Libro: le sfide della didattica
Capitolo 1: Competenze in campo formativo nella società dei saperi
Nella nostra società l'istruzione e la formazione rappresentano uno strumento fondamentale di crescita umana, civile, culturale, sociale e politica. A partire dagli anni '70 si è dato il via a processi legislativi di riforme e la scuola ha acquisito nuovi strumenti per soddisfare le esigenze del territorio. Si pone come base la centralità dell'alunno, la sua unicità e originalità. Gli obiettivi di Lisbona 2000 rappresentano la scuola con riscoperta di autonomia e sviluppo in modo tale da essere con Europa e dentro l'Europa. Tale processo di riforma è iniziato con la conferenza nazionale della scuola svolta a Roma dal 30 gennaio al 3 febbraio 1990 per analizzare la società e ideare il giusto piano d’azione per la scuola. Sabino Cassese (giurista italiano) concepì qui l'idea di autonomia scolastica: è da qui che parte un processo riformatore che interesserà gli anni successivi.
Politiche formative europee
Con il trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1 novembre 1993, s’istituisce l’Unione Europea con l’obiettivo di promuovere un progresso economico e sociale equilibrato, creando uno spazio senza frontiere con l’istituzione di un’unica moneta. L'UNESCO favorisce la costituzione della commissione internazionale sull’educazione per il 21o secolo, presieduta da Jacques Delors, il quale redige il famoso rapporto Delors che risente delle cosiddette “contestazioni studentesche” del 1968 del precedente rapporto Fourè ma sottolinea l'interdipendenza tra lavoro ed educazione. Il Libro Bianco o Piano Delors è un ambizioso progetto per realizzare il rilancio della crescita economica e riconosceva l’educazione che consente all’individuo di diventare consapevole di se stesso, del proprio ambiente e del proprio ruolo sociale. Nell’educazione un tesoro di Delors si possono individuare i quattro pilastri dell’educazione: imparare a vivere insieme, a conoscere, a fare e a essere. Si punta a sviluppare l’individuo nella sua interezza in modo tale che lo studente possa imparare per tutta la vita e applicare la conoscenza alla situazione. Così la società verrà determinata dalla conoscenza di ogni individuo, che investirà sull’intelligenza, nella quale s’insegna e s’apprende, una società cognitiva. I cambiamenti europei, come gli scambi che diventano mondiali, l’avvento della società dell’informazione e il rapido processo scientifico e tecnologico portano a rivalutare la cultura generale e così il consiglio europeo di Lisbona 2000 ha posto l’obiettivo all’Europa di diventare l’economia più competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica e di maggior coesione sociale, rivolgendosi allo sviluppo di nuove politiche, al lifelong learning. Per fare ciò si richiede una strategia tesa a favorire il passaggio verso un’economia e una società basata sulla conoscenza investendo nelle persone, combattendo l’esclusione sociale, assegnando all’istruzione e la formazione un ruolo fondamentale che trova la sua prima riflessione nell’istruzione e formazione 2010: l’urgenza delle riforme per la riuscita delle strategie e di Lisbona. Dopo Lisbona, gli interventi da ricordare sono le raccomandazioni e gli interventi del parlamento e del consiglio 2006 e 2008. Quelle del 2006 raccomandano lo sviluppo delle otto competenze: l’alfabetizzazione, lingue straniere, competenze matematiche e scientifiche e digitali, imparare e imparare, competenze sociali e civiche e consapevolezza culturale. Quelle del 2008 si delineano con il quadro europeo delle qualifiche con il quale si confronta che i risultati dell’apprendimento di una persona corrispondano a standard definitivi. È nell’allegato 1 di tale raccomandazione che troviamo i termini conoscenze, abilità e competenze e le loro definizioni. La conoscenza è l’assimilazione delle informazioni mediante l’apprendimento, le abilità sono la capacità di applicare la conoscenza e di utilizzare know-how per risolvere problemi e la competenza è la capacità di utilizzare conoscenza e abilità in situazioni pratiche. Il 2010 rappresenta la scadenza per valutare se l’Europa avesse raggiunto gli obiettivi dell’economia competitiva e delle coesioni sociali e così non fu e di qui nasce l’esigenza di una nuova strategia che punta a rilanciare il 2010-2020 l’Europa uscendo dalla crisi che l’affligge, dandosi tre priorità: crescita intelligente (crescita dell’economia basata sull’innovazione), crescita sostenibile (economia più verde e competitiva) e crescita inclusiva (promuovere un’economia basata sull’inclusione sociale).
Le politiche formative italiane
Per quanto riguarda l’Italia, fu varata la legge n.53 del 28 marzo 2003 che ha sancito l’apprendimento in tutto l’arco della vita, assicurando a tutti di raggiungere pari livelli sviluppando capacità e competenze. Il nostro sistema educativo si articola ora in scuola dell’infanzia (facoltativa), primaria, secondaria di 1o e 2o grado, caratterizzato (con il successivo intervento della Gelmini) dal riordino in licei, istituti tecnici e professionali e l’istruzione è obbligatoria per almeno dieci anni. Nel 2010 avvenne il riordino dell’istruzione 2o con novità nei percorsi di studio supportati dalle indicazioni nazionali per i licei, istituti tecnici e professionali.
Le competenze e i saperi irrinunciabili
Chomsky divide il concetto di competenza in competenze, cioè la conoscenza del proprio linguaggio, ed esecuzione, cioè l’uso del linguaggio in situazioni concrete. Per Pellerey, la competenza è la capacità di far fronte alle proprie risorse, per Perrenoud è la capacità di mobilitare diverse risorse cognitive in base alla situazione, ogni situazione costituisce un caso a sé, ecco perché le competenze professionali si costruiscono in formazione. Morin segnala i sette caratteri fondamentali dell’educazione ed è pro a una conoscenza non frammentata ma che sappia collocare il sapere all’interno di un contesto. Il quinto sapere è l’affrontare le incertezze per tutti gli insegnanti che devono avere la consapevolezza delle incertezze del nostro tempo. Morin ritiene che è meglio una testa ben fatta che ben piena poiché il sapere accumulato non dispone di un principio di soluzione ma è l’organizzazione, i collegamenti a dare senso al sapere.
Capitolo 2: L'analisi disciplinare funzionale all'insegnamento efficace
Le discipline e l'analisi disciplinare
Nella società attuale, il ruolo dell’educazione è fondamentale e deve porre le sue basi sul creare un cittadino attivo che sappia prendere conoscenza delle sue capacità cognitive e delle sue responsabilità, che possa apprendere durante tutta la vita attraverso il processo di lifelong learning e questo può avvenire attraverso una giusta configurazione dei saperi. A scuola non si devono apprendere solo conoscenze, i “saperi freddi” ma queste devono evolvere verso la maturazione delle competenze. Le discipline sono dei modi di pensare che consentono a chi le pratica di conferire al mondo un senso non intuitivo e una volta interiorizzate danno vita a processi logici, strategie cognitive, diventando da "strumenti dell’apprendimento a strumenti per l’apprendimento". L’analisi disciplinare va corroborata mediante la riflessione sui documenti europei che individuano le conoscenze indispensabili e non può prescindere dall’uso di appositi strumenti come le mappe concettuali che rappresentano delle relazioni e connessioni tra le unità culturali. Per Novak, le mappe sono strumenti per le rappresentazioni delle conoscenze. In più, Ausubel distingue l’apprendimento meccanico, mnemonico, senza elasticità ed elaborazione da quello significativo che implica la capacità di elaborare e spaziare tra le cose che si apprendono, giungendo alla sua teoria “dell’apprendimento per assimilazione” cioè la capacità d’integrare le nuove conoscenze alle vecchie, verificandosi così una continua evoluzione di concetti. La mappa può essere rappresentata a lista quando i nodi concettuali sono l’uno che segue l’altro, ad albero dal più particolare al più generale, a tabella cioè in una griglia a due entrate, a rete cioè i nodi sono collegati in strutture libere.
I metodi e i linguaggi
Ogni disciplina è caratterizzata da un metodo di studio che altro non è che una successione ordinata di procedure per condurre correttamente una ricerca. I metodi più adottati sono:
- Analitico: che procede dal complesso al semplice, dagli effetti alle cause.
- Sintetico: parte da principi noti e riceve da essi conseguenze necessarie.
- Deduttivo: si basa su deduzioni e si ricava un antecedente da cui deriva una conseguente.
- Induttivo: procede da quello che si può osservare a ciò che non si può.
- Sperimentale: quello scientifico.
È importante dire che ogni disciplina comporta l’utilizzo di un linguaggio specifico.
Il curriculo
È una combinazione in cui gli obiettivi, contenuti e metodologiche sono in parte prefissati a livello nazionale, rivolti agli allievi per conseguire il fine della sua formazione. Organizzare un curriculo significa raccogliere una serie di elementi teorici, procedurali e didattici a cui partecipano tutti i docenti. I docenti individuano esperienze d’apprendimento più efficaci ed adeguate tenendo conto delle esigenze degli alunni, famiglie e territorio. Ogni scuola dunque individua esperienze d’apprendimento all’interno del piano dell’offerta formativa (POF) che ne rappresenta il cuore didattico.
Capitolo 3: Progettare l'intervento didattico
La scuola assume i caratteri propri di una comunità educante e oggi è espressione di autonomia funzionale (art.1 del DPR 275/99) la quale permette di sperimentare, potenziare e progettare nuovi percorsi funzionali costruendo una vera offerta formativa.
Approcci e modelli di progettazione
La progettazione è un’attività cognitiva presente in molteplici ambiti (micro / macro). La progettazione si suddivide in 5 tappe: ideazione...
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