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Riassunto esame Diritto del lavoro, prof Santucci, libro consigliato Istituzioni del diritto del lavoro e sindacale, vol 1 Appunti scolastici Premium

Riassunto completo, basato su uno studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni del diritto del lavoro e sindacale, vol 1, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza.

Esame di Diritto del lavoro docente Prof. G. Santucci

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Diritto del lavoro

L’importanza della CES si può intuire se si considera che il Trattato attribuisce alle parti sociali il

diritto di formulare proposte legislative proprie, attraverso accordi a livello europeo sulle

principali questioni di politica sociale.

Al Comitato partecipano anche le organizzazioni che rappresentano gli interessi datori di lavoro

europei, come: l’Unione delle confederazioni europee dell’industria e dei datori di lavoro, l’Unione

europea dell’artigianato e delle piccole e medie imprese ed il Centro europeo delle imprese e

partecipazione pubblica.

Sono Agenzie dell’Unione, invece, la Fondazione europea per il miglioramento delle

condizioni di vita e di lavoro e l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro:

- la prima ha lo scopo di contribuire a migliorare le condizioni di vita e di lavoro in Europa

- la seconda svolge attività di sensibilizzazione e informazione sull’importanza della salute

della sicurezza dei lavoratori

Il Consiglio d’europa, invece, è un’organizzazione internazionale fondata con il Trattato di

Londra, con lo scopo di promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e

la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Al Consiglio d’Europa, poi, bisogna ricondurre

la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e la Carta sociale europea.

Per la corretta applicazione delle norme pattizie è stata istituita la Corte dei diritti dell’uomo, che

si occupa della salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

7.Note conclusive

Bisogna sottolineare la forte relazione che c’è tra funzione legislativa e funzione

amministrativa, nel senso che l’esistenza dell’apparato amministrativo trova giustificazione

nell’attuazione delle prescrizioni legislative, in quanto assume una funzione di attuazione

costituzionale perché ha il compito di assicurare l’effettiva attuazione dei valori stabiliti dalla

Costituzione in materia di lavoro.

Poi, bisogna considerare anche l’importanza crescente degli organismi istituzionali e

amministrativi sovranazionali, caratterizzati dalla partecipazione attiva delle parti sociali. Infatti,

bisogna tener conto di un mercato del lavoro caratterizzato dalla globalizzazione, che crea

relazioni molto più estese e complesse. 11

Diritto del lavoro

Capitolo V

Costituzione, legge e contratto nella disciplina del rapporto di lavoro

1.Lavoro, persona, cittadinanza nell’impianto costituzionale

Bisogna partire dalla Costituzione, con la quale viene in rilievo il profilo relazionale dell’individuo,

cioè l’apporto di ciascuno alla società proprio tramite il lavoro:

- art 1: il lavoro è considerato come un diritto posto alla base della nostra Repubblica e, quindi,

deve essere promosso e tutelato in quanto tale.

- art 4:ogni cittadino ha non solo il diritto, ma anche il dovere di contribuire al progresso materiale

o spirituale della società attraverso il suo lavoro.

- art 35:tutela del lavoro in tutte le sue forme e le sue applicazioni.

Lavoro come componente essenziale della cittadinanza: sintesi delle principali prerogative che

indicano l’appartenenza dell’individuo allo Stato.

In particolare, il Costituente ha voluto spostare l’attenzione sul lavoro subordinato, dove il

lavoratore si trova maggiormente in condizioni di debolezza.

L’art 3, comma 2, Cost. costituisce il fondamento del diritto del lavoro:

- componente individuale: permette al lavoratore he si trova in condizione di debolezza socio-

economica e giuridica di esprimersi come persona.

- componente relazione: e di attivarsi come cittadino.

La subordinazione è stata tutela anche a livello legislativo ed è culminata nello Statuto dei

lavoratori.

Tale tutela si è realizzata, soprattutto, con l’inderogabilità unilaterale.

L’inderogabilità è vista come espressione giuridica dell’intervento eteronomo

dell’ordinamento per la regolazione dei rapporti di lavoro alla luce dell’eguaglianza sostanziale,

quindi nella duplice componente, individuale e relazionale.

Altra finalità dell’inderogabilità: garantisce la leale concorrenza tra le imprese.

Dall’inderogabilità derivano 2 conseguenze:

- l’inderogabilità ha sancito la differenza del diritto del lavoro rispetto al diritto comune dei

privati: a differenza del diritto del lavoro, l’inderogabilità non è tratto intrinseco del diritto dei

privati, ma eventuale connotazione prevista dal legislatore.

- l’estensione dell’inderogabilità a tutti gli atti, quindi dalla Costituzione alla legge e al

contratto collettivo.

Indisponibilità del tipo: variante semantica del concetto di inderogabilità. Vuol dire che il tipo

contrattuale deve essere vincolante, non solo per le parti, ma anche per lo stesso legislatore, il

quale non può disporre del tipo dato che no può negare la qualifica di rapporti di lavoro

subordinato a rapporti di lavoro che effettivamente presentino tale natura, al fine di disapplicare le

disposizioni inderogabili.

Alla luce dell’inderogabilità unilaterale, la legge è inderogabile in peius, dato che non può essere

modificata in senso peggiorativo per il lavoratore.

In un primo momento, il legislatore prevede delle tutela minimali, poi, con lo Stato dei

lavoratori, incomincia ad attuare il disegno costituzionale.

Lo Statuto mira a:

- creare un contrappeso sindacale al potere assoluto dell’imprenditore in azienda;

- dotare di maggiore forza alcune posizioni individuali del lavoratore. 12

Diritto del lavoro

Il legislatore statuario si distacca dal codice civile, che vede nel contratto la piena

discrezionalità dei poteri datoriali; al contrario, il legislatore vuole ridare valore alla logica dello

scambio, ampliando e rafforzando gli interessi del lavoratore nell’organizzazione

imprenditoriale.

La situazione cambia con la legislazione d’emergenza (1973), dove si da spazio alla

flessibilità, intesa come riduzione dei vincoli e dei limiti al potere datoriale.

Il legislatore non si pone più l’obiettivo di tutelare il lavoratore, ma è preoccupato della generale

crisi che investe il Paese in questo periodo.

Il diritto del lavoro rimane comunque incentrato sull’inderogabilità unilaterale, la quale è

soggetta ad una riregolazione alla luce della flessibilità.

Proprio nell’ottica della riregolazione dobbiamo esaminare la relazione tra la legge e il contratto

collettivo.

3 aspetti:

- rinvii della legge al contratto collettivo: non si tratta di un’attuazione o di un’integrazione alla

norma di legge, ma si attribuiscono al contratto collettivo poteri derogativi in peius al precetto

legale.

Questo perché le trasformazioni socio-economiche hanno determinato, da una parte, un

maggiore rilievo dell’interesse datoriale, dall’altra, un’articolazione e una frammentazione delle

situazioni del lavoratore.

L’unico strumento più duttile, capace di trovare soluzioni tempestive e adeguate ai diversi

contesti è il contratto collettivo.

- concertazione: si inquadra nell’ambito della stretta collaborazione tra i poteri pubblici e le parti

sociali.

- il legislatore pone dei limiti alla contrattazione collettiva, configurando un’inderogabilità

bilaterale della norma legale, che esclude ogni tipo di modifica da parte dell’autonomia

negoziale, anche a favore del lavoratore.

2.Il contratto individuale

Bisogna, innanzitutto, interrogarsi sull’origine del rapporto di lavoro.

Il rapporto di lavoro veniva inizialmente inquadrato nel contratto di scambio, il quale risponde a

intenti conservatori: l’operazione di riconduzione della subordinazione alla struttura contrattuale

in presenza di squilibrio tra le parti, legittimava l’autocrazia aziendale a trasformare il contratto da

strumento formativo di libertà a strumento di costrizione.

La situazione cambia con le teorie istituzionalistico-comunitarie: il rapporto di lavoro nasce

con l’inserimento del lavoratore nell’impresa, che è un’istituzione distinta dalla comunione di

scopo tra lavoratore e datore di lavoro.

La dottrina si scontra con quest’ultima concezione, vedendo il contratto come l’unico strumento

capace di delimitare le posizioni delle parti, quella debitoria del lavoratore rispetto alle

richieste del datore di lavoro.

A questo bisogna aggiungere 2 osservazioni:

- il contratto si è sviluppato, soprattutto, nella fase post-costituzionale, quindi con lo Statuto

del lavoratori. Sviluppo contraddittorio: il contratto, espressione dell’autonomia individuale, si

afferma attraverso l’intervento eteronomo. 13

Diritto del lavoro

- la predominante regolazione da parte della legge e del contratto collettivo sembrerebbe

compromettere lo schema contrattuale, considerato inadeguato per ricomprendere la

complessità della subordinazione (riconducibile al rapporto).

Per quanto riguarda la prevalenza dell’eteronomia nella disciplina del rapporto, cioè delle

norme di legge e del contratto collettivo, è ormai opinione comune che il contratto non è più di

esclusivo dominio della parti, ma comprende regole provenienti da diverse fonti in ragione alla

pluralità di interessi da soddisfare.

Le caratteristiche delle subordinazione e dei poteri organizzativi del datore di lavoro appaiono

compatibili con lo schema contrattuale, in quanto necessari a garantire le esigenze

organizzative.

Il rapporto di lavoro nasce da contratto: opinione radicata.

Anche nella disciplina del rapporto è richiamata l’attenzione su un maggiore spazio per

l’autonomia individuale.

Alla luce della situazione di debolezza del lavoratore, le parti possono modificare solo in

meglio le norme di legge e del contratto collettivo.

Ridurre tale rigidità sul versante datoriale e del prestatore di lavoro:

- per il datore di lavoro: per la flessibilità;

- per il lavoratore: ciascun lavoratore, nell’espressione della propria persona deve poter

realizzare propri interessi e proprie scelte.

Negli ultimi anni, la questione si è spostato sul primo versante:

- l’apertura dell’autonomia individuale viene perseguita al di fuori del rapporto, cioè nella

scelta del contratto da stipulare.

- l’apertura dell’autonomia individuale si realizza attraverso la disponibilità dei diritti.

Per estendere l’autonomia individuale tenendo conto del secondo versante, bisogna,

innanzitutto, sottolineare l’accusa che viene mossa nei confronti dell’autonomia collettiva,

considerata responsabile di un generale appiattimento dei trattamenti economico-normativi,

perdendo di vista la differenza tra gli individui e il reale contratto con essi.

A questo bisogna aggiungere 2 osservazioni:

- qualsiasi mutamento non può prescindere dalla necessità di garantire l’eguaglianza

sostanziale tra le parti della negoziazione.

- la relazione individuale-collettivo, più che ripensarla, si dovrebbe leggere sotto il profilo

giuridico-istituzionale, mettendo fine all’anomalia del diritto sindacale italiano e prevedendo

un sistema di diritti per il singolo nei confronti della rappresentanza collettiva, per creare una

solida democrazia sindacale.

Questo determina la necessità di avere un rapporto più elastico tra legge e contratto collettivo

rispetto a quello governato dal criterio dell’inderogabilità unilaterale.

3.L’articolazione del potere legislativo tra Stato e Regioni

Il diritto del lavoro deve essere preso in considerazione sotto un duplice aspetto:

- fonte legislativa/nazionale: riguarda il riparto di competenze tra Stato e Regioni.

- fonte sovranazionale

Per il primo punto, alla riforma del Titolo V della Costituzione con la modifica dell’art 117.

Il testo originario dell’art prevedeva che le materie del diritto del lavoro spettassero

esclusivamente allo Stato.

Dopo la riforma vi è stato un riparto di competenze: 14

Diritto del lavoro

- competenza esclusiva dello Stato: in materia di diritto del contratto individuale di lavoro e

di diritto sindacale

- competenza concorrente Stato-Regioni: per la disciplina pubblicistica del mercato del

lavoro.

- competenza residuale delle Regioni: per l’istruzione e la formazione professionale. Per la

formazione ricordiamo l’apprendistato, che si divide in: 1)interno, se erogato da un

soggetto pubblico o privato con il quale la Regione si è accordato; 2)esterno, se erogato

dal datore di lavoro. Il primo spetta alla competenza concorrente, mentre il secondo

spetta alla competenza esclusiva dello Stato.

Anche il diritto alla sicurezza è oggetto di riparto di competenze:

- la previdenza sociale: competenza esclusiva dello Stato

- la previdenza complementare e integrativa: competenza concorrente

- l’assistenza sociale: competenza esclusiva delle Regioni

4.Stato e fonti sovranazionali

Per quanto riguarda il diritto del lavoro sul piano sovranazionale, ricordiamo:

- principi generali e norme consuetudinarie: hanno diretta applicabilità all’interno dello

Stato in virtù dell’art 10 Cost.

- trattati internazionali: per essere applicati all’interno dello Stato devono essere ratificati.

I Trattati e le Convenzioni internazionali che disciplinano il diritto del lavoro sono:

- Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo

- varie convenzioni adottate dall’Organizzazione internazionale del lavoro

- Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali

- Carta sociale europea

Bisogna fare, però, una periodizzazione in tre fasi:

- fase mercantile: caratterizzata dalla prevalenza del mercato e della libera concorrenza

su quelle sociali. La legislazione tende solamente a realizzare e a mantenere un marcato

unico europeo.

- fase delle politiche sociali: la legislazione comunitaria si apre ai diritti sociali, favorendo

il consolidamento del dialogo sociale e della contrattazione collettiva e ricorrendo al

soft law, cioè al diritto non vincolante.

- fase della costituzionalizzazione dei diritti sociali: con il Trattato di Nizza viene

approvata la Carta dei diritti fondamentali dell’uomo, che comprende un catalogo di

diritti civili, politici e sociali. La costituzionalizzazione dei diritti sociali, però, viene

bloccata dopo il fallimento del trattato costituzionale europeo e viene ripresa con il

Trattato di Lisbona del 2007, che conferisce alla Carta lo stesso valore giuridico dei

Trattati.

Tra le fonti del diritto comunitario distinguiamo:

- fonti primarie: norme del Trattato sull’Unione europea e del Trattato sul funzionamento

dell’Unione europea e della Carta di Nizza

- fonti secondarie: regolamento, direttiva, decisione, raccomandazione e parere

Tra quest’ultime, quelle vincolanti sono:

- regolamenti: hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i loro elementi e sono

direttamente applicabili 15

Diritto del lavoro

- direttive: hanno portata generale, ma non sono direttamente applicabili dato che hanno

bisogno di un atto di ratifica da parte dello Stato, a meno che non si tratti di una direttiva

dettagliata (direttiva self-excuting). Sono obbligatorie solo per il raggiungimento dello scopo

prefissato, ma lasciano libero lo Stato di decidere le misure che ritiene opportune. Se dalla

mancata attuazione della direttiva deriva un danno per il singolo, questo può adire al

giudice e chiedere il risarcimento.

- le decisioni non sono sempre vincolanti, dato che dipende dall’istituzione che le emette;

possono avere carattere generale o essere rivolte ad uno o più destinatari.

Le norme contenute nelle fonti primarie, nei regolamenti e nelle direttive prevalgono sul

diritto nazionale. La Corte di giustizia deve vigilare sulla corretta applicazione del diritto

comunitario.

Al fine di ripartire le competenze tra Unione e Stati membri nelle materie indicate, si ricorre al

principio di sussidiarietà, che può essere:

- verticale: l’Unione interviene solo se la sua azione è più efficacia rispetto a quella dello

Stato

- orizzontale: l’Unione interviene in materia di politica sociale con un proprio atto normativo

solo se questo è più efficace rispetto alla contrattazione collettiva europea

L’Unione europea può percorrere due strade:

- può adottare misure che servono ad incoraggiare la cooperazione tra Stati membri

- può adottare direttive che prevedano prescrizioni minime applicabili progressivamente

Nella maggior parte dei casi, si utilizza la procedura legislativa ordinaria, cioè la co-decisione

del Consiglio e del Parlamento, che decidono a maggioranza qualificata; in determinati casi,

invece, si utilizza la procedura legislativa speciale, cioè quando il Consiglio delibera

all’unanimità, previa consultazione del Parlamento.

Infine, vi sono quattro materie (retribuzione, diritto di associazione, diritto di sciopero e diritto di

serrata) in cui è esclusa la competenza dell’Unione,ma nonostante questo il diritto di sciopero

viene comunque considerato come diritto fondamentale.

Il Trattato disciplina anche alcune materie di politica sociale attraverso la contrattazione

collettiva europea. Tali materie riguardano:

- miglioramento dell’ambiente di lavoro

- condizioni di lavoro

- sicurezza sociale e protezione sociale

- protezione consultazione

- parità tra uomini e donne

A questo scopo si è predisposto un procedimento normativo speciale, con la temporanea

sospensione di quello ordinario, che viene ripreso nel caso in cui non si riesca a raggiungere un

accordo tra le parti sociali europee. Se si raggiunge un’accordo e, quindi, viene stipulato il

contratto collettivo:

- o il contratto viene recepito in una direttiva

- o il contratto è attuato secondo le procedure e le prassi delle parti sociali degli Stati

membri

C’è stata una notevole incidenza delle direttive sul diritto del lavoro, anche se la situazione si

è complicata in seguito all’estensione dell’Unione europea.

Questo ha portato all’adozione di misure non vincolanti, come il coordinamento delle politiche,

per le quali è stata prevista: 16

Diritto del lavoro

- l’articolazione su base triennale, piuttosto che annuale

- la nascita delle flexicurity, con l’obiettivo di combinare flessibilità e sicurezza di lavoro e

nel mercato del lavoro 17

Diritto del lavoro

Capitolo VI

Il lavoro e i diritti fondamentali

1.Sono considerati “fondamentali” tutti quei diritti che risultano da una pluralità di fonti (non solo

dalla Costituzione) e in virtù della loro connessione a valori ritenuti irrinunciabili.

I diversi dibattiti riguardo tale questione portarono alla nascita di due orientamenti:

- il primo voleva tradurre in tutele legali rigide tutti i diritti costituzionalmente garantiti.

- il secondo si concentrava sul pluralismo sociale, un pluralismo sociale considerato come

base dell’intero diritto del lavoro, che riconosceva gradualmente i diritti dei lavoratori attraverso

lo strumento della contrattazione collettiva.

A differenza dei vari Bill of Rights sorti nell’ambito internazionale, dove i diritti dei lavoratori

vanno di pari passi con i diritti collettivi in un quadro omogeneo, a livello europeo il Bill of

Rights è stata una conquista recente, solo dopo un ventennio caratterizzato da un ordinamento

giuridico fondato sulle 4 libertà fondamentali (libera circolazione di merci, servizi, capitali e

persone) e dove la cultura prevalente era quella liberista (a differenza del mix delle culture da

cui nacquero le costituzioni nazionali, cioè quella liberale, cattolica, socialista e comunista). Ciò ha

determinato due fenomeni:

- sul piano fattuale, la nascita di un mercato unico europeo che dà poco spazio alle istituzioni

sociali, già radicate nei sistemi nazionali e contrarie alla struttura europea.

- sul piano giuridico, con una scarsa attenzione ai diritti sociali, considerati appannaggio dei

vari diritti nazionali.

Quindi, ancora non esistono i presupposti giuridici per affidare la tutela dei diritti dei lavoratori

al pluralismo sociale.

Nonostante questo, però, sono stati fatti notevoli passi avanti grazie alle diverse Convenzioni in

materia adottate dall’Organizzazione internazionale del lavoro.

2.I diritti fondamentali dei lavoratori. La dignità

In origine, il diritto del lavoro era incentrato su un’ottica puramente mercantile.

La situazione cambiò quando si incominciò a guardare al lavoro come un bene comune, che si

doveva garantire a tutti. In questo i diritti fondamentali ebbero un ruolo dominante, tanto che

anche i legislatori e i giudici non possono non tenerne conto.

Questo vuol dire che il dovere di far parte con lealtà ad un sistema economico capace di

produrre ricchezza va di pari passo con il diritto di avere diritti.

Per studiare i diritti fondamentali dei lavoratori bisogna fare riferimento, più che alla

Costituzione, ad un documento più recente, che è la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione

europea del 2009.

Nel preambolo vengono elencati 4 valori fondamentali:

- dignità umana

- libertà

- eguaglianza

- solidarietà

Per quanto riguarda la dignità, questa riprende l’art 2 Cost. e fa riferimento non solo ai diritti

inviolabili del singolo, ma anche alle formazioni sociali, dove il singolo esprime la sua

personalità. Nel valore della dignità rientrano anche il divieto di schiavitù e di lavoro forzato.

2.La libertà 18

Diritto del lavoro

Nel valore di libertà sono compresi:

- libertà di riunione e di associazione

- libertà all’accesso alla formazione professionale

- libertà di esercitare un qualsiasi lavoro in qualsiasi Stato dell’Unione

Anche la libertà riprende alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, in particolare il diritto alla

formazione professionale.

La Carta Ue, però, tratta tale diritto in maniera più estensiva, in una logica economica

sovranazionale: senza una formazione professionale continua il lavoratore non potrebbe rimanere

a lungo nel mondo del lavoro.

Nel valore di libertà è ricompresa anche la libertà d’impresa considerata, a livello europeo, la

libertà per eccellenza, a differenza della Costituzione, nella quale soccombe di fronte ai diritti di

dignità e di sicurezza.

3.L’eguaglianza

La Carta Ue parla di eguaglianza formale, in cui sono comprese:

- divieto di discriminazione per tutti, non solo per i cittadini europei

- parità tra uomo e donna su tutti i campi

A differenza della Costituzione, che parla innanzitutto di eguaglianza sostanziale, affidando alla

Repubblica il compito di intervenire attivamente per eliminare i fattori di diseguaglianza, senza

però riconoscere effettivi diritti in capo ai cittadini.

4.La solidarietà

Bisogna fare una distinzione tra diritti sociali collettivi e diritti sociali individuali.

Per quanto riguarda i diritti sociali collettivi, vengono compresi:

- diritti all’informazione e alla consultazione

- diritti di negoziazione e di azioni collettive

La libertà di organizzazione sindacale è disciplinata da molteplici convenzioni, che affermano

il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro di costituire o aderire ai sindacati; da qui deriva:

- il diritto del lavoratore a non essere discriminato in ragione dell’appartenenza al sindacato.

- il dovere del datore di lavoro a non subordinare l’assunzione o il licenziamento al fatto che il

lavoratore non aderisca ad alcun sindacato.

Tale libertà, però, si estende notevolmente a livello europeo, prevedendo il diritto

all’informazione e alla consultazione in tempi utili, in modo da coinvolgere i lavoratori nella

gestione dell’impresa.

A questo si aggiunge:

- art 27: che completa il quadro dei diritti partecipativi, attraverso l’attuazione di diverse direttive

in materia.

- art 28: riconosce come diritti sociali la contrattazione collettiva, lo sciopero e la serrata.

I diritti sociali individuali, invece, fanno riferimento alla nascita, allo svolgimento e

all’estinzione del rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda la nascita, la Carta Ue riconosce ai lavoratori il diritto ad accedere ad un

servizio di collocamento gratuito.

Inoltre, viene offerta una notevole tutela al minore, fissando il divieto di accedere al mondo del

lavoro prima di aver terminato il periodo di istruzione obbligatoria. Poi afferma il divieto di

discriminazione in ragione dell’età e garantisce una specifica protezione contro ogni forma

di sfruttamento o altro ai giovani che entrano nel mondo del lavoro. 19


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fran_93

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Santucci Gianni.

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