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L'attrazione delle parole di origine angloamericana

L'attrazione delle parole di origine angloamericana è connessa all'egemonia della cultura che le irradia, cioè alla sudditanza della cultura che le accoglie. Sembra quindi una questione di libertà: libertà di usare gli anglicismi ritenuti di prestigio o alla moda, ma anche libertà di opporsi alla temuta colonizzazione linguistica angloamericana. Tradurre o non tradurre le parole inglesi? Non va confusa la sensibilità identitaria con il purismo o la xenofobia: si tratta piuttosto della necessità di riconoscere che la lingua è il veicolo di un pensiero e di un'intenzione, quindi mai innocente, e tanto meno può esserlo la scelta tra una nuova parola inglese e il suo corrispondente italiano, scelta che sottintende sempre un conflitto di modelli culturali.

Le variabili espressive e la comunicazione

La lingua dispone di mezzi sottili per esprimere il senso di appartenenza o diversità nei confronti di un gruppo o di una sua componente: le più riconoscibili sono le parlate dialettali, ma nelle comunità complesse anche l'organismo espressivo più solido e coerente è incrinato da una serie di variabili, dipendenti dallo strato sociale, dalla professione, dalla cultura, dall'ideologia, dall'età, dal sesso. Se manca la solidarietà di intenti o qualunque condivisione di interessi, se sono i rapporti di forza a dettare le regole dello scambio, allora la comunicazione si trasforma inevitabilmente in una specie di campo di battaglia.

La satira del villano

La "satira del villano" vedeva la dicotomia sermo urbanus/sermo rusticus: la strategia di screditamento della figura del contadino è ispirata da un'ottica faziosamente cittadina, e mira a colpire l'irregolarità, la rozzezza, le aberrazioni linguistiche (costruite ad arte con intenzione caricaturale da autori colti che esplorano l'oralità bassa, marginale fino alla scurrilità). La letteratura antivillanesca presenta contadini che dicono usura anziché lussuria, carestia anziché Eucarestia. Tali fraintendimenti sono lanciati per difendere uno stile di vita dagli attacchi di modelli estranei.

La letteratura comica cinquecentesca

La letteratura comica cinquecentesca dei gerghi furbeschi presenta un vademecum per viaggiatori e mercanti in balia dei maligni trucchi dei furfanti che parlando tra loro non sono intesi dagli altri: Nuovo modo de intendere la lingua zerga, cioè parlare forbesco.

I gruppi sociali e il linguaggio

Il comportamento dei gruppi sociali che ambiscono a distinguersi e imporsi è caratterizzato spesso dalla ricerca di un linguaggio pretenzioso e inaccessibile, mascheramento della realtà: lo troviamo in don Abbondio e Azzeccagarbugli, nei trabocchetti del discorso politico, nell'antilingua burocratese, nell'anglicismo dei nuovi gerghi aziendali. Aspetto evolutivo è il ruolo di nobilitazione e talvolta mistificazione proprio già del latino e poi del francese, oggi assolto dall'inglese.

Le differenze sociali e professionali

Le differenze sociali e professionali si riflettono non solo sul modo di esprimersi e di comporre testi, ma anche sull'atto materiale della scrittura: i due sistemi grafici dominanti in Italia nel primo '500 erano l'italica e la mercantesca, due distinti strati di utenza. L'italica era la scrittura dei dotti e degli uffici pubblici, di chi conosceva il latino e degli ecclesiastici, mentre la mercantesca era la scrittura degli affari e del commercio, delle piccole botteghe artigiane e degli strati più bassi della società alfabetizzata.

Oltre al rapporto tra status socioprofessionale ed educazione grafica, vi è un'ulteriore corrispondenza tra educazione grafica e competenza linguistica: l'adozione della tipologia di scrittura più colta coincide con l'avvicinamento al polo alto del toscano. Proprietari terrieri, ecclesiastici, notai, commercianti seguono percorsi linguistici differenziati, ma quelli di loro che impiegano l'italica mostrano maggior familiarità con la lingua letteraria rispetto ai colleghi che ricorrono invece alla mercantesca.

Nel corso del '500 si ha un'estensione del sistema grafico dell'italica, accolto e diffuso anche dalla stampa, che ha quindi contribuito all'unificazione della scrittura oltre che della lingua. Una prestigiosa grafia umanistica diventa così il veicolo per l'affermazione del volgare toscano, mentre si chiude l'era della mercantesca, nata pure tra i banchi di scuola di Firenze, ma conservava impronte popolari.

Modifiche della scrittura e tecnologie

Oggi alcune modifiche del modo di scrivere sono legate all'uso delle tecnologie informatiche e telematiche: con la chat nasce un nuovo genere discorsivo, una sintesi tra scritto e parlato, scambio di battute come nel dialogo faccia a faccia, data la produzione e fruizione simultanea. La prossimità al parlato è riscontrabile anche nella posta elettronica e negli sms, dove troviamo espedienti grafici volti alla riproduzione delle caratteristiche della voce: maiuscolo o grassetto per imitare fonemi gridati, interiezioni e onomatopee, effetto-eco (ciaoooooo), faccine che esprimono emozioni. Tutti questi accorgimenti permettono agli utenti, soprattutto più giovani, di distinguersi da chi segue un modello grafico tradizionale e di marcare l'appartenenza a un gruppo che adotta uno stile di scrittura vivace e moderno.

Onomastica e identità nazionale

Molti italiani portano nomi di matrice religiosa cristiana, ma la laicizzazione della società italiana ha determinato, soprattutto al Centro-Nord, un forte rinnovamento delle scelte onomastiche. Nei primi decenni del dopoguerra gli agionimi, cioè i nomi legati al culto dei santi, coprivano oltre il 90% della popolazione, mentre le innovazioni erano contenute, anche per la tendenza a continuare la linea onomastica familiare. Nelle generazioni successive ha preso il sopravvento il fattore dell'eufonia, con preferenza per la brevità e l'esotismo, e l'influenza di personaggi famosi.

Nell'Italia di oggi la questione dell'identità nazionale si colloca al punto di incontro e scontro tra due grandi processi politici e culturali: da un lato il peso crescente attribuito alle autonomie regionali e locali, dall'altro lo sviluppo dell'UE in uno scenario di internazionalizzazione della società e dell'economia. L'identità italiana è dinamica e plurale: ricca e feconda in quanto frutto di una millenaria ibridazione di culture, genti e lingue, invasioni, conflitti, contatti, relazioni e scambi.

L'identità incompiuta della Roma antica

Si parla addirittura di "identità incompiuta" dell'Italia romana: all'epoca della fondazione (753 a.C.) Roma è una piccola comunità agricolo-pastorale e la sua lingua deve confrontarsi con altre varietà indoeuropee più diffuse al centro-sud (osco-umbre). Sul confine settentrionale i Romani subiscono la concorrenza di vicini evoluti come gli Etruschi, popolazione di lingua non indoeuropea; ancora più in alto si collocano le colonie greche al sud, le quali svolgono un ruolo fondamentale nel processo di ellenizzazione di Roma e dell'Italia, a partire dai caratteri dell'alfabeto. Il panorama dell'Italia pre-romana comprende altri popoli come Celti al nord, Messapi al sud, Fenici in Sardegna e Sicilia.

Roma esordisce e si afferma con fatica. Nel III secolo a.C. viene acquisito il controllo della penisola e delle isole maggiori, ma ancora senza il nord padano. L'espansione romana si trasforma in un crescendo che si apre con la conquista di Spagna da parte di Scipione l'africano e s'impenna nell'età di Cesare e Augusto, fino al principato di Traiano. Il latino diventa la lingua di un impero che si estende su tutto il Mediterraneo, riducendo in una sola grande orbita politica e culturale Europa, Africa del nord e vicino Oriente asiatico, cioè l'intero universo a quei tempi conosciuto.

La lingua dei dominatori è adottata gradualmente dai popoli sottomessi, non con disposizioni di legge ma come conseguenza naturale di fattori riconducibili all'egemonia di Roma: penetrazione militare e presenza di un unico forte centro amministrativo, insediamento di numerose colonie agricole e sviluppo degli scambi e dei commerci tramite rete viaria, prestigio sociale della classe dirigente romana e diffusione della civiltà latina tramite il sistema scolastico.

Il declino dell'Impero Romano d'Occidente

Dopo la crisi militare, politica e sociale dei secoli III-IV e quindi il crollo dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), Roma subisce un processo di logoramento che si aggrava sotto l'urto di ondate di invasori. Con i Goti e con i Bizantini si era conservata l'unità della penisola che viene però messa in discussione con i Longobardi i quali danno vita a due Italie: un'Italia longobarda, centro-nord e nei ducati di Spoleto e Benevento, e una contrapposta bizantina, comprendente il litorale veneto, la Liguria, da Ravenna a Roma, Napoli, Puglia, Calabria e isole.

Si formano i regni barbarici con gravi conseguenze sul piano sociale, economico e culturale, e una frattura nella tradizione latina: incontrollata disomogeneità con elementi propri delle varietà locali, popolari, informali con frequenza sempre maggiore nei testi latini. Segna una svolta la discesa dei Franchi, capeggiati da Carlo Magno, nel secolo VIII; in Italia si contendono il potere quattro-cinque forze politiche: Franchi al centro-nord, il centro-sud è diviso in territori di minore estensione controllate dalla Chiesa, dai Longobardi e dai Bizantini. L'incoronazione di Carlo Magno da parte del Papa Leone III e la conseguente nascita del Sacro Romano Impero ripropongono alla fine dell'800 una nuova unità, con una riorganizzazione della società e una ripresa della cultura (rinascita carolingia).

Nel IX secolo la conquista araba della Sicilia dà avvio ad un dominio stabile e a una civiltà fiorente che favoriscono l'islamizzazione dell'isola; Palermo diviene una delle più importanti e fastose città del mondo musulmano, al centro di intensi scambi con Africa e Spagna.

Bilinguismo e diglossia

Le tensioni tra latino e varietà inferiori evolvono verso il bilinguismo, passando per la diglossia: la comunità attribuisce a due varietà linguistiche funzioni comunicative e ruoli sociali differenti, il latino riservato alla scrittura e all'uso elevato, il volgare all'ambito familiare e quotidiano.

La conquista normanna e il Regno

Tra i secoli XI e XIII: la conquista normanna raccoglie i territori di Sud e Roma in un organismo geopolitico, che elimina longobardi, bizantini e arabi. Il nuovo ordinamento territoriale si impone come il Regno per eccellenza, conservando la propria fisionomia unitaria fino al 1860. A Nord invece il dominio franco perde stabilità ad opera delle varie oligarchie cittadine; la convergenza tra forze locali sospinte da interessi affini promuove la civiltà comunale. Un diverso modo di concepire il rapporto tra cittadino e potere: più comunale e diretto al Nord e più burocratico al Sud.

Crescita demografica ed economica, sviluppo di centri urbani, sviluppo del commercio, fervore religioso e civile, si accompagnano ad una più diffusa circolazione della cultura. Ciò interessa soprattutto il centro-nord, in primo luogo la Toscana. I grandi banchieri fiorentini coprivano i mercati finanziari italiani e stranieri con una fitta rete di agenzie, il fiorino godeva di prestigio internazionale.

Il volgare e la cultura latina

Nell'età di Dante, Firenze era la più ricca ma anche più istruita città europea, il tasso di scolarizzazione era altissimo, i nuovi adepti della scrittura (commercianti e artigiani) mostrano scarsa dimestichezza con il latino e prediligono il volgare che da semplice comunicazione quotidiana si estende a varie tipologie testuali. Si affermano vari filoni di scrittura pratica (amministrativa, commerciale, epistolare) che rispondono alle esigenze più immediate dei gruppi socioprofessionali in ascesa. Seguono composizioni poetiche religiose ad uso dei credenti e testi lirici raffinati, rivolti ad un pubblico ristretto.

La varia produzione in volgare rispecchia il frazionamento linguistico dell'Italia medievale: nella prima metà del '200 le condizioni favorevoli al sorgere di una scrittura sovradialettale si manifestano nel regno di Federico II su impulso dello stesso e con la partecipazione di una colta corte. Fiorisce la Scuola dei poeti siciliani, con eleganti componimenti amorosi, imitando i modelli dei trovatori provenzali. La lingua è una varietà illustre del dialetto siciliano, ma i testi sono diffusi in versioni toscanizzate e danno così vita alla tradizione poetica italiana.

Dante distingue almeno 14 regioni con relativi volgari, soggetti pure a variabilità interna, persino dei diversi quartieri di una medesima città. Il successo del volgare toscano avviato alla fine del XIII secolo all'insegna del duplice primato nella letteratura e negli affari, si scontra con la vitalità della cultura latina e l'autonomia dei vari centri cittadini.

Il riassestamento della società italiana post-comunale

Da inizio '300 a metà '400 vi è il riassestamento della società italiana post-comunale: la pace di Lodi sancisce la costituzione o il consolidamento di una pluralità di Stati regionali. La mancanza di uno Stato in grado di affermare la propria supremazia su tutti gli altri ostacola l'unificazione del paese, suscitando appetiti espansionistici delle grandi potenze europee. Il lungo dominio spagnolo degli Aragonesi, degli Asburgo di Spagna, dei Borboni sull'Italia del sud, quello degli Asburgo di Spagna e poi d'Austria su Milano, quello francese di Napoleone sull'Italia centro-nord, quello degli Asburgo d'Austria su Lombardo-Veneto ecc. non saneranno, dal '500 all'800, il problema del frazionamento.

Distinguiamo la fase quattrocentesca (pregutenberghiana o del manoscritto) e quella post-cinquecentesca (gutenberghiana o della stampa): la prima vede la formazione nel parlato civile delle corti o nei documenti delle cancellerie di lingue cortigiane o cancelleresche mitigate verso latino e toscano, la seconda invece vede il toscano come lingua comune dell'uso scritto, protagonista esemplare Ariosto alla ricerca di omogeneità linguistica.

L'unificazione politica e l'italiano

Solo dopo l'unificazione politica del paese l'italiano è diventato gradualmente patrimonio della maggioranza degli italiani, mentre per tutti i secoli precedenti era prerogativa di una ristretta fascia di letterati. Da diversi punti di vista Manzoni e Leopardi avvertirono la mancanza di una lingua per la conversazione. Leopardi vedeva come conseguenza la disgregazione sociale: odio e disunione, avversione. Quindi un accreditamento della lingua come vettore di unione nazionale e armonia sociale: l'interazione verbale fa maturare l'idea del bene.

Nasce un sistema che vede sul piano orizzontale la fresca e spontanea parlata locale rispondere alle esigenze di comunicazione quotidiana e marca l'appartenenza dell'individuo al territorio, sul piano verticale un raro e sofisticato organismo retorico-grammaticale, lingua d'eccellenza destinata agli impieghi formali e pubblici, preclusi alle classi inferiori. Dionisotti e De Mauro affermano un'inconciliabile opposizione tra scritto e parlato nella storia linguistica italiana, quindi l'inesistenza dell'italiano parlato nella fase preunitaria. Negli anni dell'unificazione nazionale gli italofoni erano il 2,5% della popolazione.

Francesco Bruni, Luca Serianni e Sandro Bianconi sostengono la tesi dell'esistenza dell'italiano parlato prima dell'Unità, quindi di diversi tipi di lingua ibridata, miscele di italiano e dialetto.

Lingua fiorentina -> lingua toscana -> lingua italiana.

Le forze in gioco nella storia linguistica

La contrapposizione tra linguistica interna ed esterna ci viene offerta da Brunot: fenomenologia interna è il cambiamento dell'articolo determinativo dal toscano ad oggi. La linguistica esterna comprende quei fattori extraculturali, dovuti alle modificazioni dei confini di un territorio e ai tanti fenomeni di demografia e politica. Ma comunque, la configurazione geografica del territorio ha condizionato poco l'evoluzione della lingua. I dialetti sono quasi sempre dipesi da motivi socio-economici, per una mancata scolarizzazione.

Nel periodo della Roma imperiale, i popoli stanziati erano una ventina e parlavano latino. Con l'invasione degli Arabi in Sicilia, e la discesa dei Normanni tutto cambiò. Poi, nel '300 nascono gli Stati regionali con relative cancellerie e attività letterarie; nel '600 è l'influenza spagnola a cercare di imporsi come lingua di sodstrato, ma sono ancora i francesismi a dominare.

Demografia e alfabetizzazione

La demografia in Italia è sempre stata incostante, anche per le continue emigrazioni da paesi stranieri. Nel 1348, dopo la peste a Firenze, numerosi tratti linguistici vengono influenzati anche per il mutamento dell'assetto demografico. Anche la toscanizzazione invade la Roma del '500, condizionando le parlate locali. Anche l'emigrazione è un dato di fatto, con un problema da risolvere: la capacità di imparare l'italiano per gli stranieri.

Il ceto che più ha influito sulle vicende linguistiche è quello mercantile. Grazie ai viaggi, agli influssi, agli scambi commerciali, essi hanno importato culture e tratti di lingue estere anche in Italia. Il diritto, infine, rappresenta un segnale di continuità tra mondo antico e moderno: il latino è stata la lingua dei testi normativi. Anche l'esperienza religiosa ha influenzato la lingua italiana: numerose espressioni si rifanno al sacro, dominano gli agionimi, oggi in calo.

Alfabetismo e stampa

L'alfabetismo nel corso dei secoli è stato migliorato grazie alla stampa e all'Unità d'Italia. L'80% della popolazione era analfabeta, mentre quasi il 100% delle donne non sapeva leggere e scrivere. Grazie alla legge Casati e Coppino, l'istruzione elementare viene resa obbligatoria.

Il giornale merita di essere citato: nasce solo nella seconda metà dell'800, grazie alla creazione del Corriere della Sera. La distribuzione delle notizie è velocissima, grazie al telefono e al telegrafo. Lo stile giornalistico possiede una lingua comune, semplice. Nel corso del '900, nasce La Repubblica. Ma il Novecento, è il secolo della radio, dei nuovi media e dell'innovazione tecnologica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher georgiana05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Martinelli Donatella.
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