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CAPITOLO 1

EMPATIA: QUANTE E QUALI DEFINIZIONI?

CHE COS’È L’EMPATIA

-Termine impiegato per indicare quella particolare condizione esperienziale che gli

individui vivono quando “sentono dentro” le emozioni di un’altra persona (Albiero,

Matricardi 2006);

-Provare empatia significa, dunque, comprendere e partecipare/condividere emozioni e

stati d’animo degli altri, ovvero una “risposta affettiva vicaria più appropriata alla

situazione in cui si trova l’altro rispetto alla propria” (Feshbach; Albiero, Matricardi);

- Difficoltà di definizione univoca perché il concetto di empatia si usa in differenti ambiti

e discipline;

- Nodo centrale è l’impalpabilità della dimensione empatica, costituita da livelli

interconnessi che giocano e si ricombinano fra cognizioni e affetti, rielaborazioni di

vissuti personali e sentimenti sociali, consapevolezza dei confini del proprio sé e

accoglimento emotivo dell’altro;

- L’empatia è considerata una caratteristica STABILE: disposizione soggettiva a

condividere le emozioni altrui nelle varie situazioni della vita di ogni giorno, che può

differire da soggetto a soggetto;

- Coinvolge almeno tre componenti:

- affettiva: condividere e partecipare allo stato emotivo dell’altro;

- cognitivo: comprendere lo stato emotivo dell’altro;

- motivazionale: spinta per attuare una risposta empatica.

- Empatia come capacità di condividere l’emozione provata da un altro individuo

(componente affettiva), comprendendo la situazione che sta vivendo e “mettendosi nei

suoi panni” (componente cognitiva). Queste due componenti creano la spinta

(motivazione) per attuare una risposta empatica.

- Per Davis c’è un ulteriore suddivisione:

- componenti cognitive: perspective taking (adottare il punto di vista di un’altra

persona) e fantasia (tendenza a immaginarsi in situazioni fittizie);

- componenti affettive: considerazione empatica (condivisione dell’esperienza

emotiva dell’altro) e disagio personale (comprensione dei propri stati d’ansia e di

preoccupazione in situazioni relazionali).

Il role taking è intesa come il mettersi nei panni dell’altro, assumendo un ruolo anche

se diverso dal nostro, senza che questo processo ottunda la consapevolezza del nostro

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punto di vista. Interviene come componente in forme di empatia più mature e non

implica un coinvolgimento di tipo affettivo. Più tipi:

- role taking cognitivo: permette all’individuo di fare inferenze circa i motivi, i

pensieri o le intenzioni dell’altro;

- role taking percettivo: riguarda l’abilità di fare inferenze su come un oggetto è

visto da un altro che non occupa la nostra stessa posizione nello spazio (detto anche

perspective taking);

- role taking emozionale: capacità di riconoscere le emozioni dell’altro e di

rispondere affettivamente in modo appropriato.

Col termine simpatia si identifica una modalità di risposta affettiva orientata al vissuto

dell’altro che si esplicita nel provare dispiacere, preoccupazione, sollecitudine, interesse

per qualcuno e si traduce nell’urgenza di agire in qualche modo per intervenire a favore

o sostenere la persona per cui si prova simpatia (sentire per… tizio invece di sentire

come si sente tizio). Apprensione per la situazione dell’altro.

Il personal distress è l’esperienza di uno stato emotivo negativo visto nell’altro ma

che porta ad una reazione o preoccupazione orientata su di sé, egoistica. Porta

l’individuo ad allontanarsi dalla situazione.

Il contagio emotivo è una reazione di tipo automatico: quando un bambino coglie

un’emozione di un altro vi reagisce in modo involontario imitando le espressioni

dell’altro. Differisce dall’empatia perché non vi è consapevolezza che l’emozione deriva

dall’altro. 2

CAPITOLO 2

LO SVILUPPO DELL’EMPATIA

NEURONI SPECCHIO ED EMPATIA

L’empatia non è una caratteristica della sola specie umana: è testimoniata la presenza

di forme più o meno evolute di condivisione affettiva anche in un largo numero di altre

specie animali.

Un team di ricercatori individuò tramite delle ricerche su primati una particolare classe

di neuroni che si attivano non solo quando le scimmie eseguono un’azione ma anche

quando esse osservano un altro individuo compiere quella stessa azione: grazie ai

neuroni specchio, quando si è testimoni di un’azione, si mette in moto quello stesso

sistema neurale che si attiva mentre la si esegue; l’osservatore comprenderebbe le

azioni altrui perché le “mima” dentro di sé e, automaticamente, le esperisce. Anche

negli esseri umani esiste un sistema di neuroni specchio che coinvolge aree cerebrali

omologhe a quelle che si attivano nei primati.

Si può definire quindi una base neuropsicologica per la capacità di comprendere le azioni

altrui.

SVILUPPO DELL’EMPATIA

Modello Feshbach Primo modello multidimensionale, sostiene che l’empatia coniughi

al suo interno elementi cognitivi e affettivi e sia costituita da tre componenti; queste tre

componenti coincidono con altrettante abilità che generano comportamenti empatici:

- capacità di decodificare gli stati emotivi vissuti da altre persone;

- capacità di assumere il ruolo e la prospettiva di un altro;

- capacità di rispondere affettivamente alle emozioni provate da un’altra persona.

Le prime due abilità derivano da componenti cognitive, mentre la terza da componenti

affettive/emotive.

Prima però di essere in grado di mettersi nei panni dell’altro, bisogna saper distinguere

che l’altro è un individuo separato da sé stessi > adottando il quadro di riferimento

piagetiano, l’abilità di decentramento avviene con il passaggio allo stadio operatorio

concreto (circa sei anni) > da questa età nasce la responsività empatica, che quindi è

un processo maturo.

Critiche:

- Eccessiva rilevanza alle componenti cognitive;

- Le prime risposte empatiche, anche se rudimentali, sorgono attorno ai due anni.

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Modello Hoffmann

- Empatia fin dai primi giorni di vita: nelle primissime manifestazioni è la dimensione

affettiva ad avere ruolo di rilevanza, con dimensione cognitiva pressoché assente.

Procedendo con lo sviluppo, la componente cognitiva acquisisce un’importanza

crescente compenetrandosi con quella affettiva per dare luogo a forme di empatia

evolute;

- Hoffmann aggiunge un terzo elemento, la componente motivazionale: empatizzare

con una persona che soffre funge da motivazione per mettere in atto comportamenti

d’aiuto, che giovano al benessere della persona stessa > il collegamento tra empatia e

comportamento prosociale è centrale nel modello dell’autore;

- Hoffmann individua varie modalità attraverso cui si può attivare una risposta affettiva

empatica (arousal mode):

- modalità di attivazione affettive automatiche e non volontarie (reazioni circolari

primarie, imitazione motoria, condizionamento classico, associazione diretta);

- modalità di attivazione affettiva di livello cognitivo più alto (associazione

mediata attraverso il linguaggio, role taking).

Queste modalità non sono una sequenza ma si intrecciano ai modi precedenti; la

maggior parte di essi sono involontari e richiedono basso intervento dei processi

cognitivi.

- Cinque forme empatiche:

- distress empatico globale: primo anno di vita, reazione automatica,

involontaria. Fa proprie le emozioni altrui come non ci fosse c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher monego248 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Albiero Paolo.
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