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Progetto sociologia: guida all'immaginazione sociologica

Immaginazione sociologica

Chi siamo? Quando ci chiedono di descrivere noi stessi, tendiamo a pensare nei termini di ciò che ci rende individui. Noi siamo il prodotto di numerosi contesti. È vero, noi siamo individui, con i nostri desideri, gusti, talenti e persino con i nostri sogni sociali. Ma siamo anche esseri connessi ad altre persone in una grande varietà di modi differenti. Ciò che significa “essere umani” è in buona parte definito dal semplice fatto che noi siamo in costante interazione con altri.

La natura sociale delle nostre vite sta diventando sempre più chiara negli ultimi anni. Il social network Facebook ci consente di collegarci e di comunicare con “amici” e di creare comunità di utenti o di accedervi. Gli inventori di Facebook probabilmente non erano consapevoli che mentre sviluppavano il loro programma stavano facendo proprie alcune idee sociologiche basilari su come funzionano le reti sociali. Facebook e i suoi molti derivati si basano su una fondamentale intuizione sociologica: che gli esseri umani non sono semplicemente individui con qualche amico intimo e qualche parente. Piuttosto, siamo tutti parte di reti sociali che normalmente non ci sono visibili, attraverso le quali conosciamo persone che, a loro volta, ne conoscono altre a noi estranee, ma con le quali condividiamo alcuni tratti importanti.

Il successo di Facebook nel connettere reti di persone con interessi affini è stato così forte che alcuni governi hanno tentato di ridurne l'uso per paura che potesse agevolare le persone a creare e diffondere idee antigovernative. Facebook è stato bloccato in paesi come Cina, Siria, Pakistan e Iran.

L’intero fenomeno dei social network ci fa capire come conoscere idee sociologiche possa aiutarci a comprendere il modo in cui la nostra esistenza dipende dalle relazioni che abbiamo con gli altri. Nascosta nelle nostre biografie individuali, si trova una storia delle società. La sociologia affronta la specifica sfida di cercare di scoprire e analizzare i modelli che informano questi mondi sociali e a cui partecipano le vite degli individui. La sociologia non è però lo studio degli individui, ma di come gli individui vivono insieme. La sociologia non è lo studio degli esseri umani, ma di ciò che significa essere umani. Le società sono sempre in mutamento. I sociologi si pongono domande non scontate, domande “difficili”, sul mondo in cui cambiamenti sociali come l’ascesa dei social media stanno cambiando il modo in cui gli individui si relazionano fermando società.

Oggi, la nostra “impronta digitale” forma una parte di ciò che siamo in termini che sarebbero stati inimmaginabili solo un paio di decenni fa. Tutti questi sviluppi riguardano il rapporto tra gli individui e i loro mondi sociali. Negli ultimi decenni, i sociologi hanno iniziato a pensare ai modi in cui ciò che succede in qualunque società sia influenzato da quanto accade nel resto del mondo. Le teorie della globalizzazione hanno sollevato numerose nuove questioni. La sociologia fornisce un insieme di strumenti per comprendere i modelli della globalizzazione.

Cos'è l'immaginazione sociologica e perché vale la pena acquisirla?

La sociologia ha cercato di capire come gli uomini, nel mondo, siano reciprocamente connessi. Le relazioni modellano non solo il modo in cui si sviluppano le nostre vite individuali, ma anche il modo in cui finiamo per interpretarle. L’immaginazione sociologica è la capacità di riflettere sistematicamente su quante personali sociali cose da noi percepite come problemi siano, in realtà, questioni ampiamente condivise da altri individui nati in un periodo e in un ambiente sociale simile al nostro.

Il sociologo Charles Wright Mills (1916 – 1962) ha scritto: L’immaginazione sociologica ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società. L’immaginazione sociologica ci aiuta a porre domande non scontate sui mondi sociali che abitano e a cercare le risposte.

Guardare attraverso lenti sociologiche

L’immaginazione sociologica mette in discussione alcune tendenze di fondo che tutti noi abbiamo. Spesso consideriamo normali o naturali le cose che ci circondano. L’immaginazione sociologica ci aiuta a cogliere la molteplicità delle relazioni di intimità e mette in discussione le nostre supposizioni riguardo le basi naturali invece che sociali di una particolare forma di matrimonio.

In maniera analoga, giudichiamo spesso sbrigativamente anche i tratti differenziali che caratterizzano individui appartenenti ad alcuni gruppi o categorie come caratteristiche insite nei gruppi o nelle categorie stesse. Ma questo assunto è scorretto. Fare indebite generalizzazioni a proposito di individui partendo da ciò che crediamo di sapere sui gruppi a cui appartengono è ciò che si chiama uno stereotipo. Per esempio, alcuni pensano che gli individui più anziani non siano buoni lavoratori; spesso sono vittime, a causa dell’età, di discriminazione attiva assai prima di diventare troppo vecchi per svolgere il proprio lavoro. Molti datori di lavoro e colleghi generalizzano le conclusioni basate su dei lavoratori più anziani a tutti i lavoratori più anziani.

L’immaginazione sociologica sfida tali stereotipi anche sollevando domande circa la loro origine e causa, su chi ne tragga vantaggio e sul perché siano dannosi, e per chi.

L'immaginazione sociologica all'opera: dagli interrogativi personali alle questioni sociologiche

Tutti possediamo un certo livello di immaginazione sociologica. Ogni volta che cerchiamo di dare un senso ai mondi sociali che ci circondano iniziamo a pensare sociologicamente. Quando mettiamo in pratica l’esercizio di “osservazione della gente” iniziamo a mettere all’opera la nostra immaginazione sociologica. Usiamo informazioni di senso comune sulla nostra società per formulare ipotesi realistiche sugli individui che incontriamo. Una buona immaginazione sociologica è molto di più che fare ampie generalizzazioni sugli individui. L’immaginazione sociologica matura è ricca di idee e di teorie sull’infinita complessità delle numerose categorie a cui assegniamo gli individui.

La semplice osservazione delle persone o dei gruppi che ci circondano e la formulazione di generalizzazioni non rappresentano di per sé un esempio di buon uso dell’immaginazione sociologica. Quest’ultima richiede che si pongano domande più profonde e più significative. Il contrassegno di una buona immaginazione sociologica è la capacità di porre domande non scontate, di fare domande “difficili”, anziché accettare immediatamente risposte preconfezionate (ovvero stereotipi).

Da dove arrivano queste domande sociologiche

Una situazione che spesso stimola la nostra immaginazione sociologica è quella in cui ci accorgiamo della falsità di un certo tipo di opinione comune. Ciò può accadere davvero in ogni momento; quando capita, e iniziamo a porci domande su quanto osserviamo intorno a noi, muoviamo il primo passo verso lo sviluppo di un’immaginazione sociologica.

Quali sono queste domande

Esse possono riguardare ciò che è direttamente davanti ai nostri occhi così come intere società. Naturalmente, possiamo attivamente mettere all’opera la nostra immaginazione sociologica invece di attendere che emerga qualche aspetto sorprendente nel mondo intorno a noi. Un modo per farlo è pensare criticamente al “senso comune”. Ci sono innumerevoli perle di saggezza racchiuse in aforismi, frasi brevi che dichiarano un’opinione o una credenza. Ma se guardiamo con più attenzione scopriamo subito qualcosa che non va. Praticamente ognuno di questi aforismi ha senso in qualche contesto ma non in altri (Watts, 2012). Infatti, per ogni aforisma ne esiste uno opposto. Qual è allora la posizione corretta? La risposta è: dipende dal contesto. Nel momento in cui capiamo questo, stiamo già pensando da sociologi.

Una volta che abbiamo appreso a non prendere per buoni il senso comune e gli stereotipi, possiamo iniziare a porre domande non banali. Per porre tali domande e valutare le prove empiriche a esse collegate, i sociologi hanno sviluppato un insieme di teorie sociali. I sociologi hanno inoltre sviluppato metodi di ricerca – modi di studiare sistematicamente tali questioni – per trovare nuove evidenze empiriche che permettono di elaborare nuove risposte. Imparare a mettere in discussione l’opinione diffusa è una componente fondamentale per riuscire a pensare seriamente al mondo che ci circonda.

Fare domande su cose che abbiamo preso a lungo per scontate è un’attività eccitante e creativa, ma è anche una modalità che può infastidire chi ci sta intorno. La maggior parte della gente non ama essere messa in discussione. I governi soprattutto non gradiscono. Certamente, mettere in discussione ogni cosa senza alcun fondamento è controproducente; rivolgere continuamente la stessa domanda è un gioco che spesso i bambini fanno per innervosire gli adulti, non per produrre conoscenze utili. Le domande non scontate, le domande “difficili”, sono però importanti, e a volte il mondo può diventare un posto migliore solo quando le autorità sono obbligate a rispondervi.

Le domande sociologiche: un esempio in dettaglio

Consideriamo un progetto di ricerca condotto da un sociologo in carne e ossa, Richard Arum. Arum ha insegnato in molte università negli Stati Uniti ed è rimasto colpito da quella che percepiva come una carenza di apprendimento nel mondo universitario. Di solito pensiamo alle università come luoghi in cui si insegna e si apprende, ma Arum ha voluto mettere in discussione precisamente questo assunto.

Ha seguito la carriera di più di 2000 giovani provenienti da ventiquattro diversi college e università statunitensi, che avevano concluso gli studi ed erano pronti a iniziare a lavorare. Alcuni di loro erano inseriti in contesti universitari che li esponevano a corsi impegnativi; questi, immediatamente dopo la laurea, hanno iniziato a svolgere con successo lavori ben retribuiti. Tuttavia, un numero assai maggiore di studenti non ha avuto la stessa sorte. Di fatto, a due anni di distanza dalla fine degli studi, il 24% dei laureati appartenenti al campione preso in considerazione nella ricerca era tornato a vivere dai genitori o dai parenti.

Prendendo due studenti della ricerca con vite universitarie e risultati opposti, come possiamo spiegarci perché hanno avuto all’università esperienze così diverse e imboccato percorsi postuniversitari così differenti? Una visione sociologica delle esperienze degli studenti universitari solleva una serie di domande su come mutino gli individui, le istituzioni e le società.

Le domande dei sociologi sono diverse da quelle poste dai ricercatori di altre discipline accademiche. Esistono questioni che i sociologi sono particolarmente bene preparati a indagare. Poiché la ricerca sull’istruzione superiore è vasta e attraversa molti campi di studio, assistiamo di continuo a nuove scoperte. A ogni modo, alcuni degli aspetti su cui i sociologi dell’istruzione superiore conducono la propria ricerca sono i seguenti:

  • Come influiscono le esperienze di vita che gli studenti fanno prima dell’università sulle loro esperienze all’università?
  • Come incide l’organizzazione sociale della vita universitaria sulle esperienze degli studenti?
  • L’esperienza dell’università avvantaggia tutti in ugual misura?
  • In che modo i percorsi accademici degli studenti sono influenzati dai mercati del lavoro che li attendono dopo la laurea?

Come suggeriscono questi quattro punti, le domande della sociologia riguardano il mondo in cui viviamo nel suo complesso. I nostri interrogativi spaziano dalle unità fondamentali della vita umana ai gruppi e alle organizzazioni di cui facciamo parte. Il progetto di questo libro è appunto descrivere schematicamente le grandi questioni relative a molti dei più importanti temi indagati dai sociologi. Il primo punto: imparare a porre le domande importanti e pensare in modo approfondito a come argomentare le risposte è il cuore del progetto sociologico.

Il raggio d'azione infinito dell'immaginazione sociologica

Esistono pochissime aree della vita che non possono essere studiate dal punto di vista sociologico. Sociologi come Troy Duster hanno studiato il DNA e le sue implicazioni rispetto a questioni politiche ed economiche. Si potrebbe pensare che la sociologia sia scarsamente equipaggiata per affrontare le vere grandi questioni, per esempio il modo in cui i sistemi economici mondiali si sono sviluppati nel tempo e nello spazio. In realtà, anche quest’ambito è stato studiato: per la precisione, quarant’anni fa dal sociologo Immanuel Wallerstein. E che cosa dire degli aspetti apparentemente frivoli della cultura popolare come i talk show pomeridiani? Già studiati. O dei bagni pubblici? Già esaminati dal sociologo Harvey Molotch. E le feste scolastiche di fine anno, le famiglie gay e lesbiche, le discoteche, le gang di strada? Tutte studiate. Alcuni sociologi sono persino andati oltre la focalizzazione sulla nostra specie, e hanno studiato le interazioni umane con il mondo degli animali.

Il fatto che l’immaginazione sociologica possa espandersi per indagare i molti aspetti della condizione umana non significa che si possa accettare tutto. In ciascun caso i sociologi si basano su un particolare modo di porre le domande, e su una serie di teorie utili per cercare le risposte. I sociologi usano anche un insieme condiviso di strumenti per studiare tali questioni. In un modo o nell’altro, queste ultime hanno in comune una domanda di partenza: come e in quali modi contano i contesti sociali?

Cosa sono i contesti sociali e perché sono importanti?

La sociologia si occupa principalmente di capire come gli individui partecipano alla, e sono influenzati dalla, società in cui vivono. Ci riferiamo a questa influenza della società sugli individui con il termine contesto sociale. Che cosa è questo “contesto”?

Per pensare ai diversi tipi di contesto sociale che gli individui possono trovare nel corso della loro vita, provate a fare il seguente esercizio mentale. Immaginate di essere nel reparto maternità di un grande ospedale: in un mondo perfetto, i bambini avrebbero tutti le stesse opportunità. Ma sappiamo che ciò non è molto realistico. Perché? Al centro dell’immaginazione sociologica sta l’idea che le vite individuali si svolgono dentro contesti: gli ambienti sociali definiti dalle condizioni economiche e culturali in cui ognuno di questi bambini vivrà.

Quali sono questi contesti? Possiamo individuare immediatamente diversi fattori che influenzano la vita di ogni bambino:

  • La famiglia di origine e il livello di istruzione, la ricchezza e il reddito dei genitori;
  • Il quartiere e la comunità locale in cui il bambino crescerà o vivrà da adulto;
  • L’istruzione che egli riceverà;
  • I tipi di organizzazione di cui farà parte o a cui avrà accesso, e le persone che incontrerà in quegli ambienti;
  • Il tipo di occupazione che troverà.

È più importante tenere presenti altri contesti, più ampi, relativi alla nascita, quali:

  • Il paese (ricco, povero o in rapido sviluppo);
  • Il periodo storico;

Ogni bambino entrerà in un mondo sociale che avrà un enorme impatto sul suo futuro.

Il contesto familiare e comunitario

Generazioni di ricerca sociologica hanno sottolineato l’importanza della situazione familiare. Le nostre famiglie influenzano chi siamo in diversi modi: fornendoci identità etniche e religiose; insegnandoci le norme fondamentali della società; attraverso le reti che i genitori ci mettono a disposizione e il luogo in cui hanno scelto di vivere. Le nostre famiglie influenzano chi siamo anche nella misura in cui sono capaci di aiutarci in seguito.

Ciò porta a prendere in considerazione un secondo, importante contesto: il quartiere e la comunità in cui cresciamo. In un’innovativa ricerca, Pat Sharkey, sociologo della New York University, ha scoperto un collegamento tra la violenza del quartiere in cui i bambini vivono e la loro presentazione scolastica. La ricerca ci insegna come la violenza possa essere assorbita e trasmessa attraverso i contesti di quartiere e come i bambini ne sperimentino gli effetti a scuola così come a casa. Il lavoro di Sharkey ci mostra la necessità di riflettere sulle conseguenze che la violenza di quartiere produce su bambini innocenti.

Identità e gruppi

Le nostre identità definiscono un altro importante tipo di contesto sociale in cui le vite individuali si dispiegano. Noi nasciamo con certi tratti fisici. La nostra famiglia e la società circostante immediatamente ci impongono altre identità prima che siamo sufficientemente grandi per poter svolgere un ruolo che ci consente di sceglierle. A mano a mano che cresciamo, possiamo essere in condizione di cambiare queste identità. Alcune identità possono essere neutre e benigne, e alcune possono essere positive e benefiche. Ma alcune sono pericolose. Per esempio, virtualmente in tutte le società studiate, gli uomini hanno più status e potere delle donne.

Organizzazioni e istituzioni

Dalle famiglie che ci allevano ai quartieri in cui cresciamo, i contesti si riversano quindi all’esterno...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaZaffino9876 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Santoro Marco.
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