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Tacconi: didattica al lavoro

Il principio di utilità

La restituzione del lavoro può seguire la strada meditativa che risale al paradigma di riferimento e lo esplicita, nonché indicare le scelte euristiche e darne ragione. Il principio di utilità per interpretare il lavoro di ricerca si può usare il principio di oggettività, in cui l'interesse per la verità è limitato solo a logiche interne alla comunità scientifica o di solidarietà, in cui la verità è utile per la vita—questo è pragmatismo, che interpreta il lavoro come un lavoro di servizio, di utilità. Una ricerca che non sta però in ascolto dei problemi veri e che cerca la fonte delle indagini solo nelle riviste scientifiche perde il contatto con la realtà, più che di libri, gli insegnanti apprendisti hanno bisogno di racconti di pratica.

Il principio di realtà

Una ricerca solidale in senso pragmatista deve partire dall'analisi di problemi veri, ascoltando le voci di chi quotidianamente è impegnato nel lavoro della formazione. —> Ricerca qualitativa (l'oggetto d'indagine sono i significati dell'esperienza dei partecipanti). La naturalistic inquiry è una caratteristica della ricerca qualitativa, in cui la raccolta dati avviene nell'ambiente di vita dei partecipanti, e si soddisfa il principio di realtà tenendo conto delle produzioni linguistiche quotidiane. La naturalistic inquiry continua a ridefinire il progetto di ricerca, di analisi dati secondo una procedura induttiva (dal particolare all'universale).

Principio dell'ascolto

L'intervista agli insegnanti è uno strumento privilegiato, bisogna astenersi dal valutare le teorie dell'intervistato per lasciare spazio alla profondità del sapere educativo ed esperienziale.

Principio del rispetto

Intervenire sui dati raccolti non significa intervenire in modo radicale sul testo, ma raccogliere brevi racconti esperienziali garantendo sempre il principio di rispetto della qualità originaria del materiale e la valorizzazione delle parole raccolte.

Fare ricerca su pratiche formative

Il senso di una ricerca

Il sapere degli insegnanti è certamente disciplinare, ma il docente inventa un sapere: l'insegnamento. La ricerca è stata destinata ad insegnanti CFP, considerando questa particolare utenza sono venuti alla luce diversi aspetti, come il fatto che siano spesso considerati una "discarica scolastica" verso cui indirizzare coloro che non raggiungono determinati livelli di competenza. L'intento della ricerca su IFP (Formazione professionale iniziale) è individuare il sapere sulla formazione alle prese in questi ambiti, offrire una descrizione delle pratiche didattiche, analizzare come i formatori agiscono al fine di costruire una teoria umile che si presenta come una forma di conoscenza.

Epistemologia di riferimento

Nella ricerca qualitativa l'epistemologia consiste nell'apertura con cui il ricercatore si accosta alla testimonianza dei pratici nel loro contesto naturale, e sono quindi loro i garanti dell'attendibilità e della validità. Anche se la ricerca è collocata in un paradigma naturalistico, mira a una certa generalizzabilità dei risultati basata sulla significatività dei testimoni, infatti nei casi singoli è contenuto sia il particolare che il generale, consentendo così l'identificazione da parte di chi legge senza perdere la singolarità della vicenda narrata.

L'approccio metodologico

Il principale approccio metodologico è quello fenomenologico (ogni teoria che, senza indagare previamente le cause di particolari eventi, si limita a descriverne matematicamente gli aspetti) combinato con altri approcci. Quando si parla di metodo nelle ricerche qualitative ci si riferisce a linee indicative più che a procedimenti rigidi, e in ogni metodo ci sono due fasi: la raccolta e l'analisi dei dati. La raccolta si fa tramite l'intervista narrativa e successivamente di gruppo, l'analisi è stata effettuata secondo il meticciamento di grounded theory (teorizzare dall'esperienze, cominciare dal basso per analizzare le esperienze) e strumenti della narrative inquiry (attribuisce un valore alle testimonianze producendole in forma narrativa). Questi strumenti condividono una componente riflessiva del processo di ricerca, nella grounded theory sono i dati che parlano e non le teorie, come nella narrative inquiry dove le storie devono far sentire la propria voce. L'approccio fenomenologico consiste proprio nel procedere in modo tale che il proprio sguardo carico di teorie si lasci provocare dal materiale di ricerca e dal dialogo con i partecipanti. È una teoria che va costruita dinamicamente mettendo insieme descrizione, narrazione e concettualizzazione.

Valenza formativa della ricerca

Questo tipo di ricerca attiva processi riflessivi sia nell'ascoltatore che sviluppa consapevolezza, sia nell'intervistato che attribuisce valore conoscitivo alle pratiche narrate, del resto il narratore come il ricercatore prende ciò che narra dall'esperienza e lo trasforma in esperienza di quelli che ascoltano la sua storia.

Il percorso di una ricerca

Il percorso di una ricerca empirica qualitativa può essere analizzato solo dopo che si è concluso.

I partecipanti

100 formatori furono coinvolti in 32 centri di formazione professionali e coprivano differenti assi, con una maggioranza per matematica e italiano.

Fasi della ricerca

Ci fu un'osservazione etnografica durante le ore di docenza. Per le visite in aula si è rivelato importante fare un colloquio previo per ridurre l'ansia da valutazione e presentarsi in aula per far capire agli allievi. Questa visita è una preparazione alla realizzazione dell'intervista, e un metodo per rompere la distanza creata dai metodi di osservazione. Le interviste sono state condotte seguendo una traccia indicativa ma lasciando libero corso alla narrazione da parte dei docenti intervistati, per far emergere storie. È stato rilevante far sentire i docenti portatori di una conoscenza importante, infatti i racconti sono ricchi di dettagli tanto da far cogliere gli aspetti della pratica ben al di là della superficie. I testi delle interviste sono stati auto-registrati, trascritti ed inseriti in una matrice cercando di individuare le unità di testo significative per illustrare la pratica, e attribuire ad esse delle etichette descrittive, per far emergere le principali categorie —> Grounded oriented, progressiva concettualizzazione. —> Fase di analisi

Ma separare le varie componenti faceva correre il rischio di vivisezionare la pratica, allora si è focalizzata l'attenzione su unità descrittive più ampie creando quindi piccole storie. Il FG è invece una tecnica differente dall'intervista perché il racconto di un partecipante influenza quello degli altri proponendo associazioni e attivando ricordi, quindi lo scopo è stimolare la narrazione di episodi da tutti quelli che vogliono intervenire. Per la raccolta dati qui è stato costruito un "testo unico", cioè l'insieme di tutti quelli raccolti.

Il ritorno sull'analisi

A questo punto si avevano a disposizione testi delle interviste individuali e quelli dei FG, si sono integrate questi due tipi di analisi introducendo anche parole del ricercatore, e a partire dalle parole, sempre fedeli, dei formatori si è svolto un lavoro di "traduzione" mettendo a fuoco elementi della pratica. Il racconto della pratica si ottiene dicendo in modo ancora migliore ciò che intendevano i partecipanti. Fare analisi qualitativa richiede una certa disponibilità alla pazienza, è un processo che trasforma racconti in ricerca, soprattutto bisogna dar conto sia agli elementi molto presenti (detti dalla maggior parte dei formatori) sia di quelli nominati solo da pochi ma comunque rilevanti per restituire l'essenza del fenomeno indagato.

Dopo l'analisi si è scritto un report finale per ciascuno dei due gruppi di insegnanti partecipanti. Tutte le azioni compiute fino a questo punto—raccolta dati, analisi ricorsiva, riflessione continua, validazione intersoggettiva—non sono altro che forme di ascolto. Il fenomeno si deve quindi auto-descrivere e rivelarsi, la scrittura è come un gioco di echi che rimandano ad ulteriori echi. I singoli racconti illustrano elementi della pratica, ma quando vengono messi insieme agli altri in un racconto complessivo si arricchiscono. È stato inoltre tenuto costantemente un diario riflessivo da parte di chi scriveva, una costante riflessione sui propri pensieri aiuta a esplicitarsi e soddisfa le richieste della ricerca qualitativa. Quindi si è data molta importanza alle note stese in questi diari.

Parte seconda: i risultati della ricerca

Creare le condizioni relazionali per lavorare bene

In un CFP la vita è fatta di relazioni di adulti e giovani che interagiscono tra loro, e in un contesto come questo importa molto la capacità relazionale piuttosto che i saperi tecnico-professionali. La cura relazionale tratta la sensibilità nel rapporto con gli allievi, il rispetto reciproco, la cura dello spazio. Avere cura della relazione in particolare con chi è in difficoltà: chi insegna deve avere un'attenzione attiva nei confronti dei propri allievi, consapevole che influisce sull'atteggiamento complessivo degli allievi nei confronti dell'ambiente formativo. Molto spesso chi entra al CFP ha un pesante fardello di problemi sociali o familiari. La relazione rappresenta una marcia in più per aiutare ad apprendere: infatti se riesci ad essere rispettato e a farti volere bene loro renderanno di più. Il docente deve sapere esplorare vie diverse, consapevole che non per tutti funziona la stessa modalità, deve sapere avviare processi d'interpretazione dei comportamenti che aiutano a comprendere quale sia l'esigenza profonda che il ragazzo esprime anche attraverso comportamenti disfunzionali e non si deve arrendere di fronte alle difficoltà che incontra.

Aggancia gli sguardi: le espressioni del volto svelano molti significati della relazione. (Esempio della relazione instaurata tra la professoressa e gli alunni pluriripetenti: "questi ragazzi se li guardi dritto negli occhi tendono a sfuggire con lo sguardo...vedo in loro una fragilità estrema...non volevano mai andare via...da che cosa stanno scappando?...Questi ragazzi con problemi più grandi di loro se non imparano ad essere ironici con se stessi e con gli altri non riusciranno ad uscirne...l'ironia è una forma d'intelligenza che salva...Si tratta di instaurare una relazione basata sul confronto...")

Significativa la domanda davanti a ragazzi appesantiti da insuccessi scolastici è "Alle persone che ho davanti che cosa può essere utile di ciò che ho imparato?", attingendo anche alla risorsa dell'ironia che insegna a guardare in modo diverso l'esperienza. Tutto questo fa alzare gli sguardi, accendendo in essi la fiducia, indispensabile per intraprendere un cammino in salita, sanno di poter contare su una guida sicura.

Rapportarsi con autenticità per mobilitare energie: la qualità della relazione diventa una fonte di energie buone e crea una comunità in cui ognuno riceve il rispetto e la cura di cui ha bisogno. "Se l'adulto è accogliente e diventa un modello desiderabile allora diventa motivante quasi tutto ciò che egli propone" —> è decisivo il modo in cui l'adulto si pone nei confronti di ognuno, e la sua autenticità, questi atteggiamenti rendono i ragazzi più disponibili a fare uno sforzo.

Curare il clima della classe: la fase di avvio del lavoro è un momento cruciale per misurare la temperatura relazionale della classe. "Quando entro in classe cerco sempre di percepire il clima, chiedendo loro come va, e dico loro ciò che dobbiamo fare, non ciò che devono fare" —> in questo modo l'attenzione diventa reciproca, anche gli allievi colgono come sta il docente, c'è un clima di reciproca cura.

Valorizzare i momenti informali: "ci sono dinamiche che nascono se si fa con loro una partita a basket, se fai loro una battuta, emerge una parte della loro vita che in altri momenti non verrebbe fuori" —> L'affetto più che le regole o le costrizioni, ha il potere di liberare potenzialità positive degli allievi.

Costruire situazioni di incontro a tu per tu: si chiama "talking card" consente agli allievi di usufruire uno spazio di ascolto a tu per tu con un docente, dedicando quindi la piena attenzione al ragazzo che vede gli adulti come punti significativi che possono aiutarlo a crescere.

Gestire le provocazioni basate sul linguaggio: il linguaggio è un elemento per esplorare confini anche attraverso la provocazione. "Quando scelgono il sesso come argomento io non li fermo, l'importante è affrontare l'argomento in maniera seria" —> soffermarsi su certi argomenti vuol dire anche capire se possono spingersi un po' più in là nella relazione con il docente. Un conto è il linguaggio apparentemente disinibito, un conto è il significato, un formatore che risponde alle provocazioni senza imbarazzo si pone in modo autorevole nella relazione e può accompagnare i ragazzi su percorsi di apprendimento.

Prevedere regole e confini

Far sentire che si è parte di una comunità: bisogna far capire che si è parte di una comunità e non in nome di un'astratta autorità. Le regole permettono ai ragazzi una struttura rilevante per la crescita, le regole non devono essere proibitive o repressive, che chiudono i ragazzi in se stessi, ma incoraggianti che valorizzino la capacità di singoli e dei gruppi.

Far toccare con mano le regole: è importante farle rispettare e vivificarle con la testimonianza personale. "Questi ragazzi non sono abituati alle regole" —> le regole sono essenziali per arrivare all'obiettivo, bisogna far capire loro l'effetto che ha per loro e per gli altri una regola infranta, e spesso un richiamo non pregiudica il rapporto ma può rafforzarlo. All'inizio è opportuna una certa fermezza, e solo dopo ci si può permettere una certa flessibilità. Anche se in cortile ci si permette una certa informalità non significa che in classe non si esiga il rispetto delle regole.

Attivare processi di negoziazione: attivando processi di riflessione sulle regole è più probabile che vengano percepite come dettate dal basso, essere parte di un gruppo, e non imposte dall'alto, è più facile che vengano rispettate. È utile anche far emergere le proposte dei ragazzi, per poi analizzare le diverse prospettive di tutti e rinunciare o modificare insieme quelle di alcuni, anche del formatore (negoziazione). Il comportamento del docente dev'essere credibile per far sì che gli allievi rispettino le regole.

Agire con elasticità: l'atteggiamento dei formatori deve cambiare in base alla situazione e alle persone che si trova davanti, capendo i bisogni di chi ha davanti, ma anche assumendo modalità apposita per far percepire loro le regole.

Definire il proprio ruolo: "Tenevo un rapporto amichevole ma alle volte diventavo drastica, devo trovare un equilibrio tra questi due modi, si tratta di lavorare sulla posizione del corpo e sul modo di fare" —> Anche se un insegnante sa di dover mantenere una certa distanza spesso è difficile farlo, e si apprende solo provando sulla propria pelle certe esperienze, il ruolo dell'insegnante è definito soprattutto dall'atteggiamento dei ragazzi nei suoi confronti.

Ricorrere ad un sistema di incentivi: gestire le norme attraverso un sistema di premi e punizioni.

Comunicare attenzione rispettando la libertà dell'allievo: spingere l'allievo a mettersi in gioco, non sgridandolo per aver copiato ma facendoli capire che sei davvero interessato a qualcosa di suo.

Organizzare lo spazio

Curare la disposizione dei banchi: mettere i tavoli a quadrilatero offre più vantaggi riducendo la separazione tra docente e allievi che la cattedra crea, comunica l'idea di essere impegnati in un'impresa comune.

Muoversi in aula: i movimenti possono assegnare rilevanza fisica e tonalità specifiche a quello che dice il docente, spostarsi tra i banchi può comunicare attenzione.

Valorizzare gli spazi esterni all'aula: stimolare l'apprendimento centrato sull'esperienza diretta e sul fare è molto efficace di quello che sarebbe stato possibile realizzare negli spazi ristretti dell'aula.

Strutturare la lezione in modo efficace (10 passi)

Organizzare in modo efficace non significa strutturarla e seguire passo per passo ma riservare un'attenzione a dei specifici momenti (avvio, corpo centrale, conclusione).

Curare l'avvio

Da esso dipenderà la sostanza del tempo a disposizione. Stabilire fin dall'inizio un contatto emozionale: prima di entrare nello specifico dei temi i docenti cercano di stabilire un rapporto cordiale che comunichi attenzione e rispetto, cercando anche di capire qual è l'atmosfera generale dell'aula. Una volta garantito il contatto emozionale si può lavorare proficuamente insieme.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia_333 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Tacconi Giuseppe.
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