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La relazione nella coppia e nella famiglia

La relazione di coppia

Quando una coppia inizia a costituirsi, la relazione di coppia assume, obbligatoriamente, una qualità eccitante, come conseguenza di un processo di idealizzazione: gli innamorati, corteggiandosi, si cercano e si desiderano, si costituisce una relazione idealizzata. Quando è passato il periodo dell’innamoramento, la relazione diviene più realistica, ma anche più problematica, ogni partner tende a presentarsi all’altro partner nella sua totalità e nel suo desiderio di mostrarsi come oggetto intero.

In un matrimonio sufficientemente funzionante, i partner sono abbastanza forti da gestire gli stress quotidiani ed i temporali periodici, riescono a vivere e lavorare insieme, tutto questo con il supporto della relazione sessuale. Il processo naturale nel passaggio dall’innamoramento alla quotidianità della convivenza e del procedere della vita di coppia, può mantenersi nel seguito della vita di coppia e familiare, con il prevalere della parte positiva condivisa della vita di coppia, anche dopo l’inizio della vita matrimoniale ed anche in successive fasi dello sviluppo della famiglia.

Può darsi che momenti specifici della vita di coppia - come l’arrivo del primo figlio, l’affrontare momenti specifici di crisi o di fronte a momenti evolutivi della vita dei figli - la tensione diventi troppo forte e gli aspetti negativi prendano il sopravvento.

Possibili problematiche cliniche della coppia

Akhtar (1994) evidenzia cinque categorie di psicopatologia dell’amore romantico e le differenti abilità o competenze maturative che la terapia di coppia in ambito psicoanalitico dovrebbe stimolare per portare i partner a migliorare e stabilizzare la relazione:

  • Incapacità di innamorarsi: È la più grave forma di psicopatologia della vita amorosa, caratterizzata da scarso senso di intimità e fiducia e mancanza di pensiero simbolico. Spesso viene riconosciuta dal partner, il quale segnala la persona per la freddezza sia affettiva che sessuale o per problemi psicosomatici oppure per senso di ansia diffuso e difficilmente gestibile. Nella terapia porta a un atteggiamento del soggetto di falsa compliance.
  • Incapacità di rimanere innamorati: Sono stati individuati quattro punti nodali alla base di questo tipo di comportamento: il fallimento dell’individuazione dell’“oggetto trasformazionale”, l’ansia relativa alla fusione con l’oggetto, l’attivazione di una rabbia primitiva e distruttiva, la graduale acquisizione da parte dell’oggetto di caratteristiche incestuose. L’intervento psicoanalitico deve puntare sugli aspetti dell’ambivalenza del soggetto, cercando di evidenziare la paura e il bisogno all’interno della coppia e nella relazione transferale. Contemporaneamente dovrebbero essere presi in carico gli aspetti di aggressività e distruttività, riflessi dalla depressione e dall’invidia.
  • Innamorarsi della persona sbagliata: È la tendenza a innamorarsi della persona sbagliata, la quale richiama e si sostituisce all’oggetto edipico, riattivando il conflitto e la scissione preedipica tra seno buono e seno cattivo.
  • Incapacità di “disinnamorarsi” e terminare una relazione: Si presenta soprattutto in strutture fortemente nevrotiche, o borderline o con tratti psicotici che si caratterizzano per una non risoluzione del livello edipico o per il persistere delle pressioni dettate dal bisogno di accettazione pre-edipico con la conseguente intensificazione dell’amore e del desiderio verso chi non è più innamorato. Il trattamento della coppia - se esiste ancora una coppia - e del singolo, si focalizza sulla cura del transfert erotico maligno e delle implicazioni aggressive che esso comporta.
  • Incapacità, impossibilità di sentirsi amati: Comporta la distruzione di ogni tipo di amore, con un atteggiamento di fredda distanza e superiorità, che castra, de-umanizza e toglie vitalità agli altri. Tali soggetti difficilmente si rivolgono allo psicologo. L’intervento risulta molto complesso e spesso più rivolto ad aumentare la consapevolezza e le risorse nel soggetto che manifesta depressione, a causa della fuggevolezza del narcisista.

La coppia genitoriale

La coppia genitoriale rappresenta un sottosistema ben definito del sistema famiglia che, pur essendo costituito dagli stessi membri, va distinto sotto certi aspetti dalla coppia coniugale.

  • Coppia genitoriale: Scopo: gestire, accudire e allevare i figli, provvedendo al loro benessere fisico e psicologico (parenting).
  • Coppia coniugale: Scopo: la propria soddisfazione.

Co-parenting: È una componente della relazione tra i coniugi che riflette quanto i genitori cooperano o sono in contrasto tra loro quando devono occuparsi della cura del loro bambino. Il costrutto del co-parenting nasce soprattutto all’interno del contesto degli studi riguardanti le coppie divorziate e solo recentemente è stato riconosciuto il suo ruolo anche all’interno di sistemi familiari integri.

Si tratta di un costrutto composto da più componenti:

  • L’alleanza parentale
  • Il supporto
  • La suddivisione dei compiti di cura tra i genitori
  • Il livello di coinvolgimento del genitore nell’organizzazione della vita quotidiana del figlio

La ricerca e gli studi sul co-parenting hanno permesso la possibilità di fornire una cornice teorica che si propone di integrare la letteratura sul matrimonio e sul parenting. Si può definire come un costrutto che fa da ponte tra i due ambiti della relazione di coppia e del legame genitore-bambino.

Il costrutto teorico del co-parenting può essere definito come il modo in cui i partner si relazionano tra loro rispetto al ruolo di genitori. Il co-parenting comporta una condivisione delle responsabilità relative alle cure del bambino e si manifesta attraverso il supporto e la coordinazione reciproca tra i genitori nei compiti di cura del bambino.

Modello di Freiberg (2003)

L’autore integra gli apporti teorici e metodologici provenienti da differenti fonti e descrive il coparenting composto da 4 componenti separate ma intersecantisi:

  • L’accordo sulle pratiche di cura: Riguarda il grado di intesa tra i genitori relativamente a tutto ciò che concerne la cura del bambino: valori morali, disciplina, priorità educative, aspettative rispetto ai comportamenti attesi e i bisogni emotivi del bambino.
  • La condivisione e suddivisione dei compiti: Si lega alla ripartizione dei doveri, compiti e responsabilità legate alle pratiche quotidiane che coinvolgono la cura dei bambini. Un aspetto importante è il grado di rigidità/flessibilità con il quale i genitori gestiscono la suddivisione di tali compiti. Quando il lavoro di negoziazione delle responsabilità corrisponde alle aspettative e alle credenze del genitore quest’ultimo sarà anche più soddisfatto, viceversa quando le aspettative non vengono soddisfatte aumentano i livelli di stress genitoriale.
  • Il sostegno e il supporto percepito dal partner: Consiste nel sostenere la competenza dell’altro come genitore, nel riconoscere il suo contributo e nel confermare l’autorità genitoriale dell’altro.
  • La gestione familiare condivisa delle interazioni: Questa riguarda la capacità del genitore di controllare i comportamenti e le comunicazioni con l’altro. Si manifesta attraverso il conflitto familiare, la coalizione e il bilanciamento.

L’esperienza di osservare i genitori in conflitto influenza il senso di sicurezza del bambino: il conflitto di coppia compromette la capacità di prendersi cura in modo caloroso del bambino, si assume un parenting duro che esprime emozioni negative e il bambino può diventare il capro espiatorio o mettere in atto comportamenti conflittuali come quelli osservati nei genitori.

All’interno del modello ecologico di funzionamento familiare il co-parenting ha un ruolo centrale nel complesso sistema di associazioni che coinvolgono la relazione tra i coniugi, il parenting e gli esiti di sviluppo del bambino. Un co-parenting adattivo ed efficace può proteggere la qualità del parenting e l’adattamento del bambino dagli effetti negativi della psicopatologia del genitore. Promuove la percezione del senso di supporto e di efficacia di un genitore depresso, proteggendo il parenting dagli effetti negativi della depressione e il bambino dalla negatività che caratterizza le relazioni familiari in cui uno dei due genitori è depresso. Allo stesso modo un forte e positivo co-parenting può attenuare l’effetto negativo del conflitto coniugale sul bambino. Alti livelli di ostilità e conflitti nella coppia possono avere effetti deleteri solo quando i livelli di co-parenting sono bassi.

Il lutto

La perdita di un componente della famiglia

Bowlby (1969, 1973, 1980) distingue quattro fasi all’interno del processo di elaborazione del lutto:

  • Fase di stordimento: Immediatamente successiva alla notizia della morte del familiare. Può durare da qualche ora a una settimana ed è caratterizzata dalla presenza di accessi di dolore o rabbia molto intensi.
  • Fase di ricerca e struggimento: Dura da qualche mese a qualche anno. Il soggetto è alle prese con la difficile consapevolezza della perdita. Questa fase è caratterizzata dal sentimento della rabbia. Solo dopo aver fatto tutti i tentativi di "recuperare" il familiare perduto il soggetto può accettare la perdita.
  • Fase di disorganizzazione e disperazione: La confusione e lo smarrimento che caratterizzano questo periodo portano a una ridefinizione di se stessi e della propria vita e della propria famiglia con la consapevolezza che il defunto non ne farà più parte fisicamente.
  • Fase di riorganizzazione: Si strutturano nuove rappresentazioni interne della realtà generate dal cambiamento avvenuto nella vita di chi è sopravvissuto.

Quando il soggetto sperimenta e supera tutte le fasi, siamo in presenza di un lutto definito “normale”, ovvero un processo messo in atto dal soggetto per poter rinunciare gradualmente all’oggetto perduto, tornando a investire affettivamente su altri oggetti e/o attività realmente disponibili. Se invece il soggetto incontra grosse difficoltà in una o più delle fasi, bloccandosi e non riuscendo a passare alla successiva, si parla di lutto “patologico”, che a sua volta è suddiviso in lutto “complicato” e lutto “traumatico”. Il lutto traumatico invece è collegato al tipo di morte del familiare di solito avvenuta in circostanze improvvise e inaspettate, caratterizzato da sentimenti di rifiuto e negazione. La famiglia vive così uno stato di stasi in cui ogni membro si sente solo con il proprio dolore.

La perdita di un figlio

È uno dei lutti più traumatizzanti per il genitore che mostra sensi di colpa per non essere stato in grado di proteggere la vita del figlio, per aver fatto degli errori irreparabili. Le reazioni che ha ciascun genitore alla perdita possono essere simili o complementari rispetto all’altro genitore, permettendo un sostegno reciproco; in altri casi la perdita diventa fonte di accuse e recriminazioni, oppure l’incapacità di un genitore di riemergere dal dolore ha l’effetto di trascinare anche l’altro coniuge.

La perdita di un genitore

La morte di un genitore è una delle perdite più dolorose che un bambino possa sperimentare. È un periodo di sofferenza e confusione, sia per il bambino che per il genitore sopravvissuto. Il genitore deve garantire sostegno, cura e protezione al proprio figlio. Dowdney (2000) propone una rassegna sulle variabili che possono influenzare l’elaborazione del lutto infantile e le distingue in:

  • Variabili moderatrici: Caratteristiche dell’individuo o del suo ambiente sociale, presenti prima dell’evento stressogeno.
  • Variabili mediatrici: Caratteristiche che diventano proprie dell’individuo o del suo ambiente sociale, in risposta all’evento stressogeno.

La perdita di un fratello/sorella

L’elaborazione del lutto per il fratello e/o sorella è legata all’elaborazione che i genitori si trovano a compiere nei confronti del figlio che hanno perso. Dopo la morte, la situazione in famiglia può permanere difficile e generare una grande varietà di risposte e di sentimenti. I figli possono subire un sovrainvestimento affettivo, un’iperprotezione, divenire bersaglio di un’apprensione esagerata da parte dei genitori, dovendo svolgere una funzione sostitutiva e consolatoria rispetto al figlio scomparso.

All'opposto, può accadere che i bambini continuino a subire una deprivazione affettiva se il fratello scomparso continua a essere la figura più importante nel cuore dei genitori o i genitori non hanno ancora ripreso a sufficienza le loro energie.

Le reazioni naturali del bambino di fronte al lutto o alla perdita

Le reazioni dei bambini all’evento luttuoso sono spesso diverse e a volte contraddittorie rispetto a quelle degli adulti. Alcuni genitori affermano di non riuscire a capire quale sia il grado di sofferenza e disagio dei propri figli e tendono a sottostimare i loro livelli di stress. Le iniziali reazioni del bambino possono passare da un grande dolore che può esprimersi attraverso il blocco della comunicazione verbale, l’incapacità di interrompere il pianto o le urla o, all’opposto, ci possono essere richieste pressanti. I bambini piccoli danno l’impressione che la loro vita continui come se nulla fosse accaduto, ciò potrebbe essere in parte dovuto alle loro limitate capacità di espressione linguistica e, in parte, al fatto che necessitano di esprimere i loro vissuti attraverso impulsi motori che non sono in grado di inibire.

Adozione

“È un istituto giuridico che permette a un soggetto (detto adottante) di trattare, ufficialmente a tutti i livelli, un altro soggetto (detto adottato) come figlio proprio”; in Italia vi sono due strade: adozione nazionale e adozione internazionale. La prima consiste nell’adozione di un bambino (figlio di italiani e/o stranieri), all’interno del contesto giuridico dello stato italiano, mentre la seconda riguarda un bambino straniero fatta dalle autorità e seguendo le leggi vigenti nel paese d’origine del bambino stesso.

Per adottare bisogna:

  • Essere in due
  • Essere effettivamente coniugati
  • La convivenza da almeno 3 anni
  • Non avere in corso nessun procedimento di separazione
  • Tra genitori adottanti e adottato vi deve essere una differenza minima di 18 anni e una differenza massima di 45 anni per uno dei coniugi e di 55 per l'altro

Tale limite può essere modificato se vengono adottati due o più fratelli, oppure se i coniugi hanno già un figlio minorenne naturale o adottivo.

Iter adottivo

  1. Prima tappa: Dichiarazione di disponibilità, il tribunale deve trasmettere la domanda ai servizi socio-territoriali competenti, la domanda di adozione ha valore di 3 anni dalla data di presentazione.
  2. Seconda tappa: L’indagine dei servizi territoriali: avere un quadro il più possibile completo della coppia. La relazione redatta dai servizi territoriali saranno inviate al tribunale per i minorenni che ha in carico la domanda di adozione.
  3. Terza tappa: L’attesa: l’abbinamento viene fatto da persone esperte che cercano di scegliere per il bene di entrambi. La convocazione per l’adozione viene fatta dal tribunale dei minori tramite chiamata: se la domanda riguardava l’adozione internazionale, il tribunale stesso comunica al telefono che si tratta di un incontro di approfondimento relativo alla domanda di adozione internazionale. In questo caso, è probabile esista la possibilità di un’adozione nazionale.

Adozione nazionale

  1. Quarta tappa: L’arrivo a casa del bambino: comprende due periodi: collocamento provvisorio e affidamento preadottivo. Nel collocamento provvisorio, il tribunale nomina un tutore, i genitori adottivi devono discutere con il tutore, e avere la sua approvazione, per tutte le decisioni importanti; dopo alcuni mesi, se tutto va bene, si procederà con l’affidamento preadottivo del minore. Il tribunale incarica i servizi territoriali di zona di controllare l’andamento dell’affidamento preadottivo, tramite colloqui ed incontri con le famiglie e di inviare dettagliati rapporti.
  2. Quinta tappa: La conclusione: il minore diventa definitivamente membro, a tutti gli effetti, della nuova famiglia.

Adozione internazionale

  1. Quarta tappa: Il decreto di idoneità: il tribunale si esprime in merito all’idoneità o meno di adozione della coppia in questione.
  2. Quinta tappa: Inizia la ricerca cioè la coppia inizia la procedura di adozione internazionale.
  3. Sesta tappa: L’incontro all’estero. In questa fase, importante e delicata, l’ente autorizzato si occupa della procedura di adozione nel paese straniero prescelto. Se gli incontri si concludono positivamente anche da parte delle autorità straniere, l’ente trasmette gli atti e le relazioni del match adottando-adottanti alla commissione per le relazioni internazionali e si può procedere.
  4. Settima tappa: Il rientro in Italia: appena ricevuta dall’ente la documentazione, la commissione per le adozioni internazionali concede l’ingresso e la permanenza del minore adottato in Italia.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gretabaldina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Lis Adriana.
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