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Diritto costituzionale

Lo stato costituzionale

Lo stato

Lo Stato è la principale organizzazione di vita collettiva, svolge infatti attività di interesse comune, produce ed emana norme giuridiche che regolano la vita dei cittadini e fornisce i principali servizi pubblici.

Caratteristiche

  • Esercita potere su ogni persona, dalla sua nascita alla sua morte, infatti ogni individuo facendo parte di uno Stato deve sottostare ad esso.
  • Lo Stato è al di sopra di tutto e quindi i cittadini devono sottostare alle sue leggi.
  • Assume quello che è il monopolio della forza, garantendo in cambio la pace.
  • Lo Stato moderno nasce con il concetto di sovranità, ovvero un’espressione che si usa per indicare la somma dei poteri del governo (Legislativo, Esecutivo e Giudiziario) riconosciuta ad un soggetto di diritto pubblico internazionale. Il modo in cui la sovranità è ripartita si chiama forma di governo e si divide in interna ed esterna.
    • Interna: lo Stato è sovrano all’interno dell’ordinamento —> Art.1 della Costituzione = identifica la sovranità del popolo.
    • Esterna: autonomia rispetto a enti esterni —> Art.7 della Costituzione = rapporti tra Stato e Chiesa, dove avviene un riconoscimento reciproco della propria sovranità; Art. 11 della Costituzione.

Dal primato della legge a quello della costituzione

Stato liberale

Lo Stato Liberale è fondato sul primato della legge e ne ottiene la tripartizione dei poteri, ovvero quello Legislativo al Parlamento, quello Esecutivo al Governo e quello Giudiziario che applica le leggi. Una novità importante è che c’è la centralità del Parlamento, che deriva direttamente dai cittadini, attivi politicamente. Il primato della legge ne implicava l’assenza di limiti, e sottolineava l’importanza dei Codici. Si ripropongono i caratteri di generalità ed astrattezza per garantire un’eguaglianza formale —> Art.3 della Costituzione = tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

Crisi del modello liberal-borghese

Il potere legislativo se non ha dei limiti può avere dei risvolti negativi e ingiusti, questo perché è onnipotente. Gli strumenti per rispondere all’ingiustizia del legislatore sono le Costituzioni Rigide, dove principi e valori sono posti al di sopra del potere legislativo e a cui il legislatore è vincolato. Questo avrebbe quindi garantito equità ed eguaglianza sostanziale. La crisi ha iniziò con la grande guerra, dove alla fine scoppiano delle rivendicazioni sociali e politiche, dalle classi meno abbienti, che creano partiti e sindacati. Gli stati liberal-borghesi, però, non sono in grado di rispondere a quelle che sono le necessità del gruppo sociale. Questi cambiamenti portano ad una nuova concezione di Costituzione, di cui il modello è dato da quella di Weimer del 1919, dove ci sono i diritti tradizionali di libertà sommati al catalogo dei diritti sociali. L’idea di Costituzione si sviluppa con alla base obiettivi di eguaglianza sostanziale —> Art. 3 della Costituzione = la Costituzione non promette un’uguaglianza economica e sociale, ma dà compito alla Repubblica di eliminare queste differenze. Perciò lo Stato liberal-borghese con il nuovo potere democratico risponde con un sistema rappresentativo ristretto, di base censitaria, limitando il voto alla classe borghese, che diventa padrona del nuovo ordine basato sui loro interessi.

Lo stato sociale di diritto

Lo Stato Sociale di Diritto infrange però questa limitazione, andando ad allargare il diritto al voto fino al suffragio universale. Infatti: Diritti Borghesi + Diritti Sociali sono l’espressione di solidarietà e eguaglianza sostanziale. L’eguaglianza sostanziale determina l’intervento dello Stato nell’economia e nel mercato. La coesistenza di più e diversi interessi spiega la rigidità della Costituzione che NON è modificabile dalle leggi approvate dal Parlamento: mentre nella società borghese la Costituzione non doveva per forza affermare rigidità, con le Costituzioni di compromesso si necessita di meccanismi che non impongano una classe d’interessi su un’altra.

Lo stato costituzionale

Lo Stato Costituzionale nasce in risposta alla crisi dello Stato Liberale, e riconosce alla Costituzione il primato nella gerarchia delle fonti del diritto. La carta costituzionale è una tavola di principi che il legislatore deve seguire e a cui è vincolato, infatti si può dire che essa limita l’azione di un legislatore. Le costituzioni sono scritte e contengono un catalogo di diritti e la definizione dei poteri dello Stato, tutto ciò garantito dalla rigidità contro gli abusi di un legislatore. Sono definite rigide in quanto sono caratterizzate da:

  • Sovraordinazione rispetto alle leggi.
  • Meccanismi che verificano la costituzionalità delle leggi e di sanzionare le leggi contrarie alla Costituzione.

Nascono così i tribunali costituzionali, in Italia la Corte Costituzionale. Essi rilevano i possibili abusi dei legislatore e controllano che tutti i pubblici poteri rispettino la Costituzione. Il potere giudiziario acquisisce più potere: il giudice “bocca della verità” ha il compito di interpretare le leggi alla luce dei principi costituzionali. La Costituzione si può dividere in due parti:

  • Contiene i Diritti e i Doveri dei cittadini.
  • Contiene strumenti che hanno lo scopo di garantire Diritti e Doveri ai cittadini.

Concezione prescrittiva e descrittiva della costituzione

La costituzione di uno stato

La Costituzione di uno Stato è:

  • Una Fonte del Diritto.
  • Un insieme di regole e principi che disciplinano i rapporti.
  • Un manifesto politico.

Si tratta quindi di un atto normativo che contiene regole dell’ordinamento giuridico, che comprende le regole di convivenza e l’organizzazione dell’apparato statale.

Concezione prescrittiva

Essa si afferma con le rivoluzioni francese e americana. Si può definire Costituzione quella che garantisce i diritti dell’uomo utilizzando la separazione dei poteri, quindi si definisce Stato costituzionale quell’organizzazione politica che garantisce i diritti dell’uomo utilizzando la separazione dei poteri.

Concezione descrittiva

Essa enuncia le regole sull’organizzazione dei poteri pubblici e i rapporti tra di essi e i singoli. Secondo questa concezione quindi, ogni Stato ha una Costituzione a prescindere dall’aderenza di certi principi.

Civil law e common law

Due sistemi che assicurano la garanzia dei diritti:

  • Common Law —> paesi anglosassoni, questo è un sistema che ha una matrice consuetudinaria, ovvero con un comportamento costante ed uniforme tenuto dai consociati, e giurisprudenziale. Inoltre, non c’è la necessità di un testo scritto, ma le leggi e i diritti emergono da delle evoluzioni del pensiero giuridico da parte di giudici nelle loro decisioni.
  • Civil Law —> esso deriva dall’esperienza francese e preferisce leggi scritte, a cui il giudice deve riferirsi, concretizzando con l’interpretazione e l’applicazione quelle affermazioni.

La nascita di questi due sistemi deriva da necessità storiche: la necessità di un documento scritto ci fu da parte di quei paesi in cui il passaggio da Stato Assoluto a Stato di Diritto è avvenuto in modo violento, attraverso delle rivoluzioni. Perciò utilizzare un documento scritto è una necessità per garantire certezze ai nuovi valori e alla nuova struttura sociale. Paesi come la Gran Bretagna ad esempio, non hanno sentito questa necessità, e quindi le loro costituzioni sono formate, come nel caso della Gran Bretagna, da regole consuetudinarie e da alcuni testi normativi. Le prime Costituzioni Prescrittive riportano dei principi del modello liberal-borghese e si crea così lo Stato di Diritto, dove si ha una divisione dei poteri, l’affermazione del principio di legalità e la tutela dei diritti, in particolare il Diritto di Libertà e il principio di eguaglianza.

Le forme di stato

Nello Stato Moderno vediamo in primo luogo una trasformazione di quello che è il rapporto tra Stato e cittadini, in secondo luogo una modificazione dell’organizzazione interna dello Stato ed infine la nascita di diversi poteri statali. Ogni Stato ha vissuto la propria evoluzione in modo diverso, ma ci sono delle costanti che ci portano a modelli di riferimento sia per il rapporto Stato-cittadini e le finalità, sia per i diversi poteri statali.

Ad una determinata forma di Stato corrisponde una determinata forma di Governo:

  • Forma di Stato = rapporto tra governanti e governati.
  • Forma di Governo = indica i rapporti tra i poteri statali, ed è lo strumento che utilizza lo Stato per raggiungere i suoi obiettivi.

Le Forme di Stato si possono studiare secondo 2 linee guida:

  • Relazione governante-governati —> divisione del potere orizzontale.
  • Modo con cui Stato si rapporta con la comunità —> divisione del potere verticale.

Lo stato assoluto

Esso è il primo modello di Forma di Stato.

Caratteristiche

  • Il potere è tutto nelle mani del sovrano.
  • Ci sono degli elementi che ritroviamo anche in uno Stato moderno, come ad esempio la creazione di un esercito.
  • Non c’è una Costituzione scritta.
  • I cittadini vengono visti come sudditi e quindi non hanno propri diritti.
  • Legittimazione divina e non popolare, si parla quindi di dinastie.

Lo stato liberale

Il primo Stato Liberale è quello inglese dove il potere subiva delle limitazioni a favore dei cittadini. In Inghilterra, infatti, con la Magna Carta il sovrano concede alcune libertà ai sudditi.

Caratteristiche

  • I sudditi diventano cittadini.
  • La fonte di legittimazione del potere politico è il popolo, essa viene esercitata con il diritto al voto.
  • Separazione dei poteri:
    • Legislativo —> crea leggi. Potere del Parlamento, costituito da rappresentati del popolo e quindi è la voce del popolo.
    • Esecutivo —> eseguire le direttive politiche del Parlamento.
    • Giudiziario —> affidato al lavoro dei giudici che devono applicare le leggi.
  • Nel modello Liberale, ogni potere aveva il compito di arrestare l’altro, nonostante ciò quello più importante era il Potere Legislativo, in quanto fosse l’unico rappresentativo del popolo.
  • Affermazione e centralità del Parlamento.
  • Codice scritto.
  • Principio di eguaglianza solo Formale: lo Stato doveva assicurare a tutti i cittadini uguali diritti, tralasciando le posizioni economiche e sociali.
  • Le libertà sono intese come Libertà negative, che si realizzano con la rinuncia da parte dello Stato di libertà della persona.
  • Le norme sono generali e astratte, ciò significa che sono la traduzione tecnica dei principi di eguaglianza e libertà.
  • Stato Liberale nasce anche come Stato di Diritto: i poteri supremi sono sottoposti al diritto, mentre gli atti pubblici sono sottoposti a controlli giuridici.

Il Principio di Legalità, ovvero la legge come fonte di obblighi sia per i cittadini che per lo Stato, nasce nello Stato Liberale e si espande e piano piano, grazie anche alla nascita della Giustizia Amministrativa che era composta da giudici che potevano annullare il lavoro della pubblica autorità. Lo Stato Liberale presenta una serie di contraddizioni che porteranno alla sua crisi:

  • Diritto al voto dato a pochi.
  • Diritti in astratto, uguaglianza solo formale.
Il modello liberale inoltre, era funzionale solo per la classe borghese.

Lo stato sociale

Esso si sviluppa nella seconda metà dell’800, e a causa della rivoluzione industriale emerge quello che è il Proletariato. In questo caso abbiamo un ampliamento del suffragio universale maschile e ciò porta in primo luogo ad uno Stato interventista, dove lo Stato stesso diventa un soggetto attivo nei processi politici ed economici e in secondo luogo a uno Stato dinamico. Lo Stato Sociale non rinnega l’esperienza liberale, ma la completa. Si afferma l’eguaglianza sostanziale: accanto al principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno tutti gli stessi diritti, a prescindere dalle loro condizioni di partenza, si affianca quello secondo cui lo Stato deve rimuovere le condizioni che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. La legge, inoltre, si trasforma. Nascono i compromessi che annullano le caratteristiche di generalità ed astrattezza:

  • Leggi Speciali, esse si riferiscono ad un gruppo di persone.
  • Leggi Provvedimento, esse esauriscono i loro effetti dopo poche applicazioni al caso concreto.
Nel 900 si rinomina lo Stato Sociale come Stato Democratico-Sociale perché nascerà l’esistenza di una cornice democratica. Anche lo Stato Sociale però entra in crisi, soprattutto a fine 900.

Forme di stato nella divisione territoriale del potere

Le Forme di Stato si possono dividere anche in base alla distribuzione del potere nel territorio. Si distinguono:

  • Stato Centrale
  • Stato Regionale
  • Stato Federale

Stato centrale

Ha lo scopo di provvedere al particolarismo e alla frammentazione dell’ordinamento giuridico. In questo caso è assente un’articolazione del potere nel territorio e non ha istituzioni territoriali che rappresentano comunità locali.

Stato federale

Esso si contrappone allo Stato Centrale e in questa tipologia si ha un decentramento politico garantito dalla Costituzione. Lo Stato Federale può nascere con un processo o aggregativo o disgregativo: per quanto riguarda il primo gli Stati sovrani decidono di unirsi in uno Stato Federale, un esempio sono gli USA; nel secondo lo Stato Federale si costituisce con articolazioni territoriali dentro uno Stato Centrale, un esempio è la Germania. Si parla di Stato Federale quando:

  • Stati membri sono autonomi.
  • Ogni Stato ha una Costituzione che è al vertice dell’ordinamento giuridico.

In esso c’è una composizione bicamerale del Parlamento: la prima camera è quella che rappresenta i cittadini; la seconda camera, invece, costituisce emanazione degli stati membri. La Costituzione è modificabile solo con il consenso degli stati membri, che hanno il compito anche di svolgere la revisione costituzionale. Sono tutelati, nell’esercizio delle loro funzioni, da una Corte Costituzionale Federale che ha il compito di far rispettare il testo della Costituzione e di regolare i conflitti tra Stato Centrale e stati membri. Esse vengono inoltre rappresentate da un ramo del Parlamento presso lo Stato Centrale.

Stato regionale

Esso è uno Stato unitario in cui ci sono degli enti territoriali intermedi che hanno autonomia politica, un esempio è l’Italia. Questa tipologia nasce nel 900 e si ha uno Stato Regionale solo se la Costituzione lo prevede. Le Regioni:

  • Condividono la potestà legislativa con lo Stato.
  • Non partecipano al procedimento di revisione costituzionale.
  • Non hanno una loro Costituzione, ma uno Statuto.
  • Non sono rappresentate presso lo Stato Centrale in un ramo del Parlamento.
Attualmente possiamo vedere che le differenze tra Stato Regionale e Stato Federale si stanno assottigliando sempre di più.

Le forme di governo

Per Forma di Governo si intende il modo in cui il potere è distribuito tra i diversi organi statali ed è il mezzo con cui lo Stato cerca di raggiungere determinati fini. Si distingue in:

  • MONARCHIA, dove il capo dello Stato non è né rappresentativo né elettivo, ha una carica che dura a vita e il governo è autocratico.
  • REPUBBLICA, dove il capo dello Stato è rappresentativo ed elettivo, ha una carica che dura per un tempo limitato e il Presidente della Repubblica opera in uno Stato Democratico, dove la fonte di legittimazione del potere è il popolo.
Queste distinzioni però non valgono sempre. Possiamo inoltre distinguere le Forme di Governo in:
  • Pure, dove un solo organo dello Stato ha il monopolio del potere politico.
  • Miste, dove il potere politico è diviso fra più organi costituzionali.

La monarchia costituzionale

Essa è un’espressione dello Stato Liberale ed esperienze di monarchia le ritroviamo nella storia inglese, francese e non solo.

Caratteristiche

  • In questo caso vediamo che il potere è ripartito tra Re e Parlamento, il Re ha il potere Esecutivo e, formalmente, anche quello Giudiziario, mentre le Camere hanno il potere Legislativo.
  • Non c’è intermediazione del Governo tra Re e Parlamento: i ministri vengono nominati dal Re, che ha potere anche nel revocarli, e non esiste un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento.
  • Infine vediamo che il monarca concentra in sé tutti i poteri, potendo anche sciogliere le Camere.

Lo squilibrio tra Parlamento e monarca, porta ad un Governo sempre più indipendente dal sovrano.

Forma di governo parlamentare

In essa c’è un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento, infatti senza la fiducia da parte del Parlamento, il Governo non può esistere e se questa viene a mancare il Governo è obbligato a dimettersi. Questa è una forma che si adatta sia al sistema Repubblicano, sia al sistema Monarchico, infatti il Re o il Presidente della Repubblica prendono una posizione di neutralità rispetto ai poteri statali.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nobody_scuola_1990 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Crivelli Elisabetta.
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