Il destino del tossicomane
Testo di: C. Olievenstein
Protocollo
Pe ua to igua da la li i a dei tossi o a i, essa de e i o os e e he o ’ u o di e uasi li ea eette i e ide za l’i po ta za di a itua i a u dei fenomeni, strutturale o topico. Olivenstein ragionamento fluido davanti a un fenomeno fluido. Non vi è clinica senza clinamen. La clinica esiste in quanto temporale e relazionale. Temporale, perché descrive stati del passato; relazionale perché descrive il rapporto del sé con il sé, del sintomo con il sé, e di tutto questo col terapeuta e col teorico.
Ciò che la clinica deve descrivere non ha alcuna relazione di equivalenza, ogni passaggio, anche se ripetitivo, rimane unico e inedito; è il movimento dunque, la tendenza verso, il procedere che saranno i riferimenti che consentono di parlare dei tossicomani in generale. La clinica dei tossicomani è da collegarsi alla meccanicache a quella dei solidi, in quanto essa attiene alle fluttuazioni, alle perturbazioni e ai vortici dei fluidi piuttosto che alla caduta di un corpo solido.
È una clinica che costringe ad applicare un metodo scientificoi e ti. U ’alt a esige za di ad avvenimenti questa nuova clinica è Questo quella del tempo e dello spazio. I i o esse ziale pe api e oggi ual osa su iò he a ie e el ui e ell’alt o e, el già-quasi è il e nel quasi-più. È impossibile elaborare una tale clinica se manca una conoscenza reale di una grande massa di fruitori di droga e di tossicomani. Solo un assemblaggio, caso per caso, degli elementi comuni e di quelli diversi tra loro, potrà consentire di separare gli uni dagli altri, di riconoscere quelli patologici e distinguerli da quelli che non lo sono.
Poiché, per un osservatore della globalità del fenomeno, non vi saranno differenze, mentre per il clinico, la differenza è enorme. Dapprima, è stato necessario però costruire dei sistemi fissi. Con la nozione di <strutture> si è potuto stabilire una nosografia e una clinica psichiatriche, e con la nozione di <topiche> stabilire una clinica <psicoanalitica>. Ora queste nozioni si rivelano inadeguate: lasciano troppo spazio alle dissomiglianze. Molto importante è invece il concetto di ineguaglianza dei destini, anche se in apparenza essi sembrano identici.
Paradossalmente, sarà necessario non si tratta di mettere ordine, ma di trovare il filo conduttore che consentirà di sciogliere inel disordine. Odi i isi ili di u sape e i possi ile he o du a alla li i a e ui di all’azio e te apeutica. È dal diso di e he as o o le pe tu azio i patologi he he o so o ull’alt o se o alt e fo e di diso di e in mezzo a equilibri instabili.
La clinica della tossicomania
Occorre, dunque, nella clinica della tossicomania, superare la semiologia descrittiva, fenomenologica, pur prendendola in considerazione, e mettere insieme gli elementi simili nel movimento. Il sintomo va ricollegato al movimento, al disordine, altrimenti non si capace nulla e non si può prendere a a i o l’a e i e to. I li i a, si può funzione a di e si livelli:
- Un livello globalmente uguale per ogni essere umano per quanto attiene allo schema ontogenetico e filogenetico del riconoscimento mnestico, ad esempio;
- Un livello strettamente individuale in rapporto alla mescolanza tra gli elementi derivanti dalla precedente struttura profonda, <di ase> e gli ele e ti ete oge ei aggiu ti dall’i fa zia in funzione della storia biologica, familiare e sociale individuale;
- Un livello aleato io do uto all’i o t o t a il < aso e la e essità>, di uei fe o e i fe-ondi per l’istante eat i e di a e i e ti psi hi i.
È dunque il movimento che va studiato e il difficile confronto tra questi tre livelli, cercando il filo conduttore che po ta dai o e ti esplosi i all’appa e te al a piatta, identificabile, ad esempio, nella vita del tossicomane.
Il lavoro del clinico
La prima missione del clinico sarà quella di effettuare un lavoro di decodificazione per cui gli elementi manifesti vengano rinviati a quelli latenti, il significato al significante; tutto ciò può non sembrare affatto originale, ma a livelli referenziali distinti somiglia (nella sua spaventosa complessità) ai fenomeni chimico-fisici della membrana cellulare nervosa. È necessaria questa visione sincretica e mobile di una clinica dei tossicomani.
Per comprenderlo tutto questo e essa ia l’appli azio e di u ite io idutti o atto a fa otte e e u a certa stabilità almeno referenziale, altrimenti non vi sarebbe clinica. In questo modo si arriva a recuperare solo parzialmente una concezione freudiana dello psichismo: difatti se si osserva in modo schematico un tossicomane si crede di osservare che la libido sia rimasta fissata ad uno stadio auto-erotico, che abbia perso la sua mobilità, non tro i la st ada e so l’oggettualità. Tutto iò i sie e e o e falso. È u a eduta he es lude gli effetti sia oggettuali che fantasmatici del prodotto e per di più esclude il ricordo costantemente in azione degli effetti del prodotto e di quelli del loro svanire.
I riferimenti teorici che si rifanno a ogni concezione strutturale, per quanti utili, devono assolutamente essere rapporto a questa rigorosa statica del movimento. Una critica di questo tipo è applicabile anche al narcisismo e al concetto che trasforma il drogato in qualcuno la cui tossicomania prende il via dalla frustrazione. Questo è vero e falso. Queste nozioni di narcisismo e di frustrazione non possono che essere incomplete in quanto pre-conosciute: di fronte ad esse il tossicomane ag osti o i ua to l’a e i e to he lo dete i a lo stadio dello spe hio i f a to i ui si fo a il– dis o os i e to di s i u o i e to i ui l’istantaneità riconoscimento sarà certamente e costantemente ripetuta e verificata biologicamente e psicologicamente, ma di cui il fattore dominante sarà l’i o os i ilità di u ’i agi e ideale del s .
Così carattere narcisistico che si crede di poter individuare nel tossicomane a causa della sua intolleranza alla frustrazione esterna, la sua particolare predisposizione alla psicosi non è che il manifesto dimostrativo, però rigorosamente intermittente e transitorio, in assenza del prodotto in iettato, di f o te all’a gos ia, all’ag osia i pe petuo o i e to, di hi può di e solta to: <Esse e o o esse e>. L’i agi e ideale del (immagine interiore di se stessi che costantemente può moiessere modificata, trasformata, alterata) gli è al contrario interdetta più che a ogni altro essere umano, perché sconosciuta e inconoscibile. I sensi continuano a rimanere i ricettori di questo riconoscimento-disconoscimento.
Assuefazione e dipendenza
Dall’assuefazione alla dipendenza: l’assuefazione o, o e oglio o fa lo ede e i e ha io isti, up o esso pu a e te e a i o, he o po ta u a assa e to dei ediato i hi i i e l’esau i e to dei i etto i; l’assuefazione i sie e u a isposta eu o hi i a e u fe o e o psi hi o straordinariamente complesso di confronto tra interessi psichici contradditori, che non si può ridurre al classico conflitto freudiano delle pulsioni che agiscono tra il ca e il sur.moi degli psicotici. Si tratta di un combattimento, che è diverso da quello del neonato per la propria sopravvivenza, a cui tutto, ugualmente, manca. È evidente he o si t atta della stessa a a za. Il eo ato ha isog o di tutt’alt i aiuti pe es e e, sop a i e e, esistere, mentre il solo aiuto del tossicomane non può essere che una sostanza abbastanza potente da fa i a e l’i agi a io. A he se il a i o a a te, si t atta di a a za ost utti a i ui seg i di riferimento sono marchiati sia ontogeneticamente che filogeneticamente; la nascita del tossicomane dalla e ella f attu a, el suo s a to ispetto all’e uili io o toge eti o e filoge eti o, ea u a tu ole za iazione, fabbrica il suo tempo e la sua dismisura fuori dalla <natura>.
La dipendenza è un flusso che o se te, pe il i o do dell’effetto di ie pimento della sostanza, di non crollare davanti al vuoto psichico dell’i f a-frattura. La dipendenza inverte il rapporto con il piacere, ma in questa inversione il piacere non è annullato: esiste, anche se in negativo. La dipendenza è una specie di allucinazione negativa e parimenti u a o ilitazio e dell’i agi a io: u fe o e o alt etta to atti o he passi o. La dipe de za all’o stesso odo lotta o t o l’assuefazione, l’a itudi e, la a alizzazio e. Ma, i a da do all’i possi ile identità, l’opposto di u odello a isisti o dell’i agi e del s .
Ad og i ista te essa a a e s a dis e bisog a o sepa a e la dipe de za dall’i tolle a za alle f ust azio e, tal e te i e questa incompletezza. e su ito>. L’i tolle a za alle f ust azio inel tossicomane che lo si è potuto definire come chi vuole <tuttonon è costituzionale, ma nasce dalla e nella frattura. Essa non indica una qualsiasi debolezza costituzionale, a piuttosto u ele e to a uisito, u po’ o e u a po pa aspi a te he e hi a og i osto il itorno ad uno stato di equilibrio, a una omeostasi; si tratta di un tentativo di riparazione che però non arriva mai a riparare la frattura.
In ciò, questa intolleranza alle frustrazioni non attiene né alla natura, né alla nutrizione. L’o eostasi i possibile: da qui il sintomo, da qui la clinica. Ciò significa anche che non ci sarà un ritorno allo statu quo ante dopo ogni tentativo, ma evoluzione, modificazione. Malgrado il tentativo del tossi o a e di i t odu e u i lo, l’high e il do , uesto i lo on è mai uguale a se stesso. La dipendenza non è un fenomeno di condizionamento passivo o associativo ma un tentativo di ricostituire ili lo, l’u ità della p op ia pe so a. Esse e dipe de ti sig ifi a o esse e o to, o esse e uoto, meglio essere un parassita che viversi come non-essere.
Clinica
Spetta al clinico di costruire dei sistemi aperti, dei modelli complessi, stabili e instabili, che passano dall’i e te al i e te. Co plessi e ape ti el e dal te po. De e esse e te uto o to, el aso del tossicomane, della velocità del cambiamento delle condizioni sia esterne che interne, cosa finora mai a e uta. Og i li i o ie e olpito da u a o fusio e osog afi a: u o stesso soggetto, ell’a o di u apresa in carico, potrà apparire al medico, in fasi successive o alternate, sotto al maschera psicotica, nevrotica, perversa ecc, ma anche sotto una maschera normale! Questa normalità non ha nulla a che vedere con un comportamento normale e nemmeno con quella che possiamo chiamare una struttura normale.
Essa è la rivendicazione del soggetto al benessere, al diritto di non sentirsi male, per il quale d’alt o de tutti gli esse i lotta o du a e te. Do ia o, sop attutto el aso del tossi o a e, i t odu e i so o i pa te o dizio ate dall’i o s io ella una connotazione volontaristica (anche se le motivazio clinica. Occorre prestare attenzione al fatto che ciò che viene costantemente ricercato non è l’adegua e to alla o a o u e, alla o a psi hi a, o alla o a dello psi o-clinico, ma ad una forma di benessere nella quale gioca un ruolo essenziale la memoria del piacere. Questa ricerca del benessere unisce alla rivelazione dovuta agli effetti del prodotto, quella di una qualche poesia intima, lontana dalla razionalità logica e fosse essa pure patologica e quella di una possibilità di conformarsi alla legge esterna e interna, reale e immaginaria.
Questo benessere dovrà in qualche maniera rifarsi al senso di una certa tradizione familiare che il soggetto eredita dal proprio ambiente sociale, dalla famiglia, verso la quale prova insieme un sentimento di nostalgia e di rivolta, ma attraverso la quale cerca la propria identità. Ecco qui la condizione paradossale del clinico che dovrà trattare una personalità insieme patologica e assolutamente non patologica, aella o ple e ta ietà di due fo ze: l’o ga izzazio e e il diso di e, il o ti e e il odo.
“e za uesta complementarietà egli non sarebbe un tossicomane; sarebbe un pazzo. Queste due forze non arrivano mai a dist ugge si t a lo o. Il tossi o a e i e ella te sio e, lotta. Dapp i a, all’i izio, o t o se stesso, o t o la propria assenza di identità, poi per realizzarsi nel benessere, infine per realizzarsi nella non-sofferenza, nella non-infelicità. Ciò implica una critica alle nozioni come quella di trauma iniziale, per sostituirlo non con u i de oli e to fu zio ale e adatti o dell’io, ma al o t a io, o u uta e to delle fo e fu zio ali e adatti e dell’io.
Non vi è la difesa dalle eccitazioni nel senso inteso da Freud, ma, al contrario, una continua i o po azio e, u ’aute ti a so azio e o , pe o olla io, l’i de oli si degli effetti. I de oli e to osìe ide tifi ato o l’esau i si degli effetti del p odotto, ben registrato nella memoria che verrà riconosciuto rimandando il soggetto al suo inesauribile destino.
I meccanismi regolatori specifici nel tossicomane
Il clinico si trova a lavorare su due piani che dovrà pleta e l’u o o l’alt o, allo s opo di i di idua e i e a is i costantemente, a distanza di tempo, coegolato i spe ifi i i ope a el tossi o a e pe o se ti gli di i e e p i a dell’i o t o ol p odotto, durante la luna di miele col prodotto e dopo, quando si annuncia la fine di ogni cosa. e, proprio allo scopo di definirli, ammettere una volta per tutte che essi sono fluttuanti, che anche le stesse costrizioni di cui abbiamo parlato non sono rigide, che si tratta piuttosto di direzioni, di nodi di forza, di impulsi.
Uno di questi meccanismi regolatori è la i e a dell’u ità i t a-percepita al momento della frattura iniziale, in quanto il soggetto ha una concezione insieme smisuratamente angosciata e terribilmente demiurgica di uesta ide tità. do de l’i asp i e to del a isis o del soggetto. narciso androgino diventa il modello ideale dell’io. a a he uesto e a is o egolato e uasi su ito o t astato dalla o po e te malinconica, sia naturale che indotta (il down) e ciò, tanto più che la punizione oggettiva segue sempre lasa; all’ide tità i t a ista segue l’ide tità i possi ile.
O pe o olla io l’i te e to, i uestoricompeaso este o, d’u alt o e a is o egolato e: l’assu zio e della sosta za e la sua o segue za he diviene il meccanismo regolatore numero uno: la dipendenza. la dipendenza appare di per sé come un modello identificatorio astratto e concreto, reale e immaginario, immagine o personalità intrasomatica i o po ata ella e o ia del pia e e e della soffe e za. la dipe de za di e ta u ’e tità a se sta te.
E ta u alt o io; i piazza a he og i ideale dell’io. fa eg edi e og i ost uzio e a isisti a. di più, essadinon è soltanto un io, ma un superio totalitario. non si tratta solo della ripetizione del bisogno o del bisogno a l’alt o, della fi e della pau a di o esse e a ato, ello, deside a ile, della fi e del se so di olpa, della fi e di og i alt a f ust azio e. se di e ta e dio, u i o, di e tato l’ideale, la dipendenza funge un poco da san pietro, detentore delle chiavi del paradiso o delle sue anticamere. essa è la sola possi bilità di a ulla e l’alt o e i siste i e o o i i e li idi i ei uali d’alt o de i si t o a i hiusi.
Essa è aggressione, ma anche protezione. per suo merito avviene la messa al bando di ogni altra minaccia es i realizza la relazione sado-masochistica perfetta. se, in modo evidente, la dipendenza limita la libertà dell’uo o, i se so opposto, lo e a ipa da tutta u a se ie di pau e, di lo fa tas i e di i o pletezze, di immagini parziali che segnano il suo destino dopo la frattura iniziale. inoltre la dipendenza non gli sembra impositiva, ma attraente in quanto gli apre tutta una serie di prospettive, in particolare nel rapporto dominante-dominato, possidente-posseduto, così da diventare in modo integrale se stesso, in se stesso, da se stesso, per se stesso. qui come altrove, piacere e dolore hanno la stessa fonte. di fronte a questo ruolo attivo della dipendenza si incomincia a intravedere una faccia del mistero della sua creazione che si e s he atizza e ella ate a segue te: si tesi degli ele e ti utili alla pa te i o po ata ell’io –potre – li e azio e atti a sotto l’azio e del p odotto –magazzinaggio dei ricordi liberazione negativa alla – e i fi e l’esau i e to e la cessazione degli effetti del prodotto, con il relativo titillamento dei recettori essazio e dell’azio e ua do lo sto k i suffi ie te e i e etto i i de oliti. è evidente in un tale schema che altre sostanze o le stesse in altra quantità, al momento di altri avvenimenti psichici, possono rafforzare o bloccare questi meccanismi di dipendenza e la loro espressione psicologica, somatico o psico-patologica.
Diventando la dipendenza il meglio di lui, il tossicomane può, parzialmente e momentaneamente staccarsi dalla fusione-simile che manteneva con sua madre. Niente è meno psicotico di un tossicomane nel periodo della luna di miele. In qualche modo egli scopre una libertà, qualsiasi sia il prezzo da pagare. Egli ancora preferisce questo ai drammi che ha vissuto e la cui uscita è quella che viene chiamato lo stadio della dis isu a edi ap.
L’i fa zia del tossi o a e , a la a a za isi d’asti e za , hia e ostituti a della dipendenza, gli fa intrapercepire ad ogni momento quale sarà il suo destino quando la dipendenza cesserà di giocare un ruolo regolatore. Non saranno più sufficienti né il narcisismo, né la megalomania riattivizzata ella fase dell’high. No i pot à esse e più deside io della ealtà i te io e. Il prodotto giocherà solo un ruolo di riempitivo, andrà perduta la connotazione del piacere. La realtà esteriore non potrà più essere mani.
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