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Piccola storia delle droghe

Testo di: A. Escohotado

Tutt’oggi si intende per droga, psicoattiva o no, quello che illustre iniziatori pensavano Ippocrate e Galeno, padri della medicina scientifica: una sostanza che invece di essere vinta dal corpo è capace di vincerlo, provocando cambiamenti organici, psichici o di entrambi i tipi.

Le prime droghe

Le prime droghe comparvero in piante o parti di esse, come risultato di una coevoluzione tra regno botanico e animale. Durante milioni di anni, per gran parte, i vegetali e i frutti erano velenosi e piccoli, come la pannocchia del mais arcaico o la vite silvestre. Solo con la rivoluzione agricola del Neolitico comparve tra i cereali un grano non tossico e una piaga di frutti con polpa. Questo provocò ripercussioni incalcolabili.

Oggi sappiamo che in gran parte delle culture dei cacciatori-raccoglitori, gli individui hanno imparato e riaffermato la loro identità culturale facendo esperienze con qualche droga psicoattiva.

La droga farmacologica e lo sciamanismo

La droga farmacologica, derivando dalla lettera finale e l’accento questo termine iperparola greca, per indicare la significa "capro espiatorio". Questo mostra fino a che punto la medicina, la religione e la magia siano istituzioni inseparabili. La più antica fusione di queste tre dimensioni è lo sciamanismo, inizialmente in tutto il pianeta, il cui senso quello di manifestare le tecniche dell’estasi, intendendo per estasi uno stato di trance che cancella le barriere tra veglia e sonno, tra cielo e terra, tra vita e morte.

Uso di droghe nello sciamanismo

Assumendo qualche droga o fornendola a qualcun altro, o a tutta la tribù, lo sciamano e la sciamana tendono un ponte tra l’ordinario e lo straordinario, che serve sia per la predizione magica sia per le esigenze religiose e la terapia. L’ebbrezza era un’esperienza, a volte religiosa, a volte edonista, che l’uomo del passato praticava con diverse sostanze psicoattive. Tuttavia, all’interno dell’ebbrezza si sapeva tale, essa si distingue tra possesso e viaggio.

L’ebbrezza da possesso, provocata da droghe come l’alcool, il tabacco, la datura, la belladonna e altre analoghe, induce raptus di frenesia corporale dove scompare la coscienza fisica. Al contrario, l’ebbrezza da viaggio, provocata da droghe che afforzano in modo spettacolare i sensi senza cancellare la memoria; il loro uso può essere accompagnato da musica e danza, a suscitare prima di tutto un’escursione psichica consapevole, introspettiva prima e dopo. L’ebbrezza da viaggio, che, per l’appunto, quella sciamanica, ha avuto forse l’epicentro in Asia centrale, da dove si è estesa verso l’America, il Pacifico e l’Europa. Quella da possesso regna in Africa e da quell’area forse passato al Mediterraneo e al grande arcipelago indonesiano, dove l’alcol costituisce una delle sue manifestazioni più chiare.

L’antichità

1. Remota

Il papavero: Le piantagioni di papavero nel Sud della Spagna e della Grecia, nel Nord-Ovest dell’Egitto e in Mesopotamia sono probabilmente le più antiche del pianeta. Ciò spiega come l’oppio origina i tre volte più o fino rispetto a quello dell’Est e o Oriente. La prima notizia scritta su questa pianta compare sulle tavole sumeriche del terzo millennio a.C., attraverso una parola che significa "godere". Capsule di papavero compaiono anche nei cilindri babilonesi più antichi e in immagini della cultura cretese-micenea. I geroglifici egizi fanno già riferimento al succo estratto da questa capsula, l’oppio, e lo adoperavano come analgesico e anestesia importate sia per via rettale o orale. Uno degli oppio egiziano rappresenta la massima qualità usi riconosciuti è di evitare che i neonati strillino forte. Tutta l’area mediterranea.

Canapa: Se la coltivazione del papavero sembra sia originaria dell’Europa e dell’Asia minore, quella della canapa lo è della Cina. I primi resti di quella fibra sono stati trovati in quella zona. Un trattato cinese di medicina, scritto nel I secolo, afferma che la canapa adoperata in eccesso fa vedere mostri, ma se la si usa a lungo può far comunicare con gli spiriti e alleggerire il corpo. Anche in India ricordano l’uso della canapa. La tradizione brahmanica crede che questa pianta renda più agile la mente, conferendo lunga vita, e che aumenti il desiderio sessuale. Nell’uso medico, la pianta faceva parte delle cure per la febbre, l’insonnia, la tosse secca. Secondo alcuni dati, la coltivazione della canapa è molto antica anche in Europa occidentale. Già nel VII secolo a. C. i celti esportavano dalla Marsiglia corde e stoppa di canapa in tutto il Mediterraneo.

Solanacee allucinogene: L’uso di solanacee allucinogene – mandragora, belladonna – risale ad antiche testimonianze nel Medio ed Estremo Oriente, anche se la varietà e quantità di questo tipo di piante è molto ampia in Europa. A queste piante si attribuiscono fenomeni di levitazione, di telepatia e deliri, quando non subentra la morte per intossicazione acuta. Forse sono stati gli antichi druidi coloro che hanno imparato a dominare queste droghe violente, utilizzandole in contesti sia cerimoniali che terapeutici, così come preparare filtri.

Piante di tipo allucinogeno: Non vi sono antiche testimonianze molto chiare sulle piante di tipo allucinogeno in Europa né in Asia. L’uso di droghe allucinogene potenti, più attive della canapa, è stato tenuto segreto o è stato solito seguito. Solo gli sciamani della Siberia e di altre zone dell’Europa settentrionale sembra abbiano mantenuto da sempre usi rituali di funghi psicoattivi. In America, tuttavia, si conoscono dozzine di piante molto allucinogene. Sono stati trovati semi appartenenti a questa famiglia già in insediamenti preagricoli, del settimo millennio precedente alla nostra era.

Stimolanti puri: Anche gli stimolanti puri a base di droghe come la caffeina e la cocaina hanno origine antica. L’uso della coca è originario delle Ande. Sono americani anche il guaranà e il mate (che contengono caffeina) e il cacao (che contiene teobromina, una sostanza molto affine). In India e in Indonesia si ottengono effetti analoghi grazie al betel, una droga poco nota in Occidente ma che oggi viene masticata da un decimo della popolazione mondiale. In Cina da 4 o 5 millenni si usa il tè, che contiene caffeina e teina, e l’efedra, uno stimolante molto più concentrato. Sono originari dell’Africa la noce di cola, uno stimolante caffeinico che prolifera sulla costa occidentale, e il kat, un arbusto che si consuma nello Yemen, in Somalia e in Etiopia. Anche se il caffè è di origine araba, sarà scoperto come droga molto tardi, verso il X secolo. L’Europa e il Medio Oriente sono le zone che, nell’antichità, conoscono meno stimolanti vegetali.

Piante che producono alcol: Le piante che producono alcol sono praticamente infinite.

2. Il mondo greco

Nel mondo greco, la scuola ippocratica inizia ad utilizzare la droga a scopo terapeutico. Per esempio, di fronte ad una epidemia di colera viene considerato sensato utilizzare un farmaco astringente come l’oppio. Le droghe, nel corso degli anni, non vengono più considerate soprannaturali, bensì sostanze che agiscono sull’organismo. Essenziali sono le proporzioni tra dosi attive e dosi letali, poiché solo la quantità distingue la medicina dal veleno. I greci intuirono anche il fenomeno che oggi denominiamo tolleranza. Oltre ai vini e alle birre, i greci fecero uso per fini cerimoniali e ludici di canapa e di altre solanacee (belladonna, mandragola).

Conoscevano anche un estratto di hashish o vino di canapa per avvivare riunioni private. La droga maggiormente usata era però l’oppio. La pianta è sempre stata il simbolo di Demetra, dea della fecondità. Le donne sposate senza figli portavano spille con la forma del suo fiore. L’uso medico risale forse ai primi templi di Esculapio: nelle istituzioni, simili ai nostri ospedali, i pazienti appena arrivati venivano messi in una incubatio o sogno curativo. Il trattato ippocratico 2 sull’isteria, turbamento che i greci attribuivano a soffocamento dell’utero, aiutava da l’oppio o e trattamento. In realtà, il nome di questa droga viene da Ippocrate, che traduce opos mekonos: succo di papavero. Eraclito di Taranto, padre di Alessandro Magno, contribuì a stimolarne la diffusione, prescrivendolo per alleviare ogni tipo di dolore.

Nell’antichità, l’avvelenamento era qualcosa che ossessionava soprattutto le classi agiate e quel timore diede impulso alla ricerca di un antidoto, la theriaka. È da notare il fatto che l’oppio faceva parte di tutti questi preparati. Esistevano mille specie di theriaka a base di oppio. Tuttavia, ai greci che considerano l’oppio come parecchie e come sostanza disprezzabile. Questo tranquillo uso di diverse droghe non significa che i greci ignorino un problema di tossicodipendenza, come diremmo oggi. Ciò che li differenziava da noi è che la pericolosità sociale e individuale delle droghe si concentrò sul vino. Simbolo di Dionisio il vino irruppe in Grecia, usando le parole di Nietzsche, come un estraneo terribile, capace di ridurre in rovina la casa che lo ospitava.

Infine, occorre fare riferimento ai Misteri di Eleusi, che hanno un’origine molto remota. Essi sono stati per più di un millennio il simbolo spirituale della cultura greca. Il Kykeon eleusino poteva perfettamente contenere farina contaminata da un fungo allucinogeno (lo sclerozio della segale cornuta), che oggi continua a crescere nella pianura di Raros, vicino ad Atene, dove si celebravano i riti. È uno sclerozio molto meno tossico di quello di altre regioni europee, anche se molto psicoattivo.

3. Il mondo romano

Il mondo romano si rapporta alle droghe in modo simile al mondo greco. Ai temi dei Cesari era diffuso il costume di fumare fiori di canapa femmina (marijuana) durante le riunioni, per incitare all'ilarità e al godimento. Le piante fondamentali di Roma furono il papavero e la vite. Si dice che Marco Aurelio iniziasse la pratica con una grande porzione di oppio. Praticamente tutti i suoi predecessori al trono dell’Impero avevano fatto uso di triaca. Nerva, Traiano, Adriano, Settimio Severo e Caracalla fecero uso di oppio puro in terapia agonica o per eutanasia. Fecero lo stesso numerosi cittadini romani perché usarlo era prova di grandezza morale. È interessante sapere che durante l’Impero l’oppio fu un genere a prezzo controllato, sul quale non era permesso speculare.

L’enorme consumo non creava problemi di ordine pubblico o privato. Anche se i consumatori regolari dell’oppio si contavano a milioni, non vi sono casi limite di marginalità sociali. L’attitudine di usare questa droga non si distingue da altre attitudini, come alzarsi di nuovo o a farsi tardi la sera. Il vino invece provocherà conflitti personali e collettivi. I romani erano parecchio dediti al bere, anche se venivano escluse le donne e i minori di 30 anni. Il console Spurio Postumio perseguì nel 186 a.C. chiunque fosse in relazione con i Misteri di Bacco, un culto che si celebrava a Roma ormai da alcuni decenni. Postumio chiuse le porte di Roma e fece in modo che fossero passate a fil di spada o crocifisse circa 7000 persone. Sei anni più tardi un magistrato si lamentava che dopo 3000 nuove condanne non si vede la fine di questo mostruoso processo.

4. La fine del paganesimo

Le convinzioni sulla neutralità delle droghe e sull’automedicazione rispetto ad esse erano presenti quando si assiste alla cristianizzazione dell'Impero romano. Mentre per il pagano l’euforia semplicemente tiene terapeutica, sana, la fede cristiana, invece, l’ebbrezza implica debolezze colpevoli. A questo si aggiunge la condanna dell’eutanasia. La vita di ognuno di noi non è nostra ma è di Dio e, in ogni caso, chi accorcia la propria esistenza incorre in peccato mortale. I culti orgiastici otterranno presto la consacrazione legale. Un editto dell’imperatore Valentiniano punisce con la pena di morte la celebrazione di cerimonie occulte, con l’assistenza viva: una misura, questa, che rende illegale ogni rito misterico di tipo estatico. Il sapere pagano, specialmente...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dipendenze Patologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Di Blasi Maria.
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