Lucia Cavagnino – riassunto Metodo della Scienza Cognitiva
METODO DELLA SCIENZA COGNITIVA – B. BARA
Capitolo 1/2
Cos’è la scienza cognitiva? Insieme delle discipline che studiano la mente umana.
L’ottagono cognitivo è composto da antropologia, educazione, filosofia, intelligenza
artificiale, linguistica, neuroscienza, psicologia e psicopatologia. La scienza cognitiva
ha quindi un approccio multidisciplinare.
I suoi argomenti sono quelli su cui l’umanità si interroga da millenni: natura della
conoscenza, il rapporto mente-corpo, come emozioni e cognizioni interagiscono ecc.
Questi argomenti sono stati precedentemente trattati in filosofia, con diversi
strumenti.
Contributi della filosofia alla scienza cognitiva:
Platone fu il primo ad afferrare l’importanza centrale della conoscenza nella psiche umana, Hume
e Kant anticiparono i temi dell’attuale dibattito sulla percezione e Aristotele diede molta
importanza al pensiero formale.
Renè Descartes: Divisione tra rex cogitans e rex estensa, uomo come macchina
idraulica=permette di studiarlo con mezzi empirici. Elaborazione del metodo basato
sul dubbio sistematico: eliminare ogni cosa su cui non si può essere certi; se si è
capaci di dubitare si è capaci di pensare: cogito ergo sum, penso dunque sono,
l’unica certezza che si possiede. Nella mente idee riferite a cose immutabili ed
eterne hanno posto privilegiato. Il corpo è sempre sotto il controllo della mente, è
macchina, scomponibile in parti al contrario della mente che è un’entità unica.
Cartesio è moderno perché ipotizza la possibilità di costruire un automa per studiare
l’uomo; inoltre anticipa i principali temi su cui la scienza cognitiva centra le proprie
ricerche.
La Mettrie: riprende idea cartesiana di studiare l’uomo come una macchina:
L’homme machine→fornire un modello di uomo in cui vi siano comprese le regole
sul suo funzionamento; il riduzionismo meccanicista di cui è vittima lo porta a
postulare solo la proprietà del movimento come essenziale per spiegare come
l’uomo pensi, senta e agisca. Vi è una correlazione fra stati psichici e stati corporei,
quindi eventi psichici sono il risultato delle funzioni cerebrali. La Mettrie applica il
metodo cartesiano anche alla mente.
La rivoluzione francese incoraggia questi studi e definisce corpo e mente come
indagabili, non sacri e inviolabili.
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Contributi della cibernetica: essa si pone antecedente sia a scienza cognitiva che a
intelligenza artificiale. Estende l’uso dei calcolatori ad ambiti lontani dalle
applicazioni tradizionali dell’informatica. I suoi precursori:
Nel settecento, il lavoro di De Prony per compilare le tavole logaritmiche e
trigonometriche: sistema ideato corrispondeva a una macchina da calcolo, anche se
non consisteva di parti fisiche. La macchina era costituita da uomini addetti a diverse
mansioni, dal cui lavoro globale nasceva il prodotto della macchina. Il lavoro
compiuto da un solo cervello non sarebbe stato possibile, ma diviso in livelli di
difficoltà e tra più persone si. Prony scompone un calcolo complesso in più semplici.
Già Pascal aveva realizzato una macchina per addizionare e Leibniz, con la sua
macchina per moltiplicare, parlando di calcoli semplici.
La macchina analitica di Charles Babbage: la macchina è programmabile: attività
non è limitata solo alla manipolazione di cifre. Ogni serie di operazioni era governata
da un programma perforato su schede; cambiando programma, macchina eseguiva
compiti diversi. Da macchine che eseguono un compito a macchine generali. (+ la
collaboratrice, Ada Lovelace, fu la prima a distinguere tra hardware e software.)
Le leggi del pensiero di George Boole: An investigation of the laws of thought, i suoi
obiettivi erano “indagare le leggi fondamentali delle operazioni della mente con le
cui si ragiona, dar loro espressione nel linguaggio simbolico di un calcolo e ricavare
da tali elementi indicazioni su natura e costituzione della mente umana.” Causa una
svolta nella logica dell’ottocento; il criterio di verità logica si sposta dai significati alle
relazioni e alle regole astratte che vanno seguite, la sintassi è privilegiata rispetto
alla semantica. Obiettivo a lungo termine è definire le leggi che governano la mente
umana, dimostrando che la sua logica è la stessa utilizzata dagli esseri umani quando
pensano. Apre la strada alla logica formale.
Norbert Wiener: struttura un gruppo di discussione informale sulla metodologia
scientifica, poi organizza il primo convegno di cibernetica a Princeton dal quale
emerse che fra ricercatori di campi diversi esisteva una base di idee comune,
organizzata intorno al concetto di retroazione. In Cybernetics spiega come la nuova
scienza nascesse sulla base di una consapevolezza riguardo l’unitarietà dei problemi
sulla comunicazione e il controllo, sia nelle macchine e negli esseri viventi.
I primi risultati della cibernetica sono legati all’aereonautica militare: studiare il
modo di prevedere la traiettoria futura dell’aereo per colpirlo con esattezza.
Si ha un parziale insuccesso; i cibernetici allora si concentrano sull’evidenziare il
concetto di feedback: ogni volta che si vuole effettuare un movimento seguendo un
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determinato modello, la differenza tra modello e lo svolgersi del movimento è
adoperata come segnale che regola il movimento, per mantenerlo più vicino a
quello del modello. Il più semplice modello è quello del termostato. Il feedback è
negativo quando stabilizza la situazione intorno al punto desiderato (vi sono molti
esempi in neurofisiologia: il comportamento riduce la discrepanza tra stato iniziale e
stato meta), positivo quando amplia le oscillazioni del sistema e può portare a uno
sbilanciamento del sistema.
Il sistema uomo sopravvive grazie a circuiti retroattivi fisiologici e neurali, che
garantiscono il mantenimento dell’omeostasi, ovvero lo stato ideale del sistema.
Con il concetto di feedback possiamo parlare di scopo, non solo per esseri viventi ma
anche per le macchine, se queste hanno la possibilità di controllare e modificare il
comportamento durante l’esecuzione. La differenza rimane che il fine della
macchina è imposto dall’esterno, perché le macchine si comportano come se
avessero intenzionalità propria, ma l’unica intenzionalità effettiva è quella
dell’utente umano della macchina. Comunque le macchine mostrano
comportamento diretto a uno scopo.
La teoria dell’informazione: Shannon e Weaver elaborano una teoria matematica
dell’informazione. Primo problema: misurare quantitativamente l’informazione
→concetto di quantità massima di informazione trasmissibile attraverso un canale
dato. Parliamo di quantità e non qualità, il significato del messaggio non è
misurabile e non appartiene al dominio della teoria matematica della
comunicazione. Perché ci sia informazione ci deve essere una variazione del segnale:
es, presenza e assenza.
Unità di informazione=bit/binary unit. Un bit è la quantità di info necessaria a
disciminare tra due alternative equiprobabili; per 4 alternative, servirebbero 2 bit
perché ogni bit riduce le alternative della metà. I: informazione trasmessa.
I=log2(n. delle alternative)→il contenuto informativo del messaggio corrisponde al
logaritmo in base 2 del numero di alternative possibili. La probabilità p è
inversamente proporzionale al numero delle alternative: I=log2 p(m), che vuol dire
che la quantità di info contenuta in un messaggio è misurata dal logaritmo negativo
in base 2 della probabilità del messaggio stesso.
Il valore informativo varia da messaggio a messaggio ma in uno stesso messaggio il
valore di ciascun componente non è equivalente ma è legato alla novità. Shannon fa
ricordo alla teoria della probabilità per calcolare il diverso valore delle parti; tale
approccio ha il concetto di entropia, che esprime la quantità di disordine in un
sistema dato. Un messaggio prevedibile e ordinato avrà un’entropia minore di un
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messaggio imprevedibile e sconnesso; un messaggio contiene più informazione
quanto più è improbabile, ovvero ha più novità per il ricevente.
Ricerche cibernetiche in campo neurologico: Mcculloch e Pitts dimostrano che
qualunque funzione computabile può essere realizzata da una rete di neuroni ideali;
il problema consiste nel trovare un principio di autorganizzazione della rete, che
permetta alla rete di risolvere problemi prototipici; principio che potrebbe costituire
la base di un apprendimento basato sul singolo neurone (parlando di un neurone
ipersemplificato)
Hebb→ prima teoria neurologica dell’apprendimento: l’ipotesi del raggruppamento
cellulare permette di stabilire una connessione tra organizzazione neurale e concetti
psicologici. Gruppi di neuroni ideali creano un raggruppamento, in cui circola
l’informazione; il suo costituirsi rappresenta un apprendimento e il circolare dell’info
la memoria. Una particolare sequenza di raggruppamenti spiega sequenze
comportamentali complesse.
Difficoltà: i cibernetici dispersero il loro sapere in aree molto diverse tra loro;
impatto importante su scienze formali, meno definibile su quelle umane.
L’approccio è ancora valido per le scienze umane?
1. Concettualizzare la comunicazione in base ai principi di entropia e teoria
dell’informazioni non è applicabile in scienza cognitiva, perché la
comunicazione umana si base sulla qualità, sui contenuti. Messaggio può
avere alto valore quantitativo ma non qualitativo.
2. Non è sufficiente misurare il grado di probabilità di un info in entrata, anche
se può costituire un dato rilevante; è cruciale la valutazione di quanto l’info
sia significativa per il sistema.
Omeostasi e autoperturbazione: concetto di omeostasi assume che il sistema sia
separabile dall’ambiente, ma l’uomo è un sistema complesso che interagisce in
continuazione con l’ambiente, che non è fonte diretta di stimoli, la costruzione
interna che il sistema si fa sull’ambiente lo è. Si tratta di un equilibrio dinamico. La
mente omeostatica di Wiener è passiva, mentre nell’uomo la mente costruisce
attivamente il suo mondo.
Ceccato→tenta analisi delle attività cognitive attraverso un analisi delle operazioni mentali
elementari.
Von Foerster→tenta di porre l’osservatore del campo di azione del sistema.
Non si possono usare gli strumenti della cibernetica per analizzare la comunicazione
umana; essa cerca di trovare leggi universali per tutti i domini, ma la scienza
cognitiva si indirizza verso il complesso e il particolare.
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Contributi della psicologia:
I contributi della psicologia alla scienza cognitiva sono stati continuativi nel tempo.
Unità TOTE: Miller, Galanter e Pribram scrivono Plans and structure of the behavior,
che prepara la svolta computazionale della psicologia. Per loro il comportamento è
un processo organizzato a più livelli, che vanno tutti indagati prima di dire che si è
compreso il significato di tal comportamento. Il piano di un comportamento è un
processo gerarchico che controlla l’ordine in cui una sequenza di operazione va
eseguita. Un piano è per l’organismo ciò che un programma è per il calcolatore.
Bisogna distinguere nella gerarchia le unità molari(strategie) dalle unità molecolari
(tattiche) Per eseguire un piano l’organismo deve controllare la sequenza di
operazioni che va compiuta. Infine vi è l’immagine, conoscenza accumulata che
organismo ha su di sé e sul mondo.
L’unità elementare del comportamento è la TOTE (test-operate-test-exit), un
circuito a feedback. T:chiedersi se lo stato di cose in esame è ottimale. Se no,
O:organismo effettua un azione per diminuire differenza tra stato attuale e meta
finale. T:si chiede se stato è ottimale e opera finchè risposta non è positiva e E:esce,
arresta l’azione.
L’importanza non sta nel modello, molto semplicistico, ma nei riflessi metodologici
che tale unità di analisi ha provocato. È infatti traducibile su un programma,
andando sulla strada della simulazione .
Concetti e categorie: lavori di Bruner sulla percezione= importanza dell’aspettativa
individuale rispetto alle caratteristiche oggettive. ES moneta da un dollaro.
A study of thinking per teorizzare sui processi di pensiero basandosi su ricerche
sperimentali. Studio del processo di comprensione di concetti, come si applichino le
strategia per apprenderne di nuovi.
Confuta l’approccio che vedeva l’apprendimento come un processo di calcolo; si
parte dall’intuizione che un insieme di caratteristiche forma un concetto e si cerca di
scomporlo. Comprendere un concetto implica una catena di decisioni, di cui le prime
influenzano i gradi di libertà per le successive. Lo psicologo deve portare alla luce le
decisioni e cercare ciò che possa fornire una base per comprendere i procedimenti
che permettono a un soggetto di comprendere un concetto. Tali strategie hanno
come scopo:
1. Assicurare che il concetto sia raggiunto con numero minimo di incontri
2. Che il concetto sia raggiunto con alto grado di certezza
3. Ridurre la minimo lo sforzo per processi di inferenza e memoria
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4. Ridurre al minimo il n. di categorizzazioni sbagliate prima di raggiungerlo
Il merito di Bruner sta nell’aver mostrato che le strategie per il conseguimento dei
concetti possono essere isolate e descritte. I suoi concetti sono quelli definiti da
condizioni necessarie e sufficienti. VEDI NOTES SU CONCETTI PER QUESTA PARTE.
Rosch→prototipi, critica di Fodor: produttività dei concetti persona che può
possederne un numero infinito, sistematicità indica insieme di proprietà di cui essi
godono. A spiegare queste due caratteristiche è composizionabilità: concetti
complessi ereditano il loro contenuto da quello dei loro costituenti; se i concetti
sono composizionali non possono essere prototipici.
Uomo come elaboratore di informazioni: uomo è struttura per codificare info
provenienti dal mondo esterno, elaborarle all’interno e trasmetterle all’esterno.
Metafora computazionale, anche se realizzazione è su base biologica. Human
Information Processing. Ciò permette alla scienza cognitiva di affermarsi in
psicologia. Ha dei punti deboli:
1. Reificazione del concetto di informazione: in un sistema artificiale si può
misurare l’informazione. Nel vivente è cruciale non l’info ma come il sistema si
pone in confronto ad essa. Adottare input e output come equivalenti a
percezione e azione è fuorviante. In natura l’info non arriva in spezzoni
organizzati, sono gli organismi che costruiscono l’info utile discriminando e
interagendo. L’uomo costruisce il suo modello del mondo e mantiene un
equilibrio con l’ambiente.
2. Considerare l’attività mentale come manipolazione di simboli: la simulazione
cognitiva è fatta attraverso un calcolatore che manipola simboli, ma non vi
sono corrispondenti a questi simboli nella mente umana. Noi vediamo
immagini, pensiamo parole, ma non esistono nella mente come simboli.
La mente non possiede caratteristiche fisiche, non ci sono immagini o modelli,
vi sono neuroni e molecole; i concetti sono mutati dei loro corrispondenti
neuronali che non hanno similarità fisica con i concetti corrispondenti.
Nella mente non è tutto riconducibile a simbolo, alcune entità non sono
riportabili, come le emozioni. I calcolatori non possono rappresentare né
simulare tali strutture.
Nascita della scienza cognitiva:
Primo numero del giornale di Cognitive Science. Prima conferenza della Cognitive
Science Society permette agli studiosi di riunirsi in una comunità. Velocemente
diviene un nuovo paradigma scientifico. Kuhn ne evidenzia il carattere di svolta
rivoluzionaria, che ridefinisce gli obiettivi e porta innovazione metodologica. Il
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paradigma incontra poca resistenza nell’affermarsi; la psicologia doveva essere
quella più minacciata ma era da anni in una situazione di stallo tra paradigmi
inconciliabili. La scienza cognitiva utilizzava il calcolatore come strumento, con
metodologia simulativa, che permetteva a ciascuna disciplina di correlarsi con le
altre.
Sviluppo della scienza cognitiva: fattori che facilitarono lo sviluppo di tale scienza:
l’invenzione del personal computer, che prevedeva che ogni utente avesse il proprio
calcolatore, invece di usare un terminale di una macchina più grande e potente
evitando il problema della comunicazione tra centro e periferia. Inoltre i progressi
tecnici dell’informatica, per aumentare la potenza e ridurre i costi dei calcolatori.
La svolta delle neuroscienze: risultati e progressi significativi sono stati prodotti
dagli studiosi del cervello: non più analizzare deficit alle funzioni dopo la morte, ma
studiare funzioni cerebrali via metodi non invasivi, come fMRI. Si stabilisce il
collegamento tra funzione mentale e substrato biologico. Va a modificarsi la
metafora, da computazionale a quella organo/funzione, dove il funzionamento della
mente dipende dall’organo che la sottende, ovvero il cervello, che è troppo unico
per poter essere assimilato a un computer.
Nuovi obiettivi: scienza cognitiva riprende tradizionali obiettivi di filosofia e
psi
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