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Riassunto esame diritto dell'unione europea, prof. Ferraro, libro consigliato Responsabilità risarcitoria degli stati per violazione del diritto dell'Unione, Ferraro

Riassunto esame Diritto dell'Unione europea, basto su appunti personali del libro consigliato dal docente Fabio Ferraro, La responsabilità risarcitoria degli stati per violazione del diritto dell'Unione, CEDAM. Sono riassunti basati sui capitoli I,II,III,IV.

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. F. Ferraro

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danni devono agire dinanzi ai giudici nazionali seguendo le regole procedurali interne

degli stati membri data l’assenza di armonizzazione. Si parla di autonomia

procedurale da parte degli stati membri poiché le forme e modalità di azione

risarcitoria sono definite a livello interno. Questo significa che ai membri sia attribuito

una sorta di potere assoluto poiché tale autonomia deve essere esercitata nei confini

stabiliti dal diritto dell’unione. I limiti che circoscrivono l’autonomia processuale da

parte degli stati membri sono: il principio di effettività e quello di equivalenza. Il

principio di effettività afferma che queste condizioni processuali non devono essere

stabilite in modo da rendere eccessivamente difficile o impossibile il risarcimento dei

danni. Il principio di equivalenza o non discriminazione è inteso nel senso che non ci

deve essere una discriminazione per quanto riguarda le condizioni processuali tra le

azioni fondate sul diritto dell’unione e sul diritto nazionale, ivi comprese quelle volte

ad ottenere risarcimento dei danni fondate sul diritto UE. Gli stati non possono,

quindi, stabilire delle condizioni processuali per le azioni di risarcimento danni,

fondate soltanto sul diritto interno, più agevoli rispetto quelle stabilite per azioni

risarcitorie fondate sulla violazione del diritto dell’UE.

Esistono alcune analogie tra diritto internazionale e diritto dell’UE nell’ambito delle

azioni risarcitorie. 1) Principio dell’unità dello stato e dell’indifferenza dell’organo che

abbia causato la violazione. Il soggetto al quale è imputabile l’azione è sempre e

comunque lo stato a prescindere dall’organo che abbia causato la violazione , sarà poi

lo stato che potrà , sulla base del diritto interno, agire in rivalsa nei confronti del

soggetto che abbia materialmente commesso l’azione. Questo vale anche per i rapporti

interni di uno stato, per l’articolazione delle competenze interne, se una regione abbia

determinato un danno ad un singolo per il diritto dell’unione europea il soggetto

responsabile sarà sempre e comunque lo stato, toccherà poi allo stato rivalersi nei

confronti della regione , questione interna che non coinvolge il diritto dell’unione. Il

risarcimento spetta formalmente allo stato anche se materialmente pagherà il

soggetto responsabile. Nell’ipotesi in cui sorgano problemi o il soggetto non ottemperi

al risarcimento dei danni previsti dal diritto dell’unione, per la corte rimane sempre

responsabile lo stato. Tale principio si trova anche nell’ambito del diritto

internazionale, nella convenzione dell’unione europea dei diritti e delle libertà

fondamentali e nel diritto dell’unione.

( NB: rimedio risarcitorio principio di diritto internazionale che trova applicazione

nell’ambito del diritto dell’UE)

Una differenza è Principio di reciprocità : nell’ipotesi in cui il singolo invochi il

risarcimento dei danni nei confronti di uno stato, questo non potrà utilizzare il

principio di reciprocità per paralizzare l’azione risarcitoria. Tutte le misure

unilaterali, le contromisure, il principio di reciprocità, strumenti classici del diritto

internazionale che non trovano applicazione nell’ambito del diritto dell’UE non sono

applicabili neanche nell’ambito dell’azione di risarcimento dei danni.

COMPETENZE GIUDICE NAZIONALE nel sistema diritto UE :

- disapplicazione norme nazionali contrastanti con il diritto dell’UE provviste di effetto

diretto

- interpretazione conforme delle norme nazionali al diritto dell’UE

- risarcimento danni

Tali competenze si esercitano avvalendosi anche del rinvio pregiudiziale.

Tutte le sentenze in ambito di azione risarcitoria sono state portate dinanzi alla corte

attraverso il rimedio pregiudiziale anche perché , spesso, il giudice nazionale si trova

in difficoltà nel risolvere questioni di danno promosse dal singolo per violazione del

diritto dell’UE, quindi coinvolge il giudice dell’unione al fine di ottenere spiegazioni

circa la corretta interpretazione del diritto dell’unione e le condizioni necessarie per

ottenere il risarcimento danni. In merito alle condizioni stabilite dalla corte per il

soggetto leso al fine di ottenere il risarcimento dei danni, questa si è espressa in

termini di ragionevole diligenza nell’evitare il danno o comunque limitarne l’entità.

Tale principio è comune agli stati membri buona fede da parte del soggetto che

richiede il risarcimento dei danni.

RAPPORTO RIMEDIO RISARCITORIO / TUTELA SOSTANZIALE

Possono essere considerati complementari perché un’azione di tutela sostanziale può

non essere sufficiente a risarcire i danni causati a singoli. Il rimedio risarcitorio

rappresenta un rimedio di carattere generale che prescinde dall’efficacia diretta o

meno della norma violata. Ci sono poi sentenze della corte che lo considerano una sorte

di rimedio consolatorio, ovvero un minus rispetto una vera e propria azione di tutela

sostanziale. In realtà bisogna valutare caso per caso perché per gli interessi del

danneggiato il risarcimento non necessariamente rappresenta un minus rispetto

all’azione di tutela sostanziale. Esso può anche assumere valore superiore o

equivalente ad un’azione di tutela diretta : un soggetto può avere più interesse ad un

risarcimento di danni piuttosto che da un’azione di annullamento di un atto

illegittimo. Ci sono poi ipotesi in cui l’azione di tutela diretta non è possibile dopo che

sia passato del tempo come ad esempio avviene nei casi di appalti, quando questo è

affidato in modo illegittimo, una volta iniziata o finita la costruzione, non sarà

possibile procedere all’annullamento dell’appalto e il soggetto che è stato

illegittimamente escluso può solo ottenere eventualmente un risarcimento del danno

perché l’azione di tutela diretta può non essere più possibile. Tale rimedio risarcitorio

può essere anche utilizzato come deterrente nei confronti degli stati membri per una

corretta e tempestiva applicazione del diritto dell’UE. Il rischio di proposizione

dell’azione di danno, può condurre uno stato ad un corretto adempimento del diritto

dell’unione; ciò si pone soprattutto per le direttive che stabiliscono un termine di

recepimento, proprio il ritardo nell’adempimento e la prospettiva di azione di danno

nei confronti dello stato inadempiente, possono spingere lo stato a recepire nei tempi

una direttiva dell’UE. Nonostante ciò non si deve eccedere nell’uso di questo rimedio, il

quale potrebbe risultare dannoso nei periodi di risorse scarse o crisi economica. Il

compito della corte è quello di stabilire un punto di equilibrio per il riconoscimento del

diritto a risarcimento danni evitando che venga utilizzato in modo abusivo.

UTILIZZO AZIONE RISARCITORIA

Negli ultimi anni c’è stata una scoperta dell’uso di tale azione anche da parte di

soggetti forti. Nella storia del nostro Paese i filoni di azioni risarcitorie hanno

riguardato soprattutto la tutela di soggetti deboli: prima sentenza a riconoscere

rimedio risarcitorio Sentenza Franchovich : si trattava di tutelare i lavoratori di

società coinvolti in una crisi aziendale e l’obbligo degli stati membri di stabilire un

fondo di garanzia per le ipotesi di società fallite ed insolventi nei confronti dei

lavoratori. Altro caso riguarda i medici specializzandi perché in passato essi

prestavano un’attività a tutti gli effetti di carattere lavorativo, e non solo formativa,

non ricevendo alcuna remunerazione. Successivamente sotto la spinta della corte di

giustizia si è riconosciuto tale diritto alla remunerazione dei medici specializzandi.

Altro filone del nostro paese è quello riguardante la sentenza Traghetti del

Mediterraneo in cui si tutelava una società fallita perché costretta a competere con

un’impresa beneficiaria di aiuti di stato. Da ultimo la condanna del nostro paese ha

riguardato i danni subiti da una donna vittima di reati violenti che non aveva potuto

beneficiare di un indennizzo. Anche in questo caso si trattava di un soggetto debole. Si

presenta una netta evidenza di questa azione nel tutelare i soggetti deboli almeno dal

punto di vista statistico perché spesso , almeno in passato, i soggetti forti avevano

diversi strumenti a disposizione come l’attività di lobbying, attività tese ad influenzare

i parlamenti nazionali… CAPITOLO 2

La Giurisprudenza della Corte Le Sentenze

La prima sentenza che ha affermato il principio della responsabilità risarcitoria degli

Franchovich.

stati membri per violazione del diritto dell’UE è la sentenza In realtà

questo principio era già desumibile da alcune sentenze della corte. Il problema che si

poneva era la mancata attuazione da parte del nostro paese di alcune disposizioni di

una direttiva comunitaria che prevedeva specifiche garanzie a tutela dei crediti

vantati dai lavoratori in caso di insolvenza dei datori di lavoro. Queste garanzie si

traducevano nella creazione di un fondo di garanzia da utilizzare per corrispondere ai

lavoratori, in caso di inadempienza o insolvenza dei datori, i crediti da loro vantati nei

confronti dei datori. Il nostro Paese non aveva trasposto la direttiva comunitaria le cui

disposizioni non erano provviste di effetto diretto quindi, pur indicando con chiarezza

il soggetto beneficiario della garanzia e il suo contenuto, era necessaria un’attività da

parte del nostro stato per dar vita a questo fondo. La corte stabilì che queste direttive

non erano suscettibili di immediata applicazione. L’unico modo per tutelare i

lavoratori era il rimedio risarcitorio. Questa sentenza, tuttavia, sollevava una serie di

questioni: la prima riguardava l’uso del rimedio, esso fu chiarito nella sentenza

Brasserie. Brasserie

Nella sentenza la corte fornisce spiegazioni circa l’uso di tale rimedio.

In primo luogo essa stabilisce un parallelismo tra responsabilità risarcitoria degli stati

e responsabilità risarcitoria dell’unione. Per quanto riguarda la questione di carattere

generale in merito alla possibilità di invocare questo rimedio anche nell’ipotesi di

norma provvista di effetto diretto la corte fornisce risposta di segno positivo. La corte

afferma che l’effetto diretto può essere in alcuni casi inadeguato ad assicurare la piena

reintegrazione del soggetto leso e pur in presenza di una norma provvista di effetto

diretto, ciò non impedisce la possibilità di richiedere il risarcimento dei danni, si tratta

di affiancare la tutela risarcitoria a quella sostanziale. Le conclusioni dell’avv.

Generale, il prof.re Tesauro, chiarivano che nell’ipotesi di norma provvista di effetto

diretto l’elaborazione teorica sul risarcimento dei danni è anche più lineare rispetto

quella di norma sprovvista di effetto diretto perché il singolo ha già la possibilità di

agire direttamente dinanzi al giudice nazionale e far valere direttamente la norma

dell’unione al posto della norma nazionale. Si tratta di affiancare la tutela sostanziale

( disapplicazione della norma nazionale contrastante con la norma dell’UE ), alla

tutela risarcitoria dinanzi allo stesso giudice, mentre nell’ipotesi di norma sprovvista

di effetto diretto la soluzione è più complessa: in questo caso non è prevista la

possibilità di invocare direttamente la norma violata dinanzi al giudice nazionale. Il

soggetto può sollecitare l’intervento della commissione per mezzo di una procedura

d’infrazione ma non ha un’azione di tutela sostanziale dinanzi al giudice nazionale

salvo che non ricorra l’ipotesi della interpretazione conforme. Il riconoscimento

dell’azione di risarcimento del danno si può riconoscere anche nell’ipotesi di norma

provvista di effetto diretto sempre chè sussistano determinate condizioni e la tutela

sostanziale non sia in grado di soddisfare integralmente il soggetto leso. Con questa

di carattere

sentenza la corte riconosce che il rimedio risarcitorio è un rimedio

generale prescinde dall’effetto diretto o meno della norma violata.

che Sempre

dell’organo

in questa sentenza la Corte si è occupata del principio dell’indifferenza

che abbia commesso la violazione e di unità dello Stato. (si poneva, infatti, il

problema della responsabilità del legislatore). Il danno può essere provocato anche

dalla legge, non necessariamente dagli atti di esecuzione o atti di carattere

amministrativo e la responsabilità dello stato ricade anche sul legislatore, perché egli

è tenuto a rispettare i vincoli derivanti dai trattati che ricadono sugli Stati membri.

All’epoca questo ragionamento non appariva altrettanto lineare soprattutto in virtù

del fatto che diversi ordinamenti escludevano la responsabilità del legislatore o la

riconoscevano solo in determinati casi es. Regno Unito in cui la legge era munita del

sigillo della Regina, impensabile una responsabilità del legislatore! La Corte, tuttavia,

afferma che il principio di irresponsabilità dello stato è destinato a cadere in forza del

principio della supremazia, del primato del diritto dell’unione sul diritto

interno in virtù del fatto che gli stati hanno volontariamente ceduto quote di

sovranità e ne devono accettare le conseguenze.

Nel nostro ordinamento il fondamento costituzionale che consente di affermare il

principio del primato è l’art.11 Cost. / art.117.

Le violazioni del legislatore che possono coinvolgere la responsabilità dello stato

possono essere di vario tipo ( attività/inattività ) spesso dipendono dalla violazione di

direttive ( sentenza Franchovich ) in quanto gli stati non le recepiscono nei termini o

non le recepiscono proprio o non correttamente. Le violazioni possono riguardare

qualsiasi norma o principio dell’UE. Nella suddetta sentenza la violazione riguardava

norme dei trattati quindi si parla di diritto primario. Ci può essere una violazione dei

principi fondamentali, dei principi generali del diritto dell’UE, di un accordo

internazionale o di una sentenza della Corte. L’ipotesi più ricorrente è quella della

mancata , non corretta, non tempestiva attuazione di una direttiva.

Tornando alla responsabilità del legislatore e al ripensamento della sovranità statale,

possiamo dire che qualsiasi potere dello stato può essere sindacato qualora sia in

contrasto con il diritto dell’UE. Questo principio si è affermato soprattutto ponendo

l’accento sulla persona fisica o giuridica che abbia subito la violazione del diritto

dell’unione perché la responsabilità dello stato per danni causati ai singoli altro non è

che un mezzo per rendere effettiva la tutela dei diritti dei singoli.

In altre sentenze si è posto il problema della responsabilità dello stato per le violazioni

commesse dall’amministrazione centrale o locale. La violazione deve riguardare norme

vincolanti e non norme non vincolanti. La violazione di un parere / raccomandazione

non comporta in linea di massima una responsabilità risarcitoria dello stato. Nella

Edly Tomas

sentenza si è precisato che il soggetto responsabile è sempre lo stato. Il

problema si è posto per quegli stati a struttura federale per i danni cagionati da enti

locali o regionali ed anche con riferimento a tale ipotesi la corte ha conferito sempre la

stessa risposta: la responsabilità agli occhi dell’unione europea è dello stato. Se lo

stato decida di far rispondere materialmente del risarcimento dei danni al soggetto che

Per il

abbia materialmente commesso la violazione è un problema di diritto interno.

diritto dell’UE il soggetto responsabile rimane sempre lo stato a prescindere

dal soggetto individuato a provvedere materialmente all’erogazione del

pagamento. Nell’ipotesi , poi , in cui il pagamento non dovesse risultare soddisfacente

Il diritto dell’UE

o completo ne risponde non l’amministrazione ma sempre lo stato.

stabilisce uno standard di tutela minimo che deve essere rispettato, alcuni

stati possono stabilire uno standard di tutela più elevato come affiancare alla

responsabilità dello stato quella di un altro organo ma ciò deve risultare dal diritto

interno di cui l’Unione non è responsabile. Per il diritto dell’Unione il responsabile è lo

stato poi costituisce un problema di diritto interno se lo stato intenda agire in rivalsa

nei confronti di colui che abbia commesso la violazione o se preveda una responsabilità

solidale, aggiuntiva dell’organo che abbia causato la violazione.

SENTENZE KOBLER – TRAGHETTI DEL MEDITERANNEO

Si pongono due problemi che sono stati portati all’attenzione della corte di giustizia: il

problema del giudicato, dell’intangibilità del giudicato ed il problema

dell’indipendenza e autonomia dei giudici.

Per quanto concerne l’intangibilità del giudicato la responsabilità risarcitoria per fatto

del giudice, dipende da una sentenza di un giudice di ultima istanza perché la

decisione del giudice di non ultima istanza può essere impugnata dinanzi ad un

giudice di grado superiore, essa è sempre rimediabile, quindi il problema si pone per le

sentenze non più impugnabili essendo pronunciate da giudice di ultima istanza. Per

quanto riguarda la questione del giudicato, la corte ha più volte evidenziato che il

rispetto di una sentenza passata in giudicato rappresenta un principio comune agli

La corte riconosce

ordinamenti degli stati membri e proprio del diritto dell’unione.

la possibilità di ritornare sui propri passi e mettere in discussione il

giudicato soltanto in casi eccezionali qualora ricorrano determinate

condizioni. Tra le varie condizioni il diritto interno deve consentire, sia pure in casi

eccezionali, di riesaminare una sentenza passata in giudicato, se ciò non è possibile,

non si potrà toccare il giudicato. Questa è una questione di carattere sostanziale,

diversa dal problema del risarcimento dei danni infatti l’azione risarcitoria non

comporta il rimettere in discussione una sentenza passata in giudicato. La sentenza è

definitiva e non può essere toccata. La corte evidenzia che non è possibile mettere sullo

stesso piano un’azione di tutela sostanziale con una di tutela risarcitoria perché queste

non coincidono. L’azione risarcitoria non rappresenta un’ulteriore grado di giudizio

rispetto all’azione di tutela sostanziale. L’autorità della cosa giudicata non costituisce

un ostacolo al risarcimento danni poiché grava sull’interessato l’onere di agire

tempestivamente al fine di ottenere un risarcimento. Bisogna constatare se i termini

concessi dall’ordinamento rispondano ai principi di effettività ed equivalenza

consentendo una tutela effettiva dei soggetti danneggiati.

RESPONSABILITÀ DELLO STATO PER FATTO DEL GIUDICE

Bisogna distinguere tra responsabilità dello stato per fatto del giudice che è richiesta

dal diritto dell’unione e responsabilità personale del magistrato che riguarda il diritto

interno in cui ciascuno stato può decidere che di quella violazione ne risponda

direttamente il magistrato. La responsabilità di tale azione deve essere connessa alla

decisione discrezionale dello stato e non anche dell’unione , la quale non richiede di

toccare la responsabilità personale del magistrato. Se l’indipendenza dei giudici

nazionali fosse interpretata nel senso di limitare la responsabilità degli stati, si

potrebbe rappresentare il pretesto per paralizzare l’azione risarcitoria perché spesso le

violazioni del diritto dell’unione non dipendono soltanto da un organo ma da più

organi, dal legislatore, dall’amministrazione e dal giudice che non disapplica un atto

amministrativo o una legge in contrasto del diritto dell’unione. Non necessariamente

la responsabilità risarcitoria di uno stato dipende dal comportamento di un solo

organo. Spesso questi comportamenti sono intrecciati tra loro e non si può giungere

all’ultimo anello della catena per paralizzare l’azione risarcitoria in quanto la

violazione è ritenuta commessa dal giudice. Tale problema si è posto, nel nostro

ordinamento, nella sentenza Traghetti del Mediterraneo.

Nel nostro ordinamento abbiamo una legge sulla responsabilità civile dei magistrati

(legge 117/88) attualmente in discussione di modifica. E’ stata portata all’attenzione

della corte di giustizia perché così come pensata nessuno sarebbe riuscito ad ottenere

un risarcimento dei danni per fatto del giudice perché essa prevede delle condizioni

particolarmente restrittive, quali: assenza di dolo

1) E’ esclusa la responsabilità dello stato e del giudice nell’ipotesi di

o colpa grave : si necessitano requisiti ulteriori, non richiesti dall’ordinamento

dell’unione ; infatti la corte di giustizia ritiene assente, in tale ipotesi, solo la

responsabilità del magistrato e non anche dello stato. violazione derivi da

2) E’ esclusa la responsabilità dello stato nell’ipotesi in cui la

un’interpretazione di norme giuridiche.

Ogni controversia o quasi tutte riguardano interpretazioni di norme giuridiche quindi

questa limitazione finiva per escludere del tutto la possibilità di ottenere il

ha giudicato queste disposizioni della

risarcimento dei danni. La corte di giustizia

legge 117/88 in contrasto con il diritto dell’unione europea e con il regime

della responsabilità risarcitoria degli stati soltanto con la responsabilità

imputabile allo stato. La corte di giustizia ritiene quelle disposizioni della legge 117

che limitano solo la responsabilità dello stato violino il diritto dell’UE in quanto

richiedono limitazioni non previste dal diritto comunitario quale il dolo, colpa grave e

interpretazione di norme giuridiche. Quegli stessi requisiti che sono richiesti anche

per una responsabilità personale dei magistrati possono sussistere è una scelta

discrezionale dello stato. Lo stato può decidere o meno di prevedere delle condizioni e

dei limiti piuttosto severi per la responsabilità personale dei magistrati. Tale

autonomia è una scelta dello stato mentre per quanto riguarda la responsabilità dello

stato per fatto del giudice bisogna rispettare la disciplina comunitaria che non può

essere compromessa. Appare ragionevole che ci siano delle limitazioni maggiori per la

responsabilità personale rispetto alla responsabilità dello stato perché in questo caso

si richiede l’elemento soggettivo ( dolo e colpa grave ) anche perché estendendo troppo

una responsabilità personale c’è il rischio che venga compromessa l’autonomia e

l’indipendenza della magistratura. In questo caso può essere giustificata la presenza


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher victoriademaio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Ferraro Fabio.

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