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Riassunto esame di storia della pedagogia, prof. Trebisacce, argomento suggerito il Fascismo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di storia della pedagogia, basato su appunti personali e studio autonomo della tematica suggerita dal prof. Trebisacce, in merito al Fascismo (Editoria scolastica). Gli argomenti trattati sono i seguenti:
Avvento del Fascismo in Italia; Verso la fascistizzazione della scuola; la cultura fascista nella scuola elementare.

Esame di Storia della pedagogia docente Prof. G. Trebisacce

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secondaria: in dieci anni gli iscritti agli istituti tecnici raddoppiarono, mentre le matricole di ginnasi,

licei classici e licei scientifici triplicarono. Ma lo sviluppo più forte si verificò nell’istruzione

magistrale, che in un decennio quintuplicò i suoi iscritti. La causa di questo aumento esponenziale

nel numero degli iscritti era da ricercarsi, secondo il ministro Balbino Giuliano, nel deciso

incremento delle nascite avvenuto nell’immediato dopoguerra, incoraggiato dalla politica

demografica del regime. L’obiettivo primario divenne così quello di raggiungere un alto grado di

fascistizzazione all’interno della scuola secondaria, dopo il boom di iscrizioni registratesi. La

fascistizzazione della scuola media comportò soprattutto alcuni ritocchi ai programmi: fin dal 1930,

la dottrina fascista era incorporata all’insegnamento della filosofia, oppure, negli istituti tecnici, alla

storia e alla geografia. Il ministro Giuliano decise poi di far rientrare nei programmi del liceo

l’opera di d’Annunzio e di Oriani, anche se le prime antologie scolastiche dannunziane comparvero

soltanto nel 1934 e l’autore abruzzese non avrebbe mai occupato un ruolo rilevante

nell’insegnamento. I Vangeli furono esclusi dai programmi di filosofia per accontentare le autorità

ecclesiastiche, che mal tolleravano il fatto che professori laici spiegassero i testi sacri. L’istituzione

scolastica più estranea alla dottrina fascista era l’università. Certamente la maggior parte dei

docenti possedeva la tessera del Pnf, che ben presto sarebbe diventata obbligatoria per accedere

all’insegnamento universitario. Ma restavano comunque i vecchi professori, ai quali l’adesione al

fascismo non sarebbe mai stata imposta, mentre per molti altri essa era solo una formalità.

Certamente però l’indipendenza dei professori universitari da ogni forma di assoggettamento

politico era destinata a soccombere ben presto: dal 1927 divenne obbligatorio prestare giuramento

al re e ai suoi discendenti, allo statuto e alle altre leggi del regno, e Mussolini colse l’occasione per

imporre il giuramento di fedeltà al regime fascista. Su 1200 professori universitari, soltanto 12

scelsero di abbandonare l’insegnamento pur di non prestare giuramento di fedeltà. Il Ginnasio-

Liceo Classico, organizzato per una ristretta élite, era l’unica scuola secondaria che consentisse

l’iscrizione a qualsiasi corso di laurea. Gentile previde l’innovazione di due strutture scolastiche

collaterali, dove l’azione restauratrice divenne penetrante: il Liceo Scientifico e il Liceo Femminile.

Il primo ebbe due finalità: formare una classe dirigente con una base tecnico-scientifica, ma

subordinata a livello culturale; accogliere la scolarità del soppresso liceo moderno e dell’Istituto

Tecnico per evitare eccessive iscrizioni al Liceo Classico, che doveva, così, continuare a restare

un’agape ristretta di colti. Il secondo rientrò nell’ossessione depuratrice di Gentile, garantendo il

meccanismo della svolta conservatrice e selettiva dei ruoli sociali, con risultati non sempre adeguati

ai propositi: il Liceo femminile fu una scuola che doveva preparare le figlie dell’alta e media

borghesia fino all’età del matrimonio; esso, pertanto, garantiva al ruolo subalterno di moglie e

signora. Il Liceo Femminile, proprio perché faceva da filtro sociale alla discriminazione sessuale, fu

un fallimento, poiché l’alta e media borghesia continuava ad iscrivere le figlie al Classico, come

attestano le statiche relative al periodo . L’esercizio fisico era infatti indispensabile per raggiungere

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l’obiettivo di formare un esercito di “otto milioni di baionette” come auspicava il Duce, mentre

l’inserimento della religione cattolica come materia scolastica fu il risultato della firma dei Patti

Lateranensi, l’accordo firmato l’11 febbraio 1929 che regolamentò i rapporti tra Mussolini e la

Santa Sede. A partire dall’Anno Scolastico 1929-1930, l’insegnamento della dottrina cattolica

divenne quindi assolutamente obbligatorio e sicuramente questo fu un fatto positivo per il consenso

fatto registrare dal regime. Con la nomina di Cesare De Vecchi come Ministro dell’Istruzione la

fascistizzazione della scuola prese un andamento più marcatamente militaristico e caporalistico. Il

ministro lesinava sugli stipendi dei professori, già scarsamente retribuiti, e applicava un bieco

favoritismo che lo portò a licenziare molti funzionari per sistemare uomini a lui totalmente fedeli.

Cfr. F. G. Graceffa, La politica scolastica nell’Italia Fascista, Lamezia Terme, Fratelli Gigliotti

8

Editori, 1995. 7

L’aspetto essenziale dell’operato di De Vecchi consistette nell’accresciuta centralizzazione del

governo della scuola. Il provveditore provinciale esercitava in prima persona tutta l’autorità, a

nome, e non per delega, del ministro: tutti i presidi, i direttori, i professori dell’istruzione media e il

personale delle scuole elementari della circoscrizione dipendevano da lui e quindi dal ministro. I

ritocchi ai programmi riguardarono le discipline letterarie. In italiano fu accantonato lo studio delle

novelle del XIV secolo a vantaggio delle opere del XIX secolo e dei contemporanei e le traduzioni

degli autori stranieri scomparvero totalmente. Divennero obbligatori autori come Machiavelli,

Petrarca, Boccaccio, Parini e l’Alfieri, mentre già lo erano d’Annunzio, Carducci, Pascoli e

Mussolini. L’etica fascista indirizzava infatti le masse verso la lettura di vicende eroiche di guerra,

viaggi ed avventure. Perciò un romanziere come Emilio Salgari fu considerato dal regime come uno

dei più importanti scrittori italiani, anche se la figura di Sandokan si prestava a giudizi negativi a

causa del suo carattere ribelle: fondamentale per il regime era infatti l’obbedienza all’ordine

costituito. De Vecchi incentivò inoltre lo studio del latino e auspicava che gli alunni riuscissero a

parlarlo fin dalle prime classi della scuola media. Mussolini è descritto

da Donadoni come il maestro della sintesi e come il valorizzatore

della parola, “che non esiste mai come gusto musicale e ritmico a sé

stante; ma come riflesso luminoso e sensibile dell’idea”. Con la parola

“defascistizzazione” si intende un processo attuato a partire dalla

caduta del regime, che puntava a debellare residuo ideologico, etico e culturale legato ad esso e ad

impedire, in un periodo storico molto delicato, un qualsiasi tentativo di riattuazione del movimento

propagandistico fascista. Punto cruciale di tale processo fu certamente la riorganizzazione del

sistema scolastico, rigidamente controllato, come si è visto, durante il ventennio fascista dalle

organizzazioni legate al PNF. A testimonianza di ciò si possono prendere in considerazione esempi

legati al territorio, scorrendo gli elenchi delle pubblicazioni presenti nelle biblioteche scolastiche.

Nella biblioteca della scuola tecnico - industriale e di avviamento professionale “A. Bernocchi” di

Legnano compare spesso il nome di Benito Mussolini, associato a raccolte di discorsi da lui tenuti

tra il 1925 e il 1930 ; vicino al nome del Duce compare molto spesso quello del fratello Arnaldo,

grande sostenitore del fratello e del regime, giornalista e autore di pubblicazioni quali “Coscienza e

dovere-scuola di mistica fascista”, “L’avvento del fascismo” e “Mussolini padre del popolo

italiano”. I testi citati mostrano palesemente una politica educativa volta al tentativo di mitizzare la

figura del Duce e ad inculcare fin dalla giovane età uno spirito fortemente nazionalistico votato al

fedele servizio nei confronti del regime. Ovviamente, con la sconfitta di Mussolini e la caduta del

regime tutte queste pubblicazioni di stampo propagandistico dovevano essere eliminate. Dalle

biblioteche scolastiche e si decise quindi di puntare sul processo di defascistizzazione. Tale parola

veniva regolarmente inserita come oggetto delle circolari stilate dal governo alleato, dalle

prefetture, dai sindaci e dalle segreterie scolastiche. Già il 1° maggio 1945 il Quartier generale del

governo militare alleato della regione Lombardia emise una circolare diretta ai dirigenti scolastici

per far conoscere gli ordini speciali per la riapertura delle scuole. In suddetta circolare il Governo

Militare Alleato conferì la responsabilità di tutte le scuole elementari e superiori della provincia di

Milano al Provveditore agli Studi e diede ai dirigenti scolastici il compito di far sì che nessuna

dottrina fascista fosse più insegnata o propagandata nelle scuole poste sotto la loro giurisdizione.

Essi erano inoltre obbligati a togliere dalle biblioteche delle scuole tutti i libri che contenessero

propaganda fascista: tali libri avrebbero dovuto essere consegnati ai sindaci delle loro città. Gli

insegnanti che erano stati Squadristi, Sansepolcristi, Ante-Marcia, Marcia su Roma, Sciarpa Littoria

o Ufficiale della Milizia o che avessero ottenuto vantaggi dall’adesione al partito dovevano essere

obbligatoriamente segnalati al Provveditore, che ne avrebbe disposto l’epurazione .

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www.canegrate.org

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3. LA CULTURA FASCISTA NELLA SCUOLA ELEMENTARE

“La scuola in tutti i suoi gradi e in tutti i suoi insegnamenti educhi la gioventù italiana a

comprendere il fascismo, a rinnovarsi nel fascismo e a vivere nel clima storico creato dalla

Rivoluzione fascista” .

10

L’istituzione scolastica fu adoperata in questi anni come scuola di guerra, proprio perché la politica

scolastica del regime ebbe necessità di porre la scuola sotto tutela, di farne strumento sofisticato di

manipolazione delle coscienze in vista delle strategie belliche, di eliminare gli spazi di libertà

didattica, lasciati aperti da Gentile, degli insegnanti, di asservire ed inquadrare la scuola all’interno

di una organizzazione onnicomprensiva. In tal senso, la funzione

tutoria e manipolatoria del regime si espresse attraverso

il testo per le scuole elementari, pubblicato dal Poligrafico dello

Stato e presentato il 21 Aprile 1930 da Balbino

Giuliano, Ministro dell’Educazione Nazionale;

sia attraverso il testo, elaborato nella prima parte dal filosofo siciliano, sul

quale mise il marchio Mussolini, pubblicato sull’Enciclopedia Italiana sotto la voce Fascismo e poi,

diffuso, come dottrina fascista . Insieme al libro di testo, il quaderno di scuola ha costituito per

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lungo tempo l’elemento principale del corredo di ogni scolaro. Inizialmente il quaderno aveva una

veste piuttosto dimessa e una copertina scura, senza alcun tipo di

raffigurazione; l’esplosione della comunicazione di massa, soprattutto

durante la prima guerra mondiale, finì per dare alle copertine di quaderno

un nuovo “look”, che il fascismo non esitò a fare proprio e ad utilizzare

intensivamente. A differenza dei libri di testo, le copertine di quaderno non erano controllate da un

potere centrale ma erano in larga misura affidate all’iniziativa privata. La grande potenzialità dei

quaderni di scuola stava nel loro utilizzo forzato, nell’acquisto obbligatorio da parte degli scolari, il

cui numero era aumentato esponenzialmente durante il periodo della Grande Guerra. Attraverso la

loro circolazione quindi le raffigurazioni in copertina si imponevano allo sguardo infantile ed adulto

più di qualsiasi altra cosa, divenendo un fondamentale mezzo di propaganda. In genere le copertine

di quaderno e le pagelle scolastiche erano stampate con una grafica di qualità e di grande efficacia

comunicativa, tant’è che tra molti studiosi vi è la convinzione, assolutamente fondata, che la grafica

fascista sia espressione della ricerca artistica dell’epoca. Non è un caso infatti che firme prestigiose

si cimentassero nell’arte della copertina di quaderno, da Antonio Rubino a Gino Boccasile. Il

fascismo assumeva quindi le sembianze di un moderno regime mediatico, proponendosi nelle forme

di una narrazione magica e fiabesca e avvolgendo gli italiani in un reticolato iconico e verbale. Il

principale topos nell’iconografia delle copertine di quaderno è dato ovviamente dal personaggio del

Duce, Benito Mussolini, che diviene un vero e proprio oggetto di culto. Una posizione di assoluto

rilievo è poi occupata dal tema coloniale, attraverso la raffigurazione di cammelli, schiave di colore,

negretti e soldati vittoriosi. Altri temi fondamentali per alimentare la propaganda fascista furono il

tema autarchico, la collana dei grandi sportivi, i discorsi memorabili, e, non ultimo, il tema delle

“Giovinezze eroiche”.

Cit. in G. Inzerillo, Storia della politica scolastica in Italia. Da Casati a Gentile, Roma, Editori

10

Riniti, 1974, p. 152.

E. Nolte, I tre volti del Fascismo, Milano, Mondadori, 1978, p. 321.

11 9

Gli elementi iconografici utilizzati per illustrare le copertine di quaderno furono ripresi anche per

decorare le copertine delle pagelle. Le fonti iconografiche utilizzate per l’illustrazione delle pagelle

riguardano per lo più la Gioventù Italiana del Littorio, la GIL, e l’ONB. Altro topos fondamentale

sembra essere l’esaltazione dei poteri dello zucchero: sostanza cardine dell’industria dolciaria, lo

zucchero non è soltanto l’alimento principale per il nostro organismo, ma è anche essenziale per

mantenere viva la concentrazione durante le fatiche dello studio. Si può quindi affermare che

l’iconografia fu il primo passo verso una completa “fascistizzazione delle scuole italiane”.

Tra gli aspetti rimasti in ombra, vi è il ruolo di veicolo ideologico che si trovarono a ricoprire anche

materie classicamente considerate "neutre" come Matematica o Grammatica. Il tentativo che

cerchiamo di mettere in campo è la riflessione sul rapporto tra materie di insegnamento e ideologia

durante il regime fascista proprio concentrando l'attenzione sull'Aritmetica e sulla Geometria nella

scuola elementare. Quello che potremmo chiamare il processo di "fascistizzazione della Matematica

scolastica" segue una scansione temporale che solo in parte coincide con quella messa a punto dagli

studiosi del regime o dagli stessi studiosi della scuola nel periodo fascista. Cronologicamente

abbiamo individuato tre fasi diverse. Nella prima fase, dal 1926 fino al termine degli anni Venti,

l'iniziale penetrazione dell'ideologia negli esercizi matematici fu saltuaria e la ritroviamo

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solamente nei sussidiari dovuti alla penna di autori particolarmente zelanti nell'adesione al regime.

Sono gli anni in cui il fascismo, dopo aver raggiunto il potere, procede nella realizzazione del

maggior numero di provvedimenti finalizzati a scardinare il vecchio ordinamento liberale, ad

accentuare i poteri dell'esecutivo e del capo del governo, a completare la distruzione di ogni libertà

di associazione e del pluralismo politico favorendo la crescita di peso politico del Partito Nazionale

Fascista come partito unico e di Stato. In questo panorama, la riforma della scuola, realizzata da

Gentile nel 1923 con accentuazioni autoritarie ed elitiste, venne progressivamente emendata da una

serie di "ritocchi" che miravano ad accentuarne i caratteri fascisti; nell'istruzione elementare, ad

esempio, numerosi aspetti didattici innovatori sottesi ai programmi firmati da Lombardo Radice

(1923) vennero progressivamente svuotati, tanto che la valorizzazione della creatività e delle

Nei programmi del 1923 e del 1934 troviamo l'indicazione "aritmetica" che si riferisce a tutta la

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materia, compresa la geometria; questa intitolazione si trascinava, ovviamente, anche nei titoli e

nella partizione dei sussidiari. In questo scritto invece, quando non citiamo esplicitamente, usiamo il

termine "matematica" per riferirci sia ad aritmetica che a geometria, secondo l'uso odierno.

10

identità regionali fu troncata dall'istituzione del libro unico di Stato (ventilato già dal 1925 e

realizzato nel 1930). Come sosteneva il deputato fascista Geremicca nel 1928 in ordine al progetto

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di fascistizzazione della scuola: "occorre che intorno al fanciullo tutto sia penetrato di sentimento e

d'ideale fascista, che tutto nella scuola gli parli di ciò; che attraverso tutto l'insegnamento, anche il

più semplice ed elementare, egli lo senta". In questo contesto, le commissioni per l'analisi e

l'approvazione dei libri di testo cominciarono ad essere gestite da personalità del Partito fascista e di

riflesso i nuovi testi editi accolsero in maniera crescente tra le pagine i principi ispiratori del regime.

In fenomeno interessò anche la Matematica: è il caso di Sommadossi che mise a punto un curricolo

di 4a e 5a dove le pagine di Aritmetica sono intervallate da disegni e fotografie di Mussolini, degli

eroi fascisti dell'aria, della battaglia del grano, del prestito littorio, tentandone una

matematizzazione più o meno forzata . L'adozione del Libro unico apre la seconda fase,

14

approssimativamente dal 1930 al 1935. L'elaborazione dell'Aritmetica nella prima edizione del

Libro unico venne affidata a Gaetano Scorza, docente di Geometria analitica all'Università di

Napoli e membro del Consiglio superiore dell'educazione nazionale. La sua firma prestigiosa

rappresentò certamente un servizio importante per il regime e contribuì a far accettare questa nuova

forzatura totalitaria nella scuola. Nelle pagine a lui dovute, però, non si trovano cedimenti

ideologici di sorta: coerente con la sua concezione che riconosceva alla Matematica un valore

culturale svincolato da quello delle relative applicazioni, egli propose un curricolo fortemente

astratto nel quale le esemplificazioni concrete erano rarissime e in cui, non a caso, mancavano le

liste di esercizi. D'altronde, questa scelta avrebbe implicato l'indispensabile proliferazione degli

eserciziari "non di Stato", nei quali puntualmente ritroviamo la presenza dei nuclei ideologici di

regime. In definitiva, si può quindi affermare che, per gli anni in cui rimase in adozione il testo

firmato da Scorza (1930-1935), la propaganda del regime crebbe rimanendo all'interno dei recinti

disciplinari che tradizionalmente le erano congeniali: letture, storia... e inoltre dilagò al di fuori del

Libro di Stato, in tutti i "testi ausiliari" il cui uso risultava potenziato dalla assenza di esercitazioni

nel libro di Stato (ci riferiamo non solo agli eserciziari, ma anche ai libri delle vacanze, ai testi a

cura dell'Opera Nazionale Balilla ecc.). Con la guerra di conquista dell'Etiopia (1935-36), entriamo

in una nuova fase della storia del regime: in politica estera vennero moltiplicati gli attacchi agli

equilibri politici tra le potenze europee mentre, all'interno, si fece sempre più pressante il tentativo

di estendere il controllo capillare e l'omologazione delle masse. Si assistette così alla crescita della

pressione propagandistica in ogni aspetto della vita pubblica. Furono riscritti anche i libri di testo

riferiti ai nuovi programmi della scuola elementare del 1934; questa volta gli autori vennero scelti

in base ad un concorso il cui bando impegnava ad includere gli esercizi nel testo e a fare in modo

che la materia trattata avesse "piena aderenza allo spirito fascista". L'ambito matematico fu affidato

a Maria Mascalchi, professoressa al Liceo D'Azeglio di Torino e nipote dell'accademico d'Italia

Francesco Severi, uno dei più grandi matematici del periodo. Il suo testo rappresentò il vero

momento di rottura di ogni argine tradizionale tra materie ideologiche e non. Le sue pagine sono ad

alta densità ideologica; i problemi diventano occasioni per celebrare il regime e le sue "conquiste"

militari e sociali; le argomentazioni matematiche si popolano di balilla e piccole italiane; i

riferimenti al bellicismo e ai modelli di vita imposti nelle strutture educative paramilitari sono

continui. La svolta rappresentò un punto di non ritorno. Alcuni anni più tardi, a seconda guerra

mondiale iniziata, la nuova versione dei testi riconfermerà questo coinvolgimento attivo della

A. Geremicca, Discorso alla Camera dei Deputati, 28 febbraio 1928, cit. in G. Biondi e F.

13

Imberciadori, “Voi siete la primavera d'Italia”...L'ideologia fascista nel mondo della scuola 1925-

1943, Torino, Paravia, 1982, p. 102.

G. Sommadossi, Il fascio. Nuovissimo sussidiario Bemporad, Classe V A , Aritmetica, Firenze,

14

Bemporad, 1928, p. 100. 11

matematica nella propaganda di Stato. I nuovi autori attivi anche nel dopoguerra furono Ezio

Bonomi, Armando Armando e Carmelo Cottone. Con la caduta del fascismo e la Liberazione, fu

avviata la defascistizzazione dei libri di testo che toglierà dalla circolazione gli aspetti più evidenti

di questo "abuso politico" della Matematica elementare . Vediamo di capire come nella

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grammatica, nell’italiano ai tempi del Fascismo, i bambini delle scuole elementari veniamo orientati

nel loro apprendimento. E lo facciamo con il supporto di immagini diverse. Ecco brani di “diario”

che dovrebbero essere liberi e spontanei, ma che trattano argomenti tipici dell’atmosfera del regime.

Tra i temi affrontati negli anni del Regime: quello del lavoro,

sul quale appare chiaro lo scontro tra la vita di famiglia

in un ambiente di campagna, in cui esso è veramente tale

perché “fa clima” e coinvolge tutti, e le direttive del Duce, citate con frasi posticce,

palesemente retoriche; quello delle date e

dei fasti del

regime;

quello della voglia di

vedere il Duce,

instillato a dosi

massicce sui

banchi delle

elementari.

Nella

goffaggine dei

pensieri di una

bambina

undicenne,

esplicitamente bislacchi, è difficile dire se ci sia una

misura di sincerità o se sia tutto un cliché, costruito dai

mezzi di comunicazione dell’epoca e dall’istruzione

quotidiana della Signora Maestra .

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matematica.unibocconi.it

15 12


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche per l'interculturalità e la media education
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemipedagogista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Trebisacce Giuseppe.

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