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Didattica delle attività motorie per l’età evolutiva – Cap. 1

Cultura, salute e personalità

Cultura come bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali che viene tramandato di generazione in generazione. Oggi possiamo definire cultura tutto ciò che è utile per l’essere e l’agire umano, valorizza l’uomo in tutte le sue potenzialità e la società nella quale è inserito, gli permette di interagire positivamente con l’ambiente fisico e sociale.

L’educatore sportivo non si deve limitare esclusivamente alla sua materia, ma deve anche capire quale sia la sua funzione, in quanto il suo lavoro è importante per lo sviluppo della personalità (essa indica la maschera indossata dagli attori durante le recite). La personalità viene intesa come insieme di tre componenti: disposizione o carattere, temperamento e attitudine.

Importante è anche la promozione della salute che si occupa di migliorare la condizione di salute degli individui e della società. L’OMS la definisce come processo mediante il quale si cerca di incrementare il controllo e di migliorare lo stato di salute. La scuola e la famiglia giocano un ruolo importante nella promozione della salute; insieme ad esse anche le life skills, abilità socio-affettivo-relazionali che coinvolgono la corporeità, giocano un ruolo importante.

Esse comprendono l’insieme delle abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana. Si può individuare un set di life skill: decision making, problem solving, pensiero critico, pensiero creativo, comunicazione efficace, autoconsapevolezza, capacità di relazioni interpersonali, gestione dello stress, gestione delle emozioni ed empatia. Esse sono a loro volta raggruppabili in tre famiglie: competenze sociali e interpersonali, competenze cognitive ed infine competenze emotive.

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Le statistiche sulla percentuale di bambini in sovrappeso/obesi del 1999-2000 mostrano come tra bambini, compresi tra 6-17 anni circa, il 20% di essi fosse in sovrappeso, mentre nel periodo 6-13 anni il 4% fosse obeso. Oggi purtroppo questi fenomeni sono in continuo aumento.

Secondo l’OMS un bambino è: sottopeso quando il valore del BMI1 è inferiore alla curva del 10° percentile; normopeso quando il BMI è compreso tra la curva dell’11° e quella dell’84° percentile; sovrappeso quando il suo valore è compreso tra 85° e 95° percentile; obeso quando supera la curva del 95° percentile.

I fattori che determinano il sovrappeso sono: fattori genetici, fattori psicologici (ai quali si può intervenire con terapie farmacologiche o psicologiche) e fattori socio-ambientali. L’OMS ha definito linee guida per combattere il sovrappeso; esse riguardano il consumo di alimenti e comportamenti legati all’assunzione di cibo; tempi e modalità dell’attività sportiva; comportamenti legati ai tempi trascorsi al video.

Nel bambino di 3 anni le esperienze motorie lo portano a conoscere, apprendere e padroneggiare i fondamentali riferimenti spaziali e spazio-temporali che saranno poi le coordinate di riferimento. Alla motricità spontanea del bambino di questa età andrebbero integrate proposte di movimento positivamente motivate, non ripetitive, orientate dall’educatore e aperte alle risoluzioni dei problemi adeguati all’età.

Queste condizioni rendono qualitativamente differente l’attività motoria rispetto a quella confezionata e ripetitiva. Accompagnare le azioni con le parole viene ritenuto di grande importanza dall’educatore in quanto, se accompagnate, espresse e commentate sul piano verbale fissano tracce permanenti nella mente del bambino.

Il linguaggio verbale è anche strumento del pensiero del bambino. Il passaggio dall’operatività al pensiero avviene attraverso quattro processi: esperienze vissute, la loro interiorizzazione attraverso i processi di assimilazione e accomodamento, le mediazioni simboliche e la formazione del pensiero reversibile.

1 BMI si riferisce al rapporto tra peso e statura della persona. Il peso riguarda la somma di tre componenti: massa magra, massa grassa e acqua. La statura riguarda la misurazione della distanza, in posizione eretta, tra pavimento e parte superiore del cranio.

Crescita, maturazione e sviluppo nell’età evolutiva – Cap. 2

Per età evolutiva si intende quella fase di vita che va dalla nascita all’età adulta nella quale si attivano i tre processi fondamentali: crescita, maturazione e sviluppo; essi avvengono interagendo tra loro.

Nell’uomo vi è una ricorrente alternanza tra fasi in cui il fattore di crescita privilegia la statura e fasi in cui la crescita risulta evidente nell’aspetto ponderale. Queste fasi vengono definite “proceritas” e “tugor”.

I periodi di proceritas sono caratterizzati da una crescita prevalente in lunghezza dell’apparato scheletrico con aumento della muscolatura; nel periodo di tugor vi è una compensazione a carico del sistema muscolare che recupera la sua funzionalità posturale e motoria.

Queste due fasi hanno uno sviluppo differente in base al genere: il maschio presenta una fase di “tugor secundus” molto più lunga della femmina, la quale all’età di 9 anni può iniziare la fase di “proceritas secunda”.

L’età evolutiva è caratterizzata anche da una sostanziale differenza tra età cronologica ed età biologica, oppure tra età di crescita e sviluppo di ogni persona.

La crescita delle parti del corpo è fortemente determinata a livello genetico dal patrimonio che ereditiamo. Per Le Bouch il processo di maturazione va studiato tenendo conto dei principali sistemi biologici in quanto correlati con specifiche funzionalità e con le capacità dell’uomo: il sistema vegetativo o di nutrizione, il sistema di relazione, il sistema nervoso e il sistema della sessualità.

Lo sviluppo della motricità nell’età evolutiva non può essere pensato in modo dissociato dallo sviluppo psicologico, sociale e affettivo. Si parla quindi di ontogenesi della motricità per definire il percorso che l’uomo compie per raggiungere la propria motricità, dal momento che nasce motoriamente sottosviluppato. La crescita motoria viene condizionata dal patrimonio genetico, dall’ambiente e dalle esperienze di movimento individuali.

La crescita motoria viene favorita quando il soggetto: affronta serenamente tutte le tappe ontogenetiche in un ambiente favorevole alla scoperta e al consolidamento delle abilità di traslocazione nello spazio, sviluppa gli schemi motori di base, affronta un avvicinamento allo sport educativo.

La fase evolutiva incomincia con il concepimento, determinante è il periodo dalla nascita agli 11 anni. Questa evoluzione consente al neonato di sollevarsi, deambulare, acquisire capacità manipolative.

Dagli 0 ai 3 mesi sono presenti i massivi incontrollati, definiti così in quanto interessano tutto il corpo e perché non sono diretti ad uno scopo. Vi sono poi movimenti atetotici i quali sono realizzati in forma segmentaria e in condizione di calma (es. allargamento delle dita); si nota la comparsa del grasping o riflesso di prensione e il riflesso posturale labirintico del capo.

Dai 4 ai 6 mesi compare la reazione a paracadute che comporta l’estensione e allungamento degli arti inferiori quando il neonato viene portato verso il suolo dall’alto. Compaiono inoltre le prime manifestazioni emotivo-affettivo intenzionali. Il movimento motorio nel corso dei primi sei mesi è caratterizzato da movimenti riflessi, ossia provocati da stimoli esterni, e movimenti spontanei, cioè non diretti ad uno scopo preciso.

Durante il settimo/ottavo mese è il momento dell’affermazione e del controllo dei movimenti coordinati da una precisa intenzionalità del bambino e diretti ad uno scopo. Vi è il passaggio dalla posizione prona alla posizione supina.

A 8-9 mesi può reggersi in piedi se gli viene offerta la possibilità di aggrapparsi. Dal 12 al 18 mese il bambino acquisisce la deambulazione autonoma in stazione eretta; a 15 mesi comincia a giocare (giochi sensoriali). Dai 18 mesi ai 3 anni continuano i giochi sensoriali, è in questo periodo che il bambino diventa padrone del proprio corpo.

Il bambino comincia ad entrare in relazione con gli altri utilizzando il linguaggio, i disegni e atteggiamenti corporei. Dai 3 ai 5 anni vi è il periodo del consolidamento e del perfezionamento della motricità fine. Esso è definito come “tugor primus”; sono consigliati i giochi motori di imitazione. Verso i 6-7 anni si sviluppa la fase chiamata “proceritas prima” ossia di significativo aumento staturale che fa perdere al bambino caratteristiche somatiche tipiche dell’infante per assumere quelle tipiche de

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PaolaArpini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e didattica delle attività motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Casolo Francesco.
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