Religione, diritto, comparazione
Religioni e spazio pubblico
Perché le religioni stanno acquisendo sempre più visibilità nello spazio pubblico?
- Sono morte le cosiddette ideologie secolari, con la conseguenza che le religioni hanno acquisito nuova linfa divenendo un punto di riferimento ideologico (per esempio la caduta del comunismo ha dato nuovo slancio alle chiese ortodosse dell'est).
- La globalizzazione ha creato un senso di spaesamento negli individui, con la conseguenza che le religioni forniscono un patrimonio di radici, tradizioni, identità ecc. che fa sentire i soggetti più sicuri del proprio "io". La religione diviene quindi una matrice identitaria comune, un qualcosa in cui i soggetti si riconoscono.
- I flussi migratori dall'Asia e dall'Africa hanno spinto gli stati europei che subiscono l'immigrazione a chiudersi in se stessi e ad affermare in modo più netto le proprie radici cristiane e le proprie tradizioni. In tali stati troviamo oggi più religioni che convivono insieme.
- Il mondo in cui viviamo è sempre più religioso. Gli esperti affermano che l'84% della popolazione mondiale professa una religione, e che nel 2050 in Europa il numero dei cristiani sarà uguale a quello dei musulmani.
Diritto comparato delle religioni
Vista la rilevanza pubblica che le religioni assumono nella società moderna, la conoscenza del diritto religioso è utile per poter gestire con intelligenza la pluralità della società contemporanea. Ma perché studiare più religioni e il diritto comparato delle religioni?
Due grandi storici (J. Neusner, T. Sonn) affermano che «Chi conosce una sola religione non ne conosce nessuna». Così come l'identità di una persona si definisce in rapporto a ciò che la circonda, se si vuole conoscere una religione la si deve comparare con le altre.
Ciò mi permette, prima di tutto, di capire la ratio che sta alla base delle scelte fatte da un diritto religioso rispetto a una determinata problematica; ed in secondo luogo, nel momento in cui ho un'istanza che proviene da un gruppo religioso, se non la contesto all'interno dell'orizzonte culturale di quel gruppo religioso, allora quell'istanza potrebbe risultare irrazionale (per esempio se una donna islamica chiede di portare il burka, io devo analizzare tale richiesta all'interno dell'orizzonte culturale islamico, perché se invece analizzassi tale richiesta applicando un metodo di ragionamento diverso allora la domanda sarebbe per me sicuramente illogica). Insomma, la conoscenza dei diritti religiosi mi permette di comprendere la domanda e di conseguenza di fornire una risposta adeguata (che potrà anche essere negativa pur fornendo le dovute motivazioni).
A questo punto diviene più chiaro capire cosa sia il diritto comparato delle religioni: è la scienza giuridica che pone a confronto il diritto prodotto dalle diverse comunità religiose per individuarne analogie e differenze.
All'interno di tale definizione possiamo individuare due concetti principali: quello di "diritto" e quello di "comunità religiosa".
La comunità religiosa non è definita da nessuna norma, ma è una nozione extragiuridica fornita da studiosi di scienze religiose, in continua evoluzione e capace di fornire un ampio margine di manovra ai giudici.
Per diritto invece ci sono diverse teorie. In generale intendiamo un insieme di norme di diverso contenuto, dotate di coattività ed effettività, e poste dal legislatore (singolo o collettivo) secondo un procedimento. Le norme sono tali a prescindere dal loro contenuto: possono essere giuste o ingiuste, ma sono sempre norme.
Accanto a questa concezione di diritto vi è un'altra teoria secondo cui per diritto intendiamo un insieme di norme di diverso contenuto, dotate di coattività ed effettività, e poste dal legislatore (singolo o collettivo) secondo un procedimento e che devono rispondere a un criterio di giustizia (che rappresenta il fine delle norme). Questa visione è la concezione giusnaturalista del diritto, secondo la quale il legislatore deve emanare norme giuste, che tendono all'ideale di giustizia, mentre norme ingiuste in contrasto con l'ideale di giustizia non devono trovare applicazione.
Diritto religioso
L'ideale di giustizia è ciò che caratterizza anche le norme di diritto religioso: il diritto religioso è appunto un diritto di matrice giusnaturalista, costituito da un insieme di norme di diversa natura (comportamentali, etiche, rituali, sociali, politiche ecc).
L'ideale di giustizia solitamente nei diritti religiosi precede l'uomo e cambia a seconda dell'ambito religioso a cui ci riferiamo. Nelle religioni orientali (in particolare buddismo e induismo) le norme poste dal diritto religioso devono tendere al mantenimento dell'armonia del cosmo. Nel mondo greco-romano al posto dell'armonia del cosmo troviamo l'armonia della natura, con la differenza che nel mondo greco-romano conosco l'armonia della natura tramite l'osservazione e l'utilizzo della razionalità, mentre nelle religioni orientali l'armonia del cosmo e il modo in cui mantenerla la conosco grazie alla rivelazione (Budda nel buddismo, Veda nell'induismo (i Veda sono i principi del diritto indù)). Cambia quindi la fonte che pone la giustizia e il modo in cui la conosco: la sorgente della giustizia qui è anche il fine (ordine del cosmo).
Nelle religioni cristiane, ebraica e islamica, questo ideale di giustizia viene posto da una divinità in particolare: Dio (cristiani), Yaveh (ebrei), Allah (musulmani). Il diritto religioso ha qui una forte componente divina, perché è Dio che pone la legge e la dona agli uomini: gli uomini non la conoscono in autonomia ma la conoscono solo attraverso la rivelazione. La rivelazione contiene l'ideale di giustizia a cui tutto il diritto religioso deve tendere e a cui si deve conformare il comportamento di ogni uomo.
La rivelazione colloca il diritto nel tempo (c'è un prima e un dopo la rivelazione), nello spazio (la rivelazione attiene a un determinato posto), e rispetto a un determinato popolo (cristianesimo per esempio rispetto agli ebrei che non praticano l'ebraismo).
Che differenza c'è fra il diritto religioso e il diritto secolare di matrice giusnaturalista, tenendo conto che entrambi tendono a un ideale di giustizia? La differenza sta nell'ideale di giustizia, che è diverso nei due diritti.
Il diritto secolare giusnaturalista nasce all'indomani delle guerre di religione combattute in nome di Dio. Con Grozio si elimina Dio dal diritto per cercare di mettere d’accordo tutti (luterani, cattolici ecc.) e trovare un ideale di giustizia comune che prescinde da una visione religiosa. L'uomo conosce l'ideale di giustizia tramite la ragione. La sorgente del diritto secolare è quindi la razionalità dell'uomo, ed il suo fine è immanente: la disciplina dei rapporti economico-sociali fra i consociati.
I diritti religiosi invece hanno qualcosa di esterno all'uomo: la loro origine ed il loro fine ultimo non sono immanenti, ma sovrannaturali.
Nei diritti religiosi l'ideale di giustizia non è conosciuto grazie alla ragione, ma attraverso la rivelazione. La sorgente del diritto religioso è quindi la rivelazione, la quale costituisce anche l'ideale di giustizia, il fine ultimo del diritto religioso (natura circolare del diritto religioso: deriva da Dio e a Dio deve riportarmi): il fine ultimo a cui tende il diritto canonico è la salvezza dell'anima, mentre il suo fine immanente sarà creare tutto un costrutto che faccia sì che il fedele sia messo nelle condizioni di staccare il biglietto per il paradiso.
Altra differenza: mentre nei diritti secolari tutte le norme sono emanate secondo una logica interna all'ordinamento, nei diritti religiosi le norme sono poste da Dio con la conseguenza che non tutte le norme saranno razionali e comprensibili: alcune norme vanno obbedite solo perché lo dice Dio, anche se per noi non ha logica (per esempio divieto di mangiare cibi col sangue per l'ebraismo).
I caratteri e le fonti del diritto religioso
Quali sono le caratteristiche del diritto religioso?
- Immutabilità. Se il diritto divino è posto da Dio allora nessun uomo può modificarlo. L'immutabilità può essere assoluta o relativa. È relativa nel momento in cui la volontà divina deve essere estrapolata dalla scrittura ed è oggetto di interpretazione; è assoluta nel momento in cui la scrittura deve essere seguita alla lettera e non può essere oggetto di interpretazione (si dice chiusura dello sforzo intellettuale).
- Assolutezza. Il diritto divino sta all'apice della gerarchia delle fonti, con la conseguenza che qualsiasi norma contraria al diritto divino deve essere disapplicata.
- Fine trascendente. Come abbiamo detto il fine ultimo del diritto religioso è sovrannaturale: i fini immanenti del diritto religioso sono strumentali al fine trascendente. Ma poiché il diritto religioso non deriva né dalla ragione né dall'etica, può accadere che vi sia contrasto fra i fini immanenti del diritto religioso ed il fine immanente dell'ordinamento secolare, con la conseguenza che vi sarà contrasto fra diritto religioso e diritto secolare (per esempio il diritto italiano sicuramente come fine non persegue la salvezza dell'anima).
La rivelazione ha sicuramente una importanza prevalente, ma non è l'unica fonte dei diritti religiosi. Uno storico (Vanderlinen) individua 6 fonti possibili:
- Atti di diritto privato (contratti, successioni ecc.)
- Sentenze
- Consuetudine
- Dottrina
- Legge
- Rivelazione
In base a queste fonti lo storico catalogò una serie di ordinamenti, ognuno con la sua fonte. Tale catalogazione tuttavia non si è rivelata esauriente in quanto ogni diritto religioso in realtà deriva da più fonti, anche nel caso in cui una fonte viene considerata prevalente.
Inoltre ogni diritto (compreso quello religioso) è culture specific: significa che ogni diritto è determinato dalla cultura che lo ha generato in un determinato tempo e spazio, e concorre a generare la medesima cultura.
La legge nella chiesa
Introduzione
Perché studiare il diritto canonico? Ci sono 3 motivi principali:
- Motivo storico: la chiesa cattolica ed il diritto canonico sono strettamente legate alla storia europea e mondiale, e hanno contribuito a creare l'occidente così come lo conosciamo oggi.
- Motivo contingente: l'Italia ospita lo stato della Città del Vaticano, che è la sede del governo della chiesa cattolica. La Città del Vaticano è un soggetto di diritto internazionale, nel senso che opera stringendo accordi con gli altri stati (la confessione cattolica è l'unica che ha personalità di diritto internazionale). Lo stato della Città del Vaticano è retto dal diritto canonico, che però si applica anche nei confronti dei cattolici di tutto il mondo.
- Motivo culturale: per interpretare il diritto contemporaneo non serve solo conoscere le norme, dove sono situate ecc. (cioè possedere la tecnica giuridica), ma serve anche conoscere i rapporti e i collegamenti che le norme hanno con la società (cioè possedere la cultura giuridica). Questo ci conferisce la capacità di ragionare per principi (nessuno conosce tutto il diritto a memoria, ma se si possiede la cultura giuridica ci si può orientare subito verso una prima soluzione corretta) ed è ciò che distingue il giurista dal buon giurista (il primo ha solo tecnica giuridica, il secondo ha anche cultura giuridica). Il diritto canonico è frutto della cultura giuridica occidentale e allo stesso tempo contribuisce alla formazione della cultura giuridica occidentale.
Cos'è il diritto canonico?
La chiesa può essere vista secondo 3 punti di vista differenti:
- Possiamo vedere la chiesa come popolo, cioè come l'insieme dei fedeli, del popolo di Dio.
- Possiamo vedere la chiesa come comunità, in quanto i fedeli non sono singole entità a sé stanti, ma vivono in comunità: vivono di interessi comuni e mezzi comuni (parola di Dio e sacramenti) per raggiungere la salvezza dell'anima.
- Possiamo infine vedere la chiesa come società, perché la comunità non è priva di struttura, ma è una comunità organizzata in maniera unitaria e organica (Lumen Gentium).
Detto ciò, cos'è il diritto canonico? È la struttura giuridica del popolo di Dio, cioè dell'insieme dei fedeli cattolici, della chiesa. Se secondo il Concilio Vaticano II (1962) (importantissimo) Cristo non ha portato il proprio messaggio a singoli soggetti scollegati ma a una comunità intera strutturata e organizzata (la chiesa), allora il diritto canonico è l'ordinamento giuridico di tale società.
Il diritto canonico è costituito da un insieme di norme chiamate canoni. La formulazione dei canoni è strettamente collegata al fine ultimo che il canone persegue: sono dotati di precetto sanzionatorio e sono tesi a regolare le varie relazioni che intercorrono nell'ambito della comunità (e non la relazione del singolo con Dio), ma tale fine immanente non è altro che un mezzo per raggiungere il fine ultimo, cioè la salvezza dell'anima (il raggiungimento di questo fine ultraterreno avviene infatti nel mondo).
La chiesa (intesa come istituzione) è stata istituita da Dio per suo stesso volere, e per questo è definita come una società giuridica perfetta: la sua sovranità ha origine divina e non vi può essere l'ingerenza di alcun potere umano. La chiesa e la Santa Sede sono persone giuridiche morali, aventi personalità di diritto internazionale come tutti gli stati.
Diritto divino e diritto umano
All'interno dell'ordinamento giuridico canonico convivono un elemento divino ed un elemento umano. Posto che la fonte principale del diritto canonico è divina (rivelazione), accanto alle norme prodotte dal legislatore divino (diritto divino) vi saranno norme emanate dal legislatore umano, che si dovranno conformare al diritto divino e che trovano la propria ispirazione in esso (diritto umano). Diritto divino + diritto umano = diritto canonico.
Diritto divino
Il diritto divino ha due componenti principali: il diritto divino naturale ed il diritto divino positivo.
Il primo è quel complesso di precetti scritti nel cuore di ogni uomo e conoscibili tramite la ragione. Il diritto divino naturale vincola qualsiasi uomo a prescindere dalla sua appartenenza religiosa.
Il secondo è formato dai precetti ricavabili dalla rivelazione, formata dalla sacra scrittura e dalla tradizione, e vincola solo il popolo di Dio (i battezzati).
Il Concilio di Trento (16 secolo) ha stabilito la composizione della sacra scrittura. Questa si compone di: Antico Testamento solo per le parti conformi all'insegnamento di Cristo; Nuovo Testamento che a sua volta è composto da 4 Vangeli + Atti degli Apostoli + Lettere di San Paolo, Lettere di San Pietro, Lettere di San Giovanni, Lettere di San Giacomo e Lettere di San Giuda + Apocalisse di San Giovanni. Tutto ciò forma il complesso della rivelazione accolta dal Concilio di Trento.
Accanto alla rivelazione scritta troviamo la tradizione (non sono usi e costumi), che può essere divina o umana: la tradizione divina che è costituita da tutti quegli insegnamenti di Cristo che non hanno trovato posto nei Vangeli o nelle Epistole; la tradizione umana è costituita dagli insegnamenti della chiesa (per esempio obbligo di castità). La tradizione umana non costituisce verità rivelata, non ha valore dogmatico ma è talmente consolidata che ha un valore quasi dogmatico.
Quali sono le caratteristiche del diritto divino?
Il diritto divino è immutabile, nel senso che è sempre vigente nel tempo e nello spazio. Infatti la rivelazione è fissata in un determinato momento che per la chiesa cattolica coincide con la vita di Cristo: quella è e sarà per sempre e nessuno potrà modificarla.
La legge che contiene precetti di diritto divino ha valore meramente dichiarativo e non costitutivo: i precetti divini, seppure conosciuti successivamente, esistevano già da prima perché la rivelazione esisteva già da prima. Ciò significa che la legge che contiene precetti di diritto divino ha anche un valore retroattivo (se scopro nel 2020 che Dio disse una determinata cosa, allora questa cosa varrà anche per il passato perché già da prima era contenuta nelle sacre scritture).
Il diritto divino è anche inderogabile. Ciò significa che il diritto divino ispira tutte le norme di diritto umano e costituisce il limite al diritto umano: la legge umana non può contrastare con la legge divina.
Diritto umano
Le norme di diritto umano valgono solo per il futuro, obbligano solo i battezzati ma non i minori di 7 anni o coloro che sono privi dell'uso della ragione.
Il diritto umano può essere universale oppure particolare. A livello universale il legislatore è il pontefice, e le norme universali sono vigenti in tutti i territori della terra in cui vi sono cattolici. A livello particolare la legislazione è affidata a più soggetti posti su diversi livelli (per esempio il vescovo ha legislazione sulla sua diocesi) e le norme sono vincolanti solo per determinate categorie di fedeli o solo per determinati territori.
La legge umana deve essere generale (la legge non può essere emanata per situazioni particolari), perpetua (rimane in vigore finché non viene abrogata o finché non viene emanata una legge diversa) e promulgata (bisogna portare a conoscenza del popolo la legge attraverso la pubblicazione). Il tempo che trascorre fra la promulgazione e l'entrata in vigore della legge (questo periodo è chiamato vacatio legis) è noto.
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