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Riassunto esame Diritto commerciale parte 2 (diritto delle società)

Riassunto per l'esame di Diritto commerciale parte 2 (diritto delle società) basato sullo studio del testo Diritto commerciale 2 di G.F. Campobasso.
Riassunto in formato Word di 149 pagine. Università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto commerciale docente Prof. m. ricolfi

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Organo di controllo; con funzione di controllo sull’amministrazione

- della società.

Per quanto riguarda l’amministrazione ed il controllo della società, il codice

civile del 1942 prevedeva un unico sistema (c.d. sistema tradizionale)

basato sulla presenza di due organi di nomina assembleare, ovvero l’organo

amministrativo ed il collegio sindacale.

La riforma del 2003 ha poi introdotto altri due sistemi tra i quali la società può

scegliere con espressa previsione statuaria.

Il sistema dualistico, caratterizzato dalla presenza di un organo di

sorveglianza ed un consiglio di gestione, ed il sistema monistico, che

prevede la presenza di un consiglio di amministrazione e di un comitato per il

controllo sulla gestione.

Il delineato assetto organizzativo, in tutte e tre le forme, tende ad assicurare

l’ordinato e regolare funzionamento della società.

L’assemblea;

è l’organo composto dalle persone dei soci. La sua funzione è quella di

formare la volontà della società nelle materie riservate alla sua competenza

dalla leggo o dallo statuto.

È un organo collegiale che decide secondo il principio maggioritario, in

(maggioranza di capitale)

quanto la volontà espressa dai soci in assemblea vale

come volontà dell’intera società.

A seconda dell’oggetto delle deliberazioni, l’assemblea si distingue in:

Assemblea ordinaria; le competenze, se si adotta il sistema

- tradizionale / monistico, sono tutte quelle che non rientrano nella sfera di

quelle della straordinaria, tra cui approvare il bilancio, nominar e revoca

gli amministratori, determinare il compenso degli amministratori e dei

sindaci, deliberare sulla loro responsabilità, deliberare sugli oggetti per

legge attribuiti all’assemblea e approvare l’eventuale regolamento dei

lavori assembleari (art. 2364 c.1).

Assemblea straordinaria; delibera sulle modificazioni dello statuto,

- sulla nomina / sostituzione / poteri dei liquidatori e su ogni altra materie

che le viene espressamente attribuita per legge (art. 2365 c.1).

L’attuale disciplina ha anche introdotto la possibilità che, tramite previsione

statuaria, l’assemblea straordinaria possa delegare all’organo amministrativo

alcune delle sue competenze esclusive (ad esempio l’istituzione di sedi

secondarie, la fusione tra società controllante e controllata, l’indicazione degli

amministratori con rappresentanza ecc.).

Diversi sono poi i quorum deliberativi richiesti per le due assemblee.

È poi prevista anche una seconda convocazione assembleare con quorum

inferiori, mentre le convocazioni successive devono essere possibili secondo

quanto scritto nello statuto (art. 2369 c.6).

L’assemblea è unica e generale se la società ha emesso solo azioni ordinarie.

Quando invece sono state emesse diverse categorie di azioni vi è anche la

presenza di assemblee speciali di categoria, che seguono le norme

dell’assemblea straordinaria se le azioni non sono quotate (art. 2376) o quelle

dell’assemblea degli azionisti di risparmio se quotate (art. 147-bis tuf).

La convocazione dell’assemblea è decisa dall’organo amministrativo che

può disporla ogni qualvolta lo ritenga opportuno. Se l’organo amministrativo è

un consiglio di amministrazione, è necessaria delibera consiliare (art. 2366

c.1).

La convocazione dell’assemblea è tuttavia obbligatoria in una serie di casi in

cui per legge gli amministratori:

Devono convocare l’assemblea ordinaria almeno una volta all’anno entro

- il termine stabilito dallo statuto che comunque non può essere superiore

a centoventi giorni dalla chiusa di esercizio per consentire l’approvazione

del bilancio (art. 2364 c.2).

Devono convocare senza ritardo l’assemblea quando ne sia fatta

- richiesta da tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale

sociale o la minor percentuale prevista dallo statuto e nella domano siano

soci

indicati gli argomenti da trattare (quindi quando viene richiesta dai

di minoranza).

Nelle società quotate i soci che rappresentano almeno un quarantesimo del

capitale hanno inoltre il diritto di chiedere l’integrazione dell’ordine del

giorno di un’assemblea già convocata o presentare proposte di

deliberazione su materie già all’ordine del giorno (art. 126-bis tuf).

La convocazione dell’assemblea deve poi essere disposta dal collegio

sindacale:

Quando è obbligatoria e gli amministratori non vi hanno provveduto (art.

- 2406).

Quando vengono a mancare tutti gli amministratori / l’amministratore

- unico (art. 2386).

Quando nell’espletamento dei suoi incarichi ravvisi fatti censurabili di

- rilevante gravità e vi sia dunque necessario provvedere (art. 2406 c.2).

Nelle società quotate il potere di convocare l’assemblea può essere attribuito

anche a solo due membri effettivi del collegio sindacale (art. 151 tuf).

Il luogo di convocazione dev’essere il comune dove la società ha sede, se

non diversamente disposto dallo statuto (art. 2363).

Le formalità per la convocazione sono differenziate a seconda che la società

faccia o meno ricorso al mercato del capitale di rischio:

Nelle società non quotate; la convocazione è disposta mediante avviso

- da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica almeno quindici

giorni prima della data fissata. Questa modalità può essere sostituita sia

dalla pubblicazione su un quotidiani indicato dallo statuto, sia mediante

avviso comunicato ai soci almeno otto giorni prima con raccomandata

a/r, fax..

Nelle società quotate; l’avviso di convocazione deve essere pubblicato

- almeno trenta giorni prima della data dell’assemblea sul sito internet

delle società nonché con altre forme e altri termini fissati dalla Consob.

L’avviso deve contenere il giorno, l’ora e il luogo, nonché l’elenco delle

materie da trattare.

Nello stesso avviso può anche essere stabilito il giorno della seconda

convocazione, che però non può avvenire nel medesimo giorno.

L’ordine del giorno delimita le competenze di quell’assemblea nelle diverse

convocazioni ed impedisce che si possa deliberare su argomenti ulteriori e

diversi.

Sono tuttavia consentite le delibere strettamente consequenziali ed

accessorie rispetto a quelle poste all’ordine del giorno. (ad esempio se

l’ordine del giorno prevede la revoca degli amministratori, l’assemblea può

deliberare anche sulla nomina dei nuovi)

Pur in assenza di convocazione, l’assemblea è regolarmente costituita quando

è rappresentato l’intero capitale sociale e partecipa la maggioranza dei

componenti dell’organo amministrativo e di quello di controllo, nonché il

rappresentante comunque degli azionisti di risparmio e degli obbligazionisti. È

questa la c.d. assemblea totalitaria (ma la sua competenza è instabile e

precaria).

Agli assenti si deve dare tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte

(art. 2366 c.4 e 5).

La validità delle deliberazioni;

per essere approvate le deliberazioni devono conseguire il voto favorevole

della maggioranza dei soci prevista dalla legge o dallo statuto (art. 2377

c.1).

La disciplina dei quorum assembleari è un complesso sistema di regole che

vuole bilanciare due obiettivi di fondo:

1) Agevolare la capacità decisionale dell’assemblea.

2) Tutelare adeguatamente le minoranze e consentire loro di poter

partecipare alle decisioni che riguardano e vincolano tutti i soci.

Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere

rappresentata in assemblea perché questa sia regolarmente costituita e possa

iniziare i lavori.

Si definisce invece quorum deliberativo la parte del capitale sociale che si

deve esprimere a favore di una determinata deliberazione perché questa sia

approvata.

Secondo l’art. 2368 c.3, nel computo del quorum non si tiene conto delle

azioni senza diritto di voto, mentre vengono prese in considerazione, ma solo

per il quorum costitutivo, le azioni con voto occasionalmente sospeso (ad

esempio a causa di un conflitto d’interessi).

Coloro che invece si astengono dal voto per ragioni diverse dal conflitto

d’interessi si calcolano comunque per quorum deliberativo, contribuendo ad

alzarlo.

Si tiene altresì conto, sia per il costitutivo che per il deliberativo, dei soci che

hanno maggiorazioni di voto o che hanno azioni a voto plurimo (art. 127-

quinquies c.8 tuf).

Il quorum nell’assemblea ordinaria;

l’assemblea ordinaria in prima convocazione è regolarmente costituita

quando è rappresentata almeno la metà del capitale sociale con diritto di voto.

Esse delibera poi con voto favorevole della metà più una delle azioni che hanno

preso parte alla votazione.

Nessun quorum costitutivo è necessario in seconda convocazione e le

delibere sono approvate con voto favorevole della maggioranza delle azioni che

hanno preso parte alla votazione.

Il quorum dell’assemblea straordinaria;

non fa ricorso al mercato del capitale di rischio,

Se la società in prima

convocazione non è richiesto un quorum costitutivo e per quanto riguarda le

deliberazioni è necessario il voto favorevole di tanti soci che rappresentano più

della metà del capitale sociale, mentre in seconda convocazione è necessaria

la presenza di oltre un terzo del capitale sociale e si delibera con il voto

favorevole di almeno due terzi del capitale sociale (art. 2369 c.3).

fa ricorso al mercato del capitale di rischio,

Se la società il quorum costitutivo è

almeno la metà del capitale sociale in prima convocazione e più di un terzo in

seconda, mentre quello deliberativo è sempre uguale e necessita di almeno i

due terzi del capitale sociale rappresentato in assemblea (artt. 2368 c.2,

2369 c.3 e 126 tuf).

Lo statuto può modificare solo in aumento le maggioranze previste per i

quorum e può anche prevedere convocazioni successive (terza, quarta, ecc.)

alle quali si applicano le norme della seconda convocazione.

Restano salve anche le disposizioni di legge o dello statuto che richiedono

maggioranze più elevate per l’approvazione di talune deliberazioni (art.

2369 c.1).

Non manca infine la possibilità che la legislazione speciale deroghi alla

disciplina generale.

Lo svolgimento dell’assemblea;

l’assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o in mancanza da

quella eletta con il voto della maggioranza dei presenti.

Il presidente è poi assistito da un segretario designato nello stesso modo, e

la sua funzione è quella di dirigere i lavori dell’assemblea, assicurandosi che

svolga in modo ordinato e nel rispetto delle norme che regolano l’attività,

nonché nel rispetto dell’eventuale regolamento di assemblea.

Il presidente ha anche ampi poteri ordinatori e decisionali, direttamente a

lui attribuiti dalla legge.

Il presidente può anche impedire la partecipazione all’assemblea di soggetti

non legittimati ed anche impedire loro di votare se non aventi diritto per

farlo.

Inoltre, possono venirgli attribuiti direttamente dall’assemblea stessa dei

poteri derivati.

Ogni votante ha diritto di prendere parte alla discussione, purché l’esercizio di

tale diritto non degeneri in comportamenti ostruzionistici.

Ai soci intervenuti è anche riconosciuto il diritto di chiedere il rinvio

dell’assemblea, ma non oltre cinque giorni, se non sono sufficientemente

informati sugli argomenti posti in discussione.

Anche se non è stabilito da nessuna norma, si desume comunque un generale

diritto di informazione sugli affari sociali oggetto di discussione. Per

agevolare ciò, col tempo si è sviluppata la prassi, poi diventata obbligatoria,

che gli amministratori forniscano specifici documenti informativi e/o

relazioni illustrate prima che l’assemblea abbia luogo.

Il modo con cui procedere alla votazione può essere liberamente stabilito di

volta in volta.

Sono tuttavia vietate le votazioni a scrutinio segreto in quanto è necessaria

una palese manifestazione del voto.

Le delibere assembleari devono constare da verbale, sottoscritto dal

presidente, dal segretario o da un notaio, verbale che va poi trascritto

nell’apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea tenuto

dagli amministratori (art. 2421 c.3).

Il verbale deve indicare la data dell’assemblea, l’identità dei partecipanti e il

capitale da loro rappresentato, le modalità e il risultato delle votazioni ed

anche l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti (art. 2375

c.1).

Il diritto di intervento;

Possono intervenire in assemblea tutti coloro ai quali spetta il diritto di voto

(art. 2370 c.1).

Il diritto di intervento non compete agli azionisti senza diritto di voto, eccezion

fatta per il socio che ha dato le proprie azioni in pegno o in usufrutto (art.

2352 c.6).

Partecipano inoltre i componenti degli organi amministrativi e di controllo, i

rappresentanti comuni degli azionisti di risparmio, degli obbligazionisti e dei

titolari di strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico affare.

Le modalità di accertamento del diritto dei soci di intervenire in assemblea

sono diverse a seconda che le società non quotata o quotata.

Nelle prime, la condizione che legittima ad intervenire deve sussistere nel

giorno stesso dell’adunanza e va dimostrata mediante l’esibizione all’ingresso

del certificato azionario.

Nelle società quotate vi sono misure più rigide. La legittimazione ad intervenire

si determina in modo immodificabile con riferimento alla situazione esistente il

sistema della data di

settimo giorno feriale precedente l’adunanza (c.d.

registrazione).

Se permesso dallo statuto, si può partecipare e votare in assemblea mediante

via telematica o per corrispondenza (art. 2370 c.4).

La rappresentanza in assemblea;

gli azionisti possono partecipare all’assemblea a mezzo di rappresentante.

Questo è regolato dall’art. 2372 c.c. e da alcune norme speciali del tuf (artt.

135-144 tuf).

La rappresentanza in assemblea consente la partecipazione indiretta dei piccoli

azionisti alla vita sociale e agevola il raggiungimento delle maggioranze

assembleari nelle società con diffuso astensionismo dei soci.

Per evitare che questo istituto porti ad abusi sono state introdotte una serie di

limitazioni volte ad ostacolare la raccolta delle deleghe.

La delega deve essere conferita per iscritto e i relativi documenti devono

essere conservati dalla società. non può avere il nome del rappresentante in

bianco e bisogna indicare anche la persona che viene sostituita. La delega è

sempre e comunque revocabile.

Con la riforma del 2003, una specifica disciplina è stata dettata per le società

quotate in tema di rappresentanza (d.lgs. 27-1-2010 n.27):

È previsto il conferimento della delega anche per via elettronica.

- Se non disposto diversamente dallo statuto, la società è tenuta a

- designare per ciascuna assemblea un soggetto al quale gli azionisti

possono conferire senza spese una delega con istruzioni di voto su tutte

o alcune proposte all’ordine del giorno.

Non vi sono limiti quantitativi al cumulo di deleghe da parte di uno stesso

- rappresentante e non vi sono divieti soggettivi per essere

rappresentante.

Ciò che è inderogabile è la comunicazione da parte del rappresentante al socio

rappresentato di una sua situazione di conflitto d’interessi. In questo caso il

rappresentante non può in alcun modo discostarsi dalle istruzioni ricevute

tramite delega.

Nelle società quotate sono previsti due sistemi volti ad agevolare la raccolta

delle deleghe:

La sollecitazione; è la richiesta di conferimento di deleghe di voto

- rivolta ad uno o più soggetti a più di duecento azionisti su specifiche

proposte di voto, ovvero accompagnata da raccomandazioni e altre

indicazioni idonee a influenzare il voto (art. 136 tuf).

La sollecitazione va effettuata nel rispetto di rigide regole di trasparenza

e di modalità stabilite dalla Consob. In caso di violazione, la sollecitazione

è sospesa. La delega in questi casi può essere conferita solo per singole

assemblee già convocate.

La raccolta delle deleghe; è la richiesta di conferimento di deleghe di

- voto effettuata dalle associazioni di azionisti nei confronti dei propri

associati. Si vuole così agevolare l’esercizio indiretto del voto da parte di

piccoli azionisti già organizzati in associazioni per la difesa dei comuni

interessi. (le associazioni fra azionisti sono consentite e regolate dall’art.

141 tuf).

Come visto, l’esercizio del diritto di voto fa si che il socio concorra alla

formazione della volontà sociale in proporzione al numero di azioni possedute

(art. 2351), ed è un esercizio rimesso all’apprezzamento discrezionale del

socio.

Il socio può votare come preferisce purché non venga arrecato un danno alla

società.

Infatti, le deliberazioni assembleari regolarmente adottate sono annullabili

solo se ispirate ad interessi extrasociali che possono recare un danno, anche

solo potenziale, alla società.

Tutto ciò si desume con chiarezza dalla disciplina del conflitto d’interessi

dettata dall’art. 2373.

Versa in conflitto d’interessi chi una determinata delibera ha, per conto proprio

o altrui, un interesse personale contrastante con quello della società.

Per rendere questi voti impugnabili ed annullabili è necessario che ricorrano

due condizioni: (prova

Che il voto del socio in conflitto d’interessi sia stato determinante

- di resistenza). (danno potenziale).

Che la delibera possa danneggiare la società

-

Nulla impedisce però al socio di perseguire un proprio interesse personale,

purché ciò non avvenga a discapito del patrimonio sociale.

Due ipotesi tipiche di conflitto d’interessi sono poi previste dall’art. 2372

c.2:

1) Vieta ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la

loro responsabilità.

2) Vieta, nel sistema dualistico, ai soci componenti del consiglio di gestione

di votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, revoca o

responsabilità dei membri del consiglio di sorveglianza. Questo è un caso

in cui il conflitto è certo e il pericolo di danno è evidente.

La disciplina del conflitto d’interessi consente di reprimere gli abusi della

maggioranza a danno del patrimonio sociale ma anche a danno dei soci di

minoranza.

Nei casi di danno ai soci di minoranza non è però invocabile la disciplina del

conflitto d’interessi, ma la dottrina prevalente tende ad applicare in materia il

principio di corretta e di buona fede nell’attuazione del contratto (art.

1375). Si arriva così ad affermare l’annullabilità della delibera quando la stessa

è solo ispirata al danneggiamento di singoli soci di minoranza.

Si arriva al medesimo risultato anche invocando l’abuso del diritto di voto,

anche se rari sono i casi di annullabilità per abuso del diritto di voto essendo

molto difficile da provare.

Identici principi valgono anche quando è la minoranza ad abusare del

diritto di voto o degli altri diritti ad essa riconosciuti.

In questi casi è previsto il risarcimento dei danni nonché l’annullamento del

voto nei casi in cui il voto della minoranza è in grado di bloccare le decisioni

della maggioranza.

I sindacati di voto;

(patti parasociali)

Si tratta di accordi con i quali alcuni soci si impegnano a

concordare preventivamente il modo in cui votare in assemblea.

Possono avere carattere occasionale o permanente e, in questo secondo caso,

possono essere a tempo determinato o indeterminato. Possono inoltre

riguardare tutte le delibere assembleari o solo quelle di un determinato tipo.

Il modo in cui votare viene deciso all’unanimità o a maggioranza dei soci

sindacati.

Infine, il voto viene esercitato in assemblea direttamente dai soci sindacati

oppure tramite delega da questi rilasciata ad un comune rappresentante.

I sindacati di voto permetto di dare un indirizzo unitario all’azione dei soci

sindacati e consente di dare stabilità di indirizzo alla condotta della società.

Si tratta comunque di un fenomeno che ha pericoli evidenti.

Infatti, con i sindacati di voto formalmente nulla cambia nel funzionamento

dell’assemblea, ma sostanzialmente invece il procedimento assembleare può

essere più o meno gravemente alterato a seconda di come il sindacato è

strutturato.

Alcuni aspetti di questa disciplina:

Irrilevanza per la società; i sindacati di voto sono produttivi di effetti

- solo fra le parti e non nei confronti della società. La loro presenza può

riflettersi sulla validità delle delibere solo quando uno o più soci sindacati

versino in conflitto d’interessi con la società.

Validità tra le parti; l’impegno assunto fra le parti del sindacato è

- giuridicamente vincolante ed espone al risarcimento dei danni nei

confronti degli altri soci sindacati se il voto espresso in assemblea è

diverso da quello preventivamente concordato? In passato in caso di voto

diverso rispetto a quello preventivamente concordato, il voto era nullo.

Oggi questa non è più previsto.

Reali centri di potere; altro problema è quello dell’esatta

- individuazione dei centri di potere del sindacato, in quanto i sindacati

possono porre un problema di trasparenza nelle situazioni che essi

concorrono a determinare.

Di questi e altri problemi relativi ai sindacati se n’è occupata la riforma del

2003, introducendo una disciplina, differenziata tra società quotate e società

non quotate, basata su due profili;

Regolare la durata dei sindacati di voto.

- Assicurare adeguata pubblicità agli accordi da questi preventivamente

- presi.

Nelle società non quotate l’art. 2341-bis regola i sindacati di voto, i

sindacati di blocco (patti stipulati al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il

governo della società) e i sindacati di gestione o di controllo (patti per

l’esercizio anche congiunto di influenza dominante).

Nelle società quotate, e nelle società che le controllano, oltre questi tipi di

patti, vengono regolati anche i patti per l’acquisto concentrato di azioni, i patti

volti a favorire o contrastare un’opa e i patti di semplice consultazione (art.

122 tuf).

Di tali accordi la legge disciplina:

Forma; possono essere stipulati in qualsiasi forma.

- Durata; se sono a tempo determinato, il limite è di cinque anni nelle non

- quotate e di tre anni nelle quotate. Se sono a tempo indeterminato

ciascun contraente può recedere in qualsiasi momento salvo un

preavviso di centottanta giorni nelle non quotate e di sei mesi nelle

quotate. Secondo l’art. 2341-bis c.3 i limiti di durata non valgono per i

patti strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione e nello

scambio di beni o servizi.

Pubblicità; la pubblicità è prevista solo per le società con azionario

- diffuso. Nelle non quotate devono essere comunicati alla società e

dichiarati in apertura ad ogni assemblea con dichiarazione che va

trascritta nel verbale e depositata nel registro delle imprese (art. 2341-

ter). Nelle società quotate entro cinque giorni dalla loro stipulazione

vanno comunicati alla Consob e alla società, nonché pubblicati sulla

stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese secondo

modalità stabilite dalla Consob. (artt. 122, 127 e 131 tuf).

Le violazioni di tali regole comporta pesanti sanzioni amministrative

pecuniarie e la nullità dei patti che, scaduto il termine, non potranno più

essere sanati.

Le deliberazioni invalide;

l’invalidità delle delibere assembleari può essere determinata dalla violazione

delle norme che regolano il procedimento assembleare o da vizi che riguardano

il contenuto della delibera.

Anche le deliberazioni assembleari opera la tradizionale distinzione fra nullità

ed annullabilità propria della disciplina contrattuale, ma le cause di nullità e

annullabilità delle delibere assembleari e la relativa disciplina vengono però

delineate in modo autonomo e parzialmente diverso rispetto all’invalidità

negoziale.

Bisogna fare distinzione fra la disciplina del codice del 1942 e quella successiva

alla riforma del 2003.

Prima della riforma del 2003, l’annullabilità delle delibere assembleari era

la regola generale sempre e soltanto per i vizi di procedimento, mentre la vera

e propria nullità operava come eccezione solo per le delibere aventi oggetto

impossibile o illecito.

Questo era però il diritto scritto nelle pagine del codice, previsioni diverse

erano quelle del diritto vivente, in quanto la giurisprudenza criticava

fortemente questa impostazione.

Infatti erano state introdotte le c.d. delibere inesistenti, ovvero delibere che

presentavano vizi di procedimento talmente gravi da precludere la possibilità

stessa di qualificare l’atto come delibera assembleare. La sanzione per queste

nullità radicale.

delibere era la

L’introduzione di questa terza categoria però, essendo non sempre facilmente

individuabile, aveva creato un sistema giurisprudenziale in cui l’incertezza

regnava sovrana.

Dopo la riforma del 2003; per porre fine a questo sistema così incerta ed

eliminare questa terza categoria di invalidità è stata introdotta una disciplina

ben più complessa ed articolata.

La disciplina si limita a differenziare le delibere annullabili da quelle nulle.

Le delibere annullabili (artt. 2377-2378) sono “tutte le deliberazioni che

non sono prese in conformità della legge o dello statuto”.

Possono dar vita ad annullabilità:

La partecipazione all’assemblea di persone non legittimate, ma solo se

- tale partecipazione sia stata determinante per la regolare costituzione

dell’assemblea.

L’invalidità dei singoli voti o il loro errato conteggio, ma solo se

- determinanti per il raggiungimento della maggioranza.

L’incompletezza o inesattezza del verbale, ma solo quando impediscono

- l’accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della delibera.

L’impugnativa può essere proposta solo dai soggetti espressamente aventi

diritto, ovvero i soci assenti, dissenzienti o astenuti, gli amministratori, il

consiglio di osservanza, il collegio sindacale e infine il rappresentante comune

degli azionisti di risparmio.

Legittimati all’impugnativa sono quindi solo i soci azionisti con diritto di voto

che rappresentano, anche congiuntamente, una determinata percentuale del

(uno per mille cinque per cento

capitale sociale nelle quotate, nelle altre).

tassativamente previsti dalla legge

In alcuni casi l’impugnativa può essere

proposta dalla Consob, dalla Banca d’Italia o dall’Ivass.

Ai soci non legittimati è concesso però chiedere il risarcimento dei danni loro

cagionati dalla non conformità della delibera alla legge o allo statuto (art.

2377 c.3).

Il termine per l’impugnativa o per l’azione di risarcimento è di novanta giorni

dalla data della delibera o della sua eventuale iscrizione / deposito nel registro

delle imprese.

L’azione di annullamento è proposta al tribunale del luogo in cui ha sede la

società e i soci impugnanti devono dimostrare di essere possessori al tempo

dell’impugnazione del prescritto numero di azioni. Se questo dovesse venire

meno, possono chiedere solo il risarcimento.

Il tribunale inoltre può disporrei in ogni momento che i soci opponenti prestino

idonea garanzia per l’eventuale risarcimento dei danni.

Tutte le impugnative relative alla medesima delibera devono essere istruite

congiuntamente e decise con un’unica sentenza.

Il provvedimento di un’eventuale sospensione della delibera e la successiva

sentenza vanno iscritti nel registro delle imprese a cura degli amministratori.

L’annullamento ha effetto per tutti i soci ed obbliga tutti gli amministratori a

prendere conseguenti provvedimenti.

Restano però salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti

compiuti in esecuzione della delibera.

Una delibera annullabile può comunque essere sostituita con altra presa in

conformità della lege o dello statuto tramite modifiche della prima (art. 2378

c.4). La sostituzione ha effetto sanante retroattivo e restano così in vita tutti gli

acquisti effettuati dai terzi, anche se non in buona fede.

Le delibere nulle hanno una autonoma disciplina.

Sono nulle le delibere solo in tre casi espressamente previsti dalla legge

all’art. 2379:

Sono nulle le delibere il cui oggetto è impossibile o illecito (o anche

- quando l’oggetto è lecito ma il suo contenuto illecito -> esempio,

approvazione di un bilancio falso).

Quando vi è mancata convocazione dell’assemblea (art. 2379 c.3 e art.

- 2379-bis c.1).

Quando vi è mancanza del verbale (art. 2379 c.3 e art. 2379-bis c.2).

- chiunque vi abbia interesse

La nullità delle delibere può essere fatta valere da

e può essere rilevata anche di ufficio dal giudice.

La nullità rende inefficace la delibera salvo che questa sia soggetta a

sanatoria retroattiva.

Il termine per impugnarla è di tre anni, mentre non vi è termine di

impugnativa per le delibere che modificano l’oggetto sociale prevedendo

attività illecite o impossibili.

Una specifica disciplina è poi introdotta per le delibere di particolare rilievo,

come l’aumento del capitale sociale, la riduzione del capitale reale o

l’emissione di obbligazioni (art. 2379-ter).

Per tali delibere l’azione di nullità ha un termine di centottanta giorni, termine

che se scaduto da diritto solamente al risarcimento del danno eventualmente

spettante ai soci e ai terzi.

Il sistema attuale per l’invalidità delle delibere non è di certo un sistema facile,

ma è utile per neutralizzare un sistema giurisprudenziale troppo incerto.

CAPITOLO IX - L’AMMINISTRAZIONE

Nel nostro ordinamento, viene utilizzato il c.d. sistema tradizionale, che

prevede la presenza di due organi di nomina assembleare: l’organo

amministrativo e il collegio sindacale.

L’organo amministrativo è un organo con funzioni circoscritte al controllo

sull’amministrazione.

Nelle società per azioni, la società può avere un amministratore unico sia una

consiglio di

pluralità di amministratori, che in tal caso formano il

amministrazione.

Gli amministratori sono l’organo cui è affidata in via esclusiva la gestione

dell’impresa sociale e ad essi spetta compiere tutte le operazioni necessarie

per l’attuazione dell’oggetto sociale (art. 2380).

Si tratta di numerose funzioni di cui sono per legge investiti:

Gli amministratori deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione

- della società che non siano riservati dalla legge all’assemblea (c.d.

potere gestorio).

Gli amministratori hanno la rappresentanza generale della società.

- Hanno quindi il potere di vincolare la società verso l’esterno e quindi

verso i terzi.

Gli amministratori danno impulso all’attività assembleare; la

- convocano, fissano l’ordine del giorno, danno attuazione delle delibere e

le impugnano in caso di violazione.

Gli amministratori devono curare la tenuta dei libri e delle scritture

- contabili della società ed in particolare devono redigere annualmente

il progetto di bilancio da sottoporre all’approvazione dell’assemblea.

Devono inoltre provvedere anche agli adempimenti pubblicitari previsti

dalla legge.

Gli amministratori hanno poi generali doveri di controllo e di

- diligenza professionale nei confronti dei soci per salvaguardare la

società e il patrimonio sociale.

Sono tutte funzioni inderogabili dall’autonomia privata, funzioni che se non

vengono rispettate e adempiute portano gli amministratori ad essere

personalmente responsabili sia civilmente che penalmente per mancata

diligenza.

Gli amministratori rispetto all’assemblea sono in una posizione di formale

autonomia, ma allo stesso tempo sono da questa nominati e da questa essi

sono liberamente revocabili (art. 2383 c.3).

La ripartizione delle competenze tra assemblea e amministratori risulta dal

coordinamento delle due posizioni. carattere delimitato e specifico,

La competenza gestoria dell’assemblea ha in

quanto sussiste solo per gli atti espressamente previsti dalla legge.

carattere generale,

La competenza gestoria degli amministratori ha invece in

quanto sussiste per tutti gli atti di impresa che non sono riservati

all’assemblea.

Gli amministratori hanno quindi ampi poteri decisionali, poteri propri e non

derivati dall’assemblea.

Questi poteri possono essere esercitati in modo autonomo rispetto

all’assemblea, ma comunque gli amministratori non possono eccedere il loro

ambito di poteri.

La loro competenza infatti cessa quando si tratta di iniziative che comportano

una sostanziale modifica, diretta o indiretta, dell’oggetto sociale, essendo

queste decisioni che spettano all’assemblea ordinaria e straordinaria.

La nomina;

I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo, mentre

successivamente la loro nomina compete all’assemblea ordinaria (art. 2383

c.1). È questo un principio inderogabile.

nomina extra-assembleare:

Tuttavia possono esservi due casi di

I possessori di strumenti finanziari, se concesso dallo statuto, possono

- nominare un componente indipendente del consiglio di amministrazione

(art. 2351 c.5).

Poteri speciali di nomina possono poi essere statutariamente previsti a

- favore dello Stato o di altri enti pubblici (art. 2449).

Tramite statuto, possono essere poi stabilite particolari norme per la nomina

da parte dell’assemblea ordinaria (art. 2368 c.1).

Diffusi sono poi i sistemi di votazioni volti a facilitare anche l’ingresso dei

gruppi di minoranza nel consiglio di amministrazione:

Voto di lista; vengono presentate due o più liste di candidati, ogni socio

- può votare per una sola lista ed i posti nel consiglio di amministrazione

sono distribuiti in proporzione ai voti riportati da ciascuna lista secondo

l’ordine di preferenza dei candidati. È un meccanismo di ripartizione per

la rappresentanza proporzionale che assicura posti anche agli azionisti di

minoranza (art. 147-ter tuf).

Quote rosa; da luglio 2012, lo statuto deve prevedere meccanismi di

- nomina del consiglio di amministrazione volti ad assicurare l’equilibrio fra

uomini e donne. Il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un

terzo degli eletti. È una misura comunque temporanea che si applica solo

per tre mandati consecutivi. Sanzioni pesanti e progressive sono previste

in caso di violazione del disposto (artt. 147-ter c.1 e art. 144-

undecies).

Il numero degli amministratori è fissato nello statuto (art. 2380-bis c.4).

Questi possono essere soci o non soci, purché si tratti di persone fisiche ex

art. 2542 c.2.

(in passato si era dibattuto sulla possibilità di introdurre anche persone

giuridiche ma si è data risposta negativa)

Almeno un componente del consiglio di amministrazione deve essere un c.d.

amministratore indipendente in modo da assicurare un’adeguata vigilanza

sugli amministratori delegati. Deve cioè essere in possesso dei requisiti stabiliti

ex art. 148 tuf.

Specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza sono

richiesti da leggi speciali per gli amministratori di società che svolgono

determinate attività (bancaria, assicurativa, ecc.) o possono essere previsti

dallo statuto (art. 2387).

Non possono essere nominati amministratori l’interdetto, l’inabilitato, il fallito

o chi è stato condannato ad una pena che comporta l’interdizione, anche

temporanea, da pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi (art.

2382).

Sono poi previste per legge numerose cause di incompatibilità tra due

cariche. tre esercizi.

La durata della nomina è di un periodo massimo di Essi sono però

rieleggibili.

Esistono anche cause di scadenza anticipata della carica di amministratore:

Revoca da parte dell’assemblea che può essere liberamente deliberata

- in ogni momento, salvo il diritto degli amministratori di chiedere il

risarcimento del danno se sono revocati senza giusta causa (art. 2383

c.3).

Rinuncia da parte dell’amministratore alla carica.

- Decadenza dell’ufficio se sopravviene una delle cause di ineleggibilità.

- Morte dell’amministratore.

-

È preoccupazione costante del legislatore che il verificarsi di una causa di

cessazione della carica possa paralizzare l’attività dell’organo amministrativo.

Così gli effetti della cessazione per scadenza del termine inizieranno solo dal

momento in cui viene ricostituito l’assetto organizzativo (art. 2385 c.2).

In caso di cessazione volontaria invece, l’amministratore deve dare

comunicazione scritta al consiglio, e la sua rinunzia ha effetto immediato se

resta in carica la maggioranza degli amministratori (art. 2385 c.1).

Viene dettata dall’art. 2386 anche una particolare disciplina per la

sostituzione degli amministratori mancanti. Al riguardo vi sono tre diverse

ipotesi:

Se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati

- dall’assemblea, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente

quelli venuti meno (c.d. cooptazione). Deve poi essere convocata

l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori.

Se viene a mancare più della metà degli amministratori nominati

- dall’assemblea non si da luogo alla cooptazione ma dev’essere convocata

l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori.

Se vengono a mancare tutti gli amministratori o l’amministratore unico, il

- collegio sindacale deve convocare con urgenza l’assemblea per la

ricostituzione dell’organo amministrativo.

Sono validamente riconosciute le c.d. clausole simul stabunt, simul cadent

per le quali è prevista la cessazione di tutti gli amministratori e la conseguente

ricostituzione dell’intero organo collegiale da parte dell’assemblea quando

vengono meno taluni amministratori.

La nomina e la cessazione della carica sono soggette a pubblicità tramite

iscrizione nel registro delle imprese. All’iscrizione devono provvedere i nuovi

amministratori entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina (art. 2383

c.4). Stesso termine vale per l’iscrizione della cessazione della carica, che è a

cura del collegio sindacale (art. 2385 c.3).

Il compenso;

gli amministratori hanno diritto ad un compenso per la loro attività (art. 2389).

Tale compenso comprende una remunerazione fissa, una quota variabile in

base al raggiungimento di determinati obiettivi, dei trattamenti speciali e dei

benefici in natura.

Il compenso inoltre può consistere nel diritto di partecipare agli utili della

società o di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione

stock options).

(c.d.

Il compenso o è determinato dallo statuto o in sede di assemblea ordinaria

all’atto della nomina dell’amministratore (art. 2364 e art. 2389).

Per “particolari cariche in conformità dello statuto” il compenso è invece

stabilito dallo stesso consiglio di amministrazione (art. 2389 c.3).

Questo assetto organizzativo però non ha assicurato un adeguato controllo e

un’adeguata trasparenza, soprattutto in caso di compensi sproporzionati.

Da qui l’introduzione di una serie di rimedi:

Stabilire un importo complessivo massimo.

- Approvare l’importo del compenso in assemblea ordinaria.

- Effettuare annualmente una relazione sulle remunerazioni che deve

- indicare la politica societaria in materia di compensi e i compensi che

sono spettanti a ciascun amministratore.

Il consiglio di amministrazione;

quando l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il

consiglio di amministrazione, retto da un presidente scelto dallo stesso

consiglio, fra i suoi membri, o dall’assemblea (art. 2380-bis c.5).

All’interno del consiglio, l’attività deliberativa è esercitata congiuntamente,

sia per quanto riguarda il compimento di atti di gestione, sia per le altre

attribuzioni proprie degli amministratori.

Le relative decisioni vengono adottate a maggioranza in apposite riunioni

tenute osservando precise regole procedimentali, alle quali devono assistere i

sindaci.

È invece una funzione individuale quella della rappresentanza della società,

che viene affidata agli amministratori indicati nell’atto costitutivo o scelti

dall’assemblea all’atto della nomina. Se più sono gli amministratori ai quali è

stata affidata la rappresentanza, questa può essere esercitata in modo

disgiunto o in modo congiunto.

Infinte, l’attività di vigilanza spetta sia al consiglio in modo collegiale che ai

singoli amministratori in modo individuale (art. 2392 c.5).

Ogni amministratore può esaminare e controllare i documenti sociali, compiere

atti di ispezione nonché chiedere informazioni relative alla gestione della

società.

Se un amministratore durante l’attività di vigilanza accerta un’irregolarità,

deve sollecitare la riunione del consiglio.

Dopo la riforma del 2003 è stata integrata e modificata la disciplina delle

delibere consiliari.

Se lo statuto non prevede diversamente, il consiglio è convocato dal

presidente dello stesso, il quale fissa l’ordine del giorno, coordina i lavori e

provvede affinché tutti gli amministratori siano informati in modo adeguato

sulle materie iscritte all’ordine del giorno (art. 2381 c.1).

Per la validità delle deliberazioni è necessaria la presenza della maggioranza

degli amministratori in carica, salvo che lo statuto non richieda un quorum

costitutivo più elevato.

Sono ammesse le riunioni mediante mezzi di telecomunicazione, ma non è

invece ammesso il voto per rappresentanza (art. 2388 c.1).

Le deliberazioni sono approvate se riportano il voto favorevole della

maggioranza assoluta dei presenti, se lo statuto non stabilisce diversamente.

Per quanto riguarda la verbalizzazione delle delibere consiliari nulla è

disposto in via generale, salvo che il verbale deve essere redatto per atto

pubblico nei casi di delibera per delega su materie di competenza assembleare

(art. 2365 c.2).

È comunque sempre prevista la tenuta di un apposito libro delle adunanze e

delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, dal quale devono

risultare le delibere adottate (art. 2421 c.4).

La riforma del 2003 ha anche radicalmente modificato la disciplina

dell’invalidità delle deliberazioni del consiglio di amministrazione.

Sono infatti previste molte ipotesi di delibera annullabile, mentre non viene

contemplata la nullità.

L’art 2388 c.4 prevede infatti che possono essere impugnate tutte le delibere

del consiglio che non sono prese in conformità della legge o dello statuto.

L’impugnativa può essere proposta dagli amministratori assenti o dissenzienti

e dal collegio sindacale (ma non dai soci) entro novanta giorni dalla data della

deliberazione.

I soci però possono agire giudizialmente per far annullare la delibera quando

questa leda direttamente un loro diritto soggettivo.

L’annullamento della delibera non pregiudica i diritti acquistato dai terzi in

buona fede in esecuzione della delibera stessa (art. 2388 c.5).

Gli interessi degli amministratori;

All’art. 2391 è stabilito che l’amministratore che in una determinata

non

operazione ha, per contro proprio o di un terzo, un interesse

necessariamente in conflitto con quello della società:

Deve darne notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale

- precisandone “la natura, i termini, l’origine e la portata”.

Se si tratta di amministratore delegato, deve inoltre astenersi dal

- compiere l’operazione investendo della stessa l’organo collegiale

competente.

In entrambi i casi il consiglio di amministrazione deve adeguatamente

- motivare le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione.

Quindi, il singolo amministratore verso il consiglio ha obblighi di trasparenza ed

eventuale astensione, mentre il consiglio ha obbligo di motivazione per le

decisioni prese.

La delibera qualora possa recare un danno, anche solo potenziale, alla società

impugnabile

è quando l’amministratore interessato ha votato ed il suo voto è

stato determinante e anche quando sono stati violati gli obblighi di

trasparenza, astensione e motivazione.

L’impugnativa può essere proposta entro novanta giorni dalla data della

delibera.

Analoghi obblighi e responsabilità sono previsti se la società è gestita da un

amministratore unico; questi deve dare notizia preventiva degli interessi che

ha in una determinata operazione al collegio sindacale ed anche alla prima

assemblea utile. Deve inoltre adempiere l’obbligo di motivazione.

conflitto d’interessi

I contratti conclusi dall’amministratore unico in sono

annullabili su richiesta della società (art. 1394), salvo la buona fede del terzo

contraente.

L’amministratore che viola tali obblighi risponde delle perdite che possono

essere derivate alla società dalla sua azione od omissione.

Inoltre, risponde anche dei danni che sono derivati alla società dall’utilizzazione

a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi

nell’esercizio del suo incarico (art. 2391 c.5).

Con l’introduzione dell’art. 2391-bis sono state imposte maggiori cautele alle

società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio per quanto riguarda

le operazioni con parti correlate, vale a dire operazioni aventi come

controparte soggetti particolarmente vicini alla società e perciò più a rischio di

essere decise in conflitto d’interessi.

Queste operazioni vengono regolate dalla Consob, la quale impone obblighi di

trasparenza oltre che la correttezza delle decisioni prese.

La Consob ha infatti delineato un procedimento da rispettare in merito al

compimento di queste operazioni (reg. 12-3-2010, n. 17221), che si basa

parere motivato

principalmente sull’obbligo di ricevere un prima del

compimento dell’operazione da parte di amministratori non esecutivi, non

correlati e per lo più indipendenti.

Più le operazioni sono di maggior rilevanza, più saranno necessarie regole

speciali e rigorose.

Il comitato esecutivo;

si tratta di un organo, composto da uno o più amministratori delegati, al quale

il consiglio di amministrazione può delegare le proprie attribuzioni (art. 2381

c.2). “mini consiglio”,

Il comitato esecutivo, c.d. è anch’esso un organo collegiale.

Le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali devono assistere i sindaci, e

le relative deliberazioni devono risultare da un apposito libro delle adunanze e

delle deliberazioni.

I suoi poteri sono attribuitigli dallo statuto e sono simili a quelli del consiglio di

amministrazione.

Gli amministratori delegati, uno o più, sono invece organi unipersonali ai

quali di regola viene affidata la rappresentanza della società tramite delega.

La designazione dei membri del comitato esecutivo e degli amministratori

delegati è fatta dallo stesso consiglio di amministrazione.

All’art. 2381 c.4 vengono elencate le materie che non possono essere di

materie di decisione strategica):

competenza del comitato esecutivo (c.d.

Redazione del bilancio di esercizio.

- Facoltà di aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni

- convertibili per delega.

Adempimenti posti a carico degli amministratori in caso di riduzione

- obbligatoria del capitale sociale per perdite.

Redazione del progetto di fusione o di scissione.

-

La delega attribuita al comitato esecutivo non spoglia in consiglio di

amministrazione delle sue competenze, bensì determina una competenza

concorrente dei due organi. posizione sovraordinata

Il consiglio di amministrazione resta comunque in

rispetto al comitato.

Può infatti revocare in ogni momento sia la delega sia i delegati ed impartire

loro direttive che sono tenuti a rispettare (art. 2381 c.3).

Tra i doveri degli organi delegati:

Curare che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della

- società sia adeguato alla natura delle dimensioni dell’impresa.

Riferire periodicamente al consiglio di amministrazione e ad al collegio

- sindacale sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile

evoluzione, nonché sulle operazioni di maggior rilievo effettuate anche

dalle società non controllate (art. 2381 c.5).

Nel contempo, tutti gli amministratori devono agire informati e chiedere agli

organi delegati informazioni relative alla gestione della società (art. 2381 c.6)

-> da legge insieme all’art. 2392

Sono dunque presenti tutta una serie di norme volte a delineare e coordinare

una corretta competenza concorrente tra il consiglio di amministrazione e gli

organi delegati.

La rappresentanza della società;

in presenza di un consiglio di amministrazione, gli amministratori investiti del

potere di rappresentanza devono essere indicato nello statuto o nella

deliberazione di nomina avvenuta in assemblea (artt. 2328 e 2384).

Se più sono gli amministratori con rappresentanza, la pubblicità legale della

nomina deve specificare se essi hanno il potere di agire congiuntamente o

disgiuntamente.

Il potere di rappresentanza degli amministratori è generale (art. 2384 c.1) ed

include anche la rappresentanza processuale, sia attiva sia passiva, della

società.

Il potere di rappresentanza va tenuto distinto dal potere di gestione, in

quanto il primo caratterizza l’attività esterna della società, mentre il secondo

quella interna alla società.

Nelle società per azioni questi due poteri sono attribuiti diversamente; il potere

di rappresentanza spetta ad uno o più amministratori e può essere esercitato

disgiuntamente o congiuntamente, mentre quello di gestione spetta al

consiglio di amministrazione o al comitato esecutivo, e viene esercitato

collegialmente.

La società può però avvalersi anche di altri rappresentanti nominati

dall’assemblea o dagli stessi amministratori. Si tratta di soggetti stabilmente

inseriti nell’organizzazione dell’impresa sociale o anche di soggetti esterni alla

società quali i procuratori esterni generali o per singoli affari.

In questi casi si è in presenza di forme di rappresentanza negoziale regolate

dai principi di diritto comune.

Con l’introduzione del d.p.r. 1127/1969 è stata modificata la disciplina della

rappresentanza organica degli amministratori delle società per azioni.

Questa è stata assoggettata ad una disciplina peculiare che vuole privilegiare

al massimo l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, nonché la più

generale esigenza di certezza e di stabilità dei rapporti giuridici.

Vi sono due principi cardine;

1) È inopponibile ai terzi di buona fede la mancanza di potere

rappresentativo dovuta all’invalidità dell’atto di nomina (art. 2383 c.5).

2) La società inoltre resta vincolata verso i terzi anche se gli amministratori

hanno violato eventuali limiti posti dalla società ai loro poteri.

In merito al secondo principio, infatti le limitazioni volontarie, ovvero quelle

derivanti dallo statuto, ai poteri degli amministratori non sono opponibili ai terzi

anche se pubblicate. Per farle valere è necessario provare che i terzi abbiano

agito esclusivamente a danno della società (art. 2384 c.2).

Restano invece opponibili ai terzi le limitazioni legali del potere di

rappresentanza degli amministratori, anche se ciò non è più direttamente

desumibile ex art. 2384.

Una situazione più favorevole per il terzo si ha invece quando l’esercizio del

potere di rappresentanza presuppone una preventiva delibera del consiglio di

amministrazione e tale delibera manchi o sia viziata. Questa situazione è

gestita dall’art. 2384 c.2.

La responsabilità degli amministratori verso la società;

incorrono in responsabilità verso la società e sono tenuti al risarcimento dei

danni dalla stessa subiti gli amministratori quando non adempiono i doveri ad

essi imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura

dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Vale a dire quando vengono

meno alla normale diligenza professionale che il loro ruolo richiede.

Non sono invece responsabili per i risultati negativi della gestione che non

siano imputabili a difetto di normale diligenza professionale.

un’obbligazione di mezzi e non di risultato.

La loro infatti è

Se gli amministratori sono più, essi sono solidalmente responsabili, e quindi

ciascuno è costretto dalla società a risarcirle l’intero danno subito, a meno che

si trattava di incarichi affidati in modo personale ed esclusivo ad un singolo

amministratore (art. 2392 c.1).

La presenza di singoli incarichi a singoli amministratori però non comporta che

gli altri siano del tutto esonerati da responsabilità solidale per i comportamenti

dei primi.

L’art. 2381 c.3 infatti pone a carico degli amministratori un generale dovere

di vigilanza sugli atti posti in essere dagli altri amministratori.

Inoltre, è stabilito che “in ogni caso gli amministratori sono solidalmente

responsabili se, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli per la società, non

hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o

attenuarne le conseguenze dannose” (art. 2392 c.2).

culpa in vigilando.

Ne rispondono perciò per

La responsabilità solidale non si estende però a quello tra gli amministratori

che è immune da colpa.

È infatti esonerato l’amministratore che:

Abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze

- e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione.

Abbia dato immediata notizia del suo dissenso al presidente del collegio

- sindacale.

L’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori deve

essere deliberato dall’assemblea ordinaria oppure dal collegio sindacale a

maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

La relativa deliberazione può essere presa dall’assemblea in occasione della

discussione del bilancio purché si tratti di fatti di competenza dell’esercizio cui

si riferisce il bilancio (art. 2393 c.2).

La deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica

dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta l’azione solo se la delibera

è approvata col voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In

questo caso, si provvede alla sostituzione (art. 2393 c.5).

La deliberazione da parte dell’assemblea però tutela poco le minoranze,

poiché in sostanza la decisione è solo nelle mani del gruppo di comando.

La situazione però cambia quando la società cade in dissesto o è dichiarata

fallita o assoggettata a liquidazione coatta o ad amministrazione straordinaria;

in questi casi infatti la legittimazione a promuovere l’azione sociale di

responsabilità compete al curatore fallimentare, al commissario liquidatore o al

commissario straordinario (art. 2394-bis).

Viene così meno il potere decisionale esclusivo del gruppo di comando

soprattutto in casi di sua eventuale inerzia nell’esercizio dell’azione di

responsabilità.

Una tutela delle minoranze, seppur indiretta e limitata, è prevista quando la

società è in bonis. rinunziare

In questi casi la società infatti può all’esercizio dell’azione di

transazione

responsabilità o pervenire ad una con gli amministratori, ed

entrambe devono essere deliberate dall’assemblea senza che vi sia voto

contrario di una minoranza qualificata. In caso di voto contrario infatti, sia

rinunzia che transazione sono senza effetto (art. 2393 c.6).

Infine, una tutela più energica delle minoranze è stata introdotta con l’art.

2393-bis secondo cui l’azione sociale di responsabilità contro gli

amministratori può essere promossa anche dagli azionisti di minoranza. I

soci che assumono l’iniziativa devono rappresentare almeno un quinto del

capitale sociale (nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio basta un quarantesimo).

L’azione della minoranza è promossa da un rappresentante comune ed è

diretta a reintegrare il patrimonio sociale.

La società viene così chiamata in giudizio e in caso di accoglimento della

domanda è tenuta al rimborso.

L’azione sociale di responsabilità può essere esercitata entro cinque anni dalla

cessazione dell’amministratore dalla carica (art. 2393 c.3).

Sono poi previsti degli oneri probatori.

La società che agisce in giudizio è sempre tenuta a provare l’esistenza di un

danno imputabile agli amministratori per loro inadempimento.

Gli amministratori devono invece provare fatti che possano escludere o

attenuare la loro responsabilità, ovvero l’assenza di colpa o il nesso di causalità

fra danno ed inadempimento.

La responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali;

Gli amministratori sono responsabili anche verso i creditori sociali (art. 2394).

Diversi sono però i presupposti di questa azione:

Può derivare da inosservanza solo degli obblighi sociali per conservare

- l’integrità del patrimonio sociale.

I creditori agiscono direttamente sugli amministratori quando il

- patrimonio sociale risulta insufficiente per soddisfare il loro credito.

L’azione ex art. 2394 può essere proposta dai singoli creditori sociali.

In caso di fallimento o di assoggettamento della società a liquidazione coatta

amministrativa o ad amministrazione di sostegno, l’azione può essere proposta

dal curatore, dal commissario liquidatore o dal commissario straordinario.

Fra l’azione sociale di responsabilità e quella concessa ai creditori vi sono delle

interferenze.

Il danno subito dai creditori infatti è un effetto riflesso del danno che gli

amministratori hanno recato al patrimonio sociale, patrimonio che se viene

reintegrato fa venire meno l’azione che i creditori sociali possono esercitare

verso gli amministratori.

L’azione dei creditori si prescrive in cinque anni che iniziano a decorrere dal

giorno non necessariamente coincidente con quello di decorrenza dell’azione

sociale.

Questione dibattuta è se si tratta di un’azione diretta o un’azione in via

surrogatoria.

Ovvero se i creditori si possono soddisfare direttamente con l’esercizio della

azione, o se il loro soddisfacimento è conseguente all’incremento del

patrimonio sociale.

Tra le due è la tesi dell’azione diretta ad essere preferita.

La responsabilità degli amministratori verso singoli soci o terzi;

la disciplina di questa responsabilità degli amministratori è completata dall’art.

2395.

Infatti, le azioni di responsabilità della società o dei creditori sociali “non

pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al

terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli

amministratori”.

Devono però ricorrere due presupposti:

Il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito

- nell’esercizio o in occasione del loro ufficio.

La produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o del

- terzo (di un danno che sia causale e diretto).

L’azione consente al singolo socio o al terzo di chiedere agli amministratori

direttamente

solo il risarcimento del danno arrecato al loro patrimonio.

Il socio o il terzo sono comunque tenuti a provare che esiste un nesso causale

diretto fra il danno subito e l’illecito degli amministratori, prova che non è

sempre facile.

L’azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell’atto che

ha pregiudicato il singolo socio o il terzo.

I direttori generali;

nella gestione dell’impresa sociale gli amministratori si avvalgono spesso della

collaborazione di altri soggetti stabilmente inseriti nell’organizzazione

imprenditoriale.

Si tratta della figura dei direttori generali che vengono nominati dall’assemblea

o dal consiglio di amministrazione per disposizione dello statuto.

L’art. 2396 stabilisce che a tali direttori si applicano le disposizioni che

regolano la responsabilità degli amministratori e sono a loro assimilati anche in

numerose norme penali o fallimentari.

La qualifica viene riconosciuta a dirigenti che svolgono attività di alta gestione

dell’impresa sociale e che sono dunque investiti di ampi poteri decisionali nella

gestione dell’impresa. Esplicano inoltre funzioni che li pongono in contatto

anche coi terzi. posizione solo formalmente subordinata

I direttori generali sono in rispetto agli

amministratori.

Gli amministratori di fatto;

si tratta di soggetti privi della veste formale di amministratori per mancanza di

nomina assembleare che però in fatto si ingeriscono sistematicamente nella

direzione dell’impresa sociale.

Quindi sono amministratori senza nomina formale assembleare.

Sono dunque gli azionisti o gli azionisti di comando, detentori del reale potere

decisionale che vengono comunque equiparati agli amministratori legalmente

nominati, anche in tema di responsabilità penale (art. 2639).

Se lavorano in società a responsabilità limitata, viene loro estesa anche la

stessa responsabilità civile degli amministratori (art. 2476 c.7).

Per quanto riguarda invece le società per azioni, vi sono due posizioni

contrapposte in merito all’estensione della responsabilità civile:

Secondo la dottrina prevalente -> SI.

- Secondo il Campobasso e la giurisprudenza -> NO, serve sempre

- un’investitura formale.

CAPITOLO X - I CONTROLLI INTERNI

controllo interno

Il collegio sindacale è l’organo di della società per azioni nel

sistema tradizionale, con funzioni di vigilanza sull’amministrazione della

società.

Il codice civile del 1942, agli artt. 2397 ss., dettava una disciplina del collegio

sindacale per tutti i tipi di società per azioni. Questa disciplina unitaria però

finiva col rendere poco efficiente l’operato del collegio sindacale, e infatti col

tempo vi sono stati una serie di interventi legislativi volti a modificare e

differenziare la disciplina dell’organo.

riforma del 1974

La ha introdotto per le società quotate anche un controllo

contabile esterno che viene affidato ad una società di revisione, mentre il

d.lgs. 27-1-1992 n.88 ha istituito un apposito registro dei revisori contabili.

riforma del 1998

La ha ancora in più punti modificato la disciplina del collegio

riforma del 2003

sindacale nelle società quotate e con la queste modifiche si

sono estese anche nelle altre società per azioni.

La disciplina del collegio sindacale ha perciò in parte perso l’originario carattere

unitario ed è per alcuni aspetti diversamente articolata per le società quotate o

non quotate.

La composizione del collegio sindacale è diversamente disciplinata a seconda

che la società sia o meno quotata.

Nelle società non quotate i membri del collegio possono variare da tre a

cinque, soci o non soci, e devono inoltre essere nominati due membri supplenti

(art. 2397). È una struttura semirigida.

Nelle società quotate invece il numero minimo dei componenti è tre, mentre

non è previsto un numero massimo. Anche nelle quotate è prevista la presenza

di due membri supplenti (art. 148 tuf).

Per quanto riguarda la loro nomina, i primi sindaci sono nominati nell’atto

costitutivo mentre successivamente vengono nominati dall’assemblea

ordinaria.

La legge o lo statuto possono inoltre riservare la nomina di uno o più sindaci

allo Stato o ad enti pubblici che abbiano partecipazioni nella società (art.

2449).

Lo stato può anche riservare la nomina di un sindaco ai possessori di strumenti

finanziari partecipativi (art. 2351 c.5).

Questo sistema è motivo di scarsa funzionalità del collegio sindacale in quanto

controllanti e controllati sono in definitiva nominati ed espressione dello stesso

gruppo di maggioranza (cioè, l’assemblea nomina sia gli amministratori che i

sindaci).

Solo nelle società quotate la situazione è diversa in quanto in tali società un

membro effettivo del collegio sindacale deve essere eletto da parte dei soci di

minoranza con il sistema del voto di lista.

Il collegio sindacale delle società quotate è così reso espressione dell’intera

compagine azionaria.

L’attuale disciplina prevede dei requisiti di professionalità per tutti i sindaci

del collegio.

La legge inoltre consente una composizione diversificata del collegio, vale a

dire la nomina di sindaci con qualità professionali diverse affinché nell’organo

siano presenti le necessarie competenze tecniche per esercitarne le funzioni.

Dopo la riforma del 2003, nelle società non quotate almeno un sindaco

effettivo ed uno supplente devono essere scelti fra gli iscritti nel registro dei

revisori legali, nel quale possono iscriversi:

Persone fisiche in possesso di specifici requisiti di professionalità e

- onorabilità.

Società di persone o di capitali che rispondono a determinati requisiti.

-

Gli altri sindaci, non presi tra gli iscritti nel registro, devono essere scelti tra

professori universitari di ruolo in materie economiche/giuridiche oppure fra

coloro iscritti negli albi professionali individuati dal Ministro della giustizia

(avvocati, commercialisti, ragionieri, ecc.).

Nelle società quotate invece i requisiti di professionalità sono fissati con

regolamento del Ministro della giustizia. Il regolamento prescrive che solo un

sindaco effettivo (su tre) o due (se il numero è superiore a tre) e in ogni caso

un sindaco supplente devono essere necessariamente tra gli iscritti nel registro

dei revisori legali dei conti che abbiano esercitato attività di controllo legale per

un periodo non inferiore a tre anni. Gli altri sindaci devono possedere

predeterminati requisiti di professionalità di tipo giuridico-aziendale. Sono

inoltre previsti requisiti di onorabilità.

Ai sindaci si applicano le stesse cause di ineleggibilità previste per gli

amministratori.

Sono però previste delle ulteriori e più restrittive cause di incompatibilità

dettata dall’art. 2399:

Il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori

- della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il

quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate,

delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo.

Coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o

- alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo

da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di

prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura

patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza.

statuto

Lo può inoltre prevedere delle ulteriori cause di ineleggibilità o

incompatibilità.

La legge si preoccupa inoltre di arginare il fenomeno del cumulo di incarichi.

A tal fine si prevede innanzitutto che, prima di accettare la nomina, i soggetti

designati come sindaci rendano noti all’assemblea gli incarichi amministrativi e

di controllo già ricoperti presso altre società (art. 2400 c.4).

limiti al cumulo di

In tutte le società per azioni lo statuto può prevedere

incarichi da parte dei sindaci, ma per le società quotate un tetto massimo è

altresì fissato dalla Consob, la quale impone ai sindaci designati degli obblighi

di informazione, obblighi la cui omissione è punita con sanzioni amministrative

pecuniarie. predeterminato invariabile

Il compenso dei sindaci deve essere ed in corso di

carica.

Infatti la loro retribuzione annuale “deve essere determinata dall’assemblea

all’atto della nomina per l’intero periodo di durata del loro ufficio” (art. 2402).

La misura del compenso è però rimessa all’autonomia privata.

I sindaci restano in carica per tre esercizi e sono rieleggibili. In base

all’attuale disciplina, i sindaci scaduti restano in carica fino alla nomina di quelli

nuovi.

Possono esservi però delle cause di cessazione dall’ufficio prima della

la morte, la revoca, la rinuncia la decadenza dall’ufficio.

scadenza: e

L’assemblea può revocare un sindaco solo se sussiste una giusta causa e la

delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale.

I sindaci possono poi rinunciare all’ufficio in qualunque momento.

Infine, costituisce causa di decadenza il sopraggiungere di una delle cause di

ineleggibilità, nonché la sospensione o cancellazione dal registro dei revisori.

Decade inoltre il sindaco a causa del suo assenteismo ingiustificato durante le

riunioni del collegio.

In caso di cessazione prima della scadenza, ai sindaci subentrano i supplenti

in ordine di età, ma la loro carica ha carattere precario, in quanto restano in

carica solamente fino alla successiva assemblea che provvede alla nomina di

nuovi sindaci e nuovi supplenti.

La nomina e la cessazione dall’ufficio dei sindaci devono essere iscritte nel

registro delle imprese a cura degli amministratori entro trenta giorni (art.

2400 c.3).

Il controllo sull’amministrazione;

funzione primaria, anche se non esclusiva, del collegio sindacale è quella di

controllo.

Il controllo del collegio sindacale ha per oggetto l’amministrazione della

società globalmente intesa e si estende a tutta l’attività sociale, al fine di

assicurare che la stessa sia svolta nel rispetto della legge e dell’atto costitutivo,

nonché dei principi di corretta amministrazione (artt. 2403 e 149 tuf).

Il collegio sindacale deve inoltre vigilare sull’adeguatezza e sul rispetto degli

obblighi di informazione nei confronti del pubblico a cui le società

controllate sono tenute per legge, nonché sulla concreta attuazione delle

regole di governo societario previste dai codici di comportamento a cui la

società ha dichiarato di volersi attenere (art. 149 lett. c e lett. d tuf).

La vigilanza del collegio sindacale riguarda anche l’attività degli amministratori

e l’attività dell’assemblea. Infatti ha il potere-dovere di intervenire alle loro

riunioni nonché di impugnare le relative delibere.

Sono poi posti a carico dei sindaci specifici poteri-doveri di iniziativa in

sostituzione dell’assemblea o degli amministratori. In particolare:

Devono convocare l’assembla ed eseguire le pubblicazioni prescritte per

- legge in caso di omissione da parte degli amministratori (art. 2406).

Devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale

- sociale obbligatoria per legge, ove l’assemblea non vi provveda e gli

amministratori siano inerti (artt. 2357 c.4, 2359-ter c.2 e 2446 c.2).

Il controllo dei sindaci è un controllo dal carattere globale e sintetico, le cui

modalità di esercizio sono rimesse alla discrezionalità tecnica del collegio.

Il potere-dovere di controllo del collegio incontra però dei limiti oltre i quali non

può spingersi.

Per consentire al collegio sindacale l’efficace svolgimento della propria attività,

la legge pone a carico degli amministratori numerosi obblighi di

informazione nei confronti del collegio.

Obblighi che sono particolarmente intensi nelle società quotate (art. 150 tuf).

Gli strumenti informativi del collegio sono poi stati significativamente potenziati

con la riforma del 2003 che ha previsto degli scambi di informazioni maggiori

tra il collegio sindacale e gli altri organi della società o tra il collegio e i soggetti

incaricati della revisione legale dei conti.

I sindaci hanno poi il potere-dovere di procedere ad atti di ispezione e di

controllo, nonché chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle

operazioni sociali o su determinati affari.

Il collegio sindacale può, previa comunicazione al presidente del consiglio di

amministrazione, convocare l’assemblea in caso di questioni di rilevante

gravità (art. 2406 c.2).

Ancora più significativo è il potere di promuovere l’azione sociale di

responsabilità contro gli amministratori, nonché il potere di sollecitare il

controllo giudiziario sulla gestione se ha fondato sospetto che gli

amministratori abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione.

Il collegio sindacale però non svolge più la revisione legale dei conti della

società, che viene oggi affidata ad un revisore legale o ad una società di

revisione.

Il collegio però al riguardo continua a vigilare sull’adeguatezza e sull’affidabilità

del sistema amministrativo-contabile.

statuto

Tuttavia lo può prevedere che anche la revisione legale dei conti sia

esercitata dal collegio sindacale, ma in tal caso deve essere costituito da

revisori legali iscritti nell’apposito registro.

Ciò però non è consentito in tutte le società (ad esempio è escluso in quelle che

devono redigere il bilancio consolidato o che sono qualificate come enti di

interesse pubblico).

Al collegio sindacale infine sono devolute per legge altre funzioni di

consulenza, propositiva e di amministrazione attiva che integrano e

completano la principale funzione di controllo:

Il collegio deve esprimere il proprio parere sulla determinazione da parte

- del consiglio di amministrazione della remunerazione degli

amministratori investiti di particolari cariche. Nelle società quotate

esprime anche il proprio parere sulla nomina/revoca dei revisori.

I sindaci hanno funzioni di amministrazione attiva, circoscritte ad atti

- di ordinaria amministrazione, quando vengono meno tutti gli

amministratori, con il conseguente obbligo di invocare subito l’assemblea

per la nomina dei nuovi amministratori.

Il collegio svolge anche la funzione di organismo di vigilanza nei

- confronti dei reati commessi dagli amministratori o da altri dipendenti

della società.

Molto scarna è la disciplina relativa al funzionamento del collegio

sindacale.

Il presidente del collegio è nominato dall’assemblea e nelle società quotate è

prescelto fra i sindaci eletti dalla minoranza.

collegialmente.

L’organo sindacale di regola funziona Non mancano tuttavia

specifici poteri individuali o specifici poteri esercitati dalla minoranza.

Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni novanta giorni e le riunioni

possono svolgersi anche con mezzi telematici se concesso dallo statuto.

Il collegio è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei

sindaci e delibera a maggioranza assoluta dei presenti.

Delle riunioni deve poi essere redatto un verbale che viene trascritto nel libro

delle adunanze e delle deliberazioni del collegio.

I sindaci possono anche avvalersi di collaboratori per lo svolgimento di

specifiche operazioni di ispezione e controllo. La società può tuttavia rifiutare a

questi ausiliari l’accesso a informazioni riservate (art. 2403-bis c.4).

Nelle società quotate inoltre ci si può avvalere anche degli stessi dipendenti

della società.

L’attività sindacale può poi essere sollecitata dai soci (art. 2408) quando

questi ritengano di dover denunziare fatti che ritengono censurabili.

Il collegio non è obbligato ad agire, a meno che la denuncia non provenga da

tanti soci che rappresentano il cinque per cento del capitale sociale nelle non

quotate e il due per cento nelle quotate. In tal caso, il collegio deve indagare

senza ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni all’assemblea.

Al pari degli amministratori, i sindaci devono adempiere i loro doversi con la

professionalità e la diligenza richiesta dalla natura del loro incarico (art. 2407).

I sindaci sono responsabili, anche penalmente, della verità delle loro

attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e documenti di cui hanno

conoscenza per ragione del loro ufficio.

L’obbligo di risarcimento del danno grava esclusivamente sui sindaci, di

regola solidalmente, qualora il danno sia imputabile solo al mancato o

negligente adempimento dei loro doversi.

I sindaci sono anche responsabili in solido con gli amministratori per i

fatti o le omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe verificato se

i sindaci avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

Si ha quindi un concorso di cause nella produzione dell’evento dannoso.

culpa in

I sindaci però rispondono pur sempre per fatto proprio, ma a titolo di

vigilando.

Per il rinvio operato dall’art. 2407, valgono quindi le stesse norme dettate per

l’azione di responsabilità contro gli amministratori in quanto compatibili.

La revisione legale dei conti;

Materia regolata dal d.lgs. 27-1-2010 n.39.

La revisione legale è esercitata da un revisore legale o da una società di

revisione iscritti nel Registro dei revisori legali dei conti oppure, se lo statuto

lo prevede nei casi consentiti, dal collegio sindacale.

Il Ministero dell’economica e delle finanze esercita la vigilanza sugli iscritti nel

Registro in collaborazione con la Consob.

Il Ministero sottopone periodicamente, almeno ogni sei anni, i revisori a

controllo della qualità e può comminare sanzioni in caso di gravi irregolarità o

omissioni accertate.

Il revisore esterno è nominato per la prima volta nell’atto costitutivo e

successivamente in assemblea.

Deve trattarsi di un soggetto indipendente dalla società controllata e non

deve in alcun modo essere coinvolto nei suoi processi decisionali.

Il revisore è tenuto a dotarsi di procedure idonee a prevenire e rilevare

tempestivamente le situazioni che possono compromettere la sua

indipendenza, ed è altresì tenuto ad astenersi dall’effettuare l’incarico se vi

sono elevati rischi di compromettere la sua indipendenza.

Il suo compenso è determinato dall’assemblea all’atto della nomina per

l’intera durata dell’incarico e deve essere in misura sufficiente a garantire la

qualità e l’affidabilità dei lavori.

L’incarico di revisione ha la durata di tre esercizi con scadenza alla data

dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio.

Il revisore può essere revocato dall’assemblea solo se sussiste giusta causa,

e contestualmente alla revoca l’assemblea deve conferire l’incarico a nuovo

revisore.

Al revisore è concesso dimettersi prima della scadenza dell’incarico, per

scelta propria o di comune accordo con la società, e le dimissioni devono

essere presentate in tempi e modi tali da consentire alla società di trovare un

altro revisore.

Particolarmente disciplinata è la revisione legale dei conti degli enti di

interesse pubblico, soggetta a regole speciali a tutela dell’interesse generale

alla correttezza delle informazioni finanziarie diffuse dagli stessi.

L’incarico deve essere conferito ad un soggetto iscritto nel Registro dei

revisori legali.

In questo ambito è forte il potere di vigilanza della Consob.

La Consob infatti può sempre chiedere notizie e documenti, imporre

comunicazioni di dati, effettuare ispezioni ed eventualmente comminare

sanzioni. Può inoltre proporre al Ministero dell’economia e delle finanze di

sospendere o cancellare il revisore dal registro in caso di gravi irregolarità.

La Consob inoltre effettua periodicamente un controllo sulla qualità del

revisore esterno, che sia persona fisica o società di revisione.

La disciplina della revisione legale dei conti degli enti di interesse pubblico è

soggetta ad un maggior rigore ed analiticità in merito ai requisiti di

indipendenza del soggetto revisore.

L’attuale disciplina inoltre prevede il c.d. principio di rotazione periodica

del revisore, ovvero l’incarico dura nove esercizi se conferito a società di

revisione o sette esercizi se conferito a persona fisica. Non può essere

periodo di

rinnovato se non dopo che siano trascorsi altri quattro esercizi (c.d.

raffreddamento).

La Consob si preoccupa inoltre di regolare le situazioni in cui può venir meno

servizi non-

l’indipendenza del revisore. In particolare con riguardo ai c.d.

audit , ovvero proposte da parte del revisore alla società di effettuare altri

servizi oltre la revisione, è fatto divieto al revisore di prestare servizi aggiuntivi

all’ente di interesse pubblico che ha conferito l’incarico. (NO servizi oltre la

revisione).

È anche disciplinata poi l’eventuale trasferimento di personale fra la società

porte girevoli).

di revisione e la società che conferisce l’incarico (c.d.

La revisione legale non può infatti essere esercitata da coloro che hanno

rivestito cariche sociali presso l’ente di interesse pubblico se non sono trascorsi

almeno due anni dalla cessazione dell’incarico. Per quanto riguarda i

trasferimenti in senso inverso, non possono rivestire cariche sociali presso

l’ente revisionato coloro incaricati della revisione se non sono trascorsi almeno

due anni dalla cessazione dell’incarico.

La violazione di tali divieti è punita con sanzioni amministrative applicate

dalla Consob.

Le funzioni e la responsabilità dei revisori legali dei conti;

La funzione principale, anche se non esclusiva, dei revisori legali è quella di

controllare la regolare tenuta della contabilità e di esprimere un giudizio sul

bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato.

L’attività di revisione dunque prevede:

Verificare la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione

- nelle scritture contabili dei fatti di gestione.

Verificare che il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato siano

- conformi alle norme che li disciplinano e che rappresentino in modo

veritiero e corretto la situazione della società.

“giudizio sul bilancio”,

Esprimere un che può essere giudizio senza rilievi,

- giudizio con rilievi, giudizio negativo o dichiarazione di impossibilità

nell’esprimere un giudizio.

Al revisore legale sono inoltre devolute delle funzioni di consulenza in

occasione di particolari operazioni (ad esempio fusione o scissione della

società).

Il soggetto incaricato della revisione ha diritto di ottenere dagli amministratori

documenti e notizie utili per la revisione e può procedere autonomamente ad

accertamenti e controlli di atti e documentazione.

Speciali poteri sono poi attribuiti al soggetto incaricato della revisione della

capogruppo (c.d. revisore di gruppo) in quanto tali soggetti sono interamente

responsabili per il giudizio espresso sul bilancio consolidato. A tal fine è

necessaria la collaborazione delle società controllate.

Il soggetto incaricato della revisione deve adempiere i propri doveri con

diligenza professionale.

È pertanto responsabile della verità delle sue attestazioni e deve conservare

il segreto su fatti e documenti di cui ha conoscenza per ragioni del suo ufficio.

Il singolo revisore risponde in solido con gli amministratori della società per i

danni derivanti dall’inadempimento dei loro doveri.

Se l’incarico è invece affidato ad una società di revisione, la stessa risponde in

solido, ma i singoli dipendenti della società di revisione rispondono

limitatamente al loro contributo effettivo al danno.

L’azione di responsabilità si prescrive in cinque anni dalla data della

relazione di revisione sul bilancio emessa al termine dell’attività di revisione cui

si riferisce l’azione di risarcimento.

L’organismo di vigilanza del d. lgs. 231/2001;

Si tratta di un organismo incaricato di vigilare sul funzionamento, l’osservanza

e l’aggiornamento dei modelli di organizzazione e di gestione predisposti dagli

amministratori al fine di prevenire la commissione di reati dai quali può

conseguire la responsabilità amministrativa della società.

facoltativa.

La sua costituzione è comunque

Nelle società di capitale si può identificare con l’organo di controllo della

società.

La legge si limita a richiedere che l’organismo abbia autonomi potere di

iniziativa e di controllo.

Il dato normativo invece lascia ampie incertezze riguardo la nomina dei suoi

componenti e gli effetti poteri da attribuirgli.

CAPITOLO XI - SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E

CONTROLLO

Accanto al sistema tradizionale la riforma del 2003 ha introdotto due sistemi

alternativi, i quali trovano applicazione solo se espressamente previsti in sede

di costituzione della società o con successiva modifica dell’atto costitutivo (art.

2380 c.2).

Il sistema dualistico;

disciplinato dagli artt. 2409-octies e 2409-quinquiesdecies, si tratta di un

consiglio di

sistema di ispirazione tedesca che prevede la presenza di un

gestione consiglio di sorveglianza.

e di un

La revisione legale dei conti è poi affidata ad un revisore o ad una società di

revisione.

Il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del consiglio di

amministrazione del sistema tradizionale ed infatti gli vengono applicate quasi

tutte le norme proprie di quest’ultimo.

È costituito da un numero di componenti non inferiore a due; i primi sono

nominati nell’atto costitutivo, quelli successivi dal consiglio di sorveglianza, il

quale ne determina il numero e il compenso, sempre nei limiti dello statuto.

Nelle società quotate, se i componenti sono tre o di più, si applicano le regole

sull’equilibrio fra uomini e donne nella composizione dell’organo.

I componenti del consiglio sono revocabili ad nutum dal consiglio di

sorveglianza, salvo il diritto di risarcimento in mancanza di giusta causa.

I componenti restano in carica per un periodo massimo di tre esercizi, ma

sono rieleggibili.

Se vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di gestione, quello di

sorveglianza provvede alla loro sostituzione, ma non è però concessa la

cooptazione.

L’azione sociale di responsabilità contro i consiglieri di gestione può essere

promossa anche dallo stesso consiglio di sorveglianza e la relativa

deliberazione va adottata a maggioranza dei componenti e comporta la revoca

di ufficio. L’azione può inoltre essere proposta anche dai soci di minoranza

nonché da parte dei creditori sociali.

Il consiglio di sorveglianza svolge sia le funzioni proprie del collegio

sindacale, sia alcune funzioni di indirizzo della gestione societaria tipiche

dell’assemblea del sistema tradizionale. La presenza del consiglio di

sorveglianza infatti riduce le competenze dell’assemblea ordinaria, che

possono essere altresì compresse da previsioni statuarie.

I suoi componenti possono essere soci o non soci e il loro numero, non

inferiore a tre, è fissato nello statuto. I primi componenti vengono nominati

nell’atto costitutivo, gli altri successivamente in assemblea ordinaria.

È prevista inoltre la nomina da parte dello Stato o di un ente pubblico (art.

2449), o è previsto che si possa riservare la nomina ad un possessore di

strumenti finanziari partecipativi (art. 2351 c.5).

Nelle società quotate, un componente deve essere eletto dalla minoranza col

sistema del voto di lista e trovano inoltre applicazione le regole sull’equilibrio

fra uomini e donne.

La legge prevede requisiti di professionalità, onorabilità e indipedenza

dei consiglieri, requisiti che sono progressivamente più rigorosi a seconda che

la società sia o meno quotata.

società quotate

Nelle infatti i consiglieri devono rispettare anche i limiti al

cumulo di incarichi determinati con regolamento dalla Consob.

Sono inoltre previste anche delle specifiche cause di ineleggibilità dei

consiglieri.

Il loro compenso è predeterminato e invariabile in corso di carica e viene

stabilito in sede di assemblea.

I componenti del consiglio restano in carica per tre esercizi e sono

rieleggibili.

Sono anche liberamente revocabili dall’assemblea, ma se non vi è giusta

causa possono chiedere il risarcimento, e la relativa delibera deve essere

approvata col voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale

rappresentato.

A seguito di revoca, l’assemblea deve provvedere a sostituire senza indugio i

componenti in modo integrale, in quanto non sono previsti né la cooptazione né

i supplenti.

La nomina e la cessazione sono soggette ad iscrizione nel registro delle

imprese entro trenta giorni.

Peculiari sono le competenze del consiglio di sorveglianza.

Esso esercita il controllo sull’amministrazione, e ha diritti e potere di

informazione nei confronti del consiglio di gestione.

I suoi componenti devono assistere alle assemblee e adunanze del consiglio di

gestione.

Inoltre, il consiglio di sorveglianza può convocare l’assemblea qualora ravvisi

fatti censurabili di rilevante gravità e deve sostituirsi agli amministratori se

questi sono inerti nei loro incarichi.

Una volta all’anno, deve riferire all’assemblea sull’attività di vigilanza svolta e

sui relativi risultati.

Al consiglio di sorveglianza è poi attribuita larga parte delle funzioni tipiche

dell’assemblea, come la nomina/revoca/compenso degli amministratori,

l’approvazione del bilancio di esercizio o l’azione di responsabilità verso gli

amministratori.

Il presidente del consiglio è eletto dall’assemblea e i suoi poteri sono

determinati dallo statuto.

Il consiglio di sorveglianza deve riunirsi ogni novanta giorni.

Per la sua costituzione nelle assemblee è necessaria la maggioranza dei

componenti, mentre le deliberazioni sono assunte a maggioranza assoluta dei

presenti. diligenza

I componenti del consiglio devono adempiere i loro doveri con e

professionalità.

Essi sono solidalmente responsabili con il consiglio di gestione per i fatti e le

omissioni di questi quando il danno non si sarebbe prodotto se avessero

vigilato correttamente.

L’azione di responsabilità nei loro confronti viene deliberata dall’assemblea.

Il sistema monistico;

Sistema di ispirazione anglosassone, si caratterizza per la soppressione del

collegio sindacale. consiglio di

L’amministrazione ed il controllo sono esercitati dal

amministrazione comitato per il controllo sulla gestione

e da un , costituito al

suo interno.

Anche nel sistema monistico la revisione legale dei conti è affidata ad un

revisore o ad una società di revisione.

Al consiglio di amministrazione, eletto dall’assemblea, si applicano le

disposizioni dettate per gli amministratori nel sistema tradizionali.

Significativa differenza è che al suo interno vengono però eletti i componenti

dell’organo di controllo.

almeno un terzo

È previsto infatti che dei suoi componenti sia in possesso dei

requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci.

Il comitato per il controllo sulla gestione è formato all’interno del consiglio

di amministrazione.

I suoi componenti sono nominati dallo stesso consiglio tra coloro in possesso

dei requisiti di indipedenza, professionalità e onorabilità richiesti.

nelle quotate

Il numero dei componenti è libero, ma non può essere inferiore a

tre.

Sempre nelle quotate, vanno inoltre rispettati i limiti al cumulo di incarichi

fissati dalla Consob.

I componenti possono essere revocati dal consiglio di amministrazione anche

senza giusta causa, ma la revoca deve essere seguita da immediata

sostituzione per reintegrare l’organo.

Il comitato ha delle funzioni coincidenti con quelle del collegio sindacale, vale

a dire vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del

sistema di controllo, del sistema amministrativo nonché sulla sua idoneità.

rapporti con i soggetti incaricati

Esercita altresì ulteriori compiti riguardo ai

della revisione contabile.

I componenti del comitato devono assistere alle assemblee e alle adunanze del

consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo.

società quotate

Nelle inoltre:

Vigila sulla corretta attuazione delle regole di governo societario.

- È destinatario delle denunce dei soci e può a sua volta denunciare al

- tribunale o alla Consob.

Ha diritti e poteri di informazione nei confronti degli amministratori.

- Può avvalersi della collaborazione di dipendenti della società.

- Può convocare il consiglio di amministrazione ed il comitato esecutivo

- (non l’assemblea).

Molto scarna è la disciplina sul suo funzionamento.

Le linee guida sono: il comitato elegge il suo presidente, si deve riunire almeno

ogni novanta giorni, è costituito con la presenza della maggioranza dei

componenti e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Nelle società

quotate, qualunque componente del comitato può chiedere al presidente la

convocazione del comitato.

CAPITOLO XII - I CONTROLLI ESTERNI

È altresì previsto dall’ordinamento un articolato sistema di controlli esterni

sulle società per azioni.

Controlli che sono espressione dell’interesse generale al corretto

funzionamento di tali società, controlli che sono perciò diretti a tutelare

interessi esterni alla società.

Questo sistema di controlli esterni non è identico in tutte le società per azioni.

sulla gestione

Comune a tutte è solo il controllo esterno esercitato

dall’autorità giudiziaria in presenza di situazioni patologiche che ne alterano

il corretto funzionamento (art. 2409). società quotate

A partire dal 1974, è previsto poi per le e per quelle che

operano sul mercato immobiliare il controllo da parte della Consob.

Il quadro dei controlli esterni va poi completato tenendo conto dei controlli

settori di

pubblici cui sono sottoposte le società che svolgono la loro attività in

particolare rilievo.

Il controllo giudiziario sulla gestione;

Si tratta di una forma di intervento dell’autorità giudiziaria nella vita delle

società volta a ripristinare la legalità dell’amministrazione delle stesse (art.

2409).

Il procedimento può essere attuato se vi è fondato sospetto che gli

amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi

irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o ad una

società da questa controllata.

Il tribunale deve dunque accertare le irregolarità denunciate e rimuoverne gli

effetti con opportuni provvedimenti.

controllo di legalità

È quindi un azionabile di regola solo in presenza di

irregolarità gravi e potenzialmente dannose che investono l’operato degli

amministratori.

Le gravi irregolarità possono essere denunciate:

Dai soci.

- Dal collegio sindacale o dal corrispondente organo di controllo.

- Dal pubblico ministero.

- Dalla Consob.

- Dal commissario giudiziale o dal commissario straordinario.

-

Il tribunale invece non può procedere d’ufficio.

Per effettuare la denuncia i soggetti legittimati devono solo documentare

l’esistenza di un fondato sospetto, e non anche provare la presenza delle

irregolarità.

Condizione necessaria e sufficiente per attivare il procedimento è che le

irregolarità denunziate sussistano e che siano potenzialmente dannose per

la società se non vengono rimosse in tempo.

Il procedimento attivato a seguito della denuncia si articola in due fasi.

prima fase,

Una di carattere istruttorio, è diretta ad accertare l’esistenza delle

irregolarità e ad individuare i provvedimenti da adottare per rimuoverle.

A tal fine è necessario che il tribunale senta in camera di consiglio gli

amministratori e i sindaci della società, e la mancata audizione rende nullo il

procedimento.

Il tribunale può anche far eseguire l’ispezione dell’amministrazione della

società da parte di un consulente designato dallo stesso tribunale.

Tuttavia il gruppo di comando della società può evitare l’ispezione ed ottenere

la sospensione del procedimento per un periodo determinato se l’assemblea

con soggetti di adeguata professionalità,

sostituisce amministratori e sindaci “

che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso

positivo, eliminarle”.

Se questi ultimi risultano insufficienti e le irregolarità persistono, il tribunale

può: Nei casi meno gravi, disporre gli opportuni provvedimenti provvisori per

- evitare il ripetersi di tali irregolarità.

Nei casi più gravi, stabilire l’intervento di un elemento esterno per

- riportare ordine nella gestione della società, revocando i suoi

amministratori e sindaci.

Il soggetto esterno nominato dal tribunale è l’amministratore giudiziario.

Egli è investito per legge del potere di proporre l’azione di responsabilità contro

gli amministratori e i sindaci, potere che viene sottratto all’assemblea.

A lui si applicano le disposizioni degli artt. 92, 93 e 94 disp. att. c.c., ed ha

la qualifica di pubblico ufficiale.

Ha la rappresentanza, anche processuale, della società, ma non può compiere

atti che eccedano l’ordinaria amministrazione senza autorizzazione del

tribunale.

Il suo compenso, a carico della società, è determinato dal tribunale, il quale ha

il potere anche di revocarlo.

L’amministratore giudiziario al termine del suo incarico dovrà rendere al

tribunale il conto della propria gestione secondo una particolare procedura.

Prima che scada il suo incarico deve convocare l’assemblea per la nomina dei

nuovi amministratori e sindaci o può in alternativa proporre all’assemblea la

messa in liquidazione della società o la sua sottoposizione ad una procedura

concorsuale.

La Consob;

Commissione nazionale per le società e la borsa

La è un organo pubblico di

vigilanza sul mercato dei capitali istituito con d. l. 8-4-1974 n.95.

Attualmente la Consob è una persona giuridica di diritto pubblico che gode di

piena autonomia nei limiti stabiliti dalla legge.

Ha autonomi poteri normativi e regolamentari nelle materie ad essa riservata

per legge.

Il presidente sovraintende le attività istruttorie e cura l’esecuzione delle

delibere.

La Commissione, insieme ad altre autorità italiane o dell’UE, vigila sul mercato

finanziario.

Le sue funzioni si sono col tempo progressivamente ampliate, fino a farla

divenire organo di controllo dell’intero mercato mobiliare.

La Consob vigila con lo specifico fine di garantire la trasparenza e la correttezza

dei comportamenti per assicurare trasparenza e sicurezza nelle negoziazioni

per gli investitori.

(Quindi finalità di sicurezza, trasparenza e correttezza).

L’ammissione delle azioni alle quotazioni in borsa;

la privatizzazione della borsa valori avvenuta nel 1997 ha profondamento

cambiato questa disciplina.

Le relative competenze sono state infatti trasferite alla società di gestione del

mercato regolamentato, ma pur sempre rimanendo sotto la vigilanza della

Consob.

In base all’attuale disciplina le condizioni e le modalità di ammissione,

esclusione o sospensione delle azioni sono determinate dal regolamento di

mercato (art. 62 tuf).

L’ammissione avviene esclusivamente su domanda della società interessa

“previa deliberazione dell’organo competente”, ovvero dell’assemblea dei soci.

La società di gestione entro due mesi dalla domanda comunica l’ammissione o

il rigetto.

L’inizio delle negoziazioni deve essere preceduto dalla pubblicazione di un

apposito prospetto di quotazione contenente le informazioni necessarie per

gli investitori.

Dopo l’ammissione delle azioni in borsa, la società è sottoposta al controllo

permanente della Consob e si rendono applicabili tutte le norme dettate per le

società quotate.

La società di gestione del mercato dispone anche la sospensione o

esclusione delle azioni dalla quotazione, sempre dandone immediata

comunicazione alla Consob.

La Consob deve poi approvare o meno la richiesta di sospensione o esclusione.

sospensione

La può essere regolarmente disposta se non è temporaneamente

l’esclusione

garantita la regolarità del mercato, mentre in casi di prolungata

carenza delle negoziazioni o quando non sia più possibile mantenere un

mercato normale e regolare.

L’esclusione può poi essere richiesta dalla stessa società, se vuole entrare a far

parte di un altro mercato regolamentato, a seguito di delibera dell’assemblea

straordinaria.

Consob e informazione societaria,

La Consob svolge un ruolo centrale per assicurare un’adeguata e veritiera

informazione del mercato mobiliare in modo da consentire agli investitori

scelte più consapevoli.

Dal 1974 ad oggi vi è stato un progressivo ampliamento degli obblighi

informativi nei confronti del pubblico e dei poteri regolamentari e di controllo di

cui la Consob dispone.

In base all’attuale disciplina (artt. 114-117 tuf), sono assoggettati ad

obblighi informativi nei confronti del pubblico:

Tutti gli emittenti strumenti finanziari quotati.

- Tutti gli emittenti strumenti finanziari non quotati in mercati italiani ma

- comunque diffusi fra il pubblico in misura rilevante.

Gli emittenti strumenti finanziari negoziati in un sistema multilaterale di

- negoziazione.

La disciplina della trasparenza ed il relativo controllo da parte della Consob

sono perciò estesi a tutte le società, quotate o non, con azioni od obbligazioni

diffuse fra il pubblico.

Dell’attuale disciplina sull’informazione vi sono due principi cardine:

I soggetti sopra indicati devono comunicare al pubblico senza indugio le

- informazioni privilegiate, vale a dire devono comunicare qualsiasi

informazione precisa e non ancora resa pubblica la cui conoscenza può

influenza sensibilmente il prezzo degli strumenti finanziari. Questo è il

c.d. principio dell’informazione continua.

A tale obbligo di informazione, si affianca poi il potere della Consob di

- chiedere che siano resi pubblici notizie e documenti necessari per

l’informazione del pubblico.

Questo è il c.d. principio dell’informazione su richiesta.

Per una serie di operazioni straordinaria la Consob ha poi prescritto una

serie di obblighi di informazione preventiva nei confronti del pubblico.

La Consob ha inoltre prescritto che siano messi a disposizione del pubblico i

documenti contabili periodici accompagnati da una dichiarazione scritta del

dirigente preposto alla redazione di questi documenti (informazione

periodica).

Le società quotate devono inoltre redigere in ogni esercizio una relazione sul

governo societario allegata al bilancio che riporta una serie di informazioni

stabilite dalla legge e nelle quale vi sono altresì descritte le principali

caratteristiche organizzative della società ed anche le pratiche di governo

societario effettivamente applicate dalla società.

Le informazioni di cui è prescritta la pubblicazione sono le c.d. informazioni

regolamentate e devono essere depositate presso la Consob e la società di

gestione del mercato dove avviene la quotazione.

Queste informazioni sono poi diffuse fra il pubblico secondo modi e tempo

indicati dalla Consob con suo regolamento.

È ovviamente compito della Consob quello di vigilare sulla correttezza di queste

informazioni, e per questo è progressivamente dotata di poteri di ispezione

sempre più ampi e penetranti.

La Consob infine stabilisce con quali modalità devono essere comunicate al

pubblico le valutazioni o altre informazioni volte a proporre o a raccomandare

strategie di investimento.

È fissato dalla legge che i soggetti che effettuano tali raccomandazioni devono

presentare le informazioni in maniere oggettiva e devono palesare l’esistenza

di ogni loro interesse riguardo agli strumenti finanziari a cui l’informazione si

riferisce.

CAPITOLO XIII - I LIBRI SOCIALI E IL BILANCIO

Oltre i libri e le scritture contabili previsti in via generale per l’imprenditore

commerciale, la società per azioni deve tenere anche i libri sociali indicati

dall’art. 2421 e destinati a documentare i profili essenziali dell’organizzazione

e della vita sociale.

obbligatori

Questi libri sono:

Libro dei soci; nel quale vengono indicati il numero delle azioni emesse,

- il nome ed il cognome dei titolari delle azioni nominative, i trasferimenti

ed i vincoli ad esse relativi, i versamenti eseguiti, gli annullamenti dei

titoli azionari e l’eventuale ammontare o rilascio di duplicati.

Libro delle obbligazioni; nel quale vengono indicati l’ammontare delle

- obbligazioni emesse e di quelle estine, il nome ed il cognome dei titolari

di obbligazioni nominative ed i vincoli o trasferimenti ad esse relativi.

Libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee

- Libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di

- amministrazione

Libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale

- Libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo

- Libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea degli

- obbligazionisti

Libro degli strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico

- affare

Tutti i libri sociali devono essere numerati progressivamente per ogni pagina e

bollati in ogni foglio, secondo le modalità dettata dall’art. 2215.

Ai libri sociali si possono poi applicare anche le regole di tenuta delle scritture

contabili ex art. 2219.

Sicuramente consentita è inoltre la tenuta dei libri con strumenti finanziari.

Il bilancio di esercizio; annualmente

La società per azioni deve redigere il bilancio di esercizio.

Si tratta del documento contabile che rappresenta, in modo chiaro, veritiero e

corretto, la situazione patrimoniale e finanziaria della società alla fine di

ciascun esercizio, nonché il risultato economico dell’esercizio stesso.

Funzione essenziale è quella di accerta periodicamente la situazione del

patrimonio e la redditività della società.

Il bilancio di esercizio è infatti il termine di riferimento legislativo per la corretta

applicazione del complesso di norme posto a salvaguardia dell’integrità del

capitale sociale e costituisce presupposto per l’adozione di una serie di

deliberazioni assembleari che ruotano intorno all’accertamento periodico degli

utili o delle perdite.

Nella società per azioni quindi rappresenta essenziale strumento di

informazione contabile dei soci e dei terzi, ed ha inoltre rilievo per

l’applicazione della normativa tributaria in quanto costituisce per il fisco il

termine di riferimento per la tassazione periodica della società.

Da qui l’esigenza che il bilancio di esercizio fornisca ai soci ed ai terzi

chiara, completa e veritiera

un’informazione contabile il più possibile sulla

situazione patrimoniale e sui risultati economici conseguiti dalla società.

La disciplina del bilancio di esercizio ha subito un’importante evoluzione

legislativa.

Dapprima la disciplina civilistica generale è stata innovata dal d. lgs. 9-4-1991

n. 127, poi con ulteriori modifiche in seguito alla riforma del 2003 e da ultimo

con il d. lgs. 18-8-2015 n. 139. Organismo

Nel contempo è stato espressamente riconosciuto il ruolo dell’

italiano di contabilità nell’emanare i principi contabili nazionali (non vincolanti)

principi

ed inoltre con regolamento CE sono stati poi introdotti anche dei

contabili internazionali, ovvero principi che vengono recepiti mediante

regolamento comunitario.

I principi contabili internazionali sono:

Obbligatori per le società con azioni od altri strumenti finanziari quotati

- o diffusi fra il pubblico in maniera rilevante, o per società che esercitano

particolari attività specificate dalla legge.

Non applicabili per le società medio-piccole.

- Facoltativi per tutte le altre società (una volta adottati vanno rispettati).

-

I principi cardine che dominano la redazione del bilancio sono quello della

chiarezza rappresentazione veritiera e corretta.

e quello della

Il nostro codice civile afferma al riguardo che “il bilancio deve essere redatto

con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione

patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio”

(art. 2423 c.2).

Il principio di chiarezza e quello della rappresentazione veritiera e corretta

costituiscono delle vere e proprie clausole generali sovraordinate.

Vi sono poi ulteriori principi che integrano, specificano e rafforzano le sopra

esposte clausole generali.

È infatti stabilito che:

La valutazione delle voci del bilancio deve essere fatta secondo

- prudenza e nella prospettiva di continuazione dell’attività al fine di

evitare che dal bilancio risultino utili non effettivamente realizzati alla

chiusura dell’esercizio (art. 2423-bis c.1). Nel contempo si deve altresì

tener conto della “sostanza dell’operazione o del contratto”, che deve

prevalere sui criteri formali di iscrizione in bilancio in caso di contrasto

(c.d. principio di prevalenza della sostanza sulla forma)

Nella redazione del bilancio si deve tener conto dei proventi e degli oneri

- di competenza dell’esercizio.

I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio

- all’altro per un’evidente esigenza di comparabilità di bilanci di successivi

esercizi (c.d. principio di continuità).

Per alleggerire gli oneri contabili è consentito non rispettare gli obblighi in

- tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la

loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una

rappresentazione veritiera e corretta (c.d. principio di rilevanza).

La struttura del bilancio (secondo il codice civile);

Il bilancio di esercizio si articola in quattro parti destinate ad integrarsi

(stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa e

reciprocamente

rendiconto finanziario) e deve inoltre essere corredato dalle relazioni sulla

gestione degli amministratori, del collegio sindacale e del revisore legale dei

conti.

L’art. 2423-ter riporta le regole generali che devono essere rispettate nella

redazione dei documenti:

Le singole voci devono essere inserite nello stato patrimoniale e nel

- l’ordine tassativo

conto economico secondo fissato per legge.

categorie omogenee

Le voci sono organizzate in grandi a loro volta

- sottocategorie sottovoci.

articolate in ed in alcuni casi anche in

Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere

- l’importo

indicato della voce corrispondente dell’esercizio precedente.

vietato il compenso di partite,

È cioè la somma algebrica di attività e

- passività che per legge devono essere iscritte distintamente.

unità di euro,

Il bilancio deve essere redatto in senza cifre decimali. Solo

- migliaia di euro.

la nota integrativa può essere redatta in

Data la grande complessità della struttura del bilancio, nel tempo la legge ha

introdotto due modelli semplificati dedicati alle imprese di piccole o

piccolissime dimensioni:

Il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis)

- Il bilancio delle micro-imprese (art. 2435-ter)

-

Sono bilanci assoggettati a meno oneri finanziari ma che nel contempo

forniscono anche meno informazioni ai soci e ai terzi.

Lo stato patrimoniale rappresenta in modo sintetico la composizione

quantitativa e qualitativa del patrimonio della società (attività e passività) e la

sua situazione finanziaria nel giorno della chiusura di esercizio.

Deve essere redatto nella forma a colonne contrapposte secondo lo schema

rigido ex art. 2424. quattro grandi categorie ordinate,

Le voci dell’attivo sono aggregate in salvo

la prima, secondo il criterio della liquidità crescente:

A) Crediti verso soci per investimenti ancora dovuti.

B) Immobilizzazioni (immateriali - materiali - finanziarie)

C) Attivo circolante (rimanenze - crediti che non sono immobilizzazioni -

attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni - disponibilità

liquide)

D) Ratei e risconti (attivi) cinque categorie:

Le voci del passivo sono invece aggregate in

A) Patrimonio netto (capitale sociale nominale + diversi tipi di riserve)

B) Fondi per rischi ed oneri

C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato

D) Debiti

E) Ratei e risconti (passivi)

è stata abrogata

Con la riforma del 2003 l’iscrizione in calce allo stato

patrimoniale dei c.d. conti d’ordine, la cui funzione era quella di informare

sull’esistenza di rischi ed impegni futuri. Le relative informazioni sono ora

fornite dalla nota integrativa.

Il conto economico espone il risultato economico dell’esercizio attraverso la

rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri

proventi conseguiti dall’esercizio. forma espositiva

Il conto economico, ex art. 2425, deve essere redatto in

scalare, con esposizione cioè in unica sequenza prefissata dei componenti

positivi e negativi di reddito. Si tratta di una struttura che assicura una migliore

valutazione del risultato di esercizio.

quattro sezioni scalari:

Il conto economico è articolato in

A) Valore della produzione

B) Costi della produzione

C) Proventi ed oneri finanziari

D) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie

Il rendiconto finanziario, introdotto con la riforma del 2015, è un prospetto

contabile che presenta l’ammontare e la composizione delle disponibilità

liquide, all’inizio e alla fine dell’esercizio, nonché in maniera sintetica i flussi

finanziari che ne hanno determinano variazioni. tre classi:

Il nuovo art. 2425-ter raggruppa i flussi finanziari in

Flussi finanziari dell’attività operativa

- Flussi finanziari derivanti dall’attività di investimento

- Flussi finanziari derivanti dall’attività finanziaria

-

La nota integrativa, il cui contenuto è fissato ex artt. 2427 e 2427-bis e da

altre norme, illustra e specifica le voci dello stato patrimoniale e del conto

economico. Fornisce pertanto una serie di informazioni integrative sulla

situazione patrimoniale e finanziaria, sul risultato economico, su compensi di

amministratori e sindaci, sulle azioni e sugli strumenti finanziari emessi dalla

società, sui finanziamenti dei soci alla società e sulle operazioni con parti

correlate.

Vanno inoltre indicate, con una serie di dati informativi, le partecipazioni in

società controllate e collegate nonché i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura

dell’esercizio.

La nota si chiude con la formulazione da parte degli amministratori di una

proposta all’assemblea sulla destinazione degli utili o le modalità di copertura

delle perdite.

La relazione sulla gestione è un allegato esterno al bilancio che assolve la

funzione di resoconto sulla gestione e sulle sue prospettive.

Deve contenere un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione

della società e dell’andamento della gestione “nel suo complesso e nei vari

settori in cui essa ha operato con particolare riguardo ai costi, ai ricavi, agli

investimenti, ai rischi e alle incertezze” (art. 2428 c.1).

La struttura del bilancio consolidato (secondo i principi contabili

internazionali); struttura più

Il bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali ha

articolata rispetto a quello regolato dal nostro codice civile e dai principi

nazionali, poiché si compone di un ulteriore documento, ovvero il prospetto

delle variazioni del patrimonio netto.

non prescrivono

I principi contabili internazionali però rigidi schemi di bilancio,

limitandosi ad elencare le informazioni minime da esporre in ciascuna parte nel

rispetto del principio che ogni voce deve rappresentare elementi patrimoniali o

eventi fra loro omogenei.

Per ogni voce deve poi essere indicato l’importo della voce corrispondente

dell’esercizio precedente, come previsto anche dal nostro codice civile.

Per il prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria è prescritto che

si debbano indicare almeno i seguenti elementi:

Immobili, impianti e macchinari

- Investimenti immobiliari

- Attività immateriali

- Attività finanziarie che non rientrano in altre voci specifiche

- Partecipazioni contabilizzate con il metodo del patrimonio netto

- Attività biologiche

- Rimanenze

- Crediti commerciali e altri crediti

- Disponibilità liquide e mezzi equivalenti

- Attività e complessi azioni che la società intende vendere o dismettere

- nel breve periodo

Debiti commerciali e altri debiti

- Accantonamenti

- Passività finanziarie non rientranti in altre voci specifiche

- Crediti e debiti per imposte

- Capitale nominale e riserve

-

È prescritto inoltre, secondo i principi contabili internazionali, che le attività e

a breve termine

passività (c.d. attività e passività correnti) devono essere

a lungo termine

presentate distintamente da quelle (c.d. attività e passività

non correnti).

Viene altresì delineato il contenuto minimo del conto economico, che risulta

però estremamente scarno. Deve comunque includere almeno le seguenti voci:

Ricavi

- Oneri finanziari

- Oneri tributari

- Utili o perdite di attività operative

- Utili o perdite di esercizio

- Altre voci di ricavo/costo che non concorrono a determinare l’utile o la

- perdita di esercizio

Totale del conto economico complessivo

-

Tuttavia i principi contabili internazionali prevedono che alcune variazioni

poste del

patrimoniali siano rilevate direttamente come variazioni delle

patrimonio netto senza che risultino dal conto economico.

Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto presenta una

riconciliazione fra il valore contabile all’inizio e quello alla fine dell’esercizio

mediante l’indicazione separata delle vicende che ne hanno modificato

l’importo nel periodo di riferimento. Vi sono anche indicate le variazioni

conseguenti a rettifiche di precedenti errori o a modificazioni delle regole

contabili applicate.

Il rendiconto finanziario presenta finalità e struttura analoghe a quelle

previste dal codice civile, così come le note al bilancio che hanno stessa

funzione di quelle integrative.

I criteri di valutazione (nel codice civile);

Principi generali da osservare nelle valutazioni sono quello della prudenza e

quello della continuità.

Si tratta di due criteri da rispettare per evitare che vi sia troppa discrezionalità

da parte degli amministratori che redigono il bilancio.

Altro criterio base accolto dal codice civile è quello del costo storico di

acquisto o di produzione del bene contabilizzato. (costo storico = costo al

momento dell’acquisto)

Le immobilizzazioni di ogni tipo sono iscritte in bilancio al costo storico, nel

quale vanno computati anche i costi accessori (art. 2426).

Il valore delle immobilizzazioni deve inoltre essere sistematicamente

ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di

utilizzazione del bene attraverso la diretta riduzione del valore iscritto

nell’attivo dello stato patrimoniale.

Se tuttavia il valore di un’immobilizzazione risulta durevolmente minore del

costo storico regolarmente ammortizzato, dovrà essere iscritta in bilancio per

tale minore valore.

La svalutazione non può essere però mantenuta negli esercizi successivi

qualora vengano meno i motivi della stessa.

Tuttavia per alcune immobilizzazioni sono dettate regole particolari:

costituite in partecipazioni

Le immobilizzazioni finanziarie possono essere

- valutate col metodo del patrimonio netto.

costituite da titoli

Le immobilizzazioni finanziarie sono valutate con il

- criterio del costo ammortizzato applicabile in generale a crediti e debiti

se le caratteristiche del titolo lo consentono.

I costi di impianto, di ampliamento e di sviluppo possono essere iscritti

- un’utilità pluriennale.

nell’attivo solo se hanno

L’avviamento può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo

- oneroso e nei limiti del costo per esso sostenuto.

I crediti devono essere sempre valutati secondo il valore di presumibile

realizzo.

I ricavi ed i costi generati da un credito o da un debito (interessi,

commissioni, costi di transizione, premi, ecc.) devono essere ripartiti in parti

uguali su tutta la durata di vita del rapporto ed imputati pro quota ad ogni

esercizio (c.d. criterio del costo ammortizzato).

Gli strumenti finanziari derivati sono iscritti al fair value, se determinabile in

modo attendibile.

I cespiti dell’attivo circolante diversi dai crediti e dai derivati che non

costituiscono immobilizzazioni devono essere iscritti al costo di acquisito o di

produzione.

L’attuale disciplina infine stabilisce i criteri di iscrizione in bilancio delle attività

e passività i cui effetti non si sono ancora esauriti al termine dell’esercizio

(art. 2426 n.8-bis).

La stessa legge tuttavia in casi eccezionali impone di derogare ai criteri di

valutazione da lei fissati.

Si tratta di casi nei quali l’applicazione dei criteri è incompatibile con una

rappresentazione veritiera e corretta. In questi casi gli amministratori devono

attribuire ai beni un valore superiore.

I criteri di valutazione (secondo i principi contabili internazionali);

Questi criteri divergono in più punti rispetto a quelli previsti dal nostro codice

civile.

Mirano ad impedire sia sopravvalutazioni del patrimonio non conformi col

principio di prudenza, sia sottovalutazioni conseguenti all’impiego del criterio

storico.

Il fair value è il corrispettivo al quale un bene potrebbe essere scambiato, o un

debito estino, in una transazione fra parti consapevoli ed indipendenti.

È il criterio ampiamento impiegato dai principi contabili internazionali poiché

esprime in genere le variazioni di valore meglio del metodo del costo storico

rettificato (cioè corretto con ammortamenti o svalutazioni o rivalutazioni).

In breve, i principali criteri di valutazione secondo i principi contabili

internazionali:

Gli investimenti in immobili, prima al costo storico poi o costo storico o

- fair value.

Gli impianti, i macchinari e gli immobili posseduti per uso proprio, prima

- costo storico poi, se possibile, fair value.

I beni immateriali, valore di costo o di mercato.

- L’avviamento non deve essere ammortizzato ma solo svalutato in caso di

- perdite.

Le attività finanziarie secondo fair value al momento di redazione del

- bilancio.

Anche in questo caso, come per il codice civile, vi possono essere casi

eccezionali in cui gli amministratori sono tenuti a disapplicare questi criteri

di valutazione quando questi risultano non conformi con gli obbiettivi di

rappresentazione veritiera e corretta dei dati di bilancio.

Il procedimento di formazione del bilancio;

Il bilancio di esercizio è un atto della società alla cui redazione cooperano, nel

sistema tradizionale e in quello monistico, tutti gli organi sociali nonché il

soggetto incaricato della revisione legale dei conti, mentre in quello dualistico è

predisposto dal consiglio di gestione ed in seguito approvato dal consiglio di

sorveglianza.

Il procedimento di formazione del bilancio è cadenzato nel tempo dall’art.

2364 c.2.

In base a tale norma, l’assemblea ordinaria, competente per l’approvazione del

bilancio, deve essere convocata almeno una volta all’anno.

Lo statuto può tuttavia prevedere un termine maggiore, non superiore a

bilancio

centottanta giorni, quando la società è tenuta alla redazione del

consolidato particolari esigenze

o quando lo richiedono relative alla struttura e

all’oggetto della società.

Gli amministratori redigono il progetto di bilancio.

Nelle società quotate gli amministratori si avvolgono della cooperazione di un

dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili sociali.

A lui sono affidati fondamentalmente due compiti molto delicati; predisporre

adeguate procedure amministrative e contabili per la formazione del bilancio e

attestare che gli atti e le comunicazioni della società diffusi al mercato e relativi

all’informativa contabile della società stessa siano conformi alle scritture

contabili.

Pertanto al dirigente sono estese le disposizioni che regolano la

responsabilità civile e penale degli amministratori.

società capogruppo,

Se si tratta di una al bilancio devono essere allegati le

copie integrali dell’ultimo bilancio approvato delle società controllate ed un

prospetto riepilogativo delle società collegate.

Nelle società quotate, ex art. 154-bis c.5 tuf, inoltre va allegata anche una

relazione al bilancio sottoscritta congiuntamente dagli amministratori

delegati e dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili

societari. preventivamente approvata

Tale relazione deve essere dal collegio sindacale.

Il progetto di bilancio ed i relativi allegati devono restare depositati in copia

nella sede della società durante i quindici giorni precedenti alla data di

convocazione dell’assemblea per l’approvazione.

Nelle società quotate devono inoltre essere messi a disposizione del pubblico,

sul sito internet della società, almeno ventuno giorni prima dell’assemblea

(art. 154-ter tuf).

La legge non specifica chiaramente quali poteri abbia l’assemblea in merito al

bilancio.

Essa può però certamente approvarlo o respingerlo, nonché modificare

direttamente il progetto di bilancio. A prescindere dall’approvazione o meno da

parte dell’assemblea, non viene meno la responsabilità di chi ha redatto il

bilancio (art. 2434).

Entro trenta giorni dall’approvazione, copia del bilancio deve essere

depositata a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle

imprese o spedita allo stesso ufficio a mezzo di raccomandata (art. 2435).

Nelle società con azioni quotate in borsa gli amministratori devono redigere

anche una relazione finanziaria semestrale sull’andamento della gestione.

Tale relazione consiste in un bilancio in forma abbreviata e deve essere resa al

pubblico entro sessanta giorni dalla chiusura del primo semestre nei modi

stabiliti dalla Consob (art. 154-ter tuf).

L’invalidità della delibera di approvazione;

Il bilancio di esercizio può presentare vizi ed irregolarità che riguardano il

procedimento di formazione dello stesso. In tal caso, la relativa delibera

annullabile, nullità

assembleare di approvazione è di regola mentre si ha in

caso di mancanza di convocazione o del verbale.

Trovano applicazione gli artt. 2377-2378-2379.

Il bilancio di esercizio può inoltre presentare irregolarità che riguardano il suo

contenuto.

Qual è la sanzione in tal caso?

Le opinioni a riguardo non sono omogenee, ma tuttavia tende a prevalere la

tesi più rigorosa della nullità della delibera che presenti vizi di chiarezza o

correttezza. introdurre temperamenti

La giurisprudenza ha però avvertito la necessità di

alla riconosciuta nullità della delibera che approvi un bilancio affetto da vizi di

contenuto.

Innanzitutto per essere legittimati a promuovere l’azione di nullità è richiesto

un interesse concreto ed attuale ad agire indirizzato ad evitare un pregiudizio

patrimoniale per l’attore.

Quindi è richiesto che vi sia la minaccia di un effettivo pregiudizio derivante

dalla delibera.

Sono poi state introdotte delle significative limitazioni all’impugnativa dei

bilanci:

Le azioni di annullabilità o nullità non possono essere esercitate dopo che

- è stato approvato il bilancio di esercizio successivo.

Possono impugnare la delibera solo tanti soci che rappresentano almeno

- il cinque per centro del capitale sociale.

Nelle quotate, in ogni caso l’azione può però essere proposta dalla

- Consob nel termine di sei mesi dal deposito del bilancio presso l’ufficio

del registro delle imprese.

Possono impugnare la delibera anche gli amministratori, i sindaci e il

- rappresentante comune degli azionisti di risparmio.

Può impugnare la delibera ogni terzo interessato concretamente.

-

Il bilancio dell’esercizio nel corso del quale viene dichiarata l’invalidità della

delibera tiene conto delle ragioni di questa (art. 2434-bis c.3).

nuovo bilancio.

Gli amministratori sono tenuti a redigere un

Gli utili, le riserve e i dividendi;

L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili.

dividendi.

Non tutti gli utili sono però distribuibili fra i soci sotto forma di

Esistono infatti i c.d. vincoli di destinazione, che vengono imposti dalla legge

ed eventualmente incrementati dallo statuto.

Innanzitutto, se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale

sociale, non possono essere ripartiti gli utili fino a che il capitale non sia

reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Degli utili netti annuali deve essere poi dedotta una somma corrispondente

almeno al cinque per cento degli stessi per costituire la c.d. riserva legale.

La riserva legale costituisce un accantonamento contabile di utili imposto dalla

legge a salvaguardia dell’integrità del capitale sociale. È una forma di

autofinanziamento obbligatorio della società.

Funzione e caratteri non diversi ha invece la c.d. riserva statuaria (unica

differenza è che la sua costituzione è imposta dallo statuto e non dalla legge).

Essendo predisposta tramite statuto, il relativo vincolo di destinazione può

essere rimosso con delibera dell’assemblea straordinaria di modifica dello

statuto.

Esistono anche le c.d. riserve facoltative, quelle discrezionalmente disposte

dall’assemblea ordinaria in sede di approvazione del bilancio.

Vincoli di partecipazioni derivanti dalle norme statuarie sono quelli che

prevedono una partecipazione agli utili a favore dei promotori, dei soci

fondatori e degli amministratori.

Queste partecipazioni sono computate sugli utili netti di esercizio.

Gli utili distribuibili ai soci sono quindi costituiti da:

Utili distribuibili di esercizio.

- Utili accertati e non distribuiti negli esercizi precedenti.

-

Nelle società per azioni la periodica distribuzione degli utili è perciò rimessa

all’apprezzamento discrezionale dell’assemblea.

L’assemblea può anche non distribuire periodicamente gli utili e non è tenuta a

motivare il perché. principio di

Questa pratica trova tuttavia temperamento nel generale

correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sociale.

Inoltre, il potere dispositivo dell’assemblea in tema di distribuzione degli utili

può essere limitato da clausole statuarie che riconoscono a determinate

categorie di azionisti il diritto alla percezione annuale di un dividendo minimo.

divieto di patto leonino,

Nei limiti segnati dal lo statuto può inoltre incidere

sulla misura e sulle modalità di distribuzione degli utili frai soci mediante la

creazioni di categorie di azioni privilegiate o postergate nella distribuzione dei

dividendi. soci di minoranza

Nelle società quotate lo statuto può anche riconoscere ai una

maggiorazione sul dividendo percepito dagli azionisti che conservino le loro

azioni per un determinato periodo di tempo.

Questa previsione statuaria deve comunque essere contenuta nei limiti ex art.

127-quater tuf. realmente

La società non può comunque pagare dividendi sulle azioni, se non

conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato.

Né può procedere alla distribuzione di dividendi se negli esercizi precedenti si è

verificata una perdita del capitale, fin quando il capitale non sia reintegrato o

ridotto in misura corrispondente.

L’inosservanza di tali condizioni dà luogo alla distribuzione dei c.d. utili fittizi.

La relativa delibera assembleare è nulla per illeceità dell’oggetto e gli

amministratori possono incorrere a responsabilità penale (art. 2627).

Gli acconti dividendo;

Solo con la chiusura dell’esercizio sociale e con l’approvazione del relativo

bilancio è possibile sapere se vi sono utili distribuibili ai soci sotto forma di

dividendi.

società che fanno appello al pubblico risparmio

Nelle è tuttavia particolarmente

avvertita l’esigenza di una remunerazione infra-annuale.

Per questo è nata la prassi della distribuzione di acconti sui dividendi la cui

disciplina è regolamentata dall’art. 2433-bis.

Innanzitutto la distribuzione degli acconti dividendo è consentita solo alle

società per azioni il cui bilancio è soggetto a revisione legale dei conti sotto il

regime degli enti di interesse pubblico.

Inoltre, vi sono una serie di condizioni da rispettare per procedere alla

distribuzione:

Deve essere prevista dallo statuto.

- Può essere deliberata dagli amministratori solo dopo il rilascio da parte

- del revisore o della società di revisione di un giudizio positivo sul bilancio

dell’esercizio precedente e l’approvazione dello stesso.

Non è consentita quando dall’ultimo bilancio approvato risultano perdite.

- La misura dell’acconto non può superare la minor somma fra l’importo

- degli utili conseguiti dalla chiusura dell’esercizio precedente e quello

delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

Gli acconti dividendo distribuiti rispettando tutte queste disposizioni, una volta

distribuiti, non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede.

Se nella distribuzione degli utili gli amministratori violano queste disposizioni

sono sottoposti a delle sanzioni penali.

Il bilancio consolidato di gruppo;

È un bilancio redatto dalla società capogruppo in aggiunta al proprio bilancio di

esercizio.

In esso è rappresentata la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del

considerato nella sua unità.

gruppo

Il bilancio consolidato è utile strumento di informazione sulla situazione

globale del gruppo.

L’obbligo di redazione del bilancio consolidato è stato introdotto dal d. lgs. 9-

4-1991 n.27.

Il bilancio deve essere redatto dalle società di capitali che controllano altre

imprese e dalle società cooperative che controllano società di capitali.

Sono tuttavia esonerati dall’obbligo di redigerlo i gruppi di minore dimensione

nonché quelli in cui tutte le imprese controllate siano irrilevanti.

gruppi a catena

Inoltre, nei deve essere redato solamente dalla società che sta

al vertice del gruppo.

Il d. lgs. 127/1991 disciplina anche i criteri di redazione del bilancio

consolidato.

Le società che emettono azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi

presso il pubblico in maniera rilevante, sono tenute a redigere il bilancio

principi contabili internazionali,

consolidato in conformità ai principi per i quali il

bilancio consolidato deve includere tutte le società controllate.

disciplina nazionale

La nostra invece contempla una serie di casi in cui possono

essere escluse alcune società controllate (ad esempio quando si tratta di

partecipazioni irrilevanti).

Il bilancio consolidato ha come termine di riferimento la data di chiusura del

bilancio di esercizio della società capogruppo.

Le società controllate sono obbligate a trasmettere tempestivamente alla

controllante tutte le informazioni richieste ai fini della redazione del bilancio.

Il bilancio consolidato ha la stessa struttura del bilancio di esercizio.

relazione degli amministratori

Deve essere corredato da una contente

un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione dell’insieme delle

imprese comprese nel consolidamento.

Dal bilancio consolidato deve uscire valutazione globale delle imprese che

costituiscono il gruppo.

Nel bilancio consolidato non sono inserite le seguenti voci.

Le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento

- e la corrispondente frazione del patrimonio netto.

I crediti ed i debiti fra le imprese incluse nel consolidamento.

- I proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse.

- Gli utili e le perdite conseguenti

-

(Quindi tutto ciò che non implica una valutazione di tipo unitario)

Il bilancio consolidato segue lo stesso procedimento di formazione del

bilancio di esercizio previsto per la società capogruppo.

È inoltre sottoposto agli stessi controlli e alle stesse forme di pubblicità.

Nei confronti del bilancio consolidato, che presenta vizi di contenuto è

applicabile la disciplina dell’invalidità delle delibere del consiglio di

amministrazione (art. 2388).

Nelle società quotate i soci che rappresentano almeno il cinque per cento del

capitale sociale possono richiedere al tribunale di accertare la conformità

del bilancio consolidato alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione.

L’accertamento può essere richiesto anche dalla Consob, entro sei mesi dal

deposito del bilancio consolidato (art. 157 tuf).

CAPITOLO XIV - LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

Costituisce modificazione dello statuto di una società per azioni ogni

mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale (atto costitutivo e

statuto); mutamento che può consistere sia nell’inserimento di nuove clausole

sia nella modificazione o soppressione di clausole preesistenti.

Nelle società per azioni non costituiscono o comportano modificazioni dello

modificazioni soggettive,

statuto le come ad esempio la variazione delle

persone degli azionisti.

Costituiscono perciò modificazioni dello statuto vere e proprie solo le

modificazioni oggettive del contratto sociale e solo a quest’ultime è riservata la

disciplinata ex artt. 2436 ss.

Le modificazioni oggettive hanno diverso contenuto e possono variamente

incidere sulla preesistente struttura organizzativa della società.

Possono incidere singolarmente o globalmente sulla società e le ripercussioni

che ne derivano non sono per nulla omogenee.

Le modificazioni dello statuto rientrano nella competenza dell’assemblea

dei soci. non è tuttavia senza eccezioni

Tale regola in quanto lo statuto può attribuire

alla competenza dell’organo amministrativo una serie di modifiche (ad esempio

le deliberazioni concernenti particolari casi di fusione, il trasferimento della

sede sociale, la riduzione obbligatoria del capitale sociale per perdite, ecc.).

La delibera di modificazione è adottata con le maggioranze previste in via

generale per l’assemblea straordinaria, salvo che per talune modifiche di

particolare rilievo per le quali sono previste nelle più elevate. Per le società

quotate sono anche previsti specifici obblighi di informazione nei confronti della

Consob e del pubblico. eventuale e

Il controllo giudiziario sulle delibere modificative dello statuto è

facoltativo.

Se si decide di farlo, il notaio che ha verbalizzato la delibera dell’assemblea

verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge ed entro trenta

giorni ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al

deposito (art. 2436).

Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni ne deve dare comunicazione

agli amministratori i quali, entro trenta giorni, devono convocare l’assemblea

oppure ricorrere al tribunale.

Nel caso di inerzia da parte degli amministratori la delibera è inefficace.

Se la delibera di modifica è stata correttamente adottata, i suoi effetti si

producono dopo l’iscrizione nel registro delle imprese.

Possono esservi poi dei casi in cui l’efficacia della delibera è condizionata,

quando la sua efficacia è subordinata all’approvazione dell’assemblea di

categoria, o differita, quando si tratta di delibere di riduzione reale del

capitale sociale o di fusione.

Dopo ogni modificazione, il testo integrale dello statuto modificato deve essere

depositato nel registro delle imprese, nella sua redazione aggiornata, così da

avere effetto di pubblicità legale.

Il diritto di recesso;

Il principio maggioritario fa si che nelle società per azioni l’interesse di gruppo

a variare l’assetto organizzativo della società prevalga sull’eventuale opposto

interesse del singolo azionista.

Ciò non significa che il potere della maggioranza sia senza limiti e che possa

anche arrivare a danneggiare il singolo azionista.

È necessario pertanto che la maggioranza rispetti dei limiti posti da norme

inderogabili, e che rispetti sempre i principi della correttezza e della buona

fede, nonché quello della parità di trattamento tra gli azionisti.

indirettamente tutelata

La minoranza è inoltre dagli abusi della maggioranza

grazie al riconoscimento del diritto di recesso dalla società (art. 2437).

Con la riforma del 2003 sono stati ampliati i casi in cui questo diritto è

concesso.

L’attuale disciplina presenta tre cause di recesso:

Cause di recesso inderogabili; sono riconosciute ai soci che non

- hanno concorso alle delibere riguardanti determinati atti indicati dall’art.

2437 c.1. Non possono in alcun modo essere soppresse dallo statuto.

Cause di recesso derogabili dallo statuto; sono riconosciute ai soci

- che non hanno concorso alle delibere riguardanti determinati atti indicati

dall’art. 2437 c.2, salvo che lo statuto non disponga diversamente.

(quindi possono essere soppresse dallo statuto)

Cause di recesso statuarie; ulteriori cause di recesso che possono

- essere previste dallo statuto di società che non fanno ricorso al mercato

del capitale di rischio.

Nelle società a tempo indeterminato non quotate, il diritto di recesso

costituisce un temperamento alla durata potenzialmente illimitata del vincolo

sociale.

È infatti consentito ai contraenti di recedere con preavviso di almeno

centottanta giorni.

Il diritto di recesso deve essere esercitato dal socio mediante comunicazione

con lettera raccomandata che deve essere spedita alla società entro un breve

termine, ovvero quindici giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese della

delibera che lo legittima.

La dichiarazione di recesso porta alla perdita della qualità di socio, ma solo in

seguito al rimborso delle azioni.

È infatti importante determinare il valore delle azioni (art. 2437-ter).

società non quotate

Nelle il valore delle azioni da rimborsare viene determinato

dagli amministratori tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e

delle sue prospettive redditizie, nonché dell’eventuale valore di mercato delle

azioni, ma lo statuto può anche stabilire criteri alternativi di valutazione.

Ogni socio ha diritto di conoscere la determinazione del valore di rimborso nei

quindici giorni precedenti la data fissata per l’assemblea. Un’eventuale

contestazione è risolta dal tribunale.

società quotate

Nelle invece il valore di liquidazione viene determinato facendo

riferimento al prezzo medio di mercato e anche in questo caso lo statuto può

prevedere criteri alternativi di valutazione delle azioni.

L’attuale disciplina detta un’articolata normativa per il procedimento di

rimborso delle azioni del socio recedente (art. 2437-quater), al fine di

evitare che l’ampliamento delle cause di recesso comprometta l’integrità del

capitale sociale e la tutela dei creditori.

Le azioni devono innanzitutto essere offerte in opzione agli altri soci in

proporzione al numero delle azioni da loro possedute.

Le azioni non acquistate dai soci possono poi essere collocate sul mercato.

In caso di mancato collocamento sia presso i soci che verso terzi, le azioni

vengono rimborsate mediante l’acquisto da parte della stessa società.

socio -> terzi soggetti sul mercato -> società)

(Quindi:

Se non vi sono utili o riserve distribuibili, l’assemblea straordinaria deve

deliberare la riduzione del capitale sociale o lo scioglimento della società.

Una specifica disciplina è poi dettata per le modificazioni dello statuto

l’aumento,

relative al capitale sociale, ovvero che può essere reale o

diminuzione,

nominale, e la che può essere anch’essa reale o nominale (artt.

2438-2447).

L’aumento reale del capitale sociale (o a pagamento);

a pagamento,

Con questo aumento, detto la società intende procurarsi nuovi

strumenti finanziari a titolo di capitale di rischio.

L’aumento reale dà perciò luogo all’emissione di nuove azioni a pagamento che

vengono sottoscritte dai soci attuali, cui per legge è riconosciuto il diritto di

opzione.

Non è consentito eseguire un aumento di capitale fino a che le azioni

precedentemente emesse non siano interamente liberate.

La violazione di tale disposizione non comporta però nullità della delibera di

aumento, ma ne sono ugualmente responsabili gli amministratori in solido per i

danni derivati.

Competente a deliberare l’aumento di capitale è l’assemblea straordinaria dei

soci.

Questa competenza non ha tuttavia carattere inderogabile, in quanto lo stesso

amministratori

potere può essere attribuito agli tramite delega.

Tuttavia con l’aumento delegato:

Deve essere predeterminato l’ammontare massimo entro cui gli

- amministratori possono aumentare il capitale sociale.

La delega può essere concessa per un periodo massimo di cinque anni,

- ma è rinnovabile.

La modifica statuaria volta ad attribuire tale facoltà va approvata con le

normali maggioranze e il relativo verbale deve essere redatto da un notaio e

la delibera consiliare è soggetta al controllo di legalità dello stesso, nonché ad

iscrizione nel registro delle imprese (art. 2443 c.3).

Una specifica disciplina è dettata per la sottoscrizione parziale

dell’aumento del capitale sociale.

Può verificarsi che l’aumento del capitale sociale non venga integralmente

sottoscritto; in tal caso il capitale è aumentato di un importo pari alle

sottoscrizioni raccolte soltanto se la deliberazione di aumento lo abbia

espressamente previsto (art. 2439 c.2).

La sottoscrizione parziale non vincola né la società né i sottoscritti.

Avvenuta invece la sottoscrizione integrale, entro trenta giorni gli

amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese

un’attestazione che l’aumento del capitale è stato eseguito.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio a seguito di

tale pubblicazione non è più possibile pronunciare l’invalidità della relativa

delibera.

Per i conferimenti in sede di aumento del capitale sociale vale la medesima

disciplina prevista per quelli in sede di costituzione della società.

Tuttavia, il versamento del venticinque percento deve essere effettuato

direttamente alla società e non più presso una banca.

Inoltre, se le azioni sono emesse con soprapprezzo, questo deve essere

integralmente versato all’atto della sottoscrizione.

I conferimenti in natura sono sottoposti al normale procedimento di

valutazione ex art. 2343, ma gli amministratori possono ricorrere a metodi di

valutazione alternativi (criterio del valore medio di mercato o criterio del fair

value).

È compito degli amministratori controllare il valore dei conferimenti valutati

con metodi alternativi entro trenta giorni dalla data di esecuzione del

conferimento.

Entro questo termine è concesso che i soci che rappresentano il cinque per

cento del capitale possono chiedere una nuova valutazione.

Si verifica talvolta che i soci versino alla società delle somme a titolo di

conferimento denominate versamenti in conto capitale al fine di sopperire

alle esigenze di capitale di rischio e/o di costituire un fondo destinato a

ripianare eventuali perdite future.

Questi versamenti si caratterizzato per la mancanza di un obbligo di

restituzione a carico della società e vanno ad incrementare il patrimonio della

società senza modificarne il capitale sociale.

I soci non possono però pretendere la restituzione di questi versamenti.

Diversi dai versamenti in conto capitale sono poi i versamenti in conto

futuro di aumento capitale, ovvero versamenti dei soci destinati alla

copertura anticipata di un determinato aumento del capitale sociale non ancora

deliberato o perfezionato.

Sono in sostanza una sottoscrizione anticipata del capitale che deve ancora

perfezionarsi.

Il diritto di opzione;

Si tratta del diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione

dell’aumento del capitale sociale a pagamento.

Consente dunque di mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio

partecipa al capitale ed al patrimonio sociale.

Il diritto di opzione ha un proprio valore economico che l’azionista può

monetizzare cedendolo a terzi qualora non voglia o non possa concorrere

all’aumento del capitale sociale.

Non è tuttavia un diritto intangibile dell’azionista in quanto può essere

sacrificato quando uno specifico interesse della società lo esige.

La disciplina del diritto di opzione è dettata dall’art. 2441.

Il diritto di opzione ha per oggetto le azioni di nuova emissione di qualsiasi

categoria e le obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla società.

Esso compete agli azionisti di ogni categoria ed ai possessori di obbligazioni

convertibili su tutte le azioni di nuova emissione, e viene attribuito a ciascun

azionista in proporzione al numero di azioni da lui possedute.

Per l’esercizio di questo diritto è concesso un termine non inferiore ai quindici

giorni che decorre dalla pubblicazione dell’offerta

Gli amministratori non sono liberi di collocare a loro piacimento le azioni

rimaste inoptate. Infatti:

azioni non sono quotate,

Se le coloro che hanno esercitato il diritto di

- opzione hanno diritto di prelazione nella sottoscrizione delle azioni non

optate purché ne facciano richiesta all’atto dell’esercizio dell’opzione.

azioni sono quotate,

Se le i diritti di opzione residui devono essere offerti

- nel mercato regolamentato dagli amministratori per conto della società

per almeno cinque riunioni entro il mese successivo alla scadenza.

Il ricavato della vendita va a beneficio del patrimonio sociale.

Solo se gli azioni non si avvalgono per l’intero del diritto di prelazione le azioni

di nuova emissione possono essere liberamente collocate.

Il diritto di opzione degli azionisti è in tutto o in parte sacrificabile in

presenza di situazioni oggettive rispondenti ad un concreto interesse della

società:

Il diritto di opzione è escluso per legge quando le azioni devono essere

- liberate mediante dei conferimenti in natura.

Il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la delibera di

- aumento del capitale quando l’interesse della società lo esige.

azioni quotate

Nelle società con il diritto di opzione può essere

- escluso dallo statuto nei limiti del dieci percento del capitale sociale

preesistente.

Il diritto di opzione può essere escluso quando le azioni devono essere

- offerte in sottoscrizione ai dipendenti della società o ai dipendenti di

società controllanti o controllate.

Il diritto di opzione non si considera però escluso o limitato quando le azioni di

nuova emissione sono sottoscritte da banche, da enti o società finanziare

soggetti al controllo della Consob, con l’obbligo di offrirle successivamente agli

azionisti rispettando la disciplina del diritto di opzione.

È questa la c.d. opzione indiretta che deve essere però espressamente

prevista da delibera.

L’aumento nominale del capitale sociale (o gratuito);

Viene posto in essere dall’assemblea straordinaria imputando a capitale le

riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili (art. 2442).

Non è però imputabile a capitale la riserva legale.

L’aumento viene quindi realizzato utilizzando valori già esistenti nel patrimonio

della società.

Può essere attuato o aumento il valore nominale delle azioni in circolazione o

mediante l’emissione di nuove azioni, ma non deve in alcun modo alterare le

preesistenti posizioni degli azionisti.

La riduzione reale del capitale sociale;

Viene disciplinata dall’art. 2445. esuberanza

La riduzione reale del capitale sociale può essere disposta sia per

del capitale sociale, sia per altre cause diverse.

È circondata da una serie di cautele sostanziali e procedimentali in quanto si

tratta di un’operazione potenzialmente pericolosa per i creditori sociali e per i

soci di minoranza.

Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale di

cinquantamila euro.

L’avviso di convocazione dell’assemblea deve indicare le ragioni e le modalità

di riduzione.

La delibera, adottata con le normali maggioranze previste per le modifiche

dello statuto, può essere eseguita solo dopo novanta giorni dall’iscrizione nel

registro delle imprese.

Entro questo termine i creditori sociali anteriori all’iscrizione possono fare

opposizione alla delibera di riduzione se questa pregiudica la loro posizione.

La riduzione reale può aver luogo mediante liberazione dei soci dall’obbligo

dei versamenti ancora dovuti o mediante rimborso agli stessi del capitale.

La società può anche procedere all’acquisto ed al successivo annullamento di

proprie azioni. fanno ricorso al mercato del capitale di rischio

Nelle società che le azioni

proprie, eventualmente possedute dalla società dopo la riduzione, non devono

eccedere la quinta parte del capitale sociale.

Le modalità di riduzione devono sempre assicurare la parità di trattamento

degli azionisti.

La riduzione del capitale sociale per perdite;

Il patrimonio netto della società può scendere per effetto di perdite al di sotto

del capitale nominale.

La riduzione del capitale sociale per perdite consente di adeguare la cifra del

capitale sociale nominale all’attuale minor valore del capitale reale.

La disciplina non è unitaria e la legge distingue a seconda che la perdita del

capitale sociale sia o meno superiore ad un terzo.

La società infatti, se la perdita non è superiore ad un terzo, ha la facoltà di

optare o meno per la riduzione del capitale sociale.

La riduzione facoltativa del capitale a seguito di perdite segue la disciplina

generale delle modificazioni dell’atto costitutivo e con la riduzione del capitale

si fanno definitivamente gravare sui soci attuali le perdite pregresse, dandosi

luogo alla riduzione del valore nominale delle azioni che sono in circolazione.

La riduzione del capitale sociale diventa invece obbligatoria quando la perdita

è superiore ad un terzo ma la relativa disciplina si differenzia ancora.

Se la riduzione oltre un terzo non intacca il minimo legale (art. 2446) gli

amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea straordinaria e

sottoporle una relazione sulla situazione patrimoniale della società.

Sono poi tenuti a redigere un vero e proprio bilancio e ai fini della

determinazione dell’entità della perdita si deve tenere conto anche degli

eventuali utili che emergono da tale bilancio straordinario, ovvero i c.d. utili di

periodo.

L’assemblea convocata prende gli opportuni provvedimenti.

Può optare per la riduzione immediata del capitale sociale o limitarsi ad un

semplice “rinvio a nuovo delle perdite”, attendendo così i risultati

dell’esercizio successivo.

Se la perdita non è reintegrata, si deve disporre per la riduzione immediata

(che può anche essere disposta dal tribunale in caso di inerzie dell’assemblea).

La disciplina diventa più rigorosa se la perdita di oltre un terzo intacca il

minimo legale (art. 2447).

In tal caso, l’assemblea straordinaria deve necessariamente deliberare o la

riduzione del capitale sociale ed il contemporaneo aumento ad una cifra non

inferiore al minimo legale, o la trasformazione della società.

Se l’assemblea è inerte, la società si scioglie ed entra in stato di liquidazione.

Tuttavia, la società può presentare domanda di ammissione alla procedura di

concordato preventivo o domanda di omologazione di un accordo di

ristrutturazione dei debiti.

In entrambi i casi, la procedura di riduzione rimane sospesa fino al decreto di

omologa.

È opinione consolidata che la disciplina ex art. 2447 sia applicabile anche in

caso di perdita integrale del capitale sociale, anche se questa complessiva

operazione può prestarsi ad abusi a danno della minoranza. Per questo si tratta

di soluzione condivisa ma non pacifica.

CAPITOLO XV - LE OBBLIGAZIONI

La società per azioni può emettere titoli di credito di massa (valori mobiliari)

anche per la raccolta di capitale di prestito.

Le obbligazioni sono strumento a tal fine predisposto dall’ordinamento.

titoli di credito

Si tratta infatti di che rappresentano frazioni di uguale valore

nominale e cono uguali diritti di un’unitaria operazione di finanziamento a titolo

di mutuo.

Netta è perciò la distinzione tra azioni ed obbligazioni.

socio

L’azione attribuisce la qualità di e quindi di compartecipe ai risultati

dell’attività d’impresa mentre l’obbligazione attribuisce invece la qualità di

creditore della società.

L’obbligazionista ha perciò diritto ad una remunerazione periodica fissa

normalmente svincolata dai risultati economici della società finanziata ed ha

anche diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla

scadenza pattuita.

Meno netta è invece la distinzione tra obbligazioni e strumenti finanziari

partecipativi.

In comune hanno la caratteristica di essere emessi a fronte di un apporto non

imputato a capitale.

Le obbligazioni hanno però delle specifiche caratteristiche:

Sono titoli di massa.

- Attribuiscono diritto al rimborso di una somma di denaro, diritto al

- rimborso che può essere condizionato al soddisfacimento dei diritti di altri

creditori ma non all’andamento economico della società (a differenza

degli strumenti finanziari partecipativi).

Ciò detto, resta indubbia la notevole somiglianza che vi è fra obbligazioni e

strumenti finanziari.

I tipi speciali di obbligazioni;

La pratica societaria ha creato e continua a creare dei tipi speciali di

obbligazioni.

I più diffusi sono:

Obbligazioni a premio

- Obbligazioni indicizzate

- Obbligazioni in valuta estera

- Obbligazioni convertibili in azioni

- Obbligazioni con warrant (cioè con diritto di opzione su azioni)

- Obbligazioni partecipative

- Obbligazioni subordinate

-

Alcune di queste obbligazioni sono regolate dal codice civile, altre da leggi

speciali ed altre ancora sono rimesse all’autonomia negoziale.

I limiti all’emissione di obbligazioni;

La legge pone un limite quantitativo all’emissione di obbligazioni da parte

della società per azioni.

La riforma del 2003 concepisce questo limite come una tecnica volta ad evitare

che gli azionisti ricorrano al mercato del capitale di credito in misura eccessiva

rispetto al capitale di rischio che viene da loro realmente apportato.

In base all’attuale disciplina, la società per azioni può emettere obbligazioni per

somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale,

della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio

approvato.

Il nuovo art. 2412 c.4 ha introdotto anche la dicitura secondo cui al computo

di questo limite di emissione concorrono anche gli importi relativi alle garanzie

prestate dalla società per obbligazioni emesse da altre società, anche estere.

Possono comunque esservi delle deroghe.

La società può tuttavia emettere obbligazioni per ammontare superiore al

limite fissato in via generale quando:

Le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere

- sottoscritte da investitori istituzionali soggetti a vigilanza.

Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di

- proprietà della società.

Ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale.

- Le obbligazioni sono destinate ad essere quotate.

- Le obbligazioni danno diritto di sottoscrivere azioni.

-

Restano poi salve le disposizioni di leggi speciali per particolari categorie di

società che sono interamente sottratte al rispetto del limite quantitativo.

È altresì necessario che vi sia permanenza del rapporto fra capitale, riserve

ed obbligazioni.

La società che ha emesso obbligazioni infatti non può ridurre volontariamente il

capitale sociale o distribuire le riserve se il limite quantitativo non è rispettato

per le obbligazioni che restano in circolazione dopo la riduzione/distribuzione.

Il procedimento di emissione;

Se la legge o lo statuto non dispongono diversamente, l’emissione di

obbligazioni è deliberata dagli amministratori (art. 2410).

La delibera deve risultare da verbale redatto da un notaio ed è soggetta a

controllo di legalità da parte dello stesso e ad iscrizione nel registro delle

imprese.

Essa produce effetti e può essere eseguita solo dopo l’iscrizione.

Il collocamento sul mercato delle obbligazioni è soggetto alla disciplina

dell’offerta al pubblico di prodotti finanziari.

Alla sottoscrizione secondo le modalità fissate nel bando di emissione segue

il rilascio dei titoli che possono essere nominativi o al portatore.

Il prezzo di emissione può essere anche inferiore al valore nominale.

L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro

delle obbligazioni.

Le obbligazioni convertibili in azioni;

Una specifica disciplina dettata dall’art. 2420-bis è dedicata alle

obbligazioni convertibili in azioni della stessa società di futura emissione.

Sono obbligazioni che attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa

società, ma chi esercita il diritto di conversione cessa però di essere

azionista della società.

obbligazionista e diventa

Per l’emissione di questo tipo di obbligazioni sono dettate norme specifiche.

Innanzitutto, le obbligazioni convertibili devono essere offerte in opzione agli

azionisti ed ai possessori di obbligazioni convertibili precedentemente emesse.

Si è voluto inoltre prevenire il pericolo che la futura emissione delle azioni

violando le norme

avvenga poste a salvaguardia dell’effettività del capitale

sociale.

A tal fine si è disposto che:

La delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere

- adottata se il capitale sociale precedentemente sottoscritto non è stato

integralmente versato.

Le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somma

- complessivamente inferiore al loro valore nominale ad al valore nominale

delle azioni offerte in conversione.

Si richiede quindi che siano rispettate le condizioni richieste per l’emissione di

nuove azioni ma le obbligazioni convertibili non sono soggette al limite

quantitativo di emissione fissata ex art. 2412.

Competente a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è l’assemblea

straordinaria.

L’atto costitutivo o una successiva modifica possono tuttavia attribuire agli

amministratori la facoltà di emettere obbligazioni convertibili fino ad un

ammontare determinato e per un periodo non superiore a cinque anni tramite

delega.

Chi delibera l’emissione di queste obbligazioni deve anche determinarne il

contenuto, ovvero il rapporto di cambio nonché il periodo e le modalità di

conversione. Deve inoltre contestualmente deliberare l’aumento del capitale

sociale.

La legge si preoccupa infine di conciliare, durante il periodo di conversione,

la libertà di decisione della società con l’esigenza di tutelare i possessori di tali

obbligazioni di fronte ad operazioni societarie che possono vistosamente

alterare il valore del diritto di conversione.

Sono al riguardo fissate tre regole:

In caso di aumenti del capitale sociale a pagamento e di nuove emissioni

- di obbligazioni convertibili, il diritto di opzione sugli stessi spetta anche ai

possessori di obbligazioni convertibili, in concorso con i soci attuali, sulla

base dei rapporti di cambio.

In caso di aumenti del capitale gratutito o di riduzione dello stesso per

- perdite, il rapporto di cambio è automaticamente modificato in

proporizione alla misura dell’aumento o della riduzione del capitale.

La società non può deliberare la riduzione reale del capitale, la fusione, la

- scissione o la modificazione delle disposizioni dell’atto costitutivo

concertenti la ripartizione degli utili fin quando non siano scaduti i termini

fissati per la conversione. Il divieto può essere superato solamente se si

concede agli obbligazionisti la facoltà di conversione anticipata.

La disciplina fin qui esposta riguarda solo le obbligazioni convertibili in azioni

dalla stessa società, riguarda quindi il c.d. procedimento diretto.

Non viene invece specificatamente disciplinato il c.d. procedimento

indiretto, che si ha quando le obbligazioni emesse da una determinata società

sono convertibili in azioni di altra società.

A riguardo la dottrina è ancora oggi divisa sulla possibilità di applicare anche in

questo caso o meno la disciplina ex art. 2420-bis.

Problemi analoghi valgono per le obbligazioni con warrant o con diritto di

opzione su azioni.

Anche in questo caso la dottrina si interroga ed è divisa sulla possibile

applicazione per analogia dell’art. 2420-bis.

L’organizzazione degli obbligazionisti;

Una previsione ex lege determina la creazione di un’organizzazione degli

obbligazionisti che si articola in due organi, ovvero l’assemblea ed il

rappresentante comune (artt. 2415-2418).

La costituzione degli obbligazionisti in un gruppo organizzato risponde

all’esigenza di assicurare una maggiore tutela degli interessi comuni degli

obbligazionisti e di consentire così modifiche a maggioranza delle originarie

condizioni di prestito.

L’assemblea degli obbligazionisti delibera sulla nomina e sulla revoca del

rappresentante comune, sulle modificazioni delle condizioni del prestito, sulle

proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e

fallimentare, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela

dei comuni interessi e del relativo rendiconto, ed infine sugli altri oggetti di

interesse comune.

Fra le sue competenze spicca quella di poter deliberare sulle modificazioni

delle condizioni del prestito con maggioranze rafforzate previste ex art. 2415

c.3, ma la modifica deve sempre essere giustificata da una situazione oggettiva

della società che la rende necessaria.

Per l’assemblea degli obbligazionisti valgono le regole di funzionamento

dettate per l’assemblea straordinaria dei soci (art. 2415 c.3 e art. 2416),

salvo alcune regole specifiche.

Il rappresentante comune degli obbligazionisti è nominato dall’assemblea

degli obbligazionisti.

Può essere scelto anche al di fuori degli obbligazionisti e può essere persona

fisica, persona giuridica o anche società fiduciaria.

La nomina è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese.

Ha diritto ad un compenso fissato in sede di assemblea e resta in carica per

un periodo massimo di tre anni, ma è rieleggibile.

Può essere revocato dall’assemblea anche senza giusta causa, salvo il diritto

di risarcimento.

Le sue funzioni sono indicate dall’art. 2418 (esegue le deliberazioni

dell’assemblea degli obbligazionisti, ha diritto di esaminare il libro delle

obbligazioni nonché quello delle adunanze dell’assemblea dei soci e di

ottenerne estratti, assiste alle operazioni per l’estrazione a sorteggio delle

obbligazioni, ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti, ecc) ed

egli generalmente deve tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei

confronti dei terzi e della società.

L’organizzazione di gruppo comunque non priva il singolo obbligazionista del

potere di tutelare i propri diritti nei confronti della società.

Sono tuttavia precluse le azioni individuali “che siano incompatibili con le

deliberazioni dell’assemblea previste dall’art. 2415” (art. 2419).

Ovvero quando l’accoglimento di azioni individuali porterebbe a risultati

contrastanti con le azioni promosse dall’organizzazione per la tutela degli

interessi comuni di gruppo.

CAPITOLO XVI - LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ PER

AZIONI

Lo scioglimento della società per azioni è disciplinato dagli artt. 2484-

2496.

La società per azioni si scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di

una delle seguenti cause di scioglimento:

Il decorso del termine di durata fissato nell’atto costitutivo; termine

- che può essere tuttavia prorogato prima della scadenza con delibera

dell’assemblea straordinaria (è concesso il diritto di recesso ai soci che

non hanno concorso all’approvazione della relativa delibera).

Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta

- impossibilità a conseguirlo, sempreché quest’ultima abbia carattere

assoluto e definitivo.

L’impossibilità di funzionamento o la continuata inattività

- dell’assemblea che quindi precluda l’adozione di delibere necessarie

per il funzionamento della società.

La riduzione del capitale sociale (per perdite) sotto il minimo

- legale.

La delibera dell’assemblea straordinaria di scioglimento della società a

- seguito del recesso di uno o più soci.

La delibera dell’assemblea straordinaria di scioglimento anticipato,

- delibera che è soggetta a controllo notarile e che deve essere iscritta nel

registro delle imprese.

Le altre cause di scioglimento previste dall’atto costitutivo o dallo

- statuto.

Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori devono procedere

senza indugio al suo accertamento e all’iscrizione nel registro delle

imprese della relativa dichiarazione o della deliberazione assembleare che

dispone lo scioglimento (art. 2485).

Alla denominazione della società deve poi essere aggiunta l’indicazione che si

società in stato di liquidazione

tratta di (art. 2487-bis c.2).

Tutti gli effetti connessi al verificarsi di una causa di scioglimento si producono

solamente dopo l’iscrizione nel registro delle imprese della relativa delibera.

In caso di ritardo o di omissione, gli amministratori sono solidalmente e

penalmente responsabili.

La società in stato di liquidazione;

Prima della totale estinzione della società, si deve provvedere, con il

procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori sociali ed alla

ripartizione ai soci dell’eventuale residuo attivo.

in carica fino alla nomina dei liquidatori

Gli amministratori restano ma,

contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento, devono

convocare l’assemblea per le deliberazioni relative alla liquidazione.

Sono inoltre responsabili per la conservazione dei beni sociali.

limitati

I loro poteri sono “ai soli fini della conservazione dell’integrità e del

valore del patrimonio sociale” in attesa di farne consegna ai liquidatori (art.

2486).

Se violano tale limite, sono personalmente e solidalmente responsabili.

altri organi sociali.

Lo scioglimento della società si percuote anche sugli

Il collegio sindacale continua a svolgere la consueta attività di controllo

anche nei confronti dei liquidatori che subentrano agli amministratori.

I poteri dell’assemblea invece vengono limitati ed esclusi da determinate

delibere per non essere in contrasto con il procedimento di liquidazione.

Con la riforma del 2003 è stata introdotta la possibilità di revocare lo stato di

liquidazione.

La società può in ogni momento revocarlo previa eliminazione della causa di

scioglimento.

Inoltre, i soci che non hanno concorso alla delibera di revoca dello stato di

liquidazione, hanno diritto di recesso. sessanta giorni,

La revoca ha comunque effetto solo dopo termine entro il

quale i creditori sociali possono fare opposizione per poter tutelare il credito

che avrebbero dovuto riscuotere.

Il procedimento di liquidazione;

Il procedimento di liquidazione si apre con la nomina dei liquidatori (uno o

più).

Salvo diverse disposizioni dello statuto, i liquidatori sono nominati

dall’assemblea straordinaria con delibera che ne fissa anche il numero, le

regole di funzionamento ed i poteri.

Nell’inerzia dell’assemblea, i liquidatori sono nominati dal tribunale su istanza

dei singoli soci o dei sindaci.

nullità della società,

In caso di scioglimento per vengono nominati direttamente

dal tribunale con sentenza che dichiara la nullità (art. 2332 c.4).

I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento.

Possono essere revocati dall’assemblea con le maggioranze prescritte per

l’assemblea straordinaria.

I provvedimenti di nomina e di revoca sono soggetti ad iscrizione nel registro

delle imprese.

Poteri, doveri e responsabilità dei liquidatori sono modellati su quelli degli

amministratori, pertanto:

Devono adempiere i loro doveri con la diligenza e la professionalità

- richieste dalla natura dell’incarico e la loro responsabilità è disciplinata

dalle norme in tema di responsabilità degli amministratori.

Devono prendere in consegna dagli amministratori i beni e i libri sociali,

- nonché redigere con gli stessi l’inventario del patrimonio sociale.

Possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società e

- possono anche intraprendere nuove operazioni, di cui sono responsabili.

Hanno il generale potere di rappresentanza della società.

-

L’attività dei liquidatori deve essere innanzitutto diretta al pagamento dei

creditori sociali.

I beni della società quindi non possono essere ripartiti fra i soci finquando tutti i

creditori sociali non sono soddisfatti. acconti

Tuttavia è possibile la distribuzione ai soci di durante la liquidazione, sia

pure con le opportune cautele volte ad evitare che siano pregiudicati gli

interessi dei creditori (art. 2491 c.2).

Se i fondi disponibili della società risultano insufficiente, i liquidatori possono

chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non

interamente liberate.

Se la liquidazione si protrae oltre un anno, i liquidatori devono redigere il c.d.

bilancio annuale di liquidazione e sottoporlo all’approvazione

dell’assemblea dei soci con le scadenze previste per il bilancio di esercizio della

società.

In via di principio trova applicazione la disciplina prevista per il bilancio di

esercizio (art. 2423-bis).

primo bilancio successivo

Nel alla loro nomina, i liquidatori nella nota

integrativa devono indicare e motivare le variazioni nei criteri di valutazione

adottati rispetto all’ultimo bilancio approvato e le ragioni e le conseguenze di

tali variazioni.

Il bilancio annuale di liquidazione deve essere depositato presso il registro

delle imprese, ed in caso di mancato deposito per oltre tre anni consecutivi si

ha direttamente la cancellazione d’ufficio della società dal registro delle

imprese (art. 2490 c.6).

Completata la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di

liquidazione, indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione degli

utili.

Questo bilancio finale deve essere approvato dai singoli soci ed è previsto un

meccanismo di approvazione tacita (art. 2493), ovvero si intende approvato

se entro novanta giorni dal suo deposito presso il registro delle imprese nessun

socio ha proposto reclamo.

L’approvazione del bilancio finale di liquidazione libera i liquidatori di fronte ai

soci per l’attività svolta, salvo gli obblighi relativi alla distribuzione degli utili.

non vengono riscossi,

Gli utili che entro tre mesi sono depositati dai liquidatori

presso una banca.

L’estinzione della società;

Il procedimento di liquidazione si conclude con la cancellazione della società

dal registro delle imprese, cancellazione che deve essere richiesta dai

liquidatori.

Prima del compimento dell’atto formale di cancellazione, eventuali creditori

sociali rimasti insoddisfatti devono rivolgersi alla società, in persona dei

liquidatori, qualora non riescano a recuperare dai soci le somme da costoro

percepite.

intervenuta la cancellazione

Invece, dal registro, i creditori sociali rimasti

insoddisfatti possono far valere i loro diritti:

Nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi

- riscosse in base al bilancio finale di liquidazione.

Nei confronti dei liquidatori se il mancato pagamento è dipeso da loro

- colpa.

Se dopo la cancellazione emergono ancora crediti o beni della società che non

sono stati oggetto di liquidazione, questi cadono in comunione ereditaria fra i

soci in proporzione alla loro quota di liquidazione.

CAPITOLO XVII - LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI

La società in accomandita per azioni (artt. 2452-2461) è un tipo di

società che si caratterizza per la presenza istituzionale di due categorie di

soci: I soci accomandatari, che rispondono personalmente e illimitatamente

- per legge,

per le obbligazioni sociali e che sono quindi di diritto,

amministratori della società.

I soci accomandanti, che sono obbligati verso la società nei limiti della

- quota di capitale da loro sottoscritto.

È nel contempo un tipo di società che si caratterizza per il fatto che le quote di

partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni.

La disciplina di questa società è modellata su quella della società per azioni,

dato che “alla società in accomandita per azioni sono applicabili le norme

relative alla società per azioni in quanto compatibili con le disposizioni

seguenti” (art. 2454).

L’accomandita per azioni fa parte delle società di capitali.

L’azionista accomandatario;

L’azionista accomandatario risponde illimitatamente e solidalmente per le

obbligazioni sociali. nesso indissolubile

È amministratore della società, e vi è un fra la qualità di

accomandatario, posizione di amministratore e responsabilità per le

obbligazioni sociali.

Non si può essere soci accomandatari se non si è amministratori e si cessa di

essere accomandatari e responsabili se si cessa di essere amministratori.

Infatti, nell’accomandati per azioni:

I soci indicati nell’atto costitutivo come accomandatari sono tutti di diritto

- amministratori della società senza limiti di tempo (art. 2455).

Il socio accomandatario che cessa dall’ufficio di amministrazione non

- risponde per le obbligazioni della società sorte dopo all’iscrizione nel

registro delle imprese della cessazione della sua carica (art. 2461 c.2).

Cessato di essere socio accomandatario si diventa socio accomandante.

Il nuovo amministratore assume la qualità di socio accomandatario dal

- momento dell’accettazione della nomina e ciò implica che esso risponde

per le obbligazioni sociali che sorgono a partire da quel momento, non

per quelle anteriori (art. 2457 c.2).

In breve, nell’accomandita per azioni vi è puntuale coincidenza tra

accomandatari ed amministratori, e l’accomandatario-amministratore risponde

illimitatamente per le sole obbligazioni sorte nel periodo in cui ha rivestito la

carica.

La responsabilità del socio accomandatario è comunque sussidiaria.

I creditori sociali infatti possono agire nei confronti degli accomandatari solo

dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio della società.

La costituzione, i conferimenti e le azioni;

Per la costituzione della società, i conferimenti e le partecipazioni azionarie

piena applicazione la disciplina

della società in accomandita per azioni, trova

della società per azioni, con due sole differenze.

L’atto costitutivo deve indicare quali sono i soci accomandatari ed è

superflua la nomina dei primi amministratori dato che le due cariche

coincidono di diritto.

(Non è presente invece la regola che estende la responsabilità illimitata al socio

accomandante che fa inserire il suo nome e cognome nella ragione sociale,

come invece vale nell’accomandita semplice)

La denominazione sociale deve essere costituita dal nome di almeno uno dei

soci accomandatari, con l’indicazione di società in accomandati per azioni.

Nessuna disposizione specifica è dettata per le azioni intestate agli

accomandatari, salvo che:

Chi acquista azioni da un accomandatario diventa solamente un socio

- accomandante, ma non amministratore.

Le azioni degli accomandatari sono liberamente trasferibili e non è

- necessario il consenso degli altri accomandatari.

Le azioni possono essere ammesse alla quotazione di borsa seguendo la

- specifica disciplina per le società quotate.

Gli organi sociali;

Come per le società per azioni, l’organizzazione interna della società in

accomandita per azioni si fonda sulla necessaria presenza di tre organi:

l’assemblea, gli amministratori ed il collegio sindacale.

L’assemblea è disciplinata secondo le regole di funzionamento dettate per la

società per azioni.

Norme particolari valgono tuttavia per l’adozione di alcune delibere:

non hanno diritto di voto

I soci accomandatari nelle deliberazioni

- rigurdanti la nomina e la revoca dei sindaci, nonché in quelle concernenti

l’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro confronti (art. 2459).

modificazioni dell’atto costitutivo

Le sono deliberate dall’assemblea

- straordinaria ma devono essere approvate da tutti i soci accomandatari

(art. 2460).

competenza dell’assemblea straordinaria

Nella rientra anche la nomina e

- la revoca degli amministratori. La nomina di nuovi amministratori, che ne

vanno a sostituire altri, invece deve essere approvata dagli eventuali

amministratori rimasti in carica.

L’organo amministrativo è composto dai soci accomandatari che sono per

legge amministratori. permanente

Il loro ufficio ha carattere ma tuttavia non sono inamovibili;

possono infatti essere revocati dall’assemblea anche senza giusta causa e la

relativa delibera di revoca deve essere deliberata con le maggioranze

prescritte per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria (art. 2456).

Gli amministratori sono personalmente ed illimitatamente responsabili verso la

società e verso i terzi e sono tenuti al risarcimento in caso di violazioni o danni.

Il collegio sindacale segue la disciplina dettata per la società per azioni con

un’unica deviazione, ovvero il divieto per gli accomandatari di votare nelle

deliberazioni riguardanti la nomina e la revoca dei sindaci (art. 2459) e del

soggetto incaricato della revisione legale dei conti.

l’indipendenza

È così rafforzata del collegio sindacale.

Lo scioglimento della società; causa di scioglimento

Per la società in accomandita semplice è prevista una

tipica e ulteriore rispetto a quelle dettata per la società per azioni.

La società infatti si scioglie in caso di cessazione dalla carica di tutti i soci

accomandatari, quindi di tutti gli amministratori, se nel termine di sei mesi

non si è provveduto alla loro sostituzione.

In questo periodo di sei mesi è il collegio sindacale a nominare un

amministratore provvisorio col compito di compiere atti di ordinaria

amministrazione.

Fra le cause di scioglimento non è invece previsto il venir meno di tutti i soci

accomandanti a meno che non sia necessaria la loro presenza per poter

continuare l’attività.

Per il resto, lo scioglimento della società in accomandita semplice segue la

disciplina delle cause di scioglimento della società per azioni.

La responsabilità degli amministratori è una responsabilità sussidiaria.

Così, solo se il patrimonio sociale è insufficiente al pagamento dei creditori, i

liquidatori potranno richiedere ai soci accomandatari/amministratori le somme

necessarie, nei limiti della rispettiva responsabilità ed in proporzione della

partecipazione di ciascuno nelle perdite (art. 2280).

creditori rimasti insoddisfatti

Inoltre, dopo la cancellazione della società, i

possono far valere i loro diritti nei confronti degli accomandatari ed anche dei

liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi ultimi.

CAPITOLO XVIII - LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

La società a responsabilità limitata (artt. 2462-2483) è una società di

capitali nella quale: solo la società

Per le obbligazioni sociali risponde col suo patrimonio.

- Perciò, tutti i soci godono del beneficio della responsabilità limitata e

nessuna pretesa può essere fatta valere nei loro confronti dai creditori

sociali. non possono essere rappresentate da

Le quote di partecipazione dei soci

- azioni costituire oggetto di offerta al pubblico

o (art. 2468).

divieto di emettere obbligazioni

Nel contempo alle s.r.l. è fatto anche se, dopo

la riforma del 2003, è stato loro consentito di emettere titoli di debito per la

raccolta del capitale di credito.

Questi titoli di debito non possono però essere collocati direttamente presso il

pubblico, e possono solo essere sottoscritti da banche o altri investitori

qualificati.

Finora però hanno comunque avuto una scarsa diffusione.

La società a responsabilità limitata resta comunque il tipo di società di capitali

oggi di gran lunga più diffuso e le ragioni di questo successo sono molteplici:

Minori requisiti di capitale; il capitale sociale minimo richiesto per la

- diecimila euro.

costituzione della società è di solo È permesso inoltre

costituire la società anche sotto il valore del minimo legale, purché il

almeno pari ad un euro.

capitale conferito sia I conferimenti vanno

versati per intero e in denaro direttamente nelle mani degli

amministratori ed è previsto un maggiore accantonamento di utili per la

riserva legale. Con la riforma del 2003 è stata anche introdotta la

possibilità di apportare opere e servizi a titolo di conferimento.

Minori costi di finanziamento; la presenza di un organo di controllo è

- obbligatoria solo per le società che superano determinate dimensioni ed

anche in questo caso può limitarsi alla nomina di un solo sindaco o di un

solo revisore.

Maggiore flessibilità organizzativa; la riforma del 2003 ha

- riconosciuto ampio spazio all’autonomia privata della società. È quindi

consentito alla società adottare delle proprie soluzioni organizzative.

Minori costi di costituzione; i minori conferimenti richiesti fanno si che

- tutta la costituzione della società abbia dei minori costi.

Grazie a tutti questi vantaggi economici e organizzativi, la società a

responsabilità limitata è oggi il tipo di società di capitali che si presta meglio

per l’organizzazione di imprese di modeste dimensioni, a base familiare o con

compagine societaria ristretta ed attiva.

La costituzione della società; alcune

La costituzione della società a responsabilità limitata presenta

deviazioni dal regime della società per azioni:

Non è ammessa la stipulazione dell’atto costitutivo per pubblica

- sottoscrizione.

Il capitale sociale minimo richiesto dalla legge è di diecimila euro ma

- può anche essere determinato in misura minore, pari almeno ad un euro.

La denominazione sociale può essere liberamente formata ma deve

- ovviamente contenere l’indicazione di società a responsabilità limitata

(s.r.l.).

La società a responsabilità limitata può essere costituita a tempo

indeterminato.

Il contenuto dell’atto costitutivo, fissato ex art. 2463, ricalca quello della

società per azioni, salvo la sostituzione delle indicazioni relative alle azioni con

quella della quota di partecipazione di ciascun socio. unico

È possibile che la società a responsabilità limitata sia costituita da un

socio.

Si parla della c.d. società a responsabilità limitata unipersonale, nella

quale il singolo socio mantiene la responsabilità limitata per le obbligazioni

sociali.

La disciplina di questa società coincide con quella della società per azioni

unipersonale.

I conferimenti;

La disciplina dei conferimenti della società a responsabilità limitata è stata

profondamente cambiata con la riforma del 2003.

possono essere conferiti tutti i beni suscettibili

L’attuale principio base è che “

di valutazione economica” (art. 2464 c.2).

Il versamento iniziale del venticinque per cento dei conferimenti in danaro

va effettuato direttamente all’organo amministrativo nominato nell’atto

costitutivo.

È espressamente consentito anche il conferimento di opere e servizi purché

l’intero valore assegnato a tale conferimento sia garantito da una polizza di

assicurazione o da una fideiussione bancaria, ed è inoltre opinione prevalente

che anche questi conferimenti siano suscettibili di stima economica.

Sono infine ammessi anche i conferimenti in natura, i quali devono essere

interamente liberati al momento della sottoscrizione e valutati da un esperto.

Specificatamente disciplinata è poi la posizione del socio moroso (art. 2466).

Decorso inutilmente il termine di trenta giorni di diffida ad adempiere da parte

degli amministratori, il socio moroso non può più partecipare alle decisioni dei

soci.

Resta ferma la facoltà per la società di vendere coattivamente le quote del

socio moroso, che devono però prima essere offerte in opzione ai soci.

In mancanza di compratori, gli amministratori escludono il socio moroso e il

capitale sociale deve essere immediatamente ridotto in misura corrispondente.

(questo perché la s.r.l. non può acquistare e quindi avere quote proprie)

Altra novità della riforma del 2003 è la specifica disciplina dei finanziamenti

dei soci.

Disciplina volta a porre freno a un fenomeno delle società capitalizzate che

operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei

soci.

A riguardo l’art. 2467 stabilisce che debbano esservi dei limiti al rimborso dei

soci, il quale è postergato rispetto al soddisfacimento di altri creditori.

I titoli di debito; titoli di debito

L’atto costitutivo può prevedere che vengano emessi dei ,

ovvero titoli emessi da soggetti che hanno bisogno di finanziamenti (art.

2483).

Questi titoli di debito sono soggetti alla disciplina secondaria del Comitato

interministeriale per il credito e il risparmio.

L’atto costitutivo riguardo all’emissione dei titoli di debito deve indicare chi è

legittimato ad emetterli, ovvero i soci o gli amministratori, ed anche gli

eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie.

La decisione di emissione va iscritta nel registro delle imprese.

Ampia è poi la liberta statuaria nella determinazione del contenuto dei titoli di

titoli di massa titoli

debito, i quali possono essere emessi come o come

individuali, titoli convertibili in partecipazioni sociali.

o anche come

I titoli di debito non possono essere sottoscritti direttamente presso il pubblico

dei risparmiatori, ma possono essere sottoscritti solo da “investitori

professionali soggetti a vigilanza pubblica”, il che ha finora scoraggiato

l’evoluzione di questo nuovo tipo di finanziamento.

Le quote sociali;

Il criterio legislativo di divisione di capitale nella società a responsabilità

criterio personale

limitata è un secondo il quale il capitale di questo tipo di

società è diviso in parti in base al numero dei soci e ciascun socio diventa

titolare di un’unica quota di partecipazione.

diverso ammontare,

Le quote possono comunque essere di in quanto il loro

valore è determinato in misura proporzionale al conferimento versato dal socio.

non

L’atto costitutivo può determinare il valore delle partecipazioni in misura

proporzionale ai conferimenti, purché il valore complessivo dei conferimenti

non sia inferiore all’ammontare globale del capitale sociale (art. 2464).

Ma anche in questo caso ogni socio diventa titolare di una sola quota di

partecipazione.

I diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da

ciascuno posseduta e, se l’atto costitutivo non dispone diversamente, le

partecipazioni dei soci sono determinate in misura proporzionale al

conferimento (art. 2468 c.2). ampiamente derogata

Questa regola può essere tuttavia dall’autonomia

statuaria dato che l’atto costitutivo può attribuire dei diritti particolari a

singoli soci. Questi diritti però possono essere modificati solo con il consenso di

tutti i soci.

La quota della società a responsabilità limitata è e resta unica, in quanto

modo unitario

esprime in la posizione di quel determinato socio nella società.

L’acquisto di altre quote determina solo un incremento quantitativo

dell’originario ed unica quota, salvo che non si tratti di quote che attribuiscono

diritti ed obblighi diversi.

La quota è però divisibile. escludere la divisibilità

L’atto costitutivo può tuttavia della quota se essa

diviene di proprietà comune di più persone. In questo caso, deve essere

nominato un rappresentante comune per l’esercizio dei diritti sociali.

Si può eventualmente avere un certificato di quota che costituisce un

semplice documento probatorio della qualità di socio e della misura di

partecipazioni sociale.

Non è però uno strumento per la circolazione della stessa.

La quota della società a responsabilità limitata quindi non è un bene mobile

materiale, ma ha comunque un proprio valore patrimoniale oggettivo,

determinato dalla frazione del patrimonio sociale dalla quota rappresentata.

beni immateriali.

Ciò spiega perché essa venga per legge tratta ed assimilata ai

Le vicende ed il trasferimento delle quote sociali;

Le quote della società a responsabilità limitata sono per legge liberamente

trasferibili per atto fra vivi o per successione a causa di morte.

limitare escludere

Tuttavia, l’atto costitutivo può o addirittura il trasferimento

subordinarlo

(art. 2469) o può anche al gradimento di organi sociali, di soci o

mero

di terzi senza però prevedere delle condizioni o dei limiti (c.d.

godimento).

In questi casi il socio o i suoi eredi possono però recede dalla società.

clausole di prelazione, di

L’atto costitutivo inoltre può anche contenere delle

riscatto di covendita

o delle quote.

Se si trasferiscono quote violando le clausole contenute nell’atto costitutivo,

l’atto di alienazione è del tutto inefficace nei confronti della società.

Specifiche disposizioni sono dettate per assicurare la trasparenza nella

cessione delle quote e la conoscenza dell’effettiva composizione della

compagine societaria. atto fra vivi

A tal fine, i trasferimenti per devono risultare da scrittura privata o

da un documento informatico, che devono essere depositati entro trenta giorni

nel registro delle imprese da chi ha effettuato la sottoscrizione (art. 2470).

semplice

Il trasferimento della quota è valido ed efficace fra le parti col

consenso effetti

ed è produttivo di nei confronti della società solamente dopo il

deposito presso il registro delle imprese.

La legge non richiede più l’annotazione del trasferimento nel libro dei soci,

a meno che ciò non sia espressamente previsto da una clausola dell’atto

costitutivo. mortis

Regole analoghe sono dettate anche per il trasferimento delle quote

causa. non è stata interamente liberata,

Se la quota trasferita l’alienante risponde in

solido con l’acquirente per i versamenti ancora dovuti.

Tuttavia, la società è tenuta a richiedere preventivamente il pagamento al socio

attuale e solo se tale richiesta è rimasta insoddisfatta può rivolgersi

all’alienante (art. 2472). oggetto di pegno, usufrutto o sequestro.

La quota può anche costituire

In tal caso la relativa disciplina è richiamata ex art. 2471-bis per determinare

i diritti sociali spettanti al socio ed al titolare di questo diritto frazionario.

La quota inoltre può formare oggetto di espropriazione da parte dei creditori

personali del socio con conseguente vendita forzata o assegnazione della

stessa al creditore precedente (art. 2471).

Il pignoramento si esegue mediante notificazione al debitore e alla società e

successiva iscrizione nel registro delle imprese.

L’espropriazione è consentita anche se la quota non è liberamente trasferibile.

Inoltre, la vendita è priva di effetto se la società presenta entro dieci giorni un

altro acquirente che offra lo stesso prezzo, consentendo così ai soci di impedire

l’ingresso in società di soggetti che non sono da loro graditi.

Il recesso e l’esclusione;

Anche la disciplina del recesso è stata radicalmente riformata (art. 2473).

Il recesso è sicuramente lo strumento più efficace per la tutela dei soci di

minoranza.

È compito dell’atto costitutivo stabilire quando il socio può recedere e le

relative modalità.

inderogabilmente

Il recesso è riconosciuto per legge in una serie di casi:

tempo indeterminato,

Se la società è a ogni socio può recedere con un

- preavviso di almeno centottanta giorni.

tempo determinato,

Se la società è a possono recedere i soci che non

- hanno consentito a determinate operazioni (fusione o scissione della

società, trasferimento della sede sociale, cambiamento dell’oggetto

sociale, ecc.).

Infine, il diritto di recesso è riconosciuto al socio contrario all’aumento del

capitale sociale con esclusione del diritto di opzione.

Il socio che recede ha diritto di ottenere il rimborso della propria

partecipazione in proporzione del patrimonio sociale entro centottanta giorni

dalla comunicazione del recesso della società.

Sono ovviamente previste delle articolate soluzioni per contemperare

l’interesse del socio che recede con la tutela dell’integrità del capitale e dei

creditori della società (art. 2473 c.4).

Altra novità è che l’atto costitutivo può prevedere specifiche cause di

esclusione di un socio per giusta causa. L’esclusione consegue in ogni caso ad

una decisione presa dai soci, decisione che il socio escluso può impugnare e da

cui può ottenere un rimborso.

Gli organi sociali e le decisioni dei soci;

La disciplina degli organi sociali è l’aspetto su cui la riforma del 2003 ha

inciso maggiormente valorizzando al massimo l’autonomia statuaria.

Le materie rimesse alle decisioni dei soci della società a responsabilità

limitata sono ora definite in maniera autonoma e sono più ampie rispetto alle

competenze dell’assemblea nella società per azioni. L’art. 2479 c.2 infatti

inderogabilmente

stabilisce che sono rimesse ai soci:

L’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili.

- La nomina degli amministratori.

- La nomina dei sindaci, del presidente del collegio e del soggetto

- incaricato della revisione legale dei conti.

Le modificazioni dell’atto costitutivo.

- La decisione di compiere operazioni che comportano una variazione

- sostanziale dell’oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti

dei soci.

Ulteriori competenze possono poi essere riservate direttamente dall’atto

costitutivo.

Le decisioni dei soci sono adottate mediante consultazione scritta o sulla

base del consenso espresso per iscritto. voto favorevole della maggioranza

Salva diversa disposizione, è necessario il

che rappresenta almeno la metà del capitale sociale.

Dai documenti sottoscritti dai soci deve risultare con chiarezza l’argomento

oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.

Alcune decisioni di particolare importanza restano però comunque da adottare

con il metodo assembleare, ritenuto più idoneo per garantire maggiore

ponderazione nelle scelte e maggiore tutela dei diritti della minoranza.

Queste decisioni sono:

Le modificazioni dell’atto costitutivo.

- Le decisioni che comportano una modifica sostanziale dell’oggetto

- sociale.

Le decisioni che comportano una rilevante modifica dei diritti dei soci.

- La riduzione del capitale sociale per perdite obbligatoria.

- è anche necessaria

La deliberazione dell’assemblea quando ne sia fatta

richiesta da uno o più amministratori o dai soci che rappresentano un terzo del

capitale sociale (art. 2479 c.4).

All’atto costitutivo è comunque rimessa la determinazione dei modi di

convocazione, purché gli stessi siano tali da assicurare la tempestiva

informazione sugli argomenti da trattare.

In manca, l’assemblea è convocata dagli amministratori con lettera

raccomandata spedita ai soci.

L’assemblea si riunisce presso la sede sociale, se non disposto diversamente

dall’atto costitutivo.

Ne regola lo svolgimento un presidente e possono intervenire tutti i soci.

I soci inoltre possono anche liberamente farsi rappresentare in assemblea e

in tal caso la società è tenuta a conservare le relative deleghe che vanno

rilasciate per iscritto.

Il voto dei soci vale in misura proporzionale alla partecipazione (art. 2479

c.5). più elevate

Le maggioranze richieste per deliberare sono rispetto alla società

decisioni più importanti

per azioni, infatti ad esempio per le è necessario il voto

favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.

L’attuale disciplina prevede anche la presenza di un’assemblea totalitaria.

Regolata ex art. 2479-bis c.5, viene richiesta la presenza dell’intero capitale

nonché che tutti gli amministratori o sindaci della società siano presenti o

quantomeno informati della riunione.

L’assemblea totalitaria può deliberare solamente sugli argomenti alla cui

trattazione nessuno degli intervenuti si oppone.

L’invalidità delle decisioni dei soci;

Parzialmente autonoma è anche la disciplina dell’invalidità delle decisioni

dei soci nella società a responsabilità limitata (art. 2497-ter), ma presenta

ugualmente delle analogie con quella della società per azioni.

regimi di invalidità,

Comune è infatti l’articolazione dei che sono tre:

Un’invalidità che può essere fatta valore solo da alcuni soggetti, entro

- breve termine e non opponibile ai terzi in buona fede.

Un’invalidità conseguente da più gravi vizi sostanziali o procedimentali

- che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse entro tre anni.

Un’invalidità che può essere fatta valere da chiunque senza limiti di

- tempo.

Le finalità di questi regimi sono ovviamente quelle di una maggiore sicurezza e

chiarezza.

Le decisioni prese dai soci possono essere impugnate dai soci che non vi

hanno consentito anche individualmente, nonché da ciascun amministratore o

dall’organo di controllo entro novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro

delle decisioni dei soci.

Il procedimento d’impugnazione è regolato dalla corrispondente disciplina

della società per azioni, e quindi dall’art. 2378.

L’annullamento delle decisioni ha effetto nei confronti di tutti i soci ed obbliga

gli amministratori a prendere i relativi provvedimenti. viene

L’annullamento tuttavia non può aver luogo se la decisione impugnata

sostituita con altra presa in conformità della legge e dell’atto costitutivo.

La convalida della decisione è favorita dalla legge anche nel corso del giudizio

di impugnazione.

Possono invece essere impugnate da chiunque vi abbia interesse, ma nel

termine di tre anni, le decisioni aventi oggetto impossibile o illecito e quelle

prese in “assenza assoluta di informazione”.

In questi casi viene espressamente richiamata la disciplina della società per

azione riguardante le cause di nullità di delibere dal contenuto

particolarmente rilevante. senza limiti di tempo

Inoltre, possono essere impugnate tutte le deliberazioni

che modificano l’oggetto sociale prevedendo delle attività impossibili o

illecite.

L’amministrazione ed i controlli;

La ripartizione di competenze fra assemblea ed amministratori è in larga parte

rimessa all’autonomia statuaria (art. 2479 c.1).

In mancanza di diversa previsione statuaria, l’amministrazione è affidata a

uno o più soci, che vengono nominati a seguito di decisione dei soci. In base

solo i soci

all’art. 2479 c.2, possono nominare gli amministratori.

Tuttavia, se previsto dall’atto costitutivo, il potere di nomina di uno o più

diritto particolare di

amministratori può essere concesso a dei singoli soci (

singoli soci).

Gli amministratori restano in carica a tempo indeterminato, ed eventuali

cause di incompatibilità o ineleggibilità possono esservi solo se previste

dall’atto costitutivo.

Nulla è invece specificatamente disciplinato riguardo alla cessazzione

dell’incarico di amministratore e nemmeno nulla è dettato riguardo il potere

di revoca, che comunque si intende riconosciuto alla società con decisione dei

soci.

Per quanto riguarda altre cause di cessazione dall’incarico, è pacifico che

prorogatio

l’amministratore resta in carica in regime di fino alla nomina del

sostituto.

Sebbene non previsto dalla legge, è indubbiamente previsto che gli

amministratori debbano osservare il divieto di concorrenza con la società,

come dovere di non agire in conflitto d’interessi.

Quando l’amministrazione della società a responsabilità limitata è affidata a più

persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione.

Inoltre, l’atto costitutivo può anche prevedere che gli amministratori operino

disgiuntamente congiuntamente,

anche o come accade nelle società di

persone, ed in tal caso si applica la relativa disciplina ex art. 2475 c.3, sia

pure con gli adattamenti necessari.

Perciò: amministrazione disgiunta,

Se viene adottato il sistema di ciascun

- amministratore può singolarmente decidere, realizzare atti ed opporsi.

Ma per alcune decisioni più importanti, quali la redazione del progetto di

bilancio, i progetti di fusione o scissione, nonché l’aumento del capitale, è

necessario che la relativa decisione sia presa da tutti gli amministratori.

amministrazione congiunta,

Se viene adottato il sistema di questa può

- essere all’unanimità o a maggioranza (calcolata per teste).

Gli amministratori hanno anche il potere generale di rappresentanza della

società (art. 2475-bis).

A riguardo, viene puntualizzato che i contratti conclusi dagli amministratori con

conflitto d’interessi

rappresentanza in situazioni di possono essere annullati su

domanda della società, se il conflitto era conosciuto o conoscibile dal terzo, e

l’azione si prescrive in cinque anni.

Possono inoltre essere impugnate le decisioni adottate dal consiglio di

amministrazione con il voto determinate di un amministratore in conflitto

d’interessi, qualora cagionino un danno patrimoniale alla società (art. 2475-

ter).

Il dato normativo però non impone in modo espresso che l’amministratore

dichiari in via preventiva al consiglio gli interessi che ha in una determinata

operazione, ma tale obbligo lo si fa discendere in modo implicito dai generali

doveri di diligenza e correttezza.

Profili di accentuata singolarità, rispetto alle società per azioni, presenta poi la

disciplina che regola l’azione di responsabilità nei confronti degli

amministratori (art. 2476). solidalmente responsabili

Secondo la regola generale, gli amministratori sono

verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad esse imposti

ex lege e dall’atto costitutivo, salvo che dimostrino di essere esenti da colpa.

L’amministratore infatti deve aver fatto quanto poteva per impedire il

compimento dell’atto o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

Responsabili solidalmente con gli amministratori sono anche “i soci che hanno

intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la

società, i soci, o i terzi” (art. 2476 c.7) e quindi i soci che di fatto, anche se

non formalmente, amministrano la società.

Il dato normativo tuttavia sembrerebbe limitare la responsabilità del socio solo

in caso di dolo. essere proposta dal singolo socio,

L’azione sociale di responsabilità può quindi

il quale può altresì chiedere la revoca degli amministratori in caso di gravi

irregolarità nella gestione della società.

Può essere anche chiesta dal singolo socio la revoca giudiziale, senza prima

promuovere l’azione di responsabilità. Intervenuta la revoca giudiziaria

dell’amministratore, la società stessa ha il compito di nominare il nuovo

amministratore.

Per quanto non espressamente previsto, possono essere anche richiamati i

principi della società per azioni in tema di azione sociale di responsabilità

esercitata dalla minoranza, e va inoltre ammesso che l’azione di

responsabilità contro gli amministratori possa essere promossa dalla società

stessa.

Alla società è comunque riconosciuto il potere di rinunciare o transigere

l’azione di responsabilità contro gli amministratori, anche se promossa dai soci.

quorum

Più elevati sono però i richiesti in questo caso rispetto a quelli previsti

dalla disciplina della società per azioni.

Altre forme di responsabilità previste sono quella verso i terzi e verso i

creditori.

La responsabilità degli amministratori verso singoli soci o terzi direttamente

danneggiati ricalca quella della società per azioni (art. 2476 c.6).

Per quanto riguarda quella verso i creditori il dato normativo non specifica

niente per la società a responsabilità limitata e quindi essi possono trovare

tutela tramite i rimedi previsti dal diritto comune. Tuttavia si sta facendo leva

nella nostra giurisprudenza per un’estensione analogia della disciplina prevista

per la società per azioni.

L’atto costitutivo può anche prevedere la nomina di un organo di controllo o

di un revisore, determinandone anche competenze e poteri.

obbligatoria

La nomina è comunque in alcuni casi (art. 2477):

Quando la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato.

- Quando la società controlla una società obbligata alla revisione legale dei

- conti.

Quando non ricorrono le condizioni stabilite ex art. 2435-bis per la

- redazione del bilancio di esercizio in forma abbreviata.

In questi casi, l’attuale disciplina prevede che l’assemblea deve provvedere alla

nomina dell’organo di controllo o del revisore.

All’organo di controllo vengono applicate le regole che valgono per il collegio

sindacale della società per azioni (art. 2477 c.6).

Disciplinato è anche il controllo dei soci.

Ogni socio non amministratore ha il diritto di avere dagli amministratori notizie

sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali ed i documenti

relativi all’amministrazione.

Di tali diritto l’atto costitutivo può regolare l’esercizio per conciliarli con

ma non può

l’esigenza di non intralciare eccessivamente l’attività sociale,

sopprimerli.

I soci devono però esercitare i controlli nel rispetto del principio di correttezza e

buona fede.

Il bilancio, le modificazioni dell’atto costitutivo e lo scioglimento della

società;

La redazione del bilancio di esercizio e la distribuzione degli utili non

presentano sostanziali differenze rispetto alla disciplina della società per azioni

(art. 2478-bis).

Il bilancio viene predisposto dall’organo amministrativo, approvato dai soci ed

infine depositato entro trenta giorni nel registro delle imprese.

Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una quota per formare la riserva

legale, e nella società a responsabilità limitata è previsto un obbligo di

accantonamento più accentuato.

La decisione dei soci che approva il bilancio decide anche sulla distribuzione

degli utili. inderogabile

Le modificazioni dell’atto costitutivo sono di competenza

dell’assemblea, la quale deve deliberare con il voto favorevole di tanti soci che

rappresentano almeno la metà del capitale sociale.

La modificazione diviene efficace solo a seguito dell’iscrizione nel registro delle

imprese su richiesta del notaio verbalizzante (art. 2480).

In caso di inerzia del notaio, gli amministratori possono promuovere il giudizio

di omologazione presso il tribunale.

È espressamente prevista e disciplinata la delega degli amministratori per

l’aumento del capitale sociale a pagamento (art. 2481).

La determinazione dei limiti e delle modalità di esercizio della delega è tuttavia

integralmente rimessa all’atto costitutivo, fermo restando che la decisione

degli amministratori deve risultare da verbale redatto da notaio e deve essere

iscritta nel registro delle imprese.

Prima di procedere ad aumento del capitale, è necessario eseguire tutti i

conferimenti ancora dovuti.

Anche la regolamentazione del diritto di opzione (art. 2481-bis) è in gran

parte rimessa alle previsioni statuarie ed alla determinazione dei soci.

L’esclusione del diritto di opzione è possibile solo se espressamente prevista

dall’atto costitutivo.

Le modalità ed i termini entro il quale può essere esercitato il diritto di opzione

sono determinati dalla delibera di aumento del capitale.

La disciplina dell’aumento del capitale sociale gratuito è sostanzialmente

coincidente con quella della società per azioni, anche se va precisato che nella

società a responsabilità limitata la quota di ciascun socio deve rimanere

immutata dopo l’aumento (art. 2481-ter c.2).

Sostanzialmente coincidente con quella società per azioni è anche la disciplina

della riduzione reale (art. 2482) e di quella nominale del capitale sociale

(artt. 2482-bis e 2482-ter):

riduzione reale

La può essere attuata mediante rimborso ai soci delle

- quote pagate o mediante liberazione degli stessi dall’obbligo dei

versamenti ancora dovuti. Non è necessario che vi sia una motivazione

specifica e la delibera può essere eseguita solo dopo novanta giorni

dall’iscrizione nel registro delle imprese.

riduzione nominale per perdite

La / può anche in questo caso essere

- obbligatoria

facoltativa o obbligatoria. Quando la riduzione del capitale è

è previsto che gli amministratori convochino senza indugio l’assemblea e

sottopongano ai soci una relazione sulla situazione patrimoniale della

società con le osservazioni del collegio sindacale e del soggetto

incaricato della revisione legale dei conti. I documenti devono essere

depositati nella sede della società per almeno otto giorni prima

dell’assemblea. Alla società a responsabilità limitata con capitale ridotto

è applicabile la disciplina ex art. 2483-ter purché mantenga almeno un

euro di capitale.

Per quanto riguarda lo scioglimento della società, esso è disciplinato

unitariamente per tutte le società di capitale e perciò si rinvia alle norme

dettate per la società per azioni.

La società a responsabilità limitata semplificata;

La società a responsabilità limitata semplificata è un tipo speciale di società a

responsabilità limitata disciplinata all’art. 2463-bis.

Si tratta di una figura introdotta solo nel 2012, ma che ha già vissuto una

convulsa stagione di riforme.

È una società caratterizzata da ridottissimi requisiti di capitale e da modalità di

costituzione semplificate. La sua disciplina ricalca quella della s.r.l. salvo poche

ma significative differenze:

È costituita con contratto, o atto unilaterale, solo da persone fisiche.

- modello

L’atto costitutivo deve essere redatto in conformità con il c.d.

standard previsto dal Ministro della giustizia.

La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di “società a

- responsabilità limitata semplificata”.

Il capitale sociale deve essere pari a un euro ma inferiore a diecimila, e

- sono ammessi conferimenti solo in danaro.

CAPITOLO XIX - LE SOCIETÀ COOPERATIVE

a capitale variabile

Le società cooperative sono società che si caratterizzano

per lo specifico scopo perseguito nello svolgimento dell’attività d’impresa,

ovvero lo scopo mutualistico (art. 2511).

Le società cooperative sono ben viste e favorite anche dal nostro ordinamento

e se ne fa riferimento anche all’art. 45 c.1 della nostra Costituzione.

La disciplina generale delle società cooperative è stata modificata in più

riprese e numerose sono anche le leggi speciali che la disciplinano.

Il moltiplicarsi nel tempo di interventi legislativi ha però portato ad un

articolato, complesso e disordinato sistema normativo.

Per porre rimedio a ciò è intervenuta la riforma delle cooperative del 2003

che ha inciso significativamente sulla disciplina generale, andando a

semplificarla e meglio organizzarla. società cooperative a

La riforma del 2003 ha inoltre introdotto la distinzione tra

mutualità prevalente altre società cooperative.

e le

Art. 2511 “le cooperative sono società con scopo mutualistico (…) e

l’indicazione di cooperativa non può essere usata da società che non hanno

scopo mutualistico”.

Il tratto distintivo di questo tipo di società dunque risiede in un carattere che si

scopo economico perseguito.

colloca a monte: lo

Ma in cosa consiste esattamente lo scopo mutualistico?

In cosa e fino a che punto si differenzia dallo scopo lucrativo?

Si tratta di interrogativi a cui è difficile dare una risposta, ma un buon punto di

partenza può essere l’originaria Relazione del codice civile nella quale veniva

“lo scopo prevalente dell’attività d’impresa delle società

affermato che

cooperative consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro

direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose

rispetto a quelle che otterrebbero sul mercato”.

Quindi vi deve essere una tendenziale coincidenza tra soci e fruitori di

beni o servizi che vengono prodotti dalla società cooperativa.

Lo scopo mutualistico indica un particolare modo di organizzazione e di

gestione di

svolgimento dell’attività d’impresa che si caratterizza per la “

servizio a favore dei soci”.

Questi ultimi sono dunque i destinatari elettivi (ma non esclusivi) dei beni o dei

servizi prodotti dalla cooperativa.

Anche i soci di una cooperativa perciò mirano a realizzare un risultato

economico ed un proprio vantaggio patrimoniale attraverso lo svolgimento

di attività d’impresa.

Il risultato economico è quello di soddisfare un preesistente bisogno economico

e di soddisfarlo conseguendo un risparmio di spesa o una maggiore

retribuzione.

Il vantaggio viene realizzato attraverso distinti e diversi rapporti economici

rapporti mutualistici.

instaurati con la cooperativa, e si tratta dei c.d.

I soci di cooperativa sono perciò portatori di uno specifico interesse a che

l’attività d’impresa sia orientata al soddisfacimento delle loro richieste di

prestazioni, ma nonostante ciò non si può parlare di un vero e proprio diritto

alle prestazioni mutualistiche.

Accanto ai soci cooperatori, la legge consente anche la presenza di soci non

speficiatamente interessati alle prestazioni mutualistiche ed il cui ruolo è

esclusivamente quello di apportare il capitale di rischio necessario per lo

svolgimento dell’attività. Sono i c.d. soci sovventori.

La loro presenza è consentita ma non deve mai alterare i caratteri propri

dell’impresa cooperativa.

Lo scopo mutualistico e lo scopo lucrativo; scopo prevalentemente

Le società cooperative sono caratterizzate da uno

mutualistico.

Inoltre, se l’atto costitutivo lo prevede, esse possono svolgere attività anche

con terzi (art. 2521 c.2).

E l’attività con terzi è di regola finalizzata alla produzione di utili; si può avere

un’attività oggettivamente lucrativa.

dunque

Nelle cooperative lo scopo mutualistico può quindi coesistere con quello

lucrativo oggettivo.

Resta sempre e comunque incompatibile la presenza del lucro soggettivo,

ovvero della distribuzione degli utili prodotti dalla cooperativa fra i soci, che si è

molto limitata.

presenta nella società cooperativa ma comunque

Le cooperative a mutualità prevalente;

Le società cooperative a mutualità prevalente godono di tutte le agevolazioni

che il nostro ordinamento prevede per le società cooperative.

I loro elementi caratterizzanti sono:

La presenza nello statuo di clausole che limitano la distribuzione di utili e

- riserve ai soci cooperatori (art. 2514).

La circostanza che la loro attività deve essere svolta prevalentemente a

- favore dei soci.

Gli amministratori e i sindaci devono documentare nella nota integrativa

al bilancio tali condizioni di prevalenza (= ovvero deve utilizzare

prevalentemente le prestazioni lavorative dei soci o beni e servizi che

vengo da loro apportati) mettendo in evidenza una serie di parametri

analiticamente specificati dall’art. 2513. Questi parametri variano a

seconda del tipo di cooperativa.

Le società cooperative a mutualità prevalente sono iscritte d’ufficio in un

apposito albo delle società cooperative, tenuto a cura del Ministero dello

sviluppo economico.

All’amministrazione che tiene l’albo, le cooperative devono annualmente

comunicare le notizie relative al bilancio, e l’omessa comunicazione è

pesantemente sanzionata con la sospensione semestrale di ogni attività

dell’ente, intesa come divieto di assumere delle nuove obbligazioni

contrattuali.

La qualifica di società cooperativa a mutualità prevalente si perde quando la

società non rispetta per due esercizi le condizioni di prevalenza della gestione

mutualistica (art. 2545-octies) o quando vengono soppresse dall’atto

costitutivo le clausole anti-lucrative previste dall’art. 2514, o quando non

vengono più emessi strumenti finanziari.

In tutti i casi di perdita della qualifica la società è tenuta a darne avviso

all’amministrazione che tiene l’albo in cui è iscritta.

cessa di essere a mutualità prevalente

La cooperativa che ha l’obbligo di

imputare a riserve indivisibili il valore effettivo dell’attivo patrimoniale, allo

scopo di evitare i soci lucrino sul patrimonio accumulato dalla società.

A tal fine viene redatto dagli amministratori un bilancio straordinario, che deve

essere verificato da una società di revisione e notificato entro sessanta giorni al

Ministero dello sviluppo economico.

Infine, è stabilito che l’atto costitutivo deve disciplinare le regole per lo

svolgimento dell’attività mutualistica con i soci e che ne relativi rapporti deve

essere rispettato il principio di parità di trattamento (artt. 2521 c.2 e 2516).

L’atto costitutivo deve inoltre stabilire se la società può svolgere o meno la

propria attività anche con i terzi.

La disciplina delle società cooperative;

In passato la disciplina delle società cooperative era modellata su quella delle

società per azioni. medie e grandi,

Oggi, questa opzione permane solo per le cooperative mentre

piccole

quelle possono anche optare per la disciplina della società a

responsabilità limitata.

(Mentre è obbligatorio adottare la disciplina della s.r.l. per la cooperativa con

meno di nove soci)

Non poche sono le novità nel tempo introdotte a questa disciplina per orientare

verso il perseguimento dello scopo mutualistico

l’attività sociale ed impedire

che la stessa sia in fatto indirizzata verso finalità prevalentemente lucrative e

speculative:

È previsto un numero minimo di soci per la costituzione e la

- sopravvivenza della società, ed è nel contempo richiesto che i soci siano

in possesso di specifici requisiti soggettivi per meglio comporre la

compagine sociale.

Sono fissati limiti massimi alla quota di partecipazione di ciascun

- socio ed anche alla percentuale di utili agli stessi distribuibili, sia

pure con disposizioni diverse per le cooperative a mutualità prevalente e

per le altre cooperative.

Le variazioni del numero e delle persone dei soci e le conseguenti

- variazioni del capitale sociale non comportano modificazione

dell’atto costitutivo e non sono perciò assoggettate alla relativa

disciplina. È infatti data alla società una struttura aperta.

Ogni socio cooperatore persona fisica ha in assemblea un solo voto,

- qualunque sia il valore della sua quota o il numero delle sue azioni.

una testa-un voto.

Viene così introdotto il principio

Le società cooperative sono sottoposte a vigilanza dell’autorità

- governativa al fine di accertare il rispetto dei requisiti mutualistici.

La costituzione della società;

Per procedere alla costituzione di una società cooperativa è necessario che i

soci siano almeno nove.

tre soci persone fisiche

Sono tuttavia sufficienti se la società adotta le norme

della s.r.l. (art. 2522).

La partecipazione ad una società cooperativa è inoltre subordinata al possesso

di requisiti soggettivi volti ad assicurare che i soci svolgano attività coerente

e/o non incompatibile con quella che costituisce l’oggetto sociale della

cooperativa. legge Basevi

Tali requisiti sono fissati in via generale dalla c.d. e variano a

seconda del settore di attività della cooperativa. Numerose sono poi le leggi

speciali.

La disciplina attuale fissa come regola generale che non possono essere soci

della cooperativa tutti coloro che esercitano in proprio imprese con attività

concorrente con quest’ultima (art. 2527 c.2).

non sono però richiesti

Tali requisiti per i soci sovventori.

Il procedimento di costituzione segue o quello della società per azioni o

quello della società a responsabilità limitata a seconda della cooperativa e delle

sue dimensioni.

Le indicazioni dell’atto costitutivo (art. 2521), che va redatto per atto

pubblico, in buona parte coincidono con quelle stabilite per le società per

azioni.

È necessario inserire:

L’indicazione specifica dell’oggetto sociale, con riferimento ai requisiti e

- agli interessi dei soci.

I requisiti, le condizioni e la procedura per l’ammissione di nuovi soci,

- specificandosi che si deve trattare di “criteri non discriminatori coerenti

con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta”, nonché il modo e

il tempo in cui devono essere eseguiti i conferimenti.

Le condizioni per l’eventuale recesso e per l’esclusione dei soci.

- Le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei

- ristorni.

La denominazione sociale può essere formata liberamente, purché contenga

l’indicazione di società cooperativa.

cooperative a mutualità prevalente

Le devono indicare negli atti e nella

corrispondenza il numero di iscrizione presso l’apposito albo (art. 2515).

L’atto costitutivo è sottoposto a controllo di legalità da parte del notaio

rogante e, su richiesta dello stesso, è iscritto nel registro delle imprese.

acquista personalità giuridica.

Con l’iscrizione, la società cooperativa

L’attuale disciplina inoltre prevede che, al fine di assicurare la parità di

trattamento tra i soci, lo svolgimento dell’attività mutualistica fra società e soci

può essere disciplinata da appositi regolamenti che vengono predisposti

dagli amministratori ed approvati dall’assemblea straordinaria (art. 2521 c.5).

Intervenuta ed effettuata l’iscrizione, gli effetti di nullità, e non le cause,

dell’atto costitutivo sono regolati ex art. 2332.

La disciplina dei conferimenti, e delle prestazioni accessorie, è identica a

quella dettata per le società per azioni, salvo che lo statuto non abbia optato

per la disciplina della s.r.l.

Unica differenza è che per i conferimenti in danaro viene meno il versamento

iniziale del venticinque percento presso un istituto di credito.

Effettuato il conferimento iniziale, il socio non può essere obbligato ad

effettuare nuovi conferimenti se non nelle forme consentite per l’aumento del

capitale sociale.

Ben disciplinata è anche la responsabilità per le obbligazioni sociali.

solo la società col suo patrimonio

A risponderne è (art. 2518).

Inoltre, il socio moroso, che non esegue in tutto in parte i conferimenti dovuti,

non può essere escluso dalla società (art. 2531).

Se cessa di far parte della società risponde verso la stessa per un anno dal

giorno in cui il recesso, l’esclusione o la cessione della quota si è verificato. E

se entro un anno dallo scioglimento del rapporto si manifesta l’insolvenza della

società, il socio uscente è tenuto a restituire alla stessa quanto ricevuto per la

liquidazione della quota o per il rimborso delle azioni (art. 2536).

Infine, il creditore particolare del socio non può agire esecutivamente sulla

quota o sulle azioni dello stesso (art. 2537).

Le quote e le azioni;

Nelle cooperative, la partecipazione sociale può essere rappresentata da

quote o da azioni, a seconda che la cooperativa sia regolata dalla disciplina

della società per azioni oppure della società a responsabilità limitata.

Nessun socio persona fisica può avere una quota superiore a centomila

euro, né tante azioni il cui valore superi tale somma (art. 2525 c.2).

Alcune eccezioni possono esservi nelle cooperative con più di duecento soci,

nelle quali l’atto costitutivo può elevare tale limite al due per cento del capitale

sociale.

Inoltre questo limite non opera in una serie di casi:

Quando i soci conferiscono beni in natura o crediti.

- Quando i soci non sono persone fisiche.

- Quando vi sono particolari categorie di cooperative.

-

Una specifica disciplina è poi prevista per l’acquisto di proprie azioni o

quote da parte della cooperativa (art. 2529).

Si tratta di una disciplina per un verso più restrittiva e per l’altro più permissiva

di quella dettata per la società per azioni:

È possibile solo se espressamente previsto nell’atto costitutivo.

- È possibile solo nel rispetto di un duplice limite di carattere patrimoniale

- ex art. 2529.

Non opera il divieto posto dall’art. 2358 di concedere prestiti o garanzie

- per la sottoscrizione o l’acquisto di proprio azioni, né quello di accettare

azioni proprie in garanzia.


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AUTORE

martitn

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martitn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof ricolfi marco.

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