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Introduzione

Questo volume rappresenta un tentativo di riflessione critica sul pensiero di Freud. Negli anni recenti, anche negli ambienti psicoanalitici c’è una sorta di disaffezione nei confronti di Freud e del suo pensiero. Tuttavia non si intravede alcun accordo tra i critici di Freud in merito ai criteri e ai modelli di scientificità validi per la psicoanalisi del ventunesimo secolo. Inoltre viene trascurata una riflessione critica sulla specificità epistemica del freudismo. Solo in seguito a una riflessione del genere sarebbe possibile domandarsi se esso vada abbandonato, conservato o rielaborato.

Le linee guida che vengono seguite sono le seguenti:

  • Una riflessione circa lo statuto epistemologico della prassi teorico-clinica inaugurata da Freud
  • Il secondo criterio di riferimento è il punto di vista storico
  • Il terzo è l’ottica clinica, cioè le problematiche cliniche che nell’arco di 50 anni hanno stimolato la riflessione freudiana determinato la trasformazione di modelli e teorie

Inevitabilmente le problematiche cliniche sono intrise di questioni teoriche e sono influenzate dal contesto culturale e sociale in cui vengono poste. Sebbene la psicoanalisi non possa essere appresa al di fuori dell’esperienza clinica personale, in quanto dottrina scientifica, ha bisogno di una teoria coerente che possa anche essere comunicata, discussa ed eventualmente confutata.

Quel che rende oggettivabile e pubblicabile la psicoanalisi, al di fuori della dimensione clinica della cura, è l’atto metapsicologico inteso come l’esplicitazione sia del contenuto della teoria che della razionalità o della logica che presiede alla sua formulazione. È quindi l’atto metapsicologico che in quanto gesto fondatore, istituisce la psicoanalisi come scienza dei processi psichici inconsci o come psicologia del profondo, che la riconosce come campo scientifico autonomo. È così che la tecnica dell’interpretazione dei sogni diventa scienza dell’inconscio.

Capitolo 1 - Le premesse di un’invenzione

Sogno, isteria, psiconevrosi e nevrosi attuali

È opinione comune che rispetto ai saperi precedenti la psicoanalisi rappresenta una rottura epistemologica. Tuttavia, senza negare la novità radicale della psicoanalisi è possibile rintracciarne gli antecedenti storici, scientifici ed epistemologici. Non è possibile iniziare un discorso di questo tipo senza domandarsi perché l’isteria sia stata l’affezione psicopatologica prescelta a rappresentare il paradigma clinico di base della nuova disciplina. L’isteria occupa una posizione privilegiata nella cultura del diciannovesimo secolo, che è stato il secolo della borghesia e quindi il secolo del romanzo; il secolo che ha posto la rappresentazione al centro della vita affettiva e della scena culturale. L’isteria è proprio rappresentazione per eccellenza.

Inoltre l’isteria assume questa posizione almeno fino alla prima topica anche perché costituisce un’autorappresentazione traumatica dei propri processi psichici. Freud individua nel paradigma del sogno il modello di base della prima topica e nell’isteria il prototipo delle nevrosi. Se questo è stato il secolo della rappresentazione non ci si può meravigliare dell’interesse per il sogno, che è appunto la prima rappresentazione dello psichismo umano. L’isteria è un tentativo di dare coerenza (attraverso la teoria del trauma) alla propria disorganizzazione psichica, ma in questo è analoga al sogno. Infatti anche il sogno è un modo di dare coerenza o di mettere sotto controllo la disorganizzazione dei propri processi psichici.

Alla fine degli anni ’80 era in atto un contrasto scientifico tra la scuola di Nancy e la scuola di Charcot che riteneva che la causa psicologica fosse determinata dalla disposizione fisiologica dell’isterico all’autoipnosi. Secondo Charcot l’isteria era provocata da base psichiche che si sviluppavano sulla base di predisposizioni organiche. Freud a quell’epoca era timoroso di compiere una scelta e diffidava di una psicologia del tutto avulsa alla fisiologia e si domandava se dietro al sintomo isterico ci potesse essere un’idea o uno stato fisiologico del cervello.

Freud affrontò la questione partendo dalla tesi di Jackson, che pioniere a riguardo intendeva separare la neurologia dalla psicologia. La sua teoria della concomitanza sostiene l’impossibilità di individuare nella lesione di un gruppo di cellule o di fibre nervose lo specifico disturbo funzionale o psicologico descritto dalla clinica. Con la mediazione di tale teoria Freud è potuto giungere a sostenere che le lesioni delle paralisi isteriche sono indipendenti dall’anatomia del sistema nervoso, e che l’apparente mancanza di significato del sintomo isterico potesse essere spiegata facendo riferimento al contesto del passato evolutivo o ad un trauma, che cancellando l’organizzazione più evoluta riportava a galla un funzionamento psichico più arcaico.

Freud risolve il quesito ritenendo che dietro al sintomo isterico ci sia un'idea inconscia; inconscia perché ha un contenuto sessuale legato al corpo e quindi all’aspetto biologico. Il blocco della relazione tra l’idea (rappresentazione di parola) e la verbalizzazione di essa (rappresentazione di parola) fa sì che l’idea inconscia si riversi nel corpo in termini di sintomo somatico. In questo modo la tradizionale confusione tra anatomia e psicologia che caratterizzava la neurologia ottocentesca, diviene nelle mani di Freud un modello biologista che metaforizza rendendo rappresentabile un processo psichico.

Tra fine anni ’80 e inizio anni ’90 Breuer riteneva che l’isteria fosse causata da stati autoipnoidi derivanti da una predisposizione su base neurofisiologica che determinava una dissociazione isterica. Freud che a quell’epoca collaborava con lui, si era convinto che l’isteria fosse causata da una dissociazione mentale che metteva un certo numero di rappresentazioni in uno stato di isolamento rispetto alle altre rappresentazioni psichiche. Pensava che la forza che produceva tale dissociazione fosse di natura psichica e la chiamava rimozione o difesa, ritenendo che avesse una relazione con la sessualità, nel senso che doveva essere il contenuto sessuale della rappresentazione a innescare la rimozione.

Quindi a suo avviso la forza che muoveva la difesa era psicologica, mentre il contenuto della rappresentazione era biologico essendo di tipo sessuale. Questo dipendeva dal fatto che lavorando attraverso l’ipnosi con le sue pazienti Freud aveva notato che le pazienti producevano ricordi di episodi sessuali. Così abbandonò la tesi fisiologica come base eziologica delle nevrosi e iniziò la costruzione di una teoria psicologica che si appoggiava sulla sessualità come dato biologico. Questa posizione costituisce già una rottura rispetto al paradigma della psichiatria positivista. Quindi la cura dell’isteria prevederebbe la ricostruzione di un legame tra un’idea e un affetto repressi e una parola.

Quando questo legame è interrotto le parole si convertono in sintomi corporei, isteria di conversione. Se si tratta di affetti che insorgono prima dello sviluppo del linguaggio, mancherà il legame tra affetto e parola. Pertanto le rappresentazioni isteriche deriverebbero da esperienze sessuali occorse nel periodo iniziale della vita. Questa nevrosi appare come espressione di un disturbo della relazione tra rappresentazione della scena del desiderio e rappresentazione delle parole corrispondenti. Compito della cura è quello di stabilire la connessione simbolica tra le due che non è avvenuta nell’infanzia.

Già con gli studi sull’isteria Freud aveva abbandonato il riferimento neurofisiologico e questo sarà completato con lo scritto Neuropsicosi da difesa. Questo modello che della neurofisiologia mantiene solo il linguaggio, cosa che rimarrà ancora fino al Progetto, si fonda sullo schema dell’arco riflesso. Si tratta di un modello energista, fondato sulla sessualità come base biologica, che però usa il linguaggio neurofisiologico solo come metafora, e fa riferimento alle rappresentazioni come ammontare d’affetto o somma di eccitamento.

Nelle psiconevrosi viene postulato il momento economico, ma la teoria della cura si basa sulla centralità della rappresentazione. Invece nella nevrosi d’angoscia viene concettualizzato l’energetico puro. La nevrosi d’angoscia ha a che fare con l’allarme d’ansia e l’angoscia libera. L’angoscia è appunto energia libera e il suo meccanismo d’azione consiste nello spostamento dell’affetto. Quest’affetto proviene da un’eccitazione sessuale insoddisfatta, cioè da un’incapacità psichica di scaricare questa tensione per via normale. La prima teoria dell’angoscia è quindi fisiologica ma tendente allo psichico.

Nelle nevrosi attuali la rappresentanza psichica dell’energia somatica non acquista una sufficiente significazione, quindi non si potranno formare neanche rappresentazioni di cosa nella porzione inconscia dell’Io; l’unica possibilità è la formazione dell’angoscia. Invece nelle psiconevrosi la rappresentazione inconscia viene formata ma è bloccato il suo legame con la rappresentazione di parola corrispondente nel preconscio, per cui la rappresentazione è rimossa e l’affetto passa dalla parola al corpo che dice ciò che le parole non possono dire.

Da un punto di vista della psichicizzazione è possibile ipotizzare questa sequenza: nevrastenia, nevrosi d’angoscia, isteria d’angoscia, isteria da conversione, sanità psichica (sublimazione). Essa indica una sempre crescente capacità di elaborazione psichica e quindi di rappresentazione. In quest’ottica curare significherebbe stabilire legami e connessioni, ma nel caso delle nevrosi attuali significherebbe specificatamente nevrotizzare.

Nelle nevrosi attuali la formazione dei sintomi è somatica e deriva dalla trasformazione dell’energia biologica in angoscia o in una sua deviazione su alcuni apparati somatici. Nelle psiconevrosi la formazione dei sintomi è mediata dal simbolo, per cui i sintomi sono un linguaggio o un neo-linguaggio.

In genere si ritiene che “Il progetto” sia stato l’ultimo tentativo di un Freud neurologo di concepire una psicologia su base neurologica. Secondo Conrotto la neurologia a cui Freud fa riferimento, è soltanto un modello atto a rappresentare qualcosa di immateriale. Nel progetto Freud riprende lo schema dell’arco riflesso abbozzato nelle neuropsicosi da difesa e si occupa delle vicissitudini di energia nel sistema. Nello schema proposto indica che la scarica dal polo percettivo a quello motorio produce il soddisfacimento.

Secondo Conrotto, il progetto non è l’ultimo tentativo di Freud di formulare una psicologia su base neurofisiologica bensì uno sforzo di costruire un modello della psiche fondato su un criterio energista, che definisce l’energia psichica come rappresentante mentale dell’energia biologica (sessuale). In tal senso vediamo un’anticipazione del concetto di pulsione. Nel progetto viene detto che la funzione primaria del sistema nervoso è la scarica, mentre la funzione secondaria è l’evitamento o difesa.

Si ritiene che con l’evoluzione si determina una continua produzione di energia endogena, per cui il sistema nervoso deve reagire ad essa con un evitamento, mantenendo una certa quota di energia sempre a disposizione per l’evitamento. In questo modo il principio di inerzia neuronica si trasforma in principio di costanza, cioè nello sforzo di mantenere un dislivello energetico costante tra sistema ed esterno. L’abbandono del Progetto sembra simbolizzare una rimozione che all’epoca Freud non era in grado di comprendere fino in fondo. Quando il gesto metapsicologico fondatore sarà reso possibile, anche la teoria biologica della seduzione materiale potrà essere abbandonata a favore di una teoria della seduzione generalizzata da intendere come espressione dell’irruzione pulsionale sulla base dell’appoggio.

Capitolo 2 – Le condizioni di un’invenzione

Il gesto metapsicologico fondatore

Il termine metapsicologia compare per la prima volta sotto la penna di Freud nella sua corrispondenza con Fliess. Freud propone ufficialmente il termine metapsicologia per designare la sua psicologia che conduce dietro la coscienza, vale a dire per definire la psicoanalisi, che ora comincia ad apparirgli non più soltanto come una spiegazione della psicopatologia delle nevrosi e una tecnica psicoterapeutica come cura di queste, ma una psicologia dei processi psichici inconsci, e quindi una disciplina autonoma. È legittimo chiedersi cosa sia avvenuto in questo arco di tempo per cui questo neologismo è divenuto il marchio che designa una nuova disciplina. Probabilmente è avvenuto il fenomeno inedito del lavoro autoanalitico.

Nel 1896 Jacob Freud, padre di Sigmund, muore e il lutto del figlio è molto intenso. Questa circostanza determina il rafforzarsi di una pratica di auto osservazione iniziata nei primi anni ’90. Il lavoro del lutto determinerà il farsi di un processo autoanalitico. La logica autoriflessiva che presiede alla autoanalisi impone la presenza di un’istanza che abbia la funzione di specchio, auto-rispecchiamento; questa verrà svolta da Fliess. Fintanto che il padre era in vita i fenomeni transferali ancorché presenti risultavano troppo debolmente investiti a causa della forza della rimozione. A questo punto il processo del lutto, provocando una liberazione di energia deve aver determinato un massiccio ritorno del rimosso che, a sua volta ha prodotto un investimento altrettanto intenso di nuove figure di transfert, segnatamente nella figura di Fliess.

L’elaborazione del lutto ha determinato un grosso rimaneggiamento dell’energia pulsionale di Freud ed è stata per lui una vera e propria malattia creativa, culminata con la nascita di una sola idea valore generale: l’innamoramento della madre e la gelosia verso il padre come evento generale della prima infanzia. Il metodo autoanalitico è consistito nell’applicare ai propri sogni e alle proprie produzioni dell’inconscio (lapsus, azioni sintomatiche, dimenticanze) la stessa tecnica delle libere associazioni che veniva usata con i pazienti. Il lavoro delle libere associazioni percorre secondo una logica decostruttiva il lavoro onirico in maniera da consentire una nuova e differente sintesi delle forze psichiche in campo; nuova e differente rispetto a quella prodotta dal sogno spontaneo e dalle spontanee manifestazioni dell’inconscio.

Più avanti identificheremo questa esigenza con quella componente della pulsione che è l’impulso ad associare che chiamiamo vettorizzazione verso la significazione e la definiremo come la caratteristica dominante delle pulsioni di vita nella seconda topica. Dal punto di vista metapsicologico si tratta di un prodotto affettivo del tutto nuovo che pur mantenendo invita le rappresentazioni di cosa inconsce vi affianca le rappresentazioni di cosa coscienti.

Il processo di formazione della teoria psicoanalitica come costruzione di contenuti teorici consiste:

  • Nell’illustrazione dei processi che conducono alla formazione dei prodotti dell’inconscio
  • Nella descrizione delle operazioni psichiche che caratterizzano la stessa funzione del teorizzare-interpretare

La caratteristica dell’invenzione freudiana è un voler sapere qualcosa che si nasconde alla coscienza; tutto questo mette il sessuale al centro della ricerca freudiana. Il sessuale diventa l’oggetto della speculazione metapsicologica e nel contempo fornisce l’energia che muove la psiche a compiere la ricerca stessa. È il desiderio di conoscere che deriva dal desiderio di conoscere i segreti sessuali, che muove la ricerca freudiana.

Anni cruciali

Verso la metà del ’95 Freud era arrivato alla conclusione che il sogno fosse un appagamento di desiderio, e pochi mesi dopo nel progetto confermava questa idea. Correlativamente al meccanismo del sogno pensava di essere riuscito a comprendere anche quello della rimozione che allora chiamava difesa patologica. L’ipotesi del progetto traduttivo quale meccanismo psicogenetico della rimozione, raggiunge la sua formulazione definitiva nel ’96. Questa ipotesi spiega anche il fatto che la rimozione è un meccanismo che avviene in due tempi. Presuppone un’epoca della vita in cui il soggetto è ancora incapace di emozione sessuale, cioè in mancanza delle condizioni somatiche dell’eccitazione e della capacità di integrare psichicamente l’esperienza. Questo primo evento viene definito sessuale-presessuale.

Il secondo tempo consiste in un accadimento occorso in un momento della vita in cui il soggetto è capace di sperimentare emozioni sessuali e di integrarle. Questo secondo tempo non deve essere necessariamente di natura sessuale ma deve essere capace di collegarsi associativamente al primo. Questo è definito traumatico. È a questo punto che il ricordo che si è formato mediante l’associazione fra il primo e il secondo evento viene rimosso cioè espulso dalla coscienza. Nonostante ciò quest’ultimo tentativo continuava a non soddisfare completamente Freud, e probabilmente la situazione sarebbe rimasta in stallo se l’inizio del lavoro autoanalitico non avesse insinuato dubbi sull’effettività degli eventi di seduzione. Attraverso l’autoanalisi si è palesata la natura incestuosa della sessualità infantile e il corrispettivo di violenza omicida che inevitabilmente la accompagna.

La scoperta dell’Edipo come fenomeno universale è ciò che sposta il focus dalla patologia alla condizione umana in generale. Tale spostamento del focus si manifesta con l’adozione del sogno come paradigma di base per la costruzione della teoria psicoanalitica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laroccamarianna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diagnosi psicoanalitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Marogna Cristina.
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