuridiche, 27

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

anche se ci sono state resistenze dovute

a pressioni ideologiche e al fatto della specialità dello strumento concordatario

e delle intese stipulare con confessioni religiose diverse dalla cattolica.

Di conseguenza,

bisogna porre il diritto ecclesiastico s

u un piano paritetico a tutte le altre discipline giuridiche,

anche se per fare ciò sarebbe più opportuno una legislazione unilaterale

avente lo stato come unico punto di riferimento,

invece di avere una contrattazione bilaterale

che fa venir meno quella visione unitaria di questa disciplina.

Inoltre,

bisogna tener conto dell’evoluzione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale

che ha influenzato notevolmente il diritto ecclesiastico:

→ sia sotto l’aspetto costituzionalistico

(si pensi agli interventi della Corte Costituzionale in materia matrimoniale)

→ sia sotto l’aspetto del diritto internazionale

(si pensi al riconoscimento della dinamicità giuridica ei concordati)

→ sia sotto l’aspetto delle strutture amministrative

alle quali sono devolute la gestione degli enti ecclesiastici

→ sia sotto l’aspetto civilistico

(si pensi alla trascrizione che è un vero e proprio collegamento

tra diritto civile e diritto canonico).

Si vede, quindi, come l’evoluzione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale

di diverse discipline giuridiche abbia influito sul contenuto del diritto ecclesiastico.

In definitiva,

l’autonomia scientifica e accademica del diritto ecclesiastico

non garantisce una migliore qualità della disciplina,

ma tale qualità migliora solo se ci si rapporta ad altre discipline giuridiche

in modo da formare un ciclo legislativo unico. 28

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

6. DIRITTO ECCLESIASTICO E DIRITTO CANONICO .

DIRITTO CANONICO

Il diritto ecclesiastico va distinto dal

che

È L’ORDINAMENTO INTERNO DELLA CHIESA CATTOLICA.

Il diritto ecclesiastico nel corso degli anni

è stato notevolmente influenzato dal diritto canonico,

che ha un’evoluzione legislativa e dottrinale molto più lunga

rispetto al diritto ecclesiastico, che è una scienza relativamente recente.

Quindi,

diviene necessario analizzare l’evoluzione del diritto canonico

per comprendere la nascita e l’evoluzione del diritto ecclesiastico.

Il diritto canonico fa riferimento alla vita giuridica della Chiesa cattolica

partendo a ritroso dal codice di diritto canonico del 1917.

Questa storia comprende circa 2000 anni dove si sono susseguiti testi

come le decretali di Gregorio IX, le Clementine, il Liber Extra, il Decreto di Graziano, etc;

si tratta di un ambito vastissimo in cui sono ricomprese le norme di diritto ecclesiastico che, dopo la

Riforma Protestante che aveva sancito

la separazione tra diritto canonico e diritto ecclesiastico,

sono state intese come quelle norme relative ai rapporti tra Stato e fenomeno religioso.

Anche se andrebbero esaminati alla luce della storia di ogni paese,

RAPPORTI TRA STATO E FENOMENO RELIGIOSO

i

si possono ricondurre a 3 grandi modelli:

MODELLO DELL’UNIONE:

1. in alcuni stati si ha un rapporto cosi stretto da non riuscire a distinguere

quello che è il diritto statale dal diritto confessionale

(ad es. nel Regno Unito la Regina è anche a capo della Chiesa Anglicana).

Nel modello dell’unione rientrano

il CESAROPAPISMO (stato teocratico),

o 29

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

ossia la supremazia della Chiesa anche dal punto di vista temporale

il GIURISDIZIONALISMO (stato giurisdizionalista),

o ossia la supremazia dello stato che controlla il fenomeno religioso.

MODELLO DELLA SEPARAZIONE:

2. in alcuni stati non viene riconosciuta alcuna rilevanza pubblica

a nessuna delle confessioni religiose presenti sul territorio,

e quindi le considera alla stregua di mere associazioni private.

Quindi,

vi è un rapporto di reciproca esclusione tra diritto statuale e diritto confessionale, cioè

ciascuno opera in un ambito che è separato dall’ambito dell’altro.

MODELLO DELLA COORDINAZIONE:

3. in alcuni stati il rapporto tra il diritto statuale e le confessioni religiose

è disciplinato, in linee generali, da accordi.

E questo perché una separazione assoluta è impossibile,

e quindi, le res mixtae vengono regolate tramite accordi.

Storicamente,

il GIURISDIZIONALISMO si è sviluppato attraverso vari istituti,

i quali costituiscono forme di controllo dello stato sul fenomeno religioso.

Tra questi istituti ritroviamo:

IUS CAVENDI,

I. e cioè il diritto di prevenzione che si sostanziava nel PLACET,

che era una specie di autorizzazione preventiva da parte dell’autorità civile

su qualsiasi atto dell’autorità ecclesiastica;

quindi, gli atti legislativi della Chiesa Cattolica non potevano avere effetto

se non ricevevano il placet dello stato italiano.

EXQUATUR,

II. e cioè una specie di vidimidazione da parte dell’autorità civile

su qualsiasi atto promanasse dall’autorità ecclesiastica;

quindi, mentre il placet era preventivo, l’exquatur si aveva successivamente,

con la conseguenza che l’atto nel frattempo poteva essere valido,

ma poi doveva avere l’exquatur da parte dell’autorità civile.

IUS ESCLUSIVO,

III. ossia il diritto di nominare direttamente i vescovi. 30

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

DIRITTO DI VETO,

IV. in base al quale il sovrano poteva apporre il suo veto

sulle questioni di materia ecclesiastica;

ad es. il sovrano poteva esercitare il suo diritto di veto

alla nomina di un vescovo da parte del Papa.

APPELLO PER ABUSO,

V. e cioè la facoltà di poter ricorrere al sovrano,

e quindi agli organi giurisdizionali civili,

contro gli atti degli organi della Chiesa che costituivano un eccesso di potere.

Quindi, il fedele, o anche l’ecclesiastico,

che si sentiva leso da un eccesso di potere da parte dell’autorità ecclesiastica,

poteva rivolgersi direttamente al magistrato civile, per ottenere tutela.

E ciò significava che il sovrano controllava l’operato degli organi della Chiesa.

IUS REFORMANDI,

VI. ossia il diritto­dovere del magistrato civile

di tutelare l’integrità e la purezza della fede cattolica;

questo diritto­dovere si sostanziava

nel combattere le eresie e nel contenere gli scismi.

IUS PROTETIONIS,

VII. ossia il diritto di protezione che il sovrano aveva nei confronti della Chiesa;

quindi, è lo Stato che si fa garante della tutela della libertà della Chiesa,

dandole il suo appoggio e diventando il suo braccio secolare.

LEGATIO APOSTOLICA,

VIII. ossia un privilegio che è stato concesso da Orlando II si sovrani di Sicilia,

in base al quale i sovrani di Sicilia giudicavano,

attraverso i propri tribunali e i propri magistrati, di tutte le cause spirituali.

IUS ISPETIONIS,

IX. ossia il diritto del sovrani di vigilare sul progresso culturale,

e quindi, sulla possibile convivenza tra fede e progresso;

e ciò avveniva attraversi il controllo delle pubblicazioni dei libri. 31

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

7. PROBLEMI METODOLOGICI .

Il diritto ecclesiastico è quel settore della scienza giuridica

che meno si rivolge al formalismo giuridico,

non lo consente la composita natura delle sue norme,

né i suoi presupposti, né i fini che esso persegue.

Il fatto che il diritto ecclesiastico si riferisca a problemi di coscienza,

si caratterizzi per l’immaterialità di alcune questioni,

faccia riferimento a questioni religiose o fideistiche,

determina la particolarità di metodo di questa scienza giuridica.

Spesso si è sostenuto che non esiste una metodologia avulsa da contenuti concreti

e che bisognava fondarsi sul diritto positivo come necessaria base di partenza

senza la possibilità di porre problemi generali.

In realtà,

ciò non può accadere nel diritto ecclesiastico,

poiché esso si basa su un ventaglio di riferimenti cosi ampio

tale da non consentire l’elaborazione di un unico metodo.

Di conseguenza,

il diritto ecclesiastico deve far continuo riferimento ai principi generali

elaborati in altre discipline giuridiche. 32

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

PARTE GENERALE

CAPITOLO 2

PROFILI INTERNAZIONALISTICI

E PUBBLICISTICI 33

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

1. PROFILI INTERNAZIONALISTICI. DINAMICA GIURIDICA

DEI CONCORDATI .

L’evoluzione legislativa del diritto ecclesiastico

è caratterizzata dal continuo ricorso ai principi di diritto internazionale

per risolvere una serie di questioni pratiche.

Nel 1870 con la presa di Porta Pia, con cui viene estinto lo Stato Pontificio,

la Santa Sede viene a trovarsi senza una personalità giuridica internazionale

poiché era venuto meno un requisito essenziale, quello dell’ambito territoriale,

necessario per la qualificazione della Città del Vaticano come stato;

dato che le teorie internazionalistiche all’epoca vigenti

riconoscevano la personalità giuridica internazionale solo agli stati,

e che quindi bisognava avere tre requisiti: un popolo­ un’attività di governo­ un territorio, il

problema era quello di estendere la personalità di diritto internazionale

ad enti diversi dagli stati.

Per riconoscere alla Santa Sede una personalità internazionale,

si articolarono 3 teorie:

TEORIA MONISTA

,

 che si sostanziava nella posizione dello Jemolo

e secondo la quale

UNICO SOGGETTO DI DIRITTO INTERNAZIONALE ERA LA SANTA SEDE,

impersonata dal Pontefice,

in quanto la Santa Sede era l’espressione di governo del Pontefice

e lo Stato Città del Vaticano dava solo visibilità

all’azione di governo della Santa Sede.

TEORIA DUALISTA

,

 secondo la quale si dovevano distinguere due entità:

la SANTA SEDE che rappresentava la Chiesa Cattolica,

ma sottolineava che non si poteva negare che lo STATO CITTÀ DEL VATICANO costituiva

un nuovo soggetto di diritto internazionale diverso dalla Santa Sede.

Quindi, secondo questa teoria,

che era quella più accreditata sullo scenario internazionalistico dell’epoca,

vi erano due soggetti di diritto internazionale:

la Santa Sede e lo Stato Città del Vaticano.

TEORIA MISTA ,

 34

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

secondo la quale

non si poteva parlare di una sovranità vera e propria,

ma si doveva parlare di una sovranità di carattere spirituale;

e la Chiesa Cattolica era una societas iuridice perfecta,

e cioè una società perfetta, libera e sovrana

che prescindeva dall’esistenza di uno stato territoriale.

Di conseguenza,

avevano, secondo tale teoria, personalità giuridica internazionale

sia la Santa Sede che lo Stato Città del Vaticano,

ma entrambi facevano riferimento al Pontefice,

che era espressione della personalità giuridica,

la quale veniva riconosciuta alla CHIESA CATTOLICA.

Concludendo, LA SANTA SEDE

possiamo dire che è

CHE GODE DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA INTERNAZIONALE .

La Santa Sede è titolare di tutte le attività in campo internazionale

che la collocano in una posizione paritetica, non uguale, a quella degli altri Stati.

La Santa Sede, infatti, ha solo osservatori permanenti presso l’O.N.U.

ma non può esserne membro in quanto è un microstato.

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

La Santa Sede è un ente distinto dallo ,

avente anch’esso rilevanza internazionale,

il quale È UN’ENTITÀ TERRITORIALE CHE NASCE, con i Patti Lateranensi,

PER DARE INDIPENDENZA E SOVRANITÀ ALLA SANTA SEDE.

Lo Stato Città del Vaticano, sottoposto alla sovranità del Sommo Pontefice,

è uno Stato enclave,

perché è completamente circondato da un altro Stato, quello italiano,

che si impegnava a garantire

la comunicazione ferroviaria e la circolazione dei mezzi terrestri ed aerei,

nonché i collegamenti e i servizi telefonici, postali,ecc..

e si stabiliva che le persone residenti nella Città del Vaticano ne avessero la cittadinanza.

Il nuovo Stato aveva così tutti gli elementi essenziali:

un territorio (la città del Vaticano), un organo di governo (la Santa Sede)

ed una popolazione.

Santa Sede e Città del Vaticano non vanno confusi con la CHIESA CATTOLICA,

che non ha una personalità internazionale distinta da quella della Santa Sede. 35

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Ora,

mentre sul piano internazionalistico i termini,

Chiesa cattolica, Santa Sede e Stato Città del Vaticano,

vengono utilizzati indistintamente,

gli ecclesiastici, invece, distinguono i tre concetti.

CHIESA CATTOLICA

La È UNA CONFESSIONE RELIGIOSA NATA DAL CRISTIANESIMO

o ED È UNA REALTÀ TRANSNAZIONALE CHE HA DIMENSIONE UNIVERSALE (non a

o caso il termine “cattolico” significa universale).

Essa È STRUTTURATA IN FORMA MOLTO GERARCHIZZATA:

o innanzitutto, abbiamo due grandi categorie di fedeli, i laici e il clero,

che si distingue dai laici perché ha ricevuto il sacramento dell’ordinazione.

All’interno del clero vi è una struttura piramidale:

infatti, i parroci stanno a capo delle varie diocesi, che dipendono dal vescovo,

e i vari vescovi dipendono dal Papa,

che è il capo di tutta la Chiesa e che assomma in sé tutti i poteri:

legislativi, giudiziari e di magistero.

ALLA CHIESA CATTOLICA SI APPLICA IL DIRITTO CANONICO

o che riguarda tutti i cattolici sparsi nel mondo.

STATO CITTÀ DEL VATICANO

Lo È L’ENTITÀ STRUMENTALE (ossia il territorio)

o PER L’ESERCIZIO DEL GOVERNO DEL PONTEFICE. 36

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Lo stato Città del Vaticano, dal punto di vista formale, è una monarchia assoluta

in cui il monarca (il Papa) viene eletto dai cardinali nel Conclave

secondo le leggi stabilite dallo stesso pontefice.

IL SUO ORGANO DI GOVERNO È RAPPRESENTATO DALLA SANTA SEDE.

o NELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO SI APPLICA IL DIRITTO VATICANO,

o che riguarda esclusivamente i cittadini vaticani.

Allo Stato Città del Vaticano fanno capo tutta una serie di enti,

o attraverso i quali si svolge la sua vita,

che costituiscono le strutture generali dello stato.

Queste si traggono dalla LEGGE FONDAMENTALE N.1

DELLA CITTÀ DEL VATICANO del 7 giugno 1929,

alla quale si accompagnano nella stessa data altre 5 leggi:

(n. 2) sulle fonti del diritto;

(n. 3) sulla cittadinanza e il soggiorno;

(n. 4) sull’ordinamento amministrativo;

(n. 5) sull’ordinamento economico, commerciale, professionale;

(n. 6) sulla legge di pubblica sicurezza.

Il 26 novembre del 2000 è stata emanata la

o NUOVA LEGGE FONDAMENTALE DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO,

con la quale:

si accentra nella persona del Pontefice

­ il potere legislativo, esecutivo e giudiziario;

si conferisce la rappresentanza di diritto internazionale;

­ si articola il potere legislativo in capo ad una Commissione

­ che coadiuva il Pontefice anche per l’esercizio del potere esecutivo;

il Presidente della Commissione rappresenta lo stato

­ ed è coadiuvato da un Segretario Generale e da un Vicesegretario,

i quali predispongono anche i bilanci.

SANTA SEDE

La È L’ORGANO DI GOVERNO DELLA CHIESA,

o o meglio, è l’organo di governo del Pontefice. 37

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

All’interno del DIRITTO CANONICO,

o LA SANTA SEDE È IL SUPREMO ORGANO DI GOVERNO DELLA CHIESA

E HA PERSONALITÀ GIURIDICA ORIGINARIA,

e cioè

la sua personalità giuridica non deriva da alcuna autorità umana:

essa è di per se stessa persona giuridica.

E come tale non è soggetta a nessuna limitazione o modifica

da parte del diritto positivo.

Nel diritto canonico, il termine Santa Sede viene utilizzato, alternativamente,

per indicare:

l’ufficio romano del Pontefice,

­ attraverso il quale il Pontefice ha la potestà ordinaria, suprema e universale

oppure, in maniera più vasta,

tutto l’insieme di uffici che coadiuvano l’azione del Pontefice

­ ed esercitano le funzioni da questo delegate.

Nell’ORDINAMENTO ITALIANO,

o LA SANTA SEDE È CONSIDERATA

COME UN ENTE ECCLESIASTICO RICONOSCIUTO

FORNITO DI PERSONALITÀ GIURIDICA PER ANTICO POSSESSO DI STATO,

il che significa che non è soggetta alla Legge n. 222 del 1985 sugli enti ecclesiastici.

Questa particolarità distingue la Senta Sede dagli altri enti ecclesiastici

che acquistano questa qualifica in seguito al riconoscimento da parte dello Stato.

Il Pontefice, invece, è a capo

non solo dello Stato Città del Vaticano, ma è anche a capo della Chiesa Cattolica.

Quindi, la figura del Papa, dal punto di vista giuridico, è estremamente particolare

in quanto si presenta

da una parte come monarca dello Stato Città del Vaticano

e dall’altra parte come capo spirituale della comunità dei fedeli che,

attraverso il battesimo,

si riconoscono nei principi cattolici e che sono sparsi in tutto il mondo.

Nell’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE

o LA SANTA SEDE È L’ORGANO DI GOVERNO

CHE SVOLGE LE FUNZIONI INTERNAZIONALI DELLA CHIESA CATTOLICA

ED È QUINDI SOGGETTO DI DIRITTO INTERNAZIONALE.

La Santa Sede godeva della soggettività giuridica internazionale 38

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

già prima della stipula dei Patti Lateranensi

e, quindi, già prima della costituzione dello Stato Città del Vaticano;

e questa teoria è confermata dal fatto

che i Patti Lateranensi sono un trattato internazionale

e, come tali, potevano essere firmati solo da soggetti di diritto internazionale;

di conseguenza,

con la firma dei Patti già si era riconosciuta implicitamente

la soggettività giuridica della Santa Sede.

CONCORDATO

Il sostanzialmente È UN ATTO INTERNAZIONALE.

Questa sua natura deriva dal fatto che lo sottoscrive uno Stato e la Santa Sede,

che è soggetto di diritto internazionale.

Ma nonostante il concordato sia un atto internazionale si differenzia da tutti gli altri perché NON È

APERTO ALLA RATIFICA DI STATI TERZI.

Il concordato come strumento ha una storia molto lunga:

il primo concordato è quello di Worms del 1119­1122,

e questo perché la Chiesa da sempre ha avuto la necessità

di accordarsi con il potere temporale e definire la propria posizione.

Il concordato ha una FUNZIONE POLITICA

che varia in base alle situazioni concrete in cui va ad insediarsi.

Prima della nascita degli stati moderni,

il concordato era uno strumento di contrattazione bilaterale

la cui funzione era quella di stabilire immunità e privilegi alla religione cattolica.

Successivamente,

vi è stata un’evoluzione del concordato

tant’è che esso è divenuto un mezzo con cui risolvere questioni di comune interesse,

e cioè esso è venuto a vertere sulle res mixtae

relativamente alle quali lo Stato e la Chiesa possono trovarsi su posizioni contrapposte.

IL CONCORDATO SI FONDA

SUI PRINCIPI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE :

STARE PACTIS ,

 e cioè

una volta che i concordati vengono ratificati e ne segue la legge di esecuzione,

OBBLIGANO LO STATO AD OTTEMPERARE AGLI OBBLIGHI ASSUNTI 39

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

E A NON LEGIFERARE IN MANIERA CONTRARIA,

fin quando continuano a sussistere i presupposti che avevano dato luogo all’atto.

REBUS SIC STANTI BUS ,

 e cioè i concordati sono validi

fino a quando la posizione di entrambe le parti resta uguale;

quando le posizioni cambiano,

I CONCORDATI POSSONO ESSERE DENUNCIATI

SENZA CHE NE SEGUA NECESSARIAMENTE UNO NUOVO

O MODIFICATI, IN TUTTO O IN PARTE,

O DAR VITA AD UN NUOVO ACCORDO DI MINORE IMPORTANZA

SENZA PORRE IN DISCUSSIONE QUELLO PRINCIPALE.

La Chiesa Cattolica utilizza molto lo strumento del concordato

tanto che ogni 50­60 anni avviene la pubblicazione della raccolta dei concordati

che sono stati stipulati dalla Santa Sede con gli stati.

Da queste raccolte si evince che la Chiesa stipula concordati con qualsiasi tipo di stato,

non solo democratici.

Dunque, la Santa Sede stipula concordati:

→ sia con paesi in cui vige un regime totalitario,

solitamente con l’obiettivo di proteggere la libertas ecclesia;

→ sia con i paesi in cui vige un regime democratico,

con l’obiettivo di regolamentare le materie di comune interesse;

→ sia con paesi in cui il cattolicesimo è in minoranza,

con l’obiettivo di apprestare maggiore tutela ai cattolici presenti in questi paesi

(per questa ragione vengono stipulati accordi con i paesi musulmani).

2. PROFILI PUBBLICISTICI. L’EVOLUZIONE

COSTITUZIONALE .

Il passaggio dallo Statuto Albertino alla Costituzione Repubblicana

e l’individuazione di norme che riguardano il fattore religioso

sia in forma individuale che associata

hanno determinato un’evoluzione legislativa del diritto ecclesiastico.

Tuttavia,

nella Costituzione del ’48 non troviamo alcuna norma 40

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

sul confessionismo di stato e tantomeno sulla laicità dello stato;

ma nonostante ciò sono presenti molti articoli che richiamano il fattore religioso.

ARTICOLO 2 COSTIUZIONE :

afferma che

LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELL'UOMO ,

SIA COME SINGOLO SIA NELLE FORMAZIONI SOCIALI

OVE SI SVOLGE LA SUA PERSONALITÀ,

E RICHIEDE L'ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI

DI SOLIDARIETÀ POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE.

Nella disposizione in esame si evidenziano il PRINCIPIO PERSONALISTA,

che pone lo Stato in funzione dell'uomo

riconoscendogli i diritti più ampi (prima fra tutti la libertà),

e quello dell'inviolabilità dei diritti

tanto del singolo individuo quanto come membro di formazioni sociali

(PRINCIPIO PLURALISTA E SOLIDARISTA).

L’inserimento di questa norma fra quelle che riguardano il fattore religioso è stato criticato perché

nella disposizione si fa riferimento al singolo

per tutelare i suoi diritti inviolabili (anche in forma associata),

e non alle formazioni sociali in generale.

ARTICOLO 3 COSTITUZIONE :

afferma che

TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE

E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE ,

SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE,

DI OPINIONI POLITICHE, DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI.

È COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI

DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE ,CHE, 41

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L'EGUAGLIANZA DEI CITTADINI, IMPEDISCONO

IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA

E L'EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL'ORGANIZZAZIONE

POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE.

La norma sancisce il PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA,

intesa come parità formale tra tutti i cittadini, vietandone cosi discriminazioni.

Dunque, viene affermato il principio fondamentale secondo cui

la religione non può essere motivo di discrimine tra i cittadini.

Tuttavia,

la disposizione fa riferimento a “tutti i cittadini” e non anche alle persone giuridiche,

anche se molta parte delle dottrina e della giurisprudenza

interpretano la norma in maniera estensiva,

ricomprendendovi, quindi, anche le persone giuridiche.

Questa interpretazione estensiva della norma è molto importante per il diritto ecclesiastico perché si

riconosce cosi l’uguaglianza,

e non l’uguale libertà delle confessioni religiose di cui all’art. 8.

ARTICOLO 7, COMMA 1, COSTITUZIONE :

afferma che

LO STATO E LA CHIESA CATTOLICA SONO,

CIASCUNO NEL PROPRIO ORDINE, INDIPENDENTI E SOVRANI.

Si afferma in questa norma

l’INDIPENDENZA E LA SOVRANITÀ DELLA CHIESA E DELLO STATO.

Quindi,

si ha il riconoscimento non solo dello stato, ma anche della Chiesa

come ordinamenti giuridici primari, 42

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

perché se parliamo di indipendenza e sovranità

significa che non dipendono da nessun altra autorità

e, quindi, hanno una sovranità originaria.

Questa disposizione costituzionale risente fortemente della teoria del SANTI ROMANO,

e cioè la TEORIA DELLA PLURALITÀ DEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI

della quale era intrisa tutta la cultura giuridica del periodo.

Ora,

mentre il positivismo aveva affermato che

gli unici ordinamenti giuridici erano quelli statuali e che erano retti dal diritto positivo, Santi

Romano, guardando all’esperienza concreta,

come ad esempio la Chiesa, ma anche altri ordinamenti come la mafia,

aveva individuato fenomeni che presentano le caratteristiche proprie dell’ordinamento, pur non

trattandosi di stati.

In questi ordinamenti,

Santi Romano individua un apparato normativo,

quindi principi e regole che vanno rispettati e alla cui violazione segue una sanzione. Proprio

l’analisi di questi fenomeni dà vita

alla teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici

che giustifica l’esistenza dell’ordinamento della Chiesa accanto all’ordinamento statuale.

Nella norma il termine “ORDINE”

deve intendersi come SFERA DI COMPETENZA.

Quindi,

LO STATO E LA CHIESA SONO INDIPENDENTI E SOVRANI

CIASCUNO NELLA PROPRIA SFERA DI COMPETENZA.

Ciò significa che

lo Stato non può interferire in alcun modo nella sfera di competenza della Chiesa

(fini spirituali)

e, allo stesso modo,

la Chiesa non ha alcun potere di ingerenza nella sfera di competenza dello Stato

(fini temporali).

Ora, 43

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

→ una parte della dottrina sostiene che il comma 1 dell’art. 7 Cost.

non abbia una grande rilevanza e, anzi, lo considera una tautologia,

perché se si ha la sovranità è normale che si è indipendenti

e se si è indipendenti è normale che si sia sovrani.

Tuttavia,

l’art. 7 non è meramente dichiarativo:

non lo so si può leggere solo come una dichiarazione

perché in esso vi è il riconoscimento implicito da parte dello Stato

dell’originarietà dell’ordinamento ecclesiastico.

→ un’altra parte della dottrina,

analizzando l’espressione “ciascuno nel proprio ordine”,

ha ipotizzato che il termine “ordine” sia riferibile ai Patti Lateranensi,

nel senso che la Chiesa è indipendente e sovrana

nelle materie stabilite dai Patti Lateranensi.

Ma assumendo ciò come vero

si evidenzierebbe la teoria della costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi

e che non ci siano, di conseguenza, materie di competenza esclusiva della Chiesa.

→ secondo un’altra parte della dottrina,

il termine “ordine” si riferirebbe

a tutto ciò che non è previsto espressamente dalla Costituzione.

Le conseguenze di questo comma 1 dell’articolo 7 Costituzione sono:

RICONOSCIMENTO IMPLICITO DA PARTE DELLO STATO

 DELL’ORIGINARIETÀ DELL’ORDINAMENTO ECCLESIASTICO.

Sono anticostituzionali tutte le disposizioni statuali

che istituiscono delle forme di subordinazione della Chiesa allo Stato.

Quindi,

i rapporti tra Stato italiano e Chiesa Cattolica si fondano su un presupposto di parità

e non di qualsiasi forma di subalternità di uno all’altra.

DIVIETO PER LO STATO DI PORRE IN ESSERE OGNI ATTIVITÀ CHE SIA DIRETTA

 AD ALTERARE LA STRUTTURA GERARCHICO­ISTITUZIONALE DELLA CHIESA.

Quindi,

lo Stato non potrà mai intervenire per imporre un principio,

ad esempio, di democraticità all’interno della Chiesa. 44

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

DIVIETO PER LO STATO DI INDAGARE

 LA DISCIPLINA DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA,

perché fa parte dell’ordine proprio della Chiesa.

LE LEGGI E I PROVVEDIMENTI DELLA CHIESA

 NON SONO IMMEDIATAMENTE VIGENTI NEL NOSTRO STATO,

e quindi non hanno valore per il nostro stato,

a meno che non ci sia una statuizione degli organi statuali che ne sanciscano l’efficacia.

Sancisce il principio, oggi scontato ma in passato meno, secondo cui

 LO STATO NON POTRÀ MAI ESSERE BRACCIO SECOLARE DELLA CHIESA

per fare applicare le sanzioni previste dall’ordinamento canonico.

Sancisce il principio secondo cui

 LO STATO NON POTRÀ MAI AVVALERSI,

PER IL RAGGIUNGIMENTO DEI SUOI FINI CIVILI,

DI PRECETTI, SIMBOLI O STRUTTURE

CHE APPARTENGONO ALL’ORDINE RELIGIOSO

(è esattamente il contrario del confessionismo di Stato).

ARTICOLO 7, COMMA 2, COSTITUZIONE :

afferma che

I RAPPORTI TRA STATO E CHIESA CATTOLICA

SONO REGOLATI DAI PATTI LATERANENSI.

LE MODIFICHE DEI PATTI, ACCETTATE DALLE DUE PARTI,

NON RICHIEDONO PROCEDIMENTO DI REVISIONE COSTITUZIONALE.

Viene sancito, in questa disposizione, il

RICONOSCIMENTO COSTITUZIONALE DEI PATTI LATERANENSI

COME STRUMENTI REGOLATORI DEI RAPPORTI TRA STATO E CHIESA.

Quindi,

si ha un richiamo esplicito alle norme pattizie

cosi come sono state stipulate nel ’29: è come se fossero state cristallizzate. 45

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Inoltre,

viene sancito che QUALSIASI MODIFICA DEI PATTI

DEVE AVVENIRE DI MUTUO ACCORDO TRA STATO E SANTA SEDE;

ciò significa che

se lo Stato volesse modificare unilateralmente i Patti Lateranensi

deve prima modificare la Costituzione.

Ora,

tale richiamo ai Patti Lateranensi ha suscitato problemi in ambito dottrinale e giuridico,

e a tal proposito si delinearono 3 orientamenti:

Un orientamento dottrinale sosteneva

1. la TESI DELLA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEI PATTI LATERANENSI,

e cioè

riteneva che le norme pattizie del ’29 fossero norme di valore costituzionale

dal momento che

i Patti Lateranensi sono richiamati specificatamente nella Costituzione.

Tuttavia, questa tesi non viene accolta perché

se da un punto di vista logico la ricostruzione sembra ineccepibile,

dal punto di vista giuridico no lo è perchè

se, ad esempio, una legge rinvia ad un regolamento

questo non significa che il regolamento perde le sue particolari caratteristiche

e acquista le caratteristiche proprie della legge.

Quindi, il fatto che la Costituzione abbia richiamato i Patti Lateranensi

non significa che questi ultimi acquistano un valore costituzionale.

Un altro orientamento dottrinale,

2. partendo dal fatto che i rapporti tra Stato e Chiesa

si svolgono necessariamente attraverso concordati,

sosteneva che

LA NORMA CONTENUTA NELL’ART. 7 DOVEVA ESSERE CONSIDERATA UNA

NORMA STRUMENTALE SULLA PRODUZIONE GIURIDICA,

e cioè riteneva che

l’art. 7, comma 2, stabiliva l’impossibilità di emanare delle leggi,

anche di natura costituzionale, di modifica o abrogazione delle norme pattizie senza che vi

fosse un accordo tra le due parti.

Questa teoria risente fortemente della teoria Kelseniana dell’ordinamento giuridico secondo

cui vi era un adattamento automatico delle norme di diritto interno

alle norme internazionali.

Un altro orientamento, il cui autore fu Gismonti,

3. 46

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

sosteneva che

L’ART. 7 ERA UN ORDINE DI ESECUZIONE DEI PATTI LATERANENSI,

e quindi,

si sostituiva alla legge di esecuzione,

perché anche un nuovo accordo che veniva stipulato con la Chiesa Cattolica

era coperto interamente dall’art. 7.

Tuttavia,

questa tesi non viene accolta perché,

in tal modo, si dà un mandato in bianco al Governo e alla Chiesa Cattolica

di poter intervenire su una norma costituzionale.

Questo “mandato in bianco”,

e quindi l’impossibilità di intervento da parte del Parlamento,

si sostanzia in una limitazione della normale attività legislativa di uno stato

e, quindi, si sostanzia in una lesione piena della sovranità dello stato.

Di fronte a queste divergenze sono intervenuti dei correttivi dal punto di vista dottrinali dovuti

soprattutto al professore CATALANO

(uno dei maggiori studiosi della dinamica concordataria, maestro di Tedeschi),

il quale afferma che

I DUE PRINCIPI CARDINI CHE REGOLANO I RAPPORTI TRA STATO E CHIESA SONO:

• La regola dello STARE PACTIS

e cioè

una volta che i concordati vengono ratificati e ne segue la legge di esecuzione,

OBBLIGANO LO STATO AD OTTEMPERARE AGLI OBBLIGHI ASSUNTI

E A NON LEGIFERARE IN MANIERA CONTRARIA,

fin quando continuano a sussistere i presupposti che avevano dato luogo all’atto.

• La regola del REBUS SIC STANTI BUS,

e cioè

i concordati sono validi 47

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

fino a quando la posizione di entrambe le parti resta uguale;

quando le posizioni cambiano,

I CONCORDATI POSSONO ESSERE DENUNCIATI

SENZA CHE NE SEGUA NECESSARIAMENTE UNO NUOVO

O MODIFICATI, IN TUTTO O IN PARTE,

O DAR VITA AD UN NUOVO ACCORDO DI MINORE IMPORTANZA

SENZA PORRE IN DISCUSSIONE QUELLO PRINCIPALE.

Dunque,

secondo questa interpretazione, l’art. 7 Cost. impone:

Un OBBLIGO NEGATIVO AL LEGISLATORE STATALE,

o che non può legiferare in maniera contraria rispetto agli impegni pattizi;

Un OBBLIGO POSITIVO PER L’ESECUTIVO

o che deve assicurare la funzionalità del regime pattizio,

agendo in maniera conforme ai Patti. SENTENZA N.

Questa posizione, che all’inizio era meramente dottrinale, è stata recepita nella

169 DELLA CORTE COSTITUZIONE DEL 1971 ,

con la quale

VIENE COSTITUZIONALIZZATO IL PRINCIPIO PATTIZIO,

e cioè

il principio in base al quale i rapporti tra Stato e Chiesa

vengono regolati normalmente in base ad accordi.

Costituzionalizzare il principio pattizio non vuol dire che

LE DISPOSIZIONI DEI PATTI LATERANENSI

hanno la stessa natura delle norme costituzionali,

ma vuol dire che

esse SONO LEGGI ORDINARIE CON UN GRADO DI RESISTENZA MAGGIORE.

Quindi,

a meno che non contrastino con i principi supremi dell’ordinamento,

NEL CASO IN CUI SI HA UN MUTUO CONSENSO TRA STATO E CHIESA

LE DISPOSIZIONI DEI PATTI LATERANENSI

DEVONO ESSERE MODIFICATI CON IL PROCEDIMENTO ORDINARIO,

MENTRE,

NEL CASO IN CUI LO STATO VOGLIA UNILATERALMENTE 48

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

MODIFICARE IL TESTO DEI PATTI,

QUESTI DEVONO ESSERE MODIFICATI CON IL PROCEDIMENTO AGGRAVATO,

PROPRIO DELLE LEGGI COSTITUZIONALI.

In caso di conflitto tra norme costituzionali e norme pattizie,

il sindacato di legittimità della legge

viene esercitato in base ai principi supremi dell’ordinamento.

Inoltre,

non è ammissibile il referendum abrogativo per la legge che dà esecuzione ai concordati.

ARTICOLO 8 COSTITUZIONE :

riguarda il rapporto tra lo Stato e il fenomeno religioso in forma organizzata.

ARTICOLO 8, COMMA 1, COSTITUZIONE :

afferma che

TUTTE LE CONFESSIONI RELIGIOSE

SONO UGUALMENTE LIBERE DINANZI ALLA LEGGE.

Si afferma, quindi,

PRINCIPIO DEL PLURALISMO CONFESSIONALE APERTO

il ,

aperto cioè alle confessioni che si insedieranno nella società

e non soltanto alle confessioni presenti in un determinato momento.

Ora,

il CONCETTO DI UGUALE LIBERTÀ DI TUTTE LE CONFESSIONI RELIGIOSE

è particolare.

Quando parliamo di libertà ci riferiamo ad un principio non intrinsecamente giuridico,

nel senso che

il concetto giuridico è il diritto di libertà, e non la libertà in sé. 49

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

In questo caso è il concetto giuridico che tutela l’interesse giuridico, che è la libertà.

Allo stesso modo,

il diritto di libertà religiosa, che è una specificazione ulteriore del diritto di libertà,

è un concetto giuridico che tutela la libertà religiosa.

Anche l’uguaglianza non è un concetto strettamente giuridico,

in quanto presuppone un rapporto relazionale.

Quando vengono coniugati il concetto di libertà e quello di uguaglianza

assumono una valenza particolare, cosi come avviene nell’art. 8 Cost.,

nel quale non si afferma che le confessioni sono uguali o che le confessioni sono libere,

ma si afferma che le confessioni sono ugualmente libere.

Dunque,

si afferma che

LA LIBERTÀ DI UNA CONFESSIONE RELIGIOSA

NON È DIVERSA DA QUELLA DELLE ALTRE CONFESSIONI.

In una SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE DEL 1988

è stato specificato che

IL FENOMENO RELIGIOSO IN FORMA ASSOCIATA

È RILEVANTE IN QUANTO TALE,

E NON SI POSSONO DISCRIMINARE GRADI DIVERSI DI LIBERTÀ

TRA LE DIVERSE CONFESSIONI RELIGIOSE. TUTTE

Nella disposizione costituzionale viene utilizzato il termine “ ”,

che quindi comprende anche la religione cattolica.

Ciò sembrerebbe contraddire l’art. 7 Cost.,

che disciplina in maniera specifica i rapporti con la Chiesa Cattolica;

in realtà,

l’art. 7 deve essere letto in relazione al comma 1, art. 8 Cost.

per sottolineare una non supremazia della Chiesa Cattolica

e per capire che non si vuole preferire o appoggiare la religione cattolica

rispetto alle altre confessioni.

Inoltre,

bisogna tener presente che è stato formulato prima l’art. 8 e poi l’art. 7,

ma poi è stato votato prima il 7 e poi l’8:

ciò dimostra il fatto che l’impianto generale era quello di una contrattazione bilaterale 50

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

per la tutela delle specificità delle diverse confessioni

e poi il richiamo al trattato e al concordato con la Chiesa Cattolica.

Quindi,

LA LIBERTÀ DELLA CONFESSIONE CATTOLICA

NON È QUALITATIVAMENTE DIVERSA

DALLA LIBERTÀ DI QUELLE ACATTOLICHE:

la considerazione statistica del maggiore o minore numero di appartenenti

non può giustificare discriminazioni.

Questa uguaglianza nella libertà comporta che:

i pubblici poteri non devono favorire, propagandare o biasimare

 i valori di una determinata dottrina confessionale a discapito delle altre,

o almeno cosi dovrebbe essere

(nella realtà anche il solo fatto di aver stipulato un’intesa

è stato considerato un elemento discriminante

tanto che alcune sovvenzioni erano state assicurate

solo a quelle confessioni che avevano sottoscritto intesa:

la Corte Costituzionale ha affermato che questo era un criterio discriminante).

lo stato deve garantire il DIRITTO ALLA PARITÀ OPPORTUNITÀ

 di tutte le confessioni e di tutti gli individui senza distinzione di religione

per ciò che riguarda la partecipazione ai mezzi giuridici

predisposti dall’ordinamento per rendere effettivo

il perseguimento del diritto di libertà.

E ciò non significa un regime uguale per ogni confessione,

ma un regime anche diseguale,

ma che assicuri la parità di chance, insomma, che garantisca l’uguaglianza sostanziale. Difatti,

l’art. 8 non preclude al legislatore

la possibilità di prevedere differenziazioni nel trattamento giuridico delle confessioni quando

trovino causa nell’esigenza di tutela del pluralismo confessionale. 51

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

CONFESSIONE RELIGIOSA

Altro concetto che ritroviamo nell’art. 8 è quello di , espressione

con cui si indicano

GLI AGGREGATI SOCIALI CHE COSTITUISCONO

ESPRESSIONE O MANIFESTAZIONE

DEL DIRITTO FONDAMENTALE DI PROFESSARE LIBERAMENTE

LA PROPRIA RELIGIONE IN FORMA ASSOCIATA.

Questo termine viene usato per la prima volta in un testo giuridico:

infatti, prima, nelle altre norme, si era sempre parlato

di Chiesa, tipica della religione cattolica,

o di culti ammessi, nella L. 1159/1929,

intendendo le manifestazioni rituali esterne della religione.

Con l’art. 8 Cost. si vuole superare questa dicotomia tra

Chiesa, come elemento organizzativo­istituzionale,

e culti, come manifestazione esteriore della religione,

e di COMPRENDERE NEL TERMINE CONFESSIONE

SIA LA FORMA ISTITUZIONALE DELLA CHIESA

SIA LE ALTRE FORME DI CULTO.

In realtà,

anche il termine confessione etimologicamente richiama la formazione della religione

cosi come percepita storicamente nel contesto culturale,

e quindi indirettamente si richiama alla religione cattolica.

LA DOTTRINA HA INDIVIDUATO VARI CRITERI

PER STABILIRE QUANDO UN GRUPPO PUÒ ESSERE CONSIDERATO O MENO

CONFESSIONE:

→ CRITERIO QUANTITATIVO

per cui confessione è qualsiasi gruppo che non sia numericamente esiguo;

→ CRITERIO SOCIOLOGICO,

per cui confessione è qualsiasi gruppo con finalità religiosa

e che la pubblica opinione avverte come tale;

→ CRITERIO STORICO,

per cui confessione è quel gruppo che si è insediato storicamente nella società.

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE DEL 1993

In una

è stato stabilito che

PER L’ACCERTAMENTO DEL CARATTERE RELIGIOSO DELL’ORGANIZZAZIONE, NON

BASTA CHE IL GRUPPO SI AUTOQUALIFICHI

COME CONFESSIONE RELIGIOSA, 52

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

MA OCCORRE TENER PRESENTE:

LESISTENZA DI UN’ORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE STABILE;

 GLI EVENTUALI PRECEDENTI RICONOSCIMENTI PUBBLICI;

 L’ESISTENZA DI UNO STATUTO

 CHE ESPRIMA IL CARATTERE DELL’ORGANIZZAZIONE;

LA COMUNE CONSIDERAZIONE DEGLI ADERENTI COME CONFESSIONE

 (criterio dell’autoreferenzialità:

è confessione perché chi ne fa parte crede che essa sia una confessione religiosa (elemento

psicologico)

e non perché è dallo stato o dalle istituzioni che viene il riconoscimento).

ARTICOLO 8, COMMA 2, COSTITUZIONE :

afferma che

LE CONFESSIONI DIVERSE DALLA CATTOLICA

HANNO DIRITTO AD ORGANIZZARSI SECONDO I PROPRI STATUTI

PURCHÈ NON CONTRASTINO CON L’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO.

Dunque,

nella disposizione viene sancito il PRINCIPIO DELL’AUTONOMIA STATUARIA,

e cioè

la libertà di auto­organizzarsi attraverso uno statuto.

A ciò consegue il PRINCIPIO DI NON INGERENZA TRA POLITICA E RELIGIONE,

e quindi

lo Stato abbandona qualsiasi pretesa di fissare per legge i contenuti dello Statuto.

Dalla disposizione si evince, inoltre, che

mentre la Chiesa cattolica viene considerato un ordinamento giuridico primario,

le altre confessioni religiose sono considerate ordinamenti giuridici derivati;

tra l’altro questo è un termine improprio

perché una confessione religiosa non deriva dallo stato,

ma deriva dalla volontà dei suoi componenti,

e di conseguenza dovrebbe essere trattata alla stregua di un'associazione di diritto interno a cui

l'ordinamento attribuisce particolari diritti.

Tuttavia, 53

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

ancora oggi non c'è una sostanziale eguaglianza

tra la confessione cattolica e le altre confessioni religiose sul piano giuridico.

Elemento centrale è che

GLI STATUTI NON DEVONO CONTRASTARE

CON L’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO.

L’organo deputato a controllare un eventuale contrasto tra statuti e ordinamento giuridico è il

Consiglio di Stato.

Quando viene fatta domanda

per il riconoscimento della personalità giuridica della confessione

questa viene presentata anche al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato poi attua un controllo di legittimità,

che è volto a verificare che le norme di organizzazione della confessione

non violino i principi statuari dell’ordinamento costituzionale,

e non si estende ad una valutazione di merito

sul credo o delle questioni ideologiche sottese.

Se il Consiglio di stato ritiene illegittimo uno statuto:

secondo una parte della dottrina,

­ si ha semplicemente una irrilevanza civile dello statuto;

secondo altra parte della dottrina,

­ quella confessione organizzata secondo quello statuto illegittimo

non può avere la qualifica di confessione

e quindi non potrà mai stipulare intesa. 54

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

ARTICOLO 8, COMMA 3, COSTITUZIONE :

afferma che

I RAPPORTI TRA STATO E CONFESSIONI DIVERSE DALLA CATTOLICA

SONO DISCIPLINATI CON LEGGE

SULLA BASE DI INTESE CON LE RELATIVE RAPPRESENTANZE.

Da questa disposizione si evince, innanzitutto, che

LA CONFESSIONE È LA QUALIFICAZIONE GIURIDICA DELLA RELIGIONE,

cioè

la religione diventa giuridicamente rilevante stipulando intesa.

Ma fare del momento della stipula dell’intesa il nocciolo centrale della questione

significa ricondurre il tutto ad una questione di politica ecclesiastica.

Infatti,

se analizziamo le intese sottoscritte fino ad ora

notiamo che

sono state tutte firmate dopo l'accordo del 1984 modificativo del concordato

con le confessioni dell’alveo del protestantesimo (luterana, battista, etc.)

e poi con le comunità ebraiche,

che avevano comunque un sistema radicato in Italia

e rispetto alle quali non c’era un problema di qualificazione e identificazione;

le altre confessioni religiose non hanno voluto sottoscrivere intese

per non legittimare lo strumento concordatario

e perché si sentivano più libere nel diritto comune.

Ci accorgiamo che si tratta di un problema politico anche dal fatto che

sono state sottoscritte intese (solo sottoscritte, ma non ancora approvate) 55

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

con la congregazione dei testimoni di Geova e l’associazione Buddisti italiani,

mentre con l’Islam,

che è sicuramente una religione e che sicuramente è di tradizione antica,

non viene sottoscritta intesa.

Comunque la stipula dell’intesa rimane una scelta discrezionale perchè:

→ le confessioni hanno il diritto, e non necessariamente l’obbligo, di stipulare intese;

→ lo Stato non necessariamente deve approvare un’intesa,

ma decide quando è opportuno accordare un regime giuridico differenziato,

che non significa favoritismo ma dare solo una specifica rilevanza ad una confessione.

Inoltre,

dalla disposizione costituzionale si evince che quello che conta non è l’intesa in sé,

ma la legge che recepisce l’intesa.

Questa legge non è rimessa alla completa determinazione del Parlamento,

ma è una legge che viene concordata nell’intesa.

L’intesa resta esterna al nostro ordinamento

se non interviene la legge del Parlamento che la approva.

ARTICOLO 19 COSTITUZIONE :

afferma che

TUTTI HANNO DIRITTO

DI PROFESSARE LIBERAMENTE LA PROPRIA FEDE RELIGIOSA

IN QUALSIASI FORMA, INDIVIDUALE O ASSOCIATA,

DI FARNE PROPAGANDA

E DI ESERCITARNE, IN PRIVATO O IN PUBBLICO, IL CULTO

PURCHÈ NON SI TRATTI DI RITI CONTRARI AL BUON COSTUME.

Quindi, viene pienamente riconosciuto il DIRITTO DI LIBERTÀ RELIGIOSA: l’equiparazione tra

le diverse fedi è totale

e ne consegue che ha pari dignità anche il rifiuto di ogni credo religioso.

Tuttavia,

lo Stato si limita a garantire solo le manifestazioni esterne della libertà religiosa, assimilandola alle

libertà politiche, economiche e sociali,

quando dovrebbe riguardare anche gli aspetti interiori

e considerare la libertà come valore, e quindi come un principio.

Quindi, 56

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

dalla previsione costituzionale

nella configurazione della libertà religiosa come diritto pubblico subiettivo

resta fuori la libertà di coscienza.

La libertà religiosa viene sancita ERGA OMNES,

cioè per chiunque risieda nel territorio nazionale, sia esso cittadino o straniero.

L’esercizio del culto trova un LIMITE nell’osservanza del “BUON COSTUME”,

cioè di comportamenti rispettosi della pubblica decenza.

Inoltre,

la disposizione costituzionale rappresenta un ulteriore conferma della laicità dello stato, che si

realizza quando viene riconosciuta la libertà di religione e delle confessioni religiose.

Quindi,

le disposizioni costituzionali appaiono incomplete,

nonostante la centralità della libertà religiosa nel sistema del diritto ecclesiastico italiano.

Ed è per questo che si è sostenuto che

LA LIBERTÀ RELIGIOSA È UN DIRITTO SOGGETTIVO DELL’INDIVIDUO

→ NON ESCLUSIVAMENTE PUBBLICO

→ NON NEGATIVO

→ NON UNICO

→ NON ASSOLUTO, MA RELATIVO

Quindi,

quando parliamo di libertà religiosa ciò che se ne deduce è che

non è la libertà religiosa ad essere tutelata, ma il diritto alla libertà religiosa,

perché il termine “libertà” in sé è un’aggettivazione

che abbraccia vari concetti psicologici e sociologici, ma non è un concetto giuridico.

ARTICOLO 20 COSTITUZIONE :

afferma che

IL CARATTERE ECCLESIASTICO E IL FINE DI RELIGIONE O DI CULTO

DI UN’ASSOCIAZIONE O ISTITUZIONE

NON POSSONO ESSERE CAUSA

DI SPECIALI LIMITAZIONI LEGISLATIVE, NÉ DI SPECIALI GRAVAMI FISCALI

PER LA SUA COSTITUZIONE, CAPACITÀ GIURIDICA E OGNI FORMA DI ATTIVITÀ. 57

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Quindi,

viene sancita l’ILLEGITTIMITÀ DI QUALSIASI TRATTAMENTO DISCRIMINATORIO

rispetto a quello riservato agli enti civili.

La norma mira ad impedire in materia di enti, associazioni o istituzioni,

sia una legislazione anti­ecclesiastica che di favore,

applicando all’istituto del riconoscimento e al regime di tali enti

la disciplina di diritto comune.

3. IL REGIME GIURIDICO DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE

DIVERSE DALLA CATTOLICA .

In Italia,

la tradizione legislativa in tema di confessioni religiose diverse dalla cattolica

è abbastanza limitata: LEGGE SUI CULTI AMMESSI

vi è solo la L. 1159 DEL 1929, ossia la ,

che, ancora oggi in vigore, venne emanata in un periodo storico

dove il panorama religioso era molto meno variegato rispetto a quello attuale;

difatti, con culti ammessi ci si riferisce sostanzialmente

alle comunità ebraiche, ai Valdesi, ai Greci ortodossi e ai Protestanti.

Inoltre,

lo stato italiano non ha un registro con un elenco delle confessioni religiose,

ma quest'ultime si deducono da una serie di elementi sanciti dall'art. 8 Costituzione,

tra cui:

• uno statuto,

• un'organizzazione interna,

• dei rappresentanti esterni con cui rapportarsi

• l'immedesimazione nella tradizione legislativa e culturale italiana

• una struttura tipica di un ordinamento giuridico derivato

che non contrasti con i valori dell'ordinamento giuridico italiano.

Quindi,

è lo Stato a determinare

→ se esiste una confessione religiosa;

→ se si tratta di una confessione o di un semplice movimento religioso;

→ se ci sono i presupposti per qualificare e riconoscere l’attività normativa,

ossia i diritti confessionali, ad una confessione religiosa;

→ se ci sono i presupposti di legge

per instaurare un rapporto giuridico con tale confessione; 58

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

→ se il contenuto ideologico della confessione risulta in contrasto

con i valori dell’ordinamento giuridico italiano;

→ etc.

Non tutti i gruppi religiosi che hanno i requisiti richiesti dalla legge,

sono qualificati come confessioni religiose dallo Stato

e non con tutti quest'ultimo stipula delle intese.

Dunque, nell’ordinamento giuridico italiano,

i modelli dei gruppi confessionali contemplati sono 3:

Chiesa Cattolica

1. Confessioni senza intesa

2. Confessioni con intesa.

3.

Attualmente le confessioni religiose che non hanno sottoscritto intesa con lo stato

sono regolate dalla Legge sui culti ammessi

(nonostante si auspica ad una legge generale sui culti ammessi

che possa sostituire definitivamente quella del 1929).

INTESA

Le confessioni religiose che hanno sottoscritto con lo stato italiano,

e cioè ATTI DI DIRITTO INTERNO

CHE NECESSITANO DELLA SUCCESSIVA LEGGE DI APPROVAZIONE,

sono 6,

mentre 8 sono state sottoscritte e non ancora approvate.

Per la sottoscrizione di un’intesa con lo Stato italiano:

innanzitutto,

 la confessione religiosa deve ottenere il riconoscimento della personalità giuridica, sulla

base della L. 1159 del 1929,

su parere favorevole del Consiglio di Stato

e su proposta del Ministro di Giustizia in concerto con il Ministro dell’Interno;

successivamente,

 la confessione, previo parere della Direzione Generale degli Affari di Culto,

presenta una istanza con la quale chiede la sottoscrizione dell’intesa

al Presidente del Consiglio;

il Presidente del Consiglio affida l’incarico di condurre le trattative

 al Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 59

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

viene stilata una bozza di intesa;

 la bozza viene discussa attraverso una Commissione di studio,

 che è una commissione interministeriale di nomina governativa

integrata da 4 rappresentanti della confessione;

la bozza d’intesa deve poi ottenere il parere favorevole

 della Commissione Consultiva per la libertà religiosa;

si arriva cosi alla sottoscrizione,

 ossia la firma del Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri

e del Rappresentante della confessione che chiede l’intesa;

l’intesa viene discussa nel Consiglio dei Ministri

 per l’autorizzazione alla firma del Presidente del Consiglio;

una volta che l’intesa viene firmata

 dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Confessione religiosa,

l’intesa viene trasmessa al Parlamento per la sua approvazione con legge.

La prima intesa si è avuta nel 1984,

per cui l’art. 8 Costituzione non ha avuto applicazione per 38 anni.

Per tutti questi anni non si è giunti ad un’intesa, evidentemente,

perché nessuna confessione religiosa aveva fatto il ben che minimo sforzo per ottenerla,

in quanto

questa situazione di diversità tra la posizione della Chiesa Cattolica e le altre confessioni era

considerata, da parte di queste confessioni, come un’ingiustizia.

Quindi,

la mancanza di intese con le confessioni religiose si sostanzia in una scelta politica

per denunciare la situazione di disparità esistente,

nonostante la previsione dell’art. 8 Cost.

che doveva servire da bilanciamento tra Chiesa Cattolica e le altre confessioni.

Dal 1984 le confessioni religiose

cominciano a chiedere di poter stipulare intese con lo stato italiano

perché in quell’anno viene introdotto il sistema di finanziamento noto come 8*1000, previsto, in

primo luogo, per la Chiesa Cattolica

e poi per tutte le confessioni che sottoscrivevano intesa.

Quindi,

la possibilità di accedere a questi finanziamenti, che erano abbastanza consistenti,

induce alcune delle confessioni presenti sul territorio italiano 60

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

a dare attuazione al comma 3 dell’art. 8 Costituzione.

Le intese che sono attualmente in vigore e approvate con Legge sono:

Tavola Valdese del 1984

I. Assemblee di Dio in Italia (ADI) del 1986

II. Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 1986

III. Unione Comunità Ebraiche in Italia (UCEI) del 1987

IV. Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) del 1993

V. Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) del 1993

VI. Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia del 2007

VII. Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni del 2007

VIII. Chiesa Apostolica in Italia del 2007

IX. Unione Buddista Italiana (UBI) del 2007

X. Unione Induista Italiana del 2007

XI.

Un’altra intesa è stata firmata ma non ancora approvata con legge nel giugno 2015 con l’Istituto

Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG). TAVOLA VALDESE

La prima intesa che è stata stipulata è la

alla quale sembrano essersi ispirate anche le altre.

Nell’intesa:

All'art. 1

1. la Repubblica riconosce autonomia e indipendenza all’ordinamento dei valdesi.

All’art. 2 si riconosce

2. la nomina dei ministri di culto, la giurisdizione e l'organizzazione ecclesiastica

ed il diritto a emettere provvedimenti in materia spirituale o disciplinare

senza alcuna ingerenza da parte dello Stato.

Si estingue, su richiesta della Tavola Valdese, dal bilancio dello Stato italiano l'assegno di

3. mantenimento dovuto a tale ordine.

All'art. 4 si riconosce la tutela penale

4. attraverso la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali

garantiti dalla Costituzione,

e non la tutela penale specifica del sentimento religioso. 61

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

È garantito il diritto di servizio militare ai valdesi e le forme di assistenza spirituale. Gli

5. oneri derivanti dall'assistenza spirituale

sono a carico degli organi ecclesiastici competenti,

compresa l'assistenza negli ospedali, nelle case di cura e pensionati

e negli istituti penitenziari.

Singolare è la rinuncia dei Valdesi all'insegnamento

6. di pratiche di culto, catechesi e dottrine religiose nelle scuole pubbliche statali,

a meno che gli studenti o le loro famiglie ne facciano specifica richiesta.

È concesso il diritto di rinunziare

alle lezioni dell'insegnamento di religione cattolica nella scuola pubblica.

Si riconoscono effetti civili ai matrimoni stipulati dagli organi ecclesiastici valdesi,

7. a condizione che l'atto sia iscritto nel registro dello Stato civile

e previa pubblicazione presso la casa comunale.

È riconosciuta la personalità giuridica degli enti ecclesiastici

8. che operano a fini di beneficenza, di culto e di istruzione

su richiesta della Tavola Valdese, che rilascia la delibera sinodale motivata

per il riconoscimento e l'erezione dell'ente ecclesiastico in istituto autonomo.

Si riconoscono

9. le lauree e diplomi in teologia,

la facoltà di rinvio del servizio militare per il valdesi

ed un principio di collaborazione per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali.

Dato che il mantenimento del culto e il sostentamento dei ministri

10. avviene grazie ad offerte volontarie,

si consente la deduzione di 2 milioni di lire ai fini Irpef

per il contributo volontario all'ordine dei valdesi, ripartendo l'8 * 1000. 62

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

UNIONE DELLE CHIESE CRISTIANE AVVENTISTE

L’intesa con l’

è stata stipulata nel 1986.

Nell’intesa:

Sono sanciti i principi

1. della Costituzione, della Convenzione Europea diritti umani,

della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

Si riconosce il diritto degli avventisti a svolgere,

2. su loro richiesta e secondo le norme sull’obiezione di coscienza,

il servizio civile in luogo di quello militare.

Sono garantite le forme di assistenza spirituale.

3. Gli oneri derivanti dall'assistenza spirituale

sono a carico degli organi ecclesiastici competenti,

compresa l'assistenza negli ospedali, nelle case di cura e pensionati

e negli istituti penitenziari.

La Chiesa Avventista rinuncia all’insegnamento nelle scuole pubbliche statali.

4. È concesso, inoltre,

il diritto di non avvalersi degli insegnamenti delle altre confessioni religiose.

È concesso il diritto di istituire scuole paritarie.

5. Si riconosce il diritto di concedere lauree e diplomi in teologia e cultura biblica

6. da parte dell’istituto avventista di cultura biblica.

Gli edifici di culto non possono essere espropriati, demoliti e requisiti

7. se non per ragioni gravi e con l’accordo della Chiesa avventista.

È riconosciuto il diritto di festa il sabato nelle scuole

8. e di non sostenere prove di esame quel giorno.

È riconosciuta la deduzione di 2 milioni ai fini irpef e la ripartizione dell’ 8 *1000.

9. 63

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Di analogo contenuto all'intesa e al preambolo dell'Unione delle Chiese Avventiste

ASSEMBLEE DI DIO,

è l'intesa con le

fatta eccezione per il riconoscimento degli enti aventi fini di culto,

i cui statuti devono essere depositati presso il Ministero dell'Interno

e che debbono iscriversi agli effetti civili nel registro delle persone giuridiche

entro 12 mesi dall'entrata in vigore della presente Legge n. 517 del 1988.

Importante anche l'intesa

CHIESA EVANGELICA BATTISTA

con la del 29 marzo 1993

CHIESA EVANGELICA LUTERANA

e la del 20 aprile del 1993.

I principi cardine dei battisti sono:

Il battesimo dei credenti è la loro parità nella responsabilità dinanzi a Dio.

1. Il valore autonomo della Chiesa evangelica.

2. La non ingerenza tra Stato e Chiesa.

3. Il sostentamento mediante contributi volontari della Chiesa evangelica battista.

4. La non necessità della tutela penale di questo sentimento religioso.

5.

Per il resto il contenuto delle due intese ricalcano le altre. 64

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Per quanto riguarda l’intesa

UNIONE DELLE COMUNITÀ EBRAICHE ITALIANE

con l’ :

Viene garantita la libertà sancita nelle disposizioni costituzionali.

1. Viene garantita la tutela penale del sentimento religioso

2. e dei diritti di libertà religiosa senza discriminazioni tra cittadini e tra culti.

Vengono riconosciute le festività ebraiche, il diritto alla macellazione,

3. il diritto di giuramento a capo scoperto, il riposo sabbatico.

Si riconoscono le forme di assistenza spirituale

4. alle forze armate, negli ospedali, nelle case di cura e nei penitenziari.

In queste disposizioni manca la clausola secondo la quale

l’assistenza non grava finanziariamente sullo Stato.

Si riconosce

5. il diritto a non avvalersi dell'insegnamento delle altre religioni,

il diritto ad istituire scuole di ogni ordine e grado

ed il diritto a concedere lauree e diplomi in cultura ebraica.

Gli edifici di culto ebraici non possono essere requisiti, espropriati e demoliti

6. se non previa accordo con la comunità ebraica.

La forza pubblica non può fare irruzione in tali edifici

a meno che non ricorrano gravi ragioni e vi sia l'accordo con la comunità ebraica.

Si tutela il patrimonio ecclesiastico di tale comunità.

7. Si dà la possibilità di costituire nuove comunità ebraiche

8. che vengono riconosciute come formazioni sociali

che provvedono al soddisfacimento dei bisogni religiosi degli ebrei.

Si riconosce la personalità giuridica agli enti ecclesiastici ebraici

9. che devono iscriversi nel registro delle persone giuridiche

entro 2 anni dall'entrata in vigore della Legge n. 101 del 1989.

C'è l’ equiparazione a fini tributari tra fine religioso e di culto

10. 65

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

con il fine di beneficenza o assistenza.

Gli ebrei possono dedurre dal loro contributo al mantenimento e sostentamento dell'Unione

delle Comunità Ebraiche

fino al 10% del loro reddito e fino ad un massimo di 7 milioni e mezzo di lire.

Perché non si è mai arrivati ad una intesa con l’Islam?

L’Islam ha delle sue peculiarità per le quali sarebbe lecito chiedere un’intesa

per la protezione di quelle che sono le sue specifiche necessità,

come ad esempio

il venerdi che per i musulmani è giorno festivo,

l’alimentazione che esclude categoricamente la carne di maiale

e di cui, quindi, si dovrebbe tenere conto nelle mense scolastiche e aziendali,

le regole per la sepoltura dei defunti,

in quanto alcuni regolamenti cimiteriali italiani

contrastano con le regole della sepoltura islamica.

Nonostante queste peculiarità

non si è mai arrivati alla stipulazione di intese con le comunità musulmane.

E sono state trovate molte motivazioni giuridiche,

come ad esempio:

Sicurezza per lo stato:

­ i musulmani rivendicano come simbolo religioso il velo,

e questo è considerato dall’ordinamento italiano

in contrasto con i principi di sicurezza

che impongono di mostrare il proprio volto,

ad esempio, nelle foto per i documenti;

Mancanza di una rappresentanza unica:

­ difatti, non esiste un solo islam:

la summ divisio è quella tra sciiti e sunniti,

ma anche all’interno di questi due macro gruppi esistono varie differenziazioni che fanno

capo a quelle che vengono chiamate “le scuole giuridiche”;

inoltre,

la struttura tipica dell’Islam è la comunità: non c’è una chiesa e non c’è un clero; tutto

l’Islam è costituito dalla grande comunità, che è la summa islamica.

Questo significa che è difficile individuare un rappresentante unico dell’Islam.

Nonostante ciò sono state presentate 3 bozze di intesa da comunità diverse:

Una è stata presentata dall’Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCOII);

a) Una dall’Associazione Musulmani Italiani (AMI);

b) 66

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Un’altra dalla Comunità Religiosa Islamica (COREIS);

c) quest’ultima è stata l’unica che ha ottenuto

il parere favorevole del Consiglio di Stato.

Queste bozze di intesa non sono state approvate con legge

per problemi, in senso lato, politici.

Ad esempio dopo l’11 settembre 2001 si è scoperto che

molti esponenti dell’UCOII facevano parte di gruppi terroristici

o che, comunque, molti terroristi si rifacevano ai principi dell’UCOII.

Il rapporto Islam­terrorismo va, però, meglio analizzato.

Innanzitutto, si utilizzano in modo indifferenziato i termini islamico e islamista,

ma in realtà si tratta di due concetti completamente differenti.

Islamico è chi ha aderito all’Islam

ed è quindi musulmano perché di religione musulmana;

l’islamista, invece, è chi sostiene il pensiero estremista dell’Islam,

per cui l’interpretazione del Corano viene fatta in una maniera estremamente rigida,

tante volte strumentale,

e si passa ad una difesa della propria religione

attraverso atti di offesa nei confronti di altri (atti terroristici).

Ad esempio,

il concetto secondo cui morire per difendere l’Islam è un modo per assicurarsi il paradiso

è tipica del pensiero islamista;

mentre vi sono altre scuole teologiche islamiche che affermano chiaramente che

il suicidio è un peccato.

Questa interpretazione strumentale del Corano si nota ancora di più con l’uso del velo, credendo che

simboleggi

il ruolo di sottomissione della donna orientale nei confronti dell’uomo;

ma non esiste alcun versetto del Corano che imponga l’uso del velo,

piuttosto si tratta di una tradizione nata perché all’epoca di Maometto

le sue mogli e sua sorella usavano il velo,

in quanto era una simbologia estremamente religiosa,

perché il velo rappresenta la forma di separazione tra ciò che è sacro e ciò che è impuro. Quindi,

il velo costituisce un problema quando il suo uso viene considerato come imposto.

Al contrario,

quando il velo è frutto di una libera scelta individuale è espressione della libertà religiosa. 67

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

4. LA LAICITÀ DELLO STATO

.

Nonostante il principio confessionale sancito nello Statuto Albertino

sia stato poi ribadito all’art. 1 del Trattato Lateranense,

la Costituzione Repubblicana del 1948,

pur non facendo espresso riferimento al principio di laicità,

può ritenersi una Costituzione laica.

Laicità sancita anche dalla sentenza della Corte Costituzionale 203/1989,

nella quale è stato ribadito che

la laicità dello stato è un principio fondamentale della nostra Costituzione.

Ciò anche in virtù del fatto che

l'art. 1 dello statuto Albertino,

o che riconosceva la religione cattolica apostolica romana come unica religione di Stato,

è stato abrogato

all'art. 1 del Protocollo aggiuntivo al concordato modificato nell'accordo del 1984

o la Chiesa Cattolica ha rinunciato ad essere considerata religione di stato,

prendendo atto che la Costituzione non aveva ribadito il principio.

A questo punto il problema della laicità sembrerebbe risolto

sia livello giurisprudenziale, sia a livello legislativo, sia a livello di coscienza comune.

Ma i continui attacchi alla laicità dello Stato, soprattutto sul piano giuridico,

ci fanno pensare che non è così.

Innanzitutto,

bisogna dire che il principio di laicità deriva dall'illuminismo e dallo Stato assoluto,

che attribuiva alla Chiesa un ruolo rilevante dal punto di vista politico

perché essa era funzionale alla legittimazione dell'antico regime

che si fondava sul diritto divino. 68

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Dunque, l’unico esempio di stato laico può essere quello liberale,

caratterizzato da una legislazione anticlericale e di stampo unilaterale.

Lo stato laico rifiuta

lo strumento concordatario e la differenziazione di tutela delle diverse confessioni.

Ed è proprio la mancanza di imparzialità

per la quale il nostro stato non può essere considerato totalmente laico.

Nel nostro stato si riscontra, infatti, una sorta di “confessionismo strisciante”,

basti pensare al fatto che

le autorità ecclesiastiche cattoliche sono considerate

­ autorità di stato e della Chiesa Cattolica,

i parroci del matrimonio canonico sono considerati ufficiali di stato civile,

­ lo strumento concordatario sia stato riconfermato,

­ nei tribunali e nelle scuole sono presenti segni religiosi

­ riconducibili alla chiesa cattolica,

la presenza delle feste religiose,

­ etc.

­

Quindi,

il principio di laicità costituisce un principio tendenzialmente di tipo convenzionale

e, come tale, essenzialmente utile, ma non universalmente accettato. 69

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

5. FATTORE RELIGIOSO E TUTELA DEGLI INTERESSI

RELIGIOSI .

Lo Stato tutela l'interesse religioso dei suoi consociati,

non solo come singoli ma anche come organizzazioni,

come gli enti di beneficenza e assistenza

dove i singoli fanno valere le loro istanze religiose che necessitano di una tutela.

Quindi,

bisogna chiedersi che cosa si intende per INTERESSE RELIGIOSO,

e cioè se si riferisca

ad un semplice interesse oppure ad un diritto soggettivo oppure ad un diritto potestativo, cioè un

diritto che incide sulla potestà altrui.

L'aggettivo “RELIGIOSO” unito al sostantivo “INTERESSE”

delinea dati metafisici e metagiuridici che a volte esulano dal campo giuridico.

Di conseguenza,

lo Stato può tutelare solo una parte degli interessi religiosi,

cioè quelli che si rapportano alla vita degli altri, ma non tutti gli interessi.

Tali interessi sono tutelati sul piano individuale e sul piano degli interessi diffusi,

cioè

di interessi appartenenti ad una determinata pluralità di soggetti più o meno determinata.

Quindi,

accanto agli interessi dei singoli fedeli

sono tutelati anche interessi del gruppo confessionale.

anche perché non è detto che tali interessi coincidano.

Ora,

lo Stato non solo tutela gli interessi ma dirime anche i conflitti tra gli stessi,

stabilendo

il limite di un interesse rispetto all'altro

e la loro strumentalità rispetto all'interesse superiore della comunità statale,

che è ravvisabile nei principi generali costituzionali,

tra cui quelli riguardanti il fattore religioso,

che non è univoco ma va contemperato con gli altri principi.

Per cui,

gli interessi vanno tutelati nell'ambito della libertà religiosa, e non in contrasto con questa.

La funzione del diritto ecclesiastico, quindi, riguarda tutto il fattore religioso.

6. LA LIBERTÀ RELIGIOSA . 70

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

La LIBERTÀ RELIGIOSA, inizialmente, è stata considerata,

soprattutto da Jellinek e Kelsen,

un DIRITTO PUBBLICO SOGGETTIVO,

che lo Stato deve tutelare e garantire al singolo

e che trova un limite nell’eguale libertà degli altri.

Secondo JELLINEK,

LA LIBERTÀ GIURIDICA SI MANIFESTA ATTRAVERSO

LA VOLONTÀ DI ESSERE D'ACCORDO O MENO CON UNA NORMA ETICA

SENZA SUBIRNE LE CONSEGUENZE GIURIDICHE.

Per cui,

LA LIBERTÀ GIURIDICA È SENZA VINCOLI.

Quindi,

la tutela dei diritti di libertà non è unitaria,

altrimenti il diritto soggettivo verrebbe ad identificarsi con tutto ciò che è lecito.

Mentre il DIRITTO DI LIBERTÀ è qualcosa di più di un comportamento lecito,

ma È IL POTERE DI PROTEZIONE DI UN INTERESSE.

Tuttavia,

tale diritto di libertà trova un limite nelle libertà altrui,

cioè viene contemperato con la libertà altrui,

e di conseguenza non è un diritto assoluto, ma relativo.

Queste considerazioni inducono a ritenere che

la libertà religiosa sia un valore etico, politico, storico, religioso e relativo.

Anche KELSEN riteneva che

LA LIBERTÀ NON FOSSE UN CONCETTO GIURIDICO.

Quindi, in definitiva,

LA LIBERTÀ RELIGIOSA COSTITUISCE 71

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

UN DIRITTO AUTONOMO E NON UNITARIO,

 poiché la libertà è una sola, ma sono autonomi i singoli diritti;

RELATIVO E NON ASSOLUTO,

 poiché va contemperato con le altre libertà;

PUBBLICO MA ANCHE PRIVATO,

 perché la tutela del bene non avviene solo da parte dello Stato,

ma può anche avvenire da parte di altri consociati

e il bene stesso da tutelare può essere un bene non pubblico;

POSITIVO E NON NEGATIVO,

 cioè lo Stato non si astiene solo da interventi nella sfera religiosa del soggetto,

ma provvede ad attuare positivamente la libertà religiosa.

Tuttavia,

tale concezione non teneva conto delle manifestazioni religiose interne,

cioè ignorava la libertà religiosa intesa come valore, come principio.

LA LIBERTÀ RELIGIOSA

È UN CONCETTO COMPRESO IN QUELLO DI LIBERTÀ INDIVIDUALE:

la libertà religiosa va a tutelare la dimensione individuale,

la quale, però, si può esprimere

solo attraverso la sua adesione e partecipazione ai riti,

alla pubblica manifestazione della propria fede.

Tutto questo è possibile se e dove anche la Chiesa ha la sua libertà.

Lo stesso diritto di libertà religiosa contiene in sé non solo il diritto di libertà individuale, ma

ASSUME ANCHE LA FORMA DI DIRITTI COLLETTIVI.

Vi è, quindi, una commistione tra diritti individuali e diritti delle collettività.

Se leggiamo l’art. 18 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948

dedicato alla libertà di religione

notiamo come sotto un’unica accezione sono, in realtà, ricompresi 3 concetti importanti: 72

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Libertà di pensiero

 Libertà di coscienza

 Libertà di religione

Come possiamo notare in questa articolazione,

al primo posto troviamo la LIBERTÀ DI PENSIERO,

che a sua volta può portare alla libertà dei convincimenti religiosi

nell’intimo della propria coscienza.

Al secondo posto troviamo la LIBERTÀ DI COSCIENZA,

che però non deve essere intesa solo come libertà della propria coscienza,

ma soprattutto come libertà di vivere secondo la propria coscienza,

che si traduce nella LIBERTÀ DI RELIGIONE,

perché vivere secondo coscienza significa soprattutto

poter aderire ad una confessione e uniformarsi ai dettami di quella confessione. 73

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

PARTE GENERALE

CAPITOLO 3

LE FONTI DEL DIRITTO ECCLESIASTICO

1. PRINCIPI GENERALI .

Non ha più ragione di essere la vecchia distinzione del D’AVACK

tra fontes cognoscendi e fontes existendi,

poiché per fonte si intende il fatto o l’atto che produce le norme, 74

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

e non il documento che materialmente le rende riconoscibili.

Dello stesso autore è, invece, del tutto condivisibile

l'opinione secondo cui

LE NORME DI DIRITTO ECCLESIASTICO SEGUONO LA STESSA SORTE

DELLE ALTRE NORME DI LEGGE DELL'ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO.

Del D’Avack è anche condivisibile

l'assunto secondo cui

LO STATO COSTITUISCE L'UNICA FONTE MATERIALE DI TUTTI POTERI, COMPRESO

QUELLO LEGISLATIVO.

Secondo quest'ultimo assunto,

le norme di diritto ecclesiastico stipulate prima del Concordato del ‘29 rimangano vigenti dopo

l'entrata in vigore del Concordato stesso,

a meno che non siano state esplicitamente o implicitamente abrogate,

oppure contengano disposizioni contrastanti con il concordato stesso

oppure regolano una materia già interamente regolata ex novo dai Patti Lateranensi.

In questo modo,

si separa il diritto ecclesiastico dal diritto concordatario,

quest'ultimo essenzialmente bilaterale.

Solitamente gli ecclesiastici distinguono tra:

FONTI UNILATERALI, sia confessionali che pattizie,

 FONTI BILATERALI.

A loro volta,

queste fonti vanno ulteriormente distinte e classificate

secondo i CRITERI DI GERARCHIA E COMPETENZA.

Le gerarchie possono essere:

• strutturali,

se un potere normativo trae la propria fonte da un altro;

• formali,

se le relazioni istitutive tra le fonti sono stabilite dalle fonti stesse; 75

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

• logiche,

se non sono istituite dal diritto,

ma si basano sulla struttura del linguaggio delle fonti;

• assiologiche,

se le relazioni tra le fonti si basano su valutazioni interpretative.

Dunque,

LE FONTI SONO GERARCHICAMENTE ORDINATE,

cioè le leggi prevalgono sui regolamenti

e le leggi e i regolamenti prevalgono sugli usi.

È SOLO LO STATO AD ATTRIBUIRE AGLI ATTI O FATTI AVENTI FORZA DI LEGGE

IL GRADO GERARCHICO NELLE FONTI.

Per quanto riguarda le FONTI ESTERNE,

è solo lo Stato ad attribuire loro rilevanza

tramite il rinvio materiale o formale

o mediante l'esecuzione di impegni assunti sul piano del diritto esterno.

La rilevanza delle fonti esterne è possibile

solo se vengono rispettate queste tre condizioni:

1. le norme non devono contenere principi contrari all'ordinamento giuridico italiano;

2. le norme devono avere contenuto specifico;

3. l'ordinamento statale non deve aver già previsto specifiche disposizioni in materia.

I criteri di collegamento sono del tutto pacifici nel diritto internazionale,

dove vige il PRINCIPIO DI AFFETTIVITÀ,

cioè il principio di collegamento tra la norma e la realtà.

Ciò ovviamente non significa che

quando una norma non viene ottemperata,

perché magari non aderente alla realtà oppure perché contrasta con disposizioni nuove, ciò non vuol

dire che la norma sia stata abrogata,

ma è un suggerimento al legislatore affinché provveda ad una sua modifica.

Nell'ambito del DIRITTO INTERNO,

il principio di effettività ha una minore rilevanza.

Questo perché le norme sulle fonti sono soggette alla disciplina da esse stabilita,

e quindi la gerarchia è meramente strumentale.

Per quanto riguarda le SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE,

bisogna dire che queste sono semplicemente sentenze che indicano che 76

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

una determinata norma non va applicata

perché incompatibile con le altre norme dell'ordinamento.

Quindi,

alla Corte Costituzionale si attribuisce una funzione negativa;

al contrario, una parte della dottrina attribuisce alle sentenze della Corte

una funzione positiva,

cioè una vera e propria funzione di fonte del diritto con efficacia erga omnes,

capace di introdurre nuove norme dell'ordinamento giuridico.

In realtà,

sappiamo che non è così poiché al massimo

le sentenze della Corte possono essere chiarificatrici di come interpretare una norma,

ma non possono introdurre nuove norme nell'ordinamento giuridico.

E questo perché

la funzione legislativa ed esecutiva è un compito rimesso esclusivamente

al Parlamento e al Governo, e non alla Corte Costituzionale.

Le sentenze della Corte Costituzionale non costituiscono fonti del diritto in senso tecnico.

La regola del precedente vincolante vale solo negli ordinamenti di Common law,

mentre negli ordinamenti di civil law, come quello italiano,

tutt'al più una sentenza può avere efficacia persuasiva.

2. LE FONTI DEL DIRITTO INTERNO .

Le FONTI DEL DIRITTO ECCLESIASTICO INTERNO SONO:

FONTI DI PROVENIENZA UNILATERALE CONFESSIONALE,

1. e cioè

norme che promanano esclusivamente dallo Stato e che si distinguono in:

fonti costituzionali (art. 2,3,7,8,19,20) e fonti ordinarie. 77

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

FONTI DI PROVENIENZA UNILATERALE CONFESSIONALE,

2. e cioè

norme che promanano da ordinamenti giuridici religiosi,

come quelle di diritto canonico, cui l’ordinamento riconosce efficacia giuridica, poiché

attengono a rapporti

lasciati all’esclusiva regolamentazione dell’autorità religiosa.

FONTI DI PROVENIENZA BILATERALE,

3. e cioè

norme di fonte pattizia che rivestono esteriormente il carattere di atti unilaterali, poiché sono

recepite in leggi dello stato,

ma trovano la loro fonte in accordi bilaterali.

Un esempio è la legge di esecuzione dei Patti Lateranensi.

FONTI REGIONALI,

4. e cioè

norme che disciplinano materie attinenti al fenomeno religioso

come l’istruzione, la salute, la valorizzazione dei beni culturali, etc.

LA LEGGE DI ESECUZIONE DEI PATTI LATERANENSI DEL 1929

È STATA RITENUTA UNA LEGGE ORDINARIA

che, sulla base dell’articolo 7 della Costituzione,

può essere modificata

da una legge ordinaria successiva solo se c'è accordo tra Santa Sede e Stato

o in via unilaterale solo se si attua il procedimento di revisione costituzionale aggravato

previsto dall'articolo 138.

L'articolo 7 della Costituzione ci dice, quindi, 78

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

che non è possibile emanare una legge ordinaria contraria ai Patti Lateranensi

senza l'accordo con la Chiesa.

Tale articolo copre sostanzialmente il principio di bilateralità

su cui si fonda il sistema pattizio.

Anche l'articolo 8, comma 3, della Costituzione

sancisce che

la legge del Parlamento stipulata sulla base di intese è una legge rinforzata.

Tuttavia,

si sono posti alcuni dubbi relativi al fatto che

lo Stato risultasse vincolato all'impegno pattizio

senza poter modificare la legislazione ecclesiastica;

ulteriori dubbi sono scaturiti dal fatto che

le intese sono emanate con decreto del Presidente della Repubblica,

contribuendo a confondere il sistema delle fonti del diritto ecclesiastico.

Le intese costituiscono accordi di secondo grado, al pari delle norme concordatarie,

cioè accordi self­executing.

Ciò a riprova dell'inadeguatezza oggi delle norme concordatarie.

3. LE FONTI DI DIRITTO ESTERNO .

L'adesione dell'Italia alla Comunità Europea

ha comportato una diversa relazione

tra le fonti di diritto interno e le fonti di diritto esterno.

Il rapporto tra fonti di diritto interno e fonti di diritto esterno

è stato oggetto di intervento della CORTE COSTITUZIONALE che,

nella SENTENZA 168/1991,

ha affermato che 79

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

L'ADESIONE ALLA COMUNITÀ EUROPEA NON COMPORTA

LA PREVALENZA TOTALE DELLE NORME COMUNITARIE,

CHE DEVONO RISPETTARE DIRITTI FONDAMENTALI E PRINCIPI FONDAMENTALI

DELLA CARTA COSTITUZIONALE.

Dunque,

si configura un sistema delle fonti chiuso,

in cui lo Stato è l’unica fonte possibile,

garanzia di omogeneità e di unitarietà dell’ordinamento.

Al contrario,

la CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

ha sancito che

le norme comunitarie sono prevalenti rispetto alle norme di diritto interno,

comprese quelle costituzionali,

e che il giudice nazionale ha l'obbligo di disapplicare le norme interne

in contrasto con la normativa comunitaria.

A tale affermazione si può obiettare:

→ che la sovranità spetta al popolo e non alla comunità europea;

→ che ci sono alcuni principi fondamentali della Costituzione

che sono intangibili e immodificabili;

→ che l'atto comunitario non può fungere da parametro

ne può sostituire una legge interna;

→ che le fonti di diritto sono disciplinate da parte dello Stato.

Ne deriva la conseguenza che

le norme comunitarie hanno efficacia nello Stato

se compatibili con i diritti fondamentali, i diritti di libertà, i diritti inviolabili dell'uomo

e i principi fondamentali delle Carte Costituzionali di ciascun ordinamento.

Chi sostiene il pluralismo delle fonti vuole codeterminazione di quest'ultime,

e di conseguenza

un’attenuazione del principio di attribuzione esclusiva delle fonti allo stato.

Ovviamente,

tale codeterminazione non deriva dall'articolo 7 della Costituzione,

il quale, sancendo l'autolimitazione della sovranità dello Stato,

in realtà afferma semplicemente che Chiesa e Stato sono due ordini indipendenti e sovrani. 80

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Né tanto meno la laicità dello Stato si sostanzia nell’autolimitazione di sovranità.

Infatti,

uno Stato è laico perché non è influenzato dalle confessioni religiose

e si mantiene in una posizione di asetticità e imparzialità.

È da condividere l'opinione secondo cui l'autonomia confessionale

è garantita dalla Costituzione

e il riconoscimento dell'autonomia spetta non solo alla Chiesa cattolica.

Ciò non significa però che le norme

che fanno riferimento a tale autonomia

o che costituiscono manifestazione di tale autonomia

non sono sottoposte alle leggi ordinarie.

Gli ordinamenti confessionali sono ordinamenti giuridici derivati

perché sono interni allo stato e sono esterni a quest'ultimo solo nei rapporti tra Stati. Tuttavia,

ci sono anche ordinamenti confessionali, come quello della Chiesa cattolica,

che non sono derivati, ma originari, perché indipendenti e sovrani

e proprio per questo non c'è in questo caso una codeterminazione delle fonti.

4. SISTEMATICA DELLE FONTI. POSSIBILI PROSPETTIVE .

La dottrina costituzionalistica ha evidenziato come

ormai sia messo in discussione

il principio di tassatività delle fonti e il principio di tipicità delle fonti.

L'introduzione di nuove fonti diverse dalla legge ordinaria,

come ad esempio le leggi di delegificazione,

ha comportato una risistemazione dell'ordine delle fonti,

che deve riferirsi non più alla legge,

ma all'atto normativo nella sua molteplicità di forme procedurali in cui può esplicarsi. Quindi,

viene messa in crisi l'idea del Crisafulli

secondo cui

la gerarchia delle norme dipende 81

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

dalla gerarchia delle fonti così come stabilita dall'ordinamento.

Ne è una prova l'approvazione delle leggi di esecuzione delle intese

con confessioni religiose acattoliche

che hanno una qualificazione diversa dalla legge ordinaria.

Infatti,

nei rapporti tra legge sui culti ammessi e intese,

il criterio gerarchico non ha impedito l'applicazione del criterio cronologico.

Esaminando l'Accordo del 1984 sul concordato,

bisogna dire che questo è un accordo internazionale di secondo grado,

perché proveniente da due fonti distinte,

perché dà luogo a due atti distinti anche se collegati tra di loro

e perché corrisponde a due distinte volontà dello Stato.

Si tratta di un accordo internazionale in forma semplificata

dove le parti hanno rinviato a future intese o accordi volontariamente

per inserire o completare quelle clausole non ha avuto esecutive dello stesso accordo. Quindi,

si tratta di un accordo in forma semplificata (perché non richiede una ratifica)

e di secondo grado

poiché l'obbligo giuridico di rispettare l'accordo

non deriva dall'incontro della volontà delle due parti,

ma dall'obbligo stipulato precedentemente con l'accordo.

PARTE SPECIALE_I SOGGETTI

CAPITOLO 1

LE PERSONE FISICHE 82

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

1. SOGGETTIVITÀ, PERSONALITÀ E CAPACITÀ .

L’elaborazione dei concetti di soggettività, personalità e capacità

ha determinato il riconoscimento di una sempre maggiore rilevanza ai gruppi.

SOGGETTIVITÀ

Il concetto di ,

ossia

CENTRO DI IMPUTAZIONE DI DIRITTI E DOVERI

A CUI SI RICOLLEGANO EFFETTI GIURIDICI,

deriva da un evento fenomenologico che è la nascita,

da cui deriva

CAPACITÀ GIURIDICA

la ,

cioè

L'ATTITUDINE AD ESSERE TITOLARI DI DIRITTI E DOVERI GIURIDICI.

PERSONALITÀ GIURIDICA

La soggettività non coincide con la 83

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

che

INDIVIDUA L'AMBITO O LA SFERA

ENTRO LA QUALE SI MUOVE LA CAPACITÀ GIURIDICA

e che è attribuita sia alle persone fisiche sia alle persone giuridiche.

Ora,

i diritti individuali non sono subito stati riconosciuti dagli ordinamenti

come diritti naturali,

ma c'è voluto molto tempo e una dura lotta tra l'individuo e le autorità.

I soggetti, infatti, esigono la tutela dei diritti individuali

non solo dagli altri soggetti, ma anche dall’ordinamento.

E questo aspetto assume caratteri particolari nel diritto ecclesiastico,

dove si distingue tra

ecclesiastici, cui è attribuita la pienezza dei diritti,

e fedeli laici, posti su un piano minore.

STATUS DI ECCLESIASTICO

Lo

è sicuramente uno status particolare, non privilegiato,

che è attribuito dall'ordinamento confessionale

e recepito dall'ordinamento statale italiano.

Tranne che per poche eccezioni riguardanti la cittadinanza vaticana,

GLI ECCLESIASTICI SONO SOTTOPOSTI

SIA ALL'ORDINAMENTO STATUALE SIA ALL’ORDINAMENTO CONFESSIONALE.

Difatti,

gli ecclesiastici che risiedono nel territorio italiano sono cittadini italiani,

e come tali sono sottoposti coattivamente all’ordinamento italiano,

anche se la loro situazione prevede alcune peculiarità.

Inoltre,

gli ecclesiastici sono sottoposti volontariamente all’ordinamento confessionale,

al pari dei fedeli laici, ma in maniera maggiormente vincolante, 84

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

perché l’ecclesiastico assume con i voti particolari impegni

nei confronti della propria confessione.

Cosi si viene a creare un necessario momento di collegamento

tra l’ordinamento statuale e gli ordinamenti confessionali,

tenendo presente che

dalla qualifica di ecclesiastico e di fedele non può derivare

né una flessione dei diritti del singolo né una flessione dei diritti dello Stato.

2. LA CONDIZIONE GIURIDICA DEGLI ECCLESIASTICI .

L'appartenenza ad una confessione religiosa non è irrilevante per lo Stato italiano,

poiché quest'ultimo deve tener conto delle opzioni religiose dei propri cittadini fedeli

che coattivamente appartengono all'ordinamento statale

e volontariamente all'ordinamento confessionale.

Originariamente,

CONDIZIONE GIURIDICA DEGLI ECCLESIASTICI

la

era disciplinata nel Concordato del 29,

il quel prevedeva:

l'esclusione degli ecclesiastici dagli uffici di giurato

o l'obbligo dei vescovi di prestare giuramento di fedeltà allo Stato

o la non appartenenza degli ecclesiastici ai partiti politici

o il divieto di dare informazioni circa persone o materie

o di cui sono venuti a conoscenza per ragioni del loro ministero.

Successivamente,

con l’Accordo di modificazione del Concordato del 1984 85

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

è stata stipulata una sola norma, l’articolo 4, sulla condizione giuridica degli ecclesiastici.

ARTICOLO 4 DELL’ACCORDO DELL’84

L’

prevede:

LA FACOLTÀ DEGLI ECCLESIASTICI DI CHIEDERE

 L’ESONERO DAL SERVIZIO MILITARE

O L’EVENTUALE ASSEGNAZIONE AL SERVIZIO CIVILE SOSTITUTIVO;

LA FACOLTÀ (e non più il divieto) DI NON COMUNICARE AI MAGISTRATI

 INFORMAZIONI DI REATO ACQUISITE

MEDIANTE L'ESERCIZIO DEL PROPRIO UFFICIO O PROFESSIONE;

LA POSSIBILITÀ PER GLI STUDENTI DI TEOLOGIA

 E PER I NOVIZI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA

DI USUFRUIRE DEI RINVII DEL SERVIZIO MILITARE

CUI USUFRUISCONO GLI STUDENTI UNIVERSITARI ITALIANI;

LA POSSIBILITÀ, IN CASO DI MOBILITAZIONE GENERALE,

 PER GLI ECCLESIASTICI NON ASSEGNATI ALLE CURE D'ANIME

DI ESERCITARE IL LORO MINISTERO RELIGIOSO

NELLE TRUPPE O NEL SERVIZIO SANITARIO.

Come si può notare,

nell'Accordo dell'84 non è prevista

l’esenzione degli ecclesiastici dagli uffici di giudice popolare

e, inoltre, mancano le disposizioni che

limitavano il diritto della Chiesa relativamente alla nomina dei vescovi,

cioè la previa comunicazione dei loro nominativi allo Stato;

quindi, l’autorità ecclesiastica dà solo comunicazione allo Stato

dei nominativi dei titolari degli uffici ecclesiastici rilevanti per l’ordinamento.

Inoltre,

è stabilito che:

IN CASO DI CALAMITÀ PUBBLICHE, DI MALATTIE CONTAGIOSE,

 I MINISTRI DI CULTO, al pari dei notai, dei pretori e dei sindaci,

POSSONO VALIDAMENTE RICEVERE TESTAMENTO 86

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

IN PRESENZA DI ALMENO DUE PERSONE

DI ETÀ NON INFERIORE AI 16 ANNI;

L'ILLECITO COMMESSO DA UN RELIGIOSO

 NELL’ESECUZIONE DI UN’ATTIVITÀ

EFFETTUATA CON IL CONSENSO DEI SUOI SUPERIORI

IMPEGNA I SUPERIORI STESSI E L'ENTE COMMITTENTE,

E L’OBBEDIENZA CHE IL RELIGIOSO DEVE AI SUOI SUPERIORI

SARÀ CONSIDERATA DAL DIRITTO DELLO STATO

COME OGNI ALTRA OBBEDIENZA LEGALMENTE DOVUTA;

I MINISTRI DI CULTO POSSONO ESSERE

 SIA SOGGETTI ATTIVI CHE PASSIVI DI UN REATO;

nel caso in cui l’ecclesiastico è soggetto attivo,

l'aver commesso il fatto

con abuso di potere o con violazione del proprio dovere d'ufficio

costituisce un'aggravante e la pena è aumentata di un terzo;

nel caso in cui l’ecclesiastico è soggetto passivo,

l'aver commesso il reato

contro un ministro di culto o contro un culto ammesso nello stato

costituisce un'aggravante.

Per quanto riguarda le

NORME DEL CODICE PENALE RIGUARDANTI IL FATTORE RELIGIOSO,

la norma sul reato di vilipendio della religione di stato (art. 402 c.p.)

 è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale,

in quanto non esiste più una religione di stato;

gli articoli 403 e 404 del c.p. prevedono che

 il reato di vilipendio possa essere commesso

contro persone fisiche o mediante danneggiamento di cose;

l'articolo 405 del c.p. sancisce il reato di turbamento delle funzioni religiose

 87

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

che si concretizza mediante il disturbo durante pratiche religiose o cerimonie

che si compiono con l'assistenza di un ministro di culto

in un luogo destinato al culto o in un luogo pubblico o privato;

il capo del c.p. intitolato “Dei delitti contro la pietà dei defunti” punisce:

 la violazione del sepolcro,

­ il vilipendio delle tombe o delle cose destinate al culto dei defunti,

­ il turbamento di un funerale o di un servizio funebre,

­ il vilipendio, la distruzione, soppressione o sottrazione,

­ l’occultamento e l’uso illegittimo di cadavere.

La bestemmia è punita con una contravvenzione dall'articolo 724 del c.p.

 ed è intesa come un'offesa ai simboli, alle divinità e alle persone venerate

di quel culto religioso.

Norme penali si rinvengono anche nel Trattato Lateranense:

all'art. 8 è previsto che,

 in base all'art. 1 del trattato che considera il Pontefice persona sacra ed inviolabile, l'attentato

o la provocazione a commetterlo contro il Pontefice

è punito con le stesse pene previste per l'attentato o la provocazione a commetterlo contro il

Presidente della Repubblica.

Lo stesso vale per le offese e le ingiurie;

all’art. 22 è previsto che

 lo Stato italiano provvede alla punizione

dei delitti commessi nella Città del Vaticano;

dunque,

l’autorità giudiziaria italiana può intervenire

solo se vi è una richiesta delle autorità vaticane.

La Santa Sede, in base allo stesso articolo,

potrebbe conferire una delegazione permanente all’autorità italiana.

Se, invece, viene commesso un delitto nel territorio vaticano

e il reo si rifugia in Italia,

questo può essere perseguito secondo la legge penale italiana,

senza alcuna necessità di autorizzazione del Vaticano.

Inoltre, la Santa Sede si impegna a consegnare le persone

che abbiano commesso un delitto e che si siano rifugiate nel Vaticano; 88

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

all’art. 23 è previsto che

 si deve dare esecuzione nel regno d’Italia

alle sentenze emesse dai Tribunali Vaticani

circa persone ecclesiastiche o concernenti materie disciplinari o spirituali.

Quindi,

i provvedimenti dell'autorità ecclesiastica

concernenti gli ecclesiastici o i religiosi o riguardanti materie spirituali o disciplinari

obbligano il giudice civile a dare efficacia a tali provvedimenti.

Il giudice civile non può dichiarare il difetto di giurisdizione,

poiché ciò sarebbe in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione.

L'ecclesiastico potrà rivolgersi al giudice civile

solo se è stata violata una norma procedimentale

o se è stato violato un suo diritto di libertà fondamentale.

3. L’ASSISTENZA SPIRITUALE .

ASSISTENZA SPIRITUALE

L’

È UN SERVIZIO CHE VIENE PRESTATO DAGLI ECCLESIASTICI

PER GARANTIRE IL SODDISFACIMENTO DI ESIGENZE RELIGIOSE

A QUEI SOGGETTI CHE SI TROVANO, TEMPORANEAMENTE O STABILMENTE,

ALL’INTERNO DI STRUTTURE PUBBLICHE c.d. OBBLIGANTI,

come ad esempio carceri, ospedali.

Quindi,

L’ASSISTENZA SPIRITUALE SERVE A GARANTIRE A QUESTI SOGGETTI

LA LIBERTÀ RELIGIOSA.

Il fondamento dell’assistenza spirituale risiede nell’art. 19 Cost.

che garantisce non solo la libertà religiosa individuale,

ma anche l’esercizio delle pratiche di culto.

Nella legislazione statale,

l’assistenza spirituale è organizzata in forme differenti

a seconda delle diverse confessioni:

PER LA CHIESA CATTOLICA,

 89

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

È PREVISTO UN SERVIZIO STABILE DI ASSISTENZA

ALL’INTERNO DELLE SINGOLE COMUNITÀ

E GLI ONERI ECONOMICI SONO ASSUNTI DIRETTAMENTE DALLO STATO

PER LE CONFESSIONI DIVERSE DALLA CATTOLICA, invece,

 IL SERVIZIO DI ASSISTENZA SPIRITUALE

È ATTIVABILE UNICAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE

SULLA BASE DELLE RICHIESTE MOSSE DALLE SINGOLE PERSONE

ALLE AUTORITÀ AMMINISTRATIVE

CHE SONO PREPOSTE ALLA COMUNITÀ.

Le autorità amministrative sono tenute ad inoltrare queste istanze

alle strutture confessionali competenti.

Dunque,

se è vero che l’assistenza spirituale serve per garantire la libertà religiosa,

è altrettanto vero che proprio in queste situazioni

si crea una disparità di trattamento

tra la Chiesa Cattolica e le confessioni diverse dalla Cattolica.

L’ASSISTENZA SPIRITUALE È UN SERVIZIO

CHE PUÒ ESSERE GARANTITO SOLTANTO

ATTRAVERSO UNA CONCERTAZIONE TRA POTERE CIVILE E POTERE RELIGIOSO, e

quindi, rappresenta una di quelle materie oggetto di contrattazione bilaterale.

Ora,

il Concordato del ’29 e l’Accordo dell’84, naturalmente,

disciplinano i rapporti in questa materia tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica;

invece,

per quanto riguarda le altre confessioni,

questa materia è regolata dalle singole intese.

Il Concordato del ‘29 garantiva l'assistenza spirituale solo alle forze armate,

e non anche ai detenuti negli istituti penitenziari e ai degenti nelle strutture sanitarie.

Ciò è avvenuto con l’articolo 11 dell'Accordo modificativo del Concordato del 1984,

con il quale si è sancita l'estensione dell’assistenza spirituale, oltre alle forze armate,

anche alle altre categorie sopra indicate. 90

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Per quanto riguarda

ASSISTENZA SPIRITUALE PER LA CHIESA CATTOLICA

l’ ,

L’ART. 11 DELL’ACCORDO DELL’84

SANCISCE:

L’IMPEGNO DELLO STATO

 AFFINCHÈ L’APPARTENENZA O LA PERMANENZA

PRESSO LE STRUTTURE PUBBLICHE OBBLIGANTI

NON DIA LUOGO AD ALCUN IMPEDIMENTO

NELL’ESERCIZIO DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

E NELL’ADEMPIMENTO DELLE PRATICHE DI CULTO DEI CATTOLICI

CHE AI CATTOLICI VENGA ASSICURATA ASSISTENZA SPIRITUALE

 DA ECCLESIASTICI NOMINATI DALLE AUTORITÀ ITALIANE COMPETENTI SU

DESIGNAZIONE DELL’AUTORITÀ ECCLESIASTICA.

Suscita perplessità il fatto che gli ecclesiastici dell'assistenza spirituale

debbano essere nominati dallo Stato su designazione dell'autorità ecclesiastica, poiché

l'interesse non è solo pubblico e quindi non solo dello Stato.

L’Accordo dell’84 amplia poi, in qualche modo,

le disposizioni che erano contenute nel Concordato del ’29,

in quanto in quest’ultimo veniva preso in considerazione

soprattutto l’assistenza spirituale all’interno delle forze armate,

mentre nell’Accordo dell’84 viene prevista l’assistenza spirituale 91

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

anche in altre strutture obbliganti, come gli istituti penitenziari o gli ospedali.

ASSISTENZA SPIRITUALE

Per quanto riguarda l'

NELLE INTESE CON LE CONFESSIONI DIVERSE DALLA CATTOLICA ,

questa risulta molto articolata.

Si pensi all'intesa della Tavola Valdese che si sostanzia in 4 articoli

in cui l’assistenza spirituale è garantita

ai militari, nelle case di cura, negli ospedali e nei penitenziari.

Due sono i principi su cui si basa tale intesa:

l'onere che grava sull'autorità religiosa valdese

1. riguardo ai costi dell'assistenza spirituale

la garanzia da parte dello Stato di assicurare la piena libertà

2. nell'usufruire di tale assistenza agli interessati.

Altre intese in cui è garantita l'assistenza spirituale,

con onere finanziario a carico delle relative autorità religiose,

sono quelle

con l'Unione delle Chiese Avventiste,

con le Assemblee di Dio,

con la Comunità Ebraica

e con la Chiesa Evangelica Luterana e Battista.

Inoltre,

lo Stato dovrebbe garantire l'assistenza

sia alle organizzazioni laiche che a quelle confessionali. 92

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Per quanto riguarda

ASSISTENZA SPIRITUALE PRESSO LE FORZE ARMATE

l’ ,

nasce nella prima guerra mondiale quando tutti i nostri soldati al fronte,

dopo il dolore e lo strazio che dalla guerra era derivato,

avevano necessità di avere un conforto spirituale e sacramentale.

Per cui,

si avvertì il bisogno di inserire nelle forze armate delle figure religiose che potessero,

non soltanto riuscire a far frequentare i sacramenti

come l’eucarestia e la partecipazione alla messa,

ma anche assicurare il proprio conforto spirituale.

La disciplina dell’ASSISTENZA SPIRITUALE CATTOLICA PRESSO LE FORZE ARMATE la

troviamo nella L. 512/1961,

poi modificata con il D. LGS 490/1997,

che ha riordinato lo stato giuridico e il trattamento economico

del personale addetto all’assistenza spirituale.

Quando parliamo di assistenza spirituale cattolica nelle forze armate

ci riferiamo ai CAPPELLANI MILITARI,

che sono inquadrati gerarchicamente nella struttura militare,

acquisendo effettivamente i gradi militari.

L’assimilazione gerarchica alla struttura militare non è solo un fatto formale,

ma soprattutto economico,

perché la retribuzione dei cappellani militari è stabilita in ragione del grado conseguito.

I cappellani militari cattolici vengono nominati su proposta del Ministero della Difesa, previa

designazione dell’ordinario militare,

con Decreto del Presidente della Repubblica.

Si crea in sostanza 93

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

un RAPPORTO DI PUBBLICO IMPIEGO TRA LO STATO E I CAPPELLANI MILITARI, perché

questi ultimi vengono retribuiti dallo Stato.

Tutto il servizio di assistenza spirituale cattolica

fa capo all’ORDINARIO MILITARE, che,

dal punto di vista confessionale,

è un vescovo rivestito di dignità arcivescovile,

e dal punto di vista economico,

riceve una retribuzione assimilata a quella di un generale di brigata.

La disciplina dell’ASSISTENZA SPIRITUALE DEI SOGGETTI

APPARTENENTI A CONFESSIONI RELIGIOSE DIVERSE DALLA CATTOLICA

la ritroviamo nella L. 382/1978.

L’art. 11 di questa legge

prevede che

i militari di qualunque religione possono esercitare il culto

e ricevere l’assistenza dei loro ministri.

Nelle intese, che sono state approvate sulla base dell’art. 8 Cost.,

viene stabilito

il diritto dei militari aderenti alle confessioni diverse dalla cattolica

di partecipare alle attività religiose dei rispettivi culti

nella località presso cui si trovano per servizio.

Quindi,

mentre i militari cattolici partecipano alle attività religiose all’interno delle forze armate,

i militari che appartengono a confessioni religiose diverse dalla cattolica

che hanno stipulato intesa possono farlo solo esternamente.

In tutte le intese è specificato che

gli oneri finanziari e le spese di servizio sono a carico delle confessioni. 94

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

Per quanto riguarda

ASSISTENZA SPIRITUALE PRESSO LA POLIZIA DI STATO

l’

è disciplinata dalla L. 121/1981, all’art. 69.

Nel 1990 è stata stipulata un’intesa

tra il Ministro dell’Interno e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,

divenuta esecutiva nel 1991 e poi oggetto di modifica nel 1999.

Questa intesa stabilì che

gli ecclesiastici incaricati presso la polizia di stato

sono estranei alla struttura dell’amministrazione.

Quindi,

mentre nelle forze armate gli ecclesiastici sono integrati nella gerarchia militare,

gli ecclesiastici preposti all’assistenza spirituale nella polizia di stato

sono SVINCOLATI DA UN RAPPORTO DI PUBBLICO IMPIEGO.

La figura del cappellano svolge

una funzione di coordinamento con la Conferenza Episcopale Italiana

e funzioni di aggiornamento e di programmazione

Gli ecclesiastici che prestano l’assistenza presso la Polizia di Stato

vengono sempre nominati su designazione del vescovo diocesano,

d’accordo con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,

con Decreti del Ministro dell’Interno.

Gli ecclesiastici assumono un incarico annuale

che si intende tacitamente rinnovato in assenza di cause estintive del rapporto.

Il loro compenso viene corrisposto dall’amministrazione

ed è commisurata alla retribuzione

assicurata dalla Conferenza Episcopale Italiana ai parroci aumentata del 6%.

Oltre al vescovo,

l'autorità ecclesiastica competente è anche 95

LiberoWmente Diritto Ecclesiastico

la CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA REGIONALE.

La nomina di tale cappellano deve essere presentata

al Prefetto della provincia e a quello regionale,

che la trasmette al Ministero dell'Interno.

È previsto un compenso per il cappellano;

l'incarico, che è annuale, può essere revocato

e non è possibile dare l'incarico per chi ha più di 68 anni.

Per quanto riguarda

ASSISTENZA SPIRITUALE PRESSO GLI ISTITUTI PENITENZIARI

l’

è disciplinata dalla L. 354/1975.

Questa legge all’art. 15

prevede che

LA RELIGIONE È UN ELEMENTO UTILE ALLA RIEDUCAZIONE DEL DETENUTO.

Inoltre, l’art. 26 della stessa legge al comma 1

sancisce

LA LIBERTÀ DI PROFESSARE LA PROPRIA FEDE RELIGIOSA

E DI ISTRUIRSI IN ESSA E DI PRATICARNE IL CULTO.

I commi 2 e 3 dell’art. 26

prevedono poi

IL SERVIZIO DI ASSISTENZA SPIRITUALE CATTOLICA

COME PRESENTE IN OGNI STRUTTURA CON CARATTERE DI STABILITÀ.

Quindi,

si assicura in ogni struttura carceraria

un ecclesiastico che svolga assistenza spirituale cattolica.

Il comma 4 dell’art. 26

stabilisce che

PER GLI APPARTENENTI ALLE ALTRE CONFESSIONI

L’ASSISTENZA SPIRITUALE SI SVOLGE

SULLA BASE DELLE RICHIESTE DEI SINGOLI DETENUTI.

Quindi,

mentre è assicurata la stabilità per la Chiesa Cattolica,

per le confessioni diverse dalla Cattolica

questo è possibile solo su richiesta dei singoli detenuti.

La L. 68/1982

prevede 96

LiberoWmente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher liberawmente di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof D'Arenzio Maria.

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