Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

attribuito la competenza di disciplinare il sistema di elezione degli organi regionali (Presidente, Giunta, Consiglio) alla

legge regionale. Pur essendo la determinazione della forma di Governo parte dell’autonomia statutaria di ciascuna

Regione, gli Statuti regionali non si sono discostati, salvo marginali correzioni finalizzate a rafforzare il ruolo dei

Consigli regionali, dal modello di riferimento individuato dalla legge costituzionale n. 1 del 1999. Il quale si fonda

essenzialmente sui seguenti elementi. In primo luogo, attribuisce al Presidente della Giunta, eletto a suffragio universale

e diretto, poteri di direzione della politica, nonché di scelta e revoca dei componenti della Giunta.

In secondo luogo, si propone di rafforzare la stabilità dell’esecutivo, introducendo due fattori di razionalizzazione della

forma di Governo: il primo, attraverso l’elezione diretta del Presidente della Giunta, affida al corpo elettorale il compito

di individuare la maggioranza di Governo; il secondo si propone di rendere stabile la vita dell’esecutivo attraverso la

previsione dell’art. 126, 3 comma = scioglimento contestuale tra Consiglio e Presidente.

Fonti del diritto.

Per fonte di produzione del diritto si intende ogni atto o fatto giuridicamente rilevante che, in base all’ordinamento

vigente, è idoneo a produrre norme giuridiche. Le fonti del diritto comprendono tanto atti quanto fatti: le fonti atto sono

atti volontari posti in essere da determinati soggetti nell’esercizio di un potere che è loro attribuito dall’ordinamento; le

fonti fatto sono costituiti da comportamenti umani, non specificati in un apposito atto, ma egualmente suscettibili di

produrre norme giuridiche.

Le fonti fatto→ sono costituite dalla consuetudine e dalle convenzioni. La consuetudine si compone di un elemento

materiale, consistente nella ripetizione costante ed uniforme nel tempo di una determinata condotta, e di un elemento

soggettivo, la cosiddetta opinio iuris et necessitatis, in quanto la continuità di un comportamento dev’essere sorretta dal

convincimento psicologico che lo stesso sia giuridicamente obbligatorio→uso di nominare, ad integrazione dell’art. 92

Ministri senza portafoglio e vice presidenti del Consiglio dei Ministri. Le consuetudini devono essere comportamenti

che diano vita a fattispecie che completano quelle previste dal testo costituzionale, senza contraddirlo. Le convenzioni

costituzionali, consistono in accordi comportamentali che i sottoscrittori si vincolano ad osservare e che risultano

suscettibili di generalizzazione al di là della fattispecie concreta che li ha occasionati. Le convenzioni, a differenza delle

consuetudini, non possiedono il carattere della vincolatività, in quanto si basano su di un elemento volontaristico, ma

possono legittimamente essere derogate o modificate.

Le fonti atto→ comprendono il diritto scritto, cioè quegli atti che hanno forma scritta e si articolano in disposizioni, ed

alcune espressioni del diritto non scritto: ad esempio, i principi generali dell’ordinamento che non sono esplicitati in

apposite formulazioni linguistiche (disposizioni), ma sono pur sempre ricavabili da atti giuridicamente rilevanti.

Le fonti atto formate dal diritto scritto sono numerosissime: dalla legge agli atti aventi forza di legge, dai regolamenti

agli atti amministrativi. Le fonti di produzione→ comprendono tutti gli atti o fatti che in base all'ordinamento vigente

sono idonei a produrre norme giuridiche. Le fonti di cognizione→ si riferiscono invece ai documenti che consentono di

conoscere il contenuto puntuale delle diverse fonti di produzione. Le fonti sulla produzione→ pongono le norme che

disciplinano i procedimenti necessari per dar vita alle fonti di produzione.

Norme, disposizione, provvedimenti→la norma costituisce il prodotto, il risultato dell’attività giuridica posta in essere

dalle fonti del diritto. In questo senso, la norma è il significato di un enunciato prodotto da una delle fonti del diritto. Le

norme possono essere tipologicamente distinte.

Imperative→ contengono un comando generale ed astratto che rende obbligatorio un comportamento.

✗ Permissive→ autorizzano alcuni soggetti a tenere un comportamento o ad avvalersi di determinate facoltà.

✗ Condotta→ hanno come oggetto la condotta di soggetti dell’ordinamento.

✗ Competenza→ si rivolgono solo agli organi dello stato e agli ordinamenti territorialmente decentrati

✗ conferendo le loro competenze.

Costitutive→ non prescrivono specifici comportamenti ma realizzano l’effetto giuridico loro proprio.

La disposizione è l’espressione linguistica attraverso la quale si manifesta la volontà normativa dell’autorità che emana

un atto giuridico; la disposizione formalizza le scelte compiute da un organo.

La norma, per contro, è il risultato del processo interpretativo che si svolge sulla disposizione, e che può portare a

ricavare, attraverso gli strumenti della logica e dell’ermeneutica giuridica, più norme da una disposizione, ovvero da più

disposizioni una norma. Le disposizioni presenti in un ordinamento giuridico presentano caratteristiche differenti a

seconda che dalla disposizione si possa ricavare una o più norme, si distingue tra disposizioni che esprimono una sola

norma, oppure una pluralità di norme. Una disposizione alla quale non si può attribuire alcun significato normativo può

essere considerata una disposizione senza norme; per contro, si hanno anche norme che non vengono ricavate da alcuna

disposizione, cioè norme prive di disposizione, come nel caso di norme prodotte da consuetudini o convenzioni, di

norme non scritte. La distinzione tra disposizione e norme è rilevante perché consente di separare la norma dal

significato linguistico originario della disposizione, dalla volontà del soggetto che l’ha prodotta; in questo modo, essa

acquista autonomia, si oggettiva, tagliando il cordone ombelicale che la legava all’occasione, storicamente determinata,

che l’aveva prodotta. Il concetto di norma va, infine, distinto da quello di provvedimento. La norma è un precetto dotato

dei caratteri della generalità e dell’astrattezza; il provvedimento contiene delle prescrizioni puntuali relative ad una

fattispecie particolare e ben individuata.

Sistema positivo delle fonti.

Il sistema delle fonti anteriore alla Costituzione Repubblicana era ricavabile delle disposizioni sulla legge in generale

contenute nel codice civile del 1942. Nel vigente ordinamento costituzionale il sistema attuale delle fonti del diritto

trova il suo fondamento nel testo della Costituzione e nei principi generali da essa enunciabili.

Esso si caratterizza come un sistema parzialmente chiuso e predeterminato dalla Costituzione, nel senso che non

possono essere create norme aventi forza di legge al di fuori di quelle previste come tali dalla Costituzione e dalle leggi

costituzionali. Sono, quindi, fonti primarie del diritto→ leggi formali dello Stato e delle Regioni, decreti leggi ed i

decreti delegati, referendum abrogativo, statuti delle regioni ordinarie, regolamenti parlamentari, regolamenti e le

direttive dell'Unione europea.

Non costituisce una deroga al principio della impossibilità di attivare fonti primarie non previste in Costituzione

l’inserimento tra gli atti aventi forza di legge di alcune norme prodotte da fonti dell’ordinamento internazionale e

sovranazionale. Infatti, il valore di legge delle prime trova un fondamento positivo nel rinvio contenuto nell’art. 10

mentre la forza giuridica dei regolamenti e delle direttive dell’Unione europea è ricavabile dalla generale devoluzione di

sovranità a favore degli organi dell’Unione contenuta nell’art. 11. Possono, invece, essere introdotte nuove fonti

subordinate alle fonti primarie. Ad esempio, sono state introdotte successivamente e prescindendo da un’esplicita

previsione della Costituzione alcune fonti regolamentari→ regolamenti ministeriali e i decreti del Presidente del

Consiglio dei ministri emanati nell’esercizio dell’attività statale di indirizzo e di coordinamento delle funzioni

amministrative regionali. Nel nostro sistema l’attività di produzione normativa è organizzata su quattro livelli,

gerarchicamente disposti:

✗ Quello costituzionale comprende la Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi di revisione costituzionale.

✗ Il livello primario è composto dalle leggi dagli atti aventi forza di legge (decreti legge, decreti legislativi,

decreti di attuazione degli Statuti delle regioni speciale)

✗ Nel livello secondario rientrano tanto le fonti regolamentari, quanto gli atti normativi non aventi forza di legge.

✗ Il livello terziario, infine, risulta formato dall’ampia categoria degli atti amministrativi.

Principio di legalità.

Il principio di legalità può essere annoverato tra i cardini degli ordinamenti costituzionali contemporanei che si ispirano

o derivano la loro origine dallo Stato liberale; al pari della separazione dei poteri o della riserva di legge, si propone di

limitare la discrezionalità di chi esercita la sovranità. Tale principio, in primo luogo postula che l’attività

dell’amministrazione pubblica e degli altri organi dello Stato non contraddica il diritto obiettivo vigente; in secondo

luogo, richiede la predisposizione di controlli volti a verificare se gli atti siano stati adottati in conformità alle norme

giuridiche. Deve inoltre consentire che tutte le persone, fisiche o giuridiche, che si ritengano lese da un atto illegittimo

dell’amministrazione lo possano impugnare innanzi ad un giudice o di fronte alla stessa autorità amministrativa,

richiedendone l’annullamento, la disapplicazione, la modifica o la revoca. Esso, pur attinendo in modo particolare ai

rapporti tra la legge e l’attività attuativa della pubblica amministrazione, ha una valenza generale che lo rende

estensibile nei confronti dell’attività giurisdizionale e della stessa attività legislativa. Anche la legge, infatti, inserita in

ordinamento retto da una Costituzione rigida trova dei limiti formali e sostanziali in una norma previa, di rango

costituzionale. In dottrina si suole distinguere.

✗ Legalità come compatibilità o conformità degli atti alla norma→ indica che gli atti, per essere legali, non

debbono essere contrari ovvero incompatibili con le norme poste dalla legge. Qualora, invece, la legalità sia

intesa nell’accezione della conformità alla legge, gli organi dello Stato sono tenuti ad emanare soltanto gli atti

ivi previsti.

✗ Legalità formale→ in senso formale presuppone che gli atti che un organo pone in essere abbiano una base

legale, cioè che siano esercitati secondo un titolo legale, nel rispetto delle procedure e delle forme previste:

secondo questo significato la norma ha la funzione di operare una mera attribuzione di poteri all’autorità

amministrativa (o giurisdizionale).

✗ Legalità sostanziale→ impone, invece, alla legge di non limitarsi ad attribuire un determinato potere, ma di

determinare anche i contenuti sostanziali della materia in cui lo stesso deve essere esercitato.

Il principio di legalità ha un corollario in quello di giustiziabilità, in virtù del quale l’ordinamento deve predisporre degli

adeguati strumenti di difesa che i singoli possono attivare contro atti illegittimi per bloccarne gli effetti,

temporaneamente o in via definitiva. Strettamente connesso al principio di legalità è anche quello di tipicità degli atti

giuridici: esso fa sì che ogni atto giuridicamente rilevante si qualifichi e si differenzi dagli altri sotto il profilo formale.

La tipicità consente di individuare le norme prodotte da ciascuna fonte e di assegnare ai diversi atti la forza giuridica

loro propria.

Riserva di legge.

Si ha riserva di legge ogniqualvolta la Costituzione riserva alla legge la disciplina di determinate materie o di parti di

materia. La riserva di legge, intesa come riserva a favore della legge ordinaria, favorisce il coinvolgimento e la

partecipazione delle opposizioni al procedimento di elaborazione delle norme. In secondo luogo, la stessa, in quanto

circoscrive i margini di discrezionalità della pubblica amministrazione e riduce le differenziazioni di trattamento, pare

rispondere all’esigenza di assicurare il rispetto del principio costituzionale di eguaglianza. La preferenza di legge attiene

al modo di regolazione di determinate materie, prevedendo che essa avvenga ricorrendo alla legislazione, laddove la

riserva di legge consiste nella riserva di intere materie o di parti di materie ad una determinata fonte. La riserva di legge,

poi, deve essere distinta dalla figura del rinvio alla legge. Ad essa si ricorre non già per indicare la fonte competente a

regolare particolari oggetti materiali, ma per richiamarsi genericamente al diritto oggettivo ed al complesso delle fonti

legali che lo producono.

Si può affermare che la riserva di legge tende a soddisfare tre distinte esigenze→può essere intesa come riserva del

potere decisionale a favore degli organi rappresentativi, delle assemblee parlamentari, può essere intesa come riserva di

competenza a favore delle fonti primarie dell’ordinamento giuridico, può essere considerato come espressione della

volontà della Costituzione di riservare la disciplina di determinati oggetti ad una normazione di carattere generale. Si

può distinguere.

✗ Riserva di legge ordinaria e costituzionale→ in questo secondo caso la fonte competente a disciplinare la

materia od una sua parte non è la legge ordinaria, ma quella costituzionale, approvata secondo le procedure

previste dall’art. 138.

✗ Riserva di legge semplice e rinforzata→ quest’ultimo tipo si ha quando la Costituzione non si limita a

demandare alla legge la regolamentazione di particolari oggetti, ma circoscrive gli ambiti di discrezionalità

dello stesso legislatore, ponendogli particolari vincoli e limiti. Alcuni di questi sono di tipo procedurale, altri di

natura sostanziale e contenutistica.

✗ Riserva esplicita ed implicita→ in genere, le riserve di legge sono esplicite, nel senso che lo stesso testo della

Costituzione prevede che una determinata materia sia disciplinata dalla fonte primaria. In qualche ipotesi, però,

la dottrina e la giurisprudenza hanno ritenuto che il principio della riserva di legge, anche se non esplicitato

formalmente, fosse insito nel sistema.

✗ Riserva relativa ed assoluta→ si ritiene che la riserva sia relativa quando gli oggetti previsti dalla norma

costituzionale possono essere disciplinati anche da fonti di grado subordinato, che intervengono con funzione

specificativa o attuativa; invece, essa è assoluta allorché ogni altra fonte risulta incompetente a disciplinare un

determinato settore materiale.

In considerazione della funzione eminentemente garantistica della riserva di legge, sono state considerate assolute le

riserve che afferiscono ai diritti di libertà ed alla materia penale, sia per quanto concerne la configurazione di nuovi

reati, sia in riferimento alla comminazione di nuove pene; ua ulteriore distinzione potrebbe riguardare la riserva di legge

di assemblea e la riserva di legge formale. La prima si ha, ad esempio, nell’ipotesi prevista dall’art. 72, 4 comma che

riserva alla legge approvata secondo la procedura ordinaria la disciplina di oggetti inerenti alla materia costituzionale,

elettorale, alla delegazione legislativa, all’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, all’approvazione di

bilanci e consuntivi; si può avere, infine, una riserva di legge generale allorché la disciplina di una determinata materia

compete non ad una qualsiasi legge ordinaria, ma ad una legge che per la sua struttura appare in grado di regolare in

modo organico un particolare settore materiale.

Interpretazione.

Una norma, per poter essere applicata, deve essere esistente, valida ed efficace. È esistente se è stata emanata

nell’esercizio di un potere conferito dall’ordinamento e se la fonte è formalmente riconoscibile come appartenente ad

una determinata specie giuridica, in quanto ne possiede i caratteri tipici; è efficace se risulta idonea a produrre i normali

effetti giuridici; è valida se non possiede vizi di legittimità. Pur dovendo ritenersi l’ordinamento giuridico

tendenzialmente completo, possono determinarsi al suo interno delle lacune giuridiche. Nella maggior parte dei casi si

perviene all’individuazione della norma applicabile anche in assenza di un’esplicita disciplina, utilizzando gli strumenti

propri dell’interpretazione giuridica. In particolare, facendo ricorso alla tecnica dell’interpretazione analogica, che

consiste nell’adottare nel caso di specie la disciplina prevista per situazioni non identiche, ma simili.

Le tecniche di interpretazione rappresentano un importante strumento che il giurista ha a disposizione per prevenire o

risolvere l’insorgere di antinomie normative. Secondo l’art. 12 delle disposizioni preliminari al codice civile,

nell’applicare una norma “non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle

parole”. In tal caso, si interpreta ricorrendo al criterio letterale. Inoltre, l’interprete deve attribuire ad una norma un

significato che la renda coerente con il contesto normativo di cui è parte: a tal fine l’interprete ricorre al criterio

sistematico. L’esigenza primaria di assicurare la coerenza del sistema normativo può indurre il giurista a ricorrere sia

ad interpretazioni restrittive che estensive (o evolutive: quest'ultima consente di adattare determinate espressioni

linguistiche a situazioni nuove). Secondo il già richiamato art. 12 delle disposizioni preliminari al codice civile

nell’applicare una norma si può ricorrere anche all’intenzione del legislatore; diversa è l’ipotesi in cui il legislatore

fornisce un’interpretazione autentica di una disposizione precedentemente approvata: l’interpretazione avviene infatti

attraverso la produzione di una nuova disposizione, che serve a chiarire (circoscrivendolo o ampliandolo) il significato

di una precedente disposizione. Un ulteriore, importante criterio di interpretazione è costituito dall’utilizzazione del

principio di proporzionalità, il quale impone all’operatore giuridico di ricercare un ragionevole e proporzionato

equilibrio tra interessi, tra diritti in potenziale conflitto. Il principio di proporzionalità si premura di evitare che la

fruizione di un diritto avvenga con modalità tali da comprimere i diritti altrui oltre misura, cioè oltre quanto è essenziale

ed indispensabile per esercitare tale diritto. I due principali criteri che l’interprete deve utilizzare per individuare la

norma applicabile sono quello della gerarchia e quello della competenza. Il primo si basa sul fatto che le fonti del diritto

possiedono una diversa forza giuridica. In base ad esso, norme prodotte da fonti aventi una particolare forza non

possono essere modificate da quelle inferiori e prevalgono su di esse. Oltre alla gerarchia tra le norme esiste la

cosiddetta “gerarchia strutturale”: essa si fonda sulla distinzione tra fonti sulla produzione e fonti di produzione,

introducendo la regola per cui le prime, poiché pongono le regole per la produzione delle fonti di produzione, debbono

prevalere sulle seconde. Ne consegue che le fonti di produzione che non rispettano quelle sulla produzione generano

delle norme non valide, in quanto viziate sotto il profilo formale.

Il criterio della competenza pone la regola che tra una pluralità di norme aventi contenuti contrastanti deve essere

applicata quella prodotta dalla fonte cui l’ordinamento attribuisce la competenza a disciplinare la materia. Per

individuare, in caso di antinomie tra norme di pari grado, la norma applicabile ad una determinata fattispecie si può

ricorrere anche al criterio di specialità. Esso si applica nei casi in cui si ha una concorrenza tra due norme, di cui una

costituisce la regola e l’altra rappresenta un’eccezione: al prodursi di tale situazione l’antinomia viene risolta

utilizzando il principio per cui la norma speciale deroga alla norma generale. Un ulteriore criterio per la soluzione delle

antinomie normative è costituito dal criterio cronologico, secondo il quale in caso di conflitto tra norme prodotte da

fonti gerarchicamente equiparate e provviste della medesima competenza si deve applicare la norma proveniente dalla

fonte posteriore nel tempo. In questo caso si dice che la norma temporalmente più recente abroga quella anteriore.

Abrogazione.

L’istituto dell’abrogazione è disciplinato dall’art. 15 delle disposizioni preliminari al codice civile; in base a tale

disciplina, l’effetto abrogativo può avvenire in tre modi distinti:

✗ Per dichiarazione espressa, quando la nuova disposizione esplicitamente individua la norma da abrogare =

abrogazione espressa.

✗ Quando la norma o le norme che disciplinavano un determinato oggetto vengono sostituite da nuove norme

che introducono una differente regolazione della materia = abrogazione per nuova disciplina della materia.

Quando l’effetto abrogativo si determina automaticamente, senza alcuna disposizione esplicita, in conseguenza

✗ dell’incompatibilità della nuova disciplina = abrogazione tacita.

L’abrogazione produce effetti non retroattivi, ma opera soltanto ex nunc: di conseguenza la norma abrogante può essere

applicata soltanto per disciplinare situazioni che si determinano successivamente alla sua entrata in vigore.In base agli

effetti, si può distinguere l’abrogazione dall’annullamento di una norma: il secondo ha effetti retroattivi, mentre la

prima soltanto successivi. Il principio della irretroattività delle norme non è assoluto: tuttavia deve essere rigidamente

rispettato in materia penale e tributaria a garanzia sostanziale dei diritti della persona. Gli effetti non retroattivi

dell’abrogazione impongono all’interprete di utilizzare il principio tempus regit actum per individuare la norma

applicabile ad una determinata fattispecie. Secondo tale principio, infatti, si deve applicare la norma vigente al momento

in cui il caso di specie ovvero la fattispecie oggetto della controversia si sono concretamente determinati.

Ex nunc e ex tunc.

Nel linguaggio giuridico la locuzione latina ex nunc, che tradotta letteralmente significa “da ora, da ora in poi, da

subito” è utilizzata con il significato di non retroattività, allo scopo di indicare che una data legge spiega i suoi effetti

giuridici dal momento in cui entra in vigore e per il futuro, ma non ha alcuno effetto retroattivo (non vale per il passato).

Si contrappone all’espressione ex tunc, che tradotta letteralmente significa “da allora” utilizzata (contrariamente alla

locuzione ex nunc) con il significato di retroattività, nel senso che un atto giuridico spiega la propria efficacia da un data

antecedente a quella dalla quale viene posto in essere, spesso sostituendo o sovrapponendosi ad uno già esistente.

Tipologie di referendum.

I referendum si possono distinguere in base allo scopo che perseguono

Propositivi→ per proporre una nuova legge, vincola il legislatore a emanare una legge coerente con

✗ l'espressione popolare = San Marino e Svizzera.

Consultivi→sentire il parere popolare circa una determinata questione politica.

✗ Decisionale→richiedere il consenso popolare perché una legge o una norma costituzionale enri in vigore.

✗ Abrogativi→ per abrogare una legge esistente o un atto avente forza di legge (decreto legge o decreto

✗ legislativo), rimuovendolo dall'ordinamento.

Riguardo al tipo di leggi a cui riferisce il referendum→ costituzionale, ordinario, amministrativo

In base al momento in cui viene posto→ preventivo = indetto prima dell'entrata in vigore dell'atto considerato oppure

successivo = indetto dopo l'entrata in vigore dell'atto considerato.

A seconda che l'iniziativa provenga dal corpo elettorale o da un organo pubblico→ attivo o passivo.

A seconda che si svolga di diritto o su iniziativa dei soggetti legittimati→ obbligatorio e facoltativo

In Italia i referendum previsti sono quattro.

Abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge.

→ fase preparatoria = il referendum può essere richiesto da 500.000 elettori (comitato promotore avvia la raccolta di

firme, dopo la comunicazione alla Corte di Cassazione) oppure da 5 Consigli regionali (delibera adottata a maggioranza

assoluta dal Consiglio regionale e successiva presentazione alla Corte di Cassazione). Il termine per la presentazione

della domanda→ dal 1° gennaio al 30 settembre di ogni anno con eccezione per l'anno anteriore alla scadenza delle

Camere e i 6 mesi successivi alla data di indizione delle lezioni.

→ controllo di legittimità del quesito referendario = effettuato dall’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione e

controllo di ammissibilità = effettuato dalla Corte costituzionale

→ Fase costitutiva = il Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei Ministri, indice con proprio decreto il

referendum, fissandone la data in una domenica. La proposta di abrogazione soggetta a referendum è approvata se

congiuntamente si realizzano le seguenti condizioni: che partecipi al voto la maggioranza degli aventi diritto al voto

(quorum strutturale) e che la proposta ottenga la maggioranza dei voti validamente espressi (quorum deliberativo).

→ Fase dichiarativa del risultato = esito positivo: il Capo di Stato, mediante suo decreto, «dichiara l’avvenuta

abrogazione». Il decreto è pubblicato immediatamente in Gazzetta Ufficiale e l’abrogazione ha effetto dal giorno

successivo a quello della pubblicazione del relativo decreto. Esito negativo: il guardasigilli lo comunica nella Gazzetta

ufficiale, in questo caso la legge o le disposizioni cui il referendum si riferisce non possono essere sottoposte

nuovamente a referendum prima che siano trascorsi 5 anni.

Sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale = art.138.

✗ Territoriale→ riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni = art. 132, 1 comma;

riguardante il passaggio da una Regione a un'altra di Province o Comuni = articolo 132, 2 comma.

Nella prima ipotesi infatti occorrono il voto favorevole della maggioranza delle popolazioni interessate ed una legge

costituzionale, il che implica che dopo l'approvazione delle due Camere con una maggioranza inferiore ai 2/3 possa

essere chiesto un referendum costituzionale che coinvolga l'intero corpo elettorale nazionale. Nella seconda è richiesta

la stessa maggioranza, ma è sufficiente una legge ordinaria dello Stato.

✗ Regionale→ referendum sul nuovo statuto che ogni Regione ad autonomia ordinaria dovrà darsi con il

procedimento rinforzato previsto dal 2 comma, qualora entro tre mesi dalla pubblicazione ne faccia richiesta

1/50 degli elettori della Regione o 1/5 dei componenti il Consiglio regionale = art. 123, 3 comma;

il secondo deve essere regolato dagli statuti regionali, potendo riguardare sia le leggi sia gli atti amministrativi della

Regione e ed assumere diversa natura (abrogativa, propositiva o consultiva) = art. 123, 1 comma.

La Costituzione italiana.

È la legge fondamentale dello stato e si trova al vertice della gerarchia delle fonti. Il 2 giugno 1946 fu costituita

l'assemblea costituente, il 22 dicembre 1947 la Costituzione viene approvata dall'assemblea, il 27 dicembre viene

promulgata dal Capo dello Stato ed il 1 gennaio 1948 entra in vigore.

1. Art. 1 – 12 = principi fondamentali.

2. Art. 13 – 54 = diritti e doveri dei cittadini→ rapp. Civili, etico-sociali, economici e politici.

3. Art. 55 -139 = ordinamento della Repubblica→ parlamento = 55 – 82; capo di stato = 82 – 91; governo = 92 –

100; magistratura = 100 – 113; regioni, province e comuni = 114 – 133; garanzie costituzionali = 133 – 139.

4. Disposizioni finali e transitorie.

IL PARLAMENTO.

Bicameralismo.

Nelle costituzioni moderne il bicameralismo rappresenta un'esperienza consolidata, presente in gran parte degli

ordinamenti e capace di soddisfare una pluralità di esigenze istituzionali. Il bicameralismo può essere distinto in

strutturale o funzionale, il primo distingue le assemblee sulla base del meccanismo elettorale e del procedimento di

selezione dei loro componenti, il secondo invece prende in considerazione la distribuzione delle funzioni di ciascuna

camera. Il bicameralismo può essere definito anche paritario o differenziato in base al fatto che le due assemblee

abbiano le stesse funzioni oppure no. La costituzione italiana ha optato per un bicameralismo = art. 55, paritario e

moderatamente strutturale. Si è optato per un bicameralismo paritario per consentire una più ponderata elaborazione

delle leggi attraverso la duplicazione delle procedure e per introdurre uno strumento di garanzia contro i pericoli

esistenti nella concertazione del potere sovrano in un unico organo. Le principali differenze tra le camere sono di tipo

quantitativo e non qualitativo→ diversità di elettorato passivo e attivo, diversità del sistema elettorale, diversa

consistenza numerica e presenza in senato di componenti non elettivi. La costituzione pur riconoscendo l'autonomia

delle diverse camere considera il parlamento come un'istituzione unitaria.

Parlamento.

Il parlamento è l'organo istituzionale più direttamente espressivo della sovranità popolare essendo un organo eletto

direttamente dal popolo; è titolare delle funzione legislativa = art. 70 e tale funzione può essere esercitata direttamente o

attraverso una delega al governo = art. 77 ma ha anche un ruolo importante per la vita ed il funzionamento di altri

organi costituzionali→ accorda e revoca la fiducia al governo, elegge il capo di stato e lo pone in stato di accusa,

nomina i componenti di altri organi costituzionali = 5 giudici corte costituzionale o di rilevanza costituzionale = 8

giudici CSM e delibera lo stato di guerra.

Parlamento in seduta comune.

L'art. 55 introduce vicino a camera e senato un altro organo = parlamento in seduta comune a cui la costituzione affida

compiti meramente elettivi e finalizzati alla costituzione di alcuni organi costituzionali o di rilievo costituzionale. Il

parlamento in seduta comune è presieduto e convocato dal presidente della camera, si riunisce presso la sede della

camera ed utilizza il regolamento della camera salvo che non ne venga statuito uno proprio.

Il parlamento si riunisce in seduta comune→ elezione del presidente della repubblica, organi integrato con i

rappresentati delle regioni= art. 83, giuramento del presidente della repubblica, elezione dei 8 componenti del CSM e

dei 5 della corte costituzionale, messa in stato di accusa del presidente ed eventuale elezione dei commissari di accusa,

designazione di 45 persone aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore fra le quali devono essere estratti i 16 giudici

che integrano quelli costituzionali nel momento in cui la corte costituzionale funge da giudice dei reati presidenziali.

Garanzie.

Gli organi costituzionali dello stato godono di uno status particolare di autonomia e i componenti di tale organo sono

soggetti ad apposite prerogative e garanzie, questi due particolari garanzie servono per consentire il libero e corretto

esercizio delle funzioni. Nella realtà contemporanea l'esigenza di difendere il parlamento da possibili attentati

provenienti dall'esterno e dall'esecutivo è diminuita grazie alle forme di tutela istituzionale quali il principio di legalità,

la separazione dei poteri ed il fatto che sia il potere esecutivo che quello legislativo siano legittimati; ciò non comporta

però il venire a meno dell'esigenza di assicurare al parlamento e ai suoi membri uno status particolare che li consenta di

esercitare le proprie funzioni in piena indipendenza e liberi da condizionamenti e pressioni esterne. Oltre le prerogative

dell'organo = autonomie, la costituzione prevede prerogative per i componenti = art. 68.

Insindacabilità→è il divieto di perseguire i parlamentari per le opinioni espresse o i voti dati nell'esercizio delle loro

funzioni. Si tratta di una tutela permanente che prosegue anche quando è cessato lo status di parlamentare e non è

limitata solo ai comportamenti interni all'assemblea ma comprende tutte le fasi della vita politica del parlamentare.

Immunità→ ha natura esclusivamente processuale e impedisce all'autorità giudiziaria di procedere penalmente contro

un parlamentare senza l'autorizzazione della camera a cui appartiene, tale garanzia è limitata al periodo in cui l'indagato

mantiene lo status di parlamentare.

Inviolabilità→ protegge la libertà fisica, di domicilio, di comunicazione e di circolazione del parlamentare = art. 13 –

16. Tale garanzia impedisce che il parlamentare possa essere arrestato, privato delle libertà personali e sottoposto a

perquisizione personale o domiciliare salvo che venga colto nell'atto di commettere un reato per il quale è obbligatorio

il mandato di cattura.

La costituzione ha introdotto anche molteplici istituti che concorrono a qualificare la posizione di autonomia del

parlamento e di ciascuna camera = art. 66 → competenza a giudicare autonomamente la legittimità dei titoli di

ammissione dei loro componenti, autonomia finanziaria = proprio bilancio, autonomia nel reclutamento e gestione del

personale, autonomia nel regolare l'attività interna delle camere, autonomia organizzativa e regolamentare.

La costituzione non disciplina l'organizzazione interna delle camere, affida tale compito ai regolamenti di ciascuna

camere approvati dalla maggioranza assoluta, essa pone però alcuni principi organizzativi → pubblicità delle sedute,

diritto del governo a partecipare all'attività del parlamento, maggioranze necessarie per la validità delle deliberazione,

procedure necessarie per la formazione delle leggi e criteri per distribuire i parlamentari tre le commissioni permanenti

e di inchiesta.

Le camere sono organi permanenti del governo che restano in carica per 5 anni e la prima riunione deve avvenire non

oltre 20 giorni dalla loro elezione e nel frattempo sono prorogati i poteri delle camere precedenti questo per dare

continuità alla funzione legislativa.

La disciplina dei lavori parlamentari è riservata ai regolamenti, la costituzione detta solo alcune norme relative alla

convocazione della camere che può avvenire di diritto = convocazione annuale e prima convocazione e straordinaria =

iniziativa del presidente della camera, su richiesta del presidente della repubblica o di 1/3 dei componenti ed in questo

caso si deve riunire anche l'altra oppure relativa alla validità delle deliberazioni = sono valide solo se è presente la

maggioranza dei componenti e se non sono adottate a maggioranza dei presenti salvo che la costituzione non preveda

maggioranze particolari.

Assoluta→ adozione dei regolamenti, dichiarazione di urgenza di una legge, messa in stato di accusa del

✗ presidente, dalla 3 votazione del presidente.

Qualificata 2/3→ prime due votazioni del presidente, approvazione definitiva delle leggi costituzionali e di

✗ revisione.

Particolari→ elezione di alcuni componenti di organi.

La votazione può avvenire per voto palese o segreto, fino al 1988 si procedeva con il voto segreto ma poi la regola è

stata ribaltata a favore di quello paese per responsabilizzare i parlamentari di fronte all'opinione pubblica, rendere

trasparenti i loro comportamenti, assicurare maggiore stabilita e trasparenze delle decisioni e distinguere più nettamente

il ruolo delle opposizioni e della maggioranza. Il voto segreto rimane possibili se ne viene fatta richiesta da 20

parlamentari o da un presidente di un gruppo per le deliberazioni relative→ diritto di famiglia, diritti di libertà, diritti

della persona, modifica dei regolamenti parlamentari. Istituzione di commissioni di inchiesta, leggi elettorali, leggi

relativi ad organi costituzionali dello stato o delle regioni.

Regolamenti.

Nel rispetto delle disposizioni costituzionali le camere godono di un'ampia podestà regolamentare e di un potere

organizzatori che trovano il loro fondamento dell'origine storica del parlamentarismo quando le assemblee dovevano

difendere la loro autonomia e libertà dai pericoli che poteva venire dalla corona. Nel periodo di vigenza dello Statuto

Albertino il regolamento non era considerato una fonte primaria del diritto ma un atto interno che raccoglieva regole

prive di spessore giuridico la cui vincolatività dipendeva dalla volontà degli schieramenti politici.

Il regolamento parlamentare è l’atto cui l’art. 64 riserva la disciplina dell’organizzazione e del funzionamento di

ciascuna camera. I regolamenti parlamentari sono fonti del diritto, sono dotati di efficacia sostanziale propria delle fonti

normative, ma la loro efficacia formale non è quella dei regolamenti che, nella gerarchia delle fonti, si collocano in

posizione subordinata alla legge.

I regolamenti parlamentari sono fonti subordinate solo alla costituzione, le cui disposizioni eseguono e attuano. In virtù

della riserva di regolamento parlamentare, contenuta nell’art. 64 sono fonti del diritto che sfuggono ad una collocazione

nella scala gerarchica. Si tratta di fonti separate che trovano la loro legittimazione in una riserva di competenza

costituzione riconosciuta a ciascuna camera, di modo che la legge formale non può disciplinare la loro materia. Inoltre

tali regolamenti non sono soggetti al sindacato della corte costituzionale: alle camere è infatti riconosciuta

l’indipendenza di ogni altro potere.

Interna corporis→ sono gli atti e le attività che si svolgono all'interno del Parlamento. Si discute sulla sindacabilità di

essi da parte di organi esterni alle Camere, in particolare da parte della Corte Costituzionale. Essa ha ammesso la

sindacabilità, nell'ambito del giudizio di costituzionalità delle leggi, degli atti del procedimento legislativo che violano

disposizioni costituzionali; allo stesso modo appaiono sindacabili dalla Corte gli atti parlamentari che ledono le

attribuzioni di altri poteri dello Stato. Al contrario, la Corte Costituzionale ha negato la sindacabilità dei regolamenti

parlamentari.

O rgani.

Sia la camera che il senato costituiscono un'istituzione complessa composta da una pluralità di organi, la costituzione

prevede alcuni di questi→ presidente e ufficio di presidenza, gruppi parlamentari, commissioni permanenti,

commissione di inchiesta e la commissione bicamerale per gli affari regionali. Altri organi sono previsti dai

regolamenti→ conferenza dei presidenti dei gruppi, giunte, commissioni bicamerali, commissioni speciali.

✗ Presidente→ rappresenta l'organo, esterna la volontà dell'organo, dirigono i lavori in assemblea, controllano il

buon andamento dei lavori e la regolarità delle attività, erogano sanzioni disciplinari. La costituzione poi

assegna a ciascuno delle competenze particolari = il presidente del senato sostituisce il presidente della

repubblica quando questo incorre in impedimenti temporanei o permanenti e il presidente della camera

presiede e convoca il parlamento in seduta comune. Il presidente inoltre ha un compito di garanzia che gli è

stato attribuito da una recente ideologia e questo fa si che essi non esercitano le attribuzioni proprie dei singoli

parlamentari = non partecipano al voto e alla discussione, non svolgono le iniziative tipiche dei parlamentari

(mozioni, presentazione di disegni di legge, interpellanze) e non presenziano alle attività del gruppo

parlamentare. Camera e senato prevedono maggioranze diverse per l'elezione dei presidenti, senato→ primi

due scrutini maggioranza assoluta poi maggioranza semplice e al quarto ballottaggio tra i due che hanno preso

più voti; camera→ prima maggioranza dei 2/3 e poi assoluta.

✗ Ufficio di presidenza→ presidente con i 4 vicepresidenti, tre questori e otto segretari, ha compiti

amministrativi = delibera il progetto di bilancio, delibera sanzioni disciplinari più gravi, approva regolamenti

interni, autorizza la composizione dei gruppi parlamentari e nomina il segretario generale dell'assemblea su

proposta del presidente.

✗ Gruppi parlamentari→ secondo i regolamenti tutti i parlamentari devono aderire ad un gruppo di loro scelta e

la scelta deve essere comunicata al presidente entro due giorni dalla prima seduta dell'assemblea, se uno non

aderisce a nessun gruppo viene inserito nel gruppo misto. Sono i primi organi delle camere a costituirsi e sono

il motore per le scelte future e le attività future, sono un organo necessario e permanente dal momento che la

loro esistenza costituisce un presupposto necessario per la formazione di altri organi = commissioni

permanenti e di inchiesta. Essi rappresentano la proiezione in parlamento dei partiti e delle associazioni

politiche, esercitano significative competenze nei confronti dei parlamentari che vi aderiscono al punto di

mettere in discussione l'art. 67 per cui i parlamentari rappresentano la nazione e non hanno vincolo di mandato

= gli organi direttivi dei gruppi possono irrogare sanzioni nei confronti degli appartenenti ed esercitare

un'attività di controllo sull'attività dei singoli componenti.

Conferenza dei presidenti→ composto dai presidenti dei gruppi ed è un organo che concorre con il presidente a

✗ programmare i lavori dell'assemblea e a coordinare quelli delle commissioni.

✗ Giunte→ sono previste sia dalla camera che dal senato, sono organi collegiali permanenti che svolgono attività

istruttoria e non decisionale, i loro compiti attengono ad esigenze tecniche e non di indirizzo o di controllo. Le

principali giunte→ per il regolamento = esamina le proposte di revisione del regolamento e fornisce il proprio

parere riguardo all'interpretazione di alcune norme; delle elezioni = controllano la regolarità delle operazioni

elettorali e le cause di eleggibilità e incompatibilità dei parlamentari; per l'autorizzazione a procedere =

riferiscono all'assemblea dei provvedimenti coercitivi verso un parlamentare avanzati dall'autorità giudiziaria;

per gli affari europei = esiste solo in senato.

Commissioni parlamentari→ permanenti o speciali – monocamerali o bicamerali – parlamentari o miste.

✗ → Commissioni permanenti→ sono 13 al senato e 13 alla camera, sono organi necessari e composti in modo

da assicurare la rappresentanza proporzionale dei gruppi. Hanno una competenza nelle materie di loro

spettanza esame di atti inerenti alle loro materie, esercizio delle attività proprie delle assemblee.

→ Commissioni speciali→ costituite di volta in volta con un'apposita deliberazione e operano per un periodo

di tempo limitato e si sciolgono appena hanno raggiunto il loro scopo; le principali sono quelle di inchiesta che

sono previste dalla costituzione.

→ Commissioni bicamerali→ composte in parti uguali da senatori e deputati e anche per queste deve essere

rispettato il principio di proporzionalità dei diversi gruppi, le loro funzioni sono regolate dal regolamento del

senato che dice che devono basarsi sul regolamento dell'assemblea in cui la commissione ha sede; alcune sono

previste dalla costituzione = affari regionali, alcune da leggi costituzionali = comitato per le riforme e per i

procedimenti di accusa, altre da leggi ordinarie→ servizi radio-televisivi.

→ Commissioni miste→ ne fanno parte anche funzionari dell'amministrazione pubblica.

Funzioni.

Attività di controllo→ trova il fondamento costituzionale sia nel rapporto di fiducia che lega il governo al parlamento

e alla conseguente responsabilità del governo verso il parlamento, sia nei poteri del parlamento di contrastare l'attività

della maggioranza sottoponendola al vaglio della critica e della verifica della correttezza dell'operato. Il parlamento può

esercitare attività di controllo indipendentemente dalla collaborazione del governo oppure con la partecipazione dello

stesso.

Inchieste→ attraverso tale strumento le camere non si limitano ad accettare la responsabilità del governo o dei suoi

organi ma possono indagare ogni aspetto della società che ha interesse pubblico = art. 82. Le commissioni di inchiesta

possono essere monocamerali o bicamerali, l'atto istitutivo deve necessariamente indicare l'oggetto di indagine, il

numero dei componenti, i suoi poteri ed il tempo previsto. La commissione di inchiesta procede all'indagine con gli

stessi poter e limitazioni dell'autorità giudiziaria ma può trovare un limite in più dovuto alla posizione di altri organi

costituzionali (escluso il governo) di cui non può essere lesa l'indipendenza. Al termine dei lavori la commissione

presenta una relazione in cui indica gli elementi acquisiti e formula una sua valutazione.

Interrogazioni→ è lo strumento di controllo più semplice e consiste nel porre delle domande per iscritto per sapere se un

determinato fatto sia vero o no, se il governo ne è a conoscenza e se ha preso o intende prendere dei provvedimenti. La

risposta può essere data da un ministro, dal presidente o da un sottosegretario.

Interpellanze→ il fatto è dato per noto ed il parlamento chiede al governo i motivi della sua condotta e le intenzioni

future, verifica quindi il comportamento passato e le posizioni che verranno prese in futuro.

Interpellanze e interrogazioni derivano dal principio di responsabilità, ogni parlamentare ha diritto ad interrogare il

governo ed avere informazioni circa i suoi orientamenti e comportamenti. Interpellanze e interrogazioni sono sottoposte

ad un esame di ammissibilità preventivo da parte del presidente dell'assemblea.

Attività di indirizzo→ le camere partecipano alla definizione dell'indirizzo politico.

Mozione→ presentata dal presidente del gruppo o da 10 deputati e 8 senatori, si propone al governo di assumere in

relazione ad un argomento una determinato comportamento. L'esame della mozione segue lo stesso procedimento di

quello dei disegni di legge = discussione e votazione. I contenuti della mozione una volta approvati sono vincolanti e il

parlamento può assicurarne il rispetto.

Risoluzione→ consente al parlamento di manifestare orientamenti e definire indirizzi riguardo a specifici argomenti.

Può essere presentato da ogni deputato e senatore e della sua proposta il governo deve sempre essere informato in modo

che possa intervenire con il proprio punto di vista.

Ordine del giorno→ manifestazione delle camere riguardo un tema accessorio rispetto a quello in discussione, è

presentato nel corso del procedimento legislativo con l'obbiettivo di conferire al governo particolari istruzioni per gli

adempimenti successivi o i criteri a cui si deve attenere per la loro attuazione.

Attività di informazione→ Consente alle assemblee di acuisire notizie, dati e documenti per assumere le proprie

deliberazioni. Possono essere richiesti pareri di organi tecnici, possono essere fatte indagini conoscitive disposte dalle

commissioni per avere informazioni e dati riguardo ad un argomento utili per l'attività delle camere al termine delle

quali la commissione approva un documento finale in cui da conto del risultato. Le udienze legislative intervengono nel

corso di un procedimento legislativo avviato e sono rivolte a conoscere gli orientamenti delle categorie sociali e

professionali interessate dai provvedimenti legislativi.

Procedimento legislativo.

È composto da quattro fasi ognuna delle quali è regolata da un'apposita fonte.

1. Iniziativa→ costituzione.

2. Perfezione dell'atto legislativo→ regolamenti parlamentari.

3. Integrativa dell'efficacia→ legge ordinaria.

Iniziativa→ La costituzione ha optato per una titolarità del diritto di iniziativa legislativa diffuso e aperto, diffuso in

quanto individua espressamente diversi titolari e aperta perché consente di attribuire il potere di iniziativa anche ad altri

organi con una legge costituzionale. Tutte le forme di iniziativa legislativa sono poste sullo stesso piano anche se il

governo appare il principale protagonista dell'iniziativa legislativa sia perché esprime l'indirizzo politico sia perché può

contare sulla maggioranza in parlamento. L'ampliamento della titolarità del diritto di iniziativa ha comportato

l'attribuzione al parlamento di un'ampia discrezionalità circa i tempi e i modi di sviluppo della successiva fase; le

camere non sono obbligate a deliberare su tutti i progetti di legge e una prima selezione viene fatta dalle commissioni

parlamentari e dalla conferenza dei presidenti dei gruppi in sede di programmazione dei lavori delle camere.

Iniziativa governativa→il disegno predisposto dai ministri e deliberato dal consiglio una volta approvato è trasmesso al

presidente della repubblica ed il disegno di legge controfirmato dal ministro assume valore di decreto del presidente

della repubblica, egli non può negare l'autorizzazione se non per la mancanza di requisiti formali.

Iniziativa parlamentare→ compete a ciascun deputato e senatore il quale deve seguire la procedura contenuta nel

regolamento del gruppo parlamentare di appartenenza.

Iniziativa popolare→ deve essere esercitata da almeno 50.000 elettori i quali devono sottoscrivere il testo di un progetto

di legge redatto in articoli e accompagnato da una relazione illustrativa. Solitamente ad essa ricorrono i gruppo sociali

non rappresentati in parlamento.

Iniziativa regionale→ compete ai singoli consigli e devono usare il procedimento per l'approvazione della legge

regionale.

Iniziativa comunale→ limitata al mutamento delle circoscrizioni provinciali e all'istituzione di nuove province in una

regione.

Iniziativa del consiglio nazionale dell'economia e del lavoro→ residuale.

Perfezione dell'atto legislativo→ i procedimento legislativo in senso proprio comprende tutte le procedure che

separano la fase della presentazione del progetto di legge dalla sua approvazione finale. Innanzitutto i progetti di legge

vengono sottoposti ad un esame preliminare di ricevibilità dove si verifica la sussistenza dei requisiti formali. Quindi il

Presidente procede all’assegnazione del disegno di legge alla Commissione competente, precisando se debbano seguire

la procedura ordinaria (sede referente) ovvero quella speciale (sede deliberante, sede redigente). Il sub-procedimento

innanzi alle Commissioni parlamentari costituisce un passaggio costituzionalmente necessario: l’art. 72 vieta che un

disegno di legge possa essere esaminato e votato direttamente dall’assemblea. La procedura ordinaria è disciplinata

direttamente dalla Costituzione; tale procedura si articola in due sub-procedimenti: l’uno in Commissione, l’altro in

assemblea. In Commissione si compie l’istruttoria del disegno di legge, si individuano uno o più relatori, si procede alla

discussione del testo, degli emendamenti e degli eventuali articoli aggiuntivi presentati dai commissari; nonché allo

svolgimento di attività conoscitive o all’organizzazione di udienze legislative, finalizzate a acquisire il parere di esperti

o di rappresentanti degli interessi organizzati. Terminata l’istruttoria, si votano i singoli articoli che compongono il

testo, si approva la relazione illustrative e si nominano i relatori con il compito di riferire all’assemblea.

Successivamente il disegno di legge, una volta licenziato dalla Commissione, passa all’esame dell’assemblea.

Avvenuta con esito positivo la votazione finale, il Presidente trasmette il testo approvato all’altra Camera, allegando un

messaggio che contiene tutte le indicazioni relative all’iter parlamentare svoltosi all’interno della Camera. L’altra

Camera ha piena autonomia nell’esame del testo di legge: può decidere di non proseguire l’iter, può introdurre

emendamenti ovvero può approvarlo con una maggioranza politica diversa. In caso di modifica, il testo della legge deve

essere riesaminato dalla Camera che lo ha esaminato per prima, sia pure limitatamente agli articoli che sono stati

modificati. L’iter della legge si perfeziona con la sua approvazione nel medesimo testo da parte delle due Camere; si

apre, quindi, la fase finale del procedimento, la quale consente alla legge (perfetta) di iniziare a dispiegare i propri

effetti.

Fase di integrazione dell’efficacia → si compone di due distinti sub-procedimenti: la promulgazione e la

pubblicazione. La promulgazione della legge compete, secondo l'art. 73 al Presidente della Repubblica, che ha a

disposizione un mese a decorrere dalla data di approvazione.

Il Presidente della Repubblica ha soltanto la possibilità di rinviare la promulgazione, richiedendo con messaggio

motivato alle Camere una nuova deliberazione. Tale rinvio può essere esercitato soltanto una volta nei confronti della

medesima legge e non può essere assimilato al potere di veto. La pubblicazione interviene subito dopo la

promulgazione, ed è condizione di efficacia della legge: all’avvenuta pubblicazione si collega l’entrata in vigore della

legge. Le leggi debbono essere pubblicate, non oltre trenta giorni dalla loro promulgazione, nella prima parte della

Gazzetta Ufficiale della Repubblica e da tale data inizia a decorrere la vacatio legis. La vacatio legis ordinaria è di

quindici giorni; tuttavia il termine può dalle leggi stesse essere modificato.

Procedimento ordinario = quattro fasi.

1. Esame delle questioni incidentali e pregiudiziali, che possono essere sollevate da ciascun parlamentare prima

che abbia inizio la discussione avanzando motivazioni di ordine formale; le seconde, chiedono all’assemblea di

pronunciarsi sull’opportunità di proseguire l’esame del progetto di legge.

2. Discussione sulle caratteristiche generali del disegno di legge, sulla sua opportunità ed utilità.

3. Esame e la votazione degli articoli e degli emendamenti presentati.

4. Dichiarazione di voto da parte dei gruppi parlamentari e nella votazione finale.

→Procedura deliberante, richiamata in Costituzione, ma disciplinata dai regolamenti delle camere, le Commissioni

sostituiscono l’assemblea nella discussione generale e nella votazione finale sull’intero disegno di legge. Il ricorso a tale

procedura semplificata è vietato nelle materie elencate dall’art. 72 = disegni di legge in materia costituzionale,

elettorale, delegazione legislativa, autorizzazione a ratificare trattati internazionali, approvazione di bilanci e consuntivi.

→Procedura redigente si determina, invece, un particolare riparto di competenza tra i lavori della Commissione quelli

dell’assemblea. Quest’ultima provvede soltanto alla votazione dei singoli articoli ed all’approvazione finale della legge;

compete, invece, alle commissioni formulare gli articoli, discuterli e votare gli emendamenti.

Procedimento legislativo aggravato→ per alcune materie, poi, la Costituzione prevede alcuni procedimenti legislativi

differenziati; i più significativi hanno ad oggetto:

le leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Il procedimento legislativo, disciplinato dall’art. 138, non

✗ presenta, nella sua fase iniziale, apprezzabili differenze da quello ordinario. Il disegno di legge deve essere

approvato da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi ed

approvato, nella seconda votazione, a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Il

procedimento ulteriore si differenzia a seconda dell’intensità del consenso che il Parlamento ha manifestato nei

confronti della proposta di revisione. La legge, se è approvata nella seconda votazione con maggioranza di due

terzi dei suoi componenti, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore trascorso il termine della

vacatio legis. Qualora, invece, si consegua una maggioranza inferiore, è previsto, sia pure in via eventuale, il

ricorso all’istituto referendario: la proposta di legge costituzionale viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale,

tale pubblicazione ha la funzione di dare pubblicità al fatto che non si è conseguita la maggioranza prescritta

dall’ultimo comma dell’art. 138 Cost, ed a partire da tale data un quinto dei membri di ciascuna Camera,

cinque Consigli regionali o cinquecentomila elettori hanno tre mesi di tempo per avanzare richiesta di

referendum.

✗ La concessione dell’amnistia e dell’indulto: tale legge deve essere deliberata a maggioranza dei due terzi dei

componenti di ciascuna Camera sia in ogni suo articolo che nella votazione finale. La maggioranza qualificata

richiesta dovrebbe limitare ad ipotesi del tutto eccezionali il ricorso a tale istituto, che suscita non poche

perplessità sotto il profilo dell’eguaglianza di trattamento.

✗ L’approvazione della legge di bilancio e finanziaria.

✗ L’approvazione della legge comunitaria annuale.

IL GOVERNO.

Il governo rappresenta il potere esecutivo, è composto dalla solo maggioranza parlamentare ed è posto al vertice della

pubblica amministrazione; amministra le finanze dello stato, comanda la forza pubblica e può emanare decreti legge e

decreti legislativi. Coerentemente con la scelta della forma di governo parlamentare è previsto che si instauri un

rapporto di fiducia tra il governo e parlamento ed esso è la condizione necessaria perché il governo possa operare,

quando il legame si rompe il governo è obbligato a dimettersi e il presidente della repubblica deve attivarsi affinché

venga instaurato un nuovo governo, fino a che il nuovo governo non entra in carica continua ad operare quello

dimissionario.

La fiducia.

Art. 94→ il governo deve avere la fiducia delle camere. Ciascuna camera accroda o revoca la fiducia con una mozione

motivata e per appello nominale. Il governo deve avere la fiducia entro 10 giorni dalla sua nomina. Il voto contrario di

una o entrambe le camere su una proposta del governo non comporta un obbligo di dimissioni dello stesso.

✗ Mozione di sfiducia→ art. 94 ultimo comma = è un documento firmato dal almeno 1/10 dei componenti di una

camera nel quale si espongono i motivi per cui viene sottratta la fiducia al governo. La mozione è votata con

scrutinio palese e se viene approvata il governo è tenuto a dimettersi.

✗ Questione di fiducia→ uno strumento a disposizione del governo che esso può porre su una determinato

provvedimento. Il parlamento allora si trova in una situazione complessa, o approva la proposta del governo

oppure la respinge causando la crisi dello stesso e le conseguenti dimissioni (non sono obbligatorie). La

votazione della proposta su cui è stata posta la questione di fiducia avviene con scrutinio palese.

Crisi di governo.

La dottrina le divide in parlamentari→ sono dovute alla mancanza di fiducia del parlamento; extra-parlamentari→ tutti i

casi in cui le dimissioni non sono dovute alla sfiducia del parlamento. Vi è però una tendenza alla parlamentarizzazione

della crisi poiché anche le crisi dovute alle dimissioni del governo che non sono causate dal parlamento devono essere

discusse in parlamento. In relazione alla discrezionalità del governo possiamo distinguere crisi→ obbligatoria,

facoltativa e di cortesia; in relazione agli effetti a cui danno luogo→ danno vita ad un nuovo governo, portano allo

scioglimento del parlamento poiché non è in grado di esprimere una maggioranza, viene ridata la fiducia al governo

dimissionario; in base alle cause che l'hanno prodotta→ conflitto comportato dall'orientamento politico del governo e

del parlamento, divisioni interne del governo, rottura del patto di coalizione tra le forze che hanno portato alla

maggioranza; in base al modo in cui si apre→ dimissioni del presidente, dimissioni di ministri, mancanza di

approvazione di leggi significative ai fini della realizzazione del programma politico. Le dimissioni di un ministro non

portano alla crisi del governo e viene nominato un nuovo ministro; possono verificarsi casi di rimpasto del governo,

cioè avviene una diversa distribuzione degli incarichi all'interno dello stesso governo per migliorare le funzionalità

dello stesso. Nel momento in cui si apre la crisi con l'accettazione delle dimissioni da parte del presidente della

repubblica, egli deve avviare le procedure per la soluzione della crisi.

Formazione di un nuovo governo.

Il procedimento è regolato prevalentemente da convenzioni costituzionali, solo la parte conclusiva è regolata dalla

costituzione. Il presidente della repubblica avvia una serie di consultazioni→ presidente della camera e del senato,

rappresentati delle forze politiche, presidenti dei gruppi parlamentari e in casi particolari sente anche i rappresentati

delle maggior forze economiche e sociali. In caso di crisi particolarmente complesse il presidente affida ai presidenti

delle camere o agli ex capi di stato un mandato espolaritivo per avere altri elementi su cui basarsi. Una volta terminate

le consultazioni il presidente da l'incarico a procedere con la costituzione di un nuovo governo ad una persona anche

esterna al parlamento→ presidente incaricato. Il presidente incaricato accetta l'incarico con riserva e inizia un ciclo di

consultazione con i rappresentati delle forze politiche in modo da garantirsi una maggioranza, provvede alla

composizione del governo e al programma. Una volta concluse queste procedure si ripresenta innanzi al presidente della

repubblica il quale scioglie la riserva.

Art. 92→ il presidente della repubblica nomina il presidente e su richiesta di esso i ministri.

Art. 93→ il presidente e i ministri giurano nelle mani del presidente della repubblica = inizia ad esercitare il potere.

Art. 94→ il governo deve presentarsi davanti alle camere entro 10 giorni per avere la fiducia.

Organi.

É un organi complesso formato da molti organi, l'art. 92 prevede tre organi→ presidente, consiglio e ministri. La legge

400 del 1988 disciplina la distribuzione delle competenze all'interno del governo.

✗ Presidente del consiglio→ dirige la politica generale del governo e ne è responsabile davanti alle camere;

mantiene l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo; promuove e coordina l'attività dei ministri; propone i

ministri al presidente della repubblica; preside il consiglio dei ministri, lo convoca e definisce l'ordine del

giorno.

✗ Consiglio dei ministri→ composto dal presidente del consiglio che lo presiede e dai ministri, le sue regole e il

suo funzionamento sono disciplinati da un regolamento interno deliberato dallo stesso consiglio, l'art. 2 della

legge 400 attribuisce espressamente il compito di determinare la politica generale del governo e l'indirizzo

generale dell'azione amministrativa; delibera sugli atti del governo = decreti legge, legislativi, disegni di legge,

regolamenti governativi, progetti di bilancio. L'art. 4 della legge 400 prevede che esso deliberi sul regolamento

interno emanato dal presidente del consiglio e pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

✗ Ministri→ hanno una doppia natura = politica in quanto membri del governo e contribuiscono alla

determinazione dell'indirizzo politico; amministrativa in quanto sono a capo dei diversi settori della pubblica

amministrazione cioè, dell'apparato burocratico incaricato alla gestione di uno specifico ramo

dell'amministrazione statale. Il ministro è l'elemento di collegamento tra la politica e l'amministrazione,

attualmente sono 12; accanto ai ministri con dicastero (portafoglio) troviamo i ministri senza portafoglio cioè

quelli che non sono a capo di un ministero e non gestiscono autonomamente un bilancio, tali ministri fanno

parte del consiglio e si occupano essenzialmente di questioni politiche-amministrative loro delegate dal

presidente del consiglio con un provvedimento pubblicato sulla gazzetta o da leggi.

✗ Sottosegretari→ collaboratori politici dei ministri, loro attribuzioni sono definiti dalla legge

sull'organizzazione dei ministri, sono nominati dal presidente della repubblica su proposta del presidente del

consiglio e devono avere il gradimento del ministro interessato.

✗ Comitati interministeriali→ favoriscono l'integrazione tra valutazioni politiche e motivazioni tecniche nel

momento di assumere una determinata decisione = comitato interministeriale per la programmazione

economica.

✗ Segretario generale→ previsto dalla legge 303 del 1999.

✗ Vicepresidente del consiglio→ funzione di supplente del presidente.

Consiglio del gabinetto→ organo costituito per volontà del presidente del consiglio, composto da alcuni

✗ ministri scelti dallo stesso e svolge compiti preliminari di preparazione ai compiti che dovrà poi svolgere il

governo.

✗ Commissari straordinari→ nominati dal presidente della repubblica su richiesta del presidente del consiglio su

deliberazione del consiglio, sono organi che hanno funzioni specifiche che devono svolgere in un tempo

determinato e la loro formazione deve essere comunicata al parlamento.

✗ Conferenza stato-regione→ presieduta dal presidente del consiglio e composta dei presidenti delle regioni, è

uno strumento che favorisce la mediazione sulle scelte del governo riguardo alle competenze che esso deve

svolgere in competenza con le regioni; è un organo consultivo sugli atti del governo di interesse regionale,

assicura lo scambio di informazioni e dati tra lo stato e le regioni, determina i criteri di ripartizione delle

risorse finanziarie tra le regioni.

✗ Conferenza città-stato→ competenza consultive e di discussione delle questioni inerenti al funzionamento di

enti locali, gestione ed erogazione dei servizi pubblici e consultive per le iniziative legislative del governo in

queste materie.

Atti del governo.

Decreto legge.

Art. 77→ il governo può senza delegazione delle camere emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Questo

può avvenire in casi di straordinaria necessità o urgenza e per questo il governo adotta sotto la sua responsabilità

provvedimenti provvisori con forza di legge che devono essere presentati il giorno stesso alle camere per la conversione

in legge; le camere sono appositamente convocate e si devono riunire entro 5 giorni. I decreti perdono efficacia si

dall'inizio se non vengono convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione, il parlamento può introdurre dei

nuovi emendamenti. È possibile reiterare i decreti legge, ci sono decreti legge sono stati reiterati per ben 23 volte, alla

fine è intervenuta la Corte Costituzionale che ha posto un argine definitivo alla prassi della reiterazione→ la

reiterazione è ammissibile soltanto quando il nuovo decreto è dovuto a necessità e urgenza, motivi che non potranno

essere ricondotti al fatto del ritardo che ha portato alla mancata conversione del precedente decreto. Il governo non può

sostituirsi al parlamento usando l'istituto del decreto legge per approvare→ legge di bilancio, autorizzare la ratifica di

trattati internazionali, istituire una commissione di inchiesta, istituirsi una delega e approvare leggi in materia elettorale

e costituzionale.

Decreto legislativo.

Art. 76→ l'esercizio della funzione legislativa può essere delegata al governo da parte del parlamento solo

determinando l'oggetto che deve essere disciplinato, i principi e i criteri entro cui si deve muovere il governo ed il limite

di tempo. È il parlamento stesso che decide se e come delegare, la delega non può essere generica ed il tempo

indeterminato e inoltre deve sussistere una corrispondenza tra la volontà del delegante e l'attività del delegato. Il

governo deve sentire le commissioni parlamentari e gli enti interessati prima di emanare il decreto, lo stesso deve

contenere la denominazione di decreto legislativo, indicare la legge di delegazione, la deliberazione del consiglio e gli

adempimenti previsti dalla legge di delegazione. Il testo redatto deve essere mandato al presidente della repubblica

almeno 20 giorni prima del termine previsto. I decreti legislativi possono essere sindacati dalla corte costituzionale ed il

controllo non si limita ai profili sostanziali ma verifica che sussista una corrispondenza tra il decreto e la legge di

delegazione.

Regolamenti governativi.

I regolamenti sono riconosciuti dall'art. 87 della costituzione e sono considerati fonti secondarie del diritto. I

regolamenti possono essere→ governativi = deliberati dal consiglio e assumono la veste di decreti del presidente della

repubblica, ministeriali, interministeriali. Inoltre i regolamenti possono essere di diversi tipi→ di esecuzione =

specificano le disposizioni legislative, indicano le modalità e condizioni di applicazione; di attuazione e di integrazione

= attuazione ed integrazione di leggi, decreti legge e legislativi; di organizzazione→ introducono modelli organizzativi

che assicurano il buon andamento e l'imparzialità degli uffici pubblici, il governo può adottare queste regole essendo a

capo dell'amministrazione pubblica; delegati = disciplinano le materie per cui il governo è autorizzato dalle leggi ad

esercitare il potere regolamentare.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Nell’ordinamento italiano, il Presidente della Repubblica non costituisce la fonte di legittimazione dei diversi poteri, ma

è uno tra i poteri dello Stato; è un potere distinto da quello esecutivo: autonomo, quindi, dal Governo e dalla

maggioranza parlamentare. Tale organo è disciplinato dalla Costituzione e le sue attribuzioni assumono un significato e

rivestono una funzione assai diversa da quella propria del periodo monarchico.

Secondo l'art. 87, il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale. In quanto

Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica è il garante dell’unità e della continuità dello Stato italiano e deve agire

per preservarlo dall’eventualità di crisi distruttive o dai pericoli di disgregazione. Incarna istituzionalmente lo Stato nel

suo insieme, in stretta connessione con il principio solennemente codificato nell’art. 5 = La Repubblica è una e

indivisibile, deve operare, sulla base dei poteri che la Costituzione gli attribuisce, sia in via preventiva, per evitare

l’insorgere di crisi patologiche del sistema, che a crisi insorta, per impedire che essa pervenga a conseguenze estreme. Il

Presidente della Repubblica esprime, in altre parole, il carattere unitario dello Stato tanto nel suo significato politico-

istituzionale, quanto nella sua accezione più propriamente giuridico-ordinamentale. Nella sua qualità di rappresentante

dell’unità nazionale, poi, il Presidente della Repubblica si pone in una posizione super partes, di autonomia rispetto alle

forze politiche ed ai rapporti tra il Governo ed il Parlamento e tra lo Stato e gli altri livelli istituzionali che compongono

la nostra Repubblica = art. 114. La Costituzione disciplina l’elezione ed il funzionamento dell’organo e ne individua le

attribuzioni; manca, però, una esplicita disposizione che definisca la posizione costituzionale del Presidente della

Repubblica. Le relazioni tra il Presidente della Repubblica e gli altri poteri costituzionali sono ampiamente disciplinate

da regole convenzionali e da altre fonti non scritte, cosicché la sua posizione costituzionale è influenzata dai mutamenti

che investono gli altri organi di vertice dello Stato. Non si deve dimenticare che il Presidente della Repubblica è un

organo monocratico, individuale, cosicché risente più di altri del fenomeno della “personalizzazione del potere”.

La dottrina ha tentato alcune definizioni, in base alle quali il ruolo del Presidente della Repubblica è stato assimilato a

diverse figure.

Garante della Costituzione: questa posizione individua nel Presidente della Repubblica un potere “neutro” che

✗ assolve ad una funzione di garanzia. Egli non partecipa alla determinazione dell’indirizzo politico ma vigila ed

interviene quando si presenta il pericolo che l’azione di un potere alteri gli equilibri costituzionali o leda i

valori codificati nella carta costituzionale.

Reggitore dello Stato nei momenti di crisi: il Presidente della Repubblica si distinguerebbe dagli altri organi

✗ costituzionali per la capacità di assumere, nei periodi di crisi costituzionale, la pienezza dei poteri.

Organo di impulso costituzionale: funzione primaria del Presidente della Repubblica sarebbe quella di dare

✗ impulso al sistema perché orienti la sua azione alla realizzazione dei fini costituzionali.

Istanza di sintesi e di intermediazione tra i diversi poteri: sarebbe quindi un potere moderatore dei poteri attivi.

Elezione.

I due caratteri qualificanti l’organo sono l’elettività = art. 83 e la temporaneità della carica = art. 85.

Secondo l'art. 85 il procedimento elettorale è attivato dal Presidente della Camera dei deputati, il quale convoca in

seduta comune il Parlamento ed i delegati regionali trenta giorni prima della scadenza del settennato oppure per l’art.

86, entro quindici giorni in caso di cessazione anticipata dalla carica a causa di morte, di dimissioni o di impedimento

permanente. Il Parlamento in seduta comune si riunisce in qualità di seggio elettorale: non sono ammessi dibattiti,

dichiarazioni di voto, candidature legali e presentazioni di programmi da parte di cittadini aspiranti all’elezione.

L’elezione avviene a scrutinio segreto e richiede una maggioranza qualificata: due terzi dell’assemblea nei primi tre

scrutini, la maggioranza assoluta successivamente. I requisiti soggettivi per poter essere eletti Presidente della

Repubblica sono generici; è sufficiente, secondo l’art. 84 → essere cittadini, avere compiuto cinquant’anni, godere dei

diritti civili e politici. La natura e la funzione costituzionale dell’organo richiedono non solo doti particolari di

autorevolezza, di equilibrio, di moralità, di indipendenza, ma anche esperienza ed approfondita conoscenza del sistema

politico e costituzionale. Una volta eletto, il neo-presidente presta giuramento dinanzi al Parlamento in seduta comune e

per prassi pronuncia un discorso il quale, pur non avendo carattere programmatico, delinea gli indirizzi cui intende

attenersi nell’esercizio delle sue funzioni; con il giuramento il Presidente della Repubblica entra nelle pienezza delle sue

attribuzioni. In ordine alla durata in carica del Presidente della Repubblica i costituenti hanno optato per un periodo

lungo, in considerazione della funzione di garanzia dell’organo, una volta cessato dalla carica il Presidente della

Repubblica acquista lo status di senatore a vita; la Costituzione non vieta la possibilità di rielezione. La Costituzione si

propone di assicurare che il nuovo Presidente della Repubblica sia in carica al momento della scadenza del mandato del

precedente Presidente. L’art. 85 intende evitare che tra la scadenza e l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica si

determini alcuna soluzione di continuità: dispone che “trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della

Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento ed i delegati regionali”. Il lasso di tempo previsto

dovrebbe essere idoneo a consentire che le forze parlamentari individuino il candidato da eleggere.

La cessazione anticipata dalla carica può avvenire: per morte; per dimissioni; per decadenza, quando viene meno uno

dei requisiti necessari di eleggibilità (la cittadinanza, il godimento dei diritti civili e politici); per destituzione, in caso di

condanna pronunciata dalla Corte costituzionale per alto tradimento o attentato alla Costituzione; per altri impedimenti

permanenti. Nell’ipotesi di cessazione anticipata della carica o nei casi di impedimento temporaneo le funzioni del

Presidente della Repubblica sono esercitate transitoriamente dal Presidente del Senato: tale istituto (supplenza) è per sua

natura limitato nel tempo, in quanto altera l’ordinario equilibrio costituzionale.

P oteri del Presidente della Repubblica → puntualmente enumerati in Costituzione, l’elencazione delle principali

attribuzioni è contenuta nell’art. 87.

Promulgare le leggi.

✗ Inviare messaggi alle Camere.

✗ Nominare senatori a vita cinque cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti.

✗ Convocare in via straordinaria il Parlamento.

✗ Promulgare o rinviare le leggi per una nuova deliberazione.

✗ Indire le elezioni delle Camere e fissarne la prima riunione.

✗ Autorizzare la presentazione dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

✗ Nominare il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

✗ Emanazione, sotto forma di decreti presidenziali, degli atti aventi forza di legge e dei regolamenti.

✗ Ratificare i trattati internazionali.

✗ Accreditare e ricevere i rappresentanti diplomatici.

✗ Nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale.

✗ Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

✗ Conferimento degli incarichi direttivi.

✗ Indire il referendum popolare e le elezioni.

✗ Assumere il comando delle Forze armate e dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

✗ Concedere la grazia.

✗ Conferire le onorificenze della Repubblica.

✗ Disporre con decreto motivato lo scioglimento di un Consiglio regionale.

✗ Presiede il Consiglio supremo di difesa.

✗ Nomina i funzionari dello stato.

→ Se si considera la natura dell’attività esercitata dal Presidente della Repubblica.

Di controllo→ promulgazione, ratifica dei trattati internazionali, firma degli atti degli Governo, scioglimento

✗ dei Consigli regionali.

Di garanzia e di vigilanza affinché il sistema funzioni correttamente→ presidenza del Consiglio supremo di

✗ difesa e del Consiglio superiore della magistratura.

Di influenza→ messaggi alle Camere, attività di esternazione del proprio pensiero.

✗ Di intermediazione politica→ formazione del Governo, scioglimento anticipato delle Camere.

→ Se si considera il soggetto istituzionale che assume nella sostanza la decisione.

Atti solo formalmente presidenziali, ai quali il Presidente della Repubblica partecipa in funzione di controllo

✗ → emanazione dei regolamenti e degli atti venti forza di legge; autorizzazione alla presentazione di disegni di

legge; conferimento di onorificenze; dichiarazione dello stato di guerra.

Atti propriamente presidenziali→ messaggi, esternazioni, nomina di senatori a vita e giudici della Corte

✗ costituzionale, convocazione straordinaria delle Camere.

Atti composti, contraddistinti dalla partecipazione al processo decisionale di più soggetti→ scioglimento

✗ anticipato delle Camere, nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri.

Potere di esternazione→ il Presidente della Repubblica ricorre in misura crescente alla possibilità di far conoscere – sia

agli altri organi costituzionali, sia all’opinione pubblica – il proprio avviso sulla situazione politica del Paese o in ordine

ad una determinata vicenda. Il potere di esternazione dev’essere considerato una facoltà dell’organo: con la

conseguenza che tale potere non è libero nel fine, ma strumentale all’esercizio delle altre funzioni. In altri termini, il

Presidente della Repubblica non è libero di manifestare il proprio pensiero come e quando vuole, ma può intervenire

solo qualora ciò sia opportuno al fine di meglio assolvere ai compiti che la Costituzione gli attribuisce.

Il Presidente della Repubblica può esprimere il proprio pensiero tanto in modo formale che informale. Nel primo caso

l’esternazione avviene sotto forma di messaggio, che può essere di diversa natura→ messaggio alle camere, messaggio

dopo il giuramento, messaggio in tema di politica estera: si differenzia dai precedenti in quanto ha come destinatari non

le assemblee elettive, ma la comunità internazionale, messaggio di rinvio di una legge al Parlamento. Le esternazioni

non formali, invece, si manifestano in forma libera (interviste, dichiarazioni, conferenze stampa) e non trovano un

diretto riferimento nel testo della Costituzione.

Responsabilità.

Secondo l’art. 90 il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni,

tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Ad eccezione dei casi di alto tradimento e di attentato

alla Costituzione, la responsabilità istituzionale ricade sul Governo, che controfirma tutti gli atti del Presidente della

Repubblica, ad eccezione di quelli di natura esclusivamente personale. Diversa dalla responsabilità giuridica è quella

politica, il Presidente della Repubblica può essere chiamato a rispondere politicamente per gli atti presidenziali, cioè per

quegli atti che costituiscono l’espressione di un suo potere decisionale effettivo. Il controllo e la critica sociale

all’operato del Presidente della Repubblica trova il suo fondamento nell’art. 1 secondo il quale la sovranità appartiene al

popolo.

Inoltre, è da ritenersi direttamente responsabile, al pari di qualsiasi altro cittadino, per gli atti che compie al di fuori

dell’esercizio delle sue funzioni. I reati presidenziali previsti dall’art. 90 costituiscono una fattispecie penale nuova e

specifica. Siamo in presenza, infatti, di reati specifici in cui il Presidente della Repubblica incorre allorché viene meno

al suo compito istituzionale di garantire l’unità nazionale e di assicurare la continuità dello Stato. Per alto tradimento si

deve intendere un comportamento doloso che determini una lesione del giuramento di fedeltà alla Repubblica;

l’attentato alla Costituzione si configura a fronte di comportamenti dolosi, che ledono le istituzioni costituzionali o

alterano le regole democratiche. Il procedimento per la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica è

disciplinato, oltre che dalla carta costituzionale, dalla legge n. 20 del 1962 e successive modificazioni; il procedimento

si compone di due parti distinte.

1. La messa in stato di accusa, che è deliberata dal Parlamento in seduta comune a scrutinio segreto e a

maggioranza assoluta dei suoi membri; contestualmente, il Parlamento elegge con il compito di sostenere

l’accusa uno o più commissari, che esercitano le medesime funzioni del pubblico ministero.

2. Giudizio di accusa vero e proprio, che si svolge innanzi alla Corte costituzionale, la quale per l’occasione è

integrata nella sua composizione da sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini.

Istituto della controfirma.

Secondo l'art. 89 = nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai Ministri proponenti,

che ne assumono la responsabilità. Le leggi e gli atti del Governo non hanno vigore se non sono muniti della firma di un

Ministro: entrambi esprimono il principio della responsabilità ministeriale.

Alcuni atti del Presidente della Repubblica sono controfirmati, oltre che dal ministro, anche dal Presidente del Consiglio

dei ministri: si tratta, in particolare, delle leggi, degli atti con forza di legge, degli atti con valore normativo secondario,

della nomina dei giudici della Corte costituzionale. Un caso particolare di controfirma è quella che il Ministro della

giustizia deve apporre all’atto con il quale il Presidente della Repubblica concede la grazia. La natura della controfirma

varia ovviamente a seconda della natura dell’atto:

✗ Negli atti complessi o composti esprime l’avvenuta collaborazione tra i due organi.

✗ Negli atti presidenziali, la controfirma consente al Governo di controllare che il Presidente della Repubblica

non esorbiti dalle sue funzioni costituzionali.

✗ Negli atti governativi, la controfirma determina l’assunzione di responsabilità diretta del Governo per un atto

che ha determinato nei suoi contenuti sostanziali, mentre la firma del Presidente della Repubblica attesta che lo

stesso ne ha verificato la correttezza costituzionale.

Esistono poi anche poteri autonomi del Presidente della Repubblica, che il Presidente esercita senza la

compartecipazione di altri organi, i quali non necessitano della controfirma ministeriale→ atti di esternazione, atti che il

Presidente pone in essere nella sua qualità di Presidente di un organo collegiale (Consiglio superiore della magistratura,

Consiglio supremo di difesa), giuramento, conferimento ad una personalità politica dell’incarico per la soluzione della

crisi di Governo.

Competenze nei confronti di alti organi.

Tra le molteplici competenze elencate rivestono uno spiccato interesse quelle che pongono il Presidente della

Repubblica in rapporto diretto con gli altri organi costituzionali attivi.

✗ La nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri.

✗ Emanazione degli atti di maggior rilevanza giuridica e politica del Governo, quali gli atti aventi forza di legge

ed i regolamenti.

✗ Scioglimento anticipato delle Camere.

✗ Rinvio delle leggi approvate dal Parlamento al momento della promulgazione.

Controllo sulle leggi del Parlamento→ regolato dall’art. 74, il quale consente al Presidente della Repubblica di

richiedere alle Camere, prima di promulgare la legge, una nuova deliberazione. Qualora il Parlamento riapprovi la legge

il Presidente è obbligato a promulgarla, a meno che non ritenga di compiere con tale atto un attentato alla Costituzione o

un atto di alto tradimento. L’art. 74 nulla dice circa i motivi che autorizzano il Presidente della Repubblica a rinviare

una legge.

Scioglimento anticipato delle Camere→ il Presidente può decretare lo scioglimento anticipato del Parlamento o anche

di una soltanto delle due Camere. Lo scioglimento non ha una funzione sanzionatoria, bensì correttiva, nel senso che

mira a ristabilire le condizioni per un corretto funzionamento del circuito politico, rimettendolo in moto laddove si era

inceppato. Secondo l'art. 88, 2 comma, lo scioglimento non può avere luogo negli ultimi sei mesi del mandato

presidenziale, salvo che essi coincidano del tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. La Costituzione,

opportunamente, non individua le ipotesi in cui lo scioglimento anticipato può intervenire. Secondo l’esperienza sinora

maturata si può affermare che il Presidente debba sciogliere le Camere quando si determini un’evidente frattura tra il

Parlamento ed il corpo elettorale o si produca uno stato di grave disfunzione nei rapporti tra il Parlamento ed il Governo

non risolvibili in altra via. In genere lo scioglimento anticipato interviene quando la rappresentanza politica→ non

rispecchia più la volontà del corpo elettorale, è incapace di esprimere una maggioranza stabile di Governo, è lacerata da

crisi e conflitti insuscettibili di ricomporsi autonomamente. La dottrina ha distinto tra scioglimento→governativo = su

iniziativa del Governo, presidenziale = deciso autonomamente dal Presidente della Repubblica, consensuale =

concordato dalle forze politiche presenti in Parlamento.

MAGISTRATURA.

Art. 111.

→ La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

→ Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità davanti ad un giudice terzo ed

imparziale; la legge ne assicura la ragionevole durata.

→ Nel processo penale la legge si assicura che la persona accusata di un reato sia nel minor tempo possibile, informata

riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico in modo tale che disponga del tempo e delle

condizioni necessarie per preparare la sua difesa. La persona indagata deve avere la possibilità davanti al giudice di

interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione di persone

che rendono dichiarazioni a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova

suo favore inoltre, essa deve essere assistita da un interprete se non comprende o parla la lingua usata nel processo.

→ Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza

dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sottratto

volontariamente dall'interrogatorio da parte dell'imputato o dal suo difensore.

→ La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contradditorio per consenso dell'imputato, per

accerta impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

→ Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

→ Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale pronunciati da organi giurisdizionali ordinari o

speciali è sempre ammesso il ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma solo per le

sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

→ Contro le sentenze del Consiglio di Stato o della Corte dei Conti il consiglio in cassazione è ammesso solo per

motivi inerenti alla giurisdizione.

Organizzazione.

La costituzione presuppone l'esistenza di un ordinamento giudiziario ma essa affida al legislatore il compito di

organizzare l'ordinamento→ riserva di legge = art. 108. Ai sensi dell'art. 108 compete alla legge assicurare

l'indipendenza dei giudici ordinari e delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero e degli estranei che partecipano

all'amministrazione della giustizia.

Art. 102→ la funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento

giudiziario. Non possono essere istituiti giudici straordinari o speciali ma possono soltanto istituirsi presso gli organi

giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei

alla magistratura. La legge regola i casi e le forme di partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della

giustizia.

All'art. 102 troviamo una deroga, infatti l'art. 103 prevede l'esistenza di giurisdizioni speciali→ giudici amministrativi =

consiglio di stato, tribunale amministrativo regionale; giudici contabili = corte dei conti; giudici militari = tribunali

militari; giudici tributari.

Giurisdizione ordinaria.

All'interno della giurisdizione ordinaria possiamo distinguere→ giurisdizione civile = tutela dei diritti soggettivi e

risoluzione generale delle controversi tra privati; giurisdizione penale = repressione dei reati, cioè degli illeciti penali,

mira a verificare se l'imputato ha commesso il reato per il quale è stato sottoposto a processo e in caso l'abbia commesso

lo condanna alla pena prevista dalla legge. La giurisdizione può essere contenziosa o volontaria; la funzione del giudice

può essere requirente o decidente e il giudizio può essere di merito o di legittimità.

Caratteri della magistratura.

Al centro del sistema giurisdizionale si pone la persona alla quale deve essere riconosciuto il diritto di difesa→ art. 24, e

la presunzione di innocenza→ art. 27

✗ Art. 101→ la giustizia è amministrata in nome del popolo, i giudici sono soggetti solo alla legge = autonomia

dei giudici verso gli altri organi, non sono subordinati a nessun altro potere e tale disposizione è sia una

garanzia che un limite; i giudici possono interpretare liberamente le norme e applicarle al caso concreto senza

avere condizionamenti ne interni e ne esterni, la loro attività deve rispettare però le leggi e quindi non può

essere arbitraria.

✗ Art. 104, 1 comma→ la magistratura è un organo autonomo ed indipendente da ogni altro potere = l'autonomia

è uno strumento che essa deve utilizzare per offrire ai singoli magistrati le condizioni organizzative ottimali per

esercitare in modo indipendente la loro funzione.

Art. 106 1 comma→ le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso = principio del magistrato

✗ professionale.

Art. 106, 2 comma→ la legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva di

✗ magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite ai singoli giudici.

Garanzie magistrati.

Tra le garanzie una grande importanza assumono i principi di autonomia ed indipendenza. Un'altra garanzia molto

importante è quella di inamovibilità→ art. 107 = i magistrati sono inamovibili, non possono essere dispensati, sospesi

dal servizio, destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del CSM adottata per motivi e con le

garanzie stabilite dell'ordinamento o per il loro consenso. La legge consente il trasferimento nei casi di→

incompatibilità, soppressione dell'ufficio giudiziario, riduzione dell'organico di un ufficio, assegnazione a nuove

funzioni in seguito ad una promozione.

Ai sensi del secondo comma dell'art. 107 il ministro della giustizia ha la facoltà di promuovere l'azione disciplinare e

secondo il terzo comma dell'art. 107 i magistrati sono distinti solo in merito alle loro funzioni = non esistono magistrati

considerati superiori ad altri, non vi è una gerarchia interna.

Consiglio superiore della magistratura.

É considerato l'organo di garanzia costituzionale dell'indipendenza dell'ordine giudiziario e dell'autonomia dei singoli

magistrati.

Art. 104, 2 comma→ il CSM è presieduto dal presidente della repubblica.

Art. 104, 3 comma→ ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della corte di cassazione.

Art. 104, 4 comma→ componenti eletti = 1/3 da tutti i magistrati ordinari e 1/3 dal parlamento in seduta comune tra i

professori universitari in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio

Art. 104, 5 comma→ il consiglio elegge un vicepresidente tra i componenti designati dal parlamento.

Art. 104, 6 comma→ i membri elettivi durano in carica 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Art. 104, 7 comma→ non possono finché sono in carica essere iscritti in albi professionali o far parte del parlamento.

Compiti CSM.

Art. 105→ assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni, provvedimenti disciplinari per i magistrati. Questi

compiti devono essere esercitati secondo le norme dell'ordinamento giudiziario.

Organi.

✗ Presidente→ indice le elezioni dei componenti, convoca e preside l'organo e lo può sciogliere per assicurarne

la funzionalità.

✗ Vicepresidente→ sostituisce il presidente quando non può esercitare le sue funzioni, esplica le funzioni che gli

sono attribuite dalla legge e nei casi di ordinari amministrazione è l'effettivo presidente del collegio.

✗ Comitato di presidenza→ composto dal vicepresidente e dai due membri di diritto, deve promuovere e

organizzare le attività del consiglio e dare attuazione alle deliberazioni dello stesso.

✗ Commissioni referenti→ preparano il lavoro del collegio.

✗ Commissione disciplinare→ competenza esclusiva in materia di provvedimenti disciplinari ed è l'unico organo

di natura giurisdizionale.

Pubblico ministero.

Secondo le norme di legge sull'ordinamento giudiziario, rientra tra le attribuzioni del pm.

→ Vegliare sull'osservanza delle leggi e regolare l'amministrazione della giustizia.

→ Promuovere la repressione dei reati e l'applicazione delle misure di sicurezza.

→ Far eseguire i giudicati e ogni altro provvedimento del giudice nei casi stabiliti dalla legge.

→ Tutelare i diritti dello stato, delle persone giuridiche e degli incapaci richiedendo in casi di urgenza i provvedimenti

cautelari che ritiene necessari.

In costituzione sono presenti diverse disposizioni relative al pm.

→ art. 107, 4 comma→il pm gode della garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

→ art. 108, 2 comma→ la legge assicura l'indipendenza del pm.

→ art. 112→ pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale.

Il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale fu approvato senza particolari discussioni, tale principio non deve

essere interpretato nel senso che la costituzione ha introdotto il monopolio del pm nell'esercizio dell'azione penale; la

corte costituzionale ha precisato che la titolarità del potere di promuovere l'azione penale può essere affidata dalla legge

anche a soggetti diversi dal pm→ organi amministrativi o formazioni sociali a tutela di interessi collettivi e diffusi.

STATO FEDERALE.


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

38

PESO

112.01 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martiitina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ceccherini Eleonora.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto costituzionale

Riassunto esame di Diritto costituzionale 2 II, prof. P. Costanzo e L. Trucco, libro consigliato Lineamenti di diritto costituzionale dell'Unione Europea, P. Costanzo
Appunto
Diritto costituzionale - domande esame
Appunto
Diritto costituzionale - principi della Costituzione - Appunti
Appunto
Diritto costituzionale - Appunti
Appunto