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Parsons ha una visione rigida della società.

Teorizza il modello AGIL, un acronimo che indica le quattro funzioni principali in un

sistema funzionale.

1. A > adattamento – le istituzioni economiche devono cercare di adattare

l’economia del paese con le esigenze dell’interno e dell’esterno (estero) per

mantenere un equilibrio economico;

2. G > proseguimento dei fini – le istituzioni politiche devono cercare di

coordinare le loro forze per raggiungere degli obbiettivi ( eliminare

l’inquinamento, l’analfabetismo ecc);

3. I > integrazione – le istituzioni giuridiche con le leggi e sanzioni devono far

rispettare i ruoli di ciascun individuo per mantenere l’ordine;

4. L > mantenimento dei modelli latenti – le istituzioni di socializzazione come

quelle religiose, educative e familiari devono trasmettere regole, valori e

cultura della società.

Per Parsons l’individuo interiorizza la società e ne assume i principi e le regole,

per questo si conforma alla società e si prefigge così mete e mezzi imposti dalla

società.

Merton 1910 – 2003

Ha una visione meno rigida di Parsons perché teorizza:

- l’alternativa funzionale > la stessa funzione può essere svolta da più istituzioni;

- disfunzioni > le istituzioni possono avere dei difetti che portano a dei danni;

- relatività dei significati funzionali > non si può dire in assoluto che

un’istituzione è funzionale, ma ciò dipende dal giudizio soggettivo di ognuno;

- funzione latente > un’istituzione può nascondere una funzione che danneggia

la società.

In più per Merton l’individuo è attivo nel senso che non si conforma alla realtà

sociale ma si adatta ad essa, in 5 tipi di adattamento diversi:

1. conformità > accetta le mete culturali e i mezzi istituzionali per raggiungerli;

2. innovazione > accetta le mete culturali ma utilizza mezzi alternativi e leciti;

3. ritualismo > abbandona le mete culturali ma utilizza i mezzi istituzionali;

4. rinuncia > abbandona entrambi;

5. ribellione > atteggiamento ambivalente di accettazione e rinuncia allo stesso

tempo.

Interazionismo simbolico

Teoria sociale che si sofferma sull’esaminare i simboli collettivi che utilizzano le

persone e le loro azioni quotidiane che costituiscono la società. Quindi questa teoria

ha un approccio microsociologico.

Sostiene che le strutture non sono date dalle istituzioni ( funzionalisti) ma sono

costituite dall’interazione delle persone: gli individui comunicano attraverso i simboli

che sono linguaggio, comunicazione non verbale e attraverso questi simboli gli

individui arrivano ad un’ immagine collettiva della realtà sociale; questa

interpretazione collettiva da origine alla strutture quindi ai comportamenti. Secondo

gli interazionisti però, le strutture non sono stabili e statiche ma hanno un’ instabilità

innata perché le continue interazioni comportano mutamenti dell’ interpretazione

collettiva della realtà e di conseguenza della struttura.

Uno dei massimi teorizzati fu Weber.

Teoria del conflitto

Teoria sociale secondo la quale la società è teatro di disuguaglianze, potere e conflitti

che mettono in risalto la competizione per le risorse scarse.

Considerano i conflitti una regola e sostengono che, se in una società non si notano

conflitti aperti è perché una parte domina saldamente su l’altra più debole. Le

istituzioni (strutture) sono frutto di lotte storiche tra gruppi sociali e rispondono agli

interessi della parte dominante.

I concetti comune in sociologia sono: cultura (valori), struttura (istituzioni) e potere

(disuguaglianza).

Ogni paradigma da una propria interpretazione a questi concetti:

Funzionalismo

- cultura > rappresenta i valori e le norme di una società nella quale gli individui

sono socializzati.

- Istituzioni > sono stabili e le persone agiscono in determinate istituzioni entro i

limiti, cosicchè non ci sono cambiamenti repentini e avvengono solo in modo

graduale, riportando la società all’equilibrio.

- Potere > capacità di un sistema funzionale si raggiungere i propri obiettivi; le

disuguaglianze sono funzionali perché sostengono che le professioni più alte

devono essere svolte da persone capaci con più istruzione e ciò porta le

persone ad impegnarsi per ottenere le professioni più remunerate.

Interazionismo

- Cultura > si crea sull’ interpretazione collettiva della realtà sociale;

- Istituzioni > le strutture sono instabili e modificabili perché son create dalle

ripetute azioni individuali;

- Potere > il potere deriva dalle azioni dei singoli e anche le disuguaglianze;

perciò entrambi possono essere mitigati o eliminati.

Teoria del conflitto

- cultura > la cultura è nelle mani del gruppo dominante che impone valori e idee

proprie agli altri gruppi; possono nascere così delle controculture ovvero

insieme di idee e di valori diversi dalla cultura dominante.

- Istituzioni > nascono da conflitti storici e perseguono l’interesse di chi è al

potere che mantiene l’ordine con la forza; chi cerca di rompere il potere di

solito porta a cambiamenti strutturali ( rivoluzioni ).

- Potere > il potere è concentrato nelle mani del gruppo dominante e non è

legittimato; le disuguaglianze derivano dalla lotta fra i gruppi sociali per

impadronirsi del potere, sono perciò inevitabili.

Capitolo 2 - ricerca sociale

La sociologia è una scienza empirica che si basa sulle ricerche sociali e sulla

costruzione di teorie sociali.

Le principali fasi di ricerca sociale sono:

1. scelta del problema di ricerca

2. formazione del disegno di ricerca

3. raccolta dei dati

4. codifica e analisi dei dati

5. interpretazione dei risultati

Queste fasi costituiscono un ciclo perché nell’ultima fase il sociologo può risolvere

l’iniziale problema di ricerca ma da ciò possono riemergere altri problemi e la ricerca

sociale inizia di nuovo.

Il sociologo può avere un approccio quantitativo o qualitativo:

- qualitativo > basato su osservazioni e interviste volte a spiegare dei fenomeni e

capirne le cause;

- quantitativo > si basa su statistiche volte a dare delle risposte scientifiche dei

dati certi;

Metodi di ricerca sono:

1. esame dei documenti > possono essere personali, scientifici, statistici e

pubblici; il sociologo utilizza il tipo di documento più utile per la sua ricerca,

se vuole spiegare dei fenomeni sociali come immigrazione, senza – tetto ecc

utilizzerà quelli personali e pubblici; se vuole dare dei dati rigorosi e precisi

utilizzerà gli altri. Ovviamente la divisione non è così netta, anzi un sociologo

può prima servirsi di statistiche per poi approfondire la spiegazione del

fenomeno con storie personali ricavate dai documenti personali come le lettere

o diari.

2. intervista > si divide in varie tipologie in base a:

- strutturazione: l’intervistatore deve decidere se attenersi rigidamente alle

domande che ha preparato prima dell’incontro o invece improvvisare

durante l’intervista;

- direttività: l’intervistatore deve decidere se guidare rigorosamente colui

che è intervistato nel rispondere alle domande oppure lasciargli più

libertà e farlo parlare senza seguire in modo metodico le domande,

arrivano però sempre al nocciolo della questione;

- polarità: l’intervistatore può o incentrarsi sul polo oggettivo e quindi

attenersi ai fatti raccontati oppure sul polo soggettivo e quindi

soffermarsi di più sull’esperienza che il soggetto ha vissuto.

3. Questionario > le domande devono essere: chiare, neutrali e con alternative

soddisfacenti. Questi sono i presupposti per una buona riuscita del

questionario.

4. inchieste > possono essere svolte sull’intera popolazione come censimenti o

piccole inchieste; oppure possono essere inchieste campioni.

Con le inchieste si possono svolgere studi trasversali di trend: capire le linee di

tendenza dei cambiamenti che si verificano nel tempo; oppure studi trasversali

di Panel: inchieste svolte sempre sullo stesso campione per individuare le

cause che hanno portato a cambiamenti.

5. focus-group > gruppo di conoscenti o non, chiamati a discutere su un

determinato argomento introdotto dal “conduttore” dell’intervista.

6. osservazione > ricerca basata sulla raccolta dei dati tramite l’osservazione del

sociologo che registra gli avvenimenti. L’osservazione può essere partecipante

e questa include il metodo etnografico (studio di subculture, o comunità

emarginate o soggetti devianti) oppure può essere un osservazione naturalistica

tipica quella in laboratorio, quindi distaccata e rigorosa.

Capitolo 3 – La cultura

Società > gruppo di persone che vivono insieme in un territorio specifico e

condividono una cultura;

cultura > insieme di valori, credenze, norme, linguaggio, comportamenti e oggetti

materiali condivisi da una collettività e trasmessi da una generazione all’altra. Si

distingue:

- cultura materiale > insieme di oggetti fisici prodotti dalle persone appartenenti

ad una particolare cultura, per esempio vestiti, opere d’arte, strumenti ecc.

- cultura immateriale > valori, credenze, comportamenti opportuni norme sociali

ecc.

Gli elementi della cultura che agiscono sul nostro Sé sono:

- simbolo

- linguaggio

- conoscenza > capitale culturale ovvero insieme di conoscenze che ci aiutano a

orientarci nel mondo. Shock culturale: esperienza di disorientamento dovuta

alla mancanza di una situazione sociale non familiare.

- Valori

- Credenze

- Norme sociali: formali o informali

Riprodurre la cultura:

- comportamenti > azioni associate ad un gruppo che aiutano a riprodurre uno

stile di vita ben preciso.

a. cultura normativa > ciò che gli appartenenti ad una cultura dicono essere i

propri valori, le proprie credenze e le proprie norme.

b. Cultura affettiva > ciò che gli appartenenti ad una cultura fanno realmente e

che può rispecchiare o meno la cultura normativa.

Cultura e potere:

- ideologia > sistema di significati che aiuta a definire e spiegare il mondo e che

fornisce giudizi di valore si quel mondo.

- Ideologia dominante > gruppo di affermazioni condivise e regolamentate

rafforzate che, in genere, sostengono il sistema sociale del momento e servono gli

interessi delle autorità.

Diversità e pluralismo culturale:

- cultura dominante > cultura che permea una società e rappresenta le idee e la

prassi di coloro che sono nella posizione di potere;

- sub culture > cultura associata a un piccolo gruppo della società avente norme,

valori e stili di vita diversi che lo distinguono;

- controcultura > sub cultura che si batte per i valori e stili di vita chiaramente

opposti a quelli della cultura dominante.

- Alta cultura > insieme delle forme culturali associate all’elitè, diffusamente

riconosciute come valide e legittime;

- Cultura popolare > insieme delle forme culturali diffuse e comunemente

accettate in una società.

- Cultura di massa > insieme delle forme culturali prodotte esplicitamente a

scopi commerciali.

RELIGIONE

religione > sistema unificato di credenze e pratiche rituali relative al sacro che unisce

le persone in una comunità morale. (definizione di Durkheim)

Durkheim scrive un ‘opera “ Le forme elementari della vita religiosa” 1912:

utilizzò come studio principale la religione degli aborigeni australiani perché era

convinto che incorporasse gli elementi essenziali del fenomeno religioso e arrivò alla

conclusione che tutte le religioni hanno in comune tre elementi base:

1. una serie di credenze > La credenza più importante è che le cose si possano

essere suddivise in “sacre” e “profane”:

- sacro > qualcosa di straordinario;

- profano > il mondo ordinario della vita quotidiana, che rende il sacro così

straordinario;

2. una serie di pratiche rituali > i rituali sono azioni simboliche, eseguite quasi

sempre in momenti specifici, che aiutano a creare un vincolo emotivo tra i

partecipanti.

3. una comunità di praticanti > le credenze e le pratiche religiose vengono

sviluppate e tramandate tramite comunità di credenti: quando si trasforma in

un’organizzazione religiosa più formale, diventa una chiesa; i culti invece le piccole

comunità religiose le cui credenze e le cui pratiche sono in contrasto con la cultura

dominante, infatti trovano difficoltà ad ottenere una legittimazione sociale.

Durkheim illustra anche le funzioni della religione:

1. promuove la solidarietà sociale;

2. è una forma di controllo sociale;

3. può fornire ai credenti vasti benefici di natura sociale e psicologica;

4. può motivare l’azione sociale.

Tuttavia la religione può avere anche delle disfunzioni: per esempio può portare

all’intolleranza nei confronti di altre credenze diverse e può alimentare il conflitto tra

le fedi; oppure può essere troppo rigida da bloccare i cambiamenti necessari al mutare

delle circostanze: per esempio rifiutando le scoperte scientifiche.

Marx definisce la religione come “l’oppio dei popoli” dandole un duplice senso:

- la religione è sia ciò che annebbia la coscienza

- ma anche ciò che conforta dal dolore: infatti secondo Marx, è proprio l’uomo a

creare la religione per avere qualche consolazione dalla vita quotidiana.

Ma se per Marx le istituzioni rispondono agli interessi della classe dominante, anche

la religione è nelle mani serve gli interessi della classe dominante, assicurando la

sottomissione degli oppressi. E’ anch’essa uno strumento per dare una falsa coscienza

di classe al proletariato.

Weber oltre alla spiegazione del condizionamento della mente economica da alcuni

aspetti della fede protestante ( “L’etica del protestante e lo spirito del capitalismo”),

studiò il processo che portò la razionalità a sostituire la tradizione come base per

l’organizzazione della vita sociale ed economica. Questa razionalizzazione è

accompagnata dal declino dell’influenza della religione, processo definito

“secolarizzazione”: tesi secondo cui, per effetto della modernità la rilevanza sociale

della religione sarebbe diminuita. Weber sostiene che senza la religione si arriva ad

un disincantamento: la vita senza religione non ha ne un significato ne una direzione

precisa.

La religione in un contesto globale

Per effetto della modernità, la rilevanza della religione è in continuo declino.

Sta avvenendo il cosiddetto processo di secolarizzazione.

L’effetto della modernità sulla secolarizzazione avviene in 3 livelli diversi:

1. macrosociologico > le istituzioni religiose sono finite ai margini del governo ,

dell’economia, dell’istruzione;

2. microsociologico > la religione ha perso di rilevanza nella vita quotidiana

delle persone;

3. mesosociologico > le verità rivelate hanno perso autorità rispetto alla scienza;

Chi resiste alla secolarizzazione?

Il fondamentalismo > movimento religioso che predica il rigoroso rispetto dei

principi tradizionali in tutti gli aspetti della vita sociale, basandosi quasi sempre

sull’interpretazione letterale dei testi sacri di una religione, ritenuti infallibili.

Capitolo 4 – struttura, azione sociale e potere

Struttura sociale > modelli di comportamento ricorrenti.

La prospettiva sociologica ci aiuta a percepire la struttura sociale. La comprensione

della struttura ci mette in condizione di vedere gli schemi e le convenzioni della vita

sociale:

- status > posizione che un individuo può occupare all’interno di un sistema

sociale.

- Status ascritto > posizione assegnata dalla persona alla sua nascita.

- Status conseguito > posizione che una persona ottiene volontariamente per

effetto delle sue azioni.

- Ruolo > insieme dei comportamenti attesi che si associano a determinati status.

Parsons era particolarmente interessato al tema dell’ integrazione sociale > processo

mediante il quale le strutture e i valori sociali uniscono le persone all’interno di una

società; le persone agiscono all’interno e secondo le strutture.

Per Weber, invece, le persone conservano sempre una certa capacità di azione, anche

quando le loro scelte sono pesantemente limitate.

Capitolo 5 – l’interazione, i gruppi, le organizzazioni

Tutti noi essendo parte d una cultura, impariamo a vedere il mondo in una prospettiva

particolare, perciò la realtà viene costruita da noi.

W. I Thomas, sociologo americano, ogni individuo sente la necessità di interpretare

una situazione sociale prima di agire: una persona prende in considerazione sia la sua

interpretazione spontanea delle circostanze che ha di fronte sia ciò che la società gli

ha insegnato a riguardo. La nostra interpretazione influenza la nostra azione.

Teorema di Thomas > idea che, se le persone definiscono reale una situazione, essa

sarà reale nelle sue conseguenze; in altre parole, l’interpretazione soggettiva della

realtà ha effetti oggettivi.

L’approccio drammaturgico di E. Goffman:

approccio di studio delle interazioni sociali che utilizza la metafora della vita come

teatro.

Le strategie degli individui negli incontri con i propri simili sono tese a cercare di

controllare la “definizione della situazione” circa ciò che sta accadendo, perseguendo

due scopi principali:

1. farsi un’impressione sugli altri

2. controllare e influenzare le impressioni che gli altri hanno su di noi.

La definizione della situazione avviene anche attraverso la costruzione di una

“facciata personale” con la quale l’individuo mostra agli altri quello che ritiene essere

il meglio di sé ( sia di fisico che di personalità).

Il risultato complessivo di tutte queste messe in scena costituisce il teatro della vita

quotidiana > gli individui hanno bisogno di definire la situazione per avere un ordine

rituale che li permette di vivere serenamente la realtà complessa. Un ordine rituale si

compone da: conversazioni, microcomunicazioni non verbali.

Se un individuo rompe l’ordine rituale (per esempio dice ad uno sconosciuto in

ascensore: “ciao, come butta?”) viene considerato deviante dal resto della comunità.

Goffman individua come in un teatro una:

- ribalta > luogo in cui avviene la rappresentazione della propria facciata; (aula

in cui spiega il professore)

- retroscena > luogo in cui l’individuo si toglie la facciata e si può riposare o

prepararsi per la prossima rappresentazione.( ufficio privato dove il professore

chiama la moglie o fa la pausa pranzo).

Cooley definì il “sé- specchio” (looking glass self): È l’ idea che il nostro sé si

sviluppi come riflesso al modo in cui riteniamo che gli altri ci vedano; le interazioni

con gli altri comportano tre fasi che plasmano il nostro sé:

1. immaginiamo la nostra immagine negli occhi degli altri;

2. immaginiamo che gli altri esprimano giudizi su di noi;

3. proviamo una sensazione che deriva dal giudizio immaginato.

Mead distingue:

-“IO” > è la parte del sé che è più spontanea, impulsiva, creativa, imprevedibile;

- “ME” > è il senso del sé appreso dall’interazione con gli altri.

Quando aderiamo alle norme sociali, il me domina sull’io.

Ritorniamo alle interazioni; in tutti gli ambiti sociali le persone interagiscono

seguendo modelli che danno vita a gruppi, in cui la struttura sociale diventa formale.

Gruppo > insieme di due o più individui che interagiscono tra di loro, cooperano per

il raggiungimento di un obiettivo comune e sviluppano la consapevolezza di

appartenere ad un’ unità sociale autonoma.

1. distinzione:

- gruppo primario > insieme di persone che hanno contatti regolari, relazioni

durevoli e sono legate da un vincolo emotivo.

- Gruppo secondario > persone che interagiscono in modo quasi sempre

impersonale e per lo svolgimento di un compito specifico.

2. distinzione:

- gruppo di appartenenza > gruppo a cui un individuo si sente di appartenere e

si sente integrato.

- gruppo di riferimento > gruppo con cui scegliamo di misurarci; è il gruppo di

cui teniamo conto quando progettiamo e valutiamo le nostre azioni; sono gruppi

che possono influenzare le nostre scelte anche se non ne facciamo parte.

3. distinzione:

- in - group > gruppo in cui si identifica una persona e verso il quale ha

sensazioni positive.

- out – group > gruppo a cui una persona non appartiene e a cui associa

sensazioni negative, i cui membri sono considerati inferiori.

Capitolo 6 – stratificazione, classi sociali e disuguaglianze globali

Stratificazione sociale > disuguaglianza strutturata di intere categorie di persone che

hanno un accesso diversificato alle risorse in conseguenza del loro status nella

gerarchia sociale.

La domanda che i sociologi si sono fatti quindi è questa: perché esiste la

disuguaglianza sociale?


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, internazionali e dell'amministrazione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Borghini Andrea.

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