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2. La collegialità della Giunta tra diritto e prassi.

Come detto il Presidente ha facoltà di nomina e revoca degli assessori (rafforzamento della

leadership), dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.

Anche se l’operato della Giunta è regolamentato da norme tipiche degli organi collegiali, esso è

strutturato similmente ai ministeri; infatti a ciascun assessore è stato assegnato un determinato

settore dell’amministrazione regionale (servizi regionali attivi in settori omogenei organizzati in

dipartimento o comparto), per il quale questi propone (ma è come se decidesse) l’operato di volta in

volta più opportuno.

Infatti, nelle Regioni speciali l’assessore è sia membro della Giunta che titolare di un ufficio

monocratico (pertanto abilitato a prendere provvedimenti aventi efficacia esterna), mentre nelle

Regioni ordinarie gli assessori sono solo membri del Giunta che preparano od eseguono le

deliberazioni del collegio. Assumono rilevanza esterna solo quando delegati dal Presidente.

Però l’eccessivo uso delle deleghe ha snaturato la natura collegiale della Giunta.

Stante questa situazione, risulta di grande importanza il fatto che il Presidente mantenga l’unità di

indirizzo politico ed amministrativo in seno alla Giunta.

[… vedi ultima parte sottolineata nel libro a pag. 65]

(Segue):

3. organizzazione e funzionamento della Giunta.

Le regole di funzionamento della Giunta si rinvengono nello statuto (per le regioni ordinarie).

A volte la Giunta può autoregolamentarsi.

Il Presidente convoca seduta e ne fissa l’ordine del giorno.

Normalmente la seduta è valida se intervengono la maggioranza degli aventi diritto, e si delibera a

maggioranza dei presenti.

La seduta si svolge di norma in segreto, talvolta è ammessa la partecipazione di estranei con

compiti di consulenza.

Vige il principio della solidarietà nella responsabilità politica di fronte al Consiglio (a volte però è

possibile separare la responsabilità del singolo membro da quella dell’intera Giunta).

Vi è ampia varietà di disciplina nei vari statuti in quanto alcuni si ispirano ad un modello “politico-

governativo” (solidarietà) altri ad un modello “amministrativo” (indipendenza). In ogni caso gli

assessori non possono dissociarsi dall’operato della Giunta se non rassegnando le proprie

dimissioni.

Gli assessori sono più disponibili che nel passato ad attuare la politica della Giunta poiché sono

sottoposti al rischio di revoca, anche se questo strumento non può essere utilizzato eccessivamente

di frequente.

4. Verifiche della sussistenza del rapporto di fiducia tra Consiglio e Presidente e/o Giunta e

responsabilità di quest’ultimi.

L’attuazione dell’indirizzo politico-amministrativo è sottoposto al sindacato politico del Consiglio.

Il Presidente può essere sfiduciato da una mozione sottoscritta da almeno 1/5 dei membri del

Consiglio, votata dopo almeno 3 gg. dalla presentazione ed approvata, con lo scrutinio palese, a

maggioranza assoluta dei componenti.

È stata prevista detta procedura “aggravata” in quanto le conseguenze sono predeterminate:

dimissioni del Presidente e decadenza della Giunta.

Per la Giunta invece è prevista la mozione di sfiducia (avente causa di natura politica e conseguente

crisi con obbligo di dimissioni) o di revoca (avente causa di natura giuridicamente illecita o

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scorretta e conseguente crisi con cessazione d’ufficio) che può essere individuale o collettiva.

La sfiducia insieme alla revoca è prevista nelle Regioni a statuto speciale ove è prevista una

mozione da approvarsi con quorum speciale con appello nominale dei consiglieri e conseguente

cessazione dalla carica del Presidente e degli assessori.

La Giunta può verificare se gode della fiducia tramite l’istituto della questione di sfiducia (non

espressamente prevista negli statuti salvo per il Molise)…

5. Le attribuzioni della Giunta.

La Giunta partecipa all’attività di indirizzo politico della Regione in quanto organo legato da un

rapporto di fiducia diretto o tramite il Presidente con il Consiglio.

Tra le attribuzioni della Giunta ritroviamo quello della:

- iniziativa politica tramite la presentazione dei disegni di legge e l’emanazione dei regolamenti,

senza che sia possibile l’adozione di atti tipo i decreti legge o legislativi;

- predisposizione del bilancio preventivo e del conto consuntivo della Regione;

- deliberazione dei ricorsi nei giudizi di legittimità o conflitto di attribuzioni per lesione della

sfera costituzionale delle Regioni;

- predisposizione di piani di sviluppo regionali (generali/settoriali) o adozione dei provvedimenti

di attuazione;

- esecuzione delle leggi e delle deliberazioni del Consiglio;

- gestione del patrimonio della Regione, amministrazione dei servizi regionali e controllo sui

servizi affidati ad aziende speciali o enti regionali (In caso d’urgenza la Giunta può deliberare

provvedimenti di competenza del Consiglio che questi successivamente dovrà ratificare al più

presto.);

- esercizio (collegialmente o singolo assessore) delle funzioni trasferite dallo Stato alle Regioni

nelle materie e nei limiti delle competenze regionali.

L’attività politica interna alla Giunta è disciplinata degli statuti, regolamenti e prassi in funzione del

modello di forma di governo adottato (es. Il Presidente compone le controversie politiche, i conflitti

di competenza e decide in merito alla posizione della questione di fiducia).

6. Le attribuzioni del Presidente.

Le attribuzioni del Presidente scaturiscono dalla doppia veste di Presidente della Giunta e

Presidente della Regione.

Come Presidente della Regione

- Rappresentanza della Regione (della quale si fa interprete delle esigenze proprie);

- Promulga leggi, emana regolamenti ed indice referendum previsti dallo statuto o dalla legge

regionale;

- Esercizio della rappresentanza giuridica della Regione (es. resistenza nei giudizi innanzi alla

Corte Costituzionale) e dei suoi diritti patrimoniali;

- Promozione dei ricorsi innanzi alla Corte, previa deliberazione della Giunta, contro leggi

nazionali o di altre Regioni lesive della competenza della Regione (es. conflitti di attribuzione);

- Intervento (solo per le Regioni speciali) alle sedute del Consiglio dei Ministri per questioni

riguardanti la Regione. In particolare il Presidente della Regione Sicilia ha diritto di voto e

carica di Ministro in seno al Consiglio dei Ministri (Art. 21, II c., st. SICILIA). Su queste

questioni è ancora aperto dibattito, anche in sede giudiziale costituzionale, su quali siano le

circostanze che impongano la presenza dei Presidenti alle sedute del Consiglio dei Ministri;

Come Presidente della Regione speciale

- Indice le elezioni del Consiglio e ne fissa la prima seduta;

- In Sicilia il Presidente rappresenta, nella Regione, il Governo nazionale;

- I ricorsi amministrativi (contro atti amm.vi regionali) sono decisi dal Presidente sentite le

sezioni regionali del Consiglio di Stato; Pag. 10

- L’ordine pubblico è mantenuto dal Presidente per mezzo della Polizia di Stato (direttamente

dipendente dal Governo regionale), se necessario il Presidente può richiedere l’intervento delle

Forze Armate;

- In V.d’A. il Presidente, su delega del Governo nazionale, mantiene l’ordine pubblico per mezzo

della Polizia di Stato e locale;

- In Sardegna il Governo nazionale può delegare alla Regione le funzioni di mantenimento

dell’ordine pubblico;

- Sempre in Sardegna il Presidente, quale delegato italiano, può esprimere la posizione UE o

nazionale in accordi internazionali che riguardino “interessi rilevanti per l’economia della

Sardegna”.

Come Presidente della Giunta (Capo del governo regionale)

- Esecuzione dei deliberati giuntali;

- Esercizio delle funzioni attribuite da leggi (regionali o statali) al Presidente;

- Esercizio delle funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione secondo gli indirizzi

del Governo nazionale.

Un regime particolare è previsto in relazione alla responsabilità politica dei singoli assessori e del

Presidente, per l’esercizio delle funzioni proprie, nei confronti del Consiglio regionale e del

Governo nazionale.

7. La forma di governo regionale.

Fino alla L. Cost. 1/1999 la Costituzione imponeva il tipo di rapporto tra potere legislativo ed

esecutivo regionale (il Consiglio elegge nel proprio seno Giunta e Presidente), rinviando alla legge

statale la determinazione del sistema elettorale e agli statuti le norme di contorno relative al

rapporto fiduciario e alle relazioni tra i componenti dell’esecutivo.

Tale forma di governo, nelle regioni ordinarie, prende il nome di “parlamentare a tendenza

assembleare” (concentrazione dei poteri di indirizzo e controllo nel Consiglio con Giunta quale

semplice esecutore della volontà consiliare), nelle regioni speciali prende il nome di “parlamentare

a tendenza equilibratrice” (Consiglio e Giunta concorrono alla determinazione dell’indirizzo politi

su base paritaria).

Con la riforma del 1999 la forma di governo può essere definita Presidenziale dal punto di vista

dell'elezione diretta del Presidente della Regione, ovvero Parlamentare dal punto di vista della

persistenza del rapporto fiduciario Consiglio-Presidente.

La Giunta ha acquisito la potestà regolamentare che prima spettava al Consiglio.

Quale che sia la forma di governo scelta dalla Regione, essa non può derogare alle previsioni di

cessazione degli organi regionali:

- Impossibilità di sciogliere il legame fiduciario tra legislativo ed esecutivo (mozione di sfiducia del

Presidente);

- Scioglimento del Consiglio o rimozione del Presidente in caso di compimento di atti contrari alla

Costituzione o gravi violazioni di legge;

- Scioglimento automatico del Consiglio nell'ipotesi di dimissioni contemporanee della

maggioranza dei membri;

Per le Regioni speciali la riforma del 2001 prevede norme simili tranne che per T.A.A. e Sicilia.

– Il Presidente è eletto a suffragio universale e diretto contestualmente all'elezione

Sicilia

dell'Assemblea.

L'investitura popolare e la conclusione anticipata della legislatura (caso di dimissioni della metà più

uno dei deputati) sono disciplinate da leggi approvate a maggioranza assoluta (o dei due terzi).

Entrambe le leggi possono essere sottoposte a referendum se ne fanno richiesta un cinquantesimo

degli elettori (o un trentesimo degli elettori) o un quinto dei deputati. Pag. 11

Dopo la prima approvazione la forma di governo può essere modificata da altra legge approvata a

maggioranza assoluta.

– Consiglio regionale composto dai membri dei Consigli provinciali (Trento e Bolzano).

T.A.A.

Legge provinciale, approvata come per la Sicilia, sceglie la forma di governo e le modalità di

elezione del Consiglio provinciale e del Presidente delle Provincia.

– Possibilità di scelta tra l'elezione diretta del Presidente (scioglimento

Altre Regioni speciali

anticipato in caso di crisi) e la sua elezione consiliare (scioglimento anticipato in caso di mancata

ricomposizione della crisi entro 60 gg).

Forma di governo e sistema elettorale disciplinato con leggi regionali approvate a maggioranza

assoluta sottoponibili a referendum, con quorum differenti a seconda del quorum di approvazione, e

impugnabili dal Governo entro trenta giorni dalla pubblicazione.

Parte Terza

I RACCORDI TRA LO STATO E LE REGIONI

Sezione Prima

LA PARTECIPAZIONE DELLE REGIONI AD ATTIVITÀ DELLO STATO

garantista cooperativo,

1. Il regionalismo «bifronte», e e le più rilevanti e gravi torsioni del modello

costituzionale registratesi nell’esperienza.

Il regionalismo garantista, nato prima di quello cooperativo, consiste nel salvaguardare la sfera delle

competenze regionali rendendola impermeabile agli atti dello Stato (es. una legge statale non

potrebbe abrogare una legge regionale), pur nel rispetto della legge dello Stato quale garanzia

dell’unità-indivisibilità della Repubblica.

Il regionalismo cooperativo consiste nella «leale cooperazione» (ascendente o discendente) tra Stato

e Regione per reciproche e concorrere all’esercizio delle rispettive

integrare le competenze

funzioni.

La (da parte della Regione verso lo Stato) è regolamentata, in maniera

Cooperazione ascendente

frammentaria e discontinua, dalla Costituzione, dalla legge e da altri atti.

La cooperazione si è svolta principalmente a livello esecutivo (Governo nazionale e Giunte

regionali) piuttosto che a livello «parlamentare» (Camere e Consigli regionali) comportando il

rafforzamento degli organi esecutivi più di quanto consentito dalle indicazioni costituzionali o

statutarie (anche se sommarie).

Pertanto la Costituzione ha subito una doppia torsione, la prima per la riduzione e a volte

eliminazione di elementi del regionalismo garantista, la seconda per la deviazione del regionalismo

cooperativo ad un equilibrio lontano da quello originariamente previsto dal Costituente.

In effetti ciò che è stato attuato è stato piuttosto un ove le Regioni sono i

regionalismo organicista

terminali per la realizzazione di scopi ed interessi già prestabiliti a livello nazionale, infatti negli

anni 70 sono nati diversi organismi in seno allo Stato composti da rappresentati delle Regioni ma

con risultati disorganizzati e deludenti.

Un tentativo coordinamento e armonizzazione è venuto dalla Corte Costituzionale che ha ribadito il

concetto di leale cooperazione anche se nell’ottica del perseguimento degli obiettivi prefissati dagli

organi statali.

Il concetto di leale cooperazione alle interpretazioni più flessibili …

… pareri vincolanti …

Altra forma di cooperazione sono gli ove gli enti locali cooperano con il

accordi di programma

Governo nazionale per la realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento.

I deludenti risultati del regionalismo cooperativo è da imputarsi principalmente al sistema politico,

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che non ha dato spazio a sufficienza sia all’effettiva diversificazione regionale che alla concreta

partecipazione degli enti locali alle politiche quadro nazionali, ma è anche da imputarsi alla

debolezza espressiva della Costituzione.

2. La partecipazione regionale ad attività parlamentari e le sue forme secondo l’originario modello

costituzionale.

Le Regioni partecipano alla elezione del Presidente della Repubblica nominando tre delegati (la V.

d’A. ne ha solo uno) scelti dai rispettivi Consigli che rappresentino adeguatamente anche le

minoranze. Purtroppo però la presenza assorbente dei partiti politici nei Consigli non ha fatto altro

che accrescere solo il numero dei rappresentati delle stesse forze politiche presenti nelle Camere e

non la varietà degli schieramenti.

Altre forme di partecipazione sono:

- Diritto di iniziativa legislativa esercitabile dal singolo Consigliere;

- Richiesta di referendum abrogativo o costituzionale esercitabile da almeno cinque consiglieri;

- Pareri circa la fusione o creazione di Regioni esercitabile dai Consigli Regionali interessati;

- Pareri circa il passaggio di Comuni e Province da una Regione all’altra, esercitabile dai Consigli

Regionali interessati;

- Pareri circa il mutamento di circoscrizioni provinciali o l’istituzione di nuove province,

esercitabile nel silenzio della norma dal Consiglio Regionale interessato o da chi demandato dallo

statuto;

Per l’iniziativa legislativa alcuni ritengono che i Consigli debbano scegliere quale ramo del

Parlamento presentare la proposta, altri invece ritengono che la proposta debba essere presentata al

Governo (Presidente del Consiglio) il quale sceglierà a quale ramo del Parlamento inoltrare la

proposta. La seconda ipotesi è suffragata dal principio che il Governo costituisce organo di raccordo

tra Stato e Regione.

L’iniziativa può riguardare leggi ordinarie o costituzionali, in particolare le Regioni speciali

possono proporre modifiche al proprio statuto, ovvero sono consultate se la modifica dello statuto

avviene su iniziativa del Governo.

Si dibatte anche sul fatto che l’iniziativa legislativa sia limitata a questioni di diretto e sicuro

interesse regionale, anche se la verifica della sussistenza dell’interesse è di dubbio accertamento.

Nella pratica è avvenuto che lo Stato ha tanto ampiamente consentito alle Regioni di presentare

progetti legislativi quanto pochi o nessuno di questi progetti è stato tradotto in legge.

Migliore è la situazione per il caso dell’iniziativa referendaria ove l’ammissibilità della domanda è

accertata dalla Corte Costituzionale e non dal Parlamento, però qui è necessario il concorso di

almeno cinque Consigli regionali che abbiano deliberato lo stesso testo (altrimenti si tratta di

iniziative differenti) a maggioranza assoluta.

3. La partecipazione regionale «a livello esecutivo»: la «Conferenza Stato-Regioni».

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome costituisce

la sede in cui, al massimo grado, si realizza l’incontro tra Governo e Regioni, e fu istituita con

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1983.

La Conferenza Stato-Regioni è composta dal Presidente del Consiglio (Presidente), Presidenti delle

Regioni e delle Province autonome (membri). È convocata almeno ogni sei mesi e possono essere

invitati i Ministri interessati all’o.d.g. oltre a rappresentanti di amministrazioni statali o enti

pubblici.

La Conferenza ha funzioni consultive su:

a) linee generali dell’attività normativa di interesse diretto regionale, determinazione degli

obiettivi di programmazione economica nazionale e della politica finanziaria e di bilancio;

b) criteri generali relativi all’esercizio delle funzioni statali di indirizzo e coordinamento dei

rapporti tra Stato, Regioni, Province autonome e gli enti infraregionali, nonché indirizzi generali

relativi all’elaborazione ed attuazione degli atti comunitari riguardanti le competenze regionali;

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c) ogni altro argomento che il Presidente del Consiglio ritenga opportuno sentire la Conferenza.

Non si tratta di un organo Statale ma «un’istituzione operante nell’ambito della comunità nazionale

come strumento per l’attuazione della cooperazione fra lo Stato e le Regioni (e le Province

autonome)».

Nonostante si i deliberata della Conferenza abbiano solo valore di parere, essi hanno un notevole

significato politico.

Gli effetti prodotti sono stati:

a) D.Lgs. 418/1989 – Trasferimento in capo alla Conferenza le attribuzioni generali degli

organismi a composizione mista;

b) D.Lgs. 281/1997 – Unificazione della Conferenza Stato-Regioni con la conferenza Stato-Città

ed autonomie locali;

c) L. Bassanini (n. 59/1997) – Parere obbligatorio della Conferenza sui decreti di attuazione della

devoluzione delle funzioni statali alle regioni;

d) L. 362/1988 – Consultazione della Conferenza per la redazione del documento di

programmazione economico-finanziario e del progetto di legge di bilancio annuale e

pluriennale.

4. Le proposte volte ad incardinare stabilmente le Regioni nell’organizzazione dello Stato-persona

ed i rischi, assai gravi, che possono ad esse accompagnarsi per il mantenimento dell’equilibrio tra

diritto costituzionale diritto politico

e (in ispecie, la modifica del Senato in «Camera delle Regioni»

e la modifica della composizione della Corte costituzionale).

Come visto la partecipazione regionale alle attività statali è piuttosto limitata.

Ad esempio infatti l’elezione del Senato a base regionale ha avuto come unico effetto quello del

riparto territoriale dei seggi e non quello della rappresentanza regionale nel Parlamento.

Si discute se rendere il Senato la “Camera delle Regioni” o la “Camere delle Autonomie”, si

protende per la prima ipotesi ma con spazi per le autonomie locali all’interno delle regioni (es.

Consiglio regionale quale organo bicamerale comprendente il “Consiglio delle Autonomie”).

La legge di riforma del Titolo V della Costituzione parrebbe orientata a consentire una

partecipazione allargata a tutte le Autonomie Locali nella Commissione parlamentare per le

questioni regionali ma nei termini dei regolamenti delle Camere.

Sezione Seconda

I POTERI DELLO STATO NEI CONFRONTI DELLE REGIONI

ED IL PRINCIPIO DI UNITARIETÀ DELLA REPUBBLICA

ratio

1. La dei poteri statali nei confronti delle Regioni.

I poteri statali nei confronti delle regioni assumo tre forme:

a) - Indirizzamento ed incanalamento dell’attività regionale sia in

Poteri (latamente) di indirizzo

negativo (cornice oltre la quale l’attività non può spingersi) che in positivo (sollecitando

l’attività regionale al perseguimento di dati obiettivi);

b) - Sopperimento all’inerzia degli organi regionali nell’esercizio

Poteri sostitutivi o sussidiari

delle loro funzioni ovvero sostituzione all’organo regionale tutte le volte in cui la cura di un

interesse pubblico può essere meglio realizzata dallo Stato piuttosto che dalla Regione;

c) - Sanzionamento o sollecitazione l’applicazione di sanzioni a

Poteri (latatamente) di controllo

carico di atti o attività commissive o omissive delle Regioni che abbiano superato i limiti e che

possano pregiudicare l’unità.

2. I poteri d’indirizzo. Pag. 14

I poteri di indirizzo si estrinsecano sia in forma legislativa che amministrativa.

Le leggi di indirizzo sono tutte quelle leggi idonee a vincolare l’autonomia regionale orientandone

le relative manifestazioni normative (es. potestà esclusiva: sulle norme fondamentali delle riforme

economiche e economico-sociali; potestà ripartita: leggi-quadro o leggi-cornice – principi

fondamentali).

Le leggi regionali devono comunque osservare anche le leggi statali, sebbene non siano di indirizzo,

ma adottate nel rispetto degli impegni internazionali o idonee ad esprimere “principi generali

dell’ordinamento giuridico”.

Le leggi-quadro in ambito della potestà ripartita non sono solo ricognitive dei principi della

legislazione statale, ma possono essere propositive o innovative fissando le direttive alle quali le

leggi regionali si devono attenere (es. legge di bilancio: gli obiettivi di bilancio regionali sono

determinati in armonia con quelli statali).

Altre leggi di indirizzo sono le leggi di coordinamento” Stato-Regione nelle materie di

immigrazione, ordine pubblico, sicurezza e tutela dei beni colturali.

Anche il Governo dispone di poteri di indirizzo (atti di indirizzo) mediante deliberazioni del

Consiglio dei ministri di atti di indirizzo e coordinamento dell’attività amministrativa delle Regioni.

La produzione di questi atti presuppone l’intesa delle Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni

salvo l’urgenza o l’impossibilità di raggiungere un accordo entro un predeterminato lasso di tempo.

3. I poteri sostitutivi o sussidiari.

L’esercizio dei poteri sostitutivi o sussidiari ha confini pressoché indeterminabili in astratto.

I poteri sostitutivi possono riguardare il settore normativo o amministrativo.

– La Costituzione (Art. 117) prevede la sostituzione solo per gli

Sostituzione normativa

adempimenti della Regione degli impegni internazionali e comunitari, anche se spesso è avvenuto

che lo Stato si sostituisse alla Regione, in sede di produzione di leggi-quadro o di leggi di

limitazione dell’autonomia regionale, emanando disposizioni di dettaglio.

– La Costituzione (Art. 120) prevede che il Governo possa sostituirsi

Sostituzione amministrativa

agli organi regionali unicamente per:

- Mancato adempimento degli obblighi internazionali o comunitari;

- Pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica;

- Tutela dell’unità giuridica o economica;

- Tutela dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali.

Mediante legge sono definite le procedure di attivazione dei poteri sostitutivi.

Si dibatte se l’intervento sostitutivo del Governo sia solo amministrativo o anche legislativo, si

protende per il primo sia perché il sostituto è il Governo (e non le Camere) e poi perché la

sostituzione legislativa è prevista solo per il rispetto degli impegni internazionali o comunitari.

Nella pratica però lo Stato si è sostituito alle Regioni in maniera quasi sistematica sul piano della

normazione, limitando notevolmente le aspirazioni autonomistiche delle Regioni.

La L. 59/1997 consente allo Stato, entro 90 giorni, sentite le Regioni, di sostituirsi ad esse, qualora

queste entro sei mesi dall’adozione dei decreti delegati di trasferimento/conferimento delle funzioni

non abbiano individuato le funzioni da trasmettere agli enti territoriali minori.

La giurisprudenza costituzionale ha stabilito il principio che la sostituzione deve rispettare sia

condizioni sostanziali che procedimentali, e ancora che se la Regione provvede, anche se

tardivamente, l’atto sostitutivo cessa di efficacia in quanto la sostituzione ha natura provvisoria.

È possibile anche la sostituzione “alla rovescia” o “dal basso” nel caso di inerzia dello Stato nel

conferimento di beni e risorse finanziarie alle Regioni. Infatti la Conferenza Stato-Regioni può

predisporre uno schema di provvedimento da inviare al Presidente del Consiglio, il quale, decorso il

termine di intervento del ministro, nomina un Commissario ad acta.

Il principio di sussidiarietà vorrebbe che l’esercizio dei poteri pubblici avvenisse quanto più

possibile vicino al cittadino e solo eccezionalmente ad un livello più alto. Pag. 15

4. I poteri di controllo.

I poteri di controllo sono affidati ad organi sia centrali che periferici ed hanno ad oggetto leggi ed

atti amministrativi regionali.

La Corte costituzionale effettua controlli sia in sede di legittimità costituzionale (successiva e non

preventiva senza controllo di merito) che in sede di conflitto di attribuzioni.

Il I Co. dell’art. 125 Cost. prevedeva un controllo di legittimità sugli atti amministrativi esercitato

dall’organo statale “Commissione di controllo”. Altre norme hanno nel tempo ampliato i controlli

della Commissione. In tempi recenti la legge Bassanini ha abolito il controllo d merito sugli atti

amministrative e successivamente è stato abrogato il I Co. dell’art. 125 Cost. ed adesso si dibatte se

il controllo sia stato semplicemente decostituzionalizzato e quindi rimesso alla determinazione del

legislatore o se sia stato definitivamente cancellato.

I controlli statali posso riguardare sia gli atti che gli organi regionali (es. scioglimento anticipato del

Consiglio regionale). Parte Quarta

LE FUNZIONI DELLA REGIONE

A) LE FUNZIONI NORMATIVE

Capitolo Primo

LA POTESTÀ STATUTARIA

1. Gli statuti come fonti espressive per antonomasia dell’autonomia e le differenze al riguardo

esistenti tra Regioni di diritto comune Regioni a regime differenziato.

La potestà statutaria (potere di emanare il proprio statuto) spetta solo alle Regioni ordinarie (più

V.d’A. e Sardegna), mentre gli statuti delle Regioni speciali sono adottati con legge costituzionale.

Con L. cost. n. 2/2001 anche le Regioni speciali con leggi statutarie (approvate con procedimento

aggravato) possono modificare la propria organizzazione (es. forma di governo). Le leggi statutarie

delle Regioni ordinarie devono essere solo in armonia con la Costituzione, mentre quelle delle

Regioni speciali devono inoltre rispettare i «principi dell’ordinamento della Repubblica».

Tutto ciò comporta uno squilibrio di norme più favorevoli alle Regioni ordinarie rispetto a quelle

speciali, contrariamente a quanto inizialmente voluto dal legislatore costituzionale.

2. La natura giuridica dello statuto.

Si dibatte sulla natura giuridica dello statuto (delle Regioni ordinarie) stante che questo veniva

approvato per legge (attività di controllo) senza modificare il testo originario deliberato dal

Consiglio regionale (l’esito negativo del controllo ha come effetto il rinvio al Consiglio per una

nuova deliberazione entro 120 gg). Alcuni sostengono si tratti di un atto complesso derivante

dall’incontro delle volontà regionale (deliberazione) e delle Camere (approvazione).

Questa ipotesi fotografa ciò che è avvenuto nel 1971 quando vennero approvati i primi statuti ove

l’organo camerale di controllo “suggeriva” taluni emendamenti allo statuto al fine di non ritardare

eccessivamente l’approvazione dello statuto stesso.

Adesso con l’abolizione di questo passaggio parlamentare (ad opera della L. Cost. n. 1/1999) lo

statuto è a tutti gli effetti «legge regionale» (sui generis).

3. Il procedimento di formazione delle «leggi statutarie» ed il controllo sopra di esse.

La procedura di formazione delle leggi statutarie può considerarsi «paracostituzionale» in quanto

Pag. 16

molto simile alla procedura di approvazione delle leggi costituzionali: doppia delibera consiliare a

distanza di non meno di due mesi a maggioranza assoluta dei componenti. È ammessa la pronunzia

referendaria (qualunque sia stata la maggioranza di approvazione dello statuto) se entro tre mesi

dalla pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori o un quinto del Consiglio

regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla

maggioranza dei voti validi.

Nelle Regioni speciali è sufficiente una sola delibera consiliare con la maggioranza assoluta. In caso

di maggioranza qualificata (due terzi) il referendum può aver luogo ma con un quorum di

richiedenti più elevato.

Il Governo può ricorrere alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla pubblicazione.

Poiché la pubblicazione della legge statutaria avviene due volte (finalità di notizia: per dar modo

agli aventi diritto di richiedere il referendum – finalità di efficacia: affinché lo statuto produca i sui

effetti) il termine per il Governo inizia dal primo dei due.

4. I contenuti degli statuti.

Oggetto della disciplina statutaria è la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione

e funzionamento (prima del 1999 era l’organizzazione interna della Regione), nonché iniziativa e

pubblicazione di leggi e regolamenti oltre a referendum su leggi e provvedimenti amministrativi.

Ugualmente oggi come ante 1999 è pacifico che la Regione potesse disciplinare la propria forma di

governo e propria forma di Regione (insieme delle relazioni tra gli elementi costitutivi dell’ente

nonché tra la Regione e gli enti infra/ultra regionali).

Anzi il nuovo art. 123 Cost. parrebbe più limitato in quanto lo statuto dovrebbe contenere solo i

principi e non anche le regole che a questo punto sarebbero di competenza delle leggi (separazione

delle competenze tra statuto e leggi). In ogni caso non si ritengono criticabili quegli statuti che oltre

ai principi si spingano nel dettaglio prevedendo anche le regole.

In relazione alla possibilità che gli statuti abbiano la possibilità di scegliere la propria forma di

governo è da notare che la Costituzione è meno rigida che in passato (es. il Presidente è eletto a

suffragio universale e diretto salvo diversa disposizione statutaria) ma imponendo determinate

conseguenze in base alle scelte effettuate.

La disciplina elettorale, parte fondamentale della forma di governo, è parzialmente sottratta alla

determinazione statutaria ed affidata al tandem leggi statali e regionali (potestà ripartita).

Per coerenza tra forma di governo e forma di Regione, lo statuto dovrebbe contenere la disciplina

anche della forma di Regione.

Oltre ai contenuti necessari gli statuti possono a pieno diritto dotarsi dei contenuti ulteriori o

eventuali (es. regole sui rapporti tra apparato e comunità regionale, rapporti con gli enti

infraregionali, nonché la programmazione, ecc.), anche se il legislatore statutario si è fatto prendere

troppo la mano prevedendo una moltitudine di norme programmatiche interferendo con le leggi-

quadro statali. La dottrina le ha ritenute illegittime nonostante la generalità e vaghezza di queste

previsioni statutarie programmatiche. Pag. 17


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti di Diritto Regionale e degli Enti Locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto delle Regioni e degli Enti Locali, Rolla . Gli argomenti sono: formazione e natura giuridica delle Regioni, l'organizzazione della Regione, il Consiglio regionale, gruppi consiliari e le Commissioni permanenti, partecipazion delle Regioni ad attività dello Stato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e degli enti locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Cavalieri Paolo.

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