Progettare per unità di competenze
Introduzione
La ricerca didattica in Italia parte dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con il tema della programmazione educativa e didattica prima e la progettazione curricolare dopo. Nel 1974, i Decreti Delegati si caratterizzano per l’apertura all’ambiente culturale e sociale, prescrivono la programmazione educativa e didattica, la collegialità e la valutazione formativa.
Nel 1999 viene introdotta l'autonomia scolastica, che prevede l'introduzione del POF (piano dell’offerta formativa), un’autonomia didattica, amministrativa e organizzativa della scuola. Nel frattempo, da un punto di vista sovranazionale, l’Unione Europea si adopera attraverso le Raccomandazioni, Direttive, Ricerche.
Dal 2008, la crisi finanziaria, le guerre in Nord-Africa e in Medioriente, le stragi del terrorismo, l’emergenza migranti, l'uscita dell'UK dall’Unione Europea e la costruzione di muri ai confini degli Stati creano un nuovo scenario all’interno del quale collocare il discorso sulla Progettazione Curricolare.
Occorre ribadire i due principi di fondo: - razionalità tecnica (rendere la pratica didattica sistematica ed efficace) - riflessività etica (assicurare la desiderabilità individuale e sociale degli obiettivi e delle pratiche didattiche).
La scuola deve essere attenta alle esigenze individuali e deve essere all’altezza delle emergenze culturali contemporanee attraverso pratiche didattiche buone, giuste e efficaci. Oggi più che mai è necessario che fin dalla scuola primaria vengano assicurate competenze spendibili nel mondo del lavoro, che si configura chiuso e mutevole; competenze logiche e sociali profonde (superamento di una cultura di stragi, femminicidi, muri), progettando innanzitutto un ambiente accogliente, inclusivo, sereno.
Le Nuove Tecnologie hanno rivivacizzato la ricerca didattica di base attraverso progetti, esperienze, resoconti, riflessioni. Nelle scuole c’è un’estrema disponibilità alla riflessione sui grandi temi della didattica.
Dalle indicazioni nazionali alla didattica nella scuola primaria
Le Indicazioni Nazionali hanno un carattere orientativo, come era già stato per i Programmi e gli Orientamenti dopo il 1945. Da un punto di vista politico abbiamo un intreccio di diritti/doveri a più soggetti:
- Diritto a istruzione/educazione per gli alunni
- Diritto a libertà di insegnamento per insegnanti
- Diritto/dovere all’istruzione per le famiglie
Da un punto di vista pedagogico e didattico, ogni classe è un gruppo sociale unico, pertanto la ricerca offre metodologie valide ed efficaci ma che hanno bisogno di aggiustamenti. Questo rende tutto il processo molto complesso. Il carattere orientativo delle indicazioni richiede agli insegnanti un atteggiamento attivo, interpretativo e costruttivo. È necessario quindi adottare delle prospettive di studio:
- P. storico-culturale: cogliere le relazioni fra la cultura e le scelte pedagogiche
- P. pedagogica e filosofico-educativa: interrogarsi sul ruolo della scuola
- P. didattica: cogliere gli orientamenti metodologici che dovrebbero informare le attività didattiche
Le indicazioni sono composte da:
- Prima parte: riferimenti sociali, culturali, pedagogici, didattici di fondo
- Seconda parte: traguardi formativi, obiettivi di apprendimento, indicazioni metodologiche per ogni ordine di scuola
Cultura, scuola, persona: dalla scuola classista alla scuola democratica
Che rapporto c’è tra cultura, scuola e persona? Dal 1859 fino alla fine della dittatura fascista, il compito della scuola è stato trasmettere cultura agli alunni al di fuori dal contesto di vita. Questa visione influenza la scuola italiana fino alla prima metà degli anni ‘70 del Novecento.
Visione autoritaria e paternalistica
La scuola italiana nasce come scuola europea. I suoi modelli di riferimento erano:
- La scuola prussiana: obbligatoria e statale
- Le scuole austroungariche: alta qualità didattica
- Modello francese
Le prime scuole nazionali europee (1848-1914) sono statali, senza influenza religiosa, centralizzate e capillari. In regimi autoritari, istruzione, educazione all’emancipazione, al pensiero critico, all’autonomia rappresentano un rischio. Il sistema formativo è classista e selettivo, finalizzato a distribuire solo conoscenze di base alla maggior parte della popolazione, mentre l’istruzione completa è riservata alla formazione di pochi privilegiati (classe dominante destinata a governare lo stato).
Scuola periodo fascista
Contenuti: esaltazione casa reale, eroi fascisti, maschilismo, donna come angelo del focolare, bambino disubbidiente scoperto e punito, risparmio, prudenza, igiene. Metodi didattici: esercitazioni ripetitive. Testo unico per tutte le scuole, primato della cultura umanistica su quella scientifica. No a psicologia, pedagogia e didattica nella formazione degli insegnanti. Obbligo di iscrizione al partito da parte dei docenti, presenza forte delle associazioni giovanili fasciste, concordato con la Chiesa.
Questo modello influenza il nostro sistema scolastico fino agli anni ‘70.
Europa post-bellica: abbiamo un processo di ripensamento del ruolo dell’educazione e dei diritti dei bambini, presente anche nella nostra Costituzione.
Scuola democratica
Combatte le disuguaglianze, tutti hanno diritto al successo, no alla differenza di genere. Contenuti: direttamente assunti dagli esiti della ricerca scientifica. Metodo: nasce dalla base, alunno al centro. Obiettivo: consentire al singolo di orientarsi in modo autonomo nell’universo della conoscenza. L’alunno impara a ragionare su e con dati veri, scientificamente evidenti, attraverso metodologie didattiche basate sulla ricerca, sul confronto, sulla condivisione. Ha la possibilità di sviluppare competenze spendibili non solo sul mercato del lavoro, ma anche atteggiamenti orientati alla giustizia sociale, alla solidarietà, alla soluzione non violenta dei conflitti.
Ruolo della scuola nella Costituzione Italiana
La consapevolezza del disastro bellico e la volontà di evitare un possibile ritorno della barbarie spinge i Costituenti a dedicare molto spazio all’istruzione e alla cultura.
Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali…”: questo articolo invita a considerare uguali tutti gli alunni in termini di accesso all’istruzione e al successo formativo, a rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione della personalità e alla partecipazione attiva di ognuno.
Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”: il ruolo della scuola e dell’istruzione per realizzare questo articolo è fondamentale, anche nel valorizzare il talento di ognuno.
Art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”: in questo articolo viene sottolineata la pari dignità di tutte le discipline e il ruolo della scuola nel tutelare il patrimonio naturale, artistico, storico, nel diffonderne la conoscenza e nell’educare al rispetto.
Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla sovranità di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: la guerra è un oggetto fondamentale dell’insegnamento scolastico. La conoscenza di cause reali e degli effetti devastanti di un conflitto è parte dell’educazione a una cittadinanza attiva e di un cittadino planetario. Molto importante imparare a gestire i conflitti in classe (lavorare sulle piccole cose).
Art. 21: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo”: la libertà di parola, per essere esplicata, ha bisogno della competenza linguistica, della capacità di esprimersi, ma anche della capacità di comprendere e decifrare quello che accade. È responsabilità di tutti i docenti lavorare su questi aspetti.
Art. 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.": si parla qui della corresponsabilità fra scuola e famiglia (che ha il diritto a una formazione adeguata per i propri figli). Dagli anni ’70 le famiglie entrano nelle scuole attraverso gli organi collegiali.
Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali. Enti privati… senza oneri per lo Stato.” Qui si parla di libertà di insegnamento che può avere come oggetto l’arte e la scienza e come metodo, quello sperimentale e scientifico. Non esiste un’arte di Stato o obbligatoria!
Art. 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti nello studio.”
Art. 38: “Gli inabili e i meritevoli hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.” Scuola aperta a tutti, accogliente, aperta all’ambiente.
Sviluppo del sistema scolastico italiano
Nel 1955, i programmi per la scuola elementare fino a quell'anno erano caratterizzati da una cultura pedagogica di stampo cattolico, con un'idea di bambino astratto e stereotipata, con riferimento all’attivismo.
Nel 1962 è stata istituita la scuola media statale gratuita; nel 1974 i Decreti Delegati riformano la scuola trasformandola in una scuola democratica e moderna. Introducono la pratica della collegialità in tutti i livelli della programmazione educativa e didattica e della valutazione formativa e collegiale per ogni ordine di scuola.
Da un punto di vista didattico e pedagogico, rimane forte il peso della tradizione didattica moralistica: pedante, con memorizzazioni ed esercitazioni continue, anche se dopo il 1945 sono forti gli influssi della pedagogia USA.
Il dibattito pedagogico italiano è influenzato da: Comportamentismo (Skinner), Attivismo (Dewey), Cognitivismo (Bruner). Dal punto di vista didattico, fin dal 1974 (decreti delegati), la scuola italiana dà molta importanza alla programmazione e alla valutazione.
I programmi del 1985 introducono i concetti di alfabetizzazione culturale (padronanza dei linguaggi simbolico-culturali necessari ad interpretare la complessità sociale, economica, culturale) e di ruolo attivo degli alunni (attraverso laboratori, giochi, esperienze).
Nel 1991, gli orientamenti per la scuola dell’infanzia indicano che la scuola dell’infanzia non è una sala di custodia o scuola preparatoria, ma una scuola con una specificità, volta alla formazione dell’identità, dell’autonomia, delle competenze. Il ruolo dell’insegnante è di regista.
Dagli anni ’80 diventa forte l’attenzione sulla continuità educativa che trova una risposta nell’istituzione degli Istituti Comprensivi nel 1994. Nel 1999 la legge sull’Autonomia Scolastica (D.P.R. 275) vede il superamento definitivo del modello scolastico centralistico. L’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, in parte amministrativa, consente alle singole scuole di elaborare le proprie offerte formative, legandosi di più con il territorio d’appartenenza.
Proposte pedagogiche e didattiche nelle indicazioni nazionali
- Fascismo: saper leggere e scrivere, ubbidire, combattere.
- Scuole democratiche di massa: preparato per inserirsi in un mondo del lavoro industrializzato.
- Studente contemporaneo: riconoscere le relazioni che connettono i fatti locali con quelli globali, l’infinitamente grande con l’infinitamente piccolo, sviluppare competenze flessibili e polifunionali.
Le Indicazioni Nazionali nascono all’interno di un contesto sociale contraddittorio, caratterizzato da:
- Policentrismo formativo: la scuola non è più l’unica agenzia formativa
- Relazioni educative (docenti-alunni-genitori) da costruire faticosamente
- Intersecazioni continue fra locale e globale
- Nuove tecnologie
- Visione della formazione scolastica planetaria e antropologica
Le Indicazioni non contemplano più divisioni disciplinari tradizionali, ma quadri d’insieme, strumenti per conoscere il mondo. I docenti sono responsabili della capacità di usare le conoscenze per muoversi nel mondo, risolvere problemi, superare credenze. Un aspetto importante è la partecipazione consapevole alla cittadinanza Europea.
Traguardi per lo sviluppo di competenze
I traguardi per lo sviluppo di competenze sono riferimenti ineludibili per gli insegnanti.
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