CAPITOLO 1 IL CAMPO
1.1 UN’ALTRA LINGUA
L2= una lingua che l’individuo impara dopo che si è stabilizzata la sua prima lingua.
Criteri che differenziano la L1 e la L2
-cronologia-> La L2 si impara dopo la L1
-competenza-> la L2 si conosce meno bene
-uso-> la L2 viene usata meno spesso
Nella realtà le cose possono essere più sfumate (es: emigrazione, soggiorno all’estero).
-velocità-> la L1 viene imparata velocemente mentre la L2 lentamente
-sforzo-> massimo per la L2 e minimo per la L1
-esito finale-> perfetto nella L1 e spesso insoddisfacente nella L2
1.2 IMPARARE
Il processo di apprendimento della L2 è
-un processo di maturazione biologica, determinato da fattori genetici, su cui si può
intervenire poco e inconsapevole (sviluppo)
-un processo di crescita sociale, determinato dall’esperienza e dall’ambiente, su cui si
può intervenire e consapevole (insegnamento)
Apprendente= chi sta imparando sia perché gli capita di essere circondato dalla L2
(apprendimento implicito e spontaneo), sia chi controlla consciamente il proprio processo
di apprendimento (apprendimento esplicito e guidato)
Apprendimento spontaneo-> inconsapevole, inconscio, implicito (si ha una sensazione
di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato)
Apprendimento guidato-> consapevole, intenzionale, esplicito (si fa ricorso a regole per
rendere la propria produzione più corretta).
1.3 CONOSCERE UNA LINGUA
Il parlante L1 ha piena competenza della propria lingua e questa competenza è
linguistica-> il PN conosce le regole che governano la sua lingua e sa applicarle
automaticamente senza farci troppa attenzione, sa distinguere ciò che nella sua lingua è
corretto o tipico da ciò che è scorretto o atipico, ne ha una sensazione intuitiva, conosce
anche i significati linguistici, affettivi e culturali espressi dalle forme linguistiche.
-Questa padronanza della lingua non è presente nell’apprendente, ma viene acquisita
durante il percorso di apprendimento
comunicativa-> il PN usa la sua lingua spontaneamente per comunicare, salutare,
scherzare e conosce le funzioni sociolinguistiche e le forme di vari contesti, conosce stili e
registri diversi della sua lingua e sa in quali contesti usarli.
La piena competenza permette al PN di prestare minima attenzione alla forma e
massima attenzione al contenuto, mentre l’apprendente, specialmente agli inizi è costretto
a prestare molta attenzione alla forma e non al significato, di conseguenza la
comunicazione risulta impoverita.
1.4 USARE UNA LINGUA
Usare la lingua = parlare e ascoltare (dopo aver elaborato le conoscenze linguistiche).
La complessità dell’usare una lingua in tempo reale è evidente
cognitivamente-> il PN può articolare 3-4 parole al secondo e le può udire alla stessa
velocità
linguisticamente-> il PN conosce mediamente 45000 parole della sua L1 e queste
possono essere sistemate in un numero di modi infinito, inoltre anche scegliere tra tutto il
lessico alcune parole e sistemarle nel modo giusto per comporre una frase non è facile.
socialmente-> il PN sa usare tutte queste parole per conversare, valutando l’altezza
della voce, l’appropriatezza delle parole, gli argomenti di interesse ecc per ogni
interlocutore.
1.5 L’INTERLINGUA
= lingua degli apprendenti, nel senso di ciò che l’apprendente sa (competenza, langue) e
ciò che l’apprendente usa (esecuzione, parole)
L’interlingua è un sistema dinamico che si sviluppa in una serie di stadi (solitamente
comuni agli apprendenti, ma all’interno di questi c’è molta varietà), è influenzato dalla L1, è
in continua evoluzione
-è costituito da elementi corretti (cose che si sanno), lacune (cose che non si sanno) ed
elementi errati (cose che si sanno male)
-il suo punto di arrivo è la L2, raggiungibile attraverso un percorso solitamente comune per
tutti gli apprendenti, ma variabile nella velocità e nel risultato finale
-è formato da elementi che provengono o dalla L1, o dalla L2 o da nessuna delle due
(questi nascono da ipotesi formulate dall’apprendente in base a conoscenze generali del
linguaggio che l’apprendente fa per cercare di ricostruire il sistema della L2)
1.6 LA MODULARITA’
Il processo di apprendimento della L2 è composto da vari processi separati= moduli,
ognuno dei quali opera con principi uguali, diversi o simili (es: il principio per
l’apprendimento della morfologia è molto simile a quello della sintassi, mentre quello della
fonologia è diverso).
La modularità spiega perché i risultati dell’apprendimento possono variare molto secondo
il modulo considerato (un apprendente può avere una pessima pronuncia ma un ampio
vocabolario), così come varia l’intervento per rendere più efficiente l’apprendimento
secondo il modulo. Alla fine, però, tutti questi moduli sono interdipendenti, infatti durante il
parlato spontaneo operano tutti insieme e in contemporanea.
La modularità interessa diverse discipline:
linguistica-> si occupa di costruire degli strumenti concettuali per descrivere la lingua e
di creare una teoria del linguaggio
psicolinguistica-> si occupa di spiegare i meccanismi mentali dell’apprendimento delle
lingue (il modo in cui lavora la mente umana, come le strutture emergono e si sviluppano,
la dimensione comune dell’apprendimento)
sociolinguistica-> si occupa di spiegare i fattori sociali e situazionali che influenzano
l’uso di una lingua (dimensione variabile dell’apprendimento, percorso, velocità, contesti
diversi, risultati)
La modularità del processo di apprendimento interessa anche i livelli di analisi
linguistica: fonetica e fonologia (suoni, pronuncia), lessicologia (vocabolario), morfologia
(struttura interna delle parole), sintassi (frasi), grammatica (morfologia+sintassi), analisi
del discorso (combinazione di frasi che compongono il testo), pragmatica (uso del testo
nella realtà sociale), semantica (significato).
Solitamente questo percorso parte dal basso verso l’alto, infatti combiniamo i suoni tra di
loro per formare le parole, che poi si combinano in frasi e queste in testi. Ma invece nella
comprensione si parte dall’alto verso il basso: per capire prima ascoltiamo un enunciato
in una situazione reale e poi lo scomponiamo, per parlare prima ci troviamo in una
situazione reale (pragmatica), poi abbiamo qualcosa da dire (semantica), poi cerchiamo le
parole che ci servono e le combiniamo (lessico e grammatica) e infine ci preoccupiamo dei
suoni (fonologia).
Ci sono 4 abilità linguistiche:
1.ascoltare (canale orale, recezione)
2.parlare (canale orale, produzione)
3.leggere (canale visivo, recezione)
4.scrivere (canale visivo, produzione)
Ci può essere anche una quinta abilità: l’abilità metalinguistica, cioè l’avere intuizioni
sulla lingua, che poi dopo la conclusione del percorso di apprendimento condividerà con il
PN, producendo enunciati corretti, parlare della lingua, riconoscere gli errori, distinguere
tra i diversi gradi di appropriatezza.
CAPITOLO 2 PRIMA CAPIRE
INPUT= esempi, pezzi di L2 orali o scritti
Per imparare la L2 è necessario che l’apprendente abbia a disposizione l’input, ma non
tutto ciò che leggiamo o sentiamo dell’input viene appreso, infatti perché ci sia
apprendimento (l’input diventa produttivo, contribuisce allo sviluppo dell’interlingua e viene
tradotto in output) l’input deve essere CAPITO e INTERIORIZZATO (intake).
La comprensione linguistica è un processo molto complesso e perché l’input sia
comprensibile deve essere contestualizzato, strutturato, negoziabile, modificabile.
2.1 L’INPUT
Per rendere l’input comprensibile sono necessari:
1.CONTESTUALIZZAZIONE
L’input deve essere contestualizzato in base alla situazione dell’interazione, che
comprende l’ambiente culturale, il tempo, lo spazio, i partecipanti, lo scopo e l’argomento.
->se l’informazione extralinguistica (contesto) è maggiore di quella linguistica, l’input è più
facilmente comprensibile (se il contesto rende ovvio quello che viene detto), infatti l’a. può
ricavare dal contesto molte informazioni
->questo permette anche una compensazione, dal momento in cui l’a. non deve prestare
troppa attenzione al significato, in quanto è ovvio grazie al contesto, potrà prestare più
attenzione alla forma
2.STRUTTURAZIONE
L’input è per sua natura organizzato in strutture, in parte comuni a tutte le lingue e in parte
specifiche di ogni lingua. L’a. per comprendere l’input dal momento in cui è strutturato può
aiutarsi con:
Conoscenze generali del linguaggio (in quanto parlante di almeno una lingua)
=gli UNIVERSALI LINGUISTICI (proprietà ricorrenti nelle lingue del mondo, non per tutte
allo stesso modo, non deve essere presente in tutte le lingue, ma l’importante è che non
sia contraddetto da nessuna).
->gli universali restringono le possibilità di quello che possiamo trovare nella L2, esempi di
universali linguistici molto utili per decifrare l’input:
-un enunciato è scomponibile in parole, le parole in sillabe (con nucleo vocalico e
consonanti) e le sillabe in fonemi, divisi in consonanti e vocali
-di solito c’è una pausa al confine tra le parole
-ci sono parole di contenuto (lessicali) e parole di funzione (grammaticali, più corte, meno
frequenti e meno accentate)
-la regola generale è una parola un significato
Anche altre proprietà aiutano a decifrare l’input: FREQUENZA con cui le parole appaiono
nell’enunciato (più frequenti si notano prima), la POSIZIONE che occupano nell’enunciato
(in prima e ultima posizione si notano prima) e la STRUTTURA PROSODICA
dell’enunciato (più acc
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