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Le fiabe non raccontano favole

Parte prima: esperire, parlare, godere

Partiamo da due concetti presenti all'interno di un piccolo testo di Giorgio Agamben:

  • Distinzione tra esperienza e certezza: un’esperienza non può essere misurata con certezza, cioè tramite il calcolo scientifico. Infatti non è possibile misurare l’intensità di un dolore o la fedeltà di un’amicizia. Nonostante l’impossibilità di essere calcolata, l’esperienza non è qualcosa di effimero e illusorio. Infatti si caratterizza per un proprio modo d’essere ed è proprio questo modo d’essere che la rende esperienza. Dopo aver stabilito che esperienza e certezza sono incompatibili, possiamo affermare che la scienza moderna non deriva dall’esperienza, bensì dall’esperimento. L’esperimento è una rappresentazione dell’esperienza, ma si concentra solo sugli aspetti dell’esperienza che possono essere misurati. Il soggetto dell’esperienza è concreto e dinamico. Il soggetto della scienza è astratto e statico: si tratta dell’ego cogito cartesiano. Secondo Heidegger, il calcolo parte dal numerabile per renderlo numerato e per consumarlo con la numerazione. Il numerabile può essere aumentato e diminuito all’infinito. Questa caratteristica del numerabile potrebbe farci pensare che il calcolo produca un qualcosa. Si tratta però di un’illusione, poiché il calcolo non produce nulla, ma si limita a consumare qualcosa di già esistente. Di conseguenza, un’esperienza non può essere calcolata, poiché essa non esiste se non nel momento in cui viene esperita.
  • Nesso tra esperienza e parola/racconto: un’esperienza non può essere calcolata, però deve essere raccontata. Il racconto è il luogo dell’esperienza. Grazie alla riflessione l’individuo si stacca dalla nuda vita e passa da semplice individuo a soggetto con propri modi d’essere. L’individuo diventa soggetto nel momento in cui comincia a riflettere. La riflessione diventa esperienza grazie alla parola. Il soggetto utilizza le parole sia consapevolmente che inconsapevolmente. Ciò significa che le parole usate dal soggetto non dipendono solo dalla sua razionalità, ma anche dai suoi desideri, dai suoi ricordi, dalle sue speranze, dalle sue paure, dalla sua immaginazione e dal suo inconscio. Possiamo dunque affermare che la parola parla del soggetto più di quanto il soggetto la parli. L’esperienza non nasce né dal solo passato, né dal solo presente, né dal solo futuro, bensì dal loro intreccio. La nuda vita è il presente. Con la riflessione il soggetto si proietta al passato e al futuro. L’esperienza nasce dal continuo passaggio del soggetto da nuda vita a riflessione e da riflessione a nuda vita. Il racconto è la messa in scena di questo intreccio.

Lacan critica la filosofia e le scienze linguistiche, poiché esse interpretano la parola senza considerare la soggettività dell’individuo e dell’esperienza. A filosofia e scienze linguistiche, Lacan oppone due neologismi, cioè linguisteria e lalingua. Lacan utilizza questi neologismi durante un seminario dedicato a Jakobson.

  • Linguisteria: Jakobson afferma che tutto ciò che è linguaggio è di competenza della linguistica. Lacan è uno psicoanalista, che segue Freud nel dire che il linguaggio deriva dall’inconscio. Il linguaggio derivante dall’inconscio non è di competenza della linguistica, bensì della linguisteria.
  • Lalingua: Lacan chiama lalingua ciò che la scienza chiama linguaggio. Lalingua deriva dall’inconscio. Di conseguenza è soggettiva e inconoscibile. Il linguaggio viene costruito a partire da lalingua. Esso rappresenta ciò che si vuole conoscere circa lalingua: se lalingua è inconoscibile allora il linguaggio è inesistente.

Prendiamo due affermazioni di Lacan:

  • Il linguaggio non è solo comunicazione;
  • Ogni parola chiama risposta… anche se non comunica nulla, il discorso rappresenta l’esistenza della comunicazione.

Le affermazioni sembrano contrastanti. Per risolvere questo apparente contrasto è necessario soffermarsi sulle definizioni di Lacan circa comunicazione e intersoggettività. Viene generalmente affermato che il linguaggio è solo comunicazione, cioè dialogo con l’altro per cercare presso di lui comprensione e confronto. Secondo Lacan invece il linguaggio non è solo comunicazione. Egli afferma che attraverso lalingua il soggetto comunica molto di più rispetto a quanto vuole o pensa di sapere comunicare. Lalingua si caratterizza per Detto e Interdetto. Il Detto è ciò che viene detto esplicitamente. L’Interdetto è ciò che non viene detto esplicitamente, ma che emerge ugualmente dalle parole che utilizziamo. Secondo Lacan la comunicazione non è orientata all’altro, bensì a sé stessi. Anche se apparentemente parla dell’altro o di altro (Detto), il soggetto parla sempre di sé stesso (Interdetto). Il parlare è sempre un parlare di sé per affermare e sottolineare la propria esistenza. Il soggetto parla perché parlando gode e continua a parlare per continuare a godere. Schopenhauer concorda con Lacan sia sul fatto che il parlare del soggetto è finalizzato al godimento sia sul fatto che il parlare del soggetto è sempre finalizzato a sé stesso: si tratta di un andare verso l’altro per dominarlo, vincerlo e impossessarsene; nel senso di far prevalere la propria individualità sulla sua.

Collegamento con la fiaba: che belle parole, che bel racconto, che uso sapiente della lingua, che bocca grande che hai! È per mangiarti meglio.

Parte seconda: il viaggio della donna

Nabokov afferma che la letteratura si colloca tra verità e finzione. La letteratura è invenzione. L’indole inventiva della letteratura deriva dall’indole imbrogliona della Natura. La Natura imbroglia sempre.

Ricoeur distingue tra due tipi di narrazioni: il racconto storico e il racconto di finzione. Esempi di racconti di finzione sono fiabe, tragedie, commedie, romanzi. Il racconto storico ambisce alla creazione di un racconto vero. Il racconto di finzione ambisce alla creazione di un racconto finto in grado di dare voce ad alcune verità dell’esperienza umana. Avendo a che fare con l’esperienza umana, cioè un qualcosa di soggettivo e incerto, il racconto di finzione fornisce solo una delle innumerevoli e possibili interpretazioni della verità descritta.

L’esperienza del soggetto è parola. Tuttavia non tutta l’esperienza del soggetto si traduce in parole dette e scritte. Infatti una parte di esperienza resta sempre segreta e silenziosa all’interno del soggetto. Si parla di dramma, poiché il soggetto è afflitto da una sorta di autismo che gli impedisce di tradurre completamente la propria esperienza in parole dette e scritte. Vediamo alcuni autori che hanno parlato di questo dramma:

  • Yourcenar: in una sua opera, Adriano dice che esistono tre mezzi per valutare l’esistenza umana. I tre mezzi sono incompleti e sono:
    • Lo studio di sé stessi: la conoscenza di sé stessi è complicata, poiché interiore e inespressa proprio come una complicità. L’uomo da un lato è complice di sé stesso, ma dall’altro spesso non si capacita e non sa spiegare le proprie azioni. Per sé stesso si intende l’individuo con cui l’uomo deve trascorrere tutta la sua vita;
    • L’osservazione degli altri uomini: quello che sappiamo sul conto degli altri è quasi sempre di seconda mano, poiché ci viene raccontato in maniera diversa rispetto a ciò che in realtà è. Il racconto può derivare dal soggetto di cui si parla o da altri soggetti;
    • I libri: i libri mentono, poiché parlano di una realtà differente rispetto a quella vissuta dall’uomo.
  • De Certeau: sostiene la dimensione mistica dell’esperienza umana, poiché quest’ultima si caratterizza sempre per una parte segreta. L’aggettivo mistico riguarda tre aspetti:
    • Il segreto determina un confronto tra voler sapere e voler nascondere. Si può…
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.cozzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Petrosino Silvano.
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