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Riassunto esame di storia dell'arte antica

Appunti di storia dell'arte antica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Giansiracusa dell’università degli Studi di Catania - Unict, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in Beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia dell'arte antica docente Prof. P. Giansiracusa

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ESTRATTO DOCUMENTO

In Sicilia avevamo due vie consolari

che partivano da Roma e passavano

da Messina, una arrivava fino ad

Eloro, tutt’oggi se ne vedono ancora

dei tratti, uno di questi è la strada

principale di Taormina,

corrispondente a Corso Umberto, la

seconda via raggiungeva Palermo.

Lungo questi corsi stradali c’erano

delle stazio, cioè punti in cui il

viaggiatore si poteva fermare. I

viaggiatori potevano viaggiare o con i propri cavalli e carri o con i cavalli prestati a noleggio. Nelle

stazio, se l’animale si era stancato troppo, potevano sostituirlo con un altro. Erano animali per

viaggiare. Se il viaggiatore stesso voleva riposarsi, nelle stazio vi erano luoghi per dormire e anche

per mangiare. Le stazio poi sono diventate nel tempo i cosiddetti caravanserragli (o fondaci) poiché

col tempo si sono arricchiti di strutture come posti dove dormire, luoghi per mangiare, stalle per gli

animali.

Oggi nella periferia di Catania si trovano ancora i resti dell’antico fondaco della Zia Lisa. Era un

antico fondaco probabilmente di una donna di nome Lisa. Lì sorgeva una stazio. Oggi per andare da

Catania a Messina è sufficiente un caffè per rigenerarsi poiché è minore il tempo che noi

impieghiamo a raggiungere la destinazione con una macchina e su strade moderne. In tempi passati

per raggiungere la stessa meta potevano metterci giorni interi e su strade impervie. Dunque, i

viaggiatori avevano bisogno di dormire e mangiare per rigenerarsi. Lo stesso i cavalli. Inoltre non

era prudente viaggiare di notte quando non c’era la luna piena poiché vi era la possibilità di essere

attaccati da briganti e ladri. I romani erano, quindi, soliti viaggiare di giorno o di notte solo con la

luna piena per guardarsi dai pericoli.

Per arrivare a questo però dobbiamo giungere alla dominazione romana e i romani prenderanno il

possesso del territorio siciliano circa nel 212 a.C. cioè nel III secolo. E’ una data importante perché

segna la morte di Archimede, matematico, ucciso durante la conquista della Sicilia. Quella data

segna anche la fine dell’elemento greco a favore di quello romano. 19

• Tipologie di città greche

Le città greche potevano essere di vario genere. Vi erano città sul mare, pertanto città portuali, ne

sono un esempio Catania, Siracusa o Naxos con il loro porto e le loro basi commerciali. Vi erano

poi città militari che sorgevano solo per accogliere una guarnigione militare, erano come caserme di

soldati. I giovani greci alloggiavano in queste città e qui si allenavano in preparazione delle guerre.

Normalmente le città militari erano delle sub-colonie della colonia principale, città più piccole

nell’entroterra della Sicilia. Sorgono inoltre città a controllo del territorio su rupi alte e governano

le vie di comunicazione o i corsi dei fiumi. Essendo l’acqua di importanza vitale, dovevano avere il

controllo totale dei percorsi fluviali.

• Architettura civile greca

Le case erano piccoli alloggi, spesso una sola stanza (3x3 mq) a piano terra a livello della strada.

Una stanza così era già l’alloggio di un’intera famiglia. Le case greche erano solite avere una

semplice finestra e una porta sulla strada. Fungeva da monolocale polifunzionale, con il luogo dove

dormire, quello dove cenare, conversare ecc.

Questo possiamo saperlo grazie agli scavi condotti a Naxos, dai quali sono emerse antiche case del

periodo greco, e anche dai resti dell’antica Megara Iblea, città che fu distrutta dagli stessi greci per

esse stata accusata di essere filo-punica, e per questo, da loro, mai ricostruita. La polvere e il tempo

hanno coperto ciò che era rimasto, era stata dimenticata. Scavando nell’aperta campagna si possono

in quel luogo ancora ritrovare case antiche polifunzionali. I greci non avevano bisogno di oggetti

particolari ma poche masserizie per la cucina e alcuni indumenti. Oggi noi tendiamo a riempire le

nostre case di oggetti, mobili, apparecchi e tendiamo quindi a cercare sempre più spazio dove

riporre tutto. Per i greci non era così, possedevano più corredo le loro tombe che le loro case che

erano inoltre prive di bagno.

C’erano anche le case grandi e sfarzose ma queste erano riservate a particolari figure importanti ed

erano poche. Queste case possedevano anche bagni o strutture termali ed erano “climatizzate”.

Durante il periodo estivo potevano essere rinfrescate con il sistema a frigidarium. Sotto la casa

correvano canali nei quali passava acqua fredda, questa rendeva fresco il pavimento, quindi tutta la

casa. In inverno quelle tubazioni erano usate in calidarium. Vi veniva fatta passare acqua bollita che

riscaldava. A volte il calidarium era prodotto con vapori caldi, una camera di combustione e una

fornace, l’aria calda prodotta dalla fornace era convogliata in queste tubazioni che arrivavano a

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riscaldare anche le pareti. Si tratta di pochi casi sporadici riservati ai membri aristocratici o ai

familiari dello stesso re. Ovviamente in questo genere di casa mutava anche la pianta, non c’era

solo una stanza e una porta ma un portico grande, magazzini, tante stanze. Una vera Domus greca.

Il mercato, nella città greca, era il luogo in cui i cittadini potevano comprare la merce del luogo. I

mercati si trovavano normalmente sulla via principale. La merce proveniva dalla campagna e dal

porto e messa a disposizione dei cittadini. L’Agora era la pubblica piazza

dove si discuteva e la comunità

si incontrava per ascoltare un

comizio o un’orazione.

Nell'agorà, dunque, si

mantenevano o si creavano

numerose relazioni

interpersonali e vi si prendevano

numerose decisioni. Essendo

il cuore pulsante di ogni attività

era situata nell'αστυ,

la città bassa; la sua funzione

politica venne acquisita quando,

terminata l'epoca micenea che

vedeva un re al comando, le

istituzioni furono spostate

appunto nella città bassa,

mentre precedentemente si

Figura Esempio di città-stato con Acropoli, Agorà e centro abitato trovavano nel palazzo reale

situato sull'acropoli. Nell’agorà

si riunivano in assemblea ed eleggevano i magistrati, cioè gli esecutori del volere collettivo. Ancora oggi noi

andando in piazza durante i comizi elettorali è come se ci trovassimo in una vera e propria agorà greca.

L’Acropoli era destinata al santuario principale della città ed era posta nella parte più alta della città.

Dove si trovava il templi e la statua del dio venerato in quel luogo. L'acropoli è un termine che

originariamente indicava la parte più alta della polis greca. Estendendone il significato, può essere

chiamata "acropoli" la parte più eminente e fortificata di un'antica città. Nella Grecia antica indicava

quella parte della città che veniva costruita per ragioni difensive sulla sommità di un'altura e spesso

cinta da mura. Iniziata a diffondersi nell'età del bronzo, la "parte alta" delle città greche,

come Atene, Argo, Micene e Tirinto, in età micenea era il luogo di residenza del re, ma col tempo

divenne il centro religioso dell'abitato, sede di templi e luoghi di riunione. Essa si contrapponeva

alla zona denominata Asty, la parte periferica in cui viveva il popolo. Al suo interno c'erano case,

botteghe, laboratori di artigiani, luoghi di fusione dei metalli, luoghi in cui veniva lo stoccaggio

delle merci e la conservazione, magazzini e la piazza principale, l'agorà.

• Città-stato e forme politiche

Le città greche erano organizzate come vere e proprie città-stato. I greci non avevano il dominio sui

territori, loro, infatti, preferivano avere il dominio su una sola città e il territorio immediatamente

circostante. Considerando Catania, Siracusa o Taormina, queste per noi oggi sono province ma al

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tempo erano vere e proprie città stato. In età greca, il governatore della città-stato decideva e

governava con il sistema della tirannide. In questo modo aveva il potere di decidere sulla stessa vita

e morte della gente. I romani, invece, erano più democratici poiché avevano istituito il senato che

rappresentava il volere del popolo e l’imperatore, che alla fine decideva, doveva anche tenere conto

del pensiero del senato.

Per capire come era composta e come funzionava una città-stato bisogna leggere “La repubblica”

di Platone. Platone scrive la sua opera in quanto riteneva la repubblica un modello politico

democratico perfetto, pertanto desiderava insegnare questo modello alle città siciliane che erano

governate dai tiranni, i quali non tenevano in minima considerazione il volere del popolo governato.

Per questi suoi pensieri, più di una volta venendo in Sicilia, fu imprigionato e venduto come

schiavo. Platone, dunque, non era gradito poiché proponeva un modello democratico andando

contro il volere dei tiranni che volevano tutto il potere nelle loro mani. Quando città vicine

cominciavano a mostrare vedute differenti dalla politica generale del territorio, quella città veniva

assediata e distrutta. Megara Iblea, come già detto, sorge tra una colonia calcidese che è Catania e

una corinzia, cioè Siracusa. Iblea intratteneva rapporti con i popoli fenici dall’altra parte della

Sicilia. Quando i tiranni si accorgono che si stava facendo influenzare dal loro modello politico la

attaccano e la distruggono.

Si parla, dunque, spesso di pratiche brutali. Un altro esempio sono gli incendi. Si diceva che fossero

appiccati dal popolo che si ribellava ma la maggior parte delle volte erano opera dei governanti (sia

presso i greci che presso i romani) che utilizzavano questo metodo per ricavare spazio urbano, per

rinnovarlo, o per togliere una parte del popolo di torno se creavano problemi di carattere politico,

per debellare malattie e infezioni che insediavano gli spazi urbani che non godevano di certo di

buone condizioni igieniche. I greci credevano che la peste fosse portata da untori, stregonerie,

magie o punizioni divine. Quando sapevano che una città era stata attraversata dalle pestilenze e

questa città si muoveva via mare per lo scambio merci, le altre città chiudevano i porti e non la

facevano attraccare per paura di essere infettati. Parliamo di tempi in cui la morte era all’ordine del

giorno e pochi arrivavano a superare l’infanzia. Chi arrivava in età adulta poteva arrivare a 30 o 40

anni.

• Le attività

Le attività che ruotavano attorno al territorio erano molte. Attività agricole, intensa attività

boschiva, vi erano tanti boschi nell’entroterra e avevano una funzione precisa. Molto importante

nelle città greche era l’arsenale e l’attività portuale. Si producevano le navi in legno per gli scambi

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commerciali, legno proveniente dai boschi dell’entroterra. Ancora oggi ci sono residui di questi

boschi nell’entroterra siciliano con alberi secolari. Alle pendici dell’Etna per esempio vi è il

Castagno dei Cento Cavalli che ha miliardi di anni. La lavorazione del legno era quindi una delle

attività principali. Poi la pesca, la cacciagione e gli allevamenti. Le città-stato erano, dunque,

autosufficienti in quanto avevano tutto il necessario per sopravvivere, ciò che non avevano lo

facevano importare tramite gli scambi commerciali.

• Abbigliamento

Per quanto riguarda l’abbigliamento, per poter scoprire come si vestivano dobbiamo far riferimento

alla pittura vascolare. Uomini e donne indossavano lino d'estate e lana di inverno. I greci antichi

potevano comprare stoffa e vestiti nell'agorà, il mercato, ma era costoso.

La maggior parte delle famiglie confezionavano i propri vestiti che erano semplici tuniche ed i

caldi mantelli fatti di lino o lana; spesso i vestiti erano decorati per rappresentare la città stato

dove loro vivevano. Dai venditori ambulanti compravano dei gioielli come forcine, anelli,

orecchini, ma solo i più ricchi potevano permettersi molti gioielli. Uomini e donne in Atene

antica, e nella maggior parte delle altre città sovrane, usavano profumi ottenuti bollendo fiori

ed erbe, e il primo vero cappello, il petaso a larghe tese fu inventato dai greci antichi ed era

portato solo in viaggio. Un

laccetto teneva collegato il

cappello al mento, così poteva

rimanere alla schiena. Figura Frammento di Pittura vascolare 23

Si usa distinguere i capi di

abbigliamento greci nei due grandi

gruppi delle vesti semplici e quello

delle sopravvesti. La veste per

eccellenza è il peplo, lungo fino al

ginocchio e per lo più di tela. Poteva

essere senza cintura, lasciato aperto ai

lati. Spesso il lato aperto era cucito

dalla vita all'orlo inferiore, fissato con

una cintura sotto al seno, ricadendo

poi liberamente. La morbidezza del

tessuto copriva la cintura dando

l'impressione che i capi fossero due:

blusa e gonna. Spilloni con capocchia

decorata fissavano il peplo.

Un altro indumento era l'himation: un

rettangolo di stoffa di lana usato per

coprire il peplo fuori casa.

Quello maschile, differentemente dal

femminile, era cucito sui fianchi e

ricadeva dalle spalle alle caviglie senza

eccedenze. La clamide, indumento

Figura Abbigliamento

esterno più corto, era una veste tipicamente maschile, un rettangolo di lana, che in genere veniva

drappeggiato intorno alle spalle ed assicurato sotto la gola o sulla spalla destra con una fibula (spilla

di sicurezza). La decorazione greca era intessuta o ricamata nella stoffa.

Comunemente, i vestiti avevano disegni geometrici con sfondi, generalmente di colore giallo,

indaco, violetto, rosso, porpora. Ai piedi calzavano sandali con suole di cuoio rigido e una fascia

che passava tra l'alluce e il secondo dito e una striscia li assicurava alle caviglie. Calzature assai

note erano il sandálion (ciabatta con infradito), la crepís (una sorta di mezza scarpa che copriva solo

le dita, fatta in genere di cuoio), le endromídes (stivali a mezzo polpaccio). I tessuti più utilizzati

erano inoltre il lino (talvolta finissimo) e il bisso per le vesti femminili più ricercate. I colori

dominanti erano il bianco per gli uomini, e tinte più accese (come il giallo croco, il rosso porpora)

per le donne. Molto diffusi erano i ricami, specialmente per le vesti femminili.

• Supporti per la scrittura 24

I Greci non possedevano la carta. Quando perciò adottarono la scrittura fenicia (IX sec. a.C.),

usarono inizialmente come supporto tavolette d’argilla, tavolette di legno coperte di cera, pelli di

animali, foglie, tessuti, cocci di vaso. Solo raramente si faceva ricorso al bronzo o alla pietra

(epigrafi).

In epoca abbastanza antica giunse dall’Egitto il papiro, che rese nettamente più facile l’opera della

scrittura.

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1

Il papiro era ricavato dall’omonima pianta, una specie di canna egiziana che raggiunge l’altezza di

tre o quattro metri. Il fusto (il midollo, da cui veniva tolta la corteccia esterna) era tagliato in strisce,

nel senso della lunghezza, che venivano disposte parallelamente l’una vicina all’altra e inzuppate

d’acqua. Su un primo strato

Figura Processo di lavorazione del papiro

se ne disponeva un altro trasversalmente, poi i due strati erano compressi e lasciati asciugare. I fogli

così ottenuti erano poi incollati a formare un rotolo (κ λινδρος , in latino volumen). Sul rotolo si

scriveva in colonne, la scrittura correva parallelamente al bastoncino sul quale il rotolo era avvolto

ὀ ό

( μφαλ ς ). Al fondo del rotolo si faceva il calcolo delle linee scritte, cioè la sticometria, in base

alla quale si pagava lo scriba. Per lo più si scriveva solo sulla parte interna del rotolo (recto), che era

più protetta e che aveva le fibre del papiro orizzontali. Quando, per risparmiare, si scriveva anche

sulla parte esterna (verso), il rotolo è detto opistografo.

I volumen non erano facili da leggere: bisognava usare entrambe le mani, la destra per tenere il

rotolo, la sinistra per tener ferma la parte iniziale srotolata e per arrotolarla via via che la lettura

procedeva. Arrivati alla fine, bisognava riavvolgerlo nel senso opposto.

Sul papiro, via via prevale l’uso della pergamena. Secondo la tradizione fu Eumene Il re di Pergamo

(197-158 a.C.) a inventarla, in un momento in cui il papiro scarseggiava perché l’Egitto ne vietava

l’esportazione. La pergamena era fatta con pelli di pecora, di capra, di montone, di vitello, messe a

bagno in acqua di calce, rasate dei peli, pulite, essiccate, imbiancate con calce, levigate con pomice,

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tagliate per formare fogli. Solitamente, questi venivano piegati in quattro e davano origine ai

quaternioni che, rilegati insieme, davano il codex. Il codex è il vero antenato del libro moderno.

Solitamente si associa il papiro al volumen, e la pergamena al codex; in realtà, abbiamo anche

qualche caso di codici papiracei e rotoli pergamenacei. Sul papiro e sulla pergamena si scriveva col

calamus, una canna vegetale tagliata ed appuntita con un temperino. L’inchiostro era prodotto con

ingredienti vegetali e si cancellava con una spugna bagnata. Si usavano fuliggine delle lampade,

fondi di vino e nero di seppia, mescolati con sostanze gommose vegetali, diluite con acqua

(nerofumo). La scrittura era originariamente solo maiuscola, senza divisione di parole (scriptio

continua: qualche volta le parole si dividevano con un punto o con il nostro apostrofo); senza

punteggiatura, a parte la παρ γραφος , un segno in margine posto fra due righi per indicare una

pausa all’interno del testo; senza accenti (per parole ambigue si faceva un segno in margine) e

spiriti. La Repubblica di Platone 26

La Repubblica è un'opera filosofica in forma di dialogo,

scritta approssimativamente tra il 390 e il 360 a.C. dal

filosofo greco Platone, la quale ha avuto enorme influenza

nel pensiero occidentale.

Tutto ruota intorno al tema della giustizia, sebbene il

testo contenga anche una moltitudine di altre teorie

platoniche, come il mito della caverna, la dottrina

delle idee, la concezione della filosofia

come dialettica, una versione della teoria

dell'anima differente rispetto a quella già trattata

nel Fedone e il progetto di una città ideale, governata

in base a principi filosofici. Quest'ultima è l'esempio

più celebre di quelle teorie politiche che col passare

dei secoli prenderanno il nome di utopie. Scritta

in forma dialogica, La Repubblica riguarda ciò che

ὶ ὰ ἀ

viene detto φιλοσοφία περ τ νθρώπινα ("filosofia

Figura Ritratto di Platone delle cose umane"), e coinvolge argomenti e discipline

come l'ontologia, la gnoseologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l'economia, l'etica

medica e l'etica in generale.

La Repubblica si presenta come un'opera organica, enciclopedica. L'opera è strutturata in dieci libri

e ha per protagonista Socrate, ma un Socrate che, come molti studiosi hanno ben visto, è

decisamente diverso da quello degli altri dialoghi, e che in più punti va modificandosi. Socrate quì

abbraccia a poco a poco delle tesi che non sono sue, bensì appaiono di natura piuttosto platonica, e

legate soprattutto al momento storico che Platone viveva dopo la guerra del Peloponneso: la presa

della città ad opera di Crizia, il quale instaurò il governo dei Trenta Tiranni, e la condanna a morte

del maestro Socrate. Vediamo quindi il vecchio filosofo esporre teorie che vanno dalla parità dei

sessi, alla condivisione delle proprietà private, alla scomparsa della famiglia, e all'obbligo, per

coloro che fossero destinati a essere i phylakes ("guardiani") a non avere nessun guadagno dal loro

lavoro ed essere mantenuti a spese dei cittadini.

Il titolo originale dell'opera è la parola greca πολιτεία. La Repubblica, che è la traduzione

tradizionale del titolo, è un po' fuorviante, derivata dal latino. Una traduzione più precisa potrebbe

essere La Costituzione.

La Repubblica risale al periodo cosiddetto della vecchiaia di Platone. Il dialogo si svolge

tra Socrate e vari suoi amici, tra cui alcuni familiari di Platone (anche se l'autore non figurerà mai

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nel dialogo, compariranno Glaucone e

Adimanto, suoi fratelli maggiori). Il

dialogo si apre con il racconto di Socrate il

quale, mentre torna in compagnia di

Glaucone dalle celebrazioni per la dea

Bendis, si imbatte lungo la strada in

Polemarco, Adimanto e nei loro amici, i

quali invitano i due a recarsi a casa di

Cefalo e Polemarco per

partecipare ai festeggiamenti previsti per la

serata.

Figura Frammento papiraceo della Repubblica È quindi in casa di Cefalo e Polemarco che

ha luogo la lunga discussione narrata

nella Repubblica. Dal punto di vista del contenuto, nel dialogo si possono individuare due blocchi

connessi tra di loro: i Libri I-V e i Libri VIII-IX sono di carattere etico-politico e trattano il tema

della giustizia, mentre il blocco che va dalla seconda metà del Libro V ai Libri VI-VII tratta di

argomenti più squisitamente filosofici. Il Libro X, infine, che riprende i temi dell'educazione e

dell'arte, e narra il celebre mito di Er, sembrerebbe avere una funzione di appendice.

Tipologie di Templi

L'edificio vero e proprio era per i Greci la casa del Dio, collocata nella cella (naos). Questa ospitava

la statua della divinità, e il sacerdote era l'unico ad averne accesso, mentre il culto si svolgeva su

un altare situato davanti al tempio ed all'interno del recinto sacro (temenos) in cui si situavano il

tempio ed altri edifici ad esso connessi. Il luogo sacro poteva ospitare i "tesori". L'ingresso all'area

sacra poteva essere protetto da propilei. 28

Il tempio greco è sempre orientato est-ovest, con l'ingresso aperto verso est. In questa peculiarità si

differenzia nettamente dai templi romani che sono invece generalmente orientati nord-sud, posti su

di un alto podio cui si accede mediante un'ampia scalinata da sud.

Sulla superficie superiore (stilobate) di

una piattaforma, sopraelevata rispetto al

terreno circostante, per mezzo di pochi

gradini (crepidoma), si elevava la

struttura del tempio, caratterizzata

dalle colonne. La disposizione delle

colonne determina la classificazione dei

tipi di pianta del tempio greco, che ci è

stata tramandata da Vitruvio (De

architectura.):

• Naos : si tratta della cella di forma rettangolare alla quale si accede tramite una porta. Il

tempio a Naos è la tipologia più semplice di tempio. E’ l'ambiente che ospitava

l'immagine della divinità (una statua di solito), i bottini di guerra e simbolicamente era

la casa del dio stesso; per questo era proibito entrarvi, vi accedevano regolarmente soltanto

alcuni tipi di sacerdoti.

• Tempio in Antis : era caratterizzato dalla presenza, sulla facciata, di due colonne tra due ali

di muro, chiamate ànte, che prolungano in avanti le pareti laterali della cella.

Naos/ cella

• Tempio a Figura Tempio in

doppio Antis : si

Antis

tratta del

tempio in Antis precedente con l’aggiunta di due colonne anche sulla parte retrostante

del tempio, sempre tra due ali di muro che prolungano la cella. 29

Figura Tempio a doppio

Antis

• Tempio Periptero : e circondato da un solo giro di colonne lungo tutto il perimetro del

tempio. Si crea così un porticato continuo chiamato peristasi. Figura Tempio

Periptero

• Tempio Pseudoperiptero : si indica una tipologia in cui le colonne perimetrali, quelle che

.

compongono la peristasi sono sostituite da semi-colonne addossate al muro della cella

Figura Tempio

• Tempio Diptero : Consiste in un doppio

colonnato che circonda l'intero perimetro in

modo che ogni colonna della serie interna sia

perfettamente allineata alla corrispondente colonna

della serie esterna. 30

Figura Tempio

Diptero

• Tempio Pseudodiptero : presenta due file di colonnati che circondano tutto il perimetro

del tempio. Si differenzia del tempio diptero in quanto la prima fila di colonne che

circonda la cella è formata da semicolonne addossate alla parete della stessa.

Figura Tempio

Pseudodiptero

• Tempio a Tholos : Se poi la pianta, invece di essere rettangolare, è circolare, il tempio

prende il nome di tholos, per similitudine con la pseudocupola micenea o di periptero

circolare. In tal caso il nàos assume forma cilindrica e la peristàsi si trasforma in un

porticato circolare. Figura Tempio a Tholos 31

• Tempio Monoptero : o a Tholos Periptera, è infine l'unico, insieme a quello a tholos, ad

avere una pianta non rettangolare. Esso ha forma circolare ed è circondato da una sola

circonferenza di colonne (mònos, solo). Caratteristica unica che lo differenzia da tutti gli

altri templi è il fatto che in esso non vi è nàos, e l'ara con la statua del dio è dunque posta al

centro del colonnato. Figura Tempio Monoptero

• Tempio Prostilo : Il tempio pròstilo ha, in genere, la stessa pianta di quello in antis, soltanto

che davanti alle ante e al nàos si ergono quattro o più colonne. Tra le ante e le colonne viene

così a crearsi una specie di porticato. Il numero delle colonne sul fronte anteriore è variabile

in relazione alle dimensioni del tempio il quale si può definire: tetràstilo (tèttares,

quattro); esàstilo (hèx, sei); eptàstilo (hepta, sette); octàstilo (oktò, otto); ennàstilo (ennèa,

nove); decàstilo (dèka, dieci). Figura Tempio Prostilo 32

• Tempio Anfiprostilo : E' il raddoppiamento di quello pròstilo. In esso, infatti, vi sono due

colonnati: uno anteriore, di fronte al prònao, e uno uguale, posto sul retro.

Figura Tempio Anfiprostilo

Tetrastilo

Gli Ordini architettonici

L’ordine architettonico è la più grande novità che i Greci introducono nell’arte del costruire e

risponde a una profonda esigenza concettuale nell’architettura greca: quella di eliminare qualsiasi

forma di casualità nella realizzazione di un edificio. Esso consiste in una serie di regole geometriche

e matematiche che fissano forme e dimensioni delle varie parti che compongono il tempio in modo

che tutti gli elementi dell’edificio siano in rapporto proporzionale fra di loro e con l’insieme. Tre

sono gli ordini architettonici impiegati dai Greci: il DORICO, lo IONICO e il CORINZIO.

Ciascuno di essi presenta caratteristiche formali proprie e ben definite. Ciò che li accomuna è l’uso

di una serie di rapporti proporzionali, di accordi armonici e di regole geometrico - matematiche tali

da renderli il fondamento stesso dell’arte del costruire.

• Ordine dorico :

Caratterizzato da proporzioni massicce e da una rigorosa semplicità di forme, è il più antico e 33

maestoso dei tre. I primi esempi documentati risalgono all’inizio dell’epoca arcaica. Le sue

principali zone di diffusione sono il

Peloponneso, la Magna Grecia e la Sicilia.

Il tempio dorico poggia su un crepidòma in

pietra, un massiccio basamento costituito da

tre o più gradini con la funzione di

sopraelevare l’edificio, separando

simbolicamente la residenza degli dei dal

livello terreno.

La parte superiore del crepidòma prende il

nome di stilòbate e costituisce il piano

orizzontale sul quale poggiano tutte le

colonne del tempio. La colonna si compone

di due elementi distinti: il fusto (composto di

rocchi fissati con un perno centrale di bronzo)

e il capitello. Fusto e capitello sono uniti tra

loro mediante un elemento anulare

di raccordo chiamato collarino. Il

fusto è rastremato verso l’alto.

A circa un terzo della sua altezza

la colonna presenta un leggero

rigonfiamento detto Èntasi che

serve a correggere la percezione

ottica della colonna che

altrimenti vista da lontano

sembrerebbe innaturalmente

sottile.

Il fusto non è lascio, ma scanalato.

Queste scanalature, uguali e Figura Capitello dorico

semicilindriche, sono accostate in

modo da formare spigoli vivi. Tale accorgimento comporta una netta individuazione di fasce di luce

alternate a fasce d’ombra, il che le conferisce un ulteriore senso di compattezza e di solidità. Il

capitello costituisce il coronamento della colonna. È formato da due elementi sovrapposti chiamati

echìno e àbaco. L’echìno ha la forma di un catino circolare dal profilo convesso. L’àbaco invece ha

34

la forma di un parallelepipedo molto basso. L’insieme degli elementi strutturali e decorativi che si

appoggiano sui capitelli prendono il nome generico di trabeazione.

La trabeazione è formata a sua volta da tre elementi sovrapposti chiamati architrave, fregio e

Cornice. L’architrave collega orizzontalmente fra loro le varie colonne del tempio e serve da

appoggio per le travi del tetto. Nell’ordine dorico l’architrave è sormontato per tutta la sua

lunghezza da un fregio che si sviluppa lungo l’intero perimetro del tempio con un ordinato e ritmico

alternarsi di mètope e trìglifi. Le mètope sono delle lastre, originariamente lisce e a partire

dall’epoca classica dipinte o decorate a bassorilievo, con scene tratte dalla mitologia. I trìglifi sono

decorati da quattro profonde scanalature che li percorrono verticalmente.

La cornice, infine, aggetta sul fregio sottostante al fine di proteggerne i bassorilievi dalla pioggia.

La facciata è chiusa dal frontone, entro il quale si distingue la parte triangolare, il timpano. Esso

ospita sculture in altorilievo o a tutto tondo, narranti episodi mitologici.

• Ordine ionico :

Si sviluppa con un ritardo di pochi decenni rispetto al dorico, a partire dalle coste orientali

dell’Asia.

La colonna non si appoggia direttamente sullo

stilobate, ma ha una propria base costituita da

due elementi circolari sovrapposti, una

convessa, sporgente (toro) e una concava,

rientrante (trochilo).

Il fusto è meno rastremato di quello dorico, non

ha entasi e presenta un numero maggiore di

scanalature, che non si succedono più mediante

spigoli vivi, ma sono smussate. Ciò

contribuisce ad accentuare quel senso di grazia

e di leggerezza che è uno dei fattori

caratterizzanti dell’ordine ionico. 35

Nel capitello l’echìno è ornato con decorazioni ovoidali (ovoli) e, fra esso e l’àbaco, quadrato, un

elemento intermedio, il pulvino, si curva lateralmente in due ampie volute sottolineate da listelli.

L’architrave si divide in tre fasce, progressivamente aggettanti, ed è sormontato da un fregio

continuo raffigurante esseri viventi. Figura Capitello

ionico

• Ordine corinzio : Risale al V secolo a. C e raggiunge la sua

massima diffusione in età ellenistica. Sarà

utilizzato molto dagli architetti Romani.

Simile allo ionico, presenta un capitello

caratterizzato dalla presenza di un motivo

decorativo a foglie di acànto.

Dal punto di vista stilistico il dorico è

quello più usato in età arcaica e

classica. Lo Ionico in Sicilia non

apparteneva non prende piede, pertanto

la sua presenza nei templi siciliani è

alquanto rara, si limita al caso del

tempio di Artemide a Siracusa. 36

Non abbiamo templi Corinzi in Sicilia. Come detto l’architettura corinzia caratterizza

principalmente i templi romani. Il Pantheon, ad esempio, è costituito da colonne di granito con

capitelli corinzi, lo stesso vale per altre architetture romane.

Figura Capitello corinzio

I Templi delle Sicilia

I templi dell’età greca in Sicilia sono numerosi e sono tutti in stile dorico, ad eccezione di uno che è

in stile ionico, mentre corinzi non ne abbiamo. I templi greci in Sicilia si trovano in diverse località

sparsi per tutta l’isola: Himera 37

Il tempio della Vittoria è un tempio

greco dell'antica città di Himera, o

Imera, sito nell'area archeologica

di Termini Imerese, comune

italiano della città metropolitana di

Palermo in Sicilia. A Himera nel 480

a.C. si tenne uno scontro di guerra tra

Cartaginesi e Greci. Questi erano

capeggiati dai Tiranni delle città più

importanti di allora, Siracusa e

Agrigento. Dall’altro lato c’erano le

truppe Puniche. Lo scontro avviene nel

limite tra l’aria di influenza greca e

quella di influenza punica. Come

abbiamo detto la parte occidentale della Figura Resti del Tempio della Vittoria di Imera

Sicilia era stata colonizzata dai Fenici,

popolazioni africane, e sulla scia di

queste popolazioni si insediano le famiglie puniche provenienti da Cartagine, l’attuale Tunisi.

C’è in gioco il possesso dell’isola e i Greci vincono la battaglia. Il Tempio di Imera venne

edificato molto probabilmente per commemorare la vittoria conseguita nel 480 a.C. da Gelone

di Siracusa e da Terone di Agrigento, sulle rive del fiume Himera, contro l’esercito dei

Cartaginesi, per questo motivo è chiamato anche Tempio della Vittoria.

Si tratta di un tempio dorico periptero esastilo dedicato ad Atena Nike, cioè alla Vittoria. Oggi di

questo tempio restano un grande basamento e tracce di colonne. Non è un caso isolato infatti

sorsero tanti altri templi simili, innalzati alla Vittoria, nelle patrie dei soldati vincitori della guerra,

come vedremo in seguito. Agrigento

Il tempio della Concordia è un tempio greco dell'antica città di Akragas sito nella Valle dei

Templi di Agrigento. E’ anch’esso un tempio dedicato ad Atena. Il termine concordia oggi è legato

alla Madonna, infatti, alcuni di questi templi classici, in età Bizantina, furono trasformati in chiese.

Il muro della cella veniva aperto e gli intercolunni (dal latino intercolumnium, lo spazio compreso

fra due colonne di un colonnato) venivano murati.

Anche questo dorico periptero esastilo fu dedicato a Santa Maria della Concordia quando fu

trasformato in chiesa. Quando gli archeologi del nostro tempo hanno ripulito l’antico tempio dalle

sovrastrutture della chiesa per riportare la costruzione ai suoi caratteri originari non hanno voluto

che la denominazione si perdesse. Questo tempio, costruito su di un massiccio basamento destinato

38

a superare i dislivelli del terreno roccioso, per lo stato di conservazione è considerato uno degli

edifici sacri d'epoca classica più notevoli del mondo greco (430 a.C.).

Figura Tempio della Concordia di

Agrigento

Il tempio di Hera Lacinia, noto anche come tempio di Giunone, dea della Fertilità, o tempio D, è

un tempio greco dell'antica città di Akragas sito nella Valle dei Templi di Agrigento. Fu edificato

nella seconda metà del V secolo a.C., intorno al 450 a.C. e appartiene come epoca e come stile al

periodo del dorico classico. Sono stati rilevati segni dell'incendio del 406 a.C. dopo il quale è stato

restaurato in età romana, con la sostituzione delle originarie tegole fittili con altre marmoree e con

l'aggiunta del piano inclinato alla fronte orientale.

L'edificio è un tempio dorico periptero esastilo , attualmente si conserva il colonnato settentrionale

con l'epistilio e parte del fregio, mentre i colonnati sugli altri tre lati sono conservati solo

parzialmente e senza architrave. Pochi sono gli elementi rimasti della cella di cui rimane la parte

bassa della muratura che la delimita. 39

Il Tempio di Ercole è un tempio greco dell'antica

città di Akragas sito nella Valle dei

Templi di Agrigento. L'edificio, di

stile dorico arcaico periptero esastilo come i precedenti, si trova sulla collina dei Templi, su uno

sprone roccioso vicino alla Villa Aurea. La cronologia tradizionalmente accettata del tempio, lo

identifica come il più arcaico dei templi agrigentini, risalente agli ultimi anni del VI secolo a.C.

L'edificio subì restauri d'età romana ed in particolare la tripartizione della cella che potrebbe

indicare una dedicazione a varie divinità.

L'edificio, sorge sopra un crepidoma. All'interno della peristasi si trovava una lunga cella munita

di pronao ed epistodomo entrambi in antis, i cui resti sembrano indicare la distruzione dell'edificio a

Figura Tempio di Era Lacina ad Agrigento

causa di un sisma. Nei resti dell'edificio si riconosce la presenza di scalette interne per l'ispezione

del tetto poste dei piloni tra pronao e cella, che diventeranno una presenza tipica nei templi

agrigentini. Le colonne, molto alte, sono munite di capitelli assai espansi, con profonda gola tra

fusto ed echino, tratti questi che denotano, con l'allungamento della cella e l'ampia spaziatura dei

colonnati rispetto alla cella, il relativo arcaismo dell'edificio, separato da almeno un trentennio dagli

altri templi peripteri dorici agrigentini. Sulla fronte orientale sono i resti del grande altare del

tempio. 40

Figura Tempio di Ercole ad Agrigento

Il

Tempio di Zeus, o Giove o Olympeion, è un tempio pseudo diptero, l’unico che abbiamo di questo

stile in Sicilia. Il complesso dell'Olympeion oggi è ridotto ad un campo di rovine a causa delle

distruzioni iniziate già nell'antichità e proseguite fino ad epoca moderna, quando l'edificio venne

usato (ancora nel secolo XVIII) come cava di pietra per la realizzazione dei moli di Porto

Empedocle. L'aspetto complessivo del tempio è nelle grandi linee noto, ma sussistono ancora molte

controversie su particolari importanti della ricostruzione dell'alzato, cui è dedicata un'intera sala del

Museo Nazionale. Negl'intercolunni di questa pseudo - peristasi o nella cella si

suppone fossero appesi dei telamoni (figure di atleti maschi

alti ben 7,65 metri,

che fingono di sorreggere la trabeazione)

che sicuramente non avevano alcuna funzione portante, date

le esili proporzioni delle gambe serrate e dei i piedi uniti

rispetto al massiccio busto e alle possenti braccia ripiegate dietro la testa. Questi erano addossati al

muro della cella, alternati a semicolonne anch’esse addossate al muro della cella (se le figure invece

fossero state femminili si sarebbero chiamate cariatidi). La gigantesca costruzione era interamente

realizzata a piccoli blocchi, comprese le colonne, i capitelli, i telamoni e gli architravi

. 41

Il Tempio dei Dioscuri risale al IV secolo a.c. Il tempio dei Dioscuri è divenuto il simbolo turistico

di Agrigento. Gli agrigentini sono soliti chiamarlo “le tre colonne” anche se ne possiede quattro.

Effettivamente una prima ricostruzione iniziata nel secolo scorso aveva portato ad innalzare tre

colonne mentre la quarta venne rialzata più tardi. Sebbene si tratti di un piccolo tempio, è uno dei

più immortalati da parte dei turisti.

Castore e Polluce erano due gemelli nati dall’unione di Leda, regina di Sparta, con Giove. Castore

era mortale mentre Polluce era immortale. La leggenda vuole che quando Castore morì, Polluce

chiese al padre di renderlo mortale per poter riunirsi al fratello. Zeus lo esaudì e fece in modo che i

due tornassero alla vita alternativamente, un giorno ciascuno.

Furono inoltre posti nella costellazione dei Gemelli dove, quando una stella muore, ne nasce

un’altra.

Figura Tempio dei Dioscuri ad Agrigento 42

Segesta

Il tempio di Segesta è un tempio greco dell'antica città di Segesta, comune italiano della provincia

di Trapani in Sicilia. Il tempio è stato costruito durante l'ultimo trentennio del V secolo a.C. sulla

cima di una collina a ovest della città, fuori dalle sue mura. Si tratta di un grande tempio pseudo-

dorico periptero esastilo. L'attuale stato di conservazione presenta l'intero colonnato

della peristasi completo di tutta la trabeazione.

Negli anni '80 sono state trovate tracce della fondazione della cella, interrate all'interno del tempio,

insieme a tracce di costruzioni precedenti (il che farebbe pensare che il tempio fosse stato costruito

su un luogo sacro ancora più antico). Pertanto l'ipotesi prevalente è che il tempio non sia mai stato

terminato. Tale ipotesi è avvalorata anche dalla mancanza di scanalature delle colonne (che gli vale

la denominazione di pseudo- dorico) e dalla presenza, soprattutto sui blocchi del crepidoma, di

"bugne" cioè di protuberanze destinate e proteggere il blocco durante la messa in opera che

sarebbero state scalpellate via in fase di rifinitura. Fu visitato da Goethe e divenne una delle mete

del Grand Tour e una della cause della riscoperta dell'architettura greca e del dorico che fu alle

radici del neoclassicismo. Selinunte 43

Figura Tempio di Segesta

Selinunte (o Salinos) era una colonia Punica ma la sua architettura è identica a quella greca,

pertanto i templi punici non erano diversi da quelli greci. Selinunte ha solo templi in stile dorico. Il

parco archeologico di Selinunte è oggi considerato il più ampio ed imponente d’Europa. La

topografia della città si presenta piuttosto articolata:

A Sud ospita l'Acropoli caratterizzata dall'incrocio di due strade principali e da numerosi

- templi: A, B, C, D, O;

A Nord ospita l'abitato e due necropoli.

- A Est abbiamo tre templi, E, F, G

- A Ovest vi sono gli insediamenti più antichi di Selinunte: il santuario della Malophòros e la

- necropoli arcaica

Da questi templi provengono diversi fregi e metope attualmente conservati nel Museo Archeologico

Regionale Antonio Salinas di Palermo. 44

Il tempio C è tra i più antichi templi dell’Acropoli, costruito intorno al 580 a.C., si suppone sia

dedicato al dio Apollo. Nel rispetto dello stile dorico, le colonne poggiano direttamente sullo

stilobate e i capitelli sono semplici ed essenziali. Tutti i triglifi e le metope hanno la stessa

ampiezza; Nelle metope (alcune delle quali conservate nel museo archeologico di Palermo) sono

raffigurate in rilievo scene mitologiche e favolistiche.

Figura Tempio C di Selinunte

Il tempio D è, in ordine cronologico, il secondo tempio dell’Acropoli di Selinunte: costruito

intorno al 560 a. C., mantiene in gran parte le stesse caratteristiche del tempio C. Tra il tempio C e il

tempio D si possono però notare il progresso tecnico e le tendenze di modernizzazione seguite dalla

civiltà selinuntina. Come accade per tutti gli altri templi, non si sa bene a chi sia dedicato il tempio

D: alcuni lo attribuiscono a Giove Agoreo, altri ad Afrodite.

I templi A e O. Numerosi studiosi attribuiscono i templi A e O a Castore e Polluce, i due fratelli

figli di Leda e l’uno di Tindaro e l’altro di Giove. Proprio perché dedicati ai due fratelli, il tempio A

e il tempio O erano identici.

Figura Rovine dei Templi A e O di Selinunte

Figura Resti del Tempio D di Selinunte

L’acropoli accoglie anche il tempio B, il più piccolo di Selinunte, dedicato a Empedocle.

Il tempio G 45

E’ il più grande non solo dei templi selinuntini, ma, insieme con l’Olimpico di Agrigento,

l’autentico colosso dell’architettura ellenica. Il tempio doveva essere stato costruito per i grandi

panegirici popolari, che attiravano un’immensa folla. La costruzione del gigantesco monumento

durò per lungo tempo, circa un secolo, tanto che, nello stesso tempio, si poteva notare

un’evoluzione dello stile selinuntino, che ha portato l’opera ad essere l’espressione di un dualismo

architettonico: in parte arcaico e in parte classico. Tale dualismo era maggiormente riscontrabile

nelle colonne e nei capitelli: i colonnati est, nord sud-ovest e del pronaos sono arcaici, il colonnato

ovest e dell’opistodomos, con i suoi capitelli, seguono invece delle forme appartenenti allo stile

classico greco. Il tempio G, a causa della sua immensa grandezza, non fu mai terminato.

Figura Resti del Tempio G di Selinunte

Il tempio F

E’ posto al centro dei templi G ed E della collina est di Selinunte ed è stato costruito intorno al

530 a.C., immediatamente dopo il tempio C. Molti storici attribuiscono il tempio F ad Atena,

figlia prediletta di Zeus e divinità guerriera, saggia e prudente.

Il tempio E

E’ il più recente dei templi di Selinunte, innalzato tra il 465 e il 450 a.C. Finalmente

l’architettura templare

Figura Resti del Tempio F di Selinunte 46

selinuntina raggiunge il pieno classicismo, con le sue proporzioni aggraziate, la forte attenzione per

la precisione simmetrica e la regolare organicità fra le parti.

Davanti al muro di fondo è stata trovata una base quadrata, circondata da quattro buche scavate sul

pavimento, le quali contenevano i supporti per un baldacchino: la base per il piedistallo dove veniva

posta la statua di Era, la divinità alla quale il tempio era dedicato. Sopra le colonne, le metope

ritrovate sono più larghe dei triglifi, era quindi dato loro più valore rispetto a questi ultimi. Circa i

rilievi degli altri templi in stile più arcaico, si nota qui una semplicità, una moderazione e una calma

nei gesti e nelle figure che è ancora un’ulteriore testimonianza del pieno raggiungimento dell’ordine

dorico maturo e dello stile greco classico.

Figura Tempio E di Selinunte Gela 47

Un altro tempio dorico peiptero esastilo fu edificato a Gela sempre in omaggio ad Atena. Di questo

tempio restano pochi ruderi e colonne. La disgrazia di questi tempi è legato al fatto che in età

cristiana non furono riutilizzati e divennero alla mercé di chiunque. Il tempio non è più un luogo

sacro, si configura cava di pietra. Questo è il motivo per cui della maggior parte dei templi rimane

solo il basamento o ruderi, poiché viene rubato il materiale lapideo.

Figura Colonna del Tempio di Atena a Gela

Camarina

I resti attuali sono di grande interesse archeologico e testimoniano la vastità dell'antico sito.

Rimangono tombe e ruderi poco significativi di un tempio dedicato ad Atena.

Siracusa 48

Il Tempio di Artemide si trova presso la Via Minerva, laterale e congiunta a Piazza del Duomo di

Siracusa, nel punto più alto dell'isola di Ortigia. E’ un tempio in stile Ionico, l’unico esemplare in

Sicilia di questo stile. Un tempio mai completato perché nel 480 a.C. era ancora in costruzione, i

greci vinsero quella famosa battaglia e decisero di non finirlo e di costruirne un altro dedicato ad

Atena, per la vittoria in battaglia. Non potevano finire quello perché avrebbero dovuto dedicarlo

necessariamente ad Artemide, in quanto idea primaria e sarebbero venuti meno alla promessa fatta

alla dea.

Figura In Via Minerva, accanto al Duomo e presso il Palazzo del Senato si trovano i resti dell'Artemision.

Il Tempio di Atena è un altro tempio

dorico periptero esastilo. Questo

come quello della Concordia si può

vedere quasi tutto nella sua interezza,

fu, infatti, anch’esso trasformato in

chiesa in età bizantina. Si tratta della

chiesa in Piazza Duomo a Siracusa

dove ancora oggi si possono vedere le colonne di un tempio greco e il muro della cella del tempio

che fu ritagliato per mettere in contatto la cella stessa con il corpo della chiesa. È uno dei luoghi più

suggestivi al mondo perché si può assistere alla rappresentazione liturgica dentro un tempio greco.

49

Figura Tempio di Atena trasformato in età bizantina in chiesa di Piazza Duomo a Siracusa

Il Tempio di Apollo è situato all'ingresso d'Ortigia subito dopo il ponte che collega l'isola alla

terraferma. E’ un tempio arcaico, non classico, dunque è più antico e risale al VI o VII secolo

a.C. I templi arcaici hanno la caratteristica di avere colonne costituite da un pezzo unico

(monolitico) non da blocchetti come quelle classiche. Inoltre un’altra differenza è la distanza

tra le colonne. Quelle classiche sono più lontane tra loro per motivi strutturali, quelle arcaiche

più vicine.

Il Tempio di Giove (o Zeus Olimpo) è un altro esempio di tempio arcaico dorico periptero esastilo

con colonne vicine tra loro e monolitiche situato fuori dalla città nella zona dell’Olimpo. 50

Figura Resti del Tempio di Apollo a Siracusa 51

Figura Resti del Tempio di Zeus Olimpo (Giove) a Siracusa

Palazzolo Acreide

Il Tempio di Venere (o Afrodite) dea della bellezza, I resti del tempio di Afrodite sono situati sul

piano soprastante la latomia dell’Intagliata. Dell’Aphrodision, edificato nel VI sec. a.C. rimangono

solo i blocchi squadrati del basamento. I blocchi del tempio furono usati, dopo il terremoto del

1693, per costruire gli edifici civili di Palazzolo ed il saccheggio di questi blocchi squadrati, già

pronti per l’uso, anche degli altri

monumenti acrensi si è protratto sino

all’inizio di questo secolo. In stile

dorico periptero esastilo. I capitelli

con un arcaico echino espanso

avevano alla base tre solchi intagliati

ed una decorazione con astragalo. I

triglifi erano caratterizzati da un

motivo a spirale nella parte superiore

e da quello a palmette nella parte

inferiore. 52

Megara Iblea

Uno dei più importanti ma anche dei meno conosciuti è il sito dell'antica colonia di Megara Iblea.

L'area archeologica è localizzata a nord di Siracusa, tra i comuni di Priolo Gargallo ed Augusta. Una

posizione un tempo meravigliosa, direttamente affacciata sul mare ma oggi, purtroppo infelice in

quanto ricade in pieno nel polo industriale. In quel sito, nel 728 a.C., come ci racconta lo storico

Tucidide, dei coloni, provenienti da Megara Nisea e guidati da Lamis, fondarono la loro città.

Megara sarà la madrepatria di un'altra città siciliana: Selinunte. La città, purtoppo non ebbe una vita

lunga e prosperosa in quanto venne distrutta una prima volta nel V sec. a.C. ad opera del tiranno

siracusano Gelone. Sul sito sono ancora visibili i resti di un tempio ellenistico.

Lentini e Catania

Nel sottosuolo delle due città troveremo impianti di templi. È sicuro che ci fossero data

l’importanza di queste antiche città ma le trasformazioni urbanistiche le hanno coperte.

Naxos, Messina, Tindari

Tracce di altri templi sono ritrovabili in queste aree della Sicilia Orientale, ma i ritrovamenti sono

minimi per poterne svolgere una ricerca accurata. 53

54

Teatri Greci e Romani

Un teatro è un luogo, spesso un edificio, il cui uso specifico è ospitare rappresentazioni

teatrali di prosa, o di altri generi di spettacolo in ogni sua forma artistica, come l'esecuzione

di concerti ed eventi musicali, allestimenti di opere liriche, letture di poesie, spettacoli di danza.

Quello dell'edificazione di un teatro è considerato uno dei maggiori esiti dell'architettura, tanto

nell'antica quanto nella moderna e nell'attuale civiltà.

Prima della civiltà greca sono pochi gli edifici teatrali progettati in quanto tali: potrebbero rientrare

in questa categoria alcuni spazi dei palazzi della civiltà minoica, come il cortile delle feste

del palazzo di Festo a Creta. Si trattava di uno spiazzo circondato per tre lati da gradinate che

potevano ospitare fino a cinquecento persone venute ad assistere alle danze, alle cerimonie o

alle tauromachie che vi si svolgevano.

Il teatro nella Grecia antica

Il teatro nella Grecia antica si evolve da

semplice spiazzo per il pubblico,

a spazio delimitato (circolare o

a trapezio) con panche di legno,

infine ad opera architettonica

vera e propria (V secolo -IV

secolo a.C.). Scavato nella nuda

pietra sempre sui pendii di

colline, il teatro greco rimane

sempre una costruzione a cielo

aperto. Già nei più antichi teatri si

ritrovano le tre parti essenziali:

la cavea (koilon), a pianta di

settore circolare o ellittico (spesso

eccedente la metà) nella quale sono disposte le gradinate, suddivise in settori, con i sedili di

legno; in genere la cavea è addossata ad una collina per sfruttarne il pendio naturale; 55


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Beni culturali
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Grace96018 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Giansiracusa Paolo.

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