Sociologia generale
Lo sviluppo della disciplina.
La sociologia è lo studio scientifico dei rapporti sociali, delle istituzioni e della società. Lo studio si
definisce scientifico perché il sociologo per spiegare i fenomeni di cui sopra procede formulando
ipotesi, raccogliendo dati, per poi confrontare l’ipotesi con i dati raccolti e successivamente
formulare leggi. Questo modo di procedere fa della sociologia una scienza sociale.
Il sociologo vede la società al microscopio e l’esempio che Smelser utilizza nel suo “Manuale di
Sociologia” permette di capire l’enunciazione precedente. Una donna compra dei biglietti per lei e
le famiglia con destinazione Hawaii. Uno psicologo cercherebbe di capire quali sono le motivazioni
(emozioni e percezioni) che hanno spinto la donna a scegliere tale destinazione. Un economista
darebbe alla scelta delle Hawaii una spiegazione economica magari dopo il confronto con altre
mete. Il sociologo noterebbe come la famiglia e la sua interazione con la donna ne abbiano
influenzato la scelta.
I sociologi ricorrono a cinque diverse prospettive concettuali per osservare e spiegare i fatti.
1) La prima è quella demografica: studio della popolazione , in particolare i modi in cui
avvengono la nascita, la morte, le migrazioni e altre attività.
2) La seconda è quella della psicologia sociale: spiegare il comportamento in base al
significato che esso ha per le persone, in termini di motivi, pensieri, capacità, atteggiamenti
sociali e senso d’identità.
3) La terza è quella delle strutture collettive: utile per studiare i gruppi e i comportamenti
collettivi.
4) La quarta si basa sullo studio delle relazioni: studio della società attraverso le relazioni che
legano gli individui in base ai loro ruoli.
5) L’ultima è quella culturale: che analizza il comportamento in base a tratti culturali quali le
norme sociali (esplicite e implicite) che stabiliscono come persone e gruppi devono
comportarsi, e i valori sociali (nascono da preoccupazioni di tipo religioso, politico e sociale)
e sui cui si fondano le norme sociali.
I sociologi usano queste cinque prospettive per analizzare le informazioni raccolte nel corso delle
ricerche e per elaborare una spiegazione scientifica delle similarità e differenze rilevate.
I sociologi hanno sviluppato due approcci per lo studio della società.
L’approccio microsociologico studia l’interazione degli individui; i fenomeni sociali possono essere
compresi tenendo conto del significato che gli individui attribuiscono alle loro interazioni. Sono le
interazioni sociali che danno forma e modificano le strutture della società. I maggiori teorici
dell’approccio micro sono: Homans (interazione scambio premi e punizioni), Garfinkel (fondatore
dell’etnometodologia ), Goffman (metafora del teatro), l’interazionismo simbolico (il comportamento
umano non è la risposta immediata a uno stimolo esterno, ma gli uomini attribuiscono un
significato agli stimoli e rispondono al significato, o simbolo, piuttosto che agli stimoli stessi, il
sociologo cerca di capire il significato che gli individui attribuiscono alle proprie azioni e l’origine di
tale significato).
L’approccio macrosociologico pone l’accento sulle strutture sociali (famiglia, istruzione, religione e
ordinamento politico ed economico) che influenzano gli individui. Le teorie macrosociologiche
sono due: il funzionalismo (Spencer, Durkheim, Parsons, Merton, Davis) che considera la società
come un organismo composto di molte parti (sfera economica, politica, religiosa),interagenti tra
loro, ognuna con una funzione ben precisa, i sistemi sociali sono stabili perché dotati di sistemi di
controllo e le disfunzioni tendono a risolversi o a essere integrate nel sistema, perché
l’integrazione sociale è prodotta dal consenso della maggior parte dei membri di una società su un
insieme di valori; la teoria del conflitto (Marx, Dahrendorf, Marcuse, Habermas), il conflitto nasce
dalla divisione in classe degli individui (proprietari dei mezzi di produzione, e lavoratori). Le due
classi non hanno valori in comune e quella dei capitalisti sfrutta quella dei proletari. Si genera una
lotta di classe che è all’origine dei conflitti politici , la lotta di classe per Marx è la forza motrice
della storia.
Qualunque sia l’approccio usato dai sociologi, il modo di condurre la ricerca sociologica è identico.
La ricerca prende avvio da un’idea sulla causa di un determinato fenomeno, è così formulata
un’ipotesi che è sempre radicata in una teoria. I sociologi cercano di individuare le variabili per
comprendere i rapporti di causa ed effetto tra due fenomeni. In una ricerca sociologica si cerca di
capire come varia un fenomeno (variabile dipendente) al variare di un secondo fenomeno che ne è
la causa (variabile indipendente). I metodi usati dai sociologi sono: l’indagine per campione
(selezionare una parte della popolazione da studiare, è utile perché permette di ottenere un quadro
generale però alcuni sostengono che restano sconosciute le motivazioni più profonde); la ricerca
sul campo (osservare i soggetti mentre agiscano, l’aspetto positivo è la possibilità di avere dati
validi ma di contro i risultati sono limitati al gruppo osservato); la ricerca storica che permette di
comparare dati di ricerche effettuate nel tempo; la ricerca sperimentale usata in campo psicologico
mette a confronto due gruppi identici per composizione, di cui uno riceve uno stimolo che l’altro
non ha. Confrontando i dati ottenuti i sociologi possono valutare gli effetti dello stimolo.
La sociologia è una disciplina abbastanza recente, il suo inizio si colloca nell’illuminismo, quando
inizia il disincanto nei confronti delle teorie trascendenti e si afferma il pensiero positivo, secondo il
quale l’uomo è l’artefice del proprio destino e la società è autonoma, l’uomo è duttile per cui i suoi
comportamenti sono frutto di relazioni sociali.
Il padre fondatore della sociologia è Comte interessato a scoprire le leggi che regolano la società
attraverso un metodo scientifico.
La fase iniziale della sociologia (dal 1850 fino ai primi decenni del Novecento) è segnata dal
pensiero di Marx, Durkheim e Weber.
Karl Marx.
Il pensiero di Marx è suddivisibile in due fasi. La prima fase della giovinezza con opere a carattere
filosofico e la seconda fase della maturità con opere a carattere economico e sociologico dove si
delinea il suo pensiero e che hanno fatto di lui un sociologo – economista, per cui la società
moderna può essere compresa solo se ne comprende il sistema economico e il suo
funzionamento.
Marx ha vissuto nel periodo storico del capitalismo di cui ne fa un’analisi socioeconomico nelle sue
opere ( Il Manifesto del partito comunista, Per la critica dell’economia politica, e Il Capitale),
mettendo in evidenza che la contraddizione della società moderna è il capitalismo che ha un
carattere antagonistico, cioè la lotta tra capitalisti e proletari porta all’autodistruzione del
capitalismo stesso e quindi allo sviluppo storico.
Nel Manifesto del partito comunista Marx presenta la sua idea che la storia è dominata dalla lotta
di classe (liberi e schiavi, patrizi e plebei ecc.). anche la società capitalistica è caratterizzata dalla
lotta di classe tra capitalisti (borghesi) e proletari solo che la società moderna rispetto a quelle
passate presenta due contraddizioni. La prima contraddizione è tra le forze produttive e i rapporti
di produzione. La borghesia crea mezzi di produzione sempre più potenti ma a questi non
corrisponde un aumento dei rapporti di produzione (rapporti di proprietà e di ripartizione dei
redditi). Ecco la seconda contraddizione: crescita della ricchezza della borghesia e progressivo
impoverimento della popolazione. Da questo antagonismo della società moderna si genererà
l’autodistruzione della società capitalistica attraverso una rivoluzione che coinvolgerà la
maggioranza della popolazione che si erigerà a classe dominante per poi porre fine alla lotta di
classe in quanto si creerà un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del
libero sviluppo di tutti.
Da quanto detto appaiano due temi ( la teoria generale della società, il materialismo storico, e le
idee economiche di Marx), che saranno trattate nelle opere successive.
Nella prefazione dell’opera Per la critica dell’economia politica, possiamo trovare un riassunto della
concezione sociologica globale di società. La prima idea è che gli uomini entrano in rapporti tra
loro determinati, necessari e indipendenti dalla loro volontà. Quindi per comprendere una società è
opportuno soffermarsi sulla sua struttura, le sue forze di produzione e sui rapporti di produzione e
non sulle motivazioni dei singoli individui.
La seconda idea è che la società è formata da una struttura (la base economica) costituita dalle
forze e dai rapporti di produzione e dalla sovrastruttura cioè la politica, la religione, la filosofia e le
ideologie.
La terza idea è che la molla del movimento storico è la contraddizione tra forze e rapporti di
produzione e in questa contraddizione si inserisce la lotta di classe e la rivoluzione vista come
necessità storica (quarta e quinta idea).
La sesta idea è che Marx distingue tra realtà sociale e coscienza. È la realtà sociale a determinare
la coscienza degli uomini, si spiegano i modi di pensare degli uomini a partire dai rapporti sociali
nei quali sono integrati.
La settima idea è che Marx distingue le tappe della storia umana secondo i regimi economici. I
regimi economici o modi di produzione sono asiatico, antico, feudale e borghese. Il modo asiatico
contraddistingue la storia di oriente e si caratterizza per la sottomissione di tutti allo Stato, invece
gli altri tre caratterizzano la storia dell’occidente e i rapporti di produzione che li caratterizzano
sono rispettivamente la schiavitù, la servitù della gleba e la borghesia.
Il Capitale.
Il capitale è stato oggetto di due interpretazioni, secondo alcuni si tratta di un libro di economia
scientifica secondo altri ha delle implicazioni filosofiche. Marx si è considerato un economista
scientifico però si è discostato dagli economisti classici inglesi perché ha ritenuto che le leggi
economiche non hanno valore universale, ogni sistema economico ha le sue leggi che sono
espressione delle relazioni sociali che definiscono un modo di produzione. Con Il Capitale Marx si
è proposto di analizzare il funzionamento, la struttura sociale e la storia del sistema capitalistico.
Il Capitale comprende tre libri, di cui solo il primo è stato pubblicato da Marx, la pubblicazione degli
altri è stata postuma da parte di Engels. I temi essenziali racchiusi nel primo libro sono tre:
- L’essenza del capitalismo, che nasce con la proprietà privata dei mezzi di produzione, è il
profitto.
- Il profitto nasce dallo scambio. Esistono due tipi di scambio: il primo è quello che va dalla
merce alla merce attraverso il denaro, in questo caso non si genera profitto ma coloro che
scambiano si trovano in una posizione di uguaglianza; il secondo è quello che va dal
denaro al denaro passando per la merce, generando profitto poiché dallo scambio deriva
una quantità di denaro maggiore da quella posseduta prima.
- Come si arriva al profitto? Marx lo spiega attraverso tre teorie (teoria del valore, teoria del
salario, teoria del plusvalore).
La teoria del valore: il prezzo di una merce è stabilito sulla base del suo valore, anche se esso
oscilla in funzione della domanda e dell’offerta. Il valore di una merce è stabilito dalla quantità di
lavoro necessaria per produrla.
La teoria del salario: la forza lavoro dell’operaio è considerata una merce, venduta in cambio di un
salario fisso alla sussistenza.
La teoria del plusvalore: l’operaio lavora di più rispetto al tempo necessario per produrre il suo
salario. Il plusvalore è la quantità di valore prodotta al di là del tempo di lavoro necessario di cui si
appropria il capitalista, sfruttando in questo modo il lavoratore.
L’obiettivo del capitalista è aumentare il plusvalore e secondo Marx vi sono due possibili
alternative: o prolungando la giornata lavorativa o aumentando la produttività.
Il secondo libro del Capitale spiega il funzionamento del sistema capitalistico.
Il terzo libro affronta l’evoluzione del sistema capitalistico destinato a crollare. Tale crollo è
determinato dalla legge della caduta tendenziale del tasso di profitto. Il profitto è la somma del
capitale costante e di quello variabile. Il meccanismo concorrenziale del sistema capitalistico tende
a far aumentare il capitale costante a spese del variabile per cui il profitto tende a diminuire. Tutto
questo porterà alla fine del capitalismo. Questa teoria di Marx sarà contradetta dall’evoluzione
storica. I marxisti offrono spiegazioni alternative alla legge precedente: pauperizzazione del
proletariato in questo modo le merci prodotte non sono assorbite, e creazione di un esercito
industriale di riserva per cui l’eccedenza di manodopera disoccupata impedisce l’aumento dei
salari.
Émile Durkheim
Per analizzare il pensiero di Durkheim si devono prendere in considerazione le sue tre opere
maggiori: La divisione del lavoro sociale, Il suicidio e Le forme elementari della vita religiosa.
La divisione del lavoro sociale è il primo grande libro di Durkheim nel quale sono illustrati la sua
ideologia e il suo approccio macro allo studio della società.
Durkheim parte da questo interrogativo: cosa porta gli individui a costituire una società, a
realizzare il consenso?
Gli individui possono legarsi tra di loro secondo due forme di solidarietà. La solidarietà meccanica
unisce per somiglianza, cioè gli individui si ritrovano insieme perché provano gli stessi sentimenti e
condividono gli stessi valori. La solidarietà organica unisce attraverso un consenso che deriva
dalla differenziazione degli individui, ognuno svolge la propria funzione unica che diventa
fondamentale per l’esistenza della società stessa.
Queste due forme di solidarietà danno vita a due organizzazioni sociali differenti. Le società
primitive o segmentarie sono quelle caratterizzate dalla solidarietà meccanica. Durkheim intende
per segmento un gruppo sociale dove gli individui sono strettamente legati, autosufficienti e non
comunicanti con l’esterno. La solidarietà organica dà vita alla società moderne (divisione del
lavoro) caratterizzate dalla differenziazione sociale.
Da questa prima idea nasce il concetto di coscienza collettiva. La coscienza collettiva è l’insieme
delle credenze e dei sentimenti comuni ai membri della società, nasce dalle coscienze individuali
ma ne è distinta perché indipendente dalle condizioni del singolo e segue evoluzione propria. La
coscienza collettiva è presente in tutte le società ma con un’estensione e una forza differente.
Essa è molto più estesa nella solidarietà meccanica e di conseguenza più forte ciò si manifesta
con castighi più rigorosi.
Da questa analisi Durkheim deduce l’idea centrale della sua sociologia: l’individuo nasce dalla
società e non il contrario, per due ragioni: una priorità storica (la storia dimostra che nelle prime
forme di società gli individui si assomigliano tutti) e una priorità logica (se è vero che la società
meccanica è la prima, i fenomeni di differenziazione non si possono spiegare partendo dagli
individui, quindi quando gli economisti sostengono che la divisione del lavoro derivi da necessità
individuali, si sbagliano perché ciò presupporrebbe una consapevolezza di differenziazione e
individualità da p
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