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Storia della musica

Il concerto e la tonalità

Il concerto si basa sulla tonalità: un esempio di tonalità è do+ (maggiore). Tutte le “maggiori” sono parenti e seguono tutte lo stesso schema. Inoltre tra minori e maggiori c’è parentela ogni sei scale.

DO+→LA-
FA+→RE-
LA+→FA- (anche diesis #)

Una scala è una successione di suoni. La scala di do+ è la classica e vuol dire che la prima e l’ultima nota sono in do (corrisponde anche ad un’ottava). All’interno delle due note può succedere di tutto, si può anche cambiare scala. Ciò si chiama modulazione che è appunto il passaggio tra tonalità differenti (diesis, bemolle ecc.).

DO+ = DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-DO
DO- = DO-RE-Mib-FA-SOL-Lab-SIb-DO

Concetto di scala e accordo

Al concetto di scala è legato l’accordo: è formato da suoni messi insieme (possono essere consonanti ovvero che suonano bene, o dissonanti ovvero che suonano male). L’accordo consonante più famoso e migliore è:

in DO+ = DO-MI-SOL
DO- = DO-Mib-SOL

Queste basi e leggi prendono il nome di armonia che è appunto la combinazione simultanea di due o più suoni (un suono singolo è identificato come: nota). Nascono intorno a fine 500 inizio 600.

Rinascimento musicale e Giovanni Pierluigi da Palestrina

Prima del rinascimento musicale (che sostanzialmente è nello stesso periodo del rinascimento tradizionale) si usava altre leggi. Uno dei più famosi compositori che portarono questo grande cambiamento nell’ossatura della musica fu Giovanni Pierluigi da Palestrina (nel 1500), maestro che scrive musica sacra per il papa. Nella Cappella Sistina, quando il papa diceva messa, aveva i suoi cantori. Inoltre, Palestrina è il rappresentante musicale della controriforma in particolare con l’opera “Missa Papae Marcelli” (messa di Papa Marcello). Il testo della messa è quello più musicato del mondo.

Ordinarium Missae

La messa è divisa in cinque momenti diversi che uniti si chiamano ordinarium missae:

  • Kyrie (andamento polifonico, più voci, e con il contrappunto: ovvero un metodo che usavano nel 500 e che letteralmente vuol dire nota contro nota)
  • Gloria
  • Credo
  • Sanctus/Benedictus
  • Agnus Dei

Scala di voci e caratteristiche musicali

  • Soprano
  • Mezzo soprano
  • Contralto
  • Tenore
  • Baritono
  • Basso

Differenza tra spartito, partitura e parte

  • Parte: solo la parte di un singolo cantante
  • Partitura: l’insieme delle parti (nel Kyrie tutte le voci)
  • Spartito: per uno strumento solo (unione di una partitura)

Monofonia e polifonia

Monofonia: quando più cantanti cantano una sola melodia senza un accompagnamento armonico.
Polifonia: 2 o più cantanti cantano parti differenti contemporaneamente.
Monodia: un singolo cantante canta una sola parte singolarmente, senza nessun intreccio.

Il concilio di Trento e la controriforma musicale

Nel 500, in risposta alla Riforma luterana di inizio secolo, fu proclamato il Concilio di Trento che iniziò nel 1545 e finì nel 63. Fra le tante cose che furono controriformate fu messa mano anche alla musica. In particolare, fino a quel punto lo stile musicale che si era maggiormente diffuso fu la polifonia, ovvero più cantanti che cantano contemporaneamente.

In particolare, questo tipo di canto si caratterizzava per uno stile molto contrappuntistico, letteralmente nota contro nota, in cui le voci dei cantanti si intrecciano continuamente creando risultati anche molto difficili da comprendere (è da ricordare che questi canti sono tutti in latino). Si sentiva quindi la necessità di ridurre la difficoltà della polifonia e del contrappunto, di renderli più facili da comprendere e più leggibili.

Colui che operò in questo senso fu Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-94). Lui operò a Roma, anche se fu chiamato anche in altre città italiane e anche all’estero. Collaborò con le quattro cappelle più importanti di Roma, quella papale della Sistina, Cappella Giulia (lavorò principalmente qui), Cappella di Santa Maria Maggiore e Cappella di San Giovanni in Laterano.

Se all’inizio la controriforma voleva eliminare definitivamente la polifonia, la leggenda narra che dopo che fu ascoltata la “Missa Papae Marcelli” fu deciso di attuare un cambiamento non del tutto radicale, come fu fatto appunto da Palestrina, che scrisse più di cento messe sacre che venivano appunto cantate e musicate nelle varie cappelle.

Musica sacra e profana

Nell’ambito della musica sacra (denominazione che viene data durante il 600, quando Palestrina era già morto) all’ordinarium missae si oppone il proprium, anche lui composto da varie parti. Paradossalmente, Palestrina è il musicista più importante del 600 riguardo alla musica sacra, anche se già morto. È proprio in questo periodo che si attua la distinzione tra musica sacra e musica profana.

I cantori del papa e i falsettisti

Come detto in precedenza, il papa, quando si muoveva, portava sempre dietro i suoi cantori. Essi in generale erano sempre uomini adulti molto virtuosi, si aggiungevano anche cantati detti falsettisti che facevano le parti sopranili (da donna). Successivamente furono utilizzati anche bambini per fare queste parti, ma sicuramente i più famosi saranno i castrati che furono utilizzati poco dopo.

Il madrigale e la sua importanza

In questo periodo la forma polifonica più famosa (oltre a quella della messa) è il madrigale. Questo si basa su testi poetici, esisteva anche la forma letteraria ovvero madrigale letterario che però non c’entra nulla con quella musicale. Il madrigale è formato da più voci che attuano molto contrappunto, di solito sono 4 o 5 voci.

Le poesie intonate come madrigali si ispirano a quelle petrarchesche, anche perché proprio in quel periodo Pietro Bembo riconobbe la poesia petrarchesca come base della poesia rinascimentale. Nel madrigale vengono analizzati versi per versi in modo da riuscire a dare il giusto peso alla parola. Infatti, una delle caratteristiche, che poi sarà definita appunto madrigalismo, del madrigale è proprio quella di dare importanza alla parola, di mostrare e creare nel pubblico sensazioni ed emozioni.

Un esempio molto semplice: se la parola da cantare è “sospiro” allora le voci dividono la parola in due parti e lasciano una pausa al centro, in modo di dare la sensazione del sospiro. I madrigali, che erano delle poesie abbastanza corte, come dei sonetti, erano talvolta utilizzate in feste quali matrimoni, feste di corte ecc. ecc. o anche in intermezzi di spettacoli teatrali.

Però la maggior parte dei madrigali furono proposti durante feste più chiuse, in luoghi più riservati, anche perché era molto complesso da cantare. Uno dei primi artisti che propone madrigali è Verdelot, ma anche lo stesso Palestrina fece dei madrigali. Un esempio di madrigale è “Oh dolce nocte”: fu intonato dal coro della mandragola di Machiavelli, scritto da lui e musicato da Philip Verdelot.

Arcadelt e il madrigale

Uno dei musicisti di madrigali più importanti è Arcadelt, che musicò “Il bianco e dolce cigno”, opera che ebbe grandissimo successo e che fu ristampata tantissime volte. Il testo è formato da settenari ed endecasillabi, con libera alternanza. Il contrappunto è accordale, quindi stessa sillaba (monoritmico). Il madrigale in generale si poteva eseguire anche solo strumentalmente. Poteva essere monodico con una persona accompagnata da strumenti e l’accompagnamento di strumenti si chiama basso continuo. Anche altri testi potevano essere madrigali.

Questi testi sono degli anni 20 del 500. Mentre tra il 500 e 600 ci sarà Monteverdi che scriverà 6 libri con madrigali, sarà oltretutto uno degli ultimi che scriverà questo tipo di musica. Lo scopo di Monteverdi è di rendere iperespressiva la parola: la chiama seconda pratica. Questo tipo di madrigale fu già avviato da Willaert che cercò di dare attraverso il contrappunto molto peso alla parola.

Monteverdi e la seconda pratica

Monteverdi quarto libro (1603) “Ohimè se tanto amate”, è uno dei suoi madrigali più famosi. In generale i temi del madrigale sono temi realistici, quotidiani, di amore, di virtù.

Forma pastorale e intermezzi musicali

Nel teatro esisteva una forma teatrale chiamata forma pastorale dove, molto spesso, venivano proposti degli intermedi musicali. Uniscono il reale con il fantastico, infatti la forma pastorale guardava a temi idilliaci, fantasiosi, mentre il madrigale come detto guarda di più alla realtà.

Nel 500 la corte più importante era quella medicea e quindi venivano rappresentati degli intermedi spettacolari. Tra gli intermedi più famosi e importanti sono da ricordare quelli de “La pellegrina” (ascolto del Primo pezzo del primo intermedio), che fu una commedia messa in scena proprio durante i grandiosi festeggiamenti organizzati per le nozze del 1589 di Ferdinando de Medici con Cristina di Lorena.

Coinvolgeva tutti, anche la camerata fiorentina, detta Camerata dei Bardi, che era una accademia di studiosi molto importante e rinomata che portò appunto vari madrigali proposti durante gli intermedi. Il capo fila di questa camerata fu Giovanni Bardi: si ritrovavano nel suo palazzo personaggi come Vincenzo Galilei (padre di Galileo), Rinuccini e altri, figure di spicco della Firenze di quel tempo.

Gli intermezzi della pellegrina erano grandi e potevano essere 4 (se la commedia come la pellegrina aveva 5 atti, o addirittura 6). I temi erano mitologici. Quindi grande legame tra intermedio, melodramma (che nasce nel 600) e forma pastorale. Il madrigale andrà piano piano svanendo, scomparendo intorno agli anni 20 nel 600. Una caratteristica da tenere a mente riguardo al madrigale è il cromatismo, ovvero quando all’interno del madrigale si alternano parti più veloci a parti più lente, non a caso quando si parla di cromatismo si intende anche l’alternanza di diesis e bemolle.

Marino e il madrigale

È da ricordare anche un autore importante che scrisse molti madrigali: Marino. In particolare, questo autore è importante per i tantissimi madrigali scritti, che hanno come tema centrale la donna, ma scrisse anche un poema antieroico intitolato l’Adone, che è lunghissimo e tratta molti temi mitologici, di conseguenza sarà preso come esempio dagli artisti successivi per scrivere le loro opere, infatti il melodramma stesso, che come sappiamo nasce successivamente, si basa sui temi mitologici antichi.

Il cambiamento nel 600 e il barocco

Nel 600 ci sarà un grande cambiamento che coinvolgerà profondamente la musica e che porterà alla trasformazione della stessa. Il contesto storico è molto evidente: siamo nel periodo del barocco, prima con una definizione spregevole e negativa, assumendo un significato di esagerato, pieghettato, irregolare. Successivamente il termine barocco sarà rivalutato, si parla del XIX secolo, in cui appunto viene identificato un periodo in cui avvengono dei cambiamenti, dove ci si allontana dal rinascimento per cercare qualcosa di diverso.

Ed è proprio questo il percorso che attua la musica. Infatti, ciò che si propongono i musicisti come Monteverdi, è quello di eliminare la polifonia per passare alla monodia, quindi canto monodico, in cui è presente solo una voce. Ciò viene fatto per dare più importanza alla parola, ma non per questo la parola prende il sopravvento sulla musica, ma entrambe vengono sottoposte alla retorica degli affetti: quindi, l’obiettivo primario, tutto ciò che la musica proporrà da ora in poi ruota intorno all’obiettivo di creare, rappresentare, sensazioni ed emozioni per il pubblico, verso il pubblico: appunto gli affetti.

La Camerata dei Bardi e la monodia

Questa vera e propria rivoluzione parte proprio da Firenze, in particolare dalla Camerata dei Bardi, che riteneva inconcepibile che la musica polifonica avesse la possibilità oscurare la parola, non riuscendo a creare un legame con il pubblico, ad invaderlo di affetti. La camerata propose un’operazione in tre fasi per superare la polifonia, queste tre fasi si legano sempre ad avvenimenti importanti come matrimoni e festività, in cui si poteva portare le nuove ideologie e proporle al pubblico.

Questo pensiero fu portato avanti anche da Monteverdi, che, come già detto, parlava di “seconda prattica”. Quindi pian piano la monodia prende il sopravvento sulla polifonia: una delle caratteristiche principali della monodia, quindi canto solistico, è, all’inizio del 600, l’utilizzo di testi molto brevi. Talvolta vengono assimilati alle “arie” introdotte da Caccini, per il fatto che hanno delle caratteristiche in comune, come l’esaltazione dei sentimenti, altre volte vengono denominate scherzi: lo scherzo era una monodia molto breve che trattava di temi scherzosi.

Sigismondo d’India è un esempio di compositore di scherzi e arie. La monodia richiedeva dei grandi personaggi che potessero interpretare nel modo giusto i testi da cantare, esempi di famosi cantanti sono: Vittoria Archilei, Adriana Basile. Passeranno ancora alcuni anni prima che il canto monodico entri in modo preponderante all’interno della musica.

Nascita del melodramma

Nel 600 nasce il melodramma: il primo melodramma della storia si chiama l’Euridice di Jacopo Peri fatto a Palazzo Pitti il 6 ottobre del 1600 in occasione delle nozze tra Enrico IV e Maria de' Medici.

Il melodramma è il tentativo di riportare la tragedia antica, infatti melodramma vuol dire dramma cantato, cosa che veniva proposta proprio nell’antichità. Nasce anche come rivolta verso la musica precedente. Questo perché nella polifonia la parola non è chiara, infatti uno degli obiettivi è proprio quello di rendere più chiara e capibile la parola, in modo che arrivi al pubblico.

Lo stile che maggiormente viene utilizzato durante i melodrammi è il recitar cantando: quindi il cosiddetto recitativo che si alterna continuamente alle arie già utilizzate dal Caccini. Le arie erano dei brevi pezzi cantati dove venivano rappresentati gli affetti, i sentimenti, tant’è che il tempo è come se si fermasse. Questa è la differenza principale con il recitativo, che invece permette l’avanzamento della storia.

L’Euridice e la sua importanza

L’Euridice: racconta un rito nuziale ed è un mito musicale molto conosciuto. Orfeo era un cantore profondo e perfetto tanto da far piangere gli animali. Dramma fatto per esaltare la virtù della musica. C’è un precedente importante, pre melodramma all’interno della Camerata de Bardi: la Dafne, il testo è sempre di Rinuccini e la musica è di Peri come lo sono nell’Euridice. Il problema è che non abbiamo le note ma solo i versi, quindi non può essere ritenuto il primo melodramma, perché appunto non è completo.

Dell’Euridice invece viene cambiato il finale utilizzandone uno a lieto fine (in realtà nel mito finisce male) quindi Euridice riesce a tornare nel regno dei vivi (Mito interno: Orfeo è un abilissimo suonatore di cetra e si innamora della ninfa Euridice e la sposa. Un giorno la donna, mentre era su un prato a raccogliere fiori, viene morsa da un serpente e muore. Orfeo dapprima si dispera e poi raggiunge gli Inferi dove tenta di commuovere la regina degli Inferi, Proserpina, perché gli renda la sua sposa. Suona con la cetra e commuove anche le anime dei morti. Commuove anche Proserpina che gli concede di ricondurre nel mondo dei vivi Euridice ad una sola condizione: che egli non si volti a vedere la donna finché non saranno nel regno dei vivi, altrimenti la perderà. Orfeo promette, ma poi non resiste e volge gli occhi indietro alla sua sposa, e Proserpina la richiama negli inferi, e Orfeo l'ha persa per sempre.). il lieto fine serviva come buon auspicio per il matrimonio.

Comincia un prologo ed entra in scena “la tragedia” come se fosse un personaggio (infatti i Fiorentini volevano far resuscitare la tragedia antica, quindi cantata). Comincia con “la tragedia” che parla di sé stessa: l’obiettivo è quello di destare affetti, ovvero rendere felici. Non ebbe un grande successo ma fu stampata perché volevano farne un monumento che tutti avrebbero dovuto invidiare, infatti era un grande malloppo. Le musiche sono anche in piccola parte di Caccini (il quale volle anticipare Peri nello stampare una sua Euridice che però non ascoltò nessuno, quindi è ritenuta quella di Peri il primo vero melodramma).

Caccini e Peri

Quello che Peri stesso scrive nell’introduzione è che voleva usare uno stile di canto che usavano i greci: ovvero recitare cantando il cosiddetto recitativo. Nella stessa introduzione aggiunge molto cavallerescamente che aveva collaborato all’Euridice anche in piccola parte Caccini. Quindi questa disputa tra Caccini e Peri ci fa anche capire quanto era ritenuta importante l’Euridice, perché è il primo melodramma autonomo, che quindi non veniva proposto durante gli intermezzi di commedie.

La tragedia nell’Euridice

La tragedia nell’Euridice che è personificata da un soprano ha due pentagrammi, uno con il testo e uno per il basso continuo e quindi per lo strumento: il basso continuo non è altro che lo strumento, che veniva utilizzato per accompagnare la voce del cantante mentre intonava una canzone.

È possibile osservare che il pentagramma per il musicista dell’opera originale non ha gli accordi completi scritti ma ci sono dei suggerimenti in numero scritti sopra le note per capire quando aggiungerne altre. In generale nel periodo dei madrigali polifonici si scrivevano dei libri per ogni singolo cantante, con tutto ciò che c’era da sapere, lui però non vedeva quello degli altri. Successivamente con il passaggio alla monodia verranno uniti questi spartiti e molto spesso semplificati, in modo da lasciare spazio a delle improvvisazioni da parte dei musicisti, costringendoli però ad avere tutti gli stessi accordi.

Il basso continuo e gli strumenti

Nel basso continuo ci sono vari strumenti: quelli con soni gravi e quelli con suoni alti. Il basso continuo sparisce intorno alla rivoluzione francese. Dopo l’Euridice a Firenze non vengono più fatti melodrammi. Vengono ripresi a Mantova con i Gonzaga.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliopek di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Moppi Gregorio.
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