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Sociologia generale

Capitolo 1 – Introduzione alla sociologia

La sociologia è lo studio sistematico del rapporto fra individui e società. Per questo studio occorre una prospettiva sociologica, ovvero una visione del mondo che consente di scoprire e comprendere i collegamenti fra individui e il più vasto contesto sociale in cui sono inseriti e vivono. C.Wright Mills chiamò questa qualità del sociologo immaginazione sociologica.

Si distingue:

  • Sociologia aspecifica > capacità dell’uomo di interrogarsi su ciò che lo circonda; riguarda la spiegazione del destino, del fato degli dei, i problemi dell’altro. Era, per esempio, la capacità degli antichi filosofi greci, che non spiegavano come era la società ma discutevano su come doveva essere.
  • Sociologia specifica > sociologia come scienza che studia la realtà sociale utilizzando il metodo scientifico.

Le tre rivoluzioni fondamentali per la sociologia

Ci furono tre rivoluzioni che diedero alla sociologia rispettivamente il metodo, l’oggetto di studio e i protagonisti:

  • Rivoluzione scientifica > gli uomini iniziarono a dare delle risposte utilizzando la ragione e non più la fede; ci fu il progresso del metodo scientifico che rilevò i limiti delle spiegazioni della Chiesa. Questa rivoluzione dette alla sociologia il metodo e ciò comportò il passaggio da sociologia aspecifica a specifica.
  • Rivoluzione industriale > nascono le prime industrie e fabbriche, le persone si spostano dalle campagne alle città. Questi fenomeni come industrializzazione e urbanizzazione dettero alla sociologia il suo oggetto di studio.
  • Rivoluzione politica > aumento delle democrazie, diritti dell’uomo e del cittadino, nascita della nazione. La sociologia prende i protagonisti: l’uomo che trasforma il mondo con idee nuove e innovazioni tecnico-scientifiche > è il filosofo che iniziò ad applicare la ragione e i metodi scientifici allo studio della vita sociale e a capire come migliorarla.

Auguste Comte e Herbert Spencer

Auguste Comte (1798-1857) fu colui che coniò per la prima volta il termine sociologia nel 1839, anno in cui si fa coincidere convenzionalmente la nascita di questa scienza. Comte cercò di fondere le basi della sociologia intesa come rigorosa scienza della società, cioè modellata sulle scienze naturali e volta a individuare le leggi che governano il comportamento umano. Comte è anche il padre del positivismo, orientamento filosofico del XIX secolo, secondo il quale una conoscenza accurata può basarsi solo sul metodo scientifico.

Comte teorizzò la legge dei tre stadi, secondo la quale nel corso della storia la società aveva progredito passando da tre diversi stadi:

  • Stadio teologico > l’uomo cerca di spiegare l’avvenire delle cose come conseguenza di forze divine superiori, si affida perciò alla religione per spiegare le origini e i fenomeni. Lo stadio teologico è paragonato da Comte al periodo dell’infanzia dell’individuo.
  • Stadio metafisico > qui l’uomo abbandona la religione e cerca nei fenomeni cosmici e ambientali la spiegazione. Questo stadio corrisponde all’adolescenza dell’individuo.
  • Stadio positivo > stadio in cui l’uomo si affida alla ragione e spiega le cose attraverso il metodo scientifico. È il periodo adulto dell’uomo.

Comte sostiene che per studiare la società occorre avere in mente la distinzione tra lo studio della:

  • Statica sociale > studio delle istituzioni, il loro compito nella società al fine di trovare le connessioni che rendono possibile l’equilibrio sociale.
  • Dinamica sociale > studio del progresso sociale per definire le cause che lo determinano.

Herbert Spencer (1820 – 1903) affermò che la società è un organismo sociale, simile a un organismo umano. Perciò è costituita da istituzioni separate, ciascuna delle quali svolge una funzione ben precisa e cooperano anche tra loro per la sopravvivenza dell’organismo.

Teorizzò anche che con l’evolversi della società cambiano anche le parti che la compongono così come anche le loro funzioni; questa evoluzione spontanea della società realizzasse sempre un più alto grado di progresso ed è per questo che Spencer pensa che il Governo debba limitare il più possibile i propri interventi, specie in campo economico. (Spencer credeva nella sopravvivenza del più forte piuttosto che nell’intervento diretto tramite riforme).

I padri fondatori: Marx, Durkheim e Weber

Karl Marx (1818 – 1883) sostiene che la società è divisa in classi sociali che dipendono dall’aspetto economico quindi dall’organizzazione produttiva. Per Marx è la proprietà privata che determina la classe sociale e nell’era del Capitalismo ciò che distingue il capitalista dal proletario è il possesso dei mezzi di produzione.

Marx sostiene che ogni classe sociale deve avere la propria coscienza di classe ovvero l’insieme delle convinzioni, credenze, idee, legate al fatto di appartenere a una classe sociale. Nelle classi inferiori la coscienza di classe è scarsa perché vedono le cose dalla prospettiva della classe dominante che controllano le idee della gente delle classi inferiori con mezzi coercitivi: censura, stampa e con mezzi più sottili: maggior istruzione e denaro.

Marx intravede un crollo del capitalismo perché contiene meccanismi autodistruttivi come: la ricerca del profitto che passa da portare di benessere a distruzione. Per Capitalismo Marx intende uno sfruttamento del lavoro per ricavare profitto a scapito di chi effettivamente produce; infatti la strategia del capitalismo è proprio lo sfruttamento del lavoro. Marx infine, auspica a una presa del potere da parte dei proletari e giungere poi a un socialismo.

Emile Durkheim (1858 – 1917) afferma la sociologia come scienza, svolgendo per la prima volta una ricerca quantitativa, basata su statistiche, per lo studio della società, introducendo così il modello della ricerca rigorosa e sistematica. Sostiene che la società è esterna all’individuo ma anche coercitiva, in grado di imporsi penetrando nella sua coscienza.

“Le regole del metodo sociologico” 1895

Durkheim afferma che il sociologo deve studiare i fatti sociali che sono: tutti quei modi di agire e di pensiero che sono esterni all’individuo ma anche dotati di una forza coercitiva che si impongono a lui. È un’opera metodologica in cui Durkheim annuncia chiaramente i presupposti teorici dell’analisi funzionale: il metodo di studio della società che consiste nell’analizzare le istituzioni e chiarire i compiti che esse svolgono, i bisogni che soddisfano in rapporto ai bisogni dell’organismo sociale. Durkheim è teorizzatore del metodo olismo sociologico: un approccio sociale che sostiene che per spiegare i fenomeni sociali non si devono analizzare le singole azioni sociali ma le strutture sociali.

“La divisione del lavoro sociale” 1893

Durkheim analizza il cambiamento dell’individuo da essere autonomo a dipendente dagli altri. C’è stato un mutamento sociale:

  • Nelle società pre moderne > non c’era la divisione del lavoro perciò non c’era differenza e individualità; vigeva una coscienza collettiva ovvero una condivisione di vedute che genera in una comunità un senso di appartenenza e coesione sociale > solidarietà meccanica (per somiglianza).
  • Nelle società moderne > subentra la divisione del lavoro quindi ciò porta a compiti diversi svolti da ogni uomo e la specializzazione. Qui si ha una solidarietà organica in quanto si sentono uniti per differenze perché da solo l’uomo non può più sopravvivere, non è più autosufficiente. Per questa divisione del lavoro, occorre una forza che regoli tutti, Durkheim la trova nelle corporazioni, enti che possono dettare regole e regolare i rapporti e non rischiare di lasciare la società in un’anomia ovvero assenza di regole con il conseguente indebolimento degli standard morali. Gli individui hanno bisogno di regole per non sentirsi persi nell’anarchia.

Max Weber (1864 – 1920)

Per Weber, la sociologia è quella disciplina che si pone il compito di intendere l’agire sociale attraverso un processo di interpretazione e di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti. Critica il positivismo e la sua oggettività perché la sociologia per Weber ha come oggetto di studio le azioni sociali > comportamenti individuali che dal punto di vista soggettivo hanno senso sociale perché rivolte agli altri e alla collettività.

Per Weber le strutture sociali e i processi sociali esistono ma occorre studiare prima le azioni individuali. Dalle azioni individuali si passa a modelli generali definiti Idealtipi > sono modelli concettuali utili per ricavare generalizzazioni dall’infinità di azioni diverse individuali.

Weber teorizza anche tre tipi di idealtipi di potere, o meglio di autorità, ovvero potere legittimato:

  • Potere legal-razionale > potere legittimato dalle leggi.
  • Potere tradizionale > potere legittimato dalle credenze e tradizioni collettive di una comunità; per esempio, il figlio di un monarca è legittimato a essere l’erede per discendenza perché così è la tradizione seguita e approvata dalla comunità.
  • Potere carismatico > tipico delle tribù, dove il potere è affidato nelle mani di un componente della tribù che rispecchia le doti del Capo, quali: coraggio, virtù, forza o generosità.

Weber, nel metodo di studio del sociologo, introduce anche l’avalutatività: capacità del sociologo di studiare la realtà sociale e spiegarla senza cadere in giudizi di valore e rimanere così neutrale; in poche parole, scindere la constatazione dei fatti dai giudizi di valore.

Un’opera importante di Weber è “La scienza come professione” del 1917: opera di intento educativo, conoscitivo e di responsabilizzazione individuale; sostiene che il professore è un mestiere ma prima di tutto una missione spirituale, un qualcosa che genera passione.

“L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” 1904-5

Weber vuole spiegare il condizionamento della mente economica da alcuni aspetti di fede religiosa. Con una ricerca, emerge che l’etica calvinista ha gettato le basi per l’avvento del capitalismo. Come? Il calvinismo sosteneva che la salvezza in Paradiso era garantita dall’accumulo delle ricchezze durante la propria vita derivante da un lavoro rigoroso e dedizione al lavoro; perciò i praticanti iniziarono ad accumulare ricchezze, essere dediti al lavoro ed a investire, questi sono tutti presupposti del capitalismo.

I tre paradigmi sociologici

I tre paradigmi sociologici sono: funzionalismo, interazionismo simbolico e teoria del conflitto.

Funzionalismo

Teoria sociale secondo la quale la società è un sistema funzionale, dove all’interno ci sono delle istituzioni, ciascuna delle quali svolge una funzione precisa e collaborano tra esse per mantenere intatta la società e in equilibrio. Secondo i funzionalisti l’oggetto di studio quindi sono le istituzioni in cui all’interno si creano le strutture sociali, ovvero modelli comportamentali ricorrenti. Il metodo di studio da utilizzare quindi è l’analisi funzionale teorizzata da Durkheim. I principali autori di questa teoria sono Parsons e Merton:

Parsons (1902 – 1979) ha una visione rigida della società. Teorizza il modello AGIL, un acronimo che indica...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Borghini Andrea.
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