Filosofia di Niccolò Cusano
Il neoplatonismo
Il neoplatonismo è il punto di partenza per Umanesimo e Rinascimento e fu fondato da Plotino. Quest’ultimo riprende il platonismo ma, se Platone aveva costruito il mondo delle idee dove tutte queste erano unificate nell’idea di “bene” (in quanto ogni idea partecipa del bene poiché è il bene nella sua sfera, ad esempio l’idea del cavallo è il cavallo nella sua perfezione), Plotino afferma che tale unità è imperfetta perché è l’unità delle molteplicità. In pratica, sosteneva la presenza di un Uno, quindi di un’altra entità che sarebbe un’unità non di molteplicità.
Il neoplatonismo ruota attorno al concetto di Uno che si trova al vertice della realtà e può essere colto solo tramite uno slancio mistico. Raggiungere l’Uno vuol dire diventare una cosa sola con lui, senza poterlo raccontare o descrivere perché altrimenti cadremmo nella molteplicità (perché individueremmo due entità: l’Uno e noi). Plotino, in tal modo, approda al misticismo.
Niccolò Cusano
Cusano è considerato il maggiore filosofo del ‘400. Studia i filosofi classici ed ellenistici parte dal pensiero di Plotino ma lo amplia volgendosi all’Umanesimo. Nel 1453 finisce l’impero romano d’Occidente per mano dei Turchi e l’Islam avanza minaccioso, per cui la Chiesa risponde con le Crociate ma Cusano è contrario a questa decisione perché sostiene che Dio sia unico e quindi che possa essere venerato con riti diversi. Possiamo considerare Cusano come uno spartiacque tra la filosofia medievale (improntata sulla metafisica e la teologia) e quella moderna (basata sulla conoscenza, l’empirismo e il razionalismo).
Niccolò vuole risolvere il problema metafisico con una filosofia improntata sul metodo aristotelico, ovvero basato sul sillogismo (con termini intermedi si raggiunge una conclusione). Cusano sostiene che “conoscere è misurare”, cioè la conoscenza rapporta ciò che è ignoto con ciò che non lo è. Ad esempio, una volta conosciuta la lunghezza del metro, la rapportiamo a ciò che non conosciamo per conoscerne la lunghezza. Tale procedimento è l’essenza del sillogismo (l’essenza del conoscere è compiere vari passi concatenati). Si conosce mediante le proporzioni, che sono numeriche (riferimento pitagorico).
Se la conoscenza è misurare allora tutto può essere misurabile per Cusano (tutto ha in sé un elemento quantitativo). Cusano intuisce che tutta la conoscenza implica trovare unità di misura a cui riferire ciò che si vuole conoscere. Se conoscere è misurare, però, l’infinito non è conoscibile (perché non è misurabile), infinito è Dio, perché è il massimo, è il superlativo assoluto.
Cusano dice che l’uomo ha ragione ed intelletto: la prima funziona sul principio di identità aristotelico (A=A) mentre il secondo è intuitivo ed arriva alla sfera divina (A non è B). L’intelletto tende all’infinito, dove coincidono gli opposti (A=B). Cusano spiega, quindi, la coincidenza degli opposti con la matematica: espandendo le figure geometriche all’infinito il massimamente grande e il massimamente piccolo coincidono. Ad esempio, se si ingrandisce una circonferenza all’infinito avrà un diametro infinito che andrà a coincidere con una retta, nonostante il fatto che la retta sia opposta alla circonferenza. Ancora, il centro e la circonferenza sono opposti ma nell’infinitamente piccolo, coincidono.
Dio è infinito quindi racchiude l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, non esclude nulla, è coincidenza degli opposti. Visto che il piccolo è l’umano, la terra, Dio è ovunque; questa riflessione gli valse l’accusa di panteismo. Per uscirsene, Cusano adotta il concetto della “docta ignorantia”: siamo ignoranti rispetto a Dio perché non lo conosciamo, ma ne abbiamo un’intuizione, sappiamo che è assoluto (quindi sia ignoranti che sapienti).
Il filosofo elabora la Teologia Copulativa, dove la copula è l’unione proprio perché Dio è sia Grande che Piccolo. Per Teologia negativa, invece, si intende l’idea di un Dio ineffabile, un Uno (se parlo di lui lo faccio diventare due): se dico che l’Uno è perfetto ed onnisciente, aggiungo la perfezione all’Uno e quindi lo faccio diventare due. Questo tipo di teologia è propria di Plotino, per cui si raggiunge Dio con l’estasi e possiamo dire cosa Dio non è. La Teologia Copulativa si può negare e affermare, predicando il massimo e il minimo. Ogni cosa ha una sua identità, una sua unità, è il Massimo di sé, ma il massimo non è conoscibile perché è un superlativo assoluto, inoltre se ogni cosa è il Massimo allora contiene Dio, è divina. Se ogni cosa è divina, allora non la si può conoscere appieno. La conoscenza umana è concatenare le cose, paragonarle tra loro non potendo conoscere Dio, non possiamo conoscere le cose.
Umanesimo italiano
Dalla filosofia greca abbiamo adottato il logos, ovvero l’unione tra le razionalità innata della natura e quella dell’uomo. Inoltre, dal pensiero greco viene l’idea che la mente sia capace di capire la realtà (essendo razionale). Per i filosofi greci, l’ideale supremo era conoscitivo; Socrate diceva “conosci te stesso” e Platone spronava l’uomo alla contemplazione delle idee.
Roma, invece, ha lasciato alla modernità il diritto, il modo di concordare i rapporti con i vari popoli; si pensi al Corpus Juirs civilis, promosso da Giustiniano (482–565).
Il cristianesimo, poi, introdusse il concetto di “charitas”, il prodigarsi per gli altri. Il cristianesimo pone il problema della salvezza, raggiungibile con il buon agire.
Eugenio Garin nel suo “L’umanesimo Italiano” afferma che sia stato lo spirito francescano a dare l’impulso all’umanesimo. Si tratta di una spiritualità che vede Dio vicino all’uomo e l’uomo in contatto con la Natura (che è animata da Dio). Inoltre, col pensiero francescano, si inserisce l’idea di volontà (concetto estraneo al mondo greco).
L’umanesimo classico nasce in Terenzio, commediografo romano a cui risale la massima “sono uomo e ciò che è umano mi appartiene”. Due filosofi hanno interpretato l’Umanesimo: Oskar Kristeller ed Eugenio Garin.
L’umanesimo storico inizia verso la fine del ‘300 e dura tutto il ‘400. Nel 1450 finisce l’Umanesimo civile (impegnato nella vita civile fiorentina) ed inizia quello di Corte (a cui appartiene Pico della Mirandola) legato alla famiglia Medici e impregnato di neoplatonismo. Tale cambiamento è dettato anche dal trasferimento di dotti greci da Costantinopoli in Italia, quando la capitale bizantina cade sotto i turchi nel 1453. Alla fine del ‘400 inizia il Rinascimento, che è la ripresa di tutta la civiltà (punto di maggiore civiltà per l’uomo è quella greco-latina); per questo si distacca dall’Umanesimo, che invece è la ripresa della civiltà classica basata sulle humanae litterae (opere della letteratura latina; il Medioevo si era invece concentrato sulle Sacrae Litterae). Il Rinascimento investe ogni aspetto dell’arte e della cultura.
Kristeller estende l’Umanesimo dal 1280 al 1600, e lo considera un fatto circoscritto, ovvero la ricerca di testi antichi da parte dei letterati. Gli umanisti erano filologi.
Garin critica questa visione dell’Umanesimo, in quanto definirlo come l’amore per i libri antichi farebbe andare l’inizio del movimento ancora prima del 1280. L’umanesimo è visto come un atteggiamento diverso con cui l’uomo legge i classici; nel Medioevo i classici latini erano ben diffusi, quindi si può considerare l’Umanesimo come la coltivazione degli studia humanitas, quali la retorica, la poesia, la storia e la filosofia, come la formazione di una coscienza umana aperta ad ogni direzione, con consapevolezza storico-critica della tradizione culturale. Gli umanisti erano filosofi nella filologia, in quanto volevano ripristinare i testi classici nelle loro redazioni originarie.
Machiavelli scrive “confrontandomi con l’altro costruisco la mia identità”; il dialogo è importante e Machiavelli dialoga con Livio, Virgilio, Cicerone e questo è un merito dell’umanesimo, che ha dato la prospettiva storica che si era appiattita durante il Medioevo (no senso della profondità, diversamente da quanto accadrà nel Rinascimento, con la prospettiva).
Firenze è il fulcro dell’umanesimo, è stata una seconda Atene o Roma. Garin sottolinea come gli umanisti, oltre a Livio, Virgilio, studiassero anche Dante, Petrarca, S. Agostino (i “nuovi classici”). Nella formazione umanista rientra una serie di classici cristiani e latini. L’umanesimo, continua Garin, non nasce dal contenuto dei libri classici ma dal modo con cui gli studiosi del tempo li leggevano (ponendosi interlocutori dei grandi del passato). Visto che la lettura dei classici non è fatta per erudizione ma per la formazione della consapevolezza dell’uomo come cittadino, si ha un Umanesimo Civile.
Umanesimo Civile
L’umanesimo civile è la prima fase dell’Umanesimo e uno dei suoi maggiori studiosi è Christian Bac. Questo tipo di umanesimo è caratterizzato da quattro elementi: vita attiva, (il cui padre è considerato Dante), socialitas (convivenza civile), libertas (libertà della polis ateniese e della Roma repubblicana) e dignità dell’uomo (centralità dell’uomo nell’Universo). Il pensiero umano è legato al rapporto con gli altri, alla famiglia e alla patria.
Alfonso D’Aragona indusse una gara per premiare chi avesse scritto il miglior testo sulla dignità ed eccellenza dell’uomo. G. Manetti partecipa parlando dell’uomo che è grande per le sue realizzazioni; Manetti porta al passaggio col secondo Umanesimo, seguendo la massima “agire e capire”.
1439: concilio di Firenze 1453: in Italia arrivano i dotti bizantini → opere greche in lingua.
Marsilio Ficino e Pico della Mirandola
- Marsilio Ficino sposa il neoplatonismo, per cui il mondo è uno e la verità è una e quindi auspica una filosofia di tolleranza. Questi produce la Theologia Platonica, dove Platone è visto quale precursore della teologia cristiana, e considera l’uomo come un microcosmo che rispecchia l’Universo. Il movimento degli astri si riproduce nella realtà dell’uomo base per l’astrologia. La realtà è una sola con al centro l’uomo.
- Pico della Mirandola muore nel 1494 (anno in cui Carlo VIII entra a Firenze segnando la fine della libertà italiana). Era principe del paesino di Concordia e quindi si faceva chiamare il “principe della concordia”. Era un erudito e seguì le orme di M. Ficino. Cercò in 900 tesi di trovare un punto in comune tra il cristianesimo e le dottrine e filosofie del mondo. A Parigi, pubblicò le tesi con un testo introduttivo “L’orazione della dignità dell’uomo”, considerato il manifesto dell’Umanesimo. Per l’Umanesimo è importante l’idea per cui l’uomo sia un essere in cammino. È al centro dell’Universo e può reagire da tale posizione volgendosi agli istinti bestiali, oppure andare verso l’altro, alimentando la scintilla divina che è in lui. La piena realizzazione di sé non è mai raggiunta, l’uomo è sempre in cammino.
Schema cronologico
- 1400–1439: Umanesimo Civile
- 1439–1453: Umanesimo di Corte
- 1433–1499: M. Ficino
- 1463–1496: Pico della Mirandola
Conclusione
Neoplatonismo: Platone aveva detto che l’idea del bene fosse, la perfezione, superiore alle altre idee unificandole. Plotino dice che l’Uno è unificazione, è unità (come per Pitagora, per cui l’uno è l’archè). Il Cristianesimo tende alla creazione staccandosi dall’emanatismo (ovvero, tutte le cose sono legate, sono manifestazione dell’Uno). Unità della realtà è l’unità della filosofia con le religioni, si apre alla tolleranza.
Dal neoplatonismo derivano:
- L’astrologia, visto che si individua una corrispondenza tra il mondo degli astri e quello umano (quindi macrocosmo e microcosmo).
- La magia e l’alchimia: i regni della natura dalla relazione di simpatie e antipatie, sono più o meno affini e possono influenzarsi a vicenda. Alcuni alchimisti cercavano la pietra filosofale (capace di trasformare tutto in oro). Con Galileo, poi, la natura diventerà quantificabile, riducibile a numero base per la costruzione della scienza rinascimentale.
M. Ficino introduce Plotino nella cultura occidentale. È figlio del medico della famiglia di Cosimo dei Medici e traduce prima Platone dal greco al latino e poi Plotino. A partire dalla traduzione, elabora una sua filosofia, influenzato anche dal Corpus Ermeticum (testi scritti nella Grecia arcaica, secondo il mito, dalla rivelazione di Mercurio Trismegisto) e dai testi su Zoroastro. Ficino scrive quindi la “Theologia Platonica” dove afferma che il logos abbia parlato prima ai filosofi greci per poi rivelarsi pienamente in Cristo.
Sviluppa:
- La pia philosophia, ovvero la filosofia non è solo umana ma anche religione, è pia (nel senso di pietas latina, attaccamento agli dei)
- La docta religio: religione dotta, riflessione dell’intelletto umano.
Secondo il filosofo Dio è l’Uno di Plotino, è trascendente ed immanente, è presente in tutti i numeri ma non è uguale a loro. I numeri sono multipli dell’Uno. In Cristo c’è il culmine dell’incontro tra spirito e materia, ma non l’Unicità dell’evento. C’è solo un principio, un solo Uno; esso ha una relazione con se stesso e quindi si duplica portando al due e seguendo lo stesso processo si arriva al tre, ecc, fino all’infinito. Dall’Uno si passa alle infinite cose.
Ficino afferma cinque sfere della realtà, con al centro l’anima umana. Quest’ultima è la copula del mondo, l’unione di materia e spirito. Con la dottrina dell’amore platonico, suggerisce che attraverso l’amore delle cose materiali l’uomo possa rintracciare la scintilla dell’Uno da cui sono generate. L’uomo si innamora se coglie l’elemento divino presente nelle cose. La dottrina della bellezza, invece, sostiene che un corpo sia bello nell’insieme, non che le singole membra siano belle. Il bello nasce dall’armonia che non è qualcosa di materiale. Chi si innamora va oltre la materia e vede in un elemento corporeo qualcosa di altro, di unificante.
Le cose sono poste in corrispondenza, quindi si può operare su di esse anche a distanza (magia). Pico della Mirandola trascorre un anno a Padova, dove incontra G. Savonarola, che consiglierà come predicatore a Lorenzo il Magnifico. Tocca Firenze, Roma, Parigi. Mira ad un’unità filosofica e religiosa per l’umanità, per cui redige le 900 tesi da discutere coi pensatori del mondo. Queste tesi sono unite dal “cabala” (parola ebraica), sono scritte con ampie digressioni cosmologiche e illustrano come ogni parte del creato risponda ad una tacita armonia disegnata da Dio. Papa Innocenzo VII nel 1486 sottopose questa raccolta ad una commissione, la quale vi trovò 13 eresie (come l’idea del peccato mortale che, essendo un evento del tempo, non possa dare luogo ad una pena eterna; inoltre sembrava avvicinarsi troppo a Maometto).
Pico scrive “Apologia” per difendersi dalle accuse di eresia, ma sostenendo l’importanza del cabala, della magia come prova della grandezza di Dio, ottiene un mandato di cattura da papa Innocenzo. Allora, fugge in Francia ma Ficino gli scrive per invitarlo a Firenze, sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico. Quando Lorenzo muore, Pico spera di unirsi a Savonarola ma muore (seguito dallo stesso predicatore, che verrà giustiziato al rogo).
Pico con le 900 tesi voleva ricreare in grande scala ciò che Platone aveva fatto in Accademia e Aristotele al Liceo: una filosofia basata sul dialogo. Auspicava una conciliazione dei dotti, non delle dottrine. Scambiandosi argomentazioni, e conoscenze, avveniva uno scambio di logos: da questa disputa ciò che sarebbe risultato più valido sarebbe stato accettato per far crescere l’uomo, la collettività. Pico si definisce un “debole soldato” che entra in tali argomentazioni: nella discussione egli entra da soldato e può uscirne sconfitto (ciò che dice viene superato da un migliore ragionamento) ma irrobustito perché arricchito di altre argomentazioni. Pico della Mirandola, in pratica, si batteva contro la ristrettezza mentale e culturale, percepiva concluso il Medioevo e il bisogno di affrontare i problemi di ogni tipo.
Secondo il pensatore, Dio avrebbe creato l’uomo per ultimo permettendogli di assumere la posizione desiderata da lui: egli è superiore perfino all’angelo, perché l’angelo ha un destino determinato mentre l’uomo no, può sceglierselo homo faber fortunae suae (l’uomo è artefice del suo destino). L’uomo ha la dignità della libertà e ha in sé tanto i germi angelici quanto quelli bestiali; è l’uomo che decide la propria natura, stando nel mezzo (in questo sì differenzia da Ficino che vedeva l’uomo al centro del mondo come microcosmo che rifletteva il macrocosmo; Pico la riteneva una visione che soffoca l’uomo, rinchiudendolo).
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