L'architettura dell'italiano
Struttura dell'italiano odierno
L'italiano odierno è organizzato su tre fasce:
- Scelte linguistiche che formano la grammatica fondamentale, comprende le realizzazioni non marcate della lingua;
- Scelte linguistiche particolari differenziate da diversi punti di vista, ognuna è una varietà di lingua;
- Dialetti con distribuzione non omogenea sul territorio.
Varietà della lingua
Le varietà della lingua occupano lo spazio di variazione più ampio:
- Variazione diatopica: riguarda l'area geografica;
- Variazione diastratica: riguarda le caratteristiche sociali del parlante e del gruppo a cui appartiene;
- Variazione diafasica: la situazione comunicativa in cui si usa la lingua;
- Variazione diamesica: il mezzo o il canale attraverso il quale si comunica.
I quattro parametri danno luogo a quattro assi, lungo i quali si distribuiscono i fenomeni che fanno capo alle diverse varietà. Ogni asse è un continuum che ha ai due estremi due varietà contrapposte.
Il concetto di continuum riferito ai rapporti fra le varietà dell'italiano si può spiegare con un’immagine: le varietà si dispongono su un asse che ha ai suoi estremi due varietà distinte e contrapposte e fra le due estremità c'è una serie di varietà che sfumano l'una nell'altra, avendo sempre alcuni tratti in comune.
Al concetto di continuum si contrappone quello di discretum, in cui le varietà sono tutte ben distinte e si succedono come gradini di una scala. Allora sull'asse diatopico troviamo italiano standard normativo/italiano regionale dialettizzante, sull'asse diastratico troviamo l'italiano colto ricercato/italiano popolare; sull'asse diafasico troviamo l’italiano formale aulico/italiano informale trascurato; sull'asse diamesico l'italiano scritto formale/l’italiano parlato non sorvegliato.
Rappresentazione grafica delle varietà
Una rappresentazione grafica della distribuzione delle varietà è quella data da Gaetano Berruto, che utilizza solo 3 di 4 assi elencati, la dimensione diatopica, non considerata attraversa molte varietà. Gli assi sono rappresentati da diamesia in orizzontale, diastratia in verticale e diafasia per obliquo.
Nel primo quadrante ci dovrebbero essere varietà parlate da uomini di cultura in situazione di grande formalità, ma non ci sono perché la lingua di queste persone è prevalentemente scritta. Nel secondo quadrante troviamo l'italiano standard in un’ellisse che comprende italiano normativo e comune. Nel terzo quadrante ci dovrebbero essere varietà scritte da incolti in situazioni informali, ma sono assenti perché questa lingua è prevalentemente parlata. Mentre il quarto quadrante è occupato dall'italiano parlato colloquiale e dall'italiano popolare.
L’insieme di varietà tra dialetto e lingua
L’insieme di varietà tra dialetto e lingua è stata organizzata da Pellegrini:
- Italiano standard;
- Italiano regionale;
- Dialetto di koinè;
- Dialetto schietto.
Lo schema è stato ampliato da Sobrero che parla di 9 varietà dall’ italiano standard toscaneggiante al dialetto rustico.
L'italiano standard
Il vocabolario registra due accezioni di standard:
- Insieme di regole elaborate dai grammatici e imposte dalla scuola con l'etichetta di forme corrette, presente nel diagramma di Berruto con il nome di italiano normativo;
- Caratteristica della lingua correntemente usata dai parlanti di una comunità linguistica e comprende anche forme non accettate dalle grammatiche, nel diagramma prende il nome di italiano comune.
L’italiano normativo è una lingua standard quando soddisfa queste condizioni:
- È codificata da un insieme di norme;
- È dotata di prestigio, cioè costituisce un modello da imitare, in quanto l'unico corretto;
- Ha funzione unificatrice, ad esempio tra due varietà regionali di italiano;
- Ha funzione separatrice rispetto ad altre nazioni;
- Ha una tradizione consolidata di lingua scritta;
- È utilizzabile per la produzione di testi astratti (letterari, scientifici…);
- Non è marcata, cioè non è legata a una specifica varietà di lingua.
L’italiano di base Toscana codificato nel ‘500 ha tutte queste caratteristiche tranne la non marcatezza. Infatti quasi tutte le produzioni linguistiche orali sono marcate. La pronuncia standard descritta nelle grammatiche normative è la cosiddetta pronuncia fiorentina emendata, cioè rispetta le regole fondamentali del fiorentino, ma è privata dei tratti esclusivamente toscani, come la gorgia o la pronuncia aspirante delle affricate palatali. Pochissime persone parlano con queste regole dell'italiano normativo, solo gli attori e alcuni maestri e professori particolarmente sensibili al problema della linguistica.
L'italiano comune
L'italiano dell'uso comune comprende:
- Tutti i tratti dello standard che sono entrati nell'uso quotidiano degli italiani;
- Forme e tratti linguistici che provengono dalle varietà substandard e sono accettati o in procinto di essere accettati come forme standard.
Esistono diverse definizioni di questo italiano dell'uso comune: neostandard indica che esso comprende forme e costrutti che sono entrati recentemente nello standard; italiano dell'uso medio sottolinea che esso è di uso comune da un parlante medio, italiano tendenziale evidenzia il fatto che l'arricchimento attraverso forme proveniente dal sub-standard è la direzione principale.
Differenze tra italiano comune e italiano normativo
- Dislocazione a sinistra: nell'italiano l'ordine delle parole è SVO, mentre la dislocazione a sinistra consiste nell’anticipare l'oggetto, che è spostato a sinistra ed è poi ripreso nella frase da un clitico, ad esempio Giulia, Paolo la ama.
- Dislocazione a destra: avviene quando nella parte destra di una frase c'è un elemento che dipende dal verbo della frase ed è preannunciato da un clitico all'interno della frase. Ad esempio lo vuoi un cioccolatino?
- Frase scissa: l'informazione è spezzata in due e uno dei due pezzi si va a trovare in una posizione di primo piano ed è messo in rilievo. Ad esempio l'informazione “tu non vuoi” è rafforzata dal parlante con sei tu, andando a creare una frase scissa sei tu che non vuoi;
- C'è presentativo: si usa e distribuisce l'informazione della frase su due unità. Ad esempio nella frase un tale e bussa alla porta si aggiunge all'inizio della frase il c'è, c'è un tale che bussa alla porta.
- I tempi verbali: il presente, oltre con il suo valore di svolgimento dell'azione nel momento in cui si parla e con quello di presente storico, è molto spesso usato con valore di futuro; il trapassato remoto è poco usato; il passato prossimo è in grande espansione e sta soppiantando il passato remoto (negli usi scritti formali tuttavia si tende ad usare il passato remoto, che nel parlato è più frequente al Sud che al Nord); l'imperfetto è in netta espansione, indica un'azione iniziata nel passato, poi continuata e ripetuta ma senza che se ne precisi l'inizio e la fine. Si può usare nel periodo ipotetico, in usi controfattuali, il cosiddetto imperfetto ludico che usano i bambini quando inventano scenari fantastici, ed in usi attenuativi al posto del condizionale.
- Modi verbali: il congiuntivo è spesso sostituito con l'indicativo e ciò causa un impoverimento della lingua, ciò accade molto più nell'Italia meridionale che al Nord, più nei testi informali e frequentemente nel parlato ma poche volte nello scritto. Tra le cause della crisi del congiuntivo ci sono la complessità della coniugazione, che trova la tendenza a semplificare le forme irregolari, la tendenza a usare la coordinazione piuttosto che la subordinazione; il condizionale è più vitale del congiuntivo, ma in alcune forme complesse è sostituito da di imperfetto indicativo.
- Perifrasi: di solito le forme passive sono trasformate in attive; l'aspetto durativo di un'azione può essere espresso o attraverso stare + gerundio, oppure attraverso stare a + infinito, soprattutto nell'Italia centrale.
- Utilizzo del che: notevolmente incrementato, può introdurre frasi con valore temporale, causale, finale, consecutive. Per questo prende la denominazione di che polivalente.
- I pronomi: da un sistema a 5 e pronomi si è passato a un sistema con due sole forme, le per il femminile e gli per il maschile. Talvolta c'è l'estensione di gli anche per persone di sesso femminile. Lui e lei sono spesso usati come soggetto a discapito di egli ed ella.
L'italiano attraverso le regioni
L'italiano regionale comprende l'insieme delle varietà della lingua diversificate diatopicamente, cioè in relazione all'origine e alla distribuzione geografica dei parlanti. Ogni varietà si differenzia per alcuni tratti dall'italiano standard. L'origine dell'italiano regionale è legata all'incontro tra lingua nazionale e i vari dialetti, a partire dal 500. Dopo l'Unità d'Italia il parlante che imparava l'italiano portava nella lingua intonazioni suoni, costruzioni della sua parlata materna, realizzando una lingua che risentiva del sostrato dialettale. L’italianizzazione linguistica si compiva in una complessa articolazione di varianti che risentivano soprattutto del dialetto.
Il risultato di questo processo è la presenza di molti geosinonimi, cioè parole che hanno lo stesso significato, ma con distribuzione geografica diversa. Ad esempio in Toscana utilizziamo il termine pizzicagnolo, per quello che al Nord si chiama salumiere e in Sicilia e nell'Italia meridionale si chiama carnezzerie. In tutta Italia la diffusione di lavello e lavabo che hanno prevalso su lavandino ed altri termini toscani è dovuta all’Unificazione terminologica a causa del marketing.
In questa fase fortemente evolutiva della nostra società, la variazione diatopica tende a ridursi e tipi lessicali dominanti si diffondono in modo uniforme a scapito di tipi indigeni di area limitata. Per individuare l'area di diffusione di ogni tipo lessicale, vi sono i seguenti problemi:
- I confini tra le famiglie dialettali sono sfumati e mobili;
- Non è chiaro quali siano i requisiti minimi per definire una varietà regionale.
Prudenzialmente ci limitiamo a 3 varietà di italiano regionale:
- Settentrionale (piemontese, lombardo, ligure, veneto, emiliano);
- Centrale (toscana, mediana);
- Meridionale (siciliana, pugliese, campana).
Fra le varietà minori quella sarda occupa un posto a sé, poiché condivide pochi tratti con le altre varietà meridionali ed è dotata di scarso prestigio.
L'importanza delle varietà regionali
L'importanza di una varietà di italiano regionale è legata al prestigio di cui gode. Ad esempio nella varietà settentrionale gode di grande importanza il milanese, per il ruolo egemonico e commerciale di Milano. La varietà toscana ha perso inesorabilmente il suo prestigio, mentre quella romana ha attraversato un periodo di grande prestigio durante il regime fascista e con l'affermazione del neorealismo della radio e della tv. Dagli anni 70 la tv si differenzia e non si identifica più con Cinecittà.
L'italiano regionale settentrionale
Caratteristiche principali:
- La a tonica in sillaba libera e in fine di parola tende a velarizzarsi;
- L'opposizione fra e ed o aperte e chiuse non ha valore fonematico, botte=botte;
- Le consonanti lunghe tendono a scempiarsi, fatto>fato;
- Davanti a pronomi possessivi non si usa l'articolo determinativo, mia zia;
- I nomi di persona si pronunciano con l'articolo davanti, la Giovanna, il Gianni;
- Il pronome personale oggetto me, te, è usato anche come soggetto.
L'italiano regionale centrale
La varietà toscana
L'italiano regionale toscano è caratterizzato da:
- Il vocalismo tonico a sette vocali, nel quale hanno valore fonematico le vocali chiuse/aperte;
- La gorgia;
- L'inserimento della -i prostetica davanti a parole che iniziano con s + consonante, in istrada, in Ispagna;
- L'inserimento di una vocale epitetica in parole che terminano in consonante, tramme;
- Uso della costruzione noi si + verbo alla terza persona singolare, noi si esce;
La varietà mediana
- La pronuncia scempia della vibrante doppia, birra si pronuncia bira;
- Inserimento di una vocale epitetica in parole che terminano in consonante, tramme;
- Il raddoppiamento fonosintattico della consonante in inizio di parola la bbarca;
- L’apocope dei nomi personali quando sono usati come appellativi, ad esempio dottò per dottore;
L'italiano regionale meridionale
Caratteristiche principali:
- Il passaggio delle vocali atone e ed o soprattutto finali a vocale indistinta, pan e salam;
- Inserimento della semivocale -i dopo le palatali, t jeco;
- La palatalizzazione di a tonica in sillaba libera;
- La realizzazione sonora delle occlusive sorde dopo una nasale, anche diventa anghe;
- L'utilizzo di verbi intransitivi con funzione transitiva, come salire scendere entrare e uscire;
- L'uso del voi come pronome di cortesia.
L’italiano regionale sardo
È la varietà dotata di minor prestigio e non può essere assimilata a varietà maggiori perché presenta tratti peculiari:
- La vibrante in posizione iniziale raddoppia il suono, come avviene per il siciliano, r:ana;
- I verbi occupano la posizione finale della frase;
- Stare più gerundio non ha valore aspettuale dello standard ma esprime un'azione al futuro.
La variazione diastratica
La variazione diastratica è legata alla diversità degli strati sociali a cui appartengono i parlanti e a fattori specifici come il tasso d’istruzione, l'età e il sesso. Se consideriamo la lingua in relazione all’istruzione possiamo dire che sull'asse della variazione si collocano due estremi, l'italiano colto e l'italiano popolare.
L’italiano colto, parlato e scritto dalle persone che hanno istruzione medio alta è spesso identificato con l'italiano standard, in quanto coincide grosso modo con l'italiano standard. In realtà l'italiano colto da una parte ha caratteri normativi, dall'altra subisce interferenze dalla fonetica regionale.
Il concetto di italiano popolare introdotto da De Mauro e Cortellazzo, negli anni Settanta è stato più volte ripreso. La definizione di Berruto lo vede come quell’insieme di usi frequentemente ricorrenti nel parlare e nello scrivere di persone non istruite e che per lo più nella vita quotidiana usano il dialetto, caratterizzati da numerose devianze rispetto a quanto previsto dall’italiano standard.
Italiano popolare non deve essere confuso con quello substandard, che comprende tutte le varietà che si collocano al di sotto dello standard e presentano tratti del parlato, dell'italiano popolare e delle varietà regionale usati nell'italiano informale, quotidiano…
I tratti tipici dell'italiano popolare sono:
- La concordanza a senso, la ridondanza pronominale, il ci utilizzato per il dativo femminile e maschile al posto di gli e le;
- Lessico che abbonda di termini generici, frequenti tecnicismi, abuso di suffissi e prefissi;
- La pronuncia è marcata regionale verso il basso.
Varietà giovanili
Il calo dell’uso del dialetto ha contribuito allo sviluppo della lingua dei giovani, tale lingua è oggi notevolmente accresciuta. Ha una funzione ludica, identitaria, separatrice. Tale linguaggio contiene elementi che sono:
- Componente gergale tradizionale (secchione) e innovativa (cozza);
- Componente costituita da elementi provenienti dalla lingua della pubblicità e dei mezzi di comunicazione (mastrolindo);
- Elementi provenienti da lingue straniere (bonus, lovvare);
- Elementi dialettali che entrano nell'uso comune.
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