Sociologia politica
Che cosa è politica?
Non una definizione univoca, ma alcune accezioni, alcune facce dello stesso prisma; ciascuna coglie una dimensione importante ma non esclusiva. Una posizione univoca riflette un’inclinazione “valoriale” personale. Weber: quanto più generale è un problema, tanto meno ha una risposta univoca e tanto maggiore rilievo hanno gli assiomi ultimi della fede e delle idee.
1. Politica come senso dell’ingiusto
Aristotele. L’uomo è un essere sociale, la parola è fatta per esprimere ciò che è giovevole e ciò che è nocivo, il giusto e l’ingiusto: solo l’uomo ha la percezione del bene e del male. Ciò che è naturale si trova a uno stadio pre-politico: è il senso comune, ciò che è assodato.
- È governato dalle leggi della società, prima che da quelle dello stato.
- Lottare per definire una pratica come ingiusta equivale a politicizzarla. Quelle pratiche vengono de-naturalizzate.
2. Politica come potere
Weber. La politica è la direzione, o l’influenza esercitata sulla direzione, di uno stato. Lo stato moderno si può definire solo in base a uno specifico mezzo: l’uso della forza. Lo stato è una relazione di potere di uomini su altri uomini fondata sull’uso legittimo della forza. È la caratteristica specifica dello stato, non è l’unico mezzo né quello più comune, è l’ultima istanza quando la legge non viene rispettata.
- Significa aspirazione a partecipare al potere, come mezzo per altri fini o per il senso di prestigio che procura.
- Una questione è politica riguarda la distribuzione, il mantenimento o il trasferimento del potere.
- L’etica della politica deve essere etica della responsabilità, vanno considerate le conseguenze del proprio agire.
- Etica dei principi (o della convinzione o assoluta): seguire la propria convinzione in modo assoluto, senza considerare le conseguenze. È un’etica anti-politica.
- Il cristiano rimette l’esito del suo agire nelle mani di Dio.
- La fiaccola della protesta non si deve spegnere, le sue azioni devono essere un esempio, non si preoccupa delle conseguenze.
- La verità è un dovere incondizionato.
Etica della responsabilità
- Rispondere delle conseguenze prevedibili del proprio agire.
- Per fare il bene, a volte si prendono decisioni eticamente dubbie, il politico deve essere consapevole di questo paradosso.
- Chi non considera le conseguenze non è un vero politico. S. Francesco o Gandhi non sono politici perché non usarono il mezzo politico della violenza.
- Il politico deve conoscere quali sono i limiti della verità, deve conoscere le conseguenze, sulle quali l’etica assoluta non si interroga.
Non sono due poli opposti ma si completano a vicenda e creano l’uomo completo che può avere la vocazione per la politica.
3. Politica come verità
Pizzorno. Il concetto occidentale contiene oltre all’interesse, l’assolutezza della politica; non sarebbe politica assoluta quella che non si pone come fonte di verità. La politica è simile per certi versi alla religione. I fini che si perseguono vanno assolutizzati. La pretesa di convertire può nascere solo dalla convinzione di possedere la verità.
- Politica assoluta:
- Regimi totalitari, se si parte dall’alto.
- Terrorismo, se si parte dal basso.
- Movimenti che propongono nuovi valori o un homo novus.
4. Politica come attivazione delle divisioni
Carl Schmitt. La natura della politica è definita dall’antitesi amicus/hostis, amico-nemico, dove il nemico è il nemico esistenziale, il nemico in guerra, quello radicalmente diverso.
- Si può cogliere la vera natura solo nella guerra, o nella guerra civile. La guerra non è lo scopo della politica, ma ne è il presupposto, una possibilità sempre presente.
- Le divisioni economiche o religiose, o di altro tipo, non sono in quanto tali divisioni politiche, ma lo diventano se raggiungono un grado elevato di intensità.
- Le élite politiche attivano e politicizzano le divisioni sociali, che altrimenti rimarrebbero latenti: danno voce alle divisioni, caratterizzano la politica come coppia amico-nemico, definiscono l’altro come diverso in maniera radicale.
Idee fondamentali di politica, consistono rispettivamente in:
- Impegnarsi pubblicamente per rimuovere uno status/situazione percepito come ingiusto.
- Cercare di influenzare la distribuzione del potere.
- Prendere decisioni rispondendo delle conseguenze prevedibili di queste.
- Aspirare a convertire gli altri.
- Dividersi intensamente sulla base di una qualche identità.
Tutte queste idee della politica non sono esclusive, possono coesistere e sovrapporsi. 4 e 5 per ideologia e partiti, riguardano i concetti più forti della politica; gli altri, in particolare 2 e 3, sono concetti più morbidi, tipici della politica come responsabilità, gestione o amministrazione.
Che cos’è sociologia politica?
Studio delle relazioni tra fenomeni politici e sociali, generalmente dalla socialità alla politica, studio della politica dalla prospettiva sociologica.
- Enfasi sulle cause sociali dei fenomeni politici:
- Ricerca delle origini sociali dei regimi politici. Barrington Moore, guardare alla composizione sociale nell’epoca che ha dato origine a un certo regime: dove prevale la borghesia nascono le democrazie liberali; una borghesia debole alleata con gli aristocratici come nel Giappone genera un regime autoritario fascista; le masse contadine in Cina instaurano un regime comunista. Una democrazia non può essere impiantata se non c’è una base sociale favorevole.
- Studio dei contesti sociali in cui si generano atteggiamenti e comportamenti politici, Katz e Lazarsfeld: qual è l’effetto dei media sull’opinione pubblica, all’epoca prevaleva la teoria della siringa ipodermica e impatto diretto e onnipotente sui cittadini, come la propaganda. Lo studio dice che i cittadini non sono esposti direttamente ma tramite dei mediatori, degli opinion leader, quelle persone conosciute che influiscono sulle percezioni delle conoscenze. Processo in due stadi, con molta importanza del mediatore nel far passare e giudicare il messaggio trasmesso.
- Variabili sociologiche indipendenti nella spiegazione delle scelte di voto, Berelson: scelta politica per appartenenza sociale, religione, residenza e classe sociale. È una tendenza (pensa politicamente come è socialmente): aree urbane, cattolici e classi medio-basse tendevano a votare il partito democratico; ricchi, zone rurali e protestanti per i repubblicani. Il fascino del candidato andava a inserirsi su questa base. Eterogeneità intra-familiare portano a una scarsa partecipazione politica.
- Analisi della politica a partire dalla continuità e del cambiamento sociale:
- Importanza della continuità sociale nel congelare le strutture politiche, Rokkan e Lipsan - cleavage structure: persistenza dei partiti politici per tutto il ‘900, sistemi di partito congelati perché fondati su divisioni profonde, antiche e radicate, che si sono create in due momenti significativi, la rivoluzione francese e quella industriale. Stato vs Chiesa, nascono partiti confessionali DC, CDU e partiti laici-liberali; capitale vs lavoro, partiti liberisti e partiti socialisti-comunisti, nascono e permangono per la persistenza della struttura.
- Esiti politici delle trasformazioni delle strutture sociali, Norris e Inglehart - gender equality: come il cambiamento societario produce cambiamenti politici, come le donne si comportano politicamente alla luce del nuovo ruolo che hanno. Donne escluse dal lavoro e dall’istruzione, chiuse in famiglia e con forte partecipazione religiosa nelle società tradizionali. Esiti politici: nella tradizione c’era un gender-gap nel voto, la donna sosteneva i partiti conservatori o confessionali, oggi c’è un modern gender-gap, con le donne che hanno cominciato a sostenere i progressisti.
Ricerca delle cause di lungo-medio periodo di fenomeni politici attuali/contingenti, Karvonen: personalizzazione della politica per via dell’erosione dei cleavages socio-economici, i partiti resistono ma sono sempre più deboli perché hanno meno sostegno. La gente non crede più nei partiti e si affida alle persone.
Oggetti dell’attenzione della sociologia politica
- Relazioni di potere a diversi livelli fra attori globali, nazionali e locali.
- Linee di divisione e la loro attivazione da parte delle élite politiche (cleavage).
- Credenze e percezioni pubbliche riguardo alle istituzioni politiche e al mondo sociale (fiducia, valori, atteggiamenti, accettazione).
L’idea di legittimità
Il potere deve essere legittimo e la sua accettazione dipende dai singoli, un potere illegittimo può essere motivo di scontro. La legittimità è il grado di accettazione popolare di un potere e il riconoscimento pubblico che chi lo esercita lo fa perché ne ha i titoli. Legalità ≠ legittimità
- Schmitt: illegittimo è l’ordine che consente il proprio superamento per vie legali, quando una legalità permette a qualcuno che vuole sovvertire l’ordine di accedere al potere, quell’ordine è illegittimo. Repubblica di Weimar e Hitler.
- Furet: la rivoluzione francese non ha legalità, ha solo legittimità perché era appoggiata; dopo Robespierre non ha più legittimità, ma legalità poiché la rivoluzione comanda legalmente ma non ha più il fondamento sul consenso popolare.
- Bobbio: quell’attributo dello stato che consiste in un grado di consenso in una parte rilevante della popolazione tale da assicurare l’obbedienza senza che sia necessario il ricorso alla forza. Ogni potere cerca il consenso in modo da farsi riconoscere come legittimo, trasformando l’obbedienza in adesione.
- Weber. Macht: potere, coercizione, possibilità di far valere la propria volontà; Herrschaft: potere legittimo o autorità, quando c’è volontà di obbedire e l’esercizio del potere è accettato da coloro ai quali si applica.
Tre idealtipi di potere legittimo
- Tradizionale: credenza del carattere sacro delle tradizioni, diritto divino.
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Riassunto esame Scienza politica, prof. L.Fasano, libro consigliato Scienza politica, Caramani
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Riassunto esame Scienza politica, Prof. Pasini Nicola, libro consigliato Scienza politica, Caramani
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Riassunto esame Scienza politica, Prof. Fasano Luciano M., libro consigliato Scienza Politica, Daniele Caramani