L'esperienza della parola
Parte prima
Linguaggio e parola sono concetti differenti: il linguaggio è un codice, mentre la parola è un componente di tale codice. Il soggetto è passivo sia nei confronti del linguaggio che nei confronti della parola. Si tratta però di passività differenti.
Passività rispetto al linguaggio
- Il soggetto non sceglie di parlare, ma è essere parlante ancora prima di aver deciso di parlare. Possiamo dunque affermare che l'esperienza della parola non nasce da una decisione del soggetto, ma è un qualcosa che gli viene imposto e a cui egli non può sottrarsi.
- Il soggetto non sceglie in quale lingua nascere.
- Il soggetto deve rispettare le convenzioni linguistiche necessarie per poter parlare.
Passività rispetto alla parola
La parola è parlante ancora prima di essere pronunciata dal soggetto e quest'ultimo può parlare solo entro i limiti in cui la parola ha già parlato. La passività rispetto al linguaggio è meno forte rispetto alla passività rispetto alla parola: il soggetto può considerarsi come creatore del linguaggio attuale o di un linguaggio futuro, ma non potrà mai considerarsi come creatore della parola.
Il pensiero contemporaneo sul linguaggio
- Analizza il rapporto soggetto-parola in termini di alterità, differenza e frattura.
- Identifica come origine della parola non la dizione, bensì l'ascolto. Tale pensiero sostiene che la parola detta derivi dalla parola ascoltata.
Identificare l'ascolto come origine della parola non è però sufficiente: se è vero che la parola detta deriva dalla parola ascoltata, è anche vero che la parola ascoltata deriva dalla parola detta; se è vero che il soggetto dice una parola solo dopo averla ascoltata, è anche vero che il soggetto ascolta una parola che viene detta.
Dal rapporto soggetto-parola nasce l'esperienza della parola. Un'esperienza non può esistere in presenza della sola passività. Infatti il rapporto soggetto-parola non è solo passivo, ma anche attivo. L'attività consiste nel fatto che il soggetto è chiamato a rispondere alla parola con le parole. Tale risposta coincide con l'esperienza della parola. Possiamo affermare che nel rapporto con la parola il soggetto è prima passivo e poi attivo:
- Passività: il soggetto è gettato nella parola indipendentemente dalla propria volontà.
- Attività: il soggetto risponde con le parole a questa sua condizione di gettato nella parola.
Il testo come luogo dell'esperienza della parola
Il testo è il luogo dell'esperienza della parola, poiché al suo interno il soggetto incontra le parole. L'incontro con le parole prende il nome di lavoro. Se l'esperienza della parola è la risposta e il testo è il luogo dell'esperienza della parola, possiamo dire che il testo è risposta.
A chi o a che cosa risponde il testo?
Dire che il testo risponde alla parola non è del tutto esatto. Anche se il soggetto parte dalla parola, egli non retrocede mai verso di essa, ma si proietta sempre verso le parole. Il soggetto esperisce, cioè sperimenta la parola, con le parole.
Il testo nasce quando X si rivolge a Y a proposito di Z. Nel caso specifico, il testo nasce dal legame esistente tra X, Y, Z. In generale, il testo nasce dai legami esistenti tra i suoi componenti. Il testo viene anche chiamato nodo, proprio per il fatto di essere costituito da legami. Questa affermazione può essere ricondotta al pensiero di Aristotele circa il discorso. Aristotele sosteneva che il discorso fosse composto da 4 elementi: colui che parla (nell'esempio X), colui a cui si parla (nell'esempio Y), ciò di cui si parla (nell'esempio Z), il nesso che tiene insieme i primi 3 elementi.
Esempio di linguaggio animale
Volando un'ape trova una fonte di cibo. Tornata all'alveare indica alle altre api la presenza e la collocazione della fonte di cibo attraverso due tipi di danza: per indicare una collocazione a breve distanza, intraprende una danza che consiste nel tracciare cerchi orizzontali; per indicare una collocazione a distanza maggiore, intraprende una danza che consiste nel tracciare una figura simile al segno dell'infinito. La distanza della fonte di cibo dipende dal numero di figure che l'ape traccia in un determinato tempo, la direzione della fonte di cibo dipende dal rapporto tra asse delle figure e posizione del sole.
Il linguaggio animale e il linguaggio umano presentano caratteristiche differenti.
Linguaggio animale
- Si caratterizza per correlazioni fisse tra segno e referente (realtà rappresentata dal segno).
- Trasmissione: l'ape non si preoccupa se le altre api abbiano compreso o meno la sua danza e ciò dipende dal fatto che non si aspetta da loro una risposta. Vi è dunque il fenomeno della trasmissione, ma non quello della comunicazione, intesa come messa in comune di un qualcosa con l'altro.
- Fissità: l'ape non modifica il proprio atto linguistico in base alle caratteristiche delle api riceventi, cioè dell'altro. Non ne considera dunque l'alterità.
- Dominio del codice: si caratterizza per azione-reazione: ad una stessa azione corrisponde sempre la stessa reazione. L'ape deve sempre rispettare il codice, cioè un insieme di regole che consentono di codificare e decodificare i messaggi.
Linguaggio umano
- Non sono presenti correlazioni fisse tra segno e referente (realtà rappresentata dal segno).
- Trasmissione e comunicazione: la trasmissione è seguita dalla comunicazione.
- Assenza di fissità: il soggetto modifica il proprio atto linguistico in base alle caratteristiche del ricevente, cioè dell'altro. Ne considera dunque l'alterità.
- Assenza di dominio del codice: si caratterizza per appello-risposta: ad uno stesso appello corrispondono sempre risposte differenti. Il soggetto non codifica e decodifica messaggi sulla base di un codice, bensì della propria esperienza della parola. Il soggetto parte dal codice, per poi distanziarsene e lavorarlo in base alle proprie esigenze.
Il soggetto loquens ed eloquens
Il soggetto è sia loquens che eloquens.
- Loquens: il soggetto possiede la capacità di parola: ciò significa che egli può parlare e che è anche in grado di farlo.
- Eloquens: in quanto essere parlante, il soggetto si interroga sul come parlare. Il come parlare è strettamente connesso a 3 elementi: chi parla, colui a cui si parla, ciò di cui si parla.
Possiamo dunque affermare che il parlare è al tempo stesso un qualcosa di certo e di compiuto (loquens: posso parlare) e un qualcosa di incerto e ancora da compiere (eloquens: come devo parlare). Il soggetto non può essere loquens senza essere anche eloquens. In quanto loquens il soggetto deve essere anche eloquens.
Legame tra testualità e moralità
Esiste uno stretto legame tra testualità e moralità. Il testo nasce da un atto morale. Il soggetto può parlare (loquens) e di conseguenza deve parlare bene (eloquens). Egli crea testi per risolvere il problema e assolvere il compito del dover parlare bene. L'aggettivo "bene" non fa riferimento al solo stile inteso come carattere del testo, ma anche al portamento e comportamento con cui il soggetto tenta di risolvere il problema e di assolvere il compito.
Legame tra testualità e temporalità
- Il testo si caratterizza per il passato, poiché il soggetto è da sempre gettato nella parola.
- Il testo si caratterizza per il presente, poiché è qui e ora.
- Il testo si caratterizza per il futuro indeterminato, poiché il soggetto risponde alla parola attraverso le parole, che egli stesso è chiamato a determinare.
Grafico della temporalità del testo:
- Passato: la parola
- Presente: il testo
- Futuro: le parole
Problema e compito alla base del testo
È necessario precisare il problema e il compito che sono alla base del testo.
Problema: riguarda la distanza/frattura/assenza rispetto alla parola. Il testo si colloca all'interno di tale distanza/frattura/assenza e il suo obiettivo è quello di ridurre la distanza, di ricomporre la frattura, di colmare l'assenza attraverso le parole. Il soggetto utilizza il testo per dire all'altro: ASCOLTAMI (voltati verso di me che mi sono volto verso di te), SEGUIMI (resta voltato verso di me e non distrarti), RISPONDIMI (dimostrami che mi hai ascoltato e compreso). Tale distanza/frattura/assenza esiste sia a livello del "chi parla", sia a livello del "colui a cui si parla", sia a livello del "ciò di cui si parla":
- Chi parla: in questo ambito si pone la questione del movente del testo. Colui che parla è colui che produce il testo, la coscienza di colui che produce il testo, l'inconscio di colui che produce il testo o colui che all'interno del testo afferma di parlare? Colui che parla è un'unità o una molteplicità?
- Colui a cui si parla: in questo ambito si pone la questione della destinazione del testo. Colui a cui si parla è colui a cui il testo dichiara...
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